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venerdì 11 luglio 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL PUNTINO DI CONTATTO

Fin qui tutto bene!, Quentin Gréban 
Babalibri 2025 



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 6 anni) 

"SULL’ARANCIA ERA POSATA UNA FARFALLA BLU. 
QUANDO IL FRUTTO CADE, LA FARFALLA VOLA VIA... 
«FIN QUI TUTTO BENE» DIRETE VOI... SÌ, MA ASCOLTATE IL RESTO! 
LA FARFALLA BLU ATTERRA POCO LONTANO, SUL MUSO DI UN TOPOLINO CHE DORME DELLA GROSSA. CON IL SUO DELICATO BATTITO D’ALI, GLI SOLLETICA IL NASO... ED ECCO CHE IL TOPO INIZIA A STARNUTIRE, E NON RIESCE PIÙ A FERMARSI. 
«FIN QUI TUTTO BENE» DIRETE VOI... SÌ, MA ASCOLTATE IL RESTO!" 

Chiaro il gioco? 
Il topo cerca un posto più tranquillo per poter smettere di starnutire. Così quando vede l'asino ci salta sopra, ma uno starnuto fa sobbalzare l'asino che, imbizzarrito, comincia a correre e a sballottare il mercante che ha in groppa, per poi schiantarsi su una pacifica mandria di cammelli che partono all'impazzata in tutte le direzioni. Compreso il mercato che mettono a soqquadro... babbucce spaiate, spezie rovesciate e tappeti a brandelli. 
Qui bisogna intervenire. La cittadinanza infuriata si rivolge al gran sultano che - nella sua infinita saggezza - emette una sentenza nei confronti dei cammelli che si scagionano facilmente, indicando l'asino come il vero colpevole che a sua volta fa il nome del topo.
Questa è la storia di una povera arancia che non poté discolparsi.


Ma poi diventa la storia di 10 pesanti cocomeri da regalare a un'innamorata che alla fine si ridurranno al nocciolo (!), pur mantenendo la loro attrattiva...

La frase Fin qui tutto bene! a me fa venire in mente il film francese L'odio, in cui si racconta che un uomo, precipitando dal 50 piano, per farsi coraggio, a tutti i piani ripeteva a sé stesso fin qui tutto bene... Il film francese, di Kassovitz, è un film durissimo quanto bellissimo. Un film dove davvero precipita. Quindi vedere questa frase che mi riporta a quella periferia parigina in bianco e nero e grigio in un Superbaba tutto rosa fa il suo bell'effetto. 
A separare immediatamente i due contesti ci pensano gli acquerelli sempre così luminosi di Gréban e il fatto che la storia, al suo interno, allude evidentemente all'effetto farfalla, quello di Turing e poi di Edward Lorenz, sul battito d'ali di una farfalla che potrebbe essere la causa di un uragano altrove... 
Ma per un puntino Gréban, Kassovitz e Lorenz sembrano proprio toccarsi, ossia in tutti i casi il senso ultimo della frase: sperare che le cose possano migliorare. 
Anche nel libro di Gréban l'appoggiarsi di una farfalla che poi diventa un precipitare rocambolesco di topi su asini e poi di asini su cammelli e quindi di cammelli su banchetti del mercato ha una sua ineluttabilità: tutto sta precipitando verso il peggio.
 

Ma siccome siamo in un libro per bambini e non in un film sull'emarginazione di una banlieue francese, e non stiamo discutendo di modelli matematici, tocca dare una seconda possibilità al destino e trovare una soluzione che rimetta tutto in ordine.
Gréban, che ambienta la storia in un Medio Oriente non meglio identificato - ma cammelli, suk, fez e sultani, scimitarre, archi e cupole islamici e teiere di metallo inciso farebbero oscillare tra Marocco e Turchia - affida al sultano il compito di far tornare tutto a posto, individuando il colpevole. 
E così come era andato crescendo il parapiglia sempre più grande, dalla metà in poi del libro si va a ritroso fino a tornare alla magnifica arancia di partenza. 
A voler proprio cercare il pelo nell'uovo, l'arancia, come tutti gli altri personaggi coinvolti, è frutto (!) di un meccanismo ineluttabile e più grande. 
Lei come gli altri sono concause. Il famoso concorso di colpa... 
Ma tant'è è lei sola a farne le spese. 
E perché? Perché è l'unica che non può difendersi al tribunale del gran sultano e quindi tanto meno prendersi la sua responsabilità, solo in quota parte.
 

