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venerdì 6 giugno 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

TOM DE SAVOIE

Pesce Chiappa
, Pauline Pinson, Magali Le Huche (trad. Odile Ribaldi Sánchez) 
La Nuova Frontiera Junior 2025 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Pesce Chiappa sembra un sedere. 
Glielo dicono tutti. Pesce Chiappa non sa cosa rispondere. È vero che la sua faccia ricorda un sedere. Decide così di fare delle puzzette con la bocca. I suoi amici si divertono un mondo e smettono di prenderlo in giro. 
Ma dopo un po' Pesce Chiappa non ha più voglia di essere divertente, vuole solo essere normale." 

E così decide di andarsene altrove e parte in esplorazione delle grandi profondità marine. Tanto più giù va, tanto più trova pesci molto strani: pesci imbuto, pesci chiave inglese e persino un pesce fontina. Con lui però è diverso: è amicizia a prima vista. Se era curioso avere la forma di un sedere, figuriamoci averne una da fetta di formaggio valdostano. 


Damien e Steven, rispettivamente Chiappa e Fontina, giocano a palette: una sorta di tennis subacqueo e Steven, che ha un sacco di abilità, ne insegna parecchie a Damien; come scrivere sulla sabbia del fondo marino con la coda o fare musica con le conchiglie. È tutto un grande spasso fino al momento in cui una rete di pescatori li tira a secco...Ma il fatto di essere così 'brutti' si rivela una fortuna perché immediatamente vengono rimessi in acqua dal pescatore che li guarda disgustato. La vita in fondo al mare è davvero piena di belle sorprese, compresa quella che capovolge, nel senso più letterale possibile, il punto di vista... 

Un successo editoriale inaspettato quanto grandioso: 50.000 copie vendute, nove paesi ne acquisiscono i diritti e in Italia arriva con La Nuova Frontiera Junior. Alla fiera di Bologna molti ne parlano e infatti sparisce all'istante dai tavoli degli stand...


Un fenomeno che potrebbe spiegarsi con il fatto che nel realizzarlo sono successe alcune belle cose. 
La prima delle quali è la grande intesa che c'è fra quelle due monelle di Le Huche e Pinson. Hanno già collaborato più volte su libri come Non sono stato io, è stata la balena (Tourbillon 2014) e La famiglia Cacca (Tourbillon 2014), gli unici due arrivati fin qui. Gli altri sono francesi. 
Entrambe condividono il modo di concepire le storie per bambini: entrambe sono lì a cercare di farli ridere e nello stesso tempo di mettere su pagina cosette anche più profonde che li possano toccare. L'altra bella cosa che succede riguarda gli adulti: il libro - almeno in francese -  gioca e allude. Una per tutte: il nome Steven che in italiano è divertente, ma vabbè, in francese è invece Tom de Savoie, che parlando di formaggi, fa molto più ridere ed è un magnifico gancio per conquistare l'acquirente, ammesso che ami il camembert (in Francia) o la fontina (in Italia)! 


E in tutto questo gran ridere vediamo prima un pesce da solo che decide di non stare più al gioco che gli altri esigono da lui per divertirsi e tenerlo dentro il gruppo e poi vediamo l'incontro con un altro pesce appartenente alla categoria degli 'scartati' dalla società. 
Addirittura il pescatore li ritiene inguardabili e quindi invendibili. Inutile tirarli a secco.
Questo dettaglio, se ben utilizzato, diventa per i due nuovi amici una risorsa. 
E ancora, tra una risata e l'altra, vediamo come cambia il punto di vista di Damien che, al principio, sulla scia di quanto dicono i suoi vecchi amici, considera il pesce Fontina effettivamente brutto, salvo poi ricredersi quando lo conosce più a fondo e smette di vederne solo l'aspetto esteriore. 
Naturalmente il grande successo, è inutile girarci intorno, dipende dal fatto che nel titolo e per tutta la storia si ruota intorno a un sedere. 
Splende in copertina, in tutto il suo rosa su fondo nero e fin dal principio la storia cerca spunti riguardo a tutto quello che un sedere può fare, puzzette annesse. 
Però però pero. Le due non sono nuove a cavalcare questa tigre, ma lo fanno con un garbo tale che anche al lettore più smaliziato non viene in mente che si tratti di una strizzatina d'occhio ai lettori, fin troppo facile. Lo si capisce nel momento in cui tanto più va in profondità (in senso latto e letterale), tanto più il pesce chiappa esce dallo stereotipo, fino ad arrivare al climax (preparato a dovere con la sequenza di pesce gatto, sega, pilota, lanterna, imbuto e poi chiave inglese) rappresentato dal pesce fetta di fontina. 
Ed ecco che qui arriva l'altra grande qualità del libro, ossia il disegno di Magali Le Huche. Alle tavole corali, spesso doppie si alternano brevi e concitati dialoghi a fumetto tra i protagonisti, oppure piccole scenette sul bianco della pagina. 


