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mercoledì 16 marzo 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA CURA

Quattro passi
, Chiara Carminati, Massimiliano Tappari 
Lapis 2022
 

POESIA ILLUSTRATA
 
"Le cortecce sono pelli tatuate che nascondono una vita interessante. 
Le cortecce sono mappe complicate sempre aperte sotto gli occhi della gente. 
Le cortecce sono carte decorate ben avvolte sul regalo delle piante." 

Quattro diversi tipi di corteccia, inquadrati da vicino, diventano texture: quella che sembra di una sughera, quella di un platano che si sbuccia a placche, quella di un albero esposto a nord, verde di muschio e in ultimo una incisa di cuori trafitti e iniziali di innamorati di passaggio. A specchio, accanto a loro, le parole che sono una poesia. Versi che immaginano, come già i primissimi piani suggerivano, la superficie di un tronco d'albero come qualcos'altro: la sua pelle, una mappa da decifrare o una carta colorata che lo avvolge come un regalo. 


Di un cincino più affaticato, arriva per quarto (dopo A fior di pelleNinna no e Occhio ladro). 
Il numero quattro, o forse un fregio di un cancello, è nel titolo e anche nell'immagine di copertina - insieme a degli insoliti numeri, un uno o piedistallo, un due o ramo ritorto, un tre che è anche un sasso. Ad arte il fotografo li ha saputi vedere, ritagliare a modino nell'inquadratura, passeggiando e guardandosi intorno. 
Si potrebbe pensare a un libro sui numeri. E invece no. 
Di certo non è un libro sui numeri, non è solo un libro fotografico, non è esattamente un libro di poesia, ma è tutte e due le cose assieme, ma è anche qualcosa d'altro: un suggerimento, un invito a proseguire su un sentiero che è appena cominciato e di cui non si vede la fine, ammesso che ci sia. 
Sotto gli occhi meravigliati di chi lo sfoglia. Quadrato e cartonato (grossomodo come i suoi fratelli maggiori), ci sono una dozzina di 'famiglie di oggetti' che si possono incontrare camminando per strada: dai campanelli agli alberi, dai lampioni alle serrature, dalle foglie ai leoni scolpiti. 


Ogni 'famiglia' abita la pagina di destra e si compone di quattro 'persone'. Una poesia, alla loro sinistra, le accompagna, in qualche modo dà loro il braccio, e a vicenda si sostengono. 
Ma la terza cosa che il libro vuole essere, un suggerimento, un invito, che cosa propone? Ancora una volta sono le parole a chiarire quello che le immagini, per adesso, vogliono solo suggerire; insomma occorre incamminarsi in una direzione che non si conosce ancora ma, ed è qui la chiave, bisogna avere gli occhi ben sgranchiti e le gambe stropicciate
Le cose da fare sono queste: guardare le tante cose che si incontrano quando si fa una passeggiata... guardarle e pensare che ogni oggetto del mondo non è mai solo se stesso... e dopo averlo pensato, meravigliarsi nel constatarlo... e, dopo aver chiuso il libro, che tutto questo ci ha messo sotto gli occhi, uscire dalla porta e ricominciare per conto proprio. Un giorno dopo l'altro per non perdere l'allenamento.
Questo è quello che ha fatto Massimiliano Tappari collezionando, con una doppia sapienza in tasca: quella di saper vedere oltre e quella di saper incorniciare in uno scatto una immagine che possa essere 'capita' non come unica cosa, ma come portatrice di un suo altro senso, il più delle volte inaspettato. Da cui, lo stupore che le sue fotografie sempre generano. 
Ma se si torna all'invito di partenza, a chi è rivolto? Verrebbe da dire, a chi ha buoni occhi, ossia a chi è capace di vedere con occhi ogni volta nuovi, cose anche molto vecchie. Per esperienza, verrebbe da aggiungere che i più adatti, ossia quelli che questo sguardo ce lo hanno 'per natura', siano i bambini e i poeti (Shaun Tan in lista mette anche i migranti, che in terra straniera sono 'infanti', etimologicamente senza una lingua per esprimersi). 
Non credo sia necessario ritornare qui su questo, ma è importante ribadire che chi si trovi per età in questa condizione primigenia, di 'purezza', chi, da adulto, sia in grado di mantenere inalterato questo candore che segna ogni primo sguardo, ogni prima riflessione, parte con un bel vantaggio. 


