Visualizzazione post con etichetta africa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta africa. Mostra tutti i post

venerdì 8 settembre 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

ESORDIO DI UN NARRATORE


Questo è un esordio lontano, non me ne voglia l’autore: risale al 1999, quando un giovane dotato di talento e di molte parole partecipa, vincendo, al Premio Battello a Vapore con un romanzo d’avventura che ora viene riproposto in BUR.
L’autore è Pierdomenico Baccalario e il titolo del romanzo è ‘La strada del guerriero’.
Se il romanzo oggi può rivelare qualche pecca, ma si tratta di qualche peccato veniale, quello che emerge sopra tutto è la capacità di Baccalario di costruire storie. Storie che catturino il lettore e la lettrice e capaci di trasportarli in un altrove che qui ha una netta connotazione fantastica.
Siamo in Africa, in un tempo indeterminato, nella terra degli Zulu.
Il Re degli Zulu attende l’annuncio della nascita dell’erede al trono; ma nascono due gemelli e questo rappresenta una grande sventura, che può essere allontanata sacrificando quello, fra i due, che per primo viene alla luce. Lo stregone Ingana chiede alla nutrice Miesi di preparare il predestinato al sacrificio. Miesi, però, non è certa di aver individuato il neonato giusto e, comunque, non intende far morire nessuno dei due bambini. Riesce ad ingannare Ingana, che sacrifica una lepre al posto del bambino, il quale verrà affidato ad un uomo saggio, Babashana, che vive nella savana.
Manatasi, questo è il nome del bambino, cresce quindi ignaro del suo lignaggio, che gli viene svelato in punto di morte dallo stesso Babashana.
A quel punto il giovane Manatasi, che è cresciuto forte e abile nella caccia, deve affrontare il suo destino, che già si rivela nella capacità di comandare gli animali, anche i più feroci. Non a caso lo accompagna nel suo viaggio un leopardo, quasi un animale totemico. Andrà verso il villaggio dove vive il fratello, divenuto Re, mentre incalzano siccità e carestie, e poi si recherà nella Città dei Re, dove sono sepolti i Re e le Regine e dove è possibile interrogare i morti.
Come si vede ci sono tanti ingredienti che non casualmente avvicinano questo romanzo alle trame dei giochi di ruolo: la magia, che attraversa tutto il racconto, con le doti straordinarie che contraddistinguono alcuni personaggi; l’inganno, il viaggio iniziatico, lo scontro finale fra Manatasi e Sinude, l’altro gemello.
D’altro canto è proprio l’autore a raccontare la genesi di questo libro e il suo rapporto diretto con il gioco di ruolo che all’epoca era ben conosciuto, Dungeon & Dragons. Ad affascinare il giovane Baccalario è proprio il ruolo del Master, ovvero quello che costruisce le trame, indirizza i giocatori, riannoda i fili che sembrano dispersi.
Per sostenere il ruolo di Master bisogna essere dei bravi costruttori di trame, saper tenere alta la tensione, intervenire al momento opportuno per dare una svolta al racconto.
Ed ecco che da un gioco di ruolo, che per fortuna sta rinascendo, si diventa scrittore; uno scrittore che ha collezionato successi, a partire da Ulysses Moore, e che ha dato vita a numerosissime serie e che, alla fine, ha riunito un valente gruppo di scrittori sotto la sigla di Book on a Tree.
Sulla magia dei giochi di ruolo e sull’universo anche letterario che li nutre, l’autore ha scritto il bellissimo ‘Il grande manca’.
Ma anche volendo ignorare il percorso dello scrittore, questo romanzo piacerà a ragazzi e ragazze che amino l’avventura e la magia, la natura selvaggia e il destino degli eroi.
Lettura scorrevole e divertente per lettrici e lettori dai dieci anni in poi.

Eleonora

“La strada del guerriero”, P. Baccalario, Rizzoli 2023




lunedì 27 settembre 2021

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

KIM E' SOLO: TRE PAROLE DI PI GRECO
 
Una piccola cosa senza importanza, Catherine Fradier 
(trad. Ilaria Piperno)
Uovonero 2021


NARRATIVA PER GRANDI (dai 12 anni)

"Quando la dottoressa Sourieau, Sunder e la nuova arrivata spariscono nella yurta, scivolo dentro anche io. Sotto la tenda ci sono poche persone, è il momento in cui gli ospiti fanno la doccia prima di cenare. Marie-Antoniette e Denise, due congolesi che lavorano al campo base, sistemano sui tavoli delle bottiglie d'acqua e focacce di manioca. Un odore di capretto arrosto ristagna sotto la tenda. L'immagine dei pezzi di carne marrone mi fa venire la nausea, ma la scaccio per concentrarmi sulla nuova arrivata, in disparte rispetto alla dottoressa Sourieau e Sunder che parlano a bassa voce."

