venerdì 15 ottobre 2021

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

PER VOCE E CORO
 
Magari! Rime dei desideri da strillare insieme
Bruno Tognolini, Giulia Orecchia
Camelozampa 2021

POESIA
 
"Magari domani va meglio di oggi
Domani ti aiuto, domani ti appoggi
Se non lo sai oggi domani lo impari
Vedrai che ci riesci...
... MAGARI!"


Ventiquattro 'magari' che vanno strillati assieme per poi lasciarli andare in direzioni anche molto diverse tra loro. Verso la Palestina, verso uno zio anzi tre, verso la maestra, verso cavalieri, vampiri e corsari, verso i compagni di banco. Versi che si dirigono verso qualcosa o qualcuno con la stessa potenza propulsiva che hanno i desideri, ed è per questo che quel 'MAGARI' finale, che li rende fratelli, va detto a piena voce, urlando!
Questo è un buon momento per i desideri.
Dopo il tempo in cui tutti siamo rimasti chiusi in una pentola a pressione, e il nostro orizzonte erano le pareti intorno, il sibilo ha cominciato a uscire e adesso si è fatto sempre più forte. Ora possiamo permetterci di mettere fuori la testa, il fischio e la voce e soprattutto possiamo di nuovo guardare in avanti e ricominciare a desiderare.


Il tono di questo libro è doppio.
C'è una voce singola, bassa o alta che sia, che dice parole che suonano, che vanno in una direzione precisa, parole che portano ritmo e che portano senso. Poi c'è un brevissimo silenzio, dato da quei puntini di sospensione. Fondamentale che quel vuoto si crei. Deve permettere alle nostre teste di avere il tempo di dare una forma a quel desiderio. È necessario per farlo diventare condiviso.
Poi esplode la voce di tutti, la voce del coro che è più forte perché è di tanti.
 
 
Può salire in acuto o scivolare di poco verso il basso, a seconda della capacità dei coristi di dimostrare la loro fiducia.
Come tutti i libri che contengono rime, in particolare quelli di Bruno Tognolini che delle sue filastrocche diffonde il suono molto più spesso che il segno, hanno bisogno di voce.
Questo Magari! , pensato inequivocabilmente come un gioco tra voce e coro, dove a quest'ultimo viene affidato il ritornello - quel 'magari' che tiene cucito insieme il tutto perché ricompare a ogni inizio e a ogni finale - si direbbe generato in uno degli ambienti più vitali in cui Tognolini interagisce con i bambini: il festival di Cagliari, Tuttestorie, di cui entrambi - Bruno e i bambini - costituiscono l'anima più profonda e autentica.
 

Ai bambini di Cagliari, ma anche quelli dei mille posti in cui è andato e si è fermato, la sua voce è nota e risuona familiare, come è familiare per tutti quei grandi che almeno una volta l'hanno sentita rimare: è bassa, piena di ritmo, piena di pause, con il tempo si è fatta anche leggermente rasposa, ma inconfondibile con quelle sue e chiuse e o aperte.
Il Qcode finale -se inquadrato a dovere- rende sonoro il libro di carta. E lì si potrà ragionare e fare l'esegesi riguardo alle diverse intonazioni che i bambini del coro danno alle loro partiture di 'magari' e si potrà interiorizzare una volta di più la voce scandita di Tognolini che dice.
I ventiquattro desideri, seppure non tutti di uguale spessore, spaziano dal regalo di compleanno, alla pace in Palestina, dalla cura del pianeta al lavamano di calamari fritti, dai cimiteri nel mare a una maestra migliore. Tutti dimostrano la leggerezza richiesta, senza mai lasciare indietro il senso. Alcuni suoneranno più affini alle sensibilità dei più grandi, altri avranno il pregio di stamparsi nella memoria dei piccoli.
A contrappuntare le rime ci sono le tavole coloratissime di Giulia Orecchia, già veterana compagna di diversi altri libri di versi. Di rado i suoi disegni fluttuanti invadono lo spazio del testo, ma quando lo fanno è un piacere per gli occhi e quando hanno il sopravvento anche sul fondo color pesca si rimpiange il fatto che non accada più spesso.
 

