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lunedì 24 giugno 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

HEIDELBACH: UN FATTO PER I RAGAZZINI 

Marina, Nikolaus Heidelbach (trad. Valentina Vignoli) 
#Logosedizioni 2024 


ILLUSTRATI 

"L'abbiamo trovata in spiaggia mio fratello e io. 
L'abbiamo portata a casa. 
La mamma ha detto che poteva restare a vivere con noi. 
Le ho dato la mia camera e mi sono trasferito da mio fratello. 
L'abbiamo chiamata Marina." 

Marina è una ragazzina che per il momento non fa altro che annuire e scuotere il capo per dire sì o no. Non per questo resta esclusa dalle conversazioni casalinghe, anzi ascolta con attenzione e mangia di buon appetito, sopratutto il pesce. Piano piano comincia a parlare anche lei, poche parole isolate, ma fa rapidi progressi e quando un giorno, con il fratello minore, va al parco e un signore la prende in giro per il colore scuro della sua pelle lei gli addenta una coscia. Tocca scappare alla svelta. Marina fa il bagno con la porta chiusa, tutti i giorni. Un giorno ha cominciato a parlare come un fiume e non ha più smesso. Racconta cose magnifiche della sua vita nel mare: si chiama davvero Marina e suo padre è il re e sua madre la regina dei mari. Con le sue numerose sorelle viveva in castello magnifico con mille attrazioni. Ma poi un litigio con una delle sue sorelle principesse l'ha spinta a fuggire. Il fratello più grande alza gli occhi al cielo, la provoca e non le crede e, quando lei racconta quella che lui crede essere l'ennesima panzana, la offende dicendole che lei in mare non ci è mai stata... 

I libri di Heidelbach non sono mai facili (per i grandi, almeno). E neanche questo fa eccezione. Come sempre accade con le sue storie, la stratificazione di significati si presenta sempre molto impegnativa, a patto che la si voglia vedere e si desideri andare a vedere cosa c'è al di là di quel diffuso senso di inquietudine che gli adulti colgono e che caratterizza il poco testo e le immagini. Spesso, purtroppo, molti di loro, colti da questa vaga sensazione di disagio, si fanno spaventare e mettono giù il libro, dicendosi: naaa, non fa per me... figuriamoci per mio figlio... 
Questo è per dire che il sogno che Heidelbach in Italia sia un autore per tutti resta un sogno: una chimera. E chimera resta il fatto che capiti nelle mani giuste, quelle dei ragazzini. 

© Nikolaus Heidelbach

Tuttavia potrebbe capitare che qui passi qualche adulto più coraggioso e più illuminato. Qualcuno che i rari libri di Heidelbach che valicano le Alpi li aspetta fremente. 
E allora a quel qualcuno si può parlare di Marina
Andiamo a vedere la superficie e la profondità di questa storia. 
In superficie c'è una storia con un 'gancio' più facile, e molto evidente: la bambina emigrata da accogliere. Sempre in superficie ci sono tutti gli elementi consueti delle molte altre storie analoghe: è sola, ha difficoltà a comunicare, ha tratti somatici inconfondibili, su di lei lo stigma di essere diversa. Poi, di fronte alla domanda regina, che è spesso dietro a storie così : è arrivata qui, cosa ci facciamo, adesso (L'isola di Armin Greder docet)? Heidelbach si tuffa e va giù giù. 
Lui, che è lontano mille miglia da ogni retorica, sceglie di raccontare qualcosa di diverso, qualcosa che conosce molto bene: la mette letteralmente nelle mani di due ragazzini, fratelli, che la maneggiano fin dal principio ed è così che noi la conosciamo. Attraverso la loro relazione reciproca tutto assume spessore e senso. Con tutto quello che ne consegue. 
Si contano sulle dita di una mano quegli autori che se ne impipano della spiegazione, dell'insegnamento, della morale, in nome di una lealtà nei confronti dell'infanzia: Heidelbach dimostra ancora una volta di saper raccontare la potenza dell'infanzia con una onestà sconcertante. Sconcertante per i grandi, ovviamente. 
Ecco, questa è la sanissima inquietudine che attraversa le sue storie. 
Così Marina diventa un fatto di ragazzini. E come tale va letto. 
I due bambini, come spesso fanno i bambini, vanno dritti al punto e non si curano più di tanto delle farraginosità in cui potrebbero incappare: la trovano e la portano a casa. La mamma dice che può restare. Arriva una poliziotta e la madre gli inventa qualche scusa e quella se ne va. 

