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martedì 3 giugno 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA NOSTRA ADORATA ADA 

Ada e le formiche nella pancia, Stefanie Höfler, Philip Waechter 
(trad. Anna Patrucco Becchi) 
Uovonero 2025 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dai 7 anni) 

"Ada non capisce proprio perché dovrebbe mettere per forza la testa sott'acqua! 
Ci sono molti animali che non lo farebbero mai, cavalli, mucche maiali, asini. I gatti preferiscono stare lontani dall'acqua in generale, i cani nuotano con la testa fuori dall'acqua e l'insetto pattinatore cammina addirittura sulla sua superficie. E le anatre ci si immergono solo brevemente, quando vogliono mangiare le alghe. 
Ada non ha per niente paura dell'acqua. 
Soltanto che non vuole stare con la testa sott'acqua!" 

Come di solito accade nella vita dei bambini tedeschi, e Ada è una bambina tedesca, l'apertura della piscina scoperta, segna un momento di cambiamento. 
Segna l'arrivo dell'estate. 
Nel caso di Ada, non un'estate qualsiasi, ma quella di passaggio dalla scuola materna alle elementari. Finisce l'inverno, la pioggia, la scuola è agli sgoccioli e anche le solite routine lasciano il posto ad alcune novità, al gioco all'aria aperta e a quel meraviglioso periodo che si chiama vacanza. 
Il tempo non è ancora molto stabile: alle giornate di sole si alternano ancora quelle un po' nuvolose, e talvolta arrivano improvvisi anche i temporali. 


Ma poi spunta di nuovo il sole. 
Ecco, questo è quello che sta anche un po' succedendo nella vita di questa bambinetta di sei anni, alle soglie della scuola elementare: momenti di assoluta felicità si alternano a momenti un po' più scuri o a situazioni un po' fastidiose come lo è, per l'appunto, la pioggia. O ancora a momenti un po' burrascosi e non previsti, come lo sono i temporali. 
Questo è il racconto di quei mesi, un po' ai bordi della vasca, un po' ai bordi della vecchia scuola e di quella nuova, un po' in casa, un po' da sola, un po' con la sua amica del cuore Laila, spesso con il fratello più piccolo Max, con la sua mamma e con la sua nonna che non sta sempre alle regole, ride come un motorino e le regala una gallina per il compleanno, con Paul, un amico di mamma, che suona il violoncello e che ha scommesso che lei entro l'estate avrebbe messo la testa sott'acqua... 


Le cose belle che succedono in questo libro sono queste. 
La prima è l'idea di raccontare, usando la metafora meteorologica, un paio di mesi della vita di una ragazzina. Vita che non è sempre soleggiata, serena e senza improvvisi rovesci... 
Attraverso il racconto di singoli episodi della sua vita quotidiana conosciamo, guardandoci attraverso, i membri della sua piccola famiglia, mamma, nonna, Max, Paul, la sua ristrettissima cerchia di amicizie, Leila, Amina e Linus e un paio di maestre che ne stanno curando il transito da una scuola all'altra. 
E soprattutto conosciamo le relazioni interpersonali che tengono insieme questa piccola comunità.
Capiamo subito che Ada è una bambina dalla spiccata personalità. 
Conosce piuttosto bene se stessa (ma anche tutti gli altri, tranne uno), sa fare i conti con i suoi limiti e sa mettere in campo i suoi punti di forza, come per esempio l'affidabilità e una buona dose di pazienza nei confronti del fratello. 
Come tutti i bambini, è agitata da sentimenti, forti ed emozioni che la scuotono e non la lasciano mai indifferente. 
E' leale, generosa, attenta, ma non sempre i suoi pensieri si possono definire edificanti, ma sempre autentici. 


Ed è qui che accade la seconda cosa bella. Ada non è perfetta, ma ha il coraggio di ammetterlo. Fa sbagli, sapendo di farli. Accetta le sue parti più oscure e impara a misurarsi con esse. 
Ovviamente di tutto questo dobbiamo essere grati a Stephanie Höfler che è stata in grado di disegnare un profilo di bambina in cui non è difficile riconoscersi, anche a molti anni di distanza dalla propria infanzia. 
Come accade in questi casi, ossia quando si può parlare di una buona onestà intellettuale, è perché chi scrive, ossia un adulto, ha saputo andare a pizzicare corde interiori che suonano con egual forza, tanto nella propria sfera emotiva quanto in quella dell'infanzia. 
E ancora. E siamo a tre: la struttura narrativa e il suo dialogo serrato con le immagini di un Waechter davvero ispirato. 
I brevi racconti funzionano come un puzzle e le illustrazioni ne determinano il profilo ogni volta differente, e quindi l'incastro perfetto in un preciso punto e non in un altro. 
La cosa che succede: spesso e volentieri il testo lascia in sospeso la questione che, invece, attraverso il disegno si chiarifica. La soluzione fumettistica che Waechter adotta per chiudere 'in bellezza' l'episodio L'unicorno con gli occhiali e la sua relativa restituzione al legittimo proprietario è uno dei diversi esempi. O ancora la tavola che chiude, anche questa volta 'in bellezza', l'episodio Max è morto! 


O ancora la personificazione dell'anima: una delle diverse questioni complesse che torna più volte. O il magnifico quanto piccolo disegno che riassume ciò che le parole avrebbero reso forse troppo mieloso nel finale di Non sono stata io! 
Da leggere e guardare con attenzione, senza se e senza ma. 

Carla 

Noterella al margine. A proposito di attenzione. Un po' di cose che si potevano togliere: le righe finali di alcuni capitoli che sono lì a spiegare cose che il lettore ha già molto ben chiare. Un pugnetto di refusi, e almeno un paio di verbi che stridono con il buon italiano e il buon senso...

lunedì 5 maggio 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

CLICK!

