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domenica 19 gennaio 2025

ECCEZION FATTA!

IL CALEPINO E LA GELATINA DI LIMONI

Ho sempre pensato a questo blog come a un calepino su cui scrivere pensieri e riflessioni sui libri perché non vadano dimenticati, persi per me. Nè i libri né i pensieri.
E ho anche sempre pensato, immodestamente, che detto calepino potesse essere utile anche ad altri. 
In questa sua funzione strumentale di memoria personale e collettiva entra anche la parte dedicata alle ricette.


Le scrivo qui per non dimenticarmene e le scrivo anche perché gli altri se ne possano servire all'occorrenza.
Ecco. Ora l'occorrenza è arrivata e ha le sembianze di Germana che da settimane mi tartassa con la velata e non velata richiesta di fare marmellata di limoni come se non ci fosse domani. 
Effettivamente, allo stato attuale, i limoni in circolazione sono moltissimi - grande annata per gli agrumi - e il loro numero è inversamente proporzionale al tempo e al mio tener gana di mettermi lì a fare marmellate per la comunità.
Ne ho fatto tre barattoli, per me e me sola, ma metto qui la ricetta. 
Perché sono egoista, ma non così tanto...


Quindi l'ho fatto per me, per Germana e per chi volesse servirsene.
La fonte è sempre la stessa che uso per le marmellate: un librone in tedesco - Die Marmeladenbibel - della signora alsaziana che è diventata famosa nel mondo per le sue gustosissime e fantasiosissime marmellate, composte ecc. ecc., Christine Ferber.
Questa è la ricetta per fare il gel di limoni che, come è consueto nelle ricette della signora alsaziana, ha bisogno di 2 giorni per essere portata a termine.

Ingredienti
750 gr di mele granny Smith
1,3 k di limoni non trattati
2 limoni non trattati
1 k di zucchero
800 ml + 400 ml di acqua
1 presa di sale

I giorno
Togliete il torsolo dalle mele e senza sbucciarle, tagliatele a spicchi sottili e fatele cuocere a fuoco basso in 800 ml di acqua per almeno mezz'ora.
Quando sono ormai in poltiglia, passatele in un colino a rete e pressatele con un cucchiaio di legno per ottenerne almeno 500 ml di succo che deve riposare una notte. Sul fondo del contenitore si depositerà la parte più pesante e in superficie il liquido meno denso. Giusto così.
Spremete il chilo e 300 gr di limoni e mettete da parte il succo e tutti i semini che poi avvolgerete in una garza per cuocerli insieme al resto.
Sbucciate con il pelapatate i due altri limoni e mettete a cuocere con una presa di sale le bucce in 400 ml di acqua, finché non diventano morbide. Quindi, senza scottarvi le dita, tagliate a fettine sottilissime.


II giorno
In una pentola con un buon fondo mettete il succo di limone, quello di mela, evitando di versare il fondo del barattolo più melmoso, buttateci dentro anche il fagottino di garza contenente i semi, aggiungete il chilo di zucchero, le bucce dei limoni fatte a striscioline, mescolate e poi mettete sul fuoco. Portate a ebollizione, avendo cura di schiumare ogni tanto la superficie. Fate cuocere per un quarto d'ora al massimo poi versate il tutto nei vostri bei barattolini. Fino all'orlo. Chiudeteli per bene capovolgeteli in modo che si faccia il sottovuoto. Teneteli vicini vicini e tutti avvolti da una coperta calda in modo che il loro urente calore si disperda il più lentamente possibile.



Finito!

Carla


domenica 5 novembre 2023

PASTATELLE 

Presentazione che fai, biscotto che scopri. 
Conversano, anni fa, mi concesse il privilegio di imparare a fare i cannoli di pane. E fu tanta roba. 
Ma mi tenne nascoste le pastatelle. 
Biscotti che adesso scopro perché mi sono stati regalati con l'intento di riportarmi a casa un altro pezzetto di buona puglia. 
Breve scambio di whatsapp per avere la ricetta della nonna novantunenne, ma nonostante le insistenze questa ricetta non arriva così mi consolo con la rete, facendo una serie di confronti e quello che ne ricavo è la seguente ricetta, che si rivela vincente. 