Mettete un bambino e un 'adulto qualsiasi' di fronte a una foglia caduta per terra e 'l'adulto qualsiasi' se non la ignorerà, in lei, passando, vedrà ancora solo una foglia; il bambino si fermerà e saprà vedere, per esempio, la bocca o il naso che essa porta in sé. O magari un paio d'orecchie.
Mettete un 'adulto qualsiasi' di fronte a una forsizia che sta sfiorendo, e 'l'adulto qualsiasi', se non tirerà dritto, incurante, noterà tutt'al più solo una pianta che sta spogliando; il poeta nei suoi fiori gialli caduti saprà vedere la sua ombra terrena colorata, saprà trasformare questo evento naturale per una pianta, come un suo scrollarsi via i pensieri con il vento. 



C'è un rimedio per curare questa 'miopia'? Sì: inciampare in libri così. 
Ammettere che è davvero una fortuna per tutti che Massimiliano Tappari ci veda  così bene grazie alla sua pareidolia, che abbia ancora quegli occhi da bambino che nessuno gli ha 'estirpato', che viva ancora quella sua 'infanzia da fotografo', mai dimenticata. Che con lui ci sia Chiara Carminati e la sua poesia, che sa immaginare e raccontare il mondo e farcelo conoscere, come se fosse ogni volta fosse la prima volta. 


In sintesi, che Tappari e Carminati non siano 'adulti qualsiasi'. 

Carla

venerdì 5 marzo 2021

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

RITRATTI D'INFANZIA
 
Le mani ballano, la bocca canta, Riet Wille, Ingrid Godon
(trad. Laura Pignatti)
Sinnos 2021


ILLUSTRATI PER PICCOLISSIMI (da 1 anno)

"Una mano scappa, l'altra rincorre.
Due mani nascoste dietro la schiena
tornerete per cena?
Se faccio bene una cosa,
ricevo gli applausi,
che fanno così:
CLAP CLAP CLAP CLAP CLAP "


Una bambina con i codini e il suo coniglio di pezza sperimentano quante cose si possono fare con le mani e quante si possono fare con la bocca.
Con le mani si può applaudire, si può far finta di telefonare, si può salutare, si possono chiudere a pugno e battere sul tavolo, si possono mettere su un occhio e poi sull'altro, e poi sul naso e poi sulla bocca.
E con la bocca si possono far uscire bei suoni, come una lunga O se la faccio rotonda, una bella A se sono dal dottore. Con la bocca si può sorridere o fare le pernacchie per la puzza esagerata e quando la bocca incontra la mano che cosa può succedere? Meglio nascondersi dietro una porta e... ciucciare in santa pace.


Quadrato, cartonato esce un altro bel libro con i disegni di Ingrid Godon.
Una delle migliori matite contemporanee che sappiano ritrarre con tanta acutezza l'infanzia.
In questo libro fatto di onomatopee e di saltuarie rime e assonanze, Ingrid Godon disegna una delle sue bambine dalla faccia grande e dagli occhi tondi che si distingue per le sue guance sempre colorite, per il suo piccolo naso a patata e per le sue orecchie minuscole e tonde e per il suo collo che non c'è mai. 
 

Porta codini, veste pellicce da tigre, o piume da indiano e fa un sacco di cose con le sue mani e con la sua bocca larga larga che si arriccia tutta quando deve dare i baci. A lei che occupa spesso e volentieri la pagina di destra si alterna il suo pupazzo, un coniglio che non si tira mai indietro. È il suo interlocutore preferito sia quando c'è da far finta di telefonare con la corda per saltare sia quando c'è da cavalcare una scopa come se fosse un purosangue, ma c'è anche quando occorre indossare il camice del dottore o quando c'è da scappare per il cattivo odore. Non si perde l'occasione di esserle a fianco nel lettino quando si sta giù per riposare, o dietro il muro a dar ogni tanto una ciucciatina. Lui, la spia non la fa.
 
