mercoledì 6 luglio 2022

FAMMI UNA DOMANDA!


PUNTI DI VISTA SUL MARE


Quale stagione migliore per proporre ben due titoli nuovi della collana PiNO, proposti da Topipittori? Con frotte di bambini e bambine, ragazzi e ragazze al mare non c’è guida migliore alla conoscenza dell’ambiente acquatico di questi due testi che, come sempre, sono anche guide pratiche per naturalisti in erba.
Il primo, della naturalista e divulgatrice nonché illustratrice naturalistica Elisabetta Mitrovic, s’intitola ‘In riva al mare. Guida pratica per esploratori di litorali’. Descrive e analizza tutto quello che ci può dire del mare il suo confine con la terra: dalle caratteristiche della sabbia ai residui che l’alternarsi delle maree lasciano sul bagnasciuga; e poi le piante, gli uccelli che con i loro becchi scavano la sabbia alla ricerca di nutrimento, infine le conchiglie.


Un bel invito ai bambini e alle bambine a diventare veri esploratori, capaci di raccogliere, separare, disegnare quello che il mare regala. Niente è irrilevante in natura, e questo libro può rappresentare una bella guida per cambiare sguardo su quello che si dà per scontato; certo, meglio sarebbe avere accesso a un litorale quanto meno poco contaminato, non pulito, rastrellato e invaso da centinaia di bagnanti.
Le illustrazioni, in alcuni casi, mescolano fotografia e disegno ma ci sono anche tavole tassonomiche. Mi sembrano anche molto stimolanti gli studi di colore relativi al mare e alle conchiglie, un invito ad avere uno sguardo non superficiale su qualcosa che diamo per scontato.



Per chi invece volesse proprio addentrarsi nelle acque marine, ecco il secondo titolo, firmato da Barbara Cuoghi, Emiliano Vizzi e Lorenza Natarella: ‘Code, pinne e branchie. Piccolo atlante per conoscere i pesci”.
Qui davvero si dice tutto o quasi sul mondo dei pesci, partendo dalla cosa più difficile di tutte: la dissezione. L’invito è infatti di farsi aiutare da un adulto ad esaminare l’anatomia di un pesce, preso in pescheria naturalmente. Se i giovani lettori e lettrici non se la dovessero sentire di affrontare la prova, possono accontentarsi dei disegni del libro. Nelle pagine seguenti vengono descritti i sensi, la riproduzione, le scaglie e le livree dei colori più vari.
Il testo è sintetico, ma preciso, sicuramente adatto a ragazze e ragazzi con una vocazione naturalistica già presente. Ci sono molte curiosità, ma tutte proposte con grande rigore.


Le tavole sono di grande impatto per la precisione calligrafica dei disegni di Emiliano Vizzi e per i colori di Lorenza Natarella.
Consiglio caldamente la lettura e l’uso pratico di questi due manuali da naturalisti in erba a bambine e bambini, ragazze e ragazzi che vogliano saperne di più sul mare e si suoi abitanti e magari abbiano anche voglia di salvaguardarlo. L’età di lettura dipende dalla passione naturalisrtica del lettore, ma consiglierei dagli otto anni in poi.

Eleonora


“In riva al mare”, E. Mitrovic, Topipittori 2022
“Code, pinne e branchie”, B. Cuoghi, E. Vizzi, L. Natarella, Topipittori 2022





lunedì 4 luglio 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

SORRIDETE, SIAMO INGLESI!

Piume in libertà, John Yeoman, Quentin Blake (trad. Luigi Berio) 
Camelozampa 2022 


 NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dai 7 anni) 

"Quel giovedì incominciò come ogni altro giorno. Quando alle sette del mattino le lampade si accesero automaticamente (non c'erano finestre nel capannone), le galline tirarono fuori le teste da sotto le ali e aprirono gli occhi sbattendo le palpebre per la tanta luce. 'Hai dormito bene?' chiese Flossi. 'Sì, grazie' disse Bessi. 'Ho fatto un segno incantevole'. 'Che cosa carina' disse Flossi. 'Cosa hai sognato?' 'Ho sognato che ero in una gabbia, in un lungo capannone. E poi... poi mi sono svegliata!'" 

