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mercoledì 5 ottobre 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

I BAMBINI DI JEFFERS

Come tornare a Casa, Oliver Jeffers 
Zoolibri 2022 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"C’era una volta un bimbo, che, un giorno, mentre riponeva le sue cose nel sottoscala, trovò un aeroplano. Non ricordava di averlo lasciato là dentro, ma lo tirò fuori per farci un giretto. L’aereo si staccò da terra e salì su nel cielo... in alto in alto sempre più in alto." 

Poi l'aereo costringe il bambino a fare un atterraggio di fortuna su una falce di luna: serbatoio a secco. Intorno, il buio assoluto. Piano piano anche la luce della sua torcia finisce: pile scariche. 
A poca distanza da lui anche qualcun altro è in difficoltà con la sua astronave: motore fuori uso. Anche per lui atterraggio di fortuna sulla stessa falce di luna. 
Dopo un primo momento di smarrimento e terrore reciproco, i due, il bambino e Marziano, si vedono e sono molto contenti di non essere più soli. 
I danni vanno riparati per poter tornare a casa. Ma servono utensili: vanno presi nel sottoscala, giù a casa. 
Calatosi sulla Terra con l'apposito paracadute, il bambino, dopo una bella nuotata, arriva a destino, ma è sopraffatto dalla stanchezza e la poltrona di casa davanti alla tv è molto invitante... 
Accidenti, non può distrarsi: Marziano è lassù che lo aspetta, o quasi. La corda per farlo risalire tarda a calare e il bambino riesce ad acchiapparla e a farsi issare, solo dopo essere arrivato sul monte più alto. Non resta che riparare il motore dell'astronave, e mettere benza nell'aeroplano.
Il gioco è fatto: entrambi possono finalmente lasciare la Luna e tornare a casa. 
Però, peccato perdersi per sempre. Ci sarà modo di tenersi in contatto? 

Ci sono albi illustrati che hanno una loro perfezione, una loro meravigliosa rotondità. 
Si percepisce, leggendoli e tenendoli in mano, qualcosa di simile a una lucentezza che illumina e riscalda e, colpendoci, ci sposta di un pochino. 


Per raggiungerla, questa perfezione credo occorrano alcune doti particolari. 
Bisogna, innanzi tutto, avere una buona idea - quasi un'ovvietà: in qualsiasi processo creativo è necessaria. Qualcosa che meriti di essere raccontato. 
Poi bisogna saper modellare bene la materia, ossia darle una forma e con questa un senso. 
Poi ancora, essere capaci di eliminare tutto il superfluo, imperfezioni, impurità, inutilità. 
E in ultimo occorre essere capaci di renderla luminosa e calda, aggiungendo cioè un quid che la renda 'insolita' e ci colpisca. 
Forse questo quid risiede nella capacità di sapersi tuffare tra realtà e immaginazione con grande scioltezza. Alternare un allunaggio di un bambino con gli attrezzi conservati nel sottoscala e una lista ben compilata; una corda per risalire con la benza per ripartire. Un bambino con un extraterrestre: tutto questo, come se niente fosse. E non credo che sia un caso che spesso cominciano con c'era una volta...
Spero sia chiaro a tutti, senza doverlo dire, quali siano le categorie umane che sono abituate a tuffarsi così... 


Spesso Oliver Jeffers ha dimostrato di essere capace di farlo. Per questo credo lo si possa considerare uno dei più illuminati narratori di infanzia che il panorama dell'editoria contemporanea offre. 
Capace di cogliere sempre quella che, usando le parole di Steig, è la forza e la debolezza di un bambino in un mondo di grandi. 
E di saperlo fare con quella scioltezza che non è affatto scontata. 
Concepito e pubblicato nel 2007, a soli due anni dall'ineguagliabile Lost and Found (Chi trova un pinguino..., Zoolibri, 2010; 2014) anche in questo Come tornare a Casa alcuni caratteri chiave sono lì a illuminarlo e a renderlo perfetto (per inciso, una comparsata del pinguino ci rassicura sul fatto che siano ancora insieme). 
Non una parola sprecata, non un segno superfluo. Vari bei tuffi. 


