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lunedì 14 aprile 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

SBRENG

La ragazza da odiare, Lee Kkoch-Nim (trad. Sara Bochicchio) 
La Nuova Frontiera 2025 


NARRATIVA PER GRANDI (dai 14 anni) 

"Ji Ju-yeon? Non so molto di lei, a parte che è una tipa vivace, abbastanza brava nello studio e con un bel faccino. Però tutti dicono che lei e Park Seo-eun fossero molto legate. Erano sempre insieme, si dai tempi delle scuole medie. Non riesco a capacitarmi che sia potuta accadere una cosa del genere tra due amiche del cuore. Comunque, questa intervista verrà trasmessa per davvero? A che ora?" 

La voce che sta raccontando quanto è successo è quella di una studentessa di prima superiore. Lei, come moltissimi altri, non ha visto niente, ma frequenta la scuola dove è avvenuta la morte di Park Seo-eun, una liceale di poco più grande di lei. 
Il suo corpo è stato trovato una mattina nello spazio retrostante la scuola. Qualcuno, affacciandosi a una delle grandi finestre della scuola, guardando in basso ha visto Park Seo-eun riversa a terra, senza vita e ha urlato, dando l'allarme generale. 
Accanto al suo corpo, resti di un mattone in frantumi, con ogni probabilità l'oggetto che l'ha colpita e uccisa. Dopo una breve indagine, viene sospettata dell'omicidio (al suicidio si è pensato solo per un attimo, ma sul suo corpo le tracce del colpo ricevuto non lasciavano dubbi) la sua amica del cuore Ji Ju-yeon. 
La ragazza è stata vista correre via dalla scuola intorno all'ora della morte dell'amica, sul suo cellulare ci sono messaggi che alludono a una litigata tra le due, le sue impronte sui frammenti del mattone... E lei che riesce a ricordare poco e niente di quegli attimi fatali. 
Intorno a questi che sono i fatti, pesa la percezione diffusa che tra le due l'amicizia fosse diventata burrascosa e che forse il loro rapporto fosse molto diverso da quello che l'apparenza mostrava. 
Questa è la storia di una ragazza, studiosa, diligente, ricca e di buona famiglia che viene arrestata perché fortemente sospettata di aver ucciso Park-Seo-eun, la sua amica con cui condivideva tutto dai tempi delle medie... 

Quarta e significativa uscita nella collana Oltre, per La nuova Frontiera. 
Sbreng. 
Centonovanta pagine costruite attraverso il racconto di diversi personaggi che ruotano intorno alla morte di una studentessa, per ragioni diverse. La voce di ciascuno fa vita a sé e la si ritrova nei singoli capitoli, il cui titolo ha la sola funzione di informare il lettore su chi stia parlando. 
Attraverso questa sequenza di voci, la situazione si evolve, si chiarifica, si annebbia, prende una direzione, per poi prenderne un'altra esattamente nel modo in cui ciascuno di noi potrebbe ascoltare i racconti di altri, che di un unico fatto danno la loro personale visione, scambiandola inevitabilmente per l'unica realtà possibile. 
Le voci sono quelle dell'avvocata Kim, che non ha mai perso un processo e che il facoltoso padre della sospettata le ha messo a fianco per essere sicuro in tal modo di uscirne illeso, la sua reputazione e i suoi affari, insieme alla figlia e alla moglie. A seguire quella dell'avvocato d'ufficio, quando la prima decide di punto in bianco di rinunciare al mandato. 
I due genitori dell'imputata. 
Il profiler che la polizia convoca, vista la riluttanza dell'imputata a confessare. E la sua confusione mentale sui momenti cruciali del suo alibi. 
Varie compagne di scuola. 
Il proprietario del negozio dove la vittima lavorava part time per aiutare la madre vedova ad arrivare alla fine del mese. 
La madre della vittima. 
Il fidanzato della vittima. 
Il personale scolastico: dalla coordinatrice al custode e alcuni insegnanti del hagwon. 
E nelle ultime vertiginose pagine, la voce di una testimone, finalmente, e di una testimone oculare. Questa è l'ossatura magnifica del racconto, che ricorda in questo originale modo di raccontare una storia un altro libro epocale, Il bambino Oceano, di Jean-Claude Mourlevat. 
Anche lì un forte non detto, che si svela lentamente come accade qui. 
Lasciato da parte l'aspetto stilistico, rimane altrettanto "magnifica" e "raggelante" la storia che si racconta e le questioni che pone. 
Un microcosmo di adolescenti, nella maggioranza ragazze, che competono per trovare il loro posto nel mondo e una loro dimensione affettiva che le appaghi. Ai blocchi di partenza sono in parecchie, una di loro partirà ma al traguardo non arriverà mai, perché "qualcosa" ha fermato la sua corsa. Uno spaccato di società contemporanea che lascia senza fiato per la lucidità di analisi. 
Scomodo, perturbante, doloroso, mette sul tavolo tante di quelle questioni che è davvero difficile non pensarci per giorni e giorni, una volta chiuso il libro. 
Le insicurezze, le fragilità di uomini e donne e di ragazzi e ragazze, la dipendenza assoluta dal giudizio altrui al quale non siamo progettati per sottrarci. Giudizio che, nella contemporaneità, è talmente a portata di mano che permea ogni più piccolo spazio comunicativo e che, così pervasivo e potente, diventa l'unica percezione della verità in cui credere. 
Ecco, la verità. Talmente forte è l'impatto del mondo che ci circonda, che è davvero semplice e più confortevole affidarsi al pensiero mainstream che elaborare una propria conclusione che ci porti alla verità. Costa meno e si vive meglio, al suo riparo. Ma resta da chiedersi: questo che conseguenze porta nella percezione che abbiamo di noi stessi? Fino a che punto siamo disposti a credere e a difendere quella che consideriamo la nostra singola verità, quando tutto quello che ci circonda sembra volerla negare? E quali strumenti abbiamo che ci rendono capaci di discernere il vero dal falso? 
Insomma, domandine così. 

