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lunedì 11 marzo 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

I BAMBINI FANNO

I migranti
, Marcelo Simonetti, Maria Girón 
(trad. Francesco Citarella, Tiziana Masoch, Ilide Carmignani - FUSP) 
Kalandraka 2023 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Nel momento stesso in cui la maestra Alicia ha detto che sarebbero arrivati due migranti, è suonata la campanella e siamo usciti di corsa dall'aula. 
Volevamo arrivare a casa il prima possibile. 
La nonna aveva preparato il risolatte e a noi piace un sacco. 
Potremmo mangiarlo tutti i giorni per tutta la vita. 
E facendo sempre il bis. 
Ma l'annuncio della maestra continuava a girarci in testa." 

Comincia così una sarabanda di ipotesi che i due fratelli mettono in gioco. Forse complice il risolatte, Pauli - la sorella golosa - pensa che migranti possa essere un dolce, ma il fratello replica che solo due non basterebbero mai per un'intera classe. Potrebbero essere degli animaletti, tipo dei ricci. Ma alla maestra Alicia non piacciono gli animali, quindi sarebbe piuttosto difficile supporre che i migranti siano ricci (!). La parola migranti potrebbe essere un gioco di parole? Insomma, quei due stanno brancolando nel buio. E poi davvero si fa buio e cominciano le supposizioni notturne e un po' spaventose riguardo alla grande questione: cosa si nasconde dietro la parola migranti? E se fossero spiriti maligni? Meglio lasciare una lucina accesa... 
La mattina successiva tutti i pensieri notturni si sono affastellati nella testa dei due fratelli, quindi il tragitto verso scuola è stato tetro e pensieroso. Silenzioso, anche con la mamma al volante che forse poteva essere l'ultima a chiarire loro le idee. 
Muti, tremanti e per mano varcano la soglia di scuola, convinti entrambi che se i migranti avessero voluto la guerra, guerra avrebbero avuto... 

Questo libro ha meritato una lunga meditazione.


Da una parte, una forte attrazione per i disegni di Maria Girón che mi pare sia una brava disegnatrice in generale, ma di infanzia in particolare. Con le sue matite ha sempre dato buona prova nel concepire il movimento dei corpi e in questo libro, non si risparmia gli scatti in velocità, le verticali di Pauli, la gare in bici, le risate, le facce spaventate, la pensosità notturna. 


Qui anche un bel gioco sottile tra copertina e quarta. Chi lo vuole capire, lo capisce... 
Dall'altra una grande domanda di fondo sulla questione che attraversa tutto il libro. Ma è davvero così come la mette Simonetti? La parola migranti è così oscura tra i ragazzini e le ragazzine? 
Fatto sta che in questo domandarsi si mette in moto il solito meccanismo che scatta di fronte a ogni interpretazione, che per forza di cose è quella di un'adulta. In sintesi, quanto riesce a fermarsi il pensiero adulto nel leggere un libro pensato per un pubblico diverso? Con questo non intendo scalfire in nessun modo la buona intenzione di Marcelo Simonetti, ma mi riferisco solo a un personalissimo dubbio che mi ha spinto ad andare a verificare sul campo - lo faccio oggi in una quinta con maestra compiacente - quanto effettivamente se pronuncio la parola migranti in una classe la lascio lì perplessa a cercare di indovinare di cosa si tratti. Ma forse la questione è solo un dettaglio, perché il merito di questo libro è altrove. 
Il libro, infatti, mette in campo anche un paio di riflessioni di altro tipo. 
La prima riguarda la naturale disposizione alla curiosità, all'avvicinamento e all'inclusione che hanno i bambini. Almeno i più piccoli. Almeno fino al momento in cui non viene insegnato loro che essere selettivi è la miglior cosa da fare. Prima di tutto, la paura! E poi la distanza.
I bambini, diceva un grande pediatra, sono creature economiche e pratiche. 
Credo intendesse dire che cercano di fare sempre la via più corta e più diretta per arrivare al punto. E di ogni cosa sanno cogliere subito l'aspetto concreto e fattuale. 


In questo caso, la cosa che mi pare bella del testo I migranti è proprio questo sguardo. Si polverizza all'istante tutto quel pensare, immaginare, elucubrare nel momento che le fantasie smettono di essere tali e prendono corpo e trovano voce. Nonostante l'immaginare sia una pratica necessaria all'umanità intera - guai a non farlo dal primo all'ultimo respiro - tuttavia succede che quando un bambino si trova di fronte a fatti concreti, quello stesso bambino agisce, perché li può toccare. Non spegne l'immaginazione, ma smette di interrogarsi e preoccuparsi, almeno per un po'. 
E guarda, tocca e fa. 
La seconda riguarda il mondo degli adulti, che sono in larga misura assenti, dall'intera storia: a parte la nonna del risolatte e la madre che li accompagna a scuola: sono entrambe puramente strumentali. Ma ci sono anche altri adulti che si fanno notare, diciamo così, in trasparenza, ovvero appartengono a loro certe frasi del testo e sono quelli che non hanno mandato i propri figli a scuola per l'arrivo dei migranti. Lo stigma nei loro confronti da parte di Simonetti è chiaro. E credo che sia lì, in tutta la sua anche ostentata evidenza a collocare in posizione scomoda gli adulti e contemporaneamente a mettere un po' in allarme tutti quei bambini che invece nell'incontro conoscono e mettono via il pregiudizio, e soprattutto la paura.


