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venerdì 27 aprile 2018

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)


DI DONNE E LIBERTA’


Nella stagione delle biografie storiche e della riscoperta dei personaggi femminili che hanno segnato a vario titolo la storia, vorrei proporre un altro sguardo sulla questione di genere.
L’occasione è la ristampa de La parità a piccoli passi, di Carina Louart e Pénélope Paicheler, pubblicata nel 2008 dalla piccola e coraggiosa casa editrice Motta Junior, poi assorbita dal gruppo Giunti.
La collana A piccoli passi è un esempio eccellente di testi di divulgazione, tascabili, non troppo impegnativi, senza effetti speciali, con un linguaggio semplice, ma contenuti spesso complessi. Il declino della casa editrice che l’aveva tradotta dall’editore francese Actes-sud, ha portato anche all’oblio per questa collana, ora riproposta dall’editore fiorentino che ha acquisito Motta junior.


A dieci anni di distanza questo volumetto, dedicato alla parità di genere, mostra tutta la sua attualità; in poche pagine ripercorre i diversi aspetti delle discriminazioni operate nei confronti delle donne attraverso i secoli. Certo, come volume indirizzato a ragazzini e ragazzine fra la fine delle elementari e l’inizio delle medie, non può avere né profondità di analisi né grandi sfaccettature, ma, come dire, mette le cose un po’ in ordine. In primo luogo ripercorre le tappe dell’emancipazione femminile, in sostanza posta come esigenza dalla Rivoluzione Francese in poi. Nello stesso tempo evidenzia i numeri della discriminazione nei diversi ambiti, l’istruzione, il lavoro, i diritti politici. Ai quattro angoli del pianeta. Ci ricorda, così tanto per dirne una, che il diritto di voto delle donne è stato esercitato per la prima volta in Italia nel 1946, e che tuttora sono grandi le disparità in termini di presenza ai vertici dello Stato, delle grandi aziende, nella politica, ambito nel quale il nostro Paese è in un risibile ritardo.
Tutto questo che per noi, lettrici e lettori adulti, ha il sapore della retorica, dal punto di vista di chi comincia a costruire la propria vita può essere un’importante luce su una realtà diversa dalle dichiarazioni di formale parità. L’abbiamo detto molte volte, il pregiudizio passa spesso attraverso le apparenze rassicuranti della vita quotidiana. Dunque bene che le bambine sappiano che il loro successo nel conquistare la vita che desiderano è frutto di lotta, di costanza, di tenacia. E che con tutta probabilità, il riconoscimento del proprio lavoro sarà di gran lunga inferiore a quello di un pari grado maschio.
Fin qui dunque, i numeri e la storia delle discriminazioni basate sul sesso. Ma c’è un aspetto in particolare che mi preme sottolineare, perché tendiamo a dimenticarlo, trattandosi di forme di violenza diverse da quelle che ci testimoniano i fatti di cronaca. In molti paesi, il corpo delle donne è oggetto di scambio, è merce, è prezzo di guerra. Queste sono forme odiose di violenza di cui sono oggetto le bambine, le ragazze, le donne, nate nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Lontane dagli occhi, lontane dal nostro cuore che pulsa a corrente alternata.


Di matrimoni combinati e spose bambine parla, ad esempio, l’albo illustrato di Paola Formica, pubblicato l’anno scorso da Carthusia. Cuore di tigre, un efficace silent book, racconta la storia di una sposa bambina, orrore fra i tanti orrori di cui è oggetto il corpo di una donna. Il cuore di tigre è la capacità, o la possibilità, di ribellarsi, di sottrarsi a un destino che sembra già scritto. Le immagini ci descrivono una madre che consegna la figlia a un vecchio, un uomo che acquisisce il potere di vita e di morte su quella bambina. Devo dire con raro equilibrio, questo albo riesce a trattare un tema difficile con delicatezza e la giusta dose di rabbia. Quanto tempo ancora ci vorrà perché queste pratiche, come molte altre che mutilano e offendono il corpo delle donne, finiscano? E quanto tempo ci vorrà prima che le guerre smettano di fare strazio dei corpi delle donne e dei bambini, che sono le prime vittime delle guerre moderne?