Spetta al disegno, ovvero alla direzione che esso prende sul foglio, il determinare il posto delle rime, talvolta a destra, talvolta nella pagina di sinistra: loro si adeguano. Ma il disegno è altrettanto capace di farsi più discreto di fronte all'emozione che genera il testo e a saper cogliere dei piccoli dettagli da espandere in quei casi in cui cadere nel didascalico sarebbe a un passo. Vivace e movimentata, anche se meno plastica, e più prudente nell'invasione del foglio e nel ricorrere alle texture, di quanto non lo sia stato Eric Carle, Giulia Orecchia come lui è immediatamente riconoscibile e come lui del colore fa la sua bandiera che sventola con rara sicurezza.
Il vestito di questo libro è insolito: grande, quadrato, con copertina rigida. Per noi che Tognolini siamo abituati a metterlo in tasca...


Carla

mercoledì 13 ottobre 2021

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

 BONIFICA

Rose e Rudder sono fratello e sorella, lei più grande, lui tredicenne: sarebbero ragazzi normali, con le normali fissazioni e idolatrie proprie dell’età; solo che la loro vita non è affatto normale. In seguito alle pratiche di espiazione della setta cui appartenevano con tutta la famiglia, Rudder è rimasto ustionato alle mani; dopo l’intervento della polizia e dei servizi sociali, la setta dei Pellegrini decide di espellere i due ragazzi con la loro madre.
La vita che ne è seguita non è un granché: la madre accumula lavoretti per cercare di sopravvivere, Rose è impegnata nella ‘bonifica’ della propria vita dalle abitudini e dai precetti della setta, Rudder è a metà, diviso fra la libertà di leggere Harry Potter e il desiderio di tornare dal padre, con tutte le certezze di cui è portatore.
Questa è la premessa da cui parte ‘Rose fuori dal mondo’, scritto dalla britannica Patrice Lawrence e pubblicato da Edt Giralangolo.
Naturalmente le cose si complicano: Rose ha un ragazzo, Key, che le chiede sempre di più: in particolare vuole fotografarla poco vestita. Nello stesso tempo, Rudder viene maldestramente messo in guardia da Bella, la sorella di Key; ma Rudder è troppo ingenuo per capire il messaggio di Bella ed è ancora più frastornato quando riceve sul cellulare la foto di una ragazza a seno scoperto, accompagnata da un messaggio minaccioso che riguarda Rose.
Rudder davvero non sa cosa fare, mentre la sorella, del tutto ignara di quello che sta succedendo, cede alle richieste di Key. Decide di tornare nella comunità religiosa, non perché siano cambiate le sue convinzioni, ma per aiutare economicamente la madre. Rudder è sempre più solo e non sa a chi confidare il suo segreto. E così compie il peggiore errore possibile: manda la foto che ha ricevuto ad alcuni amici conosciuti da poco ed ecco avviarsi una valanga di contatti fra i ragazzi della scuola.
Il ragazzino, sempre più incapace di confidarsi, si dibatte fra il desiderio di espiazione e il più concreto tentativo di mettere rimedio al disastro compiuto. Ma è Rose che riuscirà coraggiosamente a risolvere la situazione, mettendo fine ai ricatti incrociati che coinvolgono tante ragazze e ragazzi.
Questo romanzo ha diversi aspetti interessanti: in primo luogo la descrizione del mondo asfittico di una setta religiosa, basata su una lettura letterale della Bibbia e fondata su una struttura patriarcale, che si regge, e non può essere altrimenti, sull’obbedienza.
In secondo luogo, è credibile e viva la descrizione delle diverse reazioni dei due protagonisti di fronte all’allontanamento dalla setta: Rose che cerca in tutti i modi di entrare nel mondo e nello stile di vita dei suoi coetanei, Rudder che rimpiange la sicurezza della situazione precedente.
C’è poi la descrizione dei comportamenti imprudenti, se non peggio, di tante ragazze e ragazzi. Le foto intime messe in rete per provocazione o per vendetta sono espressione di una violenza psicologica, basata sul ricatto, esercitata nei confronti di ragazze, o ragazzi, più ingenue, più fragili, più sole.
Non capire il limite fra il lecito e l’illecito, non cogliere il rischio di essere strumentalizzate, non vedere la mala fede sono tratti di quell’età fragilissima che è l’adolescenza. Rose cerca la provocazione per continuare nella sua salutare ‘bonifica’, Rudder non ha proprio gli elementi per comprendere il mondo che lo circonda.
La descrizione dei due personaggi e la loro evoluzione è efficace, la ragazza con il suo look improbabile, il fratello preso dal proibitissimo mondo magico creato dalla Rowling; così come è impietosa la descrizione del mondo di una setta religiosa, impermeabile a qualsiasi cambiamento. Ben delineati anche i personaggi secondari, dalla rigidissima nonna Yellow, alla madre involontariamente distratta, al padre, troppo preso dal suo ruolo all’interno della setta.
Sicuramente, ‘Rose fuori dal mondo’ è una lettura impegnativa, che mette di fronte la giovane lettrice e il giovane lettore, di almeno quattordici anni, a molte problematiche dei nostri giorni, non ultima quella della difficoltà di vivere in una metropoli come Londra, senza avere grandi risorse. La consiglio proprio per questo suo essere una finestra spalancata su una parte di realtà non sempre gradevole.
 
