A DOMANI!
Emonsraga 2026
NARRATIVA PER GRANDI (dai 13 anni)
"Solo quando mamma bussa allo stipite della porta, Kaija si rende conto di essere rimasta lì a guardare il soffitto per un'eternità.
'Ehi' le dice mamma.
Si avvicina al letto, le si siede accanto e le chiede di farsi un po' più in là.
Poi si sdraia di fianco a lei.
'Hai trovato la cassettiera' dice.
Annuisce.
'Tutto ok?' chiede.
'Mmh' fa Kaija.
'E tu?'
'Mmh'.
Se ne restano sdraiate lì per un po', fuori il brulichio della natura, dentro il loro silenzio.
Restano lì un altro po'.
Finché mamma non si tira su e guarda Kaija.
'A domani' dice. 'A domani' dice Kaija."
Da pochi giorni, con il resto della famiglia - madre, padre e la zia della madre - Kaija è andata ad abitare nella vecchia casa materna. In una cittadina di provincia, dove a lei tutto è estraneo. Nuova scuola, nuove persone intorno, nuovi luoghi, nuovi percorsi e - giocoforza - nuove abitudini.
Si sta lasciando alle spalle la vita precedente, con un bel po' di nostalgia e un vuoto e silenzio intorno che non si aspettava. I suoi vecchi amici tacciono e la chat - ultimo filo che la lega a loro - si interrompe all'improvviso.
Ora è davvero sola, ossia gli unici punti di riferimento sono la sua famiglia: una vecchia zia bisbetica e non proprio in salute, un padre affettuoso e spesso ai fornelli, una madre molto occupata che in qualche modo di quel 'ritorno a casa' patisce in silenzio i possibili esiti.
Questa è la loro storia, o forse sarebbe più giusto dire le loro tre storie, quella di Kaija, quella della madre Ruth e quella della vecchia zia Josepha, che si intrecciano reciprocamente in un continuo andirivieni tra passato, presente e futuro. Tutte e tre le donne di questo romanzo devono fare i conti con le loro scelte e confrontarsi, anche a distanza, con il difficile guado cui l'adolescenza ti sottopone.
Se si superano le prime venti pagine in cui la protagonista piomba nella sua nuova classe e viene fatta oggetto di scherno da parte di alcuni compagni, e si supera quindi l'idea di avere per le mani l'ennesimo libro, un po' stereotipato, sul bullismo, si atterra in una letteratura di altissima qualità: densa, intelligente, sensibile, sofisticata e sottile, costruita con grande sapienza.
Le cose che colpiscono sono molteplici.
Innanzi tutto la scrittura (ed evidentemente anche la felice traduzione), che scorre piacevolmente per 180 pagine, senza mai perdere la sua energia, la sua coerenza: profonda, brillante, ironica, esatta e capace di raccontare anche il dettaglio senza mai diventare pedante.
Spesso e volentieri si potrebbe pensare di avere davanti una sceneggiatura in cui ogni minimo gesto o movimento dei protagonisti viene descritto, per poi diventare guida per gli attori. L'effetto che ne sortisce è davvero visivo: noi siamo lì, come davanti a un film, e vediamo questa famiglia che si muove principalmente nello spazio della vecchia casa e del giardino: li guardiamo mentre tacciono o mentre si scambiano veloci battute. E, come succede al cinema davanti a un buon film, partecipiamo anche noi all'azione.
Ah, come è vero il suggerimento di Saunders: show don't tell!
Colpisce altrettanto la sapiente costruzione dei personaggi che si approfondisce cammin facendo.
La metà di ogni buona storia sta in questo: a parte il plot in sé, che sicuramente deve essere ben architettato, risiede nella convincente credibilità dei singoli personaggi.
Nessuno di quelli che qui compaiono - saranno in tutto una decina tra comprimari e comparse - passa inosservato.
Di ciascuno si percepisce il carattere, l'indole: le forze e le debolezze, i pregi e i difetti, simpatie e antipatie e su tutto la complicità reciproca, fatta di non detti.
Fino all'ultimo rigo il lettore è chiamato in prima persona a capire chi sia veramente Kaija, il suo buffo papà americano, oppure Ruth, sua madre,o la zia Josepha, oppure Emily o sua madre Sina.
Il plot, in qualche modo è stato già detto, non ha nulla di avventuroso e rocambolesco, pur tuttavia tiene il lettore incollato alle pagine, a seguire le varie e diverse voci che il racconto mette a fuoco di volta in volta, attraversando con noncuranza ben tre generazioni di ragazzine, tenute insieme dalla sola genealogia.
Ultimo ma non ultimo è il grande e complesso ragionamento su quello che è il senso dell'andarsene via e del tornare, il senso ultimo di ogni essere umano nel riconoscere un luogo e chiamarlo casa.
E ancora, la ricchezza emotiva di una squadra che si può chiamare famiglia.
Magnifiche le tantissime pagine costruite sui sottintesi tra loro, fatte delle loro tacite complicità.
Attraverso le tre età delle protagoniste, il loro presente, ma anche e soprattutto il loro passato, siamo davanti a un perpetuo movimento in avanti o indietro negli anni. Le loro storie si costruiscono intorno a quello che è la delicatezza e l'intensità della vita quando si è adolescenti: le aspettative, i progetti, le fragilità di vedere legami che si spezzano, e l'insopprimibile bisogno di costruirne altri e nuovi.
Finalmente un gran bel libro: da non perdere, per nessuna ragione al mondo!
Carla






.jpg)


















.jpg.600x1800_q85_upscale.jpg)



