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lunedì 20 gennaio 2025

FAMMI UNA DOMANDA!

IL GIGANTE TREMULO


"Mi chiamo Pando perché mi spando, 
se c’è spazio me lo prendo. 
Mi piace stare bello largo, mi allungo, 
stendo le gambe e i piedi e le dita dei piedi. 
Finché poi un piede esce dalla coperta. 
Ho sempre un sacco di piedi fuori dalla coperta." 

Il fatto di avere spesso i piedi fuori dalla coperta fa sì che qualcuno di passaggio li rosicchi. Un cervo mulo, per esempio. Fortunatamente un tempo c'erano i lupi che li tenevano lontani da piedi di Pando. Ma adesso i lupi lì non ci sono più... 


Pando è nato piccolino, come tutti.. Mingherlino, addirittura. Ma già a un anno di distanza è raddoppiato di misura. E poi il triplo e poi ancora e ancora... Fino a diventare un gigante. Ma Pando non è solo enorme è anche vecchissimo: ha millemila anni e ci vorrebbe un mese a contare tutte le candeline da accendere per il suo compleanno. Pando pur avendo moltissime gambe, non va mai da nessuna parte: è pigro. O meglio muoversi non è nel suo DNA.
 

Dal posto dove è nato non si è mai mosso e, nonostante il fatto che sia grandissimo sembra difficile vederlo per quel che è. 
Lui, però, al contrario vede te, perché ha un sacco di 'occhi'. Il suo mantello, se così lo vogliamo chiamare, ha tre colori principali. Verde, giallo e rosso, colori che si avvicendano con lo scorrere delle stagioni. La bellezza di questo variopinto mantello è che non sta mai fermo, vibra con l'aria che ci passa in mezzo. 
Pando è bello anche e soprattutto perché, come tante altre creature, forse tutte, bambini compresi, mostra di sé una parte visibile, ma ne ha un'altra che sta nascosta. Ma Pando a cui piace espandersi va in molte direzioni: di sopra e di sotto, di qua e di là. 
E nel suo grande groviglio, quello sotto, qualcuno è stato più bravo e curioso di altri ed è riuscito a trovare l'origine, il seme - unico e piccolissimo - da cui Pando è nato. 
Come molte creature, anche Pando è nato da un seme... 
Pando non è un millantatore e questo nome, che in latino corrisponde alla prima persona singolare del verbo pandere che, nella sua forma riflessiva significa sboccio, mi espando (qualcosa del tipo, mi allargo), se l'è guadagnato sul 'terreno': è davvero l'albero più grande al mondo. Talmente grande che la sua superficie corrisponde a circa una quarantina di ettari, una sessantina di campi da calcio e non è solo il più grande è anche il più vecchio, 80'000 anni dovrebbero avere le sue radici. 
Si tratta di un pioppo tremulo, infatti in America dove si trova (nello Utah) lo chiamano anche Trembling Giant. 
Il pioppo tremulo ha questa caratteristica: cresce, ossia si moltiplica, per polloni, ossia per mettere su famiglia di norma non spedisce semi in giro, ma fa figliolini facendo spuntare dal suo enorme apparato radicale nuovi piccoli steli, polloni, che poi diventano esili tronchi e poi tronchetti robusti e via a crescere se non glieli mangiano i cervi. 


Se gli steli sopravvivono ai loro dentini, il tronco si irrobustisce e la corteccia cresce bella chiara, interrotta solo da grandi occhi che non sono altro che le cicatrici dei rami caduti. Ogni singolo tronco dura al massimo duecento anni, ma sono le radici che sopravvivono e che hanno gli strumenti per generarne uno nuovo... 
Questa storia, tanto vera quanto avvincente, di un unico albero che ha le sembianze di un intero bosco di cinquantamila tronchi è diventata un libro, che Giorgia Conversi ha scritto e Andrea Rivola ha illustrato. Come è successo per questo pioppo tremulo americano, anche per la genesi di questa storia tutto è nato da un semino: una chiacchiera con una sua collega che le ha raccontato la storia di Pando. Per Giorgia Conversi diventa irresistibile e così decide di scriverla. 
Ma come lo fa? Lasciando all'oscuro i propri lettori fino alla fine. Un po' come le radici di Pando che lavorano sotto terra, lei con Andrea Rivola progettano un grande indovinello, pagina dopo pagina che trova la sua soluzione solo nella pagina finale quando del grande pioppo fatto di pioppi si vedono anche le radici. 
Il lavoro di scambio tra le idee e le suggestioni di Conversi e Rivola fa il resto. 
Di Pando la Conversi estrapola un pugnetto di informazioni fondamentali che possono essere comprensibili e interessanti per i bambini, anche piccoli, e le mette in fila, legando ciascuna a uno degli animali che intorno al pioppo gironzolano per ragioni diverse: il cervo mulo e le alci che ne sbocconcellano i polloni nuovi, l'orso nero, con i lupi e i puma, li tenevano a distanza, il bruco delle tende che ama nutrirsi delle foglie e che rappresenta una vera calamità per il gigante tremulo. 


