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lunedì 22 dicembre 2014

ECCEZION FATTA

Posso immaginare  che i lettori abituali di Lettura candita siano in cerca degli ultimi regali da mettere sotto l'albero. Non consiglierò loro di comprare uno scalda panini elettrico, e neanche un cappello con la piuma rosa, ma suggerisco loro titoli di libri. 
Uno, il migliore, per ogni mese dell'anno.

A gennaio:  Vincent Cuvellier, Charles Dutetre, La prima volta che sono nata, Sinnos


 A febbraio: Guus Kuijer, Un'improvvisa felicità, Feltrinelli Kids




A marzo: Kyo Maclear, Isabelle Arsenault, Virginia Wolf, la bambina con il lupo dentro , Rizzoli



Ad aprile: Pia Valentinis, Ferriera,  Coconino Press


A maggio: Julie Fogliano, Erin E. Stean, Se vuoi vedere una balena, Babalibri

A giugno: Marianne Dubuc, Il leone e l'uccellino, Orecchio acerbo



 Domani, i migliori tra luglio e novembre...[continua]

lunedì 26 agosto 2013

CORTESIE PER GLI OSPITI (libri preferiti da altri)


IL GIRO DEL MONDO IN UN ISOLATO

Madlenka, Peter Sís
Farrar, Straus and Giroux, 2000


Ospite d’onore dell’ultima Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna, Peter Sís (nato nella ex Cecoslovacchia nel 1949 ed emigrato negli Stati Uniti ben prima della caduta del muro di Berlino) è un autore visionario, complesso ed elegantemente giocoso al tempo stesso (qui ne abbiamo già parlato). Ma la sua complessità non spaventa, poiché è contenuta e parimenti risolta nella fitta trama delle illustrazioni, che sembra tessere (o ricamare) più ancora che disegnare.

La storia della piccola Madlenka, che vive in un appartamento di New York e scende in strada festante per raccontare a tutti che il suo incisivo traballa (e dunque sta diventando grande!), è una sequenza d’immagini così ricche, sofisticate e belle da ricordare la preziosità di antiche stampe. 
Sís disegna Madlenka con ingenuità di tratto, paffuta e colorata, immettendola poi in un ordito di prospettive sorprendenti ed elaborate, cromaticamente uniformi, come se la bambina si avventurasse a piedi tra le pagine di un vecchio, magico libro.


Viva e saltellante, la piccola percorre il perimetro dell’isolato in cui abita alla ricerca dei suoi amici bottegai, immigrati da tutto il mondo nella caleidoscopica Grande Mela. Madlenka saluta ciascuno porgendo fiera la notizia del dente prossimo a cadere ed è come se sotto al suo sguardo si dispiegassero le quinte di universi affascinanti e misteriosi. 
Il fornaio francese, l’edicolante indiano, il gelataio italiano, il verduraio sudamericano, la vecchina tedesca e la compagna di scuola egiziana non abitano solo lo spazio del loro piccolo commercio o della loro abitazione, ma nel salutare amichevolmente la loro simpatica visitatrice, ciascuno nel suo idioma, evocano tutte le suggestioni dei paesi da cui provengono. In un modo originalissimo ed intenso, in un modo così speciale che – e non temo di essere smentita – solo Sís poteva immaginare ed affrescare.



E’ difficile rendere la bellezza di questo libro attraverso la scansione delle tavole. 
Averlo tra le mani fa davvero la differenza. 
E mi sento di dire che solo le care vecchie pagine di carta possono trasmettere l’emozione di una scoperta così articolata e piena di rimandi. Nessun supporto tecnologico potrebbe assorbire lo sguardo con la stessa potenza incantatoria e, anzi, mi piace fare di quest’opera di Sís il pretesto per dire una cosa semplice, della quale sono profondamente convinta: il libro veicola suggestioni potenti proprio perché conosce il limite della pagina, che diventa pozzo profondo a cui attingere, calamita potente, esattamente in virtù della sua sua staticità. Il limite in questo caso essendo piuttosto un confine, necessario e sufficiente perché il lettore possa immaginare tutto ciò che si muove aldilà, sopra e sotto.

