lunedì 30 maggio 2022

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

AVANTI E INDIETRO NEL TEMPO



Davvero originale l’idea di pubblicare due versioni della stessa storia in due libri distinti: si tratta di ‘Temporali’, di Davide Morosinotto, pubblicato da Camelozampa nelle versioni ‘Fabula’ e ‘Intreccio’. In altri termini, nella versione ‘Fabula’, gli eventi sono raccontati nell’ordine cronologico in cui avvengono, nella versione ‘Intreccio’ la narrazione salta avanti e indietro nell’ordine temporale, mescolando diversi fili narrativi che solo alla fine si dipanano. I capitoli in entrambi i casi sono gli stessi, cambia invece l’ordine con cui sono proposti.
Al di là della modalità di narrazione, lineare o intessuta di flashback e flashfoward, la trama ha il suo punto zero in un attentato presso un liceo di Bologna, con molte vittime; a volerlo evitare c’è una squadra di Agenti Temporali, che da Praga sorvegliano gli eventi più drammatici. Per evitarlo, una di questi agenti, Michela Falco, viene spedita indietro nel tempo a Bologna, al massimo ventiquattro ore prima dell’evento. L’intervento della giovane militare deve essere infinitesimale, quel classico battito d’ala di farfalla in grado di scatenare uragani: infatti deve interferire il meno possibile con i ‘Passati’, cioè le persone attive in quella circostanza. Solo che la prima missione non ha successo e neanche la seconda e neanche la terza. In questo snodo si inserisce uno dei colpi di scena più riusciti.
Ma qual è la causa scatenante di questa tragedia? A collocare la bomba è un ragazzo, Enrico, devastato dai problemi personali e familiari, un padre in fuga, una madre assente e la ragazza che ha un flirt con il padre. Così cresce nella sua mente il desiderio di distruzione, una vendetta contro il mondo che deve deflagrare insieme ai candelotti di esplosivo che ha sottratto da un deposito del padre. A fianco a lui c’è Ron, un ragazzo normale che casualmente incontra Michela e coglie le sue singolari sparizioni. A complicare, ma solo apparentemente, questa vicenda c’è anche il tentativo di vendetta di un malvivente, il Grande, che cerca di individuare il traditore che ha determinato il suo arresto.
Come si vede, c’è moltissima carne al fuoco sia sul piano narrativo che su quello dei riferimenti a grandi tematiche. Mi sembra centrale il riferimento alle stragi nelle scuole, che ancora non ci hanno toccato; nello stesso tempo è vivissimo nel cuore e nella memoria di Bologna la strage della Stazione. C’è poi il tema del disagio giovanile; infine il grande omaggio a uno dei temi più classici della fantascienza, quello dei viaggi nel tempo, a partire dallo storico romanzo di Wells. A questo riguardo mi sembra interessante aver ridotto l’arco temporale in cui è possibile agire sul passato a sole ventiquattro ore, quasi a volerlo rendere credibile: tutti gli attori in gioco vivono nello stesso presente e a modificare il corso degli eventi sono piccoli dettagli solo all’apparenza ininfluenti. Ancor più interessante il tema di chi decide cosa vada modificato nel passato per rendere il futuro migliore: lo scontro di visioni sulle diverse opzioni potrebbe presentare paradossi non meno inquietanti di quelli relativi ai cambiamenti operati nel passato, basti pensare alle ‘buone intenzioni’ di chi reprime il crimine in ‘Rapporto di minoranza’, di Dick. Ma la buona fantascienza vive di inquietudini e di dubbi, di paradossi e di contraddizioni.
Morosinotto è un efficace costruttore di storie e qui lo è al limite del virtuosismo, con le consuete ricostruzioni d’ambiente, dettagliatissime e precise; mi convince meno il riferimento a una fascia di lettrici e lettori adolescenti, in questo momento orientati in altre direzioni. Sicuramente il linguaggio e alcune situazioni richiedono lettrici e lettori maturi, a partire dai quattordici anni.
Bella lettura estiva, intrigante come poche con quella giusta dose di colpi di scena che i nostri lettori giovani amano tanto.

Eleonora


“Temporali. Fabula”, D. Morosinotto, Camelozampa 2022
“Temporali. Intreccio”, D. Morosinotto, Camelozampa 2022








 

venerdì 27 maggio 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

BALLATA AMOROSA 

Bimbo birbone e la sua mamma, Barbro Lindgren, Eva Eriksson 
(trad. Laura Cangemi) 
Iperborea 2022 


ILLUSTRATI PER PER PICCOLI (dai 4 anni) 

 "Col bimbo le toccava giocare a nascondino 
e mai che alla mattina lui fosse nel lettino. 
Fin dentro all'orologio o in cima a chissà cosa
 doveva la sua mamma cercarlo tutta ansiosa! 
In una notte calma, quel bimbo temerario
 si arrampicò in silenzio fin sopra il lampadario..." 