Abbi coraggio!, Britta Teckentrup (trad. Sante Bandirali) 
Uovonero 2025 


POESIA ILLUSTRATA PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"È troppa la paura 
mi blocca, mi circonda, 
è qui, mi paralizza, 
è forte, è profonda. 
È buio questo posto 
non so che cosa fare: 
restare qui non posso 
ma non so dove andare.
Non so cosa mi aspetta. 
Mi stringe nel suo morso 
quest'ansia che ha la forma 
di un gigantesco orso."

Bambinetta che cammina in un bosco. Al principio, si china a guardare il terreno. Ma quando l'intrico dei rami si fa più fitto, lei - che vediamo in trasparenza tra il fitto degli alberi - si ferma e ascolta. 


Sa di non potersi fermare, ma non sa che strada pigliare. E questa è la sua paura che cresce. Accelera il passo perché è proprio quella paura che le fa credere ci sia un orso alle sue spalle. La paura è come l'orso: c'è davvero. 
Se ne percepisce l'ombra che entra in scena e poi incombe sulla fuga di quella piccolina. Lei continua a correre, fino ad arrivare a una radura, dove, con le mani tra i capelli, disperata, non sa che in direzione andare: persino la sua ombra sembra confondersi e voler tornare indietro. E poi il buio delle immagini e solo parole in un crescendo di paura: 

annaspo, farfuglio, barcollo, oscillo... 
indugio, tentenno, arranco, vacillo. 

Il buio sta scendendo, nel bosco che si fa più rado c'è la luna piena che lo illumina. Lo rischiara a sufficienza perché la bambina trovi il coraggio di invertire la rotta, ossia fermarsi e girarsi verso il grande muso dell'orso. L'incitazione dell'animale - o forse della paura stessa - la rassicura e la cosa giusta che la bambina fa è quella di guardare l'orso negli occhi. Che forse vuol proprio dire fermarsi e guardare la paura per far arrivare il coraggio... 

E due! Il mondo è rosso - che usciva nel 2022 - aveva delle qualità così evidenti, almeno per me, che non poteva passare inosservato. E infatti non è successo
Le cose che all'epoca parevano convincenti erano almeno tre: la capacità di Teckentrup di usare colore, luce (ovvero ombra) e forme in movimento per creare in chi legge un ulteriore movimento, ma emotivo. 


La sua seconda abilità stava nell'uso calibrato al grammo del peso delle parole. Cesellate sulla pagina, senza sbavature. Laddove l'immagine accelerava, altrettanto battente si faceva la parola che, in alcuni momenti topici, aveva la forza di prendersi tutta la scena. 


Tutto corrisponde, anche in questo secondo libro. 
Il terzo valore ha a che fare con la questione sollevata. Lì era la rabbia qui è la paura! 
Quindi - confermate anche in questo secondo libro qualità e sapienza nell'organizzare le immagini sul foglio, qui come lì ci sono pagine di solo testo che hanno bisogno di lasciare per un momento da parte le suggestioni visive - mi pare davvero importante e condivisibile il lavoro fatto sul nucleo di senso che Britta Teckentrup mette nelle mani dei suoi lettori. 
Come anche per il libro precedente, la questione "paura" è spinosa e piena di rischi di far precipitare tutto entro i confini di una delle innumerevoli soluzioni consolatorie che si propinano ai bambini. 


Il fatto di rappresentare la questione attraverso un modo tanto leale e trasparente, pur usando una delle metafore più consuete, il bosco e il suo più grande abitante, l'orso, già questo mi parrebbe un buon motivo per festeggiare. 
Mi spiego: nelle misurate parole di Britta Teckentrup il bosco rimane bosco, non si incattivisce e non si trasforma per terrorizzare la bambina e anche l'orso fa l'orso, ossia la insegue. 
Ed è proprio qui che si sente il click, l'interruttore che accende la luce sul pensiero di chi scrive: bimba, attenta, che quell'orso mi sa che è la tua paura! 
E se così è, la cosa che ti può capitare potrebbe essere quella che stai per vedere: smettere di scappare, girarsi e guardarlo l'orso, o guardarla negli occhi la paura. Ed è proprio lì che arriva quella sensazione che ogni persona dovrebbe aver sperimentato almeno una volta nella vita: la forza del coraggio, o meglio ancora la forza del coraggio di aver avuto paura. 
A guardarsi dentro, giovani o vecchi che si sia, mi sento di sostenere che le cose vanno esattamente così come ci vengono raccontate in Abbi coraggio!
Fuor di metafora, non c'è una sola parola, un solo passaggio in cui ciascuno di noi, non possa riconoscere proprie esperienze trascorse. 
La paura fa correre, ma non si può correre sempre (alcuni lo fanno) e quindi tocca fermarsi, girarsi e affrontare il problema. E nel preciso momento in cui questo accade, da paurosi si diventa coraggiosi. 


Non credo sia banale, la cosa. Ragionare che coraggio e paura stanno in un unico pacchetto è - a mio avviso - una grande verità. Come pure sostenere, fin dal titolo, che la chiave non sta nel non aver paura, ma nel trovare da qualche parte un briciolo di coraggio per fermare la corsa. 
In tutta onestà, nessun coraggioso può dire di sé di non essere mai stato anche un fifone. Capito il meccanismo, il resto viene da sé. 
Provare per credere. 

Carla 

Noterella al margine. Per quel che può valere, io ho fatto un gioco con me stessa: ho provato a ricordarmi una mia paura e ho provato a vedere, verso dopo verso, se mi ci potevo vedere dentro a quel crescendo di ansia e poi terrore. E tutto corrispondeva alla perfezione. E poi, mi sono anche vista fermarmi, nel momento in cui ho guardato "il mio orso" negli occhi. Ed è allora che la paura si è ammansita, lasciando spazio a un coraggio che mi son trovata in mano. E così sono andata avanti. 


Perché non giocarci anche con dei bambini?

lunedì 30 dicembre 2024

ECCEZION FATTA!

