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venerdì 8 dicembre 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

CREATURE IMPOSSIBILI


Katherine Rundell torna in libreria con il primo romanzo di una trilogia fantasy, ‘Creature impossibili’, tradotto da Mara Pace e pubblicato da Rizzoli. Questo romanzo non passerà inosservato, perché rappresenta l’audace tentativo dell’autrice inglese di percorrere la strada della Rowling, un fantasy adatto a una lettura giovanile, nello stesso tempo denso di riferimenti e di riflessioni che non possono sfuggire al lettore adulto.
Ed ecco la trama: conosciamo i due protagonisti in luoghi distinti, da una parte c’è Christopher Forrester, un ragazzino amato dagli animali, che, arrivato nella casa di campagna del nonno, scopre improvvisamente la cima di una collina proibita, in cui si fondono due mondi; all’altro mondo appartiene Mal Arvorian, che vive nell’Arcipelago, un luogo nascosto agli indiscreti occhi umani.
Mal la conosciamo mentre fugge da uno spietato assassino, gettandosi in un fiume insieme al suo grifone. E proprio da quel fiume la salva il giovane Christopher, che scopre in questo modo, grazie al nonno, di appartenere a una stirpe di guardiani, esseri umani la cui missione è vegliare sul mondo magico dell’Arcipelago.
C’è però qualcosa che turba la vita di questo animato regno della magia, o glimourie, in cui vivono alcune creature mitologiche e molte altre creature fantastiche.
C’è qualcuno che trama per indebolire la magia che si sprigiona da un albero posto al centro di un labirinto sotterraneo, per impossessarsi del suo potere e così molte creature muoiono e tutto sembra inesorabilmente degradare. L’unica creatura che può fermare questo disastro è l’Immortale, depositario della memoria millenaria del luogo.
Mal, sempre inseguita dall’assassino, decide di andare in cerca dell’erede dell’ultimo Immortale, accompagnata dal grifone Gelifen e da Christopher, ormai completamente coinvolto nella vicenda.
Lungo la strada incontra il gigantesco Fidens Nighthand, un potente berserkr, ovviamente anche lui una creatura magica. Gli incontri sono molteplici, le avventure si susseguono in ambientazioni sempre diverse, fino alla rivelazione che costringe Mal a prendere atto della sua vera natura.
Non potendo svelare altro, sottolineo alcuni punti rilevanti: questo romanzo rispetta i canoni del fantasy: la magia, la lotta fra il bene e il male, la figura dell’eroe/eroina. Ed è scritto seguendo una struttura lineare: le diverse prove che l’eroe/eroina deve affrontare per comprendere la propria missione e portarla a compimento si susseguono con ritmo sostenuto, senza sostanziali digressioni e questo lo rende fruibile da lettrici e lettori anche alle prime armi.
Ma, nello stesso tempo, la Rundell sapientemente costruisce situazioni che le permettono di affrontare, anche esplicitamente, temi quali l’amore, la lealtà, il potere, il tradimento. Proprio il fatto di scrivere per ragazzi dà all’autrice la libertà di esplicitare riflessioni che altrimenti sarebbero state nascoste fra le pieghe del testo.
I richiami alla letteratura del mondo classico abbondano, così come i riferimenti alla letteratura inglese, dando alla scrittura spessore che può sfuggire ai lettori più giovani; così come si notano i giochi di parole, a partire dal doppio significato del nome della protagonista femminile, che per esteso è Malum, che in latino significa sia ‘malanno’ che ‘melo’ e se vi ricordate cosa c’è al centro del labirinto...
Curiosamente in alcune sinossi, Mal diventa Mel, perdendo completamente il senso del gioco linguistico.
Accompagnano il testo le illustrazioni di Tomislav Tomic, che ben rendono l’immaginario fantastico fra il mitologico e il surreale.
Consiglio caldamente la lettura di questo romanzo a lettrici e lettori, a partire dai dieci anni, che amino il fantasy e la buona letteratura.

