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mercoledì 14 febbraio 2024

FAMMI UNA DOMANDA!

LA NATURA E I NUMERI


Distanti dalle biografie storiche che si sono moltiplicate nell’editoria per ragazzi, dopo il successo, piuttosto effimero, delle ‘Storie della buonanotte per bambine ribelli’, Guido Quarzo e Anna Vivarelli firmano insieme diversi romanzi storici che si contraddistinguono per l’accuratezza storica e la forma narrativa avvincente.
Nel 2023 hanno pubblicato, per i tipi di Editoriale Scienza, ‘Il mio nome è Tartaglia’, dedicato al matematico bresciano vissuto nel ‘500.
La storia di Nicolò Fontana, più tardi chiamato Tartaglia, è drammatica: durante il sacco di Brescia, operato dalle truppe francesi nel 1512, il ragazzino viene colpito in pieno viso da un colpo di spada, che lo farà sentire a lungo deforme e provocherà i difetti di pronuncia che lo segnarono per tutta la vita. Di famiglia povera, Nicolò accede agli studi già quattordicenne, ma le sue capacità straordinarie gli consentono di recuperare velocemente e di imparare a leggere correntemente anche in latino.
La frequentazione con un artigiano locale, che conserva un automa costruito sulla base dei disegni di Leonardo, la Comare Pettegola, poi la frequentazione con un ricco notaio dotato di una fornitissima biblioteca matematica, gli aprono la via verso sia le ricerche matematiche che quelle applicate, che svolgerà soprattutto fra Verona e Venezia.
Finalmente appagata la sua sete di sapere, Nicolò può dedicarsi anche all’insegnamento, coronando il suo sogno di riscatto. Nel romanzo si conclude anche la vicenda del vile soldato, un italiano passato ai francesi, colpevole della sua infermità: viene infatti ucciso, diversi anni dopo, mentre tenta la fuga.
Il nome di Tartaglia è legato alla soluzione delle equazioni di terzo grado, al triangolo di Tartaglia e alle traduzioni in italiano delle opere di Euclide e Archimede, è quindi uno dei personaggi più significativi della matematica italiana di quel periodo.
L’impostazione data da Quarzo e Vivarelli al racconto della vita già di per sé affascinante del matematico è interessante per diversi motivi, principalmente perché pone l’accento su due aspetti importanti della scienza moderna: la visione per cui i numeri sono immanenti alle cose e la matematica diventa il linguaggio con cui esprimere l’essenza numerica della natura; e l’interesse, che sarà sempre più crescente, per gli automi e il loro uso in ambito militare. Nel Codice Atlantico di Leonardo sono stati rinvenuti, in effetti, diversi disegni che si possono far risalire a un progetto di ‘soldato meccanico’; studi di questo genere rientravano in generale nella ricerca di nuove armi, sempre più potenti.
Il primo aspetto ha evidenti implicazioni filosofiche, che ritrovano le loro radici nel pensiero pitagorico e platonico; il secondo traccia un indirizzo di ricerca che troverà la sua maggiore espressione nel ‘700.
Questioni, quindi, molto importanti, che gli autori riescono efficacemente a calare in un romanzo che non si perde mai in digressioni didascaliche; anzi il ritmo sostenuto e lo stile stringato con cui sono narrate le vicende di Nicolò aiutano anche il lettore digiuno di matematica a immergersi con piacere in questo racconto.
Consiglio la lettura, a partire dai dodici anni, a tutti quei lettori e quelle lettrici che nelle storie cercano suggestioni impegnative, che abbiano curiosità per le cose del mondo e per le scienze che, a vario modo, le descrivono.

