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domenica 31 dicembre 2023

ECCEZION FATTA!

  

I NOSTRI FUOCHI D'ARTIFICIO
CHE SPARIAMO NELL'ETERE 
PER FARE LUCE
PER FARE RUMORE 
PER FARE MERAVIGLIA 
 
Il meglio di... un anno di libri, un anno di ragionamenti,   
un anno di recensioni su Lettura candita 
Per ogni libro, il nostro perché
(BUM!) 


Luglio 2023




perché

"Molteplici le ragioni per apprezzare questo libro. 
In ordine sparso sono: testo pieno di profondità, pensato per pubblico di lettori più grandi cui non sottrarre l'illustrazione, plot molto robusto, illustrazioni mozzafiato, scrittura letteraria e, last but not least, felicissima sintonia tra due autori. Qui alla loro sesta collaborazione in cui la felice intesa si declina in modi espressivi anche tra loro molto diversi: un esempio per tutti il bellissimo La mer et lui
Il valore 'filosofico' di questo racconto lo si intuisce (nel libro italiano, fin dal titolo, a scanso di equivoci) ben presto. 
Da una parte la solitudine del pastore: di chi ha deciso di fermarsi a metà di un sentiero, che verso valle porta all'abisso, e verso l'alto verso l'ignoto. Di chi ha deciso di tenersi lontano da tutte le cose, belle o brutte che siano, perché questo è il modo che conosce per vivere. 
Dall'altra quella di chi questo isolamento lo ha rotto, cambiando di fatto l'esistenza di una persona, anche solo con la sua presenza lì. 
Dentro la testa del pastore si forma l'idea, una delle tante, che assume subito il suo valore universale: non posso far finta che tu non esista e quindi per me niente sarà più come prima e dovrò misurare me stesso con questo... "


perché

"Luisa Mattia coglie in questo romanzo, scritto con uno stile scorrevole e solo all’apparenza ‘oggettivo’, un punto che contraddistingue gli adolescenti di oggi: la solitudine. Apparentemente circondati dal benessere, e questo non vale certo per tutti, non hanno in realtà chi presti loro ascolto: spesso non la famiglia e nemmeno la scuola."


Agosto 2023




perché

"Volendo sintetizzare al massimo si possono notare alcuni elementi di interesse solo in apparenza laterali. 
Il primo: Inga Moore è inglese per quel tanto che basta a farla disegnare e concepire un albo in questo modo. l secondo: Inga Moore è inglese per quel tanto che basta a farle prendere le sembianze di una autrice di classici per l'infanzia. Chessò, una come Beatrix Potter, tanto per dirne una. 
Il terzo: Inga Moore è inglese per quel tanto che basta a farla essere così sottilmente ironica nel raccontare una storia che altrimenti rischierebbe di essere mielosa un bel po'...."



perché

"Il mondo delle periferie urbane degradate, controllate dalle gang e da ben più temibili organizzazioni malavitose, ci viene rappresentato così, come un mondo chiuso, regolato da leggi tribali, in cui non può sopravvivere l’innocenza."


Settembre 2023



Di corvi e cornacchie, Britta Teckentrup (trad. Mara Carla Dallavalle) 

perché

"Il tono discorsivo che si allontana dalla mera informazione e indaga verso altre direzioni - dalla tradizione letteraria con corvi come protagonisti, alla mitologia che li ha sempre circondati  - assume il tono più confidenziale della narrazione orale permette al lettore di bersi in un fiato tutti i suoi libri del genere, e quindi a lettura ultimata, di richiuderli soddisfatto per aver sentito molte storie e per aver imparato anche un bel po'. 
Questa particolare direzione che certa divulgazione ha preso pare davvero interessante e ricca di stimoli per riflettere e ragionare su quale sia la strada migliore da fare per imparare e far imparare. Affrontare un argomento e osservarlo girandogli intorno per coglierne la complessità e lo spessore, non può che essere efficace. Permettere a teste differenti di interessarsi ad aspetti differenti mi sembra una bella idea."