INGREDIENTI 

per la pasta: 
250 gr di farina 00 
90 gr di olio pugliese 
90 gr di vino bianco 
1 cucchiaino di sale 

per la farcitura: 
una buona marmellata di ciliegie (soda) 
oppure 
una buona marascata (altrettanto soda) 
3 o 4 noci 
buccia di limone
oppure
un po' di cannella 

Mischiare la farina con l'olio mentre in un pentolino sul fuoco si scalda il vino. Alle prime bollicine versarci il sale e farlo sciogliere facendo anche evaporare un po' dell'alcol del vino. Quindi aggiungerlo alla farina e continuare a impastare fino a ottenere un composto morbido ed elastico. 


Lasciare riposare per una mezz'ora e intanto preparare la farcitura, sminuzzando con 2 colpi di frullatore le noci che poi vanno aggiunte alla marmellata insieme a un po' di cannella. 
Passata la mezz'ora stendere con il mattarello la pasta fino ad arrivare a uno spessore di 3 millimetri tagliare dei tondi di circa 8 cm di diametro. Mettere al centro di ciascuno un cucchiaino di ripieno e richiudere come se fosse un panzerotto. 
Cuocere nel forno a 200° per 15 o 20 minuti finché non raggiungono il colore d'oro. 
Toglierli dal forno e, una volta freddi, spolverarli di zucchero a velo: l'unico zucchero di tutta la questione.


Enjoy!

Carla

domenica 10 ottobre 2021

LA MARMELLATA DI LIQUIRIZIA




Tutto è cominciato con un barattolino di marmellata di mele cotogne e liquirizia che ho assaggiato questa estate. A Vittorio ne hanno regalato prima un barattolino, poi, visto il mio entusiasmo, lui da uno dei suoi tanti viaggi a Genova, ne ha riportato uno tutto per me. E così le mie fette di pane imburrato a colazione per tutto agosto hanno avuto il sapore della liquirizia.
Così parte la sfida di rendermi autonoma su un'altra cosa che abbia a che fare con la liquirizia.
Breve ricerca in rete, e fra le varie ricette mi faccio convincere da una in particolare che vanta argomenti quali la velocità e la semplicità. Non servono mele cotogne e la liquirizia da utilizzare è quella Saila purissima che si trova dal tabaccaio all'angolo.
Tornata a Roma, aspetto che mi arrivino 'a sorpresa' delle mele dentro uno dei miei magic box contro lo spreco alimentare (Toogoodtogo). E quando entro in possesso di una quantità sufficiente di mele, parte la gara.
Le mele che mi sono arrivate pesavano 600 grammi quindi mi sono esercitata con le proporzioni e queste sono le dosi con le quali ne ho tirato fuori 4 barattolini piccoli (la marmellata di liquirizia, quando hai più di 60 anni e non governi la pressione sanguigna come quando ne avevi 20, va centellinata).

Ingredienti
600 gr. di mele qualsiasi
180 gr. di zucchero qualsiasi
180 gr. di acqua qualsiasi
60 gr. di Saila liquirizia purissima (2 scatolini)
 
versione mild per i pavidi
600 gr. di mele qualsiasi
180 gr. di zucchero qualsiasi
180 gr. di acqua qualsiasi
30 gr. di Saila liquirizia purissima (1 scatolino)
 

 
Sbucciate e tagliate a dadini le mele e mettetele a cuocere in un pentolino con lo zucchero. A fuoco basso fate cuocere per circa 30 minuti. Girate ogni tanto. Nel frattempo mettete in un altro pentolino la liquirizia con l'acqua e fate cuocere lentamente, finché non si scioglie e proseguite a farla bollire per un altro po'. Passata la mezz'ora, frullate le mele con il minipimer e fate una crema cui aggiungerete la liquirizia sciolta nell'acqua. Fate cuocere ancora un minuto in modo da raggiungere di nuovo la temperatura giusta per imbarattolare. A questo punto chiudete i barattoli, capovolgeteli e teneteli al caldo in modo che il loro calore si disperda lentamente.
Il giorno dopo avrete i vostri barattolini sottovuoto contenenti una bella marmellata color ebano!
Se scegliete la versione mild, il colore tenderà al noce scuro...
 