Eleonora

“Creature impossibili”, K. Rundell, trad. M. Pace, Rizzoli 2023




venerdì 12 marzo 2021

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)

GIOCARE PER IMPARARE O VICEVERSA

Ho già avuto modo di sottolineare quanto velocemente si stia espandendo quel settore dell’editoria per ragazzi che potremmo chiamare libri-gioco, termine inclusivo che comprende produzioni in realtà molto diverse. Da una parte, infatti, i cosiddetti libri-game recuperano una tradizione lontana ma fertilissima, dall’altra si affacciano sperimentazioni che declinano in varie combinazioni i due termini dell’apprendimento e del gioco. Quest’ultimo, poi, può avere aspetti molto diversi: dall’aspetto più squisitamente narrativo al gioco vero e proprio, fatto magari di rompicapo e indovinelli.
 
 
Ecco qui degli esempi delle due tipologie: al genere che utilizza la narrazione per veicolare informazioni e contenuti didattici appartengono i due libri, da poco pubblicati da Giunti, e firmati da Joe Todd-Stanton, giovane autore britannico che ha dato vita alla serie de ‘I Brownstone’. Il primo di questa serie è ‘Arthur e la fune d’oro’. Il piccolo protagonista, Arthur appunto, è alle prese con un grave problema creatosi in Islanda ai tempi delle antiche divinità: nella sua cittadina il feroce e gigantesco lupo nero dal nome Fenrir ha rovesciato il braciere il cui fuoco impediva al paese di congelare; per riattivarlo serve l’aiuto del dio Thor, che però chiede la collaborazione del piccolo eroe per catturare il malvagio Fenrir. Ed ecco quindi una carrellata di miti e personaggi presi dalla mitologia norrena, da Thor a Odino passando per Baldr, il potente dio della giustizia. Analogamente, il libro successivo, intitolato ‘Marcy e l’enigma della Sfinge’ si nutre della mitologia egizia.
 

Abbiamo di fronte qualcosa di simile ai classici libri illustrati sulle storie mitologiche, ma con alcune significative differenze: intanto la rinuncia a una trattazione sistematica; in secondo luogo un ruolo preminente dato all’illustrazione, che costituisce parte integrante del discorso, anzi componente essenziale dell’esplicazione; infine la specificità del tratto dell’autore, improntato alla giocosità e all’ironia. L’aspetto più rilevante, dunque, non è tanto il filo del discorso, la traccia narrativa che attraversa il libro, quanto le numerose informazioni che sbucano da ogni angolo, stuzzicando la curiosità di lettrici e lettori, cui la lettura è suggerita a partire dai sette, otto anni.
 

Alla categoria dei libri gioco appartiene di diritto ‘Molly e i misteri matematici’, di Eugenia Cheng e Aleksandra Artymowska, pubblicato da Editoriale Scienza. Qui la traccia narrativa è esilissima ed è rappresentata da una bambina curiosa che passa di pagina in pagina guidata da lettere misteriose a lei indirizzate. L’oggetto del libro? Quanto di più astruso si possa immaginare in campo matematico: dagli oggetti impossibili alle tassellature, dai quadrati latini ai frattali. Eppure tutta questa astrazione è resa intuitivamente chiara attraverso giochi, finestrelle, rompicapo impossibili che mettono alla prova i genitori più disponibili. E’ un libro di grandi dimensioni dalle illustrazioni spesso a doppia pagina, dai colori sgargianti che non possono non incuriosire le giovani menti alla ricerca di stimoli divertenti. Le pagine cartonate consentono l’uso di finestrelle robuste che nascondono altre domande, altri paradossi. Questo libro, molto più di altri che hanno tentato la via più diretta ai concetti astratti della matematica e della fisica, mi convince della possibilità di parlare con grande semplicità e precisione di concetti difficili attraverso il gioco, l’indovinello, l’intensa interattività che necessita per essere utilizzato. Ci si diverte molto, probabilmente, nel tentare di risolvere le diverse prove, si procede soprattutto per tentativi, ma questo è, in fondo, un aspetto non secondario del metodo scientifico. Ovviamente richiede lettrici e lettori dagli otto anni in su, con la partecipazione di adulti complici e compagni di scoperte.
Questa categoria di libri è spesso sottovalutata, mentre rappresenta una delle frontiere della sperimentazione nell’editoria dedicata ai più giovani, alla ricerca di nuove strade per ampliare gli orizzonti di bambine e bambini. Consiglio quanto meno di provare a sperimentarli, di portarli a scuola, quando si potrà, di utilizzarli come mezzo di svago e di apprendimento.
 
