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lunedì 7 aprile 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

ESPRESSIVO COME UN SASSO

Tre sassi, Olivier Tallec (trad. Tommaso Gurrieri) 
Edizioni Clichy 2025


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Lassù in cima vivono tre sassi. 
Sono sempre stati lì, in cima alla montagna. 
Ogni mattina il vento gli fa venire i brividi, ammirano le cime delle montagne, contano le pecore nella valle e guardano spuntare le piante aromatiche. 
Lì possono vivere una bella vita da sassi. 
E tutti giorni aspettano il passaggio delle grandi taccole." 

Le grandi taccole sono brave a prevedere il tempo che cambia. Quando le vedi, puoi star certo che dopo poco inizierà a piovere. E anche quel giorno va così: passa la taccola e arriva il temporale. 
Questa volta è un temporale molto violento che con un fulmine squarcia la grande roccia dove i tre sassi vivono da sempre. E li fa precipitare. 
La loro corsa si ferma in un nido, quello della taccola. 
Il panorama non è molto diverso, a parte che lì protetti, i tre sassi non hanno più i brividi del vento. 


Ma quando la taccola si accorge della loro presenza, li sbatte fuori e loro precipitano ancora più in basso. Tra il muschio e l'erba non si sta poi male, anche se non si sente più il vento, né si vedono crescere le erbe aromatiche. Ma si possono contare le pecore e guardare le cime delle montagne. Ma dal basso. 
Nel momento in cui i tre sassi possono dirsi ormai felicemente inseriti nel loro nuovo scenario, arriva una talpa, che di nuovo, con il suo scavare alla cieca, li fa precipitare ancora più in basso, in una radura e da lì la lepre fa il resto perché li piazza nelle acque di un torrente. Ed è lì che incontrano la lingua di un cane molto assetato che li spinge verso il precipizio e da lì... 

Una delle caratteristiche dei disegni di Olivier Tallec è l'espressività. 
Lo sguardo di Lupo e Lupetto, o quello di Scoiattolo, o ancora le sue pecore, il suo bambino che incrocia lo sguardo del cane. Ma hanno occhi anche i suoi alberi.
È un efficace modo di trasmettere senso senza dover tirare fuori neanche una parola. 
I neonati lo sanno bene perché anche per loro interpretare lo sguardo è misura necessaria di sopravvivenza. Come andare in bici, una volta che lo sai fare è per sempre: leggere le espressioni di un volto è cosa che si impara da subito ed è bene non dimenticarla, anzi è meglio tenerne sempre conto. Può servire. 
Ma qui i protagonisti assoluti della storia sono tre sassi, quanto di meno espressivo ci sia al mondo. Eppure. 
Tallec accetta la sfida e correda i tre di espressione. Due occhioni tondi su ciascuno. 


Occhi che spiccano nelle magnifiche tavole piene di sfumature di verdi e di blu, sia che siano rocce sfaccettate di alte montagne, o picchi isolati come Meteore, sia che siano foreste o prati, sia che siano acque correnti. Dal blu al verde, passando per il verde petrolio.
E come se non fosse sufficiente, a quegli stessi tre sassi gli dà anche carattere e, in qualche modo, solletica il lettore a immaginare il  tipo di ruolo che ognuno parrebbe avere e quindi sulle loro relazioni reciproche.


Le uniche cose che l'immagine ci dice è che sono di dimensione e colore diversi. 
In compenso sappiamo che in cima allo sperone di roccia dove vivono da sempre, sono felici. Perché da lì possono vedere (!), possono percepire il vento, visto che hanno dei brividi. La loro superficie è sensibile quanto la nostra pelle, vista l'espressione che assume il sasso maggiore nei confronti dell'insetto che gli cammina sopra, noncurante. 
Sanno anche contare e sanno leggere i segni della natura: taccola=temporale in arrivo. Tutto ciò che è stato detto finora è materia necessaria perché la storia dei tre sassi diventi quella che è, ossia si trasformi in un racconto in grado di far sorridere, ma di dire anche molto altro. 
Su cosa sia questo molto altro, forse si può tacere, mentre sulle modalità che usa per arrivare a una conclusione degna di questo nome, val la pena di spendere due parole. 


È noto a tutti, che le fiabe in cui la ripetizione di una situazione è di fatto la spina dorsale della stessa, dai Tre porcellini in su, sono quelle più adatte al pubblico dei più piccoli. Per loro è di grande soddisfazione apprendere una reiterazione di un gesto, di una situazione, e si sentono immediatamente ingaggiati a partecipare. Si tratta di un sistema infallibile per la comprensione, la memorizzazione e per la comicità intrinseca. 
Insomma, ripetere funziona sempre, basta cambiare piccoli dettagli. 
Tallec tutto questo lo sa molto bene e se ne serve per dire con assoluta leggerezza quel molto altro. 
I sassi, infatti, precipitano dallo sperone, poi dal nido, poi dal muschio, poi dalla radura, poi nel torrente... 
E ogni volta, il testo diventa un ritornello. 
Un ritornello che fa ridere, che suona e che dice, per l'appunto, anche molto altro.
Sarò muta come un sasso. 

