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mercoledì 29 marzo 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

ENTRARE E USCIRE DI SCENA

Zio elefante, Arnold Lobel (trad. Cristina Brambilla) 
Babalibri 2023 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Un giorno mamma e papà partirono per un giro in barca. 
 Io non potevo andare con loro: avevo mal di gola e mi colava la proboscide. 
Andai a casa e mi infilai a letto. 
Scoppiò un temporale. La barca non tornò indietro. Mamma e papà erano scomparsi in mare. 
Ero solo. Restai seduto sul letto con le tende tirate. 
Dopo un po’ sentii la porta che si apriva. 
'Ciao, sono zio elefante' disse una voce. 
Guardai zio elefante. 'Che cosa stai fissando ?' mi chiese lui. 
'Ah, ho capito, stai guardando le mie rughe.'" 

Effettivamente sono proprio le rughe che hanno attirato l'attenzione del piccolo elefante orfano. 


Zio elefante ne ha moltissime e ne è perfettamente consapevole. È vecchio.
Con la stessa sicurezza con cui ha apostrofato il piccolo, lo porta via di lì, da quella stanza buia con le tende tirate e se lo porta a casa, in treno. Lì i due fanno un po' di conoscenza e contano diverse cose per ingannare il tempo. 
Arrivati a destinazione, lo zio accende una lampada a olio, per poi spegnerla subito dopo, visto che è abitata di un ragno che non ha gradito il calore e l'intrusione.
Cena a lume di candela e la mattina dopo il saluto all'alba, a cui si accoda anche il piccolo. 


Brevi presentazioni con i fiori, quindi passeggiata dove arrivano gli schricchiolii per zio elefante che possono curarsi solo tornando verso una comoda poltrona. 
La vecchia poltrona comoda fa venir voglia di raccontare una storia. Ma poi arriva la malinconia e anche le lacrime. 
Zio elefante trova un buon modo per superarla e sfodera anche la sua vena di cantautore. 
Insomma il tempo passa veloce fino al giorno del telegramma... 


Molte cose colpiscono nella costruzione di questa storia, divisa in nove capitoli.
A parte, ovviamente la grande qualità del disegno, qui con mezzetinte che ruotano dal rosa al grigio. Perfette per disegnare elefanti. 
La prima che colpisce ha a che vedere con la rapidità. 
Tutto succede in modo fulmineo. Niente lascia presagire gli eventi nella loro sequenza. Questo è un modo di raccontare che un bambino potrà riconoscere come familiare: nessun preambolo, nessuno slittamento verso i margini, nessuna possibilità di distrazione: tutto deve andare dritto al sodo. 


Tra la riga 8 e la riga 10 l'elefante è già orfano. E alla riga 15 si è già aperta la porta e ha fatto la sua comparsa zio elefante.
Bell'andatura!
La seconda ha a che vedere con le apparizioni/sparizioni, ossia con le entrate/uscite in/di scena del tutto imprevedibili e addirittura inspiegabili. Ne elenco solo alcune: scoppiò un temporale/la barca non tornò indietro oppure sentii la porta che sia apriva/Ciao sono zio elefante, o ancora prese una lampada dalla mensola e l'accese/ehi voi, disse una vocina
La terza ha a che fare con la precisione e la metodicità e un certo gusto per gli elenchi. A partire da quello iniziale riferito alla grande quantità di rughe del vecchio elefante. 
Ribadito, durante il viaggio in treno, questo gusto per l'esattezza si fa concreto nel conteggio di varie cose: dai pali della luce ai campi, fino ad arrivare alle bucce delle noccioline, unica cosa che i due riescono a contare con la necessaria calma. 
Si ripetono con metodo i conteggi e vengono messi in elenco. 
Ma a ben vedere questa precisione e amore per l'esattezza e il metodo sono sparse ovunque: dal rituale del saluto all'alba, alla presentazione del nipote fiore per fiore, al modo di farsi passare gli schricchiolii. Per non parlare della precisione con cui mette in elenco ciò che l'armadio di zio elefante contiene, generandone uno speculare quando tutta quella roba la indossa. 
La quarta ha a che fare con minuscoli colpi di genio che Lobel dissemina qui e lì. Il primo dei quali si manifesta in quelle tende tirate che rappresentano un gesto tangibile e visibile del lutto e del dolore del piccolo elefante. 


Altro piccolo colpo di genio è il gioco dei vestiti che mette in atto lo zio elefante: a ben pensarci è fatto di nulla eppure è visivamente meraviglioso, quanto efficace. 
Per non parlare dei giochi di proboscidi che si intrecciano che si sfiorano che si toccano e che, in assoluto silenzio verbale, testimoniano cura, calore e affetto reciproci. 
Ma la migliore è senz'altro la specularità tra la porta di entrata e quella di uscita.
 