perché

"Dunque due storie, con un finale inevitabilmente segnato, raccontano la vita di due giovanissimi nell’ambiente ostile di una tribù germanica dell’età del ferro. La Lowry fornisce ai giovani lettori e lettrici un esempio calzante delle modalità con cui l’intuizione di una scrittrice rende vivida e presente l’esperienza di ragazzi vissuti quasi due millenni fa. Lo fa proiettando volutamente le aspirazioni che lei stessa ritiene insopprimibili: l’aspirazione alla libertà e alla conoscenza. Nello stesso tempo fornisce un esempio di rigore, raccontando, nelle introduzioni ai due racconti, come ha raccolto i dati, le fonti storiche, le ricostruzioni fornite via via da archeologi e antropologi."


Ottobre 2023


In fuga con la flebo, Josephine Mark

perché

"Storie che hanno un bel nocciolo al loro interno. Un nocciolo che abbia in sé onestà e urgenza. Una storia che sappia raccontare lo spessore, la complessità della vita. Una storia che sappia raccontare diversi punti di vista. Una storia che sappia raccontare senza spiegare, ma semplicemente facendo vedere. Una storia che non abbia la pretesa di risolvere nulla, ma semmai quella più saggia di saper guardare dentro le cose. Una storia che, proprio perché onesta, sappia creare autentica emozione. 
E che faccia tutto questo con la necessaria leggerezza, ossia attraverso quella sottrazione di peso che per esempio di ottiene spesso e volentieri con l'ironia o attraverso la metafora. 
Lupo e coniglio leggerissimi nella loro struttura, così come leggerissimo è il loro linguaggio (a tal proposito un encomio andrebbe fatto a chi lo ha così tradotto con tanta levità). 
Alla faccia di tutti quei libri che si appesantiscono e si arrovellano per cercare di 'curare' la malattia e la paura che essa porta con sé con storie cucite intorno alla retorica, quella sì davvero insopportabilmente pesante, del tema."




perché

"Quello che trovo più apprezzabile in questo libro illustrato è la capacità di mostrare l’intreccio, nel corso concreto della Storia, fra la scienza, le sue frontiere, i suoi limiti, la politica degli Stati, la coscienza delle persone. Storia delle idee, rivoluzioni che hanno attraversato in moltissimi ambiti la cultura e la vita reale di generazioni. La scienza, dunque, non solo come scontro e incontro di idee, rivoluzionarie o meno, ma anche come espressione di una rinnovata visione del mondo."

Novembre 2023



Storie quasi di paura, Kotryna Zilė (trad. Adriano Cerri) 

perché

"Tutti e dieci i racconti sono scritti e tradotti con sapienza e grazia. 
Tutti e dieci racconti toccano questioni ancestrali. 
Ciascuna storia parte da un nucleo originario rappresentato dai racconti che il padre di Kotryna, un signore dai lunghi baffi spioventi, le faceva quando lei era piccola. Presumibilmente, turbandola quel tanto da renderne il ricordo indelebile. 
E infatti, a distanza di anni, ciascun racconto paterno è poi diventato a sua volta qualcosa d'altro: una storia del tutto diversa, spesso ambientata nel contemporaneo ma che con il nocciolo originario condivide l'atmosfera ombrosa, misteriosa, magica. Continuando a turbare e a rimanere altrettanto indelebile. 
Insomma, quel "quasi" che anticipa la parola paura, non rilassi nessuno. Anzi, abbia il compito di accentuare il senso di incertezza che, a ben vedere, è quello che si rivela più perturbante di qualsiasi orrendo mostro o strega crudele."