Eleonora


“Arthur e la fune d’oro”, J. Todd-Stanton, Giunti 2021
“Marcy e l’enigma della sfinge”, J. Todd-Stanton, Giunti 2021
“Molly e i misteri matematici”, E. Cheng e A. Artymowska, Editoriale Scienza 2021



venerdì 21 agosto 2020

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

LUCE DEGLI ABISSI


Uscito in un momento infelice, quando i lettori e le lettrici più giovani difficilmente entrano in libreria, l’ultimo romanzo di Frances Hardinge, ‘La luce degli abissi’, si segnalerà sicuramente come una delle uscite più interessanti del 2020.
Come i precedenti, anche questo è un romanzo ponderoso e complesso, sicuramente non privo di imperfezioni: proverò a raccontarlo in modo ordinato.
Ambientazione. Caratteristica della scrittrice inglese è la capacità di costruire contesti credibili, in cui la ricostruzione storica e la componente fantastica si integrano. Magistrale, in questo, ‘L’albero delle bugie’. Ne ‘La luce degli abissi’ abbiamo la costruzione di un mondo immaginario, che ‘pesca’ nelle storia dei bucanieri, ma anche nelle ricerche scientifiche fra ‘600 e ‘700.
Siamo, dunque, nell’arcipelago di Miriade, la cui isola più importante è Bramadidama. E’ un mondo tutto legato agli oceani e ai loro misteri. C’è stato un tempo remoto, ma non troppo, in cui tutta la vita dell’arcipelago era legato alle bizzarrie di oscure divinità marine, immense e crudeli, cui era necessario sottomettersi per sopravvivere. La crudeltà degli dei era imprevedibile e gratuita, placata talvolta da sacrifici umani. A gestire il rapporto con il mondo sottomarino sono i monaci che con le divinità parlano. Fino al giorno del Grande Cataclisma, in cui le divinità si sono distrutte l’una con l’altra. I loro resti, che giacciono sul fondo degli abissi oceanici, conservano le loro proprietà taumaturgiche e vengono raccolte, con prove di grande coraggio, dai cercatori di ‘divinio’, che si muovono con curiosi sottomarini, batiscafi e altre imbarcazioni sperimentali. Molte pagine sono dedicate al mondo sotto la superficie, dove il mare normale si incontra con l’Abissomare, il mondo degli dei, un’acqua respirabile e imprevedibile. La cifra di questo mondo è paura e mistero e non è un caso che molti dei coraggiosi che si sono calati in questi abissi sono rimasti Segnati, ovvero abbiano perso l’udito o riportino strane cicatrici, o abbiano i polmoni mal funzionanti.
Personaggi. Il personaggio principale, Hark, lo conosciamo nell’interessante incipit: è un ragazzino povero, analfabeta, ma grande affabulatore, abituato ai piccoli reati di strada, come truffare qualche mercante con storie strampalate. E’ molto abile in questo, ma il suo amico del cuore, nonché compagno di collegio, Jelt, lo coinvolge in avventure sempre più ardite. Il rapporto fra Hark e Jelt è uno degli aspetti più interessanti del romanzo, che ne segue l’evoluzione fino al finale tragico. Jelt è un po’ più grande di Hark e frequenta pessime compagnie, come la piratessa Rigg. Ed è in un’impresa pattuita con lei che Hark viene coinvolto, con il risultato di essere catturato e dato in vassallaggio alla dottoressa Vyne, che lo porta nel suo laboratorio al Santuario, dove riposano i vecchi monaci, ormai inutili. Vyne incarna la spregiudicatezza della scienza, che non crede ai miti e ricerca le vere ragioni delle peculiarità delle creature abissali. Ma non è un personaggio senza macchia, un contraltare positivo alle credenze religiose; è anche lei animata da ambizioni pericolose e spregiudicate. Così come il sacerdote chiamato Cercatore, che ha un ruolo decisivo nella parte finale, è una figura ambivalente: da un lato mosso dal nobile motivo di liberare gli umani, e la sua amata, dalla schiavitù di una religione primitiva, dall’altro pronto a tradire, per raggiungere questo scopo, e a sacrificare vite umane. Lui e solo lui è il depositario della verità sulla natura dei dei, manifestazione delle debolezze e fragilità umane. Non è la prima volta che la Hardinge dipinge personaggi così ambivalenti e così umani. Lo stesso rapporto fra Hark e Jelt, che potrebbe sembrare un puro rapporto d’amicizia, è in realtà un legame complesso, in cui trovano posto ricatti, sensi di colpa, tradimenti. Un altro personaggio interessante è Selphin, la figlia sordo muta di Rigg, che rifiuta il mare e le sue avventure, ma che, nel concitato finale, dovrà affrontare le sue paure.
Il ritmo. Questo è un romanzo che mette decisamente alla prova il lettore e la lettrice che si spaventano davanti a un tomo di oltre 400 pagine; l’inizio ha un ritmo decisamente lento, incentrato sul worldbuilding, la costruzione di questo universo fantastico e della sua mitologia. L’azione accelera progressivamente a partire dal ritrovamento di un frammento di divinio, che in realtà è ciò che resta del cuore della Dama Arcana. Questo sassolino, così appare, guarisce Jelt, che era rimasto incastrato in un batiscafo e dimostra di avere poteri curativi su ogni tipo di male. Ma trasforma chi lo detiene, rendendo Jelt un mostro. Il possesso del cuore della dea scatena conflitti e congiure, fino a un finale mozzafiato, in cui il mondo pare riconquistare un suo ordine.
Dunque segreti, tradimenti, avidità, paura come ingredienti incandescenti di un dramma individuale e collettivo; sullo sfondo una verità impietosa sulla credulità umana, la descrizione delle scelte difficili, che non sempre sono le più giuste, ma sono necessarie per rendere il mondo un poco migliore.
E’ un romanzo impegnativo, con una trascinante componente fantastica, che richiede un certo impegno nella lettura e soprattutto la capacità di leggere fra le righe, al di là dell’azione e dell’intreccio narrativo, quello che pensa l’autrice della nostra fragile umanità. Consiglio la lettura, quindi, a ragazzi e ragazze ben addestrati alla lettura, a partire dai tredici anni.