Con Andrea Rivola trovano una lingua comune e così lui, come lei, animale dopo animale, di fatto racconta e illustra un unico soggetto, guardandolo e rappresentandolo da angolazioni sempre diverse. Pando, così come è nella realtà, compare solo alla fine del libro. Per non svelare il suo mistero e costruire la sorpresa. 


Bella idea e, naturalmente, bella storia! 

Carla

"Pando. Una storia vera", Giorgia Conversi, Andrea Rivola, Aboca Kids 2024 

lunedì 2 dicembre 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

TANTO RUMORE PER NULLA 

Il Natale sono io!, Olivier Tallec (trad. Tommaso Gurrieri) 
Edizioni Clichy 2024 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Abele l'abete pensa che non vorrebbe crescere qui, all'ombra di centinaia di alberi sinistri, che lo terrorizzano. 
Ha ambizioni un po' diverse dal diventare un armadio. 
E tra l'altro non gli piacciono quei mobili commerciali, costruiti in serie. 
Lui sogna luci e colori. Se solo potesse sentire i suoi rami piegarsi sotto il peso degli addobbi e avere un'enorme stella in cima alla testa... 
Perché Abele ha un unico sogno: diventare un albero di Natale." 

Parafrasando il motto di Luigi XIV, l'etat c'est moi (!), questo piccolo abete, di nome Abele (!) cerca di dare una svolta alla sua carriera di albero: di certo non ha le fisique du role e nemmeno la predisposizione d'animo per diventare un mobile componibile Ikea. Non è neppure credibile che voglia finire come fiammifero, o peggio ancora come bara... 
Abele sogna altro. Già si vede con lucine, decorazioni laccate, una stella sulla testa e nastri colorati che pendono dai suoi rametti, essere il centro dell'attenzione durante la festa più importante dell'anno, almeno nel mondo occidentale... 
Questo suo progetto cozza con la circostanza di essere piantato in un terreno in mezzo a tanti altri abeti come lui. Spostarsi potrebbe sembrare un problema oggettivo, visto che lui è albero, ma in verità con un buon lavoro di scavo delle proprie giovani radici con i rami più lunghi e più bassi, anche quel vincolo si supera. 
Il problema, semmai, viene dopo, quando il natale gli sfreccia letteralmente sotto gli aghi... 

Ho giurato a me stessa che non avrei scritto una riga su libri esplicitamente natalizi prima dell'arrivo di dicembre. Lo considero immorale. 
Questo albo che dell'intero circo natalizio mette a fuoco un solo aspetto, il desiderio di un abete sognatore, è un altro di quei preziosi racconti che Tallec offre ai suoi numerosi e affezionati estimatori. 


A parte lo sguardo affettuoso che dimostra nei confronti dell'abete Abele (!), a parte la qualità del disegno,Tallec fa succedere un altro paio di cose interessanti, anzi tre: da una parte piega la realtà a suo uso e consumo, dall'altro mette fra le righe un suo preciso punto di vista sul natale e sul modo frettoloso e meccanico in cui lo celebriamo, ma accende anche una lucina sulla questione dell'autodeterminazione (di un abete). Cose, queste che mi paiono interessanti a prescindere. Terza cosa: Tallec, come molti altri buoni autori di storie per bambini, non disdegna affatto il piacere di rivolgersi anche ai grandi, quando scrive e disegna. 
Qui come altrove si percepisce la sua volontà di parlare (complice anche il suo sapido traduttore), sia ai suoi lettori sotto il metro e quaranta sia a quelli sopra detta misura. 
Credo dipenda dal fatto che Tallec, come molti altri, quando scrive, scrive. Punto. Non pensando troppo ossessivamente all'età dei propri lettori. 
Torniamo al punto uno: piegare la realtà verso l'assurdo. A parte il gioco di dare a ciascun abete naso e occhi - l'antropomorfizzazione è cosa diffusa nelle illustrazioni dei libri per bambini - Tallec fa un passetto in più. 


Concede ad Abele un know-how non comune per un abete: quello di sradicarsi, come se nulla fosse. L'idea di crescere in mezzo ai suoi simili già adulti, con un futuro prestabilito, proprio non gli piace, quindi Tallec gli affida il superpotere di sradicarsi e di camminare, e poi di correre verso il suo nuovo destino. Perché questa è un po' la questione che attraversa l'intero racconto... In questo scarto totalmente assurdo però non perde l'occasione di disegnare le cose come "dovrebbero essere", ovvero se si osservano le gambette di Abele si noterà un certo irsutismo, dato dalle piccole radicette, ora all'aria. 
Tacerò sulla pallina rossa, e il suo ruolo di oggetto transizionale. 
Il secondo pregio del libro sta appunto nelle due questioni intorno a cui il racconto ruota. La prima ragiona sulle aspettative personali. In questo caso, contrariamente all'abete di Andersen, Abele riesce nel suo obiettivo, con la complicità del suo illustratore, tuttavia la cosa che gli preme è poter scegliere di non crescere come un pollo di batteria, ma godersi il suo momento di unicità e celebrità. 


