ORA DI CENA!
Terre di Mezzo 2026
ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)
"Era così annoiata che non le andava neanche di mangiare, e di solito, era la prima cosa che faceva, quando era annoiata.
Era così annoiata che fece sette sbadigli rumorosi, in modo che tutti quanti la sentissero in casa.
Era così annoiata che si mise a fare dei salti improvvisi davanti allo specchio per vedere se riusciva a cogliersi di sorpresa.
Non ci riuscì.
Era così annoiata che cominciò a roteare le braccia come fossero ventilatori. Poi cominciò anche a sbattere i piedi..."
Fuori piove.
E solo quando Rita comincia a fare con la bocca suoni strani suo fratello si accorge di lei.
Ma nulla cambia.
Fa prove di abilità - si stende sul pavimento e prova a ripetere noia per cento volte e a modulare la voce perché sembri profonda - ma senza successo. Si sdraia su un monte di cuscini e poi lascia andare la testa a fantasticherie: un autobus della noia pieno di passeggeri sbadiglianti e annoiati. Ma lì anche - immagina - la noia hail sopravvento, tanto che per gli sbadigli i passeggeri erano gonfi come palloncini. E come palloncini arrivano su un'isola, l'isola della noia, dove continuano ad annoiarsi, giocando coi legnetti o mettendo su una band, o facendo due chiacchiere con le balene o scavando un tunnel fino ad arrivare a un tesoro, o ancora viaggiando nel tempo, ma anche nello spazio...
Ops, ma non è così che dalla noia si passa, senza accorgersene, al divertimento?
Sempre stata una grande sostenitrice del valore terapeutico della noia.
Dal terreno fertile di quello stare lì, un po' buttati da una parte, nascono robe meravigliose. Soprattutto se a stare un po' lì "spiaggiati" sul bracciolo del divano o sul pavimento, sono proprio dei ragazzini o ragazzine che hanno avuto la fortuna di non avere come adulti di riferimento dei planners, ossia dei crudelissimi pianificatori di giornate piene.
La noia non è di moda. Un bambino che si annoia tra le mura della sua casa è un bambino che va aiutato. Quindi va preso e portato fuori perché faccia sport o corsi di ceramica. Una bambina che non sa che fare del suo pomeriggio va curata e spinta verso una lezione di violino o buttata in una piscina a fare vasche. Tutte cose degnissime, si intende, ma che andrebbero intervallate a momenti di pausa in cui non fare nulla è il traguardo.
Felicita Sala mi pare condivida il punto di vista. Così affida a Rita il compito di annoiarsi e di lasciar andare la testa dove vuole mentre il suo corpo continua a crogiolarsi nel tedio (per non riutilizzare la parola noia...).
C'è da presumere che le riflessioni che Felicita Sala ha fatto siano il frutto di un'attenta osservazione di una bambina vera, probabilmente l'Agnese a cui il libro viene dedicato, che però sembra non essere una che si annoia spesso. Ma allora forse la bambina è Felicita stessa, ossia tutto nasce da un ripescaggio di suoi ricordi di infanzia. E se non si tratta di un ricordo preciso, quanto meno di una sensazione che fino a oggi non è ancora andata via.
Di certo la Felicita bambina e la Felicita grande condividono il gusto per immaginare "a ruota libera". Entrambe hanno la consapevolezza che a lasciar andar la testa non si fa mai peccato.
Sembra proprio che al tavolo con le sue matite intorno, la Felicita grande decida di mollare il freno e far correre la storia in un bel crescendo sempre più assurdo. Di certo sa di poter mettere questi pensieri un po' folli nella testa di una bambina, perché sa molto bene che i bambini non sono poi molto diversi dagli artisti.
Così accade questo: il corpo della bambina Rita si accascia sul divano, si allunga sul pavimento, si specchia nello specchio, si spalma sui cuscini, poi - semplicemente - scompare!
E non lo fa a caso, ma nell'esatto momento in cui è la sua mente a prendere il sopravvento.
Quello che vediamo è il suo fantasticare di autobus pieni, di gente gonfia che vola sopra le nuvole, di persone che atterrano come palloncini sgonfi sulla sabbia...
E poi, com'è giusto che sia, guadagnano la ribalta le signore coi legnetti, la band di vecchiette, la ragazzina sulla zattera, gli ambasciatori giapponesi che raspano la terra come talpe.
E via andare: grandi tavole piene di colori, di genio e follia.
A riportare Rita alla realtà è, come prevedibile e come vuole la norma, la voce della coscienza, una sorta di "grillo parlante", che la fa atterrare di nuovo nella realtà.
A questo proposito, mi vengono in mente le parole di Beatrice Alemagna - con cui Felicita Sala parrebbe condividere non poche cose - in cui spiega che una buona storia parte sempre da un dato di realtà, poi decolla verso l'immaginario, e quindi sul finale riatterra nella realtà. Il gioco sta nell'aver fatto sì che la sospensione su quella realtà abbia lasciato un segno.
Canone per tutti può essere Nel paese dei mostri selvaggi.
E guarda il caso: qui come lì c'è una cena che li aspetta.
Qui Rita e lì Max.
Carla

























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