YO TENGO UNA PASIÓN
Ediciones Modernas El embudo 2020
ILLUSTRATI
"Yo tengo un moco
lo saco poco a poco
l
o redondeo
lo miro con deseo
yo me lo como
y come sabe a poco
saco otro moco
y volvemos a empezar.... "
Vista così, sembra una poesia, invece è una canzone, ossia una filastrocca della tradizione.
Che dice questo: ho una caccola, la tiro fuori piano piano, ne faccio una pallina, la guardo con desiderio, me la mangio e siccome non sa di molto, ne tiro fuori un'altra e via, si ricomincia...
Così l'hanno concepito dentro la bella casa editrice El embudo... Che se lo sfogli velocemente diventa anche un bellissimo flip book "filosofico" dove una bambina, un bambino una ragazza, un ragazzo, una signora e un signore, probabilmente i genitori, e infine una signora e un signore anziano, probabilmente i nonni, a turno si ficcano un dito nel naso (varia la narice ma non la direzione) e ne estraggono una caccola, la appallottolano e quindi se la mangiano e, visto che non sa di molto, ricominciano con il solito dito, la solita narice, la solita pallina e il solito assaggio...
Come a dire: passa il tempo, ma... oppure panta rei, o ancora cambiare tutto per non cambiare niente. Ognuno scelga il proprio.
Impaginazione regolare come un metronomo: risguardi a pois verdi, che alludono alla materia prima della storia, testo verde in stampato maiuscolo sulla pagina di sinistra.
Tutti i personaggi sono ritratti a mezzo busto nella pagina di destra: ne vediamo il viso, le braccia e il torso, e soprattutto le mani che ispezionano, appallottolano, portano alla bocca e ispezionano di nuovo, estraggono e fanno pallina e assaggiano...
Qualche dettaglio dell'abbigliamento, il tipo di capigliatura sono queste le uniche tracce che ci fanno capire che siamo di fronte a due bambini, due adolescenti, due adulti e due anziani.
Ma il vero pezzo migliore sono le quasi impercettibili variazioni espressive - e qui parte la hola per Elena Odriozola.
La bambina e il bambino con quel gesto dimostrano di avere la spensierata dimestichezza di chi sta esplorando il mondo di fuori come quello di dentro: occhi aperti, anzi spalancati, curiosi e osservatori nei confronti di quella pallina verde che impercettibilmente si affaccia al bordo della loro narice, destra o sinistra che sia.
E come a tutti i bambini capita, hanno ancora fresco il ricordo della fase orale, in cui -a parte gli occhi e le dita- ha grande importanza la bocca. La caccola sembra un po' deluderli sotto il profilo gustativo, molto di più dà loro soddisfazione farne una pallina tra le dita...
Discorso totalmente diverso, espressivamente parlando, è quello con gli adolescenti: la ragazzina ha occhi socchiusi, sguardo fisso e apparentemente assente, alza gli occhi al cielo nella fase di assaggio, anche lei insoddisfatta, ma evidentemente già molto consapevole di quello che l'aspetta.
Il suo coetaneo maschio non ha occhi in vista; sono sotto una frangia che si apre come un sipario solo nel momento dell'osservazione della suddetta pallina.
Quando si arriva agli adulti - quegli stessi adulti che hanno riempito la testa e le orecchie dei loro figli negando loro la possibilità di mettersi le dita nel naso e fare pulizia all'interno, perché non si fa: è maleducazione! - il gioco si fa ancora più duro.
La signora, o madre che sia, fa tutta una serie di faccette vergognose per coprire il gesto, consapevole che se un bambino la becca in flagrante, per lei sono guai e potrebbe esploderle tra le mani tutto il suo progetto educativo.
Lo stesso, o quasi, accade quando entra in azione il barbuto uomo o padre, che dalla sua ha anche degli occhiali dalle lenti spesse. Più disinvolto, pensa di poterla fare franca con tutto quel fitto pelo intorno alla bocca e sotto il naso.
Dei nonni tacerò, ma la capacità interpretativa di Elena Odriozola non recede di un millimetro.
In sostanza, si tratta di sole otto immagini dedicate alle singole quattro età: questo di fatto è il massimo spazio visivo che lei si concede per dare spessore umano - in estrema sintesi e con la massima efficacia e ironia - l'esprit, l'anima, di quattro diverse fasi della vita.
Questo è per dire due cose: la prima riguarda la bellezza di saper lavorare per sottrazione, invece che per accumulo. Saper creare da una buffa filastrocca un libro pieno di intelligenza e valore e significato. Con quasi nulla in mano, chi ha concepito questo libro così com'è è stato capace di dire così tanto ai propri lettori, grandi o piccoli che siano! E in questo Elena Odriozola è stata ancora una volta maestra coraggiosa.
E la seconda cosa è invece un rammarico: pur essendo una grandissima autrice, e non solo una mia passione (ho parecchi suoi libri di venti anni fa o giù di lì), in Italia arriva in dosi omeopatiche.
Nell'attesa, il consiglio è: trastullatevi col vostro naso...
Carla







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