TOPO METAFISICO [parte prima]
Ruzzier inizia sempre i suoi libri molto prima del titolo, anzi, direi che prima del titolo spesso sta il cuore dei suoi lavori.
Ruzzier sa benissimo che prima del titolo gli adulti non guardano con attenzione; prima del titolo sono i bambini che osservano.
E infatti eccolo lì, nella prima doppia pagina vera e propria, uno dei due protagonisti di questa piccola storia. Il secondo è Pio Pelosi, un topo collezionista.
Pio è un raccoglitore, in ogni luogo in cui si reca, raccoglie ciò che l’ambiente offre: radici attorcigliate e piume d’uccello nel bosco, legni e pezzetti di vetro levigati dal mare, chiavi e vecchie fotografie in città.
Tutti i tesori che raccoglie li sistema sugli scaffali della sua Camera delle Meraviglie.
Moltissimi sono i visitatori di questo piccolo museo casalingo, che tanto assomiglia alla prima Wunderkammer raffigurata a stampa, quella del medico naturalista Ferrante Imperato nella Napoli del 1599, con l’eccezione di una certa regolarità nella camera del topino che non corrisponde alla confusione di quella originale.
Questo confronto mi permette di notare una prima cosa del libro di Ruzzier: della Camera non si vede il soffitto e potrebbe effettivamente essere alta metri e metri; è così grande che non può essere contenuta in modo esaustivo in nessuna tavola, una dimensione che permette di allargare il senso della Camera delle Meraviglie verso uno spazio infinito.
Tutti sono affascinati da questa carrellata di oggetti curiosi, eccetto che per un piccolo sasso conservato in una preziosa teca di vetro. “È brutto”, dicono gli avventori.
Pio è di animo sensibile, e piano piano anche lui cambia opinione circa la piccola pietra che aveva raccolto per prima, che aveva in fin dei conti aperto l’immensa collezione.
Così, decide di buttarla e di dare via tutti gli oggetti raccolti. Un incanto si è spezzato.
Il sasso nella teca di Pio Pelosi è la nemesi della Numero Uno di Paperon de' Paperoni. La Numero Uno era la prima moneta di una ricchezza futura, il primo tassello di un accumulo sempre uguale a sé stesso, tanto opulento quanto arido e freddo. Il sasso è letteralmente ‘la prima pietra’ di un sogno, di un tesoro fatto di osservazione, pazienza, accostamento, cura, relazione, sorpresa.
La piccola pietra è il presente in tutte le sue potenzialità; è il ponte verso un sentiero inesplorato:
“La sua collezione era esposta lì. C’era una scarpa di neonato, una foglia secca che sembrava un cane, un soldatino che aveva preso il fucile, un occhio di vetro, un bottone e migliaia di altri tesori.”
Scarti, piccoli elementi naturali, oggetti rotti, scompagnati, la cui nuova vita nasce dall’essere selezionati ed esposti, dall’essere oggetto di storie e narrazioni.
La complessità e la ricchezza della Camera delle Meraviglie di Pio emergono anche in relazione alle scelte illustrative di Ruzzier rispetto alla rappresentazione del mondo che sta fuori. Com’è il mondo che batte il topino in cerca di tesori?
I riferimenti stilistici di Ruzzier sono chiaramente ispirati a De Chirico e alla corrente della Metafisica: gli esterni sono squadrati, con prospettive compresse, vicoli stretti, portici improvvisi, paesaggi naturali quasi spogli (eccetto il bosco!).
Com'è possibile che in un mondo così spoglio, Pio Pelosi trovi tutti quei tesori?
Che sguardo acuto, che vista incredibile deve avere il topino?
E se Ruzzier ci stesse dicendo che la bellezza dei luoghi deriva dagli oggetti che li compongono? Dalle persone che li osservano? Dall’immaginazione che praticano? Dalle relazioni che intessono?
Nel confronto tra dentro e fuori nasce la meraviglia della Camera che ci pare assomigli così tanto alla meraviglia del mondo.
[continua]
Valentina
La camera delle meraviglie, di Sergio Ruzzier, Topipittori 2026

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