© Nikolaus Heidelbach

E anche in questo Heidelbach si allinea a quel modo di leggere il mondo ed evita tutto quello che potrebbe solo appesantire il percorso verso il nocciolo della questione. 
Il più piccolo, il più bambino dei due, le fa spazio e soprattutto le crede (anche la madre dà a vedere di farlo, ma è tutt'altra cosa). 
Il fratello più grande, che purtroppo ha perso quella capacità di viaggiare sul crinale tra la realtà e l'immaginazione, tra il vero e il possibile, è l'ostacolo, il granello che inceppa il meccanismo... 
E Marina? Heidelbach come le dà vita? Con la stessa sensibilità profonda con cui ci ha raccontato i due fratelli tra loro e i due fratelli con lei. Non c'è una sola parola, o un solo gesto dei due fratelli, che un bambino vero non pronuncerebbe o non farebbe e quindi non riconoscerebbe come suo. L'ho detto fino allo sfinimento: Heidelbach è uno dei migliori narratori di infanzia (e di umanità tutta) che mi sia capitato di incrociare. E anche qui accade lo stesso.
 
© Nikolaus Heidelbach

Il bambino piccolo è tutto fede, il fratello maggiore è tutto disincanto. La madre è tutta cura. Il passante al parco è a suo modo un'icona, di una fetta di popolazione... 
E Marina, dunque? Qui Heidelbach va ancora più in profondità: ne dà un'immagine che tiene conto di un sacco di cose non dette. Cosa l'abbia spiaggiata il giorno in cui i due fratelli la incontrano, possiamo intuirlo - Heidelbach non lo dice di certo ma disegna una copertina e un frontespizio piuttosto eloquenti - di sicuro lei sta scappando da una realtà traumatica e sta cercando di costruirsi una nuova realtà, una nuova identità. E le uniche cose che ha per le mani sono le cose che la circondano. 

© Nikolaus Heidelbach

Forse il poster con la sirena che è sul suo letto rappresenta per lei un punto di partenza... Si tratta dell'unica via di scampo che è in grado di darsi per andare avanti. Ragion per cui i suoi racconti sembrano inverosimili, in quel loro essere specchio "sottomarino" del mondo terrestre che lei ora ha davanti: il regalo per il compleanno, i saldi nel centro commerciale Sirena, le litigate fra fratelli, i parchi, le piscine e gli ottovolanti compresi. Sembrano inverosimili, illogici e impossibili, nelle sue parole, ma sono invece quanto di più autentico e possibile ci possa essere. Rappresentano il desiderio di una ragazzina di inventarsi una verità alternativa, per rimuovere la verità fatta di dolore da cui è appena fuggita. 
Il finale: il finale è ancora più heidelbachiano di tutto il resto. Pieno di mistero, di cose non dette perché i lettori ci possano entrare per farci i conti. Un unico indizio lo dà nelle risposte dei due fratelli, fino all'ultimo quei due son diversi. 

Carla

lunedì 11 marzo 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

I BAMBINI FANNO

I migranti
, Marcelo Simonetti, Maria Girón 
(trad. Francesco Citarella, Tiziana Masoch, Ilide Carmignani - FUSP) 
Kalandraka 2023 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Nel momento stesso in cui la maestra Alicia ha detto che sarebbero arrivati due migranti, è suonata la campanella e siamo usciti di corsa dall'aula. 
Volevamo arrivare a casa il prima possibile. 
La nonna aveva preparato il risolatte e a noi piace un sacco. 
Potremmo mangiarlo tutti i giorni per tutta la vita. 
E facendo sempre il bis. 
Ma l'annuncio della maestra continuava a girarci in testa." 

