lunedì 2 marzo 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

"SI DEDICAVA SOLO ALL'AMORE"

La più bella di tutte, Michail Esenovskij, Elena Sadkovaskaja 
(trad. Tatiana Pepe) 
Caissa Italia Editore 2026 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dagli 8 anni) 

"Potrei parlare della mia mamma giornate intere e nessuno si annoierebbe. 
Oltre me, tutti amano la mia mamma. Alcuni la amano per il suo carattere allegro. Altri perché non fa la spia. 
C'è stato uno che l'ha amata perché lei era lei. Le diceva sempre: ' Grazie per come sei.' 
E la mamma gli rispondeva: 'Prego.' 
La mia mamma è la mamma più gentile e più educata del mondo...

Forse val la pena, per velocità, mettere in elenco le cose in cui la mamma di questo bambino è la più bella. Per il girovita, per come cade, per come si ammala, per i suoi talloni, per le gambe e le mani, per come sputa, per come ride, per il suo naso, per la sua testa, per la gola, per la sua pelliccia di zampette di volpe, per quanto è furba, per i polmoni che ha, e anche per il cuore e per lo stomaco, la pancia, la sua casa e i mobili che ci sono dentro, la macchina, grande e lunga. 
L'unica cosa che non gli piace tanto della sua mamma è l'appendice che le causa un sacco di problemi... 
Solo un ultimo dettaglio finale da aggiungere: ora come ora, questa mamma non sembra esserci. Tarda ad arrivare. Ma lui continuerà ad aspettarla e, per ingannare l'attesa, sul muro con un pennarello scrive: "Mamma, finalmente! Cominciavamo a preoccuparci." 

Elenco per elenco, si potrebbe replicare così. 
La (cosa) più bella di tutte di questo libro è la capriola che ti costringe a fare, ogni volta che sei lì che leggi uno dei suoi tredici racconti e uno dei suoi nove amori felici. 
La (cosa) più bella di tutte di questo libro è il tono che ha. 
La (cosa) più bella di tutte di questo libro è il ritmo sempre diverso che prende. 
La (cosa) più bella di tutte di questo libro è la lievissima tendenza al politicamente scorretto e all'ironia. 
La (cosa) più bella di tutte di questo libro è che va in molte direzioni diverse e le esplora. 


Per parlare delle capriole basterà forse fare una serie di esempi. Il primo dei quali potrebbe essere la nonna cactus che veglia sul sonno e sui giochi in cortile del nipote che un giorno ha piantato un seme in un vaso. Vaso che ora ospita quella opuntia che fa bella mostra di sé sul davanzale della finestra della cameretta. Oppure ricordare la malinconica storia di Upak e Talula, una sorta di Orfeo ed Euridice preistorici... O ancora, nelle due incursioni fiabesche, una delle quali più felice dell'altra, dove i due protagonisti - la bella addormentata e il principe - sono destinati a non vedersi mai da svegli... 
Per parlare del tono, racconto dopo racconto, vanno notate due cose. 
La prima dipende da Esenovskij in persona e l'altra da Tatiana Pepe che lo tampina passo passo, come nella ben nota pubblicità del vino Folonari, per chi se la ricorda. Esenovskij ha uno stile molto particolare di scrittura. Pieno di allusioni, giochi di parole, ma soprattutto pieno di sguardi d'intesa con il suo pubblico bambino, in questo suo modo di raccontare il reale mischiandolo con il surreale. Spesso ci si può allegramente illudere che a scrivere sia Esenovskij, ma sotto dettatura di un bambino di otto anni. 
Esemplificativo in questo senso è il primo racconto, Memorie, in cui il lettore viene preso per mano e condotto dalla voce narrante in un mondo che pare impossibile, surreale appunto, fino al momento in cui si svela il gioco e si intuisce, a posteriori, che a parlare del proprio passato di bebè sia qualcuno che quel tempo magnifico lo sta in qualche misura rimpiangendo. 
A Tatiana Pepe va l'onore di aver cercato di essere fedele a quella lingua e quindi di cogliere e mantenere un tono sempre un po' scanzonato, per quasi un centinaio di pagine. 
Riguardo al continuo cambiamento di ritmo va notato come si passi con assoluta noncuranza dal racconto breve al dialogo teatrale (dal bigliettino alla chiacchierata sulla strada di casa), passando attraverso anche due fiabe. Da narratori interni a narratori esterni, dalla soggettiva del bambino che descrive la sua mamma, al c'era una volta ripetuto almeno nove volte di seguito... 
Il politicamente scorretto lo si avverte impercettibilmente, parlando di amore, parlando di uomini e donne... Ognuno può giudicare con la propria sensibilità. 
Mentre per quel che riguarda l'ironia è sparsa un po' ovunque e anche in questo caso, ognuno giudicherà leggendo. 
A chiudere, la questione delle direzioni. O, in altre parole, come il concetto di amore si possa declinare. C'è gente che per amore farebbe qualunque cosa, compreso pagare settecentocinquanta rubli, anzi no dollari (che sono verdi...), per diventare verde per amore. E dall'altra parte c'è chi, nonostante il bisogno di circondarsi di verde, si innamora per sempre di una bionda con gli occhi azzurri e le labbra rosse e i denti bianchi! 
C'è gente invece che trova l'amore in un cactus e chi si tormenta con mille domande e chi dando un morso a una mela è capace di metter su famiglia... 


Buffo, buffissimo libro. Anche nelle figure. 
Leggerlo, un piacere.
 
Carla

venerdì 27 febbraio 2026

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confornto)

ACCADDE DOMANI


"L’UOMO HA SEMPRE SUDDIVISO IL TEMPO SEGUENDO I CICLI NATURALI. IL GIORNO È SCANDITO DAL SORGERE E TRAMONTARE DEL SOLE, LE SETTIMANE DALLE FASI LUNARI, CHE SONO QUATTRO E CHE, TUTTE INSIEME, SCANDISCONO I MESI. LE QUATTRO STAGIONI, CHE CORRISPONDONO A UNA RIVOLUZIONE COMPLETA DELLA TERRA INTORNO AL SOLE, SCANDISCONO INVECE L’ANNO. DETTO QUESTO, NEL TEMPO I POPOLI HANNO ADOTTATO DIVERSI CALENDARI. 
QUELLO UTILIZZATO NEL MONDO OCCIDENTALE È IL CALENDARIO GREGORIANO, INTRODOTTO DA PAPA GREGORIO XIII NEL 1582." 

