martedì 19 maggio 2026

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

FOTOGRAFIE D’ESTATE 


La prima evidenza che colpisce immediatamente nel nuovo romanzo di Chiara Carminati è che è un romanzo di Chiara Carminati e di Massimiliano Tappari. 
Carminati-Tappari hanno già alle spalle una bella storia editoriale congiunta: da A fior di pelle del 2018 a Segui la stella del 2025, tutti editi da Lapis, i due autori hanno proposto libri per bambini molto piccoli dove le parole poetiche di Carminati accompagnano e sono accompagnate dalle fotografie di Tappari. 
In Mare mosso la sfida si alza di età e di livello: un romanzo per ragazzi, corredato da fotografie. Ogni capitolo, infatti,  inizia con una foto a cui più o meno implicitamente il testo tende. 
La protagonista del romanzo è la giovane Salicornia, Sal per gli amici, che con la madre e le due sorelle Tamerice e Posidonia, approda a San Gaudenzio, isola piccina e spersa del Mediterraneo. Sal non è felice di questo suo sbarco, tant’è che il capitolo si apre con questa immagine


Per Sal sull’isola c’è troppo caldo, troppa sabbia, troppo mare. Lei vorrebbe solo leggere fumetti di Lucky Luke e ripassare francese, ma pare che tutto congiuri contro queste due ipotesi. Non bastasse il caldo, l’isola è attanagliata dalla mancanza di acqua, motivo per cui saltuariamente si è costretti a fare la doccia con le bottiglie comprate nell’unico alimentari del paese. Il sindaco provvede in qualche modo ad accertarsi che tutti gli ospiti siano a loro agio, mantenendo i contatti con la nave cisterna che approda, se il mare lo permette. 
Sal è una ragazzina che sta bene con sé stessa, non cerca agganci con l’isola, ma è l’isola che gliene procura continuamente. Conosce così Glauco, un ragazzino con cui si scontra, è proprio il caso di dirlo, lungo un sentiero. Glauco ha al collo una macchina fotografica e inquadra pezzi di realtà incomprensibili agli occhi di Sal: delle rocce, il cielo, il mare. Cosa cerca Glauco? 
Dal mare appare anche la dottoressa Angela, che viene chiamata d’urgenza mentre prende il sole, per soccorrere la povera Tam caduta dagli scogli. 
Quello che pare un romanzo di formazione su un’estate inaspettata, piano piano diventa anche un romanzo sulla cura delle persone e dei luoghi. Succedono incendi improvvisi, la dottoressa denuncia il degrado sanitario, l’orizzonte del libro si annuvola piano piano. 


Come si riuscirà a comprendere la realtà dell’isola? Come si capirà cosa è successo? 
Guardando. Osservando, magari attraverso un obiettivo.
Il primo aspetto interessante del libro è il lavoro sulle immagini. Le fotografie di Tappari non sono mero strumento al servizio delle parole di Carminati (tutti i loro libri precedenti si basano sulla fusione creativa di parole e foto), ma aprono all’esplorazione del mondo. 
La mamma delle tre ragazze dipinge tutto il giorno: osserva, prepara i colori, disegna. Glauco fotografa. Sal legge fumetti che del rapporto simbiotico e creativo con le parole sono i capostipiti. Le domande che nascono dalle inquadrature, siano esse quelle di Tappari o quelle dei personaggi del libro, sono tante e profonde: cosa vuol dire rappresentare una porzione di realtà? Quanto cambia la percezione della realtà? La fotografia è solo una rappresentazione? Quanto posso cambiare osservando attraverso un mirino? 
Le fotografie lavorano su un doppio binario (come la nuotata citata dei ragazzi!): arricchendo la trama del libro facendo immaginare luoghi, suoni, profumi, ma anche aprendo il testo a mille significati.
Le fotografie a inizio capitolo allargano le possibilità della scrittura, arrivano dove le parole finiscono, o forse cominciano dando loro possibilità di dire. 


Il secondo aspetto che ho molto amato del libro è quello della lentezza. Non c’è un’esatta collocazione temporale nel libro, ma riconosco gli anni della mia giovinezza, gli anni ’80. Le foto di Glauco sono su pellicola, niente telefoni. Le giornate sono scandite da routine lente. Le fotografie non le vedi subito e per non sprecare pellicola, prima di scattare, ci pensi bene, poi le mandi a sviluppare e tornano giorni dopo. La fotografia analogica offriva uno spazio più lento nel suo rapporto con la realtà. 
Alla questa lentezza si aggiunge il fascino travolgente delle isole, soprattutto quelle piccole, in cui la natura talvolta decide al posto nostro. Se c’è mare mosso, tutto si ferma: non sbarcano turisti, non c’è acqua, non puoi andartene. Anche di questo parla il libro, del sottile confine tra noi e la natura, dell’imparare ad accogliere ciò che offre e, se non lo trovi, a cercarlo, perché da qualche parte un dono c’è. 
Ultime due considerazioni. La prima è che il personaggio della dottoressa Angela è ispirato alla storia vera della dottoressa Caterina Arena che nel 1975 aveva segnalato le scarse condizioni igieniche dei serbatoi comunali di Salina, motivo per cui era stata sollevata dall’incarico. La seconda riguarda la parte finale del romanzo, intitolata Album di fototraduzioni. È un gioco nel gioco. Io l’ho vissuto come un regalo al lettore e poi ho pensato che Glauco esiste. 

Valentina 

 Mare mosso di Chiara Carminati e Massimiliano Tappari, Mondadori

lunedì 18 maggio 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

ERA UNA NOTTE BUIA E TEMPESTOSA...

Otto Perotto. 4x4x4 storie in una
, Cecco Mariniello 
Parapiglia 2026 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dai 7 anni) 

"Era una mattina luminosa e quieta. 
Dalle montagne lontane qualche rara folata di vento portava un odore lieve di fiori azzurri..." 

