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venerdì 2 maggio 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA MISSIONE DEI NONNI 

Nonnamatta e la missione detective, Moni Nilsson, Anna Fiske 
(trad. Laura Cangemi) 
Iperborea 2025 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dai 7 anni) 

"Nonnamatta gira ed esce dal cortile. Io mi tengo stretto a lei. Forte. 
In meno di un minuto siamo al parco giochi, che esiste ancora. Niente incendi in vista. Corro verso la sabbiera. Nella buca c'è la scatola di fiammiferi, o meglio, quel che ne rimane. È bruciata quasi tutta.. 'Giocare con il fuoco è pericoloso' dice seria Nonnamatta, 'anche se siete stati furbi a mettere la scatola in una buca, visto che la sabbia non brucia. Però avreste potuto farvi molto male. Sai quanto sono dolorose le ustioni?' 
Scuoto la testa e sento che stanno tornando le lacrime." 

Tutto è cominciato quando Tarzan e il suo amico Toro, con una scatola di fiammiferi appena rubata in cucina non si sa perché, vanno al parco giochi e si sfidano a tenere con coraggio il fiammifero accesso in mano. Ma da sfida nasce sfida, quindi quei due decidono di fare una 'bomba', ossia erba secca nella scatolina semivuota dei fiammiferi, interrata di pochi centimetri nella sabbiera, poi con un fiammifero superstite accensione di detta scatoletta che dovrebbe - a detta di Toro - esplodere e saltare in aria come un razzo... ma proprio in quel momento passa di lì il padre di un loro compagno di classe che li spedisce all'istante verso il cancello della scuola. 'Dovreste essere a scuola!' Nessuna possibilità di vedere l'esplosione, accidenti. L'ansia che dal loro giochetto possa sprigionarsi un incendio di dimensioni importanti fa il resto. Genera in Tarzan un mal di pancia senza pari che richiede l'arrivo immediato di Nonnamatta. 
A lei confessa il misfatto e, a cavallo di un motone (lo Stregaexpress),insieme vanno a controllare che il parco giochi sia salvo. 
Il mal di pancia è passato, niente ospedale dunque, ma neanche il ritorno a scuola. 
Nonna e nipote si sono ritagliati una giornata tutta loro, con l'intento comune di inventarsi qualcosa di bello. 
Dado alla mano, chi tira su il numero più alto decide il da farsi: Nonnamatta tre, Tarzan cinque! Evvai! 


Questo è il racconto di quel giorno. 

Come già è stato detto, nei libri di Nonnamatta ne succede di ogni. 
E anche in queste 150 pagine si passa dal pedinamento di una bambina apparentemente in grave pericolo, alla discesa da un balcone con una corda. Tutto quello che la fervida immaginazione di un ragazzino potrebbe pensare possa stare tra questi due eventi è probabile che sia venuto in mente anche a Moni Nilsson e che quindi lo troviate scritto sulle pagine di questo suo libro. 
Ma a parte il ritmo incalzante e il pensiero che davvero deve muoversi dentro la testa del lettore un po' come capita a una pallina in un flipper, forse val la pena tirare alcune conclusioni di tipo più generale sul tipo di rapporto che può legare un piccolo a un vecchio (qui in particolare, se diamo retta a Anna Fiske, davvero grinzoso e molliccio al limite del cadente). 


Diciamo che del mutuo soccorso si è già detto, ma ora mi pare che della naturale intesa che spesso si instaura tra vecchi e bambini, nella fattispecie tra nonni e nipoti, in questo libro tra le righe si trovi una delle ragioni, forse la principale. 
In verità la cosa mi è apparsa chiara discutendone con Susie Morgenstern, a proposito delle sue nonne e dei suoi nipoti. E tanto in Moni Nillson quanto nella mente di Susie Morgenstern, la cosa ha a che fare con i ruoli e con l'imparare a starci dentro. Susie Morgenstern, se guarda indietro alla sua attività di giovane madre educante, vede i tantissimi errori fatti, dovuti forse all'inesperienza o, ancora di più, alla responsabilità educativa che come madre si sentiva di dover esercitare. E via a far sbagli su sbagli. Poi si impara. Si impara anche che dagli errori qualcosa di buono si ricava sempre. Nonnamatta ha molto chiaro in testa che tra una madre e una nonna la grande differenza sta nel fatto che una madre non può sottrarsi alla responsabilità di insegnare come volare ai propri figli... 

"Una mamma deve potersi arrabbiare, e a me qualche volta succede ancora, se fanno cretinate. Diciamo che fa parte del lavoro di mamma. Però, per quanto ci provi, con i miei nipoti non riesco ad arrabbiarmi, Lascio che lo facciano i loro genitori." 

Mentre a una nonna sono richieste proprio nuove occasioni di volo da far sperimentare. Ed è in questa prospettiva che Moni Nilsson, in fondo alla sua rocambolesca storia, scrive
 
"La vita consiste nel giocare più che si può e tenere gli occhi aperti in modo da cogliere al volo le avventure che stanno lì ad aspettare. Nonnamatta si avvicina alla corda ancora appesa al balcone. Le viene un brivido nella pancia al pensiero di cosa sarebbe potuto succedere se Tarzan avesse perso la presa. Scuote la testa per mandarlo via. Sono pensieri che non portano a niente di buono. I bambini devono mettere alla prova le ali. Come farebbero, se no, a imparare a lanciarsi nel vuoto attaccati alla liane, a imparare a volare da soli?" 

