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venerdì 21 agosto 2026

IL RIPOSTIGLIO (libri belli e impolverati)

TU TIRI ME, IO TIRO TE...  (II PARTE)

Nella burrasca, Brian Floca, Sydney Smith (trad. Damiano Abeni) 
orecchio acerbo 2025 


 ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

Il testo di un albo illustrato deve assomigliare a una rete dalle maglie larghe: deve essere rete per poter sostenere la storia, la sua coerenza, ma le maglie devono essere larghe per permettere a chi lo illustra, ma poi anche a chi lo legge, di entrarci dentro e accomodarcisi. 
Ma, a parte questo, ci sono dei luoghi di un albo illustrato che sono assoluta pertinenza dell'illustratore: la copertina, i risguardi, il frontespizio... 
Sydney Smith se ne appropria immediatamente e crea una copertina con due bambini - un bambino più grande e una bambina più piccola che corrono da destra verso sinistra, in qualche modo controcorrente rispetto all'andamento consueto di un libro che si sfoglia, come se stessero tornando indietro... si tengono per mano e il maggiore tira l'altra più piccola. 
Quando Brian Floca la vede per la prima volta, si commuove. E, presumo, trovi conferma nella scelta di aver chiesto a Sydney Smith di illustrare The Island Storm. 


La doppia pagina del frontespizio è divisa in due, due doppie pagine. Nella prima, a destra, compare solo il titolo e l'immagine racconta una sorta di antefatto: di spalle un bambino e una bambina guardano fuori dalla finestra un cielo pieno di luce. E siccome è Sydney Smith che lo concepisce, c'è un meraviglioso gioco di riflessi sui loro capelli, sui loro profili. Sulle finestre o sulle porte aperte di Sidney Smith da cui fa filtrare lame di luce, sempre emozionanti, andrebbe scritto molto di più... 
L'altra parte del frontespizio, nella doppia pagina successiva, quella che ospita i crediti e le dediche degli autori, mostra un altro dettaglio importante: una donna bionda, nel vento, sta con fatica raccogliendo i panni in giardino, prima che la furia della tempesta glieli porti via del tutto o la pioggia imminente glieli bagni di nuovo. 


Poi parte il testo e, con lui, la prima immagine. 
Le parole alludono a un piano d'azione tra due: "prendimi per mano, andiamo a guardare il mare prima della burrasca"
Cose non dette dal testo: che sono fratello e sorella, che stanno uscendo di casa di corsa, mettendosi gli stivali di gomma e una giacca sui vestiti che già avevano indosso. Sono le immagini a parlare. Tu tiri me, io tiro te... 
A questo punto è accaduto: Sydney Smith dà una forma all'idea che il testo gli ha suggerito. 
Decide che quei due siano fratelli, nonostante il testo taccia su questo, per esempio. 
Decide anche un ritmo visivo, accelera nei panel che si sovrappongono e raffigurano i vari luoghi che i due attraversano. E magnificamente il testo scorre come un nastro di parole da sinistra a destra, esattamente come il nastro delle immagini sovrastanti.


Questo per arrivare a un giro pagina importante: una doppia pagina di mare in burrasca, anzi due, che comprimono il testo verso la cornice bianca a sinistra - Nel paese dei mostri selvaggi rules! 
Nella pagina successiva, lo spazio bianco per il testo diventa ancora più esiguo. 
E così si va avanti tra doppie tavole con poco testo o sequenze di panel quando la corsa di quei due attraversa luoghi diversi nella campagna. Un sottile gioco di movenze e sguardi rende ancora più tangibile la relazione che tiene insieme i fratelli. 
Sydney Smith racconta che ha pescato a piene mani nei suoi ricordi d'infanzia, ossia le "uscite" fatte con suo fratello più grande di lui di otto anni, e naturalmente ha "usato" per i due bambini raffigurati un distillato dei suoi due figli, Sal e il biondissimo Emrys, cui il libro è dedicato (loro sono anche i soggetti della bellissima copertina, con annessa finestra, dell'Illustrators Annual 2025). 
Racconta che la cosa che lo interessava era creare un sottotesto ulteriore, ossia rendere visualmente la relazione affettiva e di dipendenza fra i due. 
E poi c'è lei, la madre. Neanche un rigo che la riguardi nel testo originale, che Floca poi è ben contento di limare su questa nuova presenza. 


Sydney Smith ha sentito il bisogno di inserirla per poter far partecipare i lettori, anche e soprattutto in un'auspicata lettura condivisa tra grandi e piccoli, della trepidazione anche di un adulto. 
Fondamentale che lei abbia una torcia in mano (peraltro è l'ennesima prova per Smith di restituire al lettore - a livello emotivo e sensoriale - un effetto luminoso)  a testimoniare anche il suo stato d'animo, la sua paura. 
In questo modo, con questo finale accadono due cose importanti: da un lato si dimostra che a casa c'è qualcuno che è in pensiero per te, c'è qualcuno che ti ama molto e dall'altro, nella lettura condivisa, quello stato delle cose non fa altro che cementare la percezione che leggere assieme una storia può diventare anche un'emozione comune, rinforzando la relazione affettiva tra un grande e un piccolo.


Questa è una delle ragioni che all'epoca convinsero l'editore americano - Neal Porter - a pubblicare il libro. 
Ma non fu la sola: lo convinse anche e molto il fatto che la nettezza del testo di Floca abbia trovato un corrispettivo così "emotivo" nelle tavole di Smith, che solo in apparenza possono considerarsi spontanee e immediate. Sono, al contrario, frutto di un lungo processo che, tentativo dopo tentativo, molte sono le prove che fa anche sui materiali, arriva a raggiungere la soddisfazione personale dell'autore che è l'unica che gli assicura di aver raggiunto il suo risultato migliore. 

Carla

venerdì 7 agosto 2026

IL RIPOSTIGLIO (libri belli e impolverati)

TU TIRI ME, IO TIRO TE... (I PARTE)

Nella burrasca, Brian Floca, Sydney Smith (trad. Damiano Abeni) 
orecchio acerbo 2025 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Superiamo la stalla, usciamo dal bosco, ci troviamo allo scoperto, 
sotto un cielo pesante e sempre più cupo. 
Sentiamo le folate del vento, un vento sempre più forte. 
Rimbomba nelle orecchie, scuote le piante, sbatte i rami sui rami toc toc toc! 
Sugli scogli non ci siamo più mossi, scogli come immensi ossi 
consumati e percossi dall'acqua e dal tempo 
da burrasche come questa che ci sta venendo addosso..." 