Nato nel cuore della vecchia Europa, Peter Sís non dimentica la lezione della complessità (e qui torno all’inizio del mio discorso). Ma il Mondo Nuovo lo ha compenetrato di freschezza, sicché il suo tocco sa essere drammatico e ironico, denso e fluido, antico e modernissimo. Madlenka guarda con occhi sgranati la vastità dei mondi che si aprono come un incantesimo varcata la soglia dei negozietti in cui si affaccia, ma non perde mai il contatto con la realtà, che in genere è richiamata nella pagina di sinistra con un elenco di cose e abitudini quotidiane. 
Fantasia e pragmatismo, grandezza e intimità sono infatti i contrappesi che bilanciano l’andamento di questa straordinaria avventura metropolitana.


L’effetto di spiazzamento, mentre la bambina procede nella scoperta, è aumentato dalla finestrina che spesso appare al centro della tavola, come un primo assaggio dell’inquadratura mirabolante che segue alle pagine successive. A ogni giro “d’angolo” grande è la sorpresa che si prova seguendo i vari protagonisti nel paese delle loro origini (ma anche aggirandosi con la bambina intorno al blocco di edifici in cui la storia ha luogo, che Sís disegna partendo dal basso verso l’alto per rendere il senso di verticalità che predomina nelle architetture newyorchesi). Le creature fantastiche della Foresta Nera, degli altopiani andini, la flora e la fauna dell’acquitrino egizio, il drago asiatico col suo sfondo di oceani e catene montuose, l’elefante alato sospeso sulla grazia di un giardino indiano, così come il complesso di monumenti e simboli che Sís sparge sul foglio come pedine di dama e che raccontano in una felice sintesi la Francia e l’Italia… tutto folgora e riempie lo sguardo nell’immediatezza, senza filtri “pedagogico-didascalici”. E’ plausibile che ad un lettore molto giovane sia dovuta qualche spiegazione qua e là, per meglio compenetrare la gamma di citazioni disseminate nel libro. Ma la bellezza e l’originalità di questo lavoro scongiurano qualunque rischio di pedanteria.
Al termine del suo viaggio intorno al globo nel perimetro di un isolato, Madlenka torna a casa trafelata. Si è fatto tardi, i suoi genitori l’aspettano vagamente preoccupati. Al centro della scena una tavola e tre sedie. Il microcosmo familiare come approdo a cui attraccare alla fine dell’avventura? Sì, ma Madlenka ora sa che il mondo è lì, prossimo e vasto, capace di accoglierla e stregarla e ormai percorribile in solitaria, dopo l’immancabile rito d’iniziazione. 
Basta scendere le scale.

Daniela (Tordi)








venerdì 26 luglio 2013

CORTESIE PER GLI OSPITI (libri preferiti da altri)


PADRE E FIGLIA


A new year’s reunion, Yu Li-Qiong,Zhu Cheng-Liang
Walker Books Ltd 2011
 

Nella sconfinata Repubblica Popolare Cinese si contano a milioni i lavoratori che lasciano il proprio villaggio o città per lavorare altrove gran parte dell’anno. Il papà della piccola Maomao costruisce grandi case lontano dalla propria, talmente lontano da poter fare ritorno solo una volta ogni dodici mesi, in tempo per festeggiare il coloratissimo capodanno. 


Tutto avviene in fretta, perché potrà sostare solo qualche giorno, tutto avviene come di consueto, secondo un cerimoniale intimo e lieto. Eppure, per Maomao ogni volta c’è da reimparare l’alfabeto dell’affetto filiale, che si dipana attraverso la condivisione di gesti e parole semplici, ma non per questo meno intensi e sorprendenti. Tanto per cominciare, quando arriva, il padre è quasi irriconoscibile sotto la coltre di una fitta barba, dunque bisognerà fidarsi delle sue grandi braccia per potervisi abbandonare. E il fatto che dispensi immediatamente doni molto graditi non lo esonera da un’ opportuna sosta dal barbiere, primo tassello del puzzle da ricomporre, come in un gioco di continua riscoperta.  