I bambini di Jeffers. Funziona come un marchio di fabbrica l'aspetto di quel bambino, quello stesso 'suo' bambino dal gran testone e dalle gambe a stecchino, caratteri che non a caso eredita anche lo sperduto Marziano. Entrambi sono minuscoli, ma nello stesso momento giganti nella loro determinazione. 
I bambini di Jeffers sono capaci di grandi imprese - rigorosamente a cavallo della loro immaginazione illimitata e della loro altrettanto sconfinata fiducia in se stessi (doti che ogni bambino dovrebbe avere in dosi massicce per sopravvivere su questo pianeta pieno di adulti). 
I bambini di Jeffers sono piccoli, ma leali, collaborativi, infaticabili e distratti il giusto. 
I bambini di Jeffers vanno al nocciolo della questione, prendendo sempre la strada più dritta - per usare l'espressione di un grande pediatra, loro sono economici. Qui, per arrivare agli attrezzi occorre andare e venire dalla Luna, e lui è economico e ci va per la strada più corta. Dimostra di essere economico anche nella lista promemoria che scrive prima di partire verso il sottoscala. Leggere per credere. 
I bambini di Jeffers sono piccoli. In Chi trova un pinguino... urlava, minuscolo, dalla banchina del porto a una nave enorme e sorda, qui sulla Luna nel buio dello spazio ha una torcetta che, per di più, lo abbandona. 
I bambini di Jeffers non si perdono d'animo. In Chi trova un pinguino... lo abbiamo visto costruirsi una barca da zero e remare, remare remare; qui lo vediamo buttarsi a capofitto dalla Luna sulla Terra e a nuoto attraversare il mare... E, come se non bastasse, tornare anche indietro, inerpicandosi su per il monte.


I bambini di Jeffers, soprattutto, non vogliono pensare come gli adulti. A spanne, quanto lontani siamo dalla finitudine dei grandi e quanto siamo vicini all'onnipotenza dei piccoli?

Carla

mercoledì 31 agosto 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

DI TIMIDEZZA E DI DETERMINAZIONE: GLI STEADS 

Sonata per la signora Luna, Philip C. Stead, Erin E. Stead 
(trad. Cristina Brambilla) 
Babalibri 2019 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Quella sera quando Harriet Henry scese per cena, i suoi genitori dissero: 'Un giorno suonerai il violoncello in una grande orchestra. Non sarebbe bellissimo?' Harriet immaginò una folla di persone, tutte vestite come pinguini. 
Le sue mani iniziarono a sudare e il viso a scottare. 
'No' rispose dopo un sospiro. 
E sistemò i fagiolini in una lunga fila ordinata." 


Come è facile intuire ad Harriet non sarebbe per niente piaciuto suonare davanti a tante persone, in una grande orchestra (tra tante persone che sembrano pinguini). 


Lei voleva - a lei piaceva - suonare il violoncello da sola. E' timida, è introversa.
Allontanatasi dalla cucina e dai genitori, rifugiatasi nella sua camera, la trasforma nella propria minuscola casa con fuoco nel caminetto, tavolino e tazza di tè. 
Mentre suona, un gufo sull'albero di fronte alla sua finestra comincia a bubolare. 
Harriet con gentilezza lo prega di andarsene, ma lui bubola di nuovo così Harriet, arrabbiata, gli scaglia addosso la sua tazza di tè. 
Non colpisce il gufo, ma la Luna in persona che cade dal cielo e si incastra sul suo comignolo, riempiendo di fumo la sua casetta. 


Harriet si arrampica e la libera e comincia così una chiacchierata, e una passeggiata in città, un giro in barca e quando è l'ora di tornare a casa per entrambe, quella bambina introversa accetta l'invito della Luna solitaria e suona per lei. 
A un patto, però: occhi chiusi e niente applausi. 

In una intervista, Philip Stead ha definito questo libro un libro per bambini timidi su una bambina timida. Ed è assoluta verità. 
La bambina Harriet Henry (ci si potrebbero spendere tante righe su questo colpo da maestro di Philip Stead per non dare al personaggio una connotazione precisa di genere, come a voler dire i timidi sono tanto le Harriet quanto gli Henry e gli Hank... e altrettanto geniale il ritratto che ne disegna Erin) è timida e introversa quindi non ha voglia di condividere la sua musica con altre persone: il viso le si scalda e le sue mani cominciano a sudare. 
E anche quando fa una eccezione alla sua regola e suona per la signora Luna, lo fa, in un cielo vuoto, tranquillo, chiedendo in cambio silenzio e occhi chiusi. 
Ma Philip Stead non ha detto tutto. 
Questo libro non è solo un libro sulla timidezza, ma è anche un libro sulla determinazione (dote accessoria cui ogni timido dovrebbe poter accedere liberamente). 