I NOSTRI FUOCHI D'ARTIFICIO 
CHE SPARIAMO NELL'ETERE
PER FARE LUCE 
PER FARE RUMORE 
 PER FARE MERAVIGLIA 
 
Il meglio di... un anno di libri, 
un anno di ragionamenti, 
 un anno di recensioni su Lettura candita. 
 Per ogni libro, il nostro perché 
(BUM!) 



gennaio 2024


Grande, bro!, Jenny Jägerfeld (trad. Laura Cangemi) Iperborea 2024 

perché 

"Centoventi pagine che, come sempre è successo con i libri italiani della Jägerfeld, si bevono a grandi sorsate. A libro chiuso, si percepisce la stessa sensazione di appagamento che si prova quando si ha tanta sete e si manda giù dell'acqua. Ma la grandezza della Jägerfeld non sta solo nello spessore delle questioni che pone, ma anche nella leggerezza della sua architettura per raccontarle." 


L'altalena, Britta Teckentrup (trad. Sante Bandirali) Uovonero 2023 

 perché 

"Il volo è interdetto a chi non è progettato per farlo... E quindi poterlo avvicinare con tanta immediatezza e semplicità non è roba da poco, che si scorda facilmente. Ragione per la quale, molto spesso ai giardini - spesso fuori orario - sulle altalene ci sono i ragazzetti che ne fanno usi 'sperimentali', oppure gli adulti che ci si dondolano per svuotare o riempirsi la testa e qualche nonna più ardimentosa di altre che, accennando con le gambette solo all'abbrivio del movimento, riesce a rievocare quanto fosse emozionante, all'epoca dondolarsi con tutta l'energia. Credo di non allontanarmi dalla verità sostenendo che la stragrande maggioranza delle persone ha un proprio personale immaginario sulle altalene."

febbraio 2024 


Un mondo di isole, S. Quarello, C. Tasin Bertoldi, Editoriale Scienza 2024 
 
perché 
 
"È piuttosto difficile mettere insieme isole come la Groenlandia con isole molto più piccole, poco più di un insieme di scogli, ma Serenella Quarello riesce nell’intento di proporre un filo conduttore comune che non ha la pretesa della sistematicità, ma risponde alla curiosità del lettore, affrontando di capitolo in capitolo punti di vista differenti."


Kosmos, Matteo Meschiari, Roger Olmos  #Logosedizioni 2023  

perché 

"Il valore profetico - e quindi in qualche modo salvifico - di questa parabola ti aggancia e non ti molla fino alla fine.  Un lungo racconto illustrato, o un breve romanzo, che mette insieme una sequenza di belle idee che, attraverso una altrettanto bella scrittura per parole e immagini, costruisce uno scenario complesso e articolato, che implica un bel po' di ragionamenti.  Su tutto questo però si impone un ulteriore elemento, particolarmente interessante.  Esiste, fin dalla prima pagina, un doppio valore della narrazioni, sia iconica sia testuale: da una parte si tratta di pura letteratura, pura finzione, ma dall'altra il lettore è messo di fronte a una riflessione antropologica alla quale non può sottrarsi. Toccando corde profonde, aggiunge in chi legge e in chi guarda inquietudine alla propria inquietudine." 

marzo 2024 



Il tuo nido, il mondo, Carl Norac, Anne Herbauts (trad. Silvia Vecchini)  Topipittori 2023  

perché 

"Ancora prima che tutto cominci a suonare, vale la pena vedere Carl Norac che si infila le scarpe, se le allaccia e, spinto da una farfalla sulla testa, esce di corsa con la sua sciarpa al vento, attraversa un boschetto e poi quelle scarpe se le ritoglie per infilare nell'acqua di un lago prima le dita dei piedi (sarà fredda?) e poi tutto se stesso e godersela tra lontre e pesci."  



Alfred e la gogna, Jesper Wung-Sung (trad. Eva Valvo)  Uovonero 2024  

perché 

"Un contesto decisamente insolito, un'epoca passata non definita con precisione, che potrebbe oscillare tra il Medioevo, in cui la gogna era in grande voga (prima citazione nel Salterio di Utrecht nel IX secolo), fino all'Ottocento, quando venne in larga parte abolita. E uno spazio, per converso, limitatissimo. Tutto il racconto ruota intorno a un metro quadro di spazio, che è l'area di azione o non azione di Alfred. E degli altri che ronzano là attorno."

aprile 2024 



Parenti serpenti, Teresa Porcella, Roberta Balestrucci, Marianna Balducci  
Rizzoli 2024  

perché 

"Tutte e tre le autrici condividono il senso ultimo del progetto, come pure lo sguardo divertito che hanno nel raccontarlo, con tre linguaggi diversi, ma accordati tra loro.  Ecco. Qui c'è forse il primo merito di Parenti serpenti, in questa regolare e molto armonica cadenza, un passo da montanare (nonostante le loro orgini), che va avanti per 21 volte con 21 diverse tipologie di parenti: quando una delle tre rallenta le altre due la prendono per mano e la tirano in avanti, con l'intento di arrivare insieme in cima: a libro ben fatto."



The Kissing Game. Short Stories, Aidan Chambers (trad. Marta Barone)  Equilibri 2024  

perché 

"Chambers è un autore necessario.  Ragion per cui in casa Equilibri, forse i più devoti apostoli del chambersianesimo, non si perde occasione di diffondere la sua poetica e soprattutto i suoi pensieri e le sue pratiche intorno alla letteratura: dalla 'rilettura' del diario di Anne Frank in una prospettiva ancora ulteriore che possa servire a una riflessione sull'adolescenza tout court, ai suoi 'manuali' su come far radicare in modo efficace e duraturo la letteratura di qualità nelle terre dove pascolano i lettori difficili."  

maggio 2024 



La maestra è scomparsa!, Harry Allard, James Marshall (trad. Sergio Ruzzier)  Lupoguido 2024  

perché 

"Tanto Marshall, come illustratore preferito di Allard, quanto soprattutto Allard, in quanto scrittore d'elezione di Marshall, con Ungerer hanno condiviso la stessa visione di un'infanzia che sa essere anche molto scorretta, con Ungerer hanno condiviso il coraggio di non fermarsi in nome del politicamente corretto, ma di proseguire per la propria strada, raccontando e disegnando adulti stupidi che fanno cose stupide, oppure brutti e severi, oppure ancora carini, ma bugiardi e lievemente disonesti e anche un filino omertosi..."



