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martedì 31 dicembre 2024

ECCEZION FATTA!

I NOSTRI FUOCHI D'ARTIFICIO 
 CHE SPARIAMO NELL'ETERE 
PER FARE LUCE 
 PER FARE RUMORE 
 PER FARE MERAVIGLIA 
 Il meglio di... un anno di libri, 
 un anno di ragionamenti, 
 un anno di recensioni su Lettura candita. 
 Per ogni libro, il nostro perché 
 (BUM!) 

 luglio 2024 


Quattro sorelle. Enid, Malika Ferdjoukh (trad. Chiara Carminati) Pension Lepic 2021 

 perché 

"la letteratura d'Oltralpe, Lepic scommette su quella francese, almeno la narrativa per i ragazzi, sta qualche passetto avanti rispetto alla nostra, che si districa tra alcuni grandi talenti ed eccellenze, ma anche tra tanto artigianato, talvolta un po' mediocre.


Papà ha perso la testa, André Bouchard, Quentin Blake (trad. Fabio Regattin) #Logosedizioni 2024 

perché 

"La scintilla che accende le storie di Bouchard è sempre molto luminosa e questa forse lo è ancora più di altre: partire da un assurdo assoluto, da un paradosso, impensabile purché comprensibile, quindi stravolgere o meglio capovolgere la realtà in un colpo solo, quindi rimettersi in piedi e riguardare tutto da un punto di vista consueto che però a questo punto assume i toni del grottesco e del comico. Cosa ne deriva? Umorismo allo stato puro." 

 agosto 2024 
 




perché 

"Se nell’uno veniva raccontato per accumulo quello che identifica la spiaggia, nel secondo il luogo da indagare è una interiorità, spazio concluso e infinito contenuto nel corpo di un bambino. Inutile proseguire con l’arma tagliente dello sguardo attento. Piuttosto, socchiudere gli occhi e affrontare la narrazione lateralmente, processando le immagini non per ottenere risposte certe, ma mistero, confidando più nella suggestione e nel riflesso che non nella chiara eloquenza. Rarefatte e enigmatiche, composte con tratto minuscolo e vibrante le illustrazioni si susseguono comportandosi come indizi di una presenza ineffabile; sono squarci, istantanee che assomigliano tanto agli abbagli del mare, alla luce del sole che riflessa illumina e acceca, sono, segni, detriti sottratti all’immensità per restituire – seppur in silenzio – il senso inafferrabile di una identità.


Nino, Anne Brouillard (trad. Paolo Cesari), orecchio acerbo 2023 

perché 

"La permeabilità dei mondi... Qui, in modo molto esplicito, Brouillard ci dice che tra realtà e immaginazione il confine è labile e forse addirittura non esiste. Guardarsi, sorridersi e riconoscersi - animali del bosco e bambino con peluche - attraverso un unico diaframma, invisibile di fatto, ossia una vetrata. Troppo poco perché non siano tra loro comunicanti." 

settembre 2024 


 Ö, Guridi, Kite edizioni 2024 

perché 

 “Da grafico, lui sa bene che il silenzio gli permette di essere ambiguo, quel tanto necessario perché il lettore si trovi spaesato, si guardi intorno, si interroghi, si attivi e cerchi punti di riferimento per ancorarsi e capire quel che c'è da capire. Quello che Guridi vuole succeda è che il lettore nel silenzio di parole -guida- che se ci fossero privilegerebbero un senso e uno solo - da solo debba trovarsi una strada, e fino alla fine non sappia mai se ha imboccato il sentiero giusto. Ammesso che ce ne sia uno solo. Il gioco che Guridi mette in atto è quello di "parlare" figura dopo figura con la dovuta lentezza perché il lettore abbia il tempo di percorrere a ritroso la strada fatta fin lì e confermare a sé stesso di non essersi sbagliato.”


