lunedì 27 giugno 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

GERMOGLIANO PENSIERI NELLA TESTA 

Poesie del camminare, Carlo Marconi, Serena Viola 
Lapis edizioni 2022 


 POESIA 

"Non correre, rallenta, dai, aspetta! 
Ti spiace pedalare un po’ più piano? 
Mi dici che non c’è nessuna fretta 
e intanto sono qua e tu sei lontano. 
È vero che rimango sempre indietro 
però più di così non posso fare, 
ci provo ma non riesco a starti dietro: 
a passo d’uomo io non ci so andare! 
Facciamo che ritorni qui vicino 
e ripartiamo a passo di bambino?" 

Andare a passo d'uomo è una delle cose che si fanno, andando.


Un'altra sensazione che ci si lascia dietro quando si va in giro a piedi, è non sentire la noia. Quando si sta fermi, magari chiusi in casa, allora sì che il tempo non scorre mai, ma se solo si varca la porta, le cose da vedere e da fare ti si parano davanti e la testa può partire.
Di sicuro può rinfrescarsi, soprattutto nei giorni in cui il tempo fa le bizze, con vento e il cielo cupo, ma se non si è da soli e c'è qualcuno con cui condividere i passi, magari dandosi la mano, è tutto molto meglio. 


Ma il camminare, che poi diventa correre, nasconde dei pericoli, ma anche degli incontri. 


Si può prendere la strada conosciuta o andare su una via sbagliata, tornare indietro alle volte non si può, ma di certo c'è il fatto che chi un giorno ci ha messo in cantiere ci ha regalato il futuro di ciò che le nostre mani costruiranno e anche tutti passi che i piedi poi faranno. 

Da Cappuccetto rosso e la sua scorciatoia, a Dante che sbaglia strada, dalle impronte che si lasciano sulla spiaggia e che l'anno prossimo forse saranno ancora lì a ricordare, ai primi passi di uno che fino a ieri gattonava. 
Ventotto poesie che 'passeggiano' intorno al camminare, con alcune digressioni aeree dedicate al camminare in cielo delle rondini, e altre acquatiche dedicate al camminare delle acque, all'andare veloce di un ruscello. Dai passi veloci sotto gli occhi di tutti di chi corre i cento metri e quelli veloci ma discreti di chi fa la staffetta partigiana.


Tra queste ventotto, però, ce n'è una che più delle altre colpisce per essere illuminante su cosa significhi mettere su uno stesso foglio bianco, delle parole e un disegno. 
Il titolo, Cappuccetto Rosso, porta verso un luogo conosciuto e le parole se ascoltate con un filo di distrazione ci guidano nella falsa direzione. Perché a ben vedere, loro si permettono di essere vaghe, incerte e sfuggenti nel portarti da tutt'altra parte, nel confonderti i pensieri, ma ormai la cosa è fatta e ci sei caduto.
Una poesia per voce di lupo, un bel maschile ce lo conferma, il contesto è quello che tutti conoscono e riconoscono, siamo nel bosco, l'incontro è con una bambina dal cesto in mano che dice di chiamarsi Cappuccetto rosso... E alla fine compare pure la merenda. 
Eppure tutto va in una direzione ben diversa ed è il disegno, con quelle sue belle macchie di colore, che ci guida e ci lascia lì a stupirci. 
E ci sposta il pensiero di quel tanto che è sufficiente per far arrivare lo stupore. 

Passeggio in mezzo al bosco senza fretta 
da solo, senza dare confidenza; 
a un tratto c’è qualcuno che fischietta: 
mi fermo ad osservare con prudenza. 
È una bambina con un cesto in mano 
ed una bella giacchettina addosso, 
sorride e si avvicina piano piano, 
poi dice: SONO CAPPUCCETTO ROSSO. 
Sapete com’è andata la faccenda... 
io che volevo solo far merenda! 

Tutto sembra partire da qui, anche nell'immaginario visivo che ha costruito Serena
Viola.
Così come nel disegno c'è un'ambivalenza di fondo, nello stesso modo accede nei versi di Carlo Marconi che gioca sul doppio senso della parola passi - imprescindibile in un libro di poesia che intorno al camminare gironzola - costruisce versi che devi leggere e poi rileggere per trovarne il senso. Significato che è lì, ma va scovato... 
Se muovi passi calma passi pace
E mai fu più corretto il verso finale di questa stessa poesia che in realtà a tutt'altro allude ma che ciò nonostante a una lettura diversa mi piace plasmare: 
germogliano i pensieri nella testa

Non è forse questo il senso del buon leggere e del buon scrivere? Far germogliare pensiero?
E che dire del buon illustrare che Serena Viola mette sulla pagina con i suoi pennelli e le sue matite, tra chine, acquerello e acrilico? Tutto il bene possibile. 
Capace di dare un senso a qualcosa che solo distrattamente lo si potrebbe percepire come semplice macchia di colore. 
Qualcosa che nel nostro sguardo è in continuo divenire.
Accorda i suoi strumenti a un sentire comune che è quello poetico. 
I sensi sono i primi a percepirlo. 


Si esprime anche lei per ellissi, per prospettive inaspettate, per accenni che lasciano dietro di sé grandi spazi di interpretazione. 
E in tutto questo grande gioco emotivo di parole e colori, a volersi fermare con lo sguardo, si coglieranno, intellegibili, le orme di un percorso fatto fin qui. 


Bello, davvero! 