exequo



perché

"La complessità delle relazioni interpersonali. Tutti ma proprio tutti i libri di cui è autore unico ruotano inevitabilmente intorno a i rapporti che tengono assieme le persone tra loro. Una varia gamma di legami interpersonali che ognuno di noi - dai bambini fino agli adulti - può facilmente riconoscere. Non c'è suo libro in cui - con ironia ma anche con grande onestà - non vengano fuori le fragilità o le nostre buone pratiche di comportamento. La cura, il rispetto, l'invidia, la vendetta, la gelosia, la menzogna: pesci ladri, granchi spia, lepri bugiarde, tartarughe redente e tartarughe in cerca di affetto, armadilli pazienti e accoglienti. 
E qui? Un teschio ospitale e rispettoso e una ragazzina coraggiosa, generosa e misteriosa si fanno compagnia e condividono un pezzo di strada assieme. Lo spessore umano di entrambi i personaggi esce dunque dalla dimensione della fiaba e irrompe in quella che è la sfera emotiva."
 



perché

"Come sempre un testo denso, anche se in questo libro espresso con un linguaggio semplice, corredato dal necessario glossario, comprensibile anche da lettori e lettrici più giovani; un viaggio sintetico ed essenziale attraverso tematiche scientifiche e antropologiche, con lo sguardo multidisciplinare tipico dell’autore francese. Una sfida non indifferente nel coniugare semplicità e correttezza dei temi trattati."

Dicembre 2023



perché

"Ancora una volta le loro due teste si sono messe a giocare, spedendo le loro idee all'altro come fossero palline da tennis durante una partita. Da una parte Barnett e dall'altra Klassen, nel vederle arrivare, hanno dovuto trovare la risposta adatta. Uno con il testo e l'altro con le immagini. Chi ha vinto tra i due? Il terzo, ossia il libro, la storia, ovviamente. 
Possiamo immaginarci Barnett e Klassen che, seduti uno di fronte all'altro, si lanciano idee reciprocamente. Non sarebbe la prima volta. Sam e Dave così è nato e così è diventato quel perfetto meccanismo narrativo che è. Quel perfetto dialogo tra figura e testo..."




perché

"La storia della scienza è percorsa dall’aspirazione a trovare la legge universale, la regolarità assoluta che plachi l’incertezza di noi umani, persi nell’immensità del cosmo; e tuttora i fisici, in modo particolare, inseguono questo obbiettivo.
Per fortuna, di tutti questi dubbi non c’è traccia nel testo, che invece sollecita a coniugare la ricerca del bello con la ricerca dei suoi modelli, che indubbiamente anche i bambini cercano nel mettere in relazione oggetti anche diversi."

[fine]
 

lunedì 23 ottobre 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

UNA STORIA 'SOVRANA'

In fuga con la flebo, Josephine Mark
(trad. Melani Traini) 
Valentina Edizioni, 2023 




FUMETTO  (dai 7 anni) 

" 'Prima con quel coso della flebo mi hai salvato la vita. Perciò ora io devo salvare la vita a te.' 
'Cosa?!' 
'Niente domande. Codice dei Lupi.' 'Non abbiamo molte regole, ma questa è SACRA!' 
'Ma problema: io devo darmela a zampe. Non è un posto per lupi, come di certo avrai notato. 
Ma TU sei chiaramente incapace di cavartela da solo con tutta questa roba. Che hai lì in mano?'" 

Breve antefatto: ospedale nel bosco. Un coniglio è attaccato alla flebo e sta aspettando che la rana infermiera gli somministri la terapia. Dietro un paravento c'è un altro paziente, molto poco paziente che spara in orbita l'infermiera quando cerca di medicarlo. Il paziente poco paziente è un lupo che quando gli viene somministrato come piccolo premio un pasticcino, cerca qualcosa di più commestibile di un muffin. Aperta la tenda che li separa, vede il coniglio che farebbe al caso suo se non emanasse un odore sgradevolissimo: di medicinale! 
Il fatto che tutto avvenga in un bosco implica che ci siano dei cacciatori in transito ed è appunto uno di essi che mira al lupo per ucciderlo. Ma il proiettile viene per l'appunto deviato dal bastone della flebo del coniglio... 


