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venerdì 30 agosto 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

A VOLER CONTARE LE COSE INTERESSANTI

Una storia troppo corta, Davide Calì, Marianna Balducci 
Edt Giralangolo 2024 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"C’erano una volta 3 porcellini. 
Venne un lupo e uno dopo l’altro se li mangiò. FINE 
Che storia corta. La voglio più lunga! 
C’erano una volta 4 porcellini. 
Venne un lupo e uno dopo l’altro mangiò i primi tre. Poi mangiò anche il quarto, ma per quello ci mise un po’ di più perché era più grasso. FINE. 
Ma è sempre corta! Devono capitare delle cose!" 


I porcellini diventano 5, ma il lupo se li mangia, con dedizione, uno dopo l'altro. L'unica variante è la festa di carnevale che ha luogo nel bosco accanto. 
Protesta formale da parte dell'ascoltatore e lieve disappunto per questa intrusione carnascialesca. Quando i porcellini diventano 6 si scoprono le loro singole attitudini: ce n'è persino uno che sa andare sullo skate, circostanza che però non lo salva dalle fauci del lupo. 
Protesta formale da parte dell'ascoltatore e lieve perplessità sulla questione skate che in verità avrebbe dovuto metterlo al sicuro. 
I porcellini diventano 7 e prendono i colori dell'arcobaleno, ma nonostante questo il finale è tetro: nero, addirittura. 
Solita protesta formale. 
Quando diventano 8... no non diventano otto, ma direttamente 11: quanti ne servono per formare una squadra di calcio. Finale della partita 0 a 0 e lupo a pancia piena. 
Protesta formale. 
I porcellini aumentano: diventano quante sono le lettere dell'alfabeto della tastiera: quello completo di j,k,w,x e y! Ma niente. 
E così, si va avanti di decine e di centinaia e di cifre a tre zeri, tra una protesta formale e l'altra perché le storie che la misteriosa voce fuori campo racconta non superano mai le quattro righe di testo. Oltre a finire tutte immancabilmente in una gran carneficina. 
Finale a sorpresa. 

In questo libro, che si appoggia comodamente su una trama che tutti conoscono, succedono diverse cose interessanti.
A prescindere dal fatto che si rende necessaria lettura condivisa tra un grande e un piccolo.
A prescindere dalla scelta vincente di Calì di far ridere tutti, con il meccanismo di rilanciare sempre un po' di più, creando un crescendo sempre più esagerato che decolla verso assurdo. E di farlo chiamando dentro il bambino ascoltatore, che protesta dopo protesta, può fraternizzare con la voce che pretende di essere accontentata.


Le cose più interessanti io le trovo nelle pieghe. 
La prima è di nuovo nel testo: ovvero la capacità di chi scrive di mettere a disposizione di chi poi sarà lì a illustrare un bel po' di spazi di silenzio e nel contempo un bel po' di ganci a cui eventualmente appendersi con le proprie figure. In questo senso le cifre che Calì snocciola hanno tutte un preciso senso che serve a lui per costruire la pur esile trama, ma nello stesso tempo alludono a contesti che Balducci potrebbe, se vuole, seguire come sentierini da percorrere. 
I numeri 26 con allusione all'alfabeto, il numero 29 con riferimento a un calendario, il 101 con il suo collegamento cinematografico, sono esempi di questo bel modo di costruire la storia. 
L'altro fatto interessante è nel disegno, che compete altrettanto allegramente con il testo. 
La cifra della Balducci qui si riconferma. La commistione di fotografia di oggetti e il disegno che si aggiunge, sono l'espressione di quel suo sguardo originale sulla forma delle cose. Lei le reinterpreta spesso e volentieri attraverso un segno o una pennellata che si aggiunge, e questo rende la risultante finale inaspettata, e spesso divertente. 
In questo suo modo di lavorare, non so quanto consapevolmente, Balducci sa farsi apprezzare - altra cosa nelle pieghe - da tutti gli osservatori attenti, adulti compresi. L'aver capito che la qualità di un albo illustrato la si ottiene anche e soprattutto sapendo parlare, ovvero avendo cose da dire, a grandi o piccoli, è quindi siamo a tre cose interessanti. 
Altro motivo degno di nota è il fatto che Balducci sappia prendersi il suo spazio, quello dell'illustrazione, senza cederne neanche un cincino di troppo al testo. 