Carla

domenica 26 giugno 2022

LA SINCRETICA 

In uno dei viaggi pugliesi ho mangiato una tiella alle cipolle. 
L'ho mangiata in un pic nic improvvisato sul lungomare di bari. Era buonissima. 
Mentre la mangiavo l'ho studiata nella sua farcitura e nella pasta che questo ripieno conteneva. E ho subito capito che sulla pasta non avrei cercato nessuna ricetta pugliese, perché già ne avevo una adatta. 
Il problema stava tutto in quel ripieno. 
Tornata a Roma ho studiato e ho scoperto che la cosa che avevo mangiato aveva un nome e cognome: calzone di cipolle. 
E' un piatto tipico pugliese e in rete si trovano molte ricette, ma tutte inesorabilmente alludono a un tipo particolare di cipolla che qui a roma non si trova: gli sponsali. 
Sono cipollotti freschi bianchi dolciastri. 
La cosa che gli rassomigliava di più nella resa finale - cipolle cotte che diventano grigiastre e che sono dolci dolci - sono le cipolle fresche di tropea che invece a roma hanno un loro spaccio piuttosto diffuso. 


Quindi il primo sincretismo avviene tra la terra di puglia e la terra di calabria. 
Il secondo sincretismo invece riguarda la pasta. 
Quella viene dalla ricetta della torta di scarole campana (versione veloce), che ho fatto e rifatto e rifatto per tutto l'inverno passato: un ottimo modo per uccidere la scarola di cui non saprei che altro fare... 
Quindi la Puglia incontra la calabria e adesso anche la campania. 

Ingredienti
 
per il ripieno: 
 1 k di cipolle fresche di tropea tagliate a rondelle alte un dito 
un po' di olive nere baresane tagliate a rondelle, per esempio 
qualche cappero di pantelleria, volendo

per la pasta: 300 g di farina 00 
140 g di acqua tiepida 
80 g di olio di semi di arachidi 
1 cucchiaino di sale 
1/2 cucchiaino di zucchero 
1 cucchiaino di lievito istantaneo per torte salate 

Si fa così: in una padella si fanno rosolare le cipolle tagliate con un filo d'olio per cinque minuti, poi si aggiunge un filo d'acqua perché la loro cottura sia più lenta. si aggiungono le olive, anche loro tagliuzzate e volendo qualche cappero. si fa cuocere a fuoco basso basso per una ventina di minuti, finché raggiungono quel colore grigiolino e sono morbide e soprattutto cotte. 
Nel frattempo si accende il forno a 180° e si lavora la pasta che è facilissima da preparare. in una unica terrina vanno versati tutti gli ingredienti, poi si mescolano con un cucchiaio di legno e poi a mano si lavora finché non raggiunge la giusta elasticità. 
A questo punto si divide in due l'impasto, una metà leggermente più abbondante la si tira con un matterello e la si usa come base, stendendola in una taglia del 26 unta e infarinata, in modo che l'impasto sia un po' abbondante. 


Arrivati fin qui non resta che mettere il ripieno, poi si stende la seconda metà e si chiude la torta facendo un bordo di giuntura tra sopra e sotto. 
Questo bordo è molto ambito, perché lì l'impasto lì è doppio! 
Una volta chiusa e sigillata la torta, con i rebbi di una forchetta la si punzecchia. 
Ora basta solo infornare e cuocere per almeno mezz'ora, quaranta minuti, comunque fino a che non diventa bella bionda. 



That's all folks!

Carla

venerdì 24 giugno 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

FARE LE COSE CON GARBO E CON CURA

Chi sono? Cuccioli di animali Australia, Tándem Seceda Ester García 
(trad. Elena Rolla) 
Kalandraka 2022



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni) 

"Non sono un uccello, ma posso volare 
Sono un marsupiale e ho occhi enormi 
Per vederci bene al buio. 
Chi sono?" 

Lui è il petauro dello zucchero. Sanno planare da un ramo all'altro e anche da un albero all'altro, e quando lo fanno rassomigliano a dei deltaplani, distendendo la membrana che hanno nella zampe anteriori e posteriori. Come timone usano la coda. E' intuitivo scoprire perché al loro un po' strano 'petauro' si aggiunge quel 'dello zucchero'.
 

Accanto a questo piccolo marsupiale, ci sono altri sei animali che come lui vivono solo in Australia e nelle isole intorno: Il canguro, il koala, il diavolo della Tasmania e l'ornitorinco. Ma ne mancano altri due... 
Ciascuno di loro si distingue per curiose abitudini: uno di loro è particolarmente litigioso e aggressivo, mentre un altro è particolarmente esperto nel nuoto sott'acqua, e un altro ancora ha una dieta davvero monotona - questione di gusti. E l'ultimo pur diventando il più grande di tutti, alla nascita è grande come una nocciolina. 

La grazia, il garbo, è una dote rara, lo è tra le persone, ma anche in ambito editoriale non è poi così diffusa. E se a questa si aggiunge la cura, le cose vanno ancora meglio 
E' sempre un piacere imbattersi in libri che siano garbati e accurati. 
Il libro Chi sono?, ossia questa piccola serie (a oggi sono in tutto quattro, ma in Italia per ora circolano solo i primi due: uno dedicato all'Australia e l'altro alle Americhe), lo è. 
Questa è forse la caratteristica che colpisce fin dal primo momento, sfogliandolo. 
L'aver concepito un vero e proprio libro di divulgazione per bambini che siano anche molto piccoli (non piccolissimi, non è un cartonato da ciucciare, ma è pur sempre quadrato) è già un atto garbato e un segno di cura e attenzione. 
Chi sono? ha trovato una voce, anche nella traduzione,  molto adatta e comprensibile per rivolgersi a lettori anche molto piccoli. 