Le due sorelle Flossi e Bessi vivono effettivamente in un capannone. 
Un capannone, con altre ventimila galline. Nella loro gabbia sono in quattro. Tra loro si fanno poche chiacchiere, anche perché se la tua vita l'hai trascorsa per intero in un allevamento intensivo non hai molto da raccontare alle altre... Questo non toglie il fatto che tra loro, le due sorelle non perdano occasione di scambiare due parole, sempre gentili e sempre velate di ottimismo sulle loro giornate, tutte uguali. 
Ma è proprio quel giovedì che segna un grande cambiamento nella loro vita di galline in gabbia. L'entrata, attraverso una fessura nella porta di legno del capannone, di una taccola. 
Ficcanaso, come è di solito l'indole delle taccole, anche questa non resiste alla curiosità di esplorare e magari rubacchiare qualcosa da quel luogo per lei del tutto nuovo. 
Dopo un rapido giro, visto che nulla attira la sua attenzione, decide di riprendere l'uscita, ma passando davanti alla gabbia di Flossi e Bessi, le due si accorgono della sua presenza e ne notano immediatamente la magrezza, commentando tra loro: 'Ma guarda quel povero pollo...' 'Pollo?! io sono una taccola: TACCO...'
Le galline, in particolare quelle che non sanno niente o quasi della vita, si sa non brillano per velocità di pensiero, e di quel buffo nome, taccola, capiscono solo le prime due sillabe: 'Buongiorno, allora Tacco!' 


Comincia così il loro pezzetto di vita insieme, cercando una colazione e trovando anche molto altro.

Pubblicato nel 1993 in Gran Bretagna, approda tra il 1999 e il Duemila nel catalogo Mondadori con il titolo Cervelli di gallina
Ora, a circa vent'anni dalla loro prima uscita, tornano Bessie e Flossie, ossia Bessi e Flossi nella pimpante traduzione di Luigi Berio. 
Che Yeoman e Blake rappresentino un binomio felice, tra scrittore e illustratore, non credo vada dimostrato. E' sotto gli occhi di tutti, basta tenere a mente la lunga sequenza di libri fatti a quattro mani, constatare il loro successo di pubblico, e verificare ogni volta di più la loro affinità nel raccontare le cose con lo stesso tono. 
Un tono pieno di humor. E, in questo caso, più precisamente di humor inglese: nel loro essere impassibili e spiazzanti, commentando la realtà. Nel lasciare il proprio lettore per qualche secondo silenzioso e interdetto, prima di farlo ridere. 
In questa prospettiva, la descrizione dei due sogni di Bessi sono un esempio da manuale. E a proposito di inglese, è proprio il loro proverbiale aplomb che qui salta fuori dalla pagina e ci acchiappa per non lasciarsi, fino all'ultimo rigo. 
Qui c'è tutta la grazia (grazie a Berio!) di due signore inglesi (nascoste sotto le piume di gallina) e l'ironia bonaria di Yeoman nel raccontarle. La medesima ironia che puntella gli sguardi che Quentin Blake disegna sulle 'facce' di galline che tentano i loro primi voli e della taccola 'paziente' che le asseconda, pur riconoscendone l'ingenuità al limite della dabbenaggine. 


Ed è per tale ragione che questo libro il suo plusvalore lo ricava dalla traduzione che, nelle mani di Berio, letteralmente si 'illumina'. A parte il suo personale talento, lui ha due fortune che lo hanno aiutato in questa scrittura: da una parte conosce e ama Blake e il lavoro di Blake (e si può presumere anche del Blake in tandem con Yeoman) ma soprattutto con entrambi condivide il gusto per il divertimento nel fare il proprio lavoro. Nel caso di Berio, oscilla dall'illustrazione all'animazione, fino alla traduzione. 


Divertirsi nell'inventare storie, divertirsi nell'illustrarle, divertirsi nel tradurle. 
Tutti e tre accordano le loro voci su una tonalità che è fatta di sapienza e leggerezza. La sapienza sta nella robustezza di saper inventare soprattutto e innanzi tutto una bella storia, nella consapevolezza che senza di essa il libro ne patirà, nella sicurezza di saperla illustrare attraverso quel tratto 'sporco', inconfondibile, che solo in apparenza potrebbe sembrare incerto sul da farsi. 
Ma accanto a questa sapienza, fatta di pensiero ed esperienza, sull'altro piatto della bilancia c'è altrettanta leggerezza. Quella leggerezza necessaria se si vuol vivere più felici di altri: una leggerezza che non ha come obiettivo quello di insegnare qualcosa a qualcuno, ma piuttosto di far divertire e anche un po' pensare. Questa leggerezza è una condizione, una vera e propria postura dell'anima, che ha molto a che fare con il non prendersi troppo sul serio. 


 Sorridete, siamo inglesi. 

