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lunedì 2 marzo 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

"SI DEDICAVA SOLO ALL'AMORE"

La più bella di tutte, Michail Esenovskij, Elena Sadkovaskaja 
(trad. Tatiana Pepe) 
Caissa Italia Editore 2026 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dagli 8 anni) 

"Potrei parlare della mia mamma giornate intere e nessuno si annoierebbe. 
Oltre me, tutti amano la mia mamma. Alcuni la amano per il suo carattere allegro. Altri perché non fa la spia. 
C'è stato uno che l'ha amata perché lei era lei. Le diceva sempre: ' Grazie per come sei.' 
E la mamma gli rispondeva: 'Prego.' 
La mia mamma è la mamma più gentile e più educata del mondo...

Forse val la pena, per velocità, mettere in elenco le cose in cui la mamma di questo bambino è la più bella. Per il girovita, per come cade, per come si ammala, per i suoi talloni, per le gambe e le mani, per come sputa, per come ride, per il suo naso, per la sua testa, per la gola, per la sua pelliccia di zampette di volpe, per quanto è furba, per i polmoni che ha, e anche per il cuore e per lo stomaco, la pancia, la sua casa e i mobili che ci sono dentro, la macchina, grande e lunga. 
L'unica cosa che non gli piace tanto della sua mamma è l'appendice che le causa un sacco di problemi... 
Solo un ultimo dettaglio finale da aggiungere: ora come ora, questa mamma non sembra esserci. Tarda ad arrivare. Ma lui continuerà ad aspettarla e, per ingannare l'attesa, sul muro con un pennarello scrive: "Mamma, finalmente! Cominciavamo a preoccuparci." 

Elenco per elenco, si potrebbe replicare così. 
La (cosa) più bella di tutte di questo libro è la capriola che ti costringe a fare, ogni volta che sei lì che leggi uno dei suoi tredici racconti e uno dei suoi nove amori felici. 
La (cosa) più bella di tutte di questo libro è il tono che ha. 
La (cosa) più bella di tutte di questo libro è il ritmo sempre diverso che prende. 
La (cosa) più bella di tutte di questo libro è la lievissima tendenza al politicamente scorretto e all'ironia. 
La (cosa) più bella di tutte di questo libro è che va in molte direzioni diverse e le esplora. 


Per parlare delle capriole basterà forse fare una serie di esempi. Il primo dei quali potrebbe essere la nonna cactus che veglia sul sonno e sui giochi in cortile del nipote che un giorno ha piantato un seme in un vaso. Vaso che ora ospita quella opuntia che fa bella mostra di sé sul davanzale della finestra della cameretta. Oppure ricordare la malinconica storia di Upak e Talula, una sorta di Orfeo ed Euridice preistorici... O ancora, nelle due incursioni fiabesche, una delle quali più felice dell'altra, dove i due protagonisti - la bella addormentata e il principe - sono destinati a non vedersi mai da svegli... 
Per parlare del tono, racconto dopo racconto, vanno notate due cose. 
La prima dipende da Esenovskij in persona e l'altra da Tatiana Pepe che lo tampina passo passo, come nella ben nota pubblicità del vino Folonari, per chi se la ricorda. Esenovskij ha uno stile molto particolare di scrittura. Pieno di allusioni, giochi di parole, ma soprattutto pieno di sguardi d'intesa con il suo pubblico bambino, in questo suo modo di raccontare il reale mischiandolo con il surreale. Spesso ci si può allegramente illudere che a scrivere sia Esenovskij, ma sotto dettatura di un bambino di otto anni. 
Esemplificativo in questo senso è il primo racconto, Memorie, in cui il lettore viene preso per mano e condotto dalla voce narrante in un mondo che pare impossibile, surreale appunto, fino al momento in cui si svela il gioco e si intuisce, a posteriori, che a parlare del proprio passato di bebè sia qualcuno che quel tempo magnifico lo sta in qualche misura rimpiangendo. 
A Tatiana Pepe va l'onore di aver cercato di essere fedele a quella lingua e quindi di cogliere e mantenere un tono sempre un po' scanzonato, per quasi un centinaio di pagine. 
Riguardo al continuo cambiamento di ritmo va notato come si passi con assoluta noncuranza dal racconto breve al dialogo teatrale (dal bigliettino alla chiacchierata sulla strada di casa), passando attraverso anche due fiabe. Da narratori interni a narratori esterni, dalla soggettiva del bambino che descrive la sua mamma, al c'era una volta ripetuto almeno nove volte di seguito... 
Il politicamente scorretto lo si avverte impercettibilmente, parlando di amore, parlando di uomini e donne... Ognuno può giudicare con la propria sensibilità. 
Mentre per quel che riguarda l'ironia è sparsa un po' ovunque e anche in questo caso, ognuno giudicherà leggendo. 
A chiudere, la questione delle direzioni. O, in altre parole, come il concetto di amore si possa declinare. C'è gente che per amore farebbe qualunque cosa, compreso pagare settecentocinquanta rubli, anzi no dollari (che sono verdi...), per diventare verde per amore. E dall'altra parte c'è chi, nonostante il bisogno di circondarsi di verde, si innamora per sempre di una bionda con gli occhi azzurri e le labbra rosse e i denti bianchi! 
C'è gente invece che trova l'amore in un cactus e chi si tormenta con mille domande e chi dando un morso a una mela è capace di metter su famiglia... 


Buffo, buffissimo libro. Anche nelle figure. 
Leggerlo, un piacere.
 