E guardano toccano e fanno. 

Carla

lunedì 30 settembre 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


QUESTO LATO DEL LIBRO E' FANTASTICO!

Il muro in mezzo al libro, Jon Agee (trad. Giusi Scarfone)
Il Castoro 2019


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Il muro protegge questo lato del libro...
dall'altro lato.
Questo lato del libro è sicuro.
L'altro no.
Ma la cosa più pericolosa dell'altro lato del libro
è l'orco."

Nessun problema. Basta essere dal lato giusto del libro e del muro che lo divide a metà. Il piccolo cavaliere è convintissimo di esserlo, dal lato sicuro. Effettivamente, a ben vedere, dall'altra parte si erano riuniti un rinoceronte, un gorilla e una tigre che avrebbero potuto rappresentare un pericolo per lui, se non fosse arrivato quel topino a metterli tutti in fuga...


Dall'altra parte del muro c'è anche l'orco che tuttavia non sembra essere cattivo, forse solo un po' severo nei confronti dei topini. Di sicuro l'orco ha un miglior udito del cavaliere, perché - nonostante il muro - sente un sospetto gorgogliare di acqua che non ci dovrebbe essere. Ripreso per un pelo, il cavaliere viene salvato dall'orco, che lo mette in salvo dalla propria parte del muro: quella sbagliata?

Il piccolo cavaliere, così pare intendersi, è un tipino preciso. Rimette in sesto il mattone caduto e ha idee chiare su quello che il muro nasconde, nonostante non abbia modo di vedere al di là. 




E qui si apre tutta la questione di grande importanza che ha a che fare con la simbologia che un muro porta con sé e con il tipo di relazione che un muro genera inevitabilmente tra chi e qui e chi è al di là: dal momento della sua costruzione fino a quello della sua demolizione. Interessante quanto manichea è la prospettiva di un lato buono e di uno cattivo, di uno giusto e uno sbagliato. E ancora più interessante l'idea che si pensi di essere nel giusto quando si è invece dal lato sbagliato...E il divertimento nasce non solo dall'errore, ma dal fatto che chi legge è immediatamente al corrente di come stiano veramente le cose.
Tutti i ragionamenti intorno al muro non sono una novità, tuttavia l'idea di piantarlo nel luogo fisico di un libro illustrato che genera più problemi agli illustratori non è casuale, come a dire che quel punto della pagina costituisce sul serio un limite invalicabile. Per chi disegna, la piega della rilegatura è una dannazione ma anche un cimento che può essere affrontato in modo creativo. Quello spazio può essere interpretato dall'illustratore sulla doppia pagina come un 'pozzo' scuro dentro cui anche il segno può sparire (L'onda, La gara delle coccinelle) oppure può essere letto come un limite invalicabile (Di qui non si passa!); Jon Agee racconta di quale sia stato il suo percorso per arrivare a concepire la storia finale così come la si legge oggi: dapprima l'idea era quella di 'immaginare', come Suzy Lee, che quel taglio fosse un luogo 'invisibile' ma invalicabile per i disegni della pagina di destra rispetto a quelli di sinistra, successivamente ha pensato a rocce, vulcani e mandrie di rinoceronti, ma non era abbastanza per costruirci una bella storia, fino al momento in cui, avendo disegnato, blocchetto dopo blocchetto, un bel muraglione e avendoci messo un personaggio che ragiona sui versanti che un muro inevitabilmente crea, ha percepito che il racconto stava prendendo corpo.



Il disegno che solo apparentemente sembra al tratto, è stato rielaborato il buona parte in digitale. Circostanza questa che testimonia di come Agee, al pari di un altro maestro del digitale quale è Jon Klassen, abbia la capacità e sensibilità di dosare l'intervento di Photoshop solo per lo stretto necessario, evitando sempre e comunque l'appiattimento del disegno. 
Qui, diversamente rispetto al Piccolo B, manca la sua bellissima linea di contorno nera, spiega ancora Agee, perché in questa storia i personaggi devono essere veri e propri modellini tridimensionali di loro stessi. In questo senso, il paragone con Lionni colpisce immediatamente lo sguardo: forme di colore su fondo bianco. La differenza semmai sta nel grado di saturazione del colore: Jon Agee non rinuncia alla sua paletta di colori tenui. Torna di nuovo l'ispirazione alle pagine di Lionni nell'impostazione tra testo e immagine e tra immagine e tipografia.


