venerdì 27 gennaio 2023

FAMMI UNA DOMANDA!

BIOMIMETICA


Un originale, interessante libro illustrato dedicato ad una disciplina poco conosciuta e molto trasversale: la biomimetica, ovvero la creazione di oggetti, tecnologici o di design, a partire dalle caratteristiche di un oggetto naturale. A tentare l’impresa sono Emmanuelle Walker, che ha ottenuto la menzione come opera prima alla Bologna Children’s Book Fair nel 2016, e Séraphine Menu: insieme firmano un libro dal titolo ‘Biomimetica. La natura come modello’, pubblicato da Il Gatto Verde editore, dall’edizione originale della canadese La Pastèque.


L’argomento in sé è interessante e capace di stimolare la curiosità inventiva dei bambini, che sanno trasformare l’uso degli oggetti e inventare aspetti fantastici di ogni cosa e di ogni vivente. Ma il libro non prende questa piega, al contrario è una rassegna di come già la tecnologia si sia appropriata di spunti ‘naturali’ per la realizzazione di nuovi oggetti e materiali: dopo una lunga introduzione, le autrici entrano nel dettaglio di alcune invenzioni tecnologiche che si sono ispirate alla natura. Un esempio per tutti, il radar, ispirato agli ultrasuoni emessi dai pipistrelli. Dalla biomimetica hanno tratto idee innovative anche la medicina, che ha preso spunto dal sistema cardiaco delle balene per ideare il pacemaker l’architettura, che ha copiato il sistema di termoregolazione dei termitai; e ancora la produzione dei tessuti e la moda.

La materia è quanto mai interessante anche dal punto di vista storico, basti pensare alle invenzioni di Leonardo da Vinci.
Le illustrazioni di Emmanuelle Walker si ispirano all’infografica: il testo si inserisce direttamente nell’immagine, che prende tutta la pagina, o la doppia pagina; tuttavia il testo ha un ruolo essenziale, senza il quale non si potrebbe comprendere l’immagine; i margini netti, i colori definiti e squillanti rendono queste pagine accattivanti per lettori anche alle prime armi, anche se poi, nel dettaglio, alcune informazioni richiedono almeno otto anni.
Il Gatto Verde editore, nato da poco, mostra già uno spiccato interesse per la divulgazione: è in corso di pubblicazione il titolo che ha vinto l’anno scorso a Bologna per la categoria no fiction, dedicato ai vulcani: il titolo italiano è ‘Mostri sacri’. Mi sembra un progetto editoriale di sicuro interesse, una bella novità nel settore della divulgazione.
Spero proprio che i genitori non si spaventino per l’argomento inconsueto e che regalino questo libro a bambine e bambini dalla curiosità insaziabile.

Eleonora

“Biomimetica, E. Walker e S. Menu, Il Gatto Verde edizioni 2023




mercoledì 25 gennaio 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

TOCCARE  CON MANO

Tutti i cari animaletti, Ulf Nilsson, Eva Eriksson (trad. Laura Cangemi) 
Iperborea 2022 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Un giorno ci stavamo annoiando e avevamo voglia di fare qualcosa di bello. Ester fu tutta contenta quando trovò un bombo morto. 'Oh, è così triste, oh, è così terribile' disse. 'Finalmente succede qualcosa!' Il bombo era peloso e a strisce, con le ali sbilenche e le zampette scomposte. 
Ester se lo mise sul palmo e gli accarezzò la schiena. 'Ti voglio bene, bombino mio', disse con voce rotta. Era sempre molto coraggiosa. 
Io ero piccolo, invece, e avevo paura sia della vita che della morte. Neanche conoscevo qualcuno che era morto." 

Così prende l'avvio una giornata molto proficua per quei due bambini che erano sull'orlo della noia. Mettono su una fiorente attività di sepoltura di piccoli animali trovati, passeggiando nei prati. Qualche bastoncino, scatole per i sigari ormai vuote, qualche seme per i fiori, una matita e un foglio di carta per la lapide. Alla Funerali SpA si aggiunge anche il piccolo Putte che, però, di morte non ne sa proprio nulla. 
Ma tutto si impara a questo mondo. 
Visto che dopo una o due sepolture il mestiere lo si può ritenere acquisito, la vera imprenditrice, ossia Ester, la maggiore dei tre e la più coraggiosa, decide di ampliare il raggio di azione, offrendo il proprio servizio anche via telefono. 
Ognuno deve fare la propria parte del lavoro, in base anche alle attitudini personali: lei si occupa della sepoltura vera e propria - insomma a lei tocca il lavoro duro, al bambino che racconta spetta invece scrivere di volta in volta un'ode al defunto. Una più bella dell'altra e a Putte tocca il ruolo di piangere, per cui è molto portato. 
Così, dopo il bombo e il toporagno, arriva il momento del criceto Nuffe, con la sua padroncina inconsolabile. Quando però il mercato nuovamente langue a Ester viene in mente che lungo le strade gli animali spesso fanno una brutta fine e infatti la successiva sepoltura è quella di un riccio spiaccicato. 