È esattamente questo il momento in cui Sacha, il figlio Asperger della dottoressa, vede per la prima volta Destinée. Lei, come tutti i ragazzi ospiti del campo MONUSCO (la missione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione della Repubblica Democratica del Congo), arriva ferita e come loro è una kudogo, una bambina-soldato della famigerata regione del Kivu.
Nonostante il loro primo incontro sia stato piuttosto burrascoso - perché entrambi, nello sfiorarsi, hanno cacciato un urlo e ci è scappato anche un morso a Sunder, il Casco Blu nepalese - i due, da questo momento in poi cominciano un lento ma costante percorso di avvicinamento reciproco che li porterà a sentirsi, pur nella grande diversità, fratelli inseparabili.
Sacha, tredici anni, segue sua madre medico in tutte le sue missioni umanitarie. Dal giorno, era un lunedì, in cui lei decise di toglierlo definitivamente dalla scuola dove stava per essere ucciso da un gruppo di bulli violenti, Sacha la accompagna ovunque, a patto che lei gli permetta di avere sempre con sé una piccola tenda - il suo Piccolo Rifugio - in cui rintanarsi per dormire o quando per lui sia necessario trovare il silenzio e la solitudine. A patto di non fagli mangiare mai nulla di marrone, a patto di fargli portare i suoi  46 Moleskine dove annota tutto quello che gli sembra interessante e dove sta scrivendo le sue Parole di Pi greco, una storia "in cui ogni parola contiene nel medesimo ordine  il numero di lettere corrispondente alle cifre nella serie dei decimali del pi greco."
Destinée, quindici anni, vuole a tutti i costi farla finita con la vita che ha fatto fino a ieri, ma è altrettanto determinata a riprendersi il suo piccolo bambino che i ribelli le hanno sottratto. Vuole ritrovarlo e con lui tornare al villaggio, dalla sua famiglia per dimostrare loro che lei con quella vita terribile ha chiuso.
Per fare questo architetta un buon piano in cui anche Sacha dovrebbe avere un piccolo ruolo, di 'specchietto per le allodole', nel momento del furto delle armi da parte della ragazza. Le cose prendono una piega inaspettata e a fuggire dal campo, a cavallo di una motocicletta, diretti verso la foresta dove si nascondono i ribelli ora sono in due.


Autrice di gialli, molto amata in Francia, Catherine Fradier è al suo primo libro per ragazzi, ma già sappiamo che a questo, scritto nel 2016, in patria se ne è aggiunto un secondo nel 2019. Ed è ancora un episodio delle Cronache lunari di un ragazzo bizzarro. Lo aspettiamo trepidanti, perché questo primo ci ha convinto.
Sebbene sia costruito intorno a una situazione piuttosto inverosimile, quella di un ragazzino Asperger paracadutato in un paese così difficile come il Congo, tuttavia la storia sta in piedi perfettamente. Da una parte c'è la complessità di una situazione 'esplosiva' come quella del Congo che abbiamo imparato a conoscere come autentica a nostre spese ancora poco tempo fa con il caso dell'agguato al convoglio che guidava l'ambasciatore Attanasio, e dall'altra c'è la storia personale di un ragazzino autistico.
Fin dalle prime pagine ci troviamo nel mezzo delle cose, così come accadono e così come le vedono gli occhi del piccolo Sacha e piano piano il suo modo di leggere la realtà diventa il nostro. In questo senso, le pagine dedicate all'osservazione delle formiche o quelle sui compleanni dalla nonna Tartine sono dei piccoli gioielli. Inevitabilmente ci affezioniamo e facciamo nostre le sue modalità di ragionamento, al punto che arriviamo quasi a prevedere le sue reazioni agli eventi ancora prima che accadano. Scopriamo solo con il passare del tempo il passato di questo ragazzino, quando ormai di lui conosciamo alla perfezione il presente. Ed è curioso che questo aspetto non prenda mai il sopravvento, come ci si potrebbe invece aspettare. Le modalità del pensiero di un autistico sono diventate - a questo punto - così naturali, che a tutti gli effetti costituiscono l'unica chiave interpretativa della vicenda. In sostanza, ne costituiscono le solide fondamenta, su cui la Fradier costruisce il lato avventuroso che - a ben vedere - è la materia che fino a oggi ha caratterizzato la sua scrittura, così tanto apprezzata Oltralpe.
Dal momento in cui l'azione prende il sopravvento su tutto il resto, il lettore non riesce più a staccarsi dal libro, a metterlo giù per una pausa. Con una tensione sempre crescente, con una sequenza di colpi di scena, con una partecipazione emotiva nei confronti dei due giovani protagonisti, si arriva alle ultime pagine letteralmente senza fiato.

