venerdì 3 febbraio 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

I PASSI DA FARE 

L'albero di lillà, María Teresa Andruetto, Mara Cerri 
(trad. I. Carmignani, C, Balestri, E. Casali, R.Cazzato Lombardi, F. Febi, C. Innocenti-Corso FUSP)
Gallucci 2022 


POESIA 

"Lei uscì di casa. 
Attraversò la strada, 
 superò la piazza e passò accanto 
 al lillà in fiore. 
Lanciò un'occhiata all'uomo. 
Poi all'albero. 
Ma non si fermò 
Era uscita a cercare, 
e aveva fretta."

L'uomo che era seduto sotto il lillà la vide allontanarsi e scomparire, perché lei era in cerca. E per cercare nel mondo intero. 
L'uomo incontrato a Nord non era ciò che lei cercava e non lo erano neanche quelli a Sud, a Est e a Ovest. Ciascuno di loro aveva però una caratteristica diversa che la colpiva: le mani di seta, i piedi alati, la voce rotta... 
Fu la zingara incontrata per caso che l'avvertì che colui che lei stava cercando per il mondo era seduto sotto un albero di lillà. 
Lei tornò sui suoi passi e riattraversò il mondo... 

Quando l'incanto dell'Andruetto incrocia quello della Cerri, questo è quello che può capitare. 
Un grande albo pieno di bellezza allo stato puro che sommerge. 
Provare ad arginare la bellezza entro i confini di una definizione è inutile. 
Provare a restituirla a parole in tutta la sua potenza è inefficace. 
Le uniche cose che si può tentare di fare da qui sono due. 
Partiamo dalla seconda: consigliare di prendere in mano questo libro, in silenzio, guardarlo, leggerlo e farsi inondare. Ognuno per sé.


La prima,invece, è quella di abbassare lo sguardo, puntandolo su singoli dettagli. Pagina dopo pagina, in mia compagnia. 
Il primo verso della prima strofa. Piccolo è l'uomo e nulla si sa di lui. Grande è il lillà con la sua ombra e la sua fioritura. 
Mara Cerri ce lo restituisce così, sottolineando i rapporti di forza: una natura preponderante: carnose le foglie a sinistra, acceso il rosso inaspettato e dissonante dei suoi fiori. La pelle del ragazzo riflette i colori circostanti. L'effetto che provoca è quello di essere assorbito dal verde e dal rosa che lo circondano. 
Nelle successive pagine, nella carrellata dei personaggi che interrogano l'uomo su cosa stia facendo - invece di lavorare, conquistare una donna, giocare, essere felice -, tanto María Teresa Andruetto quanto Mara Cerri spostano lo sguardo sull'umanità. 


Lentamente esce dal testo e dalla scena il giardino e la sua potente natura, entrano i dialoghi e nelle tavole si arriva fino alla pagina bianca con un eco di quel rosso iniziale. Tutto lo spazio va ai personaggi, ai loro volti. 
La seconda strofa è dedicata a colei che è in cerca. 
Come nel testo, così nella grande tavola entra in scena, per uscirne immediatamente dalla sinistra. 
Un gesto e un'occhiata veloci, un abito (ah, averlo...) blu lapislazzuli. Uno sguardo veloce, distratto e trasverso verso chi legge e l'uomo sotto l'albero, dalla parte opposta della doppia pagina, quasi trascolora. Lo si vede esattamente come potrebbe averlo intravisto lei. Occorre cercarlo con attenzione per volerlo notare davvero. 
I versi successivi sono dedicati a cosa noti lui nel vederla attraversare senza fermarsi lo spazio davanti a sé.


Mara Cerri riutilizza la pagina bianca - forse una delle più emozionanti del libro - contrapposta al mare di rosa e di verde che segnano ciò che lui vede, riabbassando lo sguardo dopo che lei è passata senza avvicinarglisi. 
Laddove la poesia accelera, i diversi incontri ai quattro angoli del mondo, e si movimenta, altrettanto fa Mara Cerri che cambia spesso la scala delle proporzioni. 
Poi arriva lei, la terza e ultima strofa che, a livello visivo, ospita l'altra tavola che, fosse anche da sola, sarebbe in grado di sostenere il valore del libro. 
Tanto nel testo quanto nelle tavole, la presenza e le parole della zingara sono necessarie. 


Un luccichio nella bocca, le rughe profonde, un occhio più chiaro che sembra spento. 
Tanto è nitida lei, tanto è ambiguo il volto successivo che si compone di disegni sovrapposti, esattamente come accade nella nostra testa quando torniamo al passato, attraverso la memoria: immagini che si accavallano e si confondono. 
Tutto ritorna da dove è partito: all'albero di lillà e tutto si riempie di nuovo di verde e di rosa, ma anche di occhi grandi pieni di stupore nel constatare che - come in un tango argentino - i passi nella vita devono essere tanti, ma devono essere quelli e non altri. 

