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lunedì 27 aprile 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

ZITTI MAI!

Care piccole muse
, Yael Frankel (trad. Laura Costa) 
Kite Edizioni 2026 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Se è un arancio, dovresti almeno usare l'arancione. 
Non hai visto come sono fatti gli alberi, Lia? 
E se aggiungessi delle radici? O qualche ramo? 
Il marrone non lo usi?" 

Entrano in scena come uno stormo. 


Sono ben di più delle nove canoniche, le "gioconde fanciulle" figlie di Zeus, che ballando e cantando, diventarono con il tempo signore delle arti. 
 Anche dal punto di vista dell'iconografia canonica, questi corpicini - una ventina - non dimostrano una bellezza tradizionale: sono piuttosto informi e tondeggianti - dal verme al sassolino - ognuna di colore diverso, con occhi, naso e chiome. 
Stanno tutte planando intorno a Lia, che è una bambinetta. Con la matita in mano, sta disegnando su un foglio qualcosa. Si soffermano su ciò che Lia ha disegnato e le chiedono cosa rappresenti. Domanda irresistibile: tutti la fanno sempre. Non solo le muse. Quel tondo colorato di nero a metà potrebbe sembrare un albero... 
Lia non risponde alle loro sempre più insistenti domande. Piuttosto si colora di rosa a pennello le dita dei piedi. Spennella di rosa le muse stesse e cerca addirittura di cancellarle con la gomma della sua matitona. E all'ennesima domanda su come siano fatte le nuvole, per poterle disegnare correttamente, Lia ha un'idea, risolutiva, quanto definitiva... 

Anche qui come altrove, Yael Frankel scrive pochissimo e mette, tra le rare righe e i grandi disegni sempre un po' sbilenchi per le ardite prospettive e proporzioni, tutto quello che c'è da capire. 


Qui c'è una bambina che sta disegnando. Avvolta nel silenzio. Fino al momento in cui fanno irruzione le muse, le care piccole muse, che zitte invece non stanno mai. L'apostrofano sul suo disegno, su cosa sia, sull'uso dei colori che potrebbe usare, sulle forme che potrebbe aggiungere. Giudizi e consigli, suggerimenti, possibili interpretazioni premono su quella bambina che invece intorno vorrebbe solo silenzio. Muta e soprattutto imperturbabile, Lia non dà loro retta. Al contrario, bonariamente se ne prende gioco fino al punto di liberarsene. Almeno per ora. 
Ecco. 
Tra le righe e dietro le muse pare proprio di intravedere un dato di realtà che tutti quelli che hanno assistito alla scena di un bambino che disegna e un grande che - a vario titolo - gli ronza intorno, possono riconoscere. 

Sarà capitato a tutti, almeno una volta nella vita, di vedere genitori o maestri, in generale altri adulti affetti da ansia da prestazione, che intervengono (e non solo a parole), che correggono (e non solo a parole), in ultima analisi che giudicano e valutano l'operato di un bambino con foglio e matita. 
Questo è il caso di specie. 
Sugli effetti deleteri che si manifestano anche ad anni di distanza sulla fiducia personale, sulla capacità di autodeterminazione di chi è in crescita, sorvoliamo. Ognuno elabori il proprio ragionamento in merito.


Qui parrebbe invece più interessante fare due riflessioni su come Yael Frankel trovi un tono, un lessico per raccontare. 
Un tono e un lessico che siano in grado di parlare ed essere comprensibili tanto ai piccoli quanto ai grandi. E di riuscire a farlo senza mai scimmiottare nessuno. 
In Care piccole muse va dritta al punto. In quelle poche frasi, il bambino che ascolta le parole delle molteplici protagoniste riconoscerà un'eco di qualcosa già sentito e vissuto altrove... 
Lui e Lia sono la stessa persona! 
E lo stesso succede a un adulto che, nel leggerle, ricorderà di averle pronunciate almeno una volta. E forse - finalmente - si pentirà di averlo fatto. Zitti, mai?
Questo è per dire che di norma Yael Frankel si dimostra capace di "parlare" a tutti. 
E di saperlo fare per sottrazione. 
Qui, in particolare, si diceva all'inizio, è ancora una volta il non detto, è il silenzio di Lia a dire molto.


Non credo di sbagliare se quel suo sorrisino sornione, che compare nei momenti topici, e quel suo procedere sul foglio con la sua matitona, incurante di fronte a tutti quegli utili suggerimenti delle care e piccole muse, lo interpreto come un omaggio rispettoso all'infanzia tutta. 

Carla

lunedì 16 marzo 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA STUPIDERA 
per Sergio  O

Il libro dal futuro, Mac Barnett, Shawn Harris (trad. Sara Ragusa) 
Terre di Mezzo 2026

ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Questo libro viene dal futuro. 
Qui nel futuro sono cambiate tantissime cose. 
Nel futuro il sole si chiama LUNA e la Luna si chiama SOLE 
Il giorno si chiama NOTTE e la notte si chiama GIORNO 
Le banane si chiamano MELE 
E le mele?" 

Nel futuro molte cose sono diverse, ma è soprattutto il linguaggio ad aver preso un'altra strada da quella che nel presente conosciamo. 
Per esempio: continuano a esistere i nasi, ma si chiamano FUNGHI. 
E se qualcuno ci starnutisce davanti facendo il suono di sempre, ovvero ECCIU', non si deve rispondere educatamente: Salute!, ma Scusami, Susan! 
E quando andiamo in un supermercato, lo chiamiamo Bolly Bolly Buu Buu. Visto che nel futuro anche i numeri sono cambiati, per cui all'uno corrisponde un fantastiliardo, se si volesse comprare una banana si dovrebbe chiedere alla commessa un fantastiliardo di mele... 
E se la si volesse ringraziare? beh, in quel caso occorrerà metterle un bel pesce sulla testa. 
Tutto chiaro? 

Questo libro corre pericolosamente sul filo di un crinale: nello stesso preciso istante, se si guarda da una parte si vede chiaro il colpo di genio, dall'altra, invece, si vede la spensierata scemenza diffusa. 


