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venerdì 11 luglio 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL PUNTINO DI CONTATTO

Fin qui tutto bene!, Quentin Gréban 
Babalibri 2025 



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 6 anni) 

"SULL’ARANCIA ERA POSATA UNA FARFALLA BLU. 
QUANDO IL FRUTTO CADE, LA FARFALLA VOLA VIA... 
«FIN QUI TUTTO BENE» DIRETE VOI... SÌ, MA ASCOLTATE IL RESTO! 
LA FARFALLA BLU ATTERRA POCO LONTANO, SUL MUSO DI UN TOPOLINO CHE DORME DELLA GROSSA. CON IL SUO DELICATO BATTITO D’ALI, GLI SOLLETICA IL NASO... ED ECCO CHE IL TOPO INIZIA A STARNUTIRE, E NON RIESCE PIÙ A FERMARSI. 
«FIN QUI TUTTO BENE» DIRETE VOI... SÌ, MA ASCOLTATE IL RESTO!" 

Chiaro il gioco? 
Il topo cerca un posto più tranquillo per poter smettere di starnutire. Così quando vede l'asino ci salta sopra, ma uno starnuto fa sobbalzare l'asino che, imbizzarrito, comincia a correre e a sballottare il mercante che ha in groppa, per poi schiantarsi su una pacifica mandria di cammelli che partono all'impazzata in tutte le direzioni. Compreso il mercato che mettono a soqquadro... babbucce spaiate, spezie rovesciate e tappeti a brandelli. 
Qui bisogna intervenire. La cittadinanza infuriata si rivolge al gran sultano che - nella sua infinita saggezza - emette una sentenza nei confronti dei cammelli che si scagionano facilmente, indicando l'asino come il vero colpevole che a sua volta fa il nome del topo.
Questa è la storia di una povera arancia che non poté discolparsi.


Ma poi diventa la storia di 10 pesanti cocomeri da regalare a un'innamorata che alla fine si ridurranno al nocciolo (!), pur mantenendo la loro attrattiva...

La frase Fin qui tutto bene! a me fa venire in mente il film francese L'odio, in cui si racconta che un uomo, precipitando dal 50 piano, per farsi coraggio, a tutti i piani ripeteva a sé stesso fin qui tutto bene... Il film francese, di Kassovitz, è un film durissimo quanto bellissimo. Un film dove davvero precipita. Quindi vedere questa frase che mi riporta a quella periferia parigina in bianco e nero e grigio in un Superbaba tutto rosa fa il suo bell'effetto. 
A separare immediatamente i due contesti ci pensano gli acquerelli sempre così luminosi di Gréban e il fatto che la storia, al suo interno, allude evidentemente all'effetto farfalla, quello di Turing e poi di Edward Lorenz, sul battito d'ali di una farfalla che potrebbe essere la causa di un uragano altrove... 
Ma per un puntino Gréban, Kassovitz e Lorenz sembrano proprio toccarsi, ossia in tutti i casi il senso ultimo della frase: sperare che le cose possano migliorare. 
Anche nel libro di Gréban l'appoggiarsi di una farfalla che poi diventa un precipitare rocambolesco di topi su asini e poi di asini su cammelli e quindi di cammelli su banchetti del mercato ha una sua ineluttabilità: tutto sta precipitando verso il peggio.
 

Ma siccome siamo in un libro per bambini e non in un film sull'emarginazione di una banlieue francese, e non stiamo discutendo di modelli matematici, tocca dare una seconda possibilità al destino e trovare una soluzione che rimetta tutto in ordine.
Gréban, che ambienta la storia in un Medio Oriente non meglio identificato - ma cammelli, suk, fez e sultani, scimitarre, archi e cupole islamici e teiere di metallo inciso farebbero oscillare tra Marocco e Turchia - affida al sultano il compito di far tornare tutto a posto, individuando il colpevole. 
E così come era andato crescendo il parapiglia sempre più grande, dalla metà in poi del libro si va a ritroso fino a tornare alla magnifica arancia di partenza. 
A voler proprio cercare il pelo nell'uovo, l'arancia, come tutti gli altri personaggi coinvolti, è frutto (!) di un meccanismo ineluttabile e più grande. 
Lei come gli altri sono concause. Il famoso concorso di colpa... 
Ma tant'è è lei sola a farne le spese. 
E perché? Perché è l'unica che non può difendersi al tribunale del gran sultano e quindi tanto meno prendersi la sua responsabilità, solo in quota parte.
 

