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venerdì 10 luglio 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

FINALMENTE IN BRAGHETTE DI TELA

Finalmente in campeggio!, Philip Waechter (trad. Anna Patrucco Becchi) 
Babalibri 2026 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Di tanto in tanto in campeggio può capitare che piova. Allora ci mettiamo al riparo nei nostri sacchi a pelo e giochiamo a carte. Questa volta il temporale è stato particolarmente violento! Se la pioggia dura più di due giorni, però, diventa noioso. 
E se poi si aggiunge anche il vento, la situazione si fa piuttosto spiacevole. Questa volta il temporale è stato particolarmente violento..." 

Ma anche se il vento ha sradicato la tenda e, solo dopo lunghe ricerche con gli altri campeggiatori, è stata ritrovata - e anche se è un po' lacera - è stato bello rimontarla e ripararla tutti assieme. 


Il bello del campeggio è proprio questo: essere tutti un po' più uguali in braghette di tela, stare tutti abbastanza vicini, e darsi una mano quando ce ne sia bisogno. 
Per questa ragione, tutte le estati, finita la scuola, la famiglia parte, caricando la macchina fino all'inverosimile (d'altronde in campeggio sono mille mila le cose che servono), farsi dieci ore di macchina per poi arrivare al campeggio al mare. E lì provare a vedere se ancora si sa montare una canadese... 
Il bello del campeggio è che tutto è già un po' conosciuto: i vecchi amici che sono già lì, il ristorante con la pizza di Pepe, la bottega dove anche un bambino può comprare il pane e il latte per la colazione del mattino. 
Il bello del campeggio è che ci si può divertire se si è iperattrezzati e iperorganizzati o se non lo si è per niente. Ci sono camper con la veranda per cucina e frigo e tende canadesi con fornelletti instabili e senza possibilità di tenere in fresco il burro... 
Il bello del campeggio è che si sente tutto: dall'amaca dove ci si dondola si ode il vicino che di notte russa e la radio a palla del dirimpettaio durante il giorno. 
Questo è il dettagliatissimo quanto autentico racconto di una vacanza indimenticabile perché, ovviamente, è in campeggio! 

Ci sono autori e ci sono argomenti che mi calzano a pennello. 
Ecco. Qui in un solo libro si presentano entrambi. 
Partiamo da Waechter. 
Confermo questa sensazione che si prova leggendo i suoi libri: l'assoluta mancanza di retorica nel racconto che si snoda con altrettanta assoluta naturalezza, leggerezza e armonia, pur essendo ricco di contenuti. 
Se si dovesse riassumere in una frase il suo talento: è un prodigioso narratore, con parole e figure. 
Sia che racconti cosine piccole, sia che vada più a fondo, Waechter ha la capacità di catturare il lettore e di evocare nei suoi pensieri interi mondi riconoscibili. 
E qui si arriva alla seconda questione, ossia il tema trattato: le vacanze di un bambino in campeggio. 


Sono piuttosto convinta, anche sulla base di una buona casistica e di una pluriennale esperienza, che i bambini che hanno avuto la fortuna di crescere con un animale accanto e quelli che hanno avuto per sorte dei genitori che li hanno portati in campeggio crescano più felici. 
Da questo nessuno mi smuove né può convincermi del contrario. 
Ma a parte questa mia rigidità di fondo, da adulti campeggiatori non è possibile non notare quanto Waechter parli con precisa cognizione di causa di questa esperienza. Se ne potrebbe cogliere un segnale inequivoco nei lunghi ringraziamenti che ci sono alla fine del libro. 
Ma questo lo capiranno ancora meglio tutti quegli adulti che conoscono quel tipo di vacanza lì. Si riconosceranno su ogni pagina, sia che siano stati campeggiatori accessoriati, sia che abbiano conquistato Capo Nord in canadese. 
E questo fa un po' la differenza, ossia la capacità di questo grande autore di essere così profondamente onesto con i propri lettori, nel momento in cui decide di raccontare qualcosa. Sia che si metta nei panni di orsi e volpi, sia che inanelli aneddoti sulla propria esperienza di campeggiatore negli anni. 
Tutti riconosceranno la pila di piatti e pentole da lavare o l'estrazione di chi debba portare la spazzatura nei cassoni all'entrata del campeggio... si riconoscerà nell'indipendenza conquistata dai bambini, si riconoscerà nel fittume di tende e roulotte, nella promiscuità con i vicini, nella bellezza di essere tanti e tutti assieme, nella gioia di scoprire cose nuove e di ripetere cose già fatte. 
Riconoscerà miriadi di dettagli e dovrà convenire che l'elenco che Tim fa di cosa non bisogna assolutamente dimenticare di mettere in valigia è semplicemente perfetto. 


Ma ci sono come al solito una miriade di minuscoli dettagli che, a mio parere, riassumono in sé il senso ultimo e la bellezza di una vacanza all'aria aperta. 
Sulle orme di Waechter, ognuno peschi nei propri ricordi... 


E mentre si aspetta che il libro esca in libreria, il 17 di luglio, si monti l'amaca.

Carla

venerdì 19 giugno 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

DI GRAZIA E GENTILEZZA

Baldo prende l'autobus, Inbar Heller-Algazi (trad. Simona Mambrini) 
Babalibri 2026 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Mamma e papà dormono ancora. Strano: è ora di andare a scuola... 
Be’, vorrà dire che oggi se la caverà da solo! 
Baldo va in bagno a lavarsi i denti, scende le scale senza far rumore, e si prepara per la giornata. 
Mentre in cielo spuntano le prime luci del giorno, ecco che arriva il suo autobus." 

Baldo ci salta su, saluta l'autista e il cane di lei che è acciambellato accanto al grande volante. Si chiama Toto. Baldo si va a sedere nel suo posto preferito: in fondo in fondo. 
E, forse complice il lieve dondolio dell'autobus o il fatto che stamattina si sia svegliato davvero presto, Baldo si appisola sul sedile con lo zainetto di scuola accanto. E quando si risveglia, grazie ai respironi che Toto, gli fa vicino alle orecchie, fatica a uscire da ciò che stava sognando, ma capisce presto di non sapere dove si trova: quello che vede dai finestrini dell'autobus non gli è familiare per niente. 
Il mare, la spiaggia... altro che città, altro che scuola. 
E quando vede l'autista del bus, seduta di schiena su una roccia davanti al mare, con suo figlio accanto e il canetto che scorrazza tra gli ombrelloni e l'acqua, le chiede aiuto. E lei, gentile come d'abitudine, gli spiega che oggi è domenica e che, come ogni domenica, ha portato a divertirsi - prima della corsa di ritorno tra un'ora - il suo piccolino e soprattutto Toto che per l'acqua ha una vera passione. 
In che guaio si è cacciato? Ma forse non lui e non tutto è perduto... 