Che non sia un bambino tranquillo lo si intuisce subito. Il fatto è che a lui vengono ogni tanto delle idee pazze: un tuffo a testa prima nella schiuma nell'acquaio; o ancora sparire dentro il water giù di sotto per poi riemergere in men che non si dica; oppure arrostire salsicce di maiale e arrivare a un cincino dal dar fuoco alla casetta. Addirittura un giorno sparire per delle ore per poi tornare a casa e "veder con i suoi occhi il bene che le mamme vogliono ai marmocchi". 

Il loro gioco è tutto lì: scappare per poi farsi ritrovare (magari bagnato fradicio fin sulla testa). Combinarne di ogni per misurare i propri confini, e nello stesso tempo per misurare quanto sicuro sia l'affetto di una mamma. 


Il libro oscilla con andamento regolare: con un bambino che si spinge un po' più in là e una mamma che lo recupera e lo riporta al punto di partenza: tra questi due limiti si susseguono intermezzi vari che hanno a che fare con il quotidiano, eccezion fatta per l'incontro con il lupo leccatore. 
Questa piacevole andatura cadenzata, di uno scappa&acchiappa davvero esilarante, si accentua ancora di più grazie a un testo concepito tutto in rima e più precisamente, laddove è possibile, in rime baciate, sonore e gustose.
In una lettura condivisa, questo lo rende una vera goduria per piccole e grandi orecchie. 


Ma la ragione che fa di questo piccolo libro un gran libro è ancora una volta l'abilità di questa autrice di raccontare i bambini per quello che sono. 
Il paragone con Dove scappi coniglietto? - un libro concepito da un'altra autrice che ha saputo guardare l'infanzia con sguardo limpido e saputo trovare la lingua adatta per raccontarla, Margaret Wise Brown - sorge spontaneo. 
Sebbene lì la rima non ci sia, tuttavia il gioco di botta e risposta, che qui si concretizza in birbonata e recupero con abbraccio, lì trae origine addirittura dal modello di una ballata amorosa dei trovatori provenzali. 
Lì un coniglietto trova via via diverse soluzioni per fuggire alle quali la mamma risponde sempre in modo adeguato: "Se tu mi rincorri' disse il coniglietto, 'io divento un pesce in un ruscello e scappo via da te a nuoto.' 'Se tu diventi un pesce in un ruscello' disse la mamma, 'io allora divento un pescatore e vengo a pescarti.' 
Se diventi pesce, mi faccio acqua, se diventi fiore mi faccio giardiniere... E via andare. 
Il gioco di relazione è esattamente lo stesso. E questo è un fatto. 


Tuttavia non deve sfuggire il dettaglio che in entrambe le autrici ci sia sempre stata una precisa quanto programmatica volontà di dare voce letteraria a chi voce non ha: l'infante! E nel farlo, entrambe hanno saputo mettere a tacere la loro, di voce, quella di donne adulte, per dare fiato a quella che può essere solo quella di un bambino. 
E' cosa nota che la Wise Brown frequentasse la Bank Street School di NY e non c'era libro che lei avesse in mente che non passasse il vaglio dei piccoletti di quella scuola. La Lindgren, in questo libro in particolare, ma si è cercato di dimostrarlo anche altrove, ha voluto dare voce a una bambina in particolare, Ola Ullstrand di cinque anni, citata in tutta lealtà, come l'ideatrice del racconto. 
Entrambe, anche se a parecchi decenni l'una dall'altra, hanno raccontato quella precisa spinta che hanno i piccoli piccoli, di misurarsi con il mondo circostante, avendo ben chiaro che la mamma è sempre lì che ronza nei dintorni. Non è necessario sottolineare che questo tipo di relazione è molto 'animalesca', e porta in sé un'affinità che ci tiene insieme, mammiferi tra mammiferi. 
Forse è davvero in questo aspetto che si nasconde la bellezza incontestabile di un testo del genere. 
Quel bambino, al pari del suo omologo coniglio, tira fuori tutto il suo potenziale bestiale, salta, gira, fugge, si arrampica, si appende sicuro che tanto poi alla tana qualcuno che gli vuole bene e che tiene tanto tanto a lui, lo ricondurrà. In qualche modo. 


Magari portandolo proprio per la collottola, o quasi! 
Gran libro. 