La seconda storia, anche questa, ma per motivi diversi, andrebbe ben discussa. Come la precedente, anche qui è intorno a un frutto che si ruota: il cocomero. 
E, simmetrica al precedente crescendo, qui si assiste a un diminuendo dei cocomeri e a un crescendo delle dimensioni degli aiutanti del giovane innamorato. 
La grazia di queste due piccole storie sta proprio in questo loro essere circolari, nel loro interno ripetersi, nell'essere movimentate, ma pur sempre tiritere, utilissime per chi sia alle prime armi con la lettura.

Per entrambe però, a lettura fatta, si potrebbe aprire un bel dibattito. Discutere sulle responsabilità con la prima e con la seconda ragionare ed eventualmente ribellarsi all'idea che le ragazze siano tutte golose, sensibili, romantiche e con il cuore tenero e i maschi tutti... timidi.
Tzè.

Carla

lunedì 23 dicembre 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

DUE O TRE COSE CHE SO SU DI LUI

Il dizionario di Babbo Natale, Grégoire Solotareff (trad. Paola Parazzoli) 
Babalibri 2024 


 ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"giocattolo: Babbo Natale 
prova sempre i giocattoli 
che fabbrica per i bambini, 
ma poi glieli dà anche 
se non funzionano, perché 
è meglio un giocattolo difettoso 
piuttosto che nulla." 

Come un vero dizionario, anche questo di Babbo Natale ne rispetta le regole, la forma, la struttura. Una grande lettera iniziale, maiuscola e addirittura tridimensionale apre la sequenza di parole - a volte poche, anche solo una, a volte tante che con quella lettera iniziano. 
Alla H solo una, hello hello, alla S sono addirittura 15. 
Leggendole una per una, così come avverrebbe per ogni altro dizionario qualsiasi, la cosa che succede è che si impara qualcosa che non si sapeva. Qui in particolare, visto che tutto ruota intorno alla misteriosa figura di Babbo Natale e il suo entourage di elfi aiutanti, le cose che si imparano sono davvero parecchie. Si potrebbe azzardare, che lo sono quasi tutte. 
Nell'ordine si apprendono molte cose sul loro aspetto fisico, sui loro rapporti reciproci, parecchie informazioni sulla infanzia di Babbo Natale e sulla sua famiglia. 
Per rispettare la struttura del dizionario ha senso qui elencare una notizia da mettere a mente, una per ciascuna lettera. Ventisei cose che da oggi in poi sapremo su di lui. Ometto tutte quelle che riguardano esclusivamente gli elfi. D'altronde questo è il Dizionario di Babbo Natale... 

da piccolo era un ACROBATA 
in America alcuni vecchi BANDITI gli assomigliavano, ma non avevano niente a che fare con lui 

non gli piace il CAMPEGGIO 
quando suona il violino il suo naso è elemento di DISTURBO per l'archetto 
in ESTATE indossa un abito diverso, che tiene conto della stagione e delle temperature e del sole 


suo padre è sempre stato molto FIERO di lui. E invece suo fratello? 
per i suoi stivali ha un elfo GUARDIANO che spesso però si addormenta 
se sentite "HELLO sono Babbo Natale" nella cornetta, dubitate: lui non possiede il telefono 
diventa IRRICONOSCIBILE appena fatta la barba. E gli elfi ne hanno timore