A onor del vero, con l'abete di Andersen condivide anche un certo senso di insoddisfazione. 
L'abete di Tallec, nello specifico, è molto deluso nei confronti del tanto decantato natale. Tanto rumore per nulla! 
Tuttavia, rispetto al suo più famoso predecessore, il finale che lo aspetta è molto meno lacrimevole. 
 A meno che non si tratti di lacrime dal troppo ridere. 

Carla

venerdì 19 luglio 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

ALBERI

Bella Bambina dai Capelli Turchini
, Adolfo Córdova, David Álvarez 
(trad. Federico Taibi)
#Logosedizioni 2024 


ILLUSTRATI PER MEDI (dai 9 anni) 

La Bella Bambina dai Capelli Turchini apre gli occhi per la prima volta. È distesa su un pascolo. Ode un pianto. Si alza e lo trova. Non è l'erba a piangere, ma un neonato. La rugiada si è già asciugata sulla sua fronte e il suo corpo risplende violaceo. Lei lo culla, lui smette di piangere. Cerca la madre, il padre, la casa. Niente. Non c'è nessuno. 

part. da ©Adolfo Córdova, David Álvarez 
Bella Bambina dai Capelli Turchini

La bambina è una fata, è nata insieme al pianto del bambino e deve prendersi cura di lui sempre, affinché non si affacci agli abissi, non scivoli nel fiume, non mangi le bacche scarlatte. 

Ma così non andrà: i lupi in agguato nell'erba divorano lei e il bambino. Ma il vento ritesse i suoi frammenti e la trasforma in lupa, il pelo turchino. Dal sangue del bambino lei fa nascere un ginepro. E riparte inquieta fino al prossimo bambino, un altro figlio abbandonato, ma un freccia di un cacciatore la trova e lei muore ancora una volta. Ma il bimbo ora è larice. 
Il vento la tesse ancora una volta, un picchio imperiale che di turchino ha la corona sul capo. 
Di bambino in bambino la fata si trasforma, e trasforma lei stessa i piccoli che incontra in alberi. 
Questa è la sua grande magia. 
Fino al giorno in cui chiede agli spiriti di poter vendicare la cattiveria dei grandi verso i bambini... 
Dai genitori che li abbandonano nel bosco fitto, fino a quelli che organizzano grandi eserciti per farsi la guerra: lei li sfiora e il suo grande potere lascia al suo passaggio boschi spuntati dal nulla. 
Ma un giorno la Bella Bambina conoscerà Lorenzino, con lui parrebbe tutto diverso... 

Campanellini risuonano distintamente: dal titolo, all'incontro con Lorenzino tutto porta in una unica direzione. Pinocchio. 

part. da ©Adolfo Córdova, David Álvarez 
Bella Bambina dai Capelli Turchini



Sul percorso che Adolfo Córdova fa per raccogliere i singoli frammenti e poi ricomporli tutti in una magnifica storia che in qualche modo si cuce a quella del burattino di legno non si dirà una sola parola. Mentre invece mi parrebbe interessante notare lo sguardo e l'incedere visionario che tanto chi scrive, quanto chi illustra condividono. 
E ancora. Mi parrebbe degno di attenzione il senso più profondo di questa storia che parrebbe la prima di una serie, stando a quanto si legge a racconto finito: 
 "Questa collana è un omaggio a tutti i personaggi dimenticati che non si affacciano ai pozzi dei desideri, non trovano tesori, né mordono mele avvelenate. Sono i personaggi secondari, nati dalla penna di grandi autori che hanno creato per loro momenti fugaci così autentici da far nascere in me il desiderio di prolungarne l'incanto." 
Ricordo molto bene quando David Almond spiegò ai suoi lettori che Mina, la ragazzina Mina, comprimaria dentro Skellig, fosse stata per lui - quasi suo malgrado - una tale rivelazione da pensare di dedicarle un libro tutto suo in cui è protagonista assoluta. E così è andata. E, accanto a Skellig, si è aggiunto un altro gioiello che è, appunto, La storia di Mina
La logica mi pare sostanzialmente la stessa. Con un distinguo che però non è da poco. 

part. da ©Adolfo Córdova, David Álvarez 
Bella Bambina dai Capelli Turchini

Qui  ci si muove tutti in un immaginario condiviso, quello delle fiabe, ovvero dei racconti della nostra infanzia. E questa circostanza permette a Adolfo Córdova e David Álvarez di volare ancora più liberamente. Tutti noi possediamo una mappa comune dello spazio di volo e quindi l'orientamento lo si recupera molto più facilmente. 
Dico questo perché la cosa che si percepisce qui è la grande libertà visionaria, che della fiaba mantiene il tono, ma si espande in direzioni che tanto ricordano anche visivamente il genere del fantastico puro, come pure la mitologia più classica, in fatto di metamorfosi, almeno.
Per questa ragione non credo di illudermi al pensare che i lettori più giovani godranno di questo continuo gioco di mutazioni, che anche visivamente richiedono occhio attento e poi grande stupore. Ma credo pure che anche i più grandi possano facilmente costruire dei bei nessi tra Ovidio e la Bella Bambina. 
Un altro punto interessante, almeno per quel che mi riguarda, deriva da una mia naturale attrazione 'professionale' verso le riscritture intelligenti di storie classiche. 
Il cambio di prospettiva oppure di registro o di tono a mio parere è foriero di sconfinamenti, quindi di novità, quindi di curiosità e attenzione e quindi di pensiero. 
A riprova di ciò, porto l'esempio di come quasi a ogni frase che Adolfo Córdova mette sulla pagina e a ogni disegno che su quella stessa pagina si espande e dilaga, è proprio il caso di dirlo, si accendano riferimenti e pensieri anche molto lontani dalla storia in sé. Evocatori. 

part. da ©Adolfo Córdova, David Álvarez 
Bella Bambina dai Capelli Turchini

Libro benefico. 