Eleonora
 
“Rose fuori dal mondo”, P. Lawrence, Edt Giralangolo 2021



lunedì 11 ottobre 2021

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

QUESTO FA VENIRE IN MENTE

Infanzia di un fotografo, Massimiliano Tappari
Topipittori 2021



NARRATIVA


1. "A volte chi attraversa un luogo tutti i giorni rischia di non vederlo più, anche se in cuor suo ritiene di conoscerlo meglio di chiunque altro. È per questo motivo che abbiamo bisogno di stranieri, bambini e poeti. Servono occhi nuovi che ci facciano vedere cosa abbiamo sotto gli occhi."
 
2. Questo fa venire in mente Shaun Tan che una volta disse: "sono due le categorie di lettori mi hanno regalato i riscontri più affascinanti e inattesi sui miei libri: i bambini e le persone di altre culture."
Non si interpreta male il pensiero di entrambi, se si afferma che queste categorie (a cui vanno aggiunti i poeti, allineandosi con Tàppari), orientano e volgono il loro sguardo verso l'orizzonte, mossi dal bisogno di capire il mondo, di creare nessi, con gli strumenti di cui dispongono: gli occhi e l'immaginazione. Bambini, poeti e stranieri "sono a loro agio nel disagio dell'interpretazione".
 
3. "Leonardo da Vinci invitava i suoi allievi a considerare muri, macchie nuvole, come palestre d'immaginazione, sostenendo che nelle cose confuse l'ingegno si desta."
 
4. Questo fa venire in mente un pensiero di Milton Glaser sulla necessità di accendere l'attenzione attraverso un mezzo che stimoli lo sguardo, ovvero lo colpisca. "L'ambiguità è uno strumento così utile", affermava...
 
5. "Sono stati i libri e i film, che ho letto e visto quando non ero ancora pronto, a darmi le emozioni più forti che mi porto dentro."
 
6. Questo fa venire in mente l'obbligo che considero morale di interessarmi a libri che spostino il lettore, almeno di un pochino. Ovvero libri che non risolvano la questione, anzi eventualmente ne pongano di nuove. Libri che richiedano un qualche sforzo per essere capiti e magari neanche fino in fondo. Ed è per questo che un adulto mediatore deve avere sempre davanti a sé la responsabilità di proporre traguardi di lettura raggiungibili solo con autentico desiderio e parecchio impegno.
 
7. "Potremmo vivere tranquillamente anche senza i libri, ma senza storie saremmo persi. Perderemmo la nostra umanità."
 
