Visualizzazione post con etichetta trasformazioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta trasformazioni. Mostra tutti i post

mercoledì 16 ottobre 2024

FAMMI UNA DOMANDA!

QUANTA VITA IN UN CRAC! 


Spesso la vita, per come la percepiamo e per come la raccontiamo, può dare l’impressione di svolgersi come un unico e saldo filo continuo. Il fatto che il vivere accada giorno per giorno ci convince che un passo dopo l’altro si proceda su una linea senza strappi. È più o meno così che la si racconta anche ai bambini e alle bambine, come se l’idea di stabilità, di integrità garantisse maggior pace e serenità. L’idea stessa di ciò che si rompe, di qualcosa che si spezza, è più spesso percepita e tramandata (da questa parte del mondo) come negazione - fine- morte. Il racconto illustrato di Matteo Pompili, Lorenzo Monaco e Luogo Comune, ci induce a guardar bene… ché la vita fa CRAC! E ce lo racconta già la copertina squarciata da una crepa come un lampo che rompe il cielo percorrendola da piede a testa fino a spezzare il titolo: CR-AC. 


Come nei più originari racconti della creazione, gli autori scelgono di partire da un uovo: al 21° giorno fa CRAC ed ecco il pulcino. CRAC fa il sacco amniotico rompendosi. Fanno CRAC le stelle da cui nascono i pianeti e anche le superfici dei pianeti fanno CRAC dando vita a mari e montagne. Le forme di vita che si avvicendano sui pianeti fanno CRAC, alcune scompaiono e/o si trasformano in forme di vita diverse. 


Il mondo che conosci è tutto un masticare, uno spezzettare, un triturare, dentro e fuori di te. 


Così anche l’evoluzione degli animali umani e quella delle loro società sono raccontate attraverso i momenti di discontinuità: la storia di ciascun essere vivente, la storia del cielo, della terra, la storia delle società umane, la storia della scienza e della conoscenza è una sequenza di fratture. “Nel tuo mondo niente è tranquillo”. 


“Questo (libro, ndr) è stato concepito guardando un frutto ammuffito, un’arancia demolita lentamente da un fungo. Tanto è bastato per farci riflettere su degradazioni, fratture, scismi, scissioni. E idee scientifiche che hanno portato a degli strappi con il passato. Per riconoscere che tutte le cose alla fine si rompono: è inevitabile. Certo può essere triste e doloroso, nessun lombrico vorrebbe cedere al becco di un merlo. Ma è anche vero che senza distruggere non si può creare nulla di nuovo. È la verità del germoglio che spunta solo bucando il terreno, della musica che per esistere deve rompere il silenzio e dei nani che nelle fiabe trovano diamanti solo con la forza del piccone. Le cose rotte hanno un loro fascino: preannunciano nuove storie, lasciano spazio a una moltitudine di opportunità e possono promettere, perché no, mondi migliori.” Dunque un albo illustrato di divulgazione scientifica che dalla geologia passa all’antropologia, alla sociologia e infine all’attualità. I testi riescono a mantenere chiarezza pur esprimendosi con estrema sintesi, le illustrazioni sono accattivanti e ricche di dettagli. 
E una pagina finale ti culla beatamente in questo vortice di CRAC. 
Nelle ultime tre doppie pagine il linguaggio cambia per proporre una serie di approfondimenti chiari e concisi sui vari CRAC raccontati in precedenza. Si dà spazio alle nozioni scientifiche, a cenni storici, alle principali problematiche ambientali e a qualche domanda sul futuro. Nei risguardi di chiusura si trova anche una prima bibliografia e un QR code per accedere all’elenco completo delle fonti. Non è la prima volta che questi autori si cimentano con il racconto delle scienze naturali: Pompili e Monaco - entrambi fondatori di Tecnoscienza - hanno già lavorato insieme alla realizzazione di diversi titoli di divulgazione scientifica per Editoriale Scienza e molti altri editori; Luogo Comune, artista poliedrico (dai muri di molte città del mondo alla pagina illustrata), per Topipittori si era già impegnato con la raffigurazione divulgativa della natura nel bellissimo ‘Alfabeti naturali. Piccola guida della creatività dell’Universo’ dove aveva dato prova di abilità con i pennarelli a spirito. 
Il risultato di questa collaborazione può dirsi riuscito nel felice compito di aprire orizzonti di curiosità, stimolare connessioni tra le conoscenze e mettere in relazione la vita propria e quella dell’universo intero. 
Ma in tutta questa vita che si spezza e che continua notiamo subito una grande assente. 
La parola morte non appare mai (nessun lombrico vorrebbe cedere al becco di un merlo, per es.), le immagini raffigurano scheletri di animali estinti e un uccellino giace sul terreno visibilmente senza vita, ma nulla di più. 
Che sia una scelta evidentemente ponderata ce lo conferma, su esplicita domanda, Matteo Pompili: "La nostra intenzione era quella di arrivare anche al concetto di morte, ma senza forzature e con leggerezza. Quando dopo la lettura - a immagini sedimentate - gli insegnanti lavorano coi ragazzi sul libro però ci siamo accorti che emergono proprio questi aspetti: la perdita temporanea o duratura di adulti di riferimento e la volontà di farcela e di diventare autonomi nonostante quanto accaduto. Insomma, CRAC è anche un libro che suggerisce di accettare le perdite e di “danzare” nonostante esse." 
Dunque un racconto articolato capace di fare di una assenza una domanda, una possibilità di riflessione per i giovani lettori e le giovani lettrici, tra i sette e i dieci anni, e per chi con loro sa farsi interrogare da un bel libro. 