Ma per togliere ogni dubbio circa la sua bravura, basta osservare la fetta di fontina al cinema...
Vedere per capire! 

Carla

mercoledì 6 luglio 2022

FAMMI UNA DOMANDA!


PUNTI DI VISTA SUL MARE


Quale stagione migliore per proporre ben due titoli nuovi della collana PiNO, proposti da Topipittori? Con frotte di bambini e bambine, ragazzi e ragazze al mare non c’è guida migliore alla conoscenza dell’ambiente acquatico di questi due testi che, come sempre, sono anche guide pratiche per naturalisti in erba.
Il primo, della naturalista e divulgatrice nonché illustratrice naturalistica Elisabetta Mitrovic, s’intitola ‘In riva al mare. Guida pratica per esploratori di litorali’. Descrive e analizza tutto quello che ci può dire del mare il suo confine con la terra: dalle caratteristiche della sabbia ai residui che l’alternarsi delle maree lasciano sul bagnasciuga; e poi le piante, gli uccelli che con i loro becchi scavano la sabbia alla ricerca di nutrimento, infine le conchiglie.


Un bel invito ai bambini e alle bambine a diventare veri esploratori, capaci di raccogliere, separare, disegnare quello che il mare regala. Niente è irrilevante in natura, e questo libro può rappresentare una bella guida per cambiare sguardo su quello che si dà per scontato; certo, meglio sarebbe avere accesso a un litorale quanto meno poco contaminato, non pulito, rastrellato e invaso da centinaia di bagnanti.
Le illustrazioni, in alcuni casi, mescolano fotografia e disegno ma ci sono anche tavole tassonomiche. Mi sembrano anche molto stimolanti gli studi di colore relativi al mare e alle conchiglie, un invito ad avere uno sguardo non superficiale su qualcosa che diamo per scontato.



Per chi invece volesse proprio addentrarsi nelle acque marine, ecco il secondo titolo, firmato da Barbara Cuoghi, Emiliano Vizzi e Lorenza Natarella: ‘Code, pinne e branchie. Piccolo atlante per conoscere i pesci”.
Qui davvero si dice tutto o quasi sul mondo dei pesci, partendo dalla cosa più difficile di tutte: la dissezione. L’invito è infatti di farsi aiutare da un adulto ad esaminare l’anatomia di un pesce, preso in pescheria naturalmente. Se i giovani lettori e lettrici non se la dovessero sentire di affrontare la prova, possono accontentarsi dei disegni del libro. Nelle pagine seguenti vengono descritti i sensi, la riproduzione, le scaglie e le livree dei colori più vari.
Il testo è sintetico, ma preciso, sicuramente adatto a ragazze e ragazzi con una vocazione naturalistica già presente. Ci sono molte curiosità, ma tutte proposte con grande rigore.


Le tavole sono di grande impatto per la precisione calligrafica dei disegni di Emiliano Vizzi e per i colori di Lorenza Natarella.
Consiglio caldamente la lettura e l’uso pratico di questi due manuali da naturalisti in erba a bambine e bambini, ragazze e ragazzi che vogliano saperne di più sul mare e si suoi abitanti e magari abbiano anche voglia di salvaguardarlo. L’età di lettura dipende dalla passione naturalisrtica del lettore, ma consiglierei dagli otto anni in poi.

Eleonora


“In riva al mare”, E. Mitrovic, Topipittori 2022
“Code, pinne e branchie”, B. Cuoghi, E. Vizzi, L. Natarella, Topipittori 2022





mercoledì 18 maggio 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

SATURARE LO SGUARDO

Il pesce, Ronald Curchod (trad. Fabio Regattin) 
#Logosedizioni 2022 


 ILLUSTRATI 

 "Amo filo piume di gallo pelo di lepre ecco fatto!" 