Con queste poche righe che raccontano come sono nati i calendari, si inaugura una collana che ha per titolo I libri dei mesi e che conterà, facile prevederlo, 12 volumi. 
Si tratta di grandi libri, rilegati, che al loro interno condividono la struttura. A ogni giorno del mese è dedicata la doppia pagina che ospita una grande tavola centrale con sopra una piccola fascia con la numerazione dei giorni e in neretto compare quello cui è dedicata la pagina. Al di sotto dell'immagine corre invece un testo che racconta ciò che in quel preciso giorno del mese è successo, introdotto da un titolo accattivante e un anno di riferimento. Questa fascia di testo ospita anche, nella parte destra, altri due fatti, accaduti sempre in quel preciso giorno, ma raccontati in modo ben più telegrafico. 
A fine corsa, come è saggio che sia, ciascun fatto viene riordinato cronologicamente, non prima però di aver creato una sorta di indice visivo, che si intitola: il mese in un colpo d'occhio. 
La collana è diretta da Davide Calì. 


A lui il merito di portare in porto questa magnifica idea e a lui l'onore di esordire, ossia di lanciare la collana stessa. Suo è infatti il primo volume dedicato a dicembre e suoi saranno anche altri mesi... 
Su questo schema prestabilito che si ripete, d'altronde si parla di tempo e di calendari, le uniche variabili sono i nomi di chi ha curato i testi e di chi ha realizzato le immagini. 
E qui arriva la seconda bellezza: alle "tastiere" per adesso hanno messo la loro firma oltre a Calì, Ivan Canu e tra breve Chiara Lorenzoni mentre alle figure si sono succedute Francesca Gastone e, per marzo, Maria Lucia Carbone. Per il mese di giugno si aspetta con trepidazione Luogo Comune. 
Questa tipologia di libri contiene due caratteri che, nel mio caso, e spero anche in quello di molti bambini e bambine curiosi, funzionano come miele per gli orsi. 
Incitano alla collezione e sono dei gustosissimi cataloghi: di storie e di immagini. Non semplici liste, ma ragionatissimi repertori, cataloghi! 
Per paradosso, il tempo che scorre è la cosa meno importante: funziona da pretesto per collezionare secondo un ordine prestabilito, per l'appunto un catalogo di fatti di interesse che vanno in direzioni ogni volta differenti. 
Come in tutti gli almanacchi contemporanei, il concetto di "accadde domani" è il vero fulcro dell'interesse. 
Ma quale potrebbe essere il criterio di lettura di un libro del genere? 
Si può scegliere di essere sistematici e partire dal 1 dicembre e leggere tutto per bene per poi arrivare fino al 31. Nel caso si scelga questa lettura sistematica, va da sé che gioca un ruolo importante la scelta dei fatti da raccontare, come in ogni catalogo, d'altronde, è lei a fare la differenza.
Ed è qui che in trasparenza si vede la caratura di chi scrive e sta selezionando, fior da fiore, cose da raccontare. Argomenti che incuriosiscano, che abbiano qualcosa di insolito, oppure facciano riferimento a qualcosa di cui si presume di conoscere già un bel po'. 


Per esempio, scoprire quali sono le tre leggi della robotica e che le scrisse Asimov, il papà della fantascienza, nei suoi nove racconti dal titolo Io, robot può essere una curiosità. Oppure scoprire un po' di preistoria del cellulare e apprendere che solo una trentina di anni fa fu mandato il primo SMS della storia e che i caratteri a disposizione erano solo 160... 


O ancora commuoversi una volta di più con la storia del cane Hachikō o apprendere quella del ballerino Nureyev o la scoperta dell'esercito di terracotta in Cina. 


Oppure si può scegliere di affidarsi alle immagini e da loro farsi prendere per mano e farsi condurre.


E anche in questo secondo caso è il calibro di chi disegna che fa la differenza. 
E allora penso a quanto brave siano state le prime due illustratrici. E aspetto al varco il terzo. 
Il fatto di avere un'unica possibilità di illustrazione, per una narrazione seppure brevissima, è la grande sfida per tutti loro. 
Per Dicembre e Marzo, mi pare evidente che tutte e due abbiano ampiamente dimostrato di saper catturare in un amen lo sguardo del lettore. 


Per il mese di marzo Maria Lucia Carbone mette in campo il suo digitale. Mentre a dicembre erano i collage fotografici digitali di Francesca Gastone a togliere il fiato: uno più bello dell'altro. 
Due linguaggi differenti, ma entrambi di grande efficacia. 


Il lessico di Francesca Gastone è fatto di un uso sapiente dei pattern e dei colori, di foto di oggetti con scale dimensionali inattese. Come inaspettate sono spesso le prospettive delle sue composizioni. Gioca, da architetto, con i volumi e le forme: li asciuga fino a renderli delle icone. 
Entrambe sanno essere magnificamente efficaci e nello stesso tempo allusive.


E questo, ancora una volta, può fare la differenza.
Dunque, libri imperdibili.  

Carla 

Dicembre, Davide Calì, Francesca Gastone, Nomos 2025 
Marzo, Ivan Canu, Maria Lucia Carbone, Nomos 2026

mercoledì 25 febbraio 2026

FAMMI UNA DOMANDA!

QUALE PRINCIPIO 


Ci sono delle volte in cui il sottotitolo di un libro riesce a descrivere il suo senso ultimo in modo molto più pregnante del titolo stesso. 
È questo il caso di Bang! (la vita per quel che ne sappiamo) con il testo di Ziggy Haraor e le illustrazioni di Cristobal Schmal, edito da Quinto Quarto. 

Sappiamo che certe cose sono vere. 
Sappiamo Pensiamo che certe cose sono vere. 
Sappiamo Pensiamo che certe cose siano vere delle verità. 

Questo è l’incipit di questo albo in forma di saggio. 
Si potrebbe dire senza problemi che questo è l’incipit dell’incipit visto che il libro tratta del vasto tema del Big Bang e dell’evoluzione della vita sulla Terra. 
L’autrice chiarisce fin da subito il focus del viaggio che ci vuole far fare: non solo un percorso che ricostruisce le tappe dell’evoluzione, quanto piuttosto un interrogarsi su ciò che l’umanità sa di questo meraviglioso e sorprendente processo. 


