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lunedì 2 gennaio 2017

ECCEZION FATTA!

Maggio 2016


perché:
"Raccontare che per raggiungere un risultato occorre impegnarsi duramente (per poi magari, non arrivarci neanche mai).
E quindi raccontare il proprio limite, la propria sconfitta per manifesta 'piccolezza', tutto questo può essere terreno di discussione con bambini e bambine che lo vivono sulla loro pelle quasi quotidianamente. E che bel terreno per farlo: una giungla di Rosseau sullo sfondo in cui i piccoli (più piccoli e meno piccoli) agiscono in un mondo che sembra tutto loro."



Il Piccolo Regno. Una storia d'estate, Wu Ming 4, Bompiani 2016 


perché:
"è un romanzo esemplare. Racconta, come pochi sanno fare, quel passaggio cruciale, quel momento preciso, magari proprio quell'estate, in cui un evento particolare sancisce la fine di una stagione della vita.

Prima di quel momento, la Gente Bassa, i bambini, hanno vissuto nel loro Regno, fatto di piccole e grandi avventure, di segreti, di patti inviolabili, di un linguaggio vicino al mondo animale, di luoghi proibiti alla Gente Alta, gli adulti, che sorvegliano da lontano lo svolgersi del racconto dei piccoli."
 
 
Giugno 2016
perché:
"È impossibile resistere alla chimica perfetta che tiene insieme questi due personaggi così diversi tra loro, eppure così complementari. Sono come due pezzi di puzzle: uno ha un profilo 'sporgente' con un ego esuberante e l'altro un profilo 'cavo', dato dalle timidezze, che si rivela sempre accogliente per il primo.
L'incastro tra i due, alla fine di ogni storiellina (sono sette in totale), è perfetto.
Forse è per questo invisibile quid, un flusso osmotico tra l'uno e l'altro, che la loro amicizia non teme scossoni e anche se arriva al limite estremo, trova sempre una buona ragione per ricomporsi." 
 
 
perché:
"E' un romanzo dalle diverse valenze, scritto con grande naturalezza e un grande gusto per l'avventura: prende il lettore o la lettrice desiderosi di immergersi in una storia appassionante, ma nello stesso tempo avvicina i più giovani alle atmosfere di un'epoca nemmeno troppo lontana, che ha ispirato scrittori e registi di Hollywood.
Mi sembra davvero una bella prova d'autore."
 
 
 Luglio 2016
 
 
perché: 
"Un libro prezioso, per imparare e imparare a fare, due momenti che dovrebbero andare di pari passo; un ulteriore sviluppo di quell'approccio attivo all'arte e al sapere che si era già visto nella precedente collana, dedicata proprio all'arte dei maestri.
Di libri che fossero dei manuali per naturalisti se ne erano già visti, magari provvisti di un piccolo kit per la cattura, vogliamo sperare incruenta, degli insetti; quello che è sicuramente nuovo e stimolante è coniugare arte e scienza."

 
perché:
" Biagio, il pulcino mascherato, rappresenta forse la miglior sintesi di quello che secondo Ponti è il pensiero, il modo di leggere il mondo, di un bambino o di una bambina.
Se partiamo da questo ultimo punto, direi nodale, per capire a fondo i libri di Ponti, non possiamo non soffermarci su un particolare essenziale: la maschera che Biagio indossa. È lui stesso -in una rarissima, forse unica, intervista rilasciata in occasione del libro celebrativo dei 20 anni di carriera di Ponti (uscito solo in Francia per L'ecole des loisirs nel 2006), che ci svela una chiave importante per capire il senso di quella maschera: c'est le poussin qui met le masque qui devient Blaise. Lo sospettavo: dunque non esiste un unico Biagio, ma ogni pulcino che la indossa è Biagio per un po'!"
 