Eleonora

“Il mio nome è Tartaglia”, G. Quarzo e A. Vivarelli, Editoriale Scienza 2023


mercoledì 16 giugno 2021

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

UNA SAGA GIAPPONESE


La storia giapponese fra la fine del ‘500 e l’inizio del ‘600 offre materiale a volontà, per chi volesse scrivere un’epopea con tutti gli ingredienti del grande romanzo storico, ma anche di costume: intrighi, vendette, misteri, samurai e attrici, case del tè e castelli fortificati. E’ questo il materiale che Camille Monceaux, giovane scrittrice francese, mette insieme per il primo romanzo di una tetralogia, ‘Le Cronache dell’Acero e del Ciliegio’, dal titolo ‘La Maschera del Nö’.
Il protagonista, che racconta le vicende in prima persona, è Ichirö, un bambino dalle origini misteriose, raccolto da un vecchio samurai, Tenzen, e dalla sua governante, Oba. Il bambino porta con sé un monile che con tutta probabilità ne stabilisce l’appartenenza ad un casato. Ma per molti anni la sua vita sarà limitata alla casa nel bosco di Tenzen, dove le sue esplorazioni non vanno oltre il tempio della Dea Volpe. Ichirö viene istruito dall’anziano maestro alla via della spada, la via dei samurai; diventa bravo, ma questo non gli consente di salvare Tenzen dall’assalto di un crudele ninja, che in realtà sta cercando proprio lui. La casa viene data alle fiamme e comincia così per il giovane Ichirö un durissimo apprendistato al vagabondaggio e alla povertà.
Dopo aver vagato a lungo nei boschi, perdendo ogni suo avere compresa la spada del maestro samurai, approda alla pericolosa città di Edo, l’antica capitale. Qui è ancora più difficile sfuggire ai pericoli, alle bande criminali, alle guardie, ai procacciatori di bambini e bambine per le case del tè.
Quando è proprio nei guai viene raccolto da Daichi, un poeta squattrinato, autore di testi per il teatro kabuki, che si oppone al più tradizionale teatro nö. La vita del nostro protagonista ricomincia con un nuovo nome, Tomo. Diventa inserviente, e poi attore, del teatro locale, viene accolto dalla famiglia di Shin, anche lui aiutante nello stesso teatro. Nello stesso tempo fa conoscenza con una ragazza misteriosa, Hiinahime, che vive portando costantemente una maschera del nö, reclusa nella sua abitazione.
E’ per esaudire un suo desiderio, recitare almeno una volta in teatro, che la situazione di Tomo precipiterà nuovamente nella disgrazia. Il teatro va a fuoco, lui viene incolpato, mentre alcuni sospettano che Tomo non sia quello che dice di essere. Incarcerato, torturato, viene alla fine liberato dall’amico Shin, ma il suo destino lo porta a fuggire ancora.
E’ un intreccio complesso, basato sulla ricostruzione storica del Giappone di quel periodo, caratterizzato da feroci lotte per il potere, da una società fortemente gerarchizzata e dal potere dei samurai. L’autrice si prende tutto il tempo necessario per portare la lettrice e il lettore nel Giappone antico, nei suoi usi e costumi, descrivendo nel dettaglio abiti, cibi, abitazioni, ma anche le ingiustizie, i soprusi, la violenza di una società fortemente maschilista.
Si tratta, però, essenzialmente di un romanzo di formazione, la crescita del giovane samurai attraverso le durissime prove che la vita gli impone ed è probabilmente su questo aspetto che si soffermerà l’interesse dei giovani lettori e lettrici: è una storia descritta a tinte forti, con personaggi molto definiti, per certi versi simili a quelli del romanzo fantasy. Ma non è l’unico elemento di attrattiva; l’altro, ed è potente, è il fascino, in questo momento dilagante, per il Giappone, per le sue atmosfere, per i suoi fumetti. Un fenomeno collettivo che periodicamente si riaffaccia, sempre con le medesime caratteristiche. L’editore italiano, L’Ippocampo, ha colto questa tendenza, traducendo questo romanzo, ma anche altri testi che vanno nella stessa direzione.
Se è indiscutibile la cura con cui l’autrice ha costruito la cornice storica del romanzo, tuttavia mi è sembrato di cogliere qualche immaturità letteraria nella descrizione dei personaggi e delle loro relazioni. E’ soprattutto un romanzo corale, basato sullo schema del ‘giovane in cerca del suo destino’, che è ovviamente un destino di battaglie, di vittorie e sconfitte.
Pur con questi limiti, è sicuramente molto più interessante della stragrande maggioranza dei romanzi destinati ai cosiddetti ‘giovani adulti’, con le dovute eccezioni.
Lettura estiva perfetta, con molte emozioni e uno sguardo non banale sull’amato Giappone.
 