Un lessico accessibile, che nello stesso tempo ha tutte le carte in regola per diventare terreno di scoperta e quindi di apprendimento senza creare inadeguatezza. E tutto questo avviene, mantenendo intatto il rigore scientifico. Non a caso dietro lo pseudonimo Tándem Seceda si nascondono due biologi naturalisti e due insegnanti, tutti loro hanno messo radici anche nell'editoria per l'infanzia. 
La struttura a indovinello, altra buona idea, non è mai banale, e salta subito agli occhi e alle orecchie un lessico che è nel contempo preciso, ma anche familiare : alla nascita ero piccolo come una nocciolina. Mi sono subito infilato nel marsupio - parola che potrebbe essere la prima volta che viene sentita e che quindi merita subito un chiarimento nel testo, tra due belle virgole si legge: la tasca che la mamma ha sulla pancia... per poi chiudersi con una parola presa in prestito da un lessico che suona familiare: e ho subito iniziato a poppare
Ecco, questa io la chiamo cura. 
Accanto al testo con la domanda, che occupa sempre la pagina di sinistra, c'è una immagine al vivo con la risposta visiva alla domanda: un primo piano del cucciolo in questione. Un primo piano che guarda 'dritto' il proprio lettore e quando si tratta di un uccello, con la vista laterale, la testa ruota lo stretto necessario. 
Ecco, questo io lo chiamo garbo. 


Magari la prima volta il piccolo lettore non indovinerà il nome dell'animale, ma già dalla seconda diventerà per lui un bel gioco pieno di soddisfazione poter indovinare. Nella pagina successiva il testo - che sia alterna tra la sinistra e la destra - è molto più lungo e dettagliato e ancora una volta ritroviamo questa bella commistione di parole conosciute e parole nuove che hanno lo scopo di arricchire un lessico in costruzione. E a piè di pagina c'è sempre una piccola curiosità che viene svelata, anche questa sotto forma di domanda. 
Al piccolo lettore gli si porge 'la mano' per essere accompagnato in questo percorso di scoperta.


Anche le immagini che ritraggono gli animali nella loro fase cucciola in qualche modo si espandono e vediamo canguri e ornitorinchi 'in famiglia' in azione nel loro habitat. Anche in questo caso, Ester García è delicata e nella scelta di una tonalità dominante, che cambia di animale in animale, e nella composizione con solo essenziali elementi di contesto: ciuffi d'erba, vegetazione sullo sfondo, qualche ramo d'appoggio. La tonalità dello sfondo si espande anch'essa fino a lambire quella con il testo. 
Ecco, questa io la chiamo grazia. 

 Carla 

Noterella al margine. Va da sé che mentre ci godiamo questi due già aspettiamo trepidanti i due altri: sull'Africa e sull'Europa e già che ci siamo anche altri libri di Ester García.

mercoledì 22 giugno 2022

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)

KEVIN BROOKS E I SUOI LIBRI

L’incontro con l’autore inglese Kevin Brooks, durante la bella manifestazione di Un mare di libri, ha permesso di cogliere alcuni aspetti fondamentali della sua scrittura, aspetti che hanno molto da dire sulla letteratura per ragazzi e ragazze.
Intanto, la formazione letteraria dell’autore, che , fra le altre cose, attinge a piene mani alla letteratura di genere: horror (Bunker Diary), fantascienza (‘Iboy’), thriller (‘La bestia dentro’). 




La letteratura di genere intesa come stilemi, trame narrative e chiavi interpretative che forniscono alla lettrice e al lettore un linguaggio noto. In tutti e tre i romanzi, così come ne ‘L’estate del coniglio nero’, il centro narrativo ruota intorno al tema del Male: il male esterno noi, come nel caso del sadico, sconosciuto carceriere di ‘Bunker Diary’, o il Male che si annida e si nasconde in ciascuno, anche nell’apparentemente indifeso protagonista di ‘La Bestia dentro’. Il Male, come principio metafisico, prende di volta in volta l’aspetto di singoli personaggi, in quanto tali caratterizzati in modo schematico, mentre molto più interessante risulta il processo con cui il protagonista scopre in sé e negli altri aspetti imprevedibili e nascosti, disegnando un’idea di soggettività che abbandona la ‘purezza’ dell’infanzia. Come ne ‘L’estate del coniglio nero’, il romanzo che mi ha convinto maggiormente, crescere s’identifica proprio con il riconoscimento del lato oscuro, indecifrabile talvolta, che esiste in ciascuno.