Carla 

Noterella al margine. C'è un dettaglio che non va ignorato in questa storia tutta coreana, e allo stesso tempo universale. Le ultime righe che l'autrice dedica al lettore, in cui si legge una gentilezza tutta orientale, che sarebbe utile tenere a mente... 
"Ho imparato che uno scrittore ha una certa responsabilità verso i personaggi che popolano i suoi romanzi. Per questo mi sforzo di avvicinarmi a loro in punta di piedi. Tuttavia, per questa storia ho pensato che avrei dovuto iniziare destinando Seo-eun a una morte nefasta. Mi dispiace, e le chiedo scusa."

giovedì 2 maggio 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

A CHE PENSI?

La vita comincia alle medie 1.Caterina
, Alice Butaud, Lisa Chetteau, 
(trad. Silvia Turato) 
La nuova Frontiera Junior 2024 


NARRATIVA PER GRANDI (dagli 11 anni) 

"A lasciare le elementari ci sono anche dei vantaggi come quello della mensa. Prima avevi il tuo piatto e basta. Se non ti piaceva qualcosa, peggio per te, ti attaccavi e ti tenevi la fame per il resto della giornata. Adesso quelli della mensa ci lasciano scegliere, possiamo prendere più di questo e niente di quello. E' una cosa che ti cambia la vita. La prima media è come entrare in un mondo dove spetta a te la scelta. Non è che sia proprio la rivoluzione, è solo l'anticamera, una specie di sala d'attesa. Hai un assaggio di cosa significa essere una persona ed essere considerata come tale, con libero arbitrio sulle patatine fritte o i fagioli." 

L'altra grande novità è l'estinzione della cartella. Alle medie, solo zaini. 
Le medie sono un'altra cosa. 
A Caterina, appena arrivata nella nuova scuola, con i suoi amici - la Banda dei Tonni - e tra questi Esther, la sua miglior amica da sempre, la vita sta cambiando parecchio. Non ultimo per il fatto che le è appena nato un fratello, Jonas che, come tutti i neonati, conosce bene come catalizzare su di sé tutta l'attenzione in casa. Madre e padre sono sfiniti dalle molte notti insonni, dalle pappe, dai rigurgiti, dai cambi di pannolino andati male e dai molti pianti inspiegabili del bebè. I due non hanno molte energie residue da dedicare alla primogenita, Cat, tuttavia a con quel fil di voce che ancora dimostrano di avere, non smettono di chiederle "a che pensi?" e soprattutto le ribadiscono che per lei l'autonomia, e una sua vita privata, arriverà solo a quindici anni: fino a quel momento saranno loro a vegliare su di lei, senza darle la password per poter usare il computer. 
Ma tutto questo è prima. Prima di scoprire che nella nuova scuola c'è Azamat, che nella vita può essere utile mentire ma soprattutto prima di ricevere in regalo dalla signora More, ospite della casa di riposo Gli Amaranti, dove da due mesi anche i suoi nonni soggiornano felicemente, un brutto cappello piuttosto dotato. E solo per essersi finta sua nipote Yolanda con il fine di salvarla da una noiosa lezione di tango... 

George Saunders ha elaborato una interessante teoria riguardo a quello che succede nella nostra testa quando leggiamo. 
Detto in parole molto povere, la nostra mente mentre scorriamo una storia sulle pagine di un libro si barcamena in un continuo trattare tra il nostro esserci dentro e il nostro sentirci fuori, tra l'essere coinvolti e l'essere espulsi. Ossia, più e più volte capita di leggere un frammento di un testo che ci convince a tal punto dal venire percepito come una acquisizione (vuoi per immedesimazione, vuoi perché dice meglio ciò che noi abbiamo in mente ma in una forma più confusa, vuoi...) e altrettanto può capitare di leggere parti in cui siamo noi a sentirci respinti (vuoi perché lo troviamo quel prevedibile, vuoi retorico, vuoi...). Insomma, siamo sempre lì in questo curioso meccanismo per cui durante la lettura non facciamo altro che riempire una borsa ideale di crediti e poi la svuotiamo in nome di debiti che l'autore contrae con noi. 
Alla fine della lettura, se ci siamo sentiti coinvolti e convinti, succede che quel libro entra nel nostro cuore o quanto meno nella nostra biblioteca ideale. Ma a ben vedere in questa continua trattativa la cosa che si scopre è il nostro profilo personale di lettori. Guardando quello che ci convince, capiamo chi siamo. Ma questa è un'altra questione. 
Invece, a proposito di convincimento, mi vengono in mente le parole di Gottschall nel suo ultimo libro Il lato oscuro delle storie, dove tutto converge su un unico punto: noi scriviamo e raccontiamo storie per convincere gli altri. Come al solito, per me il suo pensiero è inoppugnabile. 
Tutto questo pippone teorico è per dire che La vita comincia alle medie mi ha convinto e coinvolto, ovvero nel leggerlo ho guadagnato più di quanto invece io possa aver perso. Infatti ne scrivo. 
Volendo dare concretezza al ragionamento di Saunders e un po' anche a quello di Gottschall forse sarebbe utile mettere in elenco i punti in cui mi sono detta: sì, mi hai convinto, è proprio così. Insomma annotare qui di seguito ciò che mi è piaciuto e che quindi vorrei sostenere. Per convincere gli altri. 
Il primo su tutti: l'elogio della bugia. Se ne trovano di vario tipo e anche i mentitori sono di diverso genere. Per esempio, la signora More è una mentitrice professionista: per non partecipare alle attività sociali della casa di riposo, si inventa una nipote fittizia, Yolanda. Di conseguenza mente anche Cat, impersonando Yolanda. Lei stessa ammette, a proposito: "Personalmente non ho nessun problema con le bugie. Sono come il lievito in una torta. Ne metti un po' per far gonfiare la pasta. Senza bugie la vita sarebbe piatta." Mentono, complici, anche i suoi nonni, alla grandissima. 
 Il secondo: l'elogio del candore, ovvero quella dote che hanno quelle poche persone che credono, a prescindere. Una "ingenuità" che non dubiterebbe mai di un mago o di una veggente o ancora, aggiungo io, che "sa" che i pupazzi sono creature viventi (cfr. il teorema del peluche di Chiara Valerio). 
Appartiene allo stesso candore dell'infanzia (e non solo) quel gioco che Cat fa con se stessa in cerca della prova provata che Azamat la ama: "Se papà si sta lavando i denti quando entro in bagno, allora Azamat mi ama. Se mamma è ancora in pigiama, allora Azamat mi ama. Se Jonas ha sporcato il pannolino, allora Azamat mi ama..." E via andare. 
Il terzo: il lessico famigliare. Per esempio, il gioco che padre e figlia fanno in macchina: "E se non tornassimo a casa?" risposta "E per andare dove?" O ancora, la "carezza colpevole": un genitore dice qualcosa di poco carino a un figlio e poi lo accarezza per farsi perdonare. O ancora, la domanda di una madre, che dovrebbe funzionare come passepartout: "A che pensi?" 
Il quarto: la teoria estetica secondo cui "il bello è già stato di moda. Adesso va il brutto". Secondo detta teoria tutto è molto più comodo perché qualcosa di brutto lo riconosci all'istante. Sul brutto non ci si arrovella nel dubbio, sul bello, sì. Moltissimo. 
Il quinto, complice Baudelaire: "La bellezza è sempre strana". "Non c'è bellezza banale, altrimenti non è vera bellezza." E per rimanere nello stesso ambito, per disegnare, bisogna "guardare tanto prima". 
Il sesto, quello in cui si vede con chiarezza quanto un piccolo che sta diventando grande abbia tutti gli strumenti per mandare a zampe all'aria un genitore. Questo succede per esempio a p. 124... 
Il settimo: come montare un muso nei confronti di un amico e come cercare di uscirne, annaspando. 
A parte questi sette motivi, per convincervi ancora di più, segnalo un piccolo gioiello dell'assurdo, che luccica nel dialogo delirante tra un lattante e sua sorella, a proposito della parola nessuno... 
Degno del miglior Ionesco. 