Con molta tristezza, ma senza rassegnazione, vorrei dedicare queste righe alle ragazze del Rojava, le combattenti curde che stanno provando a portare la loro Liberazione nei territori sottratti all’Isis. Probabilmente destinate alla sconfitta. Sicuramente la dimostrazione che la libertà delle donne è la libertà di tutti.


Queste sono, dunque, letture impegnate per bambine e ragazze, ma anche bambini e ragazzi, che vogliano guardare il mondo con consapevolezza.


Eleonora

“La parità a piccoli passi”, C. Louart e P. Paicheler, Motta junior 2008, Giunti 2018
“Cuore di tigre”, P. Formica, Carthusia 2017


mercoledì 2 marzo 2016

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


 IL COLORE DEL PRATO


La poesia ha un proprio linguaggio e proprie regole, talvolta rigidissime. C'è chi afferma che sia per pochi, e, soprattutto, che sia lontana dal linguaggio dei bambini, se non nella forma della filastrocca. Che la poesia 'alta' sia un territorio non praticabile, nel proporre letture ai ragazzi e alle ragazze. Eppure...
Le poesie di Antonia Pozzi, selezionate da Teresa Porcella e illustrate da Gioia Marchegiani per la bella collana Il suono della conchiglia di Motta junior, sono l'esempio di una strada percorribile.
Antonia Pozzi è un personaggio particolare: giovane donna, cresciuta negli anni '30, all'interno di una famiglia borghese e molto colta che le ha consentito di avere tutto, tranne quello che più desiderava: coltivare la sua storia d'amore con l'ex professore che l'aveva iniziata alla meraviglia della letteratura classica. Colta, raffinata, intelligente e profondamente sola, la Pozzi in pochi anni ha scritto, fra l'altro, bellissime poesie che meglio di qualsiasi biografia ci consegnano il ritratto fedele del suo universo interiore.


Stati d'animo, ricordi, immagini che raccontano i momenti di spensieratezza dell'infanzia affiancati ad altre poesie che raccontano il disagio di essere se stessa.
La semplicità è apparente, la costruzione del verso, anche laddove appare più spontanea, dimostra quanto intimamente presente sia la lettura dei classici antichi, la lirica greca e latina, così come per Quasimodo l'uso del frammento, l'immagine che parla per il tutto. E ci ricorda, per altri aspetti, alcuni componimenti delle Myricae pascoliane: l'intimismo, l'attenzione per il dettaglio nella descrizione naturalistica, come specchio dell'anima.

Ma di tutto questo ai bambini e alle bambine importa ben poco: quello che conta è potersi specchiare in qualche rima, riconoscere uno stato d'animo, una nostalgia, un'immagine che evoca emozioni.
La scelta fatta da Teresa Porcella in Nel prato azzurro del cielo mi sembra impeccabile, regalando una piccola, preziosa antologia di versi, tutti da interpretare. Da leggere, rileggere, ascoltando la propria voce muta, gustando l'uso libero delle parole, gli accostamenti audaci, le metafore. Condividendo la profonda tristezza, la malinconia, affiancate agli sprazzi di allegria.


Gioia Marchegiani si è immersa in queste atmosfere, cercando di renderne il respiro, l'impronta, come un'immagine ne richiama un'altra. La sua è, per necessità, un'interpretazione del testo e non potrebbe essere altrimenti. E' un'interpretazione che con delicatezza entra nel mondo impenetrabile di una poetessa, grande. Riesce a dare un colore alle emozioni, alle immagini che emergono dal testo, senza mai soverchiarle.
Per questo motivo, vi propongo le immagini con il testo, inscindibili.
Questa, secondo me è una lettura necessaria, per chi ama la poesia, a qualsiasi età. Per la bellezza dei versi e per la scoperta, che credo riguardi molti e molte, di un'autrice troppo poco conosciuta.
poesia che ti doni soltanto
a chi con occhi di pianto
si cerca -
oh rifammi tu degna di te,
poesia che mi guardi.