Carla

lunedì 24 febbraio 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

OF BEARS AND MEN 

Il viaggio di Oregon, Rascal, Louis Joos (trad. Tommaso Gurrieri) 
Edizioni Clichy 2025 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Finite le mie pagliacciate, lo riaccompagnavo nella sua gabbia. 
Una sera Oregon mi ha parlato. Come nelle fiabe... 
'Portami nel grande bosco, Duke'. Lì per lì non sono riuscito a rispondergli niente. 
Ma dopo, solo nella mia roulotte, ho capito che il suo posto era in mezzo a quelli come lui, in un bel bosco di abeti rossi. 
Chi lo sa? Magari avrei pure incontrato Biancaneve..." 

Duke e Oregon lavorano sotto lo stesso tendone. Uno è l'orso del circo, l'altro è il clown. Nano. 
Infelici entrambi, perché esibiti, come fenomeni, semplicemente per la loro natura.
Non lasciandosi bei ricordi alle spalle, i due partono per un lungo viaggio. 
Prima stazione, la fuliggine di Pittsburgh. Da lì si mettono in cammino con pochi soldi in tasca che finiscono presto. Dopo aver fatto tappa a Chicago e dopo aver mangiato un bel numero di hamburger, i due si rimettono in marcia verso ovest. Un passaggio sul camion di Spike diretto nell'Iowa e poi tanta strada a piedi: con ogni tempo, in mezzo alle grandi distese di mais e avanti lungo il fiume Platte, attraversano il Nebraska fino ad arrivare alle Montagne Rocciose.
 

Lì un po' di autostop e poi il 'cavallo di ferro' per fare l'ultimo tratto. 
E poi, al mattino al loro risveglio nel carro merci, appare ai loro occhi, proprio come nel sogno, L'Oregon, le sue montagne, le sue foreste. 
L'orso è finalmente a casa, adesso tocca a Duke trovare la propria. 
Come è bene che sia.

Non sembra possibile che Rascal e Joos, insieme così tante volte nei libri illustrati, abbiano potuto fare qui un brutto libro.


E infatti, in questo, che ha più di trent'anni e lo si può considerare un classico, magicamente ancora una volta accade. 
In questa lunga fuga, dall'est all'ovest degli Stati Uniti, da parte di due personaggi perdenti in cerca di riscatto, rivediamo un viaggio che ne richiama alla memoria tanti altri, visti in grandi film, letti in grandi romanzi. 
Si ritrova intatta, nel testo e nelle immagini, l'atmosfera della provincia americana: le grandi strade deserte, le distese a mais, le fattorie e i mulini a vento, la pompa di benzina nel nulla, tipologie umane consuete - attricetta, commesso viaggiatore e indiano ormai senza piume - il treno merci interminabile che attraversa flemmatico le lunghe distanze, e infine lei, la grande natura. Selvatica e magnifica. 


Qui le foreste dell'Oregon con il monte Hood sullo sfondo. E altrettanto inviolata è l'iconografia del viaggio. Una partenza di due che non hanno più niente da perdere andandosene. Anzi, è in libertà che ci guadagnano. Niente denaro in tasca, contano solo sul buon cuore di altri come loro, ossia persone che non hanno niente da perdere nel dargli una mano... 
Fatto salvo tutto questo che fa da scenario, che non è affatto poco (per la rievocazione di un immaginario già consolidato nei grandi e per la costruzione di un nuovo immaginario per i piccoli, che magari Steinbeck o Thelma e Louise non sanno chi siano, ma chissà che in un domani potrebbero goderne), Il viaggio di Oregon è capace di attraversare una grande questione ma sa anche trovare il suo senso in alcune piccolezze, che quasi quasi rischiano di passare inosservate. Quasi quasi. 
La grande questione è quella che muove un orso e un clown a cercare la propria felicità.
Le piccolezze, invece, qui di seguito, solo alcune. 


La costruzione di questa improbabile coppia, uno enorme e l'altro minuscolo. Così piccolo che lo si potrebbe paragonare a un bambino, cosa che Rascal peraltro, lieve lieve, fa più di una volta. 
Così grande eppure così fragile e sperduto, così piccolo eppure così determinato e sollecito. Solo a me tornano alla mente Lennie e George di Uomini e topi
La geografia solida dell'itinerario di cui ogni tappa è segnata. Sorge spontaneo il desiderio di seguire con il ditino sulla carta geografica il loro lungo percorso. 
Messi come punteggiatura una serie di riferimenti alle grandi questioni che negli anni hanno segnato e segnano tuttora la cultura americana: i nativi, gli afroamericani, le minoranze, i diversi.
Sia nel testo, per esempio con il breve dialogo tra il camionista nell'Iowa, con cui Duke discute di bianco e di nero, sia nelle immagini con il film nel motel e l'insegna stessa del motel. 
L'idea, spesso ormai considerata fuori moda, che una promessa è sempre una promessa. E come tale va mantenuta. I bambini e i clown lo sanno bene. 
E poi arriva il finale. 
Il finale è un buon finale perché è aperto verso un altro pezzo di strada da fare e ha un lieve sapore di malinconia. 
Come è bene che sia. 

Carla

lunedì 30 dicembre 2024

ECCEZION FATTA!