Alcune perle: la presenza funzionale della papera, sorta di 'premonizione' di ciò che sta per accadere; il topino, il coccodrillo e i risguardi che hanno il valore di omaggi al Maestro, la leggerezza e il nitore del testo.
Wow! Grazie mille!

Carla

mercoledì 31 ottobre 2018

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


DARE VOCE A CHI NON L’HA


Ultimo come data di pubblicazione italiana, primo come data di pubblicazione originale, ‘Il pavee e la ragazza’ chiude la collana a lei dedicata dall’editore Uovonero, che con grande intelligenza ha scelto di tradurre l’opera di Siobhan Dowd.
La Dowd è stata un personaggio anomalo nel panorama editoriale, votata com’era a sostenere, con i suoi romanzi e la sua fondazione, le ragioni di chi non ha voce.
Quello che viene pubblicato ora è un racconto lungo, illustrato da Emma Shoard, entrato in una antologia dedicata al razzismo e racconta la situazione di una popolazione nomade irlandese, i pavee, vicini per stile di vita ai nostri zingari, termine più rispondente e onnicomprensivo della molteplicità dei gruppi nomadi.
Dunque, la storia: il protagonista è Jim, che vive con la famiglia in un accampamento vicino a Dundray, circondati, ovviamente, dall’ostilità della comunità locale.
Lui e gli altri ragazzi sono costretti ad andare a scuola, dove ogni pretesto è buono per farli oggetto di scherno, di insulti, minacce. C’è ovviamente una banda di bulli, capitanata da Moss Cunningham, che cerca costantemente l’occasione per dargli una lezione, ma c’è anche Kit, una ragazzina dall’uniforme troppo larga e con un pessimo padre. Fra Kit e Jim nasce prima una grande amicizia, lei gli insegna a leggere qualche parola, poi qualcosa che assomiglia all’amore.


Ma, c’è sempre un ma quando le cose sembrano filare per il verso giusto, c’è una brutale perquisizione nel campo, con l’invito esplicito ad andarsene; e una altrettanto brutale aggressione a Declan, il più piccolo e delicato fra i ragazzi nomadi. Dunque, non ci vuole molto a decidere fra rimanere e combattere, o lasciare la verde terra d’Irlanda, imbarcandosi su una nave.
Nel salutare Kit, Jim le regala un sasso, scelto fra i tanti bagnati dal mare, simbolo di un legame che comunque resterà, se non altro nel ricordo.
Due osservazioni su questo libro: in primo luogo la capacità dell’autrice, che a questo ha dedicato la vita, di raccontare gli ultimi, quelli che vivono ai margini o forse sono solo un po’ diversi, senza retorica, senza un preponderante impegno pedagogico nei confronti della lettrice e del lettore. La Dowd ci racconta questa diversità, questo mondo che indiscutibilmente ha luci e ombre, senza contrapporre noi e loro, loro, i pavee buoni e noi, i buffer, o i gagé, o gaggi, come ci chiamano i rom, cattivi. La realtà è complicata e talvolta l’unico modo di continuare a essere se stessi è fuggire.


Il secondo aspetto, collegato al primo, è la capacità di farci entrare nella testa di questi presunti ‘diversi’, di descriverceli con quel senso di comune umanità che contraddistingue la Dowd. Ragazzi come tutti gli altri, alla ricerca di un contatto con un mondo che li respinge ai margini.
Infine, soprattutto in considerazione del fatto che questo è l’ultimo volume degli scritti di Siobhan Dowd, un ringraziamento all’editore, Uovonero, che tanta cura e attenzione ha messo nel tradurre questi testi. Cura, attenzione che si colgono nella scelta delle parole, nell’accuratezza della traduzione, nella valorizzazione di un testi che sono diventati un riferimento nelle letture dei ragazzi di oggi.
Direi che in tempi come questi, in cui la classifica degli esclusi si allunga ogni giorno di più, consiglio la lettura in classe per ragazzi e ragazze a partire dagli undici anni.

Eleonora

“Il pavee e la ragazza”, S. Dowd con le illustrazioni di E. Shoard, Uovonero 2018



mercoledì 28 marzo 2018

ECCEZION FATTA!

Dalla Bologna Children's Book Fair

Due blogger e uno scoiattolo in giro per la fiera. Ne risulta un breve quanto selezionatissimo percorso attraverso gli stand degli editori stranieri.
Si comincia da qui.

IL MONDO SALVATO DAI RAGAZZINI


Outlaw di Nancy Vo è un'opera prima di un'autrice che deve fare ancora molta strada per quel che riguarda il disegno. In questo primo libro usa tecnica mista, ma a buone soluzioni alterna alcune ingenuità e un impaccio voluto nel disegnare la rigidezza delle figure umane. Tuttavia, c'è un tuttavia. Perché la storia è bella e inaspettata: limata e asciugata da ogni superfluità.
Ha il tono di un apologo, lontano da retorica e didascalia che decolla sul finale con un ragionamento che lascia un buon sapore in bocca. 
Siamo nel vecchio West e questo si intuisce fin dalla copertina.