Su detto stretto spartiacque si può camminare a lungo, ma poi forse occorre decidere da che parte volgere lo sguardo per proseguire. 
E ancora: ci si potrebbe interrogare quanto di una scemenza si nasconda nei colpi di genio e viceversa. E come spesso accade dagli errori, dalle cose fatte senza testa nascono per guizzo delle idee brillanti che ti salvano la pelle. O no?
E ancora, a voler esagerare, se Il libro dal futuro fosse contemporaneamente tutte e due le cose? 
E lo fosse per scelta degli autori? 
Argomenti a favore del colpo di genio: difficilmente Mac Barnett sbaglia un tiro. Anche se alcune storie sono decisamente più felici di altre, il livello complessivo è sempre molto alto. 
Argomenti a favore dell'allegra baggianata: il fatto che dietro questo libro ci sia un gioco, e quindi come tutti i giochi, esso prevede anche una necessaria dose di spensierata scemenza. 
Si possono mettere in elenco alcune riflessioni. 
1. chiama affabilmente dentro i propri lettori... 
2. ma con loro è perentorio.
 

3. è molto chiaro con i propri lettori... 
4. ma di loro si prende anche gioco. 
5. è un meccanismo perfetto dal punto di vista della sua architettura, ossia quella di un albo illustrato... 
6. ma è anche capace di trasmettere intorno a sé una meravigliosa confusione. 
7. è per scelta spiazzante con i propri lettori... 
8. ma è anche capace di rassicurarli. Alla fine.

Per pubblica ammissione di Mac Barnett (https://lookingatpicturebooks.com/) il libro nasce dal desiderio di creare una storia che preveda la condivisione tra grandi e piccoli e che quindi necessiti di una lettura ad alta voce da parte di un adulto con dei bambini davanti (intorno o sopra). 
Appresa questa circostanza, si rafforza nella testa l'idea che il libro sia contemporaneamente le due cose dette all'inizio: un colpo di genio e una allegra baggianata. 
L'idea di chiamare dentro i propri lettori (punto 1) funziona magnificamente se il libro viene letto ad alta voce. 
Barnett va dritto come un treno, e scrive con tono assertivo e perentorio (punto 2): "Questo libro viene dal futuro. Qui nel futuro sono cambiate tantissime cose." Va da sé che la chiave è in quell'avverbio di luogo. Qui e non lì, si badi bene. 
E così con SOLE tre letterine si dà al lettore (sia il piccolo sia l'adulto) una precisa indicazione sulla provenienza della voce narrante. E gli si dice anche con molta chiarezza che è agli abitanti del passato (ossia del presente) che si sta rivolgendo. 
Così, per magia, in sole 12 parole (nella traduzione di Sara Ragusa) ci siamo già dentro "con tutte le scarpe" (punto 1). 
Il testo prosegue con adamantina chiarezza per 4 pagine, ossia due doppie facciate (double page spread, per gli snob), che è meglio di 2 sole (punto 3 e punto 5): nel futuro i nomi delle cose sono quelli dei loro contrari, da come li si conoscono nel presente (punto 7). 


In perfetta simmetria, nella prima doppia si apprende che il sole si chiama luna e la luna si chiama sole. Nelle successive si rinforza il concetto. 
E a proposito di rinforzo, il vero colpo di genio visivo sta nelle targhette rosse Dymo (qui gli adulti gongoleranno) che sono lì a dirci che le cose stanno davvero così (punto 3). Sono lì come targhette nelle cornici di molte grandi opere più antiche oppure in quelle didascalie che sono al lato e che attestano si tratti di un autentico Renoir, di un vero Canaletto, di un capolavoro di Anish Kapoor. 
Ma poi il testo, dopo il funzionale silenzio del giro di pagina (punto 5), sterza bruscamente (punto 4) e quello che sembrava una regola, non lo è più. 
Altro piccolo colpo di genio andrebbe menzionato per come Shawn Harris risolva visivamente un testo che in queste due pagine è obiettivamente scivoloso come una parete di vetro... (punto 5). 
Il gioco tra lettore e voce narrante riprende e si consolida, con le solite sterzate (punti 2, 3 e 4). E si stabilisce finalmente anche a parole ciò che si supponeva: ossia che la voce narrante proprio al suo lettore stia parlando (punto 1). La "faccia di frappè" dell'edizione italiana si distacca da quella inglese che è "faccia di formaggio", chissà se in onore di una delle letture cardine del giovane Barnett (The Stinky Cheese Man...), ma le troppe cose da raccontare costringono la voce a sorvolare... 
A questo punto i nomi diversi tra futuro e presente sono parecchi, e sono sempre più folli e assurdi. 
Il gioco si fa interessante e l'intreccio si infittisce e diventa racconto di un fatto: una spesa al supermercato. 


A questo punto si può supporre che la "stupidera" si sia impadronita del tutto di chi legge e di chi ascolta, anche in nome dell'aumentata confusione generale (punto 6 e punto 7). 
E per finire, si arriva al punto 8, ossia a quello che il testo, nonostante il punto 7, non può permettersi di dire per non scivolare nel didascalico, ma che una testa mediamente pensante percepisce... 
Taccio, ognuno provi per sé e si esprima, eventualmente su un'etichetta Dymo.

Carla

venerdì 6 marzo 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

SPECULARE!

Strano!
, Mark Janssen (traduzione e adattamento di Alessandro Riccioni) 
Edizioni Lapis 2026 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Un giorno proprio nella prima pagina di questo libro apparve qualcosa di molto strano. 
'Non ho mai visto nulla di simile!' disse Bradipo. 
Mandrillo fece un passo avanti, sospettoso, mentre Pinguino aveva già iniziato a zampettarci su, tutto eccitato. 
'Attento, non saltarci sopra!' disse Bradipo. Poi raccolse la strana cosa, la girò su un lato e la mise dritta. Proprio in mezzo al libro!"