Carla 

Noterella al margine. Si legge nella pagina dei crediti, quanto segue a proposito di Mara Cerri: "Dopo aver frequentato la Scuola del Libro di Urbino, si è dedicata all'illustrazione, spinta dalla curiosità di ricercare relazioni tra parole e immagini." Si può dire con sicurezza, obiettivo raggiunto.

mercoledì 1 febbraio 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

MINISTERI OCCULTI



Nel romanzo dell’olandese Sanne Rooseboom, pubblicato da Terre di mezzo, si racconta proprio di un misterioso Ministero che, con i suoi funzionari sotto copertura, provvede a risolvere i problemi delle persone comuni, ma senza rendere nota la propria meritoria azione.
‘Il Ministero delle Soluzioni’, che ha la copertina firmata dal noto illustratore Mark Janssen, è il racconto delle avventure di tre amici, che si trovano coinvolti in un intrigo in cui le necessarie buone azioni vengono contrastate dall’insidiosa setta degli Argentei, votati al sabotaggio del Ministero.
Tutto comincia da una lettera trovata da Nina nella borsa da lavoro del padre, che è postino; è indirizzata a questo misterioso Ministero ed è firmata da un ragazzino di nome Ruben, che racconta le vessazioni subite a opera di una bambina terribile, Sophie, e delle sue amiche.
La curiosità è troppo forte, così Nina, insieme all’amica Alfa, comincia a indagare intanto per individuare Ruben; una volta trovato, cosa poi non troppo difficile, organizzano una festa a casa sua per consolarlo dell’isolamento patito a causa della perfida Sophie; i tre diventano amici e Ruben fa conoscere alle due ragazzine una misteriosa vicina di casa, la signora Vis, ormai cieca; la gentile vecchietta li introduce ai misteri del Ministero, convincendoli a cercare di ricostruirne la sede olandese, chiusa da tempo.
Ecco, allora, i tre coraggiosi ragazzini lanciati nella soluzione di diverse situazioni: c’è il muretto del quartiere in cui vive il padre di Alfa, importante per tutti i ragazzi che giocano in strada e che Sophie vuole far demolire; c’è il signor Barremans, che vive solo in una barca e non ha più contatti con nessuno; infine c’è Noria, una bambina afgana, chiusa nella sua solitudine dopo la morte della mamma.
I nostri protagonisti sono intraprendenti e decisi a risolvere questi casi, per quanto possano apparire complicati, ma devono soprattutto contrastare i sabotaggi degli Argentei, nemici giurati del Ministero, che hanno assoldato Sophie e le sue amiche.
Molta azione, ritmo sostenuto, linearità della narrazione rendono questo romanzo, il primo di una serie, una lettura divertente per lettori di nove, dieci anni. Lo spunto di partenza è originale, anche se a me ha richiamato un po’ il Ministero della Magia, con cui condivide la clandestinità e le buone intenzioni. L’intreccio di diverse storie, i casi che i tre protagonisti devono risolvere, non appesantiscono la narrazione, anzi la rendono più avvincente per un pubblico che ha bisogno di trovare nelle storie molte azioni e qualche colpo di scena.
Consiglio la lettura a bambine e bambini avventurosi, dai nove anni in poi.

Eleonora

“Il Ministero delle Soluzioni”, S. Rooseboom, Terre di Mezzo 2023





lunedì 30 gennaio 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

SEMPLICE COME BERE UN BICCHIER D'ACQUA

Il signor Filkins nel deserto, Quentin Blake (trad. Luigi Berio) 
Camelozampa 2022 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

 "Si era messo in cammino per andare a festeggiare il suo novantesimo compleanno con la nipote Miranda e la sua famiglia. 
Si era mangiato tutti i tramezzini al formaggio, ma per fortuna nello zainetto aveva ancora una bottiglia con un po' di acqua minerale frizzante. 
Era una giornata molto calda e il viaggio sembrava davvero molto lungo. Ogni tanto si chiedeva se ce l'avrebbe fatta ad arrivare a destinazione. 
Sapeva che il deserto pullulava di creature poco piacevoli." 

Le creature spiacevoli sono lo Snervio, che mr Filkins evita nascondendosi dietro una roccia, quindi un Cianfrusaglio che schiva arrampicandosi su un albero stento. 
Ma è lo Zagoberto quello che lo terrorizza più di ogni altro. 
Ed effettivamente uno Zagoberto è sul suo cammino, ma a guardar bene sembra inoffensivo perché è a terra semi secco e con tre occhi già chiusi: sta morendo di sete. 
Per quanto uno possa essere spaventato, tuttavia di fronte a una così grande emergenza, il pensiero di tirare dritto e lasciarlo lì a finire di essiccarsi al sole cocente del deserto neanche lo sfiora. 
Quel po' di acqua minerale frizzante basterà per lui e lo Zagoberto. 
E così avviene: alzatosi sulle sue sette zampe, riaperti i suoi sei occhi, si mette in groppa Filkins e con lui attraversa tutte le asperità del deserto per arrivare in tempo alla festa di compleanno, dove tutti lo aspettano per brindare... con l'acqua minerale frizzante! 