Metafora. La storia della filosofia in 24 immagini, Pedro Alcalde, Merlín Alcalde, dipinti di Guim Tió 
(trad. Federico Taibi) L'Ippocampo 2024 

 perché 

"Il pensiero filosofico, la sua storia attraverso i secoli, viene raccontata in breve e a ogni tappa prende forma di paesaggio, sempre un po' diverso, sempre attraversato da una umanità piccola... Paesaggi sgombri da tutto, a parte qualche omino piccolo o donna altrettanto minuta, spesso di spalle e volutamente assente ogni loro espressione. La grande discrepanza fra le dimensioni di una piccola quanto rara umanità che fa passeggiare nei suoi scenari, sembra voler trasmettere una sensazione di potenza del paesaggio, di una natura raccontata solo attraverso la sua essenza cromatica che la rende inevitabilmente molto vibrante e misteriosa, ma anche a segnare la presenza di un elemento differente, una sorta di contrappunto visuale. I colori stessi - pochi - contribuiscono a rafforzare il valore metaforico delle immagini, lo stesso sembra riuscire a fare la sparuta umanità."

ottobre 2024


Cavalca la tigre, Davide Calì, Guridi  Kite edizioni 2024  

 perché 

"A teatro, almeno in quello che prevede un palcoscenico, la gestualità è tutto. E qui sembra essere lo stesso. Nel teatro a quella distanza è necessario far arrivare il senso di un movimento, attraverso il grande gesto, non esagerato, non parodia di se stesso, ma piuttosto pura amplificazione. E Guridi non perde occasione di studiarlo in questa prospettiva e di inserirlo nel perimetro della pagina. Le poche e vaghe parole di Calì glielo permettono.  Gli uni e gli altri sembrano davvero usare lo spazio sulla pagina come uno spazio scenico, come ballerini sulle assi di un palco."


CRAC, Matteo Pompili e Lorenzo Monaco, ill. Luogo Comune, Camelozampa 2024 

perché

"Il risultato di questa collaborazione può dirsi riuscito nel felice compito di aprire orizzonti di curiosità, stimolare connessioni tra le conoscenze e mettere in relazione la vita propria e quella dell’universo intero. Ma in tutta questa vita che si spezza e che continua notiamo subito una grande assente. La parola morte non appare mai (nessun lombrico vorrebbe cedere al becco di un merlo, per es.), le immagini raffigurano scheletri di animali estinti e un uccellino giace sul terreno visibilmente senza vita, ma nulla di più. Che sia una scelta evidentemente ponderata ce lo conferma, su esplicita domanda, Matteo Pompili: "La nostra intenzione era quella di arrivare anche al concetto di morte, ma senza forzature e con leggerezza. Quando dopo la lettura - a immagini sedimentate - gli insegnanti lavorano coi ragazzi sul libro però ci siamo accorti che emergono proprio questi aspetti: la perdita temporanea o duratura di adulti di riferimento e la volontà di farcela e di diventare autonomi nonostante quanto accaduto. Insomma, CRAC è anche un libro che suggerisce di accettare le perdite e di “danzare” nonostante esse.""

novembre 2024


Qualcuno mi aspetta dietro la neve, Timothée De Fombelle, Thomas Campi (trad. Maria Bastanzetti) Terre di Mezzo 2024 

perché 

"quella bella lingua universale, alla quale De Fombelle ci ha abituato, qui è centellinata. E' il silenzio, a parlare. Sono così tante le cose non dette che però baluginano tra le parole, che il lettore che nei libri va cercando qualcosa che non sa, qualcosa che non sta in evidenza sul piatto della pagina, qui ha di che saziarsi. A parte i due fili narrativi, quello che racconta della rondine e quello che racconta del corriere, a parte 'la quadratura del cerchio finale' su cui si può solo tacere, sono molti altri quelli che illuminano con lo scopo di dare quella profondità di visione, che un buon libro deve avere con sé. Per essere ancora più chiari forse ha senso entrare nel merito, almeno in due casi, quello di Freddy D'Angelo e quello di Gloria. Anche i loro nomi hanno un senso..."