Carla

mercoledì 18 febbraio 2026

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

SE TI PRENDI CURA DI UN ANGELO 


Yaya ha 17 anni e sta vivendo la sua personalissima apocalisse: ha perso la madre da pochi mesi e la ragazza che ama è scomparsa senza dirle nulla. E non basta. Intorno a lei è tutto il pianeta a vivere come se si fosse vicini alla fine del mondo. Quello che succede è che da qualche mese (una decina di giorni dopo la morte della mamma), dal cielo cadono esseri alati che si schiantano al suolo senza vita. I media, e quindi tutti, li chiamano le Creature: ne sono cadute già più di ottanta. Precipitano in tutti gli angoli del pianeta, hanno fattezze umane e la pelle e il sangue color oro o bronzo. 
È il caos totale, tutti sembrano impazziti e dopo i primi tempi in cui il panico collettivo manda all’aria ogni organizzazione sociale, la vita riprende il suo corso, ma il delirio rimane. Gli scienziati sezionano le Creature nei laboratori, i Cacciapiume si scapicollano per accaparrarsi i loro resti e venderli a un improvvisato mercato di reliquie, i video delle cadute girano virali nella rete. Gli sconti nei magazzini diventano “paradisiaci” e non mancano i ristoranti con menù che propongono “Aureola di cipolla”, “Patatine cherubine” o “Ali fritte”. La setta dei Caduti Risorti spinge gli adepti ad arrampicarsi sui luoghi più alti delle città mettendo in scena performance mozzafiato per recitare il loro penitenziagite! di medievale memoria. 
Quando anche suo padre e sua sorella si lasciano prendere dalla caccia alle Creature tutto diventa troppo per Yaya: si sente in conflitto con tutto e tutti e si chiude in una solitudine scettica e insofferente. 
Ma proprio lei che non ne voleva sapere di angeli e di Creature si ritrova con un angelo che le precipita davanti, ferito, ma vivo. Yaya se ne prende cura proteggendola (è femmina) dal delirio collettivo. 
La storia che ne segue si svilupperà intrecciando diverse questioni: l’elaborazione del lutto, il senso di colpa per non essere riuscita a salvare la madre, il conflitto e gli affetti, la famiglia, l’amicizia, la malattia, un nuovo innamoramento, ma anche uno sguardo lucido su una società caotica che delira di fronte all’ignoto. 
Out of the blue comincia come una distopia ma presto ci restituisce a una dimensione assolutamente reale, a una quotidianità dentro cui lo straordinario trova posto nella vita concreta dei protagonisti, pur mantenendo la sua radicale estraneità. L’angela non porta alcun messaggio di salvezza, non ha richieste o prescrizioni, non domanda e non risponde; è semplicemente lì e ha bisogno di essere curata e liberata. Non c’è da chiedere “chi sei” o “perché” o “a cosa mi puoi servire”. Neanche all’autrice interessa raccontarci il perché e il per come di queste creature, e anche chi legge dovrà fare i conti con questa presenza inspiegabile. Sarà proprio la capacita di riconoscere questa alterità che consentirà a Yaya e agli altri protagonisti di questa storia, di fare pace con la vita. E con la morte. E accogliere, “mettere in salvo” il mistero, l’insondabile, la possibilità di vedere oltre. 
Realismo magico, si potrebbe dire, ma ben piantato in uno sguardo interessato a raccontare la vita concreta di una ragazza concreta che sta facendo i conti con la morte. E con l’amore. 
Particolarmente riuscita è la maniera in cui l’autrice fa parlare la Creatura. L’angela infatti non parla alcuna lingua umana e la sua capacità comunicativa è piuttosto emotiva ma è in grado di memorizzare e ripetere intere frasi ascoltate alla radio. La comunicazione con Yaya e i due gemelli (Allie e Calum che si uniranno ben presto all’impresa) passa attraverso parole della stessa (nostra) lingua, ma quando le utilizza la Creatura assumono una capacità comunicativa davvero bizzarra. Le parole e le frasi che utilizza nei dialoghi con i giovani protagonisti sono mere ripetizioni di previsioni meteo o interviste ascoltate in radio; parole svuotate di significato contingente che, oltre a far sorridere, suonano in un certo qual modo anche intellegibili. Infatti si comprendono alla perfezione. La loro intesa funziona come una semplice (straordinaria) amicizia. 
Tra le pagine di questa storia aleggia certamente un altro angelo, un certo angelo da garage. Quell’ineguagliabile Skellig pare affacciarsi da lassù, dalla schiera degli angeli salvati dal coraggio di ragazzi e ragazze intente a crescere. E da lassù mi immagino che continui a sussurrarci: Se ti prendi cura di un angelo… Se ti prendi cura di un angelo… 

Patrizia 

“Out of the blue. Dal cielo all’improvviso”, Sophie Cameron, (trad. di Luigi Cojazzi), 
Terre di Mezzo 2026 

mercoledì 7 gennaio 2026

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

È GIÀ TUTTO SOTTO I NOSTRI OCCHI


Tobia, il romanzo di Timothée De Fombelle, torna in Italia presso Terre di Mezzo e con un nuovo titolo: al precedente Tobia, un millimetro e mezzo di coraggio si sostituisce il Tobia, una vita sospesa, più fedele al testo originale e di fatto al senso dell’intero libro.

La scelta del primo editore, San Paolo, che portò questa storia in Italia nel 2012, fu quella di focalizzare l’attenzione sulla dimensione eccezionale del protagonista, di fornire un’informazione che funzionasse da gancio incuriosendo e spingendo alla lettura.

Il sottotitolo attuale gioca un’altra carta, quella dell’incertezza esistenziale e quindi apre a un ventaglio anche più alto di significati, laddove il primo connotava la storia in senso avventuroso.

Che la storia sia avvincente e molto coinvolgente è indubbio, ma forse ora i tempi sono anche più maturi rispetto a una decina di anni fa perché il valore di questo racconto si possa cercare anche in altro.

La produzione per ragazzi più recente preferisce storie in cui il livello di tensione sia molto alto, in cui la componente di mistero sia in ogni caso presente. E i motivi sono noti, tra questi il fatto che i lettori attuali (badate bene, non soltanto giovani!) fatichino a tenere la concentrazione su un testo che richieda uno sforzo prolungato: i ritmi lenti, le lunghe descrizioni sono di fatto banditi, sostituiti da improvvisi cambi di scena ed eventi non attesi.

La storia in oggetto di fatto possiede tutte le caratteristiche ritmiche per essere ancora amata dai più giovani, di qui la scelta di una proposta nuova che però cerchi di veicolare anche tutta un’altra serie di contenuti che nel frattempo sono diventati cruciali nel dibattito sociale. Mi riferisco alla questione ambientale che De Fombelle ripercorre in tutte le sue tappe e che soprattutto propone come uno dei tasselli di un discorso molto più articolato, a dimostrazione del fatto che nel nostro pianeta, come sulla quercia su cui vive Tobia, la degenerazione del contesto ambientale è una delle conseguenze di un modo di intendere la vita e il rispetto che scegliamo di riservare agli altri. Che sia su un ramo, o in un intero continente, cercare di ottenere un profitto nell’immediato, trascurando o peggio ignorando completamente le conseguenze, è un gesto mai neutrale, ma fortemente politico.
Tobia è un ragazzino di appena tredici anni, fa parte di una comunità di individui dell’altezza media di un paio di millimetri. La popolazione è organizzata in gruppi che abitano le varie sezioni di una grande quercia, dai rami più alti (arieggiati, scaldati dal sole e raggiunti dalla luce) occupati dai più abbienti, ai più bassi (luoghi quasi sempre in ombra e quindi caratterizzati da grande umidità) dove trovano alloggio quelli che possiedono meno.
Il padre di Tobia, Sim, è un noto e stimato scienziato che ha studiato l’albero e i suoi abitanti e che è riuscito a scoprire le grandi potenzialità di una sostanza che sgorga all’interno del tronco, la linfa nella sua forma grezza, e che riuscirebbe a fornire energia e autonomia di movimento a marchingegni costruiti dall’uomo. E lo rivela mostrando come, alimentato da questa sostanza, un piccolo insetto di legno, Balaina, sia in grado di muovere le zampe e camminare autonomamente
Sì, il metodo Balaina avrebbe cambiato la loro vita e loro erano pronti a portare mio padre in trionfo.
Ma lui continuò: “L’unico problema è che a me questa vita piace così com’è e non ho voglia di cambiarla. L’unico problema è che io volevo solo dimostrare che l’albero è vivo”.

Non è difficile immaginare quale possa essere la reazione dell’intera comunità che dopo aver assistito a una grande scoperta in grado di rivoluzionare la vita di tutti, si veda poi privata di questa possibilità dall’autore della scoperta che, in nome della salvaguardia della salute dell’albero, si rifiuta di rivelarne i dettagli.

Sim e la sua famiglia saranno costretti all’esilio in un primo momento. I due adulti verranno poi catturati, Tobia riuscirà a fuggire grazie alla scaltrezza del padre, ma gli anni che seguiranno saranno segnati da una corsa senza sosta. Il ragazzino, custode di una preziosissima pietra, sarà il ricercato numero uno e la sua lunga e faticosa fuga lo condurrà alla conoscenza di numerose persone, ma soprattutto gli svelerà la disonestà di tante che credeva amiche.
Il romanzo parte dalla fuga per poi ricostruire pian piano, per mezzo di flashback e racconti dello stesso protagonista, i fatti che conducono fino a quel punto. Come in un puzzle che si completa progressivamente di parti mancanti, il quadro si conclude alla fine della storia e a sua volta si rivela solo il punto di partenza per la prosecuzione nel volume che uscirà nella primavera 2026.
Il padre di Tobia si dimostra figura centrale per l’integrità della sua morale che ostinatamente decide di perpetrare. Quella che lui aveva tra le mani era di fatto una bomba che avrebbe decretato la fine della vita sull’albero. 
Non penso di esagerare ipotizzando che De Fombelle abbia costruito questo personaggio pensando a quei fisici, Fermi e Oppenheimer, tra gli altri, che si trovarono di fronte a una scoperta (l’energia nucleare) che avrebbe deciso le sorti dell’intera umanità.