possiede un JET privato
ingrassa con facilità e gli elfi lo sfottono: i KG crescono veloci se si abbuffa di troppe bontà
dorme in un LETTO normale 
ama MOLTO gli elfi che contraccambiano affettuosi 
è NEGATO per il disegno, nonostante si diletti parecchio a dipingere
i suoi OCCHI sono blu, come il cielo, quindi azzurri. Diffidate delle imitazioni... 
la sua PASSIONE è andare in barca a vela, ma non mette mai il PASSAMONTAGNA 
QUATTRO le carote che servono se si vuole fare un pupazzo di neve che gli assomigli 


ogni tanto gli piace RIPOSARE nella culla di quando era piccolo 
odia i RITARDATARI, in particolare gli elfi lenti a mettersi le scarpe 
rimane basito davanti alla STUPIDITA' delle storie per bambini che lo riguardano (touché) 
porta una TRECCIA dietro la schiena 
l'UNICORNO rosso, detto di Babbo Natale, non esiste 
non ha casa, ma vive nel VILLAGGIO degli elfi, un po' da uno un po' dall'altro 
i vagoncini della fabbrica di regali fanno WROOM, ma sono pericolosi se usati a sproposito 
usa lo XILOFONO per chiamare tutti gli elfi a tavola per il pranzo 
per lui no, ma per gli elfi anche un canottino diventa uno YACHT 
la ZEBRA di Natale, quella a righe rosse e bianche, non esiste, come l'unicorno. 
Da tutto questo si evincono un paio di cose che esulano da Babbo Natale, ma che riguardano Solotareff: è uno dei migliori autori di sempre per come disegna e per come è capace di costruire le sue storie, per come ci fa ridere, per come ci commuove, per come ci fa pensare. 
Non c'è nemmeno un suo libro che non meriti di essere letto e amato, non c'è immagine che non confermi la sua immensa arte. 

Carla

venerdì 1 novembre 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LE MILLE E UNA STORIA

Vorrei un'altra storia, Rascal, Michel Van Zeveren (trad. Tanguy Babled)
Babalibri 2024 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"'E se ti raccontassi una bella storia, Carola? Una storia dolcissima per dormire tranquilla.' 
'D’accordo, papà, ti ascolto...' 
'C’era una volta un grazioso unicorno di nome Rosamundo. Era delicato come una carezza. 
Questo bell’unicorno viveva su un magnifico arcobaleno e...' 
'Ti fermo subito, papà! È un NO, NO, NO categorico! 
Ormai sono grande per le storie sdolcinate!'" 

Ed è vero. 
Sdraiata sul letto, nella sua salopette di jeans, altro che pigiama, Carola ha un tablet in mano. 


Biondina, dal piglio volitivo, apostrofa suo padre avvisandolo di non essere più disposta a sentire storie con bacini e cuoricini. Con grande sicurezza lo mette di fronte a un incontrovertibile fatto: se lei fosse stata maschio, lui mai e poi mai avrebbe esordito con una storia dolcissima e piena di unicorni e arcobaleni.
O no? 
Così l'unicorno esce di scena. 
La seconda proposta, quella storia del lupo famelico che non mangia da tre giorni e ronza intorno a un gregge di pecore, ha un altro difetto: turba la sua sensibilità. La notte potrebbe ricomparirle davanti la scena di una strage... 
Via, dunque, lupo e (quasi) tutte le pecore escono dalla ribalta. 
La terza storia, con la solita principessa strabella, strabionda, strastanga non va per altrettanti ovvi motivi... 
La storia dell'orco confligge con il suo recente vegetarianesimo... 
Insomma si prospetta una serata tutta in salita per quel giovane padre, volenteroso ma decisamente démodé nella scelta delle storie da raccontare alla figlia. 
A meno che... 

Ribelle, fin nella scelta del suo nom de plume, Rascal, nasconde - neanche troppo - tutto il suo modo di leggere il mondo nel suo personaggio Carola. 