Carla

mercoledì 25 maggio 2022

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

IL CANE DI FALCONE


Questo è il titolo del romanzo di Dario Levantino, pubblicato da Fazi: racconta la storia di un cane randagio, adottato da Giovanni Falcone, e nello stesso tempo ripercorre le tappe della carriera investigativa del magistrato palermitano.
Va chiarito subito che non è un romanzo pensato esclusivamente per i ragazzi, ma è adatto e consigliato per la loro lettura per diversi motivi: la semplicità del linguaggio, d’altra parte l’io narrante è il cane Uccio, che coglie i discorsi del ‘papà’ Falcone, ma fino ad un certo punto; la chiarezza quasi didascalica con cui si descrivono momenti delle indagini, dei processi, la faticosa comprensione del fenomeno mafioso; l’empatia che il personaggio canino inevitabilmente suscita.
Uccio, dunque, è un piccolo randagio, la cui madre è stata uccisa a bastonate, con una zampa malmessa a causa di un incidente; incrocia sulla propria strada il giudice Falcone, che lo adotta, trovandogli un cantuccio nel tribunale di Palermo, lo pulisce, lo nutre, lo porta a spasso; e spesso parla con lui, non sapendo che il cane capisce perfettamente, non ricambiato, il suo linguaggio.
Sotto lo sguardo attento del cane scorrono gli anni, gli episodi, i successi, gli insuccessi, i tradimenti, l’isolamento che il giudice Falcone visse nel decennio che precedette l’attentato di Capaci.
Ma nello stesso tempo c’è anche la vita di Uccio che cambia, man mano che cresce il suo rapporto col giudice; ci sono le sue avventure, il suo unico sfortunato amore, la sua capacità di ‘sensitivo’, che gli permette di sentire gli attentati prima che avvengano.
Attraverso i dialoghi a senso unico fra il magistrato e il cane viene ricostruita non solo la storia della lotta alla mafia, ma anche il ritratto che emerse dalle grandi inchieste che sfociarono nel cosiddetto Maxi processo; questo forse è il punto più interessante del libro, perché consente anche alle lettrici e ai lettori meno informati di comprendere la vera natura della mafia come anti-stato, come organizzazione criminale parallela, solo apparentemente nascosta.
Dolorosi, dolorosissimi gli elenchi di vittime, note e meno note, fra servitori dello Stato, semplici cittadini, parenti di mafiosi colpiti nelle faide interne. Si è parlato di guerre di mafia e di guerre si è trattato.
La memoria dovrebbe servire a questo: a non ripetere gli errori già commessi, a fare in modo che chi combatte in prima linea non sia lasciato solo. Purtroppo è molto difficile spiegare ai più giovani che questa solitudine non era solo il frutto di gelosie e invidie interne al mondo investigativo e a quello politico. Anche recentemente si è parlato degli intrecci perversi fra le organizzazioni criminali e settori dello Stato.
La memoria, che non sia retorica, che non sia la vuota ripetizione di formule di rito, è lo scopo di questo breve romanzo, scritto con grande misura e con la giusta dose di indignazione. Sicuramente coinvolgente per i più giovani, interessante anche per chi desideri ricordare gli anni terribili delle stragi di mafia e le persone che più degli altri hanno combattuto la criminalità organizzata, pagando con la vita.
Per i più curiosi, l’autore ci ricorda che è veramente esistito ‘il cane di Falcone’, un randagio che ha eletto per vari anni, come propria dimora, la statua dedicata a Falcone e Borsellino presso il tribunale di Palermo.
La lettura, interessante, coinvolgente, a tratti anche molto dura, è caldamente consigliata a ragazze e ragazzi a partire dai tredici anni.

Eleonora

“Il cane di Falcone”, D. Levantino, Fazi 2022



lunedì 23 maggio 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL SILENZIO E' D'ORO 



Il tesoro di Tricorno, Florence Parry Heide, Edward Gorey 
(trad. Paolo Maria Bonora) 
Bompiani 2022 

NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dai 7 anni) 

 "Un altro posto sicuro che veniva in mente a Tricorno era il cavo dell'albero in cortile. Nessuno ci guardava mai. Poteva mettere il dollaro in una delle sue buste e mettere la busta nel cavo. Era un posto abbastanza sicuro. Tricorno prese dalla tasca dell'impermeabile alcune delle buste su cui aveva scritto l'indirizzo. Una era indirizzata all'AZIENDA BEL FUSTO avrebbe spedita per ricevere un kit da forzuto come quello che aveva il suo amico Moshie. Un'altra era indirizzata a : MAGIA ISTANTANEA CASELLA POSTALE 11 N.Y., N.Y. Il coupon diceva: COUPON DI VALORE! BASTA SPEDIRE QUESTO COUPON (più un dollaro) ATTENZIONE! INCREDIBILI TRUCCHI MAGICI! SBALORDISCI I TUOI AMICI! STUPISCE LA TUA FAMIGLIA! FAI PRESTO! DISPONIBILITA' LIMITATA! Tricorno mise il dollaro nella busta e uscì di casa. Aveva lasciato nel cavo dell'albero la gomma da masticare del giorno prima, così la riprese e al suo posto mise la busta con il dollaro." 

Tutto questo accade perché Tricorno è un bambino obbediente e suo padre gli ha appena affidato un intero dollaro perché lui impari a non spenderlo, anzi a conservarlo perché "il vero scopo del denaro è il risparmio. Risparmiare non spendere. Un dollaro risparmiato è un dollaro guadagnato" gli spiega suo padre, prima di uscire di casa per andare a lavorare. 


La domanda che si fa Tricorno è proprio questa: cosa ci guadagno se risparmio e basta? Proprio lui che è un accanito collezionista di coupon da fumetto in cui si possono investire piccole somme di denaro per ottenere oggetti imperdibili... Ma le parole di papà sono molto chiare: i soldi non crescono sugli alberi e quindi vanno conservati e messi al sicuro. 
Il caso vuole che il posto più sicuro, dopo il porcellino salvadanaio che è nella cucina dove l'imbianchino sta lavorando, sia proprio un albero... 