 
Il libro per come è concepito è un invito a essere interattivi, tanto nei gesti, quanto nei suoni, circostanza che lo rende un libro da leggere e rileggere per farlo diventare un gioco sonoro, familiare, di pantomima.
E a ogni nuovo giro di pagina abbiamo modo di godere dei disegni di Ingrid Godon che sanno essere contemporaneamente singolari e classici allo stesso modo.
In Italia hanno circolato le sue bellissime tavole con quel segno a matita sempre molto carico in bei libri concepiti per primissima infanzia, e tutti ricorderanno Cosa facciamo con Baby uee uee? (2001) e Un amore di bambino (2002). Accanto ai suoi bebè, impercettibilmente angolosi, sempre con le gote colorite, con poco più che tre peli in testa e gli occhi disegnati come semplici puntini, eppure di massima espressività, c'è un divertente zoo di animali veri e di pezza che costituiscono il loro coro ideale.
Eppure Ingrid Godon è capace di declinare i suoi famosi ritratti d'infanzia anche in modi molto diversi tra loro. Segnare le loro testone con un segno rapido di matita colorata, con la medesima potenza che hanno i disegni dei treenni, su un colore pastello diffuso e soffuso che sconfina oltre ogni contorno, si pensi alla bellissima serie dedicata al Petit Bonhomme (2012, 2016) che tanto ci sarebbe da augurarsi di vedere anche in Italia, finalmente pubblicato. Oppure nei grandi testoni di bambini dallo sguardo enigmatico, come è doveroso che sia, veri e propri ritratti di anime misteriose, nella trilogia con i testi di Toon Tellegen, Ich wou (2011), Ik denk (2014) Ik moet (2016).
Viene il sospetto che Ingrid Godon sia una e trina.
 

Cosa che non è da tutti.

Carla

venerdì 29 novembre 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


MONDO DI FACCE DI FORME E COLORI
 
Ninna No, Chiara Carminati, Massimiliano Tappari
Lapis 2019


POESIA ILLUSTRATA PER PICCOLISSIMI (dai 2 anni)

"Negli oggetti che abbiamo intorno spesso si nascondono molte facce, e per il bambino ognuna è un personaggio, con il suo carattere, e la sua storia da raccontare [...] Bastano due occhi per fare una faccia."

Per il sonno gli occhi belli
si son fatti piccolini.
Per il sonno son due spilli
due sospiri, due puntini.
Luna tonda sul tuo viso
spunta l'ombra di un sorriso...


Un limone in primissimo piano, a tal punto da essere fuori fuoco. Il picciolo al centro, che è il suo naso. A fare da bocca una imperfezione della buccia, dovuta forse alla sua storia precedente. Due puntini, davvero, non più grandi di due capocchie di spillo, sulla buccia gialla sono gli occhi assonnati di cui parla la Ninna nanna, luna tonda.
Un bricco del latte in acciaio per darsi la buonanotte con il sapore del burro e del miele. Una foglia gialla macchiata, che sembra di tiglio, caduta a terra e rotta a dovere, è il profilo di qualcuno che patisce il vento in faccia, tanto da fargli assottigliare il naso e gli occhi per sfidarlo. Due ricchi di castagna, che diventano occhi di chi non vuole cedere. Uno spremi agrumi che canta la sua vittoria sul sonno. Patate rosse novelle, che sono fratelli, sorelle e cugini con i quali condividere il sonno. Altre foglie, sassi e una banana delfino che salta nel suo pigiamino.
Una galleria di ritratti che è difficile smettere di guardare o dimenticare.

Nasce come secondogenito di una piccola e felice famiglia editoriale.
Con il fratello (o la sorella), A fior di pelle, condivide la genetica: infatti tra loro hanno caratteri somatici condivisi, ovvero la rima, la fotografia, il formato.
E in più tutti e due son rari esempi di bei libri per piccolissimi.


Come capita a tutti quelli che vengono al mondo, anche questi due titoli sono il frutto di un incontro. In questo caso, Carminati e Tappari, rispettivamente la loro mamma e il loro papà, li hanno 'concepiti' come capitoli di una storia, anche molto personale, che cresce.
Ma tutti e due pur essendo fratelli (o sorelle) sono tra loro anche diversi.
Se con a A fior di pelle (Lapis 2018) si percepiva la carezza delle parole e dell'obiettivo della macchina fotografica su quella bambina, arrivata da poco sulla scena, sempre un po' sfumata e sempre in bianco e nero, al contrario qui la bambina è fuori quadro, ma è parte del grande gioco. Perché probabilmente i primi occhi che si sono meravigliati con queste figure, le prime orecchie che hanno ascoltato queste parole per cercare di addormentarsi sono sempre di quella bambina, sfiorata (in) A fior di pelle. Qui però a lei si chiede di essere un po' più grande di prima, per giocare.