Ecco a cosa servono i nonni. 
In una sola giornata con lei Tarzan ha imparato moltissimo. 
La più importante di tutte: il coraggio di sfidare sé stesso. 


Dal calarsi da un balcone fino ad assaggiare le lasagne di Fatima, o entrare nella squadra di pallone, Tarzan è stato davvero molto coraggioso, e presto di Nonnamatta non avrà più bisogno. 
E lei lo sa, ed è per questo che se la gode, finché dura.
Proprio come dev'essere. 

 Carla

lunedì 27 novembre 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA BAMBINA HA ATTECCHITO

Diventare grande, Laëtitia Bourget, Emmanuelle Houdart 
(trad. Francesca Del Moro) 
#Logosedizioni 2023 


ILLUSTRATI 

"... ero piccola 
e sono diventata grande 
ero esile come un ramoscello 
e sono diventata robusta come una quercia 
ero tutta snodata quasi una contorsionista 
poi molto meno 
ero allegra 
e lo sono rimasta ma meno spesso 
m'incuriosiva tutto 
ma sono diventata esigente..." 

Un razzo punta verso la terra, tra due ali di fiori e piante c'è uno spazio libero per accoglierlo. 

© Laëtitia Bourget, Emmanuelle Houdart 

Quindi una grande cicogna, tornando da una pesca fruttuosa, tiene fra le braccia (!) due giovani con i corpi che si incrociano. E quindi un bebè, avvolto in una coperta dorme in un guscio che è anche un po' albero e sta mettendo radici... 
È fatta: la bambina ha attecchito e quindi cresce. 
Cammina lungo i percorsi di una vita, capace di vederne l'inizio, il punto di partenza e, alzando lo sguardo, di coglierne l'evoluzione, le sue trasformazioni. 
Da esile ragazzina a robusta e solida donna, da neonata a ragazza  - lividi e sbucciature e qualche feritina -  con gli anfibi nei piedi.

© Laëtitia Bourget, Emmanuelle Houdart 


Da giovane dipendente con un biberon e un telecomando, a donna indipendente che tutto ciò che le serve lo porta con sé, da spensierata a utile, dall'essere circondata da molti all'essere sola. Grata alla vita, un giorno, nel razzo che ha invertito la rotta, scompare. Non prima di essersi sentita parte di un tutto e poi di aver dimenticato tutto. 

Il senso potrebbe annidarsi qui: "convinta che scrivere per bambini significhi scrivere per tutti e scrivere per adulti escluda invece i più piccoli", firmato Laëtitia Bourget. E, se così è, perché  non estendere lo stesso pensiero anche scrittura per immagini di Emmanuelle Houdart? 

© Laëtitia Bourget, Emmanuelle Houdart 


Non è forse lei quella che stratifica ogni sua figura di così tanti significati da cogliere, esplorando ogni singolo dettaglio, a età sempre molto diverse? Dal goderne in senso puramente estetico e di armonia compositiva, a volerne leggere riferimenti anche molto profondi. Uno per tutti: il libro di farfalle nel paniere di un futuro genitore che ritorna nel lettino di una bambina che lo guarda e 'lo legge' con occhi e dita interessate. 
Prima di dire ogni bene di questo libro, parrebbe necessario ribadire una osservazione che in altri casi è stata fatta e che riguarda la capacità di intesa profonda tra testo e immagine cui corrisponde una altrettanto profonda intesa tra il modo di leggere il mondo di chi scrive e chi illustra. 
Non è affatto una consuetudine che la qualità di un libro cresca in modo esponenziale rispetto alla somma delle due singole qualità che convergono (in realtà le qualità dovrebbero essere almeno tre o quattro, ma facciamo finta che...). In termini numerici, si potrebbe dire che in alcuni libri uno più uno faccia tre e non due. 
Questo è uno dei casi. In estrema sintesi li si potrebbe definire binomi felici. 
Bourget e Houdart si sono spesso incontrate e abbracciate sulle pagine dei libri, e nel catalogo Logos lo si può verificare facilmente. La prima cosa bella che succede con loro è il grande spazio che ciascuna lascia all'altra. E qui si potrebbe aprire una parentesi su quanto sia 'complesso' scrivere parole perché un illustratore ci si accomodi dentro. Basti dire che l'intesa di vedute sul risultato finale, la curiosità e l'attesa per il lavoro dell'altro, e il rispetto e la fiducia tra chi viene prima e chi viene dopo nel concepire un libro, tutto questo fa la differenza. 

© Laëtitia Bourget, Emmanuelle Houdart 


Si sarà notato, qui, si spera. 
A parte questo lungo corollario, credo si debbano notare un paio di cosette. La prima, non indifferente, sta nel femminile che attraversa il libro. Conoscendo un po' la poetica di entrambe, accanto a una scelta - diciamo così - politica, mi pare che il femminile dipenda da quella onestà intellettuale, da quella verità sopra ogni cosa, che caratterizza il loro modo di raccontare
Sono due donne e, come tali, pensano e parlano. Non potrebbe essere diversamente. 
E in nome di quella stessa verità, raccontata con la nettezza di una poesia, con il garbo e l'ironia delle immagini, si racconta il lungo percorso di un'esistenza. 
Ed ecco la seconda cosetta. Essere capaci di raccontare in meno di centocinquanta parole che cosa è una vita, il senso di vivere. Con i molti punti di partenza e gli altrettanto numerosi traguardi. 