Patrizia 

“CRAC”, Matteo Pompili e  Lorenzo Monaco, ill. Luogo Comune, Camelozampa 2024 
 

venerdì 29 settembre 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

MORALE DELLA STORIA

Le mucche di Chernobyl
, Fulvio Ervas 
Marcos y Marcos 2023 


NARRATIVA PER MEDI (dai 9 anni) 

"Quando la centrale nucleare si era scassata, il cervo se ne stava accucciato nel bosco dietro una quercia e forse sognava. 
S'era udito un boato e dopo tanti rumori. Tra gli alberi si era scatenata una grande confusione: gli uccelli s'erano alzati in volo e nuvole di insetti erano scappate in ogni direzione, pareva fosse scoppiato un incendio. Le formiche erano più agitate del solito. Nemmeno l'arrivo dei cacciatori con i cani suscitava un tale pandemonio. 
Il cervo aveva annusato. Un'aria strana. 
Qualcosa era successo." 

Al cervo cominciano a ballare le gambe, i muscoli urlano e la vista si annebbia. Sopra di lui è appena volato uno sciame di cervi volanti, i coleotteri, e poi è sparito nel nulla. 
Al cervo sono cresciute delle poderose ali. Alle galline che razzolavano nel loro pollaio sono cresciute nel becco due belle file di denti aguzzi. Le formiche, persa la regina, si sono concentrate a formare una sfera che ha il pregio di illuminarsi, emanando energia nei momenti di maggiore tensione emotiva. 
Alle due mucche pezzate sono cresciute scarpe e pantofole, sopra gli zoccoli. 
Il maiale Igor ora ha intesta capelli e barbetta grigia, e gli scarafaggi si sono 'evoluti' diventando filosofi, e sentenziano in rima. 
Tutto questo era accaduto al momento dell'esplosione nucleare della centrale di Chernobyl. 
Questo curioso gruppo di animali si ritrova sotto lo stesso tetto, quello della casa ormai vuota dei coniugi Struganoff. 
La loro vita è molto cambiata, tuttavia il trovarsi tutti assieme li rende felici e amici. Con il passare dei giorni, ognuno di loro si trova una propria occupazione che in qualche modo sia utile per la piccola comunità. Ognuno secondo le proprie attitudini, le proprie competenze. 
Fino al giorno in cui alla porta di casa si sente un inaspettato TOC TOC TOC. 
Davanti a loro, aperto l'uscio, c'è un bimbetto. Muto, ma bravissimo con i numeri. Come spesso accade nella vita degli animali, anche di quelli strani come questi, quando arriva l'uomo (anche se sotto forma di bambino) nulla può essere più come prima. 
E infatti è proprio così che va.  