Le piccole astuzie, Deborah Ellis (trad. Federico Taibi) 
La nuova frontiera junior 2024 

perché

"Ellis, come se avesse una torcia in mano, illumina in modo puntiforme solo ciò che vuole. Mette i suoi lettori di fatto dentro una stanza in penombra: la penombra è il misterioso antefatto, che ignoriamo quasi del tutto. Proviamo a intuire cosa si agita nella stanza, ma ci muoviamo a tentoni. La Ellis dà una illuminatina sulla rabbia di Kate, uno sprazzo di luce sulla severità e intransigenza della nonna. Ma noi ancora brancoliamo. E la cosa curiosa è che anche la stessa protagonista, in larga misura, brancola con noi su larga parte del contenuto della stanza: una buona porzione del passato della sua scombinata famiglia, lei la ignora."

dicembre 2024


Albero. Tavolo. Libro, Lois Lowry (trad. Dylan Rocknroll) 21lettere 2024

perché

"E’ sì questo un libro che parla della memoria, certo. Della memoria individuale e collettiva, ok. Ma se dovessi dire cosa lo caratterizza maggiormente, allora direi che è un libro sul potere e la forza delle storie, della Storia. "


Il primo Natale di Babbo Natale, Mac Barnett, Sydney Smith (trad. Sara Ragusa) Terre di mezzo 2024 

perché 

"questo è il grande gioco della letteratura, del teatro, del cinema! Tutti siamo consapevoli che quello che stiamo leggendo, vedendo o ascoltando non è veramente così, eppure ci crediamo (Coleridge rules!), ovvero ci piace crederci. E quindi anche BN in persona entra a far parte del grande gioco della finzione. Proprio lui che è - diciamolo a bassa voce - la quint'essenza della finzione, la finzione per antonomasia."

[fine]

lunedì 27 agosto 2018

FAMMI UNA DOMANDA!

DOMANDE PER PICCOLI


Se ne parla di meno, anche perché la produzione è più occasionale e ripercorre, con poche eccezioni, percorsi già consolidati: è la divulgazione destinata ai bambini di scuola materna, soprattutto a partire dai quattro anni.
Vi segnalo una nuova collana, che mi sembra abbia non pochi meriti, ma anche qualche limite.
L’autore è Martin Jenkins, che si avvale della collaborazione di diversi illustratori, Hannah Tolson e Richard Jones. L’editore originale è la Walker Books, in Italia la traduzione è di Fatatrac, storico editore per bambini, ormai parte integrante del gruppo Giunti. Si tratta, per ora, di due albi che raccontano le stagioni con ‘Un anno con gli scoiattoli. Una storia sul susseguirsi delle quattro stagioni’ e l’altro le trasformazioni della crescita animale e vegetale con ‘La farfalla e il fagiolo. Una storia sulle fasi della crescita’.


Partendo dal primo, decisamente più riuscito, vediamo una piccola storia strutturata intorno alla vita di una coppia di scoiattoli, attraverso il passaggio delle stagioni; interessante è l’impaginazione che, con la dimensione e la collocazione dei diversi testi, evidenzia la storia rispetto alle poche righe di spiegazione. La storia poi, alterna la descrizione della giornata degli scoiattoli con la presenza mobile di un gufo (disegnato, ahimè, anche questa volta come un allocco). La mobilità di quest’altro soggetto costituisce un elemento di sorpresa e di continuità nel passaggio da una fase all’altra.


Nel secondo albo vengono descritti, come dice il titolo, i cicli vitali di un fagiolo e della pianta che ne deriva, e di un uovo di farfalla, con le relative metamorfosi.
Ovviamente le due vicende sono intrecciate, poiché il bruco cresce sulla piantina di fagiolo. Anche qui l’impaginazione distingue la storia e le spiegazioni, che ne sono a margine.
In entrambi i casi c’è una parte finale interattiva e una sorta di indice per argomenti che consente di ‘pescare’ all’interno dell’albo le parti di maggiore interesse. Questa è un’interessante opzione, che consente un uso molteplice del libro stesso.
Un altro pregio è rappresentato dalla cura grafica, con illustrazioni non banali; poi l’aver cercato un modello esplicativo non pedante, capace di assecondare le curiosità del piccolo/a lettore o lettrice, rispondendo sottovoce alle probabili domande. E’ una tipologia di libro che utilizza la narrazione come veicolo della spiegazione, rendendola fruibile anche ai più piccoli.
Che si dedichi maggiore attenzione ai testi divulgativi per questa fascia di età è una gran cosa e non è casuale il fatto che ancora una volta sia l’editoria anglosassone ad aver il maggior numero di proposte.
Il limite, forse l’eccessiva semplificazione: parlare ai bambini delle cose del mondo, ai loro occhi e non solo, così grande e misterioso implica la semplificazione, ma non la banalizzazione; la tentazione, anche da parte di molti adulti, è dare la risposta più facile, anche se poi l’esercizio più promettente è lasciare che crescano le domande, con tutto l’imbarazzo che ne deriva per noi.