Ecco, se da un lato la timidezza fa avvampare le guance e spesso anche sudare le mani, dall'altro la determinazione di quella bambina le permette di poter sussurrare i suoi no. No, fermi. 
Ma questo libro è anche un libro sull'incoraggiamento. 
Se da una parte i due genitori entrano nella timidezza e ritrosia di Harriet a gamba tesa, al contrario la signora Luna, dopo essersi dimostrata vicina e comprensiva nei confronti della bambina che mette in fila i fagiolini, prova a valicare il confine della timidezza e, con garbo, trova una via per incoraggiare la piccolina a superare la sua paura. 
Sempre nella stessa intervista, Philip dichiara: "Gli introversi sono spesso messi in una posizione in cui devono difendere la loro introversione. Penso che spesso ci sentiamo come se la cosa che stiamo facendo abbia valore anche se la stiamo facendo da soli. E penso che sia una cosa particolarmente importante a cui pensare perché è quasi impossibile essere soli di questi tempi. 
Ultimamente abbiamo riflettuto molto su come sarebbe crescere in questo momento in un mondo che è tutto basato sulla condivisione. Il tempo tranquillo e da soli era essenziale sia per me sia per Erin, da bambini. E lo è ancora. 
Non credo che ai bambini sia spesso permesso di fare le cose da soli, davvero da soli. Tutto è sempre documentato e condiviso. Music for Mister Moon è un libro su un personaggio introverso, fatto da due introversi. 
Di solito non amiamo dire cosa significhi un libro, ma in fondo il libro ha lo scopo di porre una domanda che è: una cosa può avere valore se non è condivisa?"
Chi conosce il percorso formativo dei coniugi Stead (percorso che li ha portati a essere quello che sono oggi) non può non leggere in questo libro una meravigliosa metafora della loro relazione 'artistica' e, più in generale, umana. 
Per essere subito chiari, dietro Harriet ci sono tutti i timidi e gli introversi del pianeta, la cui schiera è guidata da Erin - la cui riottosità all'essere sotto i riflettori è ormai proverbiale - e dietro la Luna (nelle lingue di ceppo anglosassone Luna è maschile e nel titolo infatti parla di Music for Mister Moon...) ci sono tutti gli incoraggiatori, con Philip capofila. A lui si deve la spinta iniziale per dare la necessaria fiducia a Erin nell'intraprendere la carriera di illustratrice. 
Ma ci sarà modo e tempo di approfondire.



Come è accaduto al principio del loro sodalizio artistico, anche in questo caso Philip scrive una storia per Erin, ossia pensando a lei e al suo modo di illustrare. Si dimostra capace di lasciare a lei un sacco di spazio, mettendo a tacere le parole ed Erin, per converso, riesce a costruire intrecci e richiami, a trovare soluzioni molto originali laddove il testo le offra l'opportunità. 
Mi riferisco, per esempio, all'idea che Harriet come pubblico abbia solo i suoi peluche, un orso e un tricheco, orso e tricheco che incarnano poi il capellaio e il pescatore. 


Erin, illustratrice -timida/introversa/solitaria- con questo libro ha dimostrato a se stessa e al mondo la sua determinazione a dare il meglio di sé: a un passo dalla nascita della sua prima bambina le tavole del libro sono praticamente pronte ed è lì che lei decide che è tutto da rifare. Le illustrazioni fatte non la convincono fino in fondo, quindi ricomincia tutto da zero. 
Nel frattempo la sua bambina nasce, ma lei -timida/introversa/solitaria- va avanti verso il suo obiettivo e si dimostra anche coraggiosa e determinata e il libro diventa quello che è ora. 
Le illustrazioni, scarne e armoniose come il testo, si caratterizzano per un delicato segno a matita applicato su monostampe a inchiostro (si tratta di olio per incisione, non colore a olio per pittura). 
Il colore, questa volta, viene steso con il rullo, la racla, su una base rigida di acrilico. 


Con questo sistema e con una palette di colori ancora più tenui del solito, la Stead ottiene un effetto nebbioso in cui agiscono una grande luna leggermente luminosa con sembianze umane, un carro comicamente minuscolo e una bambina dall'aspetto serio, con i codini, a malapena più alta del suo strumento. 
Si muove sulla scia del libro precedente, Il postino dei messaggi in bottiglia, con le monostampe, tuttavia acquisisce una sicurezza e una distanza dalla precisione ossessiva vista in Se vuoi vedere una balena. Sembrerebbe quasi che Erin Stead stia cominciando a lasciare uno spazio maggiore all'impulsività e alla imprevedibilità del medium. Sembra. 
Per ogni immagine, Erin Stead ottiene una scansione che viene stampata invertita. 
Su quella appoggia la lastra di cianacrilato, insomma di acrilico liscio e rigido, che inchiostra a seconda del fondo colorato che vuole dare all'immagine. Poi libera dal colore le parti dove deve andare il disegno, grazie all'immagine sottostante, usando un tovagliolino da neonato (!) e quando le serve una diversa texture - per esempio lungo la cornice - allora usa una cosa più rigida, uno scottex. 
A questo punto prende il foglio su cui disegnerà e lo fa combaciare, lo mette a registro, alla perfezione con la lastra di cianacrilato inchiostrata e preme con il suo consueto strumento di bambù. Poi aspetta almeno due giorni per dare il tempo al colore di asciugarsi perfettamente, prima di procedere con il disegno nelle zone colorate. E allora è festa grande!