Lunga vita a Mr Filkins e di conseguenza lunga vita a Sir Quentin Blake che, coetaneo del suo personaggio, ma guarda il caso..., prende china e pennelli e scrive e illustra la storia di Mr Filkins e la dedica a Dick Edwards e a l'Hastings Storytelling Festival nel 2016, di cui lui stesso è angelo custode e mecenate. 
Come nella migliore tradizione, anche qui si ritrovano i caratteri distintivi del Blake scrittore, ossia la semplicità di una storia, un buon sense of humor, una qual ricercatezza venata di follia nella nomenclatura di luoghi o personaggi, una gentilezza e un'allegria radianti e diffuse, un lieto fine. 


Tra tutte queste caratteristiche, trova posto il Blake illustratore con il suo segno a china che anche sessant'anni fa era così volutamente tremolante e solo apparentemente impreciso, con i suoi acquerelli ancora più anarchici del disegno, e con il suo dominio assoluto dello spazio del foglio. 
Come accade di norma quando si ha davanti una storia scritta e illustrata da Sir Quentin, così come accade anche in questa ultima, ci si diverte e si ride parecchio.

 
Un sensibile contributo alla risata qui lo porta Luigi Berio che, da grande e devoto conoscitore e cultore di Blake, capta al volo il tono giusto per tradurre lo Snerg in Snervio e il Clutterbunk in Cianfrusaglio, per poi arrendersi di fronte alla perfezione del nome dello Zagobert e dei suoi parenti, compresa la Emily-Francesca, tale e quale nell'originale. 
Ma torniamo alla semplicità delle sue storie. 
Per essere grandi non è affatto necessario essere complicati, anzi. 
E Quentin Blake è la prova vivente che una buona storia può essere fatta di pochi ingredienti, a patto che siano quelli giusti e il dosaggio sia corretto.
In fondo, a voler essere pignoli, qui tutto ruota intorno a mezza minerale. 
A partire dai risguardi decorati a bicchieri pirotecnici e scoppiettanti di bollicine di anidride carbonica.
Sorge quindi spontaneo il paragone tra una bottiglia di acqua minerale frizzante e il tipo di storie che Quentin Blake va raccontando da sempre: sia l'acqua sia le sue storie sono trasparenti, sono tutte e due di facile reperimento e molto ben riconoscibili da chiunque.
Entrambe vanno giù che è un piacere. 


Entrambe hanno la capacità di migliorare una condizione di partenza, perché entrambe sono in grado di soddisfare un desiderio, o forse sarebbe meglio dire, un bisogno. 
Entrambe hanno in sé un ingrediente misterioso che le rende scoppiettanti. 
Ma soprattutto, entrambe sono necessarie per vivere. 

Carla

venerdì 27 gennaio 2023

FAMMI UNA DOMANDA!

BIOMIMETICA


Un originale, interessante libro illustrato dedicato ad una disciplina poco conosciuta e molto trasversale: la biomimetica, ovvero la creazione di oggetti, tecnologici o di design, a partire dalle caratteristiche di un oggetto naturale. A tentare l’impresa sono Emmanuelle Walker, che ha ottenuto la menzione come opera prima alla Bologna Children’s Book Fair nel 2016, e Séraphine Menu: insieme firmano un libro dal titolo ‘Biomimetica. La natura come modello’, pubblicato da Il Gatto Verde editore, dall’edizione originale della canadese La Pastèque.


L’argomento in sé è interessante e capace di stimolare la curiosità inventiva dei bambini, che sanno trasformare l’uso degli oggetti e inventare aspetti fantastici di ogni cosa e di ogni vivente. Ma il libro non prende questa piega, al contrario è una rassegna di come già la tecnologia si sia appropriata di spunti ‘naturali’ per la realizzazione di nuovi oggetti e materiali: dopo una lunga introduzione, le autrici entrano nel dettaglio di alcune invenzioni tecnologiche che si sono ispirate alla natura. Un esempio per tutti, il radar, ispirato agli ultrasuoni emessi dai pipistrelli. Dalla biomimetica hanno tratto idee innovative anche la medicina, che ha preso spunto dal sistema cardiaco delle balene per ideare il pacemaker l’architettura, che ha copiato il sistema di termoregolazione dei termitai; e ancora la produzione dei tessuti e la moda.

La materia è quanto mai interessante anche dal punto di vista storico, basti pensare alle invenzioni di Leonardo da Vinci.
Le illustrazioni di Emmanuelle Walker si ispirano all’infografica: il testo si inserisce direttamente nell’immagine, che prende tutta la pagina, o la doppia pagina; tuttavia il testo ha un ruolo essenziale, senza il quale non si potrebbe comprendere l’immagine; i margini netti, i colori definiti e squillanti rendono queste pagine accattivanti per lettori anche alle prime armi, anche se poi, nel dettaglio, alcune informazioni richiedono almeno otto anni.
Il Gatto Verde editore, nato da poco, mostra già uno spiccato interesse per la divulgazione: è in corso di pubblicazione il titolo che ha vinto l’anno scorso a Bologna per la categoria no fiction, dedicato ai vulcani: il titolo italiano è ‘Mostri sacri’. Mi sembra un progetto editoriale di sicuro interesse, una bella novità nel settore della divulgazione.
Spero proprio che i genitori non si spaventino per l’argomento inconsueto e che regalino questo libro a bambine e bambini dalla curiosità insaziabile.