Questa è la storia di un orsetto che voleva fare tutto da sé e di un'autista dell'autobus parecchio gentile... 

Terzo episodio che ruota intorno a Baldo, un orso-bambino, che Babalibri pubblica in traduzione dal Moumoute originale di Inbar Heller-Algazi. 
Una delle caratteristiche che vengono ascritte a questa autrice berlinese, ma trapiantata a Tolosa, è la sua grande capacità di creare piccoli mondi, piccole società animali in cui convivono con assoluta naturalezza e in grande armonia bestioline e bestiolone tra loro piuttosto diverse: grilli, orsi ed elefanti (ma anche asini, giraffe e ippopotami e lepri). E un cane. 


La naturalezza non dovrebbe stupire più di tanto, ma di certo la diffusa armonia nella convivenza e la gentilezza, invece, sono un valore aggiunto. 
Come spesso succede nei libri per i più piccoli - in questo caso è un libro che anche bambini che ancora non sanno leggere apprezzeranno, ma ancora di più piacerà a chi lo userà come "palestra" di lettura, visto lo stampato maiuscolo - si raccontano piccoli modelli di buon vivere insieme. 
E in Baldo prende l'autobus questo appare molto evidente nella cura che l'autista, una mamma elefante, dedica al piccolo orso, temporaneamente solo soletto e un po' sperduto. 


Pranzano assieme, legano in amicizia il piccolo elefante e il piccolo orso, condividono temporaneamente l'aquilone, ma anche il cane e il cibo per il picnic sulla spiaggia. 
E soprattutto l'autista elefante riallaccia il filo interrotto tra Baldo e i suoi genitori; li chiama, li tranquillizza e si fa carico di riportarlo in città da loro a fine corsa dell'autobus. 
Così anche gli adulti che questo libro lo leggeranno con i propri bambini si potranno sentire rassicurati. Che non è poca cosa. 
La seconda caratteristica che viene riconosciuta a questa giovane autrice è la sua capacità di disegnare in un modo quasi infantile, nascondendo dietro un segno a matita talvolta volutamente incerto, una forza espressiva che prende vita quando organizza i disegni sulla pagina ma soprattutto quando decide di costruire lo spazio di azione, o - più in generale - quando si dedica agli scenari. 


Per spiegare a cosa si alluda, basterà guardare come ha scelto di disegnare i due scorci di montagne che Baldo vede al di là dei vetri della finestra della sua camera, quello all'alba e quello a sole tramontato, prima di andare a dormire. Forse anche grazie al fatto che sono "incorniciati" nella finestra, ma davvero sono due piccoli quadri ad acquerello, in uno scenario tutto a matita. 
Lo stesso potrebbe dirsi sul cielo e le sue nuvole che, senza parere, sono una sorta di controcanto alla descrizione piuttosto dettagliata dei diversi bagnanti sulla sabbia, sul bagnasciuga e sotto gli ombrelloni. O ancora quello rosato che segna il fondale di uno scorcio prospettico bello bello di un vialone illuminato ancora dalla luce dei lampioni, in una quieta alba domenicale, in una cittadina ad evidenza ancora addormentata, lei... 
E a proposito di dettagli, si converrà che è davvero molto divertente andarne in cerca, nelle diverse illustrazioni: a partire dalla targa dell'autobus che sembra una data di nascita... 
E credo lo sia. 

 Carla

Noterella al margine. Non riesco a non pensare che ben due libri di Babalibri hanno l'autobus nel titolo, e non solo, e che entrambi si caratterizzano per la grazia e la gentilezza diffuse nella storia. Sono due bei contenitori di umanità diversa, che perde o prende l'autobus. Non fa differenza.
Ecco, di recente, la grazia e la gentilezza sugli autobus sembrano essere merce rara: anziane signore autoctone che pretendono il posto da altrettanto anziane signore di importazione, senza che nessuno (o quasi) alzi un dito e dica ba, oppure degli autisti, maschi di uomo, che, al contrario dell'autista magnifica, femmina di elefante, dimostrano al mondo di essere orrendi...

venerdì 17 aprile 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

ESSERE A PEZZI

Il piccolo robot
, Joe Todd-Stanton (trad. Cristina Brambilla) 
Babalibri 2026 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Nel profondo di una discarica... ... un piccolo robot rotto si risvegliò. 
Non ricordava come fosse finito laggiù, ma sapeva che non era dove avrebbe dovuto stare. 
Perciò iniziò a camminare. 
Camminò sotto pericolanti torri di spazzatura, superando cumuli di macchinari fuori uso e astronavi abbandonate... ... finché arrivò davanti a un muro. 
Nel muro c'era un'apertura..." 

Al di là del muro c'era il mondo, ovvero un sacco di persone che andavano e venivano lungo le strade. E nel vederle il piccolo robot comincia a ricordare. Anche lui aveva una persona, ma a ritrovarla proprio non riesce. Tuttavia passando davanti alle vetrine di un negozio di giocattoli, pieno di robottini simili a lui, ma soprattutto alzando lo sguardo su un manifesto pubblicitario torna a galla un altro pezzettino del suo passato: ricorda quando era stato regalato, ed era diventato così l'inseparabile compagno di giochi di un bambino. Ma ricorda anche che quando dopo un po' era arrivato un modello più evoluto di robot quello stesso bambino non ci aveva pensato due volte e da lui si era separato, senza grandi drammi. 
Ed è infatti con questo giocattolo nuovo che alla fine, ritrovata la sua antica casa, dai vetri delle finestre lo rivede, quel bambino. Ma è con la versione pro di se stesso che adesso passa il suo tempo libero. 
Come può lui, mezzo rotto com'è, competere con un robot più evoluto e soprattutto nuovo fiammante? 
Da qui, il passo verso il ritorno in discarica è breve.


Lui è a pezzi, anche nel senso letterale, ma deve rassegnarsi... 
O no? 