La letteratura è per fortuna ancora il luogo in cui possiamo immaginare che ci sia qualcuno che scelga di tirare il freno e procedere in una direzione contraria rispetto a quella di tutti.

Il giovane Tobia è di fatto il portavoce di questo valore assoluto, si muove avendo ben presente quel pensiero che, come un faro, lo guida e lo sostiene nelle durissime prove che affronta.

Il mondo costruito in questo romanzo non è alternativo a quello reale, lo riproduce nei modi di organizzarsi e nelle sue degenerazioni. Il salto compiuto riguarda piuttosto le dimensioni. A un certo punto, così come è successo alla specie umana quando è riuscita ad alzarsi in volo, anche Tobia guarda al proprio albero rendendosi conto che non si tratta dell’unica realtà esistente. La quercia sulla quale lui e gli altri abitanti hanno costruito la loro vita è proprio quella che si trova nei nostri boschi; Tobia, Elisha (personaggio assolutamente centrale e lo sarà ancora di più nel seguito di questa storia) sono esseri che “potremmo” scorgere se dotati di potentissime lenti di ingrandimento. Lo sforzo che De Fombelle chiede al lettore è quello di sprofondare tra le pieghe di una corteccia, tra le foglie e i buchi scavati nei rami. È già tutto davanti ai nostri occhi, occorre solo aguzzare lo sguardo.

Teodosia


Tobia. La vita sospesa di Timothée De Fombelle, traduzione di Maria Bastanzetti
Terre di mezzo, 2025



venerdì 14 novembre 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

INQUIETA

Tornare
, Nadia Al Omari, Richolly Rosazza 
Kite edizioni 2025 


ILLUSTRATI PER GRANDI (dai 15 anni) 

"L’inverno si stava annunciando. Non volevo passarlo in città. Tu mi avevi raccontato che al di là del mare era ancora estate. Così decisi di partire. 
Il viaggio mi parve più breve del previsto. Arrivai su una spiaggia rossa, abitata da pescatori. Lì c’era una piccola casa ad accogliermi. Ci misi poco a sentirla mia. 
Un giorno, camminando sulla sabbia senza contare le ore, presi una svolta che mi condusse a un litorale deserto. Lì, in mezzo all’acqua, c’erano enormi faraglioni abitati da pellicani. Abbarbicati alla roccia spiegavano le ali leggere, schiudevano il becco all’aria lanciando richiami che volavano alti nel cielo fino a raggiungere le mie orecchie. C’era qualcosa di magnetico in quella visione." 

Ogni giorno, al tramonto, lei tornava lungo quella spiaggia perché il suo sguardo si beava e il suono degli uccelli calmava i suoi pensieri che le dicevano essere arrivata l'ora del ritorno. 


Il giorno prima della partenza, un pellicano le si avvicinò e, toccando con le sue piume la sua pelle, le sussurrò qualcosa all'orecchio. 
A casa, di ritorno, l'aspetta l'inverno e la neve. Ma c'è anche un piccolo vuoto che non si riesce mai a colmare del tutto. Una piccola inspiegabile inquietudine. 
Lentamente le giornate si allungano, il freddo lascia il posto al tepore e la neve si scioglie perché tutto possa di nuovo sbocciare. Ed è ora che lei decide di andarlo a trovare. Insieme cenano intorno al fuoco e quando si fa notte ed ora di tornare, lei si riporta a casa l'odore del legno bruciato e il suo abbraccio. Arriva l'estate e con lei la voglia di ripartire e quando passò di lì una carovana, lei ci saltò sopra... rivide l'oceano con i suoi pellicani. Ma quando sentì di nuovo l'odore della sua terra e le cicale parlavano una lingua che le era nota, allora si fermò. Tornò da lui che le regalò cose da fare durante il tempo in cui sarebbero stati di nuovo lontani, l'autunno: ribes da trapiantare, finocchio da essiccare e mele da far maturare... Ma adesso era tutto un po' diverso e la luna se ne accorse e le regalò un sentiero fatto di foglie cadute per tornare da lui. 
Anzitempo, o forse no? 

Diverso tempo è passato dall'ultimo libro in cui Nadia Al Omari e Richolly Rosazza sono di nuovo assieme sul foglio: lei ai testi, lui alle matite. Ma non è solo il tempo a essere trascorso, vista la differenza forte che tiene distinti L'ospite del 2020 e Tutte storie dell'anno successivo. 
Lì avevamo letto due storie ad altezza di bambino, qui il lettore o la lettrice dovranno essere ben più cresciuti. 
Kite è forse una delle case editrici che di più in questa direzione vanno esplorando. 
Loro pubblicano libri che per forma sono dei veri e propri albi illustrati pur facendo la scelta di concepirli per un pubblico adulto. Il gioco sta proprio in questo: un oggetto che nasce e si diffonde nella prima infanzia viene messo a disposizione di un lettore del tutto inaspettato. 
L'idea è coraggiosa, anche se - credo - nessuno si nasconda la difficoltà di perseguirla. 


Qui la questione è complessa anche se davvero sfumata e difficile da afferrare a una prima lettura. E la trama che tiene insieme i pochi fatti in sequenza è esile e sfuggente. Quindi per capire - e ognuno avrà una sua propria lettura personale - occorre farsi un po' portare dal testo e dalle immagini. 
La prima cosa che si percepisce è l'indole inquieta della protagonista. 
Legata agli umori che cambiano a seconda delle stagioni: l'inverno è freddo e fatto di solitudine, quindi spinge ad andare via. Al contrario, la primavera è momento di rinascita e quindi di relazioni, il bisogno di comunicare e di condividere è la spinta vitale. L'estate è il tempo del viaggio, della partenza, dell'esplorazione... 
Chi di noi non ha percepito con chiarezza questo tipo di sensazioni che segnano il passaggio da una stagione all'altra? Chi di noi non ha mai sentito il proprio e personale primo giorno di primavera che ovviamente non coincide con l'equinozio di primavera e lo stesso per il primo giorno d'estate e d'autunno o d'inverno. Ieri era ancora estate, verso mezzogiorno, oggi ho i piedi gelati se cammino su un prato.


Ma l'altra grande sensazione in cui Tornare ruota è proprio la perenne inquietudine che porta i più giovani e i meno giovani a trovarsi sempre nuovi obiettivi e percorsi per arrivare da qualche parte. 
Poi un bel giorno succede qualcosa, un clic che ci indica che è arrivato il tempo giusto per fermarsi. 
Se questo accade, può essere che dipenda dal luogo che si sta attraversando - fosse una palestra, o una metropoli, o un tavolino di un bar, poco importa. 
Di questo luogo si riconosce la familiarità, odori, colori, sapori. E allora ci si sente a casa...
Oppure potrebbe dipendere dalla persona - o dalle persone - accanto a cui si sente irresistibile il bisogno di stare. E anche in questo caso si cerca di fare casa... 

Carla 

Noterella al margine. Neanche tanto al margine, visto che i disegni di Richolly Rosazza - tra colore e monocromo - si infilano alla perfezione nel tessuto del testo così nebbioso e pieno di vaghezze e ne riescono a definire i contorni, pur non venendo mai meno a quell'immaginario un po' surreale con rocce pellicano, elefanti da trasporto, boschetti a quattro zampe e casette e foglie dappertutto. 


La cifra di Rosazza.

mercoledì 16 luglio 2025

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

FUORI DA QUI. RIFLESSIONI SULL’APOCALISSE. 
E SULL’AMORE. E SUL SESSO. 


