Mumin e il cappello del Gran Bau, Alex Haridi, Cecilia Davidsson, Cecilia Heikkilä
(trad. Alessandra Scali)
Iperborea 2026
NARRATIVA ILLUSTRATA PER PICCOLI (dai 4 anni)
"Dopo una notte di tempesta la Valle dei Mumin si svegliò alla luce di un mattino radioso. Un venticello gentile danzava sulle colline, e il cielo era blu fino all'orizzonte. A ovest c'era il mare, a est il fiume che si snodava tra le Montagne Solitarie e a sud un filo di fumo si innalzava dal camino della Casa dei Mumin, perché Mamma Mumin aveva messo su il caffè per la colazione.
Mumin e i suoi amici erano già fuori. Volevano dare un'occhiata in giro per la valle, perché non si sa mai cosa si può trovare dopo una grande tempesta."
La squadra è composta: Mumin, Grugnina, Tabacco, Sniff e, avvinghiata caparbia al suo collo, c'è la piccola Mi. Ciascuno alla ricerca di qualcosa di davvero speciale: Mumin è il più fortunato perché trova un magnifico cilindro nero sul greto del fiume. Nonostante il prudente Tabacco lo sconsigli, lui lo porta subito a casa per regalarlo al suo papà che lo indossa, ma è troppo grande per lui. La piccola Mi suggerisce di usarlo come cestino della spazzatura: l'idea piace a Mamma Mumin, così quello sembra un innocuo cilindro accoglie al suo interno il primo rifiuto, ossia i gusci d'uovo della colazione.
Basta un soffio e dal cilindro cominciano a uscire magnifiche nuvolette bianche sulle quali gli amici, increduli, si arrampicano per vedere il mondo da una prospettiva diversa... Tutto il pomeriggio passa svolazzando e quando è ora di tornare, le preziose nuvolette vengono nascoste nella legnaia per poterci giocare di nuovo il giorno dopo.
Ma al mattino, all'apertura della porta, le nuvolette PUFF! Aveva ragione Tabacco, quel cilindro ha dei poteri...
Nel 1990 Donatella Ziliotto pubblicava per Salani Il cappello del Gran Bau, il primo dei nove racconti lunghi di Tove Jansson dedicati ai Mumin.
Il cappello del Gran Bau, va detto, segna l'esordio italiano dei Mumin, ma non è la prima storia che Tove Jansson dedica ai suoi personaggi. Ma di questo si è già detto altrove. Tuttavia, in tutti coloro che di Mumin e, più in generale, di grande letteratura dal Nord si sono occupati, il titolo Il cappello del Gran Bau fa venire un brividino di piacere misto a nostalgia.
Così anche adesso che ne esce la versione per i più piccoli, una riscrittura felice di quella originale di Jansson, il brividino parte comunque.
Nel Cappello del Gran Bau, in realtà l'inizio è lievemente diverso: ci sono due paginette e mezzo in cui Tove Jansson racconta di una grigia mattina in cui la neve comincia a cadere. Con la prima neve i Mumin vanno in letargo, infatti all'interno della loro casa Mamma Mumin ha appena preparato i letti di ciascuno con le coperte pesanti. E ora assegna i posti: Mumin dormirà in soffitta con il piccolo Sniff nella camera a ovest. Alle proteste di Mumin perché Sniff russa tremendamente e preferirebbe come compagno di sonni Tabacco, la Mamma accomodante risponde: Tabacco e Mumin nella camera a ovest mentre Sniff dormirà in quella a est... Dopo la cena a base di aghi di pino, tutti - parole testuali delle due magnifiche traduttrici - "ognuno si infilò nel proprio letto, scavandosi una comoda cuccia, si tirò le coperte fino alle orecchie e si mise a pensare a qualcosa di carino."
Si tratta davvero di poche righe che però hanno la capacità di trasmettere ai lettori quel senso di pace e calore diffuso che attraverserà i successivi libri della saga.
In queste riscritture per più piccoli, succedono due cose necessarie.
La prima: si riduce il numero dei personaggi per rendere più agevole seguire il racconto anche da parte dei più piccoli.
La seconda: neanche un cincino di quell'atmosfera 'affettuosa' si perde, ma se nel racconto radice sono principalmente le parole a creare quell'atmosfera, nel racconto ramoscello invece sono le immagini che hanno lo spazio maggiore per di veicolare queste emozioni.
E a proposito delle figure.
All'epoca della scrittura del Cappello del Gran Bau la stessa Jansson aveva sterzato rispetto all'esordio di La grande pioggia e poi L'arrivo della Cometa: tanto nell'illustrazione che non è più a pennello, ma a china a breve tratteggio, quanto nella storia e nell'ambientazione, che smussa le asperità dei pericoli e delle tragedie incombenti (da cui tutti poi escono sani e salvi, ovviamente), e si fa più morbida e accogliente. Lo stesso Gran Bau dagli occhi di rubino, peraltro anche arrabbiato per il furto subito, si addolcisce davanti alle irresistibili frittelle di Mamma Mumin: addirittura una carriola piena!
Nel racconto ramoscello il Gran Bau continua a essere un po' spaventoso, ma meno dell'oscuro figuro in groppa a una pantera.
È un fatto che nel racconto ramoscello spetta soprattutto alle immagini il compito di addolcire. Così compaiono i colori con una palette sempre attenuata: tenui verdi e ocra e rossi un po' spenti. Spesso tavole doppie che contengono il testo, talvolta piccoli bozzetti che si alternano a immagini in bianco e nero che sono il diretto anello di congiunzione con il libro radice.
Con esso condividono anche alcune immagini di forte impatto, per esempio il piccolo Mumin e il suo amico Tabacco seduti sul parapetto del ponticello di legno oppure Mamma Mumin che guarda perplessa la giungla crescerle attorno...
Ma se guardiamo le immagini della festa, nel ramoscello per i più piccoli capiamo che quel qualcosa di carino di cui si leggeva nel libro radice è lì.
Ed è per tutti!
Carla























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