Eleonora

“La luce degli abissi”, F. Hardinge, Mondadori 2020


lunedì 21 ottobre 2019

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


IL LATO UMANO DEL MOSTRO


Guillaume Duprat, autore francese conosciuto per i suoi accuratissimi libri dedicati alla mitologia e all’universo, questa volta sceglie un lettore più giovane. In ‘Nella mente dei mostri’, pubblicato da L’ippocampo, racconta i pensieri dei mostri delle più diverse tradizioni, il lato nascosto e imprevedibile di creature che popolano l’immaginario.
Ogni doppia pagina presenta il personaggio, che nell’illustrazione della pagina di destra viene raffigurato nel suo aspetto minaccioso e orribile. Solo che, sollevando la finestrella che ne copre il capo, si svela un’espressione diversa, descritta dal breve testo. E allora ne emerge un ritratto sorprendente.


C’è il verde Kraken che detesta gli umani, Cerbero, che si lascia incantare dalla musica di Orfeo, il drago di Enoshima, che si innamora della dea venuta ad ammansirlo. C’è anche Polifemo, il mostro del dottor Frankestein, ed altri ancora per finire con extraterrestre, che ci ammonisce sul futuro dell’umanità. 


E’ un meccanismo narrativo semplice che nasconde un interessante viaggio nelle mitologie di vari popoli, dagli abitanti della foresta amazzonica a noi, passando per la cultura cinese, giapponese, nordica e così continuando. Quello che stupisce, nella resa delle belle illustrazioni, è l’imprevedibile umanizzazione, i sentimenti che emergono dai volti di queste creature nate per infondere terrore: la rabbia, la paura, la delusione per gli umani inganni, lo stupore, il dolore, come quello del povero King Kong, ormai conscio della fine prossima.
Come non immedesimarsi in questa umana mostruosità, specchio evidente delle nostre illusioni e paure?
La consueta struttura della pagina, con le finestrelle che svelano e spiegano in questo caso il lato nascosto, attira sicuramente un lettore più giovane, rispetto alle precedenti opere di Duprat: dai sei anni in poi bambine e bambini possono sbizzarrirsi nello scoprire il lato umano della mostruosità, scoprendone aspetti che sicuramente non conoscono.
Al lettore adulto piace di certo il gioco intellettuale del confronto con le tradizioni mitologiche, nostre e altrui, rappresentate in modo del tutto originale.