Quando un libro è così ben congegnato, quando l'intesa è a tal punto potente, è difficile scindere e valutare l'apporto di chi scrive e di chi illustra. Si assiste a un continuo e serrato dialogo tra un codice espressivo e l'altro.
Tuttavia, se in A fior di pelle i testi dimostravano di avere quella 'sicurezza' tutta materna, che guidava anche l'obiettivo in mano a Massimiliano Tappari, qui invece è l'immagine a dimostrare tutta la sua forza trainante nei confronti del testo. Affettuosamente le parole si fanno 'accendere' dalla inconsueta prospettiva dell'immagine.
E' un po' come se Chiara Carminati le usasse come appoggio elastico per spiccare il suo salto poetico.
In sostanza, la meraviglia con cui Tappari riesce a raccontare il mondo, qui è in tutta la sua immaginifica espressione. Chiara Carminati, come tutti quelli che hanno amato e amano lo sguardo di Tappari, ne accetta la sfida, si fa incantare da lui, e poi però rilancia una sua personale (o condivisa), ulteriore lettura di quegli elementi che sono il nostro mondo delle cose, visto da inconsueti punti di vista.
Nelle patate Massimiliano Tappari ha colto facce che guardano un po' di qui un po' di là con Chiara Carminati diventano una ninna nanna che evoca amici, fratelli e cugini con cui condividere, magari in vacanza o a casa dei nonni, il sonno. 




Ed ecco che, altrettanto magicamente, si crea una immagine sull'immagine. I semini di un kiwi diventano dentini in caduta. I ricci di castagna sono occhi che non vogliono cedere, occhi a pampinedda.
Come ogni grande atleta/poeta, Chiara Carminati è difficile lasciarla indietro e quindi sulle belle foto di Massimiliano è capace di scrivere cose così:
Quando di pappa son piene le pance
E di sbadigli son piene le guance
Prima di arrendermi e andare a dormire
La ninna nanna io voglio sentire
Sempre a stessa, ancora una volta
L'occhio è socchiuso, l'orecchio ascolta.

E allora non si può che rimanere in silenzio per sentire l'eco del suono. 
E poi, a bocca aperta, dire: chapeau!


Carla

lunedì 16 settembre 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA DIPLOMAZIA DEL PESCE

Tantissimo bene, Émile Jadoul (trad. Verba manent)
Pulce 2019


ILLUSTRATI PER PICCOLISSIMI (dai 2 anni)

"'Ti voglio bene...e tu?' 'Un pochino'
'Io ti voglio davvero molto bene! ...e tu?
'Un pochino.'"

Nel dialogo, un gatto e un pesce rosso chiuso in una boccia di vetro.
Si guardano negli occhi: uno, il gatto, libero di andare e l'altro, chiuso in un recinto, seppure trasparente.
Il pesce non pare molto contento della sua condizione e pare anche lievemente allarmato quando il gatto infila la sua zampa nella boccia o anche quando se la porta in giro e la carica sul motorino. L'aria perplessa del pesce si trasforma in uno sguardo allarmato. Se le parole del micio sembrano rassicuranti, i gesti non lo sono tanto...fino al momento in cui il progetto del gatto si svela e anche il pesce può finalmente distendere le sue pinne e nuotare serenamente....E sopratutto smettere di essere 'diplomatico'.

Pulce decide di pubblicare e ripubblicare per un pubblico di piccolissimi i cartonati di Jadoul. 


Con un formato allungato, robuste pagine stondate, quasi niente testo, grandi disegni con pochi e potenti colori e un forte segno nero di contorno. Ci si allontana dal libro per piccolissimi, dalla fotografia o dalla mimesi o dalla rappresentazione di figure semplici, ci si distacca dagli imagier più elementari, ci si distacca anche da cataloghi di oggetti riconosciuti che fanno parte dell' 'habitat' dei bebè.


Si entra nella narrazione. Essa, a uno sguardo frettoloso, può apparire semplificata, costruita su un dialogo minimo tra due personaggi. Tuttavia nel fraseggio elementare si coglie moltissimo della tensione determinata dalla situazione. Solo apparentemente sembra dire quasi nulla: un pesce e un gatto che discutono su quanto bene si vogliono reciprocamente. Uno ragiona in crescendo l'altro si trincera dietro il prudente un pochino...
Sotto tutto questo quindi si nasconde una sottile ma innegabile chiave di lettura altra. Raccontata solo al minimo con le parole, ma molto di più con l'immagine. E questa chiave ha a che fare con l'ironia, con l'equivoco. 