Comincia così una sarabanda di ipotesi che i due fratelli mettono in gioco. Forse complice il risolatte, Pauli - la sorella golosa - pensa che migranti possa essere un dolce, ma il fratello replica che solo due non basterebbero mai per un'intera classe. Potrebbero essere degli animaletti, tipo dei ricci. Ma alla maestra Alicia non piacciono gli animali, quindi sarebbe piuttosto difficile supporre che i migranti siano ricci (!). La parola migranti potrebbe essere un gioco di parole? Insomma, quei due stanno brancolando nel buio. E poi davvero si fa buio e cominciano le supposizioni notturne e un po' spaventose riguardo alla grande questione: cosa si nasconde dietro la parola migranti? E se fossero spiriti maligni? Meglio lasciare una lucina accesa... 
La mattina successiva tutti i pensieri notturni si sono affastellati nella testa dei due fratelli, quindi il tragitto verso scuola è stato tetro e pensieroso. Silenzioso, anche con la mamma al volante che forse poteva essere l'ultima a chiarire loro le idee. 
Muti, tremanti e per mano varcano la soglia di scuola, convinti entrambi che se i migranti avessero voluto la guerra, guerra avrebbero avuto... 

Questo libro ha meritato una lunga meditazione.


Da una parte, una forte attrazione per i disegni di Maria Girón che mi pare sia una brava disegnatrice in generale, ma di infanzia in particolare. Con le sue matite ha sempre dato buona prova nel concepire il movimento dei corpi e in questo libro, non si risparmia gli scatti in velocità, le verticali di Pauli, la gare in bici, le risate, le facce spaventate, la pensosità notturna. 


Qui anche un bel gioco sottile tra copertina e quarta. Chi lo vuole capire, lo capisce... 
Dall'altra una grande domanda di fondo sulla questione che attraversa tutto il libro. Ma è davvero così come la mette Simonetti? La parola migranti è così oscura tra i ragazzini e le ragazzine? 
Fatto sta che in questo domandarsi si mette in moto il solito meccanismo che scatta di fronte a ogni interpretazione, che per forza di cose è quella di un'adulta. In sintesi, quanto riesce a fermarsi il pensiero adulto nel leggere un libro pensato per un pubblico diverso? Con questo non intendo scalfire in nessun modo la buona intenzione di Marcelo Simonetti, ma mi riferisco solo a un personalissimo dubbio che mi ha spinto ad andare a verificare sul campo - lo faccio oggi in una quinta con maestra compiacente - quanto effettivamente se pronuncio la parola migranti in una classe la lascio lì perplessa a cercare di indovinare di cosa si tratti. Ma forse la questione è solo un dettaglio, perché il merito di questo libro è altrove. 
Il libro, infatti, mette in campo anche un paio di riflessioni di altro tipo. 
La prima riguarda la naturale disposizione alla curiosità, all'avvicinamento e all'inclusione che hanno i bambini. Almeno i più piccoli. Almeno fino al momento in cui non viene insegnato loro che essere selettivi è la miglior cosa da fare. Prima di tutto, la paura! E poi la distanza.
I bambini, diceva un grande pediatra, sono creature economiche e pratiche. 
Credo intendesse dire che cercano di fare sempre la via più corta e più diretta per arrivare al punto. E di ogni cosa sanno cogliere subito l'aspetto concreto e fattuale. 