Il tema del dubbio mette radici già nel principio, “che non era un principio perché il tempo non esisteva”. Siamo solo a pagina tre e già il libro intesse con arguzia un filo rosso a unire scienza e filosofia. Che cos’è il tempo? Cosa c’era prima del tempo? Se non c’è un tempo, come si fa a iniziare? 
Una volta stabilito che in principio (non principio) tutto era compresso in un puntino, che possa partire la danza delle illustrazioni: che cosa è un puntino piccolo?
E può un puntino piccolo creare qualcosa di così grande? 
Certo che può: ecco illustrato il “famoso” Big Bang. 
La parola “famoso” è appoggiata sulla pagina che quasi sembra per caso, eppure anche lei concorre a dare profondità al libro, perché Hanaor pare voglia raccontarci una versione diversa della storia. 
Sembra dirci: suvvia il Big Bang lo conosciamo no? L’avete studiato! Rivolgendosi così a un doppio pubblico: quello dei bambini grandi, che già sanno (o degli adulti) e quello dei più piccoli (dai 5 anni), propensi ad ascoltare per la prima volta questa Storia delle Storie. 
Le illustrazioni di Schmal sono a volte evocative, a volte molto particolareggiate, proposte con tecniche miste che vanno dall’acquarello al collage. 
I tempi della Terra sono mastodontici come gli animali che la popoleranno. 
Come fare a dare l’idea di tempo lungo? 

“Se conti da uno a un miliardo ci metti 37 anni” 

Nell’avvicendarsi di tavole a tutta pagina e tavole più piccole, assistiamo alla storia evolutiva (e incredibile) del nostro pianeta. 


Vediamo la nascita delle piante, dei pesci, dei dinosauri, la loro estinzione. E di nuovo la vita che ricomincia e cambia e muta e si trasforma, si adatta. La varietà delle specie emerge ed emerge anche uno strano animale, un ‘ominide’. E gli ominidi facevano cose che gli altri animali non facevano. 


Arriviamo così alle ultime pagine: il mondo naturale si ritrae nelle illustrazioni, di un poco. Vediamo elencate le abilità degli uomini e delle donne. E da questo momento in poi, tutte le cose che succedono non possiamo più metterle nella categoria “eventi naturali”, ma in quella più complicata di “cose che fanno gli umani”. 
E queste cose non paiono belle ma d’altro canto non parevano belli nemmeno i cataclismi naturali dei terremoti e dei meteoriti, in effetti. 
Eppure c’è qualcosa sotto, che vince sempre e che è la trasformazione, il cambiamento, l’adattamento, ossia quella cosa che chiamiamo vita. 
Vita e morte sono intrecciate, eterne. Questo è ciò che sappiamo con certezza. 
Su tutto il resto rimangono dei dubbi, a certe domande non ci sono risposte, mentre ad altre a volte abbiamo risposto semplicemente male. 
Ma che la vita si rinnovi, quello è un punto fermo. 
Un punto come quello dell’ultima tavola: la nostra Terra, al centro di un universo nero, a fare da contralto al bianco del principio. Principio? Ma era un principio? 

Valentina 

"Bang! (La vita per quel che ne sappiamo)", di Ziggy Hanaor e Cristobal Schmal, trad. Gioia Guerzoni, Quinto Quarto 2026

lunedì 23 febbraio 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

JOIE DE VIVRE

Il fiore delle strisce pedonali
, Susie Morgenstern, Serge Bloch (trad. Maria Bastanzetti) 
Babalibri 2026 


NARRATIVA ILLUSTRATA (dai 7 anni) 

"Mia madre fa un lavoro così così: fa attraversare la strada agli scolari sulle strisce pedonali, per evitare che vengano investiti da qualche automobilista che va di fretta. E non mi darebbe neanche fastidio, se solo non lo facesse davanti alla MIA scuola! 
Per mia madre, che tutti conoscono – compresi i MIEI amici – con il nome di Élodie, questo lavoro sottopagato è una vocazione, una missione, e uno spettacolo quotidiano, per giunta. Ci mette l’anima." 

A Beausoleil, vivono insieme da 10 anni a questa parte, ossia dal giorno della sua nascita. Sono mamma (single) e figlia. Del padre nessuna traccia e anche vaghi ricordi e nessuna sicurezza circa la sua identità. 
Nonostante i pochi soldi, il lavoro di aiutante dei bambini sulle strisce per andare a scuola non è molto pagato, quella signora sprizza joie de vivre e allegria da tutti i pori. Cosa questa che fa un po' vergognare sua figlia che la vorrebbe più anonima e simile a tutte le altre mamme e non sempre vestita in modo così originale e vistoso... 


Eppure a quella signora un po' strampalata e con pochi denti in bocca tutti vogliono un gran bene. E lei lo ricambia con la sua grande disponibilità a essere d'aiuto: consola i bambini, aiuta il preside con le fotocopie, tiene le classi in cui la maestra è assente... insomma, si rende utile appena può e lo fa con dedizione e allegria: perché lei vuole bene al mondo! 
I bambini le piacciono quasi quanto le piacciono i fiori che coltiva con altrettanta passione sul suo balcone. Il talento naturale che dimostra con i piccoli è pari alla sua arte di comporre meravigliosi mazzetti di fiori. 
Così quando sua figlia scappa dalla classe, in preda alla consueta vergogna, perché è sua mamma che sostituisce la maestra assente, e si incammina verso Montecarlo, a due passi da Beausoleil, accade l'imprevedibile. Partita per andare a vedere come l'acquario e come vivono gli straricchi, incrocia un cartello che potrebbe cambiare la sua vita e quella di sua madre: CERCASI FIORISTA.
Questa è la mirabolante storia di una brava bambina e di una brava donna che ci sapeva fare coi marmocchi e con i fiori, e anche un po' con gli uomini... 