 
La qualità del risultato è sotto gli occhi di tutti. 


 Carla 

Noterella al margine. A settembre di Erin e Philip Stead si parlerà a Cagliari durante una giornata di formazione propedeutica all'incontro/intervista con i magnifici Steads durante il Festival Tuttestorie, a Cagliari dal 5 all'8 di ottobre.

venerdì 15 marzo 2019

FAMMI UNA DOMANDA!


LUNA, PER TUTTO L’ANNO



Come sfuggire al richiamo irresistibile di un anniversario come quello della missione dell’Apollo 11, la missione spaziale che portò al primo allunaggio della storia umana?
Impossibile resistere e così, già dalla fine dello scorso anno, la produzione editoriale di carattere divulgativo, e non solo, si è rivolta con insistenza al tema ‘Luna’.
Fra le tante proposte, ho scelto ‘Voglio la Luna’, firmata da Andrea Valente e Umberto Guidoni, con le immagini realizzate da Susy Zanella, uscito recentemente per i tipi di Editoriale Scienza. Gli autori sono molto noti, Andrea Valente come scrittore, Guidoni come astronauta e divulgatore di successo.
Il volume, abbastanza corposo, è chiaramente indirizzato a un pubblico di lettrici e lettori grandicelli, quanto meno dai dieci anni in su, anche se nella sua parte più narrativa può attirare anche lettori più piccoli.



E’ diviso in tre parti: la prima ‘Mitica Luna’, esplora la Luna così come è stata raccontata nei miti, nella letteratura, nella musica, nei film, nell’arte ed è già così un discorso impegnativo, ricco di spunti; la seconda, ‘Luna Scientifica’, entra nel merito di tutto ciò che sappiamo sul nostro satellite, come è nato, quanto è distante, le fasi lunari, le caratteristiche geologiche, l’influsso della Luna sulla Terra. Questa parte, la più astratta, se vogliamo, è in realtà raccontata con grande chiarezza e altrettanta precisione, fornendo molte risposte alle domande spontanee dei giovani studiosi e delle aspiranti astronaute. 



L’ultima parte, ‘Avventurosa Luna’, ripercorre le tappe dell’esplorazione spaziale, delle missioni Apollo e dei progetti futuri, relativi a insediamenti stabili sul terreno lunare. Non mancano i riferimenti scherzosi alla presenza di presunti ‘lunariani’ e quelli più seri, si fa per dire, relativi alla teoria del complotto, che immagina una grande messa in scena, a fini politici, di qualcosa che in realtà non è mai avvenuto.
Cosa mi ha colpito di questo libro: innanzi tutto, la grande precisione affiancata però a un linguaggio molto chiaro, nella parte più scientifica anche giustamente schematico; l’equilibrio di un’esposizione che mette insieme i diversi aspetti del racconto sulla Luna, dal simbolico allo scientifico, dal letterario al tecnologico senza che una parte prevalesse sull’altra, fornendo in questo modo una panoramica esauriente dei diversi punti di vista. Infine l’aver pensato un libro capace di rispondere all’esigenza di approfondimento di ragazze e ragazzi al di sopra dei dieci anni, quindi con un livello di approfondimento adeguato e coerente.
Onestamente, mi sembra una rarità, una proposta originale, rigorosamente made in Italy, migliore di molte altre proposte presenti sul mercato. Mi è sembrata anche molto curata nelle illustrazioni, evocative quando lo devono essere, precise quando devono spiegare, e nell’agile impaginazione.


Una bella proposta di approfondimento per tutti quelli che vogliono sapere un po’ di più della Luna, presenza familiare, ma non tanto conosciuta. Buona lettura!

Eleonora

“Voglio la Luna”, A. Valente e U. Guidoni, con le illustrazioni di S. Zanella, Editoriale Scienza 2019


venerdì 8 marzo 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IL CAMBIO DELLA LUNA

Il sapore della luna, Michael Grejniec (trad. Gabriella Manna)
Kalandraka 2019


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Da molto tempo gli animali guardavano il cielo di notte.
Che sapore aveva la luna? Era dolce o era salata?
Volevano solo assaggiarne un pezzettino e perciò stiravano il collo, allungavano le zampe e drizzavano anche la coda.
Cercavano di toccare la luna, ma neanche il più grosso di loro ci riusciva."