I NOSTRI FUOCHI D'ARTIFICIO 
CHE SPARIAMO NELL'ETERE
PER FARE LUCE 
PER FARE RUMORE 
 PER FARE MERAVIGLIA 
 
Il meglio di... un anno di libri, 
un anno di ragionamenti, 
 un anno di recensioni su Lettura candita. 
 Per ogni libro, il nostro perché 
(BUM!) 



gennaio 2024


Grande, bro!, Jenny Jägerfeld (trad. Laura Cangemi) Iperborea 2024 

perché 

"Centoventi pagine che, come sempre è successo con i libri italiani della Jägerfeld, si bevono a grandi sorsate. A libro chiuso, si percepisce la stessa sensazione di appagamento che si prova quando si ha tanta sete e si manda giù dell'acqua. Ma la grandezza della Jägerfeld non sta solo nello spessore delle questioni che pone, ma anche nella leggerezza della sua architettura per raccontarle." 


L'altalena, Britta Teckentrup (trad. Sante Bandirali) Uovonero 2023 

 perché 

"Il volo è interdetto a chi non è progettato per farlo... E quindi poterlo avvicinare con tanta immediatezza e semplicità non è roba da poco, che si scorda facilmente. Ragione per la quale, molto spesso ai giardini - spesso fuori orario - sulle altalene ci sono i ragazzetti che ne fanno usi 'sperimentali', oppure gli adulti che ci si dondolano per svuotare o riempirsi la testa e qualche nonna più ardimentosa di altre che, accennando con le gambette solo all'abbrivio del movimento, riesce a rievocare quanto fosse emozionante, all'epoca dondolarsi con tutta l'energia. Credo di non allontanarmi dalla verità sostenendo che la stragrande maggioranza delle persone ha un proprio personale immaginario sulle altalene."

febbraio 2024 


Un mondo di isole, S. Quarello, C. Tasin Bertoldi, Editoriale Scienza 2024 
 
perché 
 
"È piuttosto difficile mettere insieme isole come la Groenlandia con isole molto più piccole, poco più di un insieme di scogli, ma Serenella Quarello riesce nell’intento di proporre un filo conduttore comune che non ha la pretesa della sistematicità, ma risponde alla curiosità del lettore, affrontando di capitolo in capitolo punti di vista differenti."


Kosmos, Matteo Meschiari, Roger Olmos  #Logosedizioni 2023  

perché 

"Il valore profetico - e quindi in qualche modo salvifico - di questa parabola ti aggancia e non ti molla fino alla fine.  Un lungo racconto illustrato, o un breve romanzo, che mette insieme una sequenza di belle idee che, attraverso una altrettanto bella scrittura per parole e immagini, costruisce uno scenario complesso e articolato, che implica un bel po' di ragionamenti.  Su tutto questo però si impone un ulteriore elemento, particolarmente interessante.  Esiste, fin dalla prima pagina, un doppio valore della narrazioni, sia iconica sia testuale: da una parte si tratta di pura letteratura, pura finzione, ma dall'altra il lettore è messo di fronte a una riflessione antropologica alla quale non può sottrarsi. Toccando corde profonde, aggiunge in chi legge e in chi guarda inquietudine alla propria inquietudine." 

marzo 2024 



Il tuo nido, il mondo, Carl Norac, Anne Herbauts (trad. Silvia Vecchini)  Topipittori 2023  

perché 

"Ancora prima che tutto cominci a suonare, vale la pena vedere Carl Norac che si infila le scarpe, se le allaccia e, spinto da una farfalla sulla testa, esce di corsa con la sua sciarpa al vento, attraversa un boschetto e poi quelle scarpe se le ritoglie per infilare nell'acqua di un lago prima le dita dei piedi (sarà fredda?) e poi tutto se stesso e godersela tra lontre e pesci."  



Alfred e la gogna, Jesper Wung-Sung (trad. Eva Valvo)  Uovonero 2024  

perché 

"Un contesto decisamente insolito, un'epoca passata non definita con precisione, che potrebbe oscillare tra il Medioevo, in cui la gogna era in grande voga (prima citazione nel Salterio di Utrecht nel IX secolo), fino all'Ottocento, quando venne in larga parte abolita. E uno spazio, per converso, limitatissimo. Tutto il racconto ruota intorno a un metro quadro di spazio, che è l'area di azione o non azione di Alfred. E degli altri che ronzano là attorno."

aprile 2024 



Parenti serpenti, Teresa Porcella, Roberta Balestrucci, Marianna Balducci  
Rizzoli 2024  

perché 

"Tutte e tre le autrici condividono il senso ultimo del progetto, come pure lo sguardo divertito che hanno nel raccontarlo, con tre linguaggi diversi, ma accordati tra loro.  Ecco. Qui c'è forse il primo merito di Parenti serpenti, in questa regolare e molto armonica cadenza, un passo da montanare (nonostante le loro orgini), che va avanti per 21 volte con 21 diverse tipologie di parenti: quando una delle tre rallenta le altre due la prendono per mano e la tirano in avanti, con l'intento di arrivare insieme in cima: a libro ben fatto."