Eleonora


“Le Cronache dell’Acero e dell Ciliegio. Libro1. La Maschera del Nö”, C. Monceaux, L’ippocampo 2021



venerdì 2 ottobre 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA TERRA È NOSTRA MADRE
 
L'ultimo dei Comanche, Nathalie Bernard 
(trad. Claudia Romagnuolo) 
La nuova frontiera, 2020
    
 
NARRATIVA PER GRANDI (dai 12 anni)

"Una colonna di uomini è appena comparsa sulla cresta della montagna.
Se ne stanno fermi e non riusciamo a capire quanto siano numerosi. Un brivido mi corre lungo la schiena ma non mi muovo, non riesco a distogliere lo sguardo dal gruppo di uomini a cavallo che inizia a scendere di volata il pendio... Non hanno trombe né giubbe blu, indossano cappelli flosci e si precipitano a testa bassa verso il nostro accampamento."   

Questo è il preciso momento che nella vita di questo giovane Comanche, Kwana, il Profumato, e del fratello minore, Pecos, segna un punto di non ritorno. Il suo accampamento sta per essere distrutto e bruciato, suo padre, il capo Nokoni sta per essere ucciso, e sua madre, una donna bianca Comanche da quando era bambina, sta per essere rapita dai ranger. Per le tribù indiane, sono quasi più pericolosi dei soldati dell'esercito regolare. L'ultima parola che la madre urla ai due ragazzi, prima di essere portata via insieme alla figlia che tiene in collo, è Scappate! Loro fuggono, sui loro cavalli attraversano sentieri di una regione che conoscono meglio di chiunque altro. Si lasciano dietro tutto: l'infanzia, la pace, la comunità e vanno verso l'ignoto. L'obiettivo è quello di non stare più soli, ovvero di raggiungere altri Comanche nell'accampamento invernale. Le capacità di Kwana, d'altronde è il figlio di Capo Peta Nocona, il capo dei Nokoni, gli Erranti in lingua Comanche, sono indiscusse e lui e suo fratello raggiungono il resto della tribù. Ma l'accoglienza non è come loro la immaginavano. Questa è la storia di un giovane Comanche, tredici primavere, che cavalcando attraverso un territorio che fino all'arrivo dei Bianchi era sconfinato, diventerà un uomo, un guerriero, un capo, un padre. La sua vita sarà la sua lotta per salvare la sua cultura e il suo popolo contro l'inarrestabile strapotere dei coloni americani.È la storia epica di un eroe a cavallo, ma è anche la storia dei nativi americani e della loro triste fine.

Sono queste le due tracce interessanti da seguire: in una direzione si delinea il destino di un popolo, mentre nell'altra assistiamo alla costruzione di un uomo. Quindi un po' romanzo di formazione e un po' testimonianza, visto che la storia che racconta Nathalie Bernard è basata su un fatto e su personaggi davvero esistiti. Quanah Parker (è il suo ultimo nome), nato Comanche con il nome di Kwana, il giovane protagonista è figlio di un capo Comanche e di una donna bianca, Cynthia Ann Parker, che all'età di nove anni era stata rapita dagli nativi, diventata poi parte della tribù dei Nokoni e una delle mogli dello stesso capo Peta Nocona.La storia di questa donna indiana, ma dalla pelle chiara e dagli occhi grigi, è sempre stata oggetto di racconti e film. La sua storia personale dai contorni leggendari, che la vede passare dal mondo dei coloni a quello dei Comanche per poi ritornare, nuovamente rapita dai ranger, a quello d'origine ha sempre destato interesse e curiosità. La Bernard però la lascia sullo sfondo, anche se il suo sguardo, il suo spirito e il grande vuoto che lascia nel cuore dei due figli maschi, occupano spesso le pagine del romanzo. E' sempre lei che, in qualche modo, anche se ormai sparita da anni, spinge suo figlio a compiere l'ultima e struggente 'esplorazione' nei territori dei coloni bianchi, a conoscere la sua famiglia bianca, prima di tornare alla propria famiglia pellerossa. Quanah non la dimentica mai e fino all'ultimo ne segue le tracce. Forse in cerca di un senso ultimo da dare alla propria esistenza. Scrivere ancora su di lei non era ciò che Nathalie Bernard voleva fare, ma occuparsi invece di quel ragazzo, Kwana appunto, che le è a fianco in una delle foto di repertorio che la ritraggono, le suscita curiosità e interesse. Usa tutto quello che di lui si sa per costruire un solido telaio intorno a cui la trama di questo romanzo di formazione prende forma e colore.Tra i punti fermi c'è ovviamente la Storia quella con la maiuscola, quella che riguarda ciò che di terribile accadde nella seconda metà dell'Ottocento nelle grandi pianure americane. Questa è storia nota. Tuttavia non è mai una occasione persa andarla a raccontare ancora e ancora. Visto come sono andate poi le cose.La forza del racconto sta proprio in questa continua osmosi tra le avventure e disavventure personali di un giovane capo tribù e quelle collettive di un popolo allo stremo. Pagina dopo pagina si passa dalla bellezza e la potenza di un territorio, evocate sapientemente, alla durezza degli scempi e dei saccheggi perpetrati dai coloni, raccontati anch'essi con uguale partecipazione. In tutta questa forza solo un elemento appare disarmonico e chissà che non dipenda semplicemente dalla traduzione. Il timbro, che più di una volta la scrittura assume, ricorre con troppa disinvoltura a un lessico colloquiale, anche un po' stereotipato, e facendolo non sempre rispetta e tiene conto del contesto e della 'voce indiana' che racconta. Suonano stonate, in bocca a un Comanche, parole come 'menadito', o locuzioni come 'in men che non si dica' o 'in barba a ogni pronostico'. E dubito che mai un Comanche, anche se intimorito dalla loro mole, abbia potuto pensare o chiamare i bisonti 'mostri'. I mostri, sono cose da 'visi pallidi'!