Ma il vertice lo toccano con la grande lepre in valigia, con cuscino e copertina. 

I libri migliori sull'argomento non sono stati scritti in Italia e non è un caso. Mentre il Nord dell'Europa ha sempre riservato storie interessanti. 
Questa, in particolare, ha già trovato menzione su queste pagine in passato, nella sua versione tedesca. Rari sono i libri che affrontano con onestà la questione, che non ci girano attorno, ma la contrario dimostrano la necessaria lucidità di sguardo nel raccontare i pensieri che tutti - ma proprio tutti - i bambini hanno per la testa riguardo alla morte. 
E questo è uno di quelli. 
Illuso e miope è quell'adulto che pensa di nascondere il più a lungo possibile un fatto di così capitale importanza agli occhi del proprio bambino. Facendolo, produce in quella piccola testa una visione distorta di come va la vita. E quando poi la morte, inevitabile, si presenta quello stesso bambino sarà sguarnito, debole e senza strumenti per superare il dolore. 


E allora ben venga Ester e il suo amico, ben venga anche Putte che come utensili ha solo gli occhi per piangere, perché lui di cosa significa morire non ne sa niente, ma al contrario conosce bene il dolore dell'ineluttabile: quell'insormontabile 'per sempre', quello sì che lo fa disperare. 
Ben vengano tutti gli aspetti più formali della questione: dal tipo di bara, alla localizzazione della fossa, dalle lacrime alle parole di addio in rima, dall'arredo della tomba con fiori e cartigli ai battesimi prima delle sepolture per finire con la scelta dei diversi materiali per le singole croci. 


Ben venga tutta la sottile ironia che si genera dall'inesperienza dei tre piccoli imprenditori alle prese, per esempio, con galline che raspano intorno alla tomba del gallo appena steso. 
Ben venga tutto questo, perché è qui che ogni bambino potrà riconoscere un po' di se stesso. 
Si riconoscerà nella passione totalizzante di una intera giornata che ruota intorno alla nascita e sviluppo della premiata ditta. 
Si riconoscerà nella paura di toccare un cadavere, seppure di toporagno. 
Si riconoscerà nel turbamento di fronte al merlo con il collo spezzato che i tre hanno appena visto crollare al suolo. 
Si riconoscerà in quella sottile bramosia di toccare con mano e di non abbassare lo sguardo, almeno una volta nella vita, di fronte alla morte in atto. 
Si riconoscerà in quella meravigliosa leggerezza che gli appartiene, in quanto bambino, che da un minuto all'altro, da un giorno all'altro è in grado di dimenticare tutto per passare al prossimo gioco. 
Intorno a tutto questo, che non è affatto poca roba, fiorisce il disegno di Eva Eriksson che dimostra, una volta di più di avere un particolare talento , insieme a tanti altri, nel restituire con immediatezza lo stato d'animo dei suoi piccoli protagonisti. 
L'abbiamo vista brillare nella Storia di un signore piccolo piccolo dove ci ha restituito dei protagonisti indimenticabili, dove ha saputo puntellare i suoi disegni di mille indizi, tutti percepibili sul piano emotivo. 


Assoluta sovrana degli abbigliamenti, degli sguardi e dei gesti: gli occhi al cielo di Ester, l'occhiata in tralice del 'narratore', l'ammirazione di Putte davanti a Ester che costruisce le croci, l'intraprendenza di chi fa l'impresa e il soprabito nero a redingote che già da solo è un pezzo notevole. 


Ma su una cosa ha superato sé stessa: nella penultima tavola, dove si condensa il nocciolo dell'intera storia. 
Ed è qui che si vede la grande differenza, a voler essere onesti: a girarci intorno alla morte ci si può anche riuscire ed è utile per tenersi in esercizio. 
Altra cosa è, quando invece, la tocchi con mano. 
Ecco, lì si può solo piangere. 