 Carla

Noterella al margine. Sono personalmente grata a Blake perché quella moto e quel casco sono il ritratto della mia moto e del mio casco...

venerdì 1 luglio 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (storie per incantare)

IL NOCCIOLO DI VERITA'

Nel bosco, Charline Collette (trad. Federico Appel) 
Sinnos 2022 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Un giorno, sono andato nel bosco per raccogliere un po’ di aglio orsino. 
Ci facciamo il pesto ed è super buono! Non so perché si chiami aglio orsino, visto che qui non ci sono orsi. Avevo quasi finito di riempire il mio cestino quando ho sentito uno strano canto. E saltava da un albero all’altro. 
Veniva dall’alto e faceva più o meno così: cucù, cucù, cucù. 
Allora ho alzato la testa e l’ho visto!" 

Sono partiti in tre, due adulti e un bambino, per andare a raccogliere l'aglio ursino, che si chiama così perché gli orsi usciti dal letargo amano cibarsene. Siamo in primavera, lui fiorisce e l'orso si risveglia e con il suo naso lo scova per farne scorpacciate per purificarsi lo stomaco dopo il lungo periodo di digiuno. 
Anche se lì di orsi non ce ne sono, il nome di questo agli selvatico e molto aromatico non cambia. Ma quando si va nel bosco per raccogliere qualcosa e quindi si cammina tutti concentrati con lo sguardo a terra, può sfuggire quello che succede in alto, tra le chiome degli alberi. Può sfuggire ai grandi, ma a quel bambino no. Riconosce quel verso e allora, alzando lo sguardo lo vede, anche se solo per un attimo. 


Vede dove abita e capisce quanto sia piccolo e quanto la sua proverbiale timidezza lo aiuti a tenersi lontano dagli sguardi indiscreti che potrebbero turbare la sua pace e la sua intimità... 

Questa è solo una delle storie della primavera. Per ciascuna stagione, tre diverse storie, con personaggi ogni volta differenti, in epoche tra loro anche lontane, per raccontare le cose che possono succedere, anzi che sono successe, in un bosco. Ma anche per ragionare sul rapporto che esiste tra noi e un luogo che è contemporaneamente tante cose: l'habitat delle fiabe, ma anche delle linci, il luogo di lavoro di un taglialegna, la riserva per il legnatico di chi abita ai margini della foresta. 
Attraverso una dozzina di racconti diversi, che Charline Collette ha raccolto nel tempo, si gironzola intorno alla zona che lo delimita, per poter essere testimoni degli sconfinamenti, o ci si addentra per appropriarsi di parti rilevanti, altro che quattro foglie di aglio ursino o due ceste di finferli (non sono trombette di morto!), interi appezzamenti di alberi che vengono tagliati, che nel migliore dei casi diventano zone di rimboschimento. Il bosco come luogo di scoperta: una grotta trovata con gli amici durante l'infanzia con stalagmiti e stalattiti e famiglie di pipistrelli, che disperatamente, a distanza di molti anni, una nonna cerca di ritrovare per farla vedere al proprio nipotino... Forse anche le grotte scoperte nell'infanzia, solo a essa appartengono. Quando si diventa grandi, il bosco e i suoi misteri diventano un'altra cosa. 


Nel bosco è un libro che contiene buoni disegni, alcuni faticano a uscirti dalla memoria; contiene buone storie, forse per il loro nocciolo di verità; è piacevole anche il ritmo con cui sono raccontate; e soprattutto si dimostrano lontane da ogni retorica e leziosità: anche su chi detesta la caccia, esercita un certo fascino vedere cacciatori che vanno e vengono attraverso l'erba alta, esattamente come capita nella vita vera. 
In queste storie, in questa loro veste che ricorda il fumetto, nel loro essere così diverse, anche nelle voci che le narrano, prende spessore la complessità del rapporto che tiene insieme l'umanità e la natura dentro cui abita. 
Emblematico, forse uno dei più belli tra la dozzina, è il racconto dedicato agli occhi della lince. Nell'incontro notturno e inaspettato tra due ragazze in macchina e una lince abitante del bosco si può vedere 'in trasparenza' la linea di confine che esiste tra 'la civiltà' e la natura, un confine che noi nella nostra prevaricante posizione valichiamo facendo spesso invasione di campo.
 

Ma la vera forza, sembra voler dimostrare Charline Collette, non è quella dell'uomo, ma è quella che illumina gli occhi di quella lince, che -nascosta- non smette di tenerci d'occhio. 
C'è da augurarsi che ogni bambino abbia provato almeno una volta quella sensazione di stupore, misto a rispetto e timore, che si prova appunto nel momento in cui i nostri occhi 'vedono' la natura per quello che è: per esempio gli incontri notturni con volpi o cinghiali, o caprioli che rimangono abbagliati dai fari della macchina su cui si viaggia, oppure quelli che si possono fare camminando in silenzio attraverso una radura o in un bosco, nell'incrociare un animale selvatico che, per curiosità o per essere sopravento, non si sottrae al nostro sguardo.
Sono incontri 'rubati' - furtivi, che però si stampano nella memoria perché sono rari, se non unici. 