Nell'acqua c'è vita. Il ragazzo è nascosto tra gli alberi che circondano l'argine del fiume. E vede un'effimera che si posa sulla superficie dell'acqua. Un pesce viene a galla, ma l'insetto fugge. Gli occhi del ragazzo ne scrutano la forma. Il pesce è tornato sul fondo. E aspetta. Riemerge una seconda volta, perché attirato dal posarsi di una piuma di uccello: i suoi denti affilati la catturano. E così il ragazzo capisce come pescare. 
L'arte della pesca a mosca. 
Torna di corsa a casa e si costruisce il suo amo, che tanto ricorda nella forma, la piuma e l'effimera. 
Così comincia la sua battuta di pesca, fino a quando il pesce abbocca. Come ogni pescatore sa, il pesce appena pescato va lasciato all'asciutto perché sia l'aria a finire 'il lavoro'. Ma è in questo momento che i loro sguardi si incrociano: quello del pesce riflette quello del ragazzo. 
Nell'occhio del pesce lui vede se stesso e così prende una decisione di cui andare fiero... 

Una qualità estetica altissima che ha il dono di racchiudere in sé anche una bella storia. E di averlo saputo fare quasi in silenzio. Sulla riva di un fiume. 

© Ronald Curchod

Tutti i libri Ronald Curchod, che non sono poi molti e si contano sulle dita di una mano, hanno questa caratteristica: una storia lieve, raccontata con pochissime parole, che però custodisce al suo interno un nucleo di senso che la rende universale e, attraverso la forza delle immagini, diventa indimenticabile. 
Le poche frasi che mandano avanti il racconto hanno la capacità di incidersi nella mente, così come le tavole di saturare lo sguardo. 
Un effetto quasi ipnotico che porta a guardare e riguardare le pagine, una dopo l'altra per bearsi letteralmente nei colori, ma anche per cercare nelle grandi forme, il dettaglio che costruisce la storia.
 
© Ronald Curchod

In questo senso, il silenzio quasi assoluto del testo, la voluta mancanza di interpunzioni, come se fosse un flusso continuo come quello dell'acqua che lo attraversa, aiuta la concentrazione dell'occhio nel cercare di trovare un senso a tutto ciò che vede. 
La nascita subacquea dell'effimera, che in superficie finalmente stende le ali; la nuotata della rana che ci porta a vedere dove il pesce si nasconda; il ragionamento sulla forma di un'esca: tutti questi sono esempi di come con le immagini si possa raccontare forse ancora più cose che con un testo. La scelta di un titolo che si esaurisca in un'unica parola - sorta di simbolo che rappresenta la parte per il tutto - sembra essere un ulteriore elemento distintivo di Curchod, almeno nei suoi ultimi tre libri. 
Il primo elemento che è lì in tutta la sua evidenza è la grande cura estetica, che si ritrova in ogni particolare. Ogni componente del libro è curata e in perfetta armonia con le altre parti e concorre a rendere l'esperienza visiva indelebile. Lo abbiamo già detto. 
Questa capacità di essere così attrattivo è il frutto di una lunga esperienza di Curchod come grafico e designer, ma soprattutto grazie al fatto di essere un artista. 

© Ronald Curchod

In qualche modo, ogni tavola che costituisce la sequenza narrativa funziona molto bene anche solo per se stessa, come se fosse un quadro in un museo, in una mostra. Ma nello stesso tempo sa essere anche parte di un tutto. 
Un altro elemento di valore da riconoscere a questo artista svizzero e poi francese sta nella grande dimestichezza che dimostra di avere in quello che è il ritmo del racconto: alle tavole singole in sequenza, seguono tavole doppie. 

© Ronald Curchod

A queste si alternano tavole composite, ovvero generate dalla giustapposizione di pannelli verticali o quadrati che, in assenza di cornice, si fondono anche dal punto di vista cromatico. 