Carla

lunedì 29 gennaio 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

DI LONTRE E CASTORI. E UN CIGNO

La storia di Greenriver, Holly Webb, Zanna Goldhawk (trad. Clara Serretta) 
La nuova Frontiera junior 2023 



NARRATIVA PER MEDI (dagli 8 anni) 

"Cantare era una di quelle cose che la facevano sentire diversa. Aveva cominciato a canticchiare tra sé e sé come se fosse una sciocchezza, o almeno così le avevano detto, inventando dolci e stupidi versi sulle increspature delle onde e sul vento che soffia tra i giunchi. All'inizio cantava solo per intrattenere gli altri cuccioli, ma adesso ogni tanto i più giovani le chiedevano di esibirsi durante la cena, per tutta la compagnia." 

Questa era una di quelle occasioni: un piccolo gruppo di giovani castori era riuscito a tagliare e trasportare il tronco di una grande quercia che sarebbe stato utilissimo per rinforzare la Roccaforte, il loro rifugio e quartier generale, che in alcuni punti stava cedendo. Tutti erano lì a festeggiare. Serica, come al solito, era ai margini della grande impresa: lei era piccola e debole e soprattutto non aveva (ancora) i denti e la coda adatti per dare il suo contributo. 
Ancora una volta, la piccola - così la chiamava suo padre, Mastro Bigio - si sentiva diversa ed esclusa dalla comunità. Amici ne aveva, Gelo e Macchia per esempio, ma non poteva non notare che tra i castori adulti era guardata con sospetto e tenuta a distanza. Anche il suo stesso padre, seppure a suo modo affettuoso e premuroso con lei, era sempre sfuggente. 
Sta piovendo da giorni, il fiume si ingrossa a vista d'occhio e nella comunità dei castori c'è grande fermento. Ma anche tra le lontre che vivono lungo il corso dello stesso fiume, ma ben più a monte, c'è preoccupazione. La Signora delle sponde, lo spirito delle acque, sembra non voler ascoltare i canti di preghiera delle lontre perché tutto si plachi e non si verifichi un'altra inondazione come quella che si è portata via la piccola sorella di Falasco, Bacca di sambuco. Nonostante lui sia ancora piccolo, non può rassegnarsi all'idea di non essere riuscito a salvarla. Fior di Cardo, la sua tata, non riesce sempre a stargli dietro. Neanche quando lui decide di partire per andare a cercare questa piccola sorella che tutti ma proprio tutti, compresa sua madre, pensano morta... 
Una giovane castoro e un cucciolo di lontra, una a valle e uno a monte dello stesso corso d'acqua impetuoso, entrambi con un grande peso sul cuore e un incubo notturno ricorrente. Tra loro, il grande nido del Cigno che tutto sa e una vecchia lupa, zoppa, quasi cieca e affamata. 
Questa è la loro avventurosa storia. 