Quello stesso sguardo che riempie gli occhi, quando si scollina da una duna e dall'altra c'è solo il mare. Ecco, è quella roba lì. 
Come diceva il grande Charlie Brown, sdraiato su un prato, guardando un cielo stellato: "l'universo mi schiaccia sempre un po'..." 

Carla

mercoledì 29 giugno 2022

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)

LAUREN WOLK E I SUOI LIBRI


Un altro incontro molto interessante, durante la manifestazione ‘Un mare di libri’, è stato quello con la scrittrice americana Lauren Wolk, i cui romanzi hanno interessato e coinvolto molte ragazze e ragazzi.


Durante la conversazione, gestita dai ragazzi e dalle ragazze dei circoli di lettura che organizzano la manifestazione, la Wolk ha affrontato molti temi interessanti.
Il più approfondito è stato quello relativo alla ambientazione dei suoi romanzi, da due punti di vista differenti: da un lato l’importanza della ricostruzione storica e ambientale in tutti e tre i romanzi tradotti in italiano (‘L’anno in cui imparai a raccontare storie’, ‘Al di là del mare’  e ‘La ragazza dell’eco’): gli anni della seconda guerra mondiale, come quelli della Grande Depressione, per esempio, descritti nelle diverse parti dell’America sono analizzati con tutta la rilevanza necessaria a contestualizzare la narrazione; l’altro punto di vista, molto importante per l’autrice, riguarda direttamente l’ambiente naturale, quella parte dell’America ancora selvaggia che costituisce, nei romanzi della Wolk, un personaggio a sé stante. 


Soprattutto ne ‘La ragazza dell’eco’, la stessa protagonista, Ellie, vive una duplice dimensione, una più razionale, l’altra strettamente interconnessa al mondo animale e naturale circostante. La natura qui è vista come una sorta di forza primordiale, capace ancora di condizionare la vita degli uomini; una visione non infrequente, che attribuisce alla natura incontaminata una sorta di potere trascendente con cui solo alcune persone riescono ad entrare in contatto. Ellie è una di queste ed è non a caso un personaggio anticonvenzionale; come Crow ed Annabelle, protagoniste rispettivamente del secondo e del primo romanzo qui citati, Ellie è una ragazza che disubbidisce, che cerca una propria strada per risolvere i problemi che ha di fronte. 


Questo è un altro filo conduttore che lega questi tre romanzi, rispondendo all’esigenza dell’autrice di proporre personaggi femminili forti, indipendenti, capaci anche di infrangere le regole, scritte e non scritte, della propria comunità. Tutti e tre i personaggi sono disposti a mettere in gioco le proprie relazioni familiari, il posto che occupano nella comunità per perseguire il proprio punto di vista, che però non è l’espressione di egoismo, quanto al contrario di una via originale per la soluzione dei problemi. Questo desiderio, da parte della scrittrice americana, di fornire al proprio pubblico di lettori e lettrici dei personaggi femminili così costruiti, e per altro del tutto plausibili, potrebbe far pensare a delle forzature narrative, come capita sovente nei cosiddetti romanzi ‘a tema’. In realtà non è così, grazie all’abilità dell’autrice di costruire storie e personaggi ben delineati che, se pure presentano tematiche impegnative, non perdono mai la loro credibilità drammaturgica. Esemplare il caso del romanzo ‘L’anno in cui imparai a raccontare storie’, in cui il tema del conflitto etico fra legge e morale si incarna nell’umanissimo conflitto interiore della giovane Annabelle.
Le storie ‘a tema’ sono molto frequenti nella narrativa per ragazzi e raramente riescono a raggiungere questo equilibrio narrativo, diventando in sostanza delle storie ‘morali’ , in cui lo scopo didascalico prevale sullo sviluppo narrativo.
Voler spiegare ai giovani lettori e le giovani lettrici come va il mondo e come ci si debba rapportare ad esso attiene in realtà a un altro approccio, non letterario, che la letteratura non può sostituire.
Invito quindi a rileggere con piacere questi romanzi, capaci di far sorgere domande e dubbi salutari.

