Due sono gli elementi che mi hanno attratto subito della copertina di La straordinaria estate di Otto: la prima è stata l’illustrazione magistrale di Ole Könnecke, la seconda è stato il nome di Peter Stamm. Incerta sul fatto che fosse davvero quel Peter Stamm, sono andata a cercare.
Sì, proprio lui: autore eccelso svizzero, pubblicato da Casagrande, tematiche affrontate spesso relazionali e assolutamente adulte. E così mi sono fiondata.
Otto de’ Qualcosiis è un bambino che vive da solo col suo cane Asso – Asso de’ Cavalcaviis - in un castello enorme, composto da decine di stanze e da una galleria di ritratti dei suoi famosissimi avi.
Otto e Asso in realtà non sono proprio soli, con loro vivono diversi aiutanti: la governante signora Weber (che compare all’improvviso), Jeno l’insegnante di scherma (ungherese, che parla ungherese e quindi incomprensibile), il giardiniere Claus e Jens, il cuoco e assaggiatore personale, innamorato di Catarina, parrucchiera di Otto. Ma Otto non va a scuola? No, Otto ha naturalmente un precettore, il professore Rosko, che ritiene che matematica e storia e fisica siano materie sopravvalutate. L’unica materia a cui si dedicano è la calligrafia.
Cosa fa Otto tutto il giorno dunque, a parte scherma e calligrafia? Gestisce il castello e conta i suoi soldi.
Il racconto svolta quando un pomeriggio Otto incontra una disinvolta ragazzina, nipote di Claus, di nome Nina, di dieci centimetri più alta del bambino.
Il timido e principesco invito di Otto a visitare il castello determinerà il caos all’interno della sempre identica vita del ragazzino. Con Nina compariranno poi Paola e Marco a scombussolare ulteriormente la vita dell’abitudinario e nobile Otto.
Dietro l’apparenza di una struttura narrativa non originalissima in realtà si nasconde un racconto forte, eversivo, che indaga con profondità temi scomodi.
Esattamente lo specchio di ciò che Stamm fa nei suoi lavori per gli adulti.
Il primo elemento che emerge si può riassumere nel motto della famiglia di Otto: “Semper idem”, che si può tradurre con un “Tutto come sempre”. Il ragazzino ha tutte le giornate uguali, nulla accade di inaspettato, anche la cura del castello è fatta più di riparazioni dell’esistente che di rivoluzioni architettoniche.
Per curiosità cerco qualche notizia in più sul motto e scopro, su Wikipedia, che questa lapidaria frase era nello stemma del cardinale Alfredo Ottaviani. Ottaviani.
Un cardinale “noto per il suo rigore e per aver incarnato la tradizione più forte della Chiesa Cattolica” (Wikipedia).
Che cosa curiosa, ora mi spiego molti aspetti del libro. Senza dubbio la vita di Otto non ha molto di vitale prima di incontrare Nina, rinchiuso com’è nel ruolo di nobile adulto decadente.
Questo filo rosso tra il motto di Otto bambino e quello del cardinale Ottaviani fa anche chiarezza su un altro aspetto che alla lettura avevo trovato effettivamente sorprendente: Paola, Nina e Marco frequentano il collegio di suore del paese, solo che Paola è figlia di una suora, la cui identità è però celata.
Il libro verte tutto su questo doppio mondo di certezze e di chiusura da una parte e sul continuo cambiamento, sulla libertà di movimento e di pensiero dall’altra. Mentre Otto ha un assaggiatore privato, Marco prende dall’alimentari dei suoi del cibo scaduto da condividere con gli amici. Mentre Otto ha un castello decadente come casa, Nina lo accoglie nel suo proprio castello, ossia una casa sull’albero con tanto di wc.
Questa nuova vita fa interrogare Otto e mette in crisi tutta la sua esistenza. Soprattutto Otto capisce che all’introduzione di una variabile, a cascata ne succedono altre mille. Questo è a mio parere l’aspetto più interessante che il libro affronta e che racconta bene: Otto è combattuto tra la paura del cambiamento e l’ebbrezza che nasce dalle nuove esperienze. Oltretutto il disegno di Könnecke rafforza molto l’idea di questo bambino fuori dal mondo, con il suo sguardo perso e impaurito ma pur sempre come in attesa di qualcosa di bello.
Il secondo aspetto interessante è l’assenza totale dei genitori. Non gli adulti, che di adulti è pieno il libro, ma proprio dei genitori. I quattro bambini per motivi diversi si ritrovano a vivere senza di loro, ogni tanto emerge un po’ di astio, ogni tanto si chiedono dove saranno, come se non fossero alla fine così essenziali.
Nella seconda parte, una volta abbattute le perplessità di Otto sulla vita sempre uguale a sé stessa, il libro diventa un vero e proprio romanzo d’avventura e Otto finalmente torna bambino.
Valentina
La straordinaria estate di Otto, di Peter Stamm, ill. di Ole Könnecke, trad. di Claudia Valentini, Feltrinelli Kids 2026

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