In questo caso, la cosa che mi pare bella del testo I migranti è proprio questo sguardo. Si polverizza all'istante tutto quel pensare, immaginare, elucubrare nel momento che le fantasie smettono di essere tali e prendono corpo e trovano voce. Nonostante l'immaginare sia una pratica necessaria all'umanità intera - guai a non farlo dal primo all'ultimo respiro - tuttavia succede che quando un bambino si trova di fronte a fatti concreti, quello stesso bambino agisce, perché li può toccare. Non spegne l'immaginazione, ma smette di interrogarsi e preoccuparsi, almeno per un po'. 
E guarda, tocca e fa. 
La seconda riguarda il mondo degli adulti, che sono in larga misura assenti, dall'intera storia: a parte la nonna del risolatte e la madre che li accompagna a scuola: sono entrambe puramente strumentali. Ma ci sono anche altri adulti che si fanno notare, diciamo così, in trasparenza, ovvero appartengono a loro certe frasi del testo e sono quelli che non hanno mandato i propri figli a scuola per l'arrivo dei migranti. Lo stigma nei loro confronti da parte di Simonetti è chiaro. E credo che sia lì, in tutta la sua anche ostentata evidenza a collocare in posizione scomoda gli adulti e contemporaneamente a mettere un po' in allarme tutti quei bambini che invece nell'incontro conoscono e mettono via il pregiudizio, e soprattutto la paura.


E guardano toccano e fanno. 

Carla

lunedì 16 marzo 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

TORNARE INDIETRO

Non C'è posto per tutti, Kate&Jol Temple, Terri Rose Baynton
(trad. Susanna Mattiangeli)
Il Castoro 2020

POSTICIPATA L'USCITA AL 2 APRILE 
(giorno in cui da qui ve lo ricorderemo)


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Un posto per tutti non c'è
Ed è sciocco ripetere che
C'è spazio, si entra, ci stiamo
Sciò! Non ti vogliamo!
Non potremo dirti mai
Benvenuta tu e i tuoi cari.."

C'è uno scoglio in mezzo all'acqua e due foche e un gabbiano lo occupano. A destra c'è un frammento di roccia su cui si riposa una foca con il cucciolo, stremati. Il loro viaggio probabilmente è stato lungo, e anche pericoloso. Magari sono fuggiti da un mare in tempesta. Ma lo scoglio è già occupato e le foche, ora sono addirittura tre, e anche i gabbiani sono aumentati, non sembrerebbero lì per dare loro il benvenuto. Le loro parole sono molto chiare e perentorie: la foca e il piccolo devono riprendere la via verso il luogo da cui stanno arrivando. Dunque sembra chiaro per tutti che l'unica cosa da fare sia tornare indietro.

Ecco. Tornare indietro, questa è la chiave.
Nel senso più letterale possibile, ovvero rileggendo tutto quanto letto finora e sfogliando il libro dalla fine verso il principio.
Due sole accortezze, farlo con uno sguardo e un ritmo di lettura 'vergine' rispetto a quelli della lettura precedente.
Se lo si fa, per esempio, con le righe che aprono, suona esattamente così:
"Benvenuta tu e i tuoi cari
Non potremo dirti mai
Sciò! Non ti vogliamo!
C'è spazio, si entra, ci stiamo
Ed è sciocco ripetere che
Un posto per tutti non c'è."


Una storia-palindromo che funziona come un meccanismo di precisione, complici due circostanze: la prima la si deve alla scansione di ritmo che impone necessariamente il giro pagina e la seconda si sviluppa nelle sacche di ambiguità che l'inglese in originale, ma anche l'italiano in traduzione dimostrano di possedere.
Certo è che tanto nella lingua originale, quanto nella traduzione si vedono all'opera talenti e sensibilità sviluppate.
A partire da quelli che dimostrano di avere Kate&Jol Temple che impostano tutto, a partire già dal titolo, sul doppio significato che la parola room possiede: può oscillare tra due significati che solo apparentemente sono lontani - spazio e possibilità - che qui concretamente dimostrano la loro prossimità. La stessa ambiguità esiste anche in italiano, d'altronde.


Un testo così perfettamente calibrato rende necessaria una traduzione illuminata, quella di Susanna Mattiangeli, che dimostra di avere la stoffa per mantenere in piedi la stessa vivacità di pensiero e di lessico, dell'esilarante coppia di autori australiani (se anche Parrott Carrott potesse essere tradotto, saremmo tutti molto contenti).
Dunque, andando da sinistra a destra nella lettura la storia è quella di una esclusione, di un respingimento verso un mare pieno di insidie. Se invece ripartiamo dal fondo e risaliamo, per così dire, la corrente si tratta di un viaggio effettivamente pericoloso verso un luogo dove potersi fermare e sentirsi accetti e a casa. Protagoniste le foche che anche nella realtà fanno lunghi tragitti in mare per riprodursi, un po' come i salmoni e le balene. Naturalmente mettere una madre con il cucciolo migrante al posto di una madre con il bambino migrante, alleggerisce l'impatto, ma non toglie nulla al senso più profondo del racconto.