Papera, Coniglio e Grande Orso, Nadine Brun-Cosme, Olivier Tallec  
(trad. Tommaso Gurrieri)  Edizioni Clichy 2024  

perché 

"Dote rara, la loro, quella di saper cogliere il nocciolo di una questione, mai banale e mai trita, e di riassumerla in pochi segni, in poche parole che mettono in bocca a qualcuno che è terzo rispetto a noi lettori, ma che - proprio per questa sua apparente estraneità - può diventare emblematico. A quei due riesce facile come disegnare un lupo senza mai staccare la matita dal foglio in poco meno di due secondi, o come racchiudere in un puntino nell'occhio un'espressione inconfondibile, facile come definire il sentiero "lungo e tortuoso" o solleticare in una frase Se solo i miei amici potessero vederlo! il ricordo di quello che ognuno di noi almeno una volta nella vita ha pensato, scoprendo in totale solitudine qualcosa di magnifico."

giugno 2024 


Stardust. Polvere di stelle,  H. Arnesen, trad. L Cangemi, Orecchio Acerbo 2024  

perché 

"è un libro importante e ambizioso, perché si muove su un terreno molto battuto recentemente e pretende di farlo con una forma e un linguaggio tutt’altro che comune.  Si potrebbe sintetizzare l’argomento affermando che Stardust parla di cambiamento climatico.  Ma come tutte le sintesi, anche questa rischierebbe di essere limitativa, banalizzante e in parte fuorviante.  Perché il tema invece è complesso e perché il libro rifugge dal tentativo di ridurlo a poche frasi ad effetto.  Trattandosi di un libro illustrato che possiede una parte informativa, ma una ben più ampia narrativa e in versi, l’autrice avrebbe potuto procedere soltanto sul sentiero dell’aggancio empatico: le sue immagini molto forti lo avrebbero permesso e lei ne sarebbe venuta fuori sicuramente molto bene.  E invece sceglie di parlare al lettore in modo differente, di chiamarlo direttamente in causa, di rivolgersi a lui e alla sua storia."


Il lupo, Saša Stanišić, Regina Kehn (trad. Claudia Valentini) Iperborea 2024 

perché 

"A parte la sottile ironia che lo attraversa, nella voce del protagonista sempre pronto a definire come precisi e stereotipati i contorni di certi personaggi, salvo poi doverne ammettere complessità ben diverse, mi sembra divertente il ripetuto passaggio dal piano di realtà e quello dell' immaginazione che attraversa la storia: gli dà il titolo e offre divertenti spunti alla bravissima Regina Kehn che, tra cervi e lupi, racconta la sua versione dei fatti."

[continua]

venerdì 29 marzo 2024

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

EDIMBURGO MISTERIOSA


Se c’è qualcosa che ho apprezzato particolarmente nel nuovo romanzo di Elle McNicoll, ‘Come un incantesimo’, pubblicato recentemente da Uovonero, è la scelta di presentare la giovane protagonista, neuro divergente, come un personaggio pieno di asperità, tutt’altro che accattivante. Questa è una scelta coraggiosa, che non coinvolge la lettrice e il lettore in un approccio empatico, al contrario costringe tutti a riflettere su cosa significhi essere ‘diversi’.
Naturalmente il personaggio di Ramya Knox compie un necessario arco narrativo che la porterà a vestire il ruolo di eroina nello scontro titanico contro le oscure creature che complottano nella Edimburgo più misteriosa che si sia mai letta.
Ma veniamo alla trama: Ramya è una ragazzina disprassica, sostanzialmente ha gravi difficoltà nel gestire i propri movimenti; per questo motivo nella scuola, che frequenta insieme al cugino Marley, deve seguire degli odiatissimi corsi particolari, che dovrebbero insegnarle a essere più ‘normale’.
A scuola la raggiunge la notizia della morte del nonno, cui era legata da un sentimento profondo e che non aveva più avuto occasione di frequentare a partire dalle festività natalizie di sette anni prima. In quell’occasione, c’era stato uno sgradevole episodio con una degli invitati e da quel momento i genitori di Ramya avevano imposto la rottura di ogni rapporto con il nonno. I suoi funerali sono l’occasione di una riunione di famiglia, in cui sono presenti anche le zie, Opal e Leanna, oltre alla nonna.
La ragazzina, che si sente sempre più sola e isolata nella sua stessa famiglia, riceve dal nonno in eredità un libro dalle pagine bianche, in cui lei dovrà scrivere la verità sul Popolo Nascosto. Ramya, infatti, ha un dono, riesce a vedere oltre il Glamour, lo schermo che gli ‘altri’ abitanti della città di Edimburgo frappongono per non farsi vedere dai ‘normali’.
Comincia in questo modo un’avventura, che coinvolge il cugino Marley, alla scoperta del mondo sotterraneo della città scozzese. Si tratta di un mondo complesso, in cui compaiono esseri di tutti i tipi, dai troll alle fate, dai vampiri alle sirene, solamente che non sono come la tradizione vuole. Fate e sirene, per esempio, sono crudeli manipolatrici di esseri umani, perché crescono e prosperano nel conflitto e nella rabbia. Il viaggio di Ramya, dunque, diventa sempre più una lotta contro il male che si annida nel mondo di sopra e, ancor di più, nel mondo di sotto.
Il tema della diversità viene quindi declinato utilizzando i registri del fantasy, fondato su magia e avventura, ma anche raccontando la concretissima vita quotidiana della protagonista, registrandone la solitudine, la rabbia, mai la rassegnazione. Un personaggio resiliente, che ama la moda e l’acqua in tutte le sue manifestazioni.
Il racconto si snoda attraverso un susseguirsi di colpi di scena, che è impossibile svelare; il ritmo sostenuto, la varietà di personaggi umani e non umani, il ricorso via via crescente alla magia rendono il romanzo adatto per lettrici e lettori di almeno undici anni. Consiglio la lettura a chi ama il fantasy e a chi apprezza punti di vista divergenti sul mondo.

