ESSERE A PEZZI
Babalibri 2026
ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)
"Nel profondo di una discarica... ... un piccolo robot rotto si risvegliò.
Non ricordava come fosse finito laggiù, ma sapeva che non era dove avrebbe dovuto stare.
Perciò iniziò a camminare.
Camminò sotto pericolanti torri di spazzatura, superando cumuli di macchinari fuori uso e astronavi abbandonate... ... finché arrivò davanti a un muro.
Nel muro c'era un'apertura..."
Al di là del muro c'era il mondo, ovvero un sacco di persone che andavano e venivano lungo le strade. E nel vederle il piccolo robot comincia a ricordare. Anche lui aveva una persona, ma a ritrovarla proprio non riesce. Tuttavia passando davanti alle vetrine di un negozio di giocattoli, pieno di robottini simili a lui, ma soprattutto alzando lo sguardo su un manifesto pubblicitario torna a galla un altro pezzettino del suo passato: ricorda quando era stato regalato, ed era diventato così l'inseparabile compagno di giochi di un bambino. Ma ricorda anche che quando dopo un po' era arrivato un modello più evoluto di robot quello stesso bambino non ci aveva pensato due volte e da lui si era separato, senza grandi drammi.
Ed è infatti con questo giocattolo nuovo che alla fine, ritrovata la sua antica casa, dai vetri delle finestre lo rivede, quel bambino. Ma è con la versione pro di se stesso che adesso passa il suo tempo libero.
Come può lui, mezzo rotto com'è, competere con un robot più evoluto e soprattutto nuovo fiammante?
Da qui, il passo verso il ritorno in discarica è breve.
Lui è a pezzi, anche nel senso letterale, ma deve rassegnarsi...
O no?
Uno dei più bei libri che io abbia letto e che magicamente mi si è stampato nella memoria è Kosmos di Matteo Meschiari e Roger Olmos. Oggetto molto diverso da questo: un libro per lettori più grandi: 120 pagine di racconto che all'epoca mi parve corretto definire epico.
Nonostante questa grande diversità di linguaggio e di forma Kosmos di Meschiari/Olmos con Il piccolo robot condivide un bel po' di cose.
Se li lego come due sottili cavi elettrici, i due libri fanno scorrere dentro di sé la medesima corrente e producono entrambi la medesima energia luminosa che li fa splendere.
In primo luogo l'ambientazione di partenza, come pure i due personaggi guida che potrebbero essere "fratelli" di sventura: entrambi sono ravatti abbandonati su un cumulo di ferraglia apparentemente inservibile, come lo sono loro, e giacciono lì, legati da un destino comune, nell'ultimo dei luoghi del mondo civile: la discarica.
Sono due robot, anche se nelle fattezze sono differenti.
Tuttavia entrambi non condividono - se non in parte - la condizione umana.
Mi spiego, sono capaci di provare emozioni e sentimenti, ma nessuno dei due può considerarsi umano al cento per cento...
E a proposito di umanità, qui come lì se ne può cogliere un interessante spaccato antropologico: da persone che sono sempre in cerca di qualcosa di nuovo da avere per le mani a persone che invece del rottame sanno riconoscere il valore e sanno apprezzarne ancora un senso, una possibile esistenza.
Tanto lì come qui si attraversa la fine per arrivare a un nuovo principio...
Tanto lì come qui si fanno bei ragionamenti su questioni come quella della memoria che si fa ricordo.
Tanto lì come qui molto ruota intorno al concetto di amicizia.
Tanto lì come qui il tono è quello di un racconto frutto dell'immaginazione, che però nasconde un nocciolo di senso che arriva con la giusta lentezza.
Tanto lì come qui la stratificazione dei significati e delle questioni che il mero racconto pone davanti ai propri lettori è palpabile. Il che li accomuna sotto il medesimo grande ombrello delle buone storie.
E ancora: tanto lì come qui si percepisce una grande ventata di potenziale futuro, che dentro libri per bambini e ragazzi non fa mai male.
Dal punto di vista visivo, i due libri non sono paragonabili. Ma è anche corretto che sia così.
Chissà se farà sorridere molti dei lettori adulti che lo leggeranno l'iconografia che Todd-Stanton ha voluto evocare nelle due cercatrici di rottami e nel loro habitat?
Personalmente, essendo stata testimone e anche parte di quell'era geologica passata, mi sono intenerita parecchio a guardarle: loro davvero sopravvissute come due rarissimi esemplari di dodo.
Carla





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