Se per il testo le opportunità sono state messe in luce, per quel che riguarda il disegno, la situazione si presenta più insidiosa. Essere respinti o essere accettati ha per forza dei risvolti nell'espressione dei personaggi. Terri Rose Baynton fa quasi sempre un buon lavoro, nel mettere nei loro sguardi la paura, la speranza e l'incertezza. Anche il disegno non è sempre all'altezza, ma bisogna ammettere che il compito non era semplice. Rispettare la struttura del testo che è sospesa in piccoli versi che si troncano con esattezza millimetrica, laddove è necessario farlo, fa sì che lei debba muoversi in un 'mare' incerto.
E poi, fortunatamente, ci sono loro, i gabbiani. Non sono solo lì a fare da testimoni. Hanno il compito di dare la direzione giusta alla storia, quella stessa direzione che Amnesty International ha voluto sostenere.


E che è decisamente l'unica umanamente possibile.

Carla








sabato 22 marzo 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


PARLARE PER IMMAGINI
Come curare un'ala spezzata, Bob Graham
Il Castoro 2014


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)

"Lassù, sopra la città, nessuno si accorge di un lieve tonfo di piume contro un vetro.
Nessuno vede il colombo precipitare.
Nessuno lo guarda.
Tranne Billy.
Billy vede un colombo con un'ala spezzata."

E lo raccoglie. In una piazza, circondata da grattacieli incombenti e davanti al portico di un più antico palazzo di giustizia (!) il piccolo Billy, unica nota di colore in una metropoli dai toni grigiastri, si china e lo prende con sé. La sua mamma lo segue in questo suo slancio di affetto e insieme lo portano a casa per curarlo. 


Fasciarlo, nutrirlo, costruirgli un ricovero di fortuna con una vecchia scatola tutta forata foderata di giornale, sono le prime attenzioni, le prime cure che Billy e i suoi genitori rivolgono al povero colombo ferito. Il riposo e il tempo, nonché un pizzico di speranza, faranno il resto.
Riportato là dove era caduto, il piccione risanato spicca il volo e riconquista la libertà non prima di aver fatto una breve tappa sull'altissima statua di Orazio Nelson che dalla metà dell'Ottocento veglia sui milioni di colombi che popolano quella famosa piazza di Londra.


Bob Graham è autore di storie fatte così: un piccolo episodio di vita quotidiana che diventa magicamente una storia più grande, dai toni universali.
E proprio quel 'magico' che lui riesce a mettere nella normalità lo rende amatissimo dai suoi giovanissimi lettori.
E quello stesso magico pare di vederlo in quell'alone luminoso che circonda il piccolo Billy e il colombo quando la loro storia comune comincia, ovvero quando vede - lui solo - il colombo ferito e anche quando la loro storia finisce, ovvero quando Billy, con mamma e papà, ridà la libertà all'uccello ormai guarito.
Una piccola storia che diventa esemplare e che racconta molte cose sull'umanità. Su quanto le nostre vite siano 'impastate' di noncuranza, di distrazione. Racconta di un mondo fatto di cose troppo grandi, incombenti, e di cose minime che, al contrario delle altre, pulsano di colori e di vita.
Il valore di questo albo mi pare stia proprio in tutto quello che non viene detto a parole, ma attraverso l'uso del disegno e l'uso del colore: il grigio e il marrone per le strade piene di persone che, una per una, sono tutte molto impegnate a fare qualcosa che li tiene lontani dagli altri, correre in tuta o correre al lavoro, telefonare o guardare l'orologio, tornare stanchi con la sporta. E invece i colori pastello, giallo, rosa, azzurro, per l'accogliente casa di Billy. 