Agosto 2016
 

perché:
"la vita canina raccontata in prima persona dai protagonisti a quattro zampe consente al giovane lettore di vedere le cose da un altro punto di vista e la presenza anarchica, con tutta la sua carica liberatoria, degli amici pelosi acquisisce tutta un'altra valenza. Il mondo ad altezza del naso di un cane ha un ordine di valori diverso, che è bene capire prima di essere travolti dalle improvvisazioni del nostro compagno di strada."
 
perché: 
"Il carattere di eccezionalità di questo libro si ritrova in diversi aspetti.
Provo a elencarli in ordine crescente di importanza.
Il primo è la sua lunghezza e il suo rapporto tra testo e immagine, laddove il primo si prende la libertà di un respiro più ampio: è un albo di quasi 50 pagine.
Il secondo sta nel 'dream team' che lo ha concepito: Eoin Colfer e Oliver Jeffers. Due giganti che duettano alla pari in un'intesa assoluta, che forse deriva da una consolidata amicizia o, più probabilmente, da una radice di pensiero e sentire comune che è l'Irlanda. A questo si aggiunga il terzo grande calibro che è la traduttrice dell'edizione italiana, Chiara Carminati, che si rivela voce perfetta nell'aver saputo cogliere la leggerezza e la poesia con cui i due irlandesi raccontano il senso ultimo dell'essere amici, veri o immaginati che siano." 
[continua] 
 

venerdì 30 settembre 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA VITTORIA DEL GATTO ALQUANTO BRUTTINO

Milioni di gatti, Wanda Gág (trad. Cristiana Rocchi)
Elliot 2016

ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)

"Gatti qui, gatti lì
gatti e gattini ovunque,
centinaia di gatti, migliaia di gatti,
milioni e milioni di gatti.
'Oh!' esclamò pieno di gioia l'uomo molto vecchio. 'Ora posso scegliere il gatto più carino e portarlo a casa con me!' Quindi ne scelse uno."


L'uomo vecchio è in cerca di un gatto perché la sua vecchia moglie ha espresso il desiderio di averne uno per addolcire un po' la solitudine della loro vita. Il vecchio però è di fronte al dilemma della scelta. Nella collina ricoperta di gatti che ha appena raggiunto i gatti sono innumerevoli e se il primo gli pare carino, lo stesso può dirsi per il secondo, il terzo fino all'ennesimo che incontra andando avanti sulla sua strada. Non sapendo (o non volendo) scegliere, decide di portarli indietro tutti. Al loro passaggio prosciugano uno stagno per la sete, e mangiano tutti i ciuffi d'erba per la fame. Arrivato a casa con la moltitudine di gatti, la saggia maglie gli fa presente che mai e poi mai avrebbero potuto tenerli tutti con sé.


E la scelta che lui avrebbe dovuto fare sulla collina dei gatti, va fatta ora, prima di essere fagocitati essi stessi.
Scegliere è difficile e prevede un'assunzione di responsabilità, così i due vecchi decidono che potrebbero essere i gatti stessi a decidere tra loro chi sia il più carino.
Una vera gazzarra tra i milioni di gatti costringe i due vecchi a ritirarsi in casa. Ma dopo il baccano furioso scende il silenzio: nessuna traccia di gatti rimasti... Forse.


Un quesito filosofico non da poco quello che i due vecchi hanno posto ai gatti.
Una domanda che forse non ha una sua risposta univoca, ma che certamente ne genera altre, ancora più intriganti.
Che cosa è il bello? Esiste un unico bello, o ognuno elabora il suo? Ci può essere qualcuno che stabilisce le regole per dire che una cosa può considerarsi bella? Il bello è una cosa che si ferma alla propria forma o è qualcosa che riguarda anche lati nascosti alla vista? E ancora: E' vero che le cose belle hanno a che fare con la felicità? Sono belle perché ci rendono felici? Oppure noi siamo felici perché loro sono belle?
Non rimane che mettersi lì a discutere con il rischio di litigare a morte come hanno fatto i gatti.
Non sarà un caso che questo libro dal 1928 non ha mai interrotto le sue pubblicazioni. E non sarà un caso che abbia vinto il Newbery Honor a un anno dalla prima pubblicazione e il Lewis Carrol Shelf Award ancora a una trentina d'anni di distanza.
Fin dall'inizio questo libro ha sbandierato le sue evidenti e numerose qualità.
Nel contenuto che, per il carattere universale e atemporale del tema, è assimilabile a molte fiabe classiche.
Nel testo che si presenta così musicale, pieno di rime interne e raffinate scelte lessicali (in questo la traduzione fatta da Cristiana Rocchi è accuratissima e rispettosissima, nell'uso parsimonioso della parola 'bello' intorno a cui tutto ruota, un po' meno, anche se si intuisce la ragione, nell'aver addolcito l'originale inglese che narra la lotta tra gatti).
Nelle immagini che si dichiarano così innovative anche nei confronti del supporto stesso. Non si può non notare come Wanda Gág domini la pagina, anche doppia, come dimostrano le diverse soluzioni che adotta: testo e immagini su pagine distinte, pagine che contengono entrambi, immagini che superano serenamente la linea di cucitura, bozzetti di interni, sequenze che ricordano il fumetto. 