Carla


Noterella al margine: copertina che rende merito alle grandi pianure, ai colori di quella terra e al senso ultimo di ogni buona storia dedicata ai nativi americani. Va bene, è Tom Haugomat. Non potrebbe essere diversamente.

mercoledì 16 ottobre 2019

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)



SE A LONDRA COMPARE KARL MARX


E’ un aspetto originale e direi di rilievo, la qualità della ricostruzione storica con cui Shane Peacock costruisce i suoi romanzi, centrati sul personaggio del giovane Sherlock Holmes.
Bene fa la Feltrinelli a recuperare i precedenti romanzi, recensiti sin dal 2011, come proposte originali per lettrici e lettori sopra i dodici anni.
La caratteristica peculiare di Peacock è la capacità di ricostruire fedelmente l’ambientazione della Londra vittoriana, che caratterizza i romanzi di sir Arthur Conan Doyle. In quest’ultimo romanzo la ricostruzione effettuata dall’autore canadese è ancora più interessante perché oltre a raccontare al lettore attento usi e costumi, la variegata molteplicità di vite umane che si incontrano e si scontrano nei vicoli come nei grandi viali, fornisce anche un’accurata descrizione dei primi movimenti a difesa dei diritti della classi povere, dei primi accenni di femminismo.
Il perno narrativo di ‘Il giovane Sherlock Holmes. Il demone oscuro’ ruota intorno alla figura di un mostro, o presunto tale, Jack il Saltatore, che terrorizza le fanciulle povere dei bassifondi londinesi; il giovane Sherlock, con tutte le sue ossessioni e le sue insicurezze, viene coinvolto delle indagini, mentre si divide fra l’attrazione per la giovane Irene Doyle, figlia di sir Arthur, e la giovane Beatrice.
Ma intorno alle vicende, e anche dentro le imprese malvagie del mostro saltatore, si muove una Londra agitata dai primi tumulti operai, mentre con grande fatica si fanno avanti idee riformatrici. Ci sono uomini politici importanti che si spendono in modo lecito o meno lecito per sostenere le rivendicazioni della povera gente, destinata a rimanere miserabile e ignorante. C’è il terrorismo irlandese, che rivendica la separazione da Londra.
Fra questi capannelli di gente sempre più esasperata si aggirano due persone destinate a cambiare i destini del mondo, Karl Marx e Frederich Engels, attenti osservatori della storia economica e sociale dell’Inghilterra.
Se questo è sicuramente intrigante per il lettore più avvezzo alle tematiche storiche, resta per i lettori meno smaliziati un avvincente intreccio in cui si susseguono i colpi di scena, le geniali intuizioni del giovane Sherlock, all’inizio della sua carriera di investigatore, il balletto dei personaggi che circondano efficacemente il protagonista; sono molte le caratterizzazioni di personaggi che accompagnano il protagonista: dai personaggi femminili, quello di Irene in primis, molto attenta a rivendicare il diritto di essere se stessa, alle popolane che sono molto meno ignoranti di quanto non sembri; Maleficent, il capobanda che guida una ciurma di pericolosi ragazzini; il farmacista massone Bell, esperto di chimica e di discipline orientali.
Alla fine ne viene fuori un romanzo che riesce perfettamente a coniugare il solido intreccio ‘giallo’ con una ricostruzione d’ambiente che racconta molto della Londra ai tempi della Regina Vittoria e del premier Disraeli, nonché dei rivoluzionari cambiamenti che prenderanno vita nei decenni successivi.
Probabilmente, lettori e lettrici più giovani avranno pochi elementi per ricostruire questo sfondo storico così dettagliato e così profondamente ‘british’: ma credo resteranno affascinati dalle atmosfere brumose, dalla descrizione della vita grama dei bassifondi londinesi, dalle imprese intellettuali del giovane Sherlock, ancora alla ricerca di una sua profonda vocazione.
D’altro lato, la trama poliziesca aiuta a mantenere alta l’attenzione, rendendo il romanzo godibile anche solo come ‘giallo’.
Lettura consigliata a partire dai dodici anni.