Ecco, dunque: cura, calore e affetto sono dappertutto. La storia in sé si tiene sulle tre cose, ma, cucito insieme esiste anche un quinto elemento che Lobel inserisce, senza parere. 
Imbastita, diciamo così, nella fodera, ossia all'interno della storia che zio elefante racconta al nipote, c'è una bella inversione di ruoli che vede il piccolo prendersi cura del grande, o per meglio dire, del vecchio.
La preziosa stoffa di Lobel!

Carla
 

venerdì 27 maggio 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

BALLATA AMOROSA 

Bimbo birbone e la sua mamma, Barbro Lindgren, Eva Eriksson 
(trad. Laura Cangemi) 
Iperborea 2022 


ILLUSTRATI PER PER PICCOLI (dai 4 anni) 

 "Col bimbo le toccava giocare a nascondino 
e mai che alla mattina lui fosse nel lettino. 
Fin dentro all'orologio o in cima a chissà cosa
 doveva la sua mamma cercarlo tutta ansiosa! 
In una notte calma, quel bimbo temerario
 si arrampicò in silenzio fin sopra il lampadario..." 

Che non sia un bambino tranquillo lo si intuisce subito. Il fatto è che a lui vengono ogni tanto delle idee pazze: un tuffo a testa prima nella schiuma nell'acquaio; o ancora sparire dentro il water giù di sotto per poi riemergere in men che non si dica; oppure arrostire salsicce di maiale e arrivare a un cincino dal dar fuoco alla casetta. Addirittura un giorno sparire per delle ore per poi tornare a casa e "veder con i suoi occhi il bene che le mamme vogliono ai marmocchi". 

Il loro gioco è tutto lì: scappare per poi farsi ritrovare (magari bagnato fradicio fin sulla testa). Combinarne di ogni per misurare i propri confini, e nello stesso tempo per misurare quanto sicuro sia l'affetto di una mamma. 


Il libro oscilla con andamento regolare: con un bambino che si spinge un po' più in là e una mamma che lo recupera e lo riporta al punto di partenza: tra questi due limiti si susseguono intermezzi vari che hanno a che fare con il quotidiano, eccezion fatta per l'incontro con il lupo leccatore. 
Questa piacevole andatura cadenzata, di uno scappa&acchiappa davvero esilarante, si accentua ancora di più grazie a un testo concepito tutto in rima e più precisamente, laddove è possibile, in rime baciate, sonore e gustose.
In una lettura condivisa, questo lo rende una vera goduria per piccole e grandi orecchie. 


Ma la ragione che fa di questo piccolo libro un gran libro è ancora una volta l'abilità di questa autrice di raccontare i bambini per quello che sono. 
Il paragone con Dove scappi coniglietto? - un libro concepito da un'altra autrice che ha saputo guardare l'infanzia con sguardo limpido e saputo trovare la lingua adatta per raccontarla, Margaret Wise Brown - sorge spontaneo. 
Sebbene lì la rima non ci sia, tuttavia il gioco di botta e risposta, che qui si concretizza in birbonata e recupero con abbraccio, lì trae origine addirittura dal modello di una ballata amorosa dei trovatori provenzali. 
Lì un coniglietto trova via via diverse soluzioni per fuggire alle quali la mamma risponde sempre in modo adeguato: "Se tu mi rincorri' disse il coniglietto, 'io divento un pesce in un ruscello e scappo via da te a nuoto.' 'Se tu diventi un pesce in un ruscello' disse la mamma, 'io allora divento un pescatore e vengo a pescarti.' 
Se diventi pesce, mi faccio acqua, se diventi fiore mi faccio giardiniere... E via andare. 
Il gioco di relazione è esattamente lo stesso. E questo è un fatto. 


Tuttavia non deve sfuggire il dettaglio che in entrambe le autrici ci sia sempre stata una precisa quanto programmatica volontà di dare voce letteraria a chi voce non ha: l'infante! E nel farlo, entrambe hanno saputo mettere a tacere la loro, di voce, quella di donne adulte, per dare fiato a quella che può essere solo quella di un bambino. 
E' cosa nota che la Wise Brown frequentasse la Bank Street School di NY e non c'era libro che lei avesse in mente che non passasse il vaglio dei piccoletti di quella scuola. La Lindgren, in questo libro in particolare, ma si è cercato di dimostrarlo anche altrove, ha voluto dare voce a una bambina in particolare, Ola Ullstrand di cinque anni, citata in tutta lealtà, come l'ideatrice del racconto. 
Entrambe, anche se a parecchi decenni l'una dall'altra, hanno raccontato quella precisa spinta che hanno i piccoli piccoli, di misurarsi con il mondo circostante, avendo ben chiaro che la mamma è sempre lì che ronza nei dintorni. Non è necessario sottolineare che questo tipo di relazione è molto 'animalesca', e porta in sé un'affinità che ci tiene insieme, mammiferi tra mammiferi. 
Forse è davvero in questo aspetto che si nasconde la bellezza incontestabile di un testo del genere. 
Quel bambino, al pari del suo omologo coniglio, tira fuori tutto il suo potenziale bestiale, salta, gira, fugge, si arrampica, si appende sicuro che tanto poi alla tana qualcuno che gli vuole bene e che tiene tanto tanto a lui, lo ricondurrà. In qualche modo. 


