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venerdì 25 marzo 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

AL DI QUA E AL DI LA'

Il rammendo, Isol (trad. Mirta Cimmino) 
#Logosedizioni 2022 


ILLUSTRATI PER MEDI (dai 6 anni) 

"Cominciamo dal paese in cui vivo: ci sono alberi da frutta, casette rosse triangolari, un sacco di fiori e un fiume che scorre nel mezzo. Tutto è al suo posto, bello e ordinato. Sembra uno di quei ricami che fa la nonna. Tuttavia, si dice che esista un altro mondo, proprio dietro il nostro, molto più strano, con paesaggi pieni di nodi, fili penzolanti e strani animali. Si raccontano molte storie sul Lato di Dietro e i suoi misteriosi abitanti. Ma solo in sogno è possibile visitare questo luogo. Io sogno spesso il Lato di Dietro."

A raccontare è una bambina che perde molte cose: sciarpe, guanti, matite, chiavi di casa. La sua mamma è piuttosto arrabbiata e non sembra credere alla teoria dei buchi che la bambina cerca di spiegarle. La piccola sostiene che nel mondo di qua, con il passare del tempo, sulla superficie si sono creati dei buchi, un po' come succede al tasche quando la stoffa diventa un po' lisa, ed è in quei buchi che molte delle sue cose sono finite. Ma la soluzione è a un passo, basterà rammendarli in modo che nulla più possa passare dal di qua al Lato di Dietro. 
Ed è così che comincia l'avventura di quella bambina che parte per andare a rammendare tutti i buchi del mondo. Solo un piccolo dettaglio lei non ha considerato: che se nel nostro mondo chiudi tutte le fessure che lo mettono in contatto con il Lato di Dietro, da lì non passerà più niente, né suoni né aria e respirare diventerà pesante e una fitta nebbia ci avvolgerà. Quei buchi vanno assolutamente riaperti, così quella bambina riparte a scucire, là dove aveva rammendato a dovere. L'aria si purifica e tutto torna come prima, anzi meglio di prima, perché quei buchi non sono solo la trappola per gli oggetti perduti, ma sono anche fonte di altre meraviglie, come per esempio un flonKus tondo e color carota. D'altronde è in arrivo il solstizio d'estate e in mezzo al frinire dei grilli tutto può accadere... 

Isol e il suo nuovo libro che è di nuovo un magnifico gioco di prestigio, alla fine del quale non puoi che dire: oohhh, ma come ha fatto? 

© Isol

Come tutti i migliori libri che Isol fa, anche Il rammendo mette insieme diversi e stratificati pensieri. Qui, forse complice lo spunto di partenza, si intrecciano anche i suoi diversi stili e voci. Il primo che si incontra è quello che più si conosce di lei: un dialogo serrato tra una madre e una figlia. Già dalle prime battute si ritrova la sua ironia, i suoi bambini, anzi bambine, volitive e propositive, anche se sotto scacco.
Ma già dalla pagina successiva si entra in qualcosa di molto diverso: torna il grande nero di un tessuto fatto a telaio, una porzione di stoffa con un ricamo che - si apprende - è uno di quelli tradizionali palestinesi e che è la decorazione di uno scialle dalle lunghe frange nere che la stessa Isol indossa in una immagine a chiusura del libro. 

© Isol

Ma questa stoffa è, dando retta alla voce della bambina, la sua città, il suo mondo di qua e il punto di contatto visivo sono i ricami rossi e cremisi che davvero sembrano tetti di case e alberi da frutto. A rendere ancora più vero il gioco di illusione contribuiscono i piccoli personaggi che lei ritaglia nella carta, in modo frettoloso e volutamente impreciso. Ma come ogni ricamo, ha un suo lato nascosto dove quegli stessi fili non sono più in ordine ma si incrociano al servizio della bellezza che sta in mostra.
 