Carla


sabato 4 marzo 2017


ESITI DI UN CORSO

Due fine settimana intensi per chi c'è stata. Un corso che aveva un titolo che alludeva al fare LA FABBRICA DEL LETTORE ma che nascondeva un paio di riflessioni teoriche da cui partire e da usare come solide fondamenta per la costruzione di giovani lettori e lettrici.
Un corso impegnativo che ha visto intorno a un tavolo persone che hanno ragionato assieme sul senso ultimo della promozione della lettura, sulle cose da fare e su quelle da non fare.

Un corso che ha avuto diversi esiti.
Provo a elencarne alcuni.
Maggiore consapevolezza, per chi c'era.
Maggiore competenza, per chi c'era.
Quadernini pieni di appunti e pezzetti di carta attaccati , per chi c'era.
Un bel desiderio di andare avanti nello studio e nella ricerca, per chi c'era.
La nascita di un seminario permanente dal titolo I MAGNIFICI SETTE, per chi c'era.
Una nuova rete di relazioni interpersonali, per chi c'era.
Un pranzetto assieme, per chi c'era.
La ricetta di una buona (finalmente) marmellata di melangoli, solo per me perché l'albero è sul mio terrazzo.

MARMELLATA DI MELANGOLI O ARANCE AMARE
della cara Ilaria ora, proprio ora, in Madagascar a leggere libri in francese...


Ingredienti
1 Kg di arance amare
1,5 l. di acqua
1,5 Kg di zucchero
garze sterili

Lavare gli agrumi, spremerli, filtrare il succo e mettere nella garza i semi, i tantissimi semi.
Sbucciare parzialmente le arance con il pelapatate e poi tagliarle finemente a strioscioline oppure usare direttamente il raschietto per tagliare alla julienne.
Mettere in un tegame capiente le bucce sottilmente tagliate, la garza contenente i semi, il succo, l’acqua e lasciare riposare per almeno 12 ore.
Mettere la pentola sul fuoco, portare ad ebollizione e far bollire a fuoco lento per 1 ora e mezza.
Far raffreddare, spremere più volte il sacchetto immergendolo ripetutamente nel liquido (è importante affinché venga rilasciata la pectina).
Senza togliere il sacchetto con i semi, aggiungere lo zucchero, portare a ebollizione e far bollire a fuoco lento per 1 ora e mezza circa. Attenzione perché tende a caramellarsi!
Prima di spegnere fare la prova del piattino: versare un po’ di marmellata su di un piattino e verificarne la consistenza. Considerare che è un tipo di preparazione che raffreddandosi si addensa parecchio.
Dopo aver spento il fornello, mescolare la marmellata per eliminare la schiuma ed invasare subito. Una volta chiusi i vasetti, capovolgerli a testa in giù. Quando i vasetti si sono completamente raffreddati, capovolgerli di nuovo e riporli in un luogo fresco e al buio.

Carla


domenica 20 novembre 2016

DOLCE O SALATO? DOLCESALATO


Mentre stavo preparando un crostata riflettevo sulla pasta frolla. Esistono varie scuole di pensiero su come deve essere e io appartengo allo schieramento che la vuole rigorosamente senza lievito e portata in cottura fino a dorare molto (e forse ho anche già espresso questo concetto in questo blog).
Tornando alla frolla, pensavo proprio che la crostata che stavo per sfornare aveva una consistenza di pasta che mi sarebbe piaciuto avere anche in una torta salata, ma proseguendo nelle mie speculazioni ho anche realizzato che quella consistenza derivava dal portarne la cottura fino al punto in cui lo zucchero contenuto nella pasta inizia a caramellare.
A questo punto però mi era ovvio che una pasta salata non ci poteva arrivare.
Mentre tutto questo avveniva, a fianco a me mia madre stava cucinando in padella delle zucchine e casualmente io avevo anche avanzato un pezzettino di frolla.
Senza rifletterci più di tanto ho steso la pasta in una piccola terrina, ho rubato un po' di zucchine dalla padella della mamma, le ho mescolate con un cucchiaino di marmellata di limoni e ho infilato il tutto in forno, domandandomi cosa diavolo ne sarebbe venuto fuori.
Ne è venuta fuori un piacevolissimo dolcesalato. E benché prevalessero le parti dolci il tortino è da inserire nei piatti salati.
Ovviamente, visto il risultato, ho ripetuto la preparazione, e anche senza la fortuna del principiante o forse meglio della beata incoscienza, la formula funziona.