Con questa copertina che non passa inosservata per quanto non sia bella, ma ammiccante, Terre di Mezzo decide di pubblicare un romanzo della collana L’ardeur, dell’editore francese Thierry Magnier (che per primo ha scelto la copertina che vediamo). 
Destinata a lettori e lettrici adolescenti, L’ardeur, propone storie che parlano di sessualità (ma non solo) senza troppi giri di parole. 
A questo proposito, del raccontare la sessualità, è interessante scoprire che solo due anni fa - nel luglio del 2023 - uno di questi titoli (“Bien trop petit" di Manu Causse) è stato “censurato” dal Ministère de l'Intérieur che ne ha vietato la vendita in Francia, ai minori di 18 anni. 
Che già solo per questa ragione ci auspichiamo che arrivino tutti in libreria. Ma non solo per questa ragione. 
Da libraia misuro quasi quotidianamente la richiesta di storie che raccontino il sesso e l’amore, già a partire dai 12/13 anni e fino ai 17. Quando arriva in libreria, nel 90% dei casi, questa richiesta è già orientata dalle classifiche più commerciali: Che cosa vorresti leggere? – dico io alla ragazzina che mi sta difronte - Mmmm, un romance – mi risponde lei. E il gioco è chiuso perché subito mi sparerà la richiesta di uno di quei titoli della suddetta classifica. Dunque sarò curiosissima di leggere gli altri due titoli tradotti dalla stessa collana francese: Toccami, di Susie Morgenstern e Il gusto del bacio, di Camille Emmanuelle, entrambi pubblicati da Faros edizioni in questo 2025, collana Teen Spirit. 
In Proprio prima che, la voce narrante è quasi sempre femminile: una ragazza liceale che racconta di sé e del suo migliore amico. Di sé, di loro e di tutto quello che gli succede intorno, delle loro famiglie problematiche e assillanti, della scuola, della solitudine, della situazione sociale e politica, di ansie e antidepressivi. La storia è quella di un’amicizia che diventa amore e scoperta del corpo. Parallelo scorre il racconto super critico della completa esplosione di ogni legame sociale, della violenza dei conflitti, delle cause e degli effetti. Loro due, per sopravvivere all’incomprensione che li attornia, si incontrano ogni giorno, solo loro due, in una casa, più spesso in una sola stanza. Sono migliori amici, passano il tempo insieme con indolenza e complicità. Mentre tutto il mondo, fuori dalla finestra, va via via esplodendo. Fuori dalla loro finestra ci sono allarmi, rivolte, blackout, esplosioni, polizia che picchia i manifestanti, in un crescendo apocalittico. I riferimenti all’oggi sono espliciti: quello che accade là fuori è molto, ma molto vicino al nostro contemporaneo. Il racconto ci trasporta costantemente da dentro a fuori. La scena è quasi sempre dentro le mura, ma il racconto ci porta costantemente fuori da quella stanza con continui flashback, immaginazioni, desideri, per poi riportarci subito dopo tra quelle mura con dentro due corpi adolescenti che scoprono l’erotismo. Chi legge costruisce questa traiettoria tra il dentro e il fuori anche grazie alle altre voci che intervengono nel testo: le pagine di un diario personale, articoli di giornale, trascrizioni di sedute terapeutiche, che interrompono il continuo flusso di coscienza (quello di lei, che nella storia non ha un nome proprio… lui neppure), scomponendo così il fluire del racconto ma ricomponendone la complessità. Quella di una società che va in pezzi, in presa diretta, aggressiva verso sé stessa. 

Attenzione questo è un messaggio del governo. 
Il territorio francese è attualmente scosso da intensi fenomeni metereologici e sismici. 
Si prega di non lasciare la propria abitazione. 
Se vi trovate all’aperto, cercate riparo in un luogo chiuso. 
Sigillate i condotti d’areazione e spegnete i sistemi di riscaldamento. 
Se possibile, munitevi del seguente kit di emergenza: torcia, radio portatile, acqua potatile, cibo, medicinali, coperte. 
Seguite le istruzioni delle autorità locali. 
Contattate i soccorsi solo in caso di emergenza. 

 Il cerchio si chiude intorno a loro mentre i loro corpi esplodono di vita. Gradualmente. Senza mezzi termini. 
 La storia risulta interessante per le questioni che affronta, per il modo schietto e chiaro con cui racconta il sesso, per lo sguardo politico (per quanto impotente) sul presente. 
Mantengo qualche riserva che non so ancora argomentare: mi sarà necessario confrontarmi con chi lo leggerà. 
Intanto, prima della pubblicazione, Proprio prima che è passato al vaglio di giovani lettori e lettrici volontari/e del Festival Mare di Libri, che lo hanno letto e valutato insieme a Margherita Petrini (che poi lo ha tradotto in Italia), e pare lo abbiano promosso. 

Patrizia 

 “Proprio prima che”, Joanne Richoux, trad. di Margherita Petrini, Terre di Mezzo 2025 

venerdì 23 maggio 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LO CHOC ESTETICO

Luise
, Nikolaus Heidelbach (tad. Valentina Vignoli) 
#Logosedizioni 2025 



ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni) 

"Luise trova il ragazzino molto interessante e gli si arrampica addosso. 
Dal canto suo Louis stenta a credere che dal mare possa arrivare una cosa tanto bella. 
 'Sono scappata di nascosto da mia madre' dice Luise. 'E se se ne accorge?' chiede Louis. 'Potrebbe volerci un po'' risponde Luise e si arrampica ancora più in alto. 
'Ehi, che cos'hai lì?' chiede la mamma di Louis. 'Niente' dice Louis 'solo delle alghe'. 
Poi si mette Luise sulla testa la ricopre di alghe e si dirige verso il telo da mare."

Luise ce la fa e, trasportata nel secchiello, arriva nella casa delle vacanze di Louis. Dormono vicini. Al principio lei nel secchiello lui nel letto. Poi lei si infila di soppiatto solo le coperte, ma la mattina dopo, al suo risveglio Louis la trova di nuovo nel secchiello con l'acqua. Ma sulle lenzuola si legge chiaramente un messaggio: vorrei venire con te. Il polpo Luise sa dunque scrivere e sa anche fare l'inchiostro. Il polpo Luise rimane con loro. Almeno per un po'.
Comincia così la loro allegra convivenza, sotto gli occhi condiscendenti della madre di Louis. Della madre di Luise invece si sono perse le tracce. 
Lasciata sul fondo del mare dal giovane polpo fuggiasco, starà ancora accudendo il resto della prole? O si sarà accorta che una manca all'appello? I polpi sono animali perspicaci, così la madre di Luise, non avendola trovata in mare capisce di doverla cercare sulla terraferma e per farlo va verso la più vicina stazione ferroviaria. 
Comincia così il suo viaggio, seguendo il suo fiuto, per ritrovare la giovane Luise... 

Come disse una volta Nicolas Jolivot, parlando di una parete verde di foglie su cui spiccava un convolvolo bianco fiorito, siamo di fronte a uno "choc estetico". 
I libri di Heidelbach sono davvero esperienze estetiche prima di qualsiasi altra cosa. 
Si rimane con gli occhi rapiti da quelle tavole piene di silenzio e piene di una perfezione formale davvero fuori dal comune. Non si tratta però di un realismo perfetto. A colpirci in tutta la sua perfezione è l'atmosfera che si respira in ogni pagina. 