La seconda storia, anche questa, ma per motivi diversi, andrebbe ben discussa. Come la precedente, anche qui è intorno a un frutto che si ruota: il cocomero. 
E, simmetrica al precedente crescendo, qui si assiste a un diminuendo dei cocomeri e a un crescendo delle dimensioni degli aiutanti del giovane innamorato. 
La grazia di queste due piccole storie sta proprio in questo loro essere circolari, nel loro interno ripetersi, nell'essere movimentate, ma pur sempre tiritere, utilissime per chi sia alle prime armi con la lettura.

Per entrambe però, a lettura fatta, si potrebbe aprire un bel dibattito. Discutere sulle responsabilità con la prima e con la seconda ragionare ed eventualmente ribellarsi all'idea che le ragazze siano tutte golose, sensibili, romantiche e con il cuore tenero e i maschi tutti... timidi.
Tzè.

Carla

mercoledì 30 ottobre 2024

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

LA MESSA IN SCENA DI VOLPE E LEPRE 


“Questo è Volpe
Questa è Lepre
Volpe è grasso. 
'No!' 
'Si! Volpe, mangi troppo.' 
'Lo so, purtroppo.'
E mangia ancora di più. 
Ecco cosa mangia: 
una fetta di formaggio, un piatto di pappa d'avena, 
una coppetta di panna, 
un bel pezzo di pesce 
e una noce 
e una pera 
con un sacco di succo.”


Volpe e Lepre sono inseparabili amici, vivono nel bosco sotto lo stesso tetto, Gufo è il loro vicino, uccello a dir il vero un po' tonto che vive con un gallo (prima pulcino) chiamato Pio. 
L'incipit della storia ci presenta immediatamente i personaggi come fossero su un palco, neanche il tempo di conoscere il loro nome che l'autrice ci propone subito un dialogo su una questione che scopriremo essere molto frequente nella loro vita: la grande quantità di cibo che Volpe riesce a ingurgitare! 
Volpe è grasso nella stessa misura in cui Lepre è snella, veloce, e controlla la salute dell'amico. 
Il racconto della vita dei due animali si dipana per capitoli brevi, talvolta brevissimi, in cui al centro ci sono questioni di comune sopravvivenza: procurarsi il cibo, ripararsi dal freddo, relazionarsi con il vicino e con le persone estranee. Tutto narrato senza che mai si perda di vista la specie animale dei protagonisti, e non solo perché i loro nomi propri sono esattamente quelli della specie di appartenenza, ma soprattutto perché le loro tipiche caratteristiche riemergono alle volte come dei guizzi improvvisi che si dovrebbe tenere a bada. E quindi può accadere che Volpe si ricordi di essere appunto una volpe e venga improvvisamente investito da un irresistibile desiderio di divorare una lepre prima, un gallo dopo. Ma come se si trattasse di qualcosa di ingiusto, al pari di una marachella, Lepre prontamente interviene per farlo rinsavire. 


Un piano un po' meno evidente su cui si gioca il rapporto non concluso tra specie animale e caratteristica umana è quello del genere e dei ruoli sociali solitamente assegnati. 


Al lettore adulto non sfuggiranno probabilmente alcune situazioni in cui il ruolo femminile di Lepre sembra essere quello tradizionale di cura e di accudimento. Volpe oltretutto le chiede di cucinare, mangia grandi quantità di cibo, necessità di essere riportato in riga. Ma la Vanden Heede è ben attenta a non scivolare in certi tranelli e sembra alle volte lanciare un'esca per poi ridere se il lettore abbocca. Perché è pronta subito a smentire qualsiasi insinuazione e a ribaltare ognuna di quelle occasioni nelle quali si potrebbe riconoscere una intenzione esplicita di fornire contenuti moraleggianti. L’equilibrio fra le parti è sempre ricostruito non tanto allo scopo di mostrare quanto certi stereotipi siano fuori luogo in questa storia come nella vita che ci auguriamo di condurre, ma soprattutto per dichiararsi lontana da qualsiasi volontà didascalica. 
E così capiterà che sia Volpe a prendersi cura di Lepre quando si ammalerà e che i due si scambino in più di un'occasione le mansioni domestiche. 
Volpe e Lepre, e al pari Gufo e Pio, sono personaggi dotati di personalità precise, hanno caratteristiche che il giovane lettore riesce a comporre pian piano procedendo nella lettura del racconto. La freschezza di questa narrazione, che ha capitoli brevi e soprattutto uno stile paratattico con a capo frequenti, fa uso estremamente parco di parole, per cui tutto quello che occorre sapere si evince dalla lettura delle vicende narrate, nessuna descrizione che possa aggiungere altro a quello che ogni lettore avrà il piacere di scoprire, un passo alla volta. 