Lo stile descrittivo delle illustrazioni rende perfettamente il doppio livello, il visibile e l’immaginabile, con un repentino passaggio dal fuori al dentro, dalla superficie alla profondità. Richiama, ma molto alla lontana ‘A che pensi?’, ma con intendimenti del tutto diversi.
Qui non si invita ad inventare, a giocare con la rappresentazione del pensiero: abbandonando il mondo reale, quello trattato in ‘Zoottica’  o in ‘Universi’, si rappresenta il mondo simbolico delle mitologie in modo semplice, come se quella realtà, dei pensieri alieni dei nostri mostri, fosse lì in attesa di essere scoperta.
Bel libro, bella edizione, come sempre molto curata sul piano grafico ed editoriale.

Eleonora

“Nella mente dei mostri”, G. Duprat, L’Ippocampo Edizioni 2019


domenica 18 giugno 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


L'ORO LIQUIDO

I doni degli dei, Giusi Norcia, Marcella Brancaforte


ILLUSTRATI


" 'Padre mi fai un regalo?' disse un giorno la dea Atena al saggio Zeus.
'Un regalo?'
'Proprio così.'
'E cosa vorresti, ragazza mia?'
'Voglio una città' fece lei.
'Una città tutta per me.' "

Tutto quello che passa per il mito è spesso frutto di ghiribizzi tanto umani quanto divini nella convinzione di ottenerli.
Atena, figlia di Zeus, vuole una città che sia sua e che porti per l'eternità il suo nome. Zeus, alla sua 'ragazza', vuole offrire ogni opportunità di felicità. Quindi anche una città.
Purtroppo però Atena ha scelto il posto sbagliato dove scavarne le fondamenta: quel luogo è già oggetto del desiderio di qualcun altro, qualcuno che nella divina gerarchia conta parecchio, Poseidone, il dio delle acque e fratello di Zeus.


Negare un desiderio alla propria figlia non vuole, ma anche con il fratello Zeus deve fare i conti. Decide così di 'metterla all'asta': ognuno dei due contendenti dovrà offrire alla nascitura città un dono e spetterà ai cittadini stessi decidere quale dei due regali si rivelerà maggiormente gradito per loro.
Poseidone dà vita a una fonte di acqua salata, scagliando il suo tridente nella roccia, un gesto pieno di potenza, e Atena invece, delicatamente, si inchina verso la terra e si limita a piantare un seme di un albero che di lì a poco crescerà rigoglioso, un ulivo, dal cui frutto, se premuto, sgorga una goccia di oro liquido, l'olio.
La vittoria appare scontata...



Un testo conciso, quello di Giusi Norcia, che racconta il mito legato alla nascita del nome Atene. Conciso è anche il formato dell'ultimo libro poster - i libri da parati - che VerbaVolant, piccola casa editrice siracusana, ha appena pubblicato. Ai disegni Marcella Brancaforte, siciliana doc, importata a Tuscania da molti anni.
La caratteristica dei disegni di Marcella Brancaforte che più mi colpisce è il tono 'classico', seppure qui velato di una sottile ironia che emerge qua e là. 
Le sue tavole sembrano sempre appartenere a un'epoca che porta in sé un po' di eternità, ironia compresa. I disegni, ma soprattutto le figure umane, sempre molto caratterizzate e riconoscibili come sue, i grandi occhi espressivi, le gote colorite, travalicano mode e stili.
Se un legame lo si vuole trovare a tutti costi, forse tanto per quel che riguarda la tavolozza dei colori quanto per quel che concerne il gusto 'scenografico' molto potente, lo si potrebbe cogliere con Luzzati, in particolare nei suoi allestimenti per il teatro.
Nel libro poster Il dono degli dei, proprio per il suo formato particolare, che con la scenografia per forza di cose ha delle tangenze, lo spazio vuoto, ovvero il bianco del foglio, viene tutto impiegato per accogliere la composizione. Non ci sono pause del disegno: è un unico grande e felice intreccio di manti, tronchi, figure, monumenti e fronde, tante bellissime fronde di ulivo.


La difficoltà intrinseca in questo tipo di oggetto sta proprio in questo: nell'essere contemporaneamente un 'libro' e quindi l'illustratore deve dimostrarsi capace di intrattenere con il testo scritto un dialogo figurato, ma nello stesso tempo, è anche un 'manifesto', dove chi disegna deve essere in grado di immaginare la stessa storia in una composizione unica che la riassuma e soprattutto ne restituisca immediatamente allo sguardo, il senso più profondo.
Ecco, Marcella Brancaforte ci è riuscita appieno.