Atmosfera spettrale in cui agisce un fuorilegge. 
Frasi brevi che hanno la velocità e il fragore di uno sparo. La prima sembra addirittura uscita dalla gola del corvo che entra in scena e si posa su un ramo di un albero secco. 
Gli abitanti della città vivono nel costante terrore che lui faccia qualcosa di male. Fino al giorno in cui sparisce tanto improvvisamente quanto misteriosamente.
Il tempo passa. 


Dal nulla arriva uno sconosciuto che passa il suo tempo ad aggiustare quello che non va: la scuola, la stazione ferroviaria. Costruisce persino una mangiatoia per i cavalli. Ma quando qualcuno lo riconosce come il fuorilegge, per lui è finita. La gente della cittadina gli si rivolta contro e lo dileggia, mentre lui, impassibile,  tace. 
Solo una voce esce dal coro, quella di un ragazzino che dice 'lasciatelo in pace, lui ci sta provando...'
Dalla pagina escono tutti, convinti o meno dalla frase di chi ha avuto coraggio. 
Poco importa perché la cosa fondamentale è ripartire per continuare a 'make amends', cosa che alla fine è quella che davvero conta.
E il corvo così come è arrivato abbandona il suo ramo e vola altrove.

Libro in uscita a maggio per Groundwood, Canada.

Carla



 


venerdì 22 luglio 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


ASSOLUTAMENTE , ELVIS, ASSOLUTAMENTE

Io, Elvis Riboldi e il ristorante cinese, Bono Bidari
Sironi Ragazzi 2016


NARRATIVA PER MEDI (dai 7 anni)

"Boris e io continuavamo a parlare senza metterci d'accordo, quando comparve un ragazzo in bicicletta che ci lasciò il volantino di un ristorante cinese. Siccome l'apertura di un ristorante cinese a Icaria era una novità pazzesca, non abbiamo resistito alla tentazione di andare a dare un'occhiata. Boris non aveva un soldo, i miei genitori avevano nascosto le loro carte di credito, le loro azioni di Apple e i loro buoni statali del Tesoro, così decisi di sacrificare Teddy"

Apparentemente nulla di variato a Icaria. Boris continua a essere lo stesso ragazzino di un anno fa. Ha gli stessi amici: uno solo, Boris. Ha gli stessi nemici: Pinkerton, Jennifer e Lagunilla. Ha dalla sua parte madre e padre e il Signor Lugosi che continua imperterrito a dispensare pillole di saggezza. Lui, Elvis, sempre un po' sopra le righe, sempre immaginifico, e sempre un po' innamorato di Emma che, imperterrita, non fa che maltrattarlo.
Le uniche novità sono Sunte Lee, il ragazzo cinese in bicicletta, nuovo compagno di classe dei quattro, e il ristorante cinese appena aperto dallo zio cinese del ragazzo cinese. 



La novità e il nerbo dell'intera storia sta appunto nella presenza di un elemento insolito nel tran tran di quella cittadina. La curiosità verso 'l'esotico' non lascia indenne nessuno di loro. Nel bene e nel male. Naturalmente fin da subito si crea una divisione netta tra chi considera questa nuova presenza come ostile e chi invece è più cauto nel giudicare.
Tutto ruota intorno a un fatto 'anomalo': la sparizione, uno dopo l'altro, di tutti i cani della città. Armati dei peggiori pregiudizi, tutti (o quasi tutti) associano la scomparsa dei cani con la comparsa del ristorante. Perché -si sa- che i cinesi sono soliti cucinare la carne di cane.


Come previdibile, le uniche voci fuori dal coro sono quelle dei genitori di Elvis e del Professor Lugosi che sanno ancora ragionare con la propria testa. La storia di Fuentevacuna e delle due galline scomparse e dell'ingiusta accusa nei confronti del povero cuoco Franky è un efficace esempio di come una comunità possa mettere al bando persone o gruppi solo sulla base di dicerie e preconcetti. In questo senso, il saggio professor Lugosi mette sull'avviso i ragazzi e suggerisce loro di cercare sempre le prove, le testimonianze, i riscontri di ciò che si sente dire in giro, piuttosto che unirsi in modo acritico alla voce comune.


Questo è davvero il nocciolo di questa storia molto movimentata e raccontata con la consueta leggerezza a cui Bono Bidari ci ha abituato. Una riflessione fatta ridendo, ma in fondo molto seria su quanto possa rivelarsi pericoloso il pregiudizio, la diceria e quanto il gruppo possa incidere sull'emarginazione e l'isolamento del singolo, considerato diverso.
Allegramente, con registri del racconto sempre diversi, la squadra che si nasconde dietro Bono Bidari fa un buon lavoro in tal senso.
Sebbene tocchi in modo un po' stereotipato quelle che sono le consuete declinazioni della Cina e dei cinesi nel nostro immaginario, ovvero gli involtini primavera, i vasi di porcellana, le arti marziali e la mafia, tuttavia la capacità di riassumere in due pagine il crescendo di rumors intorno alla famiglia di Sunte Lee e al suo ristorante risulta efficace agli occhi di un lettore o di una lettrice. Sebbene molto diverso nell'aspetto, il bel libro Le mele del signor Peabody (Feltrinelli 2003) di Madonna (qui) traduce in immagine, le piume di un cuscino sparse ovunque dal vento, gli effetti che hanno i pregiudizi nel diffondersi e mettere solide radici nelle teste di un gran numero di persone.