Il ruolo delle immagini di Thé Tjong-Khing è decisamente centrale: disegni piccoli, per lo più su fondo bianco, in perfetto armonioso rapporto con il testo. Non solo ne rispecchiano il contenuto, moltiplicando spesso la componente comica, ma soprattutto si inseriscono in quelle ampie porzioni di spazio che rimangono nella pagina grazie ai frequenti a capo, la cui scelta si dimostra doppiamente utile: consente una maggiore facilità di lettura, anche per chi è alle prime esperienze, e permettere alle illustrazioni di posizionarsi tra una frase e l'altra. 
L'incipit del libro è già illuminante in proposito e dimostra quanto la sintonia tra i due autori sia completa e quanto questo sia una nota aggiunta e preziosa del valore complessivo del testo che in questo modo si rivela oltretutto piacevolissimo allo sguardo. 
Questo volume recentemente riproposto in Italia da Rizzoli, in Belgio è il primo di una serie più lunga con gli stessi protagonisti. Sinceramente ci auguriamo che anche gli altri volumi possano raggiungere i giovani lettori italiani, dai sei anni in su, ma anche da prima, se fortunati ad avere chi leggerà per loro.

Teodosia 

"Volpe e Lepre", Sylvia Vanden Heede, Thé Tjong-Khing (trad. Laura Pignatti), Rizzoli 2024.

lunedì 8 luglio 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA VIA MAESTRA

La fidanzata del fantasma
, Malika Ferdjoukh, Édith (trad. Maria Bastanzetti) 
Babalibri 2024 



NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dai 7 anni) 

"Papà Reginald infilò una chiave enorme in una serratura altrettanto enorme. 
Proprio in quel momento esplose un tuono, e un lampo spense le stelle. 
Dall’interno della casa, una luce filtrò attraverso i vetri a losanghe e la porta chiodata si aprì rivelando una signora grassottella, imbacuccata in uno scialle di tartan. 
«Per san Giorgio e sant’Uberto!» mormorò. 'Entrate, entrate!' La famiglia March, Miss Noah e Jim si riversarono nel salone di Forest Lodge." 

La famiglia March (ma guarda il caso di questo cognome...) si compone di Horace, nove anni, sua padre Reginald, il nonno March, la cugina Olivia, una giovane fanciulla dalla voce di seta e dai modi garbati. Con loro viaggia l'istitutrice Miss Noah e temporaneamente Jim, un ragazzetto locale che li sta scortando, suo malgrado, per l'ultimo tratto di strada verso Forest Lodge, in quella notte di tempesta. 
Sbattuti dal vento, arrivano finalmente nella avita dimora scozzese, dove ad attenderli - nonostante l'ora tarda - c'è la servitù. In testa miss Cook, la cuoca che, con fare bonario, li accoglie con una tazza di tè ancora caldo. Jim, che non vede l'ora di svignarsela da quel lugubre maniero nella brughiera, riprende la sua carrozza e torna indietro con il suo kilt svolazzante, non prima però di aver incrociato lo sguardo di Olivia che, nonostante la dolcezza, a lui ghiaccia ancora di più il sangue... 
Cosa tiene a distanza il giovane Jim da Forest Lodge? Quello che tra un po' anche i nuovi inquilini apprenderanno. La dimora, come spiega a mezze parole miss Cook, è abitata dal fantasma di Lord Aloysius Mac Bligh. Oggi più irrequieto del solito. Perché? 
Questa è proprio una vera e propria storia di fantasmi! 

Le storie di fantasmi di norma prevedono alcune costanti. 
La prima: il fantasma di solito è fantasma, ossia spirito vagante e inquieto, perché qualcosa nella vita terrena gli è andato storto e quindi, da morto, non potendo trovare consolazione e pace, le cerca a ogni costo. Tra la vendetta e il risarcimento danni... 


La seconda: i fantasmi sono immateriali e di solito invisibili, o per meglio dire, sono in grado di dare segni precisi della loro presenza: rumori di vario genere, dallo scricchiolio in su, oggetti che si spostano senza apparente ragione, venticelli, sussurri.. Olivia o Oh, Livia? Talvolta voci cupe e lugubri fuori campo. Cose così. 
La terza: la notte è il loro momento preferito per presentarsi. 


