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venerdì 3 novembre 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

TANTA ROBA [parte seconda e ultima] 

Il teschio, Jon Klassen (trad. Greta Poli) 
Zoolibri 2023 
 
ILLUSTRATI 
 
"Entrarono nella serra. 
'Oh mi piace questa stanza' disse Otilla. 
'Questa è la mia stanza preferita' disse il teschio. 
'Puoi mangiare le pere?', chiese Otilla. 'Posso mangiare quelle che cadono per terra, ma non riesco a raggiungere quelle buone sui rami', disse il teschio. 
'Te ne prenderò una', disse Otilla porgendogli una pera a cui lui diede un morso. 
Il boccone gli passò tra i denti e cadde sul pavimento. 
 'Ah, deliziosa', disse il teschio. 
'Grazie'." 

Uno spunto che Klassen non si lascia sfuggire nella fiaba tirolese riscritta dalla Manning-Sanders è un sottilissima punta di ironia, quando il teschio chiede all'orfanella alla porta del suo castello di prenderlo con le mani perché le scale in salita non le può proprio fare. 
Ecco la prima bolla: Klassen ne approfitta e comincia a espandere il gioco di entrare e uscire dalla finzione alla realtà, dalla magia di una fiaba all'esperienza quotidiana. Il teschio, nella sua testa (!), è l'anello di congiunzione perfetto tra due mondi dalle regole ben diverse. E così parte il Klassen che conosciamo: gioca, là dove si può giocare, prende i pensieri dei suoi lettori e li sposta un po' di qui e un po' di là. 
Questo modo di raccontare fa di lui un 'onesto bugiardo' , così come lo sono tutti i più grandi artisti, letterati compresi. In questo senso risulta nodale ciò che disse Mac Barnett in una memorabile (almeno per me e per chi mi frequenta) TED Talk a proposito della definizione di arte, citando tra i tanti anche Picasso. Ma se Barnett, peraltro grande amico di Klassen, spiega con un diagramma di Venn che tra la realtà e la finzione esiste una zona condivisa che è la creazione artistica e quindi decide nei suoi libri di far irrompere la finzione nella realtà, Klassen qui fa l'esatto inverso. Nella fiaba inserisce la vera verità: se nella fiaba un teschio addenta una pera, nella realtà perderà inevitabilmente la polpa dalla mascella... e lo stesso accadrà con il tè (al contrario del teschio tirolese che il pancake se lo sbafa senza fare briciole). 


E ancora: il teschio klasseniano invecchia e ne è consapevole, il teschio klasseniano dorme stando con le orbite spalancate, il teschio klasseniano ha moti assolutamente umani: adora ballare e balla. Il teschio Klasseniano colleziona maschere tirolesi. Il teschio klasseniano dice bugie per galanteria ed è pronto a cambiare idea per far piacere a un'amica... 
Ecco qui entra in gioco l'altra grande differenza con la fiaba di partenza. 
E per questo va considerata la seconda bolla di invenzione di Klassen. 
La complessità delle relazioni interpersonali. Tutti ma proprio tutti i libri di cui è autore unico ruotano inevitabilmente intorno a i rapporti che tengono assieme le persone tra loro. Una varia gamma di legami interpersonali che ognuno di noi - dai bambini fino agli adulti - può facilmente riconoscere. Non c'è suo libro in cui - con ironia ma anche con grande onestà - non vengano fuori le fragilità o le nostre buone pratiche di comportamento. La cura, il rispetto, l'invidia, la vendetta, la gelosia, la menzogna: pesci ladri, granchi spia, lepri bugiarde, tartarughe redente e tartarughe in cerca di affetto, armadilli pazienti e accoglienti. 
E qui? Un teschio ospitale e rispettoso e una ragazzina coraggiosa, generosa e misteriosa si fanno compagnia e condividono un pezzo di strada assieme. Lo spessore umano di entrambi i personaggi esce dunque dalla dimensione della fiaba e irrompe in quella che è la sfera emotiva. 
Entrambi sono pieni di attenzioni reciproche: dal rincalzarsi le coperte, all'avvertimento del parapetto basso. Fino all'apoteosi del dialogo per invitarsi reciprocamente al ballo. In maschera. 


