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mercoledì 2 aprile 2025

ECCEZION FATTA!

…il piede che si informicola è sempre tuo… 


Le tre ragazze che cambiano -  Franca, Carmela e Tommasina - sono tre sorelle. Un giorno la maggiore, Franca, registra la perturbante sensazione che qualcosa in lei sia cambiato. A nulla pare servire l’approfondita analisi comparativa fatta con le sorelle. Ciò che Franca sente non assomiglia affatto all’approssimarsi del crepuscolo la domenica sera e di certo non ha nulla a che fare con l’essere scoperti a dire una bugia, e nemmeno assomiglia a quando il piede ti si informicola e non riesci più poggiarlo a terra… 


Per dare un nome alla specialissima sensazione, Franca propone alle sorelle di andare a cercare una Regina meravigliosa che, stando a un sogno fatto qualche notte precedente, starebbe nella grotta al centro del bosco, oltre la recinzione del giardino. Di nascosto da tutti, Franca si trova alla testa di questa inebriante avventura seguita a ruota dalle due sorelline.


La Regina della Grotta è il primo albo di cui Júlia Sardà, prolifica illustratrice di cui abbiamo conosciuto il tratto in La famiglia Lista, è autrice integrale. Si tratta di con una storia di formazione tutta al femminile, un viaggio iniziatico che prende il via in quel momento dell’infanzia in cui tutte le certezze della propria quotidianità vengono scompaginate e appare un’insoddisfazione inebriante che impone di essere esplorata. 


La crescita e lo sconvolgimento del mutare sono spesso raccontate assecondando una istintiva tensione verso l’alto e il fuori, forse pensando al seme che dalla terra spinge alla luce, o allo sguardo bambino, che da altezza pavimento si alza, ampliando il proprio raggio di azione fino a portarsi sempre più lontano. Ne La Regina della Grotta, Sardà decide di procedere in direzione un po’ diversa: non solo le tre sorelle - come in ogni fiaba che si rispetti - si addentrano nel bosco, non solo si destreggiano un intrico sempre più fitto di alberi, fronde e tronchi, da cui occhieggiano misteriose creature. Il viaggio di Tommasina, Carmela e Franca continua dove apparentemente non è più possibile andare: le bambine diventano minuscole e tutto ciò che popola i piani più bassi diventa enorme. 



Sardà espande a piena pagina tutto ciò che popola il sottobosco: ingigantisce le texture dei bruchi e delle ali degli insetti, mostra nel dettaglio le pelli butterate dei rospi, toglie dall’ombra bisce e insetti notturni, lumache, pesci gatto, pipistrelli e monetine, funghi, ragnatele e radici, evocando le tenebre del sottoterra, le streghe, i demoni e le orchesse impegnate in un pic-nic a base di pesce crudo e zampe di gallina. Guidate dalla determinazione di Franca, le tre sorelle partecipano alla frenetica attività delle formiche, accompagnano il funerale di un topo, e via discendendo, in un tripudio di presenze oniriche e inquietanti pericoli, fino ad arrivare alla famigerata grotta, un antro buio più buio della loro stessa cantina da cui fuoriesce uno strano fetore. 


Qui, Franca incontra la Regina. Si tratta di un doppio, sporco, spettinato e selvaggio con cui darsi a frenetici giochi di riconoscimento e danze, talmente strette che la Franca di superficie e la Franca del sottoterra sembrano riunirsi per tornare a essere una sola. E se è vero come è vero che ci troviamo nell’ambito del racconto di formazione non è possibile ignorare che abbandonare l’infanzia per una bambina coincide non solo con il cambiamento di interessi, ma anche con una impattante maturazione del corpo: la comparsa del seno, il primo ciclo, il sangue, l’odore non più neutro. Sardà, che è autrice non conformista e coraggiosa, trova nelle illustrazioni il modo di evocare questo aspetto della ricerca: la presenza umida e soffocante della foresta, il fiorire rutilante e spugnoso dei fiori, l’allusione alla marcescenza che ha luogo negli strati più profondi del suolo, l’abbondare del colore rosso. Il secondo aspetto interessante dell’albo è proprio questo, il saper raccontare un viaggio iniziatico femminile senza ignorarne nessun aspetto, riallacciandosi alla capacità della favola tradizionale di non esplicitare ma anche di non escludere mai la totalità del processo. 


Il terzo aspetto interessante di La Regina della Grotta è come la storia del mutamento venga declinata per ognuna delle sorelle, nel rispetto della peculiarità della loro età. Non è infatti un caso se Franca ha il capo libero mentre Carmela e Tommasina indossano copricapi e cappucci. Non è un caso se le due bambine più piccole sentono che quello che Franca ha trovato non è affare per loro e che non siano interessate a ulteriori liberissimi giochi a cui Franca e la Regina della Grotta le esortano con entusiasmo. Al cospetto dell’altra Franca la triade si incrina. E se Carmela, la sorella di mezzo, sente riverberare embrionalmente alcune delle istanze di Franca, Tommasina, ancora pienamente bambina, è semplicemente spaventata, ha freddo e fame ed è stanca. Alla fine sono i sensi più basilari ad avere la meglio. 