Lupo con la vita salva e in debito con il coniglio che effettivamente con tutti quei tubicini e con quella lunghissima terapia non si orienta poi troppo bene. 
Qui comincia la loro strada insieme, in una continua alternanza tra rocambolesche avventure e terapie da seguire, in una caparbia ricerca di un po' di pace e tranquillità e verso una sempre maggiore indipendenza dagli effetti collaterali, come per esempio l'epistassi o un cane mordace. 
Un esilarante percorso dalla solitudine all'affetto, dalla malattia alla guarigione. 
IMPERDIBILE. 

Io di fumetto non so nulla. Quindi nulla dirò in proposito. Ma di storie e di flebo di chemio qualcosina la potrei dire. Un po' di anni passati a leggere storie nelle poche stanze di oncologia pediatrica al BG con l'unico intento di portare le loro teste pelate fuori dai soliti pensieri, hanno fatto risuonare un campanellino sopito da un bel po' di tempo e in qualche modo anche il desiderio di farlo tintinnare di nuovo. 
Inciampata, è proprio il caso di dirlo, in questo libro di Valentina Edizioni, l'ho letto d'un fiato e la conclusione che ne ho tratto è la seguente: ecco, tutte così dovrebbero essere le buone storie. 
Questa sì che la si può annoverare, per usare la definizione di Armin Greder, tra le storie sovrane. 
Storie che hanno un bel nocciolo al loro interno. Un nocciolo che abbia in sé onestà e urgenza. Una storia che sappia raccontare lo spessore, la complessità della vita. Una storia che sappia raccontare diversi punti di vista. Una storia che sappia raccontare senza spiegare, ma semplicemente facendo vedere. Una storia che non abbia la pretesa di risolvere nulla, ma semmai quella più saggia di saper guardare dentro le cose. Una storia che, proprio perché onesta, sappia creare autentica emozione. 


E che faccia tutto questo con la necessaria leggerezza, ossia attraverso quella sottrazione di peso che per esempio di ottiene spesso e volentieri con l'ironia o attraverso la metafora. 
Lupo e coniglio leggerissimi nella loro struttura, così come leggerissimo è il loro linguaggio (a tal proposito un encomio andrebbe fatto a chi lo ha così tradotto con tanta levità). 
Alla faccia di tutti quei libri che si appesantiscono e si arrovellano per cercare di 'curare' la malattia e la paura che essa porta con sé con storie cucite intorno alla retorica, quella sì davvero insopportabilmente pesante, del tema. 
 La questione malattia, e più nello specifico, tumore, è una bella gatta da pelare (ops!) Nessun dubbio in merito. Quindi è un fatto che sia difficile parlarne, trovare il tono giusto per metterla nero su bianco. Presumo che sia più semplice farlo con una certa cognizione di causa, fatto che implica che a scriverla sia qualcuno che ci è passato in mezzo o ci è passato accanto e l'ha vista quindi molto da vicino. Josephine Mark, lei ci è passata in mezzo. E ha molto ben chiaro cosa le frullava nella testa in quel periodo. Stava male e dentro sentiva due voci molto precise: una piena di paura e una invece che la spronava ad andare avanti senza tema: ecco rispettivamente coniglio e lupo. 
E tutto il resto è venuto da sé con una certa naturalezza. 


Ecco, la naturalezza. 
Ricordo quanto fosse apprezzato tra quei bambini pelati questa naturalezza nel prenderli un po' in giro, nel trattarli con assoluta normalità, nel non farli vincere sempre a carte, nello scuoterli un po', con il sorriso per farli respirare aria fresca, fuori dall'asfittico alone di commiserazione e misericordia (dal dolore e la fifa di madri e padri) che permeava la loro quotidianità. 
Preferivano di gran lunga le infermiere scherzose, ma ferme, e amavano circondarsi di persone che li facessero soprattutto ridere e li trattassero come persone normali. Ma nello stesso tempo si accorgevano, in assoluto silenzio, di ogni gesto di cura che si faceva nei loro confronti: dalla scelta del libro da leggere assieme, dal fatto di salutarli promettendo loro - con grande lealtà - di tornare il tal giorno alla tal ora. E poi di farlo.
Si accorgevano, o forse anche no, che nel protocollo di cura c'era anche una grande empatia che rendeva superflue molte parole. Via la retorica che avrebbe reso tutto inutilmente pesante. 