Eleonora

“Come un incantesimo”, E. McNicoll, Uovonero 2024





mercoledì 6 marzo 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL CONTRATTO SOCIALE 
 

Alfred e la gogna, Jesper Wung-Sung (trad. Eva Valvo) 
Uovonero 2024 

NARRATIVA PER GRANDI (dagli 11 anni) 

"Alla sera, sgombrate le bancarelle e tornati tutti alla proprie dimore, in piazza rimanevano soltanto lui, Alfred, e un gran numero di ratti e topi. Le bestiole pelose schizzavano a destra e a manca in cerca di cibo e, con tutti i frutto e ortaggi marci che venivano lanciati ad Alfred, trovavano sempre un bel mucchietto di avanzi ai suoi piedi. 
Di tanto in tanto un ratto o un topo gli mordeva il ditone, ma non ci riprovava più, perché lui gli mollava un calcio che lo faceva volare fin sopra i tetti." 

Alfred, da che tutti si ricordino, è sempre stato in quella piazza con mani e collo imprigionati in una gogna. La ragione precisa perché lui si trovi lì, alla berlina, zimbello di tutti, sembra risalire alla prima volta che dileggiò senza pietà il re in occasione dell'incoronazione. Ma anche questa circostanza si perde nella notte dei tempi. Apparentemente Alfred si accende di rabbia così, come uno zolfanello, e poi prende a male parole i sovrani, uno dopo l'altro, incoronazione dopo incoronazione. E la cosa strana è che il tempo non sembra essere passato per lui. Le generazioni di sovrani si sono succedute, tutti a turno hanno inflitto ad Alfred altri anni di gogna per le sue male parole, ma lui sembra non patirne e men che meno invecchiarci in quei ceppi. 
Le sue giornate sono un po' tutte uguali: male parole per chi gli passa accanto, lancio di ortaggi marci da parte della popolazione che se ne fa gioco, pur temendolo un po', quattro chiacchiere con il ratto di turno - se ne sono susseguiti 515 stando ai conti dello stesso Alfred che li ha battezzati uno per uno. Qualche acrobazia con il cibo che atterra ai suoi piedi e una sostanziale "atarassia" nei confronti delle intemperie. Mani e piedi luridi, pelle cotta dal sole e dal freddo, capelli lunghi e lerci, ma sotto due grandi occhi verdi e un viso da ragazzo. 
Questa routine che fa di Alfred un "monumento alla rabbia feroce e indomabile" a un certo punto si inceppa per l'arrivo di una ragazza, Rebekka, e del nuovo giovane re. 
Il loro sguardo su Alfred è del tutto nuovo. E questa è la storia di come un re possa anche essere un buon sovrano, di come una contadina possa essere anche una buona compagna, e un matto possa essere anche un brav'uomo... 

Sono varie le cose che stupiscono in questa storia che arriva dalla Danimarca. E che quindi la rendono interessante. 
La prima è la circostanza di partenza. Un contesto decisamente insolito, un'epoca passata non definita con precisione, che potrebbe oscillare tra il Medioevo, in cui la gogna era in grande voga (prima citazione nel Salterio di Utrecht nel IX secolo), fino all'Ottocento, quando venne in larga parte abolita. E uno spazio, per converso, limitatissimo. Tutto il racconto ruota intorno a un metro quadro di spazio, che è l'area di azione o non azione di Alfred. E degli altri che ronzano là attorno. 
La seconda cosa originale è Alfred stesso. Molto esplicito il suo pervicace risentimento verso il mondo tutto e in particolare i governanti, risentimento che, a ben vedere, spesso e volentieri, ha la capacità di sfuggirgli di bocca. Quasi fosse suo malgrado. E qui impariamo a prendere atto che la personalità di Alfred, apparentemente il matto del villaggio (le sue mani lo sono ancora più di lui), ossia uno sciocco che non sa tenere mai la lingua a freno, in realtà è piuttosto complessa, piena di ombre e lati oscuri, di fragilità e delicatezze inaspettate. Alfred è magnifico e grottesco. Dolcissimo e implacabile. Fragile e resistente.
Decisamente interessante. 
La terza cosa degna di attenzione è ancora Alfred, nel suo essere abitante del tempo e, per assurdo, dello spazio. Attraversa le stagioni da non si sa quanto, senza che queste abbiano effetto su di lui e anche con lo spazio ha un rapporto davvero originale. Un po' come se entrambi non fossero importanti, non lasciassero segni durevoli. 
O almeno non lo sono fino a un punto esatto della narrazione, ovvero quando il suo essere 'immobile' non gli basta più perché qualcuno gli sta 'muovendo' i pensieri verso il passato e soprattutto verso il futuro e lo sta anche portando qui e là, nella bottega del cappellaio oppure sul fiume, oppure, oppure... con l'unico mezzo a lui concesso: l'immaginazione. 
Ma l'atto di pensare al futuro non è forse uno dei segni più evidenti dell'essere diventati grandi? Finisce anche per Alfred l'età del qui e ora.
La quarta cosa interessante è la sua rabbia e il suo rapporto con essa. Qui si entra in una dimensione speculativa, se si vuole andare al di là dal divertimento del suo modo di esprimersi quando è arrabbiato, ossia quasi sempre. Quali siano le debolezze e le incrinature che essa crea nei pensieri delle persone. Quali le conseguenze, quale la difficoltà di organizzarne l'energia verso altri obiettivi. 
La quinta cosa interessante richiede di nuovo uno scatto ulteriore da parte del lettore. Ed è il racconto di come avvenga l'incontro tra persone. E di cosa possa - o debba succedere - dopo. E di che senso ed esito esso abbia. Amore? Rispetto? Comprensione? Di sicuro, cambiamento. Cosette così.
Questa è forse la parte più filosofica che emerge in tutta la sua grandezza e importanza. La cosa che più di tutte ci accompagna nella lettura, senza mai essere esplicita. Seguiamo i monologhi che poi si fanno dialoghi tra il giovane re - ex Piccolo Principe? - e Alfred, oppure tra Rebekka e Alfred, i piccoli 'teatrini' e scenari che lei imbastisce per lui, e tutto scorre tra i fili della trama e poco più. 
Solo a libro chiuso, ci ritroviamo nelle mani un ricamo magnifico che ci interroga su cosa voglia dire nel profondo essere creature sociali. 
Gran libro. 