Tommasina e Carmela tornano a casa da sole, e trovano il cibo buonissimo, il bagno deliziosamente caldo. Il letto dove sprofondano, poi, è più soffice che mai. Ma se Tommasina, stremata dall’avventura, dorme profondamente, Carmela è inquieta, consapevole di aver lasciato la sorella ad avventure a lei sconosciute. Attende che Franca rincasi. E quando questo accade le tre si ritrovano riunite sotto le stesse lenzuola: Tommasina perfettamente inconsapevole, Carmela in trepidante ascolto, Franca sporca e scompigliata con addosso ancora l’odore sconosciuto delle nuove esperienze fatte in solitaria. Chiuse in un unico cerchio, tre distinte fasi di ogni cambiamento. 
 

Se all’inizio dell’avventura assistiamo a un moltiplicarsi di particolari e al proliferare di inquadrature capaci di ingrandire ogni dettaglio, il ritorno alla normalità è scandito dalla scelta di forme geometriche basilari che permettono all’ebrezza della giornata di placarsi e alle nuove scoperte di essere messe a dimora. “Mi sembra di non sentire più quella strana sensazione” afferma Franca stringendo le mani a Carmela. E vi è una nuova consapevolezza che si infila sotto le lenzuola, il sospetto che il cambiamento sia davvero una sorta di fame, che davvero disorienti come fanno i capelli elettrici che non si staccano dalle guance, che davvero sia simile a quando si è scoperti a dire una bugia. Che mutare sia proprio come il crepuscolo la domenica sera, o ancora più precisamente, come aveva ipotizzato Tommasina per non sentirsi esclusa: come quando ti si informicola il piede e non sembra più tuo. Ma poi lo poggi a terra, e scopri che tuo non ha mai smesso di esserlo. 


Giorgia

 “La Regina della Grotta”, Júlia Sardà, (trad. Giulia Rizzo), L’Ippocampo 2023

lunedì 29 luglio 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LESSICO FAMIGLIARE 

Quattro sorelle. Enid, Malika Ferdjoukh (trad. Chiara Carminati) 
Pension Lepic 2021 


NARRATIVA PER GRANDI (dagli 11 anni) 

"Per legge, zia Lucrezia era la loro tutrice, insieme a Charlie. Era stata una decisione del giudice, alla morte dei loro genitori: aveva ritenuto che fosse una responsabilità troppo pesante da addossare solo alla sorella maggiore. In pratica, questo si traduceva in un assegno di zia Lucrezia una volta al mese e in una sua visita una volta ogni morte di papa. Una soluzione che andava bene a tutti. 
Quando Geneviève riattaccò, dopo numerosi ringraziamenti, scoppiarono tutte in una risata che sembrava un nitrito. Era, però, una risata forzata. Troppo esagerata per essere gioiosa, troppo forte per non nascondere un dolore più forte ancora." 

Le cinque sorelle Verdelaine, orfane dei genitori persi in un incidente d'auto diciannove mesi prima, vivono tutte insieme nella loro casa di famiglia, Vill'Hervé, un grande edificio isolato, a un passo da una falesia sull'Atlantico. 
Charlie, all'anagrafe Charlotte, ha ventitré anni ed è l'unica ad avere un lavoro presso un laboratorio farmaceutico. Ed è anche l'unica ad avere un fidanzato, Basile 29 anni, medico timido. Geneviève, per quanto i suoi impegni glielo permettono, dà il suo grande contributo nella gestione della casa, mentre le altre Hortense, quindici anni, Bettina tredici e Enid, appena nove passano le loro giornate tra la scuola, le amiche e i primi innamoramenti, la lettura e scrittura, gli scoiattoli e i pipistrelli. 
Sebbene diversissime tra loro per indole, tutte loro hanno un segreto che le accomuna: tutte chiacchierano con i fantasmi dei genitori. Poche battute ogni tanto, quando loro gli compaiono davanti... 
Questa è la loro magnifica storia che ruota inevitabilmente intorno a quelle potenti quattro mura che sono il loro baluardo di appartenenza: sono casa. 
Questa è la storia di cinque caratteri principali e vari comprimari, il loro lessico famigliare, le loro relazioni interpersonali. Qui basti sapere che è un vero piacere fare la loro conoscenza. 

