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lunedì 10 giugno 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

"SHOW, DON'T TELL!"

Il lupo
, Saša Stanišić, Regina Kehn (trad. Claudia Valentini) 
Iperborea 2024 


NARRATIVA PER GRANDI (dagli 11 anni) 

"Visto che è di nuovo saltato fuori Jörg, avrai già capito che qui si parla anche di lui. Diamo un'occhiata alla stanza e già che rifletto su di lui mentre aspetto la sua risposta alla mia domanda se preferisce sopra o sotto nel letto a castello, ne approfitto per raccontare ancora un po' di Jörg. Le cose stanno così: nessuno vuole avere a che fare con lui. Passa tutte le ricreazioni da solo con il suo panino. Nessuno si dà appuntamento con lui dopo la scuola. E quando ci sono lavori di gruppo da fare, gli insegnanti lo mettono sempre con ragazzi di cui sanno per certo che lo lasceranno in pace. 
Jörg è il classico tipo che conoscono tutti. Uno che è diverso, e per favore non fraintendermi! Ovviamente siamo tutti diversi e bla bla bla..." 

Dopo lo sfogo avuto con gli educatori e davanti a tutti - IO ODIO LA NATURA - in cui dichiara chiaro e tondo che lui è lì non per sua scelta ma perché è stato obbligato, va da sé che intorno a lui, in quel campo estivo nel bosco, gli altri partecipanti felici di essere lì, lo lasciano da solo. 
L'unico altro solo "storico" è per l'appunto Jörg. Casetta di legno da condividere con il bersaglio per eccellenza: quel ragazzino che tutti evitano e che catalizza le peggiori cattiverie di tre bulletti, anche loro in questa famigerata settimana nei boschi. 
Giorno dopo giorno, le attività fervono e, mentre Jörg nei boschi sembra trovare una propria dimensione ideale, lui fatica. Si autoesclude da ogni attività di gruppo, incrocia il meno possibile i suoi educatori e impara a tener loro testa. Incrocia però anche la simpatia del burbero cuoco, l'unico a prenderne le parti. Riesce ad avvicinarsi a una sua compagna, tra una goffata e l'altra, ma soprattutto lentamente entra in sintonia con quello Jörg che, a vederlo da vicino, ha un suo fascino. 
Tra farfalle vere e cervi immaginati, tra zanzare frequenti e rari momenti di pace, tra prove di coraggio mancate e fughe riuscite, il tempo scorre. E tutto assume contorni più definiti per poter distinguere eventuali percorsi da fare... 

Il topos di partenza lo si può considerare un classico della letteratura per ragazzi: partenza per campo estivo, controvoglia. Si potrebbero citare esempi illustrissimi e si potrebbe costruire una ricca e bibliografia sull'argomento, sapendo che anche il punto di arrivo rientra in qualche modo nel medesimo canone. 
Ma, se si vuole dare retta a una delle tante frasi lapidarie che costellano questo buon racconto di Stanišić, il cimento non sta nel raggiungimento del traguardo, ma nel percorso da fare per arrivarci, in sostanza, si può riassumere così:"la meta è il cammino". 
Quindi ho pensato che potesse essere quello il terreno in cui andare a cercare il senso ultimo di questa storia. 
A parte la sottile ironia che lo attraversa, nella voce del protagonista sempre pronto a definire come precisi e stereotipati i contorni di certi personaggi, salvo poi doverne ammettere complessità ben diverse, mi sembra divertente il ripetuto passaggio dal piano di realtà e quello dell' immaginazione che attraversa la storia: gli dà il titolo e offre divertenti spunti alla bravissima Regina Kehn che, tra cervi e lupi, racconta la sua versione dei fatti.
Accanto a questo entrare e uscire dalle due dimensioni, è appunto l'ironia l'altro importante registro. Con ironia, sarcasmo alle volte, è stato messo a fuoco l'intero panorama degli adulti che abitano in questa storia: gli educatori. Loro sono, per ruolo, il bersaglio dell'io narrante, dettato ad evidenza dal quel suo essere lì, giocoforza, vittima degli adulti. Due parole su di loro. 


Il più "rotondo" di tutti è il cuoco. A lui il compito di essere l'anello di congiunzione tra due mondi che secondo l'io narrante, faticano tanto a intendersi. Lui, con la sua forte dose di empatia che lo rende capace di creare subito buone sintonie nei confronti dei piccoli, con gesti silenziosi, con richiami secchi: "Witschi", incarna "la zia mitica" (cfr. La porta segreta, p. 38). Pur non venendo mai meno a se stesso e al suo ruolo nella comunità, è in grado di ascoltare e quindi di dare spazio a chiunque. 
E anche di prendere le distanze dei grandi, quando serve, e a criticarne le scelte, se non altro in campo musicale... 
Più monolitico è il resto della truppa di educatori. Seppure con le loro singole declinazioni, descritti con una sottile e costante ironia che ne mette in ridicolo le idiosincrasie personali, dimostrano una certa capacità di voler gestire e/o non voler gestire le singole situazioni.
 

Continua a ronzarmi nella testa una frase detta dagli educatori e che Benisha riporta a Jörg con tono sconfitto, dopo aver assistito a uno degli atti di protervia che il ragazzino subisce: "I nostri conflitti dobbiamo cercare di risolverceli da soli. Prima di rivolgerci a loro." Non so, ma a me è sembrata sottoscrivibile. 
E mi sa che anche Jörg, il vero grande Maestro della storia, ne ha fatto tesoro. E questo, in qualche modo, confermerebbe che la chiave è davvero il "cammino", ovvero quale percorso si sceglie di fare per arrivare a ottenere un po' di pace e un posto dove stare nel mondo. In questo senso, seguire le tracce di Jörg, i piccoli gesti che lui compie per tutto il tempo, può essere davvero illuminante. 
Un capitolo centrale, il decimo, è nodale. Quello che accade in quelle poche pagine, a mio parere, è la chiave dell'intero libro. I personaggi, che semplicemente, al pari di noi lettori, stanno a guardare ciò che Jörg fa, capiscono da che parte si potrebbe andare. 
Sperando che nessuno abbia dimenticato una delle chiavi di una buona storia, Show, don't tell, qui può con facilità constatare che i bla bla bla sono a zero, mentre i fatti sono il senso. 