The Kissing Game. Short Stories, Aidan Chambers (trad. Marta Barone)  Equilibri 2024  

perché 

"Chambers è un autore necessario.  Ragion per cui in casa Equilibri, forse i più devoti apostoli del chambersianesimo, non si perde occasione di diffondere la sua poetica e soprattutto i suoi pensieri e le sue pratiche intorno alla letteratura: dalla 'rilettura' del diario di Anne Frank in una prospettiva ancora ulteriore che possa servire a una riflessione sull'adolescenza tout court, ai suoi 'manuali' su come far radicare in modo efficace e duraturo la letteratura di qualità nelle terre dove pascolano i lettori difficili."  

maggio 2024 



La maestra è scomparsa!, Harry Allard, James Marshall (trad. Sergio Ruzzier)  Lupoguido 2024  

perché 

"Tanto Marshall, come illustratore preferito di Allard, quanto soprattutto Allard, in quanto scrittore d'elezione di Marshall, con Ungerer hanno condiviso la stessa visione di un'infanzia che sa essere anche molto scorretta, con Ungerer hanno condiviso il coraggio di non fermarsi in nome del politicamente corretto, ma di proseguire per la propria strada, raccontando e disegnando adulti stupidi che fanno cose stupide, oppure brutti e severi, oppure ancora carini, ma bugiardi e lievemente disonesti e anche un filino omertosi..."



Papera, Coniglio e Grande Orso, Nadine Brun-Cosme, Olivier Tallec  
(trad. Tommaso Gurrieri)  Edizioni Clichy 2024  

perché 

"Dote rara, la loro, quella di saper cogliere il nocciolo di una questione, mai banale e mai trita, e di riassumerla in pochi segni, in poche parole che mettono in bocca a qualcuno che è terzo rispetto a noi lettori, ma che - proprio per questa sua apparente estraneità - può diventare emblematico. A quei due riesce facile come disegnare un lupo senza mai staccare la matita dal foglio in poco meno di due secondi, o come racchiudere in un puntino nell'occhio un'espressione inconfondibile, facile come definire il sentiero "lungo e tortuoso" o solleticare in una frase Se solo i miei amici potessero vederlo! il ricordo di quello che ognuno di noi almeno una volta nella vita ha pensato, scoprendo in totale solitudine qualcosa di magnifico."

giugno 2024 


Stardust. Polvere di stelle,  H. Arnesen, trad. L Cangemi, Orecchio Acerbo 2024  

perché 

"è un libro importante e ambizioso, perché si muove su un terreno molto battuto recentemente e pretende di farlo con una forma e un linguaggio tutt’altro che comune.  Si potrebbe sintetizzare l’argomento affermando che Stardust parla di cambiamento climatico.  Ma come tutte le sintesi, anche questa rischierebbe di essere limitativa, banalizzante e in parte fuorviante.  Perché il tema invece è complesso e perché il libro rifugge dal tentativo di ridurlo a poche frasi ad effetto.  Trattandosi di un libro illustrato che possiede una parte informativa, ma una ben più ampia narrativa e in versi, l’autrice avrebbe potuto procedere soltanto sul sentiero dell’aggancio empatico: le sue immagini molto forti lo avrebbero permesso e lei ne sarebbe venuta fuori sicuramente molto bene.  E invece sceglie di parlare al lettore in modo differente, di chiamarlo direttamente in causa, di rivolgersi a lui e alla sua storia."


Il lupo, Saša Stanišić, Regina Kehn (trad. Claudia Valentini) Iperborea 2024 

perché 

"A parte la sottile ironia che lo attraversa, nella voce del protagonista sempre pronto a definire come precisi e stereotipati i contorni di certi personaggi, salvo poi doverne ammettere complessità ben diverse, mi sembra divertente il ripetuto passaggio dal piano di realtà e quello dell' immaginazione che attraversa la storia: gli dà il titolo e offre divertenti spunti alla bravissima Regina Kehn che, tra cervi e lupi, racconta la sua versione dei fatti."

[continua]

lunedì 2 dicembre 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

TANTO RUMORE PER NULLA 

Il Natale sono io!, Olivier Tallec (trad. Tommaso Gurrieri) 
Edizioni Clichy 2024 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Abele l'abete pensa che non vorrebbe crescere qui, all'ombra di centinaia di alberi sinistri, che lo terrorizzano. 
Ha ambizioni un po' diverse dal diventare un armadio. 
E tra l'altro non gli piacciono quei mobili commerciali, costruiti in serie. 
Lui sogna luci e colori. Se solo potesse sentire i suoi rami piegarsi sotto il peso degli addobbi e avere un'enorme stella in cima alla testa... 
Perché Abele ha un unico sogno: diventare un albero di Natale." 

Parafrasando il motto di Luigi XIV, l'etat c'est moi (!), questo piccolo abete, di nome Abele (!) cerca di dare una svolta alla sua carriera di albero: di certo non ha le fisique du role e nemmeno la predisposizione d'animo per diventare un mobile componibile Ikea. Non è neppure credibile che voglia finire come fiammifero, o peggio ancora come bara... 
Abele sogna altro. Già si vede con lucine, decorazioni laccate, una stella sulla testa e nastri colorati che pendono dai suoi rametti, essere il centro dell'attenzione durante la festa più importante dell'anno, almeno nel mondo occidentale... 
Questo suo progetto cozza con la circostanza di essere piantato in un terreno in mezzo a tanti altri abeti come lui. Spostarsi potrebbe sembrare un problema oggettivo, visto che lui è albero, ma in verità con un buon lavoro di scavo delle proprie giovani radici con i rami più lunghi e più bassi, anche quel vincolo si supera. 
Il problema, semmai, viene dopo, quando il natale gli sfreccia letteralmente sotto gli aghi... 