Nel 2003 Malika Ferdjoukh racconta una porzione della loro vita, dedicando il titolo dei 4 volumi in sequenza a ciascuna di loro: Enid, Hortense, Bettina e, ultima, Genèvieve. Per ognuna di loro una stagione (alla quinta sorella nessuna mezza stagione). 
A turno, capita che la sorella nel titolo si trovi quindi sotto una luce leggermente più intensa delle altre, ma è roba di poco. Come sarebbe anche nella vita vera, le cinque Verdelaine costituiscono un gruppo inscindibile, sotto molti punti di vista. Charlie è l'unica a non avere un volume che porti il suo nome, ma c'è sempre. Fortunatamente per loro e per noi. 
Ad arrivare in Italia i quattro romanzi impiegano quasi vent'anni, infatti Pension Lepic li pubblica tra il 2021 e il 2022, credendoci moltissimo. 
Cerca una traduzione che gli renda merito, e la trova nella penna felice di Chiara Carminati. E un bravo illustratore che fa centro con le quattro copertine. Al suo amato mare non rinuncia ma lo mette solo in quarta: davanti mette sempre lei, la Vill'Hervé, in quattro stagioni diverse, appunto. 
Luca Tagliafico molto saggiamente la considera come fulcro narrativo delle quattro storie. Tutto passa attraverso quelle porte, finestre e scale... 
A riscuotere successo, a giudicare dai timbri dei prestiti in biblioteca, parrebbe sopratutto Enid che ha la fortuna di essere la prima a comparire sulla scena editoriale. 
Le ragioni di Pension Lepic sono molto condivisibili. 
La prima: Malika Ferdjoukh, nonstante abbia scritto cose sempre molto convincenti, finora in Italia non aveva trovato un editore che l'avesse trattata come un personale fiore all'occhiello da mostrare nel catalogo dei titoli pubblicati. Pension Lepic decide di farlo. 
La seconda: la letteratura d'Oltralpe, Lepic scommette su quella francese, almeno la narrativa per i ragazzi, sta qualche passetto avanti rispetto alla nostra, che si districa tra alcuni grandi talenti ed eccellenze, ma anche tra tanto artigianato, talvolta un po' mediocre. 
La terza, invece, ha a che fare con questa storia in particolare. L'idea che una prospettiva del genere - un romanzo che racconti la storia di fratelli/sorelle orfani e soli al mondo - sia un plot vincente. Peraltro ne sono prova provata tanti altri fulgidi esempi. E forse Lepic questo lo sa.
Alcuni dei questi esempi, per certi versi, stupiscono per sovrapponibilità. 
in verità, quando uscì Quattro sorelle.Enid tutti pensarono alle sorelle March della Alcott. Facile, direi quasi banale, il confronto. 
Ma, a ben vedere, c'è ben di più che irrobustisce l'idea di partenza dei quattro romanzi della Ferdjoukh. 
Primo fra tutti, l'indimenticabile Oh, Boy! Anche lì (nel 2000) famiglia azzerata già in partenza e questi piccoli fratelli che al momento di chiaro hanno solo l'intento di non voler essere separati e cercano di fare squadra. La penna felicissima della Murail fece il resto. 
E, a onor del vero, va detto che le due scritture, quella di Murail e quella di Ferdjoukh (il discorso sulla narrativa d'Oltralpe non era dettato da una malcelata esterofilia), si assomigliano parecchio, in quel loro saper essere comiche e commoventi a distanza di poche battute. 
Entrambe sanno essere lievi nel racconto dei fatti e profondissime nelle riflessioni che nascono nelle teste dei loro personaggi. Entrambe sanno stare in silenzio, quando non c'è alcun bisogno di spiegare, entrambe sospendono i loro giudizi e non danno soluzioni. Entrambe sanno dare spessore ai loro personaggi attraverso la famosa regola: Don't tell, show. Infatti entrambe sono eccellenti creatrici di trame e costruttrici di intrecci. 
Orfanezza, fratelli o sorelle, la casa come perno: mi vengono in mente grandi romanzi: Nove braccia spalancate (ed. originale 2004), Hotel Grande A (ed. originale 2014), come pure La casa di Pine Island (ed. originale 2020), quest'ultimo con somiglianze belle forti, anche se non il migliore di Polly Horvath.
Fino a qui le affinità. Ma esistono anche due caratteri che mi paiono del tutto originali, e spettano alla sola Malika Ferdjoukh. 
Il primo: lei è una grande amante dei fantasmi. E l'argomento le è così congeniale che quando può ce ne infila qualcuno...
In Quattro sorelle. Enid  ce ne sono vari, ma i migliori sono quelli di mamma e papà. Malika Ferdjoukh ha saputo giocare, e rendere assolutamente normale, a tratti anche divertente, la relazione tra questi genitori e le loro figlie. Bella chiave per sdrammatizzare. La loro presenza 'fantasmatica', i brevi dialoghi e incontri con le figlie (nessuna delle cinque lo confessa alle altre e quindi pensa di essere l'unica a ricevere le loro visite) e genitori sono righe di pura bellezza. 
Leggere per credere. 
E secondo carattere peculiare: la sua abilità sottile nel non voler troppo definire un preciso momento storico in cui ambientare la storia. 
A tratti, davvero sembra di essere in un romanzo dell'Ottocento (complice anche il formato?) con personaggi che potrebbero essere ottocenteschi, che si muovono in un contesto che a tratti lo potrebbe essere e poi entrano in scena oggetti o situazioni che riattualizzano il tutto al contemporaneo. Ma questa sapiente nebbiolina da brughiera e da falesia che avvolge tutto ha il merito di rendere ancora più universali personaggi e storia in sé. 
Di nuovo, leggere per credere. 