In sintesi, mi pare si possa facilmente leggere il freddo dello straniamento, della noncuranza, dell'egoismo da una parte e il caldo dell'accoglienza, della cura e della generosità dall'altra.
Piccoli particolari che sembrano ribadire questi due mondi a confronto: la corona di casette a un piano su cui incombono i grattacieli della City, il giornale che fa da morbida coperta al colombo con la notizia di una guerra e un carro armato in prima pagina.
And last but not least, questa storia non potrebbe  essere un bel modo per raccontare, sotto metafora, che nella vita, dopo essere caduti e magari con l'aiuto di qualcuno, ci si può sempre rialzare?
Parlare per immagini, con i bambini spesso fa arrivare prima ai loro pensieri! 
Io ci credo.

Carla

Noterella al margine. Onestamente, quante mamme avrebbero assecondato il desiderio di Billy di raccogliere il colombo ferito e non avrebbero invece urlato di tutto perché lui non lo sfiorasse neanche con un dito perché i colombi portano malattie? Ah!



domenica 19 febbraio 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IL MIO VICINO E' UN CANE, Isabel Minhós Martins, Madalena Matoso
La Nuova Frontiera Junior 2012

ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"I vicini si sono affacciati tutti alla finestra e hanno visto entrare scatole, scatoline e scatoloni...alcuni dalla forma proprio strana!
Il giorno dopo, alla fine, è arrivato il nostro vicino..."



Davanti ad un grande palazzo di una grande città si ferma un grande camion. Grande è la curiosità tra il vicinato. Chi verrà ad abitare nell'appartamento vuoto?

Il nuovo vicino è un cane. Un cane dai modi gentili che fuma la pipa, suona il sassofono e ogni giorno porta il giornale agli altri. Alla bambina pare simpatico. Di parere diverso sono i suoi genitori: è strano, lascia il pelo sulle scale e si gratta in modo insolito...Quando, poco dopo, un altro appantamento si svuota, e si affaccia il nuovo arrivato, la storia si ripete. Anche i due elefanti hanno qualcosa che non va: lenzuola troppo grandi e proboscidi intrecciate in modo insolito. Ma alla bambina paiono simpatici e gentili, visto che che hanno messo a disposizione le loro 'pompe' per dare una lavatina alle auto del vicinato. E cosa succede quando scopri che il terzo vicino è un coccodrillo? 
 
Ah, come è difficile essere accoglienti! In un microcosmo come è quello di un palazzo di una grande città si vive gomito a gomito e i nuovi arrivi non passano inosservati. Accanto alla curiosità, nasce subito il sospetto e dopo un minuto il pregiudizio. Vale poco agli occhi dei condomini giudicanti, per chi è nuovo mostrarsi gentile e disponibile. Il marchio di strano, estraneo, straniero è ormai attaccato alla tua schiena e non sarà facile scollarlo.
Accade come nei cerchi concentrici nell'acqua di un lago: la diffidenza nei confronti degli ultimi arrivati la riscontriamo nelle scale del palazzo, nell'atrio o nel cortile, per le strade della città, lungo i confini di un paese, tra il nord e il sud del mondo...
Tra le ali di un palazzone, chi odia i cani critica chi ama i cani, chi detesta lo schiamazzo dei bambini in cortile non capisce chi lo apprezza, chi annaffia la sera non tollera si annaffi al mattino... La chiave sembra essere nella parola vicino. Essere vicini non significa solo essere dirimpettai e condividere 45 secondi di imbarazzo al giorno nel viaggio comune in ascensore, essere vicini dovrebbe voler dire molto di più. Ma se la nostra intolleranza la alleniamo così tanto e lo facciamo quotidianamente essa non fa che irrobustirsi e le conseguenze, purtroppo, le abbiamo sotto gli occhi e le vediamo aumentare ogni giorno.
Va da sè che si può essere a un passo dalla scelta giusta. Basta coglierla in un gesto, in un sorriso, nell'apprezzamento di ciò che non conosciamo, che non ci appartiene (ancora). La soluzione è lì a portata di mano, pare dire la bambina che racconta questa storia. Ma come sempre la difficoltà è nel decidere da che parte stare. Sto dalla mia? o sto dalla nostra? Lei ha scelto.