Con l'incerto, il dubbio. Essendo pensato e progettato per un pubblico davvero di infanti, la paura del pesce si più anche non coglierla e la zampa del gatto che rovista può sfuggire allo sguardo. Ciò nonostante solo lì a suggerire al lettore che ogni cosa merita di essere vista e rivista, per essere capita fino in fondo.
il finale, ovviamente rassicurante, arriva dopo un percorso che va lungo una linea sottile di interpretazione.
È curioso il fatto che sebbene il libro sia per piccolissimi, contenga in sé, come se fossero semi che devono ancora sviluppare, tutte le componenti dell'albo illustrato narrativo.
Ovvero un dialogo stretto tra immagine e testo, laddove - addirittura - il secondo sembra essere smentito dalla prima, o quanto meno messo in dubbio.
Un uso saggio del giro di pagina e della pausa che inevitabilmente porta con sé.


La costruzione della narrazione fatta attraverso elementi quasi impercettibili del disegno: una linguetta che spunta dalla bocca del gatto, il pesciolino che esce dall'inquadratura e punta verso il lato opposto della sua boccia di vetro, il motorino che è anticipato con una sua porzione 'fuori quadro' per poi svelarsi in tutta la sua interezza al giro di pagina successivo, il doppio senso di alcune frasi - ma io davvero ti voglio... le onomatopee che possono essere lette in chiavi opposte - MMMMMM.
Gustoso sarà leggerlo ad alta voce.


Dettagli di questo genere li abbiamo incontrati e conosciuti come di fondamentale importanza nei ragionamenti fatti sull'alchimia costruttiva di quell'oggetto polimorfico che è l'albo illustrato, e che qui fanno capolino, pur non essendo ancora del tutto un albo illustrato.
Sempre nel catalogo Pulce un'altra manciata di titoli di Jadoul. Con lo stesso formato e la stessa sottile sorpresa nel giro di pagina: Dalla finestra, Tutti ci vanno, È la mia casa.
C'è da esserne contenti, più di un pochino.

Carla


mercoledì 5 giugno 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA POETICA DELLA SALOPETTE

La fattoria di Pina, Lucy Cousins
Terre di Mezzo, 2019


ILLUSTRATI PER PICCOLISSIMI (dai 2 anni)

"Pina e i suoi amici vanno alla fattoria.
Ciao pecore! Ciao maiali!
Pina guida il trattore nei campi.
Guarda lo spaventapasseri!"

Pina con Lillo e Piopio aprono il cancelletto del recinto della fattoria. 


Hanno molto da fare: prendersi cura degli animali, pulirli, sfamarli e poi coltivare la terra e quindi fare il raccolto nell'orto. A fine giornata, quando il sole va giù, vorrebbero, forse, mettere tutti a dormire.
Quando la fattoria sembra ormai volgere al silenzio, qualcosa di inatteso sta per succedere. L'interno della stalla si anima: gatti, cavalli, pulcini, gufi, ragni, conigli, un maialino, due pipistrelli e un panda (di peluche) hanno tutti gli occhi sgranati perché - chi l'ha detto che è ora di andare a dormire? - ora ci si diverte davvero. Che il gioco abbia inizio!

È tornata. La Pina è finalmente tornata. La gioia nasce dalla semplice constatazione che la Pina (un po' come Stanlio e Ollio, i Mumin, come Winnie the Puh, Pippi o Mary Poppins) è necessaria per crescere. Non si può diventare grandi per bene senza averli conosciuti, tutti costoro, senza averli attraversati, e senza averci passato almeno un po' di tempo assieme. E alludo a quel tempo che ognuno di noi trascorre senza consapevolezza ma che poi, è sperabile, non si dimentica: l'infanzia.