Ho giurato a me stessa che non avrei scritto una riga su libri esplicitamente natalizi prima dell'arrivo di dicembre. Lo considero immorale. 
Questo albo che dell'intero circo natalizio mette a fuoco un solo aspetto, il desiderio di un abete sognatore, è un altro di quei preziosi racconti che Tallec offre ai suoi numerosi e affezionati estimatori. 


A parte lo sguardo affettuoso che dimostra nei confronti dell'abete Abele (!), a parte la qualità del disegno,Tallec fa succedere un altro paio di cose interessanti, anzi tre: da una parte piega la realtà a suo uso e consumo, dall'altro mette fra le righe un suo preciso punto di vista sul natale e sul modo frettoloso e meccanico in cui lo celebriamo, ma accende anche una lucina sulla questione dell'autodeterminazione (di un abete). Cose, queste che mi paiono interessanti a prescindere. Terza cosa: Tallec, come molti altri buoni autori di storie per bambini, non disdegna affatto il piacere di rivolgersi anche ai grandi, quando scrive e disegna. 
Qui come altrove si percepisce la sua volontà di parlare (complice anche il suo sapido traduttore), sia ai suoi lettori sotto il metro e quaranta sia a quelli sopra detta misura. 
Credo dipenda dal fatto che Tallec, come molti altri, quando scrive, scrive. Punto. Non pensando troppo ossessivamente all'età dei propri lettori. 
Torniamo al punto uno: piegare la realtà verso l'assurdo. A parte il gioco di dare a ciascun abete naso e occhi - l'antropomorfizzazione è cosa diffusa nelle illustrazioni dei libri per bambini - Tallec fa un passetto in più. 


Concede ad Abele un know-how non comune per un abete: quello di sradicarsi, come se nulla fosse. L'idea di crescere in mezzo ai suoi simili già adulti, con un futuro prestabilito, proprio non gli piace, quindi Tallec gli affida il superpotere di sradicarsi e di camminare, e poi di correre verso il suo nuovo destino. Perché questa è un po' la questione che attraversa l'intero racconto... In questo scarto totalmente assurdo però non perde l'occasione di disegnare le cose come "dovrebbero essere", ovvero se si osservano le gambette di Abele si noterà un certo irsutismo, dato dalle piccole radicette, ora all'aria. 
Tacerò sulla pallina rossa, e il suo ruolo di oggetto transizionale. 
Il secondo pregio del libro sta appunto nelle due questioni intorno a cui il racconto ruota. La prima ragiona sulle aspettative personali. In questo caso, contrariamente all'abete di Andersen, Abele riesce nel suo obiettivo, con la complicità del suo illustratore, tuttavia la cosa che gli preme è poter scegliere di non crescere come un pollo di batteria, ma godersi il suo momento di unicità e celebrità. 


A onor del vero, con l'abete di Andersen condivide anche un certo senso di insoddisfazione. 
L'abete di Tallec, nello specifico, è molto deluso nei confronti del tanto decantato natale. Tanto rumore per nulla! 
Tuttavia, rispetto al suo più famoso predecessore, il finale che lo aspetta è molto meno lacrimevole. 
 A meno che non si tratti di lacrime dal troppo ridere. 

Carla

mercoledì 31 luglio 2024

FAMMI UNA DOMANDA!

A PIEDI NUDI NEL PRATO


Torna Marieke ten Berge con un nuovo libro che immediatamente si connette visivamente al bellissimo Nord, pubblicato nel 2021 e vincitore del premio Andersen 2022 come miglior libro di divulgazione. Rispetto a Nord cambiano due cose principalmente, e invece alcune si riconfermano. 
Cambia, ovviamente, lo scenario e con questo anche l'autrice dei testi. Resta invece, che in qualche modo rappresenta la forza di un libro del genere, l'impostazione e l'apparato iconografico. 
Eva Moraal ai testi e Marieke ten Berge alle illustrazioni sono accomunate da varie passioni: una su tutte l'osservazione della natura. Ma in questo libro a tenerle assieme è anche la zona di provenienza: entrambe infatti sono olandesi ed entrambe hanno una relazione piuttosto stretta con il polder. 


Nei Paesi Bassi - che non si chiamano così a caso - gli uomini (un po' come i castori) hanno imparato a costruirsi "la terra da soli", ossia hanno imparato a recuperare dall'acqua pezzi di terra che vengono usati per coltivare e in alcuni casi per costruirci sopra.
Nei Paesi Bassi, sono loro stesse a dichiararlo nella breve introduzione al libro, tutto è artificiale, persino i terreni che si incontrano fuori dai villaggi o dalle città. Con un complesso sistema di canalizzazioni, di dighe e di mulini a vento, le zone costiere, che sono a un livello inferiore rispetto a quello che raggiunge l'alta marea, sono state, per così dire, bonificate e strappate al mare, ossia rese asciutte e 'calpestabili'. Nel polder, tra paludi e acque basse, i nederlandesi coltivano e hanno anche costruito piccoli insediamenti. 
Questa è la ragione per cui il libro originale, edito da Lemniscaat, si intitola Polder e in italiano invece è diventato Tra mare e terra. Tutti i giovani lettori nei Paesi Bassi sanno cosa sia il polder, quelli italiani no! 
Il polder - e qui c'è l'altro aspetto interessante che tiene insieme la stragrande maggioranza dei volatili citati - è la loro pista di rullaggio verso i grandi viaggi migratori che li portano al caldo. 


