KANT e TOPOLINO
Iperborea 2026
ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni)
"Mi chiamo Kristoffer. Ho otto anni e faccio la terza. La sera quando vado a letto, spesso rimango sveglio a pensare. Quando non penso, spesso leggo Topolino.
Adesso penso. Sento mio padre muoversi in soggiorno. Se viene in camera so già che mi dirà di mettermi a dormire, perché domani devo andare a scuola, dirà. E io gli risponderò che prima voglio leggere un po’ di Topolino. D’accordo, dirà lui, ma tra poco devo mettermi a dormire, altrimenti domani sarò troppo stanco a scuola.
Mi chiamo Kristoffer e ho otto anni. Stavo giusto pensando all’universo. L’universo è una cosa che non capisco."
Urge la presenza di papà, perché pensare all'universo - come diceva anche Charlie Brown - schiaccia sempre un po'.
La questione che preoccupa Kristoffer è complessa e altamente speculativa: l'universo ha una fine? E cosa c'è al di là dell'universo? Il niente? Eh già, ma cosa è il niente? E se invece l'universo una fine non ce l'ha, come è possibile pensarlo, poterlo immaginare?
Pensare una cosa e il suo contrario è dunque possibile. E la cosa fa paura.
Urge la presenza di papà.
E se da qualche parte nell'universo c'è un gigante così grande che nessuno può vederlo e che ognuno di noi esiste solo nel sogno di questo gigante? E se lui si sveglia, che fine facciamo tutti noi, che esistiamo solo nei suoi sogni?
Anche questa idea fa paura.
Urge la presenza di papà.
La paura di questo bambino nasce proprio da questo suo non capire.
Le cose che non si capiscono fanno paura.
Urge la presenza di papà.
"Papà!" "Sì, Kristoffer, che c'è?"
In questo dialogo tra padre e figlio, alle soglie della notte, si mettono giù un bel po' di questioni di carattere filosofico e nello stesso tempo le si incornicia in un pezzettino di vita vera.
Sulle pagine c'è un bambino che si interroga nel momento in cui capita a tutti di lasciar correre i pensieri - prima di addormentarsi.
Lui è lì sdraiato nel suo letto, con una lucina accesa, un giornalino di Topolino sulla pancia e guarda nel vuoto. E quel vuoto si riempie di universo e di giganti e di domande...
Nella camera accanto c'è invece un papà seduto in poltrona che legge un libro.
Chiamato, interpellato, risponde.
Il suo ruolo è quello di provare a ragionare con quel bambino senza mai perdere di vista il suo obiettivo: domani c'è scuola e non ci possiamo permettere una notte di ragionamenti sui massimi sistemi...
Questo è per dire che il "quadro" di questa storia è altrettanto interessante quanto la sua "cornice".
La cornice deve la sua bellezza all'intensità emotiva e all'onestà intellettuale di quel padre. Dietro di loro c'è Jon Fosse, ovviamente. Queste due caratteristiche fanno di Jon Fosse uno scrittore da non perdere di vista.
Colpisce la sua capacità di raccontare, qui riassunta in poco più di una frase, un'abilità, per la verità tutta infantile: quella di saper passare da Topolino ai massimi sistemi con un semplice switch.
Bel colpo!
E altrettanto colpisce la capacità di profilare il padre che ogni bambino si meriterebbe: onesto nelle risposte, capace di restituire con parole semplici il profilo di una grande questione: la relatività delle cose, la finitezza del pensiero umano di fronte alle molteplici possibilità, l'impossibilità di avere risposte per ogni domanda... Questo è già parte del quadro.
Alle domande filosofiche che il bambino si pone lui risponde con affetto e con una frase che non ci si aspetterebbe, ma che invece pare essere l'unica accettabile e comprensibile: "pensarci non serve a niente, perché comunque non puoi capirlo... Ci sono tante cose che non si possono capire." (E comunque domani devi andare a scuola...)
Quindi anche la paura dell'essere nel sogno del gigante si sbriciola perché la cosa che conta non è essere nel sogno di qualcuno, ma essere lì assieme a chiacchierarne, e del sogno e del gigante. (E comunque domani devi andare a scuola...)
Avere immaginazione è cosa buona e giusta, al pari di saper tenere i piedi nella realtà.
Si tratta di un percorso da grandi equilibristi: mettersi su un filo ad alta quota, ma avere sempre chiara la percezione che passa attraverso le piante dei nostri piedi sul cavo sospeso.
Carla
Noterella al margine. Un post a sé meriterebbero le immagini. Rendere visivamente un testo così complesso senza cadere nella didascalia, nell'ovvio o nell'oscuro ha il sapore della grande sfida.
Vinta, anche questa.
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