Bello, così. 
 
Carla

lunedì 26 giugno 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

TRA CHATTARE E INTRECCIARE

Il nostro piccolo paradiso, Marianne Kaurin (trad. Lucia Barni) 
La Nuova Frontiera Junior 2023 




NARRATIVA PER GRANDI (dagli 11 anni) 

"Vilmer sarà forse il vicino di casa più irritante del mondo, ma se è da un pezzo che sei reclusa in casa, non puoi fare troppo la schizzinosa. Inoltre sembra davvero stupido e buffo mentre danza tutt'intorno sull'asfalto del cortile più brutto della Norvegia. Tiro fuori il telefonino dalla tasca. Cerco il messaggio ricevuto, da un numero sconosciuto, dal ragazzo che sta ancora ballando nella notte estiva, e gli rispondo. 'Niente Tropici' scrivo e osservo dalla finestra cosa succede. Lui interrompe il suo ballo, prende il telefono. Guarda verso di me. E sento un bip. 'Ci vediamo domani?' c'è scritto sul mio schermo." 

Cosa è successo prima. Ultimo giorno di scuola. Arriva un nuovo compagno di classe. Riccioli, grandi occhi, incisivo storto e maglietta improbabile. Ina lo guarda: non è il suo tipo. Troppo sfigato. 
La prof, prima di chiudere l'anno scolastico, chiede a tutti quali saranno le mete delle loro vacanze: fioccano nomi di luoghi esotici e da sogno. Solo lui, il nuovo arrivato che si chiama Vilmer, dichiara di restare a casa perché suo padre è in bolletta. 
In verità anche Ina non andrà in vacanza, perché anche sua madre è al momento disoccupata, ma lei, che patisce la pressione sociale esercitata in particolare da due sue compagne, sfodera una balla dell'ultimo minuto: andrà con sua madre ai Tropici. 
Ora, la sorte vuole che Ina e Vilmer abitino nello stesso grande condominio Trine, con scale che arrivano fino alla lettera J... Vista la sua bugia, a Ina tocca passare le sue giornate tappata in casa per paura di essere scoperta, ma Vilmer, complice la vicinanza, un giorno la vede e capisce che forse i Tropici non è proprio il posto dove lei sta trascorrendo le sue vacanze. 
Questa è la storia della loro vacanza ai Tropici, che effettivamente non sono una località precisa ma piuttosto un luogo in cui ci sia sabbia, una piscina, un lounge bar e tramonti mozzafiato. E si trovi a Sud. 
Forse per quei due, i loro personalissimi Tropici sono anche molto di più: uno stato dell'anima. 
Questo, almeno fino al momento in cui qualcuno non decida di indagare....

Almeno tre sono le questioni che questo libro norvegese, tradotto ovunque e pluripremiato anche con il Deutscher Jugendliteraturpreis nel 2021, mette nero su bianco. 
La prima, decisamente la meno scontata e la più felice anche in senso letterario, è il grande 'progetto' di questi due ragazzini che non vanno in vacanza. 
Pieni di bellezza e tenerezza gli esiti cui porta. 
La seconda, non esattamente una novità nella letteratura rivolta ai più giovani, ruota intorno a una questione centrale: la pressione che ogni persona avverte su di sé da parte del prossimo. In questo caso appare declinata in un contesto in cui ragazzi e ragazze dodicenni, più o meno consapevolmente, la esercitano e la subiscono giorno dopo giorno. Soprattutto tra i banchi di scuola. Va da sé che la storia metta davanti ai lettori la grande domanda: qual è il prezzo che si è disposti a pagare per essere accettati dagli altri? 
La terza, a quest'ultima strettamente connessa, è la questione della comunicazione virtuale. Che è tale nelle sue forme, ma diventa reale nel momento in cui è l'unico canale attraverso cui testimoniare la propria esistenza in vita. E anche in questo caso le procedure per rendersi visibili, per sentirsi vincenti hanno un costo. Spesso alto. 
Salvo poi, leggere tra le righe, che alla resa dei conti tutto quello che passa per la finzione, finzione resta. 
A stravincere sulla distanza non sono le chat, ma le dita intrecciate. 
Tra loro molto diversi, Ina e Vilmer nuotano in queste acque. 
Rispetto a tutti gli altri personaggi di contorno, che forse appaiono troppo semplificati nel loro ruolo, Ina e Vilmer sono un'altra cosa.
Tra loro molto diversi: soprattutto nella percezione del mondo che li circonda, e soprattutto diversamente permeabili nei confronti dell'esterno. 
Forse per storia personale, o forse più semplicemente per carattere, tra Ina e Vilmer c'è una grande differenza nelle modalità scelte per restare a galla. 
Ina è in cerca di affermazione e di successo e pensa che per ottenerlo, anche a costo di mentire, debba entrare a far parte del gruppo dei 'vincenti'. Mente a scuola, ma mente anche a sua madre, facendole credere che è una ragazzina con una vita sociale dignitosa. Non vede altre vie. 
Al contrario, Vilmer della sua condizione non fa mistero e cerca soluzioni personali che possa poi gestire senza nascondersi o mostrarsi per quello che non è. 
Quindi di fronte a un'estate a casa hanno due reazioni ben diverse: una si nasconde, l'altro costruisce l'alternativa. 
La cosa bella è appunto la sua capacità di mettere in piedi 'qualcosa' che abbia un senso, anche se all'apparenza sembra più che altro un gioco da bambini. 
La costruzione da parte sua di uno scenario che possa ricordare i Tropici sognati da Ina è il suo modo di volerle bene, il suo originalissimo modo di dirle che lui è - veramente - dalla sua parte. Lento, ma sicuro, Vilmer la accoglie in un abbraccio fatto di attenzioni, di generosa condivisione di tempo e pensieri cui Ina, la fragile Ina, non sa e poi non vuole sottrarsi. Così anche lei, lenta ma sicura, accetta il gioco, accetta quel bene e, quasi inconsapevolmente, lo ricambia. E addirittura rilancia. 
L'allestimento dei loro personalissimi Tropici la vede parte attiva: piscinetta, tramonto da parati e suppellettili varie sono il suo contributo. Ma la cosa più bella che lei fa è quella di sognare. Di sognare da sola e di sognare in due. Ormai anche lei è dentro al gioco e giocare le piace e le piace farlo con Vilmer. 
Una finzione, uno scenario unico - tutto finto - per contenere qualcosa di meravigliosamente vero. 