Non una riga di più su come evolve la seconda storia di Florence Parry Heide su Tricorno. Sarebbe delittuoso farlo. 
La prima, Tricorno si restringe (2021), datata al 1971 (The shrinking of Treehorn) nella sua versione originale, e la terza Treehorn's Wish del 1984 aprono e chiudono questa trilogia che ci dice molto della poetica di questa autrice americana, con un viso dolce e una scrittura tagliente. 
Ironica, quasi al limite del sarcasmo. 
Dunque: chi meglio di Edward Gorey poteva illustrare le avventure perturbanti e misteriose di questo bambino piuttosto solo? Rigorosamente in bianco e nero, programmaticamente avvolto in un'atmosfera piena di inquietudine e di perfezione formale, cui fa eco un'altrettanto inquietante incomprensione dialettica fra bambini e adulti (ma anche tra adulti e adulti!!) Tricorno e i suoi genitori e Chester con Emily, e un'altrettanto asfittico formalismo delle relazioni. 


Non credo ci sia modo qui di poter raccontare troppo su questi due colossi della letteratura per l'infanzia e dell' illustrazione, ma un aspetto che li accomuna va messo in luce, perché possa essere illuminante per chi di queste questioni si occupa a vario titolo. 
Mi riferisco al grande silenzio di cui si compone la storia scritta e la sua illustrazione. 
Partiamo dal testo e scopriamo che in tutti e tre i racconti della Florence Parry Heide lei si dedica molto alla costruzione di serrati dialoghi (o monologhi?), li si potrebbe definire unidirezionali tra un bambino e i suoi genitori 'sordi' (e in modo analogo anche tra i suoi genitori) non in senso acustico, ma in senso affettivo. 
Due veri gioielli le conversazioni a colazione sul risparmio e al telefono con Tricorno. 


E nel costruire il testo in questo modo ottiene due risultati: da una parte crea e definisce i contorni di una relazione fatta di incomunicabilità tra il mondo dei bambini e quello degli adulti, e dall'altra, sposta l'attenzione su questo, eludendo consapevolmente alcuni elementi narrativi, su cui non vuole dare spiegazione. 
Nel caso di Tricorno si restringe, lei tace su tutta la questione che sta dietro il fenomeno inspiegabile della progressiva diminuzione dell'altezza e qui in Il tesoro di Tricorno, tutta la questione che ruota intorno alla lapidaria frase del padre, piena di buon senso, "i soldi non crescono sugli alberi". 
La Parry Heide è davvero molto determinata a lasciare molte cose non dette ai lettori che, ed è qui il grande gioco, sono chiamati a mettersi in prima persona in un ruolo attivo di supporto al racconto. 


Lei sa molto bene che questa è una delle chiavi di maggior appeal che la letteratura, solo quella migliore, ha a disposizione per conquistare i propri lettori. E La Parry Heide sa altrettanto bene come tutto questo abbia bisogno di una solida base logica di assoluto rigore. 
Un bambino lettore non lo si illude con facilità. Le due meraviglie che accadono - per rimanere vaghi: lo shrinking e il treasure - devono accadere secondo logiche plausibili, altrimenti è solo fuffa. 
Credo che in questo senso siano chiarificatori i quadri di Magritte che ci illude e ci meraviglia nello stesso istante, ma lo fa in un contesto assolutamente riconoscibile e riconosciuto dai nostri occhi. 
Tutto questo lo hanno capito molto bene tutti quegli autori che hanno creato magnifici libri senza parole (non sono poi tanti). Quel silenzio del testo ha esattamente la stessa funzione del silenzio elusivo della Parry Heide nei confronti delle fantasmagorie che fa accadere nei suoi libri. 
Lei è doppiamente grande perché proprio con le parole (mettendole o sottraendole) costruisce tutto! 


Il silenzio, come portatore di mistero e suggestioni, credo non vada spiegato qui. 
Di certo Edward Gorey ne è tremendamente consapevole e ne ha fatto una sua cifra. In The West Wing, un suo libro senza parole (e apparentemente senza storia), lo spessore narrativo si crea solo grazie alle potenti atmosfere che è capace di creare con le sue tavole a china. E con la relazione che tiene insieme la loro sequenza. 
E a proposito di sequenza. Le tavole 'vittoriane', perfettamente chiuse in una cornice non esattamente centrata rispetto alla misura del foglio, la linea pura che crea l'ambiente e i personaggi: tutto appare come 'congelato' (lo stesso effetto delle tavole di Heidelbach: nessuna narrazione ma piuttosto singole epifanie, ossia vere e proprie apparizioni) in un preciso istante. 
In ogni tavola Gorey indulge nella creazione di pattern, siano tappeti o mattonelle dei pavimenti, o decorazioni dei parati, o ancora motivi come le cerniere di porte e sportelli, o i tessuti dei vestiti, che hanno il compito di movimentare la superficie, di distrarre dalla fissità della scena, una precisione ossessiva e geometrica nei dettagli - i dorsi dei libri nello scaffale del soggiorno, le tavole di legno, le persiane, gli strombi delle porte.