Eleonora

“Biomimetica, E. Walker e S. Menu, Il Gatto Verde edizioni 2023




mercoledì 25 gennaio 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

TOCCARE  CON MANO

Tutti i cari animaletti, Ulf Nilsson, Eva Eriksson (trad. Laura Cangemi) 
Iperborea 2022 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Un giorno ci stavamo annoiando e avevamo voglia di fare qualcosa di bello. Ester fu tutta contenta quando trovò un bombo morto. 'Oh, è così triste, oh, è così terribile' disse. 'Finalmente succede qualcosa!' Il bombo era peloso e a strisce, con le ali sbilenche e le zampette scomposte. 
Ester se lo mise sul palmo e gli accarezzò la schiena. 'Ti voglio bene, bombino mio', disse con voce rotta. Era sempre molto coraggiosa. 
Io ero piccolo, invece, e avevo paura sia della vita che della morte. Neanche conoscevo qualcuno che era morto." 

Così prende l'avvio una giornata molto proficua per quei due bambini che erano sull'orlo della noia. Mettono su una fiorente attività di sepoltura di piccoli animali trovati, passeggiando nei prati. Qualche bastoncino, scatole per i sigari ormai vuote, qualche seme per i fiori, una matita e un foglio di carta per la lapide. Alla Funerali SpA si aggiunge anche il piccolo Putte che, però, di morte non ne sa proprio nulla. 
Ma tutto si impara a questo mondo. 
Visto che dopo una o due sepolture il mestiere lo si può ritenere acquisito, la vera imprenditrice, ossia Ester, la maggiore dei tre e la più coraggiosa, decide di ampliare il raggio di azione, offrendo il proprio servizio anche via telefono. 
Ognuno deve fare la propria parte del lavoro, in base anche alle attitudini personali: lei si occupa della sepoltura vera e propria - insomma a lei tocca il lavoro duro, al bambino che racconta spetta invece scrivere di volta in volta un'ode al defunto. Una più bella dell'altra e a Putte tocca il ruolo di piangere, per cui è molto portato. 
Così, dopo il bombo e il toporagno, arriva il momento del criceto Nuffe, con la sua padroncina inconsolabile. Quando però il mercato nuovamente langue a Ester viene in mente che lungo le strade gli animali spesso fanno una brutta fine e infatti la successiva sepoltura è quella di un riccio spiaccicato. 


Ma il vertice lo toccano con la grande lepre in valigia, con cuscino e copertina. 

I libri migliori sull'argomento non sono stati scritti in Italia e non è un caso. Mentre il Nord dell'Europa ha sempre riservato storie interessanti. 
Questa, in particolare, ha già trovato menzione su queste pagine in passato, nella sua versione tedesca. Rari sono i libri che affrontano con onestà la questione, che non ci girano attorno, ma la contrario dimostrano la necessaria lucidità di sguardo nel raccontare i pensieri che tutti - ma proprio tutti - i bambini hanno per la testa riguardo alla morte. 
E questo è uno di quelli. 
Illuso e miope è quell'adulto che pensa di nascondere il più a lungo possibile un fatto di così capitale importanza agli occhi del proprio bambino. Facendolo, produce in quella piccola testa una visione distorta di come va la vita. E quando poi la morte, inevitabile, si presenta quello stesso bambino sarà sguarnito, debole e senza strumenti per superare il dolore. 


E allora ben venga Ester e il suo amico, ben venga anche Putte che come utensili ha solo gli occhi per piangere, perché lui di cosa significa morire non ne sa niente, ma al contrario conosce bene il dolore dell'ineluttabile: quell'insormontabile 'per sempre', quello sì che lo fa disperare. 
Ben vengano tutti gli aspetti più formali della questione: dal tipo di bara, alla localizzazione della fossa, dalle lacrime alle parole di addio in rima, dall'arredo della tomba con fiori e cartigli ai battesimi prima delle sepolture per finire con la scelta dei diversi materiali per le singole croci. 