Ovviamente, e questa è la quarta bolla di invenzione, essendo Klassen a concepire la storia, nessuna sbavatura è concessa: solo dialoghi serrati, da cui tutto questo si evince. Come vorrebbe la norma: tutto accade e nulla è "raccontato". Una lezione di cinema d'animazione che Klassen non ha mai dimenticato. E a proposito di cinema, l'altra grande bolla di invenzione, la quinta, che si espande nella sua testa è il filo horror che la attraversa. Anche in questo ambito Klassen applica la regola aurea del far vedere o anche del far sentire. 
Nella fiaba tirolese è lo scheletro il personaggio che di più segue una vena horror nel suo precipitare dal camino osso per osso per poi ricomporsi e girovagare per la cucina in cerca della parte mancante, il teschio. Ed è ancora lo scheletro a essere coprotagonista nell'immagine di Robin Jacques. Ma più che horror tutto questo ha del comico. 
Klassen, invece, ci va giù piatto, sonorizzando molti aspetti narrativi. A partire dall'invocazione del nome Otilllaaaaaaa che echeggia più volte nella foresta, fino al silenzio che esce dal pozzo senza fondo con il torsolo di pera e con la cenere delle ossa che ci precipitano dentro. 
Ecco il pozzo senza fondo. Nella bella casa del teschio, tra luminose serre e sale da ballo a vetrate, c'è una zona d'ombra, o per meglio dire, buia: una prigione con un pozzo senza fondo. 
Questo oggetto, icona del mistero e dell'inquietudine, compare due volte: la prima è solo per attestarne la presenza, mentre dopo viene utilizzato per far sparire nel nulla e per sempre la cenere delle ossa cremate dello scheletro che perseguita il teschio. 
Il fatto che sia Otilla, con tutta calma e preciso metodo, a celebrare il macabro rito la rende ancora più magnifica di sempre: ne sottolinea da un lato la luminosità per la sua generosità e coraggio nei confronti del teschio, e dall'altro ne mette in evidenza il lato scurissimo del suo essere. Lato scurissimo che mai scompare, in quel suo voler mantenere un alone di mistero intorno a sé. 
Da dove arriva? Da cosa scappa? 


E a proposito di scuro e chiaro, di luce e ombra (e di tagli prospettici dall'alto) non si può non notare quanta sapienza ci sia nelle immagini: Klassen, per chi lo segue da sempre, ha fatto molta strada in questo senso. Con la sua consueta palette di colori, lui con la luce ci gioca già da parecchio, ma il livello raggiunto qui è davvero altissimo. Meriterebbe una terza puntata, ma vi risparmio. 
La tavola con la scala a chiocciola, ma soprattutto le due di teschio e bambina a letto dalla notte al mattino successivo sono illuminanti (!!). 
Sono piuttosto sicura che con il suo amico e collega nonché conterraneo, maestro indiscusso della luce, il canadese Sydney Smith, delle cose in proposito se le siano dette. Le lame di luce che entrano dai finestroni... Si sono guardati reciprocamente. 
E ancora, entrambi conoscono benissimo e amano il Canada, essendo canadesi: la neve e le tempeste di neve e quella luce radente che attraversa la nebbiolina che fanno i fiocchi fitti che cadono. Klassen dichiara che i boschi tirolesi lui li ha disegnati come quelli intorno a Niagara. Più consueti, per lui. 


Gran finale, in leggerezza: il suo racconto, con una punta di civetteria, sulla camicia da notte con i fiorellini. Lei sta lì unicamente, così dice, a coprire parte del viso di Otilla, perché lui non sa disegnare le bocche che sorridono... 
Ma rendere espressivo persino un teschio, beh, questo lo sa fare. 

Carla 

Noterella al margine: Klassen è diventato famoso nel mondo per come ha saputo giocare con lo sguardo dei suoi personaggi. Questi ultimi, di solito raffigurati come forme poco più che abbozzate, seppure sempre di grande efficacia, hanno tutti un grande impatto sui lettori per il loro sguardo 'parlante'. Come lui ci lavori, l'ho già detto, ma anche in questo ultimo libro Il teschio la sua enorme capacità nel produrre impercettibili sfumature negli ovali bianchi e nelle pupille nere che li abitano, atterrisce. 


E con queste sottigliezze la gamma espressiva chiama dentro e diventa indimenticabile. 

[Fine]

mercoledì 1 novembre 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

TANTA ROBA [parte prima]

Il teschio
, Jon Klassen (trad. Greta Poli) 
Zoolibri 2023 


ILLUSTRATI 

"Otilla si avvicinò alla casa. Sembrava abbandonata ma, quando cercò di aprire il portone, lo trovò chiuso a chiave. Bussò forte per vedere se c'era qualcuno all'interno, ma nessuno si affacciò. 
'C'è qualcuno?', chiamò. 'Salve' rispose qualcuno. 
Otilla alzò lo sguardo verso il punto da cui proveniva la voce. Da una finestra in alto sopra al portone un teschio la fissava." 