Insieme, questi due bambini escono di casa e si avventurano per andare incontro alla burrasca, una grande tempesta sul mare, che si sta avvicinando. 


Attraversano il boschetto con il vento che si fa sempre più teso. I rami sbattono tra loro, ma i bambini proseguono. Arrivano sul mare e lì le onde sono alte e impetuose, ma si sentono al sicuro sugli scogli. Il suono, il rombo dell'oceano li avvolge. 
È abbastanza come prova di coraggio? Devono tornare indietro o proseguire nella burrasca sempre più vicina e sempre più furiosa? 
La risposta è: tu tiri me, io tiro te, e andiamo avanti.
Attraversano i campi e quei pochi che la burrasca ha colto di sorpresa stanno correndo al riparo... 
Loro no, tu tiri me, io tiro te, e andiamo avanti. Fino ad arrivare al villaggio, dove ormai non c'è più nessuno  per strada. Ma al primo tuono che scuote l'aria , decidono di correre indietro. 
Come Pollicino fanno il percorso a ritroso e quando tutto sembra molto pericoloso, Tu tiri me, io tiro te... una luce in lontananza. 

Almeno tre cose magnifiche sono dovute accadere per arrivare a questo libro, che è la quarta cosa bellissima, in realtà. 
La prima: l'incontro. La seconda: questo testo. La terza: queste immagini. 
Sydney Smith e Brian Floca sono due giganti della letteratura illustrata per l'infanzia. 
Hanno entrambi un pedigree di tutto rispetto e i loro libri hanno collezionato nel tempo i più prestigiosi riconoscimenti. 
Entrambi scrivono, ma soprattutto illustrano. Seppure con un segno sideralmente distante. La precisione ossessiva di Floca, non a caso allievo di Macaulay alla Risd come David Wiesner, è tutt'altra cosa dall'espressionismo luminoso di Sydney Smith. 


I due, ovviamente, si stimano reciprocamente per la loro arte e così capita che, nel 2022, durante uno dei passaggi di Sydney Smith a New York vada a trovare Brian Floca nel suo studio di Brooklyn. In quell'occasione Floca tira fuori dal cassetto un suo testo che propone a Smith. 
Da parte sua, Brian ha l'assoluta certezza che, visto l'argomento, il suo stile non sia adatto, mentre quello di Sydney sarebbe perfetto... 
Lui lo legge e accetta. 
A convincerlo ha giocato un fattore importante: Brian Floca, come lui, è un visual thinker, anche se molto diverso da lui dal punto di vista stilistico. Ma questo lo abbiamo già detto. 
I due, a questo punto, smettono di chiacchierare troppo sul da farsi, sul come procedere: Floca si mette nelle mani di Smith e, come succede ai due bambini della storia, decidono di fare squadra e di fare un po' di strada assieme - tu tiri me, io tiro te! 
A ben vedere, lavorare a quattro mani per un libro è un po' questo: prendere coraggio e intraprendere un'avventura di collaborazione e fiducia reciproche. Si può dare per acclarato che Brian Floca lavori nei suoi testi cercando di esprimere al massimo il portato emozionale e sensoriale del racconto e Sydney Smith è perfettamente allineato. 


Così si arriva al secondo evento magnifico: il testo, appunto. 
Si tratta di una storia di coraggio, ossia di voglia condivisa di superare i propri limiti. 
L'infanzia è il tempo delle prime grandi prove, ma è anche il tempo della condivisione. Se si è in due, si va avanti con più sicurezza. È vero anche che le prime grandi prove si presentano davanti a un mondo che si manifesta più grande, davanti a una natura meno conosciuta, qualcosa che fa sentire minuscoli di fronte agli scricchiolii e all'oscurità di un bosco, davanti al rombo dell'oceano, davanti a spazi grandi, a case disabitate, alla solitudine di una città vuota e allo scoppio di un tuono. 
Così, la sua prosa poetica - una qualità che per Floca era già stata notata e apprezzata all'epoca di Locomotive, nel 2014 - qui affidata alle sapienti mani di Damiano Abeni anche in italiano diventa suono, oserei dire musica, che evoca sensazioni palpabili. 
A partire dal titolo, che si discosta un po' dall'originale Island Storm, in onore di quella parola "burrasca" che, con quel bu che esplode all'inizio e quelle due erre che rombano nelle bocche di chi la pronuncia per poi scoppiare nella sillaba sca che tutto chiude. 
Insomma, poesia o canzone con un ritornello.
Burrasca, parola non tanto usata, almeno non quanto tempesta o temporale. 
Un testo che ricorda nel suo andirivieni Nel paese dei mostri selvaggi, ma ancora di più l'andamento del testo poetico e soprattutto musicale, di Michael Rosen per A caccia dell'orso andiamo, laddove c'è un percorso di andata più lento e uno di ritorno, simmetrico ma ben più accelerato, lì un orso, qui un tuono!

[continua] 

 Carla

venerdì 24 aprile 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

RESPIRA!

Atman! La via per tornare a casa mia
, Bart Moeyaert, Mark Janssen 
(trad. Laura Pignatti) 
Sinnos 2026 



NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dai 7 anni)
 
"L'uomo mi guardò, dall'alto in basso. 
Poi disse: 
'Sai, bella domanda la tua. 
Ma la risposta io non la so. 
La tua casa potrebbe essere ovunque. 
Quindi: boh?' 
'La porta ha una fessura per la posta 
e quando arriva posta, per noi è sempre festa. 
La porta è rossa, a destra c'è una finestra. 
E dietro la finestra c'è una bestia.' 
Gli sembrò strano, pensò che fossi matto." 

Era andato a comprare il pane dal solito panettiere, quando capitò questo fatto strano: la via di casa era smarrita... 
Suo papà lo aveva mandato a fare quella commissione e ora lui è lì con quel fagotto tra le mani e non si sa più orientare. Non serve descrivere con minuzia come è fatta la sua casa, quell'uomo che ha fermato per strada non sa aiutarlo, se non dicendogli di gridare forte e chiaro aiuto, alzando bene le braccia solo, e sottolineo solo, in caso di pericolo tremendo! 
Ed eccolo, il pericolo tremendo: quella donna dal passo svelto con una fune rossa in mano che lo rapisce e lo porta sulla sua nave dei pirati pronta a salpare verso il grande mare. 