A metà strada tra i Musicanti di Brema e gli animali di Toon Tellegen, queste strane bestioline costituiscono un felice esempio di 'comune' animalesca pacifica e pacifista. E come tale si muove e agisce, come se fosse un corpo unico: ogni parte con la sua funzione. 
Dei Musicanti di Brema riprende quello stesso incedere fiabesco e dei serrati dialoghi tra gli animali di Toon Tellegen risuona una eco nelle idiosincrasie dei singoli protagonisti, insetti in primis. 
La loro bellezza letteraria si manifesta principalmente nelle loro peculiarità. Ognuno ha la propria che trova un suo senso e una sua assurdità corrispettiva: galline con i denti, cervi che volano, scarafaggi fini pensatori, maiali amanti del cibo raffinato. 
Poi ci sono loro: le formiche radiative e gli scarafaggi filosofi. 
E qui appare la seconda qualità letteraria, ossia la lingua di Ervas. Si ride.
Sempre ironica, un po' ammiccante, nelle rime degli scarafaggi, spesso e volentieri allusiva, nel cervo che vola e che quindi è a tutti gli affetti un cervo volante. Insomma, uno scoppiettante modo di raccontare una fiaba che a sua volta, come tutte le fiabe, nasconde al suo interno un nocciolo di profonda verità. 
La prima di queste verità la si deduce guardando le relazioni interpersonali che tengono insieme la comunità e la rendono salda. Tra loro sono gentili e rispettosi. 
Nonostante le grandi diversità di pensiero, di misure e di consuetudini, nonostante le avversità che si abbattono su di loro, mai nessuno mai si pone in modo conflittuale nei confronti dell'altro. Al contrario, ognuno è sempre teso a contribuire al benessere della comunità; in alcuni casi estremi, si arriva fino al sacrificio estremo. 
La seconda verità la si vede emergere guardando la capacità di adattamento che ognuno di loro dimostra nei confronti della realtà che li circonda. A seguito della grande esplosione della centrale, ciascuno riceve 'in dote' un carattere che non gli appartiene. Dalle ali ai denti, tutti imparano a trasformare quello che potrebbe essere un handicap in una opportunità. Naturalmente per farlo occorre la necessaria tenacia e allenamento. Non è che se ti spuntano le ali sulla schiena significa che tu sappia volare automaticamente. Per farlo, come a ogni pilota si addice, occorrono molte ore di volo. 
La terza verità la si osserva nell'atto stesso di osservare. Atto che si impone. In questo senso la scelta di mettere una squadra di coleotteri e una di formiche quali protagonisti ha un po' il senso di suggerire l'infinitamente piccolo accanto alla maestosità di un cervo, di due mucche e di un pingue maiale. 
In questo senso si dilatano ulteriormente le diversità dei componenti della 'comune' bestiale, pur non percependo tra loro nessuna differenza di sostanza. 
La quarta verità ha a che fare con la morale della storia, ossia quella secondo cui quando l'uomo arriva è meglio non aprire la porta. 
A meno che non sia un bambino... 

Carla

domenica 16 febbraio 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


STILEBORANDO

Niente da fare, Silvia Borando
Minibombo 2020


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)

"Quando in giro non c'è niente da fare... qualcosa da fare prima o poi salta fuori!"

Questo è ciò che capita a un ragazzino dalla maglietta a righe e dai capelli tagliati con la scodella. Si annoia fin dalla copertina e il titolo gli è appena caduto in testa. La noia continua anche dopo, quando si affaccia al bordo della prima pagina in cerca di qualcosa che possa attirare la sua attenzione. 



Un semicerchio grigio, che pare proprio un sasso tondo su cui inerpicarsi, si rivela essere il carapace di una accigliata tartaruga. Si scende e fine del divertimento. Il successivo elemento che attira la sua attenzione è un albero a cui rami sarebbe divertente appendersi. Se non fossero le corna di un cervo indispettito...


Si scende e fine del divertimento. La passeggiata del bambino annoiato prosegue e quel fiorellino diverso potrebbe essere raccolto, se non fosse il codino di un leprotto spaventato...si salta ma poi è fine del divertimento. Con quella palla rossa, nella pagina successiva, potrebbe essere divertente giocarci a calcio, se non fosse che è il guscio di una chiocciola risentita. Forse tutto questo camminare stanca quelle due gambette corte quindi quella sedia gialla arriva al momento giusto, se non fosse che è il fondo schiena di una giraffa seccatissima.
Solo l'ultimo incontro sembra essere foriero di gioco e divertimento in compagnia, ma non per tutti...
Ma per scoprirlo bisogna addirittura chiedere il libro e arrivare con gli occhi attenti fino alla quarta di copertina.

In perfetto 'Stileborando' anche questo libro tutto bianco e silenzioso si può annoverare nella schiera dei 'libri cattivelli' che ogni tanto Minibombo sforna.