Eleonora

“Un anno con gli scoiattoli. Una storia sul susseguirsi delle quattro stagioni”, di M, Jenkins e R. Jones, Fatatrac 2018
“La farfalla e il fagiolo. Una storia sulle fasi della crescita”, di M. Jenkins e H. Tolson, Fatatrac 2018



lunedì 23 aprile 2018

FAMMI UNA DOMANDA!


YAYOI O DELL’INFINITO

 La collana che l’editore Fatatrac pubblica in collaborazione con il MoMA di New York diventa ogni volta più bella, o almeno così a me pare. In questo volume, dedicato all’artista giapponese Yayoi Kusama, viene raggiunto un raro equilibrio fra un testo essenziale e molto chiaro e le immagini, che invadono la pagina, evocando quell’idea di infinito che l’artista giapponese ha sempre inseguito.
Yayoi è nata in Giappone ottantanove anni fa; la sua infanzia pareva destinarla a una vita ordinata di gentile ed elegante consorte di qualcuno, ma la piccola Yayoi aveva chiaro in mente quale dovesse essere il suo destino e per dare voce al suo prorompente e ossessivo talento si è presto trasferita a New York, dove, dopo anni di duro lavoro, la sua poliedrica arte ha preso forma; per poi tornare in Giappone, ormai aperto alla visionarietà provocatoria dell’artista.


L’arte di Yayoi vive di ripetizioni e questo non è che un modo di rappresentare l’infinito, come riproposizione ritmica di forme, pallini, linee, luci che si riverberano una nell’altra senza interruzione. Nelle belle illustrazioni di Ellen Weinstein si rende bene l’idea di questa infinita matrice che trascende il limite di una tela e invade l’ambiente circostante conquistando la tridimensionalità; così come in Infinity Mirrored Room è la luce a riflettersi in un gioco di specchi contrapposti che ne moltiplicano la presenza nello spazio. L’artista giapponese non ha disdegnato la collaborazione con importanti maison di alta moda e si capisce anche perché: nel suo mondo a pallini ogni cosa è pervasa e trascesa nella ripetizione delle forme.
 

Certo, è difficile rendere un’opera d’arte, che chiede il grande respiro di spazi che vanno agiti dallo spettatore, in una pagina stampata. Ma la suggestione c’è tutta, così come il sintetico testo di Sarah Suzuki riesce a contestualizzare un progetto creativo originale.
Questo è uno di quei libri di divulgazione artistica che maggiormente mi ha convinto, nelle produzioni più recenti: proprio perché l’arte contemporanea è così difficile da spiegare, per renderne la complessità dietro l’apparente semplicità, mi sembra efficace far parlare le immagini attraverso la storia dell’artista, il suo percorso creativo. Ogni bambina e bambino può immedesimarsi nell’universo ossessivo di Yayoi, nella sua ricerca estenuante di una rappresentazione impossibile, portare l’infinito in uno spazio finito.


Yayoi Kusama. Da qui all’infinito è un libro prezioso, polivalente, adatto a spiegare, ma anche a proporre attività; lo consiglio caldamente agli appassionati/e di arte, piccoli/e o grandi/e che siano.