Ecco, tutto ciò concorre a creare una precisa quanto voluta atmosfera, quella a cui Gorey ci ha abituato, e che qui è in perfetta armonia con l'inquietudine, il mistero della storia della Parry Heide. 
E tutto in un agghiacciante quanto necessario silenzio! 

Carla

venerdì 20 maggio 2022

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

FRATELLO E SORELLA



Due autori di bestseller, David Levithan e Jennifer Niven, firmano insieme un nuovo romanzo dedicato anch’esso a lettrici, soprattutto, e lettori adolescenti.
‘Portami con te quando te ne vai’, pubblicato da De Agostini, è un romanzo epistolare che coinvolge una sorella più grande, Bea, scappata di casa, e suo fratello Ezra. Bea è scappata senza lasciare traccia, né possibilità di contattarla, salvo un indirizzo mail in possesso del fratello più piccolo.
Comincia così un dialogo a distanza, in cui Bea racconta pian piano i motivi della sua fuga, che ha lasciato senza parole non solo il fratello, ma anche il fidanzato, la migliore amica. Bea in realtà ha uno scopo, è diretta a Saint Louis alla ricerca di qualcuno.
L’intero racconto, in realtà, più che una descrizione di avventure, incontri, addii, è una presa di coscienza dei due fratelli, che messi di fronte a questa situazione inedita riescono a guardare in faccia il proprio disagio. La loro è una famiglia disfunzionale: una separazione traumatica nell’infanzia, un padre definitivamente uscito dalla loro vita, una madre distratta che si ricostruisce una vita insieme ad un uomo violento. Quindi maltrattamenti, indifferenza, senza mai travalicare il limite della violenza più estrema.
I due fratelli, lei più grande, ribelle, lui dichiaratamente gay, si fanno forza l’uno con l’altra.
Bea, in realtà, è in cerca del padre, che ha miracolosamente intercettato online. Le cose però non andranno come immagina. Ma non per questo tornerà in una casa in cui è a mala pena tollerata e lo stesso farà Ezra, protagonista di una ribellione eclatante.
I dettagli, i frammenti del passato familiare il lettore li scopre man mano che procede lo scambio epistolare, che vede l’occasionale inserimento di altri personaggi. Credo che gli autori abbiano voluto mostrare due aspetti della vita relazionale dei ragazzi e delle ragazze: da un lato le distorsioni di una vita familiare priva di reali radici affettive, in cui campeggia una madre anaffettiva; d’altro canto l’insieme di relazioni che circondano i due protagonisti e che consente loro di non essere travolti dal disastro familiare: l’ex fidanzato di Bea, Terrence, il fidanzato di Ezra, e la sua famiglia, il signor Franco e la moglie. che accolgono Bea a Saint Louis. Ovvero la rete di relazioni solidali che circonda, secondo gli autori, gli adolescenti.
Il tema è intrigante e non nuovo, contrapponendo le funzionalità malate della famiglia tradizionale alla rete della socialità solidale. Qui però più che approfondire, si traccia un ritratto degli adolescenti, con le loro incertezze, fragilità, paure, formulando un messaggio fondamentalmente rassicurante. Una storia forte che però va incontro a quelle tematiche che alla fine decretano il successo di un romanzo per adolescenti: l’amore, l’amicizia, qualche adulto di cui ci si può fidare.
Insomma un insieme di tematiche accattivanti in un romanzo scritto da autori di grande mestiere.
Può essere una lettura interessante per ragazzi e ragazze, a partire dai quattordici anni, che amino ritrovare nei libri pensieri e stati d’animo che stanno vivendo.

Eleonora

“Portami con te quando te ne vai”, D. Levithan e J. Niven, De Agostini 2022





 

mercoledì 18 maggio 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

SATURARE LO SGUARDO

Il pesce, Ronald Curchod (trad. Fabio Regattin) 
#Logosedizioni 2022 


 ILLUSTRATI 

 "Amo filo piume di gallo pelo di lepre ecco fatto!" 

Nell'acqua c'è vita. Il ragazzo è nascosto tra gli alberi che circondano l'argine del fiume. E vede un'effimera che si posa sulla superficie dell'acqua. Un pesce viene a galla, ma l'insetto fugge. Gli occhi del ragazzo ne scrutano la forma. Il pesce è tornato sul fondo. E aspetta. Riemerge una seconda volta, perché attirato dal posarsi di una piuma di uccello: i suoi denti affilati la catturano. E così il ragazzo capisce come pescare. 
L'arte della pesca a mosca. 
Torna di corsa a casa e si costruisce il suo amo, che tanto ricorda nella forma, la piuma e l'effimera. 
Così comincia la sua battuta di pesca, fino a quando il pesce abbocca. Come ogni pescatore sa, il pesce appena pescato va lasciato all'asciutto perché sia l'aria a finire 'il lavoro'. Ma è in questo momento che i loro sguardi si incrociano: quello del pesce riflette quello del ragazzo. 
Nell'occhio del pesce lui vede se stesso e così prende una decisione di cui andare fiero... 

Una qualità estetica altissima che ha il dono di racchiudere in sé anche una bella storia. E di averlo saputo fare quasi in silenzio. Sulla riva di un fiume. 

