RESPIRA!
(trad. Laura Pignatti)
Sinnos 2026
NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dai 7 anni)
"L'uomo mi guardò, dall'alto in basso.
Poi disse:
'Sai, bella domanda la tua.
Ma la risposta io non la so.
La tua casa potrebbe essere ovunque.
Quindi: boh?'
'La porta ha una fessura per la posta
e quando arriva posta, per noi è sempre festa.
La porta è rossa, a destra c'è una finestra.
E dietro la finestra c'è una bestia.'
Gli sembrò strano, pensò che fossi matto."
Era andato a comprare il pane dal solito panettiere, quando capitò questo fatto strano: la via di casa era smarrita...
Suo papà lo aveva mandato a fare quella commissione e ora lui è lì con quel fagotto tra le mani e non si sa più orientare. Non serve descrivere con minuzia come è fatta la sua casa, quell'uomo che ha fermato per strada non sa aiutarlo, se non dicendogli di gridare forte e chiaro aiuto, alzando bene le braccia solo, e sottolineo solo, in caso di pericolo tremendo!
Ed eccolo, il pericolo tremendo: quella donna dal passo svelto con una fune rossa in mano che lo rapisce e lo porta sulla sua nave dei pirati pronta a salpare verso il grande mare.
Comincia così qualcosa che ha il sapore di un'avventura - forse tutta nella testa, ma forse anche no - di un bambino che cerca di ritrovare il posto caldo ed accogliente che chiama casa, dove papà lo aspetta e anche la bestia, il gatto!
Fin dal titolo, questo libro canta e respira a tempo come succede alla poesia e alla musica!
Ragione per la quale è tassativo leggerlo ad alta voce, anche da soli!
Un racconto che parte da una sensazione molto precisa: perdere qualcosa crea spaesamento. Ai bambini, è lo stesso Moeyaert a ricordare netta la sua sensazione da piccolo nel momento in cui anche un semplice sassolino andava perduto, perdere non piace. In questa occasione a perdersi non è un oggetto ma un bambino.
Da un dato di realtà il racconto si stacca ben presto e decolla verso un viaggio immaginario o immaginato, molto avventuroso che lo porta sul mare, sotto il mare, nella foresta, e poi di nuovo in alto, attaccato all'albero maestro di quella stessa nave di pirati che lo aveva gettato ai pesci...
Ma poi - chi lo ha detto che i pirati non hanno un cuore - la piratessa, la capitana, quella con la benda sull'occhio lo sbarca sul molo cittadino e lì a trovarlo è una bambina, bendata anche lei, che gira per ogni dove con il suo monopattino e una carta stradale che le permette di possedere un'intera città, tenendola in tasca.
Concepito come testo per un'opera musicale (!) per il Teatro Nazionale di Opera e Balletto di Amsterdam, Atman! è tante belle cose insieme.
La principale è la sua musicalità. Laura Pignatti ha fatto davvero un gran bel lavoro nella traduzione, producendo rime e assonanze a ogni rigo, per rispettare quanto più possibile la musicalità dell'olandese originale: un libretto di un'opera lirica. E inventandosi per far parlare la piratessa un grammelot veneto/portoghese che è uno spasso al pari del ritratto che ne fa Jannsen con le sue matite.
Ascoltarlo, quasi a prescindere da quello che si racconta, genera sorrisi e meraviglia per le soluzioni trovate. Brava!
L'altra cosa bella che succede sta nel sottotesto. Una bella riflessione su cosa significhi "casa", su quali siano gli elementi che determinano in una persona la percezione di trovarsi in un luogo protetto e familiare. In questo Moyaert si fa carico di espandere il più possibile il concetto e, sebbene lo metta nella bocca di un solo ragazzino che è andato semplicemente dal panettiere a comprare il pane per pranzo, riesce a dare della questione una dimensione universale.
Nel sottotesto si discute anche di nostalgia, malinconia e di smarrimento e inquietudine.
Così come belli sono pure i disegni. Ogni tanto una tavola doppia, un vero e proprio fondale, uno scenario, altrimenti punteggiano il testo che già di per sé è abbastanza disegnato, con colori diversi di stampa, e corpi che crescono e rimpiccioliscono alla bisogna e corsivi, tanti corsivi.
E ancora bellissimo è il fatto che leggendo d'un fiato questa storia - non ci si può fermare a metà e poi riprendere dopo - si ha magicamente la sensazione di essere tutto il tempo lì con il piccolo Atman, esattamente come accade nel buio di un teatro quando - ancora di più che in un libro - siamo parte viva di di quello che accade sul palco: tanto in cima al pennone di una nave, quanto in fondo al mare tra i pesci, o su un molo a spiagnucolare...
Carla
Noterella al margine. Atman in sanscrito, tanto tempo fa, aveva il significato di soffio di vita. E in tedesco, ancora adesso, quello di respirare...



















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