© Laëtitia Bourget, Emmanuelle Houdart 


E qui arriva la raffinatezza di saper parlare una lingua universale che tutti sono in grado di capire. 
A seconda dell'età di chi legge, ci si riconoscerà negli inizi o negli arrivi ma a tutti sarà chiaro quello che è detto in copertina con una felice sintesi: tutti noi siamo allo stesso tempo ciò che eravamo, un bell'imperfetto, e ciò che poi siamo diventati, un bel passato prossimo... 

Carla

mercoledì 29 marzo 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

ENTRARE E USCIRE DI SCENA

Zio elefante, Arnold Lobel (trad. Cristina Brambilla) 
Babalibri 2023 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Un giorno mamma e papà partirono per un giro in barca. 
 Io non potevo andare con loro: avevo mal di gola e mi colava la proboscide. 
Andai a casa e mi infilai a letto. 
Scoppiò un temporale. La barca non tornò indietro. Mamma e papà erano scomparsi in mare. 
Ero solo. Restai seduto sul letto con le tende tirate. 
Dopo un po’ sentii la porta che si apriva. 
'Ciao, sono zio elefante' disse una voce. 
Guardai zio elefante. 'Che cosa stai fissando ?' mi chiese lui. 
'Ah, ho capito, stai guardando le mie rughe.'" 

Effettivamente sono proprio le rughe che hanno attirato l'attenzione del piccolo elefante orfano. 


Zio elefante ne ha moltissime e ne è perfettamente consapevole. È vecchio.
Con la stessa sicurezza con cui ha apostrofato il piccolo, lo porta via di lì, da quella stanza buia con le tende tirate e se lo porta a casa, in treno. Lì i due fanno un po' di conoscenza e contano diverse cose per ingannare il tempo. 
Arrivati a destinazione, lo zio accende una lampada a olio, per poi spegnerla subito dopo, visto che è abitata di un ragno che non ha gradito il calore e l'intrusione.
Cena a lume di candela e la mattina dopo il saluto all'alba, a cui si accoda anche il piccolo. 


Brevi presentazioni con i fiori, quindi passeggiata dove arrivano gli schricchiolii per zio elefante che possono curarsi solo tornando verso una comoda poltrona. 
La vecchia poltrona comoda fa venir voglia di raccontare una storia. Ma poi arriva la malinconia e anche le lacrime. 
Zio elefante trova un buon modo per superarla e sfodera anche la sua vena di cantautore. 
Insomma il tempo passa veloce fino al giorno del telegramma... 


Molte cose colpiscono nella costruzione di questa storia, divisa in nove capitoli.
A parte, ovviamente la grande qualità del disegno, qui con mezzetinte che ruotano dal rosa al grigio. Perfette per disegnare elefanti. 
La prima che colpisce ha a che vedere con la rapidità. 
Tutto succede in modo fulmineo. Niente lascia presagire gli eventi nella loro sequenza. Questo è un modo di raccontare che un bambino potrà riconoscere come familiare: nessun preambolo, nessuno slittamento verso i margini, nessuna possibilità di distrazione: tutto deve andare dritto al sodo. 


Tra la riga 8 e la riga 10 l'elefante è già orfano. E alla riga 15 si è già aperta la porta e ha fatto la sua comparsa zio elefante.
Bell'andatura!
La seconda ha a che vedere con le apparizioni/sparizioni, ossia con le entrate/uscite in/di scena del tutto imprevedibili e addirittura inspiegabili. Ne elenco solo alcune: scoppiò un temporale/la barca non tornò indietro oppure sentii la porta che sia apriva/Ciao sono zio elefante, o ancora prese una lampada dalla mensola e l'accese/ehi voi, disse una vocina
La terza ha a che fare con la precisione e la metodicità e un certo gusto per gli elenchi. A partire da quello iniziale riferito alla grande quantità di rughe del vecchio elefante. 
Ribadito, durante il viaggio in treno, questo gusto per l'esattezza si fa concreto nel conteggio di varie cose: dai pali della luce ai campi, fino ad arrivare alle bucce delle noccioline, unica cosa che i due riescono a contare con la necessaria calma. 
Si ripetono con metodo i conteggi e vengono messi in elenco. 
Ma a ben vedere questa precisione e amore per l'esattezza e il metodo sono sparse ovunque: dal rituale del saluto all'alba, alla presentazione del nipote fiore per fiore, al modo di farsi passare gli schricchiolii. Per non parlare della precisione con cui mette in elenco ciò che l'armadio di zio elefante contiene, generandone uno speculare quando tutta quella roba la indossa. 
La quarta ha a che fare con minuscoli colpi di genio che Lobel dissemina qui e lì. Il primo dei quali si manifesta in quelle tende tirate che rappresentano un gesto tangibile e visibile del lutto e del dolore del piccolo elefante. 


Altro piccolo colpo di genio è il gioco dei vestiti che mette in atto lo zio elefante: a ben pensarci è fatto di nulla eppure è visivamente meraviglioso, quanto efficace. 
Per non parlare dei giochi di proboscidi che si intrecciano che si sfiorano che si toccano e che, in assoluto silenzio verbale, testimoniano cura, calore e affetto reciproci. 
Ma la migliore è senz'altro la specularità tra la porta di entrata e quella di uscita.
 