© Ronald Curchod

Tutti i libri Ronald Curchod, che non sono poi molti e si contano sulle dita di una mano, hanno questa caratteristica: una storia lieve, raccontata con pochissime parole, che però custodisce al suo interno un nucleo di senso che la rende universale e, attraverso la forza delle immagini, diventa indimenticabile. 
Le poche frasi che mandano avanti il racconto hanno la capacità di incidersi nella mente, così come le tavole di saturare lo sguardo. 
Un effetto quasi ipnotico che porta a guardare e riguardare le pagine, una dopo l'altra per bearsi letteralmente nei colori, ma anche per cercare nelle grandi forme, il dettaglio che costruisce la storia.
 
© Ronald Curchod

In questo senso, il silenzio quasi assoluto del testo, la voluta mancanza di interpunzioni, come se fosse un flusso continuo come quello dell'acqua che lo attraversa, aiuta la concentrazione dell'occhio nel cercare di trovare un senso a tutto ciò che vede. 
La nascita subacquea dell'effimera, che in superficie finalmente stende le ali; la nuotata della rana che ci porta a vedere dove il pesce si nasconda; il ragionamento sulla forma di un'esca: tutti questi sono esempi di come con le immagini si possa raccontare forse ancora più cose che con un testo. La scelta di un titolo che si esaurisca in un'unica parola - sorta di simbolo che rappresenta la parte per il tutto - sembra essere un ulteriore elemento distintivo di Curchod, almeno nei suoi ultimi tre libri. 
Il primo elemento che è lì in tutta la sua evidenza è la grande cura estetica, che si ritrova in ogni particolare. Ogni componente del libro è curata e in perfetta armonia con le altre parti e concorre a rendere l'esperienza visiva indelebile. Lo abbiamo già detto. 
Questa capacità di essere così attrattivo è il frutto di una lunga esperienza di Curchod come grafico e designer, ma soprattutto grazie al fatto di essere un artista. 

© Ronald Curchod

In qualche modo, ogni tavola che costituisce la sequenza narrativa funziona molto bene anche solo per se stessa, come se fosse un quadro in un museo, in una mostra. Ma nello stesso tempo sa essere anche parte di un tutto. 
Un altro elemento di valore da riconoscere a questo artista svizzero e poi francese sta nella grande dimestichezza che dimostra di avere in quello che è il ritmo del racconto: alle tavole singole in sequenza, seguono tavole doppie. 

© Ronald Curchod

A queste si alternano tavole composite, ovvero generate dalla giustapposizione di pannelli verticali o quadrati che, in assenza di cornice, si fondono anche dal punto di vista cromatico. 

© Ronald Curchod

Cambia anche il punto di vista, cambiano le dominanti cromatiche, cambia spesso anche la scala. Il suo bambino pescatore alle volte è in primissimo piano, altre volte lo riassume in una silhoutte nera, nerissima che si moltiplica nell'atto della competizione con il pesce all'amo. 
In questa storia che solo in apparenza si occupa di pesca, ma molto più in profondità è un'ode allo sguardo, gli occhi sono sempre centrali: a partire dallo sguardo magnetico che perfora l'intrico di rami per finire al gioco di riflessi nel grande occhio del pesce fuor d'acqua. 

© Ronald Curchod

Mi metto già in posizione di attesa per Gladys, dedicato all'infanzia materna, e La mano, dedicato a un artista delle marionette e alla sua mano perduta. 

Carla

lunedì 16 maggio 2022

FAMMI UNA DOMANDA!

SAGGE FORMICHE

Abbiamo già incontrato Philip Bunting e anche in questo lavoro pubblicato da Caissa Italia, ‘Il saggio mondo delle formiche’, lo vediamo applicare il suo talento di divulgatore, che si esprime nel suo modo di raccontare la complessità.
Intanto il contenuto di questo libro illustrato, del consueto formato quadrato: viviamo in un mondo pieno di formiche; ed ecco, ad annunciarlo, una formichina che ‘apre’ il libro e una che lo ‘chiude’; ma per dare ancor di più l’idea di questa moltitudine, Bunting propone una pagina piena di formiche indaffarate e, a seguire, 3 pagine dominate da un “1” con tantissimi zeri a rappresentare quei dieci quadrilioni di formiche che approssimativamente camminano su questa Terra.


Data un’idea del numero quasi inconcepibile di formiche, l’autore passa a descrivere la società di questi operosissimi insetti, società fondata sulla presenza dell’unica femmina che depone le uova, la regina, e che fonda il formicaio, che si organizza intorno alla camera in cui la regina depone le uova. La nostra regina nasce con le ali, che le servono durante il volo nuziale, in cui è attorniata dai maschi: uno solo si accoppia in volo ed è destinato a morire poco dopo. La regina, scesa a terra, si strappa le ali, cominciando la sua carriera di riproduttrice. Intorno a lei, nel nuovo formicaio, si muove una frotta di formiche operaie, che si prendono cura di larve e di pupe, mentre altre escono alla ricerca di cibo, che poi raccolgono e immagazzinano.