Costruito intorno a due comunità e due scenari diversi, la tana dei castori e quella delle lontre, una a valle e una monte del grande protagonista silenzioso della storia, il Greenriver del titolo, il racconto di Holly Webb è una gradevole storia che, racchiusa in una grande bolla metaforica, mette a fuoco una serie di interessanti questioni. 
La scelta di creare un microcosmo selvatico insolito e più articolato rispetto al mondo animale che popola i suoi oltre centoventi libri pubblicati, dedicati a legioni di gattini e cagnetti, le permette di poter agire con una profondità di sguardo diversa. Infatti, sotto metafora, porta l'attenzione su una serie di questioni per i suoi lettori più attenti. 
Naturalmente, con storie come queste si può fare una scelta iniziale: seguire meramente le vicende di due cuccioli che si stanno correndo incontro in una natura che si rivela tutt'altro che accogliente. Neanche per loro che ne sono i legittimi abitanti. 
Oppure si può decidere di gustarne semplicemente l'aspetto avventuroso che stanno vivendo questi due personaggi destinati a ritrovarsi, quasi loro malgrado e nonostante tutto. 
Oppure ancora, godersi proprio questo aspetto non dichiarato esplicitamente se non a metà del racconto, e quindi appassionarsi al gioco nascosto di una "burattinaia" che manovra i fili da dietro le quinte. Si può decidere, per almeno un centinaio pagine, di non voler vedere, di non arrivare alla palese deduzione che la non castora, altri non è che la sorella lontra, strappata via dalla corrente il giorno della grande inondazione, sgusciata dalle zampe del piccolo Falasco. Inconsolabile nel sentirsi addosso la responsabilità di averla perduta per sempre. 
Oppure si può decidere di prestare orecchio al grido dall'allarme per una natura che si sta ribellando, o ancora ragionare di identità, di senso di appartenenza, ma anche di indipendenza, di perdita e di cura.
L'insofferenza di Falasco nei confronti del suo ruolo sociale che gli pesa e verso il quale comunque si sente di dover rispondere; il suo rimorso per non essere stato all'altezza della situazione durante l'inondazione e nel contempo il suo desiderio di autonomia nei confronti degli adulti e il suo desiderio di riscattarsi agli occhi della comunità; oppure ancora il senso di frustrazione di Serica nel non essere capace di essere 'come gli altri'; il suo senso di solitudine che nessuno tra i castori è in grado di lenire; la sua presa di coscienza identitaria che la rende orgogliosa del percorso fatto con tanta fatica e di conseguenza la sua attitudine a non volersi sentire prigioniera di un unico ruolo, la sua autonomia di pensiero che le ha insegnato a scegliere da sola e per sé: tutto questo è lì, avvolto nelle lucenti pellicce di due giovani lontre. 

Carla 

Noterella al margine. Un ulteriore merito di Holly Webb, e di chi qui l'ha tradotta, sta nella nomenclatura: Serica, Brizzo, Gelo, Macchia, Ruggine, Mastro Bigio, Pezzato, Fulvia, Falasco, Fior di Cardo, Bacca di Sambuco, Silene, Lady Spina, Sterpo, Lady Vimini, Crespino, Rio, Giglio, Selce, Ciottolo, Tormentilla, Salice, Calendula, Cenerina, Fulvio, Vellutino... e sopra tutti, Mostravento e la sua indimenticata Penna.

sabato 30 dicembre 2023

ECCEZION FATTA!

  I NOSTRI FUOCHI D'ARTIFICIO 

CHE SPARIAMO NELL'ETERE 
PER FARE LUCE
PER FARE RUMORE 
PER FARE MERAVIGLIA 
 
Il meglio di... un anno di libri, un anno di ragionamenti,   
un anno di recensioni su Lettura candita 
Per ogni libro, il nostro perché
(BUM!) 


Gennaio 2023


Tutti i cari animaletti, Ulf Nilsson, Eva Eriksson (trad. Laura Cangemi) 

perché

"Illuso e miope è quell'adulto che pensa di nascondere il più a lungo possibile un fatto di così capitale importanza agli occhi del proprio bambino. Facendolo, produce in quella piccola testa una visione distorta di come va la vita. E quando poi la morte, inevitabile, si presenta quello stesso bambino sarà sguarnito, debole e senza strumenti per superare il dolore. 
E allora ben venga Ester e il suo amico, ben venga anche Putte che come utensili ha solo gli occhi per piangere, perché lui di cosa significa morire non ne sa niente, ma al contrario conosce bene il dolore dell'ineluttabile: quell'insormontabile 'per sempre', quello sì che lo fa disperare. 
Ben vengano tutti gli aspetti più formali della questione: dal tipo di bara, alla localizzazione della fossa, dalle lacrime alle parole di addio in rima, dall'arredo della tomba con fiori e cartigli ai battesimi prima delle sepolture per finire con la scelta dei diversi materiali per le singole croci. "




perché

"Gli argomenti sono tanti e vanno dalla ricerca di fonti di energia alternative e che quindi non comportino l’emissione di anidride carbonica, al problema della sussistenza di miliardi di esseri umani, con la sperimentazione di fonti proteiche diverse: insetti, alghe, funghi; l’utilizzo delle deiezioni animali e umane per la produzione di energia; la progettazione di materiali da costruzione provenienti dal riciclo; le sperimentazioni per ripulire gli oceani dalla micro plastica o per difendere le città costiere dal probabile innalzamento del livello dei mari. Insomma, moltissimi argomenti, che si intrecciano fra loro in una fitta rete di idee e invenzioni che forse in futuro aiuteranno l’umanità a sopravvivere a se stessa."

                                               Febbraio 2023



perché

"Che Moeyaert sia un eccellente scrittore e la Pignatti la sua valente voce italiana per Sinnos, non credo vada ancora dimostrato, ma in Morris, con le sue scarse sessanta pagine, riesce a concentrare così tanto valore che diventa anche difficile ragionarci senza perdersi pezzi importanti lungo la strada. 
Forse la cosa che appare più evidente è la sua capacità di essere elusivo. In qualche modo dimostra di saper usare uno degli strumenti principali dello scrittore, ossia il silenzio. 
Moeyaert tace. Sa tacere quando è il momento giusto per farlo. Per esempio, avvolge nel silenzio le prime 5 pagine. Tace su quel 'è meglio così' e lascia a chi legge il compito di annodare i fili."




perché

"In questo romanzo, che consiglierei a lettrici e lettori dai dodici anni in poi, si intravedono moltissime tematiche: dal rapporto fra le generazioni, alle difficoltà della crescita, alla scoperta della propria identità sessuale. Un romanzo denso che in nessun momento scade nel didascalico, al contrario riveste i personaggi con uno sguardo ironico e affettuoso nello stesso tempo, osservando gli ingenui tentativi dei più giovani con la stessa partecipazione con cui descrive la malinconia dei vecchi."