Nello stesso modo, questa registrazione dell’ambiguità della dimensione umana, porta Kevin Brooks a scegliere, il più delle volte, finali aperti, sia nel senso di un esito incerto, sia nel lasciare nel lettore il dubbio che ci sia qualcos’altro, in quella storia, che ancora non si è risolto. Nel caso di Elliot, il protagonista di ‘La bestia dentro’, se l’avventura in quanto tale ha un lieto fine, non si può dire lo stesso del suo rapporto col mondo e della sua dipendenza dalla madre. Così come l’incertezza sul destino di Raymond, personaggio centrale ne ‘L’estate del coniglio nero’, sulla sua vera natura, lascia al lettore e alla lettrice ampio spazio d’interpretazione.
Infine, la questione più importante. Brooks è uno scrittore votato alla letteratura per Young Adults, anche se lui respinge categoricamente tutte le etichette: sostiene infatti di non porsi mai, nel momento della scrittura dei suoi testi, il problema di chi leggerà il suo romanzo. Certo, i suoi romanzi sono molto trasversali, leggibili piacevolmente anche dal pubblico adulto, come accade sempre quando si tratta di buona letteratura. Ma dal mio punto di vista, di persona che ha passato buona parte della propria vita lavorativa a connettere un romanzo ai suoi lettori, una trama, un linguaggio in realtà definiscono il proprio lettore, la propria lettrice: la durezza, la violenza, la disperazione di ‘Bunker Diary’ escludono intanto i lettori e le lettrici più giovani, tanto per fare un esempio, così come il riferimento al mondo dei video giochi di ‘Iboy’ non invoglia il lettore più maturo.
Spesso ho sentito anche da altri scrittori e scrittrici, l’affermazione di non avere in mente un lettore ideale e sono convinta che non si tratti di una scelta consapevole, ma, come dicevo sopra, ogni romanzo, ogni storia in qualche modo definisce una categoria di lettrici e lettori: quanto più è vasto questo bacino, quanto è più trasversale la lettura, quanto più diversi sono i livelli di lettura, tanto più interessante sarà quel libro. Un buon romanzo travalica i suoi confini, conquista lettori in territori sconosciuti e li trasporta in dimensioni letterarie nuove. Ci sono romanzi di fantascienza, o gialli, o horror che sono capolavori letterari a prescindere dal genere cui appartengono, per esempio.
Diverso, e direi opposto, il caso di quei romanzi pensati e scritti per compiacere un determinato pubblico, libri scritti ‘su misura’, per piacere a questo o quel target: pensiamo alla serialità, o alla letteratura di genere nel suo aspetto più ripetitivo e prevedibile. Per non parlare di libri pensati per essere venduti a prescindere dal loro contenuto, trainati dal nome dell’autore, vero o presunto.
Affinare il proprio gusto consiste proprio nella capacità di riconoscere questa fondamentale differenza.

Eleonora




lunedì 20 giugno 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LECCARSI I BAFFI

I leoni non mangiano crocchette, André Bouchard 
(trad. Maria Valeria Caredda) 
Glifo edizioni 2022 



 ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

" 'Niente cani, niente gatti!' hanno detto chiaro e tondo mamma e papà. E siccome Clementina è una bambina ubbidiente, si è portata a casa un leone. Uscendo dal bagno, la mamma di Clementina ha visto il leone e subito ha deciso di farsi un viaggetto, senza nemmeno comprare il biglietto. Ogni giorno, Clementina porta a spasso il leone perché faccia i suoi bisogni. Ma è difficile convincere un leone a farla in un angolino con discrezione. Un gattone come lui preferisce di gran lunga le lettiere belle grandi." 

E cosa c'è di meglio di una limousine come lettiera per il sovrano di tutti gli animali? Anche per il cibo la piccola Clementina non deve preoccuparsi, perché il leone sa perfettamente come procurarselo, d'altronde è un leone. E non si sa come e non si sa perché ma tutti, il macellaio in testa, si dimostrano estremamente accondiscendenti con lui: dal cedergli i posti migliori sull'autobus, a offrirgli i migliori tagli di filetto... 


Certo alcune accortezze con lui bisogna averle. Ne sa qualcosa il padre di Clementina, ora in un letto d'ospedale, per avergli inavvertitamente pestato la coda un giorno. Ma il leone non gli serba rancore, anzi lo va addirittura a trovare. Ma la cosa che sembra gradire massimamente è giocare a nascondino con Clementina e i suoi amici. 
Pazienza se qualcuno poi si è nascosto talmente bene, da non venire più allo scoperto... 
Questo però non è successo davvero. O sì? 

Come spesso succede nelle storie di Bouchard è l'ambiguità, le cose non dette a chiare lettere, ad avere il sopravvento su tutto il racconto. 
Qui, al massimo livello, visto anche il finale su cui anche questa volta è necessario tacere. 
La storia ha uno schema piuttosto consueto nei libri per bambini, ma con una variante che lo rende immediatamente più 'appetibile' di altri (è proprio il caso di dirlo). 
Mettete accanto a un bambino un animale che sia grande, possibilmente feroce, di sicuro selvatico e fate in modo che tra i due scoppi un'amicizia e una collaborazione. 
Insomma qualcosa di molto reciproco e molto equilibrato.  E il gioco è fatto. 
Si riderà il giusto, per esempio a vedere i grandi spaventarsi o trasecolare. 
Ci si metterà a posto la coscienza, quando vedremo il serpente terrorizzare i compagni di scuola un po' bulli... Cose così. 
In sostanza si tratterebbe di mettere dentro un contesto 'normale' qualcosa di anomalo e poi mettere in moto l'intero meccanismo narrativo. 
Diceva bene Alexis Deacon affermando che un coniglio che guida un elicottero, fa più ridere ed è potenzialmente più interessante rispetto a un elicottero guidato da un elicotterista... 
Quindi sono innumerevoli i casi di bambini e bambine che hanno nascosto nel loro armadio o sotto il loro letto, coccodrilli o tigri o elefanti. 
Ma si può andare anche oltre. 

Infatti esistono storie  che - in controtendenza con le leggi dell'amore universale tra creature - dall'incontro con un animale 'fuori contesto', non ci ricavano altro che noie e fastidi. Due su tutte: Billy Twitters and his Blue Whale Problem di Mac Barnett e Adam Rex (mai tradotto in Italia) e L'elefante un po' ingombrante, di David Walliams e Tony Ross. Queste due - e tutte quelle come queste due - fanno molto più ridere di tutti gli altri, che propalano inverosimili amicizie tra bambini e coccodrilli... 