 Carla

lunedì 23 gennaio 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

IL BENE E IL SUO DOPPIO


Francesco Carofiglio, non nuovo alle incursioni nella letteratura per ragazzi, inaugura una nuova serie dedicata ai Cattivi con un romanzo di difficile collocazione, ‘Mister H.’, pubblicato nella collana Up di Feltrinelli.
Tutta la narrazione è un esplicito omaggio a romanzi e autori del genere gotico, o horror: richiamato esplicitamente ‘Lo strano caso del dottor Jekyll e del Signor Hyde’, di Stevenson, fra le pagine compaiono citazioni di Poe, di Lovecraft, personaggi tratti dai romanzi di Conan Doyle e di Stoker, come se Carofiglio volesse richiamarsi idealmente a questa corposa e importante eredità nell’indagare il confine fra il Bene e il Male.
Il protagonista di questa storia, Leonardo Byron Palamides, è un giovane londinese di ritorno, nel 1929, in patria dopo un soggiorno negli Stati uniti, dove ha avuto modo di frequentare il maestro Houdini; a Londra invece, ritorna agli studi di medicina e di quella nuova corrente di pensiero analitico che risale a Jung. Il giovane è affascinato dal mondo dei sogni, e degli incubi, e in qualche modo attratto da quello che chiameremmo paranormale. A trascinarlo nel mondo al di là della realtà è una giovane paziente, Lilith, che pare essere in connessione con il mondo dei morti.
Quello che viene volontariamente o meno evocato è qualcosa che attiene al caso di Jekyll e Hyde, la coesistenza nello stesso corpo di due personalità, di cui una votata felicemente al Male.
Lo stesso protagonista si sente travolto da forze interiori che lui stesso pensava di ignorare: siamo a pieno nel territorio del perturbante, in cui è difficile distinguere sogni, incubi e realtà, proiezioni e azioni, impulsi e scelte razionali e, ovviamente , il Bene dal Male.
‘Cattivi. Mister H.’ è una storia gotica, densa di apparizioni, segnali ambigui, personaggi che alludono a mondi paralleli; e come tale andrebbe letta da lettrici e lettori giovani, probabilmente non in grado di raccogliere le molliche di pane, i segnali che qui e là richiamano altre storie, a una tradizione letteraria che ancora non hanno avuto il modo di esplorare, se non in parte.
Nello stesso tempo è una lettura intrigante per chi quelle letture le ha fatte, le ha sedimentate, sono entrate a far parte anche del lessico quotidiano.
Il tema è inquietante, andando a esplorare quell’ambiguità che è propria di ciascun essere umano, in cui convivono pulsioni e tendenze contraddittorie; così come è inquietante il mondo onirico, altrettanto è la realtà in cui si muovono persone crudeli e senza scrupoli.
Dicevo all’inizio che si tratta di un romanzo di difficile collocazione, proprio per i diversi livelli di lettura che lo contraddistinguono; un passaggio nel genere horror, un invito a esplorare la letteratura che questo genere ha nutrito, per i lettori più giovani; una interessante rivisitazione di un genere per il lettore o la lettrice più esperti.
Attualizzare Mister Hyde e portarlo nella Londra degli anni ‘30 è uno spunto interessante che piacerà a lettrici e lettori di almeno quattordici anni.

Eleonora

“Cattivi. Mister H.”, F. Carofiglio, ill. di D. Fachechi, Feltrinelli 2022



venerdì 20 gennaio 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

RUMORI FUORI SCENA  

Il grande debutto, Eva Francescutto, Alberto Lot 
Minibombo 2020 




ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

" 'Forza, prepariamoci: tra poco si va in scena! 
'Di già? Ma io non sono ancora pronta!' 
'Fai in fretta, allora! A breve saremo sotto i riflettori...' 
'Noi arrossiamo al solo pensiero!' " 

Nel buio più pesto tutti fremono, dalle loro diverse postazioni, per quello che si annuncia imminente: il loro debutto. 
Di certo un brivido corre sulla loro pelle. 
Andare in scena, passare dal nero più fitto, dal bisbiglio fra colleghi, alla luce dei faretti e al recitare la propria parte è questione di un attimo. E questi sono i dialoghi sempre più serrati, sempre più emozionati tra tutti gli interpreti: da quelli più avvezzi e 'stagionati', a quelli più freschi, di primo pelo, alla loro prima esperienza. 
Ci sono, come accade in ogni orchestrazione scenica, i protagonisti in primo piano, che occupano gran parte dello spazio, ma sul fondo ci sono anche le ultime arrivate, le più giovani che, per superare la loro fragilità emotiva, si serrano l'una vicino all'altra. 
La tensione nell'aria si taglia col coltello.


Da una parte, il pubblico in sala. Curioso, affamato di storie e in trepidante attesa. 
Dall'altra, loro: ognuno diverso, ognuno con le proprie caratteristiche, ma tutti indistintamente preparati a concedersi, a offrirsi -anima e corpo- a chi vorrà assaporare quella precisa esperienza artistica, insomma a tutti quelli che avranno voglia di gustarsi l'opera. 
Ah, vita dura quella degli artisti! 

Dire o non dire, questo è il dilemma. Per non rovinare la suspense di un debutto. 
Cose che si possono dire su come questo libro è fatto: 
1) ha tutte le doppie pagine dello stesso colore, nero. 
2) Ogni doppia pagina nera contiene brevi dialoghi 
3) che sono scritti in colori diversi e 
4) posizionati in punti diversi della pagina. 
5) Le frasi che compongono i dialoghi sono semplici e 
6) talvolta sono modi di dire presi dalla consuetudine, quelli che si potrebbero definire, senza offesa, frasi fatte. 