Marzo 2023


Come dinosauri dopo l'asteroide, Gayle Forman (trad. Alice Casarini) 

perché

"E così al valore di una storia costruita su un grande silenzio che prende una china verso una inevitabile collisione, se ne aggiungono altri: primo fra tutti appunto la capacità dimostrata nel dare crescente spessore e complessità ai diversi personaggi, ottenuto con un sapiente e parco dosaggio di informazioni. Ma ancora, a mettere sul piatto un buon numero di questioni e di saperle intrecciare senza mai cadere nell'ovvio o nella didascalia. 
L'amore, la solitudine, le dipendenze, la disabilità, il lavoro di squadra, l'amicizia, la ricerca di sé, i libri, la musica, le seconde possibilità, l'abbandono, la morte, la paura, i problemi finanziari, la passione, l'ottimismo e la sfiducia. Non è poca roba. 
E tutto questo, per sapiente costruzione narrativa, trova un suo preciso posto."


perché

"Syberia’, come dicevo all’inizio, è un romanzo complesso, che utilizza almeno due registri: quello del romanzo di avventura, rimandando a London, a Krakauer, a Conrad, dipingendo con infiniti accurati dettagli la meraviglia e l’orrore di una natura incontaminata e ostile; e quello del romanzo di formazione, del viaggio inteso come trasformazione, se non trasfigurazione, una ricerca del vero sé allontanandosi dal mondo." 


Aprile 2023


Il giorno in cui la talpa (quasi) vinse la lotteria
Kurt Bracharz, Tatjana Hauptmann (trad. Valentina Freschi) 

perché

"Dunque, le piccole comunità boschive. Credo che la bellezza possa nascondersi lì, in quella piccola e semplice società animale che d'incanto diventa, tra zampe e pellicce, riflesso brillante di una società ben più grande e complessa. Complice anche il sapiente pennino di Hauptmann che con Brachartz condivide più di un intento, su tutti l'ironia puntiforme e lieve che si concede qui e lì, ma anche il piacere di uscirsene dalle cornici e da certe convenzioni. Il meccanismo è rodato e funziona: piccoli animali del bosco che hanno le loro tane arredate come casette, che hanno abitudini europee nel prendere un tè assieme, che hanno un servizio postale lento ma efficiente, che procedono con contratti e verbali in fatto di transazioni commerciali, che credono di curare la loro salute con un sistema di welfare celere e affidabile, che sconfiggono la congenita miopia con occhiali, che scrivono e firmano atti importanti con penne stilografiche di pregio, che si divertono e sperano nel futuro con le lotterie, che mangiano gomme americane e che usano principalmente il trasporto su gomma. 
Ecco fatto: ci siamo dentro con tutte le scarpe, dentro scenari del genere."


perché

"Letture e mondi immaginari ad esse collegati, quanto possono essere importanti nella crescita di un ragazzo, o di una ragazza, e quanto condividerle crei una comunità che si riconosce in un immaginario; e quanto è importante portarsi questo bagaglio nella vita e potervi ritornare, magari cambiati, quando se ne sente la necessità (…) "

Maggio 2023


Da grande sarò una foca, Nikolaus Heidelbach (trad. Valentina Vignoli) 

perché

"E qui si apre uno dei tanti scenari scomodi, quegli stessi scenari scomodi che Heidelbach cerca con determinazione e costanza con l'obiettivo di metterli dentro un libro illustrato per farli arrivare a chi di dovere. 
Credo di non allontanarmi troppo dal vero se penso che il buon Heidelbach lo faccia in modo programmatico, con l'intento di voler raccontare la verità, di voler raccontare la complessità dell'infanzia per quella che è e quindi scompaginare certe sicurezze, che appartengono al mondo degli adulti e che gli adulti si danno un gran daffare a inculcare nella testa dei bambini. 
Una di queste - peraltro distante da quella che è l'esperienza del reale che molti bambini possono aver sperimentato - è quella che mamma non ti lascerà mai. Affermazione che già di per sé crea un bel po' di guai. 
La seconda, da questa derivante, ha a che fare con la lontananza che non è di per sé - ad eccezione del territorio italiano - un sinonimo di disinteresse o mancanza d'affetto verso chi si lascia. 
Non a caso, Heidelbach dice la sua al riguardo, senza spendere neanche una parola, ma disegnando una scena che in questo senso è inequivoca. Ma forse per un adulto, non abbastanza rassicurante. 
Arriva con chiarezza addirittura a libro chiuso."



perché

"è a suo modo un romanzo esemplare nel saper trattare con delicatezza un tema tanto drammatico e spesso stigmatizzato nella letteratura per ragazzi. I personaggi sono destinati a restare nel cuore di lettrici e lettori proprio per la loro fragilità, incoerenza, rabbia. Nello stesso tempo si parla di morte senza eufemismi, senza inganni consolatori, parlando del dolore e del lutto per quello che sono realmente."

Giugno 2023


perché

"Almeno tre sono le questioni che questo libro norvegese, tradotto ovunque e pluripremiato anche con il Deutscher Jugendliteraturpreis nel 2021, mette nero su bianco. 
La prima, decisamente la meno scontata e la più felice anche in senso letterario, è il grande 'progetto' di questi due ragazzini che non vanno in vacanza. 
Pieni di bellezza e tenerezza gli esiti cui porta. 
La seconda, non esattamente una novità nella letteratura rivolta ai più giovani, ruota intorno a una questione centrale: la pressione che ogni persona avverte su di sé da parte del prossimo. In questo caso appare declinata in un contesto in cui ragazzi e ragazze dodicenni, più o meno consapevolmente, la esercitano e la subiscono giorno dopo giorno. Soprattutto tra i banchi di scuola. Va da sé che la storia metta davanti ai lettori la grande domanda: qual è il prezzo che si è disposti a pagare per essere accettati dagli altri? "




perché

"un interessante approccio al libro di divulgazione, dove si affiancano contenuti prettamente scientifici a suggestioni narrative o artistiche, quasi a suggerire la complessità dell’oggetto indagato, al di là del più stretto tecnicismo. Si tratta di un esperimento interessante che allarga anche il bacino dei potenziali lettori e lettrici: non solo ragazzi appassionati di mare, non solo estimatori di libri illustrati. Lettrici e lettori, in base alle proprie propensioni e competenze, potranno trarre informazioni e suggestioni fra loro connesse; possono essere, come dicevo, ragazze e ragazzi, ma anche adulti, che apprezzino in particolare i libri ben fatti, ben pensati e ben costruiti."