8. Questo fa venire in mente quanto disse una volta Armin Greder a proposito di scrivere, con la felice sintesi che solo uno che non sta usando la sua lingua madre può dire con tanta efficacia: "in un libro, la storia è sovrana". Mi vengono in mente anche le pagine di Gottschall a proposito dell' attitudine naturale che il nostro cervello ha nel generare storie, anche brevissime e migliaia di volte al giorno. E la ragione per cui lo fa, dicono gli scienziati, è per mantenersi in allenamento di fronte alla vita che arriva senza preavviso.
 
9. "La distinzione tra storie vere e storie inventate non ha fondamento. Esistono solo storie che ci piace credere vere. Del resto, 'storia vera' è un ossimoro, una contraddizione in termini."
 
10. Questo fa venire in mente quella bella conferenza di qualche anno fa che tenne Mac Barnett alla TED in cui sosteneva con grandi argomenti che i bambini, ma anche gli adulti, applicano con grande facilità quella che Coleridge definisce come 'willing suspension of disbelief'. Si tratta di un (p)atto di fede da parte del lettore nei confronti della storia. In altre parole chi legge sa che ciò che legge è frutto della creazione di qualcun altro, ciò nonostante ci crede o per meglio dire, ci vuole credere. Così come accade a chi parte per vedere la 'finta' casa del 'finto' Sherlock Holmes in Baker Street o come è accaduto alla bambina Riley che non mangiava mai la frutta durante il campo estivo...
 
11. "In età adulta lo stupore viene estirpato come fosse una pianta infestante."
 
12. Questo fa venire in mente che fortunatamente da adulti si potrebbe continuare ad avere un potere nello sguardo, conferito magari anche dalla pareidolia: la capacità di vedere 'oltre' e individuare forme familiari in immagini disordinate o 'altre'. Cioè a dire da adulti, se si è fortunati a non vederselo estirpato come una pianta infestante, questo talento potrebbe sopravvivere. A Massimiliano Tappari non è stato estirpato, infatti soprattutto sulla pareidolia costruisce il suo lessico comunicativo: fotografa oggetti, luoghi, elementi della natura vedendo nelle loro forme, qualcos'altro. Una chiave di violino in un elastico, due occhi in un riccio di castagna, un igloo nella narice di un naso.
 
13. "Si può essere fotografi anche senza avere in apparecchio fotografico."
 
14. Questo fa venire in mente quanto detto durante l'incontro al Festival Tuttestorie. Quando con Emanuele Scotto Massimiliano Tappari ha parlato di stereofonia delle immagini e delle parole. Per le immagini si può fare riferimento a Stefan Lorant che ha pubblicato su Lilliput, affiancandole, molte fotografie (di altri) che trovano il loro senso nei nessi che lui ha colto tra i due soggetti. Per le parole, questo sport di doppio senso, doppio suono, di ambiguità latente, di nesso inaspettato Massimiliano Tappari lo pratica con gusto e risultati. A Cagliari, tanto per fare un esempio, i titoli dei suoi incontri erano: Leggere nuvole e Tutto il mondo è palese.
 
15. "Un mattino presto passai accanto a un parco dove un giardiniere tagliava le rose con una cesoia. Il rumore della cesoia era in tutto e per tutto identico a quello che produceva una macchina reflex quando scattava una foto. Fu allora che mi venne da pensare che fotografare era come cogliere le rose senza tagliarle."
 
16. Questo fa venire in mente che queste poche righe - una similitudine che, con capriola, diventa metafora - possano meglio di altre definire il lavoro di Massimiliano Tappari. Che sia una storia vera o no, poco importa. L'importante è crederci.
 
Carla


Noterella al margine. Che il libro sia stato concepito per i grandi, così la pensa Tappari, mi pare una punizione che i piccoli non si meritano. Lo metterei preferibilmente nell'elenco dei libri (da) grandi, e quindi per tutti perché contiene un certo qual numero di perle (di cui qui in corsivo una scelta di quindici esempi) che sarebbe un peccato (dis)perdere.