© N. Heidelbach, Luise, #Logosedizioni

Nulla è mai fuori posto, tutto appare cristallizzato in un istante, e la cura per ogni dettaglio toglie il fiato. Gli occhi scorrono sugli ambienti, sui pochi arredi, sui vestiti, sulle capigliature di chi abita quegli spazi e a ogni occhiata si ha la percezione di essere attirati all'interno della pagina, perché possa essere capita e apprezzata fino in fondo. Ammesso che si possa. 
Nulla di esornativo o di meramente decorativo. Men che meno ci sono parti che potrebbero distrarre dalla focalizzazione. Al contrario, tutto sembra convergere in un punto solo, che è nello stesso tempo il nocciolo del senso e il fuoco visivo. 
Nella regolare alternanza delle tavole su Luise e sulla madre in cerca, l'immagine si fa densa e consistente e tutto assume un suo preciso significato, dando così spessore alla complessità del mondo e all'interpretazione che se ne vuole dare. 
Tanta perfezione non è esercizio di stile, ma assomiglia di più a una seduta di psicanalisi in cui il flusso dei pensieri deve muoversi in libertà per poi convergere su un punto. 
A ciascuno il proprio. 
Per questo i libri di Heidelbach non sono mai passeggiate di salute, ma sono strumenti narrativi esatti e complessi, con bei tuffi da fare nelle profondità di contenuto. 
Visivamente, negli scenari spariscono personaggi che potrebbero essere lì semplicemente in transito. La spiaggia dell'incontro è deserta; in lontananza solo una chiatta, un molo, un faro due ciabattine e un lembo di asciugamano. Nel mare solo la grande madre circondata dai piccoli polpi e solo un paio di attinie che segnano il movimento delle acque. Lo stesso per la tavola di madre e figlio (e polpo) in macchina o per quella che ritrae il polpo nel taxi... 
Il superfluo semplicemente sparisce. 
All'ordine sovrano che regna nelle immagini, corrisponde il corto circuito mentale che Heidelbach impone ai suoi lettori. 
La lingua di Heidelbach è spesso quella dell'ironia. 

© N. Heidelbach, Luise, #Logosedizioni

Infatti in Luise il punto di partenza è assurdo di per sé: un polpo cucciolo, una femmina fuggiasca, decide di far amicizia, o sarà già amore?, con un solitario ragazzino che è sulla battigia che guarda il mare, perché non sa ancora nuotare. Sua madre è pochi metri più indietro sul suo asciugamano. Se questo è l'assunto di partenza, tutto quelle che viene dopo è invece orchestrato secondo una logica più che stringente. Un po' lo stesso gioco - o corto circuito - che si verifica a ogni giro di pagina di Cosa fanno le bambine? e di Cosa fanno i bambini? 
Lì l'assurdo sta nella relazione tra il pochissimo testo e la grande immagine. 
Ma come accade lì, anche qui - intorno all'assurdo - ruota un meccanismo di assoluta logica: per cui, per esempio, il pacco di sale e la latta con le sardine perennemente con Louis e Luise (dalla vasca da bagno al picnic nel prato). Oppure le, seppure stringate, chiacchiere tra madri a tavola sulla loro condizione familiare, o ancora le sottoscrivibili parole dell'una e dell'altra circa il progetto educativo che entrambe hanno in mente per i loro rispettivi figlioli. Se la loro storia deve andare avanti, lui dovrà imparare a nuotare e lei dovrà imparare altre misteriose cose importanti per la vita di un polpo. 
E a questo punto l'assurdo, che ci fa sorridere e anche ridere e assaporare il grande mistero, ci è lievitato nelle mani e dobbiamo accettarlo come norma. 
Anzi è la norma. Il ragionamento messo in piedi da Heidelbach non fa una piega. 
Brevi approfondimenti su chi sia Louis e chi sia Luise e, soprattutto, quale sia la relazione che li tiene insieme, lo percepiamo quando lei scrive sulle lenzuola (!) la sua volontà di restare, quando incontrano i bulli per strada. Quale sia la relazione affettiva tra le due madri con la prole la apprendiamo cammin facendo. Capiamo quanto il polpo madre tenga alla fuggiasca, capiamo quanta autonomia di scelta sia data al piccolo Louis da parte della madre, capiamo anche che Luise è contenta di vedere che sua madre la ama (quello sfioramento di tentacoli sotto la tovaglia... o quella borsetta data in prestito).
Come per incanto, siamo di fronte a una bella storia d'amore o di amicizia tra un ragazzino piuttosto solo con una bella madre e un polpo femmina molto volitivo (!) con una madre altrettanto determinata ad amare la prole e a volerla proteggere.

© N. Heidelbach, Luise, #Logosedizioni

Siamo in un libro di Heidelbach quindi non possiamo dimenticare di andare a goderci i molti dettagli che mette a disposizione del vissuto di ogni lettore perché nel trovarli si accenda un ricordo personale e quindi un'emozione forte. 
A puro titolo accademico, il mio dettaglio ha a che fare con un tendaggio...

Carla

mercoledì 14 maggio 2025

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

TUTTO SI SISTEMA?


Neon, diciassette anni, punta il telefono sul volto di Tuna. 
“Dì il tuo nome. 
Petunia Randolph. Tuna. 
Come descriveresti le superiori in tre parole? 
Penso che dovrebbero essere Tutto si sistema. 
Tutto si sistema? Spero di sì.”