Uno dei più bei libri che io abbia letto e che magicamente mi si è stampato nella memoria è Kosmos di Matteo Meschiari e Roger Olmos. Oggetto molto diverso da questo: un libro per lettori più grandi: 120 pagine di racconto che all'epoca mi parve corretto definire epico.


Nonostante questa grande diversità di linguaggio e di forma Kosmos di Meschiari/Olmos con Il piccolo robot condivide un bel po' di cose. 
Se li lego come due sottili cavi elettrici, i due libri fanno scorrere dentro di sé la medesima corrente e producono entrambi la medesima energia luminosa che li fa splendere. 
In primo luogo l'ambientazione di partenza, come pure i due personaggi guida che potrebbero essere "fratelli" di sventura: entrambi sono ravatti abbandonati su un cumulo di ferraglia apparentemente inservibile, come lo sono loro, e giacciono lì, legati da un destino comune, nell'ultimo dei luoghi del mondo civile: la discarica. 
Sono due robot, anche se nelle fattezze sono differenti. 
Tuttavia entrambi non condividono - se non in parte - la condizione umana. 
Mi spiego, sono capaci di provare emozioni e sentimenti, ma nessuno dei due può considerarsi umano al cento per cento... 


E a proposito di umanità, qui come lì se ne può cogliere un interessante spaccato antropologico: da persone che sono sempre in cerca di qualcosa di nuovo da avere per le mani a persone che invece del rottame sanno riconoscere il valore e sanno apprezzarne ancora un senso, una possibile esistenza. 
Tanto lì come qui si attraversa la fine per arrivare a un nuovo principio... 
Tanto lì come qui si fanno bei ragionamenti su questioni come quella della memoria che si fa ricordo. Tanto lì come qui molto ruota intorno al concetto di amicizia. 
Tanto lì come qui il tono è quello di un racconto frutto dell'immaginazione, che però nasconde un nocciolo di senso che arriva con la giusta lentezza. 
Tanto lì come qui la stratificazione dei significati e delle questioni che il mero racconto pone davanti ai propri lettori è palpabile. Il che li accomuna sotto il medesimo grande ombrello delle buone storie. 
E ancora: tanto lì come qui si percepisce una grande ventata di potenziale futuro, che dentro libri per bambini e ragazzi non fa mai male. 
Dal punto di vista visivo, i due libri non sono paragonabili. Ma è anche corretto che sia così. 


Chissà se farà sorridere molti dei lettori adulti che lo leggeranno l'iconografia che Todd-Stanton ha voluto evocare nelle due cercatrici di rottami e nel loro habitat? 
Personalmente, essendo stata testimone e anche parte di quell'era geologica passata, mi sono intenerita parecchio a guardarle: loro davvero sopravvissute come due rarissimi esemplari di dodo. 

Carla

lunedì 23 febbraio 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

JOIE DE VIVRE

Il fiore delle strisce pedonali
, Susie Morgenstern, Serge Bloch 
(trad. Maria Bastanzetti) 
Babalibri 2026 


NARRATIVA ILLUSTRATA (dai 7 anni) 

"Mia madre fa un lavoro così così: fa attraversare la strada agli scolari sulle strisce pedonali, per evitare che vengano investiti da qualche automobilista che va di fretta. E non mi darebbe neanche fastidio, se solo non lo facesse davanti alla MIA scuola! 
Per mia madre, che tutti conoscono – compresi i MIEI amici – con il nome di Élodie, questo lavoro sottopagato è una vocazione, una missione, e uno spettacolo quotidiano, per giunta. Ci mette l’anima." 

A Beausoleil, vivono insieme da 10 anni a questa parte, ossia dal giorno della sua nascita. Sono mamma (single) e figlia. Del padre nessuna traccia e anche vaghi ricordi e nessuna sicurezza circa la sua identità. 
Nonostante i pochi soldi, il lavoro di aiutante dei bambini sulle strisce per andare a scuola non è molto pagato, quella signora sprizza joie de vivre e allegria da tutti i pori. Cosa questa che fa un po' vergognare sua figlia che la vorrebbe più anonima e simile a tutte le altre mamme e non sempre vestita in modo così originale e vistoso... 


Eppure a quella signora un po' strampalata e con pochi denti in bocca tutti vogliono un gran bene. E lei lo ricambia con la sua grande disponibilità a essere d'aiuto: consola i bambini, aiuta il preside con le fotocopie, tiene le classi in cui la maestra è assente... insomma, si rende utile appena può e lo fa con dedizione e allegria: perché lei vuole bene al mondo! 
I bambini le piacciono quasi quanto le piacciono i fiori che coltiva con altrettanta passione sul suo balcone. Il talento naturale che dimostra con i piccoli è pari alla sua arte di comporre meravigliosi mazzetti di fiori. 
Così quando sua figlia scappa dalla classe, in preda alla consueta vergogna, perché è sua mamma che sostituisce la maestra assente, e si incammina verso Montecarlo, a due passi da Beausoleil, accade l'imprevedibile. Partita per andare a vedere come l'acquario e come vivono gli straricchi, incrocia un cartello che potrebbe cambiare la sua vita e quella di sua madre: CERCASI FIORISTA.
Questa è la mirabolante storia di una brava bambina e di una brava donna che ci sapeva fare coi marmocchi e con i fiori, e anche un po' con gli uomini... 

Due cose mi hanno sempre colpito di Susie Morgenstern. 
La prima è proprio l'energia che produce ed emana: lei è sempre così luminosa, in tutto quello che fa, che è davvero impossibile non accorgersene. 
La seconda: il suo saper raccontare la realtà per quella che è. E forse, a ben vedere, le due cose sono tra loro interconnesse. 
Qui, di nuovo accadono entrambe. E a illustrarle c'è Serge Bloch. 
Da un lato abbiamo l'incrollabile quanto raggiante fiducia nella vita - che condivide con la protagonista  Élodie - e dall'altro la verità di una realtà che è fatta di famiglie senza padri, di lavori precari e dignitose povertà, di vergogne filiali, di bocche senza denti, di pochezze umane... 