Intendo dire che quel pallottoliere, fino a che l'oggetto in sé glielo permette e poi solo le sue palline, che lei non lo fa mai uscire di scena e che diventa appunto il suo personale palcoscenico in cui muovere i porcellini, è tutta farina del suo sacco. 
Con questa sicurezza che compare fin dalla prima illustrazione Balducci fa la quarta cosa interessante, ovvero decide di volta in volta a quale gancio di Calì appendersi e a quale no. Per esempio i 101 porcellini non risentono del riferimento alla ben più nota Carica, ma offrono un divertente repertorio di comparse in attesa di scrittura. Quindi lei sa perfettamente di poter decidere di raccontare tutto quello su cui sapientemente Calì tace. E lo fa. Con molto gusto, si direbbe. 
A questo proposito i dettagli diventano la chiave di lettura di molte tavole. Dal ritratto di Calì nei risguardi in poi. Per esempio le singole soluzioni che trova quando si parla di arcobaleni o quando si gioca sui mesi di febbraio negli anni bisestili oppure ancora quando decide di 'interpretare' la lista di nomi dalla A alla Zeta che Calì mette giù.


O ancora quando, lasciandoci nel dubbio su quello che stiamo vedendo, racconta a modo suo la raggiunta sazietà del lupo. Siamo di fronte a un estremo atto di gentilezza del maialino azzurro o a uno di assoluta perfidia? 


Mi augurerei si tratti di sana vendetta, di certo è la quinta cosa interessante!

Carla

Noterella al margine. Come in ogni buona somma, se le cose dovessero essere andate tutte al contrario, ovvero essere stato Calì ad aver scritto il suo testo sulle immagini della Balducci, il risultato finale non cambierebbe. 