Magari portandolo proprio per la collottola, o quasi! 
Gran libro. 

Carla

venerdì 29 aprile 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

L'ARCHEOLOGIA DEI SENTIMENTI 

La fisica degli abbracci, Anna Vivarelli 
Uovonero 2021
 

 NARRATIVA PER GRANDI (dagli 11 anni) 

"La sera del ventun settembre Guglielmo 'Will' Malvasi aveva cenato al tavolo degli insegnanti - zuppa di pollo, due fette di roast beef, composta di mele - , per oltre un'ora aveva giocato a backgammon con un collega in una delle salette riservate ai docenti, e alle nove e mezza era uscito dalla sala. Da allora nessuno l'aveva più visto. Non aveva portato con sé né cellulare né computer né abiti né libri né oggetti da toeletta. Erano seguiti indagini e appelli, erano stati controllati treni e aeroporti. Il ragazzo non possedeva un'auto e non risultava che avesse chiamato un taxi. Non aveva lasciato biglietti o messaggi sul computer." 

Quello stesso pomeriggio, sulle rive del Cam, era stato trovato un paio di scarpe da ginnastica identiche (ma mai usate) a quelle che Will era solito indossare. Il vecchio Malvasi, il nonno ricco ingegnere, è arrivato a Cambridge, accompagnato dal suo avvocato, per capire qualcosa della scomparsa del nipote, docente - a soli quattordici anni - nel prestigioso college. La sua breve permanenza, due chiacchiere con un elusivo anziano signore indiano, tale Anantram Vikram, non portano a nessun risultato. 
Will Malvasi, bambino ad alto potenziale cognitivo addirittura maggiore di quello di Einstein, ha una storia familiare non invidiabile: genitori 'sgangherati' che di lui non si occupano mai, sempre con delle tate che si avvicendano e che non sanno come muoversi di fronte alle sue continue stranezze. A due anni parla, legge e scrive correntemente in due lingue; a sette anni si diploma, a nove entra a Cambridge e a undici anni è arrivata la laurea e lo studio del mandarino, dell'ebraico , del tamil, dell'arabo e dell'indi e dell'urdu. A dodici anni tiene i suoi corsi universitari e si specializza in fisica delle particelle. Non uno qualsiasi. E ora è scomparso. Forse è morto, o così vuol far credere a tutti, con la complicità di un suo 'collega' anziano, un Nobel per la fisica indiano. La scomparsa di Will, a quattordici anni, sette mesi e sette giorni, non è che la prima di una serie. 
Finire nel nulla è la sua specialità. Per lui, la scelta è semplicemente necessaria per mantenersi a debita distanza dagli altri.
Sebbene tutto nella sua vita sia frutto di un programma, quando entra in gioco il caso, le cose cambiano: sarà un colpo di tosse e lo sguardo febbricitante che lo renderanno visibile agli occhi di una cinquantenne sovrappeso che, stanca dopo una giornata di lavoro come badante, aspetta il 51 alla fermata in una strada di Torino. 
Questa è la storia del loro incontro, il racconto delle loro vite passate e di un pezzo di vita che decidono di fare assieme. Due solitudini, tra loro molto diverse, che per una porzione di tempo collimano e incredibilmente hanno il potere di tenere insieme altre esistenze solitarie - grazie a qualcosa che è paragonabile a un abbraccio. 