Eleonora

“Yayoi Kusama. Da qui all’infinito”, S. Suzuki e E. Weinstein, Fatatrac 2018


venerdì 16 marzo 2018

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


ULTIMO VENNE IL VERME
 
Gigi, Mathieu Lavoie (trad. Elena Baboni)
Fatatrac 2018


ILLUSTRATI PER PICCOLISSIMI (dai 3 anni)

"Oh, un albero! Ma che cosa è caduto dall'albero?
Un uovo! E chi esce dall'uovo?
Gigi! E che cosa urla Gigi?
Mamma!"

Anche la mamma corvo di Gigi urla perché ha avvistato la volpe che però sta dormendo. Nel frattempo il piccolo Gigi trova un verme, che a sua volta urla perché in pericolo e nello stesso frattempo la volpe si sveglia e forse adesso e Gigi a essere in pericolo. La mamma corvo deve aver letto Fedro o Esopo e così attira la volpe con il formaggio. Il resto è favola nota, salvo che qui la sciocca è un'altra e Gigi è salvo...


Sono diverse le ragioni che mi fanno gioire nel leggere questo libro di Mathieu Lavoie. La prima è la constatazione che si apre un nuovo scenario nel campo dei libri per piccolissimi e che ci può essere anche qualcosa di diverso dai libri, seppure in taluni casi geniali, di Minibombo che hanno creato una sorta di monopolio per quella fascia di età. Se con essi condivide il segno grafico, l'uso dei colori piatti, il testo ridotto ai minimi termini, tuttavia mi pare si qualifichi per il gusto compositivo della pagina con cambi repentini di formato, e per una grazia nel disegno e soprattutto per una cura e ricercatezza sottile del testo che si costruisce con ossessiva regolarità tra domande e risposte. La seconda ragione che riempie di gioia che anche i libri di Mathieu Lavoie abbiano cominciato a circolare in Italia. Coeditore (insieme a Nadine Robert e a Marianne Dubuc) di una delle più interessanti case editrici canadesi, Comme des géants, Mathieu Lavoie condivide con loro un'idea dell'infanzia impastata di tenerezza e cattiveria in dosi equivalenti. E questo rappresenta il terzo motivo di gioia.


Lontano da stereotipi e tabù secondo cui ai più piccoli bisogna tenerli lontani da certe durezze della natura, nei libri di Mathieu Lavoie i vermi, ultimo anello della catena alimentare, sono spesso vittime sacrificali. Ne è una prova, il secondo titolo uscito in accoppiata, Toto vuole la mela,


che alla fine di tutto vede il verme finalmente amoreggiare in tutta tranquillità con la sua mela, al buio nello stomaco di qualcun altro...Nessuno sconto per lui, a parte la sua felicità tutta 'interiore'.


Una somiglianza più che casuale con Calimero, Gigi è pieno di piccoli dettagli che lo rendono un libro da leggere e rileggere mille volte. Possibilmente ad alta voce senza mai stancarsi o annoiarsi.
Con una partenza che non lascia presagire l'inserto favolistico e sembra piuttosto concentrarsi sull'alternanza di domande e risposte, sostanzialmente uguali, vira verso la favola, ma solo incidentalmente ne dà una sua lettura originale. La grande cosa che fa Lavoie, e questo particolare sembra rivolto agli adulti lettori, è giocare con la favola a tal punto che la mamma corvo della storia 'recita' a soggetto la parte del corvo nella favola.
Semplicemente geniale!
Spigolature ulteriori sono il lavoro attento sugli sguardi, primo fra tutti quello dall'interno dell'uovo, il nome del formaggio che è un piccolo capolavoro di ridondanze interne.
Devo ripetermi: semplicemente geniale!


Carla

mercoledì 6 dicembre 2017

FAMMI UNA DOMANDA!


LA VITA A COLORI DI SONIA DELAUNAY


Sonia Delaunay è un personaggio fra i più interessanti, nel movimentato inizio Novecento. Insieme al marito Robert, dà vita ad una corrente del post impressionismo detta orfismo, per il suo richiamo ai ritmi musicali.
La sua originalità sta nel concepire la pittura come un insieme di esperienze sensoriali che coinvolgono totalmente chi guarda. Ma non parliamo solo di pittura; Sonia, infatti, fino quasi agli ultimi anni della sua vita, ha prodotto tessuti, arazzi, vestiti, tutti ispirati alla sua visione del colore, basata dai contrasti simultanei, dalla vivacità irrefrenabile di una giostra sempre più astratta di forme e colori.