Otilla, una ragazzina, nel cuore di una notte, scappa. Finalmente. 
Attraversa una foresta e per tutta la notte corre. Fino a quando, stremata, sente delle voci che la chiamano. Forse. O è solo il vento tra gli alberi sempre più fitti? 
Cade nella neve e non ha la forza di rialzarsi. Piange e quando finisce di piangere si rialza e ricomincia a scappare.
Ed è a questo punto che vede la grande casa che le sembra disabitata.


Invece al suo interno vive un teschio che gentilmente le apre la porta a patto che lei lo trasporti. Per un teschio non è poca cosa camminare... 
Otilla lo fa e lui le mostra l'intera casa. La sala del camino, fino su in cima alla torre e fino alle prigioni in basso. La grande serra, o giardino di inverno, dove assaporano delle ottime pere e la sala da ballo dove i due danzano, mascherati. E quando si fa sera lo scheletro, invitatala a passare lì la notte, le confessa il grande segreto dello scheletro che lo insegue perché lo vuole per sé. 
Puntuale come la morte, lo scheletro arriva, ma la coraggiosa Otilla non si fa intimidire e se ne sbarazza in modo definitivo, bevendoci su un buon tè. 
In fondo il teschio con lei è stato così gentile che sarebbe proprio di cattivo gusto non prendere le sue difese. Tra una gentilezza e una galanteria, tra una premura e un rispettoso silenzio, i due si tengono compagnia. Almeno per un po'. 

Tutti, ma proprio tutti, sono saltati sulla sedia, nel leggere l'ultimo libro di Jon Klassen. E nessuno si è preso la responsabilità di non dirne un gran bene. C'è chi ha pianto, c'è chi ne vende copie a rotta di collo, c'è chi non può fare a meno di dire al mondo del web quanto Klassen sia magnifico... 
Proviamo a mettere in elenco le caratteristiche di questo libro diverso dagli altri. 
La prima è evidente: il formato. 
Non è quello consueto dell'albo, neanche nella sua forma 'ibrida' che avevamo già visto per Un sasso dal cielo, ossia grande come un albo classico, ma con molte più pagine all'interno. 
Questo formato da romanzo tascabile c'è da presumere che non sia casuale. Sembra voler dire al lettore: siediti e mettiti comodo perché qui c'è da 'leggere' tanta roba. 
Per citare esempi altrettanto programmatici possiamo pensare a quello che ha fatto Blexbolex con Vacanze, un romanzo di sole figure. 
Il volersi ispirare a un modello letterario preciso lo si coglie anche in un altro aspetto caratterizzante: la scansione in capitoli, ossia in parti. 
Già vista in Un sasso dal cielo (ma anche già in Toh, un cappello!), con la precisa funzione di scandire la narrazione e focalizzare l'attenzione. Ma se nei precedenti c'è solo un numero e un titolo qui il passo è ulteriore. 
Come spesso accadeva nel romanzo ottocentesco, a introdurre il testo vero e proprio compariva un breve riassunto dei fatti principali. E siccome Klassen è un drago nel ridurre tutto all'osso (!), adesso compaiono, per fare un esempio, dopo Parte Prima, La foresta, Le tenebre, La casa. 


Verrebbe da pensare che la stessa ambientazione della storia, così ombrosa e misteriosa, abbia bisogno per valorizzarsi al meglio di un contenitore siffatto. 
Lo stesso Klassen mette in appendice due pagine in cui spiega l'origine della storia che peraltro traspare nel sottotitolo in inglese: The Skull: a Tyrolean Folktale
Il fatto che Klassen citi la sua fonte, un libro preso in biblioteca, letto e poi rimasto nella sua testa per del tempo, da un lato ne certifica la sua onestà intellettuale, ma dall'altro mette a fuoco una questione molto interessante che è la seguente. 
La fiaba tirolese è piuttosto diversa da quella di Klassen. Nel finale in particolar modo, ma anche altrove. Come mai? 
Questa circostanza, dice Klassen, deriva dal fatto che è passato del tempo dalla sua originaria lettura al momento di farne una storia illustrata e in questo tempo la sua testa ha modificato il racconto, consegnandone uno diverso alla sua memoria. 
A parte tutte le implicazioni neuronali che questo comporta, sembra interessante notare come la nostra testa sia in grado di trasformare a nostra misura ciò che non ci corrisponde poi troppo. Con questo si può ragionare sul fatto che Klassen il tessuto della fiaba tirolese lo abbia tagliato e cucito per farne un abito che, indossato, lo facesse sentire a proprio agio. 
E proprio così è andata. Se la fiaba prende la direzione del riscatto, attraverso l'apparizione di una donna trasformata in teschio sotto incantesimo, una creatura che arriva dal passato e scompare nel futuro, lasciandola erede di tutti i suoi averi, il castello, la servitù obbediente, a cui aggiunge - in un afflato materno - altri bambini con cui giocare e anche un principe azzurro, fatto arrivare a tempo debito. Potevano questi essere i panni adatti a Klassen? Ovviamente no.
 