Eleonora

“Nel prato azzurro del cielo”, A. Pozzi, illustrazioni di G. Marchegiani. Motta junior 2015

lunedì 16 marzo 2015

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)


PARLANDO ANCORA DI BELLEZZA


Sulla bellezza e sulla centralità che essa riveste nell'educazione visiva dei bambini, in queste pagine si è molto parlato. Essere circondato da belle immagini, da luoghi improntati all'armonia è certamente un privilegio, in tempi in cui l'affinamento del gusto estetico dei più piccoli passa per cartoni animati e videogiochi. Contro il veleno dell'immagine stereotipata, in tutti i sensi, e standardizzata, vale l'antidoto di proporre libri belli, ben pensati e ben costruiti; vale ancor di più quando questi libri veicolano il meglio della storia dell'arte, in un modo che non sia noioso o frustrante.
Ecco due esempi di diverso approccio ad uno stesso fine, avvicinare bambini e bambine all'oggetto artistico.


Sfruttando l'attenzione dedicata a Matisse, oggetto di due grandi mostre nel giro di poco tempo, Patricia MacLachlan ci propone Se fossi Matisse, con le sapienti illustrazioni di Hadley Hooper: la domanda che l'autrice si pone è cosa abbia salvato il piccolo Matisse dalla tristezza e dal grigiore di una città industriale del nord della Francia. La risposta è semplice, una mamma creativa che riempiva la casa di oggetti colorati, dipingeva piatti da appendere alle pareti, tappezzava di rossi tappeti le stanze. Il piccolo Henri mescolava pigmenti e allevava piccioni dai colori iridescenti. Dunque, un ambiente domestico ricco di vivaci suggestioni visive e un laboratorio permanente in cui sperimentava molto e si imparava ad osservare. L'illustratrice ha applicato delle tecniche particolari per rendere a sua volta la varietà dell'approccio materico di Matisse, dall'olio ai collage. Già qui abbiamo una risposta alla nostra domanda di fondo: necessario come l'aria pulita, come un cibo sano, l'educazione al bello comporta riempire i luoghi dei bambini e delle bambine di immagini, oggetti, libri che propongano magari stili estetici diversi, ma originali, curati e, soprattutto, non stereotipati. Imparare a guardare è il primo passo.


Il secondo è imparare a fare. Qui mi voglio soffermare sulla magica collana PIPPO, di Topipittori. Magica perché riesce a coniugare il parlare dell'arte e il farla. 



Nel volume uscito recentemente, Depero e la casa del Mago, di Lucia Pescador e Marta Sironi, si racconta del Futurismo, corrente artistica elettrizzante di italica nascita. E' una corrente che mescola arditamente tecniche e generi artistici, non disdegna l'applicazione industriale e il design. Per questo, secondo me, modernissima. Il tratto distintivo di questa collana consiste nel mettere a disposizione del bambino o bambina lettore il materiale necessario per entrare dentro la riproduzione dell'opera d'arte, facendola propria. Fare è capire, appropriarsi dello spirito dell'epoca, in questo caso del furore innovatore di un artista, Depero, che aveva trasformato la sua casa in una vetrina permanente della propria arte. Il fascicolo, che può essere tagliato, colorato, disegnato, a la maniera di..., è il primo passo nella scoperta di un artista o di una corrente e giustamente si invita a completare il percorso visitando musei virtuali e, direi ancor di più, fisici.


Approccio stimolante e divertente al tema dell'educazione visiva e dell'educazione al bello, ne vorremmo di più di testi come questi, anche se la produzione al riguardo si sta diversificando. Ma su questo parlerò anche nel prossimo post.
Buona visione e tanti scarabocchi, il miglior augurio per tutti e tutte voi.


Eleonora

“Se fossi Matisse”, P. MacLachlan, Motta junior 2015
“Depero e la casa del Mago”, L. Pescador e M. Sironi, Topipittori 2015

martedì 23 dicembre 2014

ECCEZION FATTA!

II ED ULTIMA PUNTATA, forse

Posso immaginare  che i lettori abituali di Lettura candita siano in cerca degli ultimi regali da mettere sotto l'albero. Non consiglierò loro di comprare uno scalda panini elettrico, e neanche un cappello con la piuma rosa, ma suggerisco loro titoli di libri.  Uno, il migliore, per ogni mese dell'anno. 