Carla

mercoledì 31 marzo 2021

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

ALMA DEL VENTO



Lo straordinario viaggio di due ragazzi in fuga sulle onde della libertà’, pubblicato da Mondadori, è l’ultimo romanzo pubblicato in Italia di Timothée de Fombelle, anche questa volta con l’ausilio delle illustrazioni di François Place. E che romanzo!
Dopo prove non all’altezza del romanzo che ha portato l’autore all’attenzione del pubblico italiano, ‘Tobia. Un millimetro e mezzo di coraggio’, pubblicato nel 2006 per i tipi delle edizioni San Paolo, ecco finalmente un romanzo di grande respiro, costruito con sapiente perizia, ricco di avventura e di riflessioni sul mondo coloniale.
La trama, come nei suoi migliori romanzi, non è lineare e intreccia tre linee narrative: la storia di Alma, intrepida ragazzina appartenente ad un popolo africano ai confini del mito; la storia di Joseph, imbarcato sulla nave negriera comandata dal feroce Capitano Gardel; e quella di Amélie Bassac, la figlia dell’armatore della Douce Amélie, la nave attorno alla quale si incrociano i destini dei tre ragazzi; Amélie, coinvolta nel complotto ordito dal contabile del padre, si trova a doversi imbarcare, alla volta delle Americhe, per rintracciare il veliero di sua proprietà, e su cui si svolge buona parte dell’azione.
La storia che seguiamo con maggiore chiarezza è quella di Alma, da quando, per seguire le tracce del fratellino, fuggito in sella al cavallo bianco con cui avevano imparato a vivere, lascia la sua terra: una valle chiusa da un passaggio impenetrabile, che solo con la stagione delle piogge può essere attraversato. In quella valle vive isolata la sua famiglia: il padre, ex mercante di schiavi, la madre, ultima del popolo degli Oko, portatori di segreti poteri, e il fratello più grande.
Appena il fratellino più piccolo fugge, Alma si mette sulle sue tracce e così farà il padre, ignaro della fuga di Alma. I cacciatori Ashanti, nel frattempo, raggiungono la valle e fanno prigionieri Nao e suo figlio.
Nello stesso tempo Joseph, imbarcato sulla Douce Amélie, cerca di convincere il Capitano di essere in possesso di informazioni importanti sul leggendario tesoro del pirata Luc de Lerne; spinto dall’avidità, il Capitano segue le indicazioni del ragazzino, che sulla nave incontra il carpentiere Poussin, che ha ben altri motivi per essere lì. Sta infatti indagando sulla morte sospetta di suo figlio e dell’amico che lo stava istruendo.
C’è dunque forte il sapore dell’avventura, quella degli intrighi e dei colpi di scena, delle storie di mare e di pirati, ma c’è anche il ritratto impietoso dei grandi imperi coloniali, siamo nel 1786, della tratta degli schiavi africani, della disumanità che ha accompagnato la grandezza degli stati europei.
Uno dei ‘tesori’ più preziosi imbarcati sulla nave era rappresentato da casse piene di biancheria, portate in America perché si riteneva che lavate nelle lontane lande americane sarebbero tornate indietro più bianche che mai; mentre nella stiva viaggiavo ammassati i futuri schiavi delle piantagioni di cotone. Raffinatezza e orrore, la grande civiltà fondata sullo sfruttamento e il commercio degli schiavi.
Il romanzo, come dicevo, ha una struttura complessa, ma come in ‘Tobia’, c’è un ritmo serrato che tiene incollati alla pagina, e un grande respiro, che unisce la ricostruzione realistica della tratta degli schiavi nell’Africa Occidentale, con i luoghi, i porti, gli usi e gli attori di questo disumano mercato, ma nello stesso tempo una vena fantastica, che rende giustizia ai popoli così a lungo sfruttati.
Sono molti i colpi di scena e non tutte le linee narrative si intrecciano perfettamente nel finale, facendo pensare, ed è un bel pensiero, ad un possibile seguito.
E’ un romanzo davvero apprezzabile per la forza del suo racconto e per la capacità narrativa dell’autore, ma anche per l’originalità dell’ambientazione scelta, uno di quei romanzi che si fatica ad abbandonare.
Lettura caldamente consigliata a ragazze e ragazzi riflessivi, amanti dell’avventura, a partire dai dodici anni.

Eleonora


“Alma del vento. Lo straordinario viaggio di due ragazzi in fuga sulle onde della libertà”, T. de Fombelle, ill. F. Place, Mondadori 2021