Adesso quella strana cosa, che a vederla sembrerebbe un rettangolo di un materiale simile a vetro, è lì perfettamente a metà del libro, esattamente dove le due pagine - quella di sinistra e quella di destra - si toccano. Tutti gli animali ci vanno davanti e cominciano a osservare ciò che ci vedono dentro.
 

Il primo è Piccolo Gorilla che vede un suo simile, ma proprio molto simile, e quindi lo invita a giocare. Il secondo è Iguana che vede qualcosa che ritiene davvero brutto, il terzo è Leone che invece al contrario si innamora all'istante di chi ha davanti: praticamente un gemello. Al punto di allungare le labbra per scambiarsi un bacino. Grande Gorilla, al contrario, davanti a un suo sosia si innervosisce parecchio. Come sempre è una questione di carattere... 


Ma spetta a Piccolo Elefante la grande scoperta: quello che ha davanti a lui è proprio lui stesso, medesimo, attaccato per la proboscide. Altro che gemelli e sosia... 
Vuoi vedere che quel rettangolo di quel materiale simile al vetro forse potrebbe essere uno specchio? 

La forma di un libro è allo stesso tempo un limite, ma anche una bella opportunità per chi ci debba scrivere o disegnare sopra. In particolare il taglio tra le pagine è stato sempre un demone da sconfiggere per gli illustratori che sognano la doppia pagina per tenere la loro tavola disegnata come una unità indivisibile. Però, come di fronte a qualsiasi difficoltà, il cimento di superarla rendendola addirittura un'opportunità, addirittura in senso narrativo, è stato obiettivo di molti. Pensiamo a L'onda di Suzy Lee (e da lì le riflessioni messe in ordine dentro il suo La trilogia del limite), ma si può anche ricordare Jon Agee che trasforma il taglio in un muro invalicabile. Ma gli esempi potrebbero essere anche molti altri e anche di un bel po' precedenti a Suzy Lee. 
Mark Janssen si cimenta nella stessa direzione e usa il limite tra pagina di sinistra e di destra per ficcarci dentro uno specchio (semplicemente alludendovi a parole, è ovvio!) 
Va da sé che Janssen vuole portare i suoi piccoli lettori ad arrivarci per gradi di difficoltà sempre maggiori. Così, visivamente, il gioco all'inizio funziona molto chiaramente e noi siamo dentro una bella illusione, ossia vediamo una cosa che oggettivamente non possiamo vedere. Vediamo il Piccolo Gorilla come se fossimo nei suoi occhi. E questo succede con Iguana, Leone e Grande Gorilla. In sostanza vediamo, o meglio ci facciamo l'illusione di vedere l'animale e il suo riflesso, rispettivamente nella pagina di sinistra e di destra, nello stesso tempo. 
Facile (anche se impossibile). 


Poi le cose vanno avanti, ma con una consapevolezza diversa. Adesso tutti cominciano a toccare lo specchio e quindi le immagini diventano meno leggibili, ossia si sdoppiano in una simmetria che però ha dei punti di contatto lungo la linea che separa i due fogli: la proboscide di Piccolo Elefante, il sedere di Iena. Siamo di fronte a immagini che ricordano le ali di una farfalla o le macchie di Rorschach... 
Ancora ciò che vediamo ci risulta facilmente leggibile (anche se impossibile). 
Janssen disegna l'animale e con l'aiuto del digitale lo fa ruotare intorno a un perno - proboscide o sedere che sia.


Ma poi la cosa si complica ancora di più. 
Gli animali da Grande Elefante in poi si mettono davanti allo specchio in pose ancora più improbabili. E le simmetrie non riusciamo più a coglierle, avendo invece davanti agli occhi un risultato che è davvero esilarante: quattro zanne, otto zampe e due proboscidi per un animale che ormai solo lontanamente ricorda un elefante... Lo stesso può dirsi per Zebra, Leopardo, Rinoceronte e Pavone. 
Un caso a sé lo rappresenta Piovra che quanto a simmetrie non la frega nessuno... Insomma, da questo punto in poi, nulla è più riconoscibile, salvo usando un foglio bianco che nasconda la metà dell'animale originario per riuscire a capirci qualcosa in più. 
Ma il gioco è proprio questo, si direbbe: quello di creare delle creature (!) mai viste che solo molto alla lontana possono avere qualche somiglianza con i protagonisti che sfilano, pagina dopo pagina, così come il testo ci suggerisce, davanti a quel "misterioso" rettangolo vetroso.
 

Purtroppo per chi è superstizioso nel finale travolgente, grazie al goffissimo rinoceronte, accade l'irreparabile, nel senso più letterale del termine! 

Carla 

Noterella al margine. Lascerei ad altri i seppure interessanti ragionamenti che si possono fare su quello che - nella vita vera - vediamo riflesso, quando ci poniamo davanti a uno specchio. I narcisi, gli aggressivi, i critici, i confusi... 
Bella idea!

lunedì 2 marzo 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

"SI DEDICAVA SOLO ALL'AMORE"

La più bella di tutte, Michail Esenovskij, Elena Sadkovaskaja 
(trad. Tatiana Pepe) 
Caissa Italia Editore 2026 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dagli 8 anni) 

"Potrei parlare della mia mamma giornate intere e nessuno si annoierebbe. 
Oltre me, tutti amano la mia mamma. Alcuni la amano per il suo carattere allegro. Altri perché non fa la spia. 
C'è stato uno che l'ha amata perché lei era lei. Le diceva sempre: ' Grazie per come sei.' 
E la mamma gli rispondeva: 'Prego.' 
La mia mamma è la mamma più gentile e più educata del mondo...