Però André Bouchard fa un passettino ancora ulteriore. 
Ossia non cede neanche un millimetro sulla natura dei suoi personaggi. 
In tutta la sua ironia e in tutta la sua onestà intellettuale e correttezza nei confronti dei suoi giovani lettori, non applica sconti: se metti un leone in un centro abitato, quello cercherà di accomodarsi secondo le proprie abitudini; tutte quelle che gli si possono attribuire. Cercherà cibo, un po' di svago, e soprattutto non si dimostrerà particolarmente elastico con le usanze degli umani. A parte decidere di prendere l'autobus (i leoni d'altronde sono di indole molto pigra) e passeggiare al guinzaglio della sua piccola padroncina. Almeno per un po'. 
Perché dovrebbe, è un leone o no? 
Stabilita questa regola aurea, come fa Bouchard ad applicarla? Facile, con i propri strumenti: le parole e i disegni che si muovono in perfetto contrasto tra loro. Quello che in gergo si chiama il contrappunto. 
Maestro indiscusso di contrappunto è Jon Klassen, nella sua trilogia dei cappelli, per capirci. 
Tu senti il testo che dice una cosa e con gli occhi ne vedi tutta un'altra. 
"Quel brav’uomo del negoziante lo lascia libero di servirsi al banco senza chiedergli manco un centesimo." e quello che vediamo è un leone di schiena, davanti al bancone della macelleria con le zampe sul vetro e di lato si intravede una gamba per aria... Clementina, al guinzaglio, è tutta assorta nella lettura di un libro. L'ambiguità qui è ancora in piccole dosi. 


Ma poi il fenomeno assume dimensioni più rilevanti, per esempio quando si dichiara che il leone non ama solo divertirsi, "ma ha una vera passione per la musica..." e quello che vediamo è una sala da concerto deserta con tutti gli strumenti e gli spartiti a terra e il leone soddisfatto è lì che si lecca i baffi. Questo gesto - leccarsi i baffi - diventa per l'appunto la chiave per permettere ai lettori di intuire l'accaduto. 


Ogni volta che il leone lo farà, qualcuno sparirà dalla scena. Come è giusto che sia (e con buona pace del politicamente corretto). 
A puro titolo statistico: ben altre cinque volte. Solo pochi residui al suolo sono la prova concreta dell'accaduto. 


Evviva. 

Carla

venerdì 17 giugno 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

'PRIMA, QUAND'ERO PICCOLO...'

L'ultimo giorno d'estate, Timothée De Fombelle, Irène Bonacina 
(trad. Maria Bastanzetti) 
Terre di mezzo 2022 


NARRATIVA ILLUSTRATA 

 "Il primo mattino, nel vento della prima discesa, le lacrime mi scivolavano dall'angolo degli occhi fino alle orecchie. Pensavo all'immensa estate che mi si stendeva davanti. Così lunga che non ne vedevi la fine nemmeno se ti arrampicavi sugli alberi. Adoravo i giorni che facevano giri lunghissimi per arrivare più tardi alla sera." 

Ogni estate, lo stesso. Prende il treno da solo, arriva alla stazione, scende e lungo il binario c'è solo lui e lo zio Angelo che è venuto a prenderlo. La casa dello zio sempre piena di cose, ogni anno di più ed è circondata da campi di mais. 
Le giornate questo ragazzino le passa sulla bici che lo zio gli presta. E pedala pedala e pedala e cerca di perdersi. 
Fino al giorno in cui ci riesce davvero e arriva a scoprire che lì c'è il mare. 


Grande, immenso gli riempie gli occhi. Corre, si spoglia e fa il suo primo bagno: quel giorno è tutta è tutta una sorpresa: anche quella bambina - Esther Andersen - che insegue sulla spiaggia il suo cane Boogie. Non si parlano, incrociano solo gli sguardi (lui nell'acqua, lei sulla spiaggia), ma nulla sarà più come prima. Ritrovare la strada di casa, arrivare da zio Angelo che già annotta con la gomma bucata e nessuna voglia di raccontare del mare e della bambina. E poi a letto, nessuna voglia di leggere un libro. Zio Angelo, aggiustata la bici, lo lascia ripartire e comincia così un lungo girovagare per giorni cercando di rivederla.


D'altronde "le vacanze sono come una spirale di una chiocciola, con la casa al centro, e cerchi sempre più grandi per tentare di arrivare al bordo...
E poi qualcosa succede... 

Di rado capita di leggere libri che siano così pieni e al tempo stesso così lievi,  così esatti, libri che contengano un racconto complesso a tal punto da rivelarsi capace di toccare il profondo di chiunque li legga, libri che mostrino anche nella forma una raffinatezza e un'armonia, che spuntano da ogni suo angolino più recondito. 
Di rado capitano libri perfetti. Beh, questo lo è.  A tal punto, che risulta difficile trovare un punto per prendere l'avvio e raccontarne. 
Partiamo dal topos letterario, quello dell'estate di un ragazzino che cresce. Esistono precedenti illustri che, come è giusto che sia, lasciano indietro tutto quello che è stato fino a ieri e mettono il protagonista a un punto di partenza ideale: da solo, senza genitori e senza routine cittadine, in compagnia di un adulto sapiente, accogliente e anche un po' complice. 
La storia gli mette a disposizione tutto lo spazio e soprattutto tutto il tempo possibile e necessario. Lo si dota di una serie di svaghi diversi dai soliti: scatoloni di libri sotto il letto, un monte di oggetti raccolti, una bici grande su cui crescere negli anni.
 