La quarta: è difficile trovare fantasmi al settimo piano di un condominio affollato di una grande metropoli. Amano piuttosto i luoghi isolati e un po' lugubri (ammesso che anche il condominio non lo sia, lugubre). Di sicuro i luoghi che per loro hanno un preciso significato e legame con la vita passata. Dato che molti dei migliori autori di storie di fantasmi sono anglosassoni (esiste una significativa tradizione che arriva dall'Estremo Oriente, ma...) i castelli o le dimore avite nella brughiera sono i loro contesti preferiti. Ma non disdegnano anche i cimiteri (a km zero). 


La quinta: stando alle costanti 1, 2, 3 e 4 le storie di fantasmi sono spesso nate per far paura. Ma non sempre. Diciamo meglio, esiste fior di letteratura in cui il fantasma inquieta e perturba, visto il suo arrivo da un passato irrisolto, ma esistono anche esempi nati per far ridere, da Wilde a Jerome K Jerome. 
Tuttavia il perturbante resta la via maestra. 


Ecco. Anche in questa storia 'canonica' le prime quattro costanti ci sono tutte. 
Il suo bello però sta nell'aver rispettato anche la quinta, che in un libro per bambini che stanno imparando a leggere lo stampato minuscolo - quindi tra i sei e gli otto anni - non è poi così scontato. 
La cosa che colpisce qui è il buon lavoro che Malika Ferdjoukh  ha fatto sulle cinque costanti di appartenenza a un genere: contesto, lessico, l'iconografia, Shakespeare che è fonte di ispirazione dall'Amleto a Romeo e Giulietta. E molto altro, volendo spigolare. E poi quel bel nero anche in copertina di Édith. 
E il finale. Quel finale senza aggiustamenti inutili o peggio pacificatori.


Ormai moltissimi anni fa quando lessi per la prima volta Le streghe di Dahl fui colpita dalla storia, ma soprattutto dal finale. E da quella lealtà enorme dimostrata da Dahl nei confronti dei propri lettori nel dichiarare che le cose alle volte prendono una strada imprevista da cui non si può fare ritorno. 
Questo è solo per dire che Malika Ferdjoukh, un po' come Dahl, quando scrive storie, le scrive bene.

Carla

lunedì 28 ottobre 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


QUANDO SI DICE UN'INFANZIA DIFFICILE

Bill il cattivissimo (ora buonissimo), Ole Könnecke 
(trad. Chiara Belliti)
Beisler 2019



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Il suo bersaglio preferito però erano i bambini.
Se giocavano a calcio, Bill piombava nel campetto e requisiva loro il pallone.
'Basta con questo chiasso' strillava. 'Volete indietro la palla? Dite ai vostri genitori di venirla a prendere.' Naturalmente i genitori tremavano soltanto all'idea, e così addio pallone."

Bill era cattivo con tutti. Ai piccoli non solo sequestrava il pallone, ma rubava anche la cioccolata. Ma altrettanto perfido era con i grandi. Temuto nel quartiere, nessuno aveva il coraggio di opporsi ai suoi modi. Non lo faceva l'ortolano a cui Bill rubava quotidianamente una mela, non lo facevano i frequentatori abituali del bar cui raccontava barzellette tremende. Men che meno le signore anziane che riempiva di sberleffi anche nei giorni di buonumore. 


Come spesso accade, la popolazione, per timore, faceva buon viso a cattivo gioco e sopportava. Fino al giorno in cui il pallone, per un tiro esagerato finisce sul balcone di casa di Bill. Peter e Paul decidono di sfidare il pericolo e, arrampicatisi sull'albero, arrivano al balcone e al pallone. Ma davanti a una finestra non del tutto chiusa è umanamente impossibile resistere alla tentazione di guardarci attraverso. E così si scopre che Bill, nel sonno, fa anche lui brutti sogni...Sogna, ancora adesso, le sgridate di mamma e papà.
Forse l'antidoto a tanta cattiveria, è dietro l'angolo...

A quelli che si aspettano di trovare la stessa chimica che teneva magnificamente insieme Lester e Bob o Camillo e Luca, e che li rendeva esilaranti nei loro scambi, rimarranno a bocca asciutta: nulla di scambievole, nulla di tanto folle, perché il libro è costruito su altro.
Non sulla forza di un binomio, ma sulla fragilità del singolo rispetto al gruppo. Bill, che è cattivissimo, ovviamente non ha interlocutori alla sua altezza: lui procede in solitario. Dall'altro lato, c'è una comunità sotto scacco.