Comincia così qualcosa che ha il sapore di un'avventura - forse tutta nella testa, ma forse anche no - di un bambino che cerca di ritrovare il posto caldo ed accogliente che chiama casa, dove papà lo aspetta e anche la bestia, il gatto! 

Fin dal titolo, questo libro canta e respira a tempo come succede alla poesia e alla musica! 
Ragione per la quale è tassativo leggerlo ad alta voce, anche da soli! 
Un racconto che parte da una sensazione molto precisa: perdere qualcosa crea spaesamento. Ai bambini, è lo stesso Moeyaert a ricordare netta la sua sensazione da piccolo nel momento in cui anche un semplice sassolino andava perduto, perdere non piace. In questa occasione a perdersi non è un oggetto ma un bambino. 
Da un dato di realtà il racconto si stacca ben presto e decolla verso un viaggio immaginario o immaginato, molto avventuroso che lo porta sul mare, sotto il mare, nella foresta, e poi di nuovo in alto, attaccato all'albero maestro di quella stessa nave di pirati che lo aveva gettato ai pesci... 
Ma poi - chi lo ha detto che i pirati non hanno un cuore - la piratessa, la capitana, quella con la benda sull'occhio lo sbarca sul molo cittadino e lì a trovarlo è una bambina, bendata anche lei, che gira per ogni dove con il suo monopattino e una carta stradale che le permette di possedere un'intera città, tenendola in tasca.
Concepito come testo per un'opera musicale (!) per il Teatro Nazionale di Opera e Balletto di Amsterdam, Atman! è tante belle cose insieme. 


La principale è la sua musicalità. Laura Pignatti ha fatto davvero un gran bel lavoro nella traduzione, producendo rime e assonanze a ogni rigo, per rispettare quanto più possibile la musicalità dell'olandese originale: un libretto di un'opera lirica. E inventandosi per far parlare la piratessa un grammelot veneto/portoghese che è uno spasso al pari del ritratto che ne fa Jannsen con le sue matite. 
Ascoltarlo, quasi a prescindere da quello che si racconta, genera sorrisi e meraviglia per le soluzioni trovate. Brava! 


L'altra cosa bella che succede sta nel sottotesto. Una bella riflessione su cosa significhi "casa", su quali siano gli elementi che determinano in una persona la percezione di trovarsi in un luogo protetto e familiare. In questo Moyaert si fa carico di espandere il più possibile il concetto e, sebbene lo metta nella bocca di un solo ragazzino che è andato semplicemente dal panettiere a comprare il pane per pranzo, riesce a dare della questione una dimensione universale. 
Nel sottotesto si discute anche di nostalgia, malinconia e di smarrimento e inquietudine. 


Così come belli sono pure i disegni. Ogni tanto una tavola doppia, un vero e proprio fondale, uno scenario, altrimenti punteggiano il testo che già di per sé è abbastanza disegnato, con colori diversi di stampa, e corpi che crescono e rimpiccioliscono alla bisogna e corsivi, tanti corsivi. 
E ancora bellissimo è il fatto che leggendo d'un fiato questa storia - non ci si può fermare a metà e poi riprendere dopo - si ha magicamente la sensazione di essere tutto il tempo lì con il piccolo Atman, esattamente come accade nel buio di un teatro quando - ancora di più che in un libro - siamo parte viva di di quello che accade sul palco: tanto in cima al pennone di una nave, quanto in fondo al mare tra i pesci, o su un molo a spiagnucolare... 

Carla

Noterella al margine. Atman in sanscrito, tanto tempo fa, aveva il significato di soffio di vita. E in tedesco, ancora adesso, quello di respirare...

venerdì 14 novembre 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

INQUIETA

Tornare
, Nadia Al Omari, Richolly Rosazza 
Kite edizioni 2025 


ILLUSTRATI PER GRANDI (dai 15 anni) 

"L’inverno si stava annunciando. Non volevo passarlo in città. Tu mi avevi raccontato che al di là del mare era ancora estate. Così decisi di partire. 
Il viaggio mi parve più breve del previsto. Arrivai su una spiaggia rossa, abitata da pescatori. Lì c’era una piccola casa ad accogliermi. Ci misi poco a sentirla mia. 
Un giorno, camminando sulla sabbia senza contare le ore, presi una svolta che mi condusse a un litorale deserto. Lì, in mezzo all’acqua, c’erano enormi faraglioni abitati da pellicani. Abbarbicati alla roccia spiegavano le ali leggere, schiudevano il becco all’aria lanciando richiami che volavano alti nel cielo fino a raggiungere le mie orecchie. C’era qualcosa di magnetico in quella visione." 

Ogni giorno, al tramonto, lei tornava lungo quella spiaggia perché il suo sguardo si beava e il suono degli uccelli calmava i suoi pensieri che le dicevano essere arrivata l'ora del ritorno. 


Il giorno prima della partenza, un pellicano le si avvicinò e, toccando con le sue piume la sua pelle, le sussurrò qualcosa all'orecchio. 
A casa, di ritorno, l'aspetta l'inverno e la neve. Ma c'è anche un piccolo vuoto che non si riesce mai a colmare del tutto. Una piccola inspiegabile inquietudine. 
Lentamente le giornate si allungano, il freddo lascia il posto al tepore e la neve si scioglie perché tutto possa di nuovo sbocciare. Ed è ora che lei decide di andarlo a trovare. Insieme cenano intorno al fuoco e quando si fa notte ed ora di tornare, lei si riporta a casa l'odore del legno bruciato e il suo abbraccio. Arriva l'estate e con lei la voglia di ripartire e quando passò di lì una carovana, lei ci saltò sopra... rivide l'oceano con i suoi pellicani. Ma quando sentì di nuovo l'odore della sua terra e le cicale parlavano una lingua che le era nota, allora si fermò. Tornò da lui che le regalò cose da fare durante il tempo in cui sarebbero stati di nuovo lontani, l'autunno: ribes da trapiantare, finocchio da essiccare e mele da far maturare... Ma adesso era tutto un po' diverso e la luna se ne accorse e le regalò un sentiero fatto di foglie cadute per tornare da lui. 
Anzitempo, o forse no? 