lunedì 3 giugno 2024

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

UN AMICO SPECIALE


Lenny è un ragazzino tutto sommato normale, se non fosse che è decisamente sovrappeso; frequenta la prima media ed è, inesorabilmente, oggetto dell’attenzione dei bulli, presenza inevitabile in ogni scuola. Pensa di non avere alcuna dote, anche se sa cantare molto bene; soprattutto è oppresso da un indicibile senso di colpa nei confronti del fratello Frankie, ritenendosi responsabile della sua situazione. Il romanzo di cui è protagonista è firmato da Brian Conaghan, apprezzato autore scozzese, e tradotto da Benedetta Reale per i tipi di Edt Giralangolo, con il titolo ‘Sotto un cielo di cartone’.
La prevedibile strategia di sopravvivenza di Lenny consiste nello stare alla larga il più possibile dalla scuola, dove, nella migliore delle ipotesi, è lo zimbello dei compagni di classe, con l’unica eccezione dell’amica Trisha Woods. Lenny è convinto che a casa, suo padre, camionista, e sua madre non se ne accorgano nemmeno, concentrati come sono a preoccuparsi per ‘il nostro Frankie’.
Nel corso di una di queste mattinate sconclusionate, un po’ a scuola e un po’ no, il ragazzino incontra Bruce, un senzatetto dalla casa di cartone, che vive accampato sulle sponde di un torrente, nel parco vicino alla scuola.
Da un’iniziale diffidenza, fra i due nasce una cauta amicizia, ciascuno con i propri segreti, ma con una istintiva solidarietà reciproca. Con l’aiuto di questo ‘svitato’ dal berretto di lana rosso, Lenny riuscirà a compiere il viaggio indispensabile che fino a quel momento sarebbe stato impossibile: andare da Frankie, nel nord della Scozia. Un viaggio necessario, ma non per questo meno doloroso.
Di questo romanzo, sulla cui trama non voglio dire di più, sono apprezzabili diversi aspetti. Fra tutti, mi ha colpito in modo particolare la capacità dell’autore di svelare il segreto di Lenny un po’ per volta, attraverso i flash dei suoi ricordi o le sue riflessioni sulla vicenda che ha creato la difficile situazione in famiglia. Il protagonista ci racconta in prima persona il suo quotidiano, la fatica di vivere in un mondo in cui non si è accettati, le improbabili strategie di sopravvivenza a scuola, dove forse l’unica acquisizione positiva è la scrittura di haiku.
Un frammento alla volta affiora il ricordo dell’episodio che ha portato Frankie così lontano e Lenny non può che sentirsene responsabile, così come è convinto che anche i genitori condividano questo suo giudizio.
Il viaggio è di per sé metafora di un percorso dentro se stessi alla ricerca della verità. E dunque, dopo una prodigiosa performance musicale per le vie di Glasgow, ecco la strana coppia partire per il nord della Scozia.
I personaggi descritti da Conaghan sono realistici, intensi, soprattutto i due personaggi principali, Lenny e Bruce: siamo con loro sotto una pioggia gelida a mangiare fish and chips e a interrogarci su un domani pieno di incognite. Bella la descrizione di questa amicizia improbabile fra due persone, lontanissime per età, ma vicine nell’avere entrambi dei conti in sospeso con il passato. Apprezzabile anche l’approccio dell’autore, che affronta con delicatezza e ironia situazioni drammatiche, spesso solo accennate.
L’unica pecca, se così si può dire, è un finale in cui si vuole risolvere tutto, ma proprio tutto, quando forse lasciare le situazioni più indeterminate sarebbe stato più plausibile.
Consiglio caldamente la lettura a ragazzi e ragazze di almeno dodici anni, che non temano la lunghezza del romanzo, ma ne sappiano apprezzarne le sfumature.