Carla

venerdì 12 febbraio 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


"BE WHO YOU WERE BORN TO BE"

Rosso. Una storia raccontata da Matita, Michael Hall (trad. Laura Bortoluzzi)
Il Castoro 2016


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Era rosso. Ma come rosso non era un gran che.
Secondo la maestra, aveva bisogno di più esercizio.
Ma davvero non ci riuscì.
Secondo la mamma, aveva bisogno di mischiarsi con altri colori."


Era un pastello a cera avvolto in una etichetta rossa con su scritto Rosso. Non c'erano dubbi intorno a lui che fosse un bel pastello a cera rosso. A scuola il suo compagno Scarlatto decise di prendersene cura e gli mostrò come disegnare e colorare cinque belle fragole rosse, ma lui fallì. 


La sua mamma, Verde Oliva, pensò che dipendesse dal fatto che non si era mischiato troppo con altri colori. Ma anche mischiandosi con il Giallo, il risultato che ne venne fuori non fu considerato soddisfacente. I nonni, Argento e Grigio, espressero il loro parere: era un fatto di riscaldamento. Ma fu l'ennesimo buco nell'acqua. Il caso diventò di dominio pubblico: tutto l'astuccio provò a trovare una spiegazione plausibile ma il povero pastello a cera continuava a seminare perplessità con i suoi disegni.
Lui colorava di blu. Blu, solo blu!
Si deve al suo nuovo amico Prugna, la soluzione a così tanti insuccessi. Facile. Assecondare la sua indole: se sei blu non disegnare fragole, ma campanule, non colorare volpi, ma balene...E spassatela facendo mari e cieli infiniti.


Anche la matita, che è stata voce narrante di questa storia, deve ricredersi quando lo vede impegnato a colorare il suo super progetto.

Già dalla copertina di questo grande albo illustrato la questione è piuttosto chiara: un pastello blu con l'etichetta rossa. Ecco siamo di fronte a un problema di etichette. Quelle appiccicose didascalie che pretendono di classificare ogni cosa per nostra chiarezza personale, per ordine condiviso e precostituito. Per quieto vivere.
Se la tua etichetta dice che sei rosso, tu da rosso ti devi comportare. Questo è quello che si aspettano tutti da te. In famiglia, a scuola, tra gli amici tutti cercano di 'raddrizzare' quello che a loro sembra 'storto', cercano di normalizzare quello che appare loro diverso.
Solo uno su tanti prova a vedere la situazione da una diversa prospettiva: esattamente contraria. Partire dall'evidenza, dallo stato delle cose e 'normalizzarlo'. Una soluzione che può solo semplificare la vita di tutti. 


Rosso è la storia che Michael Hall costruisce attraverso una grande metafora che può arrivare ad orecchie anche molto giovani ed essere, ci auguriamo, interiorizzata e fatta propria.
Lungo un percorso che si lascia dietro convenzioni e pregiudizi, quella matita finalmente incontra chi sa vedere in lei la sua autentica indole, il suo carattere, la sua natura. La comprensione da parte degli altri è terreno ideale per far crescere forte la consapevolezza di sé e la accettazione di quello che si è veramente.
Grandi temi raccontati con piccole parole, attraverso l'azione degli abitanti consueti di un astuccio da bambini pieno di pastelli a cera, disegnato attraverso il collage con colori forti, un segno apparentemente infantile e un po' tirato via, che si alterna a pagine dal fondo nero che alludono evidentemente all'interno di quell'astuccio dove molto si discute sul tema.


Intelligente, solare, positivo, diretto, semplice, efficace. Questi i pregi che riconosco al primo libro che arriva in Italia di Michael Hall.
Confidiamo che la strada aperta non si chiuda e faccia arrivare l'Oritteropo in caccia di formiche, il Quadrato felice, e, per la gioia dei disegnatori compulsivi di cuori, il suo primo libro, autentico gioco grafico da designer, dal titolo My heart is like a zoo.

Carla

lunedì 11 maggio 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


DI QUEI CIELI CHE...

Noi, Elisa Mazzoli, Sonia MariaLuce Possentini
Bacchilega Junior 2014


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Noi corriamo dappertutto.
Lui invece cammina a piccoli passetti.
Noi stiamo insieme, parliamo, giochiamo.
Lui invece sta da solo e scava, scava, scava...Un buco al giorno. Ha sempre le mani sporche.
Noi lo chiamiamo Occhione."