 

domenica 10 ottobre 2021

LA MARMELLATA DI LIQUIRIZIA




Tutto è cominciato con un barattolino di marmellata di mele cotogne e liquirizia che ho assaggiato questa estate. A Vittorio ne hanno regalato prima un barattolino, poi, visto il mio entusiasmo, lui da uno dei suoi tanti viaggi a Genova, ne ha riportato uno tutto per me. E così le mie fette di pane imburrato a colazione per tutto agosto hanno avuto il sapore della liquirizia.
Così parte la sfida di rendermi autonoma su un'altra cosa che abbia a che fare con la liquirizia.
Breve ricerca in rete, e fra le varie ricette mi faccio convincere da una in particolare che vanta argomenti quali la velocità e la semplicità. Non servono mele cotogne e la liquirizia da utilizzare è quella Saila purissima che si trova dal tabaccaio all'angolo.
Tornata a Roma, aspetto che mi arrivino 'a sorpresa' delle mele dentro uno dei miei magic box contro lo spreco alimentare (Toogoodtogo). E quando entro in possesso di una quantità sufficiente di mele, parte la gara.
Le mele che mi sono arrivate pesavano 600 grammi quindi mi sono esercitata con le proporzioni e queste sono le dosi con le quali ne ho tirato fuori 4 barattolini piccoli (la marmellata di liquirizia, quando hai più di 60 anni e non governi la pressione sanguigna come quando ne avevi 20, va centellinata).

Ingredienti
600 gr. di mele qualsiasi
180 gr. di zucchero qualsiasi
180 gr. di acqua qualsiasi
60 gr. di Saila liquirizia purissima (2 scatolini)
 
versione mild per i pavidi
600 gr. di mele qualsiasi
180 gr. di zucchero qualsiasi
180 gr. di acqua qualsiasi
30 gr. di Saila liquirizia purissima (1 scatolino)
 

 
Sbucciate e tagliate a dadini le mele e mettetele a cuocere in un pentolino con lo zucchero. A fuoco basso fate cuocere per circa 30 minuti. Girate ogni tanto. Nel frattempo mettete in un altro pentolino la liquirizia con l'acqua e fate cuocere lentamente, finché non si scioglie e proseguite a farla bollire per un altro po'. Passata la mezz'ora, frullate le mele con il minipimer e fate una crema cui aggiungerete la liquirizia sciolta nell'acqua. Fate cuocere ancora un minuto in modo da raggiungere di nuovo la temperatura giusta per imbarattolare. A questo punto chiudete i barattoli, capovolgeteli e teneteli al caldo in modo che il loro calore si disperda lentamente.
Il giorno dopo avrete i vostri barattolini sottovuoto contenenti una bella marmellata color ebano!
Se scegliete la versione mild, il colore tenderà al noce scuro...
 
Carla


venerdì 8 ottobre 2021

FAMMI UNA DOMANDA!

IL TEMPO, I TEMPI


Guillaume Duprat è un maestro, un autore che ha mostrato, con grande efficacia, come i libri di divulgazione possano essere anche esperienze estetiche, viaggi nel reale enell’immaginario. Dal primo tradotto in italiano, ‘Il libro delle terre immaginate’, al più recente ‘Universi. Dai mondi greci ai multiversi’, l’autore e illustratore francese ha avuto il coraggio e la capacità di attraversare molti argomenti ‘spinosi’ per la loro complessità: lediverse ‘visioni’ del mondo, l’ottica applicata alla zoologia, i misteri dell’astrofisica. La sua impostazione, che unisce solidamente testo e immagine, gli ha consentito di rendere argomenti di grande complessità comprensibili anche per i più giovani.
Arrivato da pochi giorni in libreria, ‘Il libro dei Tempi’, pubblicato come di consueto daL’Ippocampo, mi sembra rivolto a bambine e bambini dai sette, otto anni in poi. Duprat, qui supportato da Olivier Charbonnel, specialista in cartotecnica e pop up, fa un breve viaggio nella dimensione temporale, alternando la descrizione oggettiva di come il tempo è stato concepito e misurato, al discorso del tempo soggettivo.
Viene dunque descritta la diversa scala temporale della vita di tanti organismi, che possono vivere poche ore, come l’effimera, o centinaia di anni, come alcuni alberi. Il succedersi delle generazioni, e quindi il tempo passato espresso dal ramificato albero genealogico, ci avvicina al tempo storico, che però si sviluppa su un piano temporale che prescinde dalla nostra memoria.
C’è poi il ritmo naturale dato dal succedersi del giorno e della notte, con il correlato ritmo circadiano che regola le nostre vite; e di qui i sistemi sempre più esatti di misurazione del tempo.