Gran libro. Assolutamente da non perdere. 
Un inizio che è puro piacere. 
Prima di tutto, in esergo, un indizio sulla difficoltà del vivere nel mondo degli uomini. Quindi, una dozzina di righe in corsivo, che sono le parole che il protagonista pronuncia davanti ai suoi lettori per riassumere chi lui sia e un punto di partenza tutto nuovo: la sua scomparsa. Poi le prime pagine si dedicano a una sequenza di fatti. All'improvviso, zac, cambio di scenario e di tempo: un taglio netto. 
Bel modo di cominciare una storia: impossibile resistere al desiderio di saperne di più. In primo luogo di questo ragazzo che, a causa della sua plusdotazione, ha un sacco di problemi a livello sociale, ma anche di cosa significhi nei fatti condurre un'esistenza solitaria, con il perenne desiderio di una qualche parvenza di normalità: non aver amici, sentirsi corpi estranei, prodigi importuni
Attraverso le vite dei due protagonisti principali, Will e Dora, conosciamo due mondi molto diversi che però condividono una esperienza comune: la solitudine. 
Da una parte questa donna rumena che ha alle spalle un passato complicato. Un'infanzia povera ma, nonostante l'abbandono del padre, spensierata e speranzosa - come dovrebbero essere le infanzie - un figlio un po' mascalzone temporaneamente in carcere, un marito che l'ha resa vedova presto ma che ha sempre saputo apprezzare la sua arte in cucina, al contrario della vecchia signora a cui fa adesso la badante e che predilige i piatti insipidi. Dora vive in una casa piccola e spoglia, con pochi soldi di stipendio. Piange almeno una volta alla settimana, come terapia purificante. 
Dall'altra questo ragazzo sempre in fuga, dalla famiglia, da tutti quelli che sono 'normali', e anche da quelli che sono come lui, menti eccelse. In fuga dal contatto umano, sia quello fisico, sia quello emotivo. Votato alla continua ricerca di diventare invisibile. 
Intorno a loro ruotano personaggi tangenti che però ricoprono ruoli imprescindibili per la costruzione dell'impianto narrativo che, va detto con chiarezza, è un piccolo capolavoro di precisione. 
Colpisce davvero l'opera di delicato scavo che Anna Vivarelli compie intorno alle anime di tutti costoro. Come un'archeologa in cerca di sentimenti, pulisce con cura con i suoi strumenti letterari - attraverso un linguaggio preciso e con una sensibilità rara - le figure dei suoi personaggi, con rigore pulisce dal superfluo e mette in luce solo quello che è utile per capire e interpretare. 
Alla fine di tutto, tra sorrisi e lacrime, ce li restituisce in modo che di loro siano visibili non solo i contorni, le forme chiare che escono dal terreno, ma anche e soprattutto lo spessore del loro essere lì, di quello che è stato il loro sentire nel corso del tempo, appunto. 
Un libro che tutti dovrebbero leggere, non solo per riflettere, una volta chiuso, sul senso che si può dare alla propria esistenza, sul ruolo anche molto diverso che l'affettività gioca nelle nostre vite, sulla difficoltà cui allude la frase di Natsume Sōseki al principio del libro, e naturalmente su cosa significhi essere cognitivamente superdotati, ma anche sulla volontà quasi caparbia di voler credere che seminare qualcosa abbia sempre un suo senso. Prima o poi qualcosa spunterà. 
E' uno dei modi che abbiamo per voler e volerci bene. 
Piantare qualcosa nel cuore di qualcuno che per sua natura deve tenersi lontano da qualsiasi calore umano, fisico o ideale che sia, coltivarlo, prendersene cura nonostante tutto, annaffiarlo, nutrirlo senza mai perdere la speranza che un giorno da quel terreno apparentemente arido qualcosa germogli... non è roba facile, ma è di questo che si tratta.
La vita di Dora (che porta il nome del più bel fiume che io conosca) e, in qualche misura, anche quella della professoressa Chiari, la vita di Will e forse anche quella di Anantram Vikram, sono lì a dimostrare che questo può accadere. 

Carla

lunedì 10 dicembre 2018

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


OH, COM'E' BELLO JANOSCH!

Ti curo io, disse Piccolo Orso, Janosch (trad. Valentina Vignoli)
#Logosedizioni 2018



ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni)

"Quella notte Piccolo Orso dormì vicino a Piccolo Tigre, per aiutarlo a guarire. L'indomani Piccolo Tigre si sentì un po' meglio, e poterono togliere la fasciatura.
Ma poi su sentì un po' peggio, perché voleva andare subito all'ospedale degli animali."

Piccolo Tigre è caduto. È caduto malato. Fortunatamente il suo caro amico se ne prende cura: lo porta a casa, lo benda e dorme con lui. La malattia di Piccolo Tigre però è oscillante e un po' sta peggio e un po' sta meglio. Di solito migliora quando qualcuno gli fa visita o gli prepara cose buone da mangiare, mentre peggiora quando si sente un po' solo. E così capita che assieme a Piccolo Orso ora sono in tanti a prendersi cura di Piccolo Tigre e il corteo che lo accompagna all'Ospedale degli Animali è lunghissimo. 


Arrivati all'ospedale, però, bisogna sottostare a certe regole: camicia da notte pulita e bel bagno profumato. E poi punturina, sogno blu e fine dell'operazione. In un batter d'occhio Piccolo Tigre viene operato e rimesso in salute per poter tornare a casa dove Piccolo Orso gli preparerà finalmente il suo piatto preferito : trota salterina con salsa alle mandorle e pangrattato. Forse.

Nella collana La biblioteca della Ciopi arriva un titolo imperdibile di Janosch.
Recuperato dal catalogo AER, viene ripubblicato quello che allora si intitolava Ti guarisco io, disse l'Orsetto.
Dopo aver sorriso di tenerezza leggendo Oh, come è bella Panama! (Kalandraka 2013) e aver capito la bella amicizia che lega questi due personaggi dalle fattezze di morbidi pupazzi, che -per ingenuità e per gusto dell'assurdo- ricordano il loro predecessore Winnie Puh, orsacchiotto con poco cervello, ai lettori più piccoli si può suggerire la lettura di un'altra bella storia che può considerarsi un classico. Se lì c'era l'avventura qui c'è la cura. 
Considerata una cifra di Janosch, compare anche qui la c.d. Tigerente, Tigranatra, ovvero quell'anatra (Ente) di legno con rotelle che è dipinta a righe come il manto della tigre (Tiger) e che non ha mai meritato neanche un riga di testo, ma ciò nonostante rappresenta una costante presenza muta, dialogante con le azioni dei due protagonisti principali.
In un panorama piuttosto arido di testi brevi e molto illustrati per lettori giovanissimi e alle prime armi, questa uscita è da segnalare necessariamente. Non solo perché è una storia bella, ma anche perché rappresenta una palestra per allenare lo sguardo all'attenzione e la testa all'ironia. 