Forse val la pena, per velocità, mettere in elenco le cose in cui la mamma di questo bambino è la più bella. Per il girovita, per come cade, per come si ammala, per i suoi talloni, per le gambe e le mani, per come sputa, per come ride, per il suo naso, per la sua testa, per la gola, per la sua pelliccia di zampette di volpe, per quanto è furba, per i polmoni che ha, e anche per il cuore e per lo stomaco, la pancia, la sua casa e i mobili che ci sono dentro, la macchina, grande e lunga. 
L'unica cosa che non gli piace tanto della sua mamma è l'appendice che le causa un sacco di problemi... 
Solo un ultimo dettaglio finale da aggiungere: ora come ora, questa mamma non sembra esserci. Tarda ad arrivare. Ma lui continuerà ad aspettarla e, per ingannare l'attesa, sul muro con un pennarello scrive: "Mamma, finalmente! Cominciavamo a preoccuparci." 

Elenco per elenco, si potrebbe replicare così. 
La (cosa) più bella di tutte di questo libro è la capriola che ti costringe a fare, ogni volta che sei lì che leggi uno dei suoi tredici racconti e uno dei suoi nove amori felici. 
La (cosa) più bella di tutte di questo libro è il tono che ha. 
La (cosa) più bella di tutte di questo libro è il ritmo sempre diverso che prende. 
La (cosa) più bella di tutte di questo libro è la lievissima tendenza al politicamente scorretto e all'ironia. 
La (cosa) più bella di tutte di questo libro è che va in molte direzioni diverse e le esplora. 


Per parlare delle capriole basterà forse fare una serie di esempi. Il primo dei quali potrebbe essere la nonna cactus che veglia sul sonno e sui giochi in cortile del nipote che un giorno ha piantato un seme in un vaso. Vaso che ora ospita quella opuntia che fa bella mostra di sé sul davanzale della finestra della cameretta. Oppure ricordare la malinconica storia di Upak e Talula, una sorta di Orfeo ed Euridice preistorici... O ancora, nelle due incursioni fiabesche, una delle quali più felice dell'altra, dove i due protagonisti - la bella addormentata e il principe - sono destinati a non vedersi mai da svegli... 
Per parlare del tono, racconto dopo racconto, vanno notate due cose. 
La prima dipende da Esenovskij in persona e l'altra da Tatiana Pepe che lo tampina passo passo, come nella ben nota pubblicità del vino Folonari, per chi se la ricorda. Esenovskij ha uno stile molto particolare di scrittura. Pieno di allusioni, giochi di parole, ma soprattutto pieno di sguardi d'intesa con il suo pubblico bambino, in questo suo modo di raccontare il reale mischiandolo con il surreale. Spesso ci si può allegramente illudere che a scrivere sia Esenovskij, ma sotto dettatura di un bambino di otto anni. 
Esemplificativo in questo senso è il primo racconto, Memorie, in cui il lettore viene preso per mano e condotto dalla voce narrante in un mondo che pare impossibile, surreale appunto, fino al momento in cui si svela il gioco e si intuisce, a posteriori, che a parlare del proprio passato di bebè sia qualcuno che quel tempo magnifico lo sta in qualche misura rimpiangendo. 
A Tatiana Pepe va l'onore di aver cercato di essere fedele a quella lingua e quindi di cogliere e mantenere un tono sempre un po' scanzonato, per quasi un centinaio di pagine. 
Riguardo al continuo cambiamento di ritmo va notato come si passi con assoluta noncuranza dal racconto breve al dialogo teatrale (dal bigliettino alla chiacchierata sulla strada di casa), passando attraverso anche due fiabe. Da narratori interni a narratori esterni, dalla soggettiva del bambino che descrive la sua mamma, al c'era una volta ripetuto almeno nove volte di seguito... 
Il politicamente scorretto lo si avverte impercettibilmente, parlando di amore, parlando di uomini e donne... Ognuno può giudicare con la propria sensibilità. 
Mentre per quel che riguarda l'ironia è sparsa un po' ovunque e anche in questo caso, ognuno giudicherà leggendo. 
A chiudere, la questione delle direzioni. O, in altre parole, come il concetto di amore si possa declinare. C'è gente che per amore farebbe qualunque cosa, compreso pagare settecentocinquanta rubli, anzi no dollari (che sono verdi...), per diventare verde per amore. E dall'altra parte c'è chi, nonostante il bisogno di circondarsi di verde, si innamora per sempre di una bionda con gli occhi azzurri e le labbra rosse e i denti bianchi! 
C'è gente invece che trova l'amore in un cactus e chi si tormenta con mille domande e chi dando un morso a una mela è capace di metter su famiglia... 


Buffo, buffissimo libro. Anche nelle figure. 
Leggerlo, un piacere.
 
Carla

lunedì 23 febbraio 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

JOIE DE VIVRE

Il fiore delle strisce pedonali
, Susie Morgenstern, Serge Bloch 
(trad. Maria Bastanzetti) 
Babalibri 2026 


NARRATIVA ILLUSTRATA (dai 7 anni) 

"Mia madre fa un lavoro così così: fa attraversare la strada agli scolari sulle strisce pedonali, per evitare che vengano investiti da qualche automobilista che va di fretta. E non mi darebbe neanche fastidio, se solo non lo facesse davanti alla MIA scuola! 
Per mia madre, che tutti conoscono – compresi i MIEI amici – con il nome di Élodie, questo lavoro sottopagato è una vocazione, una missione, e uno spettacolo quotidiano, per giunta. Ci mette l’anima." 

A Beausoleil, vivono insieme da 10 anni a questa parte, ossia dal giorno della sua nascita. Sono mamma (single) e figlia. Del padre nessuna traccia e anche vaghi ricordi e nessuna sicurezza circa la sua identità. 
Nonostante i pochi soldi, il lavoro di aiutante dei bambini sulle strisce per andare a scuola non è molto pagato, quella signora sprizza joie de vivre e allegria da tutti i pori. Cosa questa che fa un po' vergognare sua figlia che la vorrebbe più anonima e simile a tutte le altre mamme e non sempre vestita in modo così originale e vistoso... 


