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mercoledì 17 giugno 2026

UNO SGUARDO DEL PONTE (libri a confronto)

CATALOGARE IL MONDO 


Di animali è pieno il mondo e di libri sugli animali è pieno il mondo editoriale. 
Gli animali da sempre interessano bambini e bambine di tutte le età: fin da piccolissimi a noi adulti spesso viene questa spasmodica voglia di far loro imparare i versi degli animali, attività a cui i bambini si applicano con meraviglioso entusiasmo. Probabilmente la categoria animali, introduce ai piccoli la prima variabile forte sul mondo attinente a un insieme: animali ce ne sono tanti, ognuno si caratterizza dall’emissione di versi differenti, da luoghi differenti in cui vivono, da forme diverse, ecc. 
Un’altra tipologia di libri spesso usati fin dalla primissima infanzia sono i libri sui colori: i bambini intuiscono presto che anche questa categoria sta molto a cuore a noi adulti, vista la quantità di saggi a riguardo che proponiamo loro. 
La casa editrice Raum Italic decide di unire queste due graditissime categorie – animali e colori – in una collana monografica. 


Ogni piccolo libro si concentra su una selezione di animali che hanno in comune il colore a cui la monografia è dedicata. 
La collana, composta da 10 titoli,  è curata da quattro illustratrici: Halina Kirschner, Gerlinde Meyer, Nadine Prange e Katja Spitzer. 
Dei dieci, due titoli, ossia Il piccolo libro degli animali in bianco e nero e Il piccolo libro degli animali colorati, sono corali, delle quattro insieme. 
I primi cinque libri sono usciti nel marzo del 2024 (verdi, rosa, nero, blu e bianchi), gli altri cinque nel settembre dello stesso anno (bianchi e neri, grigi, rossi, gialli e colorati). 
I libri hanno delle caratteristiche comuni: sono piccoli, con estensione orizzontale, angoli arrotondati, in brossura, tutti con 32 pagine e 11 animali rappresentati. 
Anche all’interno si ritrovano delle parti comuni come per esempio l’introduzione, che si ripete per ogni volumetto e che accompagna i lettori verso la lettura del piccolo bestiario cromatico. Un’altra parte importantissima nel finale si ripete, ma non ne voglio parlare qui perché è davvero una scoperta divertente da fare confrontando i libri. 
Dopo l’introduzione, ogni volume affronta con un testo scorrevole le caratteristiche del colore a cui è dedicato il libro. Qui già affiora un aspetto interessante: il colore viene raccontato attraverso l’uso simbolico con cui le culture del mondo lo hanno trattato, fino a toccare alcuni aspetti della storia dell’arte che sono stati caratterizzati da una cromia piuttosto che da un’altra. Così facendo, i libri collocano giustamente anche l’animale umano all’interno della grande categoria degli animali, focalizzandosi sull’uso del colore da parte di questi strani bipedi. 


Una delle cose che mi diverte fare quando presento questa collana ai bambini è chiedere loro quanti animali rossi mi sanno elencare. Ora, chiaramente loro pur di vincere, cominciano a dire: la farfalla rossa, il pesce rosso. Oppure se chiedo il giallo: la farfalla gialla, il pesce giallo. Eh, ma non funziona così, perché ogni animale rappresentato nei libri ha un nome comune e un nome scientifico: all’interno della categoria animali cioè, quelli descritti sono animali molto specifici, che vivono, com’è scritto, in luoghi molto specifici. A queste informazioni i bambini reagiscono entusiasti, come quando a otto mesi riproducevano il verso della tigre. I testi sono sempre dettagliati e aprono a diverse curiosità sull’animale riferite al colore o allo stile di vita. 


Anche il fatto di aver scelto quattro diverse illustratrici è interessante. Ognuna di loro ha un tratto molto specifico, ma se le guardiamo tutte insieme, sfogliando i vari libri, è come se dialogassero l’una con l’altra; questo a dimostrazione della grande cura editoriale che l’editore Raum Italic ha posto nel progettare questa collana. 
 

Il mio animale preferito è naturalmente la pecora nera. Voi lo sapevate che in origine le pecore erano per la maggior parte di colore nero? Poi gli allevatori hanno capito che la lana bianca era più facile da tingere e così hanno selezionato solo le pecore bianche. Peccato che ogni tanto alla genetica piace scherzare e dunque eccola lì, la meravigliosa pecora nera che manda a monte tutti i piani! 
Questa cosa l’ho imparata da Il piccolo libro degli animali neri

Valentina 

Il piccolo libro degli animali colorati (collana),  di Halina Kirschner, Gerlinde Meyer, Nadine Prange e Katja Spitzer, ed. Raum Italic, 2024


mercoledì 22 aprile 2026

FAMMI UNA DOMANDA!