Carla


venerdì 17 marzo 2017

FAMMI UNA DOMANDA!


STORIE RACCONTATE CON LE IMMAGINI


Due libri usciti quasi contemporaneamente, pur trattando di argomenti diversi, hanno un'impostazione molto simile: sia Il mio piccolo libro d'arte per raccontare la mitologia, di Aude Le Pichon, che Il Rinascimento per immagini, di Ruth Brocklehurst, utilizzano un vastissimo repertorio di opere d'arte per illustrare l'oggetto d'indagine.


Nel primo libro, pubblicato in Italia da L'Ippocampo, sono raccolti molti temi mitologici indicati nel personaggio principale del mito; al breve racconto si affianca la bella riproduzione dell'opera d'arte che lo rappresenta. In questo modo si susseguono le storie in ordine alfabetico, senza tentare un difficile raggruppamento tematico: così partiamo con l'ira di Achille e terminiamo il volume con l'abilità manuale di Vulcano. 


Al termine di ciascun testo c'è un indovinello, una domanda cui l'acuto osservatore può rispondere, guardando con attenzione il quadro o scavando nella memoria più o meno recente riguardante i racconti mitologici. Quanto alle opere d'arte, riprodotte con accuratezza, spaziano nell'arco temporale di quasi duemila anni, affiancando artisti anonimi a personaggi come Bruegel, Caravaggio, Botticelli, Klimt e Dalì, per citarne solo alcuni.


Il libro è suggestivo e stimolante, utilizzabile per raccontare storie mitologiche note e meno note oppure, facendo leva su letture recenti, per introdurre la giovane lettrice e il giovane lettore ai segreti del mondo dell'arte. Un modo inconsueto per scorrere senza un ordine cronologico il complesso mondo dell'arte occidentale; ci si può divertire a guardare le figure, cercando nei dettagli ulteriori informazioni, o si possono mettere a confronto stili diversi, diverse suggestioni.


L'altro testo, pubblicato da Usborne Italia, realizzato in collaborazione con la National Gallery di Londra, ha intenti didattici più evidenti: dando uno sguardo d'insieme, molto sintetico, alla storia e alla vita quotidiana a partire dal '400 in Italia, riesce nello stesso tempo a fornire un'interessante carrellata di capolavori artistici di quel periodo. Il testo breve, l'impaginazione vivace, l'uso esteso di belle riproduzioni fanno di questo volume uno strumento prezioso per raccontare in breve un periodo storico assente dai testi scolastici, per i ben noti cambiamenti nei programmi delle elementari.


Nello stesso tempo, anche qui abbiamo una panoramica di capolavori artistici, questa volta raccolti con una coerenza tematica e temporale, adatta ad illustrare i diversi aspetti del testo. Interessanti particolari e dettagli mettono in luce momenti della vita quotidiana, così come le grandi conquiste scientifiche e geografiche.


Entrambi i testi richiedono una lettura condivisa e qualche infarinatura di mitologia e di storia. Si tratta, dunque, di letture stimolanti per bambine e bambini a partire dagli otto, nove anni.

Eleonora

“il mio piccolo libro d'arte per raccontare la mitologia”, A. Le Pichon, L'Ippocampo 2017

“Il Rinascimento per immagini”, R. Brocklehurst, Usborne 2017



giovedì 14 aprile 2016

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


FUMETTI STORICI


Eroi in pantofole è indiscutibilmente un fumetto 'storico': lo è in quanto intelligente riproposta di strisce 'd'annata' e lo è perché l'argomento delle strisce è squisitamente storico. Gino Gavioli è una grande firma del fumetto italiano, noto al pubblico per le pubblicità di Carosello, chi può dimenticarsi del personaggio di Capitan Trinchetto?, per citarne uno dei tanti; è stato anche autore di strisce uscite sui settimanali, come Il Giornalino o il Corriere dei piccoli, dedicate ai ragazzi.


Nobile idea, recuperare questo patrimonio di fumetti divertenti, oggi riproposti dalle Edizioni San Paolo, accompagnate dalle rime di Lucio Tomaz e dai serissimi testi introduttivi di Angelo Pisani, proprio perché si rende omaggio al lavoro pionieristico di un artista e del suo studio, che primeggiava nel fumetto come nell'animazione.
La maggior parte di queste pagine sono dedicate a personaggi ed eventi della storia antica, dalla guerra di Troia alla leggenda di Romolo, dalla lupa miope, che scambia Romolo e Remo per lupetti, a Coriolano. Ma non mancano personaggi della letteratura o della leggenda, come Cirano o Gengis Khan.