Tale condizione trova espressione nel suo strapotere, nella sua protervia, ma, come spesso succede, questo genere di potere, costruito sulla prevaricazione, ha piedi di argilla.
Nonostante sia grosso, abbia modi bruschi, sia maleducato e ostenti una grande sicurezza, Bill ha evidentemente un suo tallone d'Achille. E come altrettanto spesso succede, sono ai ragazzini scoprirlo, dal bambino di Andersen che gridò che l'imperatore era nudo in poi...


Mentre i grandi sono lì che abbassano la testa e se la fanno sotto e gli lasciano il pallone (le mele e il resto), i bambini, di fronte all'urgenza, si fanno coraggio e si fanno capaci di alzare lo sguardo. E in tal modo scoprono il punto di vulnerabilità di quel colosso.
La sottile ironia nei confronti di alcuni difetti dell'umanità, cui Könnecke non rinuncia, si concentra proprio su questo punto: l'atteggiamento arrogante di quel bulletto di quartiere. Il ragionamento però va avanti e la questione si sposta, sempre con il sorriso sulle labbra, su quale possa esserne l'origine.
In questa prospettiva, a voler andare a fondo, forse il libro Bill il cattivissimo andrebbe messo in mano anche a tutti quei cattivi educatori che generano nelle teste dei loro (mal)educati una necessità di autoaffermazione che sa esprimersi e imporsi solo attraverso l'arroganza. 
Non è dato sapere se questa ironia la possano cogliere i piccoli, mentre quanto meno farebbero bene a farci un pensiero i grandi.
Ai primi lettori, che hanno già diversi titoli a loro disposizione nella collana Leggo già, va lasciato invece il godimento di un testo in stampatello, di parole adatte a essere valicate anche da chi è alle prime armi, dello scherzo cui viene sottoposto il cattivissimo Bill, della vignetta finale al sapor di mela e, più in generale, di un disegno espressivo che si distingue per il nitore della linea chiara (mutuata da certo fumetto). Paletta di colori insolita ed efficace.


Piccolo dettaglio non trascurabile: la potenza del tiro del pallone sul balcone la si deve a una calciatrice in gonnella. 
Troppo forte o troppo incapace? Ah!

Carla

mercoledì 15 maggio 2019

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

RAPINA IN CORSA


La parte più indispensabile di questo libro, una graphic novel per apprendisti lettori, è la presentazione dei personaggi. Indispensabile perché in un racconto di sole immagini e dialoghi è un po’ difficile tenere il filo.
Il libro in questione è ‘La grande rapina al treno’, di Federico Appel, pubblicato da poco da Sinnos.
Il canovaccio è essenziale: il protagonista, l’io narrante, è un ragazzino vivace e curioso, in viaggio con una zia poco divertente. E’ circondato da una pletora di personaggi da film western: l’imbonitore, lo sceriffo, l’indiano buono e, naturalmente, i banditi, rappresentati dalla famigerata banda dei tredici, qui presenti solo in tre.
Mentre il giovane protagonista, annoiandosi a morte, va in giro per i vagoni del treno, facendo conoscenza con i vari viaggiatori che ne occupano gli scompartimenti, si avvicinano i feroci banditi, determinati a compiere la più grande rapina del secolo.
Ne deriva un forsennato parapiglia in cui, fra cambiamenti di fronte e colpi di scena, i banditi ovviamente alla fine hanno quello che si meritano.


Originale la scelta dell’autore di far parlare soprattutto le immagini, che via via assumono le caratteristiche di un corto d’altri tempi, una comica finale alla Buster Keaton. Da un inizio pacato, in cui vediamo i diversi passeggeri intenti in varie attività, il ritmo accelera velocemente con l’arrivo dei tre banditi, brutti come si conviene, uno dei quali a cavallo di un maiale. Da quel momento la struttura dell’immagine, con personaggi che compaiono dietro o sopra al treno, si complica. L’azione scorre velocemente : più personaggi entrano in azione, dall’indiano-professore che diventa un eroe e s’innamora della signorina lettrice, all’orso da circo che, liberato, interviene con la sua forza bruta, allo sceriffo imbranato che rincorre il treno cavalcando uno struzzo.
Talvolta tutto corre in una direzione, altre volte i personaggi sul treno corrono in direzione opposta.
Insomma molta molta animazione per una narrazione basata essenzialmente sul ritmo e sul grottesco, con personaggi disegnati per rappresentare la propria tipologia di appartenenza fino in fondo: la zia noiosa non può non avere gli occhiali, la signorina romantica ha un cappellino guarnito di fiori e così continuando.