GUARDARE COME UNA FARFALLA


Quanta magia si cela dietro il concetto di colore. Il colore è una sensazione visiva, qualcosa di intangibile, ma così fondamentale per la nostra esperienza. Il colore inoltre non è oggettivo: dipende da chi lo guarda (quello che per me è rosso, per altri è arancione) e dipende dal contesto in cui lo si guarda (la luce varia notevolmente l’intensità del colore). Ora, se dovessi pensare a un editore che sul colore sta conducendo un approfondimento bibliografico a tutto tondo, quello sarebbe senz’altro L’Ippocampo. 
In particolar modo da Colorama di Cruschiform (2017), un inventario di 133 pantoni, l’editore ha cominciato a portare l’attenzione sul colore non solo agli addetti ai lavori, ma ha ampliato il suo pubblico facendo un’operazione di vera divulgazione che tocca i bambini come gli adulti. 
Torna quindi L’Ippocampo nel 2026 con un nuovo titolo in continuità con questa ricerca cromatica: Multicolore – un viaggio nel mondo dei colori di Léa Maupetit. 
Della Maupetit L’Ippocampo aveva già pubblicato tre deliziose piccole monografie intitolate Alberi, Fiori, Uccelli, scritte da Emmanuelle Kecir-Lepetit, dove già era chiaro come l’illustratrice lavorasse con finezza sul colore e il suo portato. 
In questo piccolo saggio illustrato sul colore Maupetit inizia chiedendosi che cos’è un colore, ossia inizia dalla cosa più difficile: la definizione. Siamo sicuri sia infatti così semplice definire cosa è un colore? 



E ancora: cosa fa si che il colore ci racconti qualcosa? E quanto incide sulla nostra percezione del mondo? 


L’autrice passa poi ai nomi dei colori, per cercare di mettere ordine, ma anche qui troviamo molti elementi diversi. Ci sono nomi che derivano da luoghi geografici, nomi che derivano da animali, da vegetali, da minerali. Il desiderio di classificazione è una delle peculiarità che l’umanità ha sviluppato nei secoli, proprio come riflesso del tentativo di cercare di mettere ordine a un mondo caotico. Il colore non è stato esentato.
 

L’aspetto davvero entusiasmante di questo saggio illustrato è la capacità di Maupetit di parlare in modo serio e approfondito a lettori di età molto differenti. L’esempio migliore di questa capacità è la spiegazione di tre concetti chiave sull’uso del colore: tonalità, saturazione e luminosità. La triade divina del grafico. La triade laica che noi autodidatti di Instagram smanettiamo nel momento in cui tentiamo di migliorare una nostra malriuscita foto. 
Ecco come l’illustratrice spiega graficamente questi concetti:





Il libro prosegue su concetti a volte molto noti come il mimetismo animale, ma con un rapporto qualitativo tra immagine e testo perfetto, con delle illustrazioni originali, punti di vista particolari. 
Altre volte si concentra su concetti difficili non solo da capire, ma proprio da rappresentare, come ad esempio sui “colori fantasma”, quelli che vedono alcuni animali e che noi non vediamo. 
Oppure come quando chiede, ragionando sul concetto di iridescenza: gli scarabei sono neri, verdi o blu? In questi scarti tra domande e illustrazioni, il libro si rende affascinante e molto istruttivo. Si apprende con voracità, attratti come le farfalle sono attratte dai colori dei fiori. 
Ho letto questo libro, adatto dai 7 anni in su, a classi di bambini e bambine della primaria e sono rimasti affascinati come davanti alla più avventurosa narrativa. 
L’ultima domanda che Maupetit lancia è anche un cambiamento linguistico. 
E se invece di chiamarli “colori” cominciassimo a chiamarli “sfumature”? 
Tu, ad esempio, che sfumatura preferisci?


 Valentina 

Multicolore – Un viaggio nel mondo dei colori, di Léa Maupetit, trad. di Rocco Fischetti, L’Ippocampo 2026 

lunedì 18 marzo 2024

FAMMI UNA DOMANDA!