[continua]



lunedì 26 giugno 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

TRA CHATTARE E INTRECCIARE

Il nostro piccolo paradiso, Marianne Kaurin (trad. Lucia Barni) 
La Nuova Frontiera Junior 2023 




NARRATIVA PER GRANDI (dagli 11 anni) 

"Vilmer sarà forse il vicino di casa più irritante del mondo, ma se è da un pezzo che sei reclusa in casa, non puoi fare troppo la schizzinosa. Inoltre sembra davvero stupido e buffo mentre danza tutt'intorno sull'asfalto del cortile più brutto della Norvegia. Tiro fuori il telefonino dalla tasca. Cerco il messaggio ricevuto, da un numero sconosciuto, dal ragazzo che sta ancora ballando nella notte estiva, e gli rispondo. 'Niente Tropici' scrivo e osservo dalla finestra cosa succede. Lui interrompe il suo ballo, prende il telefono. Guarda verso di me. E sento un bip. 'Ci vediamo domani?' c'è scritto sul mio schermo." 

Cosa è successo prima. Ultimo giorno di scuola. Arriva un nuovo compagno di classe. Riccioli, grandi occhi, incisivo storto e maglietta improbabile. Ina lo guarda: non è il suo tipo. Troppo sfigato. 
La prof, prima di chiudere l'anno scolastico, chiede a tutti quali saranno le mete delle loro vacanze: fioccano nomi di luoghi esotici e da sogno. Solo lui, il nuovo arrivato che si chiama Vilmer, dichiara di restare a casa perché suo padre è in bolletta. 
In verità anche Ina non andrà in vacanza, perché anche sua madre è al momento disoccupata, ma lei, che patisce la pressione sociale esercitata in particolare da due sue compagne, sfodera una balla dell'ultimo minuto: andrà con sua madre ai Tropici. 
Ora, la sorte vuole che Ina e Vilmer abitino nello stesso grande condominio Trine, con scale che arrivano fino alla lettera J... Vista la sua bugia, a Ina tocca passare le sue giornate tappata in casa per paura di essere scoperta, ma Vilmer, complice la vicinanza, un giorno la vede e capisce che forse i Tropici non è proprio il posto dove lei sta trascorrendo le sue vacanze. 
Questa è la storia della loro vacanza ai Tropici, che effettivamente non sono una località precisa ma piuttosto un luogo in cui ci sia sabbia, una piscina, un lounge bar e tramonti mozzafiato. E si trovi a Sud. 
Forse per quei due, i loro personalissimi Tropici sono anche molto di più: uno stato dell'anima. 
Questo, almeno fino al momento in cui qualcuno non decida di indagare....

Almeno tre sono le questioni che questo libro norvegese, tradotto ovunque e pluripremiato anche con il Deutscher Jugendliteraturpreis nel 2021, mette nero su bianco. 
La prima, decisamente la meno scontata e la più felice anche in senso letterario, è il grande 'progetto' di questi due ragazzini che non vanno in vacanza. 
Pieni di bellezza e tenerezza gli esiti cui porta. 
La seconda, non esattamente una novità nella letteratura rivolta ai più giovani, ruota intorno a una questione centrale: la pressione che ogni persona avverte su di sé da parte del prossimo. In questo caso appare declinata in un contesto in cui ragazzi e ragazze dodicenni, più o meno consapevolmente, la esercitano e la subiscono giorno dopo giorno. Soprattutto tra i banchi di scuola. Va da sé che la storia metta davanti ai lettori la grande domanda: qual è il prezzo che si è disposti a pagare per essere accettati dagli altri? 
La terza, a quest'ultima strettamente connessa, è la questione della comunicazione virtuale. Che è tale nelle sue forme, ma diventa reale nel momento in cui è l'unico canale attraverso cui testimoniare la propria esistenza in vita. E anche in questo caso le procedure per rendersi visibili, per sentirsi vincenti hanno un costo. Spesso alto. 
Salvo poi, leggere tra le righe, che alla resa dei conti tutto quello che passa per la finzione, finzione resta. 
A stravincere sulla distanza non sono le chat, ma le dita intrecciate. 
Tra loro molto diversi, Ina e Vilmer nuotano in queste acque. 
Rispetto a tutti gli altri personaggi di contorno, che forse appaiono troppo semplificati nel loro ruolo, Ina e Vilmer sono un'altra cosa.
Tra loro molto diversi: soprattutto nella percezione del mondo che li circonda, e soprattutto diversamente permeabili nei confronti dell'esterno. 
Forse per storia personale, o forse più semplicemente per carattere, tra Ina e Vilmer c'è una grande differenza nelle modalità scelte per restare a galla. 
Ina è in cerca di affermazione e di successo e pensa che per ottenerlo, anche a costo di mentire, debba entrare a far parte del gruppo dei 'vincenti'. Mente a scuola, ma mente anche a sua madre, facendole credere che è una ragazzina con una vita sociale dignitosa. Non vede altre vie. 
Al contrario, Vilmer della sua condizione non fa mistero e cerca soluzioni personali che possa poi gestire senza nascondersi o mostrarsi per quello che non è. 
Quindi di fronte a un'estate a casa hanno due reazioni ben diverse: una si nasconde, l'altro costruisce l'alternativa. 
La cosa bella è appunto la sua capacità di mettere in piedi 'qualcosa' che abbia un senso, anche se all'apparenza sembra più che altro un gioco da bambini. 
La costruzione da parte sua di uno scenario che possa ricordare i Tropici sognati da Ina è il suo modo di volerle bene, il suo originalissimo modo di dirle che lui è - veramente - dalla sua parte. Lento, ma sicuro, Vilmer la accoglie in un abbraccio fatto di attenzioni, di generosa condivisione di tempo e pensieri cui Ina, la fragile Ina, non sa e poi non vuole sottrarsi. Così anche lei, lenta ma sicura, accetta il gioco, accetta quel bene e, quasi inconsapevolmente, lo ricambia. E addirittura rilancia. 
L'allestimento dei loro personalissimi Tropici la vede parte attiva: piscinetta, tramonto da parati e suppellettili varie sono il suo contributo. Ma la cosa più bella che lei fa è quella di sognare. Di sognare da sola e di sognare in due. Ormai anche lei è dentro al gioco e giocare le piace e le piace farlo con Vilmer. 
Una finzione, uno scenario unico - tutto finto - per contenere qualcosa di meravigliosamente vero. 