Veloce, anzi velocissimo l’accenno alla teoria della relatività e alle implicazioni che riguardano la dimensione temporale.Dagli orologi super precisi, i fusi orari che regolano le relazioni fra gli stati nel mondo, si approda al tempo soggettivo, quello dettato dalle emozioni, dagli stati d’animo, dai sogni.
Linguaggio chiaro, esempi che attingono alle esperienze della vita quotidiana, immagini suggestive e nello stesso tempo precisa integrazione del testo rendono il libro adatto a bambini e bambine che cominciano a farsi quelle domande radicali che tanto imbarazzano gli adulti; a differenza di altri testi, come il bellissimo ‘Universi’ , non ci sono passaggi di grande astrazione e non vedo davvero nessuna difficoltà a proporlo dai sette anni in poi.
Le suggestioni sono moltissime, partendo proprio dalla differenza fra il tempo soggettivo e il tempo misurato dalle precisissime macchine che abbiamo inventato. Così come è affascinante esplorare i tempi cosmici, commisurati ai tempi biologici.


Sfogliare le pagine, animare le immagini, scoprire i testi nascosti saranno il divertente complemento di una lettura che apre un vero universo di domande.

Eleonora

“Il libro dei Tempi”, G. Duprat e O. Charbonnel, L’Ippocampo edizioni 2021


mercoledì 6 ottobre 2021

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

AL DI LÀ DEGLI ALBERI
 
La bambina e la volpe, Kimiko Aman, Komako Sakai 
(trad. Roberta Tiberi)
Kira Kira 2021


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)


"Ci siamo addentrati in una zona piena di erba d’argento e abbiamo trovato una piccola strada. 'Non ricordavo che qui ci fosse un sentiero.'
Proseguendo abbiamo sentito voci allegre ridere e cantare. Sembrava la canzone del salto con la corda. 'Onda grande, onda piccola, fai un giro, occhi di volpe.' Ma la canzone non diceva occhi di gatto?
Che sorpresa, dei cuccioli di volpe saltavano la corda! Io e Ken, ci siamo subito nascosti dietro gli alberi. "


Rie, una bambina dai lunghi capelli biondi tenuti composti da un nastro rosa, sta finendo la merenda con il suo fratellino Ken, quando si accorge di aver dimenticato al parco la sua corda per saltare. Da questo a infilarsi di nuovo le scarpe e uscire, con il piccolino dietro, passa un soffio. 
 

Al parco la corda, appesa al ramo dove lei l'aveva lasciata, non c'è. Sebbene non ci sia nessuno in vista, tuttavia in lontananza si sentono delle risa cristalline: forse qualcuno dei loro amici ha preso la corda e ci sta giocando un poco più in là.
Forse. 
L'unica cosa da fare è seguire il suono e spingersi ai confini del parco giochi, tra gli alberi, per un sentiero mai visto. Lì i due fratellini assistono a qualcosa di davvero meraviglioso: dieci piccole volpi stanno saltando a corda, cantando la canzone delle volpi che saltano a corda e che è un po' diversa da quella che cantano i bambini che saltano a corda. 
Se Ken non avesse fatto una risatina di troppo per una volpe che ha appena inciampato, loro non si sarebbero accorte dei due bambini nascosti.
Ora che sono state scoperte, non resta che giocare assieme e magari insegnare alla piccole volpi che la coda è meglio tenerla più vicino alla schiena.
Quando il sole va giù anche per le volpi arriva il tempo di tornare a casa. E la corda su cui è inciso il nome Rie tornerà nelle mani della sua legittima proprietaria, la bambina, oppure resterà in quelle della sua omonima volpacchiotta a cui la dea ha esaudito il desiderio di averne una tutta sua?
 
