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lunedì 2 marzo 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

"SI DEDICAVA SOLO ALL'AMORE"

La più bella di tutte, Michail Esenovskij, Elena Sadkovaskaja 
(trad. Tatiana Pepe) 
Caissa Italia Editore 2026 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dagli 8 anni) 

"Potrei parlare della mia mamma giornate intere e nessuno si annoierebbe. 
Oltre me, tutti amano la mia mamma. Alcuni la amano per il suo carattere allegro. Altri perché non fa la spia. 
C'è stato uno che l'ha amata perché lei era lei. Le diceva sempre: ' Grazie per come sei.' 
E la mamma gli rispondeva: 'Prego.' 
La mia mamma è la mamma più gentile e più educata del mondo...

Forse val la pena, per velocità, mettere in elenco le cose in cui la mamma di questo bambino è la più bella. Per il girovita, per come cade, per come si ammala, per i suoi talloni, per le gambe e le mani, per come sputa, per come ride, per il suo naso, per la sua testa, per la gola, per la sua pelliccia di zampette di volpe, per quanto è furba, per i polmoni che ha, e anche per il cuore e per lo stomaco, la pancia, la sua casa e i mobili che ci sono dentro, la macchina, grande e lunga. 
L'unica cosa che non gli piace tanto della sua mamma è l'appendice che le causa un sacco di problemi... 
Solo un ultimo dettaglio finale da aggiungere: ora come ora, questa mamma non sembra esserci. Tarda ad arrivare. Ma lui continuerà ad aspettarla e, per ingannare l'attesa, sul muro con un pennarello scrive: "Mamma, finalmente! Cominciavamo a preoccuparci." 

Elenco per elenco, si potrebbe replicare così. 
La (cosa) più bella di tutte di questo libro è la capriola che ti costringe a fare, ogni volta che sei lì che leggi uno dei suoi tredici racconti e uno dei suoi nove amori felici. 
La (cosa) più bella di tutte di questo libro è il tono che ha. 
La (cosa) più bella di tutte di questo libro è il ritmo sempre diverso che prende. 
La (cosa) più bella di tutte di questo libro è la lievissima tendenza al politicamente scorretto e all'ironia. 
La (cosa) più bella di tutte di questo libro è che va in molte direzioni diverse e le esplora. 


Per parlare delle capriole basterà forse fare una serie di esempi. Il primo dei quali potrebbe essere la nonna cactus che veglia sul sonno e sui giochi in cortile del nipote che un giorno ha piantato un seme in un vaso. Vaso che ora ospita quella opuntia che fa bella mostra di sé sul davanzale della finestra della cameretta. Oppure ricordare la malinconica storia di Upak e Talula, una sorta di Orfeo ed Euridice preistorici... O ancora, nelle due incursioni fiabesche, una delle quali più felice dell'altra, dove i due protagonisti - la bella addormentata e il principe - sono destinati a non vedersi mai da svegli... 
Per parlare del tono, racconto dopo racconto, vanno notate due cose. 
La prima dipende da Esenovskij in persona e l'altra da Tatiana Pepe che lo tampina passo passo, come nella ben nota pubblicità del vino Folonari, per chi se la ricorda. Esenovskij ha uno stile molto particolare di scrittura. Pieno di allusioni, giochi di parole, ma soprattutto pieno di sguardi d'intesa con il suo pubblico bambino, in questo suo modo di raccontare il reale mischiandolo con il surreale. Spesso ci si può allegramente illudere che a scrivere sia Esenovskij, ma sotto dettatura di un bambino di otto anni. 
Esemplificativo in questo senso è il primo racconto, Memorie, in cui il lettore viene preso per mano e condotto dalla voce narrante in un mondo che pare impossibile, surreale appunto, fino al momento in cui si svela il gioco e si intuisce, a posteriori, che a parlare del proprio passato di bebè sia qualcuno che quel tempo magnifico lo sta in qualche misura rimpiangendo. 
A Tatiana Pepe va l'onore di aver cercato di essere fedele a quella lingua e quindi di cogliere e mantenere un tono sempre un po' scanzonato, per quasi un centinaio di pagine. 
Riguardo al continuo cambiamento di ritmo va notato come si passi con assoluta noncuranza dal racconto breve al dialogo teatrale (dal bigliettino alla chiacchierata sulla strada di casa), passando attraverso anche due fiabe. Da narratori interni a narratori esterni, dalla soggettiva del bambino che descrive la sua mamma, al c'era una volta ripetuto almeno nove volte di seguito... 
Il politicamente scorretto lo si avverte impercettibilmente, parlando di amore, parlando di uomini e donne... Ognuno può giudicare con la propria sensibilità. 
Mentre per quel che riguarda l'ironia è sparsa un po' ovunque e anche in questo caso, ognuno giudicherà leggendo. 
A chiudere, la questione delle direzioni. O, in altre parole, come il concetto di amore si possa declinare. C'è gente che per amore farebbe qualunque cosa, compreso pagare settecentocinquanta rubli, anzi no dollari (che sono verdi...), per diventare verde per amore. E dall'altra parte c'è chi, nonostante il bisogno di circondarsi di verde, si innamora per sempre di una bionda con gli occhi azzurri e le labbra rosse e i denti bianchi! 
C'è gente invece che trova l'amore in un cactus e chi si tormenta con mille domande e chi dando un morso a una mela è capace di metter su famiglia... 