‘La grande rapina al treno’ si presenta come un divertente movimentatissimo primo approccio dei lettori più giovani, di sei sette anni, al linguaggio del fumetto e della graphic novel; pur essendo di grande semplicità, è un testo ricco di riferimenti alle ambientazioni western, ai primi film e alle comiche, con il ritmo sincopato che le contraddistingue. I lettori e le lettrici dovranno imparare a districarsi in un’azione così veloce, ma lo faranno sicuramente con grande divertimento.

Eleonora

“La grande rapina al treno”, F. Appel, Sinnos 2019



venerdì 19 aprile 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


BELLA COPPIA!

Rana e Rospo sempre insieme, Arnold Lobel 
(trad. Cristina Brambilla)
Babalibri 2019


NARRATIVA ILLUSTRATA PER PICCOLI (dai 6 anni)

Rana e Rospo mangiarono un sacco di biscotti, uno via l'altro. 'Sai Rospo' disse Rana con la bocca piena, 'penso che dovremmo smettere di mangiare biscotti o ci verrà il mal di pancia.' 'Hai ragione' disse Rospo 'mangiamo l'ultimo e poi basta.'"

Naturalmente non fu così. La ciotola dei biscotti che ha fatto Rospo è ancora bella piena. E smettere non è per nulla facile: occorre la forza di volontà. Cioè occorre sforzarsi di non fare quello che tanto si vorrebbe fare...
Quindi dalla ciotola i biscotti vengono rinchiusi in una scatola. Ma la forza di volontà non impedisce loro di aprirla. E anche se le mettono lo spago intorno, la forza di volontà non ha a che fare con il tagliare i nodi... La scatola, ormai sempre più vuota arriva fino in cima alla credenza. 


Solamente quando tutti gli uccellini vengono invitati a mangiare i biscotti per finirli e li finiscono, i due constatano di non avere più biscotti, ma moltissima forza di volontà. Quella necessaria a farli decidere di fare una bella torta...


Questo è uno dei brevi racconti che Arnold Lobel scrisse un bel po' di anni fa. Le loro storie, pubblicate con il titolo Rana e Rospo grandi amici, nella collana Fabbri - collana che conteneva vere e proprie chicche della letteratura internazionale, chiosate da Antonio Faeti - comparvero, circolarono un bel po' e poi sparirono. Ora Babalibri, in una veste grafica lievemente diversa (i testi sono in stampato maiuscolo e stampato minuscolo), lo ha ripubblicato con l'obiettivo di metterlo nelle mani di giovanissimi lettori, alle prime armi. Trova posto in questa nuova collana Superbaba, dove il registro consueto della casa editrice cambia: non più i consueti picture books che hanno reso famoso e amato il suo catalogo, ma libretti più agevoli, in brossura. Da collezionare (ne sono già usciti 4 titoli) e da utilizzare come palestra di lettura.
Ma non solo.
Rana e Rospo sempre insieme è una meravigliosa palestra per esercitarsi a leggere la realtà con criteri insoliti. Criteri che, non credo sia errato pensarlo, sono lontani dagli stereotipi e appartengono all'infanzia. Basti pensare alla logica stringente (solo i bambini conoscono a fondo la logica e la praticano con assiduità) che è sottesa al racconto in cui Rospo decide di scandire la sua giornata con un comodo elenco scritto di cose da fare. Oppure l'esercizio di pazienza dello stesso nell'attesa snervante di un giardino appena seminato. La pazienza è una cosa che matura eventualmente con l'età, è risaputo. 
Oppure ancora, questa solida e bella coppia maschile, inossidabile anche dopo quasi cinquant'anni di serena convivenza sulla pagina.


Insomma è una grande gioia rivedere Lobel in giro (già Kalandraka qualche anno fa pubblicò le Storie di topi) e Rana e Rospo in particolare. E soprattutto constatare ancora una volta quanto esso rappresenti a tutti gli affetti un classico della letteratura contemporanea. Un fondamento. 


Lobel, e lo attestano le Caldecott e le Newbery Medals vinte, fa parte di quella nutrita schiera di autori americani (o ivi trapiantati) che dalla fine degli anni Cinquanta fino a tutti gli anni Settanta ha dato vita a un'epoca d'oro per il libro illustrato. Un disegno molto classico in una impaginazione altrettanto rispettosa dei canoni, Rana e Rospo sempre insieme rivede la luce grazie a una colta politica di progetto che qui si deve a Babalibri, ma anche diversi altri editori hanno intrapreso. 
Non si tratta solo di omaggi ai Padri e alle Madri della contemporanea letteratura illustrata, quanto anche di un'esigenza di riconfigurarsi, editorialmente parlando, su un canone che garantisca la qualità migliore all'interno di un panorama che sempre più spesso non dimostra di saper essere all'altezza delle aspettative.