Diverso tempo è passato dall'ultimo libro in cui Nadia Al Omari e Richolly Rosazza sono di nuovo assieme sul foglio: lei ai testi, lui alle matite. Ma non è solo il tempo a essere trascorso, vista la differenza forte che tiene distinti L'ospite del 2020 e Tutte storie dell'anno successivo. 
Lì avevamo letto due storie ad altezza di bambino, qui il lettore o la lettrice dovranno essere ben più cresciuti. 
Kite è forse una delle case editrici che di più in questa direzione vanno esplorando. 
Loro pubblicano libri che per forma sono dei veri e propri albi illustrati pur facendo la scelta di concepirli per un pubblico adulto. Il gioco sta proprio in questo: un oggetto che nasce e si diffonde nella prima infanzia viene messo a disposizione di un lettore del tutto inaspettato. 
L'idea è coraggiosa, anche se - credo - nessuno si nasconda la difficoltà di perseguirla. 


Qui la questione è complessa anche se davvero sfumata e difficile da afferrare a una prima lettura. E la trama che tiene insieme i pochi fatti in sequenza è esile e sfuggente. Quindi per capire - e ognuno avrà una sua propria lettura personale - occorre farsi un po' portare dal testo e dalle immagini. 
La prima cosa che si percepisce è l'indole inquieta della protagonista. 
Legata agli umori che cambiano a seconda delle stagioni: l'inverno è freddo e fatto di solitudine, quindi spinge ad andare via. Al contrario, la primavera è momento di rinascita e quindi di relazioni, il bisogno di comunicare e di condividere è la spinta vitale. L'estate è il tempo del viaggio, della partenza, dell'esplorazione... 
Chi di noi non ha percepito con chiarezza questo tipo di sensazioni che segnano il passaggio da una stagione all'altra? Chi di noi non ha mai sentito il proprio e personale primo giorno di primavera che ovviamente non coincide con l'equinozio di primavera e lo stesso per il primo giorno d'estate e d'autunno o d'inverno. Ieri era ancora estate, verso mezzogiorno, oggi ho i piedi gelati se cammino su un prato.


Ma l'altra grande sensazione in cui Tornare ruota è proprio la perenne inquietudine che porta i più giovani e i meno giovani a trovarsi sempre nuovi obiettivi e percorsi per arrivare da qualche parte. 
Poi un bel giorno succede qualcosa, un clic che ci indica che è arrivato il tempo giusto per fermarsi. 
Se questo accade, può essere che dipenda dal luogo che si sta attraversando - fosse una palestra, o una metropoli, o un tavolino di un bar, poco importa. 
Di questo luogo si riconosce la familiarità, odori, colori, sapori. E allora ci si sente a casa...
Oppure potrebbe dipendere dalla persona - o dalle persone - accanto a cui si sente irresistibile il bisogno di stare. E anche in questo caso si cerca di fare casa... 

Carla 

Noterella al margine. Neanche tanto al margine, visto che i disegni di Richolly Rosazza - tra colore e monocromo - si infilano alla perfezione nel tessuto del testo così nebbioso e pieno di vaghezze e ne riescono a definire i contorni, pur non venendo mai meno a quell'immaginario un po' surreale con rocce pellicano, elefanti da trasporto, boschetti a quattro zampe e casette e foglie dappertutto. 


La cifra di Rosazza.

mercoledì 13 novembre 2024

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

PIED-DE-COQ: IL CADAVERE 


Sarà qui necessario sorvolare sulla descrizione dettagliata delle relazioni famigliari che legano tutti (o quasi) i personaggi che popolano questa storia. Sarà sufficiente dire che tutto accade in famiglia. 
Una famiglia e una casa, la Collinière, dimora dei Nonni Madame e Monsieur Coudrier. Una magione posizionata in cima alla collina più alta da cui si domina l’intero borgo e impregnata di del senso di superiorità di Madame Coudrier.  Ogni anno, il 31 di ottobre, la Nonna convoca tutta la famiglia per festeggiare il compleanno del Nonno. 
Quel 31 ottobre in casa (in scena) ci sono già i nipoti Hermès, le gemelle Annette e Violette e Colin-seianni. 
La storia comincia da un Prologo che ci mostra questa allegra comitiva di cugini di fronte al cadavere con la sua giacca pied-de-coq marrone scuro in cui si sono imbattuti all’improvviso, vicino al campo delle zucche, per poi fare un passo indietro e, con il capitolo successivo, ricominciare a raccontare dalle ore 6:00 di quel movimentato 31 ottobre. 
Dunque la casa piano piano si sveglia e nel trascorrere della giornata arriverà prima la giovanissima Madeleine e poi tutti gli altri, gli adulti, a completare e complicare la trama di questo giallo che come ogni giallo che si rispetti ci rivelerà un assassinio e un assassino davvero insoliti, con tanto di scena finale in cui tutti sono presenti al disvelamento della verità. Fin qui la trama. Di un giallo non si può dire di più. Però si può dire come viene raccontato, e allora proveremo a individuare alcuni elementi che risultano centrali nell’esperienza di chi legge. 
CINEMA. Bisogna innanzitutto dire che Malika Ferdjoukh scrive come se imbracciasse una telecamera. Le descrizioni dei luoghi e delle azioni sono capaci di prendere occhio e orecchio di chi legge per portarlo dentro la scena. Alcune pagine sembrano proprio delle sceneggiature. Molto coinvolgente. INFANZIA. La storia, nel suo complesso, disegna un contesto di fatti e personaggi compatto e a poco a poco sempre più coerente, ma si percepisce immediatamente l’esistenza di due mondi ben distinti, quello degli adulti e quello di chi adulto ancora non è: Hermès 13 anni e mezzo, le gemelle 9 anni, Colin-seianni (lo dice la parola stessa) e Madeleine 15 anni. Sono loro al centro della scena, i soli a sapere del cadavere e a condurre l’indagine alla scoperta dell’assassino. I soli a interrogarsi sulla morte e sul male. Gli adulti sono impegnati a celare segreti che loro stessi non sanno e non vogliono svelare. 
Un’infanzia destinata a sparire anno dopo anno. Hermès un tredicenne particolarmente maturo dirà: 
“Ho fatto più fatica dell’anno scorso ad arrampicarmici (sul sicomoro, ndr). E già l’anno scorso mi era sembrato più faticoso dell’anno precedente…I bambini piccoli sanno volare, è cosa risaputa da Peter Pan in poi. Dunque, a ogni anno che passa, ho meno infanzia a facilitarmi il compito. Ho tredici anni e mezzo, in fin dei conti”. 
Un’infanzia che vive una vita autonoma, ricca di esperienze, di immaginazione, di intraprendenza, capace di vivere e difendere un’istanza di verità. 
E Colin-seianni, che è il più piccolo di tutti, è il personaggio più splendido. Sulla scena si illumina di luce propria, una luce che lo colloca su un piano diverso, dove si è molto più vicini alla natura e si può stringere amicizia sincera con una volpe ferita e si può vedere nettamente lo spaventapasseri che indica la strada giusta per incontrarla; dove si può fronteggiare il dolore di vivere lontano da una madre inaccessibile e sofferente e ogni impresa è accompagnata da esserini pressoché invisibili che possono essere quelli buoni, i Ghwilltt , o quelli cattivi cattivissimi, i Kyytwwug che bisogna in ogni modo scansare. 
Un piano dell’infanzia al quale nessuno degli adulti può accedere e che anzi dagli adulti è braccata. Così che il pur evidente richiamo al Piccolo Principe e alla Volpe che chiede di essere addomesticata qui devia verso un esito ben diverso. 
VOCE. Tante voci si alternano e si intrecciano: chi legge ascolta alcuni personaggi raccontare in prima persona ma anche una voce fuori campo che riferisce tutto il resto, con l’effetto di una polifonia che ci chiama (anche esplicitamente) nella storia. E chi legge se pur disorientata/o nell’andare da uno all’altro dei personaggi e degli accadimenti, rimane coinvolta/o da un racconto complesso e intrigante. 
Un giallo che si infittisce di personaggi, fatti, sospetti e indizi che noi lettori cerchiamo di mettere insieme. 
A chi vorrà sempre avere chiaro il filo dei fatti così come si dipanano in questo 31 ottobre toccherà a volte tornare indietro nelle pagine tanti sono gli elementi che l’autrice ha voluto inserire in questa storia (qualcuno anche episodico e non molto utile al racconto). 
Una storia che ti cattura fino alla fine ma che forse proprio alla fine perde quella forza autentica che l’aveva sorretta fin lì. Ma qui ogni lettore e ogni lettrice potrà dire la sua. Bellissima anche la copertina di Luca Tagliafico (già autore delle altrettanto belle copertine della quadrilogia “Quattro sorelle”) che ci trasporta immediatamente ai piedi di un cadavere in pied-de-coq nel mezzo di un insolito autunno da ragazzi. Famiglia, casa, infanzia, morte, male, cinema e polifonia si ritrovano spesso nelle storie di questa brava autrice che in Francia ha già pubblicato una quarantina di romanzi. In Italia Malika Ferdjoukh è arrivata proprio con “Livide zucche” pubblicato da Salani nel 2004. Pension Lepic la richiamerà al pubblico italiano pubblicando i quatto volumi delle “Quattro sorelle”, poi “Una notte un assassino” e ora riedita “Livide zucche”. 
Camelozampa ha scelto di pubblicare “Mezzanotte e cinque” e Babalibri, per la collana Prime Letture, “La fidanzata del fantasma”
Tutte storie da leggere. Questa, in particolare, dai 12 ai 112 anni.