Buffo, buffissimo libro. Anche nelle figure. 
Leggerlo, un piacere.
 
Carla

lunedì 20 ottobre 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA COSA IMPORTANTE DI UN CUCCHIAIO...

Un cucchiaio pieno di storie, Sandra Siemens, Bea Lozano (trad. Yuri Garret)
Caissa Italia 2025 


ALBI ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Una volta ho scavato una buca con quel cucchiaio. Jaime, il fruttivendolo, mi aveva regalato dei semi di zucca. Mi aveva detto che dovevo piantarli in cinque buche profonde tanto così e che in estate sarebbero nate le mie zucche. 
Avevo fatto due sole buche quando arrivò mia nonna: 'Quel cucchiaio non si usa per le buche'. Lo rimise nel cassetto delle posate e, in cambio, mi diede una paletta verde per finire di piantare i tre semi. Ma non è la stessa cosa: le palette non scavano altrettanto bene." 

E come volevasi dimostrare di quei cinque semi, solo i primi due attecchiscono, e solo due zucche nascono... 
"Quel cucchiaio" evidentemente non è un cucchiaio qualsiasi, visto che - oltre a nonna che non vuole sia usato per scavare, anche mamma non vuole sia usato per mangiarci la minestra, né papà le permette di suonarci Topolino Topoletto sul fondo di una pentola... 
"Quel cucchiaio" arriva da molto lontano. Molto lontano nel tempo. Ha attraversato indenne quattro generazioni per approdare in quel cassetto dove, in mezzo agli altri, ha un peso e un'importanza particolare. Tutta sua. 
Questa è la sua lunga storia. 
Ma è anche la storia di una bambina che con la Storia di quell'oggetto deve farci i conti per poi decidere come condividerla, nel futuro, con chi verrà dopo di lei. 

Di nuovo la storia di un oggetto. Evviva. 
Di nuovo la storia che si confronta con la Storia. Ari-evviva. 


Il primo grande merito di Sandra Siemens, in questo libro, mi pare sia quello di saper cogliere, con la stessa prospettiva che hanno i bambini, l'importanza degli oggetti.  
Per loro sono essenzialmente utensili. 
Per loro conta essenzialmente la forma, ragione per la quale qui un cucchiaio è per mangiare la minestra, per scavare una buca, per suonare una pentola. 
Mi vengono in mente due libri che - è garantito dalla biografia documentata delle due autrici Krauss e Wise Brown - di certo dei bambini riportano la voce autentica. 
Loro li hanno interrogati, li hanno ascoltati e hanno saputo riportarne il pensiero con assoluta onestà. 
Se si conoscono questi due titoli - La cosa più importante, di Margaret Wise Brown e Leonard Weisgard e Un buco è per scavare di Ruth Krauss e Maurice Sendak - si converrà che Ruth Krauss e Margaret Wise Brown, intorno agli anni Quaranta e Cinquanta e Sessanta del Novecento, hanno davvero rivoluzionato i libri per l'infanzia e il pensiero che li generava. 
Entrambe lo hanno fatto, usando la strada più dritta: sono risalite dirette verso la fonte. 
Entrambe, infatti, hanno frequentato con assiduità i bambini e le bambine della Bank Street School, baluardo di assoluta avanguardia pedagogica per l'epoca, guidata da Lucy Sprague Mitchell. Loro parlavano con quei bambinetti, ma anche con i loro vicini di casa cinqueenni, o con bambini incontrati sulla spiaggia... Quest'ultimo, per esempio, era un vero bambino che su una vera spiaggia stava scavando una vera gran buca. Quando Ruth Krauss gli rivolse la parola e gli chiese a cosa servisse... Lui le rispose: quello che è poi diventato il titolo del libro illustrato da un Sendak prima maniera. 
Il loro merito è stato quello di chiedere, ascoltare, non dimenticare e restituire voce. 