Letteralmente farcite di piccoli dettagli extravaganti - il fungo pendente, i soggetti dei quadretti alle pareti, l'anatra spennata nella stanza d'ospedale - le tavole di Janosch sono nel contempo quanto di più tradizionale e quanto di più stravagante ci sia nella composizione generale. Questa attenzione a scrivere storie tra loro parallele e speculari dà gusto al lettore ma soprattutto dà profondità alla questione, come se ci fosse un'eco.
E qual è la questione? La cura, e non solamente da intendersi in senso stretto, ma anche come accudimento di una relazione di affetto reciproco. 



'Adesso chiedi pure il tuo piatto preferito', disse Piccolo Orso una volta arrivati a casa 'e io te lo cucinerò'. 'Trota salterina con salsa alle mandorle e pangrattato', esclamò Piccolo Tigre. 'Dinne un altro', ribatté Piccolo Orso. 'Pasta all'uovo con salsa alle mandorle e pangrattato', disse Piccolo Tigre. 'Un altro ancora' disse Piccolo Orso, di' zuppa! Ma certo è proprio quello che volevo dire! In questo breve scambio di battute si racchiude un po' il senso della relazione che lega Orsetto a Tigre, ma a ben vedere, che tiene insieme l'intero gruppo di animali. Si tratta del desiderio di andare incontro all'altro, con la consapevolezza di poter rinunciare senza sforzo a qualcosa di sé, per la felicità altrui.
Che di questi tempi...

Carla

Noterella al margine: non leggibilissimo il font, non curata come avrebbe meritato la confezione.

venerdì 27 maggio 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA FORTUNA DI CHIAMARSI ALBERTO

Albert e albero, Jenni Desmond (trad. Sara Marconi)
Lapis 2016


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"'Ciao, Albero!' disse Albert.'Mi sei mancato.' Il suo albero era perfetto.
Non era né troppo duro né troppo morbido, né troppo liscio né troppo ruvido. Era il suo posto preferito, specialissimo e tranquillo...
Ma... che cos’è questo rumore? L’albero di Albert stava piangendo.'Ueee.' si lamentava l’albero. 'Uee uee. ' 'Che succede?' chiese Albert.In genere sei così silenzioso...' "



Appena uscito dal suo letargo, Albert, che è un orso, trotterella verso il suo albero preferito, un larice dal fusto possente. E mentre riprende la sua posizione abituale, a penzoloni lungo uno dei rami bassi, sente un pianto dirotto che proviene dal cuore dell'albero. Cosa turba il suo albero a tal punto da ridurlo in lacrime? Albert interroga se stesso e poi coloro che passano di lì: Coniglio, Scoiattolo e Renna. Loro vedono la cosa dalla loro personale prospettiva e non risolvono il mistero dell'albero che piange.


I singhiozzi continuano così Albert decide di consolare il suo albero, abbracciandolo e sussurrandogli parole dolci. Dal cuore dell'albero esce allora un filo di voce che dice di avere paura di quel grande mostro peloso là fuori... Albert, pur non vedendo alcun mostro, decide che è suo dovere consolare albero rassicurandolo sul fatto che sarà lui a tenere lontano il mostro peloso.
Una grande sorpresa è in agguato.


Una tenera storia tra un orso e il suo albero preferito e contemporaneamente una bella commedia degli equivoci. La terza uscita italiana di Jenni Desmond, sempre per Lapis, è un picturebook classico, dove non si impara nulla sui plantigradi o sulle abitudini dei larici, come invece era capitato con La balenottera azzurra,ma dove si impara come possa essere facile prendere lucciole per lanterne. Mai fermarsi alla superficie delle cose, mai giudicare troppo affrettatamente perché l'equivoco è in agguato. Da un lato Albert, così preso e invaghito dal suo meraviglioso albero, non vede e dimentica per affetto la realtà e dall'altro 'il cuore' dell'albero vede e amplifica per paura la realtà.
Ecco il meraviglioso equivoco intorno a cui tutta la vicenda ruota.
Pieno di tenerezza, dal principio alla fine, Albert e albero racchiude in sé un piccolo mistero, una piccola sorpresa che a ogni lettura si svela e si riconferma.
E a proposito di riconferme, ci sembra che Jenni Desmond possa entrare a buon diritto tra i nomi degli illustratori da tenere d'occhio.
Riconferma una sua capacità di costruzione della pagina che però non eguaglia La balenottera azzurra, ma introduce al posto del grande respiro notato lì piccoli 'teatrini' in miniatura, paralleli o subalterni alla scena principale. Mi riferisco soprattutto alla rappresentazione di personaggi secondari quali Renna, Coniglio e Scoiattolo e al loro fare cose, ogni volta raffigurati con un ritmo quasi da fumetto o da storiellina parallela.