mercoledì 26 luglio 2017

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


COME UN ALBERO COLPITO DA UN FULMINE


Capita che un albero colpito da un fulmine possa mostrare esternamente pochi segni dell'evento, pur essendo morto, dentro.
Questa metafora descrive bene la condizione di quei bambini-soldato che riescono a sfuggire alla morsa dei loro aguzzini.
Il bambino soldato. Storia vera di un ragazzo che è riuscito a salvarsi dalla guerra, di Keely Hutton, è il romanzo, pubblicato nella Contemporanea della Mondadori, che racconta la durissima vicenda di Ricky, ex bambino soldato nell'Uganda degli anni Novanta.
E' difficile parlare di libri di questo genere, che affondano le loro radici nella realtà, che sia della cronaca o della storia. Personalmente diffido delle storie a tema, in cui spesso prevale l'intento pedagogico nell'andamento del racconto. Ma ci sono eccezioni. Una è rappresentata, ad esempio, dal romanzo curato da Dave Eggers, Erano solo ragazzi in cammino, che ho spesso citato; un altro, I fantasmi di Portopalo, è il drammatico reportage giornalistico di Giovanni Maria Bellu su uno dei primi naufragi di migranti nella storia recente del Mediterraneo.
L'efficacia di queste storie nasce dalla capacità degli autori, di chi raccoglie le esperienze di vita dei protagonisti, di farci entrare completamente in una situazione apparentemente lontana, raccontandoci storie avvincenti come un thriller.
La storia di Ricky Richard Anywar è durissima, crudele, densa di violenza e di sopraffazioni. Racconta della modalità d'azione di uno dei tanti signori della guerra che seminano la morte in tante parti dell'Africa: razzie, uccisioni di massa, rapimento degli adolescenti, maschi e femmine: i primi per andare a ingrossare le fila di questi eserciti straccioni, le seconde per gli scopi che facilmente si immaginano, di 'conforto' dei capi. Ci sono due aspetti che balzano agli occhi: il ribollire di situazioni simili, laddove ci sono guerre civili, scontri fra clan ed etnie, differenze politiche e/o religiose, in territori che superficialmente e ingenuamente riteniamo lontani, e alieni al nostro modo di vivere. Ma ricordiamo la guerra dei Balcani? E la strage di Beslan? Europa, civilissima Europa, pochi decenni fa. L'altro aspetto, che è poi il centro di questo romanzo, è quello rappresentato da figure tragiche come quella del protagonista e i tanti altri le cui vite sono state spezzate. Tragiche perché riuniscono in sé il ruolo della vittima e del carnefice: spogliati di tutto, a cominciare dai legami familiari, vessati, affamati, umiliati, ridotti in sudditanza materiale e psicologica, questi ragazzini, a volte bambini, diventano attori di atrocità indescrivibili. L'annientamento della volontà, della memoria, dei legami affettivi è parte integrante dell'addestramento. Cosa si è disposti a fare per sopravvivere? E, soprattutto, se ne può uscire fuori? E' possibile il perdono, la riconciliazione?
Senza fare i conti con il passato è impossibile costruire il futuro, ma lo è anche se a vincere è lo spirito di vendetta.
Questa è la cruna dell'ago attraverso la quale è necessario passare.
Keely Hutton è una giornalista e questo le consente di avere uno stile asciutto, quasi distaccato nel raccontare l'inimmaginabile; ma non mancano momenti di poesia, come quando cita la fiaba africana, contenuta nella raccolta Le mie fiabe africane di Nelson Mandela (Donzelli, 2002), della Madre nella luna, le cui lacrime disperate inondano quelle terre martoriate.

Immagino senza difficoltà una miriade di obiezioni al proporre questa lettura a ragazzi e ragazze maturi, direi fra la fine delle medie e l'inizio delle superiori. E' indiscutibilmente un testo dal forte impatto emotivo, che credo abbia senso se alla lettura si possono affiancare spiegazioni, doverose, dei motivi storici economici e politici che queste situazioni creano e alimentano. Nello stesso tempo, questa storia rappresenta un'efficace e dolorosa finestra sul mondo reale, quello stesso mondo reale che spinge tanti disperati sulle nostre coste. Infine mi piacerebbe sapere cosa pensano i nostri ragazzi e ragazze della possibilità di redenzione, di cambiamento, di cui questo libro è testimonianza diretta. Il nostro Ricky, infatti, ex bambino soldato, ora si occupa del recupero dei bambini e dei ragazzi sfuggiti all'inferno.

Eleonora

“Il bambino soldato”, K. Hutton, traduzione di Stefano Andrea Cresti, copertina di K. Negley, Mondadori 2017






*

lunedì 23 maggio 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


SOTTO L'ALBERO DEL GALAM

Storia di Ba, Annamaria Gozzi, Viola Niccolai
Topipittori 2016


ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni)

"Si dice che tutto è cominciato da un granello.
A quel tempo l’universo era vuoto e la mappa del mondo stava chiusa in un chicco di miglio. Poi, un giorno, il chicco si ruppe e apparve la Terra con tutti gli elementi e le piante, con uomini e animali più piccoli di un granello.
Tutto restò minuscolo fino a che cominciò a piovere e la pioggia gonfiò il mondo fino al cielo. "

Così ogni volta il vecchio Ba, nel suo villaggio sotto l'albero del Galam, comincia il suo racconto a tutti quelli che lo vogliano sentire. Momi, che è un bambino, lo ha sentito già molte volte, ma non si stanca mai di riascoltarlo. Il racconto del vecchio prosegue: cielo e terra al principio erano molto vicini. Talmente vicini che le madri potevano cogliere le stelle par farci giocare i loro bambini che le facevano girare, infilzate in un fuso, come trottole. Finito il gioco, le stelle tornavano al loro posto per illuminare la notte.
E se erano le donne a cogliere le stelle, fu una donna che allontanò il cielo con un colpo di pestello dato troppo forte nel mortaio.


Quando tutto cominciò, prosegue Ba, la terra parlava la sua lingua che poi ha generato quella degli uomini. E anche questa era fatta di acqua, fuoco e aria.
"La Parola nasce silenziosa in forma d’acqua,
si scalda al fuoco del cuore e diventa aria.
La parola d’aria sale alla gola, prende suono
ed esce dalla bocca. Subito s’infila nell’orecchio
di chi ascolta, ridiviene acqua e fluisce
nel nuovo corpo.
Le parole con troppo fuoco portano collera;
quelle piene d’aria svaniscono in fretta. "
I racconti del vecchio si ripetono anno dopo anno fino al giorno in cui è Momi a prendere la parole; annuncia che ormai è grande e forte abbastanza per poter lavorare i campi di suo padre. Ba, a queste parole, dice parole che Momi non aveva mai udito: "Ciò che hai ereditato, ti appartiene e tuo figlio lo erediterà da te". Anno dopo anno la voce di Ba si assottiglia fino a che un giorno, anzi una notte, la sua anima decide di andarsi a fare un giro e, infilatasi in un chicco di miglio appena seminato, essa ritrova la terra come era al principio e non torna più. Ma le storie non si sono fermate per questo. Sotto l'albero del Galam ora è la voce di Momi che racconta di come il mondo al principio fosse chiuso in un chicco di miglio...