Eppure a quella signora un po' strampalata e con pochi denti in bocca tutti vogliono un gran bene. E lei lo ricambia con la sua grande disponibilità a essere d'aiuto: consola i bambini, aiuta il preside con le fotocopie, tiene le classi in cui la maestra è assente... insomma, si rende utile appena può e lo fa con dedizione e allegria: perché lei vuole bene al mondo! 
I bambini le piacciono quasi quanto le piacciono i fiori che coltiva con altrettanta passione sul suo balcone. Il talento naturale che dimostra con i piccoli è pari alla sua arte di comporre meravigliosi mazzetti di fiori. 
Così quando sua figlia scappa dalla classe, in preda alla consueta vergogna, perché è sua mamma che sostituisce la maestra assente, e si incammina verso Montecarlo, a due passi da Beausoleil, accade l'imprevedibile. Partita per andare a vedere come l'acquario e come vivono gli straricchi, incrocia un cartello che potrebbe cambiare la sua vita e quella di sua madre: CERCASI FIORISTA.
Questa è la mirabolante storia di una brava bambina e di una brava donna che ci sapeva fare coi marmocchi e con i fiori, e anche un po' con gli uomini... 

Due cose mi hanno sempre colpito di Susie Morgenstern. 
La prima è proprio l'energia che produce ed emana: lei è sempre così luminosa, in tutto quello che fa, che è davvero impossibile non accorgersene. 
La seconda: il suo saper raccontare la realtà per quella che è. E forse, a ben vedere, le due cose sono tra loro interconnesse. 
Qui, di nuovo accadono entrambe. E a illustrarle c'è Serge Bloch. 
Da un lato abbiamo l'incrollabile quanto raggiante fiducia nella vita - che condivide con la protagonista  Élodie - e dall'altro la verità di una realtà che è fatta di famiglie senza padri, di lavori precari e dignitose povertà, di vergogne filiali, di bocche senza denti, di pochezze umane... 


Attraverso la voce di questa ragazzina, conosciamo sua madre fuori, così come si diverte a disegnarla Bloch, e scopriamo che, accanto al sogno di non trovarsela sempre fra i piedi vestita come un fiore o come un supereroe, la piccola Léa impara a vedere sua madre anche dentro: lentamente ma inesorabilmente si accorge del suo "crescere". 
La vede mentre si impegna in tutto quello che fa, la vede capace di trovarsi un posticino adatto a lei nel mondo. La vede libera dai pregiudizi, consapevole di cosa siano le cose che contano nella vita, compreso l'amore. 
Accanto alle sue estrosità, si accorge che giorno dopo giorno sua madre sa prendere in mano la sua vita, impegnandosi a portarla nella direzione migliore per lei e per sua figlia. E anche per tutti gli altri... 
Onesta con sé stessa, onesta con la sua bambina, e con tutti i bambini della scuola, onesta con Alain di cui non è innamorata, Élodie va dritta per la sua strada, dimostrando al mondo, ma anche e soprattutto a sé stessa, di essere capace di grandi cose. 


Non c'è altra chiave di lettura: la forza di questo magnifico personaggio è proprio in quella fede incrollabile nei confronti della vita che Susie Morgestern diffonde in tutto ciò che crea. A ogni pagina sembra di leggere tra le righe: "ogni cosa va vista e vissuta per quello che è con l'intenzione di ricavarne sempre il meglio per tutti. Anche quando questo meglio sembra poco più che il nulla." 
E così, vuoi per sorte vuoi per talento, quella mamma di cui un po' Léa si vergognava diventa ai suoi occhi una mamma di cui andare fieri. 

Carla

venerdì 13 febbraio 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

alla Vale e alle sue galline

LA GALLINA NON È UN ANIMALE...   

Che bestie, Gek Tessaro 
Lapis 2025 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

“Cara mamma” ho domandato 
 perché proprio sei galline?” 
 Mi ha risposto che al mercato 
 le sembravano carine. 
“Ma non era meglio un cane, 
 una palla o un fratellino? 
 Cara mamma, tu hai presente 
 che sarei anche un bambino?” 

“Cosa c’entra?” mi ha risposto 
“Sei mio figlio, sei speciale: 
 per te voglio solo il meglio 
 e un regalo originale. 
Però certo tu non devi 
accettarle ad ogni costo 
se il regalo non ti piace 
posso sempre farle arrosto!” 

 Brevissimo antefatto. 
 Quel giorno è il giorno del suo compleanno: sei anni. La mamma, che è strana forte, si presenta davanti al suo bambino esterrefatto con un regalo originale. Sei galline (ma a contarle sembrano cinque). Vive.
 


Fine dell'antefatto. 
La minaccia di farle arrosto convince il ragazzino ad accettarle in dono e qui comincia il suo strano pomeriggio, passato dietro alle pennute. Quelle piangono disperate perché temono un infausto destino e il ragazzino fa fatica a concentrarsi per studiare geografia. 
Alla fine lascia i libri e con le galline gioca - dagli scacchi a mosca cieca - e la situazione seppure lievemente, ma migliora. Ma quelle, nonostante quel che si dice, di andare a dormire non ci pensano nemmeno e anche quando a casa è una tigre a suonare il campanello, quelle non fuggono atterrite, ma le si mettono davanti e ricominciano a frignare. 
 La tigre, dal suo canto, sebbene di mangiarle avesse in mente, a vederle così bagnate non le apprezza e si sdraia tristemente sul pavimento. 
Quelle ne approfittano e anche con lei vogliono giocare e mentre in casa si è creato quindi un bel baccano, quel ragazzino riesce anche a ripassare greco e storia... Ma la giornata non può finir così. 
Entra il padre, lui è quello strano veramente, con la sesta gallina, che evidentemente si era smarrita (ecco che ora i conti tornano!), tenuta per il collo, ma con al seguito anche un regalo tutto suo, per quel povero bambino. Un dono degno di lui! 

Le piacevolezze di questo libro sono almeno cinque (!).