Questo è l'incipit. 
Da qui possono partire, effettivamente, tutte le storie di sempre. 
Come insegna il grande romanziere Snoopy, ticchettando l'eterno incipit: "Era una notte buia e tempestosa..." 
Qui le storie prescelte sono effettivamente quattro: quella della giovane regina del Paranà, con il suo promesso sposo e il suo Gran Ciambellano e il suo animaletto da grembo: un coniglietto impunito. Quella dell'attempato ingegnere Otto Perotto con il figlio Giannotto, che accolgono entrambi la giovane nipote (e cugina) appena arrivata e ragionano di un coniglio di passaggio nel giardino. 
Quella del giovane naturalista Narciso con il suo professore e con la sua giovane assistente e sullo sfondo un raro esemplare di coniglius africanus. 
E infine quella del coniglio Gian Mimì che davanti ai padroni del prato dove scorrazza si fa scappare un rutto. 


Riassumendo per categorie umane e per personaggi: c'è sempre una giovane, un giovane belloccio, un uomo attempato e un coniglio brado. 
Queste quattro figure, che si ripetono in grandi tavole senza testo, si alternano con ritmo cadenzato a pagine in cui il testo, ovvero i quattro diversi testi delle quattro diverse storie, si dipanano. 

Meravigliosa quanto perfetta architettura narrativa che si deve a uno degli autori e illustratori italiani di maggior talento, Cecco Mariniello.


Sempre un po' defilato dai riflettori, Cecco Mariniello è stato capace di entrare con dolcezza nello sguardo dei suoi lettori, con un fare tanto elegante quanto garbato da più di un trentennio. 
Inconfondibile anche a distanza: linea chiara, sapiente gusto per il surreale e dotato di una velata ironia, che nei testi dà il meglio di sé, tutta toscana. Le radici classiche della sua terra di origine si riconoscono anche nella composizione degli spazi, mai troppo pieni e in qualche modo rassicuranti, in quel segno leggero e tondo, a matita, ma anche nell'onomastica di personaggi e luoghi.
Dagli anni Ottanta i suoi libri magnifici hanno continuato a essere pubblicati e ripubblicati senza grande scalpore mediatico, ma fortunatamente, con una certa costanza. 
Un po' come dire che senza i suoi disegni, senza le sue storie, si sarebbe stati ben peggio. 


Il suo passo forse non è quello dell'albo illustrato canonico, ma piuttosto i suoi disegni si trovano bene in racconti di maggiore respiro ed è forse per questo che è stato l'illustratore elettivo per i testi di Roberto Piumini: entrambi hanno sempre dimostrato quell'incedere classico, capace di attraversare le epoche e le mode senza scuotimenti particolari. 
Anche questo libro Otto Perotto ha radici antiche. Fu pubblicato, con i disegni in bianco e nero nel 1985 dalla magnifica casa editrice Nuove Edizioni Romane, dell'altrettanto mitica Gabriella Armando. Con la quale Piumini e Mariniello hanno dato vita a un catalogo di letteratura illustrata da leccarsi i baffi. 
L'idea di partenza di concepire nove tavole che possono a pieno titolo illustrare quattro racconti diversi è semplicemente geniale. 
Così come è geniale giocare in punta di penna e di matita sui caratteri dei singoli personaggi, interpretando medesimi gesti e posture, luoghi e tempi ogni volta in modo differente, facendo entrare e poi uscire di scena personaggi come semplici figuranti. Non c'è mai una sbavatura, e neppure un'imperfezione che possa far inceppare il meccanismo a orologeria. 


Tic tac tic tac le storie stanno distanti tra loro, per circostanze, ambienti, ecc. ecc., ma nello stesso tempo in qualche misura si intrecciano ad arte. È presumibile che un gioco narrativo del genere possa al principio lasciare il lettore disorientato, ma poi lo catturi nella sua rete e lo porti nel finale ad approdare in un porto sicuro. 
Come suggestione, sarebbe anche interessante proporre a bambini e bambine di una classe di cimentarsi nel medesimo esperimento e gioco e concepire, in totale autonomia, su poche immagini comuni storie diverse tra loro. 
Sarebbe una palestra utilissima per mettersi alla prova con la lettura delle immagini e dei loro dettagli. 
E alla fine, ne sono certa, per tanti bambini che sono, altrettante saranno le storie che nascono: sarebbe la prova provata, come se ce ne dovesse essere bisogno, che all'immaginazione si può dare una direzione, anzi due o tre o quattro... 

Carla 

venerdì 15 maggio 2026

FAMMI UNA DOMANDA!

IL MERAVIGLIOSO

"Per tutto il tempo in cui una gallina cova l’uovo e lo tiene al caldo, dentro di esso avviene un cambiamento meraviglioso. All’inizio è un normalissimo uovo con un puntino dentro. Presto quel puntino si sviluppa diventando un corpicino da cui partono due sistemi di vasi sanguigni: uno va verso il tuorlo e l’altro lungo le pareti del guscio..."


Questo "cambiamento meraviglioso" è forse uno dei segreti che di più un bambino mediamente curioso vorrebbe scoprire e capire. 
L'uovo è già di per sé un simbolo parecchio misterioso, che assume di caso in caso valori differenti, ma che con la sua forma chiusa e perfetta allude al suo potere di nascondere, di racchiudere, di proteggere e difendere qualcosa di molto prezioso. 
Da quello di struzzo che pende sulla testa della Vergine nella Pala di Brera di Piero della Francesca a quello molto più laico di Iela Mari, l'uovo continua a essere argomento di grandi domande. Una su tutte: è nato prima lui o la gallina? 
Così anche in uno dei tre libri di Marie Neurath, quello dedicato appunto ai misteri che si nascondono allo sguardo, E se potessi guardare dentro?, l'uovo e la sua mamma gallina vincono il primato di essere in copertina. 
Le altre forme che in qualche modo con l'uovo condividono "il meraviglioso" sono, tra gli altri, il faro, la piramide, il vulcano, una collina che contiene una grotta, una miniera, le mura di un palazzo, una piramide egizia, le tane delle talpe, i nidi delle vespe (qui le cartonaie), un mulino a vento (che però starebbe tanto bene anche nel volume dal titolo Come funziona?


Per spiegare ai bambini cosa succede all'interno di questi misteri, Marie Neurath in molti casi introduce il concetto di stratigrafia (ho sposato, come Agatha Christie, un archeologo e sono stata anche fidanzata con un geologo), ossia suggerisce ai lettori di immaginare un grande coltello "magico" che tagli in verticale la casa, il faro, la nave, la collina, la piramide, il suolo. Come in una torta a cui è stata tagliata via una fetta, si può ricostruire, partendo sempre dal basso - perché le cose più vecchie sono alla base e il resto si costruisce con il tempo o si va ad accumulare con il passare del tempo, fossero anche ere geologiche.
Attenzione però, con un palloncino non funziona altrettanto bene... 