Ingredienti
Per la pasta frolla
300 gr di farina
120 gr di burro
100 gr di zucchero
2 uova
Sale

Per la farcia
2/3 zucchine
1 scalogno
Olio, sale
1 cucchiaio di marmellata di limoni

Questo blog è pieno di ricette che prevedono la pasta frolla, ma dato il caso aggiungo anche la mia.
In una terrina versate la farina, lo zucchero, il sale e il burro tagliato a pezzetti e con le mani sbriciolatelo insieme agli altri ingredienti. Quando sarà ridotto a piccoli pezzettini aggiungete le uova (nella lista degli ingredienti ne ho segnate 2, ma dipende dalla dimensione, potrebbe bastarne anche uno. Deve consentirvi di amalgamare la pasta). Impastate quanto basta per ottenere una palla liscia con cui fodererete, con le mani, gli stampini da crostatina. Non serve imburrarli.
Tagliate finemente lo scalogno e le zucchine a rondelle. Mettete in padella un goccio di olio, fate rosolare un poco lo scalogno e quando inizia a dorare aggiungete le zucchine. Salare a piacere e cuocere a fuoco medio, girando spesso in modo da far rosolare uniformemente le zucchine senza farle annerire. Lasciate raffreddare un poco e unite la marmellata di limoni.
Disponete le zucchine nelle crostatine, decorate con qualche strisciolina di pasta che spennellerete con un po' di marmellata diluita con un goccio d'acqua.

Infornare a 180 gradi fino a che saranno  ben dorate.


Gabriella

domenica 2 ottobre 2016


DALLA CALABRIA, AMICI, CANI E PEPERONI 

 

Avere un caro amico che bazzica la Calabria presenta una serie di vantaggi: il primo dei quali è avere da 4 anni la Pippi con me. 
Il secondo è avere una possibilità in più di avere recapitati qui a Roma i reggini, quei peperoni rossi dalla polpa molto carnosa e dalla forma tipica 'a pomodoro'.
Ne ho ricevuti in dono insieme alla ricetta della marmellata, l'amico è un vero amico, un paio di chili.
La metto a disposizione di chi volesse cimentarsi.
Vi avviso che si tratta di marmellata dolce/piccante da consumarsi con formaggi a pasta molle dallo stracchino al tomino...


Ingredienti
peperoni rossi schiacciati detti reggini
peperoncini piccanti freschi
zucchero
1 mela

Prendete almeno due chili di peperoni, puliteli accuratamente dai semi e dalla parte bianca (che in verità è pochissima) e poi sbollentateli per 5 minuti.
Fateli scolare e solo a questo punto pesateli.
In base al loro peso, mettiamo che abbiate circa un chilo di polpa, aggiungete circa 500 gr di zucchero. In altre parole, il peso dello zucchero deve essere la metà di quello dei peperoni sbollentati.
A questo punto si mettono in pentola e vanno aggiunti i peperoncini piccanti. Meglio sarebbe quelli a pallina che sono piccantissimi (anche questi tagliati a pezzi piccoli e puliti dai semi). Per un chilo di peperoni puliti aggiungere 4/5 peperoncini piccanti a seconda del gusto e a seconda del grado di piccantezza del peperoncino (questa è la parte sperimentale della ricetta).
Prima di cominciare la cottura passate tutto con il minipimer, oppure al frullatore. Deve risultare una crema rossa e soda!
Può cominciare la cottura che durerà circa mezz'ora dal momento che comincia il bollore.