Altra ‘casta’ fondamentale è quelle delle formiche soldato, deputate alla difesa del formicaio.
Cosa succede quando alcune formiche trovano del cibo? Tornano al formicaio e ne comunicano alle compagne la posizione attraverso una comunicazione olfattiva attraverso i feromoni. Per rappresentare questo processo Bunting occupa una doppia pagina in cui una moltitudine di formiche si rimpalla l’informazione della presenza di una deliziosa montagna di ‘codette’.
Questo è il suo tratto distintivo: introdurre nell’esposizione semplice e schematica il tocco magico dell’ironia, uno sguardo un po’ stupito sulle meraviglie della natura. Il lettore e la lettrice sorridono di certo vedendo l’ordinato esercito di microscopiche formiche agitarsi alla vista delle ‘codette’.
Il sorriso, il divertimento, che non tolgono niente alla serietà del discorso, aiutano i più piccoli a vedere il mondo con gli occhi di questi insetti.


Molti studi sono stati condotti sulla società delle formiche, sul loro modo di comunicare e di apprendere, proprio per la complessità dei comportamenti manifestati, come se si trattasse di una sorta di intelligenza collettiva.
Spesso si è anche cercato di vedere una sorta di modello sociale, anche in chiave distopica, nella perfetta organizzazione del formicaio.
Bunting, come negli altri libri, si limita ad invitare i piccoli lettori e lettrici a cogliere alcuni aspetti del comportamento di questi insetti. Il prendersi cura l’uno degli altri, l’utilizzo di tutto il materiale a disposizione, lo stile di vita parsimonioso. 
Personalmente lascerei liberi i giovani lettori di trarre le proprie considerazioni rispetto ad un mondo affascinante come quello delle formiche. Ma quello che ancora una volta si conferma qui è l’originale stile divulgativo dell’autore, che riesce a parlare di complessità anche ai più piccoli con libri divertenti, ben impaginati, dalle illustrazioni illuminanti. Per i bambini e le bambine intorno ai sei, sette anni, questa stretta connessione fra testo e immagine è indispensabile per comprendere anche intuitivamente quello che di complicato c’è nel mondo. E non è poco.


Chiude il libro, come di consueto, il ringraziamento al popolo aborigeno e alla sua terra.
Consiglio caldamente al lettura anche condivisa a bambini e bambine a partire dai sei anni.

Eleonora

“Il saggio mondo delle formiche”, P. Bunting, Caissa Italia 2022




venerdì 13 maggio 2022

OLTRE IL CONFINE! (libri dall'estero)

SPEECHLESS! 
L'arte di raccontare senza parole


Ancora una volta lo spunto arriva da uno degli incontri di Foto di gruppo con autore
Questa volta si tratta di un incontro per raccontare la carriera di un gigante dell'albo illustrato, e in particolare di quello senza parole, David Wiesner (Devid Uisnɚ)  
Le tre ore dell'incontro so già che faticheremo a farle bastare per andare in esplorazione, quindi di ciò che è rimasto fuori dal sacco - chi ci sarà saprà cosa ci sia dentro - si parlerà qui. 


I got it! è in effetti il penultimo libro di David Wiesner ed è stato pubblicato nel 2018. 
L'ultimo in ordine di tempo è Robobaby (del 2020) di cui qui non si parlerà perché è pieno di divertentissimi dialoghi, qualcosa di molto simile a un fumetto, genere con il quale Wiesner ha peraltro sempre dimostrato grande dimestichezza. 
Scriverne qui dell'arrivo di questo piccolo tutto meccanico di nome Flange sembra inutile, visto che a farlo in rete c'è lo stesso Wiesner, in modo esilarante, per di più.  
I got it! è allo stato attuale delle cose il suo ultimo libro senza parole e come tale si può utilizzare come guida per mettere in evidenza una serie di punti chiave nella poetica di questo autore. 
Rispetto alle sue storie passate, con poche o del tutto senza parole, questa appartiene alla categoria in cui sono gli esseri umani gli unici protagonisti, se si fa eccezione per uno stormo di uccellini che attraversa le pagine, della vicenda. 
Siamo ai bordi di un campo da baseball, precisamente dietro la recinzione, e un ragazzino di spalle guarda verso il campo e vorrebbe giocare con gli altri: ha un guantone che tiene nascosto dietro la schiena. Quelli che sono nel campo, forse una decina tra maschi e femmine, piccoli e più grandi, stanno decidendo le squadre: lo fanno entrare e lo mandano in base per verificare il suo livello di gioco. 
Per lui è una grande prova. 


La partitella ha inizio e il ragazzino si allunga per prendere la palla. Si allunga e si sbraccia ed è a un passo dall'averla nel guantone che grida l'unica frase che c'è in tutto il libro: I got it! Ce l'ho! ed è proprio in quello stesso istante che il suo bel gesto atletico si trasforma in un vero e proprio incubo - quello stesso genere di incubo notturno che sogni di correre e non ce la fai a muovere un passo. Qui se possibile è anche peggiore, perché lui inciampa in una radice perde una scarpa e finisce a terra e tutti i compagni di squadra lo guardano delusi. 
Ma qualcosa cambia: ora lo rivediamo in piedi, ancora più vicino all'atto di avere la palla nel guanto, forse ce la fa! No, ora alla radice si sostituisce un tronco di albero che gli ferma la corsa. Di nuovo un incubo. 