E nel disegno che accompagna testi di chiarezza adamantina si vede appunto il quadro di insieme di una restituzione stratigrafica: il terreno di fondazione di un palazzo, le fondazioni stesse, la rete idrica che porta l'acqua nei lavelli e nelle vasche da bagno (manca il bagno, ma vabbè, per quello si potrebbe guardare l'altrettanto meraviglioso The Toilet. How it works di David Macaulay), la canalizzazione e la cisterna delle acque piovane, la camera da letto, il soggiorno con poltrona e libreria, la rampa di scale interne, il gatto davanti al camino con la sua canna fumaria che si apre sul tetto, ecc. ecc. Così come si può vedere il camino di un vulcano che sbocca nella bocca principale, o cratere, dalla forma a imbuto, ma anche le due laterali, quasi simmetriche. 


La storia editoriale di questo, che condivide con gli altri due titoli di poco successivi, risale alla fine degli anni Quaranta del Novecento. La realizzazione dei primi risale al 1944 e l'ultimo è del 1971. Mentre in Italia Munari ragionava su concetti analoghi, i coniugi Neurath, fuggiti da Vienna e dal nazismo, approdavano in Inghilterra. 
Marie Neurath, una scienziata di formazione, votata alla comunicazione grafica e più in generale alla pedagogia, inventa, insieme al marito Otto, un sistema assolutamente rivoluzionario per l'epoca: l'Isotype (acronimo di International System of Typographic Picture Education). 
Possono considerarsi a buon diritto i genitori dell'infografica senza la quale oggi saremmo spesso perduti. 
Elaborano un codice comunicativo che, attraverso segni minimi ed essenziali e attraverso una palette di colori limitata, rende la complessità della scienza e della tecnologia, più in generale l'informazione, alla portata di tutti. 
Bambini compresi. 
Pubblica più di ottanta titoli (che spaziano in ambiti di ricerca anche diversi come testimoniano i tre titoli iconici che Quinto Quarto, di concerto con l'Università di Reading che possiede l'archivio Neurath, ha scelto di pubblicare per primi): libri che si diffondono in lingue diverse nel mondo intero. 
Quinto Quarto lo ha preso come un impegno serissimo: lo ha promesso e ne farà uscire tre o quattro all'anno. 
Then, stay tuned! 

Carla 

"E se potessi guardare dentro?" Marie Neurath (trad. Alessandra Falconi) Quinto Quarto 2026 
"Piccolissimo, anzi invisibile", Marie Neurath (trad. Alessandra Falconi) Quinto Quarto 2026 
"Ecco come funziona!", Marie Neurath (trad. Alessandra Falconi) Quinto Quarto 2026

mercoledì 13 maggio 2026

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

DALLA BOCCA DI UN LEONE 


Sono la Rabbia. Non ho né padre né madre: 
sono saltata fuori dalla bocca di un leone 
quando non avevo neanche mezz'ora di vita; 
e ho scorrazzato su e giù per il mondo 
con questa coppia di spade, ferendo me stessa 
quando non avevo nessuno da combattere. 
Sono nata all’inferno; e fate attenzione, 
perché qualcuno di voi sarà mio padre. 

Con questa citazione de Il dottor Faust di Christopher Marlowe in esergo, Inés Garland dà il via alla storia di una ricerca, che è anche un combattimento, che è anche la lenta costruzione di sé del giovane Tadeo. 
La rabbia è quella che Tadeo sente crescergli dentro sin dalla prima scena del romanzo, quando suo fratello Iván lo costringe ad allargare le braccia a croce tenendo sul palmo di ciascuna mano un volume dell’enciclopedia Britannica con la minaccia di riempirlo di botte se le braccia dovessero cedere sotto quel peso. Il combattimento pure è di Tadeo, contro quella rabbia di cui rischia a ogni passo di diventare il padre. La ricerca è quella di capire sé stesso e la sua triste e opprimente famiglia, capire tutto quello che gli viene taciuto. 
Quello che Tadeo certamente sa è che non vuole diventare né come suo padre, né come Iván. 
Siamo in Argentina, a Buenos Aires e Tadeo è un quattordicenne, il più giovane di quattro fratelli. Vive in una famiglia devastata dall'irragionevole severità del padre, dalla triste e anaffettiva sottomissione della madre e dalla crudeltà fisica e psicologica di Iván. 
In effetti, motivi per farsi divorare dalla rabbia ce ne sarebbero abbastanza. 
La fugace presenza in famiglia della sorella Lucrecia, per quanto affettuosa, non riesce a spezzare l’angoscia che si respira costantemente in casa. E poi c'è l’altro fratello, Jano, personaggio centrale nella storia ma intorno al quale si condensa un omertoso mistero che riguarda la paralisi dovuta a un incidente di cui nessuno vuole parlare: la sua presenza, per quanto immobile e muta, è il nocciolo duro della storia.
Si tratta dunque di un affresco familiare che – per quanto nelle intenzioni dell’autrice nasceva come una storia corale - presto viene sopraffatto dalla figura di Tadeo che prende le redini della narrazione: il suo sguardo sulla famiglia e su se stesso diventa voce narrante alla quale l’autrice decide di affidarsi senza esitazione. 
Appena può, Tadeo si rifugia al fiume. Lì trova ristoro: la natura gli offre la possibilità di cercare un contatto con se stesso e sarà proprio lì che incontrerà Vera, una coetanea che invece ha una famiglia gioiosa e aperta, non priva di problemi ma con una sana stravaganza che consente di vedere le cose del mondo con amore e immaginazione. La famiglia di Vera è differente: non è questione di perfezione, non si tratta di non avere problemi, di essere più o meno fortunati… è questione di abbracci, di sincerità, di coraggio, di immaginazione e di cura. 
Sarà lei ad aprire lo sguardo di Tadeo a un modo diverso di essere famiglia e più in generale, a una postura differente rispetto ai fatti della vita. 
Tadeo osserva, si fa domande, mette insieme ricordi, confronta gli sguardi, cerca la strada e segue le tracce che Jano, quel fratello ormai ridotto al silenzio, gli ha lasciato. 
Inés Garland costruisce un racconto intenso, ruvido e coraggioso al tempo stesso che procede seguendo i pensieri e le vicende del protagonista, ma anche servendosi delle grandi narrazioni: ci imbattiamo nel mito di Atteone, che viene trasformato in cervo per aver visto quello che non poteva vedere e viene sbranato dai suoi stessi cani, o nei racconti delle Mille e una notte che dicono di potenti metamorfosi e terribili presagi. Come la lenta costruzione di un puzzle, Tadeo mette insieme i pezzi fino a svelare i tormenti, i segreti e le radici che hanno fatto di quella famiglia quella che è. Per percorrere i labirinti di quella rabbia e trovare la via di uscita. 
Tante sono le questioni affrontate: la malattia mentale, l’omosessualità, la violenza domestica, la vergogna, la sconfitta, il coraggio della verità, l’amore, il dolore, la libertà, la forza e la debolezza, ma nessuna di queste diventa “un tema” né tanto meno un insegnamento. 
I personaggi sono densi di sfaccettature, mai completamente incasellabili in un tipo piuttosto che in un altro. Tutte persone vive e dunque complesse. 
Tadeo diventa capace di attraversare questa complessità e di riconoscerla in se stesso. E questo fa di questa storia, una bella storia. 
"Tutta la rabbia che ho dentro", il cui titolo originale è "De la boca de un león", è stato premiato dalla giuria del XXI Premio Alandar che ha definito l'opera come "un avvincente romanzo di formazione, che parla di crescita, maturazione e ricerca dell'identità, capace di creare un'intensa tensione psicologica attraverso piccoli gesti. Notevole sia dal punto di vista tecnico che letterario, riesce a costruire una grande storia a partire dai conflitti familiari e a stabilire uno schema di disattivazione della violenza. Una narrazione travolgente con improvvisi sprazzi di chiarezza, soprattutto nelle scene rurali, che qui sembrano avere un potere curativo." Pienamente d’accordo. 
Inés Garland è stata apprezzata anche in Italia con l’attribuzione del Premio Strega Ragazzi nel 2023 per “Lilo” (Uovonero). Con Feltrinelli, nel 2015 ha pubblicato "Carta Forbice Sasso". 