Annamaria Gozzi ha la rara abilità di sapere racchiudere un oggetti piccolissimi, fiabe o racconti di poche pagine, enormi nuclei di senso. E anche in Storia di Ba magicamente il fenomeno si ripete. Qui addirittura in poche parole riesce a ricostruire una intera cosmogonia, quella del Popolo delle stelle, i Dogon del Mali. E, intrecciato a questo racconto mitico che affonda le sue radici nella lettura del controverso Dio d'acqua dell'etnologo francese Marcel Griaule, Annamaria Gozzi tesse una trama che è tutta di adesso. La riflessione profonda intorno al tema della storia: la terra appartiene a chi la lavora, diventa accorato grido quando, a libro finito, si leggono le poche righe a proposito del Land grabbing.


L'argomento ha come sempre radici ramificate e profonde e non riguarda solo la martoriata Africa, ma tutte quelle regioni del mondo in cui i poteri forti agiscono da padroni nei confronti di popolazioni deboli e inermi, in nome del profitto a ogni costo.
L'urgenza di Annamaria Gozzi di raccontare questa storia per accendere un faro su una drammatica realtà, che -leggiamo in un suo post- è stata anche un po' storia della sua famiglia, non è l'unico pregio di questo libro. Forse questo è il più politicamente corretto, ma non posso non sottolineare quanto di questo libro a me abbiano colpito soprattutto le costruzioni 'immaginate' di un mondo primordiale. Al principio, racchiuso in un seme, quindi ingigantito dall'arrivo della pioggia, poi allontanato dal cielo, per colpa di un gesto esagerato che lo ha ferito. E ancora, il mito sulla nascita della prima tartaruga, all'interno di un mortaio che ne ha segnato la forma. O ancora, la bella descrizione di come è nato il linguaggio o di come gli uomini, per combattere l'aridità della terra, siano capaci di catturare le nubi con un gancio.
Insomma, ispirato o meno alla tradizione dei Dogon, questo aspetto del libro, che spazia tra miti e fiabe archetipiche, gli conferisce un valore narrativo ulteriore e superiore.


Le immagini, anche loro, in qualche modo sono 'culturalmente' corrette. Infatti mi convince abbastanza la sensibilità per il colore 'africano' della Niccolai, un po' meno mi persuadono invece alcuni suoi accostamenti nella costruzione della pagina. Alcune tavole sono felicemente risolte, altre avrebbero meritato forse un po' più di coraggio. Diciamo che, in miniatura, nel suo seme di miglio c'è tutto, ma occorre aspettare la pioggia per farlo diventare grande.

Carla

martedì 12 gennaio 2016

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


IN FUGA



Decisamente avventuroso, il romanzo che Eliot Schrefer dedica alla Repubblica Democratica del Congo e al conflitto straziante fra salvare vite umane e salvare animali, che in una lingua locale è il plurale di carne.
La guerra attraversa la narrazione di In pericolo, romanzo di fantasia eppure intensamente realistico; la guerra qui raccontata è un'invenzione letteraria, che vale, però, per tutte le guerre fratricide che hanno insanguinato e tuttora travolgono il continente africano. Una guerra, dunque, per niente intelligente, ammesso che ce ne siano, in cui si uccide a colpi di machete chiunque ti si opponga. E cosa può succedere, in una situazione del genere al rifugio dei bonobo, specie di scimmie antropomorfe vicinissime a noi? Il rifugio è gestito dalla madre della giovane protagonista, una ragazzina mezzosangue, poiché il padre è americano, che commette il grave errore di comprare un cucciolo di bonobo da un venditore ambulante.
Fra i due nasce un legame strettissimo che impedisce alla quattordicenne Sophie di abbandonare il Congo ai primi accenni di violenza, per cominciare una lunga, difficile dolorosa fuga attraverso la giungla, fino a raggiungere la madre in un luogo sicuro.
Sophie, che pure ha passato i suoi primi anni in Congo, per poi trasferirsi col padre negli Stati Uniti, deve usare tutte le sue risorse, tutta la sua intelligenza, tutte le nozioni accumulate in anni a fianco della madre, per uscire viva, salvando anche il piccolo Otto, da situazione che sembra disperata.
Questa, dunque, è la trama; e il romanzo può anche essere visto così, come un bel romanzo d'avventura d'ambientazione esotica. Ma credo che il suo interesse risieda essenzialmente in quello che racconta al di là della trama in senso stretto: il dramma dell'Africa, continente ricchissimo di risorse e depredato dai potentati economici occidentali e non solo; lo sfruttamento delle contraddizioni etniche per fomentare conflitti che distruggono le basi dei fragili stati nazionali; e il grande tema della salvaguardia del patrimonio naturale, immenso, che si affianca e si sovrappone ai ricorrenti disastri umanitari, alle epidemie, alle masse di disperati perennemente in cammino per sfuggire ai massacri e alla fame.
La situazione descritta non è lontana dalla realtà, da quello che le associazioni umanitarie e quelle ambientaliste devono affrontare. Salvare le popolazioni umane e quelle animali, ridotte allo stremo in habitat sempre più ristretti, non dovrebbe essere in contraddizione.
Tema difficile e grande, che richiederebbe il dovuto approfondimento e magari anche lo sforzo di sostenere, poi, concretamente, questo o quel programma di aiuti e alla fine del libro sono riportate le associazioni che li propongono. E questo fa comprendere come i giovani lettori, in questo caso, debbano avere la necessaria maturità e l'interesse ad affrontare questi temi.
Ma credo che alla fine la cosa più difficile da spiegare ai ragazzi e alle ragazze sia proprio la capacità distruttiva della specie umana, che con ferocia sorprendente e con insipienza distrugge se stessa e il mondo in cui vive. La terribile contraddizione che già Sofocle vedeva, usando, per descrivere l'uomo, in un coro dell'Antigone, il termine deinon, terribile e meraviglioso, capace di imprese grandiose e di inaccettabili nefandezze.