Ben venga tutta la sottile ironia che si genera dall'inesperienza dei tre piccoli imprenditori alle prese, per esempio, con galline che raspano intorno alla tomba del gallo appena steso. 
Ben venga tutto questo, perché è qui che ogni bambino potrà riconoscere un po' di se stesso. 
Si riconoscerà nella passione totalizzante di una intera giornata che ruota intorno alla nascita e sviluppo della premiata ditta. 
Si riconoscerà nella paura di toccare un cadavere, seppure di toporagno. 
Si riconoscerà nel turbamento di fronte al merlo con il collo spezzato che i tre hanno appena visto crollare al suolo. 
Si riconoscerà in quella sottile bramosia di toccare con mano e di non abbassare lo sguardo, almeno una volta nella vita, di fronte alla morte in atto. 
Si riconoscerà in quella meravigliosa leggerezza che gli appartiene, in quanto bambino, che da un minuto all'altro, da un giorno all'altro è in grado di dimenticare tutto per passare al prossimo gioco. 
Intorno a tutto questo, che non è affatto poca roba, fiorisce il disegno di Eva Eriksson che dimostra, una volta di più di avere un particolare talento , insieme a tanti altri, nel restituire con immediatezza lo stato d'animo dei suoi piccoli protagonisti. 
L'abbiamo vista brillare nella Storia di un signore piccolo piccolo dove ci ha restituito dei protagonisti indimenticabili, dove ha saputo puntellare i suoi disegni di mille indizi, tutti percepibili sul piano emotivo. 


Assoluta sovrana degli abbigliamenti, degli sguardi e dei gesti: gli occhi al cielo di Ester, l'occhiata in tralice del 'narratore', l'ammirazione di Putte davanti a Ester che costruisce le croci, l'intraprendenza di chi fa l'impresa e il soprabito nero a redingote che già da solo è un pezzo notevole. 


Ma su una cosa ha superato sé stessa: nella penultima tavola, dove si condensa il nocciolo dell'intera storia. 
Ed è qui che si vede la grande differenza, a voler essere onesti: a girarci intorno alla morte ci si può anche riuscire ed è utile per tenersi in esercizio. 
Altra cosa è, quando invece, la tocchi con mano. 
Ecco, lì si può solo piangere. 

 Carla

lunedì 23 gennaio 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

IL BENE E IL SUO DOPPIO


Francesco Carofiglio, non nuovo alle incursioni nella letteratura per ragazzi, inaugura una nuova serie dedicata ai Cattivi con un romanzo di difficile collocazione, ‘Mister H.’, pubblicato nella collana Up di Feltrinelli.
Tutta la narrazione è un esplicito omaggio a romanzi e autori del genere gotico, o horror: richiamato esplicitamente ‘Lo strano caso del dottor Jekyll e del Signor Hyde’, di Stevenson, fra le pagine compaiono citazioni di Poe, di Lovecraft, personaggi tratti dai romanzi di Conan Doyle e di Stoker, come se Carofiglio volesse richiamarsi idealmente a questa corposa e importante eredità nell’indagare il confine fra il Bene e il Male.
Il protagonista di questa storia, Leonardo Byron Palamides, è un giovane londinese di ritorno, nel 1929, in patria dopo un soggiorno negli Stati uniti, dove ha avuto modo di frequentare il maestro Houdini; a Londra invece, ritorna agli studi di medicina e di quella nuova corrente di pensiero analitico che risale a Jung. Il giovane è affascinato dal mondo dei sogni, e degli incubi, e in qualche modo attratto da quello che chiameremmo paranormale. A trascinarlo nel mondo al di là della realtà è una giovane paziente, Lilith, che pare essere in connessione con il mondo dei morti.
Quello che viene volontariamente o meno evocato è qualcosa che attiene al caso di Jekyll e Hyde, la coesistenza nello stesso corpo di due personalità, di cui una votata felicemente al Male.
Lo stesso protagonista si sente travolto da forze interiori che lui stesso pensava di ignorare: siamo a pieno nel territorio del perturbante, in cui è difficile distinguere sogni, incubi e realtà, proiezioni e azioni, impulsi e scelte razionali e, ovviamente , il Bene dal Male.
‘Cattivi. Mister H.’ è una storia gotica, densa di apparizioni, segnali ambigui, personaggi che alludono a mondi paralleli; e come tale andrebbe letta da lettrici e lettori giovani, probabilmente non in grado di raccogliere le molliche di pane, i segnali che qui e là richiamano altre storie, a una tradizione letteraria che ancora non hanno avuto il modo di esplorare, se non in parte.
Nello stesso tempo è una lettura intrigante per chi quelle letture le ha fatte, le ha sedimentate, sono entrate a far parte anche del lessico quotidiano.
Il tema è inquietante, andando a esplorare quell’ambiguità che è propria di ciascun essere umano, in cui convivono pulsioni e tendenze contraddittorie; così come è inquietante il mondo onirico, altrettanto è la realtà in cui si muovono persone crudeli e senza scrupoli.
Dicevo all’inizio che si tratta di un romanzo di difficile collocazione, proprio per i diversi livelli di lettura che lo contraddistinguono; un passaggio nel genere horror, un invito a esplorare la letteratura che questo genere ha nutrito, per i lettori più giovani; una interessante rivisitazione di un genere per il lettore o la lettrice più esperti.
Attualizzare Mister Hyde e portarlo nella Londra degli anni ‘30 è uno spunto interessante che piacerà a lettrici e lettori di almeno quattordici anni.