Da un lato le parole di Kimiko Aman e dall'altra le tavole di Komako Sakai raccontano un minuscolo momento di un pomeriggio qualsiasi che si trasforma in un prodigio. Così accade nella vita dei bambini: nello spazio di un istante dalla normalità può zampillare la meraviglia, come se niente fosse. Il confine tra la noia e lo stupore è così sottile... basta solo fare un passo e attraversarlo. 



Il mondo di qua è quello conosciuto con una casa e un parco dei giochi, dove anche i suoni sembrano essere tutti noti: quelle voci saranno di Taku e gli altri oppure del gruppo di Miko; il mondo di là è invece una radura nascosta tra gli alberi, oltre il confine di ciò che loro conoscono. I due fratellini, nel mondo di qua, si muovono in assoluta sicurezza, di quell'angolino tra altalene e scivoli conoscono ogni dettaglio. Eppure percepiscono che c'è anche un mondo di là.
Di quello non sanno nulla e neanche conoscono la strada per arrivarci: quel sentiero con l'erba che diventa d'argento non lo avevano mai notato...
Ma i bambini, si sa, di istinto vanno a vedere, valicano, scavalcano, varcano esplorano ben oltre la realtà. E se li si lascia fare, lo fanno ben volentieri. E poi sanno anche tornare indietro. Si potrebbe dire, con buona pace dei prudenti, che di attraversare il bosco ne hanno gran necessità.
I due fratellini, con età e modalità di parola e azione lievemente diverse tra loro - in questo è sapiente il testo di Kimiko Aman - sono pronti ad accettare anche l'incredibile. Questo è uno dei grandi poteri dell'infanzia: essere nuovi alla vita e non dare limiti alle possibilità. Non ne conoscono la finitezza.
 

Quindi il passaggio da un parco con i bambini a uno con le volpi cucciole, stupisce in un primo momento, poi nel solito soffio diventa del tutto normale. Dialogare con loro, condividere il gioco di saltare a corda, dare loro consigli su come tenere la coda. Solo nel momento dell'immedesimazione assoluta tra il sé bambino e quello del cucciolo, e forse nel passaggio del gioco dalle mani dell'una alle zampe dell'altra, si crea un brivido. Ma dura un soffio anche questo.
 

Sull'arte di Komako Sakai non si può non concordare sulla sua capacità di raffigurare l'infanzia in movimento (pochi lo sanno fare bene), sulla sua capacità di non apparire mai condiscendente nonostante racconti per immagini il mondo dei piccolissimi; al contrario di mostrarsi quasi ruvida nelle sue superfici scabre, lavorate ad acrilico nei suoi tratti mossi e ripetuti, pastosi pastelli a olio (qui si aggiunge il pennino magenta del nastro tra i capelli), ma nel contempo di saper raggiungere grandi profondità con l'onestà di pensiero che la assimila ai suoi piccoli personaggi.
 
 
Come tutti i bambini, anche lei sa essere semplice, ma anche molto intensa e di certo inconfondibile.
 
Carla


 

lunedì 4 ottobre 2021

FAMMI UNA DOMANDA!

FILOSOFARE. 2


Mi ha davvero incuriosito la coincidenza dell’uscita quasi contemporanea di due testi, dedicati alla filosofia, che hanno il medesimo editore originale, la britannica Dorling Kindersley.
Nel giro di poche settimane, l’editore Gallucci ha stampato ‘Il libro della filosofia per ragazze e ragazzi. Scopri i pensatori di tutti i tempi, le loro idee e le teorie più importanti’, pubblicato nel mercato anglosassone nel 2015; Gribaudo, l’editore che pubblica la versione italiana delle collane di divulgazione della DK, propone ‘Filosofia.
 