Eleonora

“Sotto un cielo di cartone”, B. Conaghan, Edt Giralangolo 2024



lunedì 6 maggio 2024

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

L’ARTE DI ANDARE IN PEZZI


A chi non è capitato di trovarsi, in alcuni momenti della propria vita, di fronte ai frammenti delle proprie certezze per un lutto, una separazione, un brusco cambiamento di orizzonti?
Questo tipo di passaggi di vita, particolarmente difficili, accomuna tre ragazzi che frequentano la stessa scuola in una cittadina della Pennsylvania. Di questo parla il romanzo di Paul Acampora, ‘L’arte di andare in pezzi’, tradotto da Aurelia Martelli e pubblicato da Edt Giralalngolo.
Dunque, i personaggi: il primo, Oscar, è una promessa della squadra di football della scuola; ha perso da poco la sorella più piccola, Carmen, e non riesce, come è giusto che sia, a farsene una ragione. Poi c’è Noah, un ragazzino cresciuto fino a quel momento con la homeschooling; figlio di due artisti, è stritolato dalla loro recente separazione. Infine, Riley, una ragazzina fuggita con la madre da Philadelphia, dove hanno subito una rapina, per ritornare nel luogo dell’infanzia materno, distante anni luce dalla vita brillante, e pericolosa, di una metropoli.
Frequentano tutti e tre il corso di modellazione dell’argilla, con risultati molto diversi: Noah, figlio di ceramisti, è quasi un professionista; Oscar ce la mette tutta, Riley è proprio una frana.
Ma, ed è questo il filo conduttore della storia, essere amici, magari quasi per caso, significa sostenersi e aiutarsi nelle piccole e grandi cose: imparare a modellare in modo decente, resistere alla terribile notizia che non si potrà più scendere in campo, combattere contro i fantasmi del passato.
Seguiamo le storie dei tre ragazzi, che ci raccontano in prima persona, alternandosi di capitolo in capitolo, quanto gli avviene quotidianamente a scuola e a casa, spesso vivendo la stessa scena da punti di vista differenti.
La frequenza al corso di modellazione costituisce un po’ il filo conduttore che unisce i vari passaggi nelle vite dei tre amici e fornisce lo spunto per una metafora neanche troppo nascosta: come nelle tecniche giapponesi dei raiku e del kintsugi, che si fondano proprio sulla valorizzazione delle imperfezioni, delle fratture, sulla capacità di mettere insieme, in modo esteticamente impeccabile, i pezzi di un elemento apparentemente rotto; nello stesso modo, secondo l’autore, l’arte della sopravvivenza consiste proprio dal rimettere insieme i pezzi che un trauma ha disperso, ben sapendo che quella ferita non scomparirà.
Tutto questo i nostri personaggi non lo sanno, sono quattordicenni alle prese con una vita difficile; ma, questo è quanto ci racconta il romanzo, insieme riusciranno a rimettere insieme i pezzi delle loro vite e ad andare avanti.
Certo, il messaggio è espresso anche troppo chiaramente, ma questo romanzo ha diversi pregi: in primo luogo l’ironia, che pervade il racconto e alleggerisce le situazioni, di per sé drammatiche. In secondo luogo, la credibilità dei personaggi minori, lo zio prete, le mamme di Riley e di Noah, il coach, l’insegnante di modellazione: nella loro fragile umanità, sono ritratti di adulti imperfetti, ma non assenti.
Infine mi sembra appropriata la metafora della modellazione, con i riferimenti all’interessante estetica giapponese. Così come il richiamo al potere salvifico dell’amicizia, di cui ragazze e ragazzi hanno tanto bisogno.
Lo stile scorrevole e il ritmo sostenuto rendono la lettura adatta a ragazzi e ragazze a partire dai dodici anni.

Eleonora

“L’arte di andare in pezzi”, P. Acampora, trad. A. Martelli, Edt Giralangolo 2024

NOTERELLA AL MARGINE
Una piccolo nota sulla traduzione: viene usato sistematicamente il termine ‘modellaggio’, invece di modellazione. Mi sfugge la motivazione o la particolare interpretazione.