Patrizia 

Noterella al margine. Qui il testo spagnolo delle motivazioni della giuria del Premio Alandar:  "una emocionante novela sobre el crecimiento, la madurez y la búsqueda de la identidad que consigue crear una intensa tensión psicológica a través de pequeños gestos. Notable tanto desde un punto de vista técnico como literario, logra levantar, a partir de los conflictos domésticos, una gran historia y establece un patrón de desactivación de la violencia. Consigue llenar una narración sobrecogedora de ráfagas de claridad, especialmente mediante las escenas de campo, que aquí parece tener un poder curativo".


Tutta la rabbia che ho dentro", Inés Garland, trad. di Francesco Ferruccio, Uovonero 2026 


lunedì 11 maggio 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL SERISSIMO STRUZZO

L'esploratore, Michela Nodari, Andrea Antinori 
Glifo Edizioni 2026 


"Qualche anno fa sono partito. 
Ho preparato tutto il necessario. 
Ho salutato chi dovevo salutare. 
Mi sono voltato indietro tante volte. 
Non sono mancate le lacrime 
ma dovevo farmi coraggio. 
Perché io sono un esploratore. 
E l’avventura è il mio mestiere." 

In un giorno qualsiasi, questo piccolo, almeno il più piccolo di tutti, si mette in cammino e si lascia alle spalle gli affetti. Supera la malinconia e comincia la sua lunga e tortuosa strada verso l'ignoto. 


Si perde numerose volte, incontra gente diversa: grandi, piccoli. Con alcuni fraternizza, con altri un po' meno. 
Poi, con altri ancora, stringe "forti alleanze" e condivide la grande avventura... 
Pericoli, ma anche belle novità. E via andare: lentezze, ma anche grandi velocità. 
E poi, in un altro giorno qualsiasi... 

In tutta onestà, devo alla cornicetta di fiori della copertina la prima ragione del mio interesse. Questo tipo di decorazione che ha riempito per anni i quaderni di legioni di bambini, all'interno del libro ha una sua eco in alcune pagine in cui la parte inferiore del disegno sembra uscire dalle pagine di uno di detti quaderni, quello di un bambino dotato nel disegno (quale è Andrea Antinori!): uno su tutti, il pattern di funghi e piantine. 
La seconda cosa che mi ha incuriosito subito dopo è lui, il protagonista. 
Una creaturina gialla, sorridente, con uno zaino in spalla a cui è attaccata una tazza da globetrotter. E il fatto che cavalchi uno struzzo.


La storia raccontata da Michela Nodari, il cui finale è l'altra cosa notevole che mi ricorda un po' l'Orso e i sussurri del vento di Marianne Dubuc, stride lievemente con i disegni di Andrea Antinori e questo è già di per sé un bene. 
Tra le righe del testo che è giustamente ridotto all'osso non è dato sapere nulla del protagonista, men che meno la sua età. 
In quello spazio muto si infila l'idea di Antinori di dare al protagonista quelle precise fattezze. 
Piccolo, sia per altezza sia per età, non identificabile con un bambino, ma piuttosto con una creaturina che ricorda un coniglio o un orsetto. 
Contrariamente alla loro timidezza, questo, come anche il suo più noto predecessore, Lorenzo di Anais Vaugelade, parte e va. E contrariamente alla migliore tradizione delle mamme chioccia, le due rispettive genitrici, li guardano allontanarsi, trepidanti, ma piene di fiducia e consapevolezza che sia giusto così. 
Antinori decide anche un po' di altre cose: chi sono quelli che l'esploratore si lascia alle spalle - mamma, papà e fratellone? - chi sono le persone alte e quelle basse. Decide che questo piccolo cavaliere senza paura cavalchi non un destriero ma un insolito e serissimo struzzo. 