Due cose mi hanno sempre colpito di Susie Morgenstern. 
La prima è proprio l'energia che produce ed emana: lei è sempre così luminosa, in tutto quello che fa, che è davvero impossibile non accorgersene. 
La seconda: il suo saper raccontare la realtà per quella che è. E forse, a ben vedere, le due cose sono tra loro interconnesse. 
Qui, di nuovo accadono entrambe. E a illustrarle c'è Serge Bloch. 
Da un lato abbiamo l'incrollabile quanto raggiante fiducia nella vita - che condivide con la protagonista  Élodie - e dall'altro la verità di una realtà che è fatta di famiglie senza padri, di lavori precari e dignitose povertà, di vergogne filiali, di bocche senza denti, di pochezze umane... 


Attraverso la voce di questa ragazzina, conosciamo sua madre fuori, così come si diverte a disegnarla Bloch, e scopriamo che, accanto al sogno di non trovarsela sempre fra i piedi vestita come un fiore o come un supereroe, la piccola Léa impara a vedere sua madre anche dentro: lentamente ma inesorabilmente si accorge del suo "crescere". 
La vede mentre si impegna in tutto quello che fa, la vede capace di trovarsi un posticino adatto a lei nel mondo. La vede libera dai pregiudizi, consapevole di cosa siano le cose che contano nella vita, compreso l'amore. 
Accanto alle sue estrosità, si accorge che giorno dopo giorno sua madre sa prendere in mano la sua vita, impegnandosi a portarla nella direzione migliore per lei e per sua figlia. E anche per tutti gli altri... 
Onesta con sé stessa, onesta con la sua bambina, e con tutti i bambini della scuola, onesta con Alain di cui non è innamorata, Élodie va dritta per la sua strada, dimostrando al mondo, ma anche e soprattutto a sé stessa, di essere capace di grandi cose. 


Non c'è altra chiave di lettura: la forza di questo magnifico personaggio è proprio in quella fede incrollabile nei confronti della vita che Susie Morgestern diffonde in tutto ciò che crea. A ogni pagina sembra di leggere tra le righe: "ogni cosa va vista e vissuta per quello che è con l'intenzione di ricavarne sempre il meglio per tutti. Anche quando questo meglio sembra poco più che il nulla." 
E così, vuoi per sorte vuoi per talento, quella mamma di cui un po' Léa si vergognava diventa ai suoi occhi una mamma di cui andare fieri. 

Carla

venerdì 20 febbraio 2026

LA BORSETTA SIRENA (libri per incantare)

"GUARDA, CI SONO MIRACOLI OVUNQUE"...

Poesie d'inverno
, Sabrina Giarratana, Sonia Maria Luce Possentini 
AnimaMundi 2026 


POESIA ILLUSTRATA 

"La sera d’inverno, spento il camino
 il nonno nella casa di campagna
 ci accompagnava in una cameretta 
dove dormiva quando era bambino 
di grande aveva solo una finestra 
che guardava su un giardino incantato 
ci metteva insieme in un lettino 
ci rimboccava gelide coperte 
e ci diceva di abbracciarci forte 
che ad abbracciarsi forte passa il freddo." 

L'unica cosa che si può fare con la poesia è quella di farla entrare se ti accorgi che bussa o cerca di aprire la porta con la sua chiave. Chi gliela ha data? Allora quella poesia è per te, e quindi è poesia. 
Questo l'ho imparato di recente da un poeta. 
Il gioco è molto facile: se quel che leggi ti tocca, se te ne accorgi che qualcosa sta entrando, ecco quella poesia ti riguarda. 


Le poesie di Sabrina Giarratana, non saprei dire per benino il perché, ma io le sento spesso bussare nella mia testa. Non oppongo resistenza e loro entrano e si accomodano. Piccole cose, dettagli, sensazioni che sono riconoscibili da me che le sto leggendo, sono le chiavi che usa per aprire. 
Sono certa di non essere speciale, quindi posso immaginare che anche ad altri capiti lo stesso. 
In questo preciso libro Sabrina Giarratana è insieme a Sonia Maria Luce Possentini. Hanno talvolta fatto tratti di strada assieme e già una volta dentro Anima Mundi (Poesie nell'erba), una piccola casa editrice di Otranto che ha un orecchio attento alla poesia. 


Di nuovo Anima Mundi? Siamo al terzo post nell'arco di un mese. 
La cosa che accade dentro Poesie d'inverno è questa: si susseguono trenta poesie che hanno a che fare con l'inverno e con la percezione che di questo tempo possiamo avere. Per ognuna di loro Sonia Maria Luce Possentini ha costruito uno scenario, o una creatura che la abita. Un pugnetto di animali: la più bella tra loro è la volpe che esce da un buio indefinito e buca il foglio. Un pugno di ragazzini: una che dorme con la testa sul banco, uno che ride contento, tre fratelli nella neve fresca. Spesso di spalle o di profilo, non sono loro i veri protagonisti. Lo sono invece le ombre, i grandi cieli, gli orizzonti, la nebbiolina perenne, l'indefinitezza della natura che riposa: la cifra che preferisco di Sonia Maria Luce Possentini. La campagna, i cieli che si aprono, i ghiacci che si sciolgono nell'acqua che anche sul foglio crea disegno. 


Nei versi come nelle immagini c'è la neve e c'è il silenzio, c'è la nebbia che nasconde, ci sono i rami spogli e qualche foglia o fiore secchi, c'è il ghiaccio, le stalattiti, c'è il disgelo nel canneto. Ci sono le tane di chi si nasconde e in silenzio aspetta o dorme, ma c'è la resistenza di chi non dorme: il pettirosso, la piccola volpe affamata e la ragazza che studia al buio di una candela, ma ci sono anche quelli che dell'inverno conoscono la fatica, la bambina che dopo il gelo dei lavori e del tragitto da casa a scuola si addormenta al tepore che trova in classe. 
C'è la nostalgia per chi se ne è andato tanto tempo fa e che vien fuori di più quando c'è da festeggiare. C'è tanto la campagna e anche un po' di mare deserto, ma c'è anche un po' di città, i portici di Bologna e un semaforo a Milano chissà, laddove comunque un po' di inverno può essere riconoscibile e risuonare, anche se tra case e palazzi, tra macchine e tram. 
Ciascuna di queste poesie porta in sé una sensazione: le lenzuola gelide delle case dei nonni, la fatica di camminare nelle impronte di chi ha le scarpe più grandi delle tue, il piccolo dolore cercato nello sfiorare il pungitopo, il naso di un cane che ti ha riportato a casa. 