© Ronald Curchod

Cambia anche il punto di vista, cambiano le dominanti cromatiche, cambia spesso anche la scala. Il suo bambino pescatore alle volte è in primissimo piano, altre volte lo riassume in una silhoutte nera, nerissima che si moltiplica nell'atto della competizione con il pesce all'amo. 
In questa storia che solo in apparenza si occupa di pesca, ma molto più in profondità è un'ode allo sguardo, gli occhi sono sempre centrali: a partire dallo sguardo magnetico che perfora l'intrico di rami per finire al gioco di riflessi nel grande occhio del pesce fuor d'acqua. 

© Ronald Curchod

Mi metto già in posizione di attesa per Gladys, dedicato all'infanzia materna, e La mano, dedicato a un artista delle marionette e alla sua mano perduta. 

Carla

lunedì 16 settembre 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA DIPLOMAZIA DEL PESCE

Tantissimo bene, Émile Jadoul (trad. Verba manent)
Pulce 2019


ILLUSTRATI PER PICCOLISSIMI (dai 2 anni)

"'Ti voglio bene...e tu?' 'Un pochino'
'Io ti voglio davvero molto bene! ...e tu?
'Un pochino.'"

Nel dialogo, un gatto e un pesce rosso chiuso in una boccia di vetro.
Si guardano negli occhi: uno, il gatto, libero di andare e l'altro, chiuso in un recinto, seppure trasparente.
Il pesce non pare molto contento della sua condizione e pare anche lievemente allarmato quando il gatto infila la sua zampa nella boccia o anche quando se la porta in giro e la carica sul motorino. L'aria perplessa del pesce si trasforma in uno sguardo allarmato. Se le parole del micio sembrano rassicuranti, i gesti non lo sono tanto...fino al momento in cui il progetto del gatto si svela e anche il pesce può finalmente distendere le sue pinne e nuotare serenamente....E sopratutto smettere di essere 'diplomatico'.

Pulce decide di pubblicare e ripubblicare per un pubblico di piccolissimi i cartonati di Jadoul. 


Con un formato allungato, robuste pagine stondate, quasi niente testo, grandi disegni con pochi e potenti colori e un forte segno nero di contorno. Ci si allontana dal libro per piccolissimi, dalla fotografia o dalla mimesi o dalla rappresentazione di figure semplici, ci si distacca dagli imagier più elementari, ci si distacca anche da cataloghi di oggetti riconosciuti che fanno parte dell' 'habitat' dei bebè.


Si entra nella narrazione. Essa, a uno sguardo frettoloso, può apparire semplificata, costruita su un dialogo minimo tra due personaggi. Tuttavia nel fraseggio elementare si coglie moltissimo della tensione determinata dalla situazione. Solo apparentemente sembra dire quasi nulla: un pesce e un gatto che discutono su quanto bene si vogliono reciprocamente. Uno ragiona in crescendo l'altro si trincera dietro il prudente un pochino...
Sotto tutto questo quindi si nasconde una sottile ma innegabile chiave di lettura altra. Raccontata solo al minimo con le parole, ma molto di più con l'immagine. E questa chiave ha a che fare con l'ironia, con l'equivoco. 


Con l'incerto, il dubbio. Essendo pensato e progettato per un pubblico davvero di infanti, la paura del pesce si più anche non coglierla e la zampa del gatto che rovista può sfuggire allo sguardo. Ciò nonostante solo lì a suggerire al lettore che ogni cosa merita di essere vista e rivista, per essere capita fino in fondo.
il finale, ovviamente rassicurante, arriva dopo un percorso che va lungo una linea sottile di interpretazione.
È curioso il fatto che sebbene il libro sia per piccolissimi, contenga in sé, come se fossero semi che devono ancora sviluppare, tutte le componenti dell'albo illustrato narrativo.
Ovvero un dialogo stretto tra immagine e testo, laddove - addirittura - il secondo sembra essere smentito dalla prima, o quanto meno messo in dubbio.
Un uso saggio del giro di pagina e della pausa che inevitabilmente porta con sé.


La costruzione della narrazione fatta attraverso elementi quasi impercettibili del disegno: una linguetta che spunta dalla bocca del gatto, il pesciolino che esce dall'inquadratura e punta verso il lato opposto della sua boccia di vetro, il motorino che è anticipato con una sua porzione 'fuori quadro' per poi svelarsi in tutta la sua interezza al giro di pagina successivo, il doppio senso di alcune frasi - ma io davvero ti voglio... le onomatopee che possono essere lette in chiavi opposte - MMMMMM.
Gustoso sarà leggerlo ad alta voce.