Eleonora

“Il giovane Sherlock Holmes. Il Demone oscuro”, S. Peacock, Feltrinelli 2019



venerdì 5 ottobre 2018

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


CAPPA E SPADA CON STREGONERIA


Il nuovo romanzo di Frances Hardinge, talentuosa scrittrice inglese, ‘La voce delle ombre’, è appena arrivato in libreria, a un solo anno di distanza dalla pubblicazione con Macmillan.
E’ un romanzo impegnativo, con grandi ambizioni, che coniuga, non sempre felicemente, il romanzo storico con il fantasy, o meglio con la ghost story.
L’ambientazione storica, che secondo me esprime la parte migliore del romanzo, riguarda l’Inghilterra delle guerre di religione, sotto lo sfortunato sovrano Carlo I Stuart, in lotta sia con il Parlamento, che ne respinge le istanze assolutistiche, che con i Puritani, che disprezzano l’eccessiva vicinanza al cattolicesimo.
Quindi, battaglie campali, scorribande, spie e cospiratori e tutto il portato di violenze che qualsiasi guerra comporta.
Su questo sfondo, già di per sé complesso, si innesta la vicenda di Makepeace, figlia illegittima del casato dei Fellmotte, che oltre a essere nobili hanno l’oscuro potere di ospitare dentro di sé gli spiriti degli avi.
Per difenderla da questo destino, la madre fugge con lei e la cresce cercando di insegnarle, a ragion veduta, tutte le difese possibili contro gli spiriti, facendole passare, tra l’altro, molte notti dentro un cimitero. Ma nei tumulti che oramai crescono in ogni luogo, la madre muore e, quasi nello stesso momento, Makepeace viene ‘infestata’ dallo spirito rabbioso di un orso. Comincia la sua fuga, che la porta però proprio nel castello di Grizehayes, il regno dei Felmotte.
Qui viene accolta come serva e in qualche modo protetta, in quanto ricettacolo potenziale degli avi, al momento della morte di qualcuno di loro. E’ la stessa sorte del fratellastro James, che diventa il paggio del giovane rampollo Sysmond.
Quest’ultimo tradirà, portando con sé un protocollo reale in cui di fatto il Re autorizza i Fellmotte a praticare la stregoneria. Per riavere questa carta più che compromettente, i Fellmotte ingaggiano una loro guerra personale fatta di spada e di spie.
In tutto questo, Makepeace cerca la sua personale via di salvezza che la porti lontano dalle grinfie dei famelici anziani e che le consenta di liberare James, che nel frattempo è stato infestato.
Mentre infuria la guerra fra il Parlamento e il Re, la protagonista cambia continuamente strategie e alleati, mentre nel suo corpo albergano altri spiriti, oltre al provvidenziale orso.
Non voglio dilungarmi oltre sugli sviluppi di una trama complessa, piena di colpi di scena e cambiamenti di fronte, in cui diventa impossibile separare l’aspetto storico e quello fantastico.
Lo stile della Hardinge è sicuramente interessante, avvincente, riesce a rendere appassionante un materiale storico a noi estraneo, letto a mala pena sui libri di storia. Interessanti anche i personaggi, descritti a tutto tondo, spiriti compresi. L’aspetto forse più rilevante è quello dell’aver voluto descrivere la fine di un mondo, quello della stregoneria e di chi la combatteva a suon di torture e impiccagioni, attraverso un romanzo che parla d’altro, un romanzo d’avventura con una fortissima e non sempre equilibrata componente fantastica.
Sicuramente, l’invenzione del ‘condominio’ di spiriti nella testa di Makepeace e degli altri personaggi che funzionano da ospiti, anche se non originalissima, ho parlato da poco di un romanzo che parla di possessioni malefiche, colpisce la fantasia del giovane lettore e lettrice, ma devo dire che a volte diventa troppo implausibile, tanto da diventare quasi grottesca. A tratti viene da chiedersi perché l’autrice scelga questa chiave, il soprannaturale, il magico, per scrivere in sostanza romanzi di avventura a sfondo storico. Non so se corrisponda a una sua sensibilità sull’argomento o se risponda alla necessità di avvicinare con più facilità il pubblico dei lettori e lettrici più giovani.
Forse, la questione sta nel come questi elementi siano combinati e armonizzati nella narrazione, che non sempre riesce a mantenersi su un piano di relativa plausibilità.
Resta comunque un buon romanzo, scritto con una dovizia di particolari storici e con una grande attenzione al linguaggio, mai pedante, mai banale. Richiede lettori allenati alle molte pagine di descrizioni, prontamente bilanciate da inseguimenti, lotte, magie. Lo consigliere a lettrici e lettori dai tredici anni, proprio per la complessa costruzione del testo.