A scuola, in un cortile, bambini piccoli a ricreazione. Da una parte tre quattro cinque bambinetti, un gruppo, noi e dall'altra un bambino solo, lui.
Loro lo chiamano Occhione perché ha un occhio gigante da cui scende bava di lumaca, non lacrime. Forse, pensano, un elefante in Africa gli ha schiacciato la testa o è caduto dal triciclo o ha ingoiato un cannocchiale. Tutto il tempo passato a scavare forse perché si nutre di vermi o perché seppellisce le caccole o perché crede di essere una talpa...


C'è un crepaccio in quel cortile, anche se non si vede. Uno strappo nel terreno che tiene il noi di qua e il lui di là. Fino a che una ragazzina dai capelli ricci decide di fare il salto e di andare al di là. "Bra-va bra-va ti riempirà di ba-va!" è la cantilena che l'accompagna. 


Ora lei è da lui e fanno, vicini, un piccolo noi. Ma un noi ben diverso dal precedente.
Io non so se il coraggio sia contagioso, ma è successo che anche Filippo, il bambino che racconta questa storia, un giorno salta al di là di quello strappo e scopre il gran tesoro di quell'altro bambino, Filippo, dallo sguardo così particolare: un esercito di amici che combattono per lui e che, di notte, nascondono nella terra cose preziose che lui scopre al mattino.
Gli sguardi di Filippo e Filippo convergono su un mezzo riccio, su una conchiglia e su una piuma grigia. Si tratta dei ricordi di Re Castagna, di Capitan Nettuno e di Super Tortora. Vicini, accucciati intorno alla medesima buca nella terra, con le loro quattro mani sporche di terra ora i due giocano assieme. Non sono più solo Filippo e Filippo, sono noi.

Solo, insieme. Noi, lui. Uguali, diversi. Al di qua, al di là. Pregiudizi e scoperte.
La relazione con l'altro da sé, la forza del gruppo, la solitudine dell'uno. La paura del diverso, il pregiudizio, il coraggio dell'incontro, la scoperta, la condivisione, la conoscenza, la meraviglia. L'immaginazione che costruisce un'amicizia.
Tutto questo è rinchiuso nella trentina di pagine che si concedono di norma a un albo illustrato. Un testo così tanto pensato da diventare essenziale, quello di Elisa Mazzioli, esplode nel disegno di Sonia MariaLuce Possentini.


Si comincia alla pari: la calma e il silenzio di quel cortile deserto in cui regnano alberi di ginkgo biloba si ritrova puntuale nella prima tavola, la separazione che il testo sottolinea tra il noi e il lui si esplica anche nel disegno che tiene distanti i bambini. Lui è ancora lontano, ma quando scopriamo che lui è Occhione, il disegno si 'accende' nella sua faccia, nel vedere il suo occhio diverso da una prospettiva inaspettata: dalla buca che lui sta scavando...
Giriamo ancora la pagina e irrompe nel disegno l'immaginario con un grande elefante.
Un immaginario che qui alimenta il pregiudizio, ma che altrove nutre la meraviglia di quei due bambini che, nel gioco, inventano un mondo che è solo loro. Lo è a tal punto che noi lettori siamo esclusi dal vedere ciò che a loro è dato vedere, sull'orlo di quella buca che li tiene assieme.
Il filo rosso della storia, quella continua contrapposizione tra il noi e il lui, ha una sua puntuale rispondenza nel lessico delle immagini; le pagine separate servono a questo: a tenere a distanza, a fissare anche negli occhi un al di qua e un al di là, dove la faglia da superare è la linea di legatura dei fogli.



Ne è prova per Filippo l'averlo oltrepassato nel momento in cui decide di andare a vedere quella lumaca dalle antenne ritte, o quando entrambi occupano la stessa pagina perché puntano i loro sguardi sulla buca tra l'erba.
Parole e immagini, all'unisono, ci dicono che Filippo è uguale a Filippo - ben al di là dell'omonimia: la grande faccia del primo Filippo ha un suo analogo richiamo nella faccia dell'altro Filippo, visto dalla prospettiva di un insetto nel prato. 


Un'imprevedibile prospettiva assume invece l'ultima pagina. Fino ad ora un continuo gioco di sguardi bassi concentrati sulla terra e ora invece, dobbiamo metterci tutti a naso all'insù per vedere l'ultimo grande protagonista di questa storia così emblematica e importante, il tempo. 
Il tempo che occorre per avvicinarsi, per conoscersi, per imparare, per crescere.
Un tempo che prende la forma di uno spazio, uno spazio enorme: un cielo stellato, di quei cieli che, a guardarli, ti fanno ben sperare...