mercoledì 17 gennaio 2024

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

IL POTERE DELLA NARRAZIONE


Un interessante esperimento, che intreccia la realtà storica a un romanzo d’invenzione, è firmato da Simone Saccucci per i tipi di Edt Giralangolo: si tratta di ‘L’ultima ferita’, pubblicato nell’autunno dello scorso anno.
L’elemento storico del racconto è rappresentato dal personaggio di Marie-Catherine d’Aulnoy, autrice, nel 1690, della prima fiaba pubblicata in Francia e poi, nel 1697, di una importante raccolta di fiabe in quattro volumi dal titolo Les Contes des Fées.
La sua vita avventurosa è contrassegnata da un matrimonio combinato con un uomo di gran lunga più vecchio di lei, da tradimenti, congiure, fughe attraverso l’Europa, per poi tornare in Francia per trovarvi finalmente la pace.
Si tratta di un personaggio singolare, dotato di grande carattere e di capacità letterarie, che non ha mai mancato di rimarcare, nelle sue opere, miseria e disgrazia di un matrimonio combinato.
Come entra nel romanzo di Saccucci? Come creatura magica, una fata capace di viaggiare nel tempo e di intervenire nel destino delle persone: è così che intercetta la vita della protagonista, la giovane Maya che noi incontriamo nel momento del suo trasferimento da Parigi a Barneville, in Normandia, dove vivono i nonni.
Maya è una ragazzina infelice, consapevole del vuoto delle sue relazioni sociali, alla ricerca di una via di fuga. A indicargliela è il nonno, che la porta da una guaritrice, la nostra fata; qui si ferisce con le sue forbici magiche, che le aprono la porta dei viaggi nel tempo: si ritrova, infatti, nei panni della dama di compagnia di Marie-Catherine d’Aulnoy, proprio al tempo del suo infelice matrimonio.
Così comincia il faticoso viaggio alla ricerca di se stessa, volando da un secolo all’altro, imparando il piacere dell’avventura e dell’innamoramento e di quell’incantesimo particolare che è rappresentato dalla narrazione. Filo conduttore, in questo continuo movimento temporale, sono i libri e le storie che contengono, ancoraggio sicuro, ma anche strumento di fuga da una realtà che sembra soffocante.
In questo modo trovano senso e composizione le dinamiche familiari, in cui i genitori appaiono distanti, mentre i nonni rappresentano il vero punto di forza della protagonista; in questo modo, doloroso quanto le ferite fisiche che richiede, la ragazza riesce a ritrovare il senso del suo stare al mondo. Il passaggio da un mondo all’altro richiede, infatti, delle ferite sanguinanti, che la protagonista si infligge senza paura.
Con una struttura complessa, non sempre accessibile per le lettrici e i lettori meno formati, e con una componente metaforica che pervade ogni passaggio, il romanzo si segnala per l’originalità con cui affronta due tematiche principali: il disagio giovanile e il potere della narrazione, che riesce a trovarvi rimedio, quasi ne fosse una specifica terapia. Raccontare e raccontarsi, con tutti gli strumenti che la narrazione suggerisce, dal realismo all’invenzione poetica, diventa la via maestra per costruirsi e trovare posto nel mondo.
Proprio la complessità della struttura narrativa e dei temi trattati richiede lettrici e lettori già collaudati, di almeno dodici anni.

Eleonora

“L’ultima ferita”, S. Saccucci, Edt Giralangolo 2023






domenica 31 dicembre 2023

ECCEZION FATTA!

  

I NOSTRI FUOCHI D'ARTIFICIO
CHE SPARIAMO NELL'ETERE 
PER FARE LUCE
PER FARE RUMORE 
PER FARE MERAVIGLIA 
 
Il meglio di... un anno di libri, un anno di ragionamenti,   
un anno di recensioni su Lettura candita 
Per ogni libro, il nostro perché
(BUM!) 


Luglio 2023




perché

"Molteplici le ragioni per apprezzare questo libro. 
In ordine sparso sono: testo pieno di profondità, pensato per pubblico di lettori più grandi cui non sottrarre l'illustrazione, plot molto robusto, illustrazioni mozzafiato, scrittura letteraria e, last but not least, felicissima sintonia tra due autori. Qui alla loro sesta collaborazione in cui la felice intesa si declina in modi espressivi anche tra loro molto diversi: un esempio per tutti il bellissimo La mer et lui
Il valore 'filosofico' di questo racconto lo si intuisce (nel libro italiano, fin dal titolo, a scanso di equivoci) ben presto. 
Da una parte la solitudine del pastore: di chi ha deciso di fermarsi a metà di un sentiero, che verso valle porta all'abisso, e verso l'alto verso l'ignoto. Di chi ha deciso di tenersi lontano da tutte le cose, belle o brutte che siano, perché questo è il modo che conosce per vivere. 
Dall'altra quella di chi questo isolamento lo ha rotto, cambiando di fatto l'esistenza di una persona, anche solo con la sua presenza lì. 
Dentro la testa del pastore si forma l'idea, una delle tante, che assume subito il suo valore universale: non posso far finta che tu non esista e quindi per me niente sarà più come prima e dovrò misurare me stesso con questo... "


perché

"Luisa Mattia coglie in questo romanzo, scritto con uno stile scorrevole e solo all’apparenza ‘oggettivo’, un punto che contraddistingue gli adolescenti di oggi: la solitudine. Apparentemente circondati dal benessere, e questo non vale certo per tutti, non hanno in realtà chi presti loro ascolto: spesso non la famiglia e nemmeno la scuola."