Complicato spiegare tutto questo ai bambini, senza dover entrare nella storia delle correnti artistiche o nei riferimenti colti. La coppia Cara Manes, per i testi, e Fatinha Ramos, per le illustrazioni, ci riesce efficacemente con un albo, prodotto dal MoMA e tradotto da Fatatrac.
Sonia Delaunay. Una vita a colori ci descrive l'universo estetico dell'artista di origine ucraina, immaginando le domande rivolte alla mamma dal figlio Charles, che trova in un cassetto una strana coperta, di tutti i colori. Da qui prende il via un viaggio nella vita e nell'arte di Sonia, fermandosi prima a Le Bal Bullier, un locale parigino dove si balla il tango, per poi volare in Portogallo, in un mercato multicolore. Infine Amsterdam, in un negozio che vende i tessuti di Sonia, per poi tornare a Parigi. Ovviamente, le tappe si riferiscono alle opere dell'artista, riviste dalla brava illustratrice, che riesce a dare un ritmo vorticoso alle immagini, così come sarebbe piaciuto alla Delaunay.


Questo illustrato appartiene a una collana, che talvolta vi ho segnalato, realizzato in collaborazione con il MoMa, uno dei più importanti musei per l'arte moderna. Ed è anche uno dei volumi più riusciti, con un testo che dà molto spazio alle immagini, le lascia parlare, rendendo chiaro intuitivamente il senso dell'originalità di queste opere d'arte. Aprire questo libro è farsi accogliere da un vortice di colori vivaci, in continuo movimento, e non è difficile immaginare un sottofondo musicale a ritmo di fox-trot.


Strumento didattico o viaggio nell'immaginario novecentesco, mi sembra un bel regalo di natale per bambine e bambini curiosi a partire dagli otto anni.

Eleonora

“Sonia Delaunay. Una vita a colori”, C. Manes e F. Ramos, Fatatrac 2017




giovedì 21 settembre 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


PIÙ SI È MEGLIO È

Il piccolo re, Taro Miura (trad. Elena Barboni)
Fatatrac 2016


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Il tavolo da pranzo del Piccolo Re era grande grande.
Ogni giorno il cibo veniva servito in quantità su questo tavolo lunghissimo e il Piccolo Re non riusciva mai a finire tutto.
Il mezzo di trasporto ideale del Piccolo Re era un cavallo bianco grande grande. Come avrebbe mai potuto cavalcarlo?
E ogni volta che ci provava, il Piccolo Re veniva spazzato via dalla coda dell'animale."

Il Piccolo Re è piccolo, nonostante i suoi baffi bianchi e la sua corona giallo oro, tutto gli è abbondante: il castello, i soldati, la vasca da bagno, il letto. Tutto è grande grande per lui così minuto. Soldati alti e minacciosi, letti e vasche da bagno in cui è facile smarrirsi, cibo che non si riesce a finire sono tutte le cose che quotidianamente lo preoccupano un po'. Il Piccolo Re non si perde d'animo e capisce che la soluzione è a portata di mano (di manina).
Si sposa una bella principessa grande grande. Con lei vicino non è più solo e non è più perduto. Con lei mette su una famiglia grande grande con ben 10 bambini e lo spazio si riduce magicamente a tal punto dal farlo decidere di rimandare a casa tutti i suoi soldati (ben felici di farlo). Ora il castello è tutto per loro, il tavolo e il cibo sono finalmente proporzionati e anche il letto con la Grande Regina da un lato e tutti i suoi bambini in mezzo è perfetto per fare sogni d'oro.