Alcune di queste poesie contengono, oltre al loro proprio mistero, evidenti tracce di suggerimenti da fare propri, per attraversare gli inverni, veri o metaforici che siano. Uno su tutti:  

È una goccia di rugiada ghiacciata 
è un dolore che si è cristallizzato 
certe volte il cuore, irrigidito 
e se non sente più niente di vivo 
allora bisogna avere pazienza 
prendersi cura del freddo che ha dentro 
scaldare il suo battito, e attendere 
ci vuole tempo per tornare al mondo 
tornare a battere con l’universo 
tornare fresco come un filo d’erba. 

 Carla

mercoledì 18 febbraio 2026

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

SE TI PRENDI CURA DI UN ANGELO 


Yaya ha 17 anni e sta vivendo la sua personalissima apocalisse: ha perso la madre da pochi mesi e la ragazza che ama è scomparsa senza dirle nulla. E non basta. Intorno a lei è tutto il pianeta a vivere come se si fosse vicini alla fine del mondo. Quello che succede è che da qualche mese (una decina di giorni dopo la morte della mamma), dal cielo cadono esseri alati che si schiantano al suolo senza vita. I media, e quindi tutti, li chiamano le Creature: ne sono cadute già più di ottanta. Precipitano in tutti gli angoli del pianeta, hanno fattezze umane e la pelle e il sangue color oro o bronzo. 
È il caos totale, tutti sembrano impazziti e dopo i primi tempi in cui il panico collettivo manda all’aria ogni organizzazione sociale, la vita riprende il suo corso, ma il delirio rimane. Gli scienziati sezionano le Creature nei laboratori, i Cacciapiume si scapicollano per accaparrarsi i loro resti e venderli a un improvvisato mercato di reliquie, i video delle cadute girano virali nella rete. Gli sconti nei magazzini diventano “paradisiaci” e non mancano i ristoranti con menù che propongono “Aureola di cipolla”, “Patatine cherubine” o “Ali fritte”. La setta dei Caduti Risorti spinge gli adepti ad arrampicarsi sui luoghi più alti delle città mettendo in scena performance mozzafiato per recitare il loro penitenziagite! di medievale memoria. 
Quando anche suo padre e sua sorella si lasciano prendere dalla caccia alle Creature tutto diventa troppo per Yaya: si sente in conflitto con tutto e tutti e si chiude in una solitudine scettica e insofferente. 
Ma proprio lei che non ne voleva sapere di angeli e di Creature si ritrova con un angelo che le precipita davanti, ferito, ma vivo. Yaya se ne prende cura proteggendola (è femmina) dal delirio collettivo. 
La storia che ne segue si svilupperà intrecciando diverse questioni: l’elaborazione del lutto, il senso di colpa per non essere riuscita a salvare la madre, il conflitto e gli affetti, la famiglia, l’amicizia, la malattia, un nuovo innamoramento, ma anche uno sguardo lucido su una società caotica che delira di fronte all’ignoto. 
Out of the blue comincia come una distopia ma presto ci restituisce a una dimensione assolutamente reale, a una quotidianità dentro cui lo straordinario trova posto nella vita concreta dei protagonisti, pur mantenendo la sua radicale estraneità. L’angela non porta alcun messaggio di salvezza, non ha richieste o prescrizioni, non domanda e non risponde; è semplicemente lì e ha bisogno di essere curata e liberata. Non c’è da chiedere “chi sei” o “perché” o “a cosa mi puoi servire”. Neanche all’autrice interessa raccontarci il perché e il per come di queste creature, e anche chi legge dovrà fare i conti con questa presenza inspiegabile. Sarà proprio la capacita di riconoscere questa alterità che consentirà a Yaya e agli altri protagonisti di questa storia, di fare pace con la vita. E con la morte. E accogliere, “mettere in salvo” il mistero, l’insondabile, la possibilità di vedere oltre. 
Realismo magico, si potrebbe dire, ma ben piantato in uno sguardo interessato a raccontare la vita concreta di una ragazza concreta che sta facendo i conti con la morte. E con l’amore. 
Particolarmente riuscita è la maniera in cui l’autrice fa parlare la Creatura. L’angela infatti non parla alcuna lingua umana e la sua capacità comunicativa è piuttosto emotiva ma è in grado di memorizzare e ripetere intere frasi ascoltate alla radio. La comunicazione con Yaya e i due gemelli (Allie e Calum che si uniranno ben presto all’impresa) passa attraverso parole della stessa (nostra) lingua, ma quando le utilizza la Creatura assumono una capacità comunicativa davvero bizzarra. Le parole e le frasi che utilizza nei dialoghi con i giovani protagonisti sono mere ripetizioni di previsioni meteo o interviste ascoltate in radio; parole svuotate di significato contingente che, oltre a far sorridere, suonano in un certo qual modo anche intellegibili. Infatti si comprendono alla perfezione. La loro intesa funziona come una semplice (straordinaria) amicizia. 
Tra le pagine di questa storia aleggia certamente un altro angelo, un certo angelo da garage. Quell’ineguagliabile Skellig pare affacciarsi da lassù, dalla schiera degli angeli salvati dal coraggio di ragazzi e ragazze intente a crescere. E da lassù mi immagino che continui a sussurrarci: Se ti prendi cura di un angelo… Se ti prendi cura di un angelo… 

Patrizia 

“Out of the blue. Dal cielo all’improvviso”, Sophie Cameron, (trad. di Luigi Cojazzi), 
Terre di Mezzo 2026 

lunedì 16 febbraio 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA VERTIGINE DELLA LISTA

La lista di Violetta,
David Vlietstra, ill. Yoko Heiligers (trad. Olga Amagliani) 
La nuova Frontiera Junior 2025 


NARRATIVA PER GRANDI (dagli 11 anni) 

"Per ogni incontro, Ingeborg voleva che scrivessi che cosa mi preoccupava prima che avesse luogo e se, a posteriori, era davvero capitato ciò che temevo. A me un resoconto simile pareva piuttosto stringato e, perdipiù, non proprio esaltante. Per cui ho deciso di non pormi dei limiti nelle descrizioni degli incontri che facevo. In questo quaderno avrei scritto tutto, nei minimi dettagli. 
Cosa succedeva, cosa veniva detto e che gesti venivano fatti e come mi sentivo durante quegli incontri. Doveva diventare una specie di diario. Un diario di incontri." 