Carla

giovedì 4 gennaio 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

TRA TERRA E CIELO

Alla mia amica di sempre, donzella delle altalene per un po'.
 

L'altalena, Britta Teckentrup (trad. Sante Bandirali) 
Uovonero 2023 

ILLUSTRATI PER MEDI (dagli 8 anni) 

"L'altalena era sempre stata lì. 
Se ne stava di fronte al mare e invitava tutti a sedersi. 
Era un posto dove incontrarsi... 
...e dove stare da soli. 
Un posto dove essere molto felici... 
...e un posto dove pensare e prendere decisioni importanti. 
Un posto dove tutto cominciava... 
...e finiva." 

Una semplice struttura di tubi in ferro da cui pendono quattro catenelle che tengono rispettivamente un'assicella che fa da sedile. Fissata al terreno che è un prato, sullo sfondo ha il mare. In mezzo, solo aria. Cielo. 
Ecco, da quell'altalena si poteva guardare il cielo confondersi con l'acqua e lei stessa era a metà tra terra e cielo, tra stare con i piedi assicurati al suolo e volare. 
Lì ferma, era accogliente e silenziosa. Vuota e piena.
Faceva il suo lavoro da altalena, ovvero su quelle due tavolette bambini si sedevano e si dondolavano a piacere: forte o piano. Gli animali di passaggio, veri o immaginati, non la degnavano di uno sguardo. Tranne le volpi, gli uccelli e gli scoiattoli.
Le persone, vere o immaginate, invece, non le resistevano: vecchiette pensose, bambini da soli, amiche per la pelle, ragazzetti spericolati. Tutti a loro modo si facevano il loro giro in altalena. 


Fosse d'estate, tra le lucine delle feste, al tramonto o al buio con gli innamorati. Fosse d'autunno, con il vento e la pioggia e magari qualche litigata tra amici. Era un posto dove ci si poteva sedere e coltivare le proprie malinconie, ma anche liberarsi la testa dai pensieri. 
E ci si poteva concentrare sui propri sogni: quello di Peter era diventare un gran nuotatore. 
A primavera, tra le margherite e i denti di leone, in inverno, coperta dalla neve. Ci si poteva dondolare piano o fortissimo, saltarci giù al volo verso le braccia di qualcuno, o dormirci sotto in una tenda, circondato dalle lucciole e da nonno. 
Fino alla grande tempesta di marzo. L'altalena da quel momento non fu più la stessa. Rotte le catene e le assi di legno perdute. Gli arbusti selvatici lentamente la ricoprirono e si ripresero lo spazio. Fino al giorno in cui un uomo, Peter, che in gioventù era stato un valente nuotatore, la riconobbe e con il proprio bambino in braccio cominciò a liberarla dalle erbacce. 
Dal giorno dopo non fu più il solo a prendersene cura. 

L'altalena è un luogo dell'immaginario. E' un pezzo di infanzia che non si dimentica. Oltre che essere un catalizzatore di ricordi. 


Fa bene Britta Teckentrup a mettere in una sorta di poetica lista e galleria di immagini quello che può accadere intorno a un'altalena. E lo fa, costruendo un altrettanto suggestivo scenario per i diversi e singoli momenti che l'hanno vista protagonista. Lei, come spesso accade, fa anche di più e la trasforma in testimone muta del tempo che passa, delle stagioni (e delle età) che si susseguono, della luce e del buio e degli intrecci umani che accadono intorno a lei. 


Non saprei dire se sia un luogo di gioco anche per i bambini e le bambine a latitudini diverse dalla nostra, ma parrebbe evidente che il suo potenziale di rampa di lancio per voli controllati ne abbia resa necessaria l'invenzione per l'umanità terreste tutta. Intendo dire che ogni bambino che ci sale sopra immagina di volare e quella sensazione gli si infila così tanto nell'anima che anche crescendo non si può dimenticarne la potenza. 
Il volo è interdetto a chi non è progettato per farlo... E quindi poterlo avvicinare con tanta immediatezza e semplicità non è roba da poco, che si scorda facilmente. Ragione per la quale, molto spesso ai giardini - spesso fuori orario - sulle altalene ci sono i ragazzetti che ne fanno usi 'sperimentali', oppure gli adulti che ci si dondolano per svuotare o riempirsi la testa e qualche nonna più ardimentosa di altre che, accennando con le gambette solo all'abbrivio del movimento, riesce a rievocare quanto fosse emozionante, all'epoca dondolarsi con tutta l'energia. 
Credo di non allontanarmi dalla verità sostenendo che la stragrande maggioranza delle persone ha un proprio personale immaginario sulle altalene. 
Il mio: da quella della scuola elementare nella pinetina di Monte Mario, ambitissima e occupata dal fidanzato muscoloso di turno e poi ceduta dallo stesso alla sua donzella con gesto cavalleresco. E noi lì a far la fila... 
Da quella privata, costruita nel giardino nella casa di campagna dei cugini piemontesi ricchissimi, fino ad arrivare all'amaca - versione di altalena da adulto godereccio che non dimentica la gioia di essere sospeso a mezz'aria - che appare lì su un terrazzo sempre a Monte Mario e che è tenuta su con due stop e che per il peso della donzella cede sul più bello. Nemesi celebrata nei confronti di quella donzella di allora, che -ora cresciuta- giace a terra, con il sedere dolorante... 