Decide cosa fargli fare insieme, decide anche come sia il mondo da cui partire e quello da attraversare. Che sia uno solo e come sia fatto il personaggio con cui stringere le grandi alleanze. Su tutto questo Michela Nodari giustamente tace. 
E ancora, quali siano i pericoli a cui il testo allude, e cosa mettere nello zaino e come arredarne la casa, con telescopio e cavallo a dondolo. 
Va da sé che essendo un albo illustrato per bambini piccoli, in qualche modo i non detti del testo possano suggerire che il protagonista sia coetaneo dei propri lettori, così come lo raccontano le figure di Antinori, e che quindi faccia sorridere di tenerezza l'idea che la prima partenza risalga a qualche anno prima e che un esploratore, così come si dichiara, non abbia mai tregua veramente. 


Come capita spesso nei disegni di Andrea Antinori si possono perdere minuti a osservare i piccoli dettagli, i giochi di sguardi, le espressioni che mette in faccia a tutti gli abitanti delle sue pagine colorate. Ed è una gioia farlo!
 
Carla

venerdì 8 maggio 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

L'ETA' D'ORO

Leopold. il mangiabriciole invisibile
, James Flora 
Bohem Press 2026 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Leopold aspetta sempre che arrivi qualcuno 
che mangi i biscotti e faccia le briciole. 
Un giorno aspettò e aspettò. 
Un poliziotto camminava per strada. 
Un uomo arrivava a cavallo. 
Un treno fischiava passando. 
Ma nessuno di loro fece briciole. 
Poi arrivò Minerva..." 

E tutto cambia nella giornata di Leopold il mangiabriciole invisibile. 
E anche in quella di Minerva, una bimbetta senza denti davanti. 
Leopold, come unica traccia della sua presenza, lascia delle evidenti impronte che sono l'unico segnale della sua effettiva esistenza. Minerva invece a terra scarica un bel po' di briciole dei suoi biscotti alla vaniglia. Nasce così un meraviglioso sodalizio: Leopold la segue ovunque, le sparge briciole lungo il cammino e poi decide di salirgli in groppa per andarsene in giro. Ma la trasparenza di Leopold non aiuta e quindi tutti quelli che li incrociano pensano di avere le traveggole e scappano atterriti. 


Anche il giorno dopo a scuola, dove Minerva lo porta, le cose non migliorano. 
La fame di Leopold si fa sentire così decide di mangiare tutte le merende che incontra, pensando - ingenuo - che siano dei regalini per lui da parte dei bambini. 
Comincia così la loro avventura sempre più rocambolesca e travolgente che li vede attraversare la città: una bambina sdentata, ma piena di inventiva e una creatura invisibile (o quasi), ma dalla pancia mai piena. 

Questo libro ha 65 anni tondi tondi ma ha l'energia di un ragazzino. 
Per di più è uno dei rari casi di importazione di James Flora in Italia. 
Il suo primo libro arrivato da noi è stato Il giorno in cui la mucca starnutì (prima edizione americana nel 1957, poi importato nel 2011 da orecchio acerbo). 
Il secondo esempio è Che paura, nonno! (pubblicato per la prima volta nel 1978 negli Usa e pubblicato quindi qui da Cliquot nel 2020). 
E poi basta! 
Jim Flora, gigantesco artista, dalla musica alla pittura passando per la grafica e il design pubblicitario senza mai fermarsi, meriterebbe ben altra attenzione. Anche perché le sue storie, per come sono costruite e disegnate, hanno una tale energia interna, una tale comicità innata, una tale qualità estetica, che difficilmente passerebbero inosservate alle orecchie e agli occhi dei bambini... 


Sono, almeno due su tre dei libri tradotti, delle vere e proprie fabbriche di caos e della risata schietta. Quella stessa risata intrattenibile di fronte a un qualsiasi filmino di Stanlio e Ollio, per esempio. 
Nel Il giorno in cui la mucca starnutì Flora costruisce tutto su un inarrestabile crescendo che parte da un evento infinitesimale, ossia lo starnuto di una mucca, per poi arrivare a un pirotecnico gran finale, prima di riatterrare con il botto nella stessa stalla di partenza. 
In Leopold in meccanismo non è molto diverso: si parte da un piccolo fatto che, sebbene abbia del meraviglioso in sé, resta comunque circoscritto a delle briciole per terra. 
Ma da lì al decollo verso una irrefrenabile fame di questa creatura bastano davvero un paio di pagine. Parte così la comica: Leopold mangia merende, svaligia pasticcerie, saccheggia un alimentari, depreda una banca, salvo poi risputare tutti i bigliettoni tra i piedi degli onesti (!) cittadini, svuota un negozio di caramelle e, colmo dei colmi, si acchiappa anche il pranzo del commissario in caserma. 
Tutto questo avviene in Leopold come pure ne Il giorno in cui la mucca starnutì davanti agli occhi vigili di un infante. 


Minerva qui non lo molla, anche se il controllo le è un po' sfuggito di mano. Ed è a lei - a lei sola - che va il merito di trovare una soluzione per arginare il magnifico disastro. 
Ed è qui, sul finale che non svelerei, che succedono due cose che testimoniano la bellezza e in qualche modo anche la magnifica scorrettezza di quegli anni d'oro della letteratura illustrata. Ormai perduti, a meno che non editori sensibili e colti vadano meritoriamente a ripescare libri del genere. 
La prima cosa che succede è nel sapiente lavoro sul colore che, alla faccia delle solite pagine alternate con il B/N per risparmiare, sta lì a testimoniare l'arte di Flora. 
La seconda sta in quel finale che - ne sono certa - i bambini si godranno ridendo allegramente, mentre gli adulti, ameno i più politicamente corretti, preferirebbero diverso. E' un po' come se ci fosse tra i libri di quegli anni (penso al libro di Tresselt & Glaser, L'elefante più piccolo del mondo), tra quegli anni d'oro per l'albo illustrato, una sottile quanto tangibile linea di confine con i libri illustrati di questi anni (non tutti, ma parecchi), una linea di confine tra la libertà assoluta di invenzione di allora e una libertà sempre un po' condizionata di oggi... 


Si esulti dunque per l'arrivo di Leopold! 

