lunedì 11 novembre 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


RICORDARE PER RACCONTARE

Grilli e rane, Barbara Ferraro, Alessandra Lazzarin
Edizioni corsare 2019


NARRATIVA PER MEDI (dai 7 anni)

"La incontravo sulla collina, oltre i pini; mi aspettava tra le ginestre, aveva scelto lei il posto.
La scorgevo accucciata, ma mi accoglieva in piedi, scodinzolante.
Le ginestre non erano quelle americane. Mia nnonna dice che qui in Sila le hanno seminate con gli aerei per rendere meno brutta la guerra che aera arrivata anche in Calabria."

Ogni giorno queste due - una bambinetta in vacanza e una cana randagia - si danno appuntamento per vedersi. Ci scappa qualche polpetta per conquistarla e qualche corsa assieme 'facendo finta' di appartenersi l'una all'altra. Poi ognuna di loro riprende la strada del ritorno. La bambina torna a casa dove nonno e nonna l'aspettano e il cane invece va chissadove.
E così ogni giorno.


Ma quella notte, mentre tutti dormono, un rumore sospetto sveglia e mette in allarme tutti gli abitanti della casa. La bambina esce da sotto le tante coperte con cui la nonna ogni notte la protegge dal freddo di una casa grande e poco riscaldata e si dirige verso la fonte del rumore, verso il portone di casa. I nonni, svegliatisi anche loro, armati di luci e bastoni, si incontrano con la bambina dietro quella porta. Spetta a loro, sono gli unici adulti di casa, ad affrontare con coraggio il rumore sospetto...che si rivela molto meno pericoloso del previsto, sebbene faccia luce su un segreto...

Questo è il primo dei tre brevi racconti che hanno come centro l'estate di quella bambina, ospite a casa dei nonni in Calabria. Lo seguono il racconto della sua caccia alle rane per poi farle gareggiare, e quella ai grilli, raccolti in bottiglia per far colpo su mamma e papà. Queste tre piccole perle fatte di ricordi sono legate tra loro da un unico filo: quello di un'infanzia che trascorre. E' un' estate, evidentemente non l'unica, in cui la libertà, più grande rispetto a quella invernale e cittadina, si scolpisce nell'anima di quella bambina e che, a distanza di trent'anni, diventa racconto da mettere su carta e condividere con gli altri.
Ed è proprio il piacere per il ricordo che emerge e che diventa immediatamente racconto. Lo conferma il tono sommesso e un vaghissimo senso di nostalgia. Nonostante il fatto che sia un testo scritto, che è stato preceduto evidentemente da un attento vaglio delle parole, tuttavia Grilli e rane mantiene una leggerezza che invece è propria del parlare, del raccontare a chi ha voglia di stare a sentire.


Va detto che è un po' complicato far finta di non conoscere Barbara Ferraro e Roberto ed Elisa ed è altrettanto difficile non immaginare quella stessa Barbara Ferraro che proprio a loro due, a cui Grilli e rane è dedicato, stia raccontando frammenti della propria infanzia.
Questo doppio registro è forse una delle caratteristiche che più colpisce nella lettura: una ricercatezza delle parole inusuali, tutta meridionale, a cui però fanno da contraltare continue ellissi nel discorso che sono invece tipiche del racconto orale. Un linguaggio che sembra non aver tempo e che spesso mischia il presente di un adulto narrante con un passato di bambina calabrese. Il secondo pregio sta nella capacità di restituire a chi legge, a chi sulla Sila non c'è mai stato, colori e odori e rumori di quei posti. Con altrettanta naturalezza, terzo pregio, riesce a costruire lo spessore dell'essere bambini. In questo senso ci sono i tipici passaggi repentini del pensiero che spazia dal minuscolo al grande, dal personale al generale, dal vero all'immaginato.
Idee e sensazioni che saettano nella testa come lampi.
Insomma c'è tutta l'onestà di chi quelle sensazioni le ha provate davvero e quei pensieri davvero ne hanno attraversato la testa.
La fortuna è stata quella di non dimenticare.


La cattura dei grilli in bottiglia ne è un esempio molto chiaro.
Se da una parte tanta leggerezza di racconto sembrerebbe sposarsi alla perfezione con i rarefatti acquerelli di Alessandra Lazzarin, tuttavia ci sono alcuni tratti in cui ciò che è disegnato sembra lasciare indietro ciò che è scritto.
E senza motivo apparente che giustifichi la scelta.
E' cosa nota che la relazione tra figura e testo è cosa complessa e articolata. Ma è altrettanto vero che deve avere senso la eventuale dissonanza tra i due codici. La complessità di rapporto tra figura e testo può essere anche molto articolata e apparentemente contraddittoria, con l'intento di creare quella ambiguità necessaria (addirittura figure che hanno il compito programmatico di smentire ciò che le parole dicono), ambiguità che è generatrice di attenzione e curiosità nel lettore, che ha via via lo scopo di farlo ridere, piangere, pensare e interrogarsi.
Ma in Grilli e rane a me sfugge un po' quale sia la ragione per non dare alla cagnetta le orecchie che le spettano: 'piccole e nere' e il perché di sdraiare nell'erba Betta che sceglie di stare 'ritta in piedi nella radura'? La costante e meticolosa ricerca delle parole, avvertibilissima, non mi pare presenti altrettanta perseveranza nel disegno: molte tavole sono 'perfette' nella composizione e intelligenti nelle inquadrature, altre (poche) invece sembrano 'distrarsi' per andare altrove, molte sono felici raffigurazioni di bambini in movimento (roba difficile da disegnare),


altre (poche) sembrano 'distrarsi' e dimenticarne un po' le proporzioni.
Poco male, perché comunque in quegli acquerelli si respira a pieni polmoni l'aria di quell'estate di bambina, passata felicemente 'a grilli e a rane'.


Carla

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