Carla

venerdì 17 giugno 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

'PRIMA, QUAND'ERO PICCOLO...'

L'ultimo giorno d'estate, Timothée De Fombelle, Irène Bonacina 
(trad. Maria Bastanzetti) 
Terre di mezzo 2022 


NARRATIVA ILLUSTRATA 

 "Il primo mattino, nel vento della prima discesa, le lacrime mi scivolavano dall'angolo degli occhi fino alle orecchie. Pensavo all'immensa estate che mi si stendeva davanti. Così lunga che non ne vedevi la fine nemmeno se ti arrampicavi sugli alberi. Adoravo i giorni che facevano giri lunghissimi per arrivare più tardi alla sera." 

Ogni estate, lo stesso. Prende il treno da solo, arriva alla stazione, scende e lungo il binario c'è solo lui e lo zio Angelo che è venuto a prenderlo. La casa dello zio sempre piena di cose, ogni anno di più ed è circondata da campi di mais. 
Le giornate questo ragazzino le passa sulla bici che lo zio gli presta. E pedala pedala e pedala e cerca di perdersi. 
Fino al giorno in cui ci riesce davvero e arriva a scoprire che lì c'è il mare. 


Grande, immenso gli riempie gli occhi. Corre, si spoglia e fa il suo primo bagno: quel giorno è tutta una sorpresa: anche quella bambina - Esther Andersen - che insegue sulla spiaggia il suo cane Boogie. Non si parlano, incrociano solo gli sguardi (lui nell'acqua, lei sulla spiaggia), ma nulla sarà più come prima. Ritrovare la strada di casa, arrivare da zio Angelo che già annotta con la gomma bucata e nessuna voglia di raccontare del mare e della bambina. E poi a letto, nessuna voglia di leggere un libro. Zio Angelo, aggiustata la bici, lo lascia ripartire e comincia così un lungo girovagare per giorni cercando di rivederla.


D'altronde "le vacanze sono come una spirale di una chiocciola, con la casa al centro, e cerchi sempre più grandi per tentare di arrivare al bordo...
E poi qualcosa succede... 

Di rado capita di leggere libri che siano così pieni e al tempo stesso così lievi,  così esatti, libri che contengano un racconto complesso a tal punto da rivelarsi capace di toccare il profondo di chiunque li legga, libri che mostrino anche nella forma una raffinatezza e un'armonia, che spuntano da ogni suo angolino più recondito. 
Di rado capitano libri perfetti. Beh, questo lo è.  A tal punto, che risulta difficile trovare un punto per prendere l'avvio e raccontarne. 
Partiamo dal topos letterario, quello dell'estate di un ragazzino che cresce. Esistono precedenti illustri che, come è giusto che sia, lasciano indietro tutto quello che è stato fino a ieri e mettono il protagonista a un punto di partenza ideale: da solo, senza genitori e senza routine cittadine, in compagnia di un adulto sapiente, accogliente e anche un po' complice. 
La storia gli mette a disposizione tutto lo spazio e soprattutto tutto il tempo possibile e necessario. Lo si dota di una serie di svaghi diversi dai soliti: scatoloni di libri sotto il letto, un monte di oggetti raccolti, una bici grande su cui crescere negli anni.
 

Insomma lo si mette nelle condizioni di passare delle belle estati. Un anno dopo l'altro. 
Ed è esattamente questo il punto di partenza che sceglie Timothée de Fombelle per raccontare. Ideale per un bel romanzo. 
Questo però non è un romanzo. Timothée De Fombelle ha scelto un contenitore diverso: un libro illustrato. 
Ha più pagine di un albo, ma è pur sempre un libro con le figure e con poche righe di testo. Quindi deve condensare tutto il senso della sua storia in due registri diversi: qualcosa di molto vicino alla prosa poetica da un lato e dall'altro il fumetto e una sorta di copione da leggere ad alta voce.
Che idea. 
Il terzo registro, invece, non dipende da lui ed è quello visivo che Irène Bonacina accorda con grande maestria. 


Il silenzio del testo su alcuni momenti importanti. Un silenzio che scende affinché trovi un suo senso attraverso le immagini che raccontano con la medesima delicatezza delle parole: per esempio di un cane ladruncolo e di una bambina gentile, oppure di un incontro desiderato con l'estate agli sgoccioli. Punteggia, davvero in punta di pennino, tutta la gamma di emozioni che Fombelle decide di attraversare: dalla meraviglia davanti all'acqua del mare lì, alla delusione di un incontro mancato.


Irène Bonacina fa molto di più: riempie ogni disegno di minuscoli dettagli - sia il gesto di una mano aperta che sfiora le spighe (chi non lo ha fatto almeno cento volte, di sfiorarle ed averne una fra i denti), sia lo scorrere del tempo su una bici che rimpicciolisce, sia lo zio in attesa sul binario (quelle mani in tasca e quel bavero alzato sono un piccolo capolavoro), sia lo stremo di trascinare una bici bucata con la paura del buio che arriva (quella testa abbassata nello sforzo...), sia lo sguardo pudico di un ragazzino prima dell'ultimo bagno della stagione. 
Non c'è pagina che non sia un solletico per richiamare alla memoria ricordi personali: le lacrime che ti entrano nelle orecchie, le zanzare tra i denti la sera pedalando, gli spaghetti al burro, la cartolina per mamma e papà. 
E qui entra in gioco la capacità che dimostrano entrambi di saper parlare una lingua universale in cui ciascun lettore adulto può riconoscere particole della propria esperienza e contemporaneamente ciascun bambino possa cogliere l'atmosfera di questo racconto, possa sentirne i sapori e gli odori che lo attraversano. Possa immaginare e riconoscere la propria esperienza, persino quella tattile, in quella sabbia in fondo alle tasche o sul carter della bici, appiccicata. 