I quaderni sono cinque e nei primi quattro effettivamente questa ragazzina annota con grande dovizia di particolari i primi dieci incontri. 
La cosa funziona così: Violetta ha stilato la lista di tutti e venti i suoi compagni di classe, lei è in quinta. E uno dopo l'altro ha in mente di passarci un pomeriggio assieme, giocandoci. 
L'ordine che segue per decidere il sorteggiato o la sorteggiata del giorno è piuttosto variabile, ma la procedura di coinvolgimento è sostanzialmente identica. Violetta chiede a ciascuno di loro se abbiano voglia di giocare con lei. E, visto che tutti accettano di buon grado, capita che lei passi a casa di ciascuno di loro un pomeriggio intero, facendo ogni volta cose molto diverse. 
A casa propria, diligentemente e nella penombra della sua stanza, Violetta di questi pomeriggi ne stila una cronaca ricca di dettagli e considerazioni. E ogni volta ne viene fuori l'originalità delle esperienze: dal ritrovamento della fede nuziale nell'orto delle carote, al pomeriggio passato con la sua compagna alla moda, la cui casa era stata il set di una famosa serie in tv, passando per il pomeriggio passato lungo i binari del treno a schiacciare monetine e a liberare tricicli incastrati.


Ogni volta, la storia che Violetta scrive nel suo diario ha qualcosa di davvero meraviglioso. Così tanto meraviglioso da non sembrare neanche vero... 

Meccanismo a orologeria che come tale deflagra tra le mani del lettore a tre quarti del libro. 
Sebbene qui non sia possibile dire di più, tuttavia c'è da parte mia l'assicurazione che alla fine del libro nessuno si sarà fatto male. Anzi. 
A fine corsa, saremo lì stupiti, a ragionare di cosa significhi davvero la solitudine e di quanto sia complicato per dei ragazzini in crescita uscire allo scoperto: alle volte la sola pelle non sembra bastare. 
E allora è possibile che da parte loro si rimugini e lavori in silenzio alla costruzione di una propria corazza. E se questa corazza fosse fatta di sole parole? 
E allora occorrerà interrogarsi anche sul senso che la scrittura può avere. 
Interessante quesito: per chi e perché si sente talvolta il bisogno di scrivere? 


Violetta conosce bene il suo problema e riesce a vederne i contorni, ragione per la quale una volta a settimana va a fare due chiacchiere con una psicologa. 
Sa che la solitudine dentro cui è asserragliata può giocarle dei brutti scherzi, ma sembra sapere altrettanto bene di avere gli strumenti per potersela lasciare alle spalle. Uno di questi è proprio l'esercizio cui Ingeborg la sottopone. Anzi, lei si sente così sicura di potercela fare che va al di là del compito stesso: nessun breve report paraclinico e asettico, quanto piuttosto un fluente e coinvolgente diario dettagliato dei suoi pomeriggi. 
Questo è ciò che vuole portare in regalo a Ingeborg. Un giorno, a incontri ultimati. 
Scrivere è il suo modo di esporsi. È il suo modo di trovare un senso. Almeno per adesso, il racconto di dieci pomeriggi di gioco è quello che lei può mettere sul piatto. La sfida la diverte, le prende la mano, le dà gusto, le dà fiducia... 
Noi assistiamo a tutto questo e ci caschiamo dentro con tutte le scarpe. 
Noi siamo gli interlocutori di Violetta. 
Noi siamo i primi lettori di questo diario così particolare. 
Lei scrive i singoli incontri per chi - come Ingeborg - un giorno li leggerà. 
Qui e ora è il nostro turno. 
La seguiamo mentre, con una certa determinazione, sta facendo 'i compiti' che per l'appunto Ingeborg, la sua psicologa che l'aiuta a combattere il suo irrefrenabile bisogno di isolarsi dagli altri, le ha assegnato. 
Violetta, va detto, ha metodo: ha stilato una lista di nomi, che è sulla prima pagina del libro e tutti questi personaggi, stando a quanto scrive, sono i suoi compagni. Con ciascuno di loro lei ha in mente di passare un pomeriggio di gioco. 
E infatti è con il racconto di tutto questo che riempie pagine e pagine. 
Sempre più avvincenti, sempre più inverosimili... 


Alla fine, dopo i venti incontri, forse solo diciannove perché il bambino Edzo non le sembra molto propenso a passare del tempo con lei, visto anche il sasso che un giorno le ha tirato, Ingeborg - e noi con lei - resteremo a bocca aperta. 
Perché la lista di Violetta è sul serio una bella storia di storie. 
E da lì sarà bene per tutti, Violetta inclusa, ricominciare. E forse, questa volta per davvero. 

Carla

venerdì 13 febbraio 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

alla Vale e alle sue galline

LA GALLINA NON È UN ANIMALE...   

Che bestie, Gek Tessaro 
Lapis 2025 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

“Cara mamma” ho domandato 
 perché proprio sei galline?” 
 Mi ha risposto che al mercato 
 le sembravano carine. 
“Ma non era meglio un cane, 
 una palla o un fratellino? 
 Cara mamma, tu hai presente 
 che sarei anche un bambino?” 

“Cosa c’entra?” mi ha risposto 
“Sei mio figlio, sei speciale: 
 per te voglio solo il meglio 
 e un regalo originale. 
Però certo tu non devi 
accettarle ad ogni costo 
se il regalo non ti piace 
posso sempre farle arrosto!” 

 Brevissimo antefatto. 
 Quel giorno è il giorno del suo compleanno: sei anni. La mamma, che è strana forte, si presenta davanti al suo bambino esterrefatto con un regalo originale. Sei galline (ma a contarle sembrano cinque). Vive.
 