Per conservare la marmellata di peperoni fate come per le altre marmellate: o riempite i barattoli fino all'orlo e poi, da chiusi, li capovolgete oppure li fate bollire per 15 minuti.
In entrambi i casi fanno tenuti al caldo fino al giorno dopo.

Carla

la prima foto che ho ricevuto della pippi
 

domenica 10 maggio 2015


MONKEY BREAD - scimmie e serendipità


Alle volte le coincidenze mi sembrano assumere valore emblematico.

Ieri un post sul bel libro a fumetti dal titolo Primati, il cui tema sono, ovviamente, le scimmie e le tre donne che hanno dedicato la loro vita e prendersene cura nel loro habitat. Il post avrebbe serenamente attraversato l'intero week-end di Lettura Candita, perché lo spazio dedicato alle prodezze in cucina in questo ultimo periodo langue un po'...Nessun problema. Se non fosse che la mia preziosissima app da cellulare Piccole Ricette, ieri sera come ricetta del giorno ha mandato The Monkey Bread. Impossibile non cogliere il segno, la premonizione, la coincidenza, la serendipità...
Come una furia mi attivo ed ecco che oggi a tempo di record produco la mia versione del Pane delle scimmie.
Dalla mia fonte Piccole Ricette apprendo che è un dolce di matrice statunitense ma che ha molto a che vedere con le scimmie e con i frutti morbidi del baobab, albero detto anche Monkey Bread Tree.
La dose in Piccole ricette è per sei. Noi, attualmente, in famiglia siamo solo due scimmie e un cane, quindi ho ridotto tutto della metà. 
Voi decidete in base al vostro branco di appartenenza...

Ingredienti (per tre scimmie)
125 farina 00
125 farina Manitoba
1 pizzico di sale
125 ml di latte tiepido
4 gr di lievito di birra secco
1 cucchiaino di miele
25 ml di acqua tiepida
1/2 uovo sbattuto e 1 tuorlo
marmellata di pesche
40 gr burro fuso
100 gr zucchero di canna
2 cucchiaini di cannella


Per l'impasto
Mischiate le due farine con il sale e con il lievito precedentemente disciolto in poco latte tiepido con il miele. Aggiungete alle farine e al lievito il resto del latte e l'acqua, quindi il mezzo uovo battuto e il tuorlo.
Impastate a mano eventualmente aggiungendo un po' di farina se dovesse essere troppo appiccicoso il composto (il mio lo era). Ungete quindi una ciotola e mettete a riposare per un'ora nel forno spento ma con la lucina accesa la pallina lavorata, avendo la cura di ricoprire la ciotola con la pellicola.
Lei, la pallina, in quel tempo dovrebbe raddoppiare di volume. Nel mio caso in forno ha stazionato per un'ora e mezza abbondante (me la ero dimenticata...)
Tolta dalla ciotola, la pasta va di nuovo lavorata con un po' di farina su un piano di lavoro, quindi da morsotti della misura di una noce dovete ricavare dei dischetti che, stesi sul piano infarinato, vanno riempiti con un cucchiaino di marmellata di pesche. Vanno richiusi con cura a formare così degli agnolotti molto irregolari. Nel frattempo avrete fuso il burro e preparato un mix di zucchero di canna e cannella in un piatto largo. Pennellate ciascun agnolotto -o frutto di baobab- con il burro e poi 'impanatelo' nello zucchero e cannella. Quindi prendete uno stampo da ciambella (il mio è di 20 cm di diametro) ungetene la superficie e disponete in tondo e in più strati i singoli agnolotti. Ricoprite la teglia con la pellicola e rimettetela nel forno spento ma illuminato (!) per un'altra oretta. Deve lievitare ancora.
Quindi toglietela e piazzatela altrove e scaldate il forno a 190° quindi cuocete il Monkey Bread per 50 minuti.


Va mangiato tiepido e non dura morbido per l'eternità....