Che libro.

 Carla

lunedì 13 giugno 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

A FIDARSI 

Nonna Gnocchi, Pizza, streghe e rivoluzione!, Susie Morgenstern (trad. Mara Dompè) 
Biancoenero edizioni 2022 


NARRATIVA PER MEDI (dai 7 anni) 

 "'Mamma, te lo dico chiaro e tondo: non ci vado.' 'E io te lo ripeto altrettanto chiaramente: ci vai, punto e basta. Non ho altre soluzioni.' 'E le colonie estive?' 'Pensavo che le detestassi.' 'Sì è vero, ma detesto ancora di più Mémé.' 'Ma dai! NESSUNO detesta la propria nonna!' 'Non c'è però una legge che dice che la devo amare.'" 

Confiance, nove anni, sta cercando in tutti i modi di smarcarsi dal programma che sua madre ha organizzato per lui: l'intero mese di agosto con sua nonna, mentre lei va in viaggio con il suo nuovo fidanzato. Piuttosto Confiance sarebbe disposto anche a stare un intero mese da solo, ma no: sua madre è inamovibile sulla decisione presa. C'è la prigione per chi lascia un minore incustodito... Quindi è deciso: un mese con Mémé. Il fatto è che anche Mémé sta programmando una vacanza e anche lei la sta organizzando con il suo nuovo fidanzato. Ma nella casa in Italia, a Triora, dove lui l'ha invitata c'è posto anche per Confiance e quindi nulla osta. Forse si apre uno spiraglio, perché Eustachio, così si chiama l'anzianotto signore, è anche ospitale, gentile e soprattutto un drago ai fornelli. 
Questa è la storia della loro vacanza, di quella di Eustachio, della sua nipotina Kitti, e di un certo numero di altre persone. 

Centotré pagine di soli dialoghi: una lettura mozzafiato..


Attraverso il dialoghi serrati tra madre e figlio apprendiamo che l'uno - almeno in apparenza - detesta l'altra, se non altro per avergli dato quel nome assurdo. Capiamo che di sua nonna non apprezza la cucina, che lo spaventa l'idea che una anziana signora abbia ancora voglia di avere un fidanzato (per farci che, poi? Il solletico?). Capiamo che a sua madre non perdona di non averlo portato con sé a Londra, lui che ama solo le metropoli, Tokyo su tutte, ora è costretto a stare in un paesino di 200 anime nelle Alpi liguri. Ma apprendiamo anche che il rapporto che tiene insieme questi due è bello, pieno di pieghe e angoli nascosti, di affetto non sempre dichiarato, di sostanziale fiducia reciproca, nonostante tutto. E sopratutto è costruito sulla lealtà e sull'onestà: i due si dicono tutto. Nel bene e nel male. Ben inteso, non sono alla pari nella gerarchia dei ruoli (e questa vacanza lo sta a dimostrare) ma se si guardano negli occhi, sanno di potersi fidare l'uno dell'altra. 
Invece, attraverso i dialoghi tra nonna e nipote capiamo molto bene che tipo di nonna sia Mémé: le cose in cui è brava, quelle che non sa fare. Il suo essere così anticonvenzionale e così serena, nell'esserlo. Conosciamo la sua filosofia di vita che è fatta di ottimismo e di fiducia negli altri, cosa che cozza lievemente con il caratterino da eterno insoddisfatto di Confiance. 
E ancora nei dialoghi tra madre e figlia si capisce che ognuna ha una sua indipendenza, anche psicologica, nei confronti dell'altra ma anche in questo caso traspare una grande disponibilità e fiducia reciproca, costruita nel tempo e anche questa sulle medesime basi di lealtà e di onestà. 
I dialoghi tra i fidanzati 'vecchi' non sono poi molti, ma fanno trasparire una comunità di intenti, due caratteri diversi ma complementari. Circostanza che fa ben sperare che la loro storia possa avere un seguito. 
I dialoghi tra Eustachio (pistacchio) e Confiance (spaghetto), dopo non molto, sono quelli tra un maestro e un allievo, allievo che - giorno dopo giorno - perde di riottosità e guadagna in stima verso il suo 'insegnante'. 
I dialoghi tra Confiance e Kitti sono quelli tra due ragazzini di nove anni, di cui uno è maschio e l'altra è femmina. Kitti ha, fin dal principio, in pugno la situazione e non solo perché lei a Triora ci passa un mese all'anno da quando è nata, ma anche perché lei è, in quanto femmina, qualche passo avanti nel percorso di crescita e di conquista della propria autonomia. Confiance non ha che da andarle dietro e imparare, guardando come si fa. 
Le conversazioni tra Eustachio, Mémé e Confiance sono illuminanti per riflettere su criteri educativi 'alternativi' a quelli che possono considerarsi più convenzionali. In perfetto stile 'Morgenstern'. 
Mentre sulle uniche due conversazioni tra i quattro abitanti della grande casa di Triora non è possibile dire nulla per non togliere la sorpresa in chi lo leggerà. Basterà dire che segnano due punti chiave della storia e sono altrettanto illuminanti per ragionare su quale può essere un sano rapporto tra nonni e nipoti, lontano da ogni ingerenza genitoriale. A volersi fidare. 
In questo centinaio di pagine c'è tutta la Morgenstern da amare. Tutta la sua ironia, tutto il suo punto di vista sempre originale. Lei, che è riconoscibile - secondo diverse percentuali - in tutti, ma proprio tutti i personaggi di questa storia, si riconferma ancora una volta una penna felice, piena di grandi e buone idee (compresa quella tutta visiva di dare le giuste voci a tutte le trentotto conversazioni che si susseguono senza soluzione di continuità e quella di commuovere chi legge in un libro tutto da ridere. E di farlo precisamente alla pagina 103, a una dozzina di righe dalla chiusura del libro). 
Ancora una volta, brava Susie e brave Biancoenero che la pubblicano.