Eleonora

“Cattivi. Mister H.”, F. Carofiglio, ill. di D. Fachechi, Feltrinelli 2022



venerdì 20 gennaio 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

RUMORI FUORI SCENA  

Il grande debutto, Eva Francescutto, Alberto Lot 
Minibombo 2020 




ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

" 'Forza, prepariamoci: tra poco si va in scena! 
'Di già? Ma io non sono ancora pronta!' 
'Fai in fretta, allora! A breve saremo sotto i riflettori...' 
'Noi arrossiamo al solo pensiero!' " 

Nel buio più pesto tutti fremono, dalle loro diverse postazioni, per quello che si annuncia imminente: il loro debutto. 
Di certo un brivido corre sulla loro pelle. 
Andare in scena, passare dal nero più fitto, dal bisbiglio fra colleghi, alla luce dei faretti e al recitare la propria parte è questione di un attimo. E questi sono i dialoghi sempre più serrati, sempre più emozionati tra tutti gli interpreti: da quelli più avvezzi e 'stagionati', a quelli più freschi, di primo pelo, alla loro prima esperienza. 
Ci sono, come accade in ogni orchestrazione scenica, i protagonisti in primo piano, che occupano gran parte dello spazio, ma sul fondo ci sono anche le ultime arrivate, le più giovani che, per superare la loro fragilità emotiva, si serrano l'una vicino all'altra. 
La tensione nell'aria si taglia col coltello.


Da una parte, il pubblico in sala. Curioso, affamato di storie e in trepidante attesa. 
Dall'altra, loro: ognuno diverso, ognuno con le proprie caratteristiche, ma tutti indistintamente preparati a concedersi, a offrirsi -anima e corpo- a chi vorrà assaporare quella precisa esperienza artistica, insomma a tutti quelli che avranno voglia di gustarsi l'opera. 
Ah, vita dura quella degli artisti! 

Dire o non dire, questo è il dilemma. Per non rovinare la suspense di un debutto. 
Cose che si possono dire su come questo libro è fatto: 
1) ha tutte le doppie pagine dello stesso colore, nero. 
2) Ogni doppia pagina nera contiene brevi dialoghi 
3) che sono scritti in colori diversi e 
4) posizionati in punti diversi della pagina. 
5) Le frasi che compongono i dialoghi sono semplici e 
6) talvolta sono modi di dire presi dalla consuetudine, quelli che si potrebbero definire, senza offesa, frasi fatte. 


7) I dialoghi denunciano una tensione crescente, commisurata alla circostanza di partenza, ossia gli ultimi momenti prima di un debutto. 
8) Come in ogni spettacolo, gli attori restano celati allo sguardo del pubblico, fino all'attimo in cui si accendono le luci. Tutto comincia e si va in scena. 
Ecco, partiamo da qui per dire che un albo illustrato non è poi molto diverso da una messa in scena, teatrale o cinematografica che sia. 
Non è casuale che i due autori del libro si siano spartiti i ruoli come segue: Eva Francescutto ha curato i testi, ossia si è premurata di mettere in condivisione con il pubblico (dei lettori), i rumori fuori scena, mentre Alberto Lot ha curato il resto, quindi i costumi, le luci e tutto quello che attiene alla messa in scena, o forse sarebbe più corretto dire la mise-en-page. 
Ogni doppia pagina ha come obiettivo quello di farci vedere qualcosa che sta capitando su un palcoscenico ideale che è disegnato. 
E quell'istante che occorre per girare la pagina diventa silenzio nelle parole e nelle figure e può preannunciare un cambio di scena, un'entrata o un'uscita di altri protagonisti. Ed è esattamente quello che succede qui: le voci diverse si intrecciano in modi diversi e se a una prima lettura tutto sembra un po' oscuro, una volta svelato il mistero che si nasconde, il divertimento si moltiplica e soprattutto ogni singolo frammento trova una sua precisa ragion d'essere per comporre uno spettacolo unico. 
Per cui i colori diventano significanti e la posizione dei dialoghi all'interno della pagina altrettanto strategica. 


Questo, nella pratica, cosa provoca? 
Che quel libro lo rileggi immediatamente dopo averlo chiuso per controllare che davvero tutto vada a posto, e poi lo rileggi ancora perché capisci che di cose da scoprire ce ne sono ancora e ancora. 
Ed è questo uno dei meriti che certi libri dimostrano di avere, ossia quello di stupire e quindi di 'spostare', anche di poco, il punto di vista del lettore. 
In sostanza il pensiero del lettore si è mosso dalla sua posizione di partenza. 
Ovviamente questa prerogativa non dimostrano di averla tutti i libri, ma quelli ben fatti sì. 
E altrettanto ovviamente può presentarsi a livelli di complessità anche molto diversi tra loro. 
Quando questo capita nei libri di Minibombo che, per scelta editoriale, parlano ai più piccoli, capita di arrivare ignari fino a un passo dalla fine per poi stupirsi all'ultimo - di solito si scoppia anche a ridere nello stesso momento - per sorprese molto semplici, ma non per questo meno efficaci. 
Qualche volta, e sono le mie preferite, allo stupore si aggiunge anche un brivido di perfidia. 
Ma questa è un'altra storia. 