© Isol

Ed ecco la seconda magia di Isol: usa un oggetto di uso comune e ne interpreta la forma, secondo un criterio del tutto inaspettato. Il disordine di nodi e fili è effettivamente il lato retrostante, ma assume qui un significato molto più profondo: è il mondo contrapposto al 'di qua', quindi è il mondo ''di là'. 
Ciascuno qui troverà da solo la propria chiave di lettura. Lei ha dedicato il libro a suo padre.
Dietro la realtà c'è tutto un mondo che non si vede, un mondo che è possibile solo immaginare, ma che esiste in ogni cultura... 
La bambina, forte anche dei discorsi fatti con la sua nonna - discorsi che costituiscono il portato mitico, archetipico, di tutta questa vicenda - questo Lato di Dietro lo sogna e si permette anche di arrivare così vicino al suo confine, da poter guardare al di là. 
Ciò che questa bambina immagina a parole, Isol lo disegna con un filo e una matita e fa sì che la illusione continui quando le frange nere diventano bosco da non attraversare. Addirittura varco da non superare. Il gioco visivo si fa ancora più serio quando la bambina costruisce un suo personale immaginario che proprio di stoffa va a parlare. La superficie del mondo che si buca come una tasca lisa, lei che la rammenda, e l'equilibrio che si altera. 

© Isol

Quella permeabilità tra i due mondi - che in chiave filosofica per l'umanità intera è assolutamente necessario che esista - se si interrompe crea una nebbia irrespirabile. E' tutto da rifare: tutti quei bei rammendi turchesi che la bambina ritagliata nella carta cuce sull'immagine di tessuti diversi vanno scuciti perché l'aria e l'immaginazione possano sconfinare e circolare liberamente.

© Isol

Altrettanto liberamente circolano anche gli oggetti: palloni e mazzi di chiavi che spariscono nelle fessure della terra e flonKus che spuntano nell'al di qua. 
Questo andirivieni rivela l'ultimo colpo di teatro dell'Isol illusionista. Anche lei si ispira a un topos consueto in molti libri che del tempo e dello spazio 'sospesi' danno testimonianza concreta nella parte reale del racconto - e penso al pallone che il bambino riceve in dono da Alice e che si ritrova nella sua camera da letto nel bellissimo La notte di Wolf Erlbruch e al pupazzo dal cappello a punta che accompagna il bambino nel suo volo attraverso l'immaginario in Come? Cosa? di Fabian Negrin e finisce sul tavolo della cena. 
Ma fa anche qualcosa in più: fa scoppiare in una risata sonora i suoi lettori proprio un secondo prima di chiudere il libro.
Questa è Isol!

Carla

venerdì 8 febbraio 2013

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)


ALTROVE

Prima di entrare nel merito dei romanzi che vorrei proporvi, devo fare una premessa. C’è un ambito, nella letteratura per ragazzi, che sta acquistando sempre maggiore attenzione, anche da parte degli editori: si tratta della narrativa per la fascia d’età fra i quattordici e i sedici anni, la fascia d’età dei teenager. La proposta fin qui si è essenzialmente identificata con la cosiddetta narrativa ‘di genere’ soprattutto fantasy, gotico-romantico, romanzi d’amore. Da qualche anno a questa parte si sono affacciati editori, come Feltrinelli, San Paolo, Salani, Rizzoli, con proposte diverse e spesso esplicitamente rivolte a questo segmento di mercato, pessimo termine, ma efficace; libri di difficile collocazione in libreria e in biblioteca, perché non sono per adulti, ma nemmeno per ragazzi in senso stretto, non appartengono ad alcun genere definito. Qui vi parlerò di due romanzi che appartengono a questa categoria, ovvero indirizzati a ragazzi con più di quattordici anni; le storie che raccontano sono accomunate dal riferimento ad un altrove, contiguo al nostro mondo, specchio deformato dei nostri lati peggiori.


Il primo, Il pianeta di Standish di Sally Gardner, racconta di un luogo, molto simile alla Terra, in cui dominano gli alieni, dall’aspetto di afidi verdi, il cui potere è esercitato attraverso dei collaboratori umani: chi non si piega viene confinato nella zona sette, priva di tutto e nei fatti ultimo passaggio prima di essere deportati e uccisi. Qui vive Standish, con il nonno e con la famiglia di Hector, il suo unico amico; lui è un diverso, ha le iridi di colori differenti, non sa scrivere nonostante abbia quindici anni, ma ha una grande memoria e altrettanto coraggio. Ovviamente c’è una parte del pianeta che non è assoggettato e per piegarlo, la Madrepatria mette in scena un finto allunaggio per accreditare la propria potenza. Smascherare questo inganno è l’unico modo per fermare l’avanzata degli occupanti e sarà la missione d Standish e del Nonno. Come si può ben vedere ci sono molti richiami alla storia del novecento, all’universo concentrazionario: il rifiuto del diverso, l’isolamento e la segregazione, la miseria, il controllo del comportamento delle masse, l’eliminazione fisica degli oppositori. Inutile dire che gli scherani della Madrepatria, le spie che devono scovare i dissidenti, vestono lunghi cappotti di pelle nera e portano occhiali scuri, potrebbero essere delle SS o del Kgb, l’immagine è quella. Tematiche molto presenti, e ancor più angosciose, nella sf del secondo dopoguerra. I fantasmi del nostro recente passato agitano ancora, e con ragione, i pensieri dei più accorti, perché ciò che è stato può ritornare.

