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mercoledì 25 settembre 2024

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

IL ROSSO È (UN) GIALLO 


“Carla Stratos ha sedici anni, quattro piercing, tre tatuaggi e un gatto. 
Non sa ancora che quello che le darà più problemi fino alla fine è proprio il gatto. Carla vive in una casa al centro di Bologna. È la casa dei suoi zii e lei ci abita da quando è successa quella cosa. Ma non pensa volentieri al passato, a quando stava ancora in montagna e tutto il resto. 
Esiste solo il presente. Ora. Adesso. 
E adesso Carla ha 16 anni, fa il liceo artistico, vive dagli zii, ha quattro piercing e tre tatuaggi. E un gatto.” 

Carla dunque è ben piantata nel presente. Il passato, quella cosa, è qualcosa da scordare… 
E invece quello che l’aspetta è proprio un viaggio super avventuroso nella memoria, non nella sua. Ma in quella del gatto. 
E poi, certo, anche nella sua, scoprendo che il passato racconta il presente. 
È sempre bello soffermarsi sugli incipit delle storie di Davide Morosinotto e in questo caso apprezzare come, in pochissime righe e ben conchiuse, riesca a: 

 • scolpire davanti ai nostri occhi i tratti della protagonista 
 • localizzarla (e localizzarci) nello spazio 
 • localizzarci nel tempo facendoci intendere che c’è un prima (quella cosa), oltre al dopo che ci aspetta (siamo solo alla seconda pagina, del resto, e tutta la storia deve ancora accadere). 

Così Morosinotto riesce a prenderci all’amo e all’amo rimarremo fino all’ultima pagina. 
Nelle vicinanze di casa di Carla è appena stato assassinato un uomo, un pericoloso narcotrafficante, e un corpo di polizia particolarmente specializzato sta cercando l’assassino. 
Unico testimone: il gatto. Per la precisione Cucco, il gatto di Carla, che spesso e volentieri se ne va girando per il quartiere ed è rientrato a casa lasciando zampate di sangue. 
La tecnologia investigativa ha messo a punto un dispositivo capace di accertare la veridicità dei testimoni o sospetti criminali, una sorta di macchina della verità che entra nella memoria di chi ha visto. Dunque ci si prepara a entrare nei ricordi di Cucco utilizzando il Dispositivo Mnemonico DM e inchiodare il colpevole. 
Nella memoria di Cucco entreranno in missione l’agente Due, l’agente Nove, Carla e Marco. 
Marco è il fidanzato di Carla, il suo punto di riferimento, “il cuscino che attutisce i suoi spigoli”, è con lei da prima che accadesse quella cosa
Molte cose accadranno in questo viaggio nella memoria che ci porterà a scoprire l’insospettabile assassino attraverso un incrocio di generi letterari, di storie e di accadimenti, di pericoli e di capovolgimenti, di prima e di dopo, come del resto Morosinotto ci ha già abituati a fare. 
Dunque questa storia è un giallo, un’avventura au bout de souffle e anche una storia di fantascienza (o esiste già la “Macchina Mnemonica 171” con il connesso “Dispositivo Mnemonico DM”?). 
Tra le righe della trama, sballottati tra un accadimento e l’altro, riusciamo anche ad attraversare il confine tra animale umano e non umano e come il gatto Cucco, vedremo giallo tutto ciò che è rosso (i gatti non vedono il rosso): gialli i mattoni di Bologna “la rossa”, giallo il sangue della scena del delitto; saremo capaci di fuggire con grandi balzi; vedremo le piante di casa come fosse una foresta… 
Una bella storia che raccoglie con successo la sfida della nuova collana editoriale che Mondadori sotto suggerimento di Alice Bigli ha studiato per i lettori dagli 11 ai 14 anni. 
Si chiama OSSIGENO e propone romanzi brevi da “leggere tutto d’un fiato” per avvicinare alle storie chi non è abituato alla lettura. Dunque solo 126 pagine con interlinea ampia e carattere grande a disposizione di Davide Morosinotto per sfoderare una storia avvincente che apre a interrogativi interessanti: una riflessione sul Male, su come qualunque, proprio qualunque persona possa sceglierlo e agirlo (il riferimento a La banalità del male è esplicito) e sulla vendetta che qui viene proposta come nelle fiabe classiche nella loro versione non edulcorata dalle recenti trascrizioni dove ai cattivi (le sorellastre di Cenerentola come la strega di Hänsel e Gretel, per esempio) capita di morire carbonizzati in un forno o con gli occhi cavati da uccelli vendicatori. 
In ultimo un accenno alla bella copertina illuminata da una luce gialla (per un giallo in cui si vede tutto giallo!) realizzata da Laura Perèz Granel. 