Patrizia 

“Livide zucche”, Malika Ferdjoukh, (trad. Orietta Mori), Pension Lepic 2024

lunedì 29 luglio 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LESSICO FAMIGLIARE 

Quattro sorelle. Enid, Malika Ferdjoukh (trad. Chiara Carminati) 
Pension Lepic 2021 


NARRATIVA PER GRANDI (dagli 11 anni) 

"Per legge, zia Lucrezia era la loro tutrice, insieme a Charlie. Era stata una decisione del giudice, alla morte dei loro genitori: aveva ritenuto che fosse una responsabilità troppo pesante da addossare solo alla sorella maggiore. In pratica, questo si traduceva in un assegno di zia Lucrezia una volta al mese e in una sua visita una volta ogni morte di papa. Una soluzione che andava bene a tutti. 
Quando Geneviève riattaccò, dopo numerosi ringraziamenti, scoppiarono tutte in una risata che sembrava un nitrito. Era, però, una risata forzata. Troppo esagerata per essere gioiosa, troppo forte per non nascondere un dolore più forte ancora." 

Le cinque sorelle Verdelaine, orfane dei genitori persi in un incidente d'auto diciannove mesi prima, vivono tutte insieme nella loro casa di famiglia, Vill'Hervé, un grande edificio isolato, a un passo da una falesia sull'Atlantico. 
Charlie, all'anagrafe Charlotte, ha ventitré anni ed è l'unica ad avere un lavoro presso un laboratorio farmaceutico. Ed è anche l'unica ad avere un fidanzato, Basile 29 anni, medico timido. Geneviève, per quanto i suoi impegni glielo permettono, dà il suo grande contributo nella gestione della casa, mentre le altre Hortense, quindici anni, Bettina tredici e Enid, appena nove passano le loro giornate tra la scuola, le amiche e i primi innamoramenti, la lettura e scrittura, gli scoiattoli e i pipistrelli. 
Sebbene diversissime tra loro per indole, tutte loro hanno un segreto che le accomuna: tutte chiacchierano con i fantasmi dei genitori. Poche battute ogni tanto, quando loro gli compaiono davanti... 
Questa è la loro magnifica storia che ruota inevitabilmente intorno a quelle potenti quattro mura che sono il loro baluardo di appartenenza: sono casa. 
Questa è la storia di cinque caratteri principali e vari comprimari, il loro lessico famigliare, le loro relazioni interpersonali. Qui basti sapere che è un vero piacere fare la loro conoscenza. 