Ogni storia è introdotta da una breve, sintetica scheda che racconta le vicende legate a quel personaggio o evento, seguita da due pagine di strisce, con il testo in rima, che stravolge a modo proprio gli eventi raccontati.
Il filo conduttore è l'ironia, il ritmo scatenato, l'interpretazione buffa o grottesca di storie serissime o ritenute tali.
Lo stile di Gavioli non ha perso nulla della sua freschezza e della sua irriverenza, ed è davvero un'ottima idea riproporlo a chi non lo conosce, cioè i ragazzini e le ragazzine di oggi, mentre per i genitori è letteralmente un ritorno all'infanzia dei Caroselli e delle strisce sui giornalini.


Raccontare divertendo, prendendosi anche delle libertà, dichiarate, è una delle modalità più efficaci della divulgazione, raramente percorsa dall'editoria italiana, mentre ne è stato un fulgido esempio in anni recenti la collana, anglosassone, delle Brutte Storie con le sue sorelle minori, Brutte scienze, Morto che parla e così via, dove il contenuto, serissimo, viene raccontato con graffiante ironia e grottesche vignette.
Veicolare il contenuto serio in una forma divertente o giocosa, talvolta interattiva, è una delle branche della divulgazione, spesso vista con sospetto perché non sufficientemente rigorosa o esaustiva di un argomento. Questo atteggiamento rimanda al ritardo culturale con cui affrontiamo i temi di divulgazione lasciando ad altri paesi il compito di educare bambine e bambini, divertendoli e facendoli giocare, anche quando sono più grandicelli e in grado di affrontare racconti complessi e temi importanti.


Che invece ci sia una grandissima domanda per questa o altre, innovative, forme di divulgazione è dimostrato dal successo con cui sono stai accolti libri diversissimi come 'Sottoterra. Sott'acqua', 'Zoottica', 'Entrate nel quadro!': declinazioni diverse dell'ambito divulgativo, sperimentali, curatissime per l'illustrazione e l'impaginazione, ricche di informazioni e di stimoli per i più giovani, anche se diverse dall'intrattenimento ludico cui accennavo prima.
Ci sono, dunque ampi spazi da esplorare nella nostra editoria, confrontandosi con le belle sperimentazioni che vengono dagli altri paesi, ma anche guardando indietro alla nostra storica produzione di testi per i più piccoli, tutt'altro che povera.

Eleonora

“Eroi in pantofole”, G. Gavioli, Edizioni San Paolo 2016

mercoledì 17 febbraio 2016

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


AMOR OMNIA VINCIT


Alla fine dell'inverno, un pezzo di ghiaccio riposa, col corpo indurito dalle rigide temperature. Un mattino vede una luce e chiede all'albero lì vicino di spostare i suoi rami quel tanto che basta a vedere cosa si nasconde alle sue spalle. Il pezzo di ghiaccio viene illuminato dai raggi del sole e ne resta ammaliato. Invano il sole lo ammonisce su quanto possa essere letale il suo abbraccio: il ghiaccio non vuole e non può rinunciare all'abbagliante visione. Così, giorno dopo giorno, si scioglie, fino a che una mattina il sole non ritrova al suo posto una pianta, al cui apice si sta gonfiando un bocciolo. Quando si schiude, ecco apparire un girasole, un fiore capace di seguire il corso del sole, senza abbandonarlo mai.
Una nuova storia, proveniente dall'Iran e portata in Italia da Valentina edizioni, sempre grazie a questo proficuo rapporto di collaborazione che ci sta aprendo uno spiraglio su una produzione editoriale di grande interesse.


Il ghiaccio che amava il sole è di Reza Mouzuni e Meysam Mousavi, di cui sono riuscita a rintracciare ben poche notizie in rete, se non delle belle immagini di Mousavi. Questo testimonia di quanto poco sappiamo e di come possa essere prezioso il lavoro di traduzione da gruppi editoriali di paesi poco conosciuti e ancor meno frequentati. Come ho già detto, nel passaggio dal farsi all'italiano, qualcosa si perde nell'impaginazione e nella grafia, ma è un prezzo inevitabile considerando le differenti caratteristiche delle scritture adottate.
 