Un’ambientazione così cupa è alleggerita dalla dimensione quasi infantile del protagonista, che con il suo amico Hector, nella miseria più totale, si costruisce un’astronave di latta, con il sogno di poter fuggire. Standish è un bel personaggio, che commuove con la sua ingenuità e che conforta per il suo coraggio. Riuscirà, infatti, anche se a costo della vita, a smascherare il plateale inganno dell’allunaggio, strumento di propaganda globale, ridando speranza a quella parte di mondo che non si è ancora assoggettata.



In Terrestre, di Jean-Caude Mourlevat, l’altrove è un mondo parallelo, comunicante col nostro attraverso una sorta di strada che non tutti vedono. Nel mondo parallelo gli umani sono asettici, detestano tutto ciò che è legato alla vita, dal concepimento ‘impuro’ all’alimentazione, al semplice atto di respirare. In quel mondo, tutto è sintetico, pulito e soprattutto privo di emozioni; ma alcuni gerarchi amano rapire le donne umane e tenerle con sé, ovviamente drogate, fino a che non partoriscono; i figli di queste unioni, gli ibridi, sono i soldati che devono compiere le incursioni nella nostra terra per rapire altre fanciulle giovani e belle.
La protagonista, Anne Collodi, il nome non è l’unico riferimento alle fiabe, riceve la richiesta d’aiuto da parte della sorella, ovviamente rapita nell’altro mondo. Trova il passaggio per l’altrove e cerca disperatamente di rintracciarla. Impara a respirare impercettibilmente e a passare quasi inosservata. Ma questo non basta: è necessario capire dov’è la prigioniera. Quindi Anne chiede aiuto prima ad un incauto anziano scrittore, che pagherà caro il suo coinvolgimento in questa avventura, poi a Bran, un ibrido che ha partecipato alla cattura di Gabrielle, ma che si è innamorato della giovane sorella.
Molti passaggi al di là e al di qua del confine, sfiorando più volte la morte, consentiranno di salvare Gabrielle e così Anne e Bran convoleranno giuste nozze. Ma il passaggio con l’altro mondo non si è chiuso…
Di mondi paralleli, di quarte dimensioni, di viaggi nel tempo che mettono in contatto mondi diversi è piena la letteratura fantastica o la sf e qui non troviamo niente di particolarmente originale, se non una versione moderna della fiaba di Barbablù. Non originale anche l’immaginare il mondo ‘altro’ come sterile e perfetto, contrapposto alla meravigliosa imperfezione non solo del nostro mondo, ma anche di noi stessi, fragili e potenti nei nostri sentimenti; ma chi non conosce il Signor Spock di Star Trek, il confronto fra il freddo vulcaniano e il passionale terrestre? La morale, piuttosto prevedibile, è che è meglio restare sporchi ed emotivamente fragili, piuttosto che precipitare in un universo privo di qualsiasi sorpresa e di qualsiasi emozione. L’intreccio, l’avventura riescono a sostenere la lunghezza della narrazione, anche se ci sono sfilacciature e uscite di scena un po’ troppo repentine: il personaggio con cui si apre la storia, il vecchio scrittore annoiato che decide di aiutare Anne e che racconta in prima persona la prima parte della storia viene velocemente ‘defenestrato’ senza una vera necessità narrativa. Mi sembra, in sostanza, un’occasione mancata di allargare ulteriormente gli orizzonti della narrativa per i più giovani.

Eleonora



“Il Pianeta di Stardish”, S. Gardner, Feltrinelli kids 2013
“Terrestre”, J.C. Mourlevat, Rizzoli 2012


giovedì 3 gennaio 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


RIFIUTI E RIFIUTATI


MONDIZIA CRONACHE FUORI DAL MONDO, Roger Rubbish (Fabrizio Casa), Sara Gavioli 
Biancoenero edizioni, 2012

 
NARRATIVA PER MEDI (dagli 8 anni)   

"Sul fiume che costeggiava la ciclabile galleggiava uno strano tronco. Strano perché si muoveva controcorrente. Lentina gli pedalò dietro, finché lo vide deviare verso la sponda, risalendola con agilità sorprendente. Nuotava, aveva quattro zampe: più che un tronco era un megatopo."   