Britta Teckentrup tutto questo lo sa bene, magari non così nel dettaglio, ma è piuttosto sicura che il libro L'altalena diventi indimenticabile luogo di ricordi per i più 'vecchi', ma sia anche una gioia per gli occhi e per i pensieri dei più piccoli. 
Tutti, ma proprio tutti hanno da dire qualcosa al riguardo. 
Lei, con la stessa regolarità con cui dondola un'altalena, alterna le pagine di testo a quelle di immagini, ma così come fanno le altalene, è in grado di accelerare o rallentare, di muovere e far oscillare le immagini, dando un ritmo percepibile anche se recondito, alla lettura degli occhi. 
Ancora una volta si prende tutto il tempo di cui ha bisogno per raccontare con la giusta cadenza e con la necessaria aria intorno, spesso come se fosse dietro un obiettivo di una camera fissa. E per incanto anche questo libro diventa di 160 pagine. 
Ancora una volta lavora sulla creazione di uno spazio pieno di aria, luce, ombra vento, pioggia, oscurità e luminosità. 
Ancora una volta gioca d'immaginazione.


E ancora una volta è assoluta maestra nel farlo attraverso la sua tavolozza di mezzi toni. 
Ancora una volta è capace di lavorare sulla figura umana e sul suo movimento con un'abilità rara. 


Ancora una volta è maestra di trasparenze e di baluginii. 
Ancora una volta è capace di costruire intorno a un luogo un buon intreccio di singole e minuscole storie che ne determinano il senso e lo spessore. 
In sintesi, ancora una volta questa Britta Teckentrup è quella Britta Teckentrup che ci piace. 

Carla

domenica 31 dicembre 2023

ECCEZION FATTA!

  

I NOSTRI FUOCHI D'ARTIFICIO
CHE SPARIAMO NELL'ETERE 
PER FARE LUCE
PER FARE RUMORE 
PER FARE MERAVIGLIA 
 
Il meglio di... un anno di libri, un anno di ragionamenti,   
un anno di recensioni su Lettura candita 
Per ogni libro, il nostro perché
(BUM!) 


Luglio 2023




perché

"Molteplici le ragioni per apprezzare questo libro. 
In ordine sparso sono: testo pieno di profondità, pensato per pubblico di lettori più grandi cui non sottrarre l'illustrazione, plot molto robusto, illustrazioni mozzafiato, scrittura letteraria e, last but not least, felicissima sintonia tra due autori. Qui alla loro sesta collaborazione in cui la felice intesa si declina in modi espressivi anche tra loro molto diversi: un esempio per tutti il bellissimo La mer et lui
Il valore 'filosofico' di questo racconto lo si intuisce (nel libro italiano, fin dal titolo, a scanso di equivoci) ben presto. 
Da una parte la solitudine del pastore: di chi ha deciso di fermarsi a metà di un sentiero, che verso valle porta all'abisso, e verso l'alto verso l'ignoto. Di chi ha deciso di tenersi lontano da tutte le cose, belle o brutte che siano, perché questo è il modo che conosce per vivere. 
Dall'altra quella di chi questo isolamento lo ha rotto, cambiando di fatto l'esistenza di una persona, anche solo con la sua presenza lì. 
Dentro la testa del pastore si forma l'idea, una delle tante, che assume subito il suo valore universale: non posso far finta che tu non esista e quindi per me niente sarà più come prima e dovrò misurare me stesso con questo... "


perché

"Luisa Mattia coglie in questo romanzo, scritto con uno stile scorrevole e solo all’apparenza ‘oggettivo’, un punto che contraddistingue gli adolescenti di oggi: la solitudine. Apparentemente circondati dal benessere, e questo non vale certo per tutti, non hanno in realtà chi presti loro ascolto: spesso non la famiglia e nemmeno la scuola."


Agosto 2023




perché

"Volendo sintetizzare al massimo si possono notare alcuni elementi di interesse solo in apparenza laterali. 
Il primo: Inga Moore è inglese per quel tanto che basta a farla disegnare e concepire un albo in questo modo. l secondo: Inga Moore è inglese per quel tanto che basta a farle prendere le sembianze di una autrice di classici per l'infanzia. Chessò, una come Beatrix Potter, tanto per dirne una. 
Il terzo: Inga Moore è inglese per quel tanto che basta a farla essere così sottilmente ironica nel raccontare una storia che altrimenti rischierebbe di essere mielosa un bel po'...."



perché

"Il mondo delle periferie urbane degradate, controllate dalle gang e da ben più temibili organizzazioni malavitose, ci viene rappresentato così, come un mondo chiuso, regolato da leggi tribali, in cui non può sopravvivere l’innocenza."


Settembre 2023



Di corvi e cornacchie, Britta Teckentrup (trad. Mara Carla Dallavalle) 

perché

"Il tono discorsivo che si allontana dalla mera informazione e indaga verso altre direzioni - dalla tradizione letteraria con corvi come protagonisti, alla mitologia che li ha sempre circondati  - assume il tono più confidenziale della narrazione orale permette al lettore di bersi in un fiato tutti i suoi libri del genere, e quindi a lettura ultimata, di richiuderli soddisfatto per aver sentito molte storie e per aver imparato anche un bel po'. 
Questa particolare direzione che certa divulgazione ha preso pare davvero interessante e ricca di stimoli per riflettere e ragionare su quale sia la strada migliore da fare per imparare e far imparare. Affrontare un argomento e osservarlo girandogli intorno per coglierne la complessità e lo spessore, non può che essere efficace. Permettere a teste differenti di interessarsi ad aspetti differenti mi sembra una bella idea."



perché

"Dunque due storie, con un finale inevitabilmente segnato, raccontano la vita di due giovanissimi nell’ambiente ostile di una tribù germanica dell’età del ferro. La Lowry fornisce ai giovani lettori e lettrici un esempio calzante delle modalità con cui l’intuizione di una scrittrice rende vivida e presente l’esperienza di ragazzi vissuti quasi due millenni fa. Lo fa proiettando volutamente le aspirazioni che lei stessa ritiene insopprimibili: l’aspirazione alla libertà e alla conoscenza. Nello stesso tempo fornisce un esempio di rigore, raccontando, nelle introduzioni ai due racconti, come ha raccolto i dati, le fonti storiche, le ricostruzioni fornite via via da archeologi e antropologi."


