Ho sempre creduto a queste cose, intendo dire, alla premonizione, a ciò che sappiamo senza saperlo, ai segni… Ho sempre saputo che siamo qualcosa di più di un ammasso di cellule chimiche. Ho sempre saputo che esiste un mistero…
Olivier. Tredici anni. La sera prima ha baciato Caroline per la prima volta (e per giunta sulla bocca), e il giorno dopo... è il giorno del trasloco. La famiglia si sposta a 600 chilometri di distanza, segue il padre per un incarico temporaneo. Certo, solo per 10 mesi, poi si torna. Ma è quanto basta per aprire una breccia nella vita di Olivier, dentro la quale prende posto lo sconosciuto, l’inconoscibile, il mistero.
Un corto circuito nella linea del tempo. Lo spazio giusto per i fantasmi, che possono tornare a chiedere giustizia. É questa la storia di Olivier. Una storia che lo segnerà per tutta la vita come una cicatrice. Uno sfregio ben visibile sul volto. E un gran silenzio tutto intorno.
Solo lui lo sa quello che è successo. Solo lui e l’anziana signora Goret.
Una storia intrigante già dalla copertina saggiamente affidata a Maurizio A.C. Quarello: una bambina piccola e un cane grande ci guardano negli occhi ma con occhi vuoti. Sono sulla soglia di un cancello grigio di una casa grigia in un paese grigio.
Quello che è successo è accaduto sei anni prima e Olivier, ora ventenne, ce lo sta raccontando.
La sua è una voce pacata e a tratti ironica ma capace di tenerci costantemente in tensione. Così vicini all'invisibile da non poterci più staccare. Dunque Olivier incontra i fantasmi: una bambina e un cane. Scopriremo che furono vittime di un rastrellamento nazista, e più precisamente, dalla delazione che consegnò quella famiglia ebrea ai nazisti.
Solitudine, suspense, immaginazione, paura, ricerca, responsabilità personale, senso di giustizia, dare pace. Sono questi i passaggi che segnano il racconto di quei dieci mesi a cavallo tra i 13 e i 14 anni di Olivier. In quei dieci mesi, per non abbandonarsi alla follia, Olivier si impegna in una ricerca coraggiosa che mette insieme indizi, visioni, ricerche storiche, e tante palpitazioni, insieme a molto coraggio.
Ma pure molta solitudine: a chi lo dici che vedi una bambina e un cane che nessun altro vede? Non lo dici nessuno! La signora Goret, l’anziana e ruvida vicina, come s’è detto, è l’unica che sa quello che è successo. E menomale che c’è lei, la sola che può provare ad Olivier che non è matto, è solo che la Storia è venuta a trovarlo. Evidentemente ha ancora qualcosa da dire. Un senso di responsabilità da richiamare. Mourlevat ha davvero ben scritto questo breve romanzo di formazione che fa i conti con la Storia attraverso la dimensione del mistero, del “ciò che sappiamo senza saperlo”, del sogno, delle visioni, dei fantasmi. E Pension Lepic ha davvero ben fatto ad aggiungerlo alla sua collezione preziosa di piccoli libriccini. “La cicatrice” è la prima opera narrativa di Jean-Claude Mourlevat, che esce in Francia nel 1998. Dunque Olivier è il primo personaggio protagonista di un romanzo (prima l’autore aveva scritto per il teatro). È interessante rilevare come, dopo più di vent’anni da questa prima pubblicazione, durante una masterclass per la Bibliothèque nationale de France del 2022, Mourlevat riconosca: “A volte penso che i miei personaggi, i miei protagonisti e le mie protagoniste siano tutti in fondo lo stesso personaggio. Sono uomini, donne, giovani, ragazzi, ragazze, animali, ma sicuramente tutti hanno uno stesso profilo che io declino ogni volta in modi diversi. Sono sensibili, gentili, un po’ timidi, con un gran desiderio di giustizia… fanno del loro meglio.”