Nel 2003 Malika Ferdjoukh racconta una porzione della loro vita, dedicando il titolo dei 4 volumi in sequenza a ciascuna di loro: Enid, Hortense, Bettina e, ultima, Genèvieve. Per ognuna di loro una stagione (alla quinta sorella nessuna mezza stagione). 
A turno, capita che la sorella nel titolo si trovi quindi sotto una luce leggermente più intensa delle altre, ma è roba di poco. Come sarebbe anche nella vita vera, le cinque Verdelaine costituiscono un gruppo inscindibile, sotto molti punti di vista. Charlie è l'unica a non avere un volume che porti il suo nome, ma c'è sempre. Fortunatamente per loro e per noi. 
Ad arrivare in Italia i quattro romanzi impiegano quasi vent'anni, infatti Pension Lepic li pubblica tra il 2021 e il 2022, credendoci moltissimo. 
Cerca una traduzione che gli renda merito, e la trova nella penna felice di Chiara Carminati. E un bravo illustratore che fa centro con le quattro copertine. Al suo amato mare non rinuncia ma lo mette solo in quarta: davanti mette sempre lei, la Vill'Hervé, in quattro stagioni diverse, appunto. 
Luca Tagliafico molto saggiamente la considera come fulcro narrativo delle quattro storie. Tutto passa attraverso quelle porte, finestre e scale... 
A riscuotere successo, a giudicare dai timbri dei prestiti in biblioteca, parrebbe sopratutto Enid che ha la fortuna di essere la prima a comparire sulla scena editoriale. 
Le ragioni di Pension Lepic sono molto condivisibili. 
La prima: Malika Ferdjoukh, nonstante abbia scritto cose sempre molto convincenti, finora in Italia non aveva trovato un editore che l'avesse trattata come un personale fiore all'occhiello da mostrare nel catalogo dei titoli pubblicati. Pension Lepic decide di farlo. 
La seconda: la letteratura d'Oltralpe, Lepic scommette su quella francese, almeno la narrativa per i ragazzi, sta qualche passetto avanti rispetto alla nostra, che si districa tra alcuni grandi talenti ed eccellenze, ma anche tra tanto artigianato, talvolta un po' mediocre. 
La terza, invece, ha a che fare con questa storia in particolare. L'idea che una prospettiva del genere - un romanzo che racconti la storia di fratelli/sorelle orfani e soli al mondo - sia un plot vincente. Peraltro ne sono prova provata tanti altri fulgidi esempi. E forse Lepic questo lo sa.
Alcuni dei questi esempi, per certi versi, stupiscono per sovrapponibilità. 
in verità, quando uscì Quattro sorelle.Enid tutti pensarono alle sorelle March della Alcott. Facile, direi quasi banale, il confronto. 
Ma, a ben vedere, c'è ben di più che irrobustisce l'idea di partenza dei quattro romanzi della Ferdjoukh. 
Primo fra tutti, l'indimenticabile Oh, Boy! Anche lì (nel 2000) famiglia azzerata già in partenza e questi piccoli fratelli che al momento di chiaro hanno solo l'intento di non voler essere separati e cercano di fare squadra. La penna felicissima della Murail fece il resto. 
E, a onor del vero, va detto che le due scritture, quella di Murail e quella di Ferdjoukh (il discorso sulla narrativa d'Oltralpe non era dettato da una malcelata esterofilia), si assomigliano parecchio, in quel loro saper essere comiche e commoventi a distanza di poche battute. 
Entrambe sanno essere lievi nel racconto dei fatti e profondissime nelle riflessioni che nascono nelle teste dei loro personaggi. Entrambe sanno stare in silenzio, quando non c'è alcun bisogno di spiegare, entrambe sospendono i loro giudizi e non danno soluzioni. Entrambe sanno dare spessore ai loro personaggi attraverso la famosa regola: Don't tell, show. Infatti entrambe sono eccellenti creatrici di trame e costruttrici di intrecci. 
Orfanezza, fratelli o sorelle, la casa come perno: mi vengono in mente grandi romanzi: Nove braccia spalancate (ed. originale 2004), Hotel Grande A (ed. originale 2014), come pure La casa di Pine Island (ed. originale 2020), quest'ultimo con somiglianze belle forti, anche se non il migliore di Polly Horvath.
Fino a qui le affinità. Ma esistono anche due caratteri che mi paiono del tutto originali, e spettano alla sola Malika Ferdjoukh. 
Il primo: lei è una grande amante dei fantasmi. E l'argomento le è così congeniale che quando può ce ne infila qualcuno...
In Quattro sorelle. Enid  ce ne sono vari, ma i migliori sono quelli di mamma e papà. Malika Ferdjoukh ha saputo giocare, e rendere assolutamente normale, a tratti anche divertente, la relazione tra questi genitori e le loro figlie. Bella chiave per sdrammatizzare. La loro presenza 'fantasmatica', i brevi dialoghi e incontri con le figlie (nessuna delle cinque lo confessa alle altre e quindi pensa di essere l'unica a ricevere le loro visite) e genitori sono righe di pura bellezza. 
Leggere per credere. 
E secondo carattere peculiare: la sua abilità sottile nel non voler troppo definire un preciso momento storico in cui ambientare la storia. 
A tratti, davvero sembra di essere in un romanzo dell'Ottocento (complice anche il formato?) con personaggi che potrebbero essere ottocenteschi, che si muovono in un contesto che a tratti lo potrebbe essere e poi entrano in scena oggetti o situazioni che riattualizzano il tutto al contemporaneo. Ma questa sapiente nebbiolina da brughiera e da falesia che avvolge tutto ha il merito di rendere ancora più universali personaggi e storia in sé. 
Di nuovo, leggere per credere. 

Carla 

Noterella al margine. Complice forse il tipo di lavoro che faccio, complice una mia attenzione maggiore quando si parla di cibo, sono inciampata in quella che a me parrebbe essere una bella svista. Ho verificato anche nell'edizione francese ed effettivamente compare fin dall'originale... Ma a quanto pare, tutti quelli che a vario titolo hanno lavorato sul testo, e quelli che l'hanno letto, non l'hanno notata o hanno preferito soprassedere...
Per me può anche partire un contest: tra pag. 66 a pag, 70, è lì.

lunedì 22 gennaio 2024

FAMMI UNA DOMANDA!

CASE

Pubblicato in Francia nel 2022 e lì premiato con il Prix d’Architecture pour la Jeunesse2023 de l’Académie d’Architecture , ‘Casa’, di Isabelle Simler, è arrivato in Italia grazie alla traduzione curata dall’editore L’Ippocampo.
Non è un argomento nuovissimo, le ‘case’ degli animali sono spesso oggetto della curiosità dei bambini, ma qui la trattazione, che riguarda 27 animali, esprime un approccio diverso.
Ciascuno degli animali protagonisti presenta la propria dimora raccontandola con piglio poetico, poche righe che descrivono l’eccezionalità di queste costruzioni che attraversano il mondo animale: dagli insetti agli uccelli ai mammiferi, ciascuna storia racconta la bellezza e la stravaganza di queste ‘case’ così particolari.