Carla

Noterella al margine. Noi è anche un inno ad uno degli alberi più belli del mondo: il ginkgo biloba, simbolo di pace e di forza, portatore di speranza.

lunedì 29 dicembre 2014

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


MALINCONICA SIOBHAN


Della ridotta produzione di Siobhan Dowd, morta prematuramente, l'editore Uovonero fa uscire Il riscatto di Dond, testo letterario intriso del suo amore per l'Irlanda.
Nata in Inghilterra da genitori irlandesi, la Dowd ha sempre mantenuto un legame profondo con la terra d'origine, come era evidente anche ne La bambina dimenticata dal tempo.
Qui non appare la contemporaneità, niente guerre e conflitti recenti, solo l'aura magica di una leggenda fatta di amore, di morte e di mare.
Nell'isola di smeraldo vige la legge di Dond, oscura divinità marina delle profondità abissali. In tempi remoti si è redatto un patto fra questa e gli uomini: se dovesse nascere un tredicesimo figlio o figlia, in qualsiasi famiglia, dovrà essere sacrificato alla divinità, che in cambio regalerà tredici anni di prosperità.


Darra, a quanto sembra, è una tredicesima figlia e nel giorno del suo tredicesimo compleanno l'aspetta la morte, in mare, con una pietra legata al piede. In realtà tredicesimo è il fratello gemello, che la madre ha voluto salvare, grazie alla complicità di una strega. Figlio maschio, pescatore straordinario, e per questo non sacrificabile.
La verità si rivela in sogno ai gemelli e il fratello di Darra, Bawn, vuole prenderne il posto.
Il villaggio, nel frattempo, ha già deciso, la figlia femmina, di per sé portatrice di sventura, deve comunque morire.


Se questo è il destino, dunque lo affronteranno insieme; ma il cuore impietrito di una madre di fronte a questo non può rimanere indifferente e la storia avrà un altro finale, mettendo fine all'osceno patto con Dond.
Atmosfere arcaiche, ben illustrate da Pam Smy, che riverberano i pregiudizi e le crudeltà del duro mondo dei pescatori, legati al mare dal doppio vincolo della vita e della morte.
Viene ben reso l'uso crudele di considerare le figlie femmine come un peso, mentre i maschi sono braccia da lavoro, in un mondo in cui la sopravvivenza non è scontata.
Lettura per i giorni di sole, adatta a ragazze e ragazzi a partire dagli undici anni.

Eleonora

Noterella al margine:   
Non capita spesso che di un libro se ne voglia scrivere in due. Qui è successo. Questo piccolo libro della Dowd, il suo ultimo, racconta con i toni propri della leggenda la storia di un destino, ma racconta anche delle possibilità che l'uomo ha di sopravvivere alla propria scomparsa. Questi due temi, a mio parere, conferiscono ad un libro già bello ed emozionante, un valore aggiunto che lo rende una sorta di 'testamento' dell'autrice. Viene spontaneo immaginarla, simile a Darra di fronte alla scogliera, segnata anche lei da un destino ineluttabile, mentre guarda avanti e non si rassegna all'oblio.
Ma è anche tanto simile a Deb, la madre di Darra, il cui sacrificio è valso a salvare le generazioni a venire. 
La Dowd, decisa a rimanere salda con noi, ma sotto altra forma, è oggi la Siobhan Dowd Trust. Là, accanto al progetto di sostegno della lettura per i ragazzi britannici che vivono in condizioni disagiate, vi accolgono i suoi bei libri e il suo viso sorridente "come una foca scivolosa...E, oh, la sua faccia, mentre Lug la prendeva! Sorrideva, Darra...Sorrideva".

Carla 

Il riscatto di Dond”, S. Dowd, Uovonero 2014




giovedì 13 novembre 2014

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


TREVOR


Leggerezza è la parola chiave del libro di James Lecesne, Trevor. Non sei sbagliato: sei come sei. Leggerezza che non è sinonimo di superficialità, al contrario è il passo delicato che consente di entrare in punta di piedi nel terreno 'scandaloso' dell'identità sessuale. O, se vogliamo dell'identità in generale.
Trevor è un ragazzo di tredici anni, con una famiglia normalmente sballata, genitori assenti e una routine prevedibilissima. E' un ragazzo speciale, entusiasta, fan di Lady Gaga e animatore dello spettacolo teatrale della scuola. Nel suo diario descrive i suoi progetti, le vecchie e nuove amicizie e mai e poi mai fa riferimento al suo orientamento sessuale.
Questo, secondo me, è il passaggio più intelligente del testo: non è, dunque, una precisa identità sessuale a stare al centro della narrazione, ma l'ambiguità tipica di una fase di passaggio. C'è chi reagisce alla difficoltà di diventare grandi enfatizzando le caratteristiche del proprio genere e quindi si identifica spesso con i modelli di cartapesta dei mass media. E chi semplicemente segue le proprie inclinazioni, a quella età ancora piuttosto incerte. Il problema nasce dal mondo circostante, dai pregiudizi, dai clichè che affibbiano una volgare etichetta al desiderio di essere semplicemente se stessi.
E' quello che succede a Trevor, isolato, deriso, svilito nella sua esuberante creatività. Fino a quando tenta il suicidio, con le aspirine. Ed è bene dire che questo per lui sarà un nuovo timido inizio.
Giusto, sacrosanto parlare dell'emarginazione legata ai ruoli sessuali: l'autore ha meritevolemnte organizzato un Trevor project, che assicura sostegno agli adolescenti gay; ha fatto di questa storia un cortometraggio, che ha ricevuto diversi premi.
Ma quello che mi sembra ancora più importante è aver acceso i riflettori sui dubbi, le ambiguità, le incertezze che possono fare di tanti ragazzi e ragazze altrettanti Trevor, al di là dell'orientamento sessuale. Possiamo pensare a stili di vita, socialità, modalità espressive considerate 'non conformi'. Per essere diversi, in qualunque senso lo si voglia intendere, bisogna essere forti, essere capaci di affermare se stessi contro le regole della maggioranza. E i ragazzi spesso non lo sono. Aiutarli a gestire questa fragilità sarebbe compito di famiglie e scuola, che spesso però sono cieche ed indifferenti di fronte al disagio giovanile.
Dato l'argomento trattato, direi che è una storia adatta alle ragazze e i ragazzi delle superiori, ma non escludo una lettura guidata anche con i più giovani.
Lo consiglierei vivamente a genitori ed insegnanti a contatto con gli adolescenti.