La tartaruga pensa che salendo in cima al monte la raggiungerà, la luna. Ci si avvicina, ma per toccarla ci vuole ben altro. Si rivolge a chi è molto più grande di lei: l'elefante. Anche così però la luna è sempre irraggiungibile. L'elefante, a sua volta, chiama la giraffa. La giraffa convoca la zebra. Ma anche adesso che sono in quattro, uno sulla groppa dell'altro (la tartaruga sotto a tutti con il suo carapace robusto non sembra cedere), la luna non si fa acchiappare. Lei ha capito il gioco e man mano che la torre di animali si alza, si sposta nel cielo andando sempre più in alto. 


Ormai sono in sette, uno sopra l'altro e la luna è ancora irraggiungibile. D'altronde se è lei stessa che continua a muoversi sempre un po' più in là...l'impresa sembra impossibile.
Eppure. Sebbene non sia stato chiamato da nessuno, il topo, che di lì passa per caso, porta a casa il risultato.

Il 'topos'...letterario è lì sotto gli occhi di tutti. E con lui anche il messaggio che la sostanza della storia tiene in sé. Fino qui non ci sono novità di rilievo, a parte una inequivoca piacevolezza che storie costruite sull'accumulazione e la ripetizione dimostrano di avere tra i più piccoli.
La fiaba dei Musicanti di Brema, che anche visivamente ha nessi con la storia di Grejniec rappresenta, lasciato da parte il lato 'sociale' di alcuni suoi aspetti, un canone in tal senso: il desiderio di uno può diventare il desiderio di molti e se questi molti si consorziano nel tentativo di realizzarlo, le possibilità di riuscita sono decisamente superiori ai risultati che si otterrebbero in solitario.
In sistesi: l'unione fa la forza. Dai Musicanti alle class action è un soffio.
La storia editoriale di questo libro è piuttosto lunga. Per la prima volta in Italia fu pubblicato da Arka con un testo un po' diverso da quello attuale. 


Le differenze non risiedono soltanto nella traduzione che oggi è stata affidata a Gabriella Manna e nel 1993 fu fatta a quattro mani da Umberto e Ginevra Costanzia, ma in una revisione più sostanziale.
Sono spariti i singoli ragionamenti dei vari animali che si susseguono sul carapace della tartaruga riguardo ai loro gusti alimentari: se la luna sapesse di insalata la tartaruga la mangerebbe, se sapesse di acacia piacerebbe all'elefante, se avesse lo stesso gusto delle foglie di mimosa sarebbe perfetta per la giraffa e così via.
Perché tutto questo sia stato eliminato nella revisione che lo stesso autore ha fatto del testo italiano, titolo compreso, resta piuttosto misterioso.
Un po' egoista, magari, ma di certo divertente.
Si potrebbe pensare che il testo sia stato rinnovato con la funzione di far convergere tutto sulla questione di fondo, ovvero l'essere squadra per un unico fine: toccare la luna.
Al contrario, nella prima edizione i singoli animali salivano uno sulla groppa dell'altro con un solo scopo molto personale: assaggiarla e, verificatone il sapore, mangiarsela tutta, evidentemente da soli e in santa pace.
Se da una parte il testo a questo punto è costruito in una prospettiva più 'politicamente corretta', ha perso però il divertente gioco 'interno' sui gusti di ciascuno, in fatto di cibo. 


Di certo sono sopravvissute le ridondanze, sorta di ritornelli interni.
Altrettanto si è mantenuto il valore di gioco tra animali e luna dove i primi inseguono e la seconda scappa. Si è persa invece l'offesa finale che nell'edizione originale era il motivo del rimpicciolimento, ed è stata soppiantata da una più neutra sorpresa.
La piccola chiosa del pesce sott'acqua che riguarda la 'fame di luna' e che ha lo scopo di ridimensionare lo sforzo degli animali, mettendolo un po' in ridicolo è giustamente rimasto a chiudere anche questa rinnovata edizione.
La struttura narrativa continua a essere perfetta per una lettura con i più piccoli sebbene il testo sembra essersi perso qualcosa per strada. L'illustrazione, invece, resta bellissima e ancora di grande impatto. Il nero dello sfondo di tutte le tavole ha il merito di esaltare la luminosità di qualsiasi colore gli si appoggi sopra. Il fascino del 'castell' che si rastrema verso l'alto, perché gli animali via via sono sempre più piccoli, come è giusto che sia, è ancora lì a fare bella mostra di sé. L'effetto 'felpato' del collage è un marchio di fabbrica per Michael Grejniec che lo rende inconfondibile e unico. 


Ed è un piacere che il faccione di luna sia di nuovo lì, fortunatamente su una carta meno lucida, che ne accentua luminosità e materia.