Carla 

Noterella al margine. Questo librino andrebbe letto, a puntate, da un grande con un piccolo (non importa il tipo di relazione parentale o non che li tiene insieme). Ogni giorno, un pezzettino, per la durata di tutta una vacanza. Se non altro, per renderla indimenticabile.

lunedì 11 novembre 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


RICORDARE PER RACCONTARE

Grilli e rane, Barbara Ferraro, Alessandra Lazzarin
Edizioni corsare 2019


NARRATIVA PER MEDI (dai 7 anni)

"La incontravo sulla collina, oltre i pini; mi aspettava tra le ginestre, aveva scelto lei il posto.
La scorgevo accucciata, ma mi accoglieva in piedi, scodinzolante.
Le ginestre non erano quelle americane. Mia nnonna dice che qui in Sila le hanno seminate con gli aerei per rendere meno brutta la guerra che aera arrivata anche in Calabria."

Ogni giorno queste due - una bambinetta in vacanza e una cana randagia - si danno appuntamento per vedersi. Ci scappa qualche polpetta per conquistarla e qualche corsa assieme 'facendo finta' di appartenersi l'una all'altra. Poi ognuna di loro riprende la strada del ritorno. La bambina torna a casa dove nonno e nonna l'aspettano e il cane invece va chissadove.
E così ogni giorno.


Ma quella notte, mentre tutti dormono, un rumore sospetto sveglia e mette in allarme tutti gli abitanti della casa. La bambina esce da sotto le tante coperte con cui la nonna ogni notte la protegge dal freddo di una casa grande e poco riscaldata e si dirige verso la fonte del rumore, verso il portone di casa. I nonni, svegliatisi anche loro, armati di luci e bastoni, si incontrano con la bambina dietro quella porta. Spetta a loro, sono gli unici adulti di casa, ad affrontare con coraggio il rumore sospetto...che si rivela molto meno pericoloso del previsto, sebbene faccia luce su un segreto...

Questo è il primo dei tre brevi racconti che hanno come centro l'estate di quella bambina, ospite a casa dei nonni in Calabria. Lo seguono il racconto della sua caccia alle rane per poi farle gareggiare, e quella ai grilli, raccolti in bottiglia per far colpo su mamma e papà. Queste tre piccole perle fatte di ricordi sono legate tra loro da un unico filo: quello di un'infanzia che trascorre. E' un' estate, evidentemente non l'unica, in cui la libertà, più grande rispetto a quella invernale e cittadina, si scolpisce nell'anima di quella bambina e che, a distanza di trent'anni, diventa racconto da mettere su carta e condividere con gli altri.
Ed è proprio il piacere per il ricordo che emerge e che diventa immediatamente racconto. Lo conferma il tono sommesso e un vaghissimo senso di nostalgia. Nonostante il fatto che sia un testo scritto, che è stato preceduto evidentemente da un attento vaglio delle parole, tuttavia Grilli e rane mantiene una leggerezza che invece è propria del parlare, del raccontare a chi ha voglia di stare a sentire.


Va detto che è un po' complicato far finta di non conoscere Barbara Ferraro e Roberto ed Elisa ed è altrettanto difficile non immaginare quella stessa Barbara Ferraro che proprio a loro due, a cui Grilli e rane è dedicato, stia raccontando frammenti della propria infanzia.
Questo doppio registro è forse una delle caratteristiche che più colpisce nella lettura: una ricercatezza delle parole inusuali, tutta meridionale, a cui però fanno da contraltare continue ellissi nel discorso che sono invece tipiche del racconto orale. Un linguaggio che sembra non aver tempo e che spesso mischia il presente di un adulto narrante con un passato di bambina calabrese. Il secondo pregio sta nella capacità di restituire a chi legge, a chi sulla Sila non c'è mai stato, colori e odori e rumori di quei posti. Con altrettanta naturalezza, terzo pregio, riesce a costruire lo spessore dell'essere bambini. In questo senso ci sono i tipici passaggi repentini del pensiero che spazia dal minuscolo al grande, dal personale al generale, dal vero all'immaginato.
Idee e sensazioni che saettano nella testa come lampi.
Insomma c'è tutta l'onestà di chi quelle sensazioni le ha provate davvero e quei pensieri davvero ne hanno attraversato la testa.
La fortuna è stata quella di non dimenticare.


La cattura dei grilli in bottiglia ne è un esempio molto chiaro.
Se da una parte tanta leggerezza di racconto sembrerebbe sposarsi alla perfezione con i rarefatti acquerelli di Alessandra Lazzarin, tuttavia ci sono alcuni tratti in cui ciò che è disegnato sembra lasciare indietro ciò che è scritto.
E senza motivo apparente che giustifichi la scelta.
E' cosa nota che la relazione tra figura e testo è cosa complessa e articolata. Ma è altrettanto vero che deve avere senso la eventuale dissonanza tra i due codici. La complessità di rapporto tra figura e testo può essere anche molto articolata e apparentemente contraddittoria, con l'intento di creare quella ambiguità necessaria (addirittura figure che hanno il compito programmatico di smentire ciò che le parole dicono), ambiguità che è generatrice di attenzione e curiosità nel lettore, che ha via via lo scopo di farlo ridere, piangere, pensare e interrogarsi.
Ma in Grilli e rane a me sfugge un po' quale sia la ragione per non dare alla cagnetta le orecchie che le spettano: 'piccole e nere' e il perché di sdraiare nell'erba Betta che sceglie di stare 'ritta in piedi nella radura'? La costante e meticolosa ricerca delle parole, avvertibilissima, non mi pare presenti altrettanta perseveranza nel disegno: molte tavole sono 'perfette' nella composizione e intelligenti nelle inquadrature, altre (poche) invece sembrano 'distrarsi' per andare altrove, molte sono felici raffigurazioni di bambini in movimento (roba difficile da disegnare),


altre (poche) sembrano 'distrarsi' e dimenticarne un po' le proporzioni.
Poco male, perché comunque in quegli acquerelli si respira a pieni polmoni l'aria di quell'estate di bambina, passata felicemente 'a grilli e a rane'.