Ottobre 2023


In fuga con la flebo, Josephine Mark

perché

"Storie che hanno un bel nocciolo al loro interno. Un nocciolo che abbia in sé onestà e urgenza. Una storia che sappia raccontare lo spessore, la complessità della vita. Una storia che sappia raccontare diversi punti di vista. Una storia che sappia raccontare senza spiegare, ma semplicemente facendo vedere. Una storia che non abbia la pretesa di risolvere nulla, ma semmai quella più saggia di saper guardare dentro le cose. Una storia che, proprio perché onesta, sappia creare autentica emozione. 
E che faccia tutto questo con la necessaria leggerezza, ossia attraverso quella sottrazione di peso che per esempio di ottiene spesso e volentieri con l'ironia o attraverso la metafora. 
Lupo e coniglio leggerissimi nella loro struttura, così come leggerissimo è il loro linguaggio (a tal proposito un encomio andrebbe fatto a chi lo ha così tradotto con tanta levità). 
Alla faccia di tutti quei libri che si appesantiscono e si arrovellano per cercare di 'curare' la malattia e la paura che essa porta con sé con storie cucite intorno alla retorica, quella sì davvero insopportabilmente pesante, del tema."




perché

"Quello che trovo più apprezzabile in questo libro illustrato è la capacità di mostrare l’intreccio, nel corso concreto della Storia, fra la scienza, le sue frontiere, i suoi limiti, la politica degli Stati, la coscienza delle persone. Storia delle idee, rivoluzioni che hanno attraversato in moltissimi ambiti la cultura e la vita reale di generazioni. La scienza, dunque, non solo come scontro e incontro di idee, rivoluzionarie o meno, ma anche come espressione di una rinnovata visione del mondo."

Novembre 2023



Storie quasi di paura, Kotryna Zilė (trad. Adriano Cerri) 

perché

"Tutti e dieci i racconti sono scritti e tradotti con sapienza e grazia. 
Tutti e dieci racconti toccano questioni ancestrali. 
Ciascuna storia parte da un nucleo originario rappresentato dai racconti che il padre di Kotryna, un signore dai lunghi baffi spioventi, le faceva quando lei era piccola. Presumibilmente, turbandola quel tanto da renderne il ricordo indelebile. 
E infatti, a distanza di anni, ciascun racconto paterno è poi diventato a sua volta qualcosa d'altro: una storia del tutto diversa, spesso ambientata nel contemporaneo ma che con il nocciolo originario condivide l'atmosfera ombrosa, misteriosa, magica. Continuando a turbare e a rimanere altrettanto indelebile. 
Insomma, quel "quasi" che anticipa la parola paura, non rilassi nessuno. Anzi, abbia il compito di accentuare il senso di incertezza che, a ben vedere, è quello che si rivela più perturbante di qualsiasi orrendo mostro o strega crudele."

exequo



perché

"La complessità delle relazioni interpersonali. Tutti ma proprio tutti i libri di cui è autore unico ruotano inevitabilmente intorno a i rapporti che tengono assieme le persone tra loro. Una varia gamma di legami interpersonali che ognuno di noi - dai bambini fino agli adulti - può facilmente riconoscere. Non c'è suo libro in cui - con ironia ma anche con grande onestà - non vengano fuori le fragilità o le nostre buone pratiche di comportamento. La cura, il rispetto, l'invidia, la vendetta, la gelosia, la menzogna: pesci ladri, granchi spia, lepri bugiarde, tartarughe redente e tartarughe in cerca di affetto, armadilli pazienti e accoglienti. 
E qui? Un teschio ospitale e rispettoso e una ragazzina coraggiosa, generosa e misteriosa si fanno compagnia e condividono un pezzo di strada assieme. Lo spessore umano di entrambi i personaggi esce dunque dalla dimensione della fiaba e irrompe in quella che è la sfera emotiva."
 



perché

"Come sempre un testo denso, anche se in questo libro espresso con un linguaggio semplice, corredato dal necessario glossario, comprensibile anche da lettori e lettrici più giovani; un viaggio sintetico ed essenziale attraverso tematiche scientifiche e antropologiche, con lo sguardo multidisciplinare tipico dell’autore francese. Una sfida non indifferente nel coniugare semplicità e correttezza dei temi trattati."

Dicembre 2023



perché

"Ancora una volta le loro due teste si sono messe a giocare, spedendo le loro idee all'altro come fossero palline da tennis durante una partita. Da una parte Barnett e dall'altra Klassen, nel vederle arrivare, hanno dovuto trovare la risposta adatta. Uno con il testo e l'altro con le immagini. Chi ha vinto tra i due? Il terzo, ossia il libro, la storia, ovviamente. 
Possiamo immaginarci Barnett e Klassen che, seduti uno di fronte all'altro, si lanciano idee reciprocamente. Non sarebbe la prima volta. Sam e Dave così è nato e così è diventato quel perfetto meccanismo narrativo che è. Quel perfetto dialogo tra figura e testo..."




perché

"La storia della scienza è percorsa dall’aspirazione a trovare la legge universale, la regolarità assoluta che plachi l’incertezza di noi umani, persi nell’immensità del cosmo; e tuttora i fisici, in modo particolare, inseguono questo obbiettivo.
Per fortuna, di tutti questi dubbi non c’è traccia nel testo, che invece sollecita a coniugare la ricerca del bello con la ricerca dei suoi modelli, che indubbiamente anche i bambini cercano nel mettere in relazione oggetti anche diversi."

[fine]