7) I dialoghi denunciano una tensione crescente, commisurata alla circostanza di partenza, ossia gli ultimi momenti prima di un debutto. 
8) Come in ogni spettacolo, gli attori restano celati allo sguardo del pubblico, fino all'attimo in cui si accendono le luci. Tutto comincia e si va in scena. 
Ecco, partiamo da qui per dire che un albo illustrato non è poi molto diverso da una messa in scena, teatrale o cinematografica che sia. 
Non è casuale che i due autori del libro si siano spartiti i ruoli come segue: Eva Francescutto ha curato i testi, ossia si è premurata di mettere in condivisione con il pubblico (dei lettori), i rumori fuori scena, mentre Alberto Lot ha curato il resto, quindi i costumi, le luci e tutto quello che attiene alla messa in scena, o forse sarebbe più corretto dire la mise-en-page. 
Ogni doppia pagina ha come obiettivo quello di farci vedere qualcosa che sta capitando su un palcoscenico ideale che è disegnato. 
E quell'istante che occorre per girare la pagina diventa silenzio nelle parole e nelle figure e può preannunciare un cambio di scena, un'entrata o un'uscita di altri protagonisti. Ed è esattamente quello che succede qui: le voci diverse si intrecciano in modi diversi e se a una prima lettura tutto sembra un po' oscuro, una volta svelato il mistero che si nasconde, il divertimento si moltiplica e soprattutto ogni singolo frammento trova una sua precisa ragion d'essere per comporre uno spettacolo unico. 
Per cui i colori diventano significanti e la posizione dei dialoghi all'interno della pagina altrettanto strategica. 


Questo, nella pratica, cosa provoca? 
Che quel libro lo rileggi immediatamente dopo averlo chiuso per controllare che davvero tutto vada a posto, e poi lo rileggi ancora perché capisci che di cose da scoprire ce ne sono ancora e ancora. 
Ed è questo uno dei meriti che certi libri dimostrano di avere, ossia quello di stupire e quindi di 'spostare', anche di poco, il punto di vista del lettore. 
In sostanza il pensiero del lettore si è mosso dalla sua posizione di partenza. 
Ovviamente questa prerogativa non dimostrano di averla tutti i libri, ma quelli ben fatti sì. 
E altrettanto ovviamente può presentarsi a livelli di complessità anche molto diversi tra loro. 
Quando questo capita nei libri di Minibombo che, per scelta editoriale, parlano ai più piccoli, capita di arrivare ignari fino a un passo dalla fine per poi stupirsi all'ultimo - di solito si scoppia anche a ridere nello stesso momento - per sorprese molto semplici, ma non per questo meno efficaci. 
Qualche volta, e sono le mie preferite, allo stupore si aggiunge anche un brivido di perfidia. 
Ma questa è un'altra storia. 

Carla

mercoledì 18 gennaio 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

MEMORIA


Pubblicato per la prima volta in Italia nel 2001, poi ristampato, insieme agli altri tre romanzi collegati, nel 2014 nel volume dal titolo ‘L’isola lontana. Quadrilogia della memoria’, esce ora nella nuova collana Universale economica Feltrinelli ragazzi col titolo ‘Un’isola nel mare’, pubblicato dall’autrice svedese Annika Thor nel 1996.
Ispirato alle vicende della madre dell’autrice, il romanzo è ambientato su un’isola svedese di fronte a Göteborg che nel 1939 ospitò diversi bambini ebrei per sottrarli ai rastrellamenti che avvenivano nell’Europa occupata dai nazisti. La protagonista è l’undicenne Steffi, che, con la sorellina Nelli, si trova catapultata in un mondo completamente diverso dal suo: figlie di ebrei benestanti di Vienna, dove il padre esercitava la professione medica e la madre era cantante d’opera, si trovano nelle case modeste di famiglie di pescatori, dove tutto è dignitosamente povero, dal cibo ai vestiti.
Le due bambine sono convinte che si tratti di passare un’estate lontane dai genitori, ma mese dopo mese diventerà sempre più evidente che per i genitori sarà difficile se non impossibile espatriare.
Nelli, la più piccola, non ha difficoltà ad ambientarsi, inserita in una famiglia numerosa guidata da ‘zia’ Alma. Steffi va a vivere da zia Marta, una donna matura, poco loquace e fervente cristiana.
L’autrice mostra tutta la sua abilità nel mostrarci la vicenda attraverso gli occhi di una bambina, che poco comprende delle tragiche vicende che stanno sconvolgendo l’Europa: sa che i nazisti rappresentano il Male in Terra, ma crede che non sia troppo difficile sfuggirgli per espatriare tutti insieme in America.
Passano le settimane e i mesi e Steffi si sente sempre più abbandonata, non riesce a legare con le sue coetanee, che, per altro, la scherniscono. Anche la famiglia che generosamente la ospita non sembra in grado di colmare il vuoto affettivo che affligge la bambina, anche se il marito di Marta, il pescatore Evert, cerca di rassicurarla e proteggerla. La guerra si fa sempre più vicina, la Germania invade la Norvegia, la speranza di rivedere i propri genitori diventa sempre più flebile; nonostante questo s’intravede un briciolo di futuro da cui poter ripartire.
L’autrice, che attinge alle memorie familiari, riesce a dar conto del punto di vista ingenuo di una ragazzina e con grande abilità guida l’evoluzione dei personaggi, il loro arco narrativo, rendendoli via via più credibili: con gli occhi di Steffi, il lettore scopre i drammi, i legami, le piccole miserie di un mondo semplice, ma capace di grande generosità. Nello stesso tempo, lo straniamento della protagonista prende corpo in una lingua, in una religione diverse da quelle di partenza, così come sembrano all’inizio inaccettabili le durezze di una vita povera.
Lontano da qualsiasi retorica, lontano dalle tragedie più estreme provocate dall’affermazione del nazismo in Europa, il romanzo rende conto delle storie drammatiche di chi, seppur sfuggito ai campi di sterminio, ha visto stravolta la propria vita e il proprio futuro, ha sperimentato sulla propria pelle l’antisemitismo strisciante presente ben oltre i confini tedeschi.
La tetralogia de ‘L’isola lontana’ ha vinto lo ‘Jugendliteraturpreis’ in Germania.
Vale la pena riprendere in mano questo romanzo, e i suoi seguiti, per la delicatezza e l’intelligenza con cui sono trattati le grandi tragedie della Seconda Guerra Mondiale, gli eroismi e le crudeltà, la difficoltà di crescere in un contesto dominato dall’incertezza e dalla paura.
Lettura adatta a lettrici e lettori che abbiano almeno undici anni.