Carla

sabato 21 febbraio 2015

CORTESIE PER GLI OSPITI


MARMELLATA DI ARANCIA E ZENZERO 
DI MELANIE

Parto dalla cosa più dolce di tutta questa storia: Giorgia. Ha sette anni, ed è una bambinetta 50% inglese, e al 100% geniale. Vivace nel pensiero, attenta con orecchie e occhi, sensibile nel cuore, affettuosa nelle parole, autentica nelle reazioni. Da più di un anno, ogni venerdì passiamo del buon tempo assieme leggendo libri che lei succhia letteralmente come una spugna disidratata mentre io mi bevo i suoi commenti. Ed è una gioia.
Melanie è sua madre.
Nel giardino della casa editrice che ospita i nostri incontri ci sono diversi alberi di arancio e, complici due altri splendidi bambini, i frutti sono scesi dai rami e sono finiti nella marmellata di Melanie.
Qui la sua ricetta.

Ingredienti
8 tazze di arance (10/12 arance sbucciate e tagliate a pezzi)
la buccia di 3 o 4 di queste
10 cm di zenzero fresco
4 tazze di zucchero
succo di 2 limoni
1 pacchetto di pectina

Procedimento 
Prendere le arance non trattate, lavarle e sbucciarle, togliendo il più possibile il bianco. Tagliarle a pezzi. Conservare la buccia di 3 o 4 e poi tagliarla molto sottile. Pelare e tritare finemente lo zenzero o schiacciarlo.
In una pentola grande mettere le arance a pezzi, le bucce, lo zucchero, lo zenzero, il succo di limone e far bollire per 10 minuti, quindi aggiungere la pectina e far bollire per altri 10 minuti, girando sempre. When the marmalade coats the back of the stirring spoon smoothly, it's done. Che in italiano suona più o meno così: quando la marmellata fa il cappotto liscio sul retro del cucchiaio per girare, è pronta per essere messa nei barattoli.


 Melanie (e Giorgia)

sabato 17 gennaio 2015

COMPITI DELLE VACANZE

Durante il periodo di pausa del blog durante le feste appena passate mi sono dedicata alla sperimentazione di biscotti senza glutine, grazie a un amico con celiachia che richiedeva dei dolcetti.
Il primo esperimento che vi propongo è con la farina di riso e le mandorle (polverizzate con ancora la pellicina interna). In pratica si tratta di una pasta frolla senza glutine nella quale il profumo del limone è esaltato dalle mandorle.

Ecco gli ingredienti:
175 gr di farina integrale di riso
25 gr di mandorle in polvere
100 gr di burro a temperatura ambiente
70 gr di zucchero a velo
2 tuorli
la scorza grattugiata di un limone
un pizzico di sale
marmellata di agrumi (io ho usato quella di arance)



Unite la farina di riso e quella di mandorle.
Aggiungete il burro molto morbido tagliato in piccoli pezzi fino a ottenere delle grosse briciole.
Unite la scorza di limone, lo zucchero a velo, i due tuorli e il sale lavorando velocemente il tutto fino a ottenere una palla che appiattirete leggermente.
Mettete la pasta in frigo almeno per un’ora.
Staccate delle palline.
Io le ho pesate per averle tutte uguali e ho scelto di farle fra i 13 e i 15 g ciascuna.
Appiattitele un po’ e con il manico di un cucchiaio di legno premete al centro per ottenere uno spazio dove aggiungere poca marmellata di agrumi.
Mettetele su una teglia coperta di carta da forno.
Fatele cuocere in forno a 160°C per 20 minuti.