Carla

mercoledì 10 ottobre 2018

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


ALLA FINE DEL MARE, C'E' IL CIELO

Dolci di Luna, Chen Jiang Hong (trad. Tanguy Babled)
Babalibri 2018


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Ogni sera, dal giorno in cui era nato, la nonna di Tian-Zi gli aveva raccontato la storia del Cammino del cielo e il bimbo ormai la conosceva a memoria. Un giorno d'autunno, Tian-Zi preparò un grande zaino, salutò la nonna e il padre e si avviò lungo il Cammino del cielo: voleva ritrovare sua madre."

Tian-Zi vuol dire figlio del cielo. Sua madre, la principessa Xian-Zi figlia dell'Imperatore di Giada, dal cielo guardava ogni giorno il mondo degli uomini, fino al giorno in cui decise di scendere sulla Terra. 
Mentre camminava ammaliata da colori e profumi incontrò un uomo che le chiese disperato di guarire la madre gravemente ammalata. Xian-Zi non solo guarì la madre dell'uomo, ma decise di restare sulla terra con lui. Il loro bambino è Tian-Zi. L'imperatore di Giada, resosi conto di essere sul punto di perdere la figlia per sempre, con la forza la riporta nel suo regno, il cielo. Ed è proprio verso il cielo che Tian-Zi si dirige in cerca di sua madre. 


Il viaggio è lungo e pericoloso ma con l'aiuto di una gru riesce ad arrivare alle porte del Palazzo. Ad accoglierlo tutto l'amore e la commozione della madre che, al colmo della felicità, per lui prepara con una ricetta segreta che sulla terra non esiste, i dolci di Luna. Si mangiano una volta l'anno con la luna piena. Ancora una volta però è l'imperatore che si mette in mezzo tra madre e figlio: caccia dal regno di Giada il piccolo Tian-Zi, perché a nessun umano è concesso viverci. Il dolore consuma la principessa a tal punto che suo padre le concede una volta all'anno, in occasione del ritorno sulla terra del bambino, di andare da lui con un paniere di dolci di Luna. I primi sarà proprio lui a prepararli.
Per ricordare questa storia, in Cina ogni anno si celebra la festa della Luna, a metà dell'autunno: le famiglie si riuniscono per godere dello stare insieme, e lo fanno anche mangiando i tradizionali dolci di Luna.


I fili con cui Hong è solito tessere i suoi bellissimi racconti ci sono tutti: l'amore tra genitori e figli, la separazione e il dolore inconsolabile, il viaggio e il coraggio di un bambino per affrontarlo, la terra e il cielo così diversi e lontani tra loro, la tradizione e il mito, la magia che attraversa la fiaba. E anche il suo modo di dipingere tutto questo è ancora lì, a conquistare lo sguardo.
Su uno sfondo di acquerello che si muove sul foglio prendendo la forma che l'acqua gli suggerisce, Hong governa il tratto sottile del pennino dedicato alle figure umane. Tra questi due opposti, in una sorta di piano intermedio, c'è il paesaggio, la botanica e l'architettura e qui il pennello di Hong imbriglia il colore e lo domina e lo ordina per dare forma e senso al racconto. 


Alterna, come sempre, tavole che riempiono il doppio specchio della pagina a sequenze più veloci e più contenute che sono riflesso del ritmo narrativo che accelera o rallenta. Certo è che alcune immagini raggiungono una potenza evocativa rara, anche in virtù dei colori che si accendono o si spengono a seconda del contesto. 


Intense sono le tavole dedicate alla bellezza della principessa, incorniciata dai fiori, e alla sua disperazione per il distacco dai suoi due amori, stravolta in uno sguardo feroce. Il percorso di viaggio del bambino, così come è raccontato per immagini, sottolinea la sua tenacia racchiusa in un corpo minuscolo, se paragonato alla natura circostante che lo circonda.
Tutto questo è attraversato dal mito legato alla festa della Luna. 
Lei, la luna, meravigliosamente ritratta nella sua pienezza, è testimone muta di quel che accade sotto di lei. Accompagna parti del viaggio, la salita in cielo sul dorso della gru. È testimone della durezza dell'imperatore. Talvolta, enorme sul fondo, illumina la scena, talvolta, discreta, si vela nei contorni. 


E come la luna è protagonista, lo sono anche i dolcetti che dalla prima ereditano il nome, la forma e un po' il colore. E, stando alla ricetta originale, ne rievocano la presenza discreta, al loro interno, nel tuorlo d'uovo marinato che nascondono. Quasi come fosse un omaggio, i pattern che di solito compaiono su questi dolci di luna Hong li ripete come elemento decorativo nei fregi architettonici o nelle grandi piastrelle dei pavimenti.
Sono molti i motivi di apprezzamento di questo libro, ma la ragione per cui andrebbe letto a distesa risiede nella grande verità che la gru pronuncia, piena di speranza, davanti a quel bambino in lacrime, stanco e abbattuto: alla fine della notte non c'è la notte, ma l'aurora, e alla fine del mare non c'è il mare, ma il cielo.