Carla

venerdì 30 giugno 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


QUANDO C'È DI MEZZO IL MARE

Vacanze in balcone, Fulvia Degl'Innocenti, Noemi Vola
Biancoenero Edizioni, 2017


NARRATIVA PER MEDI (dai 7 anni)

"Non c'è niente di meglio che stare sdraiati accanto a una piscina, con la testa al riparo sotto un ombrellone e i piedi in ammollo nell'acqua fresca. Con in mano una bibita ghiacciata vi sentirete come un re.
È davvero la vacanza che ho sempre sognato. E che continuerò a sognare, visto che mi trovo sul terrazzino al quinto e ultimo piano di una palazzina alla periferia di una qualsiasi città della pianura padana."

Stare in costume da bagno sul proprio balconcino a prendere il sole non è cosa così insolita, se non per il fatto che qui in questa circostanza l'intera famiglia Capossi sta facendo i turni, viste le esigue dimensioni del suddetto, per curare la propria tintarella.
Tintarella assolutamente necessaria, dopo l'incauta sparata del capofamiglia al Circolo delle Freccette in cui è stata annunciata con gran pompa l'imminente partenza di tutta la famiglia per le Maldive.
Ora non resta altro da fare che 'far finta' di andare in una di quelle isolette sparse nell'Oceano indiano. Partire per finta, tornare di notte alla chetichella, sigillarsi per un mese intero in casa, dopo aver fatto scorte alimentari adeguate, evitare qualsiasi traccia di passaggio sul web (durissimo per l'adolescente di casa) e poi abbronzarsi, abbronzarsi e abbronzarsi come se alle Maldive ci si fosse stati veramente. E, colpo da maestro, far recapitare anche qualche cartolina agli indirizzi 'giusti' con la complicità dell'amico di ritorno nello Sri Lanka (chi si mette a controllare il timbro postale?)
Funzionerà l'ennesimo piano organizzato dalla 'mente diabolica' di casa, la signora Capossi, abituata a mettere rimedio alle sparate del suo incauto marito?

Una cosa di certo è accaduta, complice la noia e la segregazione per un mese intero tra le quattro mura domestiche con poco accesso al web, ma molto tempo per pensare...il recupero di se stessi: un nonno che da un anno e mezzo vegetava sulla poltrona, ora tenta sortite notturne per approvvigionare gli altri e per finire la sua raccolta punti delle merendine, una giovane adolescente che, non potendo chattare, scopre quanto sia bello cucinare per gli altri, e poi su tutto c'è la gioia 'quasi dimenticata' di passare del buon tempo assieme.
La noia fa miracoli e non smetterò mai di consigliarla a tutti quei genitori che, avendo appena riempito fino all'orlo di mille cose da fare l'esistenza dei propri figli, mi guardano basiti.
E con la noia, e con un'estate senza viaggi, e con un po' di vita normale, questi libricini hanno a che fare.
Libricini sottili ad alta leggibilità, che da sempre Biancoenero pubblica, i mini zoom o gli zoom, che stanno in tasca e che nello zaino quasi scompaiono, talvolta hanno il dono di mettere di buon umore e di riempire 'piccole porzioni' di vita, lasciate insperabilmente libere da altro.
Nel mio caso, questo Vacanze in balcone è arrivato al momento giusto, quando, in fuga dal mio terrazzino al quinto piano di una periferia di una grande città (solo la Valle padana non condivido con la famiglia Capossi), sono fuggita al mare (comunque sempre quello di Castel Porziano e non le Maldive).
Si legge d'un fiato, si sorride spesso e si fa anche qualche pensiero. Bene così.
Questo buon artigianato letterario ha il pregio di rappresentare più che dignitose opportunità per lettori e lettrici che non siano in cerca del romanzo epocale, della folgorazione letteraria, ma più semplicemente, che abbiano voglia di sentirsi raccontare una storia divertente e spensierata.
Insomma, abbiano voglia di vincere la noia, prendendo un libro in mano.
Se oggi leggere non fosse un gesto rivoluzionario, mi verrebbe da dire più semplicemente che libri così sono preziosi sassolini da collezionare per segnare il percorso verso una maturità di lettura che prima o poi arriverà.
E su questa scia noto che tra le firme che hanno contribuito ad arricchire le collane citate, si trovano anche nomi importanti e significativi che, altrove, si sono cimentati con il romanzo di peso. Fulvia Degl'Innocenti è una di questi.
E' un po' come se questi libretti fossero per loro dei divertissement che però contengono comunque in sé il germe della qualità di pensiero e di scrittura e forse trovano il loro scopo nel traghettare i più 'spensierati' verso letture più 'pensierose'.

Carla

Noterella al margine. A casa mia si distingue con molta precisione tra balcone e terrazzo e di conseguenza anche tra terrazzino e balconcino. Tra i due, c'è di mezzo il mare. Io per esempio mi considero proprietaria di un terrazzino e guardo con evidente spocchia chi ha solo un balconcino...Sappiatelo.