Dettagli di questo genere li abbiamo incontrati e conosciuti come di fondamentale importanza nei ragionamenti fatti sull'alchimia costruttiva di quell'oggetto polimorfico che è l'albo illustrato, e che qui fanno capolino, pur non essendo ancora del tutto un albo illustrato.
Sempre nel catalogo Pulce un'altra manciata di titoli di Jadoul. Con lo stesso formato e la stessa sottile sorpresa nel giro di pagina: Dalla finestra, Tutti ci vanno, È la mia casa.
C'è da esserne contenti, più di un pochino.

Carla


lunedì 28 gennaio 2019

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


FISH BOY


Il romanzo di Chloe Daykin, ‘Fish Boy’, in uscita per i tipi di Giunti, è davvero un romanzo originale, anche se parte da uno schema già visto diverse volte: una famiglia in difficoltà per la malattia della madre, non ancora identificata; un padre che cerca di darsi da fare; un ragazzino con le sue specialissime ossessioni, i documentari di sir David Attenborough, le cui citazioni si intrecciano con la narrazione.
Siamo in una cittadina costiera dell’Inghilterra e il nostro protagonista, Billy, conduce una vita relativamente normale, scandita dalle solite cose, la scuola, le cene un po’ rimediate, a base di fagioli, i bulli a scuola, una ricerca che non decolla, una ragazzina che forse gli piace e un nuovo amico che si profila all’orizzonte.
C’è il grande non-detto, la malattia, ancora non diagnosticata, che costringe la madre a stare quasi sempre a letto; e c’è una passione travolgente per il nuoto, che porta il nostro protagonista a imbattersi in un curioso pesce, uno sgombro, che sembra parlargli.
Billy è un esperto di animali ed è al racconto che ne fa il mitico documentarista inglese che si rifà nei momenti difficili, quando bisogna fare una scelta o affrontare un momento difficile. Sa quindi che i pesci non parlano. Non sa con chi confidarsi, certo com’è che nessuno gli crederebbe. Solo il nuovo amico Patrick sembra avere la mente sufficientemente aperta per credere all’impossibile.
E’ proprio lui a spingerlo a tornare in mare e a dargli, come amuleto salvavita, una collana con delle piastrine metalliche. Billy dunque torna più volte in mare a incontrare Bob, questo il nome attribuito allo sgombro, e il suo branco, che lo accoglie come uno di loro.
Ma questa nuova simbiosi contiene in sé un pericolo, perché Billy pesce non è e unirsi per sempre al branco di pesci può significare una cosa sola, morire.
Le ultime immersioni sono drammatiche, mettono alla prova la resistenza fisica e mentale del protagonista, coinvolgendo anche l’amico.
Come si vede è una storia che gioca sulla sottile linea di demarcazione fra reale e fantastico: abbiamo a che fare con un ragazzino dotato di una grande immaginazione o la realtà ha degli aspetti che non possiamo spiegare? Tutto ruota intorno alla malattia della madre, oppure davvero in mare ci sono pesci che cercano di unirsi ad alcuni umani speciali? Essere Fish Boy vuol dire solo essere un eccellente nuotatore? Il tema della ricerca scolastica si inserisce nella narrazione e non è casuale: tratta della misteriosa scomparsa in mare di velivoli o imbarcazioni, di cui si sono perse completamente le tracce: come dire, ci sono più cose in cielo e in terra di quante siamo in grado di spiegare.
La lettrice e il lettore sono coinvolti in questi dilemmi e credo si possa dire che il romanzo, scritto con grande fluidità e un invidiabile ritmo, si lascia leggere a diversi livelli, come avventura, o come metafora della vita, quando attraversa momenti cruciali, di confine fra un prima e un dopo.
Ho trovato assolutamente originale l’inserimento nel racconto in soggettiva del protagonista delle citazioni prese dai testi di Attenborough, come se il corso dei pensieri cercasse rifugio nelle brillanti osservazioni naturalistiche, che sono a loro volta specchio della condizione umana. Non a caso viene citato un passo in cui il naturalista inglese richiama il legame che ci tiene stretti a ciascun animale dell’orbe terracqueo, il filo complesso della storia della vita.
Come romanzo d’avventura e come riflessione sui passaggi di vita complicati, mi sembra un romanzo assolutamente consigliabile a lettrici e lettori a partire dai dodici anni, dotati di fantasia e di grande curiosità.