Agosto 2023




perché

"Volendo sintetizzare al massimo si possono notare alcuni elementi di interesse solo in apparenza laterali. 
Il primo: Inga Moore è inglese per quel tanto che basta a farla disegnare e concepire un albo in questo modo. l secondo: Inga Moore è inglese per quel tanto che basta a farle prendere le sembianze di una autrice di classici per l'infanzia. Chessò, una come Beatrix Potter, tanto per dirne una. 
Il terzo: Inga Moore è inglese per quel tanto che basta a farla essere così sottilmente ironica nel raccontare una storia che altrimenti rischierebbe di essere mielosa un bel po'...."



perché

"Il mondo delle periferie urbane degradate, controllate dalle gang e da ben più temibili organizzazioni malavitose, ci viene rappresentato così, come un mondo chiuso, regolato da leggi tribali, in cui non può sopravvivere l’innocenza."


Settembre 2023



Di corvi e cornacchie, Britta Teckentrup (trad. Mara Carla Dallavalle) 

perché

"Il tono discorsivo che si allontana dalla mera informazione e indaga verso altre direzioni - dalla tradizione letteraria con corvi come protagonisti, alla mitologia che li ha sempre circondati  - assume il tono più confidenziale della narrazione orale permette al lettore di bersi in un fiato tutti i suoi libri del genere, e quindi a lettura ultimata, di richiuderli soddisfatto per aver sentito molte storie e per aver imparato anche un bel po'. 
Questa particolare direzione che certa divulgazione ha preso pare davvero interessante e ricca di stimoli per riflettere e ragionare su quale sia la strada migliore da fare per imparare e far imparare. Affrontare un argomento e osservarlo girandogli intorno per coglierne la complessità e lo spessore, non può che essere efficace. Permettere a teste differenti di interessarsi ad aspetti differenti mi sembra una bella idea."



perché

"Dunque due storie, con un finale inevitabilmente segnato, raccontano la vita di due giovanissimi nell’ambiente ostile di una tribù germanica dell’età del ferro. La Lowry fornisce ai giovani lettori e lettrici un esempio calzante delle modalità con cui l’intuizione di una scrittrice rende vivida e presente l’esperienza di ragazzi vissuti quasi due millenni fa. Lo fa proiettando volutamente le aspirazioni che lei stessa ritiene insopprimibili: l’aspirazione alla libertà e alla conoscenza. Nello stesso tempo fornisce un esempio di rigore, raccontando, nelle introduzioni ai due racconti, come ha raccolto i dati, le fonti storiche, le ricostruzioni fornite via via da archeologi e antropologi."


Ottobre 2023


In fuga con la flebo, Josephine Mark

perché

"Storie che hanno un bel nocciolo al loro interno. Un nocciolo che abbia in sé onestà e urgenza. Una storia che sappia raccontare lo spessore, la complessità della vita. Una storia che sappia raccontare diversi punti di vista. Una storia che sappia raccontare senza spiegare, ma semplicemente facendo vedere. Una storia che non abbia la pretesa di risolvere nulla, ma semmai quella più saggia di saper guardare dentro le cose. Una storia che, proprio perché onesta, sappia creare autentica emozione. 
E che faccia tutto questo con la necessaria leggerezza, ossia attraverso quella sottrazione di peso che per esempio di ottiene spesso e volentieri con l'ironia o attraverso la metafora. 
Lupo e coniglio leggerissimi nella loro struttura, così come leggerissimo è il loro linguaggio (a tal proposito un encomio andrebbe fatto a chi lo ha così tradotto con tanta levità). 
Alla faccia di tutti quei libri che si appesantiscono e si arrovellano per cercare di 'curare' la malattia e la paura che essa porta con sé con storie cucite intorno alla retorica, quella sì davvero insopportabilmente pesante, del tema."