ROSSO


Preceduto da ‘Blu’, è in libreria da pochi mesi ‘Rosso’, scritto ed illustrato da Cristiana Valentini e pubblicato da Editoriale Scienza.
Il libro esprime un approccio multidisciplinare al tema della storia dei colori: c’è una spiegazione squisitamente tecnica, ma per niente noiosa, che racconta l’evoluzione dei pigmenti utilizzati per realizzare il colore, c’è la storia della simbologia legata al suo uso, c’è qualche accenno di storia dell’arte.
Il ‘rosso’, nella forma delle terre argillose, è il primo colore utilizzato nella preistoria e rappresenta una costante nello sviluppo delle civiltà: spesso simbolo di potere, o di fortuna e prosperità, è arrivato fino ai giorni nostri, acquisendo valore politico, simbolo delle rivoluzioni socialiste, o commerciale, trasformando il Babbo Natale dai molti colori nell’omone vestito di rosso, grazie a una pubblicità degli anni ‘30.
Oltre a un approccio storico, e antropologico, è molto interessante il racconto dell’evoluzione dei pigmenti utilizzati nella produzione delle diverse sfumature di rosso: dal cremisi, o scarlatto, prodotto dai Greci e dai Romani a partire dalla femmina di cocciniglia, al porpora, sempre di derivazione animale, usato dai fenici, al rosso carminio, derivato dalla lavorazione delle uova di cocciniglia, tipica del Messico, al cinabro, o vermiglione, pigmento di origine minerale usato da Cinesi, Greci e Romani. Fino ad arrivare alla rivoluzione della chimica, che nell’Ottocento ha consentito di produrre svariati pigmenti di sintesi.
Al ‘rosso’ sono state attribuite valenze diverse: simbolo di potere e di status, colore augurale in Oriente, è stato in realtà anche associato al male, all’inferno con le sue fiamme.
L’autrice utilizza una sequenza di doppie pagine che esauriscono ciascuna un argomento, collocando il testo, stampato a caratteri di diversa dimensione, all’interno della grande tavola che lo ospita. Nonostante la terminologia sia precisa e in parte specialistica, non si intravedono particolari difficoltà di lettura, tutto viene spiegato in modo chiaro e lineare. Lettrici e lettori più piccoli possono divertirsi nello scoprire usi e costumi delle diverse epoche storiche, i più grandi possono approfondire anche gli aspetti tecnici. Non guasta, in ciascuna tavola, la presenza di un discreto cerca-trova, che invita lettrici e lettori a guardare con attenzione le immagini.
Pensato per curiosi appassionati di storia e di arte, a partire dai dieci anni, il libro si presta, con una lettura guidata, a essere utilizzato anche dai bambine e bambini un po’ più piccoli.

Eleonora

“Rosso”, C. Valentini, Editoriale Scienza 2024



 

lunedì 27 giugno 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

GERMOGLIANO PENSIERI NELLA TESTA 

Poesie del camminare, Carlo Marconi, Serena Viola 
Lapis edizioni 2022 


 POESIA 

"Non correre, rallenta, dai, aspetta! 
Ti spiace pedalare un po’ più piano? 
Mi dici che non c’è nessuna fretta 
e intanto sono qua e tu sei lontano. 
È vero che rimango sempre indietro 
però più di così non posso fare, 
ci provo ma non riesco a starti dietro: 
a passo d’uomo io non ci so andare! 
Facciamo che ritorni qui vicino 
e ripartiamo a passo di bambino?" 

Andare a passo d'uomo è una delle cose che si fanno, andando.


Un'altra sensazione che ci si lascia dietro quando si va in giro a piedi, è non sentire la noia. Quando si sta fermi, magari chiusi in casa, allora sì che il tempo non scorre mai, ma se solo si varca la porta, le cose da vedere e da fare ti si parano davanti e la testa può partire.
Di sicuro può rinfrescarsi, soprattutto nei giorni in cui il tempo fa le bizze, con vento e il cielo cupo, ma se non si è da soli e c'è qualcuno con cui condividere i passi, magari dandosi la mano, è tutto molto meglio. 


Ma il camminare, che poi diventa correre, nasconde dei pericoli, ma anche degli incontri. 


Si può prendere la strada conosciuta o andare su una via sbagliata, tornare indietro alle volte non si può, ma di certo c'è il fatto che chi un giorno ci ha messo in cantiere ci ha regalato il futuro di ciò che le nostre mani costruiranno e anche tutti passi che i piedi poi faranno. 