Carla 

Noterella al margine. Complice forse il tipo di lavoro che faccio, complice una mia attenzione maggiore quando si parla di cibo, sono inciampata in quella che a me parrebbe essere una bella svista. Ho verificato anche nell'edizione francese ed effettivamente compare fin dall'originale... Ma a quanto pare, tutti quelli che a vario titolo hanno lavorato sul testo, e quelli che l'hanno letto, non l'hanno notata o hanno preferito soprassedere...
Per me può anche partire un contest: tra pag. 66 a pag, 70, è lì.

lunedì 29 gennaio 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

DI LONTRE E CASTORI. E UN CIGNO

La storia di Greenriver, Holly Webb, Zanna Goldhawk (trad. Clara Serretta) 
La nuova Frontiera junior 2023 



NARRATIVA PER MEDI (dagli 8 anni) 

"Cantare era una di quelle cose che la facevano sentire diversa. Aveva cominciato a canticchiare tra sé e sé come se fosse una sciocchezza, o almeno così le avevano detto, inventando dolci e stupidi versi sulle increspature delle onde e sul vento che soffia tra i giunchi. All'inizio cantava solo per intrattenere gli altri cuccioli, ma adesso ogni tanto i più giovani le chiedevano di esibirsi durante la cena, per tutta la compagnia." 

Questa era una di quelle occasioni: un piccolo gruppo di giovani castori era riuscito a tagliare e trasportare il tronco di una grande quercia che sarebbe stato utilissimo per rinforzare la Roccaforte, il loro rifugio e quartier generale, che in alcuni punti stava cedendo. Tutti erano lì a festeggiare. Serica, come al solito, era ai margini della grande impresa: lei era piccola e debole e soprattutto non aveva (ancora) i denti e la coda adatti per dare il suo contributo. 
Ancora una volta, la piccola - così la chiamava suo padre, Mastro Bigio - si sentiva diversa ed esclusa dalla comunità. Amici ne aveva, Gelo e Macchia per esempio, ma non poteva non notare che tra i castori adulti era guardata con sospetto e tenuta a distanza. Anche il suo stesso padre, seppure a suo modo affettuoso e premuroso con lei, era sempre sfuggente. 
Sta piovendo da giorni, il fiume si ingrossa a vista d'occhio e nella comunità dei castori c'è grande fermento. Ma anche tra le lontre che vivono lungo il corso dello stesso fiume, ma ben più a monte, c'è preoccupazione. La Signora delle sponde, lo spirito delle acque, sembra non voler ascoltare i canti di preghiera delle lontre perché tutto si plachi e non si verifichi un'altra inondazione come quella che si è portata via la piccola sorella di Falasco, Bacca di sambuco. Nonostante lui sia ancora piccolo, non può rassegnarsi all'idea di non essere riuscito a salvarla. Fior di Cardo, la sua tata, non riesce sempre a stargli dietro. Neanche quando lui decide di partire per andare a cercare questa piccola sorella che tutti ma proprio tutti, compresa sua madre, pensano morta... 
Una giovane castoro e un cucciolo di lontra, una a valle e uno a monte dello stesso corso d'acqua impetuoso, entrambi con un grande peso sul cuore e un incubo notturno ricorrente. Tra loro, il grande nido del Cigno che tutto sa e una vecchia lupa, zoppa, quasi cieca e affamata. 
Questa è la loro avventurosa storia. 

Costruito intorno a due comunità e due scenari diversi, la tana dei castori e quella delle lontre, una a valle e una monte del grande protagonista silenzioso della storia, il Greenriver del titolo, il racconto di Holly Webb è una gradevole storia che, racchiusa in una grande bolla metaforica, mette a fuoco una serie di interessanti questioni. 
La scelta di creare un microcosmo selvatico insolito e più articolato rispetto al mondo animale che popola i suoi oltre centoventi libri pubblicati, dedicati a legioni di gattini e cagnetti, le permette di poter agire con una profondità di sguardo diversa. Infatti, sotto metafora, porta l'attenzione su una serie di questioni per i suoi lettori più attenti. 
Naturalmente, con storie come queste si può fare una scelta iniziale: seguire meramente le vicende di due cuccioli che si stanno correndo incontro in una natura che si rivela tutt'altro che accogliente. Neanche per loro che ne sono i legittimi abitanti. 
Oppure si può decidere di gustarne semplicemente l'aspetto avventuroso che stanno vivendo questi due personaggi destinati a ritrovarsi, quasi loro malgrado e nonostante tutto. 
Oppure ancora, godersi proprio questo aspetto non dichiarato esplicitamente se non a metà del racconto, e quindi appassionarsi al gioco nascosto di una "burattinaia" che manovra i fili da dietro le quinte. Si può decidere, per almeno un centinaio pagine, di non voler vedere, di non arrivare alla palese deduzione che la non castora, altri non è che la sorella lontra, strappata via dalla corrente il giorno della grande inondazione, sgusciata dalle zampe del piccolo Falasco. Inconsolabile nel sentirsi addosso la responsabilità di averla perduta per sempre. 
Oppure si può decidere di prestare orecchio al grido dall'allarme per una natura che si sta ribellando, o ancora ragionare di identità, di senso di appartenenza, ma anche di indipendenza, di perdita e di cura.
L'insofferenza di Falasco nei confronti del suo ruolo sociale che gli pesa e verso il quale comunque si sente di dover rispondere; il suo rimorso per non essere stato all'altezza della situazione durante l'inondazione e nel contempo il suo desiderio di autonomia nei confronti degli adulti e il suo desiderio di riscattarsi agli occhi della comunità; oppure ancora il senso di frustrazione di Serica nel non essere capace di essere 'come gli altri'; il suo senso di solitudine che nessuno tra i castori è in grado di lenire; la sua presa di coscienza identitaria che la rende orgogliosa del percorso fatto con tanta fatica e di conseguenza la sua attitudine a non volersi sentire prigioniera di un unico ruolo, la sua autonomia di pensiero che le ha insegnato a scegliere da sola e per sé: tutto questo è lì, avvolto nelle lucenti pellicce di due giovani lontre. 