Tutto si sistema? è la domanda che aleggia sopra le teste dei ragazzi raccontati dal premiato scrittore Jason Reynolds nel suo ultimo libro Ventiquattro secondi da adesso… Ma ‘adesso’ cosa dovrebbe succedere? Giustamente vi chiederete. 
Adesso Neon è chiuso in bagno, con un lieve attacco di ansia, a guardare la foto di un cane che lui conosce bene ma con il quale ha un rapporto difficile, che si chiama Denzel Jeremy Washington. Neon è in mutande. E’ in mutande perché era sulla soglia di dover fare un passo importante: connettersi con la sua ragazza, Aria. Così dice: connettersi. Ma se non riuscirà a slacciarle il reggiseno? Se non riuscirà a mettersi il preservativo? Se lo metterà male? Se si dovesse bucare? Ma si deve strappare coi denti? Perché lui l’ha visto al cinema che si fa così, e allora ha provato ad allenarsi ma gli è rimasto in bocca un sapore di plastica e il preservativo si è rotto. 
Calma. 
Capitolo due: solo ventiquattro secondi fa. 
Inizia così questo romanzo a ritroso nel tempo dove Neon racconta in prima persona tutta la vita che è trascorsa prima di quel momento in cui è rinchiuso in bagno. Il racconto è un lento allontanamento, capitolo su capitolo, un dilatarsi del tempo da quella sera. Il primo capitolo poche pagine, il secondo poche di più. Il terzo, ventiquattro minuti prima, diventa un lungo racconto. Arriveremo ad ascoltare dalla voce di Neon cosa è successo ventiquattro mesi prima di quella serata speciale dell’adesso. 
Che belli i libri perfetti, che girano in tondo, che giocano per spiazzarci. 
Come sua abitudine, Reynolds racconta un tratto di vita di ragazzi neri: loro sono i suoi lettori elettivi, per cui scrive, a cui scrive, come dichiara in ogni intervista che rilascia. Questa volta racconta una storia romantica e sfaccettata come è sua abitudine. 
Neon è all’ultimo anno delle superiori, che negli Stati Uniti è il quarto anno, e si dedica con un gruppo di amici a creare l’annuario scolastico, che sarà un video, vista la sua passione per il cinema. Suo padre gestisce la sala bingo della città e lui arrotonda il fine settimana aiutandolo, ha anche una sorella maggiore spigliata, a cui confida tutti i passi da adolescente che la vita gli mette davanti. Una famiglia normale, una nonna da accompagnare al cimitero, una mamma super, che davanti ai pancake gli fa una lezione sulla sessualità che avercene, quelle pagine sarebbero da stampare e da far leggere a tutta l’umanità maschile dai sedici anni in su. 
La situazione di Aria è più complessa: bravissima a scuola, una madre trombettista internazionale con la quale ha un rapporto non proprio pacifico, un padre anche lui musicista e una sorellina dotata di una voce straordinaria. Lei è l’unica in famiglia senza passione musicale, ma con una grande voglia di lasciare quella casa per il college. 
E Neon? Che ne sarà di loro quando lei se ne andrà via a studiare? Che lui non ha la minima intenzione di andare al college. Tutto si sistemerà? 
Questo il primo grande quesito sul tavolo. Anzi, il secondo. 
Intorno a Neon una carrellata di personaggi incredibili: dagli avventori del bingo agli amici. Amici veri, un po’ borderline rispetto alla normalità: chi in difficoltà col padre, chi sopra le righe sempre e comunque, chi secondo di tre figli (“Sapete cosa si dice dei secondi di tre”, ci dice Neon). I famigliari invece che girano intorno al ragazzo sono un po’ più funzionali: ognuno di loro si approcerà a lui per fargli un discorso intorno a sesso e amore. Ed è molto divertente vedere gli stili, ascoltare le parole di queste persone che a modo loro cercano di tranquillizzare un ansioso ragazzo alle soglie della prima volta, un ragazzo molto emotivo, che piange appena vede qualcuno piangere. 
In un’intervista una giornalista ha chiesto a Reynolds quale fosse il libro che ha nella sua libreria e che avrebbe stupito gli avventori: lui ha risposto “Ne ho una collana, sono tutti i Capitan Mutanda!” Reynolds parla esattamente la lingua degli adolescenti, dei ragazzi e delle ragazze. E’ perfetto. Io non conosco la realtà della vita degli afro americani di diciassette anni, ma me la immagino esattamente come la racconta lui. Una vita, Neon dice, in cui ti può capitare di vivere in un quartiere che potrebbe essere paragonato a uno snack da quattro soldi preso al discount - il quartiere di Neon - o in un quartiere che potrebbe essere un raffinato cracker integrale biologico - il quartiere di Aria. In quella differenza si gioca il futuro di due ragazzi che di sicuro si amano alla follia, come fanno i diciassettenni. 
Reynolds affronta l’ansia della prima connessione in modo autentico, vero, ci si crede sempre, grazie a un tono che alterna umorismo e commozione. 
Due riflessioni mi ronzano in testa. La prima è più un omaggio. La scrittura di Reynolds deve a Aidan Chambers, scomparso pochi giorni fa, moltissimo. Non ha paura Reynolds come non ne aveva Chambers, entrambi si ricordano, sanno cosa vuol dire avere diciassette anni e lo raccontano alla perfezione. 
Il secondo pensiero è proprio mio, di libraia. A chi lo vendo questo libro prezioso? Non certo ai genitori per farne da tramite coi ragazzi, ce ne sarebbero pochi disposti a tanto. Non alle scuole. Sia mai si parli in modo esplicito di sesso in un libro. Ai sedici, diciassettenni? Ma loro questi libri li prendono su internet. Allora proverò con gli adulti, con i genitori anche, ma per loro, non per i loro figli. Per far loro ricordare come era, come si stava, cosa si provava. Per dare loro una possibilità letteraria di "connettersi" con i loro sedici diciassettenni.
Infine, grazie Jason Reynolds che scrivi storie in cui ragazzi e ragazze neri possano rispecchiarsi. 
Ancora ce ne sono troppo poche.

Valentina

"Ventiquattro secondi da adesso…", di Jason Reynolds, trad. Francesco Gulizia, 
Rizzoli 2025 

mercoledì 26 marzo 2025

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

FLUTTUARE NELLO SPAZIO PRIMA DI CADERE
 

“Be’, su di me si sbaglia. Mi fissi pure quanto le pare, ma non riuscirà a guardarmi dentro, perché lì non c’è niente. Il fatto che Alice fosse fuori di testa era sotto gli occhi di tutti. Non voglio parlare male di lei, ma è così. Io, invece, ho avuto solo una brutta giornata e ora tutti me la fanno pagare:” 

Jeff, quindici anni, è il protagonista di questa storia che si svolge nell’arco di quarantacinque giorni, periodo durante il quale è previsto che lui rimanga in una clinica psichiatrica come conseguenza di un tentativo di suicidio, compiuto la notte di Capodanno senza un apparente motivo e fallito grazie al tempestivo intervento dei suoi genitori. 
La sua è una famiglia composta da due genitori che lo amano e da una sorella più piccola con la quale ha un rapporto che potrebbe definirsi normale. 
Il ricovero in psichiatria è stato disposto per supportarlo farmacologicamente e per chiarire a lui e ai suoi parenti come procedere per evitare recidive. 
Di che cosa si parli in questo romanzo è chiaro sin dal titolo, il tentativo di togliersi la vita non rappresenta la conclusione di una vicenda, ma è il suo innesco narrativo. Immediatamente immerso nei pensieri del ragazzo, il lettore incontra subito quegli elementi che dimostrano come non si tratti di una storia semplice, come la posta in gioco non sia bassa e come le questioni che verranno affrontate sono tutt’altro che banali. È della vita che si ragiona, della scelta inaccettabile compiuta da un quindicenne. Ma prima che si arrivi a comprendere cosa abbia potuto scatenare questa volontà funesta occorre che si proceda nella lettura, che si conosca la vita di Jeff, che si accetti che anche un ragazzo che all’apparenza conduce una vita normale, possa maturare tali propositi. Non sarà facile arrivare a capire, dal momento che lo stesso protagonista compie opera di depistaggio. Nel tentativo condotto lungo tutta la narrazione, la sua voce è quella di chi cerca di convincere gli altri e il lettore che quello che ha compiuto è stato sì, un gesto irresponsabile e altamente rischioso, ma che non è il caso di insistere, lui non ha niente a che spartire con quegli altri che come lui sono costretti a sostare in reparto e nulla da dover riferire a medici e infermieri che si ostinano a rivolgersi a lui con atteggiamento premuroso. 
Lo scontro aperto è soprattutto con lo psichiatra che lui, disprezzando, chiama dott. Tanto Pus e verso il quale dimostra una chiusura completa: le sedute sono tutti tentativi del medico di avvicinare la parte più profonda dei pensieri del ragazzo, per riuscire a far emergere quelle criticità che lui si ostina a non vedere e a insabbiare, tentativi ai quali Jeff risponde in modo sprezzante e descrivendo al lettore una figura di medico patetico e inadeguato. 
Non mancano nella storia momenti di ironia e sarcasmo, come non mancano momenti di grande tenerezza, soprattutto nella descrizione di uno dei personaggi più complessi e affascinanti, Sadie, ragazza dall’atteggiamento duro, legata a un destino ineluttabile. Sarà l’amicizia che lo lega a lei, così come la grande sensibilità che Jeff dimostrerà di avere nei confronti della piccola Martha, che pian piano lo ricondurranno a una dimensione di realtà, a fargli abbandonare la posizione ostile e rabbiosa e a condurlo verso un’apertura progressiva. 
Ma come in molti casi accade, l’elemento che scompagina realmente le carte, che conduce appunto alla riscrittura della vita come recita il sottotitolo, e a scontrarsi con un’evidenza che non si può più negare, arriva da dove non ci aspetteremmo. Le sedute di psicoterapia individuale e di gruppo, la ritrovata vicinanza emotiva e affettiva con alcuni degli ospiti del reparto, prepareranno il terreno a quella deflagrazione che avverrà a opera di un altro ragazzo, Rankin, che, come una meteora, sosta in reparto solo per pochi giorni, tempo sufficiente però a determinare il contatto di Jeff con quella parte di sé che ancora non ha trovato piena legittimità. 
La grande questione al centro di questo racconto viene proposta compiendo una scelta di prospettiva molto precisa. La frizione tra individuo alla ricerca del proprio posto nel mondo, da una parte, e schemi sociali consolidati dall’altra, si potrebbe raccontare mettendo in campo entrambi gli attori. Invece Michael Thomas Ford sceglie: 
a) una narrazione in prima persona che consente al lettore di arrivare al nocciolo della questione nel momento in cui ci arriva lo stesso protagonista 
b) esclude di fatto, se non in un breve riferimento nel finale, il problema delle difficoltà che si possono incontrare in un mondo che deve ancora crescere e che, rispetto alle grandi prove di coraggio compiute dagli individui, stenta ad evolversi. Come a dire che questo poi rappresenta il passo successivo, ma che la grande battaglia va prima compiuta sul fronte interno. 
L’inizio del romanzo, la sospensione tra la vita e la morte, alla luce di quanto poi emerge alla fine della storia, assume un significato diverso. Non sono stati i genitori e il personale sanitario a riportare Jeff sulla Terra, ma è stato il suo lento e indubbiamente doloroso percorso di crescita a riportarlo in vita. Prendere atto di quello che si è e di quello che si desidera è il primo passo verso una vita che non dovrebbe avere le caratteristiche di un limbo, ma di un territorio da esplorare in tutti i suoi aspetti, luminosi e bui. 
Quello stesso limbo che in qualche modo può essere accostato all’infanzia, se non addirittura al momento in cui esistiamo accolti nel grembo materno. Nascere è respirare un’aria putrida, ma è anche aprire i polmoni a nuovi odori e sensazioni. 
Per le situazioni raccontate consiglierei la lettura del romanzo a lettori di almeno 14 anni.  