Maomao, dapprima vagamente perplessa, lo segue con curiosità e gli si fa via via più complice nel disbrigo di alcune piccole e grandi faccende. Dalle visite di rito in occasione del capodanno, alla manutenzione della casa – che bisogna restaurare, perché possa attraversare l’anno nuovo in sicurezza – alla preparazione dei dolcetti di riso in cui verrà nascosta una monetina bene augurante. Chi all’indomani la troverà avrà un anno molto fortunato. Tocca a Maomao mordere il metallo nascosto dal soffice impasto, urrà! Cosicché per tutto il giorno la piccola porterà fiera con sé il prezioso amuleto, a costo poi di perderlo correndo con gli amici nella neve… Un vero guaio, stranamente affine – nella inconsolabile disperazione che ne consegue – alla mortificazione della lontananza da un padre tanto affettuoso quanto amato, che Maomao ritrova e perde, perde e ritrova con rinnovato dolore e profonda felicità ogni volta. Ma la sera, spogliandosi per andare a letto, la moneta tintinna cadendo a terra dall’interno del giaccone.



Nulla è perso dunque, si può tornare a vivere confidando nella buona sorte. Anche se all’indomani il padre dovrà di nuovo preparare il bagaglio e lasciare Maomao (e la sua graziosissima mamma, che le volge le spalle per non farsi vedere mentre piange), c’è di che sperare. Un intero nuovo anno di prove da superare e di incanti da celebrare. L’amore e la vita non sono forse medaglie a due facce? L’importante è avere coraggio e coltivare il talento dell’attesa e della scoperta.



Tra padre e figlia, di mano in mano, corre la monetina. Lunga la strada, sempre dolce e il ritorno…

Miglior libro illustrato del 2011 nella classifica del New York Times (tra gli altri riconoscimenti ottenuti) il libro, pubblicato in Cina nel 2008, è un impasto di colore vibrante e caldo per mano dell’artista Zhu Cheng-Liang. Lo apro spesso per riempirmi gli occhi con le sue pennellate sature e morbide, pervase da una tenerezza appena malinconica e molto viva e penso (a torto?) che dopo decenni in cui il popolo cinese ha vestito panni di un’uniforme carta da zucchero e si è privato di molta bellezza… qui si riaccende il colore delle antiche lacche, delle lane e delle lanterne, delle soffici e multicolori trapunte, dei festoni e dei dragoni di carta. Proprio come un allegro, scoppiettante fuoco domestico, che non brucia ma riscalda con costanza e in profondità.



Daniela (Tordi)






lunedì 24 giugno 2013

CORTESIE PER GLI OSPITI (libri preferiti da altri)


TUTTO È PERFETTAMENTE A POSTO NEL GRANDE DISORDINE

Le Grand Désordre, Kitty Crowther
Seuil Jeunesse 2005

 


Il talento di Kitty Crowther, anglo-belga insignita nel 2010 del prestigioso Astrid Lingren Memorial Award (l’Oscar per la letteratura infantile), è speciale. Originale, versatile e calda, questa autrice è capace con pochi tratti di matita e di pastello di “assortire” le coordinate di un microcosmo perfetto e concluso, a cominciare dalle fisionomie vagamente stralunate (ironiche e mai banali) dei suo personaggi. Mi sono domandata se la sordità che l’affligge può spiegare la grande particolarità delle storie che racconta e delle quinte che fanno da sfondo. Mi piace pensare che un disguido – sia pure parziale – di natura abbia contribuito ad alimentare un immaginario tanto singolare e divertente.
Le Grand Désordre (ad ora) è il libro che più amo di Kitty, lo sfoglio spesso e ogni volta colgo qualche nuovo dettaglio. E’ la storia delle storie in un certo senso, perché celebra la vita degli oggetti, muti compagni di viaggio dell’uomo che vivono un’esistenza assai complessa in verità (se solo ci soffermiamo a considerare quanti passaggi di mano, di luogo e di tempo le cose subiscono, emerge una vita segreta piena di risvolti). Emilienne, la protagonista, ne è persino sopraffatta, vivendo in una casa dove gli oggetti sono perennemente fuoriposto, al punto che sembrerebbero animati da spiritelli neri, nasuti, maliziosi e vorticanti. In realtà, se non fosse che la vicina Sylvaine la rimprovera per il grande disordine, Emilienne (sotto lo sguardo sornione e talvolta diabolico dell’inimitabile gatto Daguerréotype) non sentirebbe di dover governare l’anarchia della casa, dove ipotizza addirittura che di notte arrivi la marea a sparpagliare le cose che, pure, talvolta cerca di ordinare. Ma il confronto con la vicina, che pulisce e rassetta con grande lena da mane a sera, la spiazza al punto che decide di darsi da fare consacrando finalmente una giornata al rassetto globale.