Eleonora

In pericolo”, E. Schrefer, Il Castoro 2015


lunedì 20 luglio 2015

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


ECCO PRECIOUS, FUTURA MMA RAMOTSWE


Per chi ha letto almeno qualcuno dei romanzi che vedono protagonista Mma Ramotswe, fondatrice della Ladies'detective Agency N.1 in quel di Gaborone, Botswana, questo piccolo libretto di McCall Smith è una piacevole sorpresa.
Ce l'eravamo immaginata, la signora detective, dotata di una corporatura tradizionale, sgambettare da piccola sotto la guida del padre. Così come ci siamo immaginati la vita semplice, rurale che l'autore scozzese, ma profondamente legato all'Africa, ci ha fatto conoscere attraverso i numerosi romanzi della più famosa agenzia di investigazioni al femminile.
Ecco qui, dunque, la piccola Precious andare a scuola insieme a tanti altri bambini, capace di dimostrare già a sette anni alcune importanti doti che l'aiuteranno nel futuro di investigatrice: fare tante domande, per esempio, e poi non affidarsi ai pregiudizi nel cercare risposte ai tanti misteri che la vita propone.
Il suo primo banco di prova è dato da un caso di furto a scuola: sono spariti panini e dolcetti e si fa strada l'idea che il colpevole sia Poloko, un ragazzino particolarmente goloso. Precious non si accontenta di sospetti così infondati e comincia a indagare, preparando, poi, una trappola molto golosa per il presunto ladro.
E' questa una trama semplice, adatta a lettori e lettrici dagli otto anni, un intreccio che rivela subito gli ingredienti che ritroviamo nei romanzi dedicati al pubblico adulto: niente tragedie e sangue che scorre a fiumi, al contrario i normali casi della vita, i dispiaceri, le paure, le amicizie e i tradimenti che possono entrare nella vita di chiunque; poi l'intuitiva saggezza della protagonista, che guarda ai dolori e alle gioie del mondo con pacata partecipazione; infine l'Africa rurale, lontana dalle guerre e dagli scenari meravigliosi dei grandi parchi. Una vita semplice, essenziale, in cui ci si può riconoscere, anche vivendo una vita molto diversa.


Colgo l'occasione dell'uscita di Precious e le scimmie, pubblicato ora da Guanda con le illustrazioni di Iain McIntosh, per riproporre a lettori e lettrici appena più grandi, dai undici anni in poi, il primo dei romanzi dedicati alla Ladies'Detective Agency N.1, Le lacrime della giraffa, in cui compaiono tutti i personaggi memorabili di questa collana di romanzi: oltre alla nostra Precious, il marito signor Matekoni, abile meccanico, con i suoi indolenti collaboratori; la segretaria, signorina Makutsi, usa parlare con le proprie scarpe. La direttrice dell'orfanotrofio, che riesce nella facile impresa di far adottare due fratellini rimasti orfani. Ovviamente c'è un caso da risolvere, la sparizione di un giovane, avvenuta ben dieci anni prima. La nostra Precious, sorseggiando innumerevoli tazze di tè rosso, saprà sciogliere l'enigma, con molta umanità e altrettanta saggezza.
Anche queste possono essere letture estive per ogni età, leggere sì, ma con una buona dose di pensiero.

Eleonora

Precious e le scimmie”, A. McCall Smith, ill. di I. McIntosh, Guanda 2015
Le lacrime della giraffa”, A. McCall Smith, Guanda 2003, ora disponibile in Tea, 2004



venerdì 29 agosto 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


A DUE VOCI
Due destini, Renzo Di Renzo, Sonia M.L. Possentini
Fatatrac 2014


ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni)

"Loro ancora non lo sanno, eppure è già tutto scritto: se sarò un bambino o una bambina, se avrò gli occhi chiari o i capelli scuri.

Il mio cuore comincia a battere. L'unica certezza che ho e che avrò la pelle nera."

Due voci diverse si alternano nel raccontare la vita prima che sia vita e poi la vita quando è vita. In quattro tempi, il racconto prende avvio dalla gravidanza e dal parto di due donne: la prima è occidentale, la seconda africana. 