Carla 

Noterella al margine. Un ulteriore merito di Holly Webb, e di chi qui l'ha tradotta, sta nella nomenclatura: Serica, Brizzo, Gelo, Macchia, Ruggine, Mastro Bigio, Pezzato, Fulvia, Falasco, Fior di Cardo, Bacca di Sambuco, Silene, Lady Spina, Sterpo, Lady Vimini, Crespino, Rio, Giglio, Selce, Ciottolo, Tormentilla, Salice, Calendula, Cenerina, Fulvio, Vellutino... e sopra tutti, Mostravento e la sua indimenticata Penna.

giovedì 5 novembre 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


ASCOLTARE A OCCHI SPALANCATI
LOTTA combinaguai, Astrid Lindgren, Beatrice Alemagna
(trad. Laura Cangemi)
Mondadori 2015


NARRATIVA PER MEDI (dai 7 anni)

"A Lotta fa rabbia non essere grande come Jonas e me. Noi due ci lasciano andare fino in piazza da soli e invece lei no. il sabato andiamo a comprare le caramelle al mercato, però le portiamo sempre anche a Lotta, per forza."

A Lotta piacerebbe fare le cose che fanno i bambini grandi, in particolare quelle che fanno suo fratello Jonas e sua sorella Mia-Maria. Così il giorno che scopre che la pioggia e il letame servono a far crescere meglio tutto, ne approfitta e, sotto un acquazzone, si siede in cima al mucchio di cacca di mucca che è dietro il fienile e aspetta di diventare grande.


Lotta è così: un po' poppante, piuttosto testarda, non le piacciono le aringhe, soprattutto di domenica, ha un maiale di pezza che chiama Orso, il suo vestito preferito è di vergogna. E non ha paura di niente, neanche di andarsene di casa...
La casa di Lotta è gialla ed è in via Combinaguai. La sua vicina di casa, la vecchia signora Berg, lavora a maglia tutto il tempo, fa ottime cialde, una buona cioccolata e, soprattutto, tiene sempre aperte le porte di casa sua per quella piccola banda di fratelli.


Lo si capisce subito: Lotta è un'altra bambina a testa in giù, ovvero una bambina che, a modo suo, cerca di trovarsi un posto nel mondo, magari proprio appesa a un albero. Lotta è come Pippi: ha le idee chiare, una volontà di ferro, una mente vulcanica, una coerenza disarmante, un'autonomia invidiabile e due bei ciuffetti rossi in testa.
Lotta è di nuovo una meravigliosa bambina della Lindgren. Una bambina che fino ad oggi era rimasta chiusa nei libri in lingua svedese, vecchi ormai di cinquant'anni. Meno male che qualcuno si è preso la briga di aggiungere alla già folta schiera di ragazzini lindgrendiani anche questi tre divertenti fratelli (e meno male che leggiamo la loro storia nella bella traduzione della Cangemi). Pippi apre l'allegra parata, seguita dai devoti Tommy ed Annika, quindi arriva Emil, con la piccola Ida, poi seguono i quattro Melkersson, Misa, Johan, Niklas e Pelle e chiude la fila la ormai grandicella Ronja e il suo amato Birk. Lotta, Jonas e Maria sono in perfetta sintonia con gli altri piccoli incontrati nei romanzi della Lindgren. Lo stesso può dirsi per gli adulti di questa storia perché anche loro appartengono alla benemerita categoria di genitori svedesi.


Grazie a questo nuovo titolo della nostra amatissima Astrid Lindgren (in realtà il libro contiene due titoli) siamo di nuovo qui a goderci piccoli squarci di vita quotidiana di cinquanta a più anni fa nelle fredde campagne svedesi o in piccole città, dove i bambini girano indisturbati e le vecchie signore, che tanto alla Lindgren assomigliano, gli offrono cialde nonché soffitte polverose da abitare.
Come sempre di questi libri che arrivano dal profondo Nord è spensierata l'aria che si respira: penso a belle famiglie accoglienti come quelle dei Mumin, penso alle estati di Garmann e a quelle dei Melkersson sull'isola dei Gabbiani, penso ai papà pirati e ai papà sognatori, penso alla naturale indipendenza di questi ragazzini, da Garmann a Pippi, fieri e consapevoli della loro infanzia e del tutto in grado di confrontarsi ad armi pari con il mondo degli adulti. 


E i bambini di Astrid Lindgren sono in questo felice connubio i bambini di Beatrice Alemagna: sono quei bambini un po' sbilenchi, quelli che sono persone piccole che un giorno cresceranno, che hanno piccole mani ma grandi idee, che desiderano cose strane, come mangiare zucchero filato a colazione. Sono quei bambini che hanno un mistero dentro di sé, che hanno cose piccole e che piangono forte per farsi sentire bene. Sono quei bambini che noi dovremmo guardare con occhi gentili e ascoltare a occhi spalancati (da B. Alemagna, Che cos'è un bambino?, Topipittori 2008)


Per poi dire ah!