Ecco, dunque: cura, calore e affetto sono dappertutto. La storia in sé si tiene sulle tre cose, ma, cucito insieme esiste anche un quinto elemento che Lobel inserisce, senza parere. 
Imbastita, diciamo così, nella fodera, ossia all'interno della storia che zio elefante racconta al nipote, c'è una bella inversione di ruoli che vede il piccolo prendersi cura del grande, o per meglio dire, del vecchio.
La preziosa stoffa di Lobel!

Carla
 

venerdì 10 febbraio 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

IL PARADISO DEI MATTI


Come più volte sottolineato in questo blog, l’opera dello svedese Ulf Stark è oggetto di un rinnovato, e meritato, interesse; dopo Iperborea, tocca a Feltrinelli recuperare un testo che aveva avuto già due edizioni e che ora viene riproposto, sempre con la traduzione di Laura Cangemi, nella collana Universale Economica Feltrinelli Ragazzi.
Il testo originale è del 1984 e precede di diversi anni ‘La grande fuga'. In realtà questo romanzo racconta due storie insieme, che si intrecciano strettamente: una, la principale, è quella di Simone, dodicenne con una leggera vena di follia e dal nome francese, che può indurre a imbarazzanti equivoci: è una storia che racconta del trasferimento della famiglia in un quartiere periferico di Stoccolma, dell’ingresso in una nuova scuola, con tutto quello che comporta; l’altra storia vede al centro del racconto il rapporto fra Simone e il nonno, che fugge dalla casa di riposo per passare il tempo che gli è rimasto con la famiglia.
Il primo filone narrativo utilizza un registro ironico e descrive con un certo gusto del grottesco le vicissitudini di Simone, nome proprio femminile francese, che a scuola viene scambiata dall’insegnante, soprannominata Cutrettola, per un maschio: Simon, nome proprio maschile. I diavoletti che albergano nella testa di Simone colgono la palla al balzo e Simone decide di stare al gioco, dando vita ad una serie di situazioni esilaranti. Di lei si innamora una ragazzina, baciata contro voglia e maldestramente, mentre Simone accetta tutte le sfide lanciate dai maschi, primo fra tutti Isak.
All’originalità, Simone è abituata: sua madre, illustratrice per riviste di moda, veste in modo stravagante e convive con Yngve, destinato a subire le stravaganze di madre e figlia. E non la spaventa dover inventare ogni giorno mille stratagemmi per nascondere, a scuola, la sua vera identità.
Il secondo filone narrativo, pur continuando a utilizzare uno stile sottilmente ironico, usa in realtà un altro registro: il centro di questa narrazione è rappresentato dal viaggio all’isola di Möja, dove il nonno aveva una casa in cui è vissuto fino alla morte della moglie. Arrivato qui, in sedia a rotelle, suona per l’ultima volta il violoncello, mette a posto le stanze e chiude la casa per sempre. Questo episodio viene, molti anni dopo, messo al centro del romanzo ‘La grande fuga’.
Il nonno ha capito che non gli resta molto da vivere e decide di salutare tutti con una grande festa in giardino, fra petali volteggianti e api.
In questo romanzo, che consiglierei a lettrici e lettori dai dodici anni in poi, si intravedono moltissime tematiche: dal rapporto fra le generazioni, alle difficoltà della crescita, alla scoperta della propria identità sessuale. Un romanzo denso che in nessun momento scade nel didascalico, al contrario riveste i personaggi con uno sguardo ironico e affettuoso nello stesso tempo, osservando gli ingenui tentativi dei più giovani con la stessa partecipazione con cui descrive la malinconia dei vecchi.
La vecchiaia in Stark non è mai rancorosa, al contrario è segnata da una sorridente serenità anche di fronte all’inevitabile fine; il nonno di Simone è una presenza confortante, l’unica persona a cui la ragazzina può confidare le sue bravate.
Il linguaggio dell’autore svedese è ricchissimo di metafore che, uniformandosi al momento in cui sono inserite, diventano prosaiche o poetiche, talvolta spiazzanti.
Per la sua ricchezza e originalità, anche questo teso di Stark è da considerare necessario per i ragazzi e le ragazze che amino testi intelligenti e scritti con grande maestria.

Eleonora

“Il paradiso dei matti”, U. Stark, trad. L. Cangemi, Fetrinelli 2022





mercoledì 14 dicembre 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

GIOIELLO BRILLANTE

La ragazza Bambù, Edward van de Velden, Mattias De Leeuv 
(trad. Laura Pignatti) 
Sinnos 2022 


NARRATIVA ILLUSTRATA (dai 9 anni) 

"Quel giorno il tagliatore di bambù aveva ricevuto un grosso ordine, quindi impugnò il coltello e curvò la vecchia schiena quasi fino a terra. 'Jie' disse la terra. No, anzi, fu il bambù a parlare 'Cosa?' pensò il tagliatore di bambù. Sembrava che il bambù avesse detto qualcosa! Ma non era possibile. Il tagliatore pensò: 'Oggi sento cose che non ci sono'. 'Jie' sentì di nuovo. Il tagliatore di bambù cadde in ginocchio, guardò il punto sulla terra da dove sbucava un nuovo germoglio, e ora ebbe l'impressione di vedere cose che non c'erano. Perché vide una bambina, che disse di nuovo: 'Jie'. Era lata circa undici centimetri, aveva una splendida veste azzurra e scarpette blu scuro ai piedini minuscoli." 