La struttura vista nel suo libro precedente è perfettamente rispettata anche qui: trentacinque animali che si presentano, raccontando di sé abitudini, curiosità, pesi misure e aspetto. 
Come nel precedente, accanto ai dati che di più ci si aspetta in un libro del genere, si affiancano curiosità interessanti che possono catturare l'attenzione anche dei più piccoli. Ma non solo.
Alcuni tra gli animali citati credo che rappresentino una assoluta novità nel vocabolario e nell'immaginario animale che i bambini italiani hanno: il pettazzurro, il frullino, la sfinge della vite, il combattente, il tritone crestato o la pittima reale. Altri invece sono ormai acquisiti: penso al castoro, alle rondini (che, però, garriscono e non cinguettano...), al tasso, al riccio, al capriolo, e ai conigli e alle lepri. 


La cosa che succede, fin dalla prefazione e che anche in Nord aveva caratterizzato il tono del testo, è il continuo riferimento diretto al devastante ruolo e predominio che l'uomo, l'animale umano, esercita sull'ambiente e sugli habitat di queste creature. 
Già nella prefazione possiamo infatti leggere: 
Nei Paesi Bassi l'uomo viene al primo posto, rispetto agli altri animali (e altrove sarà diverso?). Il paese è organizzato per gli esseri umani. Ma è giusto che sia sempre così? Gli animali di questo libro hanno un bel po' di cose da dire a questo proposito... 
E su questo si possono cogliere, fior da fiore, notizie interessanti: il castoro per un lungo tempo era stato considerato quasi estinto perché dopo le pellicce, l'uomo gli ha dato la caccia per estrarre, dalle ghiandole perianali di maschi e femmine, il castoreo che poi finiva - ironia della sorte - in alcuni profumi costosi e famosi. Invece il povero frullino combatte una battaglia persa contro il piombo nell'acqua. Quale bambino non ha visto invece i ricci ridotti a frittata lungo le strada. E perché succede? Perché lontano dai centri abitati non riesce quasi più a trovare un posto tranquillo dove abitare. O ancora gli uccelli spatola finiscono spesso e volentieri nelle grandi eliche delle turbine eoliche e allora... 
Insomma, convivenza difficile anche se, invece, alcuni di loro, e penso all'airone cenerino, come da noi i gabbiani, hanno elaborato una buona tecnica per venire a mangiare comodamente pesce in città. 


Di questo libro però è ancora una volta l'illustrazione a essere oltremodo interessante. Le grandi tavole, che Marieke ten Berge dedica a ciascuno di loro, occupano uno spazio equivalente a quello assegnato al testo e pur essendo lontane dal disegno dal vero, di questo riescono a trasmettere comunque la potenza.
Ricordo sempre con grande piacere - e nella mia testa sono indelebili quelle immagini di ranocchie e di rami di ciliegio disegnati da attentissimi bambini - un libro che allietò la mia infanzia concepito con lo stesso criterio: ovvero un disegno che fosse fedele al soggetto rappresentato ma che non avesse alcuna pretesa o intento di essere mimetico. 


Il libro arrivava dalla mitica scuola di San Gersolè di Maria Maltoni. Ed era stato pubblicato da Einaudi perché Calvino lo aveva voluto, giustamente, a tutti costi, riconoscendone il grande valore,  non solo pedagogico, ma anche estetico. 
Questo scriveva, dei risultati di quella magnifica esperienza didattica, nella sua prefazione al libro: 
"Nei loro diari, scritti e disegnati, Maria Maltoni abituava i suoi scolari a raccontare ogni minimo fatto della vita campestre familiare e paesana di loro esperienza giornaliera; […] Certo, in questa scuoletta campagnola dalla quale è uscita una cronaca corale di tutto un paese, delle sue vendemmie e delle sue fienagioni, della sua vita collettiva e familiare, delle presenze vegetali e animali che lo circondano, una cronaca di parole e di figure e di colori come in un antico codice miniato, si è dato non solo uno degli esperimenti pedagogici più innovatori, ma una delle tracce più dirette e fresche e nuove che la vita dei nostri anni ha lasciato sulla carta." 
Ecco. Mi pare che Marieke ten Berge si muova esattamente in quella direzione. Produce, con quel suo segno cercato, inciso, e quindi scavato con lentezza e relativa precisione nel duro del linoleum, qualcosa di simile a un codice antico, che si costruisce necessariamente sull'osservazione diretta, sulla sapiente e paziente arte del saper cogliere di ogni soggetto, l'essenza.


E per questo resta indimenticabile allo sguardo.

Carla

"Tra mare e terra" M. ten Berge, E. Moraal, trad. O. Amagliani, Edizioni Clichy 2024

lunedì 13 maggio 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

L'ELOGIO DEL QUASI E DEL SILENZIO

Papera, Coniglio e Grande Orso, Nadine Brun-Cosme, Olivier Tallec 
(trad. Tommaso Gurrieri) 
Edizioni Clichy 2024 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

 "Vanno sempre dappertutto insieme! Dappertutto, ma... 
 ...ma non vanno mai insieme per il lungo e tortuoso sentiero. 
Papera dice che il sentiero sembra un po' stretto per tutti e tre. Grande Orso è d'accordo. 
Coniglio dice: 'Nessun problema! Ci sono un sacco di altri posti in cui andare.' 
 Ogni estate Papera, Coniglio e Grande Orso organizzano una festa. Preparano tutto insieme." 