Così la sua storia va in tutt'altra direzione. Colpito certamente dall'unica illustrazione a china di Robin Jacques, geniale illustratore britannico (le assonanze con Riddell fanno venire i brividi) in cui lo scheletro tiene per le braccia la piccola orfanella fuggita di casa e la solleva dal letto e la scuote per benino per farle mollare il teschio - i suoi occhi sono sgranati e pieni di terrore - a colpire Klassen è una serie di dettagli della fiaba riscritta da Ruth Manning-Sanders. Primo fra tutti il ritornello dello scheletro: Give me that skull! I want that skull! ripetuto come un mantra. Ma anche: il coraggio della ragazzina, certa determinazione nell'agire, la gratitudine nei confronti del teschio che la ospita, la condivisione di un menage casalingo, dai pancake mangiati assieme all'andare a dormire nello stesso letto, la frantumazione di qualche osso e certa difficoltà oggettiva nel deambulare e fare le scale in salita da parte di un teschio. 


Conseguenza di tutto ciò: la sua ostinazione a non lasciare che il teschio venga preso dallo scheletro che lo pretende. 
E allora quali sono le bolle d'invenzione tutte di Klassen? 

[continua]

Carla

venerdì 19 ottobre 2012

FAMMI UNA DOMANDA!

TRE MERAVIGLIE TRE
Ho già accennato ad alcune delle novità più importanti che l’editore L’Ippocampo presenterà nel corso di questa fine d’anno. Non ho menzionato alcuni titoli che sono già in libreria e che meritano la dovuta attenzione.

Se avete presente l’Inventario illustrato degli animali, non potrete che apprezzare i due nuovi titoli della collana, i cui testi sono di Virginie Aladjidi con le illustrazioni di Emmanuelle Tchourkriel, specializzata nel disegno scientifico realizzato, in questa collana, a china ed acquarello. 

In libreria già da qualche settimana sono presenti l’Inventario illustrato degli alberi e l’Inventario illustrato delle meraviglie del mondo. Il primo affronta un argomento, gli alberi, poco frequentato nella divulgazione dedicata ai bambini, ma che mi è molto caro, come già sapete: alberi di tutte le latitudini sono descritti brevemente, ciascuno con una tavola di grande formato che lo rappresenta con precisione certosina. Con lo stesso criterio si sviluppa il secondo volume sulle meraviglie del mondo, dove si affiancano monumenti e località molto note, dalla Torre di Pisa al Palazzo di Westminster, ad altri meno frequentati, come la Chiesa di Santa Parasceva a Maramures, in Romania. 

Su questi argomenti esistono dei pregevoli libri, illustrati da ottime fotografie, ma questi gli si affiancano con efficacia, rimandando alla raffinata illustrazione settecentesca dell’Encyclopédie, o ai grandi erbari, di cui mantengono l’accuratezza e la precisione.


Cambiando argomento, ma non editore, arriviamo ad un eccellente ed originale libro sull’evoluzione: Storie di scheletri, di Jean-Baptiste De Panafieu e Patrick Gries.

Pagine nere, su cui spicca una carrellata di ossa e di scheletri di animali dei tipi più diversi, ci parlano di analogie e omologie nella struttura delle creature prese in considerazione; di funzioni e caratteri adattativi; di selezione naturale e di somiglianze imprevedibili. Per rendere la lettura più coinvolgente, sono presenti domande a trabocchetto e quiz che metteranno alla prova anche i bambini più esperti nonché i loro genitori. E’ abbastanza inconsueto proporre ai bambini la descrizione del mondo animale partendo dalla struttura nascosta, di cui spesso poco si sa. Ma piacerà sicuramente, sia per la capacità di rispondere a tante curiosità, sia per quel pizzico di macabro che non guasta, mamme permettendo.
Ancora una volta, le scelte dell’editore italiano si sono rivolte al meglio dell’editoria francese (gli editori francesi sono rispettivamente Albin Michel Jeunesse e Gallimard Jeunesse) e di questo gli siamo grati.