Attraverso la voce di questa ragazzina, conosciamo sua madre fuori, così come si diverte a disegnarla Bloch, e scopriamo che, accanto al sogno di non trovarsela sempre fra i piedi vestita come un fiore o come un supereroe, la piccola Léa impara a vedere sua madre anche dentro: lentamente ma inesorabilmente si accorge del suo "crescere". 
La vede mentre si impegna in tutto quello che fa, la vede capace di trovarsi un posticino adatto a lei nel mondo. La vede libera dai pregiudizi, consapevole di cosa siano le cose che contano nella vita, compreso l'amore. 
Accanto alle sue estrosità, si accorge che giorno dopo giorno sua madre sa prendere in mano la sua vita, impegnandosi a portarla nella direzione migliore per lei e per sua figlia. E anche per tutti gli altri... 
Onesta con sé stessa, onesta con la sua bambina, e con tutti i bambini della scuola, onesta con Alain di cui non è innamorata, Élodie va dritta per la sua strada, dimostrando al mondo, ma anche e soprattutto a sé stessa, di essere capace di grandi cose. 


Non c'è altra chiave di lettura: la forza di questo magnifico personaggio è proprio in quella fede incrollabile nei confronti della vita che Susie Morgestern diffonde in tutto ciò che crea. A ogni pagina sembra di leggere tra le righe: "ogni cosa va vista e vissuta per quello che è con l'intenzione di ricavarne sempre il meglio per tutti. Anche quando questo meglio sembra poco più che il nulla." 
E così, vuoi per sorte vuoi per talento, quella mamma di cui un po' Léa si vergognava diventa ai suoi occhi una mamma di cui andare fieri. 

Carla

venerdì 30 gennaio 2026

ECCEZION FATTA! (gli amici immaginati)

QUARANTA AMICI IMMAGINATI E UN CAPPELLO 

La prima, che io ricordi, è stata Bibi. Il titolo del primo libro era Bibi. Una bimba del Nord. Anche io ero una bimba del Nord. Venivo da Milano e avevo un accento che con quello romano strideva. Ancora oggi i cinque libri di Bibi sono con me: hanno resistito nel tempo, con le loro copertine di tela color mattone e le sovracoperte con il viso di una ragazzina con trecce bionde e occhi azzurri. La sua fisionomia cambia di volume in volume perché lei cresceva, e io con lei. L'anno della dedica di mia nonna è 1967: avevo otto anni. Lei è stata la mia prima amica immaginata, amica di carta, amica letteraria. Poi ne sono arrivati altri. Alcuni ora abitano solo in biblioteca per lasciare che nelle librerie abitino i più giovani. Ma gli amici immaginati, come quelli immaginari, non sono sempre lì. E non basta desiderarli, perché compaiano. Occorre sempre una bella storia dentro cui trovarli e solo in questo modo si può seguirli per un po', il tempo di farci amicizia. Può succedere che gli amici di carta ritornino. A ogni nuova storia, si rinnova il piacere di incontrarli proprio come succede con quelli in carne e ossa: in vacanza, o al parco, o nel cortile di scuola. Gli amici immaginati, che siano raccontati a parole o disegnati, la prima volta li troviamo quasi per caso, ma poi succede che li andiamo proprio a cercare, perché senza di loro si sta peggio! Si riapre il libro, si rilegge la storia e tutto ricomincia. Proprio perché sono immaginati, possono essere di tanti tipi. Alcuni sono creature umane, con difetti e pregi che conosciamo, con desideri e paure che proviamo anche noi. Alcuni sono altissimi, altri minuscoli. Possono esser pelosi o piumati e hanno un numero variabile di zampe o di ali. Spesso hanno il dono della parola e comunque sanno sempre come farsi capire. Tutti loro hanno per noi un "qualcosa" che li rende speciali, e rende indimenticabile il tempo passato assieme, volendo loro un gran bene. Questi sono solo quaranta dei tanti che ho. E tra loro c'è anche un cappello... 

Carla

LET'S GO PARTY! 
 ovvero Biagio e gli altri pulcini di Claude Ponti 


È l'ora della sveglia drindrin. Biagio, il pulcino mascherato, sveglia tutti gli altri pulcini. Hanno solo dieci giorni per preparare la festa di compleanno di Violetta candita. Non un giorno né un minuto di più. Una cosa è certa: i pulcini che compongono la squadra di Biagio, l'unico tra loro a indossare una maschera rosso scarlatto, sono tanti, anzi tantissimi. Tutti gialli e, come spesso capita anche ai pulcini veri, sono tra loro praticamente indistinguibili. Eppure ognuno di loro ha il proprio nome di battesimo: c'è Pirolite e Loripeti, c'è Lola Scombussola e anche Buonenotizie. Come ogni pulcino che si rispetti, anche loro stanno malvolentieri fermi senza far nulla. Non c'è rischio di vederli con le alette a riposo, tranne Nanna Dodò. Il loro è un mondo a sé, brulicante. Dall'alba al tramonto sono lì a darsi da fare per divertirsi e dare vita a qualcosa che spesso e volentieri è molto più grande di loro. Insomma, tutti assieme fanno un bel gioco di squadra e Biagio, il pulcino mascherato, è il loro acclamato capitano! Ha il piglio, il coraggio e la capacità inventiva di mettere su dei bei progetti, che i suoi compagni pulcini sono sempre entusiasti di portare a compimento. Il primo, e forse il più rinomato, è proprio stato quello che ha riguardato l'organizzazione di una grandiosa festa a sorpresa, nonché la costruzione di un grande castello-torta-di compleanno per la loro cara amica Violetta Candita. Per dieci giorni si sono svegliati al canto del gallo (!) e con il becco sempre sorridente hanno fatto di tutto: hanno scritto biglietti di invito a tutti gli amici, li hanno recapitati e poi si sono occupati degli ingredienti. Uova, acqua, latte, cioccolato, farina, zucchero e frutti di bosco che con maestria hanno mescolato e impastato, cotto e decorato. Il risultato è un castello incredelizioso! Tutti ma proprio tutti andranno a quella magnifica festa. Esplorare il loro mondo allegro e pacifico è un sollievo per lo spirito, vederli tutti contemporaneamente in azione è un piacere per gli occhi, ascoltare le loro singole vicende è una musica per le orecchie, scoprire, spigolando nei grandi scenari d'insieme, che ciascuno esegue il proprio compito con impegno e allegria perché il risultato finale - frutto di un'impresa collettiva - sia il migliore di sempre è un esempio importante. Con il suo trascinante entusiasmo, con il suo lessico giocoso, Biagio non li lascia mai ad annoiarsi. Sa di poter contare su di loro, sempre. Quando c'è da attraversare una tempesta, quando c'è da combattere una macchia di inchiostro e anche quando c'è da consolare un amico, la sua squadra risponde all'unisono: let's go party! 