Mi pare che qui Sandra Siemens (e Bea Lozano le va dietro) abbia fatto lo stesso: dalla paletta verde che non funziona fino all'ultima riga del testo. Terzo evviva! 
Ma a parte questo, che non è per niente poco, anzi è il valore del libro, farei due altri ragionamenti su di lei. 
Visto il suo cognome e vista l'Argentina come suo luogo di nascita, mi viene da pensare che questa storia, se non proprio sua personale, tuttavia ne ripercorra alcune tappe. 
E così si arriva alla seconda grande questione che meritatamente il libro pone: la Storia più grande che si infila nella storia più piccola di un singolo oggetto. E lo fa attraverso il ricordo, che ha un suo portato affettivo maggiore, rispetto al concetto di memoria... 
Quindi tutto comincia da un servizio di posate che viaggia e non sopravvive alla guerra se non per un cucchiaio, che immediatamente diventa importante 'parte per il tutto', oramai andato perduto. Da quel momento in poi il cucchiaio diventa ricordo e, come tale, va conservato e passato di generazione in generazione. 
E anche la bambina piantatrice/suonatrice lo riceverà in dono - qualcosa di simile a una vera e propria dote di famiglia. 


Ma qui avviene un'ulteriore sterzata che non era così scontata, ma si allinea con quanto riconoscevamo a Margaret Wise Brown e a Ruth Krauss (ma anche a tanti altri dopo di loro).
Da bambina quale è, va da sé che il suo progetto futuro per l'utilizzo del cucchiaio sia diametralmente opposto rispetto a quello 'museale' che madre, padre e nonna hanno praticato finora e che le suggeriscono di continuare. 
E questo scarto rispetto al pensiero adulto fa la differenza. 
Lei va per la sua strada!


Circostanza non irrilevante per fare di un libro, che poteva essere retorico nel finale, un buon libro! 
Su che fine farà quel cucchiaio, non è dato fare ipotesi.
L'unica cosa che auguro a quella ragazzina è quella di non smarrirlo! 

Carla  

Noterella al margine. Un post a sé meriterebbe Bea Lozano che fa un lavoro davvero interessante. Non so se sia successo veramente, ma dentro i suoi disegni si sente il palpito di Arnal Ballester che, se non è stato suo diretto maestro, lei conosce e guarda con devozione. O Wagenbreth? Brava a usare la doppia pagina senza paure, brava a ingrandire e rimpicciolire dove necessario. Brava a sentirsi così libera rispetto al testo. Brava brava. 
E, visto che è un esordio qui in Italia, sarebbe bello poterla rivedere presto. 

Seconda noterella al margine. Per puro spirito di completezza, qui il testo relativo alla definizione di cucchiaio dal libro La cosa più importante:

La cosa importante 
di un cucchiaio 
è che lo usi per mangiare. 
È come una piccola pala, 
lo stringi nella tua mano, 
puoi metterlo in bocca, 
non è piatto, 
è incavato 
e raccoglie le cose. 
Ma la cosa più importante 
di un cucchiaio 
è che lo usi per mangiare.

Terza noterella al margine. Avrei da ridire sul titolo dell'edizione italiana... ma vabbè. Chi mi conosce lo sa che sono severissima.

venerdì 10 maggio 2024

FAMMI UNA DOMANDA!