In perfetto 'Stileborando' tutto ruota intorno alla forma delle cose. E alla loro relativa trasformazione. Dagli acquerelli magnifici della Agostinelli di Sembra questo sembra quello è stata percorsa diversa strada e qui è tutto molto 'geometrico', compresa la testa e i capelli di quel bambino che non ha niente da fare. Il gioco per un bambino piccolo però si ripete ogni volta con lo stesso gusto (magari un po' meno stimolato sotto il profilo estetico, ma pazienza) e dopo ogni giro di pagina, qui come allora si disvela la forma completa e quindi l'animale che il bambino è andato a disturbare. Il colore che cambia di volta in volta favorisce la comprensione, fatta eccezione per la coda punk del leprotto.
Il particolare che però lo rende più divertente e inaspettato del solito sta nell'uso che la Borando ha deciso di fare del libro, in quanto oggetto, in sé.
Così i risguardi finali sono portatori di un pezzo importante della storia che si può dire effettivamente conclusa solo nell'ultimo spazio utile di un libro: il piatto della quarta di copertina. Ed è lì che si genera la definitiva risata. La anomalia sta nel fatto che di solito al gesto di chiusura di un libro corrisponda il silenzio della storia e non una bella risata che - convenzionalmente - è contenuta tra le pagine e non oltre.
Il dubbio che viene 'maligno', in perfetto 'Stileborando', è che nella paginazione si siano fatti male i conti e che quindi la storia sia andata lunga, oltre lo spazio canonico. Ma invece è decisamente più probalbile che proprio per stupire i propri lettori si siano valicati alcuni confini poco esplorati finora.


Un unico rischio però c'è: il lettore medio e distratto - che non sia troppo avvezzo al fatto che negli albi illustrati tutte, ma proprio tutte, le parti del libro valgono per sé, contribuendo a dare valore e senso a parole e immagini, alla narrazione- se ne accorgerà per tempo che non finisce tutto con un doppio a tennis, dato che su quel campo non sono in quattro, ma in cinque?

Carla

mercoledì 16 gennaio 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


DI STORIE DI METAMORFOSI

Il Signor Fortunato, Daniele Movarelli, Alice Coppini
Edt Giralangolo 2018


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Un giorno ventoso, mentre scendeva dalla macchina, il Signor Fortunato perse il cappello. Uno dei tanti.
Iniziò a rincorrerlo a perdifiato, per chilometri e chilometri. Tanto che alla fine si ritrovò immerso in un grande parco, era ormai sera e non sapeva come tornare a casa."

Il Signor Fortunato si mette giù a dormire. 


La mattina dopo, al risveglio, qualcosa di strano rallenta i suoi movimenti nelle strade di città in cerca della sua auto sportiva, rossa fiammante. Qualcosa di simile a quello accaduto una volta a Gregor Samsa, il Signor Fortunato si ritrova un guscio di lumaca sulla schiena. Lui, l'uomo dinamico e ricco che a casa possiede tutto e perfino in soffitta ha una giungla e in cantina un impianto sciistico, lui che non ha solo un'automobile, ma anche navi, aerei, mongolfiere, treni e sommergibili. Lui, ora è lì che va a piedi, lento lento perché non passa più dallo sportello della macchina e nemmeno dalla porta di casa. Tutto è diventato irraggiungibile e inservibile. I medici non sanno aiutarlo e non gli resta che mangiare insalata scomodamente seduto su una panchina.
Le panchine sono luoghi di osservazione e riflessione e quando arriva la pioggia, il freddo e la notte al Signor Fortunato non resta che ritirarsi nella sua nuova casa, piccola e splendidamente vuota. Pronto a iniziare, forse il suo percorso di liberazione.

Due cose, più di altre, colpiscono in questo libro.
La prima è l'inizio, la seconda è la fine. Il prima e il dopo. Sebbene tutto il libro spinga il lettore a concentrarsi sulla loro distanza in termini di differenza, a me piace considerarle separatamente.


Dell'inizio è apprezzabile che si parta con un crescendo, che elenca in modo composto e ordinato i possedimenti del Signor Fortunato. A partire dalla casa che, riga dopo riga, si definisce sotto i nostri occhi con un piacevole garbo. La composizione di Alice Coppini asseconda e rilancia con citazioni da Rodin a Picasso passando per Calder e per il scultura classica e la ceramica greca e via andare. L'elenco si movimenta con alcune trovate originali, quali l'orchestra sinfonica al posto del campanello della porta. 
Poi si passa al giardino: qui in sole cinque righe di testo si passa dallo zoo al razzo spaziale. Ultimo, il suo parco mezzi di trasporto, rigorosamente elencato per ordine di grandezza.
Gli elenchi, se costruiti con criterio, sono letterariamente piacevoli e materia di divertimento per i più piccoli, in quanto sequenze di rapida comprensione. Se per di più, il suddetto elenco è pensato come successione di oggetti sempre più grandi e sempre più inverosimili rispetto al contesto, il divertimento si moltiplica con essi.
Del finale si intuisce la direzione, ma è solo nell'ultima pagina che assume un valore ulteriore. Non mi sto riferendo alla morale della storia in sé - chi tanto possedeva ora trova il sorriso a raggomitolarsi in un guscio di lumaca perché quel che conta non sono gli oggetti, ma le persone - ma al fatto, forse più sotterraneo, ma di certo meno scontato e 'politicamente corretto'. Mi riferisco all'irreversibilità di uno stato.
Qualcosa del genere mi colpì leggendo milioni di anni addietro Le streghe di Dahl, ovvero la condizione di topo che il bambino vive come definitiva. In altri termini: trovarsi diverso e accettare la metamorfosi senza fiatare.