Carla

Claude Ponti, Biagio e il castello di compleanno (trad. Maria Saporiti), Babalibri 2005 
Claude Ponti, Biagio... quante avventure! (trad. Antonio Fideleo), Babalibri 2016
Claude Ponti, I mille segreti dei pulcini (trad. Antonio Fideleo), Babalibri 2018 

lunedì 1 dicembre 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

E FUORI INTANTO NEVICA

Pikkeli Mimù
, Anne Brouillard (trad. Manon Le Bourg) 
Babalibri 2025 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Pikkeli Mimù abita in una casetta in mezzo alla Grande Foresta. 
'Andrò a fargli visita' decide Killiok. 'Se parto presto, arriverò nel tardo pomeriggio. Camminerò sul lago ghiacciato, così farò più in fretta. Poi però la situazione si complica. 
Non devo perdermi nella foresta. La notte cala velocemente. Forse dovrei chiedere a Veronica di accompagnarmi.' 
'Ma ora devo occuparmi della torta e trovare un regalo per Pikkeli Mimù. E poi nevica ancora. Me la caverò da solo.'" 

La prima neve dell'inverno è arrivata. 
Ed è per questo che Killiok ha guardato il calendario, accorgendosi così che il giorno dopo è il compleanno del suo amico Pikkeli Mimù. 
I preparativi occupano l'intera serata, mentre fuori nevica. E il mattino dopo, ancora prima dell'alba Killiok si mette in cammino tirandosi dietro il suo slittino dove ha messo il bagaglio: la torta, il regalo, un sacco a pelo e un po' di provviste per il viaggio. 
Il tragitto è lungo: deve attraversare la foresta ed è titubante e prudente perché non vuole perdersi. Quando sorge il sole tutto sembra più facile, ma se si guarda intorno tutto gli sembra uguale... 
E in inverno le giornate sono corte, ma fortunatamente al calar del sole è la luna a rischiarargli un po' il sentiero e le tracce di sci e l'odore di legna bruciata lo rassicurano. 
Una casetta nel mezzo della foresta, una finestra illuminata, due figure conosciute all'interno: buon compleanno Pikkeli Mimù! 

Piano piano i libri di Anne Brouillard arrivano anche qui. 
Questo è il quinto che viene pubblicato in Italia. 
Senza grande clamore le sue storie prendono posto sugli scaffali delle librerie (nelle case, nelle biblioteche) e aspettano solo che qualcuno le racconti. 
Per farlo occorre un tono di voce pacato, una situazione di lettura tranquilla, intima. Magari un divano o qualche cuscino sparso e un tappeto a disposizione: un bambino o un pugnetto di bambini e un grande vicino con il libro aperto davanti. 
L'atmosfera dei libri di Brouillard questo richiede. 
Quella quiete che abita le sue storie deve potersi espandere e avvolgere tutto quello che respira intorno. Altrimenti della storia si perde il meglio, ovvero quel senso di tepore che fin dalla prima tavola è lì a invitare il lettore ad accomodarsi all'interno. 


Dentro la piccola cucina di Killiok, mentre lui è intento a preparare una torta, fuori con un cielo stellato e una distesa di neve che scricchiola, tra le betulle a fare merenda e infine nel tepore dato dalla stufa e dagli amici finalmente trovati nella casina isolata. 
Il lettore deve sentirsi proprio come si sente Pikkeli Mimù, ormai tornato solo, seduto placido tra le pareti di casa sua, con un nuovo legno che arde nel camino, un libro nuovo da leggere e una coperta calda che gli cinge le spalle, entrambi regali di compleanno. 
Ancora una volta i temi cari a Brouillard si riconfermano.


La natura come luogo ideale per ambientare le sue piccole e delicatissime storie. Un ambiente autentico che va esplorato con attenzione e con la dovuta e rispettosa cautela. Solo così ci si potrà sentire armoniosamente particella di qualcosa di immensamente più grande. 
La comunità di piccoli animali e bambini che la abitano lo sanno e per questo con l'ambiente che li circonda vivono in perfetta armonia. 
Ma l'armonia è diffusa anche tra loro. 


Si conoscono, sono amici affettuosi, si aiutano a vicenda, condividono il piacere di stare insieme e nello stesso tempo sanno rispettare i reciproci bisogni di solitudine e di silenzio. 
Ognuno di loro si è costruito un proprio 'nido', casetta o tana che sia, l'importante è che sia confortevole, accogliente e a propria misura. 
E con ciò si arriva al terzo grande elemento essenziale e imprescindibile per Brouillard. 
La casa di Killiok, che è il punto di partenza di questa storia, la casa di Pikkeli Mimù che invece è il punto di arrivo, sono entrambe lì a fare da guscio morbido e accogliente. 
E non solo per i due abitanti. 


Dalle loro finestre, o al loro interno, sono in grado di emanare calore e diffondere luce, hanno addirittura un odore da offrire al lettore: un aroma di torta appena sfornata (che si può riprodurre ogni volta che se ne ha voglia perché c'è la ricetta) e un odore di legna che arde. 
E fuori intanto nevica. E nevica. E nevica. 
Magnifico. 

Carla

venerdì 28 novembre 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

PHILIPEDERIN

Amos Perbacco aspetta la neve
, Erin E. Stead, Philip C. Stead 
(trad. Cristina Brambilla) 
Babalibri 2025 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Si versò un'altra tazza di tè e chiese di nuovo: 'Che notizie abbiamo oggi?' 
La radio rispose: 'Oggi ci sarà la prima nevicata!'. 
Amos indossò cappotto, sciarpa, berretto e le muffole più calde che aveva. Poi infilò gli scarponi... 
e uscì all'aperto, nella fredda e frizzante aria invernale.
Amos aspettò l'autobus numero 5, 'Mi domando quanta neve cadrà' si disse. 
In cuor suo sperava arrivasse almeno al ginocchio. 
Amos lavorò sodo per terminare i suoi lavori a maglia, stando attento ai dossi sulla strada." 