Eleonora

“Un’isola nel mare”, A. Thor, Feltrinelli 2023



lunedì 16 gennaio 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

E IL CANE INCONTRO' L'UOMO

Jack London, Nicolás Arispe (trad. Mirta Cimmino) 
Logos edizioni 2022 

©Nicolás Arispe

ILLUSTRATI 

"Si procurava da mangiare frugando nell'immondizia e beveva l'acqua sporca dei rigagnoli. Trovava rifugio negli angoli più appartati. Lontano dal trambusto si sentiva al sicuro. Forse fu per questo che, quando lo rapirono, lo sorpresero profondamente addormentato." 

Era un cane abbandonato dalla nascita che vagava per una grande città senza che nessuno si accorgesse di lui. Fino al giorno in cui fu portato via e rinchiuso insieme ad altri cani in un edificio molto strano in cui era in atto un importante esperimento. 
Perché socievole e soprattutto intelligente, fu il prescelto ed è in quel momento che ricevette il nome Jack London. Fu fatto salire in un razzo e spedito nello spazio dove le ricerche e gli esperimenti diedero i loro frutti. 
Gli scienziati, a quel punto, considerarono la missione conclusa e Jack London fu abbandonato al suo destino. Ma, diversamente da Laika, apparentemente, la sua navicella non continuò a orbitare nello spazio, ma si andò ad appoggiare in un luogo tutto nuovo, tutto diverso. 
Per Jack London stava cominciando una vita tutta nuova, tutta diversa. 
Forse. 

Nicolás Arispe ha una dote che rende sempre interessanti i suoi libri
La capacità di dare un valore universale, esemplare, al suo sguardo. 
Il racconto diventa archetipico, simbolico.
Nel caso di Jack London la questione ha evidentemente a che fare con il rapporto tra uomo e cane, uno dei rapporti più antichi, più complessi e più mutevoli in cui l'umanità intera - dalla letteratura alla vita vera - ha spesso e volentieri dato scarsa prova di sé. 
Il fatto di aver scelto come suo alter ego London, oltre a essere un omaggio al romanziere, trova una sua ragion d'essere nella poetica dell'autore americano. 
E in questo senso, come già in libri come Il richiamo della foresta o Zanna Bianca per esempio, dietro la relazione uomo/cane si può leggere in trasparenza anche il modo in cui l'uomo si pone di fronte alla natura. 
Ma è su quella tra cane e uomo che forse qui ha più senso fermarsi. 
Arispe per dare profondità a questo tipo di legame mi pare faccia riferimento a due elementi importanti del nostro immaginario: da una parte la canetta Laika presa e spedita nello spazio e poi lasciata al suo destino, perché non si sapeva come far tornare nell'atmosfera e sulla terra una navicella e dall'altra, lo abbiamo appena detto, nel battezzare con il nome Jack London quel randagio socievole e intelligente, vuole alludere a tutti i cani dei romanzi e racconti dello scrittore americano e sembra condividere con lui l'idea della wilderness, il mondo ancora 'vergine'.
In entrambi i casi, quello reale e quelli letterari, la figura umana non ne esce a testa alta. 
Peraltro fin dalla prima pagina, Arispe si schiera: il cane era stato abbandonato alla nascita e da quel momento in poi nessuno si è preso cura di lui. 
Vive circondato dall'indifferenza generale. 
Sottigliezze come il bisogno di dargli un nome (anche se molto evocativo) possono essere lette come ulteriore segno di una prepotenza forte, che nella immagine si fa ancora più esplicita. 