Teodosia 

"Suicide notes. A volte serve riscrivere la propria storia" di Michael Thomas Ford, traduzione di Loredana Baldinucci, Rizzoli 2025 

venerdì 21 febbraio 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA VOCE DELL'A MARE 

Era sirena, Alice Rohrwacher, Lida Ziruffo 
Mondadori 2025 




NARRATIVA ILLUSTRATA PER GRANDI (dagli 11 anni) 

"'L'avevo detto' sbuffava allora zia Angelica 'che questo ragazzino è come sua madre!' E sospirava. 
Perché questa somiglianza non era una cosa bella o brutta, era solo una cosa storta a cui rassegnarsi, come un fenomeno della natura più maestoso della montagna, più profondo del mare, contro il quale neanche le preghiere possono fare molto. 
La madre di Giuseppe era sparita quando lui era piccolo, e non era più tornata: si chiamava Fortunata, che nel paese si diceva Nata, e da ciò derivava anche il nome di Giuseppe, Peppi'Nata. 
Qualcuno diceva che era caduta cercando di superare la scogliera che divideva il paese dal mondo. Altri bisbigliavano che si era messa a cantare sullo scoglio, e l'avevano rapita i saraceni. 
Peppi'Nata era certo che sua madre si era trasformata in una sirena..." 

Lui, nonostante fosse non più grande di una sogliola, quando lei se ne andò, ricorda molto bene di quando sua madre, entrando in casa con lui in braccio, non vedeva l'ora di affondare le mani in un bacile pieno d'acqua fresca. Il suo sguardo, a quel punto, si rasserenava e, dal movimento delle dita, l'acqua si riempiva di pescetti, conchiglie, alghe e stelle marine. 
Giuseppe cresce badato dalle sue zie e in paese tutti pensano che sia un ragazzino un po' suonato, un buono a niente, perché si incanta lì davanti al mare, in un gran silenzio di parole. Per ore, per giornate. Ma lui non è storto. 
Lui sa bene perché lo fa: è innamorato. Il suo amore è tutto per un'onda, la sua onda. 


La riconoscerebbe tra milioni: piccola, increspata e felice anche lei di vederlo lì piantato sul bagnasciuga. Tra loro giocano a rincorrersi: lui all'ultimo momento scarta sempre e lei lo può solo sfiorare... prima di ripartire. Perché le onde tornano sempre, ma non prima di aver fatto un'altra volta il giro del mondo. 
E così Peppi'Nata, giorno dopo giorno, si fa ragazzo. Alto come un remo piantato nella sabbia, aspetta che lei ritorni... Fino al giorno in cui la decisione è presa: cambiarsi il maglione per indossare un abito migliore. Al proprio matrimonio non ci si può presentare malvestiti. E tra le mani, una bacinella. 
La sposa arriva, si increspa e freme, emozionata. 
Questa è una storia d'amore. 

Come storia d'amore porta il marchio di Alice Rohrwacher. 
Si muove infatti in una direzione molto intima, ai confini del sogno, sussurrata e molto distante dal chiasso.
Nel marchio Rohrwacher naturalmente c'è tra i protagonisti principali, il paesaggio. 
Quel luogo, di cui io non so riconoscere le coordinate geografiche, che forse non esistono, ma ne posso leggere con grande chiarezza le coordinate emotive. 
Siamo lontani del mondo frenetico e brulicante di persone e cose e relativi rumori. 
Qui siamo in una piccola comunità, una famiglia costruita su legami forti. Qui siamo a Puntapicco o Dostradi o U pelo: i tre nomi di una geografia letta come se fosse disegnata. 


Credo di non dover spiegare Puntapicco se non con la parola promontorio alto e isolato, mentre Dostradi è il nome che prende per l'incrocio di due strade. Due in tutto: strada di sopra e strada a mare. E U pelo lo ha ricevuto perché, solo a guardarlo dal mare, il profilo del luogo ricorda una fanciulla sdraiata, con due colline al posto del seno. Il paese è steso proprio in quella parte che le donne nascondono tra le cosce... 
Descritto con una certa cura dalle parole di Alice Rohrwacher per farci arrivare odori e atmosfere del posto, nelle mani di Lida Ziruffo lo scenario si moltiplica e diventa vedute sui manifesti della proloco o in cartoline anni Sessanta. 
Intorno a Puntapicco c'è tanta acqua. Grande protagonista, anch'essa, delle tavole. All'alba al tramonto, blu profonda, chiusa in una insenatura. 


I protagonisti in carne e ossa sono pochi e non particolarmente descritti, seppure in una prosa che è anche un po' poesia, se non per i loro tratti di carattere. 
Il coro delle zie accudenti, meravigliose, il padre ruvido pescatore, e poi lui Peppi'Nata che entra a pieno titolo nella schiera dei personaggi che popolano i film di Alice Rohrwacher: da Arthur in giù, passando per Lazzaro e Gelsomina con le sue sorelle. Peppi'Nata è come loro: diverso da tutti. 
Delicato, ma sicuro.
Inevitabilmente attratto dal mare, in particolare da quell'onda che lui è sempre in grado di riconoscere tra mille e aspettare trepidante. Se ne innamora da bambino e continua ad amarla, senza ostacoli e ricambiato, anche dopo. 
Fino a qui la storia si muove nella sfera intima e personale ed emotiva di quel ragazzo - sta sempre lì davanti al mare a sognare? oppure è solo un po' suonato? questa è la vulgata su cui il mondo paesano blandamente si interroga. 
Ma da qui in poi tutto cambia: ciò che era sogno, ciò che era soffuso diventa magicamente affilato come sa essere solo la realtà. 
E c'è lo sposalizio e tutto il resto.
Realtà che adesso mostra le sue forme, le sue espressioni, che si possono vedere, toccare, sentire.


Faccio un paio di esempi: la bacinella per accogliere la liquida sposa, i petali di gelsomino e le roselline che le zie spargono sull'acqua increspata, il velo con cui avvolgono ciò che la contiene, il tragitto fino in chiesa e poi il prete-sindaco che riconosce in un sibilo con uno schiocco in fondo un sì convinto da parte della sposa. Tutto questo lo si vede, lo si sente e Lida Ziruffo lo disegna anche per i posteri. 
Della loro vita da sposi, finalmente soli, non diciamo nulla. 
Non sta bene sbirciare dal buco della serratura nelle case degli altri. 
Meno di venti righe che luccicano come madreperla. 
Ci basti sapere che si amano ancora. 
Bello e diverso. 