A luglio: Marie-Aude Murail, Crack un anno in crisi, Giunti


Ad agosto:
Przemysław Wecterowicz, Emilia Dziubak, Chi vuole un abbraccio? Sinnos




A settembre: Nadine Brun-Cosme, Olivier Tallec, Lupo& Lupetto. La fogliolina che non cadeva mai, Edizioni Clichy


 A ottobre: William Grill, L'incredibile viaggio di Shakleton, Isbn edizioni


A novembre: Sabrina Giarratana,Sonia M.L. Possentini,  Poesie di luce, Motta junior


A dicembre?  [continua]

martedì 4 novembre 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IO SO CHE C'È UNA LUCE TRA LE RIGHE

Poesie di luce, Sabrina Giarratana, Sonia Maria Luce Possentini
Motta Junior 2014


POESIA

"Le domande dei bambini

Le domande dei bambini sono fiamme
Per accendere le menti dei più grandi
Sono fuoco sempre ardente per le mamme
Se non hai una risposta ti domandi
Le domande dei bambini fanno luce
Mentre rendono la mente più tenace
Le domande dei bambini fanno chiaro
Perché vogliono sapere sempre il vero
Le domande dei bambini fanno grandi
Se non hai una risposta ti domandi."

Se mi sento fisicamente come se mi scoperchiassero la testa, so che quella è poesia. È l'unico modo che ho di conoscerla. Ce ne sono altri?
(Emily Dickinson)
Ed eccomi qui con la testa scoperchiata a farmi prendere dall'emozione che mi assale nel leggere Poesie di luce.
Goethe dice che durante il giorno le cose che vanno fatte sono quattro: guardare un bel quadro, ascoltare una bella canzone, dire -possibilmente- qualcosa di ragionevole e leggere una poesia. Due di queste cose le ho già all'attivo: ho letto le poesie di Sabrina Giarratana e ho visto le tavole di Sonia Maria Luce Possentini. Mi manca di dire qualcosa di sensato e poi dovrò cercare qualche canzone che mi accompagni verso la fine della giornata.


L'ho già detto, ma lo ridico volentieri: i libri di poesia, così rari, mi mettono una gran gioia addosso perché dicono meglio e dicono di più, perché van dritti al cuore, perché sono più leggeri e spesso più sapienti.

Trentaquattro luci diverse: declinate per intensità, per rifrazione, per fonte, per assenza, per modi di dire. La luce che si accende nella mente per la domanda di un bambino o per un'idea luminosa, la luce caliginosa della nebbia, quella piena di pulviscolo che si vede in controluce, quella dei posti dove la luce non c'è più -in un cimitero- la luce di chi viene alla luce e la luce che filtra da un uscio, la luce sull'acqua e la luce in cielo.
La luce che non c'è in due occhi chiusi, coperti, in due occhi 'ciechi'.
La luce che vai cercando tra le parole da scrivere, o tra le parole da leggere: è la luce che si mette tra le righe, che illumina e dà senso. 


E poi c'è la luce delle tavole, i quadri cui allude Goethe. Cimento di ogni artista, è quello di sapere ricreare con artificio la luce naturale. Non si sottrae la Possentini che dà grande prova di sé in due direzioni tra loro diverse: la prima più propriamente legata alla tecnica e connessa al filo conduttore del libro, l'altra che invece va esplorando le iconografie. E qui mi pare di vedere il meglio, nella scelta difficilissima del soggetto da raffigurare per dare forma al verso. Sensibile ad ogni vibrazione possibile offerta dal testo, l'illustrazione si aggancia anche a una sola parola e la trasforma in figura. Come un funambolo ad alta quota, come un rocciatore che si tiene appeso in parete grazie alla forza che si ha nella punta delle dita, la Possentini illustra la luce delle domande dei bambini con un interruttore di altri tempi, la luminosità di un frutto la concentra in un limone, il cono di luce del poeta che scrive per chi lo leggerà, lo racchiude tra due pesanti tende di un palcoscenico che si stanno per ricongiungere in fine di spettacolo.