Eleonora

“L’anno in cui imparai a raccontare storie, L. Wolk, Salani 2018
“Al di là del mare”, L. Wolk, Salani 2019
“La ragazza dell’eco”, L. Wolk, Salani 2022



lunedì 27 giugno 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

GERMOGLIANO PENSIERI NELLA TESTA 

Poesie del camminare, Carlo Marconi, Serena Viola 
Lapis edizioni 2022 


 POESIA 

"Non correre, rallenta, dai, aspetta! 
Ti spiace pedalare un po’ più piano? 
Mi dici che non c’è nessuna fretta 
e intanto sono qua e tu sei lontano. 
È vero che rimango sempre indietro 
però più di così non posso fare, 
ci provo ma non riesco a starti dietro: 
a passo d’uomo io non ci so andare! 
Facciamo che ritorni qui vicino 
e ripartiamo a passo di bambino?" 

Andare a passo d'uomo è una delle cose che si fanno, andando.


Un'altra sensazione che ci si lascia dietro quando si va in giro a piedi, è non sentire la noia. Quando si sta fermi, magari chiusi in casa, allora sì che il tempo non scorre mai, ma se solo si varca la porta, le cose da vedere e da fare ti si parano davanti e la testa può partire.
Di sicuro può rinfrescarsi, soprattutto nei giorni in cui il tempo fa le bizze, con vento e il cielo cupo, ma se non si è da soli e c'è qualcuno con cui condividere i passi, magari dandosi la mano, è tutto molto meglio. 


Ma il camminare, che poi diventa correre, nasconde dei pericoli, ma anche degli incontri. 


Si può prendere la strada conosciuta o andare su una via sbagliata, tornare indietro alle volte non si può, ma di certo c'è il fatto che chi un giorno ci ha messo in cantiere ci ha regalato il futuro di ciò che le nostre mani costruiranno e anche tutti passi che i piedi poi faranno. 

Da Cappuccetto rosso e la sua scorciatoia, a Dante che sbaglia strada, dalle impronte che si lasciano sulla spiaggia e che l'anno prossimo forse saranno ancora lì a ricordare, ai primi passi di uno che fino a ieri gattonava. 
Ventotto poesie che 'passeggiano' intorno al camminare, con alcune digressioni aeree dedicate al camminare in cielo delle rondini, e altre acquatiche dedicate al camminare delle acque, all'andare veloce di un ruscello. Dai passi veloci sotto gli occhi di tutti di chi corre i cento metri e quelli veloci ma discreti di chi fa la staffetta partigiana.


Tra queste ventotto, però, ce n'è una che più delle altre colpisce per essere illuminante su cosa significhi mettere su uno stesso foglio bianco, delle parole e un disegno. 
Il titolo, Cappuccetto Rosso, porta verso un luogo conosciuto e le parole se ascoltate con un filo di distrazione ci guidano nella falsa direzione. Perché a ben vedere, loro si permettono di essere vaghe, incerte e sfuggenti nel portarti da tutt'altra parte, nel confonderti i pensieri, ma ormai la cosa è fatta e ci sei caduto.
Una poesia per voce di lupo, un bel maschile ce lo conferma, il contesto è quello che tutti conoscono e riconoscono, siamo nel bosco, l'incontro è con una bambina dal cesto in mano che dice di chiamarsi Cappuccetto rosso... E alla fine compare pure la merenda. 
Eppure tutto va in una direzione ben diversa ed è il disegno, con quelle sue belle macchie di colore, che ci guida e ci lascia lì a stupirci. 
E ci sposta il pensiero di quel tanto che è sufficiente per far arrivare lo stupore. 

Passeggio in mezzo al bosco senza fretta 
da solo, senza dare confidenza; 
a un tratto c’è qualcuno che fischietta: 
mi fermo ad osservare con prudenza. 
È una bambina con un cesto in mano 
ed una bella giacchettina addosso, 
sorride e si avvicina piano piano, 
poi dice: SONO CAPPUCCETTO ROSSO. 
Sapete com’è andata la faccenda... 
io che volevo solo far merenda! 

Tutto sembra partire da qui, anche nell'immaginario visivo che ha costruito Serena
Viola.
Così come nel disegno c'è un'ambivalenza di fondo, nello stesso modo accede nei versi di Carlo Marconi che gioca sul doppio senso della parola passi - imprescindibile in un libro di poesia che intorno al camminare gironzola - costruisce versi che devi leggere e poi rileggere per trovarne il senso. Significato che è lì, ma va scovato... 
Se muovi passi calma passi pace
E mai fu più corretto il verso finale di questa stessa poesia che in realtà a tutt'altro allude ma che ciò nonostante a una lettura diversa mi piace plasmare: 
germogliano i pensieri nella testa

Non è forse questo il senso del buon leggere e del buon scrivere? Far germogliare pensiero?
E che dire del buon illustrare che Serena Viola mette sulla pagina con i suoi pennelli e le sue matite, tra chine, acquerello e acrilico? Tutto il bene possibile. 
Capace di dare un senso a qualcosa che solo distrattamente lo si potrebbe percepire come semplice macchia di colore. 
Qualcosa che nel nostro sguardo è in continuo divenire.
Accorda i suoi strumenti a un sentire comune che è quello poetico. 
I sensi sono i primi a percepirlo. 