Controcorrente, annoiata dalla solita tiritera, è in cerca di esperienze significative. Un po' come lo stesso Rascal racconta della sua infanzia scolastica: nulla dei programmi ministeriali lo interessava davvero, lui avrebbe voluto saper costruire una sedia, suonare uno strumento o usare correttamente un trapano, preparare il pane, fare un erbario, non far impazzire la maionese...e poi conoscere bene la poesia e la pittura a olio.... 
Amante di Prevert - il suo anarchismo dolce - e grato al suo professore in accademia che fu per lui quanto di meno pedagogico ci si potesse aspettare, Rascal comincia come disegnatore di manifesti per il teatro e di copertine poi approda al libro illustrato per i più piccoli. 
Fondamentale e illuminante il suo incontro con l'opera di Tomi Ungerer. 
E a ben vedere questa ragazzina potrebbe essere la stessa rapita dai Tre briganti... Stesso stile, e stessa grinta. Stesso rispetto per il lettore, stesso gusto di dire le cose come stanno, senza infingimenti, senza fiocchi e nastrini colorati... 
I bambini sono persone che non si lasciano ingannare dalla durezza del mondo, dalla sua complessità. Mi verrebbe da dire: chiedete a Carola, la quale pare saperne un bel po' di come va il mondo. 
Ma, tornando alla cursus honorum di Rascal, tutta la sua carriera, continua lui stesso a raccontare, è farcita di incontri importanti e tutti molto diversi tra loro (il suo catalogo di collaborazioni con i nomi più prestigiosi è stellare!). 
L'unica costante è quella di indirizzare ciascun testo a un determinato nome e non affidarlo al caso o alla scelta dell'editore. E questo modo di creare libri risulta molto evidente anche qui, in Vorrei un'altra storia


Mi pare sotto gli occhi di tutti il contributo che Michel Van Zeveren porta al racconto: senza i suoi disegni tutto si affievolirebbe di un bel po'. 
E lo stesso Rascal, a tal proposito, afferma che l'ispirazione non nasce solo dentro di sé, ma anche immaginando come l'illustratore potrebbe tradurre in immagine quel testo. 
Allora, visto che la storia ha questo tono così ironico, scegliere Van Zeveren è stata una scelta naturale. O forse è andata esattamente nel senso opposto? Poco importa. La cosa fondamentale è che la doppia voce che questi due hanno saputo così bene armonizzare, pagina dopo pagina sia sempre più convincente.
Ironico, esilarante, monello, Van Zeveren comincia fin da subito a ritagliarsi un suo ruolo e a raccontare per immagini ciò che il testo tace. 
A parte le pecore che sono fin da subito termometro di una incandescenza emotiva che si percepisce nell'aria. A parte questo, fin dalla prima doppia pagina costruisce un vero e proprio palcoscenico. 
Elementi fissi, o quasi, a sinistra, mentre a destra, intorno alla porta della stanza, crea ogni volta un tipo di contesto diverso: dall'arco dell'arcobaleno (i rami rosa della scena del lupo già si intravedono), fino all'arcatella gotica per la principessa che, per incanto, si trasforma poi in un portone in muratura a grandi bugne, con annesso tombino fumante, da cui a fatica spunta il testone dell'orco, fino ad arrivare in Cina con le sue ombre...
 

La scena finale, che appare dopo l'apoteosi del testo che è una pagina prima, diventa a sua volta l'apoteosi del disegno che, facendo schiantare dal ridere, tronca alla radice ogni possibile deriva mielosa... 
Geniale.

Carla

lunedì 14 ottobre 2024

FAMMI UNA DOMANDA!

"FARE" ARTE


Il libro si apre con una grande verità: “Quelli che non vogliono imitare qualcosa, non producono nulla.” E questo lo ha detto Salvador Dalì. 
Nella stessa introduzione Joséphine Seblon, che di formazione è una storica dell'arte, dopo aver sdoganato il fatto che imitare in campo artistico non sia reato, spiega quale sia stata la molla che le ha fatto venire questa bella idea che poi è diventata libro. E che con l'imitazione, ovviamente, ha molto a che fare. 
Due bambini piccoli da un lato, i suoi figli, e dall'altro la sua voglia di appassionarli a ciò che appassiona tanto anche lei: l'arte, o per meglio dire la storia dell'arte. Come la capisco... 