E prima che cali il silenzio e si spenga la luce, lasciatemi dire le mie predilette, I sogni negli occhi, che auguro a tutti, Una luce bambina che aspiro ad avere e Da un cono di luce e spero vi sia arrivata la voce...

Clic.


Carla

Noterella al margine. Un errore che faccio spesso e che forse dipende dall'età che avanza e con essa da una presunta 'saggezza' raggiunta: troppo spesso do per scontato passaggi che per altri scontati non sono. Forse non ho sottolineato abbastanza il fatto che il libro sia pubblicato in una delle poche  collane per ragazzi, dedicate in esclusiva alla poesia, Il suono della conchiglia. Collana che è bella e preziosa, strenuamente voluta, curata e difesa da Teresa Porcella. 
Gli editori che accettano la scommessa di pubblicare poesia sono pochi perché, si sa, la poesia non si vende!




lunedì 17 marzo 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

BELIEVE IN FAIRIES,CREDI SEMPRE NELLE FATE!

Ho una fata accanto, Lewis Carroll
Motta Junior 2014


POESIA

LA MIA FATA
Ho una fata accanto che dice:
"Non si può pisolare!";
quando piango dal male lei afferma:
"Non si può singhiozzare".

Se sorrido felice, lei esclama:
"Non si può ridacchiare";
se mi verso del gin, lei minaccia:
"Non si può sbevazzare".

Quando prendo un biscotto lei esplode.
"Non si può sgranocchiare";
quando faccio la lotta mi avverte:
"Non si può malmenare."

Sono stanco di tutto e le ho chiesto:
"Cosa posso mai fare?"
La fatina ha risposto tranquilla:
Non si può domandare".

Morale: NON SI PUÒ

Lewis Carroll alle prese con una fata piuttosto seccante. Questa, tra altre quattordici, è la poesia che conclude questo bel libro.
Carroll, nei suoi libri di Alice, ci ha educato ad un linguaggio raffinato pieno di bellissimi giochi di parole o nonsense e anche in questa antologia di sue poesie, finora inedite in italiano e così ben tradotte, torna la stessa vena giocosa.


Tra queste un inno alla puntualità da leggere a tutti i ritardatari che ci perseguitano
È meglio arrivare un po' prima
dell'ora fissata;
entrare al minuto spaccato
è una mossa azzeccata.

Altrettanto utile è l'articolato vademecum per vivere felice. Poche regole ma chiare: svegliarsi presto la mattina, passeggiare per due ore, invitare a cena gli altri, non toccare mai il caffè e non mangiare la pancetta. E la birra, sempre chiara. Non tuffarsi se sia ha paura.
Il tema dei fratelli torna e ritorna. In entrambi i casi è alto il livello di scontro. Se da una parte c'è un fratello che è in cerca della pentola adatta per 'stufare' la sorella, dall'altro ci sono due monelli che decidono di andare a pescare. Peccato però che uno sia il pescatore e l'altro l'esca. Neanche una sorella giudiziosa può nulla di fronte alla crudeltà dell'uno e alla 'mollezza' dell'altro.

Un altro bel titolo nella collana Il suono della conchiglia, curata da Teresa Porcella per Motta Junior. Un'altra buona occasione per mettere in contatto i più piccoli con grandi autori classici, come era già successo con Neruda (La casa delle odi) o Emily Dickinson (con Non c'è nave che possa come un libro).
Resto perplessa sulle illustrazioni: Sanna, che di norma mi piace molto, qui non mi pare sempre convincente e sembra patire il libro di piccolo formato.

Carla

venerdì 5 ottobre 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


A COME APPRENDERE


LA STORIA DEL LEONE CHE NON SAPEVA SCRIVERE, Martin Baltsheit, Marc Boutavant
Mottajunior, 2012

ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Un giorno il leone incontrò una leonessa. Era bellissima estava leggendo un libro. il leone si stava avvicinando per baciarla, quando si fermò a pensare: una leonessa che legge è una vera signora; e a una vera signora prima bisogna scrivere una lettera d'amore, e solo dopo le si può dare un bacio."