POTERE DEL POPOLO


Nel suo articolato percorso di divulgatore, Philip Bunting ha inserito un tema per così dire ‘politico’: il nuovo libro pubblicato da Caissa Italia, con la traduzione di Elena Montemaggi, si intitola appunto ‘Democrazia!’.
Il metodo espositivo di Bunting è assai consolidato: il tema viene trattato in modo sintetico, e qui davvero è un’impresa!, e anche pratico, cercando di indicare a lettrici e lettori le modalità con cui esprimere la propria opinione.
Si parte, necessariamente, dalla democrazia ateniese per poi mostrare sia i sistemi di governo alternativi, dalla monarchia ai regimi totalitari, sia le ricadute positive che il sistema democratico comporta: il rispetto dei diritti, pace, sicurezza, libertà.
Qui è necessario un appunto: non si può parlare di democrazia senza parlare del potere e del popolo: i diritti che un sistema democratico riconosce non sono stabiliti una volta per tutte e il ‘popolo’ può comprendere o escludere componenti essenziali della società: le donne, le minoranze linguistiche e via discorrendo. Anche quando si dice che la democrazia riconosce uguali diritti, pensando alle democrazie contemporanee, si resta un po’ basiti: davvero c’è chi pensa che possano esserci uguali livelli di partecipazione a prescindere degli stridenti conflitti di classe? Chi è povero è veramente libero? Per non parlare della pace, che, ahimè, trova scarsa ospitalità sotto qualsiasi regime.
Insomma, non si può fare un libro sul tema politico per eccellenza, ignorando volutamente la storia del ‘900. E non si tratta di questioni poi così complesse: chi non ha pane difficilmente sarà libero di scegliere chi lo rappresenterà in Parlamento.
L’autore, naturalmente, richiama le imperfezioni dei sistemi politici contemporanei e sottolinea, giustamente, quanto la democrazia non sia un’acquisizione data una volta per tutte e che , quindi, vada salvaguardata costantemente.
Molto interessante, direi, la parte del libro che invita lettrici e lettori a farsi attivi sostenitori delle proprie idee: l’autore insegna come fare un cartello di protesta, scrivere un testo appropriato e comprensibile, connettersi con altri che la pensano nello stesso modo. Tutto all’insegna del rispetto e dell’ascolto delle altrui ragioni.
Peccato che poi le stanche democrazie occidentali facciano molta fatica ad ascoltare proteste e proposte che vengono dal mondo giovanile: la stessa cronaca di questi anni e dei giorni più recenti dimostra la vitalità del mondo giovanile e l’ottusità delle istituzioni e, direi, della pubblica opinione.
Ma questo forse è meglio non dirlo a chi si sta appena affacciando a questi temi, così importanti.
Sarebbe bello che di questo libro si discutesse nelle classi, a partire dalla terza, quarta elementare, come primo esercizio proprio di democrazia.
Consiglio, quindi, la lettura a bambine e bambini battaglieri, ma anche a genitori e insegnanti coraggiosi che abbiano voglia di affrontare questioni complesse come questa.

Eleonora

“Democrazia!”, P. Bunting, trad. E. Montemaggi, Caissa Italia 2024



venerdì 19 aprile 2024

FAMMI UNA DOMANDA!

CHI ERANO I PIRATI?