mercoledì 6 luglio 2016

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


VACANZA CON LA NONNA



Una delle tappe imprescindibili della crescita è rappresentata dalle vacanze da soli e a questo tema si ispira Una vacanza quasi perfetta di Anne Percin, pubblicato da poco da Edt Giralangolo.
Quale ragazzo o ragazza, infatti, non sogna il momento di poter passare le vacanze all'insegna della pigrizia, dei sacchetti di patatine svuotati a velocità supersonica e delle nottate passate davanti allo schermo del pc? Magari senza i genitori, parcheggiato a casa di una nonna molto permissiva e produttrice compulsiva di crepes farcite in tutti i modi.
E' quello che aspetta Maxime, dopo essere riuscito a sfuggire a faticosissime vacanze con i genitori, che partono da soli per un trekking in Corsica. Lasciata la sorella più piccola in una colonia estiva con un'amichetta, il nostro protagonista può sbarcare a casa della nonna, pronto a spalmarsi sul divano.
Non può non presentarsi un imprevisto, per altro drammatico: la nonna ha un malore e Maxime deve recuperare nella pigra memoria tutto quello che ha imparato nei corsi di pronto soccorso; riesce nell'intento e a far ricoverare la nonna in ospedale, per un possibile infarto.
Dopo l'adrenalina scatenata dal momento di emergenza, ecco sorgere i problemi spiccioli, quelli di tutti i giorni: prepararsi da mangiare, prendersi cura del gatto Hector, andare a trovare la nonna, rimediare dei soldi per fare la spesa, tenere alla larga un poliziotto sospettoso. Tutto questo mentre i genitori non sono raggiungibili.
Ma nello stesso tempo, Maxime è impegnato più che mai a tenere vive le amicizie virtuali, comprese quelle misteriose; d'altra parte, è questo il suo modo, e quello di tanti altri coetanei, di vivere la socialità.
Ma se questo non bastasse, c'è anche la sorellina da consolare e uno zio inaffidabile, che gli svela un aspetto insospettabile della nonna.
Frizzante come ci vuole in momenti di calura, Una vacanza quasi perfetta è alla fine il racconto, tutto giocato sul registro della commedia, della crescita di un ragazzo molto solo, un vero nerd, che considera il tempo passato davanti allo schermo del computer il suo tempo migliore.
La serie di eventi imprevedibili, che sconvolgono i piani di Maxime, lo costringono a far leva sulle sue doti più nascoste, a tirare fuori anche un desiderio di vita tacitato dalle trappole della vita virtuale.
L'autrice, Anne Perrin, insegnante di liceo, conosce bene gli orizzonti dei ragazzi di oggi e in questo libro li descrive con affettuosa ironia: ce li racconta persi dietro i giochi di ruolo, le chat, gli avatar, capaci però di fare fronte a quelle svolte improvvise della vita vera, che consentono di scoprirne i lati belli e quelli dolorosi o difficili.
Lettura leggera, ma intelligente, perfetta per rinfrescarsi sotto un ombrellone con una storia a misura di adolescente.
Dai quattordici anni in poi.
Eleonora

“Una vacanza quasi perfetta”, A. Percin, Edt Giralangolo



giovedì 19 maggio 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


ALLA GRANDE!

The big swim - La grande prova, Cary Fagan
(trad. Giulia Avallone, Flavio Sorrentino)
Biencoenero 2016


NARRATIVA PER MEDI E GRANDI (dai 9 anni)

"I miei obiettivi per il campo estivo erano modesti. Primo, sopravvivere. Secondo, non farmi odiare. Terzo, non essere il peggiore in tutte le attività.
Sapevo di non essere il tipo giusto per un campo estivo."

Eppure Ethan è dentro un campo estivo fino al collo. 
Condivide questa esperienza con un altro bel numero di ragazzini e ragazzine. Quelli del suo bungalow, ovvero i suoi compagni di chiacchiere serali prima di addormentarsi, sono Bong, Carota, Tigre, Sventola, Oplà, Slurp e Tex. Ognuno si è guadagnato un soprannome; quello di Ethan è Pinky, in onore della coperta 'color carne' che sua madre gli ha messo nello zaino.
Nel bungalow però c'è un letto che è rimasto vuoto, destinato a Zachary Sapoznik. La sua fama di ragazzino terribile lo precede e il suo esordio in società sembra non smentire la leggenda: un pugno ben dato in risposta a uno spintone di 'benvenuto'.
Il tempo scorre tra una gara e un'attività ed Ethan tutto sommato pare aver raggiunto i suoi obiettivi di sopravvivenza. Addirittura può segnare tra le sue 'fortune' essere riuscito ad attirare l'attenzione e la stima di Amber Levine - una ragazzina allergica agli stupidi, cui mostra la liberazione in diretta del piccolo serpente giarrettiera tenuto prigioniero in un barattolo - e quella di Zach in persona, con il quale condivide quattro chiacchiere sincere e un pezzetto di cioccolato.
Ethan adesso ha un altro obiettivo: capire chi è davvero quel ragazzino così taciturno e solitario che tutti temono: Zach non è quello che raccontano di lui e forse vale davvero la pena essergli amico. Anche se questo sconvolge il quieto vivere di Ethan che fino ad ora lo aveva tenuto lontano dall'adrenalina di un'estate indimenticabile.

Come ogni storia di campeggio americano che meriti questo nome, anche questa ha i suoi 'fuochi' intorno a cui tutto ruota.
Il primo fuoco ha il suo centro nel bungalow e nella vita che si fa lì dentro.
Il secondo si accende intorno a Zach e al tema di ragazzo ribelle.
Il terzo è rappresentato da Amber Levine e si alimenta intorno alla questione della relazione con l'altro sesso.
Il quarto è la Grande Traversata, ovvero qualcosa che riguarda 'i grandi' e che per i piccoli ha il sapore del rito di passaggio.
Il quinto è la storia di un orso rabbioso e della capacità di mettere alla prova se stessi incuranti che il resto del mondo ne sia a conoscenza. E' una sfida in solitario.
Il sesto e ultimo fuoco si alimenta di coerenza e lealtà nei confronti di un amico. Un impensabile amico.
Le storie americane che sono d'estate hanno tutte un po' il sapore di Stand by me, ineguagliato e perfetto racconto di amicizia e iniziazione. Anche nel campeggio ebraico dove Ethan si trova l'aria che si respira è la stessa. Un gruppo eterogeneo di ragazzi alle prese con le amicizie, con i primi tentativi di contatto con l'altro sesso, con le dinamiche di esclusione e inclusione nel gruppo, con la consapevolezza di essere ancora piccoli.
A segnare la sottile linea scura (e non lo dico a caso, ma penso a Lansdale) tra infanzia e mondo adulto, è la Grande Traversata, ovvero una prova atletica, una nuotata lunga fino all'isola di Downing, cui prendono parte solo i ragazzi più grandi. I più giovani, ovvero il gruppo di Ethan, ne è escluso, ma è la regola. Solo Zach, allergico alle imposizioni, decide altrimenti.
Fino a questo punto i temi del libro si susseguono come in ogni buon romanzo o racconto di formazione, secondo uno schema consueto e consolidato.
Sono gli ultimi due fuochi che fanno di questo piccolo libro un grande libro. Di questo buon libro un ottimo libro.
In qualche modo l'uno anticipa il secondo: la storia dell'orso rabbioso che Ethan racconta una sera - cameo incastonato alla perfezione nel resto della narrazione - diventa premonizione di quello che sta per accadere nel campo, in una notte più silenziosa di altre. Per uno di loro è arrivaTO IL MOMENTO DELLA grande SFIDA IN SOLITARIO, e per ALTRI DUE il momento di sostenerlo e affiancarlo, DIMOSTRANDOGLI tutta la FIDUCIA, LEALTÀ E CUORE di cui ha bisogno.
Per tutti e tre è arrivato il momento di crescere. Alla grande.