Dopo un'intera settimana di pioggia, finalmente la radio ha annunciato quello che Amos tanto spera: una bella nevicata. A lui piace molto la neve.


Pieno di speranza si reca come ogni mattina al suo posto di lavoro, guardiano dello zoo e con sé porta la sporta dei suoi lavori a maglia. Finisce gli ultimi giri di maglia proprio sull'autobus e poi, arrivato allo zoo, distribuisce ai suoi amici ciò che ha lavorato ai ferri fino a cinque minuti prima: cappello per l'elefante, sciarpa per rinoceronte, calzerotti per pinguino, gilet jaquard per gufo e copertina per tartaruga. 
Per tutto il giorno lui e i suoi amici stanno naso all'aria per veder cadere il primo fiocco. Ma niente. 
Le nuvole che passano non scaricano neve... Forse domani nevicherà. 
Ma la neve fa così: cade quando ne ha voglia e così, mentre tutti dormono, il primo fiocco viene giù e poi arriva il secondo. 
La mattina seguente tutto è imbiancato e gli amici possono finalmente fare quello che si fa quando la neve ti arriva al ginocchio: camminare nella neve fresca e lasciare grandi impronte, fare l'angelo sdraiati a terra, godersi il silenzio, pensare a riempire le mangiatoie di uccellini e scoiattoli e fare il tradizionale 'gufo' di neve. Ma c'è ancora spazio e tempo per fare l'ultima cosa, anzi le ultime due... 

Amos aspetta la neve perché la ama, noi aspettiamo Amos perché lo amiamo.


Questo è il terzo libro in cui il protagonista indiscusso è lui, quest'omino lungo e allampanato, un po' curvo, che va piano quando tutti corrono, che vive in una casa piccola circondata da palazzoni, che lavora a maglia e ha come amici gli animali di cui per contratto deve prendersi cura: un pinguino, un rinoceronte, un gufo, un elefante e una tartaruga. 
Ma che Amos sia sempre un po' controcorrente lo si capisce anche nel suo rapporto con gli animali: loro non sono il suo lavoro, loro sono i suoi amici. 
Non è qui il caso di ripercorrere la genesi del primo libro, non è nemmeno il caso di considerare il rapporto di collaborazione tra i due quando si tratta di inventare una storia e poi dargli una forma e dei colori.Tenui. 
Il loro esempio di affiatamento toglie il fiato, volendo fare della facile ironia. 
Ma è così: tra quei due l'intesa è così forte è così cercata e così naturalmente raggiunta che i loro libri sembrano concepiti, scritti e disegnati da una unica persona: "Philipederin" Stead. 


La cosa che colpisce, e a ogni nuovo loro libro la sensazione si rinnova tale e quale, è la grande abilità che hanno entrambi di creare, con mezzi totalmente diversi, un unico mondo. 
Un mondo a parte entro cui si muovono, con una flemma del tutto insolita per lo standard dei libri per bambini, questo gruppetto di personaggi. 
E nell'essere in questo modo, sono, in qualche misura, dei rivoluzionari: vanno d'accordo, si accudiscono a vicenda e amano la semplicità. 
Quello che capita loro è davvero quasi vicino al nulla: un raffreddore, una gita rimandata e adesso una nevicata. 
Eppure. 

Qualità altissima del disegno e del testo, in cui entrambi - lavorando sulle sfumature, sui mezzi toni, sui dettagli, su cose infinitesimali, apparentemente marginali - sono in grado di costruire qualcosa di talmente gigante, talmente universale che è davvero difficile rimanere indifferenti. Ogni lettore si riconoscerà in un dettaglio, in una parola usata. Si rispecchierà in uno dei caratteri dei personaggi oppure condividerà qualcuna delle loro abitudini. 


Rivolgersi alla radio come fosse una persona, avere pantofole con le orecchie, lavorare a maglia, camminare nelle impronte di un altro con i piedi più grandi, fare l'angelo nella neve, avere una passione per i marshmallow nella cioccolata calda... 

Carla

venerdì 17 ottobre 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

SMUOVERE LE SFERE UNIVERSALI

Se dormo con gli occhiali, vedo meglio i sogni? I grandi quesiti dei bambini, Claude Ponti (trad. Giorgia Arnaldi, prefazione Maura Gancitano) 
Babalibri 2025 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 6 anni) 

"Apolline, otto anni, chiede: PERCHÉ ALCUNI ANIMALI DEPONGONO LE UOVA E ALTRI NO? SE ANIMALI COME GLI ELEFANTI, GLI UMANI O LE GIRAFFE DEPONESSERO LE UOVA, DOVREBBERO PRIMA COVARLE… 
MA SAREBBERO TROPPO PESANTI E I GUSCI SI ROMPEREBBERO! QUINDI SERVIREBBERO GUSCI RESISTENTISSIMI, MA A QUEL PUNTO I PICCOLI NON RIUSCIREBBERO A ROMPERLI PER USCIRNE… E NASCERE. 


Leïla, cinque anni e mezzo, dice: A QUANTO PARE SONO NATA IL GIORNO DEL MIO COMPLEANNO… 
SÌ. IL CHE SI SPIEGA PERCHÉ IERI VIENE PRIMA DI DOMANI CHE ARRIVA SUBITO DOPO OGGI CHE SCOMPARE APPENA ARRIVA DOMANI E CHE DIVENTA IERI E COSÌ VIA, AVANTI E INDIETRO. ALLORA, PER NON DIMENTICARE IL GIORNO IN CUI SEI NATA, IERI, SI FESTEGGIA OGNI ANNO LO STESSO GIORNO DELLA TUA NASCITA, IL CHE SIGNIFICA CHE HAI UN ANNO IN PIÙ E UNO STRATO IN PIÙ SULLA TUA TORTA DI COMPLEANNO QUANDO È OGGI. ECCO. 


Caroline, tre anni e mezzo, chiede: MAMMA, IO HO UN DESTINO? SÌ, DA QUELLA PARTE!" 