Insomma lo si mette nelle condizioni di passare delle belle estati. Un anno dopo l'altro. 
Ed è esattamente questo il punto di partenza che sceglie Timothée de Fombelle per raccontare. Ideale per un bel romanzo. 
Questo però non è un romanzo. Timothée De Fombelle ha scelto un contenitore diverso: un libro illustrato. 
Ha più pagine di un albo, ma è pur sempre un libro con le figure e con poche righe di testo. Quindi deve condensare tutto il senso della sua storia in due registri diversi: qualcosa di molto vicino alla prosa poetica da un lato e dall'altro il fumetto e una sorta di copione da leggere ad alta voce.
Che idea. 
Il terzo registro, invece, non dipende da lui ed è quello visivo che Irène Bonacina accorda con grande maestria. 


Il silenzio del testo su alcuni momenti importanti. Un silenzio che scende affinché trovi un suo senso attraverso le immagini che raccontano con la medesima delicatezza delle parole: per esempio di un cane ladruncolo e di una bambina gentile, oppure di un incontro desiderato con l'estate agli sgoccioli. Punteggia, davvero in punta di pennino, tutta la gamma di emozioni che Fombelle decide di attraversare: dalla meraviglia davanti all'acqua del mare lì, alla delusione di un incontro mancato.


Irène Bonacina fa molto di più: riempie ogni disegno di minuscoli dettagli - sia il gesto di una mano aperta che sfiora le spighe (chi non lo ha fatto almeno cento volte, di sfiorarle ed averne una fra i denti), sia lo scorrere del tempo su una bici che rimpicciolisce, sia lo zio in attesa sul binario (quelle mani in tasca e quel bavero alzato sono un piccolo capolavoro), sia lo stremo di trascinare una bici bucata con la paura del buio che arriva (quella testa abbassata nello sforzo...), sia lo sguardo pudico di un ragazzino prima dell'ultimo bagno della stagione. 
Non c'è pagina che non sia uno solletico per richiamare alla memoria ricordi personali: le lacrime che ti entrano nelle orecchie, le zanzare tra i denti la sera pedalando, gli spaghetti al burro, la cartolina per mamma e papà. 
E qui entra in gioco la capacità che dimostrano entrambi di saper parlare una lingua universale in cui ciascun lettore adulto può riconoscere particole della propria esperienza e contemporaneamente ciascun bambino possa cogliere l'atmosfera di questo racconto, possa sentirne i sapori e gli odori che lo attraversano. Possa immaginare e riconoscere la propria esperienza, persino quella tattile, in quella sabbia in fondo alle tasche o sul carter della bici, appiccicata. 



Che libro.

 Carla

mercoledì 15 giugno 2022

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

SORELLE TERRIBILI


Esce in questi giorni, per i tipi de Il Barbagianni editore, ‘Beezus e Ramona. Questa sorellina è impossibile.’, di Beverly Cleary, con l’efficace traduzione di Susanna Mattiangeli e con le illustrazioni di Jacqueline Rogers.
Il testo è del 1955 ed è frutto del lavoro di una delle scrittrici americane per ragazzi più amate e più premiate. Il primo libro della serie di Ramona ha avuto numerose ristampe e ne è stato tratto anche un film. Nonostante tutto questo, il primo volume della serie arriva in Italia solo ora, aggiungendosi alla gloriosa serie di ritratti infantili anticonformisti, a partire da Pippi Calzelunghe, per arrivare a Lotta Combinaguai, o a Dory fantasmagorica.
Il punto di vista prevalente è quello di Beezus, bambina cresciuta ma non abbastanza da comprendere le bizze della sorellina: cerca di gestirla in modo da contenere le esplosioni della sua creatività distruttiva, ma Ramona spesso e volentieri passa il segno: rovina la festa di compleanno di Beezos, le fa fare brutta figura in biblioteca, scarabocchiando il libro preso in prestito, interviene continuamente nei discorsi della sorella più grande. Beezos si sente in colpa per i sentimenti che prova: la rabbia sembra intaccare l’affetto per la sorella; per fortuna la mamma e la zia le spiegano che fra fratelli e sorelle non è tutto rose e fiori e i momenti di rabbia e di frustrazione sono frequenti, in fondo ciascuno cerca di consolidare il proprio posto nel mondo, anche sgomitando con i propri fratelli.
Avere a che fare con Ramona, la sorellina di quattro anni di Beezus, è obbiettivamente impegnativo. Ramona è in tutto e per tutto una bambina di quattro anni scatenata, contraddistinta dai tratti tipici della sua età: è gelosa (della sorella più grande), prepotente, capricciosa e inevitabilmente combinaguai, capace di improvvisare marachelle imprevedibili sotto lo sguardo attonito della mamma e della sorella maggiore.
Come si capisce da queste poche righe, è una storia divertente, basata sul contrasto fra la sorella grande, proiettata verso il buon senso degli adulti, e la sorella piccola, portatrice di un vento di anarchia inarrestabile.
La lettrice e il lettore si possono immedesimare facilmente nelle vicende delle due bambine, perché di gelosie, prepotenze e momenti di rabbia è piena la vita dei bambini: tutto sta a vedere come queste emozioni sono mediate dagli adulti che in questo testo, se pure hanno narrativamente un ruolo secondario, sono però fondamentali nel riportare equilibrio nei contrasti fra i piccoli.
L’autrice è bravissima a rendere l’ambivalenza dei rapporti familiari, che però non perdono mai la loro funzione di ancoraggio affettivo. Il mondo è visto ad altezza di bambino, che percepisce come assolute le emozioni di un momento, salvo poi dimenticarsele un attimo dopo.
Molti sono i passaggi che fotografano alcune caratteristiche del comportamento infantile: l’ossessione di Ramona per un determinato libro illustrato che la spinge a farselo leggere infinite volte; i voluti fraintendimenti; la vicinanza fra mondo fantastico e mondo reale, che porta la piccola peste a collocare una propria bambola nel forno, proprio sopra la torta per il compleanno di Beezos, perché la sorella le ha detto di immaginarsi come la Gretel dei fratelli Grimm, peraltro per distoglierla dall’attività di spargere briciole sul tappeto come il piccolo Hansel.
La lettura scorre piacevolmente da un episodio all’altro, da un disastro all’altro, mescolando sapientemente ironia, gusto del grottesco e una raffinata comprensione del mondo infantile.
Il libro, stampato con il font ad alta leggibilità, è caldamente consigliato come bella, divertente lettura estiva a bambini e bambine a partire dagli otto anni.

