“Ho dodici anni e sono al mio quarantanovesimo funerale.
Se pensate che dopo tanti funerali alla fine ci si abitui, avete ragione. Il punto è questo: i funerali sono un po’ come gli sformati di fagiolini. Visto uno, visti tutti. Io ne ho visti un sacco, di entrambi. E, a essere sincero, preferisco i funerali.”
Un incipit di grande impatto che in poche righe ci permette di entrare immediatamente nello spirito della scrittura di questo romanzo, che parla sì di morte e commemorazione, ma lo fa con grande leggerezza e senza mancare di un sano ancoraggio con il reale.
Il protagonista, Oscar, è un ragazzino di dodici anni che, scrivendo di sé, espone le sue acquisite competenze in materia di funerali. D’altronde non potrebbe che essere così, considerato che è sempre vissuto, insieme al suo nonno biologico, in una casa di riposo, la Sunny Days. I suoi compagni di giochi, confidenti, nonché affetti grandissimi, sono proprio gli ospiti della struttura che, ahimè, è spesso costretto a salutare.
Oscar è un ragazzino maturo e responsabile, abituato a rispettare le regole e a garantire che vengano rispettate. La sua vita, sebbene singolare, per lui rappresenta una certezza granitica e gli fornisce la serenità e la stabilità per andare avanti. Non è dunque strano che tutto per lui crolli nel momento in cui, deceduto il titolare della casa di riposo, Oscar e suo nonno si trovino improvvisamente in grandi difficoltà, costretti a dover lasciare quel posto a causa del sopraggiunto nuovo gestore che ha ritoccato a rialzo le rette. La soluzione al problema sembra arrivare da Jimmy Deluca, anziano e non troppo simpatico ospite della Sunny Days che propone al ragazzo una grossa somma di denaro in cambio del suo aiuto a scappare. Dopo un iniziale tentennamento, Oscar accetta, persuaso che quella sia l’unica possibilità per lui di evitare di finire in mezzo a una strada. Accettare la proposta di Jimmy significa diventare complice di una serie di trasgressioni, alcune delle quali anche pericolose.
Di qui in avanti la storia prende il largo e Jimmy, il suo gatto spelacchiato, Oscar e una ragazzina della sua stessa età decisamente più intraprendente e istintiva, alla guida di un’auto d’epoca, saranno protagonisti di una vorticosa fuga allo scopo di chiudere alcuni conti in sospeso del signore e permettergli di salutare pacificamente la vita.
Le situazioni descritte sono tante e tutte contribuiscono ad aggiungere un tassello ulteriore che ci svela ogni volta un elemento non sospetto della vita e della personalità di ognuno dei tre protagonisti.
Dan Gemeinhart dissemina il racconto di indizi, in modo che il lettore si goda la presunzione di aver già capito tutto del personaggio, salvo poi ricevere smentita puntuale e le cose si rivelano sempre molto più complesse di quello che sembrano. Questo astuto gioco intrapreso con il lettore non viene costruito allo scopo di mostrarsi abile maestro di sorprese e colpi di scena, ma per coinvolgerlo in un'interessante opera di svelamento in cui le facili conclusioni si rivelano sempre quelle più comode, ma anche quelle meno corrispondenti al reale.
Tutto si svolge nell’arco di poche ore, una prima parte del viaggio che vede i due ragazzi ancora convinti che torneranno per cena al Sunny Days, e una seconda in cui accettano di rimanere a fianco di Jimmy fino a una meta intuita ma non esplicitamente ammessa. La scelta di proseguire in questa pazza fuga è quella nata da una nuova consapevolezza, maturata dopo una serie di esperienze in cui si sono confrontati con persone, luoghi e rischi lontanissimi dalla loro abituale esistenza. Ma, come spesso accade nella vita, e di conseguenza nelle storie destinate ai lettori e lettrici più giovani, anziani e bambini/ragazzi dimostrano una grande comunanza di idee e visioni del mondo: entrambi lontani da quella fase della vita in cui si richiede ponderazione e valutazione matura dei limiti e dei rischi (gli uni perché ormai superata e abbandonata, gli altri perché non ancora conosciuta), si incontrano in queste vicende che assumono la forma di un’avventura esemplare, di una grande occasione di crescita e di grande esercizio di empatia.
Dan Gemeinhart è autore di un altro romanzo on road, L’imprevedibile viaggio di Coyote Sunrise, e in entrambi i temi cari al genere ci sono tutti, ma quello che la scrittura di questo autore statunitense ancora ci propone è una grande ironia che in alcuni casi diventa vera e propria comicità, costruita lavorando bene sul contrasto tra quello che ci si aspetterebbe e quello che invece inesorabilmente accade a scapito degli attori. E accade ogni volta, senza cioè che siano esonerati da questa logica neanche i momenti più tristi, che finiscono così per essere perfettamente coerenti con tutto il resto e contribuire a restituire un tono gioioso alla narrazione.
Teodosia
Una fuga da Oscar di Dan Gemeinhart, traduzione di Aurelia Martelli,
EDT Giralangolo 2026



















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