©Nicolás Arispe

Nella medesima direzione vanno anche quelle frasi che alludono alla necessità di 'usare' un cane laddove l'uomo rischierebbe troppo 'un'avventura in cui nessun umano avrebbe mai osato lanciarsi...' 
A missione spaziale ultimata, torna l'indifferenza, quella di partenza, ma con un'aggravante ulteriore: ora l'animale non è più libero di cercarsi cibo e acqua per vivere e di dormire al riparo dalla confusione. 
Ed ecco che l'altro nodo della questione si presenta: la libertà e il suo prezzo. 
E' qui che Arispe prende una strada inaspettata per continuare la sua storia e la racconta con i toni londoniani: la navicella arriva a fermarsi in un luogo che pare proprio la terra. 
Contemporaneamente nuovo, altri suoni, altre forme, altri colori, ma anche familiare. 

©Nicolás Arispe

Il cane girovaga e noi lo seguiamo con lo sguardo che - analogamente a quello del cane - riconosce boschi e foreste e radure. Una natura potente. Ma quel luogo non è nuovo, visto che si riesce anche a leggerne la storia, il passato, in quel teschio di T-Rex. 
Il cane impara ad abitarlo da primo e unico cane: va a caccia di fenicotteri per nutrirsi. E al fiume per bere. 
Ed è esattamente qui, tra una sponda e l'altra (a proposito di simbologie...), che avviene l'incontro. L'incontro con l'uomo: il primo uomo. Di fronte al primo cane, in quel mondo primordiale. Accidenti, quanto è forte l'eco delle atmosfere di London in questo sguardo.
E poi, di come sono andate le cose lo sappiamo... 
Arispe, però, a questo punto crea un meraviglioso corto circuito mentale: il cane che noi sapevamo abitante di una metropoli, piena di persone che si muovono frettolose, ora è sulla riva del fiume e ha davanti il primo progenitore di quelle persone. 
Ma ha anche davanti il suo passato, lui stesso è contemporaneamente un cane di oggi ma anche il primo cane sulla terra. 
Ed ecco che anche l'assunto di partenza trova una sua verifica: i toni della storia di un solo cane, il cane Jack London, sono diventati come per incanto universali e in qualche modo esemplari, e dicono cose in cui ognuno di noi riconosce una piccola porzione di sé. Anche senza aver avuto mai un cane intorno. 

©Nicolás Arispe

Tirando le somme, a voler leggere oltre e con un po' dei romanzi di London in testa, si può dire dire che noi siamo la risultante di tutto il tempo che è stato finora? 
Si può. Si deve.

Carla

venerdì 13 gennaio 2023

FAMMI UNA DOMANDA!


FUTURO PROSSIMO


Con una solidissima preparazione scientifica e un’interessante carriera come divulgatrice, Madeleine Finley approda al libro illustrato divulgativo con ‘Coleotteri per colazione e altri strani e fantastici modi per salvare il pianeta’, con le illustrazioni della coreana Jisu Choi. Il libro, tradotto da Alice Casarini è pubblicato in Italia da Camelozampa.
L’intento del volume, ottanta pagine fitte fitte di informazioni, è duplice: raccontare le non poche problematicità del nostro Pianeta e, nello stesso tempo, dar conto delle soluzioni, realistiche o meno, futuribili, improbabili, che in questi anni si stanno sperimentando in diversi settori cruciali: la produzione di cibo e di energia, la diminuzione dell’impatto del riscaldamento globale e della sovrappopolazione. Tematiche molto impegnative che possono diventare anche divertenti quando ci si inoltra nelle minuziose illustrazioni che suggeriscono il modus operandi delle diverse invenzioni.
Il libro è organizzato in nove capitoli, con ambientazioni diverse, in casa e fuori casa; in ciascuno di essi vengono enunciate delle problematiche e, a seguire, una serie di soluzioni che, per quanto possano apparire strampalate ad uno sguardo superficiale, sono in realtà oggetto di sperimentazione.


Gli argomenti sono tanti e vanno dalla ricerca di fonti di energia alternative e che quindi non comportino l’emissione di anidride carbonica, al problema della sussistenza di miliardi di esseri umani, con la sperimentazione di fonti proteiche diverse: insetti, alghe, funghi; l’utilizzo delle deiezioni animali e umane per la produzione di energia; la progettazione di materiali da costruzione provenienti dal riciclo; le sperimentazioni per ripulire gli oceani dalla micro plastica o per difendere le città costiere dal probabile innalzamento del livello dei mari. Insomma, moltissimi argomenti, che si intrecciano fra loro in una fitta rete di idee e invenzioni che forse in futuro aiuteranno l’umanità a sopravvivere a se stessa.
Le illustrazioni in questo contesto sono fondamentali, sia per alleggerire il testo denso anche di riferimenti tecnologici, sia per provare ad immaginari scenari futuri. La coreana Jisu Choi, qui al suo primo libro illustrato, ha un’impostazione grafica che nelle tavole di introduzione dei capitoli, più complesse, è squisitamente geometrica, con un susseguirsi di linee rette e schematismi; ma in altre tavole il rapporto fra testo e immagine è simile a quello che spesso si vede nei libri di divulgazione, in cui il testo richiuso in una porzione di pagina viene esplicitato dalla corrispondente illustrazione. Le rappresentazioni di ambienti domestici, cittadini, di case, parchi, strade sono ricchissime di dettagli, di personaggi umani e animali, di vetture, costruzioni, razzi, macchine che, proprio per non essere vincolate al realismo, assumono le forme più bizzarre.
Il lettore e la lettrice alle prime armi, dai sette otto anni in poi, trovano nella vivacità e nella ricchezza delle illustrazioni un aiuto per affrontare temi così complessi; i bambini e le bambine più grandi possono trovare infiniti stimoli per comprendere i cambiamenti del mondo in cui vivono e per adottare, magari, uno stile di vita differente.