La Pina è lì insieme a una moltitudine di altri personaggi che hanno contribuito a costruire l'immaginario di ognuno.
Racconta Lucy Cousins che la Pina è la risultante di una sua lunga ricerca iconografica per trovare un animale che potesse diventare personaggio. Personaggio versatile per creare una infinita varietà di libri per bambini piccoli piccoli.
Fogli riempiti di molti altri animali, elefanti, giraffe, fino ad arrivare a questa topetta che ha saputo imporsi e prevalere su tutti gli altri.
La Pina, è chiaro a tutti, è volitiva, indipendente e molto curiosa di tutto ciò che la circonda. Dovrebbe avere circa due anni e mezzo, al massimo tre - è la Cousins a supporlo - e fa cose piuttosto consuete, ma non disdegna l'avventura che spesso condivide con i suoi amici di cui si prende cura, perché lei in un certo qual modo è sempre quella che tiene le fila di tutto.
È gentile e nello stesso tempo non ama troppo smancerie o leziosità. Per esempio nel vestire: indossa salopette o magliette e pantaloni e solo per le grandi occasioni, matrimoni e compleanni, sfodera un vestitino. Come tutti ha un abbigliamento preferito in cui si sente perfettamente a suo agio: la maglietta rossa e i calzoni a righe verdi. Le righe, comunque, le piacciono parecchio, e anche le salopette passioni che condivido entrambe e che testimoniano una scelta di campo. Non ha fiocchi, non ha lustrini, non ha coroncine e neanche cuori sulle magliette. Vorrà pur dir qualcosa...
È sempre molto appropriata: stivali quando c'è da lavorare, e scarpe da ginnastica quando c'è da correre, sciarpa quando fa freddo.
Lucy Cousins la disegna con quella riga nera di contorno sempre molto evidente, veloce e volutamente imprecisa, quel naso 'importante' usa principalmente colori brillanti e puri, unica eccezione è il rosa Pina con cui colora orecchie, muso, coda, mani e baffetti. 
Il resto del corpo ricorda il tipico candore britannico.
Quali sono le ragioni per amarla? Esattamente quelle fino a questo momento elencate più una: è un personaggio di grande inventiva; è piena di interessi; non è leziosa (al contrario di Giulio coniglio) ; quel che dice fa, in altre parole è affidabile, non è saccente (al contrario della Pimpa), ma sa essere istruttiva, non è ironica ma sa far subito squadra. Attraversa la realtà, sempre sorridente. 
Ed è bella!

L. Cousins, Maisy Big, Maisy Small, Walker 2007

La Pina è compagna ideale di letture con bambine e bambini, all'incirca suoi coetanei. Ed è per questo che Terre di Mezzo ha stondato il cartonato quadrato, piccolo e quindi più maneggevole anche per giovanissime mani.
Come nella maggioranza dei libri di Pina, almeno nella loro edizione originale, l'interazione del lettore è richiesta, anzi necessaria. Si tratta di pop-up che si costruiscono con linguette che si tirano, personaggi che si muovono. In questo caso specifico si ottiene l'interno della stalla in cui far agire i personaggi con una semplice apertura di tre fustelle a fine libro. Probabilmente la scelta di un prezzo contenuto ha fatto sì che si è dovuto sacrificare qualcosa del pop up originale che prevedeva oltre trenta fustellati. 


Non sempre si può avere tutto.
Solo su una scelta si potrebbe dissentire, ovvero la doppia lingua.
Il testo originale in inglese è rimasto sulla pagina anche se non in neretto come quello in italiano, comprese le onomatopee. 


E così la pagina si riempie un po' troppo. Sebbene l'intento dichiarato in quarta di copertina 'scopri le prime parole in inglese' sia in linea di principio lodevole, all'atto pratico sembra non esserlo davvero. E soprattutto a scapito di una buona leggibilità dell'immagine.

L. Cousins, Maisy Big, Maisy Small, Walker 2007
Non sempre si deve avere tutto.

Carla

mercoledì 7 novembre 2018

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


FELICI
 
A fior di pelle, Chiara Carminati, Massimiliano Tappari
Lapis Edizioni 2018


POESIA ILLUSTRATA PER PICCOLISSIMI (dai 2 anni)

Occhio pesce

Occhio sveglio si tuffa nel mondo
come un pesce nell'acqua di mare
Guarda e scopre, curioso va a fondo
con la coda sorride e risale
Ma se il sonno gli chiude le ciglia
pesciolino diventa conchiglia


Questa poesia appoggia su una pagina robusta di cartone senza angoli appuntiti. Le fa da specchio una fotografia di un occhio di bambina così tanto in primo piano da essere 'fuori fuoco'. E questo occhio, così tagliato nella pagina e nello scatto da sembrare davvero un pescetto che nuota.
Lievemente diverso il verde pastello dell'ultima pagina che chiude con una ninna nanna dove un altro pesce è citato, una triglia, perché il sonno nuoti tra le ciglia. Ancora un primissimo piano, ancora un 'fuori fuoco' e ancora un bianco e nero, di due occhi di bambina chiusi nel sonno.