Carla

Noterella al margine: grazie di cuore a Francesca Archinto, che conosce evidentemente le mie passioni. La via verso i dolci di luna si è spalancata davanti a me. Il primo passo è stato procurarsi uno stampo adeguato e in legno. Domani è la volta dell'anko per il ripieno...

giovedì 17 marzo 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IL GRANDE SOGNO

Il primo ippopotamo sulla luna, David Walliams, Tony Ross
(trad. Simone Barillari)
L'Ippocampo junior 2016


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Così gli amici di Sheila si misero al lavoro per costruirle un razzo. Tina l'elefantessa tornò con il più grosso tronco che riuscì a trovare. Joyce il gorilla portò la più lunga liana della foresta. E a Derek lo struzzo fu affidato il compito di raccogliere una puzzolentissima montagnola di sterco di rinoceronte. Dopo molti giorni e molte notti il razzo spaziale costruito dagli animali fu finalmente pronto."


Tutto questo accadde perché l'ippopotamo Sheila voleva a tutti costi realizzare il suo sogno che era quello di essere il primo ippopotamo sulla luna. Dall'altra parte del globo, però, c'è qualcun altro che ha il medesimo desiderio e un bel po' di quattrini in più da investire nel progetto. Così quando Sheila decollerà con il suo razzo fatto di materie prime 'naturali', da un altro angolo del mondo, e precisamente dal nuovissimo centro Ippospaziale, è appena partito il razzo di Herkues-Rockfeller-Einstein III.
Lo sterco di rinoceronte è un ottimo propellente e spinge il razzo in orbita ma poi un meteorite pone fine alla sua corsa, scaraventando Sheila, fortunatamente per lei, proprio sulla testa Herkues-Rockfeller-Einstein III, appena allunato. Anche se tecnicamente a Sheila non spetterebbe il primato del primo ippopotamo sulla luna, a lei è comunque toccata tutta la gloria dell'impresa. Come mai? Un piccolissimo dettaglio...


Di nuovo Walliams e Ross alle prese con una storia se possibile ancora più assurda di quella dell'elefante in adozione al povero bambino Sam che si vede demolire la casa sotto gli occhi da un elefante arrogante e maleducato (L'ippocampo 2014).
Il punto di partenza è un desiderio, quasi un sogno, di poter arrivare sulla luna. Il non sense si ha quando si scopre che i due sognatori in questione sono entrambi ippopotami. Cresce di pathos quando vediamo la grande disparità di mezzi tra i due. Tuttavia, necessariamente, il piatto della bilancia della simpatia pende con forza verso Sheila e a Herkues-Rockfeller-Einstein III non resta che sublimare il suo insuccesso in ambito sociale attraverso una efficienza e una disponibilità di mezzi davvero inarrivabile per il gruppo di amici delle giungla.
Eppure, se da un lato la grande organizzazione messa su da Herkues-Rockfeller-Einstein III pare vincente, dall'altro la totale incompetenza che sfiora la dabbenaggine di Sheila & co. si rivela ben più efficace. 
Una squadra di amici lavora meglio di una squadra di yes men prezzolati.
Il resto, come sempre nella vita, lo fa il caso, la 'buona' sorte e un pizzico di destrezza nei modi.


Visti i due contendenti, è evidente la metafora che, anche se non si dichiara a parole, è evidente e salta agli occhi del lettore: nella vita tanto più si è capaci di credere in un sogno, tanto più ci si avvicina al traguardo. Tanto più si fa squadra, tanto più la vittoria si avvicina.
Sheila non ha strumenti: è seduta e sogna di notte sotto la palma, mentre Herkues-Rockfeller-Einstein III sfoggia già la sua tuta da astronauta in piedi in una postura da Ventennio.
Sheila è piena di amici volenterosi che al suo fianco rendono possibile il suo sogno. Herkues-Rockfeller-Einstein III con il denaro pensa di avere già in tasca il successo.
Da che parte stare, Tony Ross e David Walliams, lo stanno dimostrando in tutti modi. 