Eleonora

“Beezus e Ramona. Questa sorellina è impossibile.” B. Cleary, ill. di J. Rogers, trad. di S. Mattiangeli, Il Barbagianni editore 2022



lunedì 13 giugno 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

A FIDARSI 

Nonna Gnocchi, Pizza, streghe e rivoluzione!, Susie Morgenstern (trad. Marà Dompè) 
Biancoenero edizioni 2022 


NARRATIVA PER MEDI (dai 7 anni) 

 "'Mamma, te lo dico chiaro e tondo: non ci vado.' 'E io te lo ripeto altrettanto chiaramente: ci vai, punto e basta. Non ho altre soluzioni.' 'E le colonie estive?' 'Pensavo che le detestassi.' 'Sì è vero, ma detesto ancora di più Mémé.' 'Ma dai! NESSUNO detesta la propria nonna!' 'Non c'è però una legge che dice che la devo amare.'" 

Confiance, nove anni, sta cercando in tutti i modi di smarcarsi dal programma che sua madre ha organizzato per lui: l'intero mese di agosto con sua nonna, mentre lei va in viaggio con il suo nuovo fidanzato. Piuttosto Confiance sarebbe disposto anche a stare un intero mese da solo, ma no: sua madre è inamovibile sulla decisione presa. C'è la prigione per chi lascia un minore incustodito... Quindi è deciso: un mese con Mémé. Il fatto è che anche Mémé sta programmando una vacanza e anche lei la sta organizzando con il suo nuovo fidanzato. Ma nella casa in Italia, a Triora, dove lui l'ha invitata c'è posto anche per Confiance e quindi nulla osta. Forse si apre uno spiraglio, perché Eustachio, così si chiama l'anzianotto signore, è anche ospitale, gentile e soprattutto un drago ai fornelli. 
Questa è la storia della loro vacanza, di quella di Eustachio, della sua nipotina Kitti, e di un certo numero di altre persone. 

Centotré pagine di soli dialoghi: una lettura mozzafiato..


Attraverso il dialoghi serrati tra madre e figlio apprendiamo che l'uno - almeno in apparenza - detesta l'altra, se non altro per avergli dato quel nome assurdo. Capiamo che di sua nonna non apprezza la cucina, che lo spaventa l'idea che una anziana signora abbia ancora voglia di avere un fidanzato (per farci che, poi? Il solletico?). Capiamo che a sua madre non perdona di non averlo portato con sé a Londra, lui che ama solo le metropoli, Tokyo su tutte, ora è costretto a stare in un paesino di 200 anime nelle Alpi liguri. Ma apprendiamo anche che il rapporto che tiene insieme questi due è bello, pieno di pieghe e angoli nascosti, di affetto non sempre dichiarato, di sostanziale fiducia reciproca, nonostante tutto. E sopratutto è costruito sulla lealtà e sull'onestà: i due si dicono tutto. Nel bene e nel male. Ben inteso, non sono alla pari nella gerarchia dei ruoli (e questa vacanza lo sta a dimostrare) ma se si guardano negli occhi, sanno di potersi fidare l'uno dell'altra. 
Invece, attraverso i dialoghi tra nonna e nipote capiamo molto bene che tipo di nonna sia Mémé: le cose in cui è brava, quelle che non sa fare. Il suo essere così anticonvenzionale e così serena, nell'esserlo. Conosciamo la sua filosofia di vita che è fatta di ottimismo e di fiducia negli altri, cosa che cozza lievemente con il caratterino da eterno insoddisfatto di Confiance. 
E ancora nei dialoghi tra madre e figlia si capisce che ognuna ha una sua indipendenza, anche psicologica, nei confronti dell'altra ma anche in questo caso traspare una grande disponibilità e fiducia reciproca, costruita nel tempo e anche questa sulle medesime basi di lealtà e di onestà. 
I dialoghi tra i fidanzati 'vecchi' non sono poi molti, ma fanno trasparire una comunità di intenti, due caratteri diversi ma complementari. Circostanza che fa ben sperare che la loro storia possa avere un seguito. 
I dialoghi tra Eustachio (pistacchio) e Confiance (spaghetto), dopo non molto, sono quelli tra un maestro e un allievo, allievo che - giorno dopo giorno - perde di riottosità e guadagna in stima verso il suo 'insegnante'. 
I dialoghi tra Confiance e Kitti sono quelli tra due ragazzini di nove anni, di cui uno è maschio e l'altra è femmina. Kitti ha, fin dal principio, in pugno la situazione e non solo perché lei a Triora ci passa un mese all'anno da quando è nata, ma anche perché lei è, in quanto femmina, qualche passo avanti nel percorso di crescita e di conquista della propria autonomia. Confiance non ha che da andarle dietro e imparare, guardando come si fa. 
Le conversazioni tra Eustachio, Mémé e Confiance sono illuminanti per riflettere su criteri educativi 'alternativi' a quelli che possono considerarsi più convenzionali. In perfetto stile 'Morgenstern'. 
Mentre sulle uniche due conversazioni tra i quattro abitanti della grande casa di Triora non è possibile dire nulla per non togliere la sorpresa in chi lo leggerà. Basterà dire che segnano due punti chiave della storia e sono altrettanto illuminanti per ragionare su quale può essere un sano rapporto tra nonni e nipoti, lontano da ogni ingerenza genitoriale. A volersi fidare. 
In questo centinaio di pagine c'è tutta la Morgenstern da amare. Tutta la sua ironia, tutto il suo punto di vista sempre originale. Lei, che è riconoscibile - secondo diverse percentuali - in tutti, ma proprio tutti i personaggi di questa storia, si riconferma ancora una volta una penna felice, piena di grandi e buone idee (compresa quella tutta visiva di dare le giuste voci a tutte le trentotto conversazioni che si susseguono senza soluzione di continuità e quella di commuovere chi legge in un libro tutto da ridere. E di farlo precisamente alla pagina 103, a una dozzina di righe dalla chiusura del libro). 
Ancora una volta, brava Susie e brave Biancoenero che la pubblicano.