Eleonora

“La voce delle ombre”, F. Hardinge (trad. G. Iacobaci), Mondadori 2018

lunedì 26 novembre 2012

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)


VANGO


La lettura di Vango è sicuramente complessa: sia nel primo volume che nel secondo, uscito da poco, si intrecciano diversi piani temporali, con una tecnica di scrittura che contraddistingue Timothée de Fombelle. In entrambi i volumi, che raccontano la storia movimentata di un giovane rampollo dei Romanov, si accavallano le vicende di molti personaggi, alcuni ben definiti altri appena abbozzati, che si muovono freneticamente fra Parigi e New York, fra l’isola di Salina e l’Inghilterra. Molti dei nostri giovani lettori indietreggiano di fronte a due difficoltà: una, come si è detto, è data dalla complessità della trama, dal dover andare avanti e indietro nel tempo e nello spazio, l’altra riguarda l’ambientazione storica scelta, fra la rivoluzione russa e le seconda guerra mondiale.
Detto questo, rendiamo onore al merito: c’è, nel nostro autore, una grande padronanza della narrazione, che nel secondo volume si snoda con chiarezza; abbiamo di fronte un romanzo corale, in cui ciascun personaggio, compreso Iosif Vissarionovich Dzugasvili, detto Stalin, acquista la sua giusta collocazione in un mosaico di intrighi, avventure, passioni, amori sottaciuti, segreti.
Nel dipanarsi della vicenda, che passa dalla prima guerra mondiale alla Resistenza nella Francia occupata dai nazisti, perde importanza l’interrogativo che chiudeva il primo volume, cioè chi fosse Vango, che legami avesse con la Russia; e diventa sempre più importante la vicenda umana che lega il protagonista a Ethel o a Mademoiselle, a padre Zefiro o alla Talpa. Ciascun personaggio porta nel cuore un dolore, una perdita, una separazione; ognuno di loro per difendere i propri affetti, per mantenere le proprie promesse deve conservare il segreto, deve fuggire e nascondersi, deve ingannare un nemico onnipresente e alla fine sconfitto.
De Fombelle ha delle grandi capacità narrative, riesce a creare immagini che illuminano stati d’animo, situazioni, emozioni; la scrittura è scorrevole e il lessico curato e va dato merito alla traduttrice Maria Bastanzetti di aver conservato questa ricchezza; infine ha una grande padronanza del meccanismo narrativo, grazie anche, credo, al suo lavoro di autore teatrale e sceneggiatore, con un ritmo serrato e un intreccio costante dei piani narrativi. La parte finale del romanzo è geniale, nel riconnettere tutti fili, nel ricongiungere i personaggi che nel frattempo sono diventati qualcosa di diverso, nello spiazzare il lettore, convinto fino a poche pagine prima che il centro narrativo sia davvero scoprire chi sono i genitori del protagonista. A maggior ragione dispiace constatare la resistenza che i giovani lettori dimostrano nei confronti di questa romanzo, fuori dai consueti canoni della narrativa di genere.