Certo, da questa rappresentazione delle problematiche del Pianeta non si evince la drammaticità della situazione e il costo, in termini di vite umane e di biodiversità, del nostro modello di sviluppo; ma è giusto così, è importante che le giovani generazioni abbiano una visione aperta della soluzione dei problemi economici e ambientali, strettamente connessi; non possiamo che confidare in loro, per immaginare un mondo migliore.

Eleonora

“Coleotteri per colazione e altri strani e fantastici modi per salvare il pianeta”, M.Finley, ill. J. Choi, trad. A. Casarini, Camelozampa 2022



mercoledì 11 gennaio 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA MANO DI TALLEC

Il libro degli alberi e delle piante da scoprire, Olivier Tallec 
(trad. Maria Pia Secciani) 
Edizioni Clichy 2022 



 ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

 "Un giorno vorrebbe diventare un acero canadese, quello dopo un melo della Normandia e poi d'un tratto vorrebbe essere un abete in pieno inverno! Dato che cambia idea più volte al giorno , ai suoi piedi si possono trovare pere, altre volte arance, e perfino una noce di cocco." 

Nel prezioso catalogo delle piante e e degli alberi da scoprire questo albero risponde al nome di Albero Indeciso. Si presenta con un robusto tronco da cui si dipartono rami di quercia, in autunno, di abete, in inverno, di pino e di palma probabilmente in estate e primavera. A coronamento dell'alto e possente fusto, una folta chioma verde. Sul terreno che lo circonda effettivamente sono visibili mele e pere e una singola noce di cocco. Perplessi, e chi non lo sarebbe, un pappagallo sulla palma e un merlotto sulla quercia. L'unico che non pare stupefatto, anzi avvezzo alla raccolta sotto quell'albero, è un ragazzino. 
I suoi occhi socchiusi e il gesto sicuro della mano sembrano dire: più ce n'è, meglio è. 

Effettivamente i ventiquattro diversi tipi di piante e alberi che si presentano in questo originale catalogo sono tutti da scoprire: il Rovesciato, la Palma Baffuta, il Calziniere, il Pino Spazzolino. 
Le belle cose che succedono in questo libro sono quelle che già sono state messe a fuoco tutte le volte che si apre un libro di Olivier Tallec.


La prima: la sua capacità di mettere nei suoi personaggi sempre espressioni o posture precise che ne caratterizzano lo stato d'animo. E di farlo, a volte, con piccolissimi tratti, davvero poco più che un baffo di matita che però ha il pregio di essere perfetto, come chiave di lettura, per attirare il lettore ad entrare in confidenza con lo scoiattolo, il coniglio o il pappagallo, il ragazzino di turno. 
La seconda è la ben nota ironia. Ma ci torniamo tra un momento. 
La terza è la cura per il dettaglio. Piccole cose come i capelli del bambino che legge sull'Albero capovolto o i fiori dell'Albero Gelato, le mutande del pirata... 
La quarta, quella di saper parlare una lingua che tutti - grandi e piccoli - capiscono e apprezzano, anche se magari per aspetti diversi. 
La quinta è, ovviamente, la qualità del disegno.
 

Su questo forse val la pena notare, al di là del segno, la capacità di far parlare il colore, tavola dopo tavola. Per non parlare della luce e dell'ombra. 
Sull'ironia, che -visto il tema - per forza troverà un suo canale naturale in alcune affinità formali e sulla grande qualità del disegno Tallec qui fa anche un passo ulteriore. 
La sua sottile arte di mettere bonariamente in ridicolo i suoi personaggi per far sorridere il lettore, qui gioca una carta ulteriore che ha a che vedere con 'la forma delle cose', appunto. 
Il fatto di aver voluto creare un catalogo di piante e alberi che devono ancora essere scoperti, mette Tallec necessariamente nella condizione di doversi confrontare con la loro forma. 
Quindi l'ironia che nei suoi libri precedenti nasceva dalla relazione/scontro tra testo e immagine qui deve seguire una strada ancora più precisa: l'albero, per come lo vediamo, deve offrirsi al nostro sguardo con una forma 'alterata' che però ne conservi la sua riconoscibilità. E così arriva l'Albero Spazzolino, l'Albero Capovolto, la Palma dei Pettini, il Cactus Appendiabiti e il Salice dei Calzini piangenti. 
In questo caso il lettore deve per forza pensare e mettere a fuoco per un attimo, diciamo, l'albero originale, e poi riconoscerne la metamorfosi. E solo dopo può ridere.