Carla

mercoledì 6 maggio 2026

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

“La sua testa è uno strano posto in cui stare in questo momento” 


Juri è un ragazzino come tanti che frequenta una scuola corrispondente in Italia pressappoco alla primaria, è probabile che abbia sui 10, 11 anni, si trova in quella fase della vita cioè in cui tanti hanno ancora l’aspetto, i timori, le fantasie dei bambini, ma tanti altri cominciano ad affacciarsi su quel territorio incerto e spaventoso della pre-adolescenza. 
Il racconto comincia con una passeggiata nel bosco che Juri compie in compagnia dei suoi genitori, diretti a una festa di compleanno. Durante il percorso in auto c’è una cosa che lo incuriosisce: un sacchetto di plastica appeso al ramo di un albero. Non è chiaro cosa contenga e questo interrogativo non smette di occupare i suoi pensieri, tanto che nel corso della giornata, quando riesce a procurarsi una bicicletta e ad allontanarsi dai suoi amici, sarà verso quel sacchetto che cercherà di arrivare. Si scoprirà poi che conteneva semplicemente degli asciugamani e che casualmente risulteranno molto utili per medicare le ferite che si procura con una caduta. 


Questo episodio così apparentemente banale in realtà chiarisce già molti aspetti di questo romanzo. Prima di tutto non ci verrà fornita alcuna informazione circa il contesto nel quale questa vicenda prende corpo, o meglio, riusciamo a ricavare man mano che andiamo avanti, solo dettagli che ci permettono di capire che almeno avremo a che fare con un gruppo di ragazzini molto simili a quelli che conosciamo, che niente di fantastico e surreale attraverserà il romanzo. E questa potremmo definirla come una sorta di premessa, alla quale farà seguito però un racconto che si rivelerà sempre estremamente parco di descrizioni, nessun paesaggio naturale o urbano trova spazio in questa narrazione e anche gli stessi personaggi sono connotati con i loro nomi e pochissimi altri elementi. 
Nessuna progressione di eventi, nessun intreccio in cui distinguere un prologo, uno sviluppo, una conclusione, ma una sorta di fermo immagine su un cambiamento che preme per avere atto, e che invece ora intravediamo solo in potenza, che riconosciamo in piccoli frammenti di vita giustapposti e che solo da lontano riusciamo a ricomporre in un’immagine unitaria, ma non armonica e fatta invece di dissonanze e scompensi, di arretramenti e slanci felici verso l’ignoto. 


Del giovane Juri riusciremo a ricavare un’idea un po’ più ampia solo alla fine, quando comunque il sapore e il senso che conserveremo saranno quelli di una storia raccontata con brevi e rapidi colpi di pennello, con squarci che si aprono di volta in volta su questioni e situazioni che vengono avvicinate, lambite ma mai completamente scandagliate. E questo non perché l’autrice sorvoli sulle questioni importanti, tutt’altro, ma perché sceglie di comporre un quadro complesso utilizzando soltanto tasselli evocativi e lasciando al lettore la facoltà, il piacere, e perché no, la scelta di completarlo. 


Il mondo reale è un groviglio di elementi che chiedono di essere interpretati, di codici che aspettano di essere svelati e la fine dell’infanzia rappresenta il momento in cui si comincia a prendere consapevolezza di questo. Le frasi lapidarie pronunciate dagli adulti (“il gruppo, la cosa più importante che un essere umano possa avere”, “devi essere sempre te stesso”) rimangono nelle teste di questi quasi adolescenti e non più bambini, come concetti vuoti che veleggiano senza riuscire però a concretizzarsi in pensiero, al pari di quel sacchetto di plastica inspiegabilmente rimasto appeso a un ramo. Quelle parole, quei segni che il reale ci consegna, Juri li accoglie e cerca di decifrarli e il romanzo ci racconta, di capitolo in capitolo (ognuno dei quali corrisponde ad un episodio), proprio dei tentativi di riuscire a dipanare queste matasse. 
Anche gli altri ragazzini adesso per Juri hanno smesso di essere semplici compagni di gioco e al periodo facile in cui era sufficiente correre insieme, si è sostituito un presente in cui con un’amica il rapporto potrebbe essere anche diverso e un amico potrebbe essere anche meno disposto alla compagnia perché preoccupato di quanto accade in famiglia. 
Come nel precedente romanzo dell’autrice, Felice abbastanza, pubblicato anch’esso da Camelozampa, Il gruppo è corredato da illustrazioni della stessa autrice. In bianco e nero, sembrano riprodurre delle incisioni in cui anche gli spazi ampi sono definiti da tratti evidenti e sottili. Alcune restituiscono figure al limite del “disturbante” e contribuiscono non poco a caricare il racconto di un senso di inquietudine tangibile. Juri è spesso raffigurato con occhi enormi e sbarrati, la sua testa e il suo corpo deformati come fossero concretizzazioni di incubi e pensieri angosciosi. Le illustrazioni concorrono ad alimentare l’ambiguità di fondo su cui si costruisce l’intero senso della storia: ci troviamo ancora ancorati a pensieri fantastici, infantili e divertenti o quelle stesse figure generate dalla fantasia ingenua adesso possono trasformarsi in qualcosa di straniante? 


Il finale lascia aperta una porta attraverso la quale si intravede qualcosa di diverso: “Juri si sente un po’ adolescente. 
È la prima volta. 
Che giorno strano. 
Che giorno bello.” 
E non a caso questo momento coincide con un limite varcato, con una trasgressione prima mai neanche contemplata e con la sensazione di sentirsi un po’ diversi, quasi un po’ fighi, giusto quel tanto che basta per non indietreggiare e accettare invece di scoprire quello che ci aspetta. 

Teodosia 

Il gruppo di Kari Stai, illustrazioni di Kari Stai, traduzione di Maria Valeria D’Avino, 
Camelozampa 2026  

lunedì 4 maggio 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

MORIR DAL RIDERE 

Alla fine mangerò anche te, David Duff, Marianna Coppo 
(trad. Alessandro Zontini) 
Il Castoro 2026 



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"E' proprio un bel giorno per essere vivi, vero Frank? 
Il migliore. 
SPLAT! 
Ehi, perché l'hai fatto? 
Scusa, non ho visto il tuo amico. 
Dovresti guardare dove vai. 
Mi spiace, lascia che mi faccia perdonare. 
Non importa. 
Ho delle cose da fare. 
STRISCIA STRISCIA 
Io e gli altri vermi lo mangeremo più tardi. 
Lo mangerete? 
Sì, te l'ho detto. Hai le nuvole nelle orecchie, lassù?" 