Prima di loro, la affettuosa macchina fotografica di Massimiliano Tappari si è fermata sul groviglio di ricci, su un orecchio, sui buchi del naso - igloo al centro di una faccia - sullo sbadiglio di una bocca con piccoli denti nuovi di zecca. Poi pugnetti chiusi o mani aperte. Gambe e ombelichi e minuscole dita di piedi. Dodici scatti per raccontare la propria figlia. Dodici poesie fatte di parole da sussurrare mentre 'a fior di pelle' le dita, come la macchina fotografica, scoprono nuovi percorsi della propria bambina.
Parole che raccontano il mondo e dita che lo esplorano: si fanno compagnia in una sessione di coccole.
A fior di pelle. Perché, come diceva bene Giusi Quarenghi, 'ancora non riesco a capire se finisco sulla pelle o se sulla pelle comincio...sulla mia pelle vado incontro al mondo. Nella mia pelle incontro te Nella tua pelle.'
Sulla questione scrive e converge, in una sorta di premessa alle poesie e alle immagini, Chiara Carminati. La pelle è il nostro confine ma è anche il nostro punto di contatto tra noi e il mondo...e conclude, giocando come solo lei sa fare, con le parole: contatto, con tatto.
Ecco detto, l'intento del libro.

A Chiara Carminati vanno riconosciuti molti meriti, e massimamente la sua capacità di essere evocativa con le parole. Costruisce immagini, perfette metafore, e musica, sempre nella ricerca di un'altra perfezione, quella del suono: un bottone sbottonato per l'ombelico, le dita delle mani come cinque piantine. O ancora: bocca becco bocca luna...apriti sesamo, apriti lino, apriti riso... Le dita dei piedi, otto nomi che arrivano dai quattro angoli della lingua italiana per stare magnificamente qui, su questa pagina: refolo, foscolo, tombolo, scricchiolo, coccolo, scovolo, boccolo, ninnolo.
Da rimanere senza fiato.


Penna felice quando scrive (dai versi ai romanzi) e quando traduce. Una sensibilità, la sua, a espandere al massimo le potenzialità che le parole hanno in sé. Sempre capace di giocare sui doppi significati, sugli accenti, su infinitesimi dettagli linguistici e lessicali che rendono rara la sua scrittura.
Raro è anche lo sguardo di Massimiliano Tappari che del visivo ha fatto il suo codice espressivo ideale. Le sue letture 'altre' del mondo degli oggetti o dei segni casuali che ci circondano si trasformano grazie alla sua originalità dello sguardo. E la scelta del costante b/n fuori fuoco non ha solo funzione estetica, ma soprattutto di significato.
A chiudere: mettere insieme queste due belle teste e farle convergere su un progetto comune, come in questo caso un figlio e un libro, ha fatto sì che le loro due rare sensibilità si siano concentrate e abbiano prodotto questo bell'oggetto che, nello scenario piuttosto desolante dei cartonati per piccolissimi, e nell'ancora più triste panorama di libri fotografici, è luminoso.
Faccio fatica a non cogliere però un quid che fa di questo libro qualcosa di speciale e di difficilmente eguagliabile. E che mi pare sottilmente rappresentato nell'immagine di chi fotografa che si specchia nell'iride di chi è fotografato. Impercettibile, ma è lì a dire che è vero.
Il plusvalore che è doveroso ascrivergli sta appunto nell'impellente bisogno di Carminati e Tappari di mettere nero su bianco una loro personale esperienza che è concreta, ma soprattutto gioiosa e bella.
E come tale vera.
Chi frequenta questo luogo avrà già avuto modo di leggere qualcosa a proposito della 'teoria - personale ma incontrovertibile - delle coppie felici'. Ovvero di quelle meravigliose intese che talvolta si stabiliscono per chimiche oscure tra autori e illustratori. Quando tra i due ruoli si stabilisce una comunione di intenti fortissima, a guadagnarci è il libro, la sua qualità.
E se in questo caso, A fior di pelle, dovesse essere andata diversamente, prego gli interessati di fermarsi e non farmelo sapere e di lasciarmi nell'illusione.


Carla