Riconferma una sensibilità per il colore che qui in Albert e l'albero è giocata sui toni 'freddi' di un disgelo primaverile appena agli inizi.
Riconferma una sua capacità di dominare con buona sicurezza il colore ad acqua. Ne sono una prova i pochi tratti che creano l'orso e che lo rendono soffice nel pelo, arguto nel muso, pericoloso negli artigli.
Ma il colpo migliore lo ha fatto Sara Marconi, alla traduzione. Un titolo davvero azzeccato, a onor del vero servito su un piatto d'argento, che in inglese invece scolorisce: Albert's Tree. Un'assonanza fortunatissima, Albert e albero. E ancora: aver fatto saltare il genitivo sassone che avrebbe portato in sé il concetto di possesso e invece al suo posto aver fatto cadere l'articolo davanti ad albero, automaticamente sancisce che siamo a un soffio dal nome proprio anche per lui, circostanza che riconferma (!) un fatto importante anche se non dichiarato: quei due, orso e larice, hanno entrambi un cuore che pulsa per l'altro.
Al di là di ogni 'equivoco' con le ali.


Carla

mercoledì 24 settembre 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


L'ABECEDARIO DELLE EMOZIONI
 
Lupo & Lupetto. La fogliolina che non cadeva mai, Nadine Brun-Cosme, Olivier Tallec
Edizioni Clichy 2014


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Proprio in cima all'albero c'era quella fogliolina. In primavera era di un verde così tenero, che Lupetto aveva una terribile voglia di mangiarsela. 'Lupo', diceva Lupetto, 'per favore, cerca di prenderla, ho tanta voglia di mangiarla'. 'Aspetta', diceva Lupo, 'prima o poi finirà per cadere'."


Quando fu estate e la foglia era di un bel verde intenso e luccicante, Lupetto rifece la domanda perché nella foglia avrebbe voluto specchiarcisi. E poi quando fu autunno, con la foglia di un bel marrone caldo, a Lupetto venne voglia di toccarla. Quando arrivò l'inverno e la foglia era ancora lì, sola sul ramo spoglio, Lupetto non chiese più niente, tanto - pensava - Lupo mi risponderà ancora una volta di aspettare. 

 
E invece le cose andarono diversamente. Con grande sforzo e con qualche rischio, Lupo un mattino si arrampicò sul grande albero e cercò di prendere la fogliolina tanto desiderata. Alla base dell'albero Lupetto, trepidante, lo seguì con gli occhi pieni di paura e rammarico per averlo mandato lassù.
La foglia, rottasi in mille briciole luminose, con i raggi del sole calante, è come una pioggia di stelle che sfiora il naso di Lupetto.
Una foglia che cade in pezzi e un cielo stellato non sono poi così diversi...
Come un cielo stellato d'inverno, nulla fu mai così bello agli occhi di quei due.


Un albo che è un abecedario di sentimenti ed emozioni.
Costruito su un episodio fatto di quasi nulla -un grande albero, una foglia che non cade, e due lupi, uno cucciolo e uno no- eppure è una grande storia.
Conosciamo già il tipo di relazione che lega quei due, perché tanto abbiamo amato la loro prima storia (Lupo&Lupetto, Edizioni Clichy 2013) e quindi partiamo già con il cuore addolcito nel leggere questo secondo episodio della loro vita in comune.
Ma allo struggimento e alla tenerezza, in apparenza, non c'è limite. 
 
Andiamo con ordine, come farebbe un abecedario: c'è la A di Affetto, quello che muove Lupo nella sua decisione di salire sull'albero; c'è la C di Coraggio, quello che fa arrivare Lupo anche sui rami sottili che si rompono sotto il suo peso, o di Curiosità, quella di Lupetto nei confronti della novità di una foglia caparbia; segue la I di Impazienza di un lupetto curioso, la P di Pazienza che è quella che un vecchio Lupo cerca di insegnare a un giovane lupo, ma anche di Pentimento, da parte di Lupetto che vede Lupo andare comunque lassù. 
C'è la T di Timidezza di Lupetto nel non chiedere più la tanto desiderata foglia e di Trepidazione nel vedere Lupo in pericolo in bilico sul ramo.


Se tutto questo, e non è poco, lo intrecciamo per farne una storia ciò che ne nasce è un bellissimo racconto, fatto di tanti silenzi, che ancora una volta ci intenerisce il cuore. Tal quale lo fece il primo libro. La cura affettuosa, gratuita, paziente di un grande Lupo che è un po' papà e un po' amico maggiore ha il suo corrispettivo nella fiducia incondizionata, nella riconoscenza profonda, nello stupore dell'apprendimento di un giovane lupo.
Il loro punto d'incontro sta nell'essere insieme, e nel guardare nella stessa direzione, felici e ammutoliti, di fronte alla grandiosità di un limpido cielo stellato d'inverno.