 Carla 

Noterella al margine. Sui disegni di David Álvarez andrebbe scritto un post a parte. Colpevolmente lasciato indietro e poi fagocitato dal resto è rimasto un altro libro che mi aveva colpito un bel po': La donna Uccello, uscito nel 2022. La promessa è quella di farlo tornare in superficie, questo libro, e dedicare a questo artista messicano almeno un po' di luce della tanta che meriterebbe.

venerdì 26 aprile 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

L'IMPASSIBILE JON

Papà è un albero, Jon Agee (trad. Alessandro Zontini) 
Il Castoro 2024 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni) 

"Dai, papà, facciamo gli alberi! 
 Facciamo che le braccia sono i rami, il corpo è il tronco, e le gambe sono le radici. 
 E poi stiamo fermi. 
 Così. 
Va bene, Maddy, ma solo per un minuto! Oh."
 
Chi ha detto oh? Un piccolo gufo ha subito approfittato di quel ramo - più basso degli altri, più morbido degli altri, più caldo degli altri. Quindi su quel papà albero adesso c'è un gufetto che si è accoccolato tra spalla e collo, un pettirosso approfitta dei riccioli e li usa come soffice base per il suo nuovo nido. Poi le cinciallegre, una farfalla, uno scoiattolo e una coccinella... 
Maddy, da sotto, controlla e informa suo padre dei nuovi arrivati, man mano che si presentano. 


E nello stesso tempo suo padre comincia a realizzare alcune innegabili scomodità nell'essere albero, seppure per un giorno. 
C'è da dire che Maddy si dimostra molto premurosa nei suoi confronti, soprattutto quando comincia a piovere... 

In tutta sincerità mi manca un po' quella bella rigona nera che di solito è la linea di contorno dei suoi disegni, tuttavia mi pare ugualmente irresistibile anche questa ultima uscita dell'impassibile Agee. Irresistibile perché comica, molto comica. 
Non c'è occasione in cui Agee lasci indietro il lato buffo delle cose, delle situazioni. E anche solo per questo andrebbero letti e condivisi i suoi libri. Sempre lievemente cattivello, sempre un po' schierato dalla parte dei più piccoli, Jon Agee è così magnificamente capace di lucidare le sue storie per renderle semplicemente brillanti. 


Anche in questa storia, fatta di un dialogo tra padre e figlia che si dipana per un intero giorno, non si smentisce. A ben vedere, la storia è fatta di ben poco (anche se costruite le singole inquadrature con grande maestria) e anche il contesto è ridotto ai minimi termini, le illustrazioni tutte rilavorate in digitale (come già visto nel libro Il muro in mezzo al libro) però hanno un quid che le rende a tal punto espressive, che anche qui come già si ero detto allora, il confronto con il gioco degli sguardi in Klassen torna a galla. 
Entriamo nel merito di ciò che accade. 
Una breve trattativa tra una piccola e suo padre mette subito in chiaro chi comanda tra i due: si è di fronte a quella tipologia di genitore che non si tira indietro nel scendere in agone e mettersi in gioco "alla pari" con un piccolo. E nel farlo, perde alla grande. Da cui nasce la prima ragione per ridere. 
Nello stesso modo è molto chiara la consapevolezza del potere di cui si gode la sua controparte, Maddy. Lei è meravigliosamente determinata ad andare avanti a ogni costo. 
E in questo ricorda un po' i bambini infallibili di Oliver Jeffers che se la sanno cavare in ogni circostanza, senza stupirsi mai troppo e senza perdersi d'animo di fronte alle avversità, affrontandole con i mezzi che hanno a disposizione e soprattutto non ponendo alcun limite alla loro immaginazione per uscirne indenni: Stuck (alias Nei guai!) rules! 
La amorevole Maddy qui gioca di sponda perché, se da un lato si preoccupa che il suo padre albero non si bagni poi troppo (sapendo bene che il tirare troppo la corda non converrebbe a nessuno, men che meno a lei...), dall'altro elabora una sua personale strategia per raggiungere l'obiettivo prefissosi: stare tutto il giorno fuori. 


Dunque se la prima cosa comica è la relazione capovolta tra un grande che si fa comandare e una piccola che lo comanda, seppur con il dovuto garbo, l'altro elemento di risata sta nel modo in cui Agee costruisce il racconto per accumulazione. 
E ancora una volta torna in mente il citato libro di Jeffers. Veder crescere in progressione l'assurdità della situazione è sistema collaudatissimo e non c'è possibilità che il lettore non ci caschi dentro e si sbellichi a vedere questo padre prima serafico e sorridente, perdere via via le sue certezze di essere nel gioco giusto... 