Quella piccolissima creatura diventa la bambina che il tagliatore di bambù e la sua sposa, sarta, non avevano mai avuto e molto desiderato. A ogni centimetro in più di sua crescita, loro si sentivano ringiovanire. Sono bellissimi i momenti che passano insieme, perché la bambina con loro è molto affettuosa e piena di premure. 
Piovuta dal nulla, i due vecchi non smettono di chiederle da dove sia arrivata, ma la piccola Jie, tra una risata, una carezza e un gioco, non risponde mai. 
Cresce e diventa una bellissima ragazza, con un nome ancora più bello, Nayotake no Kaguya-hime, la principessa splendente del flessuoso bambù, nome che le hanno dato tutti coloro che di lei si innamorano. E sono tanti. 
Come è naturale che sia, i suoi genitori adottivi, seppure vecchi e consapevoli del fatto che di lì a poco  l'avrebbero persa, pensano che sia arrivato anche per lei il momento di sposarsi. 


Jie, in cuor suo non cerca affatto marito, e soprattutto è ben sicura di non poterlo fare. Così a tutti i pretendenti - dall'imperatore in giù - chiede sempre prove d'amore impossibili, fino al giorno in cui, davanti a un ragazzo semplice, senza nome e senza dote, il suo cuore salta e vola alto. 
Ma la sua segreta sicurezza di non potersi sposare neanche con lui, la porta a progettare anche per il ragazzo una prova impossibile. Mentre tutto questo accade, c'è qualcuno, una bambina che dalla luna con il suo cannocchiale tutto osserva e, biscotto dopo biscotto, controlla e si bea della complicata situazione di Jie, sulla terra. 
Questa è la fiaba di una bambina minuta che un giorno apparve tra le canne di bambù nella piccola isola di Oi. Un dono, un prestito, chissà, per due vecchi genitori che sapranno amarla almeno quanto lei ama loro. Lei, che cova in sé un grande segreto, ne scopre un altro ancora più grande: l'amore. 

Un piccolo gioiello narrativo, illustrato felicemente nel rispetto di iconografia e stile nipponici, che ha le sue antiche radici in una fiaba della tradizione giapponese. 
Ma accanto a questo aspetto di magia e meraviglia, che appare in tutto il suo splendore ma pur sempre entro il canone della fiaba classica, ossia l'arrivo di una minuscola creatura in una famiglia senza figli, i personaggi consueti del contesto della tradizione giapponese -un tagliatore di bambù e una sarta di abiti lussuosi- la cui origine semplice, ma specchiata si contrappone a quella dei pretendenti, gaglioffi e pieni di ricchezze. 


A questo si aggiunge lo schema consueto delle prove non superate dai personaggi negativi, circostanza che li rende ancor più negativi, l'arrivo del giovane pretendente, diverso per origine e censo, l'aiuto dell'animale magico, in questo caso le rondini. 
E ancora, la trepidazione dei vecchi genitori, le loro affettuose abitudini, la loro saggezza, e - in una prospettiva più che altro formale - il ripetersi di determinati comportamenti, quasi un rituale, qual è per esempio la risatina della madre che torna ogni volta che la figlia formula le singole prove d'amore, salvo poi trasformarsi in un sospiro quando si tratta del giovane senza nome. 
Ecco, ad aggiungersi a tutto questo, però,  ci sono due elementi che meritano un'attenzione ulteriore: da un lato l'idea della storia cornice, ossia tutto quello che succede al di fuori della piccola isola di Oi, e che invece accade sulla luna. 


E dall'altro il perfetto meccanismo che regola la sintonia tra 'la cornice' e il 'quadro' ed è capace di creare, nel corso della narrazione, piacevolissimi cambi di prospettiva, che hanno la prerogativa di generare curiosità, ma soprattutto vanno a comporre un raffinato incastro, proprio sul finale. 
Tutto torna, come in ogni fiaba che si rispetti. 
In sostanza, non ci si aspetterebbe che una fiaba possa trasformarsi in un racconto pieno di tensione emotiva, eppure questo accade. La lettura, superati tutti i passaggi canonici, prende a correre e a tenere il lettore incollato alla pagina, fino al momento in cui tutto il rompicapo si compone davanti al suo sguardo, beato e ammirato per tanta perfezione. 
Intorno a tutto questo ruota lei, la storia cornice che ha il pregio di svelarsi per quella che è solo in chiusura. Fino a quel momento poteva essere letta in modi differenti: come il punto di vista di un lettore, oppure dell'autore stesso. 
Qualunque cosa essa abbia voluto rappresentare, brilla.

Carla

giovedì 29 marzo 2018

ECCEZION FATTA!


Un libro è rimasto impigliato nella coda dello scoiattolo.
È Doña Elba, un silent book di Mariano Diaz Prieto edito da Adriana Hidalgo. 




Giocata tutta sui toni del grigio e del marrone, la vicenda, raccontata quasi interamente a doppia pagina, si apre su un tipico barrio argentino per concentrare la sua attenzione su una buffa vecchina alle prese con la sua polverosa quotidianità.




Ben presto inizia l'avventura: nella cucina irrompono candide creature dal corpo lunghissimo e guizzante, che avvolgono Doña Elba nelle loro spire e non la lasciano più in pace. L'anziana signora si dimostra però alquanto combattiva, e ingaggia con loro una lotta senza quartiere, inseguendo gli strani esseri per tutta la casa nel tentativo di scacciarli definitivamente.
  