Infatti a Millions of Cats è stato riconosciuto il merito di essere il primo picturebook della storia.
Considerato il suo capolavoro, nonostante avesse realizzato anche altri libri per bambini, Million of Cats deve la sua qualità a due fattori principalmente: da un lato l'indubbio talento di questa grande artista dell'incisione e dall'altro la sua consapevolezza che il valore estetico di un libro si conferisce tout court. E' irrilevante che esso sia pensato per un pubblico di bambini o un pubblico di adulti perché la cura messa in ogni dettaglio, compreso il lettering disegnato a mano dal fratello, le faceva dire a proposito delle sue illustrazioni "as much a work of art as anything I would send to an art exhibition."


Già pubblicato in Italia nel 1945 (nel 2013 Trauben ne cura una edizione anastatica), Elliot lo rilancia in una bella operazione di 'recupero' di monumenti della narrativa illustrata per i più piccoli e le più piccole.
Evviva!

Carla



mercoledì 3 agosto 2016

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


 UN CANE IRRESISTIBILE


Uscito originariamente nel 1902, A Dog Day, scritto da Walter Emanuel e illustrato con arguzia da Cecil Aldin, è un piccolo gioiello di ironia e di sincero affetto per gli scodinzolanti amici dell'uomo.
Ora è stato tradotto da Marzia Grillo per l'editore Elliot, cui saremo eternamente grati per questo regalo: è la cronaca, raccontata in prima persona dal simpatico protagonista, di una giornata qualunque, ma decisamente movimentata, del cagnolino di casa Brown.

Si comincia da un risveglio sottotono, per il sonno turbato, durante la notte, da un incauto ladro, che, dopo essersi guadagnato la simpatia del nostro amico con una generosa bistecca, casualmente gli pesta la coda provocando i guaiti che svegliano tutta la famiglia. Bella la vita di un eroe per caso, coccolato e viziato da tutta la famiglia, esclusa solo l'arcigna zia Brown. Ma la mattina scorre veloce, con il furto della colazione dei gattini, l'inseguimento della nemica mortale, la Gatta, e un odiato bagno che lo rende, per poco, pulito e profumato.


Come sopravvivere ad un tale oltraggio se non sgusciando fuori dalla porta per rotolarsi allegramente nel fango? Più gratificante di una siffatta attività è solo andarsi a rotolare ancora, così conciati, sul letto della megera.
Arrivata l'ora di pranzo, non è difficile intercettare, sulla propria strada, qualche osso, due o tre pezzi di spezzatino, un piatto di tonno con maionese, un budino da leccare, giusto un attimo prima che sia portato in tavola, fra una sgridata e una carezza, con la famiglia divisa su come e cosa premiare o punire.
La più amata non può che essere Miss Brown, quella con il cuore tenero e gli zuccherini sempre pronti a consolare.


Dunque, la giornata scorre così, fra un furto in cucina, una improvvisa galoppata in camera da pranzo, un inseguimento con l'odiosa gattaccia, che osa tirar fuori le unghie, i gattini da derubare sistematicamente e lo stomaco che talvolta, ma dura poco, protesta per gli eccessi alimentari. C'è anche un tappeto da distruggere, il carbone da mangiare e i rocchetti di spago da sparpagliare, attività talmente faticose da richiedere frequenti sonnellini.