Carla

lunedì 5 ottobre 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


ARIA DI CASA

Il sabato è come un palloncino rosso, Liniers (trad. Marta Corsi)
La Nuova Frontiera 2015



FUMETTI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Oggi è sabato!
O-ggi?
Possiamo fare un sacco di cose.
Possiamo fare un PICNIC...
E raccogliere FIORI...
Il sabato devi svegliarti così...
URRAAÀ! URRAAAÀ! OGGI TUTTO IL GIORNO SABATO SARÀÀ!
SARÀ!"


Dialogo tra due lettini: uno con i cassetti sotto e uno con le sponde, da bambino piccolo. Dialogo tra due bambine: Matilda, la maggiore e sua sorella Clementina, detta Tina, che di anni ne avrà solo un paio.
Dialogo tra maestra ed allieva: Matilda introduce la sorella al sublime piacere dei meritati otia che seguono cinque giorni di negotia. In altri termini, dopo una settimana di scuola e di mille altri impegni, arriva finalmente il tempo della vacanza, del tempo tutto per te. Del tempo tutto da giocare.


Tutto di sabato è più bello, persino la colazione sembra migliore e anche la pioggia può diventare motivo di divertimento. Non vale la pena ripetere che sotto l'acqua ci si bagna perché in fondo basta coprirsi bene e avere un ombrello! Sotto un acquazzone si possono assaggiare le gocce, vedere le nuvole che si scontrano, saltare nelle pozzanghere, sentire l'odore della pioggia e scovare i vermi in mezzo all'erba...
E poi se si ha fortuna si può vedere l'arcobaleno e regalargli un palloncino rosso...
La cosa più bella del sabato però è che dopo arriva sempre la domenica, anche se magari porta con sé un raffreddore.

Tutto nasce da qui: A Matilda e Clementina...le mie piccole muse.
Questa, la dedica di Liniers, grande fumettista argentino, a questo libro che racconta un frammento della vita quotidiana delle proprie figlie, osservato con discrezione e con la stessa 'onestà' di un obiettivo fotografico, riproducendolo su carta con matite e colori.


Ecco dunque un 'sabato qualunque' tra due sorelle.
Matilda ha solo cinque anni, ma sfoggia tutto il suo sapere davanti agli occhi increduli e titubanti della più piccola Tina. Ostenta sicurezza e gusto per la trasgressione.
Tina, dal canto suo, prima devota discepola di Matilda, la segue, ne balbetta i discorsi, ne imita i gesti, ma resta sempre un passo indietro. Lei è piuttosto consapevole dei propri limiti e sa che superarli comporta dei rischi, raffreddore compreso. Nella vita però va così: c'è chi insegna e c'è chi impara. 


Matilda, maestra di vita, può permettersi anche qualche azzardo perché osare fa parte del gioco di crescere.
Tenero ed affettuoso, nel suo mantenersi alla giusta distanza, è lo sguardo divertito di Liniers di fronte a un sabato di libertà delle sue bambine.
Attenta e acuta la sua osservazione del punto di vista delle bambine, nel loro declinarsi così diverso di fronte agli eventi.
Riconoscibile, condivisibile e auspicabile l'atmosfera che si respira in tutto il libro: un'aria di casa.


Ironico, veloce, diretto il ritmo e il tono della storia, nella consapevolezza che in poche vignette ti stai giocando tutto.
Incontrovertibile e disarmante per semplicità il senso ultimo della storia che quella bambina dichiara a piena voce: URRAAÀ! URRAAAÀ! OGGI TUTTO IL GIORNO SABATO SARÀÀ!
Lo penso spesso: dai bambini c'è solo da imparare. Basta starli a sentire.

Carla

martedì 4 marzo 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


QUANDO GIÙ DIVENTA SU
Virginia Wolf, la bambina con il lupo dentro, Kyo Maclear, Isabelle Arsenault
Rizzoli 2014


ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni)


"Un giorno mia sorella Virginia si è svegliata che aveva un lupo dentro. Faceva versi da lupo e si comportava in modo strano...[...] Io ho fatto quello che potevo per farla contenta. Le ho dato dei dolcetti. se li è divorati tutti. Ma non è servito. Non c'era niente che la facesse felice. Il gatto no. Il mio violino no. Nemmeno a far le facce a nostro fratello Thoby. Si è nascosta sotto le coperte e ha detto: LASCIAMI STARE."



Quel giorno il su diventò giù e il chiaro diventò scuro e l'allegro diventò triste. Virginia non vuole vedere nessuno, neanche le sue amiche. E il suo malessere le prosciuga anche le parole. La cosa che forse la consolerebbe, la farebbe sentire un po' meglio sarebbe volare, volare verso un luogo dove la malinconia non esista, dove ci siano tanti dolcetti glassati, fiori e alberi per arrampicarcisi sopra. Questo posto è Bloomsberry. E dov'è? Nessuno lo sa. Forse ognuno ha il proprio Bloomsberry. Quello di Virginia è ora dipinto sulle pareti della sua stanza. Con i suoi colori e i suoi pennelli l'affettuosa sorella, Vanessa, ha inventato per lei Bloomsberry, disegnando boccioli di caramelle tra germogli verdi e dolcetti glassati. Il vento a Bloomsberry era silenzioso e c'era una scala che arrivava alla finestra per andare su se ti senti giù e c'era anche un'altalena...