Eleonora

“Fish boy”, C., Daykin, Giunti 2019


mercoledì 27 luglio 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL CORAGGIO DI ESSER FASTIDIOSI

Il pesce pappagallo, Amanda Sthers, Magali Le Huche
(trad. IIIL liceo Macchiavelli Firenze)


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"'La smetti di ripetere tutto quello che diciamo?'
'La smetti di ripetere tutto quello che diciamo?', ripeté il pesce pappagallo.
'Guarda che ti spezzo le pinne!'
'Guarda che ti spezzo le pinne!', ripeté il pesce, nonostante la fifa. Poi fuggì lontano, inseguito dallo sgombro che lo spingeva verso gli abissi più profondi e spaventosi del mare."

Cometichiami è un pesce pappagallo piuttosto fastidioso perché ha l'abitudine di ripetere tutto ciò che sente. Nel dettaglio, ha appena ripetuto la dichiarazione d'amore di una sogliola a uno sgombro e quest'ultimo, per nulla interessato al piattume della sogliola, decide invece di inseguire e cacciare nelle profondità del mare il piccolo pesce pappagallo.

 
Qui dove l'acqua è scura, avviene l'incontro fatale con uno squalo che, alla terza frase ripetuta dal pesce pappagallo, si limita ad ingoiarlo. Il problema è che il pesce pappagallo, sopravvissuto, dallo stomaco del pescecane continua a ripetere ciò che sente, ma non soddisfatto, decide di aggiungere piccole frasette ironiche in rima. 
 
Chi è che ripete tutto quello che dico?
Chi è che ripete tutto quello che dico? 
Hi, hi, hi non me ne importa un fico! 
oppure
Ma prima o poi starai zitto?
Ma prima o poi starai zitto?
Hi, hi, hi ti faccio fritto!

Il gioco è chiaro e si fonda sull'esasperazione di chi ascolta le continue ripetizioni di questo pescetto, squalo in primis. Per porre rimedio definitivo lo squalo, oramai del tutto spazientito e anche lievemente preoccupato per il suo stato di salute, va da un medico che, con un buon trucco, rende innocuo lo squalo stesso, un po' meno il pesce pappagallo che continua imperterrito a rimare:

Si diffuse presto la moda di ripetere le cose
hi, hi, hi che belle rose...

Albo di grande formato, Il pesce pappagallo è un libro divertente che presenta punti di forza, a partire dalla copertina 'irresistibile', ma anche una debolezza.
La forza sta nell'idea del gioco di parole e nella ripetizione in rima che se da un lato esaspera, dall'altro chiama la risata e la lettura ad alta voce. La forza sta anche nel senso generale secondo cui un piccoletto ha facoltà di ridurre alla mansuetudine un pericoloso gigante del mare, con il solo impiego di uno stratagemma (un po' come Ulisse nella pancia del cavallo e un po' come Pinocchio chiuso nella pancia del pesce-cane). 
La forza sta anche nelle tavole di Magali Le Huche, in particolare nei primi piani dello squalo un po' spaventato e un po' ipocondriaco, o nelle due tavole corali che, se messe a confronto, hanno il merito di cogliere il senso ultimo della storia in un'unica soluzione. Tuttavia non raggiunge mai la sottile e in alcuni casi perfida ironia che ci ha fatto conoscere illustrando altri due libri Clichy (La cena di Natale e Gli invitati). 

 
La differenza la fa il testo che, dal punto di vista visivo, offre solo brevi spunti per trasgredire. 
E ora la piccola debolezza. Se per un verso proprio il testo, con le ripetizioni che poi diventano rime sagaci, ha una sua scorrevolezza, tuttavia dall'altro mi pare si 'insabbi' talvolta in una traduzione ingenua, timida, che pesca in un lessico inutilmente 'bamboleggiante', forse in nome della giovane età dell'utente finale.
Cerco di spiegarmi. Il libro comincia così: "Dans l’eau bleue d’une mer bien salée vivait Comentutapel, un poisson perroquet. Petit, coloré, farfelu et… agaçant ! Tradotto letteralmente il tono è pressapoco questo: Nell'acqua blu di un mare molto salato viveva Cometichiami, un pesce pappagallo. Piccolo, colorato, strambo e...fastidioso. Trasformare coloré in variopinto sembra dettato dalla ricerca di un suono meno consueto (peraltro cambiando anche un po' il senso se, come credo, variopinto significa piuttosto: di vari e accesi colori), ma allontana inultilmente dal tono e dal senso originale.