Una normale ordinaria giornata da cane viene descritta con divertita ironia da chi i cani li doveva conoscere molto bene: un po' come in Io sono soltanto un cane, di Jutta Richter, la vita canina raccontata in prima persona dai protagonisti a quattro zampe consente al giovane lettore di vedere le cose da un altro punto di vista e la presenza anarchica, con tutta la sua carica liberatoria, degli amici pelosi acquisisce tutta un'altra valenza. Il mondo ad altezza del naso di un cane ha un ordine di valori diverso, che è bene capire prima di essere travolti dalle improvvisazioni del nostro compagno di strada.


Questa è la chiave umoristica che regge il breve racconto accompagnato dalle immagini regalate da Aldin: in pieno stile '900, vediamo questo cagnolino senza razza correre, mangiare, dormire, poi correre, mangiare, dormire con una vitalità e simpatia irresistibili.
Le illustrazioni di Aldin sono perfette per accompagnare il racconto, pagina per pagina, cogliendo espressioni, atteggiamenti e malefatte canine con affettuoso realismo.
E' un libro piccolo, ma solo per il formato, e prezioso per lettrici e lettori di tutte le età, che vogliano sorridere sul mondo dei cani e dei loro irretiti padroni.

Eleonora

“Un giorno da cani”, W. Emanuel e C. Aldin, Elliot 2016


lunedì 10 novembre 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


TAPPI QUADRATI PER BUCHI TONDI
Macchine e invenzioni bizzarre, William Heath Robinson
Elliot 2014


ILLUSTRATO PER MEDI (dagli 8 anni)

"E' possibile giocare a tennis da un balcone all'altro? E come preparare un bagno rilassante in pochissima acqua o impiegare dieci uomini e un macigno per spremere un singolo limone? Ma potrebbe anche essere necessario estirpare una verruca, e allora non c'è niente di meglio che utilizzare un orologio, un filo, due libri, un innaffiatoio e qualche tazzina da tè."


Soluzione per guadagnare spazio: un tavolo allestito con un banchetto di nozze che si solleva sopra la testa degli invitati (perché forato ad hoc) per permettere loro di conversare senza le stoviglie in mezzo. Palestre per topi di appartamento, in cui i ladri possano esercitarsi alla difficoltosa salita tra i comignoli. Macchinetta molto simile a tosaerba per tagliare i capelli in serie ai bambini di una intera classe. Soluzione magnetica per assistere pattinatori sul ghiaccio senza essere visti. Utile sistema di depistaggio per bombe nazi che prevede lo spostamento in verticale del villaggio preso ad obiettivo.


Divise in cinque macro categorie -casa, lavoro, scuola, tempo libero e guerra- sono circa ottanta le tavole di William Heath Robinson che compongono questo insolito libro. Ogni tavola consta di una didascalia che prende molto sul serio se stessa e il contenuto dell'immagine sovrastante. E già in questo si comincia a percepire lo spirito del libro e, più in generale, lo spirito che mosse Heath Robinson a disegnare per un quarantennio le sue Contraptions.
Contraption è marchingegno, aggeggio, apparecchiatura, congegno, affare, insomma 'macchinario non convenzionale, solitamente lontano da ogni tipo di produzione seriale, spesso complicato, indaginoso, macchinoso e, di solito, molto divertente soprattutto per la sua completa inutilità".


L'essere para-inutile e l'essere para-irrealizzabile, l'essere pensato secondo una scala dimensionale sovrastimata, l'essere caratterizzato da una complessità meccanica anch'essa esagerata rispetto alla funzione fa sì che questo genere di oggetti sia in primo luogo esilarante.
Sorge spontanea la relazione tra questi aggeggi e le macchine impossibili e i marchingegni assurdi visti nel mondo dell'animazione cui Ilaria Tontardini nella prefazione allude, citando Wallace & Gromit di Nick Park, o il più recente Galline in fuga (a questi aggiungerei gli stranissimi arnesi -made in ACME- che ancora prima Chuck Jones disegnava per Wile E. Coyote perché riuscisse a catturare l'imprendibile Road Runner). Tutti loro ci hanno sempre fatto molto ridere.
Ma nel caso dei Contraptions di Heath Robinson si ride non tanto per la complessità dei marchingegni, anzi essi ci appaiono tutto sommato esili nel loro essere fatti essenzialmente di corde e carrucole, pesi e contrappesi, quanto per l'aspetto umano legato a detti oggetti, ovvero per la loro funzione, molto più che per il loro funzionamento. È sottile ma implacabile l'ironia, tutta britannica, di Heath Robinson che si fa beffe dei suoi stessi compatrioti che sentono la necessità di accendersi il sigaro con macchine infernali oppure costruirsi impalcature complicatissime per svegliarsi la mattina, piuttosto che utilizzare un semplice accendino o una comune sveglia. Sarebbe da veri parvenu.