Il colpo da maestra sta nel fatto che lei sia stata capace di legare per bene il fare al conoscere. Nonostante ogni doppia pagina parta da una opera d'arte, ciò nonostante credo che è nella parte operativa che i ragazzini dai cinque anni troveranno il primo gancio di interesse. Per poi, una volta acchiappata la loro attenzione, portarli a conoscere opere d'arte delle epoca passate, quindi artisti moderni e infine contemporanei.


Come funziona il libro è subito molto chiaro (altro pregio dell'operazione). 
Due doppie pagine consecutive dedicate a singole opere d'arte, ordinate cronologicamente. Nella prima delle due c'è il punto di partenza, in verità di arrivo, dell'intero processo, ossia la creazione che diventa modello per fare qualcosa che sia a essa connessa. 
Sulla pagina di sinistra si parte con gli "stencil preistorici" e c'è l'immagine della celebre pittura rupestre di Pech-Merle in Francia: i due cavalli maculati, con il manto a macchie di leopardo, considerati uno dei più antichi esempi di espressione artistica, risalente al Neolitico, ossia 25.000 anni fa. Al di sotto della fotografia si leggono poche righe che sono breve informativa sulla storia di quell'opera, la tecnica usata e poco altro. Quindi segue un boxino che rivolge alcune domande ai lettori-osservatori (cosa vedi disegnato sul muro? vedi delle mani?) Già nella pagina accanto si vanno a fare cose: lista dei materiali occorrenti e poi, nella doppia pagina successiva, si impara a fare uno stencil, ossia una tecnica molto affine a quella usata dagli artisti preistorici. 
Le istruzioni sono ordinate secondo numerazione e per ogni opera d'arte principale richiesta ai bambini, ce n'è sempre una seconda - di riserva e riportata in un boxino dal titolo Prova anche questo! - nel caso funesto, con la prima qualcosa sia andato storto, oppure il desiderio di non smettere sia più forte di quello di finirla lì. E così il cerchio si chiude. 


Il senso di tutto è partito da un manufatto artistico e si chiude con un altro manufatto artistico, a suo modo. Lo schema è sempre lo stesso: per le pitture cinesi, per le vetrate delle cattedrali gotiche, per le maschere azteche e via andare. 
Due sono i principali grandi pregi di un libro concepito così. 
Il primo, lo abbiamo già in qualche modo anticipato: il dover essere operativi fin da subito. Conoscere attraverso il fare.
Pur dando la precedenza all'opera d'arte in sé che rappresenta, almeno in apparenza, la scintilla che accende tutto il resto. 
Il secondo è più sottile, ma con il primo ha molto a che fare. Mi sto riferendo alla scelta delle opere d'arte che ha fatto Joséphine Seblon. 
Una scelta originale, ma del tutto funzionale e propedeutica all'aspetto "laboratoriale" del libro. Ovviamente compaiono i giganti, da Pollock a Matisse, ma ci sono anche Anni Albers, artista del Bauhaus, o Barbara Hepworth (l'aspetto laboratoriale relativo alla sua scultura richiede la lavorazione di una saponetta che poi potrebbe lentamente dissolversi, lavaggio dopo lavaggio) o le istallazioni temporanee di Hélio Hoiticica o quelle di Christo e Jeanne-Claude sul lago di Iseo, fino ai pois di Yayoi Kusama. 


Questo è per dire che il suo repertorio di artisti, o per meglio dire, di opere d'arte è davvero molto interessante perché spalanca orizzonti ben più ampi rispetto a quelli consueti di libri del genere. 
Nella squadra che ha lavorato per la realizzazione del libro c'è anche Robert Sae-Heng che come artista, oltre che illustratore, dà il suo utile contributo. Accompagna con la dovuta discrezione, viste le molte cose diverse che devono convivere sulla pagina, con disegni molto connessi al testo. E così punteggia le pagine senza lasciare troppi spazi inespressi. 
Penultima considerazione: se da un lato è molto convincente la scelta di fotografare le opere d'arte in corso di realizzazione da parte di bambini veri (si vedono fotografate dall'alto manine e braccia imbrattate il giusto nell'atto della creazione, o altrimenti ritratte mentre scrivono o sistemano vasetti di piantine o incollano o spennellano), o addirittura compaiono fotografate nella loro completezza, un po' meno convincenti sono per esempio le silhouette di mammut o altre "perfezioni" da adulti che mettono da parte il meraviglioso stortignaccolo che i bambini sanno fare così bene: Picasso rules! 