Carla

giovedì 4 maggio 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

UNA STRANA PERSONCINA DI DODICI ANNI

Milly Vodović
, Nastasia Rugani (trad. Camilla Diez) 
La Nuova Frontiera Junior 2023 


NARRATIVA PER GRANDI (dai 14 anni) 

"Milly accende la torcia e, in ginocchio, si affretta a cercare in ogni incavo tra le rocce umide. Fiuta l'odore del metallo vicinissimo, avanza e finalmente posa la mano sul calcio freddo della rivoltella. Non ha mai tenuto un'arma da fuoco tra le dita. Sembra un piccone. Un piccone con i superpoteri. 
Sta per infilarla nello zaino, quando un rumore di passi fa scricchiolare la terra nel campo a due metri da lei. Istantaneamente il suo cuore si infervora e inciampa: è sola nel bel mezzo di un'oscura distesa selvaggia." 

È tornata, la notte seguente, sul luogo del fatto, a cercare quella rivoltella caduta dai jeans. 
Il giorno prima suo fratello maggiore Almaz ha avuto la sfortuna di incontrare Swan e Douglas, tra loro amici di infanzia, che hanno deciso di fargli passare un brutto quarto d'ora. Swan lo minaccia con una rivoltella, lo sfotte, lo prende a calci e piscia sul suo zaino in senso di estremo sfregio. Douglas assiste e ride e sfotte. 
Ma non è l'unico ad assistere alla scena: ci sono, non visti, anche Tarek e Milly, cugino e sorella di Almaz. Mentre Tarek pensa sia meglio non intervenire per salvare Almaz, Milly, dodici anni, ragazzina senza paure, entra in scena e in una breve colluttazione butta a terra Swan e gli rompe un braccio. 
Almaz è salvo, ma la situazione non è risolta perché Swan Cooper e Douglas Adams, non sono due qualsiasi, hanno alle spalle due famiglie potenti: il signor Cooper è padrone della fattoria dove vivono i Vodović e la signora Adams è la sceriffa di Birdtown. 
Alla periferia di una cittadina del sud degli Stati Uniti, vivono gli ultimi, e i Vodović tra questi. Fuggiti dalla guerra in Bosnia cercano di vivere onestamente, di non attirare l'attenzione della comunità locale. Sono uniti, si danno molte regole per non finire nei guai, vivono con quel poco che il nonno Deda guadagna facendo disinfestazioni, e Petra, madre vedova dei ragazzi, racimola facendo le pulizie. 
I grandi hanno un passato di guerra che li assedia, i ragazzi hanno piccoli e grandi sogni nel cassetto: Almaz, prima o poi diventerà presidente degli Stati Uniti per offrire a suo nonno una casa con piscina, dove riposarsi. È un bravo ragazzo, passa il suo tempo in biblioteca, è anche un bravo fratello e un bravo cugino. Fino al giorno in cui viene freddato davanti alla biblioteca con due pallottole nella pancia. Nessuno ha visto. Nessuno sa. Nessuno si chiede. 
Solo Milly cerca di trovare un senso al suo dolore nella ricerca disperata della verità. E per farlo attraversa, luminosa e a testa alta le miserie, i dolori e la pochezza di quel piccolo mondo che piano piano si svela davanti ai suoi occhi di ragazzina, lei che è fiera di essere 'una strana personcina di dodici anni'. 

Una densità di scrittura che lascia senza fiato. E diverse cose bellissime.
Questa è la sensazione che si prova leggendo questo libro, il secondo nella collana Oltre dedicata ai più grandi, dopo Il centro del mondo. Nonostante le sue 450 pagine, una passeggiata rispetto alle sole 190 di Milly Vodović. 
Lei, Milly, è la luce e la voce di questa storia nera nera, piena di ombre, costruita sulla vitalità di una ragazzina tanto ribelle e selvatica, quanto tenera e sensibile che si trova a dover fare i conti con il dolore, la solitudine e la durezza della realtà. Sorge spontaneo pensare che tanta lucidità di racconto arrivi da una vita vissuta. Ma non so. 
I suoi dodici anni l'hanno sempre aiutata a saltare più in alto, verso l'aria pura, anche e soprattutto nei confronti dell'orrore che ha segnato la sua famiglia. 
Lei non sa cosa ha significato la guerra da cui sono fuggiti: la Bosnia, gli affetti lasciati laggiù, per lei hanno il sapore del mito. Così come il padre mai conosciuto è interlocutore di molti suoi ragionamenti, tanto poco lo è sua madre o suo nonno, che invece hanno il torto di essere lì a darle mille regole. Eppure. 
Almaz, più grande di lei di almeno sei anni, lui sì che è un faro. E quando si spegne in quel modo assurdo e tragico, lei annaspa. E in questo suo cercare di restare a galla si aggrappa, ossia entra in un contatto profondo, lei non sa fare nulla con superficialità, con gli altri personaggi della storia: non molti in effetti, ma tutti molto complessi. 
Da una parte irrompe, complice un mazzo di fiori per scusarsi del braccio rotto, nel mondo di Swan che, lontano dal suo ricco padre, assiste la madre scrittrice e alla fine dei suoi giorni, consumata dalla malattia. 
Dall'altra si intrufola nella vita di Douglas, e in qualche modo gli si accoccola nel cuore. Riceve da lui un bacio furtivo e un cucciolo di cane, sottratto al tremendo fratello 'scoppiato'. Attraverso il suo sguardo limpido, i membri della sua famiglia, e poi Swan e Douglas e le loro bislacche famiglie, e ancora più in là, la società gretta e razzista della provincia profonda americana, prendono forma. 
Con durezza ma anche con grande onestà intellettuale le relazioni interpersonali, i dolori, le solitudini, le fragilità, addirittura le dolcezze, queste ultime così difficili da ammettere, escono allo scoperto. 
E Milly dall'alto dei suoi dodici anni, attraverso l'istinto che sempre la guida, capisce, piano piano, le ragioni, o meglio le non ragioni, di tutto quello che la circonda e che su di lei lascia un segno indelebile e definitivo. 
E nel farlo si lascia dietro l'infanzia e l'innocenza. 
Rugani lo ha dichiarato e ne ha fatto la spina dorsale della sua scrittura: non prendere mai in giro i bambini. In questa densità di questioni cruciali, due sono le valvole di sfogo che permettono di tirare il fiato: lo sfondo fantastico con opossum parlanti e albi illustrati premonitori e dall'altro i dialoghi tra nonno e nipote che strappano un sorriso per ironia e nitore che probabilmente arrivano da una storia personale, confermando il sospetto che dietro il piccolo sorriso di Nastasia Rugani ci sia quello potente di Milly. 