Patrizia

Noterella a margine: Gli altri titoli già usciti per la collana OSSIGENO: Scusa, ma resto qui di Alessandro Barbaglia; Il sentiero degli orsi di Francesco D’Adamo.  

“Il mio gatto ha visto l’assassino” D. Morosinotto, Mondadori 2024

mercoledì 10 febbraio 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA VITA È PREPOTENTE

Lungo il cammino, Isabella Labate
Orecchio acerbo 2015


ILLUSTRATI PER GRANDI (dagli 11 anni)

"Quel giorno, quando si avviò verso casa, Rachele non sentì da lontano le solite voci e le sembrò strano, quel silenzio. Il paese era deserto. Andò subito a cercare sua madre, ma non la trovò, così come non trovò le vicine.
Non c'era nessuno.
Rachele ancora non capiva, ma presto si rese conto che, per la prima volta in vita sua, era sola. Semplicemente erano spariti tutti.
Andò a casa e attese attonita, in lacrime."

A Rachele piace camminare da sola nel bosco. Le piace farlo quando piove perché la pioggia accentua gli odori. Passeggiare tra gli alberi, immersa nella natura, le dà la sensazione di esserne parte. Quel giorno però ad aspettarla in paese non c'era sua madre, non c'erano le vicine che tante volte l'avevano messa in guardia dai pericoli del bosco. 


Solo un grande silenzio, le case vuote e gli animali incustoditi. Rachele capisce che qualcosa di terribile deve essere accaduto se neanche sua madre è rimasta lì ad aspettarla. Più dell'attesa può il desiderio di trovare qualcuno e Rachele mette in un sacco del cibo, un po' d'acqua e, avvolta nello scialle di sua madre, si mette in cammino. 
Non ha direzione certa. 
 

Lungo la strada incontra un cavallo e insieme proseguono lungo un sentiero in salita. La notte in una grotta e, il giorno dopo, tanta strada nelle scarpe. L'incontro con un lupo le fa temere la fine, ma un po' della sua carne secca lo tiene lontano da lei. Se ora ha imparato a riconoscere l'odore di un animale selvatico, i rumori che sente alle sue spalle l'atterriscono sempre di più. Rachele prosegue, piangendo e urlando, fino ad arrivare ai piedi di una rupe.Ed è qui che sente finalmente un suono conosciuto: passi e piccole voci. 


Un vecchio pastore con il suo gregge l'accoglie nella sua grotta. Al racconto di Rachele il vecchio replica con la sua storia: da molto tempo ritiratosi in cima al monte in solitudine, ricorda il mondo prima della grande devastazione, quando le persone abitavano i palazzi altissimi, il cielo era attraversato da macchine volanti, e tutto il sapere era racchiuso in scatole magiche. E ricorda anche come tutto questo, all'improvviso, sparì.
Il viaggio di Rachele però non può fermarsi in quella grotta, le suggerisce il vecchio. 'Vedi, la vita è prepotente, ritorna...' Dopo ogni inverno torna la primavera e anche lei deve andare avanti per trovarsi il proprio posto nel mondo.
Rachele riparte, ma questa volta il sentiero è in discesa...
Alla fine del suo percorso, tra le mura di un'antica chiesa, vedendo nel suo volto riflesso, la somiglianza con quello di sua madre, Rachele capisce che la vita va avanti, nonostante tutto.
Scompare la paura e appare qualcuno con cui condividere un nuovo cammino.


Lungo il cammino ha il flusso di una fiaba, di un ininterrotto racconto orale, narrato a bassa voce (non credo sia casuale la mancanza di maiuscole in copertina).
Le parole, lette in un soffio, denunciano una raffinata musicalità interna. Le stesse parole, scritte, scorrono lungo le pagine, quasi senza margine, interrotte talvolta solo da una piccola croce che segna le pause più lunghe. 