Carla

mercoledì 18 gennaio 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

MEMORIA


Pubblicato per la prima volta in Italia nel 2001, poi ristampato, insieme agli altri tre romanzi collegati, nel 2014 nel volume dal titolo ‘L’isola lontana. Quadrilogia della memoria’, esce ora nella nuova collana Universale economica Feltrinelli ragazzi col titolo ‘Un’isola nel mare’, pubblicato dall’autrice svedese Annika Thor nel 1996.
Ispirato alle vicende della madre dell’autrice, il romanzo è ambientato su un’isola svedese di fronte a Göteborg che nel 1939 ospitò diversi bambini ebrei per sottrarli ai rastrellamenti che avvenivano nell’Europa occupata dai nazisti. La protagonista è l’undicenne Steffi, che, con la sorellina Nelli, si trova catapultata in un mondo completamente diverso dal suo: figlie di ebrei benestanti di Vienna, dove il padre esercitava la professione medica e la madre era cantante d’opera, si trovano nelle case modeste di famiglie di pescatori, dove tutto è dignitosamente povero, dal cibo ai vestiti.
Le due bambine sono convinte che si tratti di passare un’estate lontane dai genitori, ma mese dopo mese diventerà sempre più evidente che per i genitori sarà difficile se non impossibile espatriare.
Nelli, la più piccola, non ha difficoltà ad ambientarsi, inserita in una famiglia numerosa guidata da ‘zia’ Alma. Steffi va a vivere da zia Marta, una donna matura, poco loquace e fervente cristiana.
L’autrice mostra tutta la sua abilità nel mostrarci la vicenda attraverso gli occhi di una bambina, che poco comprende delle tragiche vicende che stanno sconvolgendo l’Europa: sa che i nazisti rappresentano il Male in Terra, ma crede che non sia troppo difficile sfuggirgli per espatriare tutti insieme in America.
Passano le settimane e i mesi e Steffi si sente sempre più abbandonata, non riesce a legare con le sue coetanee, che, per altro, la scherniscono. Anche la famiglia che generosamente la ospita non sembra in grado di colmare il vuoto affettivo che affligge la bambina, anche se il marito di Marta, il pescatore Evert, cerca di rassicurarla e proteggerla. La guerra si fa sempre più vicina, la Germania invade la Norvegia, la speranza di rivedere i propri genitori diventa sempre più flebile; nonostante questo s’intravede un briciolo di futuro da cui poter ripartire.
L’autrice, che attinge alle memorie familiari, riesce a dar conto del punto di vista ingenuo di una ragazzina e con grande abilità guida l’evoluzione dei personaggi, il loro arco narrativo, rendendoli via via più credibili: con gli occhi di Steffi, il lettore scopre i drammi, i legami, le piccole miserie di un mondo semplice, ma capace di grande generosità. Nello stesso tempo, lo straniamento della protagonista prende corpo in una lingua, in una religione diverse da quelle di partenza, così come sembrano all’inizio inaccettabili le durezze di una vita povera.
Lontano da qualsiasi retorica, lontano dalle tragedie più estreme provocate dall’affermazione del nazismo in Europa, il romanzo rende conto delle storie drammatiche di chi, seppur sfuggito ai campi di sterminio, ha visto stravolta la propria vita e il proprio futuro, ha sperimentato sulla propria pelle l’antisemitismo strisciante presente ben oltre i confini tedeschi.
La tetralogia de ‘L’isola lontana’ ha vinto lo ‘Jugendliteraturpreis’ in Germania.
Vale la pena riprendere in mano questo romanzo, e i suoi seguiti, per la delicatezza e l’intelligenza con cui sono trattati le grandi tragedie della Seconda Guerra Mondiale, gli eroismi e le crudeltà, la difficoltà di crescere in un contesto dominato dall’incertezza e dalla paura.
Lettura adatta a lettrici e lettori che abbiano almeno undici anni.

Eleonora

“Un’isola nel mare”, A. Thor, Feltrinelli 2023



lunedì 16 gennaio 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

E IL CANE INCONTRO' L'UOMO

Jack London, Nicolás Arispe (trad. Mirta Cimmino) 
Logos edizioni 2022 

©Nicolás Arispe

ILLUSTRATI 

"Si procurava da mangiare frugando nell'immondizia e beveva l'acqua sporca dei rigagnoli. Trovava rifugio negli angoli più appartati. Lontano dal trambusto si sentiva al sicuro. Forse fu per questo che, quando lo rapirono, lo sorpresero profondamente addormentato." 

Era un cane abbandonato dalla nascita che vagava per una grande città senza che nessuno si accorgesse di lui. Fino al giorno in cui fu portato via e rinchiuso insieme ad altri cani in un edificio molto strano in cui era in atto un importante esperimento. 
Perché socievole e soprattutto intelligente, fu il prescelto ed è in quel momento che ricevette il nome Jack London. Fu fatto salire in un razzo e spedito nello spazio dove le ricerche e gli esperimenti diedero i loro frutti. 
Gli scienziati, a quel punto, considerarono la missione conclusa e Jack London fu abbandonato al suo destino. Ma, diversamente da Laika, apparentemente, la sua navicella non continuò a orbitare nello spazio, ma si andò ad appoggiare in un luogo tutto nuovo, tutto diverso. 
Per Jack London stava cominciando una vita tutta nuova, tutta diversa. 
Forse. 