Carla

Se Nadine Brun-Cosme si conferma narratrice profonda dell'animo umano, Olivier Tallec è un grande poeta con i pennelli in mano.

mercoledì 20 giugno 2012

OLTRE IL CONFINE (libri dall'estero)


BUNNY DAYS, Tao Nyeu
Dial Books for Young Readers (Penguin Group), 2010


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)

"...And after a refreshing line dry all day and all night...the bunnies are ready for a brand new adventure. Everyone is happy."


Everyone is happy.
Tre piccole storie di conigli che finiscono sempre allo stesso modo: e tutti sono contenti. Un gruppetto composto da sei conigli alle prese con le goffate di una coppia di caprette, marito e moglie, un po' distratta che prima li infanga con gli schizzi prodotti dal suo trattore, quindi li aspira con la sua aspirapolvere



e infine li 'pota' del codino con le sue cesoie, al momento del taglio della siepe.
Ma per fortuna c'è l'orso, che tanto ci ricorda il Wonder Bear di qualche post fa. I conigli infangati sono prontamente messi in lavatrice e poi stesi per le orecchie ad asciugare. 


 Per togliere loro la polvere, nella seconda storia, vengono appesi davanti a un ventilatore potente, che li spolvera nel profondo del pelo e nella terza storia sarà la macchina da cucire dell'orso a rimettere insieme il coniglio con il rispettivo codino.


Tutto finisce nel migliore dei modi: everyone is happy. Non esce sangue dai codini tagliati, non c'è rancore verso le caprette distratte, non c'è paura, non c'è trepidazione: c'è invece attenzione, cura e un diffuso senso di armonia cosmica. C'è il piacere di passare del tempo assieme, caprette, conigli e orso, magari in barchetta, sorseggiando un buon caffè o rosicchiando una succulenta carota.

Di nuovo Tao Nyeu in questo libro per piccoli che in ogni suo particolare appare rassicurante e accogliente, delicato (come il programma della lavatrice). 


Dal disegno chiaro, tondeggiante e ben riconoscibile (in questo senso l'uso di una lavatrice, di un ventilatore, di una macchina da cucire allude ad un universo di utensili noti anche ai piccoli che però hanno ai loro occhi un che di ancora misterioso e magico), dai colori tenui che, per ognuna delle tre storie, hanno una loro dominante: azzurro, ocra e verde, dai contenuti affettuosi e solutori si presenta come un libro che può accompagnare le letture dei piccoli, giorno dopo giorno, sera dopo sera.
Credo che ogni bambino incontri nel mondo dei grandi varie caprette distratte e un po' goffe ma che cerchi e trovi (questo me lo auguro di cuore) anche un orso morbido di pelo e di animo che sappia rimettere a posto ogni cosa.

Carla

Noterella al margine: la sovraccoperta del libro è un bellissimo poster che, debitamente stirato (chissà se orso può intervenire anche a risolvere questo inconveniente) può essere appeso nella camera del piccolo lettore.
seconda noterella al margine: va da sé che questi libri arrivano sul mio tavolo, non perché io giri il mondo acquistandoli in polverose piccole e romantiche librerie, ma perché giro, comodamente seduta alla mia postazione, in rete. Questo per dirvi che anche per voi sono accessibilissimi e comprarli non sarà un problema: parola di Orso!


martedì 22 maggio 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


SEGNO E DISEGNO

OGGI MI SENTO COSÌ, Alessandro Sanna
Emme edizioni, 2012

ILLUSTRATI PER PICCOLISSIMI (dai 2 anni)


Alessandro Sanna mi colpisce sempre. Non riesco mai ad essere indifferente di fronte ai suoi disegni. A guardarli scopro ogni volta qualcosa di non dichiaratamente detto, ma che è lì a fare comunque mostra di sè.
Pur essendo il suo un segno sempre molto evocativo, decisamente poco descrittivo, Sanna è un autore 'perfetto' per i piccolissimi.
E' curioso perché nei vari corsi di formazione che ho fatto, avevo imparato che per i più piccoli occorre un tipo di illustrazione che sia poco evocativa, che sia invece 'fotografica' (non a caso sarebbe bello poter offrire ai nostri piccolissimi bambini italiani i libri fotografici di Tana Hoban che invece imperversano tra i bambini transalpini...), in sostanza un' immagine che li riporti immediatamente all'identificazione dell'oggetto raffigurato. E in questo la fotografia è quanto di meglio si possa loro offrire.
Ma allora Sanna? Lui è lontano anni luce da una fotografia. Allora i suoi disegni non vanno bene, con tutti quei suoi baffi di colore, con quelle macchie di acquerello, con quei segni che alludono solo all'essenza degli oggetti...


E invece i libri di Alessandro Sanna, continuo a pensarlo, sono perfetti. Questo lo penso perché anche i bambini piccoli a ben vedere si muovono per rapidi segni nel loro esprimersi attraverso il (di)segno. Un cerchio un po' sbilenco è un volto, la bocca è un taglio.
Nel caso di Sanna, io non so dire quanto conti la storia personale di ogni autore per la creazione delle loro illustrazioni, ma mi piace pensare che questo suo ormai frequente rivolgersi a un pubblico di piccolissimi sia dovuto al suo desiderio di 'progettare' libri che piaceranno alla sua piccola figlia.


