(R) ESISTERE
Bene. Il lavoro che conosco di Guridi mi è sempre sembrato molto interessante e pieno di belle idee.
Più volte è capitato di riconoscergli doti comunicative fuori dalla norma, pur con un tipo di segno sempre molto evocativo e mai banale. Mi è sempre sembrato che avesse molto da dire e che quel molto fosse denso e profondo, anche se riassunto in pochi segni e ancora meno colore. E ogni volta che si ha un suo libro per le mani si percepisce molto chiara la sua volontà di non essere prescrittivo. Al contrario, è sempre capace di lasciare il proprio lettore trovare la propria strada per interpretare e capire. Pieno di quella ambiguità positiva che tante volte 'abita' i libri illustrati dei migliori.
Il suo suggerimento costante è: osserva tutto ciò che è sul foglio e poi decide da che parte andare. E in questo andare è previsto anche un bel tornare indietro. Sono in pochi quelli che lo sanno fare con maestria: lo sanno 'imporre' con dolcezza ai propri lettori, portandoli a perdersi, ma dandogli anche la bussola per potersi orientare nuovamente. Un caso per tutti: Piccolo in città di Sydney Smith.
La seconda ragione: quell'abitare l'errore, quell'intento di renderlo conosciuto e confortevole e, magari, anche utile.
Esordisce così: fin da piccolo ho avuto una manifesta incapacità di concentrarmi su un'unica idea. Ogni cosa che mi veniva in mente era inevitabilmente collegata ad altre due o tre, e queste a loro volta si ramificavano, creando una rete piena di connessioni, alcune delle quali prive di senso. Questo mi faceva spesso perdere il contatto con la realtà, e certamente non mi ha aiutato molto nello studio. Tuttavia, col tempo, proprio questa incapacità mi ha permesso di osservare ciò che mi accade da punti di vista diversi, molti dei quali frutto della fantasia, naturalmente.
Riconoscere che questa incapacità potesse essere utile mi ha richiesto tempo e qualche dispiacere.
Senza ancora entrare nel merito della questione, mi pare ci sia già qui una bella lezione: trasformare in positivo quella che tutti considerano un'incapacità. Qualcosa da evitare diventa così qualcosa da avere davanti, da conoscere e con cui vivere.
È facile cavalcare la propria forza, molto più complicato è sfruttare le proprie debolezze. E prima lo si fa, meglio sarà.
Quindi timidezza, silenzio, incertezza, errore sono tutti fattori con cui Guridi, nel suo percorso personale, ha fatto i conti. Adesso, a posteriori di una grande carriera, ne ha imparato ad apprezzare il valore.
Poi arrivano i suoi suggerimenti (d'altronde, è un manuale...) Seguire il segno spontaneo di una matita e leggerlo come espressione di sé, ascoltare il suono di una musica scelta, raccogliere tutto il possibile, dall'infanzia in poi e cercare di mantenerlo vivo. Guardarsi intorno... Non vi risuonano nelle orecchie le parole di Keri Smith - Come diventare un esploratore del mondo? (altro libro fondamentale), leggere, annotare il frutto di queste esplorazioni visive ed emotive. Essere onesti con sé stessi, fissare nella mente le parole che si scelgono come guida, vederle e quindi dare loro una forma. Non vi sembra che l'imbuto arancione calzi a pennello con questi ragionamenti?
E ancora. Stabilire un ordine di lettura visiva e giocare con l'osservatore per condurlo dove vuoi tu.
Cercare di ottenere che lo spettatore diventi parte del processo creativo, ossia che interpreti e completi l'opera attraverso la propria esperienza. In questo processo di interazione l'opera acquista senso e da personale, unica, diventa universale.
E ancora, e qui cito: Sfruttare l'effetto sorpresa per creare immagini che pongano interrogativi, che invitino l'osservatore a interagire con esse per ricreare un mondo proprio e dare senso a ogni scena aggiungendo qualcosa di sé...
Non vi sembra che la storia dell'orso, Ö, calzi a pennello con questi ragionamenti?
E ancora. Lavorare allo stesso tempo con quello che si vuole dire e con quello che influenza il nostro pensiero: in sintesi, raccontare la propria verità, ossia dare una visione personale delle proprie inquietudini. Cercare di essere sé stessi.
E allontanare il superfluo. E ancora, allontanarsi dal superfluo per rendere tutto più chiaro e a fuoco. Costi quel che costi.
Non vi sembra che Che difficile?, calzi a pennello con questi ragionamenti?
E, per chiudere il cerchio: non buttare nulla perché - come fin dall'inizio è stato chiaro - anche l'errore assume valore e senso. In sostanza, è l'insieme di successi e fallimenti a cui attingere che porta al risultato, spesso inatteso rispetto al punto di partenza.
E poi c'è lei, la sua caffettiera, compagna di dialoghi. Ma su questo non va detto nulla.
O quasi.
Carla
Abitare l'errore, Guridi (trad. Laura Costa e Valentina Mai)
Kite edizioni 2025











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