Ma detto questo, resta in primo piano l'incanto di una storia semplicissima, di un amore impossibile se non al prezzo di un sacrificio estremo: perdersi per poi rinascere in altra forma. Sono storie difficili da commentare proprio perché nel proporlo a bambine e bambini, a partire almeno dai sei anni, non si può che raccontare la storia come è. Una storia di amore, sicuramente al di là della loro esperienza, ma ben comprensibile nel descrivere l'assolutezza del desiderio. E', in fondo, come un racconto mitologico, che sotto la forma poetica nasconde significati che il pensiero adulto può cogliere, mentre la narrazione rivolta ai bambini racconta visivamente, simbolicamente, un sogno universale, raccontato in tanti miti: l'amore che vince ogni cosa, che supera se stesso e si trasforma, trasformando anche i suoi attori.


Il pezzo di ghiaccio, disposto a perdersi, per ritrovarsi, mutato, insieme al sole è uno dei tanti noi che prende corpo nella mitologia e nella fiaba. Racconti che non hanno bisogno di commento,ma di sedimentare un'impressione, un'emozione nel cuore dei nostri bambini.

Eleonora

“IL ghiaccio che amava il sole”, R. Mozouni, M, Mousavi, Valentina edizioni 2016


mercoledì 18 novembre 2015

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


UCCELLO DI FUOCO

Non tutti sanno che il balletto di Stravinskij intitolato L'Uccello di fuoco è una versione molto libera che attinge al patrimonio tradizionale delle fiabe russe: la mitica creatura alata del colore del sole e di una luminosità abbagliante entra in molte storie del folklore slavo. Il grande compositore russo mise in scena il suo balletto d'esordio sulla scena parigina ispirandosi a una di queste fiabe, quella di Koscei l'Immortale, semplificandone la trama. A questo balletto s'ispira l'illustrato di Charlotte Gastaut, pubblicato da Gallucci.


La trama, dunque, è presto detta: il crudele mago Koscei tiene prigioniera una bellissima fanciulla di cui il protagonista della fiaba, Ivan zarevic, figlio di zar, si innamora perdutamente.
Koscei è un mago molto potente, capace di trasformare in pietra i suoi nemici. Ivan ha però un'arma speciale, una piuma dell'Uccello di fuoco, che il volatile gli ha regalato per ringraziarlo della sua generosità, poiché il giovane gli ha fatto dono della libertà dopo averlo astutamente catturato.


La piuma magica chiama in soccorso l'Uccello di fuoco, che neutralizza Koscei e le sue guardie facendole cadere in un sonno profondo e poi seppellendo il suo palazzo sotto una pioggia d'oro. Sconfitto il potente nemico, i due giovani possono ricongiungersi e promettersi amore eterno.
Charlotte Gastaut, nota illustratrice francese presente in Italia in molte traduzioni operate da editori come Rizzoli, Gallucci, White Star, ma nota anche per le sue collaborazioni con un produttore francese di raffinati giochi creativi, è da sempre molto sensibile al fascino del patrimonio fiabesco. Credo che in questa occasione abbia dato il meglio di sé, rendendo ancor più lineare la trama e illustrandola con efficacia. Lo stile richiama gli anni venti, con il gusto per le decorazioni, le geometrie, con l'oro tanto caro all'Art Nouveau.


Come uno spettacolo scandito per scene, qui l'azione è scandita per quadri, in cui la didascalia, ovvero un breve testo che accompagna l'immagine, funziona come nei quadri dei cantastorie, un'esplicitazione di ciò che l'immagine racconta già da sola.
Correttamente, alla fine del volume un breve testo riassume la trama e ne chiarisce alcuni passaggi.
L'autrice utilizza sapientemente le pagine con la carta intagliata, tecnica che consente di creare trasparenze che descrivono il paesaggio, o anticipano l'azione della pagina successiva.
Ne esce un libro illustrato efficace, colto nelle sue citazioni artistiche, sicuramente apprezzato dal pubblico di giovanissimi lettori e lettrici che apprezzino le fiabe. Ricordo che l'editore Gallucci ha tuttora in catalogo un'altra versione dell'Uccello di Fuoco, quella del grande Emanuele Luzzati.

Eleonora

L'Uccello di Fuoco”, C. Gastaut dal balletto di Stravinskij, Gallucci 2015