I preparativi sono piuttosto laboriosi: costruiscono e poi appendono cose agli alberi. Festoni e lucine abbelliscono quella porzione di bosco, ma non si spingono con le loro decorazioni fino al lungo e tortuoso sentiero, sarebbe troppo faticoso, e sarebbe più saggio riposarsi un po' prima della festa e per di più le decorazioni non basterebbero mai per arrivare fin lì. 
Anche quando arriva l'autunno i loro giochi con le foglie si svolgono nel solito posto. Il lungo e tortuoso sentiero è pieno di fango e molto freddo. Stesso succede in inverno: le battaglie a palle di neve e le sciate e le pattinate sul ghiaccio le fanno tutti insieme, ovviamente lontano dal lungo e tortuoso sentiero. Sarebbe pericoloso. Oh sì sì, molto pericoloso. E lo sa bene Coniglio che, non sapendo frenare coi pattini, purtroppo lo imbocca a tutta velocità... Per poi fermarsi a quattro passi dal grande abete. Imponente, magnifico. Soprattutto per chi lo vede per la prima volta, come è per lui... Almeno per lui. 

Di nuovo insieme! Per una storia che, come già era successo in passato, va a toccare corde belle profonde. 
Tutto comincia con tre amici che, come tali, amano condividere tutto. O almeno così parrebbe. Festeggiano assieme, giocano, fanno sport e si aiutano a vicenda. 


Giorno dopo giorno, mese dopo mese, la loro amicizia, la loro gioia di stare assieme, attraversa lo spazio e il tempo: dalla primavera all'inverno questi tre - così diversi, ma così uniti - sembrano non desiderare altro che condividere spazi ed esperienze. Anche le scelte sembrano accomunarli. Sebbene ciascuno porti le proprie ragioni per giustificarle, il risultato è sempre il medesimo: sono una squadra compatta! 
Fino al momento in cui qualcosa si inceppa, o per meglio dire, qualcuno inciampa nella propria bugia. 
E allora quello che sembrava un gruppetto proprio solido, quella che sembrava un'amicizia senza veli, quello che sembrava un patto di assoluta trasparenza fra i tre, così non è. 
La grande verità che si dimostra, ridendo e scherzando tra orsi papere e conigli, è quella che ognuno di noi ha bisogno di un angolo, seppur piccolo, di un tempo, seppur breve, che non sia di nessun altro. Ma proprio di nessuno. Dev'essere solo per sé. 
Tanto Grande Orso quanto Papera quell'abete magnifico e imponente lo conoscevano già, ed entrambi per scelta avevano preso il lungo e tortuoso sentiero per andare in cerca di qualcosa che volevano solo per sé, appunto. 


Potrebbe sembrare, a giudicare dal attorcigliamento delle orecchie di Coniglio nell'apprendere la confessione degli altri due, che il magico equilibrio tra loro si sia incrinato o ingarbugliato. E invece no, quelle orecchie si ridistendono, così come pure si appianano e si ristabiliscono i vecchi meccanismi, ma con una consapevolezza tutta nuova. 
Insomma questo è per dire a Nadine Brun-Cosme e a Olivier Tallec se mi potessero sentire, ancora una volta bravi per come riuscite ad arrivare al punto, prendendo la strada più breve, altro che lungo e tortuoso sentiero! 


Dote rara, la loro, quella di saper cogliere il nocciolo di una questione, mai banale e mai trita, e di riassumerla in pochi segni, in poche parole che mettono in bocca a qualcuno che è terzo rispetto a noi lettori, ma che - proprio per questa sua apparente estraneità - può diventare emblematico. A quei due riesce facile come disegnare un lupo senza mai staccare la matita dal foglio in poco meno di due secondi, o come racchiudere in un puntino nell'occhio un'espressione inconfondibile, facile come definire il sentiero "lungo e tortuoso" o solleticare in una frase Se solo i miei amici potessero vederlo! il ricordo di quello che ognuno di noi almeno una volta nella vita ha pensato, scoprendo in totale solitudine qualcosa di magnifico. 


Facile come concentrare in una sola parola finale, quasi, il senso della complessità del nostro essere. E quel po' di silenzio intorno.

Carla

mercoledì 20 marzo 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

NOVE DETTAGLI E UNA SCOIATTOLA

Agrifoglio, Matthew Cordell (trad. Maria Pia Secciani) 
Edizioni Clichy 2023 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"'Agrifoglio! Ho bisogno di te' chiama la mamma dalla cucina. 
Oh no, pensa Agrifoglio. Ogni volta che la mamma ha bisogno di lei, le chiede di fare qualcosa di cui Agrifoglio ha paura. 
'Nonna Quercia ha preso una terribile influenza' dice la mamma.
'Questa zuppa l'aiuterà a rimettersi. Puoi portargliela, per favore?' 
Agrifoglio ci pensa un attimo. 
'No, mamma!' dice 'Non posso!' 

La ragione è sempre la solita. Lei è una scoiattola che ha paura di tutto, quindi l'idea di attraversare la foresta di Pungitopo l'atterrisce. Va detto anche che quella foresta spaventerebbe chiunque... 
Ma la mamma è irremovibile: Nonna Quercia è molto malandata e lei non può muoversi di casa perché ha in preparazione un'altra delle sue famose zuppe, per Zia Acero che ha l'orticaria. 