Addirittura il destino decide di pendere da una parte, facendo transitare un meteorite al momento opportuno su una traiettoria perfetta. Il resto lo fa la bontà di sentimenti di Sheila alla quale poco importerebbe ottenere un pari merito con Herkues-Rockfeller-Einstein III. Ma a chi per tutto il libro ha impartito ordini ai suoi sottoposti è impossibile declinare il verbo condividere. Quindi non se ne parla neanche di spartire la gloria, il primato.
Esilarante nei disegni, costruiti con la solita confusione creativa di Ross che dissemina lungo la storia principale, mille altre piccole gag. Ma divertente anche la lettura ad alta voce del testo, in questo continuo gioco sul suffisso ippo che in modo ossessivo si attacca dovunque.


Carla

mercoledì 25 marzo 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

TENERLO PER SEMPRE

Papà sulla Luna, Adrien Albert
Babalibri, 2015


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"La navicella si posa sulla superficie lunare, alzando un nuvolone di polvere. Papà è lì che l'aspetta. Con un salto Maia è tra le sue braccia. 'Ho rischiato di partire senza il mio peluche. Era nascosto sotto il letto, non riuscivo a trovarlo. Sarebbe stato un peccato perché non avresti potuto vedere la pettinatura che gli ho fatto per venire sulla Luna.' 'Mi mostrerai tutto dentro la stazione spaziale', risponde papà."

Maia vive con la mamma sulla Terra, in una casetta vicino al parco. Il papà, invece, abita in una stazione spaziale sulla Luna. Maia per questo fa sempre su e giù. Ormai è una esperta astronauta e parte ogni volta con la sua astronave parcheggiata nel parco: si accomoda sul suo seggiolino, sua madre accende i reattori del razzo e l'emozione della partenza è di nuovo lì. Decollo riuscito, attraversamento dell'atmosfera senza problemi e, raggiunto lo spazio profondo, una volta che il razzo lascia libera l'astronave, essa 'veleggia' nel nero del cielo verso la Luna.


Breve merenda in assenza di gravità, quindi la navicella con Maia si stacca dalla grande astronave a alluna. La stazione spaziale non pare molto diversa da una casa terrestre e anche la vita che si fa là dentro non sembra tanto inconsueta: si mangia, si dorme si gioca, si fa il bagno, si guarda un bel film. Ma una cosa è molto diversa: quel grande telescopio con cui Maia, zoomando, riesce a vedere la sua mamma lontana. Proprio sbirciando lì attraverso Maia vede sua mamma con in braccio un gattino. Maia lo vorrebbe per sempre. Non resta che chiederglielo, una volta tornata alla base.


Tra mamma e papà ci sono 384.000 chilometri e rotti. Bisogna essere organizzati per fare questo continuo su e giù. Maia è una bambina con la valigia in mano che divide il suo tempo tra la casa di mamma e la casa di papà. Al pari di tanti bambini come lei, Maia riesce a trarre da questa distanza, da questa separazione, il meglio che può. La sua allegria e spensieratezza mi pare sia frutto di una serenità raggiunta tra la mamma terrestre e il papà lunare e anche da una sicurezza affettiva che entrambi sanno trasmettere alla piccola viaggiatrice. Tale armonia generale è a tal punto evidente che viene anche il dubbio che tale distanza un giorno non possa essere di nuovo colmata e l'astronave messa per sempre in garage.


Poco importa che Papà sulla Luna racconti di due genitori separati per sempre, o che racconti solo di un loro distacco temporaneo, il fuoco della questione sta proprio nella capacità che gli adulti dovrebbero avere nei confronti dei più piccoli nel tutelarli e difenderli dalla sofferenza che i distacchi portano con sé. Vibra tra le cose non dette un'inquietudine di fondo che anche le migliori pratiche sembrano non poter cancellare del tutto: "Ma quel gattino però lo terremo sempre con noi, vero? Come a dire, in un sotto testo, da lui non ci separeremo, vero?


Palpabile e non fittizia è tuttavia una buona armonia che regna tra i tre. E che, a vederla, trasmette la stessa gioia che si prova quando si incontrano famiglie disgiunte che hanno saputo costruire così bene la loro sfera affettiva che nessun distacco ha potuto minare.
Minuziosa la precisione, pur semplificata, delle procedure astronautiche, quel bel cielo nero lunare che contrasta con quello azzurro terrestre. I risguardi di copertina che alludono al panorama in andata e a quello in ritorno.
Il mare della tranquillità del testo ha un suo corrispettivo nelle tavole che, con il suo segno lineare, le sue ambientazioni piuttosto essenziali e l'attenzione minuziosa al dettaglio, senza mai cadere nella leziosità, mi pare tenga presente i libri di Yuichi Kasano. Originali le prospettive e le inquadrature che passano dalla grande tavola a piena pagina alla sequenza accelerata della striscia del fumetto. 


Il continuo passaggio dal primissimo piano alla panoramica movimenta ogni sequenza: se lo leggessimo in penombra potremmo pensare di essere al cinema.

Carla