Ecco, è proprio così, già a partire da Olivier, che è proprio un ragazzino sensibile, gentile, un po’ timido, con un gran desiderio di giustizia. E fa davvero del suo meglio per attraversare la paura con molto coraggio. Una bellissima lettura per lettrici e lettori a partire dagli 11 anni.
Un corto circuito nella linea del tempo. Lo spazio giusto per i fantasmi, che possono tornare a chiedere giustizia. É questa la storia di Olivier. Una storia che lo segnerà per tutta la vita come una cicatrice. Uno sfregio ben visibile sul volto. E un gran silenzio tutto intorno.
Solo lui lo sa quello che è successo. Solo lui e l’anziana signora Goret.
Una storia intrigante già dalla copertina saggiamente affidata a Maurizio A.C. Quarello: una bambina piccola e un cane grande ci guardano negli occhi ma con occhi vuoti. Sono sulla soglia di un cancello grigio di una casa grigia in un paese grigio.
Quello che è successo è accaduto sei anni prima e Olivier, ora ventenne, ce lo sta raccontando.
La sua è una voce pacata e a tratti ironica ma capace di tenerci costantemente in tensione. Così vicini all'invisibile da non poterci più staccare. Dunque Olivier incontra i fantasmi: una bambina e un cane. Scopriremo che furono vittime di un rastrellamento nazista, e più precisamente, dalla delazione che consegnò quella famiglia ebrea ai nazisti.
Solitudine, suspense, immaginazione, paura, ricerca, responsabilità personale, senso di giustizia, dare pace. Sono questi i passaggi che segnano il racconto di quei dieci mesi a cavallo tra i 13 e i 14 anni di Olivier. In quei dieci mesi, per non abbandonarsi alla follia, Olivier si impegna in una ricerca coraggiosa che mette insieme indizi, visioni, ricerche storiche, e tante palpitazioni, insieme a molto coraggio.
Ma pure molta solitudine: a chi lo dici che vedi una bambina e un cane che nessun altro vede? Non lo dici nessuno! La signora Goret, l’anziana e ruvida vicina, come s’è detto, è l’unica che sa quello che è successo. E menomale che c’è lei, la sola che può provare ad Olivier che non è matto, è solo che la Storia è venuta a trovarlo. Evidentemente ha ancora qualcosa da dire. Un senso di responsabilità da richiamare. Mourlevat ha davvero ben scritto questo breve romanzo di formazione che fa i conti con la Storia attraverso la dimensione del mistero, del “ciò che sappiamo senza saperlo”, del sogno, delle visioni, dei fantasmi. E Pension Lepic ha davvero ben fatto ad aggiungerlo alla sua collezione preziosa di piccoli libriccini. “La cicatrice” è la prima opera narrativa di Jean-Claude Mourlevat, che esce in Francia nel 1998. Dunque Olivier è il primo personaggio protagonista di un romanzo (prima l’autore aveva scritto per il teatro). È interessante rilevare come, dopo più di vent’anni da questa prima pubblicazione, durante una masterclass per la Bibliothèque nationale de France del 2022, Mourlevat riconosca: “A volte penso che i miei personaggi, i miei protagonisti e le mie protagoniste siano tutti in fondo lo stesso personaggio. Sono uomini, donne, giovani, ragazzi, ragazze, animali, ma sicuramente tutti hanno uno stesso profilo che io declino ogni volta in modi diversi. Sono sensibili, gentili, un po’ timidi, con un gran desiderio di giustizia… fanno del loro meglio.”
Ecco, è proprio così, già a partire da Olivier, che è proprio un ragazzino sensibile, gentile, un po’ timido, con un gran desiderio di giustizia. E fa davvero del suo meglio per attraversare la paura con molto coraggio. Una bellissima lettura per lettrici e lettori a partire dagli 11 anni.
Patrizia
“La cicatrice”, Jean-Claude Mourlevat, trad. di Renato Poletti, Pension Lepic 2026
Podcast della Bibliothèque nationale de France BnF per il ciclo di incontri “En lisant, en écrivant” del 2022. Masterclasse Jean-Claude Mourlevat | En lisant, en écrivant 2022




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