Virginia, al suo risveglio, comincia a dipingere accanto alla sorella: un grande campo perché ai lupi piace correre in giro e poi uccelli turchesi e lumache grigie e farfalle viola. E in tal modo il giù ridiventò su, lo scuro chiaro e il triste di nuovo allegro.
Virginia è diversa ora, sta meglio e quell'ombra scura che le dava quel profilo da lupo è del tutto scomparsa...

Avere un lupo dentro: non credo che si possa trovare definizione migliore per raccontare quel sentimento che è l'insieme di malinconia, rabbia, malumore e tristezza. Quel disagio che ogni tanto ci assale e ci fa ululare verso gli altri, che ci fa desiderare la solitudine e che ci rende muti. Arriva per una ragione che spesso non siamo neanche in grado di delineare con chiarezza, ma arriva. E allora i toni diventano duri, gli sguardi si evitano e c'è il silenzio nei confronti quelli che cercano uno spiraglio per poter entrare in contatto con noi.
Ma poi arriva l'immaginazione a salvarci e a portarci fuori di lì (Il Bloomsberry che Virginia va cercando suona un po' come il Bloomsbury, circolo di artisti fondato nell'omonimo quartiere di Londra dalle due sorelle Stephen, in arte Virginia Woolf e Vanessa Bell).



Liberamente ispirato al rapporto di sorellanza che legò Virginia Woolf con la sorella Vanessa, pittrice, in questo albo, l'io narrante, Vanessa, assiste al malumore crescente di Virginia e al principio non riesce a porvi rimedio: la sorella ha chiuso 'quasi' del tutto i canali di comunicazione. Ma uno spiraglio nel suo muro che la tiene lontana dagli altri c'è ed è in quello che Vanessa si intrufola e affettuosamente offre uno 'scenario' di fuga per la sorella. Uno scenario fatto di cura ed attenzione, fatto di colori e di cose amate. Quello che Vanessa dipinge intorno al malumore di Virginia ha il sapore di una mano tesa che l'afferri e la riporti al di qua di quel muro (vi ricordate Lo stralisco?).

Storia delicata e profonda, assai raffinata nella prospettiva di lettura, tradotta splendidamente da Beatrice Masini che dimostra ancora una volta la sua penna felice nella capacità di essere lieve nel lessico, pur dovendo raccontare un tema impegnativo. Isabelle Arsenault, appena vista in Jane, la volpe ed io, perfetta nella costruzione dell'albo, fatto di scelte anch'esse di grande eleganza, dal gioco fatto su alcune parole chiave sottolineate da un tratteggio all'uso del nero e della matita cui si contrappone la ricchezza del colore.


Carla

giovedì 21 novembre 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


DELLA SORELLANZA

June e Lea, Sandrine Bonini, Sandra Desmazières
Settenove, 2013


ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni)

"June e Lea amano essere un'unica, strana persona. Una creatura a due teste, quattro occhi, quattro gambe, incredibilmente somiglianti. Può sembrare bizzarro ma loro si sentono speciali... È per questo che June e Lea hanno l'abitudine di vestirsi nello stesso modo. Per riconoscerle al volo, i genitori comperano loro gli stessi vestiti a balze, ma di colori diversi.
Bene, va tutto bene così."

Sono sorelle, sorelle per la pelle. Non sono gemelle, ma si sentono così legate tra loro che non riescono a pensare nulla che le veda separate. Condividono la camera, talvolta anche il letto, la scuola, ma soprattutto condividono i sogni. Da grandi lavoreranno in un circo come trapeziste, o saranno veterinarie che cureranno i piccoli animali feriti, o apriranno insieme un orfanotrofio o diventeranno entrambe ladre professioniste...Tutto, purché insieme. 


Ma June ha un anno di più di Lea e arriva il momento che i loro percorsi si separino. La scuola media in un posto diverso, i tanti compiti da fare, le nuove amiche con cui fare nuovi discorsi, e anche una nuova stanza tutta per June segnano la separazione. Lea vede sua sorella cambiare, crescere in modo diverso: anche il corpo si trasforma e si veste in modo diverso da lei. 


Le due sorelle che prima parevano gemelle ora si somigliano sempre meno.
E i loro sogni si separano, anche quelli. Ma, sebbene siano cambiate e probabilmente prenderanno strade diverse, la loro sorellanza è sempre lì, sotto una coperta per un'ultima notte dormita insieme.
Si cresce: bene, andrà tutto bene così.