Ecco, il lupo è esattamente questo: un compagno di strada leale. Un amico. 
Uno che quando c'è da correre, corre, e quando c'è da voler bene, vuole bene. Sa essere affettuoso, premuroso, utile, sa correggere il tiro quando diventa necessario, sa essere duro, sa alzare la voce, sa prendere il timone e navigare, sa ridere e scherzare. E lo fa senza mai esplicitare nulla a parole. 
Mente Coniglio perde pelo, sangue dal naso e svomitazza qui e là, dorme sodo, mentre Coniglio si sente meglio e riprende vigore, il lupo, lui fa, disfa, si arrabbia, si calma, si preoccupa, corre, rallenta, se lo carica in groppa, si interroga, sceglie, decide e fa tutto, per quasi duecento pagine, senza mai far cadere neanche una goccia di retorica sulla situazione e sul rapporto con il suo amico pelato... 
Mai, ma proprio mai. 
Libro necessario. 

Carla

lunedì 3 aprile 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

RASATEVI LE ORECCHIE E ASCOLTATE!

La magica Kolyma, Andrej Usačëv, Igor Olejnikov (trad. Francesco Bigo) 
Valentina Edizioni 2021 


ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni) 

"L'afa d'agosto, la mia naturale superficialità e la passione per le avventure presero il sopravvento. 
'Ma sì, in fin dei conti, cos'ho da perdere'. 
Al mattino lo richiamai. 'D'accordo, vengo.' 
'Compra un biglietto aereo per Magadan e parti. Ti verrò incontro...' 
'Cosa devo portare con me?' 
'Hai la patente?' 
'Sì' 
'Allora non ti serve altro. In aeroporto ci sarà una Nissan Safari...' 
All'aeroporto di Magadan non mi venne nessuno incontro proprio nessuno. 
Imprecando contro me stesso e contro lo sconosciuto Jukagiryč vagai per mezz'ora, poi alla fine uscii sul piazzale davanti all'edificio. In lontananza, sotto i raggi del sole, brillava un'automobile: era proprio una Nissan Safari." 

La notte prima di partire per la sua dacia fuori Mosca e andare due giorni a pesca nello stagno vicino, squilla il telefono: una voce gracchiante, quella di Jukagiryč il corvo, così ha detto di chiamarsi, lo invita per un periodo nella Kolyma dove anche lì si può pescare: temoli salmoni e lucci. 
Tutto sembra davvero assurdo: la voce sconosciuta, sconosciuta almeno quanto la Kolyma... 
Al mattino dopo però, quella telefonata non l'ha dimenticata e in fondo un bel viaggio alla ventura può essere un bel diversivo e così arriva, come richiesto, a Magadan e lì c'è effettivamente una Nissan Safari ad aspettarlo e dentro c'è... un corvo. 
Le domande in lui sorgono spontanee: come ha avuto il suo numero di telefono? Di chi è la Nissan? Dove ha preso quella borsa che porta a tracolla sulle sue belle penne nere? 
La risposta del corvo di 160 anni è sempre la stessa: Amici. 
La domanda, unica, che invece il corvo rivolge a lui è secca: Tu credi alle fiabe? La risposta è altrettanto veloce e sicura: Certo che ci credo. Ne scrivo anche... 
Perfetto, allora. Nessun errore e si può partire. 
Questa è la storia del viaggio di uno scrittore e di un corvo attraverso la regione della Kolyma: da un luogo all'altro e, soprattutto, da una fiaba all'altra. 