Fine dell'antefatto. 
La minaccia di farle arrosto convince il ragazzino ad accettarle in dono e qui comincia il suo strano pomeriggio, passato dietro alle pennute. Quelle piangono disperate perché temono un infausto destino e il ragazzino fa fatica a concentrarsi per studiare geografia. 
Alla fine lascia i libri e con le galline gioca - dagli scacchi a mosca cieca - e la situazione seppure lievemente, ma migliora. Ma quelle, nonostante quel che si dice, di andare a dormire non ci pensano nemmeno e anche quando a casa è una tigre a suonare il campanello, quelle non fuggono atterrite, ma le si mettono davanti e ricominciano a frignare. 
 La tigre, dal suo canto, sebbene di mangiarle avesse in mente, a vederle così bagnate non le apprezza e si sdraia tristemente sul pavimento. 
Quelle ne approfittano e anche con lei vogliono giocare e mentre in casa si è creato quindi un bel baccano, quel ragazzino riesce anche a ripassare greco e storia... Ma la giornata non può finir così. 
Entra il padre, lui è quello strano veramente, con la sesta gallina, che evidentemente si era smarrita (ecco che ora i conti tornano!), tenuta per il collo, ma con al seguito anche un regalo tutto suo, per quel povero bambino. Un dono degno di lui! 

Le piacevolezze di questo libro sono almeno cinque (!).


La prima, ovviamente, è l'idea di partenza. 
Quella di costruire una storia bella assurda dove una madre originale regala, per il suo sesto compleanno, al proprio figlio un animale (in verità sei) che non ha gran fama di essere particolarmente interessante. Ecco. Ancora una volta le galline sono il bersaglio ideale per chi vuol far ridere la gente. 
Dalla Gallina , monologo-canzone di Cochi e Renato in poi, per questi poveri pennuti non c'è stato più riscatto. Dove c'è una gallina - qui addirittura 5 e poi 6 - si riderà per certo. Un po' come succede con la pistola che nei film viene inquadrata: prima o poi sparerà... 
La chiave sta nell'aver creato, grazie alla loro fama, un inceppamento mentale, una variabile impazzita nella consuetudine del regalo di compleanno. 
Per di più, queste galline hanno la lacrima facile, circostanza che le rende ancora più assurde dell'assurdo loro essersi trasformate in dono. 
La seconda cosa è il testo scoppiettante che va avanti in rima con allegro ritmo cadenzato. 


Lo zampino di chi ha curato l'editing si percepisce nella ricerca di termini non così scontati: lo sgomento con il tormento... le galline come commosse, e anche appiccicose, ma il meglio lo si raggiunge con

 “Le galline sono mie 
 io ho il senso del possesso.” 

Leggerlo ad alta voce è un obbligo morale.


La terza cosa sono i disegni, ossia i coloratissimi quanto sbilenchi collage di Gek Tessaro che riempiono ad arte il bianco delle pagine. E che fanno ridere quasi quanto il testo. 
E soprattutto che ci raccontano una storia nella storia, un conto che non torna agli occhi di tutti quelli che sono stati attenti... 
La quarta cosa è la capriola del finale sulla quale si deve solo tacere. 
La quinta è l'allegria diffusa che di norma si genera quando si ha in mano la maggior parte dei libri di Gek Tessaro. 

Carla 

Noterella al margine. Resta da capire quali siano effettivamente le bestie cui allude il titolo. Io un'idea l'avrei...

mercoledì 11 febbraio 2026

FAMMI UNA DOMANDA!

TU QUANTE LUNE VEDI?


Ho accompagnato recentemente i miei figli a una visita oculistica, il più grande (16 anni e mezzo) è miope dall’età di 7 anni, la piccola (12 anni e mezzo) al momento non porta occhiali. Sì, mi è stato proprio riferito che al momento non necessita di occhiali, come se fosse abbastanza probabile che lei debba portarli o che ne avrà bisogno a breve. D’altro canto, ha continuato il dottore, dopo il periodo del covid, abbiamo registrato un’impennata di miopie anche tra bambini che non hanno familiarità e che quindi non dovrebbero svilupparla in tenera età. La causa di questa cresciuta percentuale di miopi è da ricercare nel numero maggiore di ore trascorse in ambienti chiusi (e spessissimo davanti a uno schermo) che di fatto ostacola l’esercizio di uno sguardo sulle lunghe distanze. I miopi, si sa, vedono male da lontano, l’occhio quindi si sarebbe adeguato a una condizione nella quale è richiesta una visione prevalentemente di oggetti vicini. 
E dunque accogliamo di buon grado un libro che sveli il funzionamento di un oggetto diventato così comune! 
Già un po’ di anni fa mi era capitato di leggere che, se considerassimo la quantità di miopi esistenti, dovremmo convenire che questa condizione sia oggi giorno quella naturale dell’uomo e che le persone in grado di vedere senza lenti sono un’eccezione rispetto a una normalità ritenuta patologica. Sono tantissimi i bambini che oggi indossano un paio di occhiali e i designer hanno elaborato forme e colori che consentono ai più piccoli di accettarli volentieri. 
Il lupo con gli occhiali racconta a loro, e a tutti gli altri bambini che sono circondati da miopi e presbiti, in che misura hanno realmente contribuito a migliorare la qualità della vita di chi ne fa uso. 


L’albo illustrato scritto e illustrato da Yoon Joung Mi racconta di una Cappuccetto Rosso dei nostri giorni che viene invitata dalla madre a consegnare alla nonna gli occhiali pronti. Durante la strada la bambina, che a sua volta indossa un paio di occhiali, incontra un piccolo lupo in evidente difficoltà: vede due Lune in cielo, così come i conigli che vorrebbe catturare e che invece sono uno. Cappuccetto gli consiglia di procurarsi un paio di occhiali, in modo da risolvere i suoi problemi di vista e riuscire finalmente a procurarsi del cibo. 


La storia narrata è poco più di una traccia, nessun dettaglio della fiaba originale di Perrault o dei fratelli Grimm, nessuna connotazione spaventosa viene assegnata al lupo, che invece è quasi un bambino mascherato, o comunque un cucciolo di animale che condivide con la bambina un pezzo di strada e una nuova scoperta.
I due protagonisti (più il piccolo coniglio) si muovono all’interno di un paesaggio costruito con elementi grafici e pittorici scarsamente realistici: ad alberi, tronchi e piante si intrecciano di volta in volta tutti gli elementi del discorso espositivo che fanno riferimento alle brevi spiegazioni sui difetti di vista più comuni e sui modi in cui le lenti degli occhiali possono intervenire per correggerli. Quando si entra nello specifico del singolo difetto visivo, le immagini ricostruiscono la visione di chi è affetto da quel problema, in una sorta di soggettiva cinematografica! La grafica diventa gioco ed esplorazione divertita degli effetti visivi generati dalla distorsione di un raggio di luce. 