Ci sono gli insetti operosi, come termiti e api, ragni tessitori di irraggiungibile bravura, gasteropodi, uccelli di tutte le dimensioni e dalle straordinarie abilità, mammiferi. Una carrellata molto varia, che non segue nessun criterio tassonomico, esplorando il mondo animale con curiosità e stupore.
Particolarmente interessanti le ‘case’ di alcuni uccelli, come il pendolino europeo, il colibrì o dell’elfo dei cactus, rapace che trova riparo all’interno di quelle piante spinose.


Ma come ignorare l’imponente edificio di paglia costruito dal passero repubblicano?
E poi, a seguire, le costruzioni dei castori o le tane delle marmotte, edifici complessi che sembrerebbero richiedere intelligenze superiori, capacità di progettazione degne di un insigne architetto: questo è proprio uno di quegli aspetti del comportamento animale che spesso hanno creato non pochi grattacapi ai naturalisti: interpretare le capacità costruttive animali come espressione dell’evoluzione, o pensare che ci sia una sorta di trasmissione ‘culturale’ all’interno delle specie. La risposta naturalmente varia da specie a specie, ma le sorprese, in termini di intelligenze animali, crescono di giorno in giorno.


Comunque la si pensi, questo libro illustrato, suggestivo grazie alle belle, accurate illustrazioni dell’autrice, non può che stupire bambini e bambine affascinati dagli animali; magari li può aiutare a guardare gli animali non umani con più rispetto e considerazione. Personalmente, ho trovato particolarmente significativo voler chiudere il libro con lo sguardo malinconico dell’orango, col suo morbido giaciglio di foglie di una foresta che magari domani non ci sarà più.
Caratteristiche del testo e dell’impianto esplicativo fanno di questo libro un bell’esempio di divulgazione per i piccoli, a partire dai cinque anni, ma può essere apprezzato anche da bambine e bambini più grandi.

Eleonora

Casa”, I. Simler, L’Ippocampo 2023



lunedì 3 luglio 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA CONCHIGLIA IN UN BOTTONE 

Canto per una casa ritrovata, Sophie Blackall (trad. Chiara Carminati) 
Terre di mezzo 2023 


POESIA 

"In cima a una collina 
in fondo a una strada 
accanto a un ruscello 
che svolta e risvolta, 
 c'è una casa 
dove dodici bimbi 
sono nati e cresciuti 
andando a gattoni 
 nell'atrio accogliente 
mettendosi in posa 
sui gradini di legno..." 

Lo stipite della porta è segnato a matita con tutte le misure di bimbi in crescenza. Le pareti sono decorate da stampi dipinti con le patate. A essere dipinto adesso è anche il gatto di casa. Sgridate, scuse e un po' di lacrime finiscono in un grande abbraccio. A chi invece si impunta va un po' meno bene. Intorno c'è chi gioca e chi suona. Quando si fa l'ora di andare a letto, nel sottotetto, qualcuno di quei bambini prende un libro da leggere e qualcun altro continua il suo broncio. Ma tutti, da addormentati, sogneranno qualcosa.
La vita va avanti nella grande casa che contiene i loro giochi, i loro sogni di mare, i loro tesori, i loro segreti, i loro dentini caduti. 
La vita va avanti anche nei lavori da fare: mungere, pulire la stalla, allattare i vitellini, raccogliere il fieno sul carro. Ma anche andare a pescare e raccogliere mele per la torta di mamma. I più grandi hanno cullato il bebè, hanno aggiustato i calzini e attaccato bottoni che prima erano conchiglia. 
Se i bambini ogni giorno diventano più grandi, la casa ogni giorno diventa più vecchia: entra l'acqua dal tetto e piano piano si svuota perché ognuno di loro parte per la propria strada. 
E quando anche le ultime due sorelle, ormai vecchiette anche loro, la lasciano per raggiungere il mare tanto sognato, la casa si svuota, diventa silenziosa, ma non per molto... 

Succedono cose molto interessanti in questo libro. 
In ordine sparso: la prima è l'idea di fondo: ossia di raccontare la storia di un grande contenitore - una casa - attraverso il suo contenuto - una famiglia con i suoi animali. Bambini, genitori, gatti, mucche un cavallo si muovono tra le sue mura e con esse interagiscono: dai segni lasciati su uno stipite per segnare le altezze dei bambini, alle coccarde appese che sono state vinte a scuola per buona condotta, dai fiorellini stampati sulle pareti ai segni di una di una foto incorniciata portata via come ultimo ricordo. 


Non è esattamente il primo libro con questa prospettiva, tuttavia con i suoi precedenti, condivide l'intento di dare voce e anima a chi si suppone non ne abbia: un muro, un tetto, una porta... 
Chiunque avrà nei propri ricordi l'attraversamento di una casa disabitata e avrà altresì in mente di averla immaginata abitata e per farlo avrà dovuto cogliere i segni che essa porta sui muri, le tracce sui pavimenti: è una voce silenziosa, ma pure sempre una voce. E come spesso accade sono le assenze, i vuoti a raccontare, come fossero echi di suoni che ora non ci sono più. 
E proprio su questi vuoti Sophie Blackall costruisce la storia di una casa diroccata che era accanto alla vecchia fattoria che lei aveva appena acquistato.
 La casa, così è lei stessa a raccontare, era davvero molto malmessa. Talmente lo era che lei - che tanto ama le cose vecchie - non ha potuto fare diversamente e l'ha fatta demolire (dolore vero). Tuttavia le sue pareti pericolanti avevano conservato nel tempo piccoli o grandi oggetti che invece ha salvato non solo per conservarne il valore come cimeli, ma per farli entrare di nuovo in gioco a rappresentare di nuovo l'arredo della casa, quella disegnata. Pezzetti di stoffa, un bottone di madreperla, tutti possibili frammenti di carte raccolti, sono diventati illustrazione, strato su strato. Oppure sono diventati parole. 


Le cose vecchie portano storie. 
Un bottone un tempo è stato conchiglia. E questa è la seconda cosa interessante che succede. 
La terza è il racconto della vita di quella casa senza le persone, una casa che si fa tana, cuccia, riparo. 
Un orso in cantina, procioni in cucina e scoiattoli alla scordatura dell'organo. 
La quarta è la ricerca da parte di Sophie Blackall delle storie vere della famiglia Swantak. Le raccoglie soprattutto attraverso i racconti dei loro discendenti che quella valle la abitano ancora. E attraverso le storie che ha ascoltato e raccolto ne è nata una poesia illustrata: un unico flusso che attraversa il tempo senza mai fermarsi. Solo qualche virgola qui e lì e un punto alla fine. Lo stesso lo si percepisce nelle immagini che attraversano il tempo con bambini e bambine che crescono. Grandi panorami sinuosi della campagna cui si alternano visioni della casa piena di gente, di mobili e di suppellettili, visti in sezione come se fosse una casa di bambole. E in qualche modo lo vuole essere.