Agrifoglio così, con la ghianda portazuppa perfettamente chiusa, indossa la sua mantellina rossa un po' sdrucita e si mette in cammino. Non prima di aver fatto un grande respiro di autoincoraggiamento.


Comincia così il suo viaggio verso Nonna Quercia e, come la scoiattola temeva, il percorso è pieno di imprevisti e qualcuno di questi potrebbe essere anche pericoloso. Dal coniglio incastrato tra due pietre e un po' ladro, dalla poiana rapitrice e dolorante, per non parlare del rospo troppo vecchio e troppo goloso...
Ciò nonostante, la missione deve essere compiuta. E si compirà, perché Nonna Quercia ne ha proprio bisogno... 

Matthew Cordell non è un autore che amo a prescindere. Mi preoccupa sempre un po' la sua tenerezza che alle volte mi è parso abbia sconfinato verso la sdolcinatezza: uno sguardo un po' troppo languido nei confronti delle relazioni parentali. Ma Matthew Cordell è nello stesso tempo un grande autore a cui dobbiamo libri belli come Un lupo nella neve che ha vinto, tra gli altri, la Caldecott Medal nel 2018. E ancora L'isola dell'orso. E adesso Agrifoglio
Quella scoiattola in copertina, che si gira verso il lettore con uno sguardo incerto e titubante, con la sua ghianda stretta fra le mani, è chiusa in una cornice che fa eco alle copertine di una precisa tipologia di libro, da Potter a Barklem, ossia alle storie di piccoli animali nel bosco, realizzate secondo il canone classico della tradizione inglese. Ottimo inizio.


E infatti tutta la storia della piccola Agrifoglio, un applauso per aver tradotto Evergreen in Agrifoglio, è di fatto il racconto di una piccola e timida abitante del bosco. La sua mamma prepara zuppe taumaturgiche, oltre che buonissime, e scaldacuori per tutti ed è benvoluta dall'intera comunità. 
Come abbiamo già avuto modo di sottolineare per L'isola dell'orso, Cordell racconta anche qui un piccolo percorso di crescita di un piccolo alla conquista di una sempre maggiore fiducia in sé. Dopo la bambina con i lupi e la bambina con l'orso, Cordell le dà sembianze da scoiattola. Anche lei, come le sue sorelle maggiori, ha un problema di partenza e come loro, una volta arrivata in fondo al racconto, lo avrà in qualche modo messo alle spalle. 
La cosa di cui mi piacerebbe ragionare, non è tanto il risultato finale, quanto piuttosto il percorso fatto per arrivarci. Ed in particolare, non tanto le prove che la piccola e coraggiosa scoiattola affronta di volta in volta, ma alcuni dettagli, diciamo così, formali e il loro uso strumentale nella narrazione. Dettagli che potrebbero giocare un ruolo rilevante per rendere Agrifoglio e la sua storia, indimenticabile.


Il primo dettaglio è la nomenclatura. Da Agrifoglio in giù, mi sembra tutto un fiorire di bei nomi che hanno, senza parere, il compito di rendere il contesto ancora più solido e delineato: foresta di Pungitopo, valle delle Lumache, Nonna Quercia, Zia Acero, Groviglio (coniglio), Bragia (poiana nelle mani della traduttrice toscana e devota a Dante), Nonno Rametto e pronipote Spruzzo (rospi). 


Secondo dettaglio, la zuppa. Cordell la fa cucinare in un classico paiolo sul fuoco di un camino e la descrive come gustosa e magica perché ha il pregio di scaldare chi ha freddo, di tener su chi ha sonno, di far felice chi è arrabbiato. E naturalmente guarire chi è malato. Ma a parte questo preambolo, la zuppa diventa, per tutto il racconto, l'oggetto del desiderio. Tutti ne sentono il profumo, tutto la vorrebbero per sé. Diventa coprotagonista con Agrifoglio che la difende in modi diversisissimi da attacchi ogni volta differenti.. 
Terzo dettaglio, il contenitore per il trasporto della zuppa. Visto che la zuppa è di fatto il centro della narrazione, Cordell ci si dedica parecchio e la fa custodire dentro una ghianda cava su cui si avvita il coperchio, ossia la cupola che ogni ghianda di quercia ha in cima. 


Quarto dettaglio, l'abbinamento tra l'animale che incontra e la prova di coraggio che implica. L'aria e le spine per la poiana, l'acqua e il salto per il rospo, fino a quelle prove su cui il testo tace, ma che l'illustrazione racconta. 
Quinto dettaglio, i ragionamenti lampo che si affacciano nella testa di Agrifoglio: un vero spasso! 
Sesto dettaglio la palette di colori dominante, con quel rosso stinto che è un simbolo o un segno di riconoscimento. 
Settimo dettaglio, il sonoro. Parrebbe che Cordell proprio non sappia fare a meno delle onomatopee da fumetto... 
Ottavo dettaglio, la divisione in capitoli, che oltre a fare ordine nella sequenza delle scene richiama ancora una volta le composizioni più classiche. 


Nono dettaglio, il colpo di teatro finale che contiene in sé la bella sorpresa sui cui occorre tacere, ma anche la constatazione che quella scoiattola sia davvero una super scoiattola se riesce a fare quel che fa! 

Carla