Un’enciclopedia per ragazzi che cercano risposte alle grandi questioni della vita’. La prima osservazione riguarda i sottotitoli, aggiunti dagli editori italiani penso per avere una maggior presa sul pubblico. I sottotitoli inglesi sono molto più sobri: ‘Children’s Book of Phlilosophy’ e ‘Philosophy. A visual Encyclopedia’.
Sembrano dettagli, ma non lo sono: piuttosto che dichiarare onestamente quale sia il contenuto del libro, si preferisce evocare tematiche e suggestioni che incoraggino i genitori riluttanti ad acquistare libri ponderosi dal contenuto che può risultare ostico a tanti adulti.
Nel merito dell’esposizione, frutto di un lavoro essenzialmente redazionale il primo, prodotto da un’equipe di specialisti il secondo, in realtà i due testi hanno molti punti in comune: l’esposizione è essenzialmente tematica, espressa da grandi domande nel primo caso e nella contrapposizione di scuole di pensiero nel secondo. In entrambi i casi ha un ruolo importante l’aneddotica, sia in relazione della vita dei diversi pensatori, sia nell’esposizione di teorie complesse. Si fa riferimento a filosofie non occidentali, anche se in modo sommario. Infine l’impaginazione e l’uso delle immagini sono fondamentali per rendere più fluida la lettura e più semplice la comprensione dei passaggi più complicati.
Nel merito, se dovessi esprimere una preferenza, direi che nel secondo caso, L’Enciclopedia visuale, c’è una più chiara sistematicità, una più evidente linea del tempo, che consente una maggiore contestualizzazione, e si dà rilievo a tematiche di grande interesse: logica e linguaggio, caratteristiche della conoscenza scientifica, bioetica.
Già da queste righe si capisce qual’è la vera difficoltà: il pensiero astratto. Un conto è comprendere le problematiche che hanno dato origine alle diverse teorie, comprendere, cioè, le domande di fondo che, attraverso i secoli, hanno impegnato tanti studiosi, un altro è confrontare le risposte, i percorsi, le terminologie che hanno caratterizzato le diverse teorie.
Ragazzi e ragazze dai dodici anni in poi sono sicuramente in grado di comprendere domande, paradossi, metafore che avvicinano all’universo mentale di questo o quel pensatore; ma seguirne il pensiero, comprenderne i concetti, anche astrusi, contestualizzarli, è altra cosa.
Lontani anni luce dalle tristissime pubblicazioni dedicate a personaggi famosi, questi libri hanno un grande merito e un limite: il merito sta nell’introduzione a tematiche importanti e ad una metodologia critica che può diventare importante nella vita scolastica e non; il limite sta nella necessaria mediazione adulta, che aggiunga qualcosa nel non detto e crei collegamenti più forti con la vita reale.
Tematiche di stampo filosofico sono all’ordine del giorno: la natura dell’intelligenza artificiale, il rapporto che abbiamo con il resto del mondo naturale, il diritto alla manipolazione del codice genetico, il concetto di verità e di giustizia.
Indiscutibilmente non è sufficiente sollevare questioni e mostrare a ragazze e ragazzi di quanta incertezza sia fatto il nostro mondo: c’è bisogno di informazione e di formazione, e questi libri vanno nella giusta direzione nel soddisfare queste esigenze. Eppure, mi sembra che ancora non siamo riusciti a trovare la giusta modalità di rappresentazione della complessità, che può essere una teoria fisica o filosofica, in modo così semplice da poter essere fatta propria dai più giovani.
Siamo in tempi di sperimentazioni interessanti anche nell’ambito della divulgazione, sono certa che emergeranno altre proposte. Nel frattempo, proviamo ad insinuare qualche dubbio socratico qua e là, per preparare il campo a nuove domande.

Eleonora


“Il libro della filosofia per ragazze e ragazzi”, AA.VV., Gallucci 2021
“Filosofia. Un’enciclopedia per ragazzi che cercano risposte alle grandi questioni della vita”, AA.VV. Gribaudo 2021