Da Cappuccetto rosso e la sua scorciatoia, a Dante che sbaglia strada, dalle impronte che si lasciano sulla spiaggia e che l'anno prossimo forse saranno ancora lì a ricordare, ai primi passi di uno che fino a ieri gattonava. 
Ventotto poesie che 'passeggiano' intorno al camminare, con alcune digressioni aeree dedicate al camminare in cielo delle rondini, e altre acquatiche dedicate al camminare delle acque, all'andare veloce di un ruscello. Dai passi veloci sotto gli occhi di tutti di chi corre i cento metri e quelli veloci ma discreti di chi fa la staffetta partigiana.


Tra queste ventotto, però, ce n'è una che più delle altre colpisce per essere illuminante su cosa significhi mettere su uno stesso foglio bianco, delle parole e un disegno. 
Il titolo, Cappuccetto Rosso, porta verso un luogo conosciuto e le parole se ascoltate con un filo di distrazione ci guidano nella falsa direzione. Perché a ben vedere, loro si permettono di essere vaghe, incerte e sfuggenti nel portarti da tutt'altra parte, nel confonderti i pensieri, ma ormai la cosa è fatta e ci sei caduto.
Una poesia per voce di lupo, un bel maschile ce lo conferma, il contesto è quello che tutti conoscono e riconoscono, siamo nel bosco, l'incontro è con una bambina dal cesto in mano che dice di chiamarsi Cappuccetto rosso... E alla fine compare pure la merenda. 
Eppure tutto va in una direzione ben diversa ed è il disegno, con quelle sue belle macchie di colore, che ci guida e ci lascia lì a stupirci. 
E ci sposta il pensiero di quel tanto che è sufficiente per far arrivare lo stupore. 

Passeggio in mezzo al bosco senza fretta 
da solo, senza dare confidenza; 
a un tratto c’è qualcuno che fischietta: 
mi fermo ad osservare con prudenza. 
È una bambina con un cesto in mano 
ed una bella giacchettina addosso, 
sorride e si avvicina piano piano, 
poi dice: SONO CAPPUCCETTO ROSSO. 
Sapete com’è andata la faccenda... 
io che volevo solo far merenda! 

Tutto sembra partire da qui, anche nell'immaginario visivo che ha costruito Serena
Viola.
Così come nel disegno c'è un'ambivalenza di fondo, nello stesso modo accede nei versi di Carlo Marconi che gioca sul doppio senso della parola passi - imprescindibile in un libro di poesia che intorno al camminare gironzola - costruisce versi che devi leggere e poi rileggere per trovarne il senso. Significato che è lì, ma va scovato... 
Se muovi passi calma passi pace
E mai fu più corretto il verso finale di questa stessa poesia che in realtà a tutt'altro allude ma che ciò nonostante a una lettura diversa mi piace plasmare: 
germogliano i pensieri nella testa

Non è forse questo il senso del buon leggere e del buon scrivere? Far germogliare pensiero?
E che dire del buon illustrare che Serena Viola mette sulla pagina con i suoi pennelli e le sue matite, tra chine, acquerello e acrilico? Tutto il bene possibile. 
Capace di dare un senso a qualcosa che solo distrattamente lo si potrebbe percepire come semplice macchia di colore. 
Qualcosa che nel nostro sguardo è in continuo divenire.
Accorda i suoi strumenti a un sentire comune che è quello poetico. 
I sensi sono i primi a percepirlo. 


Si esprime anche lei per ellissi, per prospettive inaspettate, per accenni che lasciano dietro di sé grandi spazi di interpretazione. 
E in tutto questo grande gioco emotivo di parole e colori, a volersi fermare con lo sguardo, si coglieranno, intellegibili, le orme di un percorso fatto fin qui. 


Bello, davvero! 

Carla

lunedì 12 marzo 2018

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IN CERCA DI ALBICOCCHE MATURE

A colori, Barbara Ferraro, Sonia Marialuce Possentini
Bacchilega junior 2018


POESIA

"GRIGIA è l'incertezza che avvolge e opprime
GRIGIA la stanchezza della strada
NERA è la fuga della seppia tra la schiuma
NERA la distanza che separa"



Manca un colore per arrivare a una tavolozza di venti.
Accanto ai più diffusi -giallo, verde o turchese- nel catalogo compaiono anche quelli della 'maniera' degli antichi, come l'ocra e il bruno o l'indaco e il porpora. 