Quando si scrivono libri di divulgazione capita, a volte, di dover sfatare alcuni miti. É esattamente quello che fa l’autrice russa Ekaterina Stepanenko, tradotta da Tatiana Pepe per i tipi di Caissa Italia, nel bel libro ‘Tutta la verità sui Pirati’, illustrato da Polja Plavinskaja.
La figura del pirata ha alimentato storie paurose e avventurose, ambientate nei luoghi più esotici del mondo; e intorno alle vite di questi fuorilegge sono cresciute leggende che vivono tuttora.
Quello che svela questo libro ben illustrato e molto documentato è che in realtà molte delle cose che attribuiamo ai pirati in realtà non sono vere, complice la lettura de ‘L’Isola del Tesoro’ di Stevenson.
Predoni sono esistiti già nell’antichità, da quando il mar Mediterraneo è stato solcato da navi di mercanti; e nei secoli non sono mai mancate imbarcazioni pirata, che hanno allargato il loro raggio d’azione dalle coste europee a quelle africane, asiatiche, americane.
Quanto ai miti sfatati, cominciamo dal più clamoroso: la bandiera nera col teschio, chiamata il Jolly Roger, non era il vessillo universale della pirateria, ogni ciurma aveva il suo, ovviamente inquietante il necessario. Spesso le navi pirata non erano grandi e armate oltre ogni limite: più importante era la velocità e la destrezza della ciurma, che navigava, si può ben dire, con strumenti approssimativi.
Non tutti i pirati erano nemici dell’ordine costituito: i corsari erano al soldo di Re e Regine, nel fare la guerra ‘sporca’ ai concorrenti commerciali.
La vita di bordo era decisamente difficile: era facile morire per le ferite mal curate, per le infezioni portate dai ratti, per la pessima alimentazione; l’accurata descrizione degli strumenti di bordo, dei farmaci che spesso si riducevano all’alcol nelle sue varie forme, all’alimentazione povera di vitamine smonta l’immagine ‘eroica’ del pirata, che tutto sopportava per vedere almeno, alla fine, la distribuzione equa del bottino. Parliamo poi di tesori: le cronache raccontano dei lasciti dei pirati più famosi, che hanno pensato bene di nascondere i loro beni in luoghi talmente inaccessibili che tuttora non sono stati trovati.
La pirateria era cosa da uomini, con le dovute eccezioni: la francese Jeanne de Belleville, l’irlandese Grace O’Malley, la cinese Zhèng Shì, che, come sappiamo, ha ispirato il romanzo di Morosinotto, ‘La più grande’.
Un altro mito da sfatare è quello dell’onnipresente pappagallo appollaiato sulla spalla del pirata. In realtà pappagalli, e altri volatili, erano merce facile da mantenere in vita per essere venduta sulla terraferma.
In sintesi, l’immagine della pirateria attraverso i secoli perde un po’ del suo fascino, ma acquista molto in realismo, dando una ricostruzione attendibile non solo della vita dei fuorilegge, ma anche delle tecniche della navigazione, dei conflitti commerciali, delle armi, dei farmaci, degli stili di vita dei marinai.
Una ricostruzione storica affascinante e attendibile allo stesso tempo, con la preziosa revisione specialistica. Rappresenta anche uno sguardo sul presente, dato che la pirateria non è affatto finita e continua a entrare nelle cronache anche belliche.
Consiglio caldamente la lettura di questo bel libro illustrato sia a chi è attratto dalle avventure marinare sia a chi è interessato alla ricostruzione storica della vita nei secoli passati; può essere letto a partire dai sette anni, ma anche i più grandi troveranno notizie e osservazioni interessanti.

Eleonora

“Tutta la verità sui pirati”, E. Stepanenko, ill. P. Plavinskaja, trad. T. Pepe, Caissa Italia 2024





venerdì 16 febbraio 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA GALLINA NON E' UN ANIMALE...

Peggy. Il viaggio in città di una gallina avventurosa, Anna Walker 
(trad. Elena Montemaggi) 
Caissa Italia Editore 2023 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Ogni giorno, pioggia o sole, Peggy fa colazione, gioca nell'aia e osserva i piccioni. 
Un giorno tempestoso una forte folata di vento squarcia le nuvole e si porta via foglie, ramoscelli e... Peggy. 
Peggy atterra con un tonfo sordo. 
È lontana da casa. 
Si alza, arruffa le piume e si incammina.!" 

Ed è così che una gallina nera comincia a zampettare per le strade trafficate di una città. 
La gente sembra non notarla. Ma lei invece nota tutto quello che vede: la sua immagine moltiplicata per il numero di televisori esposti in quella vetrina, gli animali - veri o finti che siano - assaggia anche gli spaghetti e il pop corn al cinema. E quando è stanca riesce anche a trovare un angolino tranquillo dove riposare, anche se non è esattamente come a casa. 
Ecco, è proprio di casa che sente la nostalgia, ma anche se chiede in giro come tornarci, nessuno la capisce e la sa essere d'aiuto. 
Deve fare tutto da sola, facendo appello al proverbiale buon senso di cui è dotata ogni gallina. 
Decide di seguire quelle poche tracce che le possono ricordare casa: dei girasoli, per esempio. O dei piccioni... 

Le storie con le galline dentro, di solito, sono interessanti a prescindere. Davvero è difficile che passino inosservate. Tanto le galline, nella nomea che le precede, sono considerate animali stupidi, tanto invece nelle storie che le riguardano di solito si riscattano con onore. Non bisogna credere alla canzone di Cochi e Renato: la gallina non è un animale intelligente, lo si capisce lo si capisce da come guarda la gente...