Tanto più lui inarca le sopracciglia - alza persino un po' la voce quando l'aquilone gli si incastra sulla testa - oppure assume l'espressione tra il perplesso e il perdente, tanto più Maddy è impassibile agli stati d'animo paterni ed è tutta un sorriso di soddisfazione. Come uscirne con onore? 


Ancora una volta è la comicità della situazione a suggerirla. 
Nonostante il buio, nonostante la pioggia e una intera giornata a fare l'albero, a suggerire come uscirne è mamma gufo che con una potente bubolata richiama a sé il suo piccolo che dalle spalle del papà di Maddy vola verso la protettiva mamma gufo, un ramo più in alto. 
Morale della storia: Maddy e il piccolo gufo si ritrovano alleati nell'essersi ritagliati una giornata diversa dal solito, mentre mamma gufo e padre di Maddy (debitore in eterno nei confronti di quel rapace) sono alleati per ruolo e per destino: entrambi sono stati al gioco dei loro piccoli ed entrambi ora hanno ripreso il controllo della situazione. 
Sì, ma fino a quando? 

Carla

mercoledì 10 aprile 2024

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

OTTOBRE


Questo è il nome proprio di una ragazzina cresciuta dal padre in un bosco nelle vicinanze di Londra. La scelta di vivere ai margini, nel senso letterale e geografico, del mondo civile è all’inizio condivisa dalla madre, che però, dopo quattro anni, decide di tornare a Londra.
La vita di Ottobre, il cui nome viene spesso declinato due volte, quasi in una invocazione, è naturalmente più selvaggia e avventurosa di quanto non possa essere quella di un bambino o una bambina cresciuti in città. Pochissime comodità, molte sane abitudini, moltissimo lavoro, per tenere il bosco ‘in ordine’, e molta fantasia: il personaggio centrale di ‘Ottobre, Ottobre’, scritto da Katya Balen e pubblicato nel 2023 da Einaudi Ragazzi, sostituisce la tecnologia, che nella casa nel bosco è ridotta al minimo, con la cura degli alberi e con l’invenzione di infinite storie, che poi racconta al padre. Storie che partono dagli oggetti che via via ritrova fra sassi e foglie cadute e che costituiscono il suo tesoro segreto. Due eventi segnano la sua vita a ridosso del suo undicesimo compleanno: il ritrovamento di un pulcino di barbagianni, che lei accoglie e cerca di salvare, per poi doversene separare, e l’incidente che inchioda il padre in ospedale per mesi. Questo è il punto nodale in cui il destino della ‘selvaggia’ Ottobre si ribalta: è costretta ad affidare il suo piccolo barbagianni, chiamato Stig, a un centro di recupero di animali selvatici, e ad andare a vivere con la madre, detestata, nella ostile e grigia Londra.
Per Ottobre tutto è nuovo: la casa riscaldata dai termosifoni, la scuola, la divisa scolastica, le ruvide amicizie che nonostante tutto riesce a costruirsi, soprattutto dal momento in cui coinvolge l’amico del cuore Yunus a cercare oggetti smarriti, o abbandonati, lungo le rive limacciose del Tamigi, ritrovando un po’ della selvaticità perduta.
Il suo futuro non è però nella grande metropoli; sarà costretta a vivere la sua duplice natura, cercando di conciliarne gli aspetti più singolari.
‘Ottobre, Ottobre’ è un romanzo imperfetto, e questo non è necessariamente un peccato capitale. Il suo punto di forza sta nel descrivere efficacemente quell’aspirazione ad una intensa connessione con la natura che molti, soprattutto adulti, fantasticano; il personaggio di Ottobre non può che ispirare simpatia per la sua ruvidezza e per l’ostilità a tutte le regole del cosiddetto vivere civile; è una ragazzina fondamentalmente libera, che indirizza la sua fervida immaginazione nel costruire storie fantastiche. Non si tratta, come si potrebbe pensare, di una bambina priva di qualsiasi istruzione: si fa i maglioni da sola, ma legge molti libri e sa calcolare con precisione quanta terra ci vuole per coltivare le patate. Di conseguenza, l’impatto con il mondo ‘civilizzato’ della scuola londinese che è costretta a frequentare non è poi così duro.
Quanto questo sia credibile non saprei dire: in realtà le molteplici attività che portano avanti padre e figlia fanno pensare a una natura molto addomesticata; il bosco in cui vivono, descritto come luogo di battaglie epocali fra i vari alberi, con buona pace di Stefano Mancuso, rappresenta più che altro uno sfondo per le vicende umane della famiglia di Ottobre. Più che il rapporto con la natura, sembra contare la lontananza dalla metropoli e dalle sue nevrosi.
Un altro punto di forza è il linguaggio spesso poetico che coinvolge lettrici e lettori in una dimensione emotiva.
Infine, il punto dolente della continua confusione terminologica relativa alla piccola Stig: nel testo viene usato alternativamente il termine ‘gufo’ e il termine ‘barbagianni’, cosa che può sconcertare il lettore, considerando la rilevanza che il personaggio riveste. Che si tratti di un barbagianni è fuori dubbio, considerate anche le immagini di Angela Harding. Credo che la traduttrice, Lucia Feoli, sia stata disorientata dal termine inglese owl, che indica genericamente gufi e civette: lo stesso barbagianni è chiamato barn owl. Immagino che l’autrice abbia usato più del dovuto il termine generico, che in italiano non esiste.
Detto questo, credo si possa dire che il romanzo può essere una lettura piacevole e coinvolgente per ragazzi e ragazze a partire dagli undici anni.