Nomi di colori, questi, che abbiamo letto per la prima volta da bambini, sbirciando in quelle magnifiche cassette di legno piene di tubi ordinati di oli o tempere, desiderando che qualche zia facoltosa ce le regalasse.
A questi già rari, si aggiungono l'ambra, il bronzo e l'argento, colori che più degli altri si legano alla loro radice materiale.
Così si declinano diciannove colori che sulla pagina diventano testo, sorta di controcanto metaforico, più precisamente sinestetico, che del colore dà una lettura emotiva, quindi personalissima e unica.
Tuttavia tra il colore che denota la pagina e la sua lettura metaforica che ne connota il significato emotivo per Barbara Ferraro, si inserisce una terza, seppure saltuaria, via di lettura, dove il colore diventa esperienza condivisa perché legato alla percezione del mondo della Natura. Ed ecco che Il nero è la fuga della seppia, il bruno è lo scrocchiare delle foglie secche, il verde è il guizzo della serpe, arancione è il profumo di albicocche mature.


In questo libro costruito essenzialmente sull'emotività, quindi per definizione mutevole, cangiante e inafferrabile, esiste tuttavia un rigoroso ordine sotterraneo, che sostiene l'intera materia fluida, una sorta di rete solida su cui si appoggiano le parole e i disegni ne sono degno scenario.
C'è una precisa scansione dei testi: un metronomo che dà il tempo della lettura.
Non ho certezza che il merito spetti per intero a Teresa Porcella, ma mi pare di riconoscerne la 'mano' sicura ed esperta.
Se così fosse, affidare a lei la cura di un libro così poco circoscrivibile è stata una magnifica idea.
Accanto a Teresa Porcella, che ha lavorato dietro le quinte, sulla linea del proscenio c'è il binomio Ferraro/Possentini. Tra loro si percepisce una bella armonia, probabilmente dovuta al desiderio di entrambe di 'farsi un regalo'. 


Barbara Ferraro tale desiderio lo dimostra, e mi pare lo dichiari, nell'essersi concessa un testo, diciamo così, quanto meno liminare alla poesia.
Lei, per attitudine e storia personale, ama curare l'uso della parola e il registro scelto per il libro credo vada letto in tale prospettiva. Accanto a questo ha voluto regalarsi anche un viaggio nel suo mondo interiore, nella sua emotività.
Dall'altra parte, Sonia Marialuce Possentini fa altrettanto: si concede un viaggio in territori che di rado frequenta. Allo stesso modo di chi scrive, lei esplora tecniche e mezzi non così consueti che però le danno la possibilità di lasciare indietro lo spessore della materia pittorica per privilegiare, per esempio, la trasparenza e imprevedibilità dell'acquerello. E sembra tanto contenta di poterlo fare in tutta libertà. E noi, con lei.


Un altro anello le tiene unite: a entrambe è stata offerta l'occasione di mettere nero su bianco (ma anche viola, rosso, blu, rosa... eccetera) una loro prova d'autore. In tal senso è bellissimo vedere come testi e immagini dialoghino tra loro, come l'immagine dia forma alla sensazione.
Ma c'è un ma.
Ed è proprio qui che si genera un dubbio che da tempo mi si presenta davanti ad alcuni libri per l'infanzia.
Considerando come prerequisito necessario il fatto che un libro di qualità debba possedere un suo quoziente di valori (una buona storia da raccontare, un bel modo per raccontarla con parole e immagini, un buon congegno per attivare il pensiero di chi lo guarda e lo legge, un bell'oggetto in sé. Cosette così) a me pare sempre più urgente che esso contenga anche qualcos'altro. E penso a una voce, a uno sguardo, a un pensiero che -in tutta onestà- siano in grado di tenere conto dell'infanzia cui si rivolgono.
Libri come A colori, mi fanno vacillare. Nella lettura mi sono mancati spesso quegli appigli a cui tutti i lettori, e sottolineo tutti, avrebbero potuto attaccarsi per goderne: poche seppie e poche albicocche e qualche contrasto di troppo tra immagine e testo.
Sono innegabili tuttavia alcuni aspetti di oggettiva bellezza che non vorrei andassero dispersi e così son qui, come prima di un salto, che mi macero nel dubbio a quali mani affidarlo.


Carla

lunedì 15 gennaio 2018

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA GRANDE ILLUSION

La casa degli oggetti scomparsi, B.B. Cronin (trad. Sara Ragusa)
Terre di Mezzo, 2017


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Oggi il nonno ha promesso di portare i nipotini al parco.
Ma ha bisogno di un po' di aiuto per prepararsi.
Perché ha perso alcune cose.
Nel soggiorno verde ci sono cuscini, chiavi, candelabri e due calze.
Dove sono le calze del nonno?"