Si esprime anche lei per ellissi, per prospettive inaspettate, per accenni che lasciano dietro di sé grandi spazi di interpretazione. 
E in tutto questo grande gioco emotivo di parole e colori, a volersi fermare con lo sguardo, si coglieranno, intellegibili, le orme di un percorso fatto fin qui. 


Bello, davvero! 

Carla

domenica 26 giugno 2022

LA SINCRETICA 

In uno dei viaggi pugliesi ho mangiato una tiella alle cipolle. 
L'ho mangiata in un pic nic improvvisato sul lungomare di bari. Era buonissima. 
Mentre la mangiavo l'ho studiata nella sua farcitura e nella pasta che questo ripieno conteneva. E ho subito capito che sulla pasta non avrei cercato nessuna ricetta pugliese, perché già ne avevo una adatta. 
Il problema stava tutto in quel ripieno. 
Tornata a Roma ho studiato e ho scoperto che la cosa che avevo mangiato aveva un nome e cognome: calzone di cipolle. 
E' un piatto tipico pugliese e in rete si trovano molte ricette, ma tutte inesorabilmente alludono a un tipo particolare di cipolla che qui a roma non si trova: gli sponsali. 
Sono cipollotti freschi bianchi dolciastri. 
La cosa che gli rassomigliava di più nella resa finale - cipolle cotte che diventano grigiastre e che sono dolci dolci - sono le cipolle fresche di tropea che invece a roma hanno un loro spaccio piuttosto diffuso. 


Quindi il primo sincretismo avviene tra la terra di puglia e la terra di calabria. 
Il secondo sincretismo invece riguarda la pasta. 
Quella viene dalla ricetta della torta di scarole campana (versione veloce), che ho fatto e rifatto e rifatto per tutto l'inverno passato: un ottimo modo per uccidere la scarola di cui non saprei che altro fare... 
Quindi la Puglia incontra la calabria e adesso anche la campania. 

Ingredienti
 
per il ripieno: 
 1 k di cipolle fresche di tropea tagliate a rondelle alte un dito 
un po' di olive nere baresane tagliate a rondelle, per esempio 
qualche cappero di pantelleria, volendo

per la pasta: 300 g di farina 00 
140 g di acqua tiepida 
80 g di olio di semi di arachidi 
1 cucchiaino di sale 
1/2 cucchiaino di zucchero 
1 cucchiaino di lievito istantaneo per torte salate 

Si fa così: in una padella si fanno rosolare le cipolle tagliate con un filo d'olio per cinque minuti, poi si aggiunge un filo d'acqua perché la loro cottura sia più lenta. si aggiungono le olive, anche loro tagliuzzate e volendo qualche cappero. si fa cuocere a fuoco basso basso per una ventina di minuti, finché raggiungono quel colore grigiolino e sono morbide e soprattutto cotte. 
Nel frattempo si accende il forno a 180° e si lavora la pasta che è facilissima da preparare. in una unica terrina vanno versati tutti gli ingredienti, poi si mescolano con un cucchiaio di legno e poi a mano si lavora finché non raggiunge la giusta elasticità. 
A questo punto si divide in due l'impasto, una metà leggermente più abbondante la si tira con un matterello e la si usa come base, stendendola in una taglia del 26 unta e infarinata, in modo che l'impasto sia un po' abbondante. 


Arrivati fin qui non resta che mettere il ripieno, poi si stende la seconda metà e si chiude la torta facendo un bordo di giuntura tra sopra e sotto. 
Questo bordo è molto ambito, perché lì l'impasto lì è doppio! 
Una volta chiusa e sigillata la torta, con i rebbi di una forchetta la si punzecchia. 
Ora basta solo infornare e cuocere per almeno mezz'ora, quaranta minuti, comunque fino a che non diventa bella bionda. 



That's all folks!

Carla

venerdì 24 giugno 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

FARE LE COSE CON GARBO E CON CURA

Chi sono? Cuccioli di animali Australia, Tándem Seceda Ester García 
(trad. Elena Rolla) 
Kalandraka 2022



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni) 

"Non sono un uccello, ma posso volare 
Sono un marsupiale e ho occhi enormi 
Per vederci bene al buio. 
Chi sono?" 