In questo libretto però si annida anche un mio personale Amarcord, ovvero il primo percorso di lettura della mia ormai lunghetta carriera di lettrice, si intitolava proprio così: Oggi mi sento così e ronzava intorno alle grandi emozioni dei piccoli di una scuola materna.
Il grande sorriso che si diffonde in copertina è irresistibile, come pure un orecchio formatosi da una volpe accuciata, o il profilo di una mano che diventa le piume di una coda fiera di un volatile.
Di questi cartonati, pensati per minuscole mani, avevamo già visto altri titoli, come La Mamma, Cucù tutti inseriti nella collana Ullallà.
Adesso questa seconda serie vede nuovamente 4 o 5 titoli, di cui apprezzabili a mio avviso, accanto a Oggi mi sento così, La formica della buona notte e Abbracciami. La formica della buona notte è una delicata passeggiata della formica sul corpo del bambino, pronta per andarsi a coricare nel confortevole buchino dell'ombelico. Sembra un rifugio perfetto! 

Il terzo titolo è composto da un repertorio di abbracci tra animali, veri e propri incastri affettuosi, alcuni decisamente insoliti, forse grandi e cuccioli oppure più verosimilmente innamorati tra loro. Che cosa cambia? Un abbraccio è sempre bello da guardare.



Carla

martedì 22 novembre 2011

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)

MESSICO e NUVOLE

C’è un rituale irrinunciabile nell’ultimo giorno della Fiera del libro per ragazzi a Bologna: quando quasi tutti stanno smontando gli stand, si va in giro per cercare di comprare qualcuno dei libri stranieri adocchiati nei giorni precedenti; la mia tappa fissa è lo stand del Messico, dove l’inflessibile Raoul mi dice: ‘questo no, quello no, quest’altro forse, ripassa più tardi..’. Dopo queste contrattazioni estenuanti, di solito riesco a portarmi a casa qualcosa.
Quest’anno mi è andata bene: a Bologna sono riuscita ad accalappiare Un Abrazo, di Maria Baranda, che comincia così:


Cuando es larga la noche
y fria y oscura y no hay luna que alumbre
los suenos que estan en mi cama…
Un abrazo!

Si tratta di un piccolo cartonato che ruota intorno a quei momenti di solitudine, o di noia, o di stupore, in cui è forte il desiderio di condividere, di sentire vicino anche solo l’orsetto (o il coniglio) di peluche. 


Piccolo, delicato, ben illustrato da Cecilia Varela, è entrato con mia grande gioia nella sacca che alla fine della fiera è già piena di cataloghi, di appunti, e di qualche altra perla pescata negli stand.
Avrei voluto prendermi, in realtà, un altro libro messicano (anzi, più d’uno, visto che raramente sono tradotti in Italia, e il Messico è un paese emergente, anche per quanto riguarda l’editoria per ragazzi); ma il buon Raoul mi aveva detto di no. Questa volta, però, sono stata fortunata, perché un editore intelligente ha pensato bene di acquisirlo e ‘No’, di Claudia Rueda, mi si è materializzato davanti la scorsa settimana. 


Avevo avuto notizia di questa bella acquisizione già qualche settimana prima e quindi ho pregustato il piacere di ritrovarmelo di fronte. Mi ricordavo di aver visto a Bologna Giovanni insieme ad Anna, mitica libraia torinese, svolazzare intorno a quel libro, parlottando, ma non speravo di vedere il libro in Italia così presto.
Cos’ha di speciale questo libro? 
 Descrive mamma orsa e il suo orsetto, quando incalza l’inverno e comincia a nevicare; l’orsa richiama il suo piccolo per farlo entrare nella tana dove passeranno l’inverno;  il piccolo però non ha nessuna intenzione di andare a dormire e trova mille scuse per rimandare il momento, finché non rimane solo in mezzo alla bufera…come finirà? Ovviamente bene, ma con un finale intelligente, in cui all’orsetto è concessa una resa con l’onore delle armi. 


Ovvero, fuor di metafora, quando un bambino, che ha tenuto il punto fino a quel momento, cede, merita che la sua non sia una resa, ma una dignitosa tregua, preludio di nuovi, e salutari, tira e molla, che, a quanto pare, non finiscono certo con l’infanzia.
Le illustrazioni sono semplici, immediate, adatte ai bimbi piccoli, direi dai 3/4 anni, e la realizzazione grafica è raffinata, con un difficile gioco fra lucido e opaco che riesce a rendere anche una nevicata sulla neve.
Insomma, bello e intelligente, quindi grazie all’editore italiano, Lapis, che ce l’ha portato, grazie a Giovanni e ad Anna, che l’hanno scelto.



Eleonora



Un abrazo!”, M. Baranda, C. Varela C., Ediciones el Naranjo 2009
No”, C. Rueda, Lapis 2011.