Il nonno vive in una casa grandissima e davvero piena di oggetti che si accatastano alla rinfusa. I due nipotini - un bambino e una bambina - sono piuttosto sconcertati all'idea di dover setacciare stanza dopo stanza per trovare i molti oggetti di cui il nonno ha bisogno per la sua passeggiata al parco. Nel soggiorno verde si nascondono i calzettoni, nella cucina rossa le scarpe, nel bagno giallo la dentiera...
A ogni stanza, tuttavia, i due bambini ricominciano la perlustrazione attenta di ogni più remoto angolino; vanno su e giù, entrano da botole in soffitta, si spingono sulle mensole in cucina e rovistano dietro ogni sportello, tornano anche sui loro passi, in cerca di oggetti quasi introvabili. 


Ciò nonostante, pezzo dopo pezzo, il nonno ottiene ciò di cui ha bisogno, sebbene, colpevolmente lo vediamo sottrarsi alla ricerca coi nipotini, delegando loro ogni fatica. Sprofondato in poltrona, sdraiato nella vasca da bagno, nascosto dietro un giornale, assorto nel guardare il panorama, questo nonno non ce la conta giusta. Nel lettore nasce spontaneo il sospetto che tutto questo chiedere e ancora chiedere sia solo una scappatoia per non prestare fede alla promessa fatta: oggi vi porto al parco!
E, visto il finale, per i più maliziosi il sospetto diventa quasi una certezza.

Un nonno che tanto ricorda quello rodariano che, complice una memoria non proprio brillante e una scarsa attenzione per il nipote, faceva correre il tempo A sbagliar le storie. Qui l'ambiguità di fondo non permette di dire che il nonno stia ciurlando nel manico, ma a ogni buon conto lo si può inferire.
La pazienza di quei due nipoti viene messa alla prova al pari di quella del lettore che si trova davanti un libro cerca-trova di insolita fattura e di qualità eccellente.

Cronin, irlandese a Brooklyn e collaboratore con il NYTimes e il New Yorker, che con questo titolo ha visto nel 2016 la Gold Medal conferitagli dalla Society of Illustrators, sullo schema consueto per questa tipologia di libro-gioco, innesta un paio di novità interessanti che lo rendono un libro superiore alla media.


La prima: il registro cromatico. La seconda: la complessità del contesto.
Il contesto, ovvero il tessuto delle singole tavole che si avvicendano, è molto diverso dalle consuetudini di libri del genere. Non c'è il motivo astratto che si ripete come un pattern in cui bisogna saper cogliere il dettaglio, e quindi concentrarsi sulla forma e sulla sua anomalia. Non c'è la figura nascosta abilmente dietro altre parti del disegno. A bene vedere, ci sono entrambe, laddove gli oggetti da cercare, in un mare di verde o di blu o di arancio, sono camuffati entro forme simili che illudono l'occhio in continuazione.
Per fare un esempio: nella pagina in cui la missione è ritrovare gli occhiali, ci sono cerchietti ovunque, siano essi cornici vuote, o colli di decine di stivali accatastati. Le righe dei calzettoni si confondono con le striature del legno.
La sigla personale sta però nel susseguirsi di pagine monocrome (a ogni colore corrisponde di fatto un ambiente diverso della casa) con una singola dominante, ovvero la paletta cromatica che passa dal magenta al giallo, dal viola al verde acceso, spesso con un preciso nesso di senso (l'arancio per il tramonto, il verde per la serra, il marrone per la soffitta). 

 
Tutti i colori sono saturi, accesi, circostanza questa che lo rende davvero un cerca/trova 'eccentrico' e unico nel suo genere.
L'altro elemento cui si accennava è la complessità del contesto. Definire la casa del nonno una villetta sottosopra è un eufemismo: cosa che rende il lavoro dello sguardo indagatore lungo e faticoso e perennemente distratto da arnesi insoliti o fuori luogo, da continui giochi illusivi e particolari comici.
Per trovare il papillon, a parte la presbiopia corretta da lenti adatte, sono stati necessari almeno 7 minuti di intenso setacciamento dell'intrigo di oggetti che il nonno (un disposofobico?) ha accumulato nel suo studio rosa/grigio. Per non parlare della dentiera nel bagno giallo. Accanto a una certa confusione diffusa, Cronin si diverte a creare piccoli divertissements: animaletti qui e là, arredi in miniatura, collezioni di oggetti insoliti quali pneumatici o casette per gli uccelli, cornici o stivali sempre rigorosamente fuori posto.