Eleonora


“Vango. Un principe senza regno”, T. De Fombelle, San Paolo 2012
“Vango. Tra cielo e terra”, T. De Fombelle, San Paolo 2011




lunedì 5 novembre 2012

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

STORIA E STORIE

Fra i territori meno esplorati della narrativa per i ragazzi c’è il cosiddetto romanzo storico, cioè avventure e vicende ambientate in altre epoche; hanno una forte caratterizzazione storica, per esempio, Vango e La Dogana Volante, ma sono romanzi che si muovono su un terreno anche fortemente fantastico. 


Più aderente al genere, Tre amici in fuga, di Vanna Cercenà, autrice che si conferma una ‘specialista’ del genere. L’ambientazione dell’avventura, che vede protagonisti tre ragazzini, è il Mediterraneo del 1492, anno della scoperta dell’America e della Reconquista, ovvero della cacciata dei mori e degli ebrei da Granada, ultimo territorio moresco in Spagna. Lì vivevano in pace due dei tre protagonisti: Esther, una ragazzina ebrea e Amir, un giovane musulmano, di poco più grande. Le loro famiglie sono costrette a lasciare la loro città e così comincia un viaggio pieno di avventure e disavventure, durante le quali i due ragazzi incontrano il terzo ragazzo, Nino, un giovane mozzo su una nave genovese, poi assaltata dai pirati. I tre ragazzi si ritrovano da soli in balia dei pirati e sarà per loro assai arduo riuscire a ricongiungersi con le rispettive famiglie a Costantinopoli, dopo aver viaggiato per tutto il Mediterraneo.
Bella la ricostruzione storica, soprattutto perché illumina un aspetto della storia moderna su cui raramente si soffermano le storie dedicate ai ragazzi: tolleranza e guerre di religione si sono spesso succedute con alterne fortune, a dimostrazione che non v’è necessità nell’odio e nella persecuzione delle minoranze etniche e religiose, ma solo convenienze politiche. Anche se, purtroppo, e la nostra storia recente lo dimostra anche troppo bene, è molto facile, anche da parte dei cosiddetti benpensanti, cedere alla facile retorica dell’integralismo e della ‘purezza’ razziale, territoriale, religiosa.
Non è la prima volta che l’editore Lapis affronta il romanzo storico, dedicato ai ragazzi più grandi: interessante la serie di Terra nera, del francese Michel Honaker, ambientato nella Russia fra la fine dell’Ottocento e la fine degli zar.


Ma non è questo l’unico terreno in cui l’editore ha scelto di muoversi, per quanto riguarda la narrativa per gli over 12.



Cambia completamente contesto Pensieri di Manon D. su se stessa, della francese Sophie Dievaide. E’ il diario di una ragazzina, figlia di divorziati, con la vita divisa fra la madre, tendenzialmente depressa, e il padre, con la sua nuova famiglia. Cui si aggiungono un gatto, qualche amica, forse un fidanzato e una scuola non molto amata. In un certo senso nulla di particolarmente nuovo; anche la presenza di disegni e vignette, che sicuramente sottolineano l’aspetto umoristico di avventure e disavventure di Manon, non è di per sé originalissima. Quello che contraddistingue questa storia è l’essere stata scritta, e direi con efficacia, dal punto di vista dell’adolescente, che guarda impietosamente al mondo degli adulti; strepitoso il fotoromanzo che la protagonista s’inventa per descrivere la storia dei suoi genitori; lui ama lei, poi arriva l’altra…Così come appropriato e calzante il vademecum per figli di divorziati, con il consiglio di dire al genitore presente solo quello che vuole sentire, che l’altro è assente, non sa far da mangiare, ha una brutta casa. Politicamente molto scorretto, piace molto alle ragazzine, che lo comprano quando vengono in libreria da sole, non piace affatto alle madri, chissà perché…

Eleonora

Tre amici in fuga”, V. Cercenà, Lapis 2012
Terra nera. Esilio dalla corte dello zar”, M. Honaker, Lapis 2010
Terra nera. La mano della vendetta”, M. Honaker, Lapis 2010
Terra nera. Gli eredi del segreto”, M. Honaker, Lapis 2012
Pensieri di Manon D. su se stessa”, S. Dievaide, Lapis 2012


martedì 28 agosto 2012

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)



