VOCE DEL VERBO... RIBALTARE
Camelozampa 2026
ILLUSTRATI PER MEDI (dai 6 anni)
"CATTURARE
DISTRUGGERE
ELIMINARE
APPROFITTARE
AGGREDIRE
COSTRINGERE
IMPORRE
COLPIRE"
Questi sono otto dei venti verbi che compaiono scritti a matita nei risguardi del libro.
Nel vederli così - grigio su bianco - verrebbe subito da pensare che siano stati dei bambini a sceglierli. Infatti, almeno apparentemente, sono scritti da piccole mani, perché il segno a matita è incerto e il corpo delle lettere varia. Certo, l'assenza di errori sulle doppie e, più in generale, l'assoluta correttezza ortografica farebbero nascere il sospetto che si tratti di una scrittura ex post: ossia i venti verbi sono il risoltato di una cernita fatta da un adulto, mentre ai bambini è stata affidata la sola copiatura sul foglio, diventato poi risguardo.
Che nella scelta dei verbi i ragazzini abbiano avuto un ruolo a posteriori sembra trovare conferma in quanto dice Carolina Zanier nell'intervista che si legge sul sito della casa editrice:
La scelta dei verbi è stata, senza dubbio, la fase più delicata e complessa dell’intero progetto. Ho dedicato quasi un anno a costruire questa lista: aggiungendo, eliminando, cercando, confrontando e approfondendo sul dizionario non solo il significato di ogni parola, ma soprattutto la sua origine, la sua etimologia. La sfida più grande è stata individuare verbi capaci di sostenere il gioco creativo che avevo immaginato: un ribaltamento semantico nato dall’incontro con una fotografia.
Questo non vuol dire che lei, a verbi scelti, non abbia cercato un dialogo e un riscontro con i ragazzini, anzi. Sempre nella medesima chiacchierata dice:
Sì, ho condiviso con loro alcune riflessioni e ho accolto con grande emozione i loro punti di vista. Le loro osservazioni mi hanno convinta ancora di più della ricchezza e della profondità dei pensieri dei bambini, una ricchezza che troppo spesso il mondo adulto non riesce a far emergere né ad ascoltare con la dovuta attenzione e serietà. Ricordo, ad esempio, di aver portato la bozza del libro in una classe di seconda elementare per osservare la loro reazione...
Ecco, quella bozza del libro...
Chissà se le cose invece fossero andate al contrario: ovvero se tutto fosse partito da una lenta e ragionata raccolta di verbi che i bambini, sollecitati sull'argomento, considerano portatori di aggressività. Chissà che verbi sarebbero usciti? Probabilmente, in molti casi avrebbero coinciso con la scelta fatta da Zanier.
E chissà che foto lei avrebbe scattato? E quanto diversa sarebbe stata la bozza del libro?
Dopo il dubbio sui risguardi e quindi sul metodo, si entra nel libro e succede quello che a me non era capitato con il libro precedente, Come me, come te: ci si stupisce.
I venti verbi sono lì, uno per uno, e hanno una doppia pagina a disposizione.
Quindi il "ribaltamento" semantico (non solo quello dell'uso di un formato insolito) che l'autrice aveva come obiettivo (!) è avvenuto.
A ogni giro di pagina, ci si interroga per qualche secondo: questo succede perché tra immagine e parola c'è spazio e soprattutto perché al lettore è dato il modo di infilarsi in detto spazio, rigorosamente muto, tra parola e immagine.
Tale spazio - è Sophie Van der Linden a spiegarlo molto bene - è assolutamente necessario perché lì dentro, se il libro è un buon libro, si crea un lieve attrito, una lieve frizione, persino un contrasto. Meglio se è addirittura un ribaltamento (magari anche tra opposti, laddove si allude a un dolore e si fotografa una gioia).
Insomma, se quello spazio è libero da parole che mi spiegano per esempio ciò che dovrei vedere, ciò che dovrei capire, sono più contenta e soddisfatta.
E libera anche di giocare e magari scegliere accoppiate tra verbo e foto diverse da quelle poi andate in stampa.
Sarebbe bellissimo poter mettere in mano ai ragazzini le foto e l'elenco dei verbi, in due contenitori separati e chiedere loro di metterli in coppia. Chissà quanti mille mila libri diversi verrebbero fuori...
Qui, le parole, ossia i verbi, sono ovviamente necessarie: sono spina dorsale del progetto, ma sono anche la miccia di innesco di ogni ragionamento che nasce guardando le figure.
Così accade che la curiosità, la piccola sfida a cui sono chiamata come lettrice, il cimento, mi incitino a proseguire.
Mentre nel libro precedente le parole appesantivano, chiarivano dove non richiesto e chiudevano quindi lo spazio immaginativo di chi aveva il libro in mano, qui succede l'esatto contrario: ogni coppia - verbo/foto - sorprende. Ci meraviglia il fatto che il verbo possa avere significati anche così lontani, direzioni diverse tra loro e questo accade nell'osservare l'immagine.
E naturalmente si apprezza il lavoro di "cucitura" fatta tra i due linguaggi.
Per esempio: il verbo Colpire è illustrato con la foto di un piede nudo di ragazzino, in primissimo piano, nell'atto di dare un calcio a un pallone di cuoio bello "vissuto" e sullo sfondo c'è qualcuno in porta ad aspettarlo, mi indica già un tipo di ragionamento che mi è richiesto. Poi quando si passa a verbi come violare, pestare, strappare, distruggere o catturare, il lettore è lì che aspetta di vedere come risolvere il caso di specie, lontano da ogni accezione negativa...
O ancora: il difficilissimo Combattere è stato risolto con un'immagine di piantine nate tra le commessure di un pavimento che contro di esse lottano.
Come sempre accade, alcune connessioni sono meno felici di altre; imporre non mi convince, e altre sono proprio belle idee come la piccola sequenza creata con armare e bombardare: due verbi obiettivamente ben difficili da illustrare, fuori dalla retorica.
E con il verbo provocare, si sorride per la sottile, sottilissima provocazione!
Carla













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