Una storia cornice che ne racchiude una ventina più un addio finale che hanno il tono dell'apologo, della favola, ma che sconfinano anche nella fiaba. 
Per ogni luogo fisico che i due insoliti compagni di viaggio attraversano, il corvo racconta. 


Così, passando davanti al magnifico mare, una baia soleggiata, esce dal suo becco la magnifica storia del perché la balene non si avvicinano più alla riva. Pur volendo molto bene all'uomo, al punto di averlo salvato dal diluvio dentro la sua capiente pancia, non è riuscita a dimenticare che quello stesso uomo è stato capace di approfittarsi del suo grasso, gli ha acceso un fuoco nel ventre per scaldarsi, si è nutrito con un pezzo del suo fegato. La balena, pur dolorante, ha continuato a portare pazienza, a considerare gli uomini come suoi fratelli fino al momento del loro sbarco sulla riva a diluvio finito. Però. Così come l'uomo ha dichiarato di non voler dimenticare mai la balena, altrettanto afferma lei a lui, con un non detto ben diverso, s'intende. E sarà per sempre. 
Nello stesso modo si può sapere perché le pulcinelle dal ciuffo e quelle dal corno hanno la loro curiosa livrea e soprattutto quel becco così appariscente. 
Da dove piove il sale sulla terra, cosa sono le belve di ferro e da dove arrivano i moscerini. 


Più di un centinaio di pagine, di belle storie e nessuna che ti lasci indifferente. 
Divertente e profondo, intelligente e ironico, illustrato magnificamente da un artista, che ha nella sua bacheca di premi, anche un Hans Christian Andersen. 
Questo è il suo novantasettesimo libro illustrato. Grandi doppie tavole, tavole singole: una più bella dell'altra e un certo numero di bozzetti a china: uno più esilarante dell'altro.
Ma il divertimento e la qualità migliore onestamente sono nel testo (e nella sua traduzione), nelle parole dense di Usačëv, altro Hans Christian Andersen nel 2012, che ha il dono di essere, è ovvio, molte cose insieme. 


Una serie di racconti che ricordano Kipling nelle sue Storie proprio così, ossia prendono spunto da alcune caratteristiche peculiari di animali e ci costruiscono sopra una loro divertente ragion d'essere. 
Ma tra la ventina ci sono anche storie che vanno nella direzione della mitologia, oppure altre che sono veri e propri apologhi sull'uomo e sul suo non semplice rapporto con ciò che lo circonda. 
Ma anche, tra le righe, sono disseminate un bel po' di riflessioni a carattere sociale e politico. 
D'altronde si sta viaggiando nella Kolyma... 
Più di una volta nasce il desiderio di copiarsi su un taccuino le frasi che il corvo pronuncia qui e là con noncuranza e con quel suo consueto disincanto. Frasi che hanno valore universale: sono le frecce all'arco di Usačëv. 
Pieno di spunti di riflessione sulla direzione che l'umanità pare aver preso. Ma soprattutto su quello di cui la Kolyma è stata testimone, negli ultimi cent'anni. 
Ironia e saggezza che si alternano per costruire una trama bella spessa. 
E sullo sfondo c'è per l'appunto lei, la Kolyma e la sua cultura e la sua più recente storia. Quella terra che tutti hanno cercato di dimenticare è l'estremo nord est della Russia. 


Lo dice il corvo: questa è la saggezza del Nord. Dove c'è un po' più di caldo., la posizione sociale è importante, ma qui siamo al Nord... qui c'è il freddo... La gente da noi dice:" Non c'è luogo di esilio più lontano della Kolyma!" Qui in questa terra vivono persone libere. E anche uccelli liberi... 
La Kolyma è dunque la ragione primaria che ha spinto scrittore e corvo a intraprendere questo viaggio, a farlo diventare un libro con l'intento di far conoscere non solo le ragioni che muovono i salmoni ad andare in modo ostinato controcorrente oppure spiegarsi perché alla fine è stato scelto il piccione per fare il postino tra il Cielo e gli uomini, lui che poi tanto furbo non sembra essere... 
La Kolyma, così lontana, dura e fredda, e così poco conosciuta, la Kolyma così bella, magica e selvatica, la Kolyma con le sue tradizioni, la sua cultura, insieme con la sua storia dolorosa, sono state le scintille per accendere tutto questo. 


