L'ETA' D'ORO
Bohem Press 2026
ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)
"Leopold aspetta sempre che arrivi qualcuno
che mangi i biscotti e faccia le briciole.
Un giorno aspettò e aspettò.
Un poliziotto camminava per strada.
Un uomo arrivava a cavallo.
Un treno fischiava passando.
Ma nessuno di loro fece briciole.
Poi arrivò Minerva..."
E tutto cambia nella giornata di Leopold il mangiabriciole invisibile.
E anche in quella di Minerva, una bimbetta senza denti davanti.
Leopold, come unica traccia della sua presenza, lascia delle evidenti impronte che sono l'unico segnale della sua effettiva esistenza. Minerva invece a terra scarica un bel po' di briciole dei suoi biscotti alla vaniglia. Nasce così un meraviglioso sodalizio: Leopold la segue ovunque, le sparge briciole lungo il cammino e poi decide di salirgli in groppa per andarsene in giro. Ma la trasparenza di Leopold non aiuta e quindi tutti quelli che li incrociano pensano di avere le traveggole e scappano atterriti.
Anche il giorno dopo a scuola, dove Minerva lo porta, le cose non migliorano.
La fame di Leopold si fa sentire così decide di mangiare tutte le merende che incontra, pensando - ingenuo - che siano dei regalini per lui da parte dei bambini.
Comincia così la loro avventura sempre più rocambolesca e travolgente che li vede attraversare la città: una bambina sdentata, ma piena di inventiva e una creatura invisibile (o quasi), ma dalla pancia mai piena.
Questo libro ha 65 anni tondi tondi ma ha l'energia di un ragazzino.
Per di più è uno dei rari casi di importazione di James Flora in Italia.
Il suo primo libro arrivato da noi è stato Il giorno in cui la mucca starnutì (prima edizione americana nel 1957, poi importato nel 2011 da orecchio acerbo).
Il secondo esempio è Che paura, nonno! (pubblicato per la prima volta nel 1978 negli Usa e pubblicato quindi qui da Cliquot nel 2020).
E poi basta!
Jim Flora, gigantesco artista, dalla musica alla pittura passando per la grafica e il design pubblicitario senza mai fermarsi, meriterebbe ben altra attenzione. Anche perché le sue storie, per come sono costruite e disegnate, hanno una tale energia interna, una tale comicità innata, una tale qualità estetica, che difficilmente passerebbero inosservate alle orecchie e agli occhi dei bambini...
Sono, almeno due su tre dei libri tradotti, delle vere e proprie fabbriche di caos e della risata schietta. Quella stessa risata intrattenibile di fronte a un qualsiasi filmino di Stanlio e Ollio, per esempio.
Nel Il giorno in cui la mucca starnutì Flora costruisce tutto su un inarrestabile crescendo che parte da un evento infinitesimale, ossia lo starnuto di una mucca, per poi arrivare a un pirotecnico gran finale, prima di riatterrare con il botto nella stessa stalla di partenza.
In Leopold in meccanismo non è molto diverso: si parte da un piccolo fatto che, sebbene abbia del meraviglioso in sé, resta comunque circoscritto a delle briciole per terra.
Ma da lì al decollo verso una irrefrenabile fame di questa creatura bastano davvero un paio di pagine.
Parte così la comica: Leopold mangia merende, svaligia pasticcerie, saccheggia un alimentari, depreda una banca, salvo poi risputare tutti i bigliettoni tra i piedi degli onesti (!) cittadini, svuota un negozio di caramelle e, colmo dei colmi, si acchiappa anche il pranzo del commissario in caserma.
Tutto questo avviene in Leopold come pure ne Il giorno in cui la mucca starnutì davanti agli occhi vigili di un infante.
Minerva qui non lo molla, anche se il controllo le è un po' sfuggito di mano. Ed è a lei - a lei sola - che va il merito di trovare una soluzione per arginare il magnifico disastro.
Ed è qui, sul finale che non svelerei, che succedono due cose che testimoniano la bellezza e in qualche modo anche la magnifica scorrettezza di quegli anni d'oro della letteratura illustrata. Ormai perduti, a meno che non editori sensibili e colti vadano meritoriamente a ripescare libri del genere.
La prima cosa che succede è nel sapiente lavoro sul colore che, alla faccia delle solite pagine alternate con il B/N per risparmiare, sta lì a testimoniare l'arte di Flora.
La seconda sta in quel finale che - ne sono certa - i bambini si godranno ridendo allegramente, mentre gli adulti, ameno i più politicamente corretti, preferirebbero diverso. E' un po' come se ci fosse tra i libri di quegli anni (penso al libro di Tresselt & Glaser, L'elefante più piccolo del mondo), tra quegli anni d'oro per l'albo illustrato, una sottile quanto tangibile linea di confine con i libri illustrati di questi anni (non tutti, ma parecchi), una linea di confine tra la libertà assoluta di invenzione di allora e una libertà sempre un po' condizionata di oggi...
Si esulti dunque per l'arrivo di Leopold!
Carla





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