Va detto, a onor del vero, che se da un lato Cronin fornisce senza sbandierarli una serie di tips utili, dall'altro si permette anche una serie di giochi di illusione ulteriori con il lettore, attraverso l'uso di specchi, o facendolo ritornare impunemente su tavole già scandagliate.
Anche lui con i suoi lettori è un po' affettuoso e un po' senza pietà, come quel nonno che rincalza le coperte a quei poveri nipotini che al parco non li ha mai portati...


Carla




venerdì 29 settembre 2017

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

COSA SI PUO' DIRE DEI COLORI
 


Sono molti gli aggettivi che possono descrivere il libro, ora pubblicato da L'Ippocampo, che Cruschiform ha dedicato ai colori: Colorama. Tutti superlativi, naturalmente, tale è l'effetto che provoca lo sfogliare questo strano, ricchissimo repertorio di colori. L'autrice, a capo dello studio grafico, Marie-laure Cruschi, mette insieme un campionario di tonalità, ben 133, affiancando ciascuna con un'immagine che ne spiega la storia, o l'uso, o le curiosità che sono connesse. Tanto che, alla fine, segue un articolato indice per argomenti che consente di percorrere le stesse pagine seguendo un'altra logica, per esempio cercando gli animali, o i tessuti, o i minerali.


E' una vera e propria miniera di curiosità ed aneddoti, di cui posso indicarne alcuni per rendere l'idea della struttura del libro. Laddove si parla del Rosa Pastello, si sottolinea come l'attribuzione del rosa alle bambine sia un fatto relativamente recente, mentre, per esempio nel medioevo, era più indicato l'azzurro. O la differenza fra Beige e Greige, una mescolanza fra grigio e beige; quale oggetto può essere associato ad un colore così indefinibile? La seta dell'omonimo baco. Oppure, che dire della gamma dei neri: dal Nero Kajal al Nero All Blacks, con la loro tradizione, insieme sportiva e tribale. E, se colpisce sicuramente l'accuratezza con cui sono posti in sequenza i colori, quello che più intriga è il connetterli non sono a descrizioni storiche o di costume, ma al proprio personale alfabeto cromatico, quello che appartiene all'esperienza di vita vissuta. Come il Viola associato ad un profumo, l'Acqua di Parma, o il Verde Limonata alla Menta. Tutti/e noi potremmo associare determinate sfumature di colore a stati d'animo, ricordi, esperienze.


E qui veniamo alla questione che spesso si pone di fronte a libri in cui la ricercatezza e il rigore formale spiccano come aspetto prevalente del progetto editoriale: sono libri adatti ai giovani lettori e lettrici? Francamente non credo l'autrice si sia posta la domanda, ma credo nello stesso modo che questo, come altri libri proposti da questo editore, sia alla fine non solo un elegante esercizio di stile cui ispirarsi, nemmeno soltanto un curioso viaggio nel tempo attraverso i colori, ma sia soprattutto una matrice, lo spunto sistematico di un'esplorazione ludica e cognitiva sul piano del bello, quel concetto così sfuggente eppure così empiricamente evidente per uno sguardo 'educato'. Giocare con i bambini ad inventarsi altre proprie associazioni è una delle strade possibili per cercare la bellezza, l'armonia anche dove non c'è, almeno apparentemente. Ed è un gioco, o un esercizio, che può essere portato avanti a qualunque età.
Per comprendere meglio la struttura del libro non c'è che da sfogliare, virtualmente, alcune pagine.

Eleonora

“Colorama”, Cruschiform, L'ippocampo edizioni 2017


lunedì 11 settembre 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


L'IMPORTANZA DI CHIAMARSI ...TUCANO

Tucano il tucano, David McKee (trad. Alessandra Valtieri)
Lapis 2017


ILLUSTRATI PER PICCOLI

"C'era una volta un uccello che non aveva un nome.
Aveva un becco enorme ed era tutto nero, tranne per gli occhi, che erano bianchi. Gli altri animali, che invece un nome ce l'avevano, ridevano di lui. E questo lo faceva soffrire molto. Un giorno, stufo di essere preso in giro, decise di partire in cerca di fortuna."