Succede però che la prima giornata stabilita per il riordino è tanto luminosa e invitante che Emilienne e Daguerréotype finiscono col fare una lunga passeggiata in campagna, raccogliendo fiori e foglie per l’erbario e dando la caccia alle farfalle. La sera tuttavia, una volta a letto, in compagnia del gatto e di una buona tazza di tisana, un sospiro di troppo rende indispensabile consultare, appunto, il Libro dei Sospiri: se a fine giornata sono stati in numero da sei a otto (come puntualizza il saccente felino) rimandano ad un imperativo categorico, bisogna fare ordine! Il giorno dopo Emilienne ci riprova, manda a spasso il micio e comincia a spolverare con amorevole cura i libri ammonticchiati qua e là. Nel far questo ne rimira la copertina uno ad uno e cosi arriva al primo pomeriggio senza che le sue fatiche abbiano prodotto un risultato soddisfacente. Meglio andare a nuotare nello stagno, riparare dalla pioggia nel capanno di Mitch il pescatore e poi decidere di andarlo a trovare a casa sua, giacchè da sempre Emilienne ne è invaghita e ne prova nostalgia. Sarà proprio Mitch a farla riflettere sul fatto che se da lui tutto sembra abbastanza a posto, forse è perché semplicemente lui ama gli oggetti e la storia che si portano dietro – e qui Kitty fa una deliziosa digressione traendo a pretesto l’avventura di un sasso bianco…



I due giorni seguenti, rinfrancata dalla conversazione amichevole e incoraggiante con Mitch, Emilienne si dà da fare seriamente. Senza più indugi, dà di piglio a cencio, ramazza e battipanni e tira a lucido la casa, disponendo le cose con criterio. Animata da spirito costruttivo, comincia da una poetica e dirimente dichiarazione d’intenti: metterà in una cassa gli oggetti che non ha più voglia di vedere e poi li trasformerà. Le cose rotte, se non sono troppo pesanti, potranno essere appese alla parete, come altrettanti piccoli ricordi. Arrotolerà in punta di dita i pezzi di spago e li riporrà in una scatola divisi per colore, getterà via solo le cose davvero troppo malconce e laverà con lo shampoo i suoi vecchi giocattoli.
Due giornate di lavoro intenso e proficuo la faranno finalmente smettere di sospirare, tutto è pronto per dare una festicciola e coronare gli sforzi, invitati d’onore Mitch e Sylvaine. E qui, prima che la festa cominci, colpo di scena. Poichè la vicina non risponde al suo biglietto d’invito, Emilienne la va a stanare e scopre per caso che in fondo al giardino, dietro una piccola porta dimenticata aperta, Sylvaine ha stipato da sempre in un caos primordiale tutto quanto le impediva di dare l’immagine di grande ordine che regna sovrana dentro casa. Non ha governato la sua barca a dovere dunque, ha solo accumulato una montagna di tristi rifiuti in un luogo nascosto, lasciando che le cose soccombessero sotto una coltre di polvere e ragnatele, anziché occuparsene con criterio. E ora che Emilienne l’ha scoperta, dopo una reazione di rabbia e vergogna, Sylvaine si sente forse liberata… Ora tutti possono festeggiare qualcosa, leggeri e soddisfatti, in un’armonia ritrovata. Ora tutti sanno che quel che conta per non deprimersi è avere la giusta cura delle cose, perché le cose hanno un’anima… ma che non è necessario vivere in un ordine perfetto (perché dopotutto la perfezione non è di questo mondo). 



La ricchezza delle immagini, l’espressività intensa che anima le creature di Kitty (tutte a vario titolo animate) fanno di questo libro una sintesi perfetta d’ironia e di sapienza. Senza mai perdere di vista (e forse partendo proprio da lì) il cono d’ombra della nostra vita dove un po’ di polvere, fatalmente, si annida, dove un sentore di malinconia, inevitabilmente, si sprigiona.