La quinta cosa sono gli indiscussi qualità, spessore e esattezza, di disegno e parola (nella traduzione di Chiara Carminati). 
La capacità di essere semplice e nello stesso modo intenso. Di essere chiaro e profondo. 
In un dialogo, un canto libero tra figure e parole.

Carla

venerdì 17 febbraio 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

COSTRUIRE PER SOTTRAZIONE

Una casa, Kevin Henkes (trad. Alessandro Zontini) 
Il Castoro 2023 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni) 

"Una casa. 
Dov'è la porta? Che colore ha? Dov'è la finestra? Che forma ha? 
Una casa al mattino. 
Dov'è il sole? Alto nel cielo? Dove sono gli uccelli? Stanno tutti volando? 
Una casa di notte." 

In una grande cornice c'è il disegno, il più riconoscibile possibile, di una casa. Solo pochi dettagli: la porta e la finestra. Il tetto a tegole e un comignolo. 
Nella pagina successiva, piccolo colpetto di zoom e la casa è un po' più vicina e quindi più grande e arrivano le prime domande. 
Nella pagina successiva torna la grande cornice che però è ocra, in onore del sole che si intravede dietro il tetto: casa di giorno. 
Di nuovo colpetto di zoom e si aggiungono particolari animati e le quattro domande di rito per il piccolissimo lettore. 
Nella pagina successiva ritorna per la terza volta il disegno della casa con la grande cornice blu notte... 

Quanto ragionamento e quanto lavoro di sottrazione richiede la semplicità? 
E se andiamo a sottrarre otteniamo la leggerezza. Leggerezza e semplicità. 
Ancora una volta il consiglio è di andare alle Lezioni americane, sull'argomento.
Questo libro colpisce per entrambe le qualità ed è capace, a saperlo guardare, di dire un mucchio di cose.
 

Andiamo con ordine. 
Libro quadrato senza titolo e autore in copertina (l'editore rimane, per orgoglio e per legge credo e autore e titolo si ritirano in quarta). 
Togliere il titolo e l'autore è una scelta che va nella direzione di quella leggerezza calviniana e per rendere ancora più focalizzato l'argomento del libro. D'altronde il titolo sarebbe superfluo per un lettore che non sa leggere: per lui è l'immagine che si fa titolo. 
Saltiamo frontespizio e crediti e andiamo al dunque. 
Scelta di un carattere tipografico tondeggiante, grande cornice, colori pastello, disegno che si compone per figure semplici e molto leggibili e spesso arrotondate, dove possibile. Pochissime ma sapienti ombreggiature. 
Questa prima pagina serve per fare conoscenza, tra libro, storia, autore e piccolo lettore con lettore grande che legge.
 

La pagina successiva prevede che tra libro e lettore si sia già rotto il ghiaccio, quindi da una parte lo si invita a guardare ancora meglio le figura che si ripete, ma più grande, e lo si apostrofa con ben 4 domande. Domande scelte perché possano essere comprese e perché la risposta arrivi sicura. 
La formula delle domande però nasconde ancora un'altra simmetria necessaria. 
Scrivere (e tradurre) che colore ha (what colori is it?) - e non di che colore è? come verrebbe spontaneo nel parlato, non è casuale: deve essere simmetrico alla successiva domanda Che forma ha? (What shape is it?). 
Nella pagina successiva compare un altro elemento di attenzione: cambia il colore della grande cornice e si allinea, questa volta allo scenario, al contesto: il sole che certifica il testo che dice "Una casa al mattino". Vi svelo un segreto: siamo in estate. 
Ma, attenzione compaiono, in lontananza anche altri personaggi, prossimi a entrare in scena.
 

A dimostrare una forte coerenza tra narrazione e immagine. E in questo, come sempre, il giro di pagina, quella piccola pausa obbligata, fa la sua parte. 
Lo schema si ripete, ossia c'è un piccolo ingrandimento di un particolare e arrivano le domande, come sempre 4, ma sale di un pochino il grado di difficoltà e il grado di attenzione richiesto al piccolo lettore. Questo ritmo, questo schema che torna regolare, nelle figure come nel testo, ha lo scopo di 'rassicurare', ma nello stesso tempo anche di incuriosire e soprattutto di 'incoraggiare' a fare un altro pezzettino di strada assieme. 
Dopo la notte arriva la pioggia (zitto zitto Henkes ci mette l'autunno e disegna nuvole e pozzanghere come sorelle) e la neve (zitto, zitto, l'inverno). 
Se andasse avanti così fino all'ultima pagina sarebbe comunque un buon libro, ma sarebbe anche un'occasione non utilizzata appieno. 
E Kevin Henkes lo sa bene, visti i riconoscimenti che hanno i suoi libri, dal Giesel honor e Caldecott Honor, alla Carnegie, fino alla Caldecott. Lui è uno bravo assai, insomma. 


Quindi, sbram, cambia la cadenza, senza però smettere di usare quegli accorgimenti, quali per esempio anticipare l'entrata in scena di nuovi personaggi. O ancora di disegnare le persone e gli animali assimilandoli a dei giocattolini, veri e propri pupazzini (compari di quelli visti in Waiting, disposti in bell'ordine sul davanzale di una finestra) - poco più che birillini - che si muovono su un prato pieno di fiori (è arrivata primavera) e compiono impercettibili gesti significativi (a voi coglierli) in un contesto che tanto ricorda un gioco di scenario, consueto allo sguardo di un piccolo. Qui, uno su tutti: la casa delle bambole. 
Continuano a esserci le domande, ma stiamo arrivando al finale. 
E il finale è sempre un'altra cosa. Adesso le domande hanno una loro risposta già nel testo che smette così di essere un dialogo per diventare di fatto un minuscolo racconto di un enorme autore.  

Carla 

Noterella al margine. Merito al traduttore che esce a testa alta dall'impaccio tra house e home, il nocciolo della questione. E merito a chi ha portato finalmente in Italia Henkes, con la preghiera che arrivino presto anche Waiting e Kitten's First Full Moon. Sì?