Cosa sono queste creature? Animali fantastici? Fantasmi? Ricordi? Pensieri scomposti di una mente non più lucida? 
L'interrogativo, reso palpabile dalla dinamicità tragicomica delle illustrazioni, resiste alla piega apparentemente semplice e un po' retorica in cui si risolve la vicenda: arrivano il nipote e il figlio, Doña Elba serve una merenda, le creature si placano e scompaiono per il tempo di un te in compagnia. Ma quando figlio e nipote se ne vanno, le bianche creature fantastiche piuttosto che tornare dalla nonnina inseguono la macchina che si allontana, mantenendo viva la possibilità di calibrare la risposta a diversi livelli di lettura e proponendo una diversa visione della vecchiaia.

Scoiattolo

venerdì 3 novembre 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


QUANDO SI DICE, AVERE I NUMERI

I numeri felici, Susanna Mattiangeli, Marco Corona
Vanvere Edizioni 2017


NARRATIVA PER MEDI (dai 7 anni)

"Tutti dicono accidenti, dieci anni.
E infatti non è una cosa che fai così, nei ritagli di tempo. Io per esempio ci ho messo 3652 giorni fitti fitti a compiere dieci anni, perciò sì, accidenti. Tremilaseicentocinquantadue giorni. Il due alla fine è per i due anni bisestili che ci sono in mezzo. Il 10 è un numero felice. Sul serio. Io queste cose le so, un po'.
Funziona così: tu prendi un numero, per esempio il 10, appunto; poi moltiplichi ogni cifra per se stessa e viene: 1x1=1 0x0=0.Dopo fai la somma di ogni risultato e se alla fine ti rimane 1, allora quel numero, per motivi suoi, è felice."

Tina è sull'orlo dell'estate e del suo decimo compleanno. Ha una madre che di professione è suggeritrice di risposte, che resterà in città con il suo fidanzato pasticciere; un padre lontano che fa il matematico, ma sta arrivando per portarsela via per un po' dalla città; un paio di amici cari con cui condivide ancora l'assolato parchino di zona e una manciata di punti fermi nel quartiere dove vive: il fotografo e il vecchio Giovanni, che silenzioso rimugina sulla sua imminente fuga. E adesso ha anche Felice, creatura grande e pelosa.
Da questo libro si viene a sapere che esistono infiniti numeri felici (il 7 è uno di loro: 7²=49 4²+9²=130 1²+3²+0²=10 1²+0²=1 e il gioco è di nuovo fatto). E si sa anche che Tina ha i suoi personali: il 7, appunto, il numero dei suoi pesci rossi, lo 0547 il numero 'di matricola' nell'ospedale dove è nata, il 99 sul berretto di Giovanni, 83 gli anni che ha Giovanni e 26 che è il numero delle persone intervistate per capire che fine ha fatto ora Giovanni con la sua testa spelacchiata.
La sua, di Tina, una vita piena di numeri, come quella di ognuno di noi, con la differenza sostanziale che nessuno di noi ci mette troppo la testa sopra. Lei invece sì. Non è un caso che suo padre sia un matematico: la testa di questa ragazzina pensa e immagina e ragiona h24 e i numeri sono il suo criterio ordinatore. Di ogni fatto, di ogni luogo o persona lei cataloga e memorizza l'essenza numerica. In questo che ha l'aria di essere contemporaneamente un libro, ma anche una sorta di taccuino personale (piccolo ed elegante in ogni dettaglio), tutto viene riportato con meticolosa precisione e ciò che ne deriva è un spassoso quanto eccentrico elenco di numeri importanti (felici o infelici) che non supera la doppia dozzina ma che racconta molto bene un tratto di vita di una ragazzina sveglia.

Susanna Mattiangeli non è una ragazzina, ma è sicuramente sveglia. Per questa ragione, ma anche per sensibilità e per un insopprimibile gusto per il pensiero divergente riesce a concepire spesso libri inaspettati. Lontani anni luce da ogni ombra di retorica, i suoi testi sanno essere ficcanti, e nello stesso tempo sfuggenti, sanno cogliere punti di vista originali, danno della realtà una lettura sempre aperta e piena di spunti di riflessione non convenzionali. 
Il registro che le calza a pennello è, a mio avviso, il catalogo, oggetto narrativo interessante per essere nel contempo 'cornice' e 'moltiplicatore' di elementi. Qui, I numeri felici, ne sono un ulteriore esempio, anche se una trama silenziosamente si tesse all'interno dell'elenco dei numeri importanti per Tina. 
L'indubitato talento di Susanna Mattiangeli nel saper raccontare il modo di pensare di una giovane mente credo abbia molto a che fare con l'insopprimibile bisogno dei più piccoli di 'ordinare' (di catalogare) la realtà. E allora ben venga il catalogo delle parti che costituiscono una maestra, il catalogo che racconta chi siano gli altri, o ancora il catalogo affettuoso che una madre stila nel descrivere ad altri gli elementi identitari della sua bambina Anna, persa tra i mandarini del mercato.
Ma qui c'è anche dell'altro.
Non so dire se dipenda da un mio voler a tutti costi vedere oltre, ma mi pare si possa cogliere in questo libro una sorta di carezza a posteriori nei confronti della categoria dei padri: uno strambo corto circuito di una bambina che con la sua voce dei dieci anni, da grande si concede un gesto di affetto, forse un ultimo saluto o un attestato di riconoscenza.
Davvero non so dire cosa me lo faccia dire, ma non riesco a non vederla che così. E non so dire neanche se, accanto alla bella idea di partenza di raccontare una porzione di infanzia attraverso alcune cifre, questa delicatezza nel saper dire molto più di quanto le parole stesse possano fare siano i due elementi che hanno mandato avanti questo piccolo libro tra i finalisti di molti ambiti premi.
Ma mi piace pensarlo.