Questa storia della lettera d'amore il leone l'aveva appresa da un missionario che, prima di essere divorato, aveva avuto l'opportunità di spiegargli qualche rudimento di galanteria.
Ma tra il dire e il fare c'è un abisso, perché il leone non sa scrivere. Ah, se quella volta avesse risparmiato la vita del missionario, magari ne avrebbe ottenuto in cambio qualche lezione di scrittura... ma purtroppo per il leone e per il missionario le cose andarono diversamente.
A ben vedere nella foresta solo il leone non sa scrivere. Scimmie, ippopotami, mosche e giraffe e coccodrilli sono tutti alfabetizzati. Ma nessuno è in grado di mettere per iscritto il pensiero del leone. Chi scrive di banane e chi di profumate collezioni di cacche.
Il leone è davvero esasperato e anche un po' disperato e nella notte ruggisce nel vuoto le parole che avrebbe tanto voluto dirle... Ma quel vuoto non è così vuoto e tanto slancio e tanto amore non può andare sprecato....

Sebbene tutto concorra a far riflettere il lettore sul fatto che sapere scrivere rappresenti una marcia in più nella vita (il libro è stato segnalato dall'Agenzia nazionale francese per la lotta contro l'analfabetismo), mi pare che i noccioli di senso siano anche altri.
Primo: ogni creatura ha un suo centro di pensiero e quindi ognuno legge il mondo secondo geografie molto personali e relativizza sul proprio punto di vista. Per questo la scimmia scrive di banane e l'avvoltoio di cadaveri freschi...
Secondo: nella vita ciò che conta è la motivazione. Senza di quella, si fa poca strada. Il leone senza l'amore, sarebbe rimasto un perfetto ignorante...


Terzo: saper riconoscere i propri limiti, può solo giovare. È nella verità che si conquistano i cuori...

Rigirandomi questo libro tra le mani ho avuto netta la sensazione di averlo già incontrato. Ma dove? Scavando nell'archivio polveroso della mia memoria spesso fallace, mi sono ricordata di averlo letto -ma con altri disegni- in una Fiera di Bologna di diversi anni fa tra i libri di una casa editrice svizzera che amo molto: Bajazzo. Le illustrazioni dello stesso Baltscheit non mi avevano colpito, mentre queste di Marc Boutavant lo hanno fatto: mi pare abbiano il merito di saper valorizzare la vena ironica che attraversa l'intera storia.
Forse val la pena di ricordare un altro bel libro di Baltscheit, Die geschichte vom Fuchs, der den Verstand verlor (Bloomsbury, 2010).
E il caso vuole che sia ancora un libro che ragiona di vecchiaia e rimbambinimento. Lo dovrò prendere come un segno?

Carla


martedì 5 giugno 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


DOPO UNA LUNGA STORIA D'AMORE

GENITORI FELICI, Laëtitia Bourget, Émmanuelle Houdart
Logos, 2012



ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni)

"I due innamorati esultarono, pensando che di lì a poco avrebbero scoperto la gioia di essere genitori. Si prepararono al lieto evento immaginando i meravigliosi momenti che avrebbero condiviso."

Vi ricordate il principe e la principessa innamorati che nel bellissimo L'aprentissage amoreux, tradotto in Italia da Motta junior con il titolo Una lunga storia d'amore (2008) sfidavano anche quei piccoli inconvenienti che con l'amore puro ed idealizzato hanno poco a che fare? Vi ricorderete certo il dilemma di fronte all'ultimo esemplare di gelato preferito (da entrambi), o al dubbio di non essere poi un principe così charmant, russando la notte, o una principessa sublime con tutti quei brufoli arrossati, o ancora la difficoltà nel trovare un accordo sul nome di battesimo da dare al loro futuro bambino.
Bene, ora ci siamo. C'è da sperare che nel frattempo abbiano trovato un nome che sia gradito ad entrambi, perchè ora il loro futuro bambino è stato 'messo in cantiere'.
In Genitori felici i due innamorati, principe e principessa, dopo aver trascorso in una indissolubile unione le serate alla luce dorata del crepuscolo tra suoni melodiosi, stanno per assaporare le gioie dell'essere genitori. Ma sono del tutto ignari delle prove cui stanno andando incontro. Dalle 'bizzarre voglie della principessa abitata' alle rughe inaspettate del bebè appena nato. Poche ore di sonno, pannolini puzzolenti, gelosie, incomprensioni, appetiti improvvisi, domande difficili, divergenze d'opinione in fatto di educazione sono sono le prime tappe del difficile mestiere di genitore.
Io personalmente molte di queste tappe le ricordo con grande lucidità e l'ultima in ordine di tempo, la partenza della figlia per Bologna, la rivedo qui.