Come dire, in libri del genere, lo sguardo spazia e l'aria che si respira è più rarefatta, dentro c'è più ossigeno e leggerli fa girare, meno male, la testa.

Carla

venerdì 4 maggio 2018

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


CAVALCARE LA TIGRE

La tigre di Anatolio, Guia Risari, Giulia Rossi
Beisler Editore 2018



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Fin da piccolo Anatolio era appassionato di tigri. La prima parola che disse fu 'tigre'. Disegnava sempre grandi felini striati e, a volte, rispondeva con un ruggito. Pensava alle tigri da mattina a sera. Quanto alla sua, non era un animale immaginario, ma reale. Pesava duecentocinquanta chili ed era lunga tre metri. Aveva baffi come corde e una coda irrequieta che frustava l'aria."



Anatolio, essendo esperto, era anche abile nella gestione del felino. Le aveva insegnato come ci si comporta al parco, niente cani, bambini e vecchietti da sgranocchiare. Le aveva insegnato a sorridere e a scodinzolare per rassicurare i passanti. Insieme facevano una bella vita: si raccontavano a vicenda storie, si facevano effusioni affettuose, leccatine e grattatine. Anatolio era abile anche nel saper mantenere un buon livello di igiene personale della tigre, perché il suo lato selvatico non risultasse sgradito agli altri.
A parte il giovedì che era giorno di bagno, il resto del tempo lo passavano, inseparabili, esplorando il mondo. Una città può rassomigliare a una giungla, a saper guardare...

Bambini e tigri. Non è la prima volta che si incontrano sulle pagine di un libro per l'infanzia. Capostipite Mowgli fino al piccolo Babaji (L'ippocampo 2008) e l'ineguagliato principe tigre (Babalibri, 2005). In tutti questi esempi, tuttavia, le tigri sono a casa loro. Qui, nel racconto di Guia Risari, la tigre invece è un'eccezione, un fuori programma, in una città qualsiasi, lontana da scenari asiatici.
C'è da chiedersi, potrebbe essere amica o parente di una tigre che compare all'ora del tè? Potrebbe. Non a caso con quella di Judith Kerr (Mondadori 2016) che suona il campanello, depreda il frigo e beve tranquilla il tè con la bambina a sua madre, questa di Anatolio condivide più di una analogia. La prima: spunta dal nulla e da un momento all'altro diventa assolutamente normale per chi la vede (con una sola eccezione per il dobermann) che lei sia lì. Come quella della Kerr, la tigre di Anatolio non teme lo sguardo degli adulti. Come quella della Kerr è una tigre al cento per cento, con usi e costumi propri della specie. Ed è proprio su questo che, come la Kerr, anche Guia Risari sembra voler giocare: ovvero innestare un elemento totalmente alieno e assurdo in un contesto che appaia il più quotidiano e consueto possibile. 


Così nasce la risata.
Secondo passo, si potrebbe dire, necessario: mettere l'assurdo nelle mani di un bambino e stare a vedere che cosa succede. Anatolio, come già è capitato ad Anna nei confronti dei gorilla (Anthony Browne, Gorilla, Orecchio acerbo 2017), ama a dismisura le tigri e non pensa ad altro. Questo è il pretesto narrativo per materializzarne una sul suo tappeto e per mettere quel bambino nella felice posizione di poterla avere come animale da compagnia. In assoluta nonchalance.
Se si legge il solo testo, in maiuscolo per andare incontro alle prime esperienze di lettura autonoma da parte di bambinetti e bambinette di tra i 5 e i 7 anni, si aprono svariati scenari possibili perché ovviamente è costruito su un buon numero di gap, altrimenti detti 'non detti'. Il primo ed esemplificativo si riassume in meno di una riga: Quanto alla sua, non era un animale immaginario, ma reale. Non una parola in più viene spesa al proposito. E chi legge non può fare altro che adeguarsi e far partire la propria immaginazione. 