Carla

venerdì 9 ottobre 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


ERA IL TEMPO DELLE SCELTE...

La regina nel bosco, Neil Gaiman, Chris Riddell (trad. Simona Brogli)
Mondadori 2015


ILLUSTRATO PER MEDI (dai 9 anni)

"Temo che domani non ci sarà nessun matrimonio disse la regina. [...]
Fece arrivare il suo fidanzato e gli disse di non prendersela così, che si sarebbero sposati comunque anche se lui era solo un principe e lei una regina, poi gli diede in buffetto sotto il mento e lo baciò finché non sorrise.
Fece arrivare la sua cotta di maglia.
Fece arrivare la sua spada.
Fece arrivare una scorta di provviste e il suo cavallo, montò in sella e uscì dal palazzo, diretta a est."

Una giovane regina, dai capelli corvini e piuttosto determinata, alla vigilia del matrimonio, decide di seguire i tre nani che le hanno appena comunicato che nel regno confinante sta capitando un fatto insolito. Una specie di epidemia, un'epidemia di sonno. Un sonno magico che si sta diffondendo a grande velocità. I quattro partono per scoprire la ragione di questo fenomeno che ha tutto il carattere del sortilegio. Attraversano campagne dove uomini e animali stazionano, come avvolti da ragnatele, in un sonno perenne. Arrivano nella città e la situazione appare invariata. Salvo il fatto che al loro passaggio, queste figure, ad occhi chiusi, come sonnambuli, cominciano a muoversi e a seguirli. 


In altri tempi e in altri luoghi, fecero così i topi e i bambini incantati dal suono di un flauto. Fuggiti dalla città, i quattro arrivano ai piedi del castello nella foresta di Acaire e lo trovano racchiuso in un intricato quanto inespugnabile groviglio di rovi e piante. Solo il culmine della torre è ancora libero dai rampicanti. 

 
Con l'aiuto del fuoco, riescono a farsi strada e arrivano nell'ultima stanza in cima alla torre dove incontrano una vecchia decrepita con la giovinezza nello sguardo e una fanciulla che dorme in un letto da almeno ottant'anni.
Come sempre è un bacio, un bacio appassionato a destarla: il bacio della regina.


Di fronte al confronto dai toni drammatici tra la vecchia e la fanciulla appena risvegliatasi, la regina e i nani riescono a spiegarsi il mistero che avvolge il regno.

Non una parola di più. Per lasciare al lettore per intero il gusto di un finale inaspettato, drammatico, emozionante e denso di significati simbolici.
Che ci si stia muovendo nella sfera del magico, del simbolico, dell'onirico, del fiabesco è chiaro a tutti fin dalla prima pagina. Regni sconosciuti, monti invalicabili, boschi intricati, nani amici di una fanciulla, sonni magici, castelli avvolti dalla vegetazione, fanciulle addormentate, vecchie che si trastullano con gli arcolai...Siamo dentro Biancaneve, La bella addormentata nel bosco e anche un po' dentro al Pifferaio di Hamelin...
Siamo in una fiaba, fatta di fiabe. Con alcune sostanziali differenze. La prima sta proprio nell'uso originale dei protagonisti stessi e degli intrecci classici. La seconda risiede nella diversa lettura dei fatti. La terza sta nel senso ultimo di cui è portatrice e che la tiene a debita distanza dai suoi prototipi originari.
Accanto alle sostanziali differenze, tuttavia, ci sono alcune importanti somiglianze. Prima fra tutte il repertorio dei personaggi che, già detto, è tradizionale. Anche il ritmo, il lessico e le atmosfere sono proprie della fiaba classica. In qualche modo anche il finale è nel solco della tradizione, nonostante sia ampiamente rivisto e corretto, perché ristabilisce ordine e destini di partenza. 


Non per tutti, però, non per tutti.

Carla


Noterella al margine: Gaiman, maestro indiscusso del mistero, e Riddell, colosso 'gotico' dell'illustrazione, sono di nuovo in una sintonia perfetta. Ancora una volta si rimane basiti di fronte alle tavole di Riddell. Nel loro rigoroso bianco/nero impreziosito dall'oro, i suoi disegni sanno essere al contempo classici e modernissimi (da Rackham a Pratt), ironici ed evocativi. Non c'è libro da lui illustrato che non resti indelebile nella memoria di chi l'ha sfogliato. Penso al Favoloso Scribbolo (di Philip Ridley) al Gulliver o al Don Chisciotte, o ancora alla serie di Ottoline. Nominato lo scorso giugno nono Children's Book Laureate, Chris Riddell si è impegnato per i prossimi due anni in una campagna quotidiana per la promozione del disegno, realizzando e pubblicando almeno un disegno al giorno visibile pubblicamente nel Laureate Log.
Una gioia per gli occhi.

mercoledì 14 gennaio 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


STORIE DI NATALE PER AGOSTO

Che notte è questa! Otto racconti di Natale
Baccalario, Gatti, Masini, Milani, Nanetti, Piumini, Puricelli Guerra, Sgardoli, Gaia Stella
Einaudi Ragazzi 2014


NARRATIVA PER MEDI (dai 6 anni)

"E fu qui che accadde l'inatteso. O anzi, l'incredibile. Non tutti i letti furono occupati. Uno rimase vuoto.
Quello di Piera. S'erano ammalati tutti, lei no. Stupefatta, quasi spaventata, non aveva avuto diarrea, né febbre, né tosse, né dolori. Nulla."