Peggy non fa eccezione. 
La sua storia nasce dall'osservazione diretta della gallina di casa Walker che, importunata dal cane Sunshine, non si dava mai per sconfitta: svolazzava un po' più in là e ricominciava a farsi i fatti suoi in tutta serenità. La Peggy letteraria fa altrettanto: non si scompone, tutt'al più si arruffa, ma poi riprende con passo sicuro il suo cammino. Anche in una grande città, per lei campagnola, un'assoluta novità. 
Ci sono almeno tre cose belle in questo albo: la prima è la qualità del disegno, la seconda è l'alternanza e il buon equilibrio tra la lingua scritta e quella disegnata, la terza è il finale. 
La qualità del disegno e una certa grazia diffusa si percepiscono fin dalla copertina di questo libro che arriva dall'Australia, dove è stato pubblicato una dozzina di anni fa. L'impronta australiana si percepisce anche se con l'altra grande autrice Freya Blackwood le differenze si percepiscono.
Anna Walker, dalla sua parte, ha sempre dimostrato una grande versatilità nell'uso delle diverse tecniche, anche se è appunto l'acquerello il medium in cui raggiunge i risultati più interessanti. 
E' un fatto innegabile che lei dimostri sempre di sapere molto bene scegliere, a seconda della direzione che la storia prende, la tecnica da usare: dal monotipo alla grafite, dal collage alla guache. 


E anche Peggy non fa eccezione: nella dominanza dell'acquerello - che le permette di raggiungere ottimi risultati per gamma di toni e per trasparenze - si prende lo sfizio di 'punteggiarlo' con più di un collage di fotografie. Piacevole scoprirle qui e lì. 
E a proposito di acquerello, forse è il caso di notare come Anna Walker usi solo lo stretto necessario il pennino a china per ripassare i contorni delle figure, ma invece sfrutti al meglio il naturale tono lievemente più scuro che si crea sui contorni laddove la pennellata ha inizio o termina (Oxenbury e Wiesner rule!).


Rispetto al rapporto tra i due modi di narrare, Walker dimostra di saper calibrare molto bene quando sia il momento delle parole e quando invece a 'parlare' sia il disegno. In questo caso, sembra prenderci gusto e moltiplicare le occasioni di ripetere lo stesso soggetto, Peggy, in una sequenza che ha un ritmo bello serrato. Una piccola frase come Peggy osserva, zompetta, saltella, volteggia e assaggia le offre la possibilità di moltiplicare le singole scene per ben quattordici volte all'interno della doppia pagina. 
Il disegno, spesso nel più assoluto silenzio, le dà anche modo di essere ironica. 
Di nuovo una piccola frase come Peggy vede cose che non ha mai visto prima è un buon assist per il disegno nell'angolo destro della doppia tavola con uno scenario di città. 
Sa sfruttare  i giri di pagina per i suoi piccoli coup de théâtre, compreso il finale, ed è brava a creare una sorta di circolarità nel racconto, che tra inizio e fine parrebbe davvero essere speculare, tranne per due piccoli dettagli, che sembrano essere il nocciolo di senso di tutta la storia.


In cauda venenum: a mio gusto, un paio di virgole in più e un sottotitolo in meno. 

Carla

domenica 31 dicembre 2023

ECCEZION FATTA!

  

I NOSTRI FUOCHI D'ARTIFICIO
CHE SPARIAMO NELL'ETERE 
PER FARE LUCE
PER FARE RUMORE 
PER FARE MERAVIGLIA 
 
Il meglio di... un anno di libri, un anno di ragionamenti,   
un anno di recensioni su Lettura candita 
Per ogni libro, il nostro perché
(BUM!) 


Luglio 2023




perché

"Molteplici le ragioni per apprezzare questo libro. 
In ordine sparso sono: testo pieno di profondità, pensato per pubblico di lettori più grandi cui non sottrarre l'illustrazione, plot molto robusto, illustrazioni mozzafiato, scrittura letteraria e, last but not least, felicissima sintonia tra due autori. Qui alla loro sesta collaborazione in cui la felice intesa si declina in modi espressivi anche tra loro molto diversi: un esempio per tutti il bellissimo La mer et lui
Il valore 'filosofico' di questo racconto lo si intuisce (nel libro italiano, fin dal titolo, a scanso di equivoci) ben presto. 
Da una parte la solitudine del pastore: di chi ha deciso di fermarsi a metà di un sentiero, che verso valle porta all'abisso, e verso l'alto verso l'ignoto. Di chi ha deciso di tenersi lontano da tutte le cose, belle o brutte che siano, perché questo è il modo che conosce per vivere. 
Dall'altra quella di chi questo isolamento lo ha rotto, cambiando di fatto l'esistenza di una persona, anche solo con la sua presenza lì. 
Dentro la testa del pastore si forma l'idea, una delle tante, che assume subito il suo valore universale: non posso far finta che tu non esista e quindi per me niente sarà più come prima e dovrò misurare me stesso con questo... "


perché

"Luisa Mattia coglie in questo romanzo, scritto con uno stile scorrevole e solo all’apparenza ‘oggettivo’, un punto che contraddistingue gli adolescenti di oggi: la solitudine. Apparentemente circondati dal benessere, e questo non vale certo per tutti, non hanno in realtà chi presti loro ascolto: spesso non la famiglia e nemmeno la scuola."