Tutto quello che c'è in mezzo tra il principio e la fine pare concepito per far convergere il pensiero su una tesi che si vuole dimostrare. Tesi, peraltro, condivisibilissima, s'intende. Per paradosso è proprio questa la parte meno risolta del libro. Sarebbe utile ragionare ancora una volta sul fatto che nei libri spetta soprattutto alle storie il merito di tenerli a galla. E della storia del Signor Fortunato è proprio lei la cosa più bella: un uomo solo si circonda di oggetti e un giorno si trasforma 'quasi' in lumaca. Per questa ragione, la doppia pagina del parco sebbene nei disegni sia una delle più lievi e felici, nel testo si appesantisce e annaspa un po' fino a diventare 'scivolosa' la pagina dopo, complice la pioggia che arriva su tutti.


Carla

venerdì 14 settembre 2018

OLTRE IL CONFINE (libri dall'estero)


I MAGNIFICI CINQUE
The Tunnel, Anthony Browne
Julia Mac Rae Books 1989 (Walker Books 1992)


ILLUSTRATI

"Once upon a time there lived a sister and a brother who were not at all alike.
In every way they were different. The sister stayed inside on her own, reading and dreaming. The brother played outside with his friends, laughing and shouting, throwing and kicking, roughing and tumbling."

Sono diversi in tutto e sempre, anche di notte. Mentre lui dorme saporitamente lei rimane sveglia a sentire i rumori del buio. Qualche volta lui sgattaiola nella camera di lei per farle paura, perché sa che la poverina ha fifa del buio.


Due fatti così, per di più fratelli, a metterli insieme è guerra fissa. Finché un giorno la madre li obbliga a uscire e a fare qualcosa insieme e -soprattutto- a essere gentili l'un con l'altra. Camminano per strada, lei con il suo libro in mano, lui con il pallone al piede. Lui è il più grande e quindi decide: per far due tiri si ferma in un angolo più tranquillo, accanto a un mucchio di spazzatura. Lei si siede e legge, ma è spaventata da quel posto, lui si annoia da solo con il pallone. Non gli resta che esplorare i dintorni. Ed ecco che sul fondo di un muretto coperto di erba si apre la bocca di un tunnel.
Andiamo a vedere cosa c'è al di là! No, è pericoloso, non dovremmo farlo!


Il tunnel costituisce per antonomasia l'icona del passaggio. Un passaggio non solo in senso fisico, ma anche e soprattutto un passaggio iniziatico verso un altrove o verso una condizione diversa. E anche questo libro magnifico non fa eccezione: il tunnel è un luogo fisico angusto e buio da attraversare con un misto di curiosità e di paura. Curioso Jack, timorosa Rose. È lo stesso Anthony Browne a scrivere che quei due, così diversi, rappresentano le facce di una stessa medaglia; sono le due espressioni opposte di un unico sentire.
Nello stesso tempo, quel medesimo tunnel è elemento di raccordo tra un prima e un dopo. Di norma ciò che accade, attraversato il corridoio buio, ha a che fare poco con la realtà, lasciata all'entrata, ma moltissimo con l'immaginazione, il mistero. Addirittura con la magia; in questo senso non è un vezzo che l'incipit del libro sia preso a prestito dalle fiabe: once upon a time...
Davanti al Tunnel di Browne è impossibile non pensare alla porta seminascosta tra le foglie in un altro libro nodale The Garden of Abdul Gasazi scritto e illustrato da Chris Van Allsburg con dieci anni di anticipo rispetto a The Tunnel.
Per ragioni diverse, proprio in questi giorni i miei ragionamenti si stanno concentrando su questo tema: il passaggio, l'attraversamento di una immaginaria linea di confine che tiene separata la realtà da 'il resto'. E fino a questo momento mi pare che siano tutte degne di interesse le declinazioni che gli autori, a partire dal tunnel di Carroll all'armadio di Lewis, al giardino segreto di Burnett, fino a quello di Sendak che a Max chiede di varcare la soglia delle pareti di camera sua, hanno dato sull'argomento.
Nel medesimo tempo e nella medesima testa, la mia, si sta cercando di organizzare una quadra su Anthony Browne, in vista del Festival Tuttestorie a Cagliari, dove di lui si discuterà.
In sequenza ecco alcuni i nodi di interesse.