Montagne e fiumi non sono per lui un ostacolo. Arriva in città e si cerca un lavoro. Dopo un paio di tentativi andati a vuoto, diventa un ottimo trasportatore di pacchetti e cose varie: tra queste i barattoli di vernice, anche due alla volta. Per questa ragione lo chiamano tutti Two Can. Il giorno in cui Two Can prova a portarne tre di barattoli, succede uno sconquasso: i barattoli si rovesciano, il colore si spande ovunque e il povero tucano scivola per le scale imbrattandosi tutto di rosso, bianco e arancio. Quella vernice non va più via e il suo umore invece va a terra.


Riprende così la strada di casa, fiumi e montagne superati, arriva nella foresta di partenza. Questa volta tutto colorato. Nessuno riconosce in lui il tucano nero di partenza e quando gli viene chiesto il nome lui risponde candido, Two can. Sarà stato per il fruscio delle foglie o per qualche barrito più potente, fatto sta che gli animali capiscono 'tucano'. E da lì nessuno si è più mosso: quell'uccello dal piumaggio nero, con la pettorina bianca e dal gran becco arancio e rosso è ormai tucano per tutti.

Per festeggiare i 40 anni, la casa editrice Andersen Press, lo storico editore di David McKee, decide di ripubblicare nella sua prima versione del 1964 (ne esiste un'altra ridisegnata intorno al 1985 e totalmente diversa da questa, per volumetria e movimento dei personaggi) il suo primo libro, Two Can Toucan. 
Dell'originale rispetta ogni parte: formato, colori, lettering e l'alternanza delle pagine a colori con quelle solo rosse. Ed è un tuffo nel passato, nella tipologia di libro a risparmio (laddove solo un lato del grande sedicesimo era a colori, mentre l'altro era in B/N + un colore), nel tipo di segno di quegli anni in cui i libri per bambini si conquistavano più libertà cromatica e il segno si elaborava e si sintetizzava e arrivavano anche storie come queste. 


In Italia tutto questo prese forma, dopo qualche anno, con la collana Tantibambini, ideata da Bruno Munari per Einaudi. Che a rivederla oggi, con poco meno di una settantina di titoli, piange il cuore pensare che sia fallita per il prezzo troppo basso che i librai in quegli anni boicottarono.
Quadrati, un po' come Two Can Toucan, con una grande ricchezza non sempre felice di stili e registri, se non direttamente nel segno - sebbene i complessi intrecci della città e delle imbarcazioni di McKee molto mi ricordano quelli di André Francois (Il piccolo Marroncini, Einaudi 1972) - di certo nell'uso così spregiudicato del colore non possono non venire messi in connessione. Il mondo psichedelico anglo-americano, cui McKee con garbo e con misura allude, prorompe qui, complice anche la decina d'anni passati nel frattempo.


La storia di questo uccello nero, per forma e contenuto, avrebbe potuto essere uno dei titoli di Tantibambini.
E' innovativo a sufficienza.
A guardarlo oggi, Tucano il tucano, in questa sua prima versione, mi colpisce, non solo per le tinte piatte degli elefanti azzurri e delle tartarughe rosa, ma piuttosto per la grande capacità di sintesi del tratto, in particolare nelle geometrie delle architetture e nelle tessiture delle murature, delle cortecce o dei barattoli, ma anche nella fila dei tetri impiegati di banca. Il prato monocromo, rosso, su cui si impone la macchia nera dell'uccello ancora senza nome, è un piccolo capolavoro di modernità, un manifesto di quegli anni ruggenti.


Sebbene Tucano il tucano non sia stato il libro che ha dato la fama a McKee, tuttavia esso ha un tema di fondo che poi si svilupperà in Elmer, di qualche anno posteriore, che invece ha contribuito largamente a costruire la fortuna di McKee.
A ben vedere l'emarginazione del tucano è la stessa di Elmer, entrambi condividono l'allontanamento dal gruppo, entrambi cercano da soli una soluzione al loro problema, entrambi tornano 'cambiati' a tal punto da non essere riconosciuti. Per entrambi è previsto un finale lieto, quasi edificante.
Non entro nel merito del politically correct, perché la correttezza in questo ambito è davvero oscillante a seconda delle epoche, mi limito a prendere atto che Elmer è nato nella testa di David McKee dall'urgenza di scrivere una storia che stigmatizzasse certe forme di razzismo di cui lui stesso fu testimone, camminando per la città con sua figlia Chantel, ad evidenza quella stessa Chantel cui ha dedicato Tucano il tucano.


Tanto per chiudere il cerchio.

Carla