Carla

venerdì 19 giugno 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


A SETTECENTOTRENTACINQUE CHILOMETRI ALL'ORA...

Weekend con la nonna, Stefan Boonen, Melvin (trad. Laura Pignatti)
Sinnos 2015


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Oggi la nonna ci viene a prendere. Ci dà un bacio e una pacca sulla spalla. 'Dove andiamo adesso?' ci chiede. 'A casa' dico io. 'A casa del gigante' gridano gli altri. Lei sgrana gli occhi. 'Ma non sarà pericoloso?' 'Nooo!' 'O magari troppo spaventoso?' 'Nooo!' 'E tu, piccoletto, te la senti di andare?' Di solito noi stiamo nel pulmino della nonna e i bagagli stanno sul tetto. Altre volte invece..."

... i bagagli nel pulmino e sul tetto i ragazzini.


È venerdì. Una nonna, un piccoletto, i suoi nove cugini e un gatto passeranno insieme questo fine settimana che si preannuncia piuttosto movimentato. Dopo una ordinata partenza, con le ultime solite raccomandazioni da parte dei genitori, tutto prende un andamento inaspettato e bizzarro. La prima è la casa del gigante che li aspetta in mezzo al bosco e contiene un letto enorme, una scala a cui manca uno scalino e, in cantina, uno stivale che sa di gorgonzola. Se apri le finestre entra il bosco, ci sono ragni con zampe grosse come tronchi.La seconda è proprio lei, la nonna. Racconta storie di bava e di paura e quando è l'ora di spegnere la luce non dà baci, ma morsetti sulle guance. E se la testa non è ancora stanca, e il sonno fatica ad arrivare, lei ti porta in cima al tetto e, seduti sulla grondaia, comincia a raccontare. 


In un batter d'occhio arriva sabato: passeggiate avventurose nei boschi in cerca del cinghiale, intorno al fuoco a parlar di lupi e poi si torna a casa. La domenica c'è il bagno nella tinozza giù in giardino e poi la gita lunga con guado, al cimitero a trovar nonno, in barchetta e quindi tuffo a cercar grigni. degna conclusione è un gelato per tutti.
Quando scende la sera, però, il pulmino si riempie di nuovo e si riparte verso casa. Di ritorno, quando i genitori chiedono come andata, la risposta è secca, laconica e vera: bene. E nulla più. Chissà perché?

Saranno i colori di copertina (che poi sono anche quelli di tutto il libro), sarà la nonna che l'attraversa attaccata a una liana come Tarzan, sarà il bacetto furtivo che appiccica sulla testa del piccoletto che le sta appeso al fianco, sarà la grafica potente, ma questo libro ti chiama dallo scaffale. Lo si sente vibrare ancora da chiuso. Nel silenzio della libreria si sentono tonfi, risate e berci di bambini scatenati al suo interno. Ed è esattamente ciò che 'prorompe' davanti al lettore quando lo apre e gira le pagine, una dopo l'altra: colore, movimento, allegria, spensieratezza, vacanza e affetto.
Il ritmo della storia di questo fine settimana con una nonna, che tutti i bambini vorrebbero per sé, è mozzafiato. Non c'è sosta, tutto è raccontato da dialoghi serrati, molti cartelli, lettere cubitali, sempre in stampatello, e un disegno che sconfina spesso nella graphic.
Sulla pagina nulla è mai fermo, nulla è mai silenzioso, nulla è mai noioso. Tutto ha la velocità del pensiero a briglia sciolta di un ragazzino.
Si respira quell'atmosfera un po' da 'caserma' che si crea quando i cugini si rivedono, quel gusto per l'infrazione delle regole che fa sentire grandi.


A Roma da una settimana le scuole hanno chiuso i battenti e bambini e ragazzi circolano in libertà. Al loro fianco, si sono accorpati plotoni di nonne e nonni che gli trotterellano dietro. Alcuni li portano al parco, altri in piscina, altri ancora a far la spesa, qualcuno in libreria (ieri, per esempio, su cinque clienti, tre appartenevano alla categoria dei nonni con nipote al seguito).
La nonna di piccoletto e degli altri nove scalmanati, però, è un po' diversa: lei è una forza della natura. Per quanto le è possibile, non cerca mai di metter freno alla conquistata libertà di quei bambini senza scuola. Anzi, ne potenzia l'immaginazione, l'autostima e il divertimento per il divertimento. E pur essendo una capobanda scherzosa, sa essere anche silenziosa e delicata quando c'è da esserlo. Che tipo di nonna sia, lo si intuisce fin dalla copertina e dalle prime frasi di Stefan Boonen: dietro quel saluto fatto di un bacio e di una pacca sulla spalla si nasconde un mondo...



Carla

Noterella al margine. Standing ovation per Boonen e per la sua traduttrice, per Melvin che accende e agita nel disegno ciò che è già movimentato nel testo, per Sinnos che continua a 'pescare' bei libri nel catalogo De Eenhoorn.
Questo libro andrebbe regalato a ogni genitore perché prenda coscienza di cosa può accadere ad affidare un bambino a una nonna. E andrebbe regalato a tutte quelle nonne che non hanno il pulmino, non frequentano le grondaie e non sanno cosa è un grigno.