 



















Allo stato attuale penso di poter condividere anche la risposta che la Bourget dà alla domanda delle domande: ma come avranno fatto a restare vicini malgrado tutte queste prove?

È uno di quei libri che si possono far leggere ai piccoli, in mezzo alla loro carriera di figli, ma anche e ai figli ormai già grandi, ma anche e soprattutto ai nostri compagni o compagne con i quali condividiamo il mestiere di genitore.
Tanto il testo di Laëtitia Bourget, quanto i disegni di Émmanuelle Houdart sono catalizzanti. Entrambe hanno infatti la rara capacità di condensare con estrema raffinatezza l'essenza di molte verità. È davvero molto quello che si 'coagula' in un testo poco più che scarno e in un disegno ricchissimo. La Houdart in Italia si è fatta conoscere al grande pubblico soprattutto nel suo gigantesco (in molti sensi) I Mostri ammalati (Il castoro, 2005). Non conosco bambino o ragazzino che, nel vederlo sullo scaffale di una libreria o di una biblioteca, non ne sia stato attirato e quindi 'catturato' nei mille canali, arterie pulsanti, in cui le grandi figure si animano. Già allora, ma anche oggi, il tratto inconfondibile, la cifra stilistica dell'illustratrice svizzera sta nella cura delle scelte cromatiche (spesso c'è una dominante di colore che cambia di tavola in tavola), nella resa di molti particolari come le texture, le suppellettili, gli arredi, nella sensualità delle figure. Il suo strabordante immaginario è capace di spaziare dalle tavole di anatomia alla mitologia classica, dallo stereotipo culturale all'impercettibile particolare dell'abbigliamento. Quest'ultimo aspetto, che forse non consapevolmente quanto un adulto, colpisce anche i più piccoli che a guardare i personaggi delle sue tavole si incantano, e nel contempo, possono conoscere e assaporare il 'bello', è l'elemento più eclatante, ma non è l'unico. Raffinatissimi rimandi, molteplici allusioni, simbolismi catturano di continuo l'attenzione degli adulti che hanno la fortuna di sfogliare questi libri accanto a un bambino.
All'ombra di un albero di succose ciliegie e di biberon, la principessa allatta il suo secondogenito e tiene un enorme portauovo sulle ginocchia mentre il principe offre su un vassoio una pietanza con contorno di piselli alla figlia più grande. A voi perdervi nella ricerca dei dettagli e degli echi tra un'immagine e l'altra.

Carla

 

venerdì 1 giugno 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


L'ODE ALLA CIPOLLA
 
 LA CASA DELLE ODI, Pablo Neruda
Motta junior, 2012


POESIA PER MEDI (dai 7 anni)

Ode alla mela

Ti voglio
celebrare,
mela,
riempiendomi
la bocca
del tuo nome,
mangiandoti.



Celebrare la mela, insieme al pomodoro. Neruda lo dichiara in versi chi abiterà nella casa delle odi. Non ci saranno re, non ci saranno sogni o rettili mentali, ma solo quelle cose che sono in armonia con l'uomo e con la terra. Ogni cosa diventa, nella casa delle odi, arnese. Avrà un manico e potrà essere utilizzata. Chi entra nella casa delle odi potrà usare la poesia, come un utensile comprato nella bottega di un ferramenta.