Lulli



sabato 10 gennaio 2015

LA MARMELLATA DI PICASSO




Io non conosco Rossana, ma conosco la sua marmellata di carote piccante.
E' una delle tante scoperte non archeologiche che fa il professore durante le sue campagne di scavo.
A quell'arancione così potente che lampeggia nel frigo, è difficile opporre resistenza. A quell'arancione così acceso corrisponde un sapore dolce che, quando meno te lo aspetti, vira verso il piccante.
Così, giorno dopo giorno, ne abbiamo spalmata accanto a formaggi molli e stagionati e il barattolino si è piano piano svuotato. 
Orrore!
In rete non sono riuscita a trovare nulla di simile. Unica possibilità è quella di risalire alla 'archetipica' Rossana.
Ed è quello che il professore, debitamente pungolato, ha fatto.
Qui di seguito, la ricetta autentica ed unica di Rossana.
Dopo un primo momento di sgomento per me che sono sempre in cerca di precisione nelle ricette, tanta approssimazione mi è sembrata pericolosa (in neretto i miei dubbi irrisolti), e invece ha funzionato tutto a meraviglia. 
E' una ricetta spensierata e d'artista.

Carla

"Buonasera Prof. Zanini,

anche se con grande ritardo, faccio fede alla promessa fatta per quanto in oggetto.

Pulire le carote (quante, mio dio?) e metterle a cuocere, a fuoco lento, con un bicchiere di vino bianco, un pizzico di sale ed il peperoncino (il numero è soggettivo a seconda della preferenza + o - piccante quanto, mio dio?).
Quando il vino è stato assorbito e le carote ammorbidite (quanto, mio dio?), se non lo fossero, aggiungere ancora del vino (quanto, mio dio?) e continuare la cottura (per quanto, mio dio?), togliere da fuoco e passare con il passaverdure.
A questo punto pesare il ricavato ed aggiungere lo zucchero (per un kg. di passato, mezzo kg. di zucchero, quantitativo che può aumentare se si preferisce un gusto + dolce aahhh mi farà impazzire?), ultimare la cottura (per quanto, mio dio?), a fuoco lento, mescolando.
Togliere dal fuoco la confettura quando è cotta (dopo quanto, mio dio?), lasciarla riposare e quando è tiepida, metterla nei vasetti e tapparli.
Mettere i vasetti in un contenitore con tanta acqua fino a coprirli, portare ad ebollizione, bollire per almeno 15 minuti e poi spengere il fuoco e lasciar raffreddare nell'acqua.

Spero che le indicazioni risultino chiare, a mia discolpa, vorrei precisarLe che nelle mie preparazioni non sono molto fiscale, faccio molto ad occhio (e me ne sono accorta!), gusto personale e mi diverto ad improvvisare (mi butto?).
Ho fatto mia un'affermazione di Picasso "quando finisco il blu, metto del rosso".

Con l'occasione, Le invio i più cordiali saluti

Rossana

sabato 1 febbraio 2014


MARMELLATA DI PERE E ZENZERO


Le pere sono frutti delicati. Spesso, accanto a mele e melarance, frequentano corti di re e regine, hanno poteri magici, ospitano al loro interno fanciulle in miniatura: insomma sono frutti da fiaba.
Pierino Pierone ne va ghiotto e sale sull'albero per mangiarle invece di andare a scuola e anche la Strega Bistrega, ai piedi della pianta, dice di andarne matta e di avere l'acquolina nel sentirne il profumo. Attento Pierino Pierone, lei vuole te e le pere vengon solo dopo.
Allora dedico a Strega Bistrega, a sua figlia Margherita Margheritone che l'aspetta a casa e - certo- anche a Pierino Pierone questa ricetta profumata (Il bambino nel sacco, da I. Calvino, Fiabe italiane, ill. Lele Luzzati).



Ingredienti:
1,4 kg di pere Williams
(devono raggiungere il chilo, da pulite)
800 gr di zucchero
3 grammi di zenzero fresco, grattugiato
oppure
30 gr di zenzero candito tagliato a sottili striscioline
buccia grattugiata di limone o arancio non trattato
il succo di un limone