Che ne so io, di sorellanza? Nulla, o quasi: sono figlia unica. Posso parlare solo per proiezioni, desideri, sogni di fratelli e sorelle mai avute. Sarà per questa mancanza -tanto avrei desiderato un fratello maschio più grande di qualche anno, che mi portasse per il mondo con lui- ma questo albo illustrato l'ho trovato tenero e autentico. La bella storia di queste due sorelle quasi gemelle mi sembra tocchi nel profondo l'animo. Racconta con onestà il processo di crescita che ogni piccolo affronta, e che deve essere necessariamente percorso individuale, guardandolo però secondo un'angolazione particolare: quella di una sorella.
La voce narrante, esterna, non indulge mai, non prende le parti di una o dell'altra sorella, non giudica. Si limita a raccontare come va la vita, con grande serenità interiore. Quella stessa serenità che ritrovano anche le due protagoniste, Lea e June, guardandosi indietro, con tenerezza, dopo aver attraversato 'il guado' da sole: essere cresciute.
L'altra importante ragione che mi ha fatto prendere dallo scaffale questo libro sono le sue illustrazioni.
 Le tavole di Sandra Desmazières mi hanno 'fulminato'. C'è un gusto esotico, orientale, che mi ricorda molto Gauguin, ma nello stesso tempo familiare, che mi colpisce. Nelle sue illustrazioni, alla narrazione si intreccia una trama di sapore decorativo, che ha anche tanto di Klimt, laddove foglie o fiori creano una sorta di tessuto di fondo su cui gioca l'azione, fatta di piccoli gesti composti, di sguardi sottili. Ritrovo la medesima serenità, e una velata malinconia, vista nel testo e le riconosco un quid di semplicità e unicità che me la fa amare.
Qui qualcosa su di lei.

Carla



martedì 18 dicembre 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


NESSUNO È PERFETTO!

L'ERRORE DI BABBO NATALE, Richard Curtis, Rebecca Cobb
Gallucci 2012

ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Alex chiese al suo papà: 'Papi, pensi che Babbo Natale mi porterà qualcosa, quest'anno?' . E il papà rispose: 'Ma certo, tesoro mio'. Inutile tuttavia fare finta di niente: il papà era solo un po' preoccupato perché quest'anno era stato senza dubbio il peggiore di Alex. Bastava pensare anche solo all'episodio della scatola di cioccolatini che si era mangiata, dal primo all'ultimo. E all'episodio della colla nel lettore DVD. E a quando aveva fatto scivolare il ghiaccio nella scollatura della professoressa..."

Nel Suffolk, Alex, gemella identica di Michelle, è l'esatto opposto di sua sorella. Al contrario di Michi, lei è proprio discola. E' bugiarda, un po' ladra, dispettosa, sgarbata. E ora, alla vigilia di Natale, sarà ben difficile poter tenere all'oscuro Babbo Natale delle sue monellerie. Così quando le due bambine, come vuole la tradizione, appendono le loro calze in attesa dell'arrivo della slitta, i genitori temono il peggio, ovvero che Babbo Natale ne lasci una completamente vuota, quella di Alex, appunto.


Nonostante A Babbo Natale non sia mai piaciuto fare il duro, quest'anno non può più fare finta di niente: quella bambina era stata davvero troppo cattiva e andava punita. Così l'incubo di mamma e papà si è puntualmente avverato: una calza stracolma a una completamente vuota.
Ma il caso vuole che quella straordinaria somiglianza confonda Babbo Natale e la calza leggera tocchi a Michi, mentre l'altra stracolma di regali sia ai piedi del letto di Alex.
Svegliatasi anzitempo per andare a vedere prima di ogni altro i regali, Alex si accorge dell'errore e quindi cerca di porvi rimedio. Spostando l'esatta metà dei regali da una calza all'altra la cattiva Alex corregge così l'operato di Babbo Natale, il quale, nel frattempo, grazie al prezioso Cattivometro, raffinato strumento di precisione in dotazione alla slitta, scopre che al mondo c'è una nuova 'brava ragazza'.
Tanta bontà non può restare 'impunita' e, nonostante sia già in dirittura d'arrivo, Babbo Natale fa una brusca sterzata e punta di nuovo i musi delle renne verso quel dato giardino nel Suffolk. Le due calze sono ora stracolme, ma una continua a essere un po' più piena... Indovinate quale?


Un Babbo Natale che crede nella meritocrazia, che non si fa scrupolo di punire chi non sia stato buono, non un Babbo Natale accondiscendente che premia 'a pioggia' tutti i bambini del mondo. Un Babbo Natale che crede nel valore educativo della punizione, un Babbo Natale un po' insolito. Forse un po' troppo stanco e distratto, è vero, ma giustificato dal fatto che il Suffolk era l'ultima tappa del suo lungo giro. Un Babbo Natale che per amor di giustizia non teme di rimettersi in viaggio e che anche per un solo un gesto di bontà di una nuova brava ragazza è disposto anche a fare conversione a U...

Carla


Noterella al margine. Grazie alla felice penna di uno dei più fulminanti sceneggiatori della scena britannica (da Mr. Bean a Bridget Jones) e ai disegni movimentati e coloratissimi di Rebecca Cobb, siamo di fronte a un libro farcito di battute di autentico humor britannico, che racconta in normale Natale di una famiglia britannica e dove si dimostra, fuor di retorica che, se autentica, la bontà è sempre vincente. Unico neo: la grafica un po' tirata via...