Carla

lunedì 9 settembre 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

L'ATTIMO FUGGE 
 
La formica rossa, Émilie Chazerand (trad. Silvia Turato) 
La nuova frontiera junior 2024 


NARRATIVA PER GRANDI (dai 14 anni) 

"Eravamo emarginati, come due gemelli pestiferi. Lui perché era arabo, io perché ero io. Ci proteggevamo l’un l’altra. Bastava stare insieme, fianco a fianco, sempre. Noi due insieme ci attiravamo un sacco di nemici, ma non ci importava. Passavamo ore a sognare il giorno in cui saremmo stati grandi. Facevamo castelli nell’aria viziata delle nostre piccole camere. 
Architettavamo stratagemmi improbabili per diventare ora ricchi, ora famosi, ora tutti e due. 
'Vanno di pari passo, Vania, ricco e famoso!' 
'Ma no! Per niente!' 
'Ma sì!' 
'Ti dico di no, Pirach! Guarda: Madre Teresa è famosa ma non è ricca!' 
'Sempre più ricca di noi...' 
'O l’omino Michelin: è famoso, ma neanche lui è ricco!' 
'Perché neanche esiste!' 'Ma certo che esiste: lo puoi vedere.' 
'Non basta per esistere, che ti possano vedere.' " 

Vania Strudel (!) ha quindici anni, una ptosi all'occhio, un piccolo difetto alla palpebra che non sale del tutto e che lei cerca di coprire come può con un ciuffo di capelli, una madre che, quando lei aveva otto anni, a Parigi è scomparsa. 
Ha un padre che la riempie (a suo parere anche troppo) di affetto ma anche di piccoli animali impagliati (a suo parere anche troppi) perché di mestiere fa il tassidermista. E' una grande suonatrice di elicone nel tempo libero (e si esercita in cantina al buio), colleziona depliant di sciamani senegalesi e ha un solo solissimo grande amico fin dall'infanzia, Pierre-Rachid, detto Pirach, il cui nome è palese frutto dell'integrazione. Purtroppo lui parrebbe temporaneamente innamorato della sua peggiore nemica. 
Unico svago per Vania è la frequentazione di un vecchio vicino di casa, del tutto silenzioso, scampato ad Auschwitz, che imperturbabile ascolta i suoi monologhi quando lei gli fa da "babysitter" perché la legittima figlia è fuori per appuntamenti.... Costruisce e conserva in scatole da scarpe vuote modellini in cartone di scene di vita vissuta, e come amica ha Victoire che a sua volta ha un suo problemino che la tiene lontano dagli altri, la trimetilaminuria. 
Diciamo così che se Vania Strudel dovesse fare un bilancio della sua vita non avrebbe molti elementi per considerarsi una vincente, tra i vincenti. E infatti, allo stato attuale, non pensa proprio di esserlo. 
 E, come se non bastasse, sta per cominciare il suo primo anno di liceo. 
A parte il suo senso dell'umorismo irrefrenabile, che funziona da rimedio per mandar giù le molte cose che non vanno come lei vorrebbe, Vania Strudel è lì che cerca di crescere, di trovare un senso alla propria vita, di costruirsi una mappa affettiva degna di questo nome. 
Circondata da una schiera di umanità piuttosto variegata, con la quale lei interagisce a volte con slanci d'affetto, a volte con scatti di rabbia, a volte con lacrime a volte con grandi risate, a volte crudele a volte generosa, a volte disillusa a volte piena di aspettative, Vania Strudel è lì che, dall'alto dei suoi quindici anni, cerca di prendere le misure della complessità dell'esistenza. 
Ce la farà? Riuscirà a essere la formica rossa, di cui parla una misteriosa mail che ha ricevuto, ovvero troverà la spinta per smettere di essere una tra tanti, di rimanere nascosta agli altri, mimetizzata nella massa delle formiche nere? Smetterà di compiangersi, di non piacersi, di non credere in se stessa? Smetterà di sottomettersi, di non imporsi? Di farsi accettare per quello che sente di essere? Insomma, riuscirà a non avvizzire già a quindici anni? 
"Cosa stai aspettando per vivere?! Poi è adesso. Domani è subito. L’attimo fugge. Buon inizio di scuola, Vania." Fine della mail.

Solo pochi giorni fa, qualcuno mi ha interrogato sui massimi sistemi che ruotano intorno alla grande questione della letteratura per ragazzi, e di rimbalzo sulla lettura e i ragazzi. E la riflessione che mi è sgorgata spontanea è questa: forse per mettere insieme lettura e ragazzi la chiave potrebbe essere togliere il più possibile quel "per" tra le parole letteratura e ragazzi. 
Cerco di spiegarmi. Non è preoccupante il "per" in sé, anzi, ma lo è l'intento educativo che spesso e volentieri si nasconde dietro quella preposizione. Il resto è storia nota: un buon libro è un buon libro. Punto.
Sono stati in molti, me compresa, a gioire quando è nata la collana Oltre, perché tra i suoi intenti cardine dichiara: "di non voler insegnare nulla ai propri lettori", piuttosto vuole proporgli buone letture. Stop. 
E si sa che le buone letture hanno la capacità di emozionare, sovvertire opinioni, creare discussioni, porre domande "creare subbuglio", tutte cose messe in elenco dall'editore stesso. 
Ecco. Anche la terza uscita di questa collana sta in detto canone. 
Se per i due titoli precedenti si era individuato una sorta di carattere dominante che li definiva: la complessità dei legami per Il centro del mondo, il lato oscuro per Milly Vodović, qui è l'ironia il Leitmotiv. Vince su tutto questo sguardo spesso caustico, inaspettato, non convenzionale. Questo naturale umorismo ha la capacità di far passare in secondo piano tutta una serie di piccole cose non proprio convincenti del plot, come pure il profilo di un personaggio chiave, la madre grande assente. Inverosimiglianze sparse qua e là.
Robusti e ben torniti sono invece gli altri personaggi (anche quelli immaginari) che popolano il romanzo, su tutti Vania, Pierre-Rachid e il padre imbalsamatore. 
Émilie Chazerand mi pare anche capace, almeno in questo romanzo che in Francia ha venduto 37000 copie, di saper sorprendere il lettore e spesso e volentieri di farlo ridere di gusto. Doti rare. 
E' anche capace di saper mettere parecchia carne al fuoco - dall'abbandono alla scoperta del corpo, dall'essere vecchi all'essere bersaglio di qualcuno, dall'omosessualità al body shaming, dalla gelosia alla cattiveria, - senza mai perdere il filo e sempre con una dose diffusa di naturalezza e di leggerezza. 
Nessun pistolotto ma un bel po' monologhi o dialoghi, spesso esilaranti, ma anche profondi, che tengono incollati i lettori alla pagina. E a questo proposito è stata anche capace di aver sintetizzato in un unico ma indimenticabile faccia a faccia serrato, duro, diretto e quindi estremamente efficace, lo scontro tra due generazioni: tra un padre centrato e una figlia rabbiosa. Uno dei pezzi più interessanti in queste 300 pagine scarse di romanzo. 
Sarò sincera: qui, più che in alcuni dei suoi albi, mi è sembrato onesto, rispettoso (e non didascalico e men che meno educativo) l'intento di Émilie Chazerand: scrivere un libro che un giorno, magari proprio sua figlia, ma anche molti altri quindicenni come lei, potrebbe considerare come buon amico, come sostegno cui appoggiarsi mentre si procede a tentoni nel crescere. 
I buoni libri ogni tanto possono diventarlo.

Carla