Sono molte le differenze nel venire al mondo, perché -a ben guardare- al mondo di mondi ce ne sono molti. Nascere in un ospedale attrezzato a cinque minuti da casa è ben diverso dal nascere in un ospedale in Etiopia raggiungibile solo dopo ore di pista accidentata... Rosa è nata finalmente e anche Meskerem, nonostante tutto. Le differenze continuano anche nel secondo tempo della loro vita: l'infanzia. Una scuola dietro l'angolo per Rosa, un'ora e mezza di cammino da fare per Meskerem...

Eppure le linee del loro destino che appaiono così diverse e divergenti tra loro, si stanno in realtà avvicinando.
In un terzo tempo Rosa sogna l'Africa e Meskerem viene a studiare medicina in Italia. Tutto è pronto, nel racconto, perché loro finalmente si incontrino. E così accade quando Rosa, arrivata in Africa come volontaria, si ammala e Meskerem è il giovane medico che se ne prende cura. La macchia chiara sulla pelle della mano di Meskerem concide con il profilo delle labbra di Rosa e tutto questo vorrà pur dire qualcosa...

Una storia a due voci: una bianca e una nera, una femminile e una maschile, una che racconta il benessere, l'altra che racconta la povertà, una che racconta la facilità e l'altra le difficoltà. L'incontro di queste due persone e di questi due mondi così distanti è il frutto di un intreccio narrativo ben costruito.
Sullo sfondo, e matrice di tutto, una realtà vissuta dagli operatori di Medici con l'Africa Cuamm, ovvero una Ong, la prima riconosciuta in Italia, operativa già del 1950. In aiuto alle popolazioni africane per promuovere il diritto alla salute sono stati più di 1500 i medici che, come Meckerem, hanno contribuito al rafforzamento dei sistemi sanitari locali. L'ultima loro grande sfida è quella di Prima le mamme e i bambini, un progetto che tutela le donne e i bambini durante la difficile fase del parto.
Renzo di Renzo ha saputo cucire una buona storia che tiene sempre vicine, in perenne confronto, due realtà così drammaticamente diverse. Sonia Maria Luce Possentini dà forma e colore a questa intrecciata vicenda e lo fa con grande sensibilità. In un linguaggio potente fatto però di suggestioni sempre solo accennate, come a non voler disvelare ciò che il lettore più avvezzo ha già intuito attraverso la narrazione, la Possentini si muove a suo agio.


Emozionanti le atmosfere create per raccontare l'irraccontabile, ovvero la vita intrauterina e suggestive le grandi tavole che nulla concedono all'essere didascaliche rispetto alle parole del testo. Grande sensibilità dimostra nel raccontare l'attesa di un figlio attraverso immagini di forte valenza simbolica e la maternità attraverso temi del nostro immaginario, come il profilo di una pancia protesa, o il profilo di un bacio tra madre e figlio.
È un libro che resta negli occhi e nel cuore.


Carla

venerdì 8 agosto 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


PIK, PIPPI E GLI ALTRI
La storia di Pik Badaluk, Grete Meuche
Edizioni EL, 2014



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Dice la mamma: 'Dentro al giardino
corri, divertiti finché vuoi tu;
però la porta che porta nel bosco
no, non l'aprire, mio piccolo Pik!
Vive nel bosco una belva feroce,
un gran Leone che mangia i moretti.
Ed i moretti cattivi con mamma
sono eccellenti bocconi per lui'."

Il piccolo Pik dimentica già il giorno seguente la sua promessa e varca il cancello del suo giardino per correre nel bosco. Nella selva c'è la belva che aspetta l'arrivo di quel saporito bambino. Ma Pik, trovandosi davanti il leone, si arrampica sull'unico albero nei pressi: un bel melo, pieno di frutti maturi. Pik Badaluk le mangia contento e al leone che ruggisce più in basso butta i semi sputati. La fuga di questo bambino è presto scoperta e il papà, con i Badaluchi armati fino ai denti, parte subito in cerca. La fine del leone è segnata e Pik, sano e salvo, può scendere dall'albero e tornarsene a casa dalla mamma piangente. "Mamma lo so che son stato cattivo, or sarò buono finché sarò vivo. No, mamma cara, non piangere più!"
Tutto finisce in un tenero sorriso e in affettuoso abbraccio.


Una storia, quella di Pik Badaluk, che ha ottant'anni esatti (il libro è infatti ripubblicato in una nuova veste grafica con un bel bollo in copertina che allude alla sua veneranda età). La storia editoriale è raccontata con chiarezza da Livio Sossi che ne ha curato la prefazione. Ma Sossi ragiona anche sui motivi che hanno segnato la grande fortuna di questo libro: un po' fiaba orale e un po' romanzo di formazione, Pik Badaluk è una storia estremamente moderna, se si pensa che è stata pubblicata nella sua prima edizione tedesca nel 1921 e poi nel 1944 tradotta in Italia. 