Carla 

Noterella al margine. Questo librino andrebbe letto, a puntate, da un grande con un piccolo (non importa il tipo di relazione parentale o non che li tiene insieme). Ogni giorno, un pezzettino, per la durata di tutta una vacanza. Se non altro, per renderla indimenticabile.

venerdì 10 giugno 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

PER VOCE DI BAMBINO

Semini, Alice Keller, Youngin Kim 
Edizioni corsare 2022 


POESIA ILLUSTRATA
 
"Ogni tanto non capisci 
faccio cose senza senso 
ciucciare la papera di gomma 
che ora ciuccia mio fratello.
 
 Ogni tanto non capisci 
che voglio tornare piccino 
farti arrabbiare apposta 
andare nella direzione opposta 
solo per sentirti più vicino." 

La voce è quella di un bambino. Un bambino che si rivolge alla propria mamma. Il suo mondo fatto di piccole cose, di quotidianità: la scatola dentro cui conserva nello stesso tempo oggetti, sensazioni e sogni. 
Un susseguirsi di giochi e di riflessioni su quello che lo circonda, sui suoi affetti: dalla papera che ciuccia di nascosto, ai biscotti che sa di non dover sbriciolare; dal piacere di non farsi trovare, alla paura di non essere trovato; dai suoi vecchi giocattoli che qualcuno ha messo via ai rumori consueti della sera che lo fanno addormentare. 

Nei libri che valgono colpisce sempre il tipo di dialogo che si stabilisce tra le immagini e le parole. La complessità del loro rapporto può essere anche molto profonda e spesso non è immediata. 


Purtroppo  non di rado la si dà per scontata. 
In realtà trovare un accordo tra due voci è un'arte essa stessa. 
Qui ignoriamo cosa sia nato prima, chi abbia parlato per primo all'altro, ma è subito abbastanza chiaro quanto le due voci siano state subito in grado di accordarsi tra loro. Proprio come avviene in una orchestra, prima di un concerto. Ascoltarsi e mettersi in armonia reciproca per arrivare ad avere una voce comune. 
Il gesto che possiamo immaginare dietro le chine, le matite e l'olio (!) di Youngin Kim è il risultato di una riflessione lenta e silenziosa che poi prende forma in un gesto veloce e sonoro. La spontaneità, l'immediatezza di un gesto, lo sappiamo, in realtà è il risultato di un lungo allenamento. 
Così accade nel movimento, così accade nei comportamenti.

 
Un segno sul foglio, o uno scatto del corpo è il frutto di un lungo allenamento fatto di un provare e riprovare. Ungerer, che a vederlo disegnare, sembrava la spontaneità e la sicurezza fatte segno, raccontava spesso ai suoi allievi che per giorni si allenava in quello stesso gesto per ottenere attraverso un unico movimento sicuro quella precisa forma pensata e voluta. Lo stesso penso lo faccia un musicista o un atleta nei sui esercizi. Al pari, uno slancio di generosità è in realtà il frutto di un cammino lungo, che non nasce all'istante. 
Verrebbe da dire che anche la poesia, o la prosa poetica, solo in apparenza può considerarsi voce istintiva, immediata mentre al contrario è frutto di un lento, lungo e profondo pensare. 
In questa prospettiva Alice Keller e Youngin Kim si sono trovate in perfetta armonia sulla pagina: la prima nel raccontare in poesia, la seconda nelle pennellate che riempiono il foglio. Entrambe agiscono secondo un impulso interiore che è stato molto pensato. E nulla è lì per caso. 
Le parole di Alice Keller, verrebbe da dire visto il perno intorno cui ruotano, arrivano da lontano, da una profonda ricerca personale per portare a galla ricordi d'infanzia oppure sono il frutto di un ascolto attento e onesto della voce di un bambino. Un bambino a lei molto vicino. 
Non è molto che proprio di questo si ragionava a proposito di un altro libro, che in una prospettiva del tutto differente, raccontava una simile relazione tra un bambino e la sua mamma. 
Lì come qui c'era il gusto per fare cose proibite, solo per misurare i propri limiti, lì come qui l'amore di una mamma veniva messo alla prova per misurarne l'intensità e assicurarsi la durevolezza nel tempo. 


Il mondo emotivo di un bambino con alcuni felici paragoni - quando mi sgridi faccio il sasso - dentro cui si entra con la dovuta delicatezza e dal quale si esce, di nuovo, in punta di piedi, alla fine di una giornata (non si poteva chiedere di più per chiudere in bellezza il libro) per non turbare quella loro intimità, quell'essere contemporaneamente due mondi distinti e separati che però sono anche capaci di accogliersi l'uno nell'altro. 



Carla