Eleonora

“Ottobre, Ottobre”, K. Balen, ill. A. Harding, Einaudi Ragazzi 2023



lunedì 4 marzo 2024

FAMMI UNA DOMANDA!

VERDE



"Dobbiamo sempre ricordare che il verde è il colore più importante del mondo"; così Nicola Davies chiude il nuovo libro di divulgazione firmato insieme all’illustratrice Emily Sutton. Il testo di questa nuova fatica è "Verde. Il mondo segreto delle piante", pubblicato da Editoriale Scienza.
Da quanto detto si evince come il tema affrontato dalla celebre coppia di autrici votate alla divulgazione, e non solo, tratti dell’argomento che riscuote maggiore interesse in questi ultimi anni, il mondo vegetale.
Con un linguaggio molto semplice, adatto a lettrici e lettori anche alle prime armi, vengono affrontati i temi principali della botanica, dalla funzione clorofilliana, all’evoluzione delle piante per finire con i problemi ecologici del mondo contemporaneo.
Il mondo vegetale, all’apparenza così statico, viene visto nella sua complessità e, in particolare, mi sono sembrati rilevanti alcuni aspetti.
In primo luogo la forza con cui viene evidenziata l’interconnessione fra mondo vegetale e animale, soprattutto per quanto riguarda il ciclo dell’ossigeno e dell’anidride carbonica, sottolineandone il delicato equilibrio. In secondo luogo, mi è sembrata chiara e incisiva la spiegazione di come e in quale misura l’utilizzo di fonti combustibili fossili alteri in modo pesante questo equilibrio. Infine, mi è sembrato utile e originale l’aver inserito il mondo marino nella descrizione dei vegetali.
Ne deriva un’immagine della complessità della realtà naturale e dell’impatto umano sugli ecosistemi terrestri, che rimanda alla necessità di un cambiamento radicale di indirizzo.
Se questi temi appaiono complessi, e lo sono!, la capacità di sintesi della Davies le consente di affrontarli con semplicità e precisione. Dire cose difficili con frasi brevi e chiare, senza mai cedere alla semplificazione, è una capacità rara che l’autrice britannica ha dimostrato spesso di avere.
D’altra parte le illustrazioni della Sutton, rigorosamente rispettose del testo, chiariscono intuitivamente la complessità del reale, aiutando i più piccoli a comprendere visivamente quello che magari non è di immediata comprensione nel testo.
L’equilibri fra testo e immagine è un punto di forza di questo libro, che consiglio caldamente a giovani naturaliste/i in erba, a partire dai sei anni.

Eleonora

“Verde. Il mondo segreto delle piante”, N. Davies e E. Sutton, Editoriale Scienza 2024


martedì 2 gennaio 2024

FAMMI UNA DOMANDA!


MONDO VEGETALE



Recuperato dalla primavera del 2023, vi propongo, per iniziare il nuovo anno all’insegna della bellezza, il libro di divulgazione ‘Mondo vegetale. Un libro animato per esplorare le meraviglie della natura’, firmato da Hélène Druvert, con i testi di Juliette Einhorn; L’Ippocampo editore ce lo propone nella traduzione di Annalisa Comes, con la supervisione scientifica di Riccardo Scalera.
La Druvert è ben nota al pubblico italiano, grazie alle traduzione del medesimo editore, con titoli quali ‘Anatomia’, o ‘Oceano’ per la sua raffinata tecnica illustrativa, che arricchisce l’illustrazione con gli interventi di paper cut, effettuati con il laser. Questa tecnica consente suggestive sovrapposizioni di immagini che colpiscono il lettore per ciò che mostrano e ciò che lasciano intravedere.
Qui, in ‘Mondo vegetale’, le due autrici francesi si cimentano con un argomento che negli ultimi tempi ha caratterizzato molte pubblicazioni divulgative, il mondo delle piante e degli alberi.
I diversi punti di vista che possono essere accolti per trattare del mondo vegetale vengono qui integrati in una trattazione sintetica e precisa: si parla di anatomia e fisiologia delle piante, di ecosistemi e di tematiche più complesse, come l’interazione fra piante e fra le piante e i funghi, di ‘comunicazione’ fra gli alberi e via discorrendo.