perché

"Quello che trovo più apprezzabile in questo libro illustrato è la capacità di mostrare l’intreccio, nel corso concreto della Storia, fra la scienza, le sue frontiere, i suoi limiti, la politica degli Stati, la coscienza delle persone. Storia delle idee, rivoluzioni che hanno attraversato in moltissimi ambiti la cultura e la vita reale di generazioni. La scienza, dunque, non solo come scontro e incontro di idee, rivoluzionarie o meno, ma anche come espressione di una rinnovata visione del mondo."

Novembre 2023



Storie quasi di paura, Kotryna Zilė (trad. Adriano Cerri) 

perché

"Tutti e dieci i racconti sono scritti e tradotti con sapienza e grazia. 
Tutti e dieci racconti toccano questioni ancestrali. 
Ciascuna storia parte da un nucleo originario rappresentato dai racconti che il padre di Kotryna, un signore dai lunghi baffi spioventi, le faceva quando lei era piccola. Presumibilmente, turbandola quel tanto da renderne il ricordo indelebile. 
E infatti, a distanza di anni, ciascun racconto paterno è poi diventato a sua volta qualcosa d'altro: una storia del tutto diversa, spesso ambientata nel contemporaneo ma che con il nocciolo originario condivide l'atmosfera ombrosa, misteriosa, magica. Continuando a turbare e a rimanere altrettanto indelebile. 
Insomma, quel "quasi" che anticipa la parola paura, non rilassi nessuno. Anzi, abbia il compito di accentuare il senso di incertezza che, a ben vedere, è quello che si rivela più perturbante di qualsiasi orrendo mostro o strega crudele."

exequo



perché

"La complessità delle relazioni interpersonali. Tutti ma proprio tutti i libri di cui è autore unico ruotano inevitabilmente intorno a i rapporti che tengono assieme le persone tra loro. Una varia gamma di legami interpersonali che ognuno di noi - dai bambini fino agli adulti - può facilmente riconoscere. Non c'è suo libro in cui - con ironia ma anche con grande onestà - non vengano fuori le fragilità o le nostre buone pratiche di comportamento. La cura, il rispetto, l'invidia, la vendetta, la gelosia, la menzogna: pesci ladri, granchi spia, lepri bugiarde, tartarughe redente e tartarughe in cerca di affetto, armadilli pazienti e accoglienti. 
E qui? Un teschio ospitale e rispettoso e una ragazzina coraggiosa, generosa e misteriosa si fanno compagnia e condividono un pezzo di strada assieme. Lo spessore umano di entrambi i personaggi esce dunque dalla dimensione della fiaba e irrompe in quella che è la sfera emotiva."
 



perché

"Come sempre un testo denso, anche se in questo libro espresso con un linguaggio semplice, corredato dal necessario glossario, comprensibile anche da lettori e lettrici più giovani; un viaggio sintetico ed essenziale attraverso tematiche scientifiche e antropologiche, con lo sguardo multidisciplinare tipico dell’autore francese. Una sfida non indifferente nel coniugare semplicità e correttezza dei temi trattati."

Dicembre 2023



perché

"Ancora una volta le loro due teste si sono messe a giocare, spedendo le loro idee all'altro come fossero palline da tennis durante una partita. Da una parte Barnett e dall'altra Klassen, nel vederle arrivare, hanno dovuto trovare la risposta adatta. Uno con il testo e l'altro con le immagini. Chi ha vinto tra i due? Il terzo, ossia il libro, la storia, ovviamente. 
Possiamo immaginarci Barnett e Klassen che, seduti uno di fronte all'altro, si lanciano idee reciprocamente. Non sarebbe la prima volta. Sam e Dave così è nato e così è diventato quel perfetto meccanismo narrativo che è. Quel perfetto dialogo tra figura e testo..."




perché

"La storia della scienza è percorsa dall’aspirazione a trovare la legge universale, la regolarità assoluta che plachi l’incertezza di noi umani, persi nell’immensità del cosmo; e tuttora i fisici, in modo particolare, inseguono questo obbiettivo.
Per fortuna, di tutti questi dubbi non c’è traccia nel testo, che invece sollecita a coniugare la ricerca del bello con la ricerca dei suoi modelli, che indubbiamente anche i bambini cercano nel mettere in relazione oggetti anche diversi."