Carla

lunedì 20 febbraio 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


UNA CRESTA DA IROCHESE


Christine Nöstlinger è un’autrice molto presente nei cataloghi di grandi editori italiani: da Salani e Piemme, da Bompiani a Fabbri, in molti hanno tradotto i suoi testi, soprattutto negli anni ‘90. D’altra parte è un’autrice dal valore incontestabile, riconosciutole con l’Hans Christian Andersen Award nel 1984 e con l’Astrid Lindgren Memorial Award nel 2003; recentemente, La Nuova Frontiera ha saggiamente iniziato l’impresa di ripubblicazione di testi con nuove traduzioni: nel 2020 ‘Rosa Riedl, fantasma custode’, nel 2021 le ‘Storia delle storie di pinguino’,quest’anno ‘Il lunedì è tutta un’altra storia’. Tutti con la traduzione di Anna Patrucco Becchi.
In questa storia, datata nella versione originale 1984, la protagonista è una bambina, Kathi, figlia di genitori separati, che dedica il lunedì alla nonna paterna, soprannominata Lady, decisamente giovanile e originale. A differenza della mamma, Lady riesce a comprendere bene cosa si agita nella testa della piccola Kathi, che frequenta la terza e già colleziona pesanti inimicizie. Il pragmatismo e l’anticonvenzionalità di Lady fanno sì, ad esempio, che le liti con Erich ed Erika finiscano in una bolla di sapone.
Lady ha un fidanzato, Georg, che è un bravissimo cuoco e allieta le serate del lunedì con deliziose cenette. Purtroppo questo piacevole tran tran si arresta di fronte ad un’invasione di pidocchi, che l’occhio acuto di Lady individua nella folta capigliatura di riccioli neri di Kathi. Oltre a dosi massicce di shampoo medicato, è necessario tagliare i capelli; non dovrebbe esserci problema, considerando che Lady fa la parrucchiera; ma Kathi vuole un taglio specialissimo, che ha visto su una rivista: una cresta in mezzo al cranio, colorata in rosa, verde e viola. Una vera pettinatura punk, il cui significato è del tutto oscuro, e soprattutto irrilevante, per una bambina della sua età.
Per testare la reazione dei bambini, Kathi va al parco giochi, dove attira la loro curiosità, mentre cresce lo scandalo fra gli adulti.
Ma a lei l’opinione degli adulti non interessa, scopre addirittura che conciata così può essere scambiata per maschio e può quindi giocare a calcio, attività che le piace parecchio.
L’impatto con il mondo adulto non può essere rimandato: il martedì a scuola sarà all’inizio problematico, nel pomeriggio decisamente catastrofico: la perfida Fritzi, che cura il dopo scuola, chiama scandalizzata la madre, la cui reazione è impulsiva e drastica: cercando di cancellare le tracce della cresta irochese, taglia a zero i capelli della figlia.
Questa è la scena centrale del libro, perché è nel momento del taglio dei capelli, esercitato con la forza, che si consuma lo scontro fra madre e figlia: la piccola deve constatare che ai bambini si può fare qualunque cosa, senza chiedere il loro parere, in qualunque ambito della loro vita.
Questione delicata questa, che sul piano narrativo viene risolta con il mea culpa della mamma, che riconosce onestamente di aver ecceduto. Ma resta aperto il problema del confine fra controllo e riconoscimento della libertà di un soggetto infantile: fino a che punto è giusto, se lo è, scegliere al posto dei figli?
Figlia di un’epoca ben diversa dal nostro presente, la Nöstlinger non ha dubbi: la stravaganza delle scelte infantili, o quello che agli adulti sembra tale, va accettata come un embrione di ‘visione del mondo’ che i più piccoli esprimono con i mezzi a loro disposizione.
Questa complicità con i piccoli traspare nelle descrizioni ironiche, amabili, ma anche grottesche, di adulti che spesso non sanno o non vogliono fare il loro mestiere. Sono, in fondo, dei conformisti, pronti a vietare e punire, incapaci di cogliere l’innocenza delle richieste infantili, compresa quella di Kathi, che vorrebbe vedere un uomo nudo, ma sa che non succederà mai.
Si tratta di una posizione forte e di una descrizione di personaggi che forse oggi, soprattutto nel mondo anglosassone, potrebbe essere oggetto di censura.*
Noi, nel frattempo, ci possiamo godere la freschezza e l’intelligenza di questa storia, consci che i lettori e le lettrici più giovani, dai dieci anni in poi, se anche non sapranno che farsene di una cresta punk, sapranno cogliere questa divertita descrizione dello scontro fra grandi e piccoli.

Eleonora

“Il lunedì è tutta un’altra storia”, C. Nöstlinger, trad. A. Patrucco Becchi, La Nuova Frontiera Junior 2023


* sull’inquietante tendenza a rivedere i testi di grandi autori come Dr.Seuss, Scarry e Dahl