Al Villino San Rocco vivono in undici e in dieci si sono ammalati di Spagnola. E' il 1918, la guerra è appena finita e ora arriva questa altra brutta storia: una dannata malattia che in Italia di morti ne ha fatti ben più che la guerra mondiale. E questo è il racconto di cosa accadde a Piera Castelli, quattordici anni e una salute di ferro. In suo ricordo scrive il figlio, Mino Milani, che apre la serie di otto racconti e che dà il titolo all'intero libro.
La storia di questa coraggiosa ragazzina nella campagna milanese è, come sempre quando è Mino Milani a raccontare, impastata di Storia, quella con la S maiuscola e quindi, necessariamente, di asciutta verità.
Con un finale tutto dickensiano e fiabesco è il racconto successivo, quello di Pierdomenico Baccalario. Il Natale di Marley Bloome, broker algido in una Londra festante e convulsa, è sull'orlo del rivelarsi disastroso ma, complice una provvidenziale nevicata, il protagonista e noi lettori ci ritroviamo in una dimensione 'd'altri tempi', silenziosa e misteriosa e, inaspettatamente, calorosa. E, come nelle migliori novelle di Natale e nei sogni, alla fine tutto si conclude positivamente.


Toccante, come Piumini alle volte sa essere, è la storia di Batur e Seral, giovani sposi in cerca di un figlio che non vuole nascere. Per le strade dell'Anatolia, tre giorni di viaggio a dorso d'asino per arrivare a Mabayak, dove una vecchia guaritrice potrebbe aiutarli, i due incontrano un destino del tutto diverso.
Giulio Bandini, fante in fuga dalla trincea, rischia la corte marziale per passare qualche ora serena con la moglie e il figlio. E' il protagonista del racconto di Guido Sgardoli.
Michele/Dudù per aver perso temporaneamente il contatto con la sua mamma sulla Torre Eiffel, da quel giorno festeggia due compleanni: uno il 10 luglio e l'altro la notte di Natale, quando arriva puntuale la telefonata di Youssuf, il senza tetto che a Parigi lo prese con sé nella sua 'dimora' sotto il ponte.
Pieni di neve sono le due notti di Natale di Giorgio, piccolo detective uscito dalla penna di Alessandro Gatti, e di quel bambino di città e del suo vecchio nonno, protagonisti del racconto di Beatrice Masini. Quest'ultimo, notabile per la delicata riflessione su come i vecchi possano rivelarsi preziose e silenziose guide per i piccoli alla scoperta della bellezza.


Lo ammetto: ho sempre guardato con sospetto i libri di narrativa dichiaratamente natalizi. Sono spesso costruiti in modo artificioso a scapito della qualità ed esauriscono la loro funzione solo in quelle due settimane dell'anno: un po' come accade alla tovaglia rossa con l'agrifoglio stampato che ognuno di noi ha riposta nell'armadio e che fa bella mostra di sé solo una volta all'anno. Con Che notte è questa!, però, siamo di fronte a qualcosa di diverso: un gruppo di scrittori di calibro hanno saputo dare a 'quella notte' un senso più profondo, un respiro più ampio, a tal punto che del libro ne parlo provocatoriamente a festa finita. D'altronde, glissando sul sottotitolo, questo può essere un libro per tutte le stagioni. 
Non per tutti, ma almeno per la maggior parte di essi mi pare si possano cogliere significati che vanno al di là della 'retorica' natalizia: un episodio autentico di un passato ormai lontano, quello raccontato da Mino Milani, in cui si può ragionare sull'incerta salvezza rispetto alle epidemie che ci sfiorano ma che potrebbero facilmente anche colpirci e sul senso ultimo di fare 'squadra' contro le difficoltà. Al racconto di Baccalario riconosco una struttura senza sbavature, con un bel ritmo e un colpo di scena finale che lo fanno essere un 'oggetto narrativo' molto piacevole alla lettura.


Tenera la Masini che si insinua tra un nonno e un nipote e li guarda nelle loro complicità fatte di silenzi ed occhiate furtive.
Complessa, suggestiva, piena di significati impliciti è la narrazione di Piumini che leggerei a dei bambini anche in pieno agosto....

Carla

Noterella al margine. Di Gaia Stella mi piacciono  soprattutto le copertine (che, in un libro, non è poco). 
Anche questa non fa eccezione. Mi sembra invece che la sua voluta ritrosia ad essere narrativa e il fatto di avere a disposizione una unica tavola per ogni racconto, non aggiunga nulla ai testi ,anzi, in alcuni casi, addirittura ne 'congeli' un po' troppo il calore della narrazione.


Noterella al margine. Per la sua dichiarata appartenenza al genere Libro di Natale Che notte è questa!  rischia di scomparire presto dagli scaffali delle librerie, risucchiato nel gorgo delle 'rese'. Ne va tenuto conto, in caso di acquisto.