[fine]
 

mercoledì 5 aprile 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


SCIAMADDA



Frutto del lavoro dell’esordiente Antonella Botti, ‘Sciamadda’, che in ligure significa ‘fiamma’, è un romanzo che racconta la storia di una ragazzina dai capelli rossi, pubblicato da Edt Giralangolo: la protagonista vive a Genova all’inizio del ‘900 e pensa di partire insieme ai suoi genitori su un piroscafo diretto in America.
In realtà, a Clelia è riservato un destino diverso: deve restare a Genova presso la zia Elena, donna facoltosa ed arcigna, in un palazzo pieno di stanze, ma privo di tutte le persone che hanno animato la sua vita fino a quel momento.
Detesta la nuova vita e si sente tradita e abbandonata dai genitori, tanto che già al primo giorno combina un guaio: divincolandosi dalla zia, le rompe la preziosa collana di perle nere. A Clelia rimane in mano una di queste perle, che viene utilizzata per ottenere una profezia dalla ambigua Emila, una vecchia che si aggira nel porto e predice il futuro. La profezia di Clelia le impone di rimettere insieme ciò che è andato disperso, la collana, per poter vedere la sua vita tornare all’ordine precedente.
La ragazzina in qualche modo si adatta alla nuova vita, in cui la zia è praticamente assente e i suoi interlocutori sono le persone di servizio; si mette così alla ricerca delle perle che sono rimaste in casa, custodite dal maggiordomo Giorgio, e poi di quella che ha dato a Emila, trovando l’aiuto di Sebastiano, un ragazzo che lavora al porto e che aiuta la presunta medium nelle sedute che compie a casa di ricchi in cerca di risposte.
Sfruttando il dolore di parenti, oppressi da lutti recenti, la donna insieme a Sebastiano mette in scena lugubri apparizioni. Anche zia Elena, che ha perso l’amato figlio Alberto, partecipa ad una di queste sedute e, grazie all’aiuto di Sebastiano, in quella occasione Clelia riesce a recuperare l’ultima perla mancante.
Il romanzo, scritto in prima persona e tutto rigorosamente al presente, scorre via veloce, seguendo le scorribande che la giovane Clelia compie nei vicoli e al porto di Genova, incurante degli ordini e dei consigli che riceve. Ne emerge un ritratto vivido della città, del suo porto, della Compagnia dei Caravana, come allora si chiamavano gli scaricatori di porto, delle rigide differenze sociali. Lo sfondo su cui si muovono i personaggi delinea con chiarezza la durezza della povertà e le motivazioni di chi, con il poco in suo possesso, partiva alla ricerca di fortuna nella lontana America.
Nello stesso tempo viene reso con grande sensibilità la difficile vita di Clelia, che si sente abbandonata dai genitori e costretta ad una vita, per quanto agiata, che non ha scelto. Il suo è un personaggio femminile pieno di sorprese, una ragazzina intraprendente, coraggiosa, cui poco si adattano corsetti e merletti. Non esita a fuggire di notte, calandosi dalla finestra, si traveste per partecipare alla seduta della medium, tutto per mettere insieme non solo i pezzi della collana , ma anche quelli della sua vita.
La lettura, scorrevole e avvincente, è consigliata a ragazze e ragazzi, a partire dagli undici anni, che amino l’avventura.

Eleonora

“Sciamadda”, A. Botti, Edt giralangolo 2023