Siamo di fronte a un testo di non fiction che si allontana dalle classificazioni tradizionali e si aggiunge ai tanti begli esempi recenti che dimostrano come i modi di spiegare ed informare i bambini di fatti e cose possano essere reinventati. Giorgia Grilli, in un recente interessante saggio, L’incanto del mondo. Bellezza e conoscenza negli albi illustrati per l’infanzia, riflette proprio sul linguaggio sempre più ricco che la non fiction per ragazzi sta velocemente elaborando. Su come, ai tradizionali format che assegnavano alla parte verbale ed espositiva una supremazia non solo quantitativa ma soprattutto di senso (la nozione non può che essere esposta utilizzando il discorso verbale e le immagini non sono altro che supporto, al fine di rendere gradevole l’esposizione o al più al fine di chiarirne alcuni aspetti più ostici), si vada sostituendo un approccio che riconosce all’aspetto iconografico una centralità inedita. Essa di fatto alimenta e stimola una maniera differente di osservare, comprendere e, di conseguenza, di riconoscere. 
Nelle immagini del libro, gli occhiali, veri e propri protagonisti, non sono solo oggetti di piccole dimensioni, sono anche una forma con la quale giocare e attraverso la quale ricostruire il mondo: così le pozzanghere che Cappuccetto incontra lungo il percorso hanno proprio l’aspetto di lenti e le Lune sdoppiate viste dal lupo sono due lenti affiancate. E poi tutto il bosco è costruito con sfere più o meno allungate, mentre gli alberi li tengono insieme come fossero stecche. 


L’invito, ancora una volta, è a guardare sempre più lontano, servendosi in caso di difficoltà, di un paio di occhiali o di buon libro come questo. 

Teodosia

"Il lupo con gli occhiali" di Yoon Joung Mi, traduzione di Chiara Carminati
Timpetill 2025 

lunedì 9 febbraio 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

CE N'EST QU'UN DEBUT 

Vegetariano?, Julien Baer, Sébastien Mourrain (trad. Valentina De Pasca) 
Animamundi Edizioni 2025


ILLUSTRATI PER PICCOLI (Dai 4 anni) 

"Sabato 
Ah! Come mi piacciono i sabati! Niente sveglia, niente scuola. I miei genitori sono usciti a fare compere con Guendalina e mi hanno lasciato a casa da solo. 
Eccomi davanti ai cartoni animati. 
DRRRRIIIIIINN! Hanno suonato alla porta. 
Vado ad aprire. Ci sono due polli, proprio lì, davanti a me. 'Sei tu Agostino Spizzichino? 
Si tratta di una questione importante'. 
Polli che parlano? Ma non si è mai visto!" 

Breve antefatto. 
La domenica successiva Agostino è sul divano, felicemente seduto tra suo padre, sua madre e sua sorellina. Stanno mangiando popcorn e bevendo bibite. Il papà cinge in un abbraccio la moglie e Agostino che, a sua volta, sta accarezzando il gatto. Sul pavimento sono sparsi i Lego e altri giocattoli. C'è nell'aria una bella aria rilassata, e anche il cane sonnecchia. Nessuno si aspetta che il campanello possa risuonare come il giorno prima, quando sono arrivati i due polli. 
Fine dell'antefatto.


Quei due polli conducono Agostino davanti a una corte di giustizia, dove - a turno - maiali, bovini, pulcini, tacchini e anche un bastoncino di pesce lo accusano di essersi impunemente nutrito di loro, in diverse proporzioni e forme. 
Le scuse balbettate di Agostino, seppure poste in tutta onestà, non convincono la giuria e men che meno i giudici e a un solo passo dalla sentenza riesce a svignarsela, ma ce n'est qu'un debut... 

La questione è seria (una questione di vita o di morte...)
Quindi affrontarla con la dovuta leggerezza è cosa buona e giusta. 
Ed è quello che accade. 


Il processo alla coscienza di un carnivoro, sebbene di soli otto anni, va fatto. 
Peraltro, sono proprio gli ottenni, novenni o giù di lì che - spesso e volentieri - si pongono anche in autonomia la questione. 
Di solito, la tirano fuori durante i pranzi in famiglia, davanti a una cotoletta di pollo... 
A prescindere da ciò che i loro genitori possano replicare, loro stessi cercano delle attenuanti: e quelle a cui si attaccano sono le stesse che tira fuori Agostino: "ma tutti mi hanno detto che fa bene alla salute" oppure "contengono fosforo, fanno bene alla memoria"... 
E così si potrebbe pensare di essere a un passo dall'autoassoluzione e quindi, immacolate coscienze, di poter continuare a mangiare quelle meravigliose cotolette croccanti e quei bastoncini che - complice la furbizia di chi li spaccia - non hanno neanche la forma rispettivamente di un nasello o di un torace di un pollo... 
Ma Julien Baer non è dello stesso pare e nella sua storia non assolve nessuno, ma almeno concede una via di fuga, almeno temporanea. 
La cosa che invece fa - complice anche l'illustrazione strepitosa di Sébastien Mourrain - è quella di porre il problema in una chiave, forse la più efficace e l'unica accettabile da un pubblico di bambini, cioè esilarante. 
La storia e i suoi disegni fanno ridere dal principio alla fine, che poi non è neanche proprio una fine... 


Piccoli dettagli o quadri d'insieme dei giudici come pure del pubblico animale che assiste rumoreggiante alle diverse udienze alludono e quindi accendono l'attenzione e la successiva e immediata risata. 
Gli ingredienti (!) dell'umorismo ci sono tutti, a parole e a figure: i meccanismi dell'assurdo, così come quelli dell'esagerazione, ossia del crescendo delle accuse, espresse con esattezza millimetrica, facendo riferimento alle dosi di salsicce e hamburger, così come pure la sottile ironia che attraversa le pagine, come per esempio la composizione ambigua dei nuggets...


E a parte questo, tra le righe si può cogliere, per chi lo stia cercando, il consiglio dell'autore che funziona proprio come un modo non didascalico di dire la propria sul nostro malato rapporto di dominanza nei confronti del mondo animale. 
Well done (!) 

Carla