E quindi - a orecchie rasate - c'è solo da ascoltare. 

Carla

mercoledì 7 settembre 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


QUELLA SUCCULENTA PALLINA ROSSA
Sogni d'oro pomodoro, Elisa Mazzoli, Cristina Petit
Valentina Edizioni 2016


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Mangiare un pomodoro, roba da matti! Io questo pomodoro non lo mangerò mai! Lo terrò in mano fino a domani. Quando mamma e papà apriranno la porta capiranno di cosa sono capace."

Anita è in castigo con il suo pomodoro: a tavola, le è stato ingiunto di mangiarlo tutto, ma lei non ci pensa minimamente. Tutt'al più, chiusa nella sua prigione, lo può annusare, o accarezzare e fare finta che sia il suo bambino. E allora un pomodoro si può cullare o giocarci a cucù e quando lui si ferisce e piange lacrime rosse provare a consolarlo succhiandogliele via.
In fondo hanno un sapore dolce.


Il pomodoro continua a lacrimare così, letta la fiaba della buona notte, cantata la filastrocca, messo il piagiamino e avvolto nella coperta, finalmente al pomodoro viene un gran sonno, ma nello stesso momento ad Anita viene una gran fame. Se il pomodoro dorme sodo non si accorgerà di un morsino sul sedere. E dopo il primo arriva il secondo e in un batter d'occhio il pomodoro è nella pancia di Anita dove finalmente potrà dormire un sonno lungo e ristoratore su un letto d'insalata. E anche Anita è perdonata.


Bambini, verdure e No sono un amalgama collaudato nella letteratura per l'infanzia. I pomodori, in modo particolare, sono stati a lungo odiati anche da Lola, la sorella di Charlie, che giurava che MAI E POI MAI li avrebbe mangiati...(Lauren Child, Mai e poi mai mangerò i pomodori, ApeJunior 2009)
Hanno sempre fatto sorridere gli sforzi di genitori più o meno onesti che si inventano di tutto pur di far entrare nella pancia dei loro bambini almeno un cucchiaio di piselli o una forchettata di spinaci. E fa ridere ancora di più l'onesta e coerente determinazione dei piccoli a non voler mettere in bocca nulla che contenga minima traccia di vitamina. 
Questo per dire che il tema non è esattamente una novità, però come spesso accade in libri del genere, il sorriso è dietro la pagina.  


Qui in particolare colpisce la deriva maternalistica della giovane Anita e il sorriso diventa risata quando la poveretta deve soprassedere al suo istinto accudente e dar sfogo all'istinto di sopravvivenza, la fame.



Da un lato prende piede la fantasticheria di una bambina che si improvvisa mamma di un pomodoro, e un 'animismo' del pomodoro stesso in grado di reagire 'umanamente' allo spazio circostante e allo scorrere del tempo. Dall'altro invece c'è un continuo, seppur velato, richiamo alla realtà di una ragazzina a cui è stata negata la cena e che sta cercando una strada onorevole per uscire dal guaio in cui si è cacciata. Divertente il contrasto.


Rispetto a un testo felice, molto sonoro e ideale per una lettura ad alta voce, un po' meno convincenti mi paiono le immagini che, anche loro, si alternano su registri differenti: da un lato la fotografia, giocata anche con soluzioni originali nel loro essere fuori contesto (come per esempio le pezze di stoffa svrapposte che costituiscono la poltrona di Anita durante la lettura della fiaba al pomodoro) e dall'altro il tratto in bianco e nero, che denuncia - a mio avviso - il proprio limite dato da un disegno troppo ingenuo. 