Per intenderci, un saguaro è davvero molto simile e un appendiabiti. Un albero capovolto è un albero con la chioma a terra. 
Uno scatto ulteriore Tallec lo fa, usando il registro dell'assurdo, e così arriva l'Albero Martello, la Quercia Scala e altri. La tipologia dell'albero cui allude è ormai così tanto lontana dal suo omologo originale che il lettore pensa meno, ma ride di più per la stramberia dell'associazione mentale che Tallec gli sta suggerendo. 
In qualche modo questi due modi di mettere in relazione l'immagine e la parola sembrano seguire direzioni inverse. Per spiegare: il Pino Spazzolino nasce come immagine e il testo ci gioca. Mentre la Quercia Scala parrebbe piuttosto nascere da un'idea di testo in cui si racconta che al cinquantesimo gradino scappa la pipì per cui, con una certa ansia, tocca scendere. Il disegno, peraltro magnifico, ci gioca andandogli dietro. 


Poi però si arriva alla pagina del Pioppo Coperta. E lì succede un'altra cosa ancora: ad evidenza non è la forma del pioppo che suggerisce a Tallec l'idea della coperta, né tanto meno si ride per il paradosso di avere un albero in cui tutti gli animali vogliono andare in letargo, ma scarseggiano i posti. 
Qui esce la mano di Tallec, un altro Tallec: il Tallec affettuoso. 
Quel Tallec che in ogni suo libro è stato capace di trovare un modo di dimostrarsi accogliente, caldo, confortevole, tenero, ma soprattutto vicino e benevolo nei confronti dei suoi piccoli lettori (e anche un po' dei grandi). 

 Carla

lunedì 9 gennaio 2023

FAMMI UNA DOMANDA!


ARBORETUM


Dopo ‘Animalium’, ‘Botanicum’  e ‘Fungarium’, Katie Scott ritorna con un altro grande repertorio, i cui testi sono scritti da Tony Kirkham, curatore della vastissima collezione arborea del Royal Botanic Gardens a Kew: ‘Arboretum. Il grande libro degli alberi’, pubblicato questa volta da Rizzoli.
Il libro è dedicato alle foreste e ai loro principali protagonisti, gli alberi. Innanzitutto, la parola arboreto indica un giardino che riproduca e conservi le piante e gli alberi di un determinato habitat.
Come nei precedenti libri illustrati da Katie Scott, il libro è concepito come fosse la riproduzione di un Museo di Storia naturale, i cui capitoli corrispondono alle diverse sale.
Nel nostro caso, sono individuate cinque diverse zone climatiche: quella delle foreste di conifere, delle foreste di latifoglie, foreste mediterranee, foreste tropicali umide e foreste tropicali secche, cui si aggiunge un capitolo dedicato ai giardini.
Ciascun capitolo si apre con una descrizione degli habitat, cui si affianca una tavola che lo rappresenta come se fosse contenuto in una teca. Seguono poi le descrizioni delle diverse specie arboree, affiancate da tavole che raffigurano foglie, fiori, cortecce e così via.


Come negli altri libri, l’impostazione è tradizionale, sia dal punto di vista espositivo che da quello delle illustrazioni, che si rifanno alla grande tradizione dell’illustrazione naturalistica, votata alla descrizione puntigliosa del soggetto rappresentato.
Se, dunque, non abbiamo grandi innovazioni, tuttavia questo libro ha degli indiscutibili punti di forza: innanzitutto, l’attendibilità e la cura del testo, cui si affiancano interessanti osservazioni sullo stato di conservazione dei diversi habitat e la funzione che in essi svolgono gli alberi, dalle specie pioniere ai grandi alberi ultra secolari. Scopriamo che solo il 20% della foresta tropicale africana è ancora intatto, mentre nel bacino del Mediterraneo oltre il 70% del patrimonio vegetale di questa area, in cui viviamo, non esiste più.
Dunque non solo una descrizione neutra delle zone climatiche e dei loro abitanti, ma anche un appassionato appello ad amare e conservare quel che resta dell’immenso patrimonio naturale in cui abbiamo la fortuna di vivere.
Il secondo punto di forza è rappresentato dalla accuratezza e dalla bellezza delle illustrazioni, che non rispondono allo spirito di una wunderkammer, quanto alla resa di oggetti naturali, rappresentati in tutta la loro poetica bellezza: l’illustrazione naturalistica tradizionale non è solo rappresentazione realistica dell’oggetto naturale, è comunque invito alla scoperta del dettaglio, dell’armonia cromatica, delle segrete geometrie della natura. Non l’invenzione di forme, quanto la suggestione della bellezza del reale.
Anche se il tema relativo agli alberi, in modo più o meno serio, è al momento abbastanza inflazionato, consiglio caldamente la lettura di questo libro a quanti, grandi e piccoli, siano affascinati dal mondo naturale e lo vogliano conoscere meglio.

Eleonora

“Arboretum. Il grande libro degli alberi”, T. Kirkham e K. Scott, Rizzoli 2022