La grande novità rispetto alla letteratura educativa di quegli anni sta proprio nel fatto che questo bambino trasgressore non viene punito in modo esemplare, ma anzi perdonato. Tanto il papà che senza indugio parte a cercarlo quanto la mamma che lo accoglie con un abbraccio sono genitori moderni su cui ogni bambino vorrebbe contare.
Ma l'altro importante motivo che rende Pik Badaluk amato dai bambini è il fatto che egli abbia saputo dimostrare ai grandi di sapersela cavare egregiamente anche di fronte a un feroce leone.
Pik Badaluk mi pare faccia parte di quella genia di bambini che hanno dimostrato al mondo di sapersi togliere dai guai anche da soli. Penso a Pippi Calzelunghe (quasi coetanea del Pik italiano) e a Ned, ben più giovane ma altrettanto intraprendente (Fortunately di Remy Charlip; Orecchio acerbo, 2011), solo per citarne due.
Il fatto che Pik sia nero e la storia ambientata in un'Africa fatta di molti esotismi e parecchi stereotipi (la mamma sembra la copia di Mamie in Via col vento), Africa che tanto ricorda, ancora una volta, quella di Pippi, ha fatto rizzare il pelo a chi nei libri cerca il politically correct ad ogni costo, senza curarsi di considerare quando il libro è stato scritto.
È giusto far notare ai piccoli lettori la presenza di questi stereotipi che sono ben lontani dalla realtà, ma non  me la sentirei di mettere all'indice il libro per questo. Contiene cose ben più grandi.
I bambini vanno in cerca di grandi cose. La prova ne è che, fortunatamente, Pik ha continuato ad essere letto da milioni di ragazzini che dell'immagine stereotipata dell'Africa se ne sono disinteressati, ma hanno apprezzato piuttosto il coraggio di questo monello e nel contempo il suo essere bambino al cento per cento.
Ancora una volta mi chiedo: il mondo sarà salvato dai ragazzini?

Carla

Noterella al margine.
Qui un interessante articolo sul tema degli stereotipi nella letteratura per l'infanzia, nei media e nei discorsi politici (indovinate a chi allude?), dal titolo significativo: Gender in blackness!

giovedì 19 giugno 2014

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


PROFUMO D'AFRICA


Una bella novità, che poi novità non è, avendo circa venticinque anni nell'edizione originale tedesca, proposta con intelligenza dall'editore Giunti: Said e il tesoro del deserto, di Sigrid Heuck, scrittrice e illustratrice di libri per ragazzi, ben poco tradotta in Italia.
Said, scritto nel 1987, è un libro anomalo per i nostri ragazzi: per i tempi lenti e la complessità della narrazione, e per l'ambientazione esotica.
L'autrice tedesca ha molto viaggiato in Africa e per tutto il libro affiora la conoscenza e l'amore per questo continente, così come è preponderante il riferimento alle Mille e una notte, non solo nei richiami al mondo magico, ma anche nella struttura della narrazione. E' come se Sherazade venisse in qualche mondo trasportata in un passato molto più recente, portandosi dietro il profumo di magia e la circolarità della narrazione.
Si intrecciano dunque due racconti, quello principale che accompagna una carovana tuareg nel deserto del Sahara, il cui più giovane partecipante è Abouli; durante il faticoso viaggio, i tuareg si imbattono in un hakayati, un cantastorie, che si unisce a loro, allietandoli, la sera, dopo la preghiera e dopo il tè, con il racconto di Said. Si tratta di un bimbo trovato da una peri, una sorta di fata madrina, che gli regala una serie di oggetti magici, potente protezione dai jinn, spiriti maligni e dispettosi. Fra i doni della peri, c'è una perla che consente di comprendere e parlare tutte le lingue, comprese quelle degli animali, uno specchio che allontana le streghe e gli spiriti malvagi, una coperta magica. Il bimbo viene di volta in volta adottato da famiglie diverse, nel corso del suo lunghissimo viaggio attraverso mezzo continente. Ovviamente c'è un tesoro da trovare, cinque prove da superare e una bella fanciulla da conquistare.
Dunque, come Sherazade, anche il nostro hakayati tesse una trama complessa, piena di digressioni, in cui il viaggio della carovana entra dettando ad ogni sosta la svolta che la narrazione deve prendere. Un oggetto trovato, un animale sono lo spunto che il cantastorie usa per costruire lo sviluppo della storia. Il protagonista Abouli e il lettore entrano ed escono dalla dimensione magica del racconto, mentre si dipana il viaggio attraverso il deserto. Il grande patrimonio delle Mille e una notte, con i suoi spiriti, i mercanti, i luoghi leggendari dell'Africa sub sahariana e del Nordafrica, rivivono nello splendore del passato e del racconto favolistico: Timbuctu, Marrakech, Casablanca, Alessandria e ancora Sana'a, Agadez, Bamako. Nello stesso tempo il fascino di quei luoghi, il sapore esotico del viaggio in luoghi leggendari, abitati da popoli affascinanti e misteriosi, come i tuareg e i dogon, entrano di prepotenza nell'immaginario che questo libro nutre.
Qui sta la sua bellezza e il suo limite: una struttura narrativa complessa e un'ambientazione inconsueta rendono questo romanzo adatto a lettori consolidati, per niente pigri e che amino il sapore del viaggio e dell'avventura, accompagnati dal racconto di un cantastorie. E' una lettura che comunque consiglio, per l'approccio rispettoso e ammirato nei confronti di culture poco conosciute dai nostri ragazzi e per le suggestioni di un'ambientazione cosi precisa e nello stesso tempo così esotica. Profumo d'Africa, insomma.

Eleonora

“Said e il tesoro del deserto”, S. Heuck, Giunti 2014