Particolarmente interessante il focus su alcuni aspetti della vita di un ecosistema boschivo, come la decomposizione che avviene nel terreno, formando l’humus ; o la funzione ecologica fondamentale del fitoplancton, da cui dipende la produzione della metà dell’ossigeno terrestre.
Come nei libri precedenti, il testo, che usa una terminologia appropriata e precisa, è sintetico, ciascun argomento è descritto in una o due pagine, ma non per questo rinuncia ad esporre anche concetti complessi. Sarebbe stato meglio, forse, terminare il libro con un glossario, per consentire anche ai più piccoli di apprezzare fino in fondo il libro, che ha, comunque, il suo punto di forza nella bellezza delle immagini, precise e suggestive nello stesso tempo. Può essere sfogliato anche così, per il gusto di sbirciare fra le pagine intagliate o per cercare dettagli nelle immagini più descrittive.


Consiglio caldamente la lettura a giovani scienziate e scienziati in erba, a partire dagli otto, nove anni.

Eleonora

“Il mondo vegetale. Un libro animato per esplorare le meraviglie della natura”, H. Druvert e J. Einhorn, trad.A. Comes, superv. R. Scalera, L’ippocampo 2023




giovedì 31 agosto 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


STORIA DI DUE SEMI


L’ultimo libro che Brian Selznick ha firmato, ‘Grande Albero e il sogno del Mondo’, pubblicato come sempre da Mondadori, sorprende il lettore per l’originalità della storia e per la fondatezza dei suoi riferimenti.
La nascita di questo libro è anomala: deriva, infatti, dalla mancata sceneggiatura per un film che avrebbe dovuto realizzare Spielberg; ha, in effetti, l’ambizione e la spettacolarità di un grande film a tema. La versione letteraria di certo perde in parte la suggestione del grande schermo, ma acquista quell’unitarietà di stile che Selznick, giostrando fra testo e immagini, sa immettere nei suoi libri.
I protagonisti di questa storia sono due semi di sicomoro, nati più o meno alla fine del Cretaceo.
La loro mamma, un imponente e saggio sicomoro, li espelle proprio qualche attimo prima che si verifichi una rovinosa eruzione vulcanica.
Da quel momento comincia l’avventuroso viaggio di Merwin e Louise, lui pragmatico e razionale, lei fantasiosa e creativa. Insieme affrontano varie vicissitudini, ritrovandosi su una roccia, poi in fondo al mare, infine, quando tutto sembra perduto, per l’imminente impatto di un asteroide, si separano, per poi ritrovarsi milioni di anni dopo.
Quello che ho raccontato della trama è veramente poco, per lasciare al lettore e la lettrice lo stupore per una storia assolutamente immaginifica, ma , al contempo fondata su dati scientifici attendibili.
Alla fine del libro l’autore spiega alcuni passaggi e il ruolo di alcuni personaggi ed espone le fonti, fra le più prestigiose, a partire dallo Smithsonian Institution.

Nulla è casuale nella costruzione del racconto: i sicomori sono realmente alberi presenti sulla Terra da ere geologiche; così come il ruolo degli ‘Ambasciatori’, ovvero dei funghi, nel trasmettere informazioni fra le piante presenti in un bosco, è ormai acclarato ed oggetto di approfonditi studi. Nello stesso modo, si parla di protozoi antichissimi, i foraminiferi, la cui presenza in quasi qualsiasi ambiente li rende straordinari testimoni dei tempi passati, che nel libro diventano gli ‘Scienziati’.

Naturalmente non stiamo parlando di un saggio divulgativo: è giustamente prevalente l’aspetto narrativo, che ha una forte valenza emotiva, sostenuta dalle immagini che, come sempre in Selznick, esplicitano, suggeriscono, integrano il testo.
Il tema di fondo è, senza mezzi termini, quello della salvezza del Pianeta. Allora, lo spargimento nell’aria dei semi, come estremo atto di sopravvivenza, è forse una metafora valida anche per l’umanità nella attuale contingenza. Senza eccessi di pessimismo, il libro propone una visione tarata sui tempi lunghi delle ere geologiche, riferendosi alle grandi sfide che la vita sulla Terra ha già affrontato.
Un grande tema, dunque, trattato con la levità dei semi trasportati dal vento ad affrontare una nuova vita, in continuità con i temi già affrontati dall’autore in precedenza.
Da sottolineare, perché inconsueto in ambiti narrativi, la correttezza e l’accuratezza dei riferimenti scientifici, che possono costituire un importante riferimento per chi volesse costruire storie con un esplicito sfondo scientifico.
La lettura, scorrevole come sempre, è consigliata caldamente a ragazzi e ragazze con gli occhi aperti sul mondo, a partire dai dieci anni.

Eleonora

“Grande albero e il sogno del Mondo”, B. Selznick. Mondadori 2023




 

mercoledì 11 gennaio 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA MANO DI TALLEC

Il libro degli alberi e delle piante da scoprire, Olivier Tallec 
(trad. Maria Pia Secciani) 
Edizioni Clichy 2022 



 ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

 "Un giorno vorrebbe diventare un acero canadese, quello dopo un melo della Normandia e poi d'un tratto vorrebbe essere un abete in pieno inverno! Dato che cambia idea più volte al giorno , ai suoi piedi si possono trovare pere, altre volte arance, e perfino una noce di cocco." 