Eleonora

Inventario illustrato degli alberi”, V. Aladjie e E. Tchoukrile, L’Ippocampo edizioni 2012
Inventario illustrato delle Meraviglie del Mondo”, V. Aladjie e E. Tchoukriel, L’Ippocampo edizioni 2012
Storie di scheletri”, J.B. De Panafieu e P. Gries, L’Ippocampo edizioni 2012


martedì 1 novembre 2011


SCHELETRI FONDENTI SI ABBRACCIAN DELIZIATI

Sopraffatta da scheletri ghignanti e da teschi dagli occhi luminosi a intermittenza, collocati in ogni angolo della città, provo a immaginare un mondo sotterraneo diverso....

COCCOLE DI SCHELETRI

Scheletri abbracciati si rannicchiano teneri
teschio su teschio in un letto di ceneri.
Un verme striscia dentro il naso del primo. risbuca dal piede dell'altro, vicino.
Tienimi stretto con le tue bianche ossa.

Scheletri rannicchiati si abbraccian le ossa
senza che l'uno sentir l'altro possa.
Le lingue son pappa, le orecchie spiragli
chi canta la nenia che ammalia e fruscia
Ti terrò stretto con le mie bianche ossa?

Scheletri abbracciati fondon mascelle,
coccigi, femori, gomiti, ascelle,
tibie, fibule, dorsi, rotule.
Questa è la mia, quella la tua costola.
Tienimi stretto con le tue bianche ossa.

Scheletri fondenti si abbracciano deliziati
di raschio di ginocchi tra loro strusciati.
Mano nella mano, ghignano nel fango,
le pallide dita, bacchette magiche lunghe.
Ti terrò stretto con le mie bianche ossa.

Scheletri abbracciati si rannicchiano teneri
nei teschi vuoti filano ragni celeri.
Una bambina porta fiori schivi
alla lapide sopra, nelle ore dei vivi.
Tienimi stretto con le tue bianche ossa

Ti terrò stretto con le mie bianche ossa.

(Carol Ann Duffy, La giovane più vecchia del mondo, Einaudi Ragazzi 2001)

Dedico a questi affettuosi e appassionati amanti una ricetta di biscotti, che tradizionalmente si regalano a Pasqua...mi pare che possa essere di buon auspicio, no?

INGREDIENTI

Per l'impasto:
150 gr di farina bianca 00
1 cucchiaino di lievito in polvere
15 gr di cacao amaro in polvere
50 gr di zucchero di canna
65 gr di burro freddo tagliato a cubetti
45 gr di miele liquido
1 cucchiaino di acqua

Per la decorazione:
100 gr di cioccolato bianco tritato
30 gr di mandorle tritate
30 gr pistacchi tritati
30 gr di mirtilli rossi essiccati e tritati

Mettete tutti gli ingredienti dell'impasto nel mixer, ad eccezione dell'acqua e fateli frullare a impulsi in modo che si crei un impasto sabbioso. Quindi aggiungete l'acqua e impastate fino a che non si ottiene una palla omogenea.

Lasciate riposare la suddetta palla per una mezz'ora in frigo, quindi su una superficie leggermente infarinata, spianatela con il matterello fino a ottenere uno spessore di mezzo centimetro. Con un taglia pasta o semplicemente con un bicchiere ritagliate tanti cerchi e metteteli in bell'ordine a cuocere nella leccarda del forno che avrete scaldato a 170°. Fateli cuocere per 20 minuti al massimo e poi lasciateli raffreddare.


Nel frattempo preparate la decorazione sciogliendo a bagno maria il cioccolato bianco. Quindi spennellate la parte superiore dei biscotti e poi sfarinateci ancora sopra la graniglia di pistacchi, mandorle e mirtilli. Con le dita premete leggermente in modo che penetri quel poco necessario a fissarla nel cioccolato ancora morbido. Se resistete, metteteli per un po' al fresco, ma poi mangiateveli rapidamente perché sulla terra siamo solo di passaggio...



Carla