Paperboy il ragazzo dei giornali, Vince Vawter (trad. Giuseppe Iacobaci)
Uovonero 2026
NARRATIVA PER GRANDI (dagli 11 anni)
"L'ultimo giorno di prima media beccai Rat dritto in bocca con uno dei miei super-tiri. Per questo poi mi offrii di consegnare i giornali al posto suo permettendogli di passare il mese di luglio alla fattoria dei nonni appena fuori Memphis. Non avevo alcuna voglia di accollarmi quel lavoro, ma dopo avergli spaccato il labbro mi sembrava il minimo, Rat diceva che facevo troppo lo spaccone con quei super-tiri. Forse aveva ragione e dovevo sdebitarmi in qualche modo.
Fu distribuendo i giornali casa per casa che conobbi un bel po' di gente nuova e vennero tutte quelle brutte cose. E anche alcune belle. Non mi sono fatto ancora un quadro completo e spero che mettere tutto nero su bianco mi aiuti."
1959. Memphis, Tennessee.
Questo è quanto mette nero su bianco con una vecchia macchina per scrivere questo ragazzino di undici anni. Tirare giù su un foglio, senza neanche una virgola, tutto quello che gli succede è il suo modo di combattere il problema che deve risolvere: la balbuzie.
Parlare in modo fluido proprio non gli riesce, ma la logopedista gli ha insegnato il trucco dell'aria gentile - un breve respiro prima di pronunciare le lettere più difficili da far uscire. Funziona, ma non basta. Questo fa di lui - Bel Giovanotto (in originale Little Man) lo chiama la sua tata nera, Mam - un bambino con una passionaccia per il baseball, ma con pochi amici - in realtà solo Rat - e più in generale poche relazioni con il prossimo, eccezion fatta per padre, madre, Mam e la madre di Rat.
Si può ben capire che un intero mese a consegnare giornali porta a porta, riscuotere gli abbonamenti il venerdì sia per lui una bella sfida: uscire così tanto allo scoperto per lui che è abituato a zigzagare con abilità tra le molte difficoltà quotidiane...
E questo è il diario di quel mese di luglio in cui il Bel Giovanotto esce dal guscio.
Vince Vawter per quarant'anni ha fatto il giornalista, fino ad arrivare a dirigere ed essere l'editore dell'Evansville Courier & Press, ossia ha fatto della parola scritta un suo canale privilegiato di comunicazione, e quindi non sembra essere solo un espediente letterario quello di mettere il Bel Giovanotto davanti a una vecchia macchina per scrivere. E, per inciso, Vawter, è balbuziente. Ragione per la quale, ed è lui stesso a dichiararlo, Paperboy è costruito su un bel po' di frammenti della sua propria infanzia.
Ed è per questo che lui ha sentito forte l'urgenza di mettere nero su bianco la sua storia perché potesse diventare anche la storia di altri, visto che la balbuzie continua a essere qualcosa di misterioso e incomprensibile per chi non la viva in prima persona.
Il libro è stato scritto nel 2013 e l'anno successivo vince l'Honor della Newbery Medal.
Molte importanti associazioni ne riconoscono il valore, una su tutte, la Bank Street School che lo premia come migliore libro dell'anno. E Vawter da quel momento in poi diventa un vero e proprio testimone di una crociata per sensibilizzare, far conoscere e provare a convivere serenamente con la balbuzie. In estrema sintesi, lui va in giro a dire che dalla balbuzie non si guarisce mai del tutto, ma del tutto la si può superare. E lui ne è la prova provata.
Se si torna alla storia in sé, forse val la pena ricordare qui le sue tre regole d'oro che hanno guidato la sua scrittura.
1. Non scrivere un libro per ragazzi, ma raccontare loro una storia, invece.
E mi pare lo abbia fatto. Egregiamente. Quanto egregiamente ha fatto chi lo ha tradotto in italiano!
2. Scrivere un libro che non è ancora stato mai scritto.
E probabilmente all'epoca, il 2013, non erano molti i romanzi, almeno in USA sull'argomento. Anche se, per esempio, Tartattà, di Fontanel & Boutavant è del 2006. Ma è vero e verissimo che quando esce un libro ben fatto sulla questione, a buttarcisi a pesce sono davvero in moltissimi. Il che comprova il punto 3.
3. Scrivere un libro che abbia una ragione per essere scritto.
E di questo si è appena parlato.
Detto questo, i pregi letterari di questo libro, a parte la sua missione, sulla quale lascerei ad altri le riflessioni, sono l'impianto, la leggerezza del tono, la galleria di personaggi di sfondo e in qualche misura il percorso trasformativo del Bel Giovanotto.
Non esente del tutto dalla tentazione di cedere alla trappola del diventare talvolta didascalico - onestamente difficile non farlo, visti i presupposti - Paperboy ha un altro piccolo neo, che ha a che fare con il 'fattaccio' a cui si allude alla seconda riga e che si palesa in tutta la sua interezza a una trentina di pagine dal fondo.
Insomma, scrivere un romanzo mettendo nero su bianco la propria storia è un terreno meno insidioso che voler scrivere di suspense e piccola criminalità di periferia...
Carla









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