Il libro funziona così: ci sono dei bambini e delle bambine che per età variano dai 3 anni ai 10 e ciascuno di loro si presenta con una domanda. Solo in rarissimi casi, con delle affermazioni. A ciascuna di queste questioni sollevate è dedicata una pagina e un disegno - un fumetto in verità - che in qualche modo cerca di dare una risposta o di giocarci su e aprire ulteriori scenari di indagine. Alle domande ci sono i piccoli, alle "risposte" illustrate c'è un grande (in tutti i due sensi), che è per l'appunto Claude Ponti con i suoi innumerevoli topi. 
La qualità e la varietà delle domande lasciano davvero senza fiato. 
E si potrà notare facilmente come spetti ai più piccoli - treenni, quattrenni e cinquenni - la capacità di smuovere con i loro quesiti le sfere universali. 
Tanto più i bambini e le bambine crescono, tanto più le loro domande si fanno specifiche, indirizzate ad ambiti più particolari, ma non per questo meno fulminanti. 
Per esempio: cosa vuol dire artificiale? Il mondo potrebbe funzionare senza i soldi? Pesiamo di più quando pensiamo a un cervo piuttosto che a un gatto? Ecco, cose così. 
Le domande, che sono state raccolte per 7 anni nelle pagine della rivista Philosophie Magazine, sono dei giganteschi inneschi per la creazione di mondi a sé stanti che possono essere brevemente esplorati per andare nella direzione di una possibile risposta. 
Fa bene Maura Gancitano, la filosofa cui è stata affidata la prefazione, a intitolarla Piccoli teatri dell'immaginazione perché Ponti - così ho imparato - per tutta la sua vita di autore di libri per l'infanzia non ha fatto altro che creare mondi. Mondi immaginari che si spalancano una volta superata una fatidica soglia. 
Qui, ancora una volta, questa sua modalità di raccontare storie si ritrova quasi tale e quale. 
Il quasi dipende proprio dal respiro più affannato di dover rispondere in una sola pagina alla singola questione posta. Il grande respiro dei suoi libri più famosi - da Biagio a La mia valle, passando per il Catalogo dei genitori - qui non ci può essere. 
Rimane intonsa invece la sua capacità di offrire scenari - da cui i piccoli teatri, cui allude Maura Gancitano, che mettono in scena spazi sconosciuti da andare a esplorare. Ecco, forse la chiave è proprio questa: quella di non voler dare una risposta 'chiusa' a domande così tanto ariose, ma invece mettersi in gioco e provare a rilanciare. 


Mettersi in gioco e rilanciare prevedono due condizioni necessarie da parte di un adulto: da un lato mettersi lì ad ascoltare con attenzione la domanda per poterne cogliere per intero la grandezza e dall'altro lato dimostrare di avere la capacità di spingere il ragionamento nella direzione dell'immaginazione, ossia del possibile. Ma sono pochi gli adulti che lo fanno di default quando dialogano con i bambini... 
Ma Ponti sì. Lui lo fa.
Per questo, alla bambina che chiede se Babbo Natale crede in Dio, lui risponde con la chiarezza inoppugnabile che suona come un sillogismo, seppur folle. 
E ancora, a Shilo, che pone una questione apparentemente facile e logica, Ponti gli dà una risposta che fa davvero saltare sulla sedia per quanto trasversale e inafferabile si dimostra! 
Sono certa che tanto la filosofia (o se preferite le grandi domande) quanto autori come Ponti siano cibo necessario all'infanzia per crescere bene! 
Qui, insieme! 

 Carla

venerdì 11 luglio 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL PUNTINO DI CONTATTO

Fin qui tutto bene!, Quentin Gréban 
Babalibri 2025 



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 6 anni) 

"SULL’ARANCIA ERA POSATA UNA FARFALLA BLU. 
QUANDO IL FRUTTO CADE, LA FARFALLA VOLA VIA... 
«FIN QUI TUTTO BENE» DIRETE VOI... SÌ, MA ASCOLTATE IL RESTO! 
LA FARFALLA BLU ATTERRA POCO LONTANO, SUL MUSO DI UN TOPOLINO CHE DORME DELLA GROSSA. CON IL SUO DELICATO BATTITO D’ALI, GLI SOLLETICA IL NASO... ED ECCO CHE IL TOPO INIZIA A STARNUTIRE, E NON RIESCE PIÙ A FERMARSI. 
«FIN QUI TUTTO BENE» DIRETE VOI... SÌ, MA ASCOLTATE IL RESTO!" 

Chiaro il gioco? 
Il topo cerca un posto più tranquillo per poter smettere di starnutire. Così quando vede l'asino ci salta sopra, ma uno starnuto fa sobbalzare l'asino che, imbizzarrito, comincia a correre e a sballottare il mercante che ha in groppa, per poi schiantarsi su una pacifica mandria di cammelli che partono all'impazzata in tutte le direzioni. Compreso il mercato che mettono a soqquadro... babbucce spaiate, spezie rovesciate e tappeti a brandelli. 
Qui bisogna intervenire. La cittadinanza infuriata si rivolge al gran sultano che - nella sua infinita saggezza - emette una sentenza nei confronti dei cammelli che si scagionano facilmente, indicando l'asino come il vero colpevole che a sua volta fa il nome del topo.
Questa è la storia di una povera arancia che non poté discolparsi.


Ma poi diventa la storia di 10 pesanti cocomeri da regalare a un'innamorata che alla fine si ridurranno al nocciolo (!), pur mantenendo la loro attrattiva...

La frase Fin qui tutto bene! a me fa venire in mente il film francese L'odio, in cui si racconta che un uomo, precipitando dal 50 piano, per farsi coraggio, a tutti i piani ripeteva a sé stesso fin qui tutto bene... Il film francese, di Kassovitz, è un film durissimo quanto bellissimo. Un film dove davvero precipita. Quindi vedere questa frase che mi riporta a quella periferia parigina in bianco e nero e grigio in un Superbaba tutto rosa fa il suo bell'effetto. 
A separare immediatamente i due contesti ci pensano gli acquerelli sempre così luminosi di Gréban e il fatto che la storia, al suo interno, allude evidentemente all'effetto farfalla, quello di Turing e poi di Edward Lorenz, sul battito d'ali di una farfalla che potrebbe essere la causa di un uragano altrove... 
Ma per un puntino Gréban, Kassovitz e Lorenz sembrano proprio toccarsi, ossia in tutti i casi il senso ultimo della frase: sperare che le cose possano migliorare. 
Anche nel libro di Gréban l'appoggiarsi di una farfalla che poi diventa un precipitare rocambolesco di topi su asini e poi di asini su cammelli e quindi di cammelli su banchetti del mercato ha una sua ineluttabilità: tutto sta precipitando verso il peggio.
 