E ancora più crudele e cinica è l'ultima sezione del libro, vertice di un crescendo costante, quella dedicata alla guerra; a mio parere la parte più bella del libro nel suo humour 'glaciale'.
Una per tutte: camouflage contro camougflage, nella sua tagliente ironia, 'fotografa' in un solo disegno ciò che abbiamo appreso sull'assurdità della guerra, dopo aver letto pagine e pagine di letteratura.



Carla

Noterella al margine. I britannici, coerenti al loro proverbiale sense of humour, non hanno serbato 'rancore' a questo stigmatizzatore di costumi, anzi gli hanno conferito l'onore di finire nel dizionario: Heath Robinson in inglese significa proprio marchingegno complesso e piuttosto inutile. Oxford Dictionary docet








lunedì 4 febbraio 2013

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)

SULLE ZAMPE DELL’UTOPIA

Si può sopravvivere credendo ad un sogno, anzi credendoci tanto da trasformarlo in realtà?
Ci sono due libri che lo sostengono fortemente.


Il primo, Quindici giorni senza testa, di Dave Cousins, è esplicitamente un libro per ragazzi, ma per ragazzi ‘grandi, direi sopra i tredici anni.
Racconta con affettuoso disincanto l’incredibile corsa contro il tempo di Laurence, che cerca di salvare la propria traballante famiglia, costituita da un fratello più piccolo che crede di essere un cane e da una madre alcolizzata. Costei di punto in bianco, travolta dall’ennesimo fallimento, se ne va, lasciando i figli da soli e senza il becco di un quattrino.
Laurence cerca di mandare avanti il menage familiare e, nello stesso tempo, partecipa, sotto mentite spoglie, ad un quiz radiofonico. In palio, una splendida vacanza con la quale il ragazzo spera di ridare speranza e futuro alla propria famiglia. Intanto è necessario che nessuno sappia che mamma se ne è andata, quindi Laurence compie uscite ben studiate, vestito da donna, per ingannare l’occhiuta vicina di casa, già pronta a chiamare i servizi sociali. E poi bisogna riuscire a mettere qualcosa sotto i denti, continuare ad andare a scuola come se niente fosse, mentre la speranza di rivedere la mamma si affievolisce. Ma la determinazione a vincere la famosa vacanza è talmente grande da spingerlo non solo a continuare le interminabili puntate del quiz, ma anche a svolgere una faticosa e pericolosa indagine sulle tracce etiliche della madre. Questo romanzo, pur nel giusto happy end, non risparmia nulla al giovane lettore, nel descrivere il baratro in cui può sprofondare un’alcolizzata, così come non rende rosea la ‘vacanza’ dei due fratelli abbandonati, con una casa sempre più sporca, con i soldi che finiscono, con Jay/Scooby Doo che cerca sempre più frequentemente la mamma.
Per fortuna ci sono gli amici e le imprevedibili amiche; per fortuna c’è la speranza incrollabile, il desiderio insopprimibile, l’utopia che le cose si possano cambiare, anche se con fatica e con dolore.


‘Senza magia la vita non è niente. Senza utopia, vince il cinismo’.
Questa è la filosofia del secondo libro che vi propongo, di Marc Michel-Amadry, Due zebre sulla trentesima strada. Libro sicuramente per adulti, ma con un forte accento favolistico: fa ruotare le vicende personali dei diversi personaggi intorno allo zoo di Gaza e al suo coraggioso direttore Mahmoud Barghouti, che per far felici i bambini dipinge a strisce bianche e nere due asini, dopo che le zebre dello zoo erano passate a miglior vita a causa della fame. Questa pazzesca idea, della felicità dei bambini in un luogo privato di tutto, diventa il perno della vita di un fotografo, di uno scrittore, di un’artista, di una dj berlinese. La missione diventerà far sì che Gaza abbia un vero zoo, Barghouti partirà per New York e le vite dei diversi personaggi, come in un meccanismo ben oliato, si concentreranno tutte intorno al sogno di un oscuro direttore di zoo.
Senza poter credere nella possibilità di cambiare il mondo, le asprezze della vita reale, le solitudini, le crudeltà diventano insopportabili.
Come si comprende, questa piccola storia suggerisce al mondo adulto quella capacità di guardar oltre che sembra aver perduto da tempo.