Agosto 2023




perché

"Volendo sintetizzare al massimo si possono notare alcuni elementi di interesse solo in apparenza laterali. 
Il primo: Inga Moore è inglese per quel tanto che basta a farla disegnare e concepire un albo in questo modo. l secondo: Inga Moore è inglese per quel tanto che basta a farle prendere le sembianze di una autrice di classici per l'infanzia. Chessò, una come Beatrix Potter, tanto per dirne una. 
Il terzo: Inga Moore è inglese per quel tanto che basta a farla essere così sottilmente ironica nel raccontare una storia che altrimenti rischierebbe di essere mielosa un bel po'...."



perché

"Il mondo delle periferie urbane degradate, controllate dalle gang e da ben più temibili organizzazioni malavitose, ci viene rappresentato così, come un mondo chiuso, regolato da leggi tribali, in cui non può sopravvivere l’innocenza."


Settembre 2023



Di corvi e cornacchie, Britta Teckentrup (trad. Mara Carla Dallavalle) 

perché

"Il tono discorsivo che si allontana dalla mera informazione e indaga verso altre direzioni - dalla tradizione letteraria con corvi come protagonisti, alla mitologia che li ha sempre circondati  - assume il tono più confidenziale della narrazione orale permette al lettore di bersi in un fiato tutti i suoi libri del genere, e quindi a lettura ultimata, di richiuderli soddisfatto per aver sentito molte storie e per aver imparato anche un bel po'. 
Questa particolare direzione che certa divulgazione ha preso pare davvero interessante e ricca di stimoli per riflettere e ragionare su quale sia la strada migliore da fare per imparare e far imparare. Affrontare un argomento e osservarlo girandogli intorno per coglierne la complessità e lo spessore, non può che essere efficace. Permettere a teste differenti di interessarsi ad aspetti differenti mi sembra una bella idea."



perché

"Dunque due storie, con un finale inevitabilmente segnato, raccontano la vita di due giovanissimi nell’ambiente ostile di una tribù germanica dell’età del ferro. La Lowry fornisce ai giovani lettori e lettrici un esempio calzante delle modalità con cui l’intuizione di una scrittrice rende vivida e presente l’esperienza di ragazzi vissuti quasi due millenni fa. Lo fa proiettando volutamente le aspirazioni che lei stessa ritiene insopprimibili: l’aspirazione alla libertà e alla conoscenza. Nello stesso tempo fornisce un esempio di rigore, raccontando, nelle introduzioni ai due racconti, come ha raccolto i dati, le fonti storiche, le ricostruzioni fornite via via da archeologi e antropologi."


Ottobre 2023


In fuga con la flebo, Josephine Mark

perché

"Storie che hanno un bel nocciolo al loro interno. Un nocciolo che abbia in sé onestà e urgenza. Una storia che sappia raccontare lo spessore, la complessità della vita. Una storia che sappia raccontare diversi punti di vista. Una storia che sappia raccontare senza spiegare, ma semplicemente facendo vedere. Una storia che non abbia la pretesa di risolvere nulla, ma semmai quella più saggia di saper guardare dentro le cose. Una storia che, proprio perché onesta, sappia creare autentica emozione. 
E che faccia tutto questo con la necessaria leggerezza, ossia attraverso quella sottrazione di peso che per esempio di ottiene spesso e volentieri con l'ironia o attraverso la metafora. 
Lupo e coniglio leggerissimi nella loro struttura, così come leggerissimo è il loro linguaggio (a tal proposito un encomio andrebbe fatto a chi lo ha così tradotto con tanta levità). 
Alla faccia di tutti quei libri che si appesantiscono e si arrovellano per cercare di 'curare' la malattia e la paura che essa porta con sé con storie cucite intorno alla retorica, quella sì davvero insopportabilmente pesante, del tema."




perché

"Quello che trovo più apprezzabile in questo libro illustrato è la capacità di mostrare l’intreccio, nel corso concreto della Storia, fra la scienza, le sue frontiere, i suoi limiti, la politica degli Stati, la coscienza delle persone. Storia delle idee, rivoluzioni che hanno attraversato in moltissimi ambiti la cultura e la vita reale di generazioni. La scienza, dunque, non solo come scontro e incontro di idee, rivoluzionarie o meno, ma anche come espressione di una rinnovata visione del mondo."