Lentina, così la chiama suo padre perché non è un fulmine, a cavallo della sua Quattrosei, una bici di carattere che aspira a diventare una moto, parte all'inseguimento del megatopo. Nonostante tutto concorra a farla desistere, la ragazzina a cavallo della sua bici va avanti. Un canale di scolo, spazzatura ovunque e un passaggio angusto, un buco in un muro: irresistibile! 
Dall'altra un altro tempo, un altro mondo. Nutria, il più antico abitante di Mondizia le ha condotte fino lì. Un mondo parallelo, sconosciuto, fatto di rifiuti e di rifiutati, personaggi assai particolari: un guardiano Poeta Creativo, una Puliziotta enorme, un Magistrato Sentenzioso e straccione, il Sommo Rottamatore, il Giornalaio di Spiazza Tura e poi lui l'Erede al Compost, un ragazzino con il pollice verde! Lentina, un po' come la piccola Alice di Carroll!
Mi arrendo! Impossibile raccontare in poche righe le mille e una vicende che come in un buon libro di avventura si susseguono, si intrecciano, si sciolgono e portano il lettore qui e là. Vi basti sapere che Valentina Rossi, detta Lentina, rischia grosso a Mondizia: è senza certificato e il sistema non lo permette. È un rifiuto clandestino a tutti gli effetti.
Mondizia, un mondo a suo modo ordinato, costruito con i rifiuti in cui vivono i Rifiutati dalla Vita Precedente, è una articolata, intelligente poetica ed esilarante metafora di un mondo che tanto ricorda il nostro. Articolata, intelligente, poetica a volte, esilarante sempre: questi sono gli aggettivi che a mio giudizio meglio si attagliano a questa storia. Articolata e complessa è la trama che non lascia un attimo di respiro al lettore, con continui colpi di scena, cambi di scenari, svolte nella trama. Intelligente e spesso non scontata è la costruzione del plot, del contesto, dei personaggi. Il rischio di cadere in certa retorica, visto che si parla di temi legati all'ecologia, era lì dietro l'angolo, ma Mondizia non cede mai. La lettura parallela tra rifiuti e Rifiutati è ficcante, in alcuni casi addirittura coraggiosa, e penso in particolare alla figura del Giornalaio, una creatura che per descriversi si paragona a una doppia spina, un po' maschio un po' femmina, categorie mentali che possono essere superate, siamo di fronte a un Neutro. Intelligenti mi paiono alcune soluzioni narrative: lo scambio in termini economici tra domande e risposte: le prime si pagano con le seconde. Pensate solo un attimo che interessante sarebbe per un insegnante utilizzare, magari per mezz'ora al giorno in una sorta di gioco-patto comunicativo con i propri alunni, questo sistema in classe.

Talvolta poetica. Per esempio la figura-chiave dell'intero racconto, il piccolo Erede, GH (ma non perché indossa una giacca, ma per un ormone mancante che ne impedisce la crescita, un Rifiutato anche lui), e la descrizione di Ris'orto, il miracolo del compost e del suo pollice verde, il luogo dove si semina e si prepara il futuro.  
Last but not least, esilarante la scrittura. Dettata da una grande attenzione e cura per la lingua italiana, l'autore (o forse dovrei dire il traduttore, a meno che non si identifichino, chissà...) non perde occasione per giocare con essa, inventare nomi, storpiarli (ops, Roger Rubbish?!), servirsi di onomatopee, assonanze, variazioni ortografiche e ogni altra possibile soluzione che l'italiano offre. Un vero vulcano che erutta ogni tre righe un nuovo calembour per tenere il lettore sempre all'erta, per solleticargli l'attenzione sui giochi di parole e soprattutto per farlo scoppiare centinaia di volte in una risata a piena voce..." chi è quella vestita da laghetto col bosco di alberelli intorno?" chiese Lentina. "Alpina, la Ridente Valletta." La Ridente Valletta Alpina del programma.... Impossibile resistere! 