Il primo e il più significativo: le trasformazioni. Anthony Browne in molte occasioni ha dichiarato di essere sempre molto affascinato dalla trasformazione degli oggetti sotto gli occhi di un osservatore. In questo libro, che non è il più emblematico in tal senso, la trasformazione avviene massimamente, passato il tunnel, nel bosco che attraversa Rose. Senza voler contare la trasformazione che subisce Jack e la stessa Rose che da paurosa si trasforma in eroina. Il finale stesso si incardina su una metamorfosi.
La trasformazione in atto ha a che fare con il secondo nodo, ovvero con l'ambiguità di senso, o per meglio dire, di lettura.
A prescindere da ciò che avviene nel testo, è soprattutto nel disegno che la forma, trasformandosi, modificando i suoi contorni, assume un profilo che allo sguardo si rivela ambiguo. Questo genera nel lettore un interesse rinnovato (Milton Glaser, su questo ha incardinato la sua opera) e un'attenzione attiva. In The Tunnel gli alberi celano all'interno della loro silhouette figure di animali e parti del corpo umano, occhi occhieggianti e citazioni nonché molti altri profili di cui l'occhio in all'erta va in cerca. Trasformazione e ambiguità traggono origine da una passione innata di Browne: il gioco delle forme. Lo faceva da piccolo e non ha mai più smesso di girarci attorno: partire da un profilo di un oggetto e quindi trasformarlo per farlo diventare qualcos'altro. Può funzionare per similitudine oppure per addizione, ma il risultato non cambia. 


Che il gioco sia il registro prediletto di Browne lo testimoniano molti libri. A quello delle forme si deve aggiungere la ricerca delle differenze o delle analogie: immagini che differiscono tra loro solo per qualche dettaglio. Spesso, come per esempio in The Tunnel, si tratta di immagini che aprono o chiudono il libro, si pensi per esempio al gioco che fa con i risguardi.
Questi ultimi peraltro introducono il quarto argomento, ovvero la simbologia.
Rose ha dietro le spalle una carta da parati un po' vezzosa, come i ricami sul suo pullover, mentre Jack ha un duro muretto di mattoni (tema molto ricorrente nei suoi disegni). Oppure si pensi ai nomi dei protagonisti e alla loro allusività. Allusivo è il tessuto fitto di piccoli dettagli che come obiettivo ha quello di creare un'eco, una ridondanza su aspetti specifici. 


Per pura curiosità si contino i 'richiami' alla fiaba di Cappuccetto rosso.
Ed è qui che si arriva al quinto nodo: la relazione con i classici. In The Tunnel il riferimento, o addirittura l'omaggio a Carroll è sotto gli occhi di tutti, ma è con Cappuccetto rosso in particolare e con le fiabe in generale che Browne si sta confrontando, volutamente tacendolo nel testo. 


Riassumendo per punti, per chi abbia avuto la tenacia di leggere fino a qui e voglia verificare anche su altri libri di Browne la presenza dei 'magnifici' cinque, eccoli in sequenza
1) le trasformazioni
2) l'ambiguità
3) il gioco delle forme e il gioco di cercare le differenze
4) raccontar per simboli
5) il confronto con i classici

Altrimenti se ne riparla assieme a Tuttestorie....

Carla



lunedì 6 giugno 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA CHIMICA DEI SENTIMENTI

Monsieur Lavoisier, Cristina Nenna, Monica Saladino
VerbaVolant 2016


ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni)

"Quel giorno Akim comprese il significato della parola
paura.
Chiedeva sempre spiegazioni sulle cose che non
conosceva, ma sentire era tutta un’altra storia.
Rimase in silenzio dietro di lei con il bicchiere vuoto
capovolto, davanti al mare increspato dal vento.
Arrivò allora Monsieur Lavoisier in un vortice ventoso
spirato dalle onde.
Solo Akim sembrava vederlo perché alla sua mamma
non si mosse nemmeno un capello."
 

Sua madre guarda al di là del vetro delle finestra e i suoi occhi sono pieni di tristezza e le sue mani intrecciate come a pregare.
Nulla di rassicurante per quel bambino che la vede così.
Come sempre accade, è la chimica a sciogliere il nodo. In questo caso non è l'adrenalina generata dalla paura, ma è Lavoisier in persona che gli si para davanti, vestito come uno scienziato e un filosofo di fine Settecento, quale lui era. Per paradosso, sembra proprio che la soluzione alla malinconia di sua madre risieda nelle parole che definiscono la sua legge, quella per cui è passato alla storia: nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma.