Tutto questo ci porta ad un mondo remoto, di libri antichi. Di mondi passati. E grazie alla sensibile e raffinata mise en page di Orecchio acerbo.
La storia, invece, porta in sé elementi che alludono al futuro. Contiene tutti gli elementi che lo rendono narrazione di un rito di passaggio. Un percorso di crescita tra l'adolescenza e l'età adulta. D'altronde cosa sono spesso le fiabe se non metafore di percorsi di crescita di fanciulle e giovanotti?
Un libro dunque che contiene in sé, in un intreccio solido ed equilibrato tra forma e contenuto, il passato e il futuro.
Il passato e il futuro di questa ragazza che conosciamo, ancora prima di poter leggere la sua storia.
Il volto di Rachele, seminascosto da uno scialle che lo avvolge, in copertina già racconta molto di sé. È spaventata, ma ci invita al contempo ad entrare nella sua storia, nel grigio diffuso, sfumato di un mondo brumoso, vuoto e silenzioso. Frammenti della natura che la circonda, sotto forma di lumache, uccelli, pigne o castagne, accompagnano il racconto, che poi prende forma in tavole a piena pagina, autentiche testimonianze di perfezione nel dominio della matita. Lo sguardo si bea nell'illusoria percezione di essere di fronte ad una fotografia e si affina nel cercare la conferma di essere di fronte a un disegno fatto a mano libera.


Un talento, quello di Isabella Labate, tenuto sotto la cenere per troppo tempo.
Illustratrice timida, come timida è Rachele, ma piena di forza, come forte è Rachele in cammino, quando prende la matita in mano e comincia a disegnare (e a scrivere).

Carla

giovedì 1 ottobre 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


RITORNO AL PASSATO

Ritorno a Blackbrick, Sarah Moore Fitzgerald (trad. Michela Pea)
Rizzoli 2015


NARRATIVA PER GRANDI (dai 12 anni)

"'Il fatto è questo: so che il mio cervello si sta indebolendo. E so anche che ti sei impegnato al massimo, ma adesso c'è una sola cosa che può aiutarmi.' 'Cos'è nonno?' chiesi con la voce un po' tremolante. 'È una chiave, Cosmo. Ti aiuterà a trovare tutte le risposte, e io te la consegnerò.'"

Quella strana e piccola chiave aprirà il cancello sud dell'Abbazia di Blackbrick. E al di là di quel cancello, Cosmo incontrerà suo nonno. Non il nonno come è adesso, vecchio e malato di Alzheimer, ma il nonno quando aveva più o meno la sua età.
A Cosmo lo aspetta un incredibile viaggio nel tempo.
Sebbene la passione per i cavalli che il nonno gli ha trasmesso riempia le sue giornate, in questo momento questo ragazzino ha un sacco di guai: ha perso il fratello Brian in modo tragico, la madre è fuggita in Australia in cerca di lavoro e lo ha lasciato a casa dei nonni, la testa di nonno Kevin ha qualcosa che non va e a scuola un bullo lo ha preso di mira.
Prima di annebbiarsi del tutto i pensieri però suo nonno fa in tempo ad affidargli una missione da compiere: andare ad esplorare il passato per capire il presente.
Arrivato in taxi alle porte di Blackbrick, Cosmo trova il cancello che il nonno gli ha descritto con precisione e capisce che la sua missione parte proprio da lì.
Tra quelle lugubri mura trascorse infanzia giovinezza un ragazzino di nome Kevin. Cosmo, arrivato dal futuro, apertosi un varco spazio-temporale entra nella vita del nonno da giovane, spartisce con lui una porzione di esistenza, ne diventa amico, condividendone la passione per i cavalli e per una giovane ragazza di nome Maggie...


Inaspettata trama di un'opera prima per la statunitense Sarah Moore Fitzgerald, oggi trasferitasi a Limerick, nel centro dell'Irlanda. Ed è proprio l'Irlanda, terra di grandi magie, che funziona da sfondo a questo romanzo che si misura con molti e complessi temi, tutti legati da un filo rosso comune rappresentato dallo scorrere inesorabile del tempo. La perdita di Brian, caduto dalla finestra, e la perdita della memoria da parte del nonno, sono entrambi motivo di riflessione nella testa di Cosmo su uno dei limiti della mente umana. Essa, spesso e volentieri, non si rassegna a dichiararsi sconfitta di fronte all'impossibilità di andare a ritroso nel tempo per poter modificare i destini.
Cosmo, invece, nel passato è riuscito a tornarci (o per lo meno ha davvero creduto di farlo) e questo gli è servito per capire e trovare un senso al suo infelice presente.
A metà tra una storia fantastica e una di mistero, Ritorno a Blackbrick, ha una sua solidità di intreccio, sopratutto nella parte centrale ambientata nel passato del nonno Kevin tra le mura dell'abbazia al servizio della famiglia dei Corporamore. Il passaggio dal presente al passato scorre abbastanza naturalmente, mentre un po' più acrobatico appare il salto tra passato e presente nella parte conclusiva del libro che si appesantisce un po' nella sequenza di massime sull'ineluttabilità del tempo e della morte. Ciò nonostante se si segue il filo del ragionamento di Cosmo e se si immagina la lettura da parte di suoi coetanei sono parecchie le conclusioni che possono essere convincenti e condivisibili, prima fra tutte: 'Quando una cosa è fatta, non si può tornare indietro. Il passato è congelato'.
Credo dipenda dall'essere un romanzo di esordio il fatto che nelle pagine finali la Moore Fitzgerald senta l'esigenza di far tornare tutto, ma proprio tutto, al proprio posto, con un obiettivo di 'ordine cosmico', francamente non così necessario in letteratura.