Carla  

Noterella al margine. Le illustrazioni di Sara Gavioli in bianco, nero e verde piaceranno ai bambini e contribuiscono al successo del libro che mi auguro di cuore. Biancoenero pubblica un altro bel titolo, dunque. E lo fa, secondo i criteri di Alta Leggibilità, con la cura consueta che si prefigge di rendere più agevole la lettura di tutti.

venerdì 31 agosto 2012

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)

NELLE PIEGHE DEL TEMPO, 
CERCANDO ANGELICHE CREATURE



Quando ho finito di leggere il romanzo di Madeleine L’Engle, Nelle pieghe del tempo, mi sono chiesta perché mai l’editore Giunti sia andato a ripescare una storia degli anni ’60 che ripropone le tematiche della fantascienza di quegli anni. Romanzo premiato a suo tempo e di cui è uscita anche una versione cinematografica; ma lontana anni luce dalla sensibilità dei ragazzi di oggi. In realtà questa pubblicazione è stata accolta con favore, proprio perché ripesca un testo di grande successo di quegli anni. La trama: tre ragazzini, un po’ strani, in realtà molto dotati, figli di due scienziati, per ritrovare e salvare il padre, sono costretti a seguire, giustappunto nelle pieghe del tempo, tre strani personaggi, la signora Chi, la signora Quale e la signora Cosè; insieme troveranno il padre dei ragazzi, rapito da un’entità aliena che controlla le menti e ha l’aspetto, indovinate, di un grosso cattivissimo encefalo (nel senso proprio di cervello). Non vi dico quale sarà l’arma letale che metterà al tappeto il perfido, posso dirvi che a me sono cadute le braccia. Un po’ di fisica quantistica, un po’ di esoterismo new age, tanti tanti buoni sentimenti. Sarà perché sono stata consumatrice vorace di storie di fantascienza, non sono riuscita a farmi prendere da una storia che di quel genere letterario prende gli aspetti forse più datati, senza rendere giustizia ai molteplici spunti che in tale narrativa sono presenti, e attualissimi.


Ma non contenta di questa deludente lettura, so che sarò smentita e che mi si dimostrerà che è un gran capolavoro, sono andata alla ricerca di altre creature ‘metafisiche’, all’interno di un romanzo di qualche anno fa di Neal Shusterman, scrittore americano già molto apprezzato: si tratta di Everlost, primo di una trilogia, dalla classificazione difficile, non fantasy, non fantascienza, non romanzo realistico, fondato com’è sulla descrizione di un mondo parallelo in cui sostano le anime che, dopo la morte, per motivi diversi non vanno subito dove devono andare. Nonostante il tema delle ‘anime disperse’ sia molto presente nella produzione americana, compresa quella televisiva, ho apprezzato molto che l’autore sorvolasse con eleganza sulla definitiva loro destinazione.
Everlost, dunque, è un non luogo per eccellenza, che accoglie, forse per l’eternità i bambini e i ragazzini che sono rimasti sospesi fra due mondi; è anche un luogo di paure, di mostri, veri o presunti, di zone morte, ovvero edifici, oggetti, luoghi che sono migrati dal modo reale a questo mondo sospeso; il gruppo più consistente delle anime bambine si riunisce proprio nel fantasma delle Torri Gemelle, la quintessenza della tragedia collettiva dell’America contemporanea. Devo dire che questo forse è il lato più interessante di un romanzo d’avventura raccontato con abilità da un autore sicuramente capace di tenere il lettore ancorato alla narrazione: mi è sembrato il tentativo di tener vivo il ricordo di un evento traumatico e nello stesso tempo di proporre lo scioglimento del nodo di dolore, dicendo, ci sono ancora, esiste un luogo della memoria che conserva il ricordo di quello che era, delle persone che sono morte così inutilmente.
Nello stesso modo ho trovato interessante la descrizione dei diversi modi di affrontare una condizione per nulla felice, di eterna sospensione fra due mondi: c’è chi si rassegna, c’è chi si ribella, chi diventa un mostro e chi riesce a risalire dal centro della terra con la forza della disperazione. Se si riesce a superare il momento di diffidenza nei confronti di ambientazioni molto in voga nella letteratura per teenager (angeli, più o meno caduti, streghe innamorate, per non parlare di vampiri e licantropi), ne viene fuori una storia che si legge con piacere, con i meccanismi oliati dell’avventura.

Eleonora

Nelle pieghe del tempo”, M. L’Engle, Giunti 2012
Everlost”, N. Shusterman, Piemme 2009