E ancora, perché vezzeggiare il piccolo lettore o la piccola lettrice con 'dispettoso' per tradurre agaçant, quando invece questa parola significa 'fastidioso, seccante, irritante, molesto'? Perché avere paura delle parole che perfettamente raccontano la sensazione che si prova quando qualcuno - per farci arrabbiare - si comporta come questo pesce pappagallo? 

 
Pourquoi?

Carla

lunedì 3 febbraio 2014

CORTESIE PER GLI OSPITI (libri preferiti da altri)


GIRO GIROTONDO…

Paul Meets Bernadette, Rosy Lamb
Candleweek Press 2013



Un piccolo libro per mano di un’autrice d’eccezione, pittrice e scultrice affermata. Il mondo visto da un pesce rosso.

Paul gravita nello spazio angusto e senza tempo della boccia di vetro che gli fa da dimora. Gira in tondo, da destra a sinistra, da sinistra a destra. Da sotto a sopra, da su in giù.


Vive nella quiete monotona e ovattata del suo limbo amniotico, finché dall’ oblò cala in acqua la vispa Bernadette. In tutto e per tutto simile, ma ciarliera, piena d’iniziativa e fermamente intenzionata a svelare nuovi orizzonti al suo grazioso convivente.


Bernadette punta lo sguardo oltre la parete di vetro e declina, con un guizzo di fantasia magistrale quanto sapiente, le variabili del mondo. Del mondo che si affaccia qua e là con sembianze disparate, lampi di vita che si avvicendano come un carosello tutto intorno alla boccia.
Paul sussulta, scosso dal vago torpore che l’attanaglia. Ma… davvero?
Davvero la gialla banana è una barca? 



E la coppia di turgide uova al tegame adagiate nel piatto sono, piuttosto, il sole e la luna?



Sconvolgente ribaltamento delle cose. Bernadette ha la fede dell’esploratore e il genio dell’inventore, impossibile resisterle. La verde sveglia è un cactus poderoso, la panciuta teiera, col suo becco a proboscide, è un elefante che nutre i piccoli (le tazze), i cartoni del latte, le bottiglie e gli altri recipienti affiancati sulla mensola sono edifici metropolitani, un’intera città! Un cucchiaino argenteo… è un pesce di razza ignota.


Paul strabuzza gli occhi, esaltato da una messe di scoperte. Palpita, guizza con rinnovato slancio avvinto dalla sicumera affabile e civettuola di Bernadette. Il passo è breve. Se ne innamora. E lei diviene d’un colpo il fulcro dell’universo che si dischiude magicamente davanti ai suoi occhi. La vita si avvita intorno ad un cardine delizioso, l’immota apnea della boccia si trasforma in un crogiuolo d’amore.
Una storia minimalista che insegna a coltivare la poetica dello sguardo, che non è esattamente la poetica delle piccole cose. E’ il suo contrario, a ben pensare. Poiché noi tutti viviamo in una boccia – d’un tipo o d’un altro – e dunque sarà bene che alleniamo la vista a cogliere e a riconoscere la grandezza ben oltre i limiti dati.
Il pennello di Rosy Lamb si muove sicuro, pastoso e morbido a disegnare i pochi elementi che, pure, trasformano il vuoto in un pieno.
Gioca con le forme, le permea di brio con rapidi tocchi di luce. Le sinuose virgole arancio di Paul e Bernadette sono una scia catarifrangente capace d’illuminare la pagina, di farne un tracciato di sorpresa e allegria, di umorismo e di tenerezza.
(E questo è il link al book-trailer, ritmato da un’azzeccatissima colonna sonora)


Daniela (Tordi)



venerdì 6 settembre 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LEZIONE DI VITA

Lezione di pesca, Heinrich Böll, Émile Bravo (adattamento Bernard Friot)
Baopublishing 2013


FUMETTO PER MEDI (dai 6 anni)

"In un porto della costa occidentale, un uomo vestito poveramente sonnecchia, sdraiato nella sua barca da pesca. Un turista elegante fotografa quella scena idilliaca: clic! E poi ancora: clic! E poiché non c'è mai due senza tre: clic!
Quel rumore secco, quasi ostile, sveglia il pescatore addormentato..."