Conversazione a tre: un verme, un brachiosauro, il lettore/trice. 
Fino a poco fa cadeva una bella pioggerella, ragione per la quale i due vermi si compiacevano della situazione. Poi, la tragedia, così all'improvviso: il verme, Frank, perde il suo amico, che viene schiacciato inavvertitamente da un brachiosauro. I due, nonostante la differenza di dimensioni, dialogano: Frank è molto seccato e il dinosauro è molto contrito. Ma il verme ha una certezza: quel dinosauro sarà comunque mangiato dai vermi, e non tra molto, e non succederà il contrario, perché il brachiosauro è erbivoro... 
A parte questo battibecco tra i due, il verme chiarisce anche al lettore/trice, stupito, che saranno i vermi a mangiarsi il brachiosauro, e che anche per lui la fine sarà la stessa. E lapidario afferma: alla fine mangerò anche te. 
Non sono forse i vermi quelli che durante il ciclo della vita si occupano dell'ultimo stadio, e facendolo si rivelano degli ottimi rigeneratori? Non sono forse loro quelli che nella terra si nutrono di ciò che è in decomposizione, per poi trasformarlo in nuovi nutrienti fondamentali e necessari per la crescita e la moltiplicazione nel mondo vegetale (e quindi animale)? 
Tutto molto vero, ma resta un debito di riconoscenza che va onorato. E il brachiosauro non si sottrae, salvo un brevissimo momento di défaillance, fatale, ma non per Frank... 

Che il verme sia da sempre un animale sotto osservazione da parte dei bambini è fatto noto. Ed è forse per questo che trova un suo spazio onorevolissimo nelle letture per l'infanzia. 
Nel 2021 usciva La sfortunata vita dei vermi. Trattato abbastanza breve di storia naturale, più di duecento pagine di ironia e scienza che coabitano felicemente nel libro rosa di Noemi Vola (Corraini 2021). 
E adesso succede qualcosa di molto simile. 
Il formato non è quello enciclopedico, ma qui come lì, adesso come allora, è fatta salva la convivenza tra sense of humor e scienza. 


Il libro, pubblicato ovunque da editori di rango: dalla Cina al Portogallo, dall'Olanda agli States, è già un oggetto di culto. 
Tralasciamo l'aspetto più scientifico della faccenda e invece concentriamoci sul gusto sottilmente macabro che attraversa l'intera storia. D'altronde, visto che di morte e soprattutto di post mortem si parla, non poteva essere diversamente, se ci si vuole 'scherzare' un po' su. 
Tutto comincia con uno spiacevole incidente e con un primo morto. Il verme non piange la scomparsa dell'amico, ma al contrario, con una velata nota di cinismo, se ne serve per 'lavorare' sui sensi di colpa del dinosauro. 
Una volta spiegato al ragazzone che l'aver schiacciato un verme implica un peggior funzionamento dell'intero sistema, lo convince a sdebitarsi, montando di guardia per difenderlo da un predatore seriale di vermi: un uccello. 



Con una serie di esilaranti teatrini tra i due, si arriva al nocciolo della questione che finora è stato solo latente: il brutto presentimento che il verme nutre nei confronti del dinosauro... 


Questo modo di raccontare, che mi pare la cifra di David Duff, trova una sua perfetta eco nei disegni di Marianna Coppo e nel design  di Orith Kolodny che si allineano fin da subito a quel tono così ironico e sempre un po' nero. I dialoghi sono costruiti in modo essenziale: neretti, corsivi e poco altro. Accelera con pagine suddivise in sequenze di piccole tavole, che ricordano il ritmo del fumetto classico, per poi riprendere fiato in tavole doppie, zooma sulle espressioni, cambia prospettive, ma soprattutto riempie i suoi disegni minimali di una miriade di dettagli che, individuati, fanno "morir" dal ridere. 

Carla

venerdì 1 maggio 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

C'ERA UNA VOLTA...

Questa mia nonna
, Kim Fupz Aakeson, Stian Hole (trad. Lucia Barni) 
Beisler 2026 


ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni) 

"Un giorno suonano alla porta. Sono appena tornata da scuola e sono a casa da sola. Quando apro, trovo la nonna. 
Nonna? la saluto sorpresa. Sei scappata dalla casa di cura? 
Ho sete, dice lei, allora vado a prendere dell’acqua con il ghiaccio e ci sediamo fuori al sole. Il nostro giardino è noioso, c’è solo erba tagliata e poco più. 
Poi dico: C’era una volta. 
Allora lei sorride. Annuisce. Ripete: C’era una volta, sì. 
Ma poi non aggiunge altro. Sorride e basta." 

Alla fine questa sua nonna l'hanno affidata a una casa di riposo per vecchietti, come lei. Ma prima questa sua nonna era proprio una gran nonna. 


Grande raccontatrice di storie, preferibilmente davanti a una tazza di caffè e a un vassoio di lingue di gatto, lei è sopravvissuta al suo marito dal dente d'oro e ai suoi due cani. Scorrazzava con la sua Toyota argento anche nelle siepi (e così anche la macchina le hanno tolto). Poi ha cominciato a usare la bici alta, ruzzolando talvolta (e così anche la bici le hanno tolto). Di case ne aveva due: una piccola e storta al mare e una grande e bella in città, con il giardino che anno dopo anno sembrava sempre più una giungla (e così anche la casa le hanno tolto). 
Ma lei non ha mai smesso di pensare alle sue storie. 
E se anche la voce, come la memoria, l'hanno abbandonata, non è proprio detto che le fiabe ora le siano estranee. E se a raccontarle è questa sua nipote, pescando qui e là nei ricordi e mischiandoli come fosse un racconto tutto nuovo ma anche vecchio, perché non crederle e andarle dietro? 