Eleonora


“Quindici giorni senza testa”, D. Cousins, San Paolo Edizioni 2013
“Due zebre sulla trentesima strada”, M. Michel-Amadry, Elliot, 2012



martedì 8 maggio 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

ROSSO CILIEGIA: QUANDO UN LIBRO TIRA L'ALTRO

GUARDA, UN LIBRO!, Libby Gleeson, Freya Blackwood
LO Officina Libraria, 2012


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

Una vecchietta che spinge un carrello ai margini di una baraccopoli, seguita dal suo cagnone marrone perde dalla tasca del suo grembiule sdrucito un libro dalla copertina rossa. A trovarlo sono due bambini che se ne prendono cura. Devono evitare che si copra di polvere, che si bagni, che il cane lo morda. Se saranno in grado di fare tutto questo, quel libro si portà leggere e rileggere e ancora rileggere.


Come dire, niente di nuovo sotto il sole. Non è il primo libro, né sarà l'ultimo che parla di sè ai bambini, che ricorda loro, attraverso un testo breve breve che leggere è una cosa bellissima. Un po' di retorica sulla lettura, non la si nega a nessuno e quindi non spareremo su questo titolo. Ma non lo faremo soprattutto per un'altra ragione: le sue immagini. Nei grandi spazi immaginativi che il sottile testo di questo libro lascia, si insinua l'acquerello di Freya Blackwood (che già avevamo avuto modo di apprezzare qui) che ci dà una sua personalissima lettura della pratica del leggere.
Il contesto in cui l'intera vicenda si snoda è inaspettato e a mio avviso pieno di citazioni di altri riferimenti letterari molto qualificati.
Per primo penso al famoso Red Book che uscì anni fa e che poi fu pubblicato in Italia da Il Castoro nel 2007. Un silent book davvero strepitoso pieno di buone idee che catturavano il lettore in un continuo girare e rigirare delle pagine.
La seconda citazione mi pare possa essere Lisbeth Zwerger, i cui disegni hanno incantato intere generazioni di lettori, che sembra essere stata il trampolino di lancio da cui è partita Freya Blackwood. La terza citazione pare un altro caposaldo dell'immagine nei libri per bambini, e penso all'immaginario surreale in cui si ambientano le storie di Shaun Tan e penso in particolare ad alcuni disegni di Piccole storie di periferia (Rizzoli 2008, o a Oggetti smarriti, Elliot 2009). 


La Blackwood mi pare ami quello stesso gusto visionario se guardate soprattutto le ultime tavole in cui la città si trasforma in una metropoli fatta di rifiuti, scatole diventate giganti e assimilabili per volumi a grattacieli o palazzi tra cui i nostri protagonisti, novelli Alice, volano a cavallo di un bottiglione vuoto di coca cola. Ed ecco la quarta citazione: Alice e il suo onirico trasformarsi da grande a piccola, esattamente come capita ai due bambini con la vecchia nonna e il cane.
Chissà se tutto ciò avviene consapevolmente nella testa dell' illustratrice o se è solo frutto della mia immaginazione? A ben vedere, che sia consapevole o meno il richiamo ad altro, rende questo libro caro a miei occhi.

Carla

domenica 8 aprile 2012

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)

ALBERI: RAGIONE E SENTIMENTO

Vi propongo un curioso percorso che parla di alberi, in varie forme; di libri dedicati agli alberi non ce ne sono moltissimi, non hanno il ghigno feroce dei T.Rex,non hanno lo sguardo tenero dei cuccioli. 