Carla




martedì 29 aprile 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


FORSE...
(IL SONNO VISTO DA CHI RESTA SVEGLIO)

Sonno gigante sonno piccino, Giusi Quarenghi, Giulia Sagramola
Topipittori, 2014


POESIA

"Questa sera sul cuscino
non trova sonno il mio bambino [...]

Forse gli balla qualcosa in testa
forse ha voglia di fare festa
forse non so forse chissà...
piccolo sonno passa di qua."

Tra questi versi si scioglie la ninnananna di Giusi Quarenghi, in cerca del sonno di un bambino che questa sera non ha tanta voglia di dormire.
Un viaggio immaginato, creato dai tanti 'forse' che nel percorso segnano bivi di fantasia: forse è andato a fare un giro o forse ha incontrato un ghiro, forse nuota in mezzo al mare, forse vola su un cammello o galoppa su un uccello.
Forse.
In tutta questa incertezza, una sola cosa è certa, lui, il bambino, si sta divertendo un mondo. In quel mondo che è al di là della veglia.
Ma questo bambino non è l'unico a spassarsela. Con lui si devono essere molto divertite anche le autrici, Giusi Qarenghi e Giulia Sagramola, che hanno costruito un viaggio, giocando con il senso delle parole e con il senso delle immagini e con il senso del tempo che va.
Così come Giusi Quarenghi colora di nuovo senso le parole, per cui una stella si beve e una camomilla si guarda, un cammello decolla e un uccello galoppa (è normale non prendere sonno con questa confusione...), altrettanto fa Giulia Sagramola con le immagini.
Fotografie in bianco e nero dell'infanzia di nonni e genitori che, sapientemente ritoccate, prendono colore e si arricchiscono di particolari per assumere nuovi significati. 


Nella fotografia scattata alla festa di compleanno del piccolo Giancarlo (il papà di Giulia) ci si aspetterebbe di vederlo mentre soffia sulla torta, ma il pennello di Giulia (figlia di Giancarlo) ha 'ritoccato' quella situazione e così ora noi lo vediamo mentre beve con la cannuccia da un tazzone di camomilla...
I giochi con le parole della Quarenghi poi si intrecciano con quelli delle figure della Sagramola (o viceversa?) in modo che il dialogo tra testo e immagine sia continuo e vivace. 
E qui il divertimento lievita ancora un po'. 
In tal senso mi piace immaginare che Giulia, mettendo una cuffia a Nazzarena, abbia suggerito a Giusi l'inciampo sul berretto, oppure quella foto di Giulio, Domenico e Paola (rispettivamente nonno, zio e madre di Giulia) con l'aggiunta di un cerbiatto,abbiano fatto nascere in Giusi il salto della montagna


Nella realtà, nella veglia potrei anche dire, le cose però sono andate diversamente: sono nate prima le parole e poi le immagini e così è stato il volo in aeroplano pensato da Giusi che ha trasformato una bimbetta che corre lungo una ringhiera in un pilota con l'aria nei capelli.
Poco importa, perché a noi 'inguaribili sonnatori' piace comunque perderci in posti lontani o andare a fare un giro (e magari incontrare il ghiro...)
Si legge con il sorriso, con la tenerezza che genera tanto il sonno visto da chi resta sveglio, quanto lo sfogliare vecchie foto di un album di famiglia.
E tutto scorre come musica nelle orecchie e negli occhi.