La prima, ovviamente, è l'idea di partenza. 
Quella di costruire una storia bella assurda dove una madre originale regala, per il suo sesto compleanno, al proprio figlio un animale (in verità sei) che non ha gran fama di essere particolarmente interessante. Ecco. Ancora una volta le galline sono il bersaglio ideale per chi vuol far ridere la gente. 
Dalla Gallina , monologo-canzone di Cochi e Renato in poi, per questi poveri pennuti non c'è stato più riscatto. Dove c'è una gallina - qui addirittura 5 e poi 6 - si riderà per certo. Un po' come succede con la pistola che nei film viene inquadrata: prima o poi sparerà... 
La chiave sta nell'aver creato, grazie alla loro fama, un inceppamento mentale, una variabile impazzita nella consuetudine del regalo di compleanno. 
Per di più, queste galline hanno la lacrima facile, circostanza che le rende ancora più assurde dell'assurdo loro essersi trasformate in dono. 
La seconda cosa è il testo scoppiettante che va avanti in rima con allegro ritmo cadenzato. 


Lo zampino di chi ha curato l'editing si percepisce nella ricerca di termini non così scontati: lo sgomento con il tormento... le galline come commosse, e anche appiccicose, ma il meglio lo si raggiunge con

 “Le galline sono mie 
 io ho il senso del possesso.” 

Leggerlo ad alta voce è un obbligo morale.


La terza cosa sono i disegni, ossia i coloratissimi quanto sbilenchi collage di Gek Tessaro che riempiono ad arte il bianco delle pagine. E che fanno ridere quasi quanto il testo. 
E soprattutto che ci raccontano una storia nella storia, un conto che non torna agli occhi di tutti quelli che sono stati attenti... 
La quarta cosa è la capriola del finale sulla quale si deve solo tacere. 
La quinta è l'allegria diffusa che di norma si genera quando si ha in mano la maggior parte dei libri di Gek Tessaro. 

Carla 

Noterella al margine. Resta da capire quali siano effettivamente le bestie cui allude il titolo. Io un'idea l'avrei...

venerdì 21 novembre 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

DOPPIO AH!

L'ometto a cui non piaceva nulla, Pépito Matéo, Irène Bonacina 
(trad. Eleonora Armaroli) 
Terre di Mezzo 2025 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Lo si sentiva mormorare il suo solito ritornello: 
che fastidio questo mondo, ha toccato proprio il fondo 
giran tutti come bestie, il tempo non è di mio interesse 
per non parlare poi del resto, che di certo io detesto 
che schifo qua, che schifo là, mamma mia che follia e così via! 
Quel giorno, a forza di borbottare e camminare - cosa che comunque non gli piaceva -, sempre con il naso all'ingiù, era uscito senza volerlo dalla città." 

Lui è fatto così: nulla gli piace. E di tutto si lamenta. Ma da quando? Che importanza può avere... 
Non ama alzarsi dal letto, né uscire di casa. Detesta i tombini grigiolini, l'immondizia e la sporcizia (come dargli torto?!). Non ama neanche gli animali e persino il sole lo infastidisce, al punto che con il dito inquisitore e il naso stranamente all'insù ha il coraggio di gridargli contro che lui della sua luce proprio non sa che farsene. 


E così il sole in punta di piedi esce dalla vita dell'ometto. Lo stesso fanno le nuvole, i monti, la terra e gli alberi: insomma, tutto quello che gli si para davanti in quella passeggiata in campagna piano piano sparisce dalla sua visuale. 
Togli questo e togli quello alla fine intorno a lui non rimane nulla: solo un gran silenzio. Un gran gran silenzio. Ma si sa che troppo silenzio, e anche troppo vuoto intorno, schiaccia sempre un po' e l'ometto comincia a preoccuparsi, e poi ad arrabbiarsi fino a davvero spaventarsi... 
"Che ti succede, ometto?"..."Vorrei vedere una stella brillare". 
Clic! 

Non è dato sapere se Irène Bonacina venga scritturata dai suoi editori per illustrare solo storie magnifiche, oppure se dipenda dal suo 'naso' nel scegliere di illustrare questa o quella, ma è un fatto che quando arrivano i suoi disegnini lievi, dietro c'è sempre un grande racconto. 
Anche in questo caso la sua presenza alle figure conferma che la storia di Pépito Matéo è molto ben concepita e scritta e, fortunatamente, anche molto ben tradotta. 
La scintilla che ha fatto venire in mente a Pépito Matéo di raccontare, e lui lo fa così bene, ai bambini la storia dell'ometto perennemente scontento è una signora scintilla, che viene da lontano, nel tempo e nei luoghi. 
Lui stesso lo racconta in poche righe nei risguardi: un cantastorie amerindo, incontrato in Luisiana durante un suo viaggio, gli racconta una storia che suo padre gli aveva raccontato perché a sua volta l'aveva sentita dal suo. 
E la storia diceva così: "tutte le mattine i nativi ringraziavano ogni cosa necessaria all'esistenza, in modo che nulla scomparisse sulla Terra." 
Come sempre dai nativi non possiamo fare altro che imparare. Sembrerebbe quasi che loro siano i depositari della memoria del mondo e resistano - quei pochi che non abbiamo sterminato - per testimoniare. 
La questione parrebbe bella grossa e può essere affrontata da vari lati. 


Senza voler fare un pippone filosofico, mi sembra che dietro alcune parole si possa comunque scavare un bel po' e arrivare a mettere in piedi bei discorsi: parole come ringraziare, cose necessarie, scomparire, nominare... 
Altrettanto interessanti sembrano essere i modi in cui tutto questo si è fatto libro. 
Il racconto di Pépito Matéo, ovvero il suo modo di scrivere, è figlio del suo mestiere di narratore, attore, appassionato autore di scrittura orale: lo hanno definito un 'maestro di parole'. E accipicchia se lo è! 
La lettura di questa storia la si potrebbe paragonare a una giovane pattinatrice che fa scorrere veloce le lame dei suoi pattini, si muove con sicurezza, accelera verso il centro del suo esercizio, e quando è lì fa salti e piroette in aria. E poi riatterra per chiudere in bellezza con un inchino. 
Se il testo, così pieno di poesia (con un sacco di rime) e di filosofia, letteralmente canta nel leggerlo ad alta voce, dimostra tutta la sua difficoltà nell'essere illustrato. 