Eppure…per parlare di alberi partirei da un libro del 2010, direi quasi ignorato dal pubblico: si tratta de Le Isole del Tempo, libro di, pensate un po’, paleobotanica, ovvero concernente le piante preistoriche, illustrato con grande cura da Riccardo Merlo; una ricostruzione puntigliosa del mondo preistorico tanto frequentato dai bambini, dal punto di vista delle piante. Un libro raffinato e inusuale, che ne racconta con grande semplictà e precisione, l’evoluzione. 


Altrettanto raffinato Alberi, di Pia Valentinis e Mauro Evangelista : una rassegna, insieme didascalica e poetica, delle specie arboree nostrane, affiancate da spiegazioni e poesie: cosi si susseguono ulivi, meli, ciliegi (e qui una digressione sulla cultura giapponese), querce, olmi, con il loro carico di foglie, di fiori e di racconti. 


Cultura contadina ed emozioni, spiegazioni scientifiche e poesie prese dalla cultura europea. Compagni di vita, fonte di ricchezza, irrinunciabile presenza del nostro paesaggio; maestosi, lineari, tormentati e attorcigliati, simboli muti, amati e detestati. 


Non so se vi capita mai di assistere alla potatura degli alberi di un parco o di un viale cittadini: i miserabili tronconi che ne risultano sembrano testimoniare più che altro il fastidio, cui va posto rimedio, che provoca la presenza di tanti rami, di tante foglie; che importanza fa, se in estate sentiremo più caldo, tanto c’è l’aria condizionata, la nostra vita è concepibile solo se inscatolata, dentro una macchina o dentro una casa. Per non parlare di potature e abbattimenti criminali di alberature secolari. E’ come se non fossimo in grado di vedere,o se non lo volessimo fare, questa vita che cresce nonostante noi, in qualche modo incastonata nella struttura urbana,come se la comunità cui apparteniamo non considerasse quella vita un valore.
E invece, eccoli, questi monumenti viventi alla pazienza, alla lenta costruzione, che vivono e crescono ignorandoci , alimentando, proteggendo, ospitando miriadi di animali grandi e piccoli, di cui spesso ignoriamo l’esistenza. 


Ce lo ha raccontato, sinteticamente, il libro Un albero è… di Marina e Fabrizio Barbero, oppure, in modo divertente e giocoso,  



Saremo Alberi di un altro Mauro Evangelista, scomparso prematuramente nel 2010: descrivere e disegnare gli alberi con un pezzo di corda, un percorso visivo e tattile contemporaneamente.


A raccontare la difesa di un albero pensa Gary Crew in Memorial, illustrato da Shaun Tan: un ragazzino cerca di impedire il taglio di un albero secolare che, guarda caso, ‘e’ un pericolo per il traffico, dicono. Sta sollevando l’asfalto. Ricopre le auto di semi’ e così via. La vita sporca, impiccia, vorremmo piante che non devono essere innaffiate, cani robot che non fanno la cacca, bambini che non strillano in mezzo alla strada. Per fortuna, almeno finora, l’incredibile insieme di viventi che si è evoluto sul nostro pianeta, anche a costo di estinzioni e ripopolazioni, riesce a resistere all’ansia distruttiva, qualche volta anche inconsapevole, che le nostre comunità riescono ad esprimere. 
 

Ho titolato ragione e sentimento proprio per questo, perché possiamo guardare alla vita, cercando di capirne i molteplici aspetti e la storia, le ragioni di esistenze tanto disparate; e possiamo guardarla animate da stupore (quello filosofico di Platone e Aristotele) per l’incredibile bellezza e molteplicità che abbiamo la fortuna di poter ammirare. Questo stupore e questa ammirazione, così come la curiosità di comprendere, esaminare e catalogare, lasciamola fiorire, è il caso di dire, nei nostri bambini.


Eleonora

Alberi”, P. Valentinis  e M. Evangelista, Rizzoli 2012
Un albero è…” M e F. Barbero, B edizioni design 2007
Memorial”, G. Crew e S. Tan, Elliot 2011
Isole del tempo. Avventure nel mondo verde preistorico”, M. Mazzanti, G. Bosi, R. Merlo, Editoriale Scienza 2010
Saremo alberi”, M. Evangelista, Artebambini 2011