Qui in una sintesi felice del pensiero che ha sempre attraversato la poesia di Neruda. Essa è stata pensata per essere utilizzata, ed è per questo che la poesia può e deve essere di tutti.
Eppure questo non succede molto spesso. Timore riverenziale verso il verso? I libri di poesia, soprattutto per i piccoli, a mio parere, sono sempre troppo pochi e sarà forse per questo che quando ne pubblicano uno il mio cuore è subito in festa?
Neruda mette in versi, in odi trasparenti, il carciofo, il pomodoro, la cipolla e la patate fritte. Poesie che celebrano la bellezza delle cose semplici, degli oggetti che ogni giorno abbiamo tra le mani.
Un carciofo come un guerriero, nella sua corazza di scaglie, alto ed orgoglioso sta lì tra i banchi del mercato. Fiero e marziale nelle file serrate. Ma poi arriva Maria che lo prende per metterlo nella sua cesta e quindi, a casa, cucinarlo. Così finisce in pace la carriera di un vegetale armato, con i commensali che ne assaporano il morbido cuore verde.
Un'estate torrida, in cui le scarpe si bruciano a camminare per le strade , gli occhi sono percossi dalle nuvole di polvere, la bocca arsa: hanno sete anche i denti. Ecco un'ode al cocomero, il più fresco di tutti i pianeti. E' il frutto dell'albero della sete.


La cipolla in poesia non è una novità, celebrata come simbolo della perfezione anche dalla Szymborska, è nel libro di Neruda fecondo amore nell'insalata, è lembo di cristallo che sfrigola in padella per poi trasformarsi in arricciata piuma d'oro.
A questo serve la poesia. A far vedere con altri occhi il mondo, dalla cipolla all'universo, non importa. Ed è per questo che non smetto mai di pensare che la poesia è materia ideale per gli immaginari di chiunque. Tanto più piccoli si è tanto meglio è. Entrare in contatto con la poesia il prima possibile dà la possibilità di costruire il proprio immaginario il più ampio possibile, il più ricco possibile per leggere il mondo circostante da prospettive sempre inaspettate.

Carla

sabato 12 novembre 2011

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


DI POESIA CHE BALZA E CHE S'IMPENNA 
 
NON C'E' NAVE CHE POSSA COME UN LIBRO, Emily Dickinson
Motta Junior, 2011

POESIA per MEDI e GRANDI (dagli 8 anni)

Un libro di poesia va lasciato parlare.
Vi regalo le mie preferite:


Non c'è nave che possa come un libro
portarci nelle terre più lontane,
non c'è corsiere pari ad una pagina
di poesia che balza e che s'impenna.
Questo viaggio può farlo il miserabile
senza l'oppressione del pedaggio:
è assai frugale il carro
che trasporta l'anima dell'uomo.



L'acqua s'impara dalla sete.
La terra, dai mari attraversati.
L'estasi, dallo spasimo.
La guerra ci parla di pace.
La memoria, dell'amore.
La neve, degli uccelli.















Quando la notte è quasi terminata
e l'alba è tanto vicina
che possiamo toccare gli spazi -
è ora di lisciarsi i capelli

e preparare le fossette nelle guance -
e stupirsi di essere stati in pena
per quella vecchia, svanita mezzanotte -
che ci atterrì soltanto per un'ora.













Crescono inosservate le montagne,
le loro forme purpuree s'innalzano
senza sforzo, senza spossatezza,
e non ricevono soccorso o applausi.

Il sole deliziandosi innocente,
con i suoi lunghi estremi raggi d'oro,
va cercando nei loro volti eterni
compagnia per la notte che viene.








Muore la parola
appena è pronunciata:
così qualcuno dice.
io invece dico
che comincia a vivere
proprio in quel momento.













Piangere è una cosa tanto piccola -
sospirare è una cosa tanto breve -
ma è di occupazioni di tal genere
che noi uomini e donne moriamo!











Tenevo un gioiello fra le dita
e me ne andai a dormire.
Era caldo il giorno, noioso il vento.
Dissi 'Si conserverà'.
Al risveglio non c'era più il gioiello.
Rimproverai le dita innocenti.
E adesso, una memoria di ametista
è tutto quel che ho.


Sottovoce vorrei dirvi  che sono poche poche in Italia le case editrici che pubblicano con assiduità di poesia (Orecchio Acerbo, Topipittori, Einaudi ragazzi con i Pesci d'argento). Evviva allora per questa nuova collana di Motta Junior!

Carla