Taro Miura qui abbandona l'ambito più consueto in cui in Italia è conosciuto: il design applicato all'illustrazione (Ton, Corraini 2004; Arnesi, Corraini 2005; Lavori in corso, Corraini 2007; Workman Stencil, Corraini 2014). E veste i panni del narratore di storie. In perfetta coerenza editoriale abbandona Corraini per Fatatrac.
La creazione sulla pagina di oggetti e personaggi attraverso la scomposizione e giustapposizione di forme geometriche, di silhouette riassuntive che ricordano quelle della segnaletica stradale, di immagini che alludono immediatamente al loro significato e che si imprimono altrettanto rapidamente nella memoria visiva di ciascuno: questo è il repertorio cui ha abituato i suoi lettori Taro Miura nei libri Corraini.
Qui cambia qualcosa e Il piccolo re pare essere un unicum, un diversivo a tutti gli effetti, sebbene esista un suo corrispettivo al femminile, ben meno bello, che si intitola The Big Princess (Walker 2014).
A un autore, che finora ha dimostrato di preferire il segno alle parole e alle sequenze narrative, è venuta voglia di cimentarsi con una storia da scrivere e da illustrare. 


Il registro scelto è la fiaba, narrazione per eccellenza che però permette di mantenere il gusto per la sintesi nei nessi temporali serrati e improbabili, necessari a tenere sempre alta l'attenzione di chi ascolta a scapito di ogni criterio oggettivo di realtà.
Come in ogni fiaba che meriti questo nome, anche qui si saltano le lungaggini delle connessioni e si privilegiano i fatti salienti. E se questo comporta un pizzico di magia, ben venga.
A ogni tema è ascritta una grande tavola. A parte la prima, in cui in un nero profondo galleggia solo soletto il Piccolo Re, tutte le altre sono dedicate alle singole 'stazioni' e sono sempre molto movimentate : il castello, le truppe, il pranzo, il cavallo e così via. In ognuna di queste il piccolo re rimane minuscolo: alle prime, distinte dal fondo nero che allude alla sua inquietudine, fanno seguito quelle coloratissime che segnano la svolta affettiva e in cui compare la gigantesca principessa, di lì a poco regina, e a seguire i dieci marmocchi enumerati con precisione.



Elementi grafici e costruzioni geometriche riempiono le pagine e danno forma al racconto. I piccoli inserti fotografici sono una gioia per chi ama spigolare nelle immagini: nella copertina per esempio una gambetta del re è un raffinato gancio allusivo alla conclusione felice della fiaba. Oppure le mani che, sempre disegnate come cerchi rosa, diventano pugni serrati nel brandire le spade e le alabarde o pugnetti chiusi che tengono il lembo del lenzuolo.
Potere del segno! E Taro Miura è sempre Taro Miura, anche se il nitore dei libri con Corraini qui viene meno.
I colori sono primari e piatti e hanno la prerogativa di dare ulteriore risalto ai rari inserti fotografici o a china o ancora calcografici.


Dietro tutto questo si nasconde una fiaba che per alcuni tratti salienti ricorda quella raccolta dalla tradizione nordica di Pollicino che sposò la Grande Principessa, presente nella Grande Enciclopedia della Favola curata da Gianni Rodari (Editori Riuniti 2002). Sebbene qui manchi il finale tragicomico della prima, in cui il povero Pollicino affoga per ingordigia in una tazza di crema il giorno dello sposalizio, tuttavia rimane in piedi il gioco del minuscolo e del gigantesco che insieme fanno ridere. Inevitabilmente.


Voler vedere a tutti i costi che la morale della storia sia quella per cui nella famiglia si trova la soluzione di ogni problema, circostanza che alcuni critici hanno rilevato, a me pare tutto sommato marginale rispetto ad altri significati effettivamente più condivisibili, quali per esempio l'allontanamento dei soldati che fanno luogo ai giochi dei bambini, o ancora di più la condivisione della ricchezza di cibo e materassi. 


Carla

lunedì 30 novembre 2015

FAMMI UNA DOMANDA!


IMPARA L'ARTE, FACENDO


Mi è già capitato, recentemente, di raccontare un giardino, quello di Monet, nella versione data da Pia Valentinis e Giancarlo Ascari; ora, di colore in colore, approdiamo a Il Giardino di Matisse, un opera realizzata per il MoMA di New York da Samantha Friedman e Cristina Amodeo. La versione italiana è pubblicata da Fatatrac e mostra quel particolare aspetto dell'arte di Matisse rappresentato dal collage. 