Un paio di esempi di come anche la Bonacina pattini leggera con i suoi pennelli e la sua china: far sparire le singole cose che mette in elenco, senza mai diventare ridondante con il testo, senza farlo diventare didascalia. Ah! 
Per converso non cade nella trappola di costruire un catalogo visivo di oggetti che il testo nomina per vederli ricomparire. Ah! 
Ma soprattutto, dimostra un grande talento per aver saputo creare visivamente il vuoto, il nulla e il relativo silenzio. E di averlo creato nel suo divenire. Doppio ah! 
Ma lei è Irène Bonacina. 

Carla

lunedì 17 novembre 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

DI SOFFITTI ALTI E DI GRAZIA

Vida e la missione di Re Inverno, Bjarne Reuter, Anna Forlati (trad. Eva Valvo) 
Iperborea, 2025 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dagli 8 anni) 

"Accanto al letto c'era un quadro che raffigurava Pioppotremolo, che non si poteva nemmeno definire un 'paese', ma al massimo un bosco con alcune vecchie case sparse. In una di quelle case abitava il nonno di Vida e Karl, insieme al pappagallo Paolo e al gatto Mosè." 

Gli zaini dei due fratelli, Karl il maggiore e Vida la più piccola, sono già pronti dalla sera prima. Quello che li aspetta è un fine settimana a casa del nonno, a Pioppotremolo. Ma a mettersi di traverso ai loro progetti è la grande nevicata nella notte che ha bloccato le strade. 
Solo i treni, seppur lentamente, viaggiano ancora... 
Il nonno per telefono ha appena detto alla mamma dei due bambini che effettivamente anche lì da lui è tutto fermo. Il fine settimana pare saltato. Ma se Karl non parte per andare dal nonno, ha minacciato di scoppiare. Così il nonno decide di fare un estremo tentativo per salvare il nipote... 
Il tentativo consiste nel rimettere in uso la vecchia slitta, attaccarci il vecchio cavallo e andare a prendere Karl e Vida alla stazione del treno, dopo aver attraversato il bosco. 


Il tentativo, nonostante il vecchio Salomone von Olsen abbia arrancato nella neve alta con le sue tre zampe e mezzo, è riuscito! Quel cavallo pigro ha portato il nonno fino al piazzale della stazione e poi, nonostante tutto, nonostante il freddo e nonostante il buio, ha riportato indietro a casa nonno e nipoti. 
Questo è il racconto di un fine settimana che - complice la grande bufera di neve che ha bloccato l'intera Danimarca - è durato ben di più e si è trasformato in una avventurosa impresa per aiutare un quasi folletto a superare la grande prova che il Re Inverno gli ha assegnato per poter diventare un folletto al cento per cento! 
Una corsa contro il tempo, perché tutto deve succedere entro il 25 dicembre, ovviamente! 

Il consiglio è questo: procurarsi entro il 30 novembre una copia di questo libro e leggerne - da soli o in compagnia - un capitolo a sera, per arrivare alla sera di natale con il miglior animo possibile. 
Se il piano A non dovesse riuscire, il piano B suggerisce di procurarsi detto libro e ricavarsi una mattinata libera (o anche due serate o tre ore un giorno sì e un giorno no) per leggerlo e anche in questo caso l'animo se ne gioverà parecchio. 
Questo libro è illuminato perché possiede una bella aria dentro e tanta grazia diffusa. Quelle stesse aria e grazia che illuminano spesso e volentieri la letteratura del Nord, almeno quella per l'infanzia: dove tutto scorre con così tanta naturalezza che l'unica cosa che il lettore può fare è quella di abbandonarsi al flusso della narrazione e farsi portare fino all'ultimo punto. Quello che chiude la storia. 
In ordine sparso, un po' di cose luminose. 


La relazione tra adulti e bambini: autentica, matura, risolta, leale, serena. 
I bambini e i grandi sono spesso su posizioni diverse, tuttavia da entrambe le parti c'è il rispetto dell'altro e l'ascolto reciproco. I grandi fanno i grandi e i bambini fanno i bambini. Nessuno sconfina! 
La relazione tra realtà e magia: equilibrata e permeabile.


Con grande naturalezza si passa dalla missione magica di Vida e del suo amico quasi folletto che deve raccogliere uno stivale di chiardiluna alla spesa al supermercato, dal gilet di ragnatela alle partite a Ludo tra nonno e nipote. 
Il lettore passeggia allegramente tra i due mondi e capita che a ogni superamento del confine un po' di polvere di realtà gli resti sul vestito, così come un po' di brillantini di magia. I dialoghi tra un bambina e un folletto rendono concreto questo continuo passaggio.
Il sense of humor che forse ha una sua ragion d'essere geografica, data dalla vicinanza tra Danimarca e Gran Bretagna. Un fatto è indubitabile: quel nonno è davvero una sagoma. 


E non riesce proprio a fermarsi di fronte a nulla: sa ridere di cose anche molto serie. 
Grande insegnamento, il suo! E già che c'è fa molto ridere anche il lettore grande, il che non guasta! 
Lo spessore dei personaggi e lo spessore del contesto: tanto i due bambini quanto i tre adulti che abitano questa storia sono lì ben piantati nei loro rispettivi caratteri. E sono anche molto belli nelle loro relazioni interpersonali. 
Karl e la sua concretezza, Vida e la sua poesia. 


Con sullo sfondo belle giornate invernali, quelle con "il soffitto alto", la campagna danese in inverno, una casetta accogliente, calda e luminosa, il silenzio intorno, la neve che tutto copre, mangiandosi ogni rumore... 
E il natale in arrivo. 
I disegni di Anna Forlati che su tutto questo apre finestre, come in un vero calendario dell'avvento, e tavole singole o doppie che restituiscono - attraverso una nebbiolina perenne - l'aria e la grazia di questa storia. 