Il pomodoro è, come si conviene, protagonista assoluto, fotografato nella sua lucida perfezione, si impone fin dai risguardi dove occhieggia in una sequenza regolare di pois e poi si ripete, pagina dopo pagina, nella sua veste di succulenta pallina rossa.

Carla

venerdì 18 marzo 2016

FAMMI UNA DOMANDA!


 LA STORIA DI GEA


Secondo la mitologia greca, Gea, la Terra, è una divinità primordiale, seconda solo a Chaos. Ed è questo nome che Luca Novelli attribuisce alla protagonista del suo libro, della collana I genietti: Ciao, sono Gea. Vera storia di un pianeta unico nell'universo, pubblicato da Valentina Edizioni.
Con la consueta abilità narrativa, l'autore ci racconta, dunque, la storia della Terra, dalla sua nascita 4,5 miliardi di anni fa fino all'affermazione del più potente bipede, l'Homo Sapiens.


Con grande interesse seguiamo le vicissitudini di questo ammasso incandescente, da cui per uno 'sfioramento' da parte di un grande asteroide è nata anche la Luna. Per capire come da un ambiente del tutto inospitale possa essere nata la vita, bisogna avere qualche nozione di chimica: l'autore ci prende per mano e con grande semplicità ed efficacia ci racconta cosa sono gli atomi e le molecole, cosa sono gli elementi e quale fortunata reazione ha dato vita, nel brodo primordiale, ad una molecola specialissima, a doppia elica, capace di dividersi e riprodursi.
Da qui inizia un'altra storia che ci porta a parlare di evoluzione, di forme di vita primordiali, della pikaia e dei trilobiti, di dinosauri e di estinzioni di massa. Fino ad arrivare ad argomenti più conosciuti dai giovani lettori, relativi alla preistoria.


L'argomento è complesso e affascinante, appartiene a quella categoria di domande 'cosmiche' che spesso mettono in difficoltà genitori ed insegnanti. Luca Novelli è un vero maestro della sintesi, riesce a sciogliere la complessità in un'esposizione chiara e dettagliata, dove semplificare non è mai banalizzare. Lo fa utilizzando una forma espressiva molto discorsiva, che utilizza l'ironia per colpire la fantasia e rendere 'digeribili' quei concetti astratti che sono necessari a comprendere un determinato argomento.
E' un libro agile, alleggerito dalle efficaci e divertenti illustrazioni dello stesso autore; può essere usato a fini didattici, e in questo è ben più divertente di tanti libri di carattere 'enciclopedico', ma può essere anche una lettura di approfondimento per quei non pochi lettori e lettrici che hanno voglia di saperne di più, dagli otto, nove anni in poi.


Alla fine della lettura si ha la piacevole sensazione di padroneggiare, almeno un po', alcuni fra gli argomenti più affascinanti della scienza: la storia del nostro pianeta, la nascita della vita e la sua evoluzione fino al mondo naturale come lo conosciamo oggi. Non mancano gli interessanti riferimenti alle mitologie, che potrebbero, per esempio, invitare a riprendere in mano testi come Il libro delle Terre immaginate o Sotto terra. Sott'acqua, uscito poco prima di Natale.
Curiosa la scelta di inserire un 'forse' nel titolo, ripetuto nell'ultima pagina, ad indicare che in realtà non sappiamo se ci sono in effetti altri pianeti abitati nell'universo, solo alla fine del libro. Quasi a significare che qualsiasi acquisizione ci sia, non farà altro che generare nuove e feconde domande.
E sicuramente condivisibili le citazioni presenti all'inizio e alla fine del testo, fra cui quella di Andy Warhol: 
 
Avere una Terra
e lasciarla com'è
è la miglior forma d'arte
che si possa fare

Eleonora

“Ciao, sono Gea”, L. Novelli, Valentina Edizioni 2016