Eleonora

Trevor. Non sei sbagliato: sei come sei”, J. Lecesne, Rizzoli 2014

martedì 13 maggio 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA POESIA CHE C'È IN UNA STELLA-SCIMMIA
Mia mamma è un gorilla, e allora? Frida Nilsson
Feltrinelli Kids 2014


NARRATIVA PER GRANDI (dai 10 anni)

"Ogni automobile che arrivava all'orfanotrofio veniva presa d'assalto dai bambini: tutti si spintonavano e davano gomitate per arrivare prima e farsi vedere, nella speranza di potersene andare. Eh, già, quanto desideravamo una vera casa, con una vera mamma, di quelle belle, con i capelli raccolti sulla nuca e una nuvola di profumo intorno a sé."

Eppure la persona che scese quel giorno da quel catorcio di macchina non rispondeva molto ai canoni estetici dei bambini dell'orfanotrofio perché era un gorilla. Al cento per cento.
Janna, la protagonista, impietrita davanti a quella visione, viene scelta tra gli altri cinquanta bambini da quella mamma scimmione.
Terrorizzata e convinta di finire presto tra le sue fauci, Janna non può fare altro che seguirla nella nuova casa che assomiglia molto a un capannone ed è nella periferia industriale della città. La gorilla, di professione robivecchi, vive nel disordine e con uno standard di igiene piuttosto basso, ma a suo modo sa prendere per il verso giusto quella ragazzina che dal primo giorno di vita nessuno ha mai voluto con sé.
Tra molte piccole truffe e molte grandi letture serali, quelle due imparano ad intendersi, a volersi bene, diventando inseparabili. Nonostante le insistenze di un imprenditore senza scrupoli che vorrebbe comprare il terreno dove sorge la strana casa della gorilla e di Janna, quelle due riescono a superare trappole e raggiri che trovano sul loro cammino e rimangono insieme perché entrambe sanno farsi guidare dalla stessa stella.


Una grande poesia, un grande senso di libertà, l'assenza del pregiudizio, certa schiettezza nei rapporti affettivi, e altrettanta asciuttezza di situazioni e di stile narrativo, così come la complicità crescente tra le due protagoniste rendono questa storia rara e piuttosto bella.
La prima circostanza a disorientare il lettore è la gorilla stessa; per molte pagine ci si aspetta che essa sia un espediente narrativo della Nilsson per raccontare, sotto metafora, una donna in cerca di figlia. Invece no: in cerca di maternità è un vero gorilla che però conduce una, seppur strampalata, vita da umano, con tutte le difficoltà del caso: guidare una macchina, avere una motilità fine, ma anche con alcuni impagabili vantaggi, come per esempio la capacità di cambiare una ruota a una roulotte senza ricorrere al crick...
Libertà di pensiero, autonomia di azione, affettività senza smancerie (la prima carezza arriva a circa metà del libro) sono ad evidenza retaggio di una cultura nordeuropea e potrebbero risultare quanto meno insolite ad un lettore autoctono. Tuttavia esse offrono così tanti e interessanti spunti di riflessione sulla relazione genitori-figli, che sarebbe un peccato giudicarle troppo frettolosamente estranee al nostro modo di sentire.
Affetto e complicità sono sentimenti che si costruiscono con il tempo e con impegno, costanza e cura da ambo le parti: nella storia della Nilsson questo si percepisce molto bene, laddove Janna e la gorilla imparano a capirsi e a volersi bene solo attraverso il loro vivere la vita. E tutto accade con il sorriso sulle labbra che, spesso e volentieri, si trasforma in una gran risata.

Carla

Noterella al margine. Il titolo scelto dall'editore italiano non fa onore al poetico titolo svedese che si riferisce a quella stella-scimmia che, nella temporanea separazione tra bambina e gorilla, ha il compito di guidarle verso il loro destino comune.