 
Lavoisier comincia a raccontare, a tessere legami attraverso il tempo e in tal modo la perplessità di Akim si trasforma, anch'essa, nell'apprendere che esiste una relazione forte tra l'acqua del mare e la pioggia, tra gli alberi e i quaderni, tra una bottiglia di vetro e la sabbia o ancora tra i diamanti e le matite.
Akim adesso ha sotto gli occhi il grande segreto che regola il mondo: la trasformazione infinita di tutte le cose. E nello stesso tempo ha la consapevolezza, ovvero la certezza, che anche la malinconia di sua madre con il passare del tempo si trasformerà in qualcosa d'altro, magari in una promessa di felicità futura.

Curiosa e inaspettata prospettiva, quella di questa piccola storia dedicata a una grande verità. Ben di rado la scienza, nel dettaglio la chimica, entra nella narrazione di una storia di sentimenti e relazioni. Eppure, sebbene sia rara la lettura in chiave 'chimica' o 'fisica' di quelle che sono le nostre comuni emozioni, esse dipendono in larga misura proprio da reazioni chimiche che dentro il nostro complesso sistema corporeo avvengono in continuazione. Ben poco o forse nulla del nostro sentire può dirsi estraneo alle leggi che regolano la biologia e la chimica che ne è all'origine.
A me tutto questo è sembrato sempre molto affascinante. E l'andare a cercare la scienza laddove essa si cela meglio, ovvero dietro quanto noi riteniamo di meno 'scientifico' ci sia al mondo, ossia il sentimento mi sembra una grande idea. Ancora più grande mi pare l'intento di volerlo spiegare a bambini e bambine.


Resta volutamente indefinito il riferimento a motivi e ragioni che fanno velare gli occhi di quella madre davanti a una finestra. Poco importa e per questo si dà grande libertà all'interpretazione personale. Gangli importanti sono la paura di un bambino di fronte allo smarrimento di un adulto e il suo relativo tentativo di mettervi rimedio. La speranza, sentimento che ignoro a quale ormone si leghi (ma di certo ce n'è uno che la genera), è quella che non deve mai mancare nel cuore di bambini e bambine.
In una continua alternanza tra materia ed emozione si muovono anche le illustrazioni di Monica Saladino, forse qui a dar prova di maggiore maturità rispetto al resto, che costruisce nuvole fatte a maglia e nello stesso tempo una carrellata di volti espressivi nei loro sguardi rubati alla fotografia. 



Carla


venerdì 29 aprile 2016

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


E SE...


Esercizio accademico, quello di immaginare un diverso corso della storia, oppure un espediente letterario, peraltro abbastanza utilizzato. Ci prova anche Ryan Graudin, giovane scrittrice americana, autrice di romanzi di genere per young adults, riproponendo il tema, o se vogliamo l'incubo, di Hitler vittorioso nella Seconda Guerra Mondiale.
Wolf. La ragazza che sfidò il destino, è appunto un romanzo fanta-storico, che immagina il mondo dominato da due potenze nazionalsocialiste, facenti capo ai due dittatori: Hitler e Hirohito, imperatore del Giappone.
Come accade in tutti i romanzi d'azione, all'Impero del Male si contrappone la Resistenza clandestina, fatta di oppositori interni al regime, o nei paesi conquistati, ma non domati, come la Russia.
La protagonista Yael, ragazzina ebrea fuggita dal lager in cui vede morire i suoi cari, è stata oggetto degli esperimenti genetici di un mefistofelico dottor Geyer, che l'hanno trasformata in un muta forma, una persona capace di modificare volontariamente il proprio aspetto. Questa sua capacità viene utilizzata dalla Resistenza per elaborare un piano, volto ad uccidere il Führer. Prenderà, infatti, le sembianze di Adele Wolfe, una spericolata motociclista, vincitrice di un famoso rally transcontinentale. Alla fine della corsa dell'anno precedente, il Führer ha voluto ballare con lei, evento straordinario considerate le misure di sicurezza che lo circondano.
Ecco quindi prendere il via la corsa, dove Yael/Adele deve confrontarsi con numerosi agguerriti concorrenti in un percorso lungo migliaia di chilometri attraverso tre continenti.
La narrazione segue questo percorso, punteggiato da molti colpi di scena, alternandolo ai flashback dei tempi del suo internamento, prima, e dell'addestramento, poi.
L'azione scorre veloce, nonostante le numerose digressioni, tutto tende al momento finale, all'incontro con l'odiato dittatore, seguendo i canoni del romanzo d'azione.
Interessante il personaggio della protagonista, che si è tatuata sul braccio cinque lupi, per coprire i numeri tatuati del campo di sterminio. Ogni lupo rappresenta una persona per lei importante, perduta in un modo o nell'altro. E le immagini rappresentano lupi per rendere omaggio al soprannome che le aveva dato Babushka, la donna più anziana del campo, che l'aveva protetta fino alla fine, dandole il soprannome di Volchitsa, lupa.
Dunque Yael ha fatto del suo nome una missione, imparando a gestire il desiderio di vendetta e mettendolo al servizio di una Causa più grande delle sue vicende personali. Nonostante l'addestramento, vive con sofferenza la sua ambiguità, il diventare altro da sé continuamente.
Come è facile immaginare, questo romanzo, adatto a una lettura a partire dai dodici anni, ma sicuramente apprezzato anche da ragazzi e ragazze più grandi, punta tutto sull'azione, sui colpi di scena, su un accenno di intrigo sentimentale. Non approfondisce, come potrebbe, la complessità dei personaggi, né si diverte a giocare con l'incubo che evoca, il dominio nazista sul mondo. Peccato per questi limiti, e per i refusi di troppo, perché l'idea è interessante e l'autrice gestisce bene il meccanismo narrativo.