Ma siccome siamo in un libro per bambini e non in un film sull'emarginazione di una banlieue francese, e non stiamo discutendo di modelli matematici, tocca dare una seconda possibilità al destino e trovare una soluzione che rimetta tutto in ordine.
Gréban, che ambienta la storia in un Medio Oriente non meglio identificato - ma cammelli, suk, fez e sultani, scimitarre, archi e cupole islamici e teiere di metallo inciso farebbero oscillare tra Marocco e Turchia - affida al sultano il compito di far tornare tutto a posto, individuando il colpevole. 
E così come era andato crescendo il parapiglia sempre più grande, dalla metà in poi del libro si va a ritroso fino a tornare alla magnifica arancia di partenza. 
A voler proprio cercare il pelo nell'uovo, l'arancia, come tutti gli altri personaggi coinvolti, è frutto (!) di un meccanismo ineluttabile e più grande. 
Lei come gli altri sono concause. Il famoso concorso di colpa... 
Ma tant'è è lei sola a farne le spese. 
E perché? Perché è l'unica che non può difendersi al tribunale del gran sultano e quindi tanto meno prendersi la sua responsabilità, solo in quota parte.
 

La seconda storia, anche questa, ma per motivi diversi, andrebbe ben discussa. Come la precedente, anche qui è intorno a un frutto che si ruota: il cocomero. 
E, simmetrica al precedente crescendo, qui si assiste a un diminuendo dei cocomeri e a un crescendo delle dimensioni degli aiutanti del giovane innamorato. 
La grazia di queste due piccole storie sta proprio in questo loro essere circolari, nel loro interno ripetersi, nell'essere movimentate, ma pur sempre tiritere, utilissime per chi sia alle prime armi con la lettura.

Per entrambe però, a lettura fatta, si potrebbe aprire un bel dibattito. Discutere sulle responsabilità con la prima e con la seconda ragionare ed eventualmente ribellarsi all'idea che le ragazze siano tutte golose, sensibili, romantiche e con il cuore tenero e i maschi tutti... timidi.
Tzè.

Carla

lunedì 23 dicembre 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

DUE O TRE COSE CHE SO SU DI LUI

Il dizionario di Babbo Natale, Grégoire Solotareff (trad. Paola Parazzoli) 
Babalibri 2024 


 ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"giocattolo: Babbo Natale 
prova sempre i giocattoli 
che fabbrica per i bambini, 
ma poi glieli dà anche 
se non funzionano, perché 
è meglio un giocattolo difettoso 
piuttosto che nulla." 

Come un vero dizionario, anche questo di Babbo Natale ne rispetta le regole, la forma, la struttura. Una grande lettera iniziale, maiuscola e addirittura tridimensionale apre la sequenza di parole - a volte poche, anche solo una, a volte tante che con quella lettera iniziano. 
Alla H solo una, hello hello, alla S sono addirittura 15. 
Leggendole una per una, così come avverrebbe per ogni altro dizionario qualsiasi, la cosa che succede è che si impara qualcosa che non si sapeva. Qui in particolare, visto che tutto ruota intorno alla misteriosa figura di Babbo Natale e il suo entourage di elfi aiutanti, le cose che si imparano sono davvero parecchie. Si potrebbe azzardare, che lo sono quasi tutte. 
Nell'ordine si apprendono molte cose sul loro aspetto fisico, sui loro rapporti reciproci, parecchie informazioni sulla infanzia di Babbo Natale e sulla sua famiglia. 
Per rispettare la struttura del dizionario ha senso qui elencare una notizia da mettere a mente, una per ciascuna lettera. Ventisei cose che da oggi in poi sapremo su di lui. Ometto tutte quelle che riguardano esclusivamente gli elfi. D'altronde questo è il Dizionario di Babbo Natale... 

da piccolo era un ACROBATA 
in America alcuni vecchi BANDITI gli assomigliavano, ma non avevano niente a che fare con lui 

non gli piace il CAMPEGGIO 
quando suona il violino il suo naso è elemento di DISTURBO per l'archetto 
in ESTATE indossa un abito diverso, che tiene conto della stagione e delle temperature e del sole 


suo padre è sempre stato molto FIERO di lui. E invece suo fratello? 
per i suoi stivali ha un elfo GUARDIANO che spesso però si addormenta 
se sentite "HELLO sono Babbo Natale" nella cornetta, dubitate: lui non possiede il telefono 
diventa IRRICONOSCIBILE appena fatta la barba. E gli elfi ne hanno timore


possiede un JET privato
ingrassa con facilità e gli elfi lo sfottono: i KG crescono veloci se si abbuffa di troppe bontà
dorme in un LETTO normale 
ama MOLTO gli elfi che contraccambiano affettuosi 
è NEGATO per il disegno, nonostante si diletti parecchio a dipingere
i suoi OCCHI sono blu, come il cielo, quindi azzurri. Diffidate delle imitazioni... 
la sua PASSIONE è andare in barca a vela, ma non mette mai il PASSAMONTAGNA 
QUATTRO le carote che servono se si vuole fare un pupazzo di neve che gli assomigli 


ogni tanto gli piace RIPOSARE nella culla di quando era piccolo 
odia i RITARDATARI, in particolare gli elfi lenti a mettersi le scarpe 
rimane basito davanti alla STUPIDITA' delle storie per bambini che lo riguardano (touché) 
porta una TRECCIA dietro la schiena 
l'UNICORNO rosso, detto di Babbo Natale, non esiste 
non ha casa, ma vive nel VILLAGGIO degli elfi, un po' da uno un po' dall'altro 
i vagoncini della fabbrica di regali fanno WROOM, ma sono pericolosi se usati a sproposito 
usa lo XILOFONO per chiamare tutti gli elfi a tavola per il pranzo 
per lui no, ma per gli elfi anche un canottino diventa uno YACHT 
la ZEBRA di Natale, quella a righe rosse e bianche, non esiste, come l'unicorno. 
Da tutto questo si evincono un paio di cose che esulano da Babbo Natale, ma che riguardano Solotareff: è uno dei migliori autori di sempre per come disegna e per come è capace di costruire le sue storie, per come ci fa ridere, per come ci commuove, per come ci fa pensare. 
Non c'è nemmeno un suo libro che non meriti di essere letto e amato, non c'è immagine che non confermi la sua immensa arte. 

Carla