Nella finzione narrativa si immagina il pittore francese alle prese con un uccello bianco ritagliato nella carta e poi accostato ad altri elementi, foglie, rami. Dalle piccole dimensioni alle grandi dimensioni, dal bianco ad una vasta gamma di colori puri, nei più vari accostamenti. Ecco che intorno al pittore si ricostruisce un giardino immaginario, multicolore, in cui le forme si sono affrancate dal realismo e costituiscono degli oggetti in sé. Per raccontare i diversi aspetti di questa tecnica, all'apparenza molto facile, nel libro si riproducono in grandi pagine otto opere di Matisse. Le illustrazioni sono realizzate tutte con la tecnica del collage.
Semplice, chiaro, direi contagioso nel rendere evidente il processo artistico che porta da una modalità all'altra, questo libro è un bell'esempio di didattica dell'arte che coniuga un buon testo divulgativo e delle immagini coinvolgenti.

Ma se si ha voglia di farsi coinvolgere, come non pensare alla mitica collana Pi.P.Po., di Topipittori, che propone, in questo scorcio di fine anno, Occhio al mosaico, di Francesca Zoboli e Marta Sironi.
Il mosaico si presta bene, nella forma appunto del papier collé, alla riproduzione didattica. Ecco, quindi, le autrici proporci frammenti, particolari, di mosaici presi ai quattro angoli del globo, alternati a pagine colorate che i bambini dovranno ridurre a tessere da accostare le une alle altre nei disegni incompleti o su disegni propri, sperimentando così il senso di profondità, le sfumature e i contrasti di colore. Bella la gamma cromatica proposta e le sfumature che si possono ottenere affiancando le diverse tessere. Come nei precedenti, mi sembra sacrosanto l'invito a utilizzare Google per vedere la riproduzione integrale delle opere citate e la visita al museo come ultimo approdo di una ricerca divertente e istruttiva, che vede come primo passo proprio il fare.

Questa collana meriterebbe una visibilità ben maggiore nelle librerie e direi l'uso obbligatorio nelle scuole.
Ma se tutto questo non vi dovesse bastare, ecco la proposta di fine anno di Franco Cosimo Panini editore: nella collana Guarda che artista!, di Patricia Geis, arriva Vincent van Gogh.

La struttura del libro appare più tradizionale: il centro della narrazione è la vita del pittore, soprattutto il periodo trascorso ad Arles, il rapporto con il fratello Theo e con Paul Gauguin, i momenti felici e la disperazione. Ma la realizzazione è, come nei titoli precedenti, estremamente accurata e ricca di sorprese, con pop up, animazioni, libretti che si aprono per approfondire un aspetto citato nel testo; alla fine è possibile costruire un modellino della famosa stanza della casa di Arles, ben raccontata da Rosetta e Margherita Loy in La cameretta di van Gogh. Il giovane lettore non si annoia mai, anzi, ogni pagina è ricca di spunti e di belle immagini.

Tre libri con approcci diversi, ma con una visione moderna, stimolante, della didattica dell'arte, costruiti con cura, con una grande qualità visiva e uno sforzo di fedeltà agli originali. Impaginazione perfetta e testi agili, ma precisi, ne fanno degli ottimi strumenti didattici, utili non solo nell'utilizzo scolastico, ma soprattutto come supporto alle sperimentazioni artistiche che tanti bambini e tante bambine amano fare.
Nutrire la loro creatività con libri belli, ben fatti, stimolanti e creativi mi sembra un buon modo per proteggerla dalla banalità delle immagini stereotipate con cui sono bombardati, anche nostro malgrado.

Eleonora

“Il Giardino di Matisse”, S. Friedman e C. Amodeo, Fatatrac 2015
“Occhio al Mosaico”, F. Zoboli e M. Sironi, Topipittori 2015
“Vincent van Gogh”, P. Geis, Franco Cosimo Panini 2015