Eleonora

“Wolf”, R. Graudin, De Agostini 2016




mercoledì 13 aprile 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA RANA BEBÈ

Vita da rana, Georgina Ponce Blasco, Ilaria Dal Canton
Passabao 2016



ILLUSTRATI PER PICCOLISSIMI (dai 2 anni)

"C'era una volta una rana grande grande e verde verde.
Abitava in uno stagno che più verde non si può.
Nello stagno spensierata trascorreva la sua vita."

La rana gracidava. Con la lingua acchiappava le mosche. Di giorno saltava e di notte dormiva.
Così passava il tempo. E ne passò parecchio, giorni, mesi e anni, fino a che all'improvviso una mano l'afferrò e una bocca la baciò.
Si sa, baci e rane producono effetti inaspettati e anche questa volta successe un fatto strano. La bella rana verde diventò blu, ebbe una corona in testa e, girata anche l'ultima pagina del libro, è svelata finalmente la sorpresa.



Piccolo libro di formato quadrato. Con un colore dominante che lo attraversa: il verde. Poche parole, che hanno una loro musica interna. Poche immagini, che hanno una loro geometria interna. 

 
Un finale rumoroso sia dal punto di vista del suono, uno schiocco di un bacio, sia dal punto di vista dell'immagine che esplode in un gioco grafico, in qualche modo già preannunciato dal resto del libro.
Primo di una serie, l'autrice sta già lavorando al secondo titolo che ha il rosso come colore dominante e ruota intorno ad un abitante della mela, Vita da rana è pensato per i bambini piccoli piccoli. Dai 18 mesi ai 24 possono godersi il colore nel vederlo sfogliare da chi lo legge con loro, possono godersi il ritmo delle assonanze che il testo qua e là suggerisce

...nello stagno spensierata trascorreva la sua vita...

Nato all'interno di un progetto molto 'privato' elaborato dall'esperienza di una brava maestra valenciana che leggeva questa piccola storia alle bambine e ai bambini della sua classe, Vita da rana, grazie alle illustrazioni di Ilaria Dal Canton e a un concept studiato con Silvia Albesano, diventa libro.


Tuttavia, per dare gambe ai libri occorre farli nascere in ambiente adatto: una casa editrice, seppur minuscola, Passabao, e un bravo stampatore, AZ Arti grafiche, che con i libri per bambini di mezzo mondo ha grande familiarità.
il filo rosso che unisce i primi due titoli sta nella ripetizione di due elementi che lo compongono: un gesto e la sua onomatopea.
In Vita da rana sono rispettivamente il bacio che schiocca sul finale e lo smack che lo segna. Nel secondo si preannuncia il sollettico e il ghiri ghiri di rito.
La particolarità di questo libro, a parte il fatto di non essere cartonato, sta nel tipo di disegno piuttosto insolito per un oggetto pensato per bambini così piccoli, ma anche molto coerente con lo stile di Ilaria Dal Canton che già abbiamo visto in Piccolo dizionario per animali poliglotti (Corraini, 2013).
Molto grafico, con un tratto sintetico, Vita da Rana riesce comunque a rimanere molto leggibile. Gli occhi della rana, grandi e rotondi, la testa poco più che un triangolo rovesciato, il corpo che pare alludere a quello di un bebè. Il giorno e la notte raccontati per simboli: un cerchio rosso e una falce bianca in campo blu che si alternano a segnare il tempo che passa. A questo si aggiungano una serie di vere e proprie digressioni: le mosche che si creano attraverso schizzi di colore, le mani date da due impronte rosse sovrapposte, il lettering delle pagine finali che allude all'Art Nouveau.


Suggestioni diverse che hanno origini anche lontane tra loro e che convergono sulle pagine di un unico libro.
Ora non si deve far altro che metterlo alla prova.



Carla