Nicolás Arispe ha una dote che rende sempre interessanti i suoi libri
La capacità di dare un valore universale, esemplare, al suo sguardo. 
Il racconto diventa archetipico, simbolico.
Nel caso di Jack London la questione ha evidentemente a che fare con il rapporto tra uomo e cane, uno dei rapporti più antichi, più complessi e più mutevoli in cui l'umanità intera - dalla letteratura alla vita vera - ha spesso e volentieri dato scarsa prova di sé. 
Il fatto di aver scelto come suo alter ego London, oltre a essere un omaggio al romanziere, trova una sua ragion d'essere nella poetica dell'autore americano. 
E in questo senso, come già in libri come Il richiamo della foresta o Zanna Bianca per esempio, dietro la relazione uomo/cane si può leggere in trasparenza anche il modo in cui l'uomo si pone di fronte alla natura. 
Ma è su quella tra cane e uomo che forse qui ha più senso fermarsi. 
Arispe per dare profondità a questo tipo di legame mi pare faccia riferimento a due elementi importanti del nostro immaginario: da una parte la canetta Laika presa e spedita nello spazio e poi lasciata al suo destino, perché non si sapeva come far tornare nell'atmosfera e sulla terra una navicella e dall'altra, lo abbiamo appena detto, nel battezzare con il nome Jack London quel randagio socievole e intelligente, vuole alludere a tutti i cani dei romanzi e racconti dello scrittore americano e sembra condividere con lui l'idea della wilderness, il mondo ancora 'vergine'.
In entrambi i casi, quello reale e quelli letterari, la figura umana non ne esce a testa alta. 
Peraltro fin dalla prima pagina, Arispe si schiera: il cane era stato abbandonato alla nascita e da quel momento in poi nessuno si è preso cura di lui. 
Vive circondato dall'indifferenza generale. 
Sottigliezze come il bisogno di dargli un nome (anche se molto evocativo) possono essere lette come ulteriore segno di una prepotenza forte, che nella immagine si fa ancora più esplicita. 

©Nicolás Arispe

Nella medesima direzione vanno anche quelle frasi che alludono alla necessità di 'usare' un cane laddove l'uomo rischierebbe troppo 'un'avventura in cui nessun umano avrebbe mai osato lanciarsi...' 
A missione spaziale ultimata, torna l'indifferenza, quella di partenza, ma con un'aggravante ulteriore: ora l'animale non è più libero di cercarsi cibo e acqua per vivere e di dormire al riparo dalla confusione. 
Ed ecco che l'altro nodo della questione si presenta: la libertà e il suo prezzo. 
E' qui che Arispe prende una strada inaspettata per continuare la sua storia e la racconta con i toni londoniani: la navicella arriva a fermarsi in un luogo che pare proprio la terra. 
Contemporaneamente nuovo, altri suoni, altre forme, altri colori, ma anche familiare. 

©Nicolás Arispe

Il cane girovaga e noi lo seguiamo con lo sguardo che - analogamente a quello del cane - riconosce boschi e foreste e radure. Una natura potente. Ma quel luogo non è nuovo, visto che si riesce anche a leggerne la storia, il passato, in quel teschio di T-Rex. 
Il cane impara ad abitarlo da primo e unico cane: va a caccia di fenicotteri per nutrirsi. E al fiume per bere. 
Ed è esattamente qui, tra una sponda e l'altra (a proposito di simbologie...), che avviene l'incontro. L'incontro con l'uomo: il primo uomo. Di fronte al primo cane, in quel mondo primordiale. Accidenti, quanto è forte l'eco delle atmosfere di London in questo sguardo.
E poi, di come sono andate le cose lo sappiamo... 
Arispe, però, a questo punto crea un meraviglioso corto circuito mentale: il cane che noi sapevamo abitante di una metropoli, piena di persone che si muovono frettolose, ora è sulla riva del fiume e ha davanti il primo progenitore di quelle persone. 
Ma ha anche davanti il suo passato, lui stesso è contemporaneamente un cane di oggi ma anche il primo cane sulla terra. 
Ed ecco che anche l'assunto di partenza trova una sua verifica: i toni della storia di un solo cane, il cane Jack London, sono diventati come per incanto universali e in qualche modo esemplari, e dicono cose in cui ognuno di noi riconosce una piccola porzione di sé. Anche senza aver avuto mai un cane intorno. 

©Nicolás Arispe

Tirando le somme, a voler leggere oltre e con un po' dei romanzi di London in testa, si può dire dire che noi siamo la risultante di tutto il tempo che è stato finora? 
Si può. Si deve.

Carla