Lui è il petauro dello zucchero. Sanno planare da un ramo all'altro e anche da un albero all'altro, e quando lo fanno rassomigliano a dei deltaplani, distendendo la membrana che hanno nella zampe anteriori e posteriori. Come timone usano la coda. E' intuitivo scoprire perché al loro un po' strano 'petauro' si aggiunge quel 'dello zucchero'.
 

Accanto a questo piccolo marsupiale, ci sono altri sei animali che come lui vivono solo in Australia e nelle isole intorno: Il canguro, il koala, il diavolo della Tasmania e l'ornitorinco. Ma ne mancano altri due... 
Ciascuno di loro si distingue per curiose abitudini: uno di loro è particolarmente litigioso e aggressivo, mentre un altro è particolarmente esperto nel nuoto sott'acqua, e un altro ancora ha una dieta davvero monotona - questione di gusti. E l'ultimo pur diventando il più grande di tutti, alla nascita è grande come una nocciolina. 

La grazia, il garbo, è una dote rara, lo è tra le persone, ma anche in ambito editoriale non è poi così diffusa. E se a questa si aggiunge la cura, le cose vanno ancora meglio 
E' sempre un piacere imbattersi in libri che siano garbati e accurati. 
Il libro Chi sono?, ossia questa piccola serie (a oggi sono in tutto quattro, ma in Italia per ora circolano solo i primi due: uno dedicato all'Australia e l'altro alle Americhe), lo è. 
Questa è forse la caratteristica che colpisce fin dal primo momento, sfogliandolo. 
L'aver concepito un vero e proprio libro di divulgazione per bambini che siano anche molto piccoli (non piccolissimi, non è un cartonato da ciucciare, ma è pur sempre quadrato) è già un atto garbato e un segno di cura e attenzione. 
Chi sono? ha trovato una voce, anche nella traduzione,  molto adatta e comprensibile per rivolgersi a lettori anche molto piccoli. 


Un lessico accessibile, che nello stesso tempo ha tutte le carte in regola per diventare terreno di scoperta e quindi di apprendimento senza creare inadeguatezza. E tutto questo avviene, mantenendo intatto il rigore scientifico. Non a caso dietro lo pseudonimo Tándem Seceda si nascondono due biologi naturalisti e due insegnanti, tutti loro hanno messo radici anche nell'editoria per l'infanzia. 
La struttura a indovinello, altra buona idea, non è mai banale, e salta subito agli occhi e alle orecchie un lessico che è nel contempo preciso, ma anche familiare : alla nascita ero piccolo come una nocciolina. Mi sono subito infilato nel marsupio - parola che potrebbe essere la prima volta che viene sentita e che quindi merita subito un chiarimento nel testo, tra due belle virgole si legge: la tasca che la mamma ha sulla pancia... per poi chiudersi con una parola presa in prestito da un lessico che suona familiare: e ho subito iniziato a poppare
Ecco, questa io la chiamo cura. 
Accanto al testo con la domanda, che occupa sempre la pagina di sinistra, c'è una immagine al vivo con la risposta visiva alla domanda: un primo piano del cucciolo in questione. Un primo piano che guarda 'dritto' il proprio lettore e quando si tratta di un uccello, con la vista laterale, la testa ruota lo stretto necessario. 
Ecco, questo io lo chiamo garbo. 


Magari la prima volta il piccolo lettore non indovinerà il nome dell'animale, ma già dalla seconda diventerà per lui un bel gioco pieno di soddisfazione poter indovinare. Nella pagina successiva il testo - che sia alterna tra la sinistra e la destra - è molto più lungo e dettagliato e ancora una volta ritroviamo questa bella commistione di parole conosciute e parole nuove che hanno lo scopo di arricchire un lessico in costruzione. E a piè di pagina c'è sempre una piccola curiosità che viene svelata, anche questa sotto forma di domanda. 
Al piccolo lettore gli si porge 'la mano' per essere accompagnato in questo percorso di scoperta.


Anche le immagini che ritraggono gli animali nella loro fase cucciola in qualche modo si espandono e vediamo canguri e ornitorinchi 'in famiglia' in azione nel loro habitat. Anche in questo caso, Ester García è delicata e nella scelta di una tonalità dominante, che cambia di animale in animale, e nella composizione con solo essenziali elementi di contesto: ciuffi d'erba, vegetazione sullo sfondo, qualche ramo d'appoggio. La tonalità dello sfondo si espande anch'essa fino a lambire quella con il testo. 
Ecco, questa io la chiamo grazia. 