Carla


Noterella al margine. Sulle affinità: la ninnananna è un canto familiare. È quella che che ci hanno cantato genitori o nonni, è fatta di parole che vengono sempre dal passato, così come vengono da genitori e nonni quelle foto 'formato cartolina', con il bordino frastagliato in cui si vedono bambine e bambini con braghini corti o gonnelline a pieghe, cappottini a doppio petto e calzettoni colorati, sandali coi buchi e ginocchia sempre al vento.



giovedì 6 settembre 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


AL DI LÀ DI QUELL'ALBERO...

VIENI A PRENDERMI, Javier Marías, Marina Seoane Pascual
Gallucci, 2012

ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)



"Quell'estate, dopo essersi lasciato alle spalle la X verde, scorse un pezzettino di metallo che spuntava dal terreno. C'era sepolto qualcosa. Subitò pensò che potesse essere un tesoro, si mise a scavare con le mani e tirò fuori senza sforzo una vecchia scatola di biscotti. Il coperchio si aprì a fatica..."



Il contenuto non era quello che Héctor avrebbe desiderato: niente oro o monete o mappe, ma al loro posto una fotografia e un bigliettino. Nella foto una bambinetta con gli abiti 'del passato' -ricordavano tanto i vestiti che Héctor aveva visto indossare a sua mamma nelle fotografie di quando era piccola- e nel biglietto poche righe accorate che dicevano: caro sconosciuto, vieni a prendermi, non voglio tornare in città, io sto bene qui! Un bacio. Firmato Celia.
 

Così il piccolo Hèctor, con la sorella in vacanza dalla nonna, avendo disubbidito e oltrepassato la X verde che la nonna aveva dipinto sull'albero per segnare il confine da non valicare per quell'estate, ha un mistero per le mani. E un grido d'aiuto -Vieni a prendermi- cui è impossibile resistere. E anche il bacio 'scritto' ha un suo fascino... Il bambino comincia la sua ricerca che lo porta, con l'aiuto della nonna, ad arrivare ad un passo dalla sconosciuta Celia. Ma sul suo percorso incontra Cecilia che, sebbene con vestiti più moderni, sembra proprio la Celia della fotografia.
Questo albo illustrato appena pubblicato da Gallucci, viene pubblicato in Spagna per la prima volta e fa parte di una collana che la casa editrice Alfaguara, un vero colosso editoriale con ramificazioni in quasi tutto il Latino America e in Spagna, ha inserito in una collana dal titolo Mi primer e che vede importanti e affermati scrittori di lingua spagnola alle prese con piccole storie per bambini. Accanto a Javier Marías, hanno già pubblicato Eduardo Mendoza, Arturo Pérez-Reverte e -ultimo ma non ultimo- Mario Vargas Llosa, fresco di Nobel. L'idea che anima la collana e che vede un affermato scrittore a scrivere almeno per una volta nella sua vita, un libro per bambini ha, mi pare, come obiettivo primario quello di 'annodare' insieme i fili dell'infanzia con quelli della grande letteratura contemporanea.
In linea di principio la scelta può essere condivisibile anche se si corre il rischio che diventi, alla lunga, strumentale e si svuoti di senso. Sotto il profilo commerciale, invece, parrebbe vincente (infatti l'editore Gallucci, sensibile all'argomento, non se lo è lasciato scappare). Pensate che successo avrebbero da noi brevi storielline scritte da Camilleri, piuttosto che da Margaret Mazzantini... Andrebbero a ruba. A noi lettori attenti, però, resta il compito di verificare che ogni volta che ne viene pubblicato uno sia fatta salva la regola aurea che fa di un libro un bel libro, ovvero che l'autore abbia autonomamente (e non solo perché pungolato da un editore) nel suo profondo effettivamente sentito l'urgenza di raccontare proprio quella storia. Intendo dire che andrebbe verificata caso per caso l'autenticità di ogni racconto.
Nel caso di Vieni a prendermi, mi pare di riconoscere l'onestà di Javier Marías nel raccontare ai bambini, attraverso una storiellina dall'intreccio esile, esile, il senso del tempo che passa e la forza dell'immaginazione che costruisce ponti altrimenti impossibili tra generazioni tra loro lontane. Mi hanno fatto sorridere alcune soluzioni narrative, prima fra tutte questa nonna 'imbrattatrice' di tronchi d'albero, che segna confini sempre più ampi per i suoi nipoti in cerca di indipendenza...