Tre cose colpiscono.
La prima: ciò che dichiara Kim Fupz Aakeson a proposito della letteratura per ragazzi. Lui, che di mestiere fa lo sceneggiatore, dichiara: "La letteratura per ragazzi è diventata la mia casa di campagna. È lì che mi rilasso. La letteratura per ragazzi è un campo molto più coraggioso dell'industria cinematografica. Nel cinema c'è più ansia perché ci sono in ballo somme di denaro enormi. La letteratura per ragazzi è infinitamente più ricca rispetto ai film per ragazzi..."
La seconda: come è stata concepita la sinossi dell'edizione italiana. 
Apre così:"Come si fa a raccontare ai bambini e alle bambine l’Alzheimer se anche gli adulti, davanti a un loro caro malato, faticano ad affrontarlo? 
E poi prosegue, soffermandosi sul decorso della malattia, alludendo al fatto che la nonna smette di ricordare e deve (!) trasferirsi in una casa di cura... Poi si allude alla demenza senile che ha qualcosa di affine alla fanciullezza e si legge "chi meglio di una bambina [...] può relazionarsi con la nonna che lentamente è entrata nel tunnel della demenza? " 


La terza: le figure concepite da Stian Hole, che sembrano ignorare l'Alzheimer della nonna e concentrarsi molto più giustamente sulle sue rughe. E sui suoi sguardi furbetti. 


Procediamo con ordine. 
Sulla prima cosa, ovvero che lo scrivere libri per ragazzi lo rilassa, forse ha senso soffermarsi e farsi venire un dubbio. Ma ne parliamo in conclusione. 
Sulla seconda e sulla terza, dopo aver letto e riletto il libro, trovo ci sia da dire un bel po'. 
Certamente questa sua nonna sta invecchiando, certamente sta perdendo e prendendo un sacco di colpi (a cui i due zelanti genitori cercano di porre rimedio). Altrettanto certamente sta perdendo la memoria e certamente questo la porta a beccarsi la diagnosi di Alzheimer, o più genericamente di demenza senile. 
Ma la storia che sprizza da parole e immagini è qualcosa di ben più complesso. 
E ha a che fare con le relazioni umane piuttosto che con le diagnosi cliniche! 
A me pare evidente che la storia trasudi freschezza, bellezza, dolcezza e complicità, ma soprattutto vivacità. 


Tutte cose lontanissime dal peso di un libro che abbia la pretesa di spiegare l'Alzheimer ai bambini. Questo libro racconta piuttosto e, mi permetto di aggiungere, fortunatamente, l'intesa profonda tra questa sua nonna (con l'Alzheimer) e questa sua nipote. 
E come accade? 
Con un testo da cui sprizza a ogni rigo quanto quelle due si intendano e siano alleate nello sguardo reciproco e in quello comune che hanno sul mondo. 
Per converso, emerge altrettanto quanto siano pesanti i grandi che per tutto il tempo non fanno altro che demolire la vita precedente di questa rugosa e smemorata vecchina, fattasi rischiosa, in nome di una sua nuova esistenza, in cui sicurezza e noia siano assicurate. 
E ancora, questo accade guardando la struttura della narrazione: per metà del libro ci viene raccontato con brio il declino fino al punto di non ritorno : "aggrotta la fronte e non sa di cosa parliamo..." 
E solo due pagine dopo tutto si ribalta, salta letteralmente per aria: la nonna bussa alla porta della casa della nipote (è sfuggita al suo cerbero) e parte così il loro viaggio folle e magnifico in cui tutti quei dettagli che si erano accumulati nella prima parte del racconto si mischiano senza nessun ordine. 
Stanno lì a testimoniare quello che sono diventati: dei ricordi, con cui la nipote cucina un meraviglioso e saporitissimo frappè per la nonna. 
E per noi che leggiamo. 
Infine ci sono le figure di Stian Hole. Visionario, originale e decisamente insolito anche dopo quindici anni dai suoi pochi libri pubblicati in Italia. Riconoscibile a grande distanza, attraverso la sua rielaborazione di immagini fotografiche, collage e disegno dà il meglio di sé in questa storia che offre all'immaginazione un bel po' di spunti. Sa essere folle nell'illustrare nonna e nipote su un aereo in fuga, o a cavallo di un unicorno nel cielo, ma sa anche essere struggente nel ritrarre la nonna con il suo biscotto in mano. 


Sa essere ironico e sa turbare lo sguardo del lettore con figure mostruose. Costruisce scenari pieni di dettagli che animano gli spazi: polpi nell'armadio e boschi pieni di uccelli e occhi che ti puntano. Dimostra una grande sapienza nel connettere anche visivamente la successione delle varie tavole (un esempio per tutti: le scale della cantina che si allungano per diventare quelle dell'ospizio), nel giocare tra pieni e vuoti ed è un vero drago del colore. 
Difficilmente, anche e soprattutto soffermandoci sulle immagini, si percepisce un qualsiasi senso di malinconia o di cupezza: al contrario, tutto ciò che percepisce lo sguardo è decisamente folle, pur restando agganciato al reale. 


Ecco. 
Volendo tirare le somme, io è questo che leggo in questo libro coloratissimo e allegrissimo. 
Quindi, giocoforza, dubito di essere nel giusto a pensarlo così. Allora vado a controllare per pura curiosità la sinossi danese/norvegese di Cappelendam (l'editore originale) e leggo quanto segue: 
"Eventyr" (avventura) è un bellissimo albo illustrato che racconta come storie, avventure e ricordi leghino nipoti e nonni. La nonna sta invecchiando e la sua memoria non è più quella di una volta. Ma è ancora bravissima a raccontare fiabe! È solo questione di iniziare: "C'era una volta...". Le illustrazioni oniriche di Stian Hole, ricche di colore e vitalità, si sposano perfettamente con il testo fantasioso di Kim Fupz Aakeson. E come lettore, avrai voglia di intraprendere anche tu delle avventure! "Eventyr" è un connubio tra maestri danesi e norvegesi, due amatissimi e pluripremiati artisti di albi illustrati. In questo libro, Stian Hole e Kim Fupz Aakeson parlano con affetto e calore del rapporto tra nonni e nipoti."
Ed ecco che si torna al punto di partenza: rilassato, nella sua "casa di campagna" Aakeson (in tandem con Stian Hole) inventa una storia di vecchiaia, una storia che non si esaurisce in una vecchietta con l'Alzeheimer, ma diventa una storia allegra e un po' folle - che si intitola Avventura -  e che ruota intorno al senso più universale della frase che tiene insieme questa sua nonna e questa sua nipote: c'era una volta... 

Carla