Ma ancora qualcosa cambia: la palla adesso è davvero a pochi centimetri dal cuoio, ma di nuovo il suo gesto per prenderla si trasforma nell'ennesimo incubo: la palla ora è gigante rispetto a lui. 
Ma di nuovo qualcosa è successo lui è di nuovo in piedi ed è lì per afferrarla quando un nuovo orrore gli si para davanti: tutta la sua squadra lo scavalca e lui è minuscolo rispetto a loro. 
Cerca di raggiungerli ma sono dei giganti, riesce ad attaccarsi ai loro vestiti e piano piano risale con dei salti all'altezza delle loro teste ed è proprio grazie a loro che anche nel suo peggiore sogno ad occhi aperti prende quella palla! 
Ed è proprio così che lo vediamo, in una immagine che sogno non è di certo: con la palla nel guanto e con i suoi compagni di gioco che esultano. Due tavole dopo, a fine libro, lo vediamo seduto con gli altri a riposarsi dopo la bella prova: è definitivamente in squadra e forse, d'ora in poi, anche un po' amico. 
La storia è semplice, ma è perfettamente doppia: da una parte c'è un racconto visivo della sua partita e dall'altro c'è la raffigurazione parimenti visiva di quello che è il suo stato d'animo, di tutto quello che è il portato della sua immaginazione in un momento di così forte tensione: la paura di non farcela, di deludere le aspettative di quelli che lo hanno chiamato in squadra. 
Tutto il peggio che potrebbe capitargli si para davanti a suoi occhi ma anche ai nostri. 


La coerenza millimetrica che caratterizza i libri di Wiesner (la sua volontà di trasmettere in modo non dichiarato un codice di lettura) qui ha una sua forma esatta, come sempre: la cornice delle tavole segna l'esperienza vissuta da questo ragazzino nella realtà, il suo incubo è disegnato, invece, al vivo. 
E ancora: la luce della realtà è quella di una giornata di sole su un campetto da baseball di una qualsiasi cittadina americana, la luce dell'incubo è quella sfumata che attenua anche i contorni e i colori. Lo sfondo della realtà è il cielo azzurro, lo sfondo del sogno è bianco (quel bianco della pagina che tanto lo intriga), ovvero non esiste, se non per il fatto che è occupato da tronchi e soprattutto da uccellini che lo attraversano volando con il merito di dare profondità a uno spazio virtuale, oltre che sostegno psicologico a uno stress vero, e nello stesso tempo essere capaci di attraversare l'immaginario per irrompere nella realtà, per attestare la permeabilità dei due stati e anche festeggiare con i ragazzini.
I got it! è la realizzazione concreta di quello che è uno dei temi portanti di tutta la poetica di Wiesner: la domanda che è sempre alla base di ogni suo lavoro: what if
Ancora una volta a lui spetta il merito di averlo saputo raccontare in assoluto silenzio, in modo che il libro abbia agio di entrare da sé nella testa del lettore, secondo un numero di possibilità pari a al numero di chi lo starà leggendo. 
La voce di Wiesner tace e lascia spazio a quella degli altri. In questo modo il ruolo del lettore è quello di stretto collaboratore dell'autore stesso. 
 I got it! è anche specchio di un'altra questione nodale che ha segnato l'inizio della carriera di Wiesner e che ancora oggi è per lui fondamentale: quella di raccontare storie e di farlo attraverso un mezzo espressivo particolare: l'immagine, molto più che non la parola. 
Per farlo, ne è molto consapevole, occorre che la storia sia così potente - ovvero coerente, logica e autoportante - da poter tenere sulle proprie spalle le divagazioni, vere e proprie finestre che si aprono sull'immaginario. La storia deve essere così convincente per il lettore che qualsiasi salto nell'immaginario le poi faccia, il lettore la seguirà!
Qui nella semplicità tutta diversa dalle complessità di libri come Flotsam, The three pigs, June 29 1999 è tutto molto chiaro ed evidente: Wiesner vuole raccontare un piccolo fatto: un ragazzino che ha voglia di farsi una partitella a baseball e magari fare anche amicizia. 


Su questa base costruisce il lato onirico, ovvero l'aspetto della narrazione che attiene all'immaginazione, e così, accanto alla partita vera e propria, disegna e dà forma anche lo stress di un incubo bello e buono. In libri come Tuesday che di fatto raccontano una storia semplice, ossia una notte brava, partono invece da un evento straordinario, che con assoluta logica e coerenza, attraversano la realtà, lasciando dietro di sé oltre alle foglie di ninfea, un perdurante senso di meraviglia. E noi rimaniamo come sempre senzaparole, Speachless!! 

Carla

Domenica 15 maggio dalle ore 10 presso la libreria Svoltastorie di Bari tutto il resto che so su David Wiesner.