Immediatamente dopo, come ad attestare il registro intrapreso, l'assurdo, della tigre vengono elencate le caratteristiche fisiche e di comportamento che sono assolutamente ancorate alla realtà: baffoni, codona, peso cospicuo e certa ferocia. Naturalmente tutto quello che segue assume il tono esilarante dell'improbabile. E l'alternanza tra realtà e assurdo prosegue. Stando al testo, apparentemente fino alla fine (ma allora che ci fa il gatto di casa a riportare tutto alla normalità?)
Ebbene un libro che ha tutte queste potenzialità narrative, date da un silenzio programmatico che si è imposto di non voler spiegare troppo, si asciuga nel suo aspetto illustrativo. In simmetrica controtendenza, nei disegni tutto appare molto descritto, rigido, normalizzato, e a un passo dallo stereotipo. 



Più felici e liberi sono gli sfondi architettonici di città, e arborei di parchi e 'giungla'. Innegabile l'equilibrio compositivo delle pagine, con alcune soluzioni divertenti. Tuttavia, Anatolio e la sua tigre sembrano, al contrario, bamboleggiare davanti al lettore, come se si sentissero osservati e si irrigidissero, perdendo di spontaneità e di piacevolezza per chi guarda. E anche, purtroppo, del necessario stupore.


Ancora un po' di strada deve essere fatta...


Carla

giovedì 19 luglio 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LE MAMME DI AMSTERDAM

OOPS! LA PORTA È BLOCCATA!, Marian De Smet, Marja Meijer
Clavis 2011



NARRATIVA PER MEDI (dai 6 anni)

Ma quando è il momento di uscire...
Click! Clack!
Il gancio è bloccato!
Anna riprova ancora...
un, due, tre, quattro, cinque volte!
La porta non si vuole proprio aprire.
Quindi , spinge con tutta la forza che ha...
E adesso che cosa faccio?

Ecco a voi l'incubo che ha terrorizzato moltissime generazioni di bambini e molte di adulti. La porta del bagno si è bloccata e noi non riusciamo a uscire.
La bambina Anna è andata in biblioteca con sua mamma. Le scappa pipì, entra nel bagno, chiude la porta con il gancio. Appoggia i libri sulla cassetta del water, si tira giù le braghe, si siede, fa pipì...come si vede che Anna non è una bambina italiana. A una bambina 'nostrana' non sarebbe permesso andare al bagno da sola, men che meno chiudersi, men che meno meno sedersi.
La nostra piccola Anna olandese, invece, in solutidine deve risolvere il suo problema. Primo tentativo: passare, strisciando, sotto la porta ( e qui già nel lettore italiano, abituato a pavimenti di bagni pubblici non esattamente lindi e pinti, si genera un senso di forte orrore...). Secondo tentativo: passare da sopra. Troppo alto. Terzo tentativo: coinvolgere un ragazzino di passaggio (che ci faceva nel bagno delle femmine??) e tirarlo dentro. Almeno così, in due non ci si annoia e poi hanno i libri con loro. Dopo aver letto e sfogliato assieme i libri sugli animali arrivano i rinforzi. 'Anna, non devi allontanarti senza avvisare e nemmeno chiuderti in bagno, te l'ho spiegato tante volte..." Ma allora è vero: tutte uguali le mamme da Catania ad Oslo!

Nella collana LE MIE PRIME LETTURE della Clavis compaiono dei piccoli libretti in brossura, senza nessuna pretesa grafica ed editoriale che hanno il pregio di costare poco e di essere utile strumento per i primi tentativi di lettura da parte dei bambini delle prime classi di elementari. In particolare questo titolo, sembra essere un libro intermedio tra un albo illustrato (nella sua proporzione immagine/testo) e un primo libro di narrativa, per formato, rilegatura, costo.
La collana è sapientemente divisa in livelli pensati tenendo conto della relativa difficoltà e lunghezza del testo. Nobile proposito cui anche altre case editrici stanno puntando, e penso a Il Castoro con la sua collana ANCH'IO SO LEGGERE!
Questa esigenza di prime letture in passato era soddisfatta dal prestigioso catalogo Salani con i Criceti, o da Einaudi, EL con PRIME LETTURE. Ah, bei tempi! Ora, con la tendenza alla semplificazione dell'apprendimento e all'appiattimento dell'offerta e delle richiesta, libri del genere sono stati soppiantati dai terribili libri (sic!) di Stilton e da altre bassezze consimili.
Fortunatamente,da qualche tempo, gli editori più sensibili stanno cercando di opporsi a questo dilagante 'spegnimento' del pensiero e offrono a piccoli lettori in erba un catalogo che possa dirsi dignitoso per un essere umano.
Aspettiamo e speriamo

Carla