Primo giorno:
Sbucciate le pere e tagliatele in quarti e poi togliete i semini e il filamento più legnoso legato al picciolo. Tagliate quindi a fette sottili (2 mm) gli spicchi e mischiateli in una ciotola con lo zucchero lo zenzero e il succo di limone. Mischiate accuratamente quindi coprite con un foglio di carta forno e lasciatelo macerare per un'ora.
Poi travasatelo in una pentola e portatelo a ebollizione, girandolo di continuo. Toglietelo dal fuoco appena bolle e versatelo di nuovo nella ciotola e fatelo riposare per una notte, coperto di nuovo dalla carta forno.
Secondo giorno:
Rimettete nella pentola e fate cuocere, schiumando ogni tanto e girando il composto con iìun mestolo di legno. Dal momento dell'ebollizione fate cuocere per 20 minuti. Quindi spegnate e date un colpetto di minipimer per rompere grossolanamente i pezzi più grandi del frutto. Mi raccomando, non riducete il tutto a una purea, lasciate invece che la pera a pezzetti si continui a sentire sotto i denti.
Versate la marmellata nei barattoli, chiudeteli con cura e capovolgeteli per ottenere il sottovuoto. Come sempre avvolgeteli in una coperta fino a che non si sono raffreddati: lasciate che il calore si disperda il più lentamente possibile. La marmellata ve ne sarà grata.

 Carla

sabato 26 ottobre 2013

ASSAGGIATELA TUTTI!

COMPITI A CASA
Emozione! La prima ricetta integralmente mia (2)

Vi ricordate il compito della scorsa settimana? La frolla con le nocciole?

Dopo aver fatto la foto ho portato la torta a cena dalla mia amica Angela (alla quale quella torta è dedicata). Che dire? Era buona, ma la richiesta del Maestro pasticcere era: frolla con nocciole ecc., CROCCANTE! E quella torta era friabile, ma non croccante. 

Quindi il lunedì mi sono messa a calcolare nuovamente gli ingredienti per avere un bilanciamento differente che vi scrivo sotto. Ovviamente la confettura è rimasta la stessa, ho sostituito lo zucchero a velo con quello semolato che assorbe maggiormente i liquidi e ho leggermente aumentato la dose di burro e quindi ho un po' diminuito quella di tuorli. 


Prima di tutto preparare la confettura di pere.
800 gr di pere William pulite
150 gr di mela Golden
200 gr di zucchero di canna
il succo di un limone
Tagliare a pezzi le pere e la mela, aggiungere lo zucchero e il succo di limone. Fare cuocere per 20 min dall’ebollizione. Ridurre in purea con il frullatore a immersione.
Nota:
Ho messo poco zucchero rispetto alla frutta perché non si deve conservare a lungo, serve esclusivamente per la crostata. In questa maniera il sapore non sarà troppo dolce.

Tostare in forno a 180°C per 10 min le nocciole. Una volta raffreddate, tritatele in polvere con un cucchiaio di zucchero di canna.
Preparare poi la frolla montata con:
250 gr di farina 00
175 gr burro
100 gr zucchero semolato
75 gr nocciole
62 gr tuorli (4 tuorli)
buccia di limone grattugiata (niente arancia, non è stagione!)
Con le fruste elettriche lavorare il burro (a temperatura ambiente) fino a farlo diventare una pomata. Aggiungere lo zucchero e la scorza di limone.
Aggiungere piano, a filo, il tuorlo d’uovo dopo averlo un po’ sbattuto.
Aggiungere alla fine la farina setacciata e le nocciole in polvere.
Mettere il composto in un sac à poche con una bocchetta scanalata e riempire il fondo e il bordo dello stampo. Far riposare in frigo per 30 min.
Riempire quindi la parte centrale con la confettura di pere e infornare il tutto per 20 min a 170 °C.





La mattina dopo sono uscita di casa con il mio pacchetto protetto in una scatola rigida affinché potesse resistere senza troppi danni a camminate, metropolitane, autobus. È stato fermo su una scrivania per molte ore e poi finalmente il pomeriggio è stato aperto.
Ho messo in fila la mia tortina con altre 13 piccole crostate in attesa del giudizio del Maestro. Le nostre facce erano abbastanza pensierose ed emozionate: il primo compito del corso.
Prima di tutto è stata divisa a metà per osservare in sezione la cottura dell'impasto. Poi il pasticcere ha ritagliato un centimetro cubo di dolce e l'ha assaggiato. In effetti non era male...
Lulli