Novembre 2023



Storie quasi di paura, Kotryna Zilė (trad. Adriano Cerri) 

perché

"Tutti e dieci i racconti sono scritti e tradotti con sapienza e grazia. 
Tutti e dieci racconti toccano questioni ancestrali. 
Ciascuna storia parte da un nucleo originario rappresentato dai racconti che il padre di Kotryna, un signore dai lunghi baffi spioventi, le faceva quando lei era piccola. Presumibilmente, turbandola quel tanto da renderne il ricordo indelebile. 
E infatti, a distanza di anni, ciascun racconto paterno è poi diventato a sua volta qualcosa d'altro: una storia del tutto diversa, spesso ambientata nel contemporaneo ma che con il nocciolo originario condivide l'atmosfera ombrosa, misteriosa, magica. Continuando a turbare e a rimanere altrettanto indelebile. 
Insomma, quel "quasi" che anticipa la parola paura, non rilassi nessuno. Anzi, abbia il compito di accentuare il senso di incertezza che, a ben vedere, è quello che si rivela più perturbante di qualsiasi orrendo mostro o strega crudele."

exequo



perché

"La complessità delle relazioni interpersonali. Tutti ma proprio tutti i libri di cui è autore unico ruotano inevitabilmente intorno a i rapporti che tengono assieme le persone tra loro. Una varia gamma di legami interpersonali che ognuno di noi - dai bambini fino agli adulti - può facilmente riconoscere. Non c'è suo libro in cui - con ironia ma anche con grande onestà - non vengano fuori le fragilità o le nostre buone pratiche di comportamento. La cura, il rispetto, l'invidia, la vendetta, la gelosia, la menzogna: pesci ladri, granchi spia, lepri bugiarde, tartarughe redente e tartarughe in cerca di affetto, armadilli pazienti e accoglienti. 
E qui? Un teschio ospitale e rispettoso e una ragazzina coraggiosa, generosa e misteriosa si fanno compagnia e condividono un pezzo di strada assieme. Lo spessore umano di entrambi i personaggi esce dunque dalla dimensione della fiaba e irrompe in quella che è la sfera emotiva."
 



perché

"Come sempre un testo denso, anche se in questo libro espresso con un linguaggio semplice, corredato dal necessario glossario, comprensibile anche da lettori e lettrici più giovani; un viaggio sintetico ed essenziale attraverso tematiche scientifiche e antropologiche, con lo sguardo multidisciplinare tipico dell’autore francese. Una sfida non indifferente nel coniugare semplicità e correttezza dei temi trattati."

Dicembre 2023



perché

"Ancora una volta le loro due teste si sono messe a giocare, spedendo le loro idee all'altro come fossero palline da tennis durante una partita. Da una parte Barnett e dall'altra Klassen, nel vederle arrivare, hanno dovuto trovare la risposta adatta. Uno con il testo e l'altro con le immagini. Chi ha vinto tra i due? Il terzo, ossia il libro, la storia, ovviamente. 
Possiamo immaginarci Barnett e Klassen che, seduti uno di fronte all'altro, si lanciano idee reciprocamente. Non sarebbe la prima volta. Sam e Dave così è nato e così è diventato quel perfetto meccanismo narrativo che è. Quel perfetto dialogo tra figura e testo..."




perché

"La storia della scienza è percorsa dall’aspirazione a trovare la legge universale, la regolarità assoluta che plachi l’incertezza di noi umani, persi nell’immensità del cosmo; e tuttora i fisici, in modo particolare, inseguono questo obbiettivo.
Per fortuna, di tutti questi dubbi non c’è traccia nel testo, che invece sollecita a coniugare la ricerca del bello con la ricerca dei suoi modelli, che indubbiamente anche i bambini cercano nel mettere in relazione oggetti anche diversi."

[fine]