Carla


In attesa del secondo titolo annunciato da Gallucci, scritto da Arturo Pérez-Reverte sulle Termopili, battaglia storica vista attraverso gli occhi di un ragazzino, vi consiglio un giro in rete per conoscere meglio Marina Seoane Pascual,  illustratrice gallega, dal sorriso contagioso...


giovedì 15 dicembre 2011

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


A VOLTE RITORNANO

Questo libro lo avevo 'ibernato' tra i libri da non recensire. I motivi li potrete capire da voi. Poi, alcune circostanze inaspettate, hanno fatto sì che anche dal ghiaccio sia potuto tornare...

THE FROZEN BOY, Guido Sgardoli
San Paolo Edizioni, 2011

NARRATIVA PER GRANDI (dai 12 anni) 
 

In una base scientifica in Groenlandia, un solitario e taciturno professore di fisica che ha sulla coscienza il peso di aver contribuito alla realizzazione della bomba atomica, un matrimonio fallito alle spalle e un figlio perduto in guerra, ha deciso di porre fine ai suoi giorni. E' a un passo dal gesto definitivo quando qualcosa attira la sua attenzione: nell'acqua gelida in cui sta per gettarsi galleggia, come in una bara di cristallo, il corpo ancora in vita di un bambino che un secolo prima aveva fatto naufragio nel suo viaggio da emigrante dall'Irlanda all'America insieme a tutta la sua famiglia.
Uno scienziato, seppure aspirante suicida, non può perdere un'occasione del genere: è troppo allettante dal punto di vista scientifico. Ma questo che sembra essere il motivo dominante per accantonare temporaneamente il suicidio, lascia spazio ad una seconda ragione, tutta emotiva, di riscatto 'umano' del professore. Nella decisione di prendersi cura del ragazzo, si gioca la sua seconda possibilità: quella che lo vede finalmente capace di amare.

Di questo libro ho sentito spesso parlare bene. Talvolta mi son sentita dire che è buona l'idea e che la prima parte sta su, ma poi cede, talaltra mi hanno detto che avrebbero salvato solo le prime 25 pagine... Ma nessuno si sbilancia di più. Forse per non incorrere nel reato di lesa maestà?
Beh, lo faccio io ora: a me non è piaciuto.

Concordo sul fatto che lo spunto di partenza e il nocciolo dell'intero romanzo potrebbero essere interessanti, ma entrambe le cose mi sembano offuscate dall'inverosimiglianza sistematica dell'intera costruzione letteraria. 
In questo romanzo di Sgardoli tutto ha la pretesa di essere molto realistico, ma nulla ha la capacità di essere men che meno verosimile. Alludo per esempio alle capacità da super eroe del professore che è in grado di guidare qualsiasi mezzo di locomozione si metta sotto il sedere. Il suo girovagare con un bambino 'metà ottocento' ogni giorno più rinseccolito, per l'intera America (con anche un po' di Canada). Il pervicace mutismo del piccolo protagonista che non parla e pare non farsi neanche troppe domande su ciò che gli succede attorno, salvo poi rispondere in perfetto gaelico all'intuitiva e materna vicina di casa.
Mi pare inoltre che Sgardoli peschi a piene mani da una serie di stereotipi letterari (ma purtroppo sembrano essere soprattutto anche televisivi): la fuga con lo scambio di persona nascosta in un grande cappuccio; i poliziotti della Cia in nero con gli occhiali da sole; la vicina di casa cicciottella (magari anche con due bigodini in testa), vetero femminista ma risolutiva per l'intera vicenda; l'ambiente rude dei militari alla base in Groenlandia.
Un altro non trascurabile difetto del libro sta nella prospettiva di lettura che mi pare molto adulta e non so quanto 'leggibile' da un ragazzo. Senza contare che il finale, così come è costruito, non lascia scampo al giovane protagonista: un po' difficile da spiegare ai ragazzi che lo leggeranno che il sacrificio del giovane è il prezzo da pagare per dare al professore la sua seconda seconda chance. Soprattutto in tempi come quelli in cui viviamo.
D'altronde, per come è concepita la vicenda, Sgardoli non poteva prevedere altro finale che questo.
L'unica cosa che mi pare funzionare nell'intero romanzo è lo stile: fluido e avvincente.
Troppo poco per far sbollire la rabbia di un lettore che non sia proprio alle prime armi. 
 
Carla

noterella al margine: mi pare degno di nota sottolineare comunque la coraggiosa e in qualche modo vincente scelta editoriale di San Paolo Edizioni di continuare a pubblicare libri 'difficili' e 'pieni di questioni aperte' . Da Le Lacrime dell'assassino in poi.