Daniela (Tordi)




lunedì 27 maggio 2013

CORTESIE PER GLI OSPITI (libri preferiti da altri)


ESSERE VIVI

The Principles of Uncertainty, Maira Kalman,
The Penguin Press, 2007


Ammetto che questo libro difficilmente potrebbe dirsi per bambini. Le sue 324 pagine illustrate (tutte, dalla prima all’ultima – con l’aggiunta di divertenti inserti fotografici) potrebbero tuttavia essere considerate un manuale di filosofia 'applicata' imperdibile per gli adolescenti. Che, all’utilità di leggere un Inglese piano e colloquiale, sommerebbero una valanga – letteralmente – di spunti.
Maira Kalman (che negli anni ’70 ha fondato con il marito Tibor un famoso studio newyorkese di grafica e design) autrice prolifica come pochi, ha illustrato per un anno intero i suoi pensieri quotidiani ed una messe infinita di ricordi, partendo dalla domanda Chi sono io? Chi sei tu? Che cos’è tutto?'. E ha ritratto persone, scorci di paesaggio, cibo, interni, merci, e ogni genere di cosa che le tornasse alla mente, nello sforzo di districarsi tra la pulsione a vivere intensamente e creativamente e la malinconia (mai enfatizzata) che ci accomuna, nella consapevolezza che tutto è caduco. Il registro del suo originalissimo diario è un’ironia sottile, a tratti folgorante. Un tripudio di piccole epifanie che si dipanano attraverso l’osservazione delle cose comuni, tante e tanto varie da fare di tutte le nostre vite, senza distinzione, un palcoscenico di fatti speciali. A volerlo. A volerci impegnare nell’essere attenti, curiosi e attivi.


Maira coglie in essenza l’identità di tutto quanto la circonda, lo fa usando il pennello e brani di testo sempre molto divertenti. La sua natura vivace e ricettiva la rende capace di uno sguardo fulmineo, la sua presa sulla realtà è veloce e il modo in cui ce la porge è al tempo stesso ingenuo e finemente pedagogico. Quanti ragazzini riescono, oggi come oggi, a guardare ed a vedere quello che li circonda? La ricchezza di dettagli che si sommano formando interi microcosmi, tutto intorno a noi. Senza contare che, nel suo inventario colorato e vorticante, Maira ci sfida continuamente attraverso associazioni spesso colte e tuttavia facili da decrittare. Magari con l’aiuto di una vecchia, cara enciclopedia…


I Principi dell’Incertezza è un libro strano, vivo e saltellante, una sequenza interminabile d’immagini e di riflessioni che risucchia l’attenzione creando sorpresa e generando commozione. E’ un’opera complessa, eppure facilissima da 'attraversare'''. È un concentrato di bellezza reso con rapidi guizzi. Se avessi un figlio adolescente, glielo prescriverei proprio come un balsamo, contro la noia e il male di vivere…
(… non avendolo, da illustratore, posso dire che è sul mio comodino 'pronto all’uso' da diversi anni. Quando lo sfoglio, mi riversa addosso una sferzata di energia sempre nuova, il bene di un’incertezza esistenziale che diventa subito una gran voglia di partecipare, raccontandolo, del Tutto).

Daniela (Tordi)


giovedì 2 maggio 2013

CORTESIE PER GLI OSPITI (libri preferiti da altri)


CORTESIE PER GLI OSPITI 


È una nuova rubrica di questo blog.
È una rubrica accogliente.
Qui dentro possono scrivere tutti coloro che hanno da dire qualcosa su un loro libro preferito. Le porte sono aperte, bussate ed entrerete.
I contributi non devono superare le 4000 battute, devono essere corredati di immagini (480x640 pix) e devono essere mandati via mail a letturacandita@gmail.com.
Rimane a discrezione della redazione la loro pubblicazione.
Si comincia con Daniela Tordi che al momento  è l'ospite abituale: i suoi libri preferiti, raccolti per il mondo, sono numerosi e tutti affastellati su uno scaffale straripante.

Carla

(Questa rubrica prende il nome da un libro di Ian McEwan, Cortesie per gli ospiti, Einaudi 1997)