Situazione: pescatore irritato e turista in imbarazzo che tenta attraverso la conversazione di cancellare dal volto del suo interlocutore quella smorfia di stizza. Comincia così un dialogo goffo tra questo turista un po' seccante e questo pescatore piuttosto silenzioso. Argomento: la pesca, ovviamente. Buon tempo, esordisce il turista, quindi si prevede buona pesca...ma il pescatore scuote la testa in senso di diniego. Tra uno scuotimento di testa e l'altro il turista scalpita per poter capire le misteriose ragioni che trattengono il pescatore in porto. Facile: il pescatore è già uscito in mare aperto e ha avuto una buona pesca, talmente buona che gli può bastare per qualche giorno. 

Agli occhi del pescatore due dozzine di maccarelli e quattro aragoste sono più che sufficienti. Ma al turista questa serenità interiore del pescatore genera, per converso, un'agitazione di pensiero ancor più convulso. In un crescendo esponenziale, il turista immagina che se il pescatore uscisse in mare ancora e ancora otterrebbe la moltiplicazione dei pesci e in capo a un anno potrebbe comprarsi una barca a motore e dopo due anni di altro convulso vai e vieni dal largo del mare avrebbe due barche, poi un peschereccio, due pescherecci, un elicottero, un affumicatoio,una cella frigorifera quindi una fabbrica di pesce, un ristorante di pesce e un servizio di consegna a Parigi delle sue numerose aragoste, se...se...e quando l'immaginazione ha raggiunto l'apice il turista esplode dicendo che se accadesse tutto questo il pescatore potrebbe finalmente sedersi al porto a sonnecchiare al sole e guardare questo bel mare...
E così il cerchio si chiude, perché -a ben vedere- sonnecchiare al sole e godere di un così bel mare era esattamente ciò che il pescatore stava facendo prima di quei fastidiosi tre clic!

Da un lato un uomo tranquillo, un uomo che si sa accontentare di quello che la vita gli offre e sa mettere a frutto il poco che possiede, un uomo che sa distinguere la fatica del lavoro dal godimento del riposo, un uomo che non ha bisogno di tante parole...e dall'altro un uomo un po' agitato, un uomo che dalla vita vuole sempre di più, un uomo che non conosce riposo in nome della ricchezza, un uomo che parla, parla, parla...
Non so se dipenda dai pesci che guizzano qui e lì ma la somiglianza con la fiaba della tradizione russa il Pesciolino d'oro, a me è parsa subito evidente. Oltre al profumo di mare, le due storie condividono anche il senso profondo del racconto.
Correre ed inseguire la ricchezza come unica fonte di felicità, arrovellarsi fino a dimenticar noi stessi in nome del successo, considerare come un disvalore la modestia e la semplicità per lasciare spazio all'inquietudine e all'irrequietezza, a tutto questo dobbiamo opporci dichiara Böll in questo "Aneddoto con effetto deprimente sulla morale del lavoro" che compare nella raccolta Il nano e la bambola (Einaudi, 1963).
Ma se la fiaba di Puskin ha un obiettivo dichiaratamente pedagogico, Böll per primo rende questa narrazione irresistibile ed esilarante, seguito a ruota da quei due 'monelli' incorreggibili di Bernard Friot e Émile Bravo. Sebbene uno scriva e l'altro disegni, i due 'ragazzacci' della letteratura francese hanno in comune un tono: la leggerezza. Entrambi li abbiamo visti più volte come sanno raccontare e toccare con un particolarissimo senso di ironia e con sincera tenerezza i lati più sensibili, le parti molli (mi si passi la definizione), dell'animo umano. Entrambi, perfetti per tirare dentro dei ragazzini in un racconto da Nobel per la letteratura!



Carla

Noterella al margine: Baopublishing ha fatto di nuovo buona pesca!