LA TARTARUGA DEL TEMPO



E' un libro uscito da diversi mesi quello che vi propongo oggi: si tratta de La Dogana Volante di François Place.
E' un gran bel romanzo, ma non per questo di facile lettura. Racconta di Gwen, ragazzino bretone, aiutante di Braz, il conciaossa, una sorta di pranoterapeuta o un guaritore, all'inizio della prima guerra mondiale. Alla morte del suo maestro e protettore, Gwen viene emarginato dalla comunità i cui vive, derubato dei suoi pochi averi fino alla comparsa, in una notte senza luna, del carro dell'Ankou, il messaggero della morte. Il suo viaggio non lo porterà negli inferi, però, ma ad affrontare uno spiazzante viaggio nel tempo e nello spazio, così come, nel libro, le tartarughe sono capaci di risalire il flusso della clessidra: Gwen si ritroverà nelle Fiandre del 1600, ma forse non proprio quelle Fiandre che conosciamo dalla storia. Si tratta del territorio delle Dodici Province, controllato dalla Dogana Volante, un corpo militare che tiene d'occhio tutto il territorio, chiedendo tasse esorbitanti a contadini e pescatori. Sarà un appartenente a questo corpo militare, il cordiale (all'apparenza) Jorn ad accogliere lo smarrito, il ragazzino venuto dal nulla, come molti altri, e dotato di un potere speciale. Perché Gwen scoprirà di avere ereditato il potere di Braz, le sue capacità diagnostiche e curative. Saranno numerose e complicate le vicissitudini che si frapporranno fra il giovane protagonista e il suo ritorno a casa e al suo tempo, alla fine del romanzo. Come si capisce, c'è una forte componente fantastica in questo romanzo, che non impedisce a François Place di descrivere con accuratezza la vita di cinque secoli fa. Ma niente che abbia a che fare col fantasy, niente maghi e draghi, anche se non mancano gli animali fantastici. E' assai vicino al romanzo storico, denso di riferimenti alle arti e alle scienze del tempo. Il viaggio di Gwen può essere interpretato come uno straordinario viaggio nel tempo, o in un mondo parallelo, così come potrebbe essere un sogno o un delirio derivato dall'essere stato vicino alla morte. Ciò che più conta è che è scritto veramente bene, senza sciatterie di sorta: non c'è personaggio che non sia descritto a tutto tondo, compreso il curioso pibillo fischiatore, uccello vaticinatore che accompagna il protagonista nelle sue vicissitudini nell'altro mondo. Accurate le descrizioni, solida la ricostruzione storica, impeccabile lo stile narrativo.
Detto questo c'è un limite, ed è la sua 'appetibilità' per i palati dei nostri giovani lettori, poco avvezzi a farsi portare per mano dall'autore, per quanto sapiente, in territori sconosciuti, in cui i riferimenti alla vita di oggi sono assai pochi. L'essere fuori e lontano da qualsiasi genere lo rende difficile da catalogare e, come è accaduto al Vango di Timothee de Fombelle, la trasversalità ai generi ha provocato molte resistenze. In genere i romanzi storici non raccolgono il favore dei giovani lettori e l'essere per di più al di fuori di una normale classificazione rende i ragazzi ancor più diffidenti.



D'altra parte, l'essere al di fuori o al di là dei generi è una costante di François Place, che con La Figlia delle battaglie e con Gli ultimi Giganti aveva proposto delle storie illustrate (e illustrate con grande maestria) rivolte ai 'grandi', cioè ragazzini di almeno dieci anni. Per noi, in Italia, quella delle storie illustrate per grandi, è ancora una frontiera tutta da scoprire, ma, ovviamente, per questa diffidenza le vendite non brillano.



Resta il fatto che François Place è uno degli autori francesi più interessanti, forse proprio per questa trasversalità, per le doti indiscutibili di narratore e di illustratore e per l'originalità delle storie che racconta.

Eleonora

La Dogana Volante”, F. Place, Rizzoli 2012
Vango”, T. De Fombelle, Edizioni San Paolo 2011
La Figlia delle Battaglie”, F. Place, L'Ippocampo editore 2008
Gli Ultimi Giganti”, F. Place, L'Ippocampo editore 2009