Nel prezioso catalogo delle piante e e degli alberi da scoprire questo albero risponde al nome di Albero Indeciso. Si presenta con un robusto tronco da cui si dipartono rami di quercia, in autunno, di abete, in inverno, di pino e di palma probabilmente in estate e primavera. A coronamento dell'alto e possente fusto, una folta chioma verde. Sul terreno che lo circonda effettivamente sono visibili mele e pere e una singola noce di cocco. Perplessi, e chi non lo sarebbe, un pappagallo sulla palma e un merlotto sulla quercia. L'unico che non pare stupefatto, anzi avvezzo alla raccolta sotto quell'albero, è un ragazzino. 
I suoi occhi socchiusi e il gesto sicuro della mano sembrano dire: più ce n'è, meglio è. 

Effettivamente i ventiquattro diversi tipi di piante e alberi che si presentano in questo originale catalogo sono tutti da scoprire: il Rovesciato, la Palma Baffuta, il Calziniere, il Pino Spazzolino. 
Le belle cose che succedono in questo libro sono quelle che già sono state messe a fuoco tutte le volte che si apre un libro di Olivier Tallec.


La prima: la sua capacità di mettere nei suoi personaggi sempre espressioni o posture precise che ne caratterizzano lo stato d'animo. E di farlo, a volte, con piccolissimi tratti, davvero poco più che un baffo di matita che però ha il pregio di essere perfetto, come chiave di lettura, per attirare il lettore ad entrare in confidenza con lo scoiattolo, il coniglio o il pappagallo, il ragazzino di turno. 
La seconda è la ben nota ironia. Ma ci torniamo tra un momento. 
La terza è la cura per il dettaglio. Piccole cose come i capelli del bambino che legge sull'Albero capovolto o i fiori dell'Albero Gelato, le mutande del pirata... 
La quarta, quella di saper parlare una lingua che tutti - grandi e piccoli - capiscono e apprezzano, anche se magari per aspetti diversi. 
La quinta è, ovviamente, la qualità del disegno.
 

Su questo forse val la pena notare, al di là del segno, la capacità di far parlare il colore, tavola dopo tavola. Per non parlare della luce e dell'ombra. 
Sull'ironia, che -visto il tema - per forza troverà un suo canale naturale in alcune affinità formali e sulla grande qualità del disegno Tallec qui fa anche un passo ulteriore. 
La sua sottile arte di mettere bonariamente in ridicolo i suoi personaggi per far sorridere il lettore, qui gioca una carta ulteriore che ha a che vedere con 'la forma delle cose', appunto. 
Il fatto di aver voluto creare un catalogo di piante e alberi che devono ancora essere scoperti, mette Tallec necessariamente nella condizione di doversi confrontare con la loro forma. 
Quindi l'ironia che nei suoi libri precedenti nasceva dalla relazione/scontro tra testo e immagine qui deve seguire una strada ancora più precisa: l'albero, per come lo vediamo, deve offrirsi al nostro sguardo con una forma 'alterata' che però ne conservi la sua riconoscibilità. E così arriva l'Albero Spazzolino, l'Albero Capovolto, la Palma dei Pettini, il Cactus Appendiabiti e il Salice dei Calzini piangenti. 
In questo caso il lettore deve per forza pensare e mettere a fuoco per un attimo, diciamo, l'albero originale, e poi riconoscerne la metamorfosi. E solo dopo può ridere.


Per intenderci, un saguaro è davvero molto simile e un appendiabiti. Un albero capovolto è un albero con la chioma a terra. 
Uno scatto ulteriore Tallec lo fa, usando il registro dell'assurdo, e così arriva l'Albero Martello, la Quercia Scala e altri. La tipologia dell'albero cui allude è ormai così tanto lontana dal suo omologo originale che il lettore pensa meno, ma ride di più per la stramberia dell'associazione mentale che Tallec gli sta suggerendo. 
In qualche modo questi due modi di mettere in relazione l'immagine e la parola sembrano seguire direzioni inverse. Per spiegare: il Pino Spazzolino nasce come immagine e il testo ci gioca. Mentre la Quercia Scala parrebbe piuttosto nascere da un'idea di testo in cui si racconta che al cinquantesimo gradino scappa la pipì per cui, con una certa ansia, tocca scendere. Il disegno, peraltro magnifico, ci gioca andandogli dietro. 


Poi però si arriva alla pagina del Pioppo Coperta. E lì succede un'altra cosa ancora: ad evidenza non è la forma del pioppo che suggerisce a Tallec l'idea della coperta, né tanto meno si ride per il paradosso di avere un albero in cui tutti gli animali vogliono andare in letargo, ma scarseggiano i posti. 
Qui esce la mano di Tallec, un altro Tallec: il Tallec affettuoso. 
Quel Tallec che in ogni suo libro è stato capace di trovare un modo di dimostrarsi accogliente, caldo, confortevole, tenero, ma soprattutto vicino e benevolo nei confronti dei suoi piccoli lettori (e anche un po' dei grandi). 

 Carla