 Carla 

Noterella al margine. Va da sé che mentre ci godiamo questi due già aspettiamo trepidanti i due altri: sull'Africa e sull'Europa e già che ci siamo anche altri libri di Ester García.

mercoledì 22 giugno 2022

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)

KEVIN BROOKS E I SUOI LIBRI

L’incontro con l’autore inglese Kevin Brooks, durante la bella manifestazione di Un mare di libri, ha permesso di cogliere alcuni aspetti fondamentali della sua scrittura, aspetti che hanno molto da dire sulla letteratura per ragazzi e ragazze.
Intanto, la formazione letteraria dell’autore, che , fra le altre cose, attinge a piene mani alla letteratura di genere: horror (Bunker Diary), fantascienza (‘Iboy’), thriller (‘La bestia dentro’). 




La letteratura di genere intesa come stilemi, trame narrative e chiavi interpretative che forniscono alla lettrice e al lettore un linguaggio noto. In tutti e tre i romanzi, così come ne ‘L’estate del coniglio nero’, il centro narrativo ruota intorno al tema del Male: il male esterno noi, come nel caso del sadico, sconosciuto carceriere di ‘Bunker Diary’, o il Male che si annida e si nasconde in ciascuno, anche nell’apparentemente indifeso protagonista di ‘La Bestia dentro’. Il Male, come principio metafisico, prende di volta in volta l’aspetto di singoli personaggi, in quanto tali caratterizzati in modo schematico, mentre molto più interessante risulta il processo con cui il protagonista scopre in sé e negli altri aspetti imprevedibili e nascosti, disegnando un’idea di soggettività che abbandona la ‘purezza’ dell’infanzia. Come ne ‘L’estate del coniglio nero’, il romanzo che mi ha convinto maggiormente, crescere s’identifica proprio con il riconoscimento del lato oscuro, indecifrabile talvolta, che esiste in ciascuno.


Nello stesso modo, questa registrazione dell’ambiguità della dimensione umana, porta Kevin Brooks a scegliere, il più delle volte, finali aperti, sia nel senso di un esito incerto, sia nel lasciare nel lettore il dubbio che ci sia qualcos’altro, in quella storia, che ancora non si è risolto. Nel caso di Elliot, il protagonista di ‘La bestia dentro’, se l’avventura in quanto tale ha un lieto fine, non si può dire lo stesso del suo rapporto col mondo e della sua dipendenza dalla madre. Così come l’incertezza sul destino di Raymond, personaggio centrale ne ‘L’estate del coniglio nero’, sulla sua vera natura, lascia al lettore e alla lettrice ampio spazio d’interpretazione.
Infine, la questione più importante. Brooks è uno scrittore votato alla letteratura per Young Adults, anche se lui respinge categoricamente tutte le etichette: sostiene infatti di non porsi mai, nel momento della scrittura dei suoi testi, il problema di chi leggerà il suo romanzo. Certo, i suoi romanzi sono molto trasversali, leggibili piacevolmente anche dal pubblico adulto, come accade sempre quando si tratta di buona letteratura. Ma dal mio punto di vista, di persona che ha passato buona parte della propria vita lavorativa a connettere un romanzo ai suoi lettori, una trama, un linguaggio in realtà definiscono il proprio lettore, la propria lettrice: la durezza, la violenza, la disperazione di ‘Bunker Diary’ escludono intanto i lettori e le lettrici più giovani, tanto per fare un esempio, così come il riferimento al mondo dei video giochi di ‘Iboy’ non invoglia il lettore più maturo.
Spesso ho sentito anche da altri scrittori e scrittrici, l’affermazione di non avere in mente un lettore ideale e sono convinta che non si tratti di una scelta consapevole, ma, come dicevo sopra, ogni romanzo, ogni storia in qualche modo definisce una categoria di lettrici e lettori: quanto più è vasto questo bacino, quanto è più trasversale la lettura, quanto più diversi sono i livelli di lettura, tanto più interessante sarà quel libro. Un buon romanzo travalica i suoi confini, conquista lettori in territori sconosciuti e li trasporta in dimensioni letterarie nuove. Ci sono romanzi di fantascienza, o gialli, o horror che sono capolavori letterari a prescindere dal genere cui appartengono, per esempio.
Diverso, e direi opposto, il caso di quei romanzi pensati e scritti per compiacere un determinato pubblico, libri scritti ‘su misura’, per piacere a questo o quel target: pensiamo alla serialità, o alla letteratura di genere nel suo aspetto più ripetitivo e prevedibile. Per non parlare di libri pensati per essere venduti a prescindere dal loro contenuto, trainati dal nome dell’autore, vero o presunto.
Affinare il proprio gusto consiste proprio nella capacità di riconoscere questa fondamentale differenza.

Eleonora