Carla

Noterella sulla luminosità dei libri di Planeta Tangerina. Chi li conosce lo sa: i loro libri si vedono a distanza siderale e anche dalla Luna si riconoscono. Il loro modo di scegliere i colori, di accostarli e di campirli sempre in modo che almeno da lontano sembrino vivaci macchie indelebili sulla tua retina, è davvero inconfondibile. Un senso del colore così allegramente proposto e così perfettamente e originalmente giustapposto sulla carta, non so se derivi dalla luce del Portogallo o se venga da sapiente scelta alchemica. A me piace pensare da entrambe.

mercoledì 21 dicembre 2011

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


DI STELLE E DI PECORELLE

IL VIAGGIO DI UNA STELLA. SOGNO DEL TIPOGRAFO STANCO LA NOTTE DI NATALE,
Giovanna Zoboli, Marina Del Cinque
Topipittori, 2011

ILLUSTRATI



Sopra una foresta fatta di T spuntò una stella che proseguì il suo viaggio, brillando su montagne e valli, passando sul l'acqua del mare, attraversando deserti e foreste. La stella si fermò su una palma, vide mercanti intenti a giocare a tresette, passò sopra un campo di battaglia irto di frecce di indiani.
Tutti, nel mondo, notarono il suo passaggio e tutti ne parlarono in mille lingue diverse. Ma poi la stella si fermò sul tetto di una capanna ad U. 
 

E lì, da ogni angolo del mondo, giunsero greggi belanti, guidate da inquieti pastori. Ma come vedete (se cliccate sull'immagine), due piccoli, due pecorelle rimasero indietro....



una di queste due pecorelle, io lo so, si è perduta
perché c'è un libro (un altro) che mi racconta la sua storia

a pagina uno c'è una pecorella che perde il gregge e segue una stella...

 a pagina due scende la sera, la pecorella diventa nera.

a pagina tre la notte è scura, la pecorella ha tanta paura.

Poverina, con gli occhi sbarrati ,vedendo la luna si tranquillizza un po' e cerca un posto dove riposare, ma nel buio quattro fiammelle che paiono proprio occhi di lupo si avvicinano: una mamma lupo con il suo piccolino - un vero lupo, ma ancora bambino.
Forse è la fine di questa storiella e anche della povera pecorella.
Ma la lupa è una mamma (come lo fu l'orsa che allevò Atalanta) e così le parlò:
"Ti sarò mamma, casa e sentiero, ti darò sogni di erba e trifoglio, sonno di latte, letto di figlia"

E così il cielo si illuminò non con una sola stella vagante ma con migliaia di sue sorelle. 
 
Fra zampe di lupa guarda una stella il lupo bambino e la pecorella.

Ecco, finalmente sono riuscita a raccontarvi il senso che do al 24 dicembre. Come al solito, attraverso libri.
Se siete capaci di togliere tutto quello che nel tempo si è appiccicato al Natale, se riuscite a togliere la lettura simbolico-religiosa che porta con sé, forse - come me - riuscirete a vedere sullo sfondo la storia di un bambino (mi raccomando, tipografo stanco, tieni bassa questa b) che nasce e una madre che lo accoglie e lo tiene con sé. 
E se così è il Natale potrebbe essere la festa dell'accoglienza.
Capirete da voi che il passo tra un bambino e una pecorella perduta, tra una signora e una lupa è davvero breve...

Carla


Noterella al margine. Come criterio per stabilire se la libreria dove vi servite fa per voi, verificate se ha questo libro: 

NINNA NANNA PER UNA PECORELLA, Eleonora Bellini, Massimo Caccia, 
Topipittori, 2009. 

Se non lo possiedono, dovete cambiare libreria: non vi merita.
Bel post sulla storia de Il viaggio di una stella.