Carla

venerdì 14 novembre 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

INQUIETA

Tornare
, Nadia Al Omari, Richolly Rosazza 
Kite edizioni 2025 


ILLUSTRATI PER GRANDI (dai 15 anni) 

"L’inverno si stava annunciando. Non volevo passarlo in città. Tu mi avevi raccontato che al di là del mare era ancora estate. Così decisi di partire. 
Il viaggio mi parve più breve del previsto. Arrivai su una spiaggia rossa, abitata da pescatori. Lì c’era una piccola casa ad accogliermi. Ci misi poco a sentirla mia. 
Un giorno, camminando sulla sabbia senza contare le ore, presi una svolta che mi condusse a un litorale deserto. Lì, in mezzo all’acqua, c’erano enormi faraglioni abitati da pellicani. Abbarbicati alla roccia spiegavano le ali leggere, schiudevano il becco all’aria lanciando richiami che volavano alti nel cielo fino a raggiungere le mie orecchie. C’era qualcosa di magnetico in quella visione." 

Ogni giorno, al tramonto, lei tornava lungo quella spiaggia perché il suo sguardo si beava e il suono degli uccelli calmava i suoi pensieri che le dicevano essere arrivata l'ora del ritorno. 


Il giorno prima della partenza, un pellicano le si avvicinò e, toccando con le sue piume la sua pelle, le sussurrò qualcosa all'orecchio. 
A casa, di ritorno, l'aspetta l'inverno e la neve. Ma c'è anche un piccolo vuoto che non si riesce mai a colmare del tutto. Una piccola inspiegabile inquietudine. 
Lentamente le giornate si allungano, il freddo lascia il posto al tepore e la neve si scioglie perché tutto possa di nuovo sbocciare. Ed è ora che lei decide di andarlo a trovare. Insieme cenano intorno al fuoco e quando si fa notte ed ora di tornare, lei si riporta a casa l'odore del legno bruciato e il suo abbraccio. Arriva l'estate e con lei la voglia di ripartire e quando passò di lì una carovana, lei ci saltò sopra... rivide l'oceano con i suoi pellicani. Ma quando sentì di nuovo l'odore della sua terra e le cicale parlavano una lingua che le era nota, allora si fermò. Tornò da lui che le regalò cose da fare durante il tempo in cui sarebbero stati di nuovo lontani, l'autunno: ribes da trapiantare, finocchio da essiccare e mele da far maturare... Ma adesso era tutto un po' diverso e la luna se ne accorse e le regalò un sentiero fatto di foglie cadute per tornare da lui. 
Anzitempo, o forse no? 

Diverso tempo è passato dall'ultimo libro in cui Nadia Al Omari e Richolly Rosazza sono di nuovo assieme sul foglio: lei ai testi, lui alle matite. Ma non è solo il tempo a essere trascorso, vista la differenza forte che tiene distinti L'ospite del 2020 e Tutte storie dell'anno successivo. 
Lì avevamo letto due storie ad altezza di bambino, qui il lettore o la lettrice dovranno essere ben più cresciuti. 
Kite è forse una delle case editrici che di più in questa direzione vanno esplorando. 
Loro pubblicano libri che per forma sono dei veri e propri albi illustrati pur facendo la scelta di concepirli per un pubblico adulto. Il gioco sta proprio in questo: un oggetto che nasce e si diffonde nella prima infanzia viene messo a disposizione di un lettore del tutto inaspettato. 
L'idea è coraggiosa, anche se - credo - nessuno si nasconda la difficoltà di perseguirla. 


Qui la questione è complessa anche se davvero sfumata e difficile da afferrare a una prima lettura. E la trama che tiene insieme i pochi fatti in sequenza è esile e sfuggente. Quindi per capire - e ognuno avrà una sua propria lettura personale - occorre farsi un po' portare dal testo e dalle immagini. 
La prima cosa che si percepisce è l'indole inquieta della protagonista. 
Legata agli umori che cambiano a seconda delle stagioni: l'inverno è freddo e fatto di solitudine, quindi spinge ad andare via. Al contrario, la primavera è momento di rinascita e quindi di relazioni, il bisogno di comunicare e di condividere è la spinta vitale. L'estate è il tempo del viaggio, della partenza, dell'esplorazione... 
Chi di noi non ha percepito con chiarezza questo tipo di sensazioni che segnano il passaggio da una stagione all'altra? Chi di noi non ha mai sentito il proprio e personale primo giorno di primavera che ovviamente non coincide con l'equinozio di primavera e lo stesso per il primo giorno d'estate e d'autunno o d'inverno. Ieri era ancora estate, verso mezzogiorno, oggi ho i piedi gelati se cammino su un prato.


Ma l'altra grande sensazione in cui Tornare ruota è proprio la perenne inquietudine che porta i più giovani e i meno giovani a trovarsi sempre nuovi obiettivi e percorsi per arrivare da qualche parte. 
Poi un bel giorno succede qualcosa, un clic che ci indica che è arrivato il tempo giusto per fermarsi. 
Se questo accade, può essere che dipenda dal luogo che si sta attraversando - fosse una palestra, o una metropoli, o un tavolino di un bar, poco importa. 
Di questo luogo si riconosce la familiarità, odori, colori, sapori. E allora ci si sente a casa...
Oppure potrebbe dipendere dalla persona - o dalle persone - accanto a cui si sente irresistibile il bisogno di stare. E anche in questo caso si cerca di fare casa... 

Carla 

Noterella al margine. Neanche tanto al margine, visto che i disegni di Richolly Rosazza - tra colore e monocromo - si infilano alla perfezione nel tessuto del testo così nebbioso e pieno di vaghezze e ne riescono a definire i contorni, pur non venendo mai meno a quell'immaginario un po' surreale con rocce pellicano, elefanti da trasporto, boschetti a quattro zampe e casette e foglie dappertutto. 


La cifra di Rosazza.