Ultima considerazione: sarebbe stato bello se Robert Sae-Heng nella copertina non avesse usato come lettering per il titolo ogni possibile utensile (se ne capisce il senso, ciò nonostante... Chiedo scusa, ma è una mia idiosincrasia che non so curare) e se l'editore britannico avesse concepito un sottotitolo che non contenesse, anch'esso, la parola artista che è già nel titolo... 
Ma sono inezie. Il libro rimane bello.

Carla

"Tutti artisti. 20 progetti ispirati ai grandi artisti", Joséphine Seblon, Robert Sae-Heng (trad. Elisabetta Gnecchi Ruscone), Babalibri 2024 


lunedì 8 luglio 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA VIA MAESTRA

La fidanzata del fantasma
, Malika Ferdjoukh, Édith (trad. Maria Bastanzetti) 
Babalibri 2024 



NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dai 7 anni) 

"Papà Reginald infilò una chiave enorme in una serratura altrettanto enorme. 
Proprio in quel momento esplose un tuono, e un lampo spense le stelle. 
Dall’interno della casa, una luce filtrò attraverso i vetri a losanghe e la porta chiodata si aprì rivelando una signora grassottella, imbacuccata in uno scialle di tartan. 
«Per san Giorgio e sant’Uberto!» mormorò. 'Entrate, entrate!' La famiglia March, Miss Noah e Jim si riversarono nel salone di Forest Lodge." 

La famiglia March (ma guarda il caso di questo cognome...) si compone di Horace, nove anni, sua padre Reginald, il nonno March, la cugina Olivia, una giovane fanciulla dalla voce di seta e dai modi garbati. Con loro viaggia l'istitutrice Miss Noah e temporaneamente Jim, un ragazzetto locale che li sta scortando, suo malgrado, per l'ultimo tratto di strada verso Forest Lodge, in quella notte di tempesta. 
Sbattuti dal vento, arrivano finalmente nella avita dimora scozzese, dove ad attenderli - nonostante l'ora tarda - c'è la servitù. In testa miss Cook, la cuoca che, con fare bonario, li accoglie con una tazza di tè ancora caldo. Jim, che non vede l'ora di svignarsela da quel lugubre maniero nella brughiera, riprende la sua carrozza e torna indietro con il suo kilt svolazzante, non prima però di aver incrociato lo sguardo di Olivia che, nonostante la dolcezza, a lui ghiaccia ancora di più il sangue... 
Cosa tiene a distanza il giovane Jim da Forest Lodge? Quello che tra un po' anche i nuovi inquilini apprenderanno. La dimora, come spiega a mezze parole miss Cook, è abitata dal fantasma di Lord Aloysius Mac Bligh. Oggi più irrequieto del solito. Perché? 
Questa è proprio una vera e propria storia di fantasmi! 

Le storie di fantasmi di norma prevedono alcune costanti. 
La prima: il fantasma di solito è fantasma, ossia spirito vagante e inquieto, perché qualcosa nella vita terrena gli è andato storto e quindi, da morto, non potendo trovare consolazione e pace, le cerca a ogni costo. Tra la vendetta e il risarcimento danni... 


La seconda: i fantasmi sono immateriali e di solito invisibili, o per meglio dire, sono in grado di dare segni precisi della loro presenza: rumori di vario genere, dallo scricchiolio in su, oggetti che si spostano senza apparente ragione, venticelli, sussurri.. Olivia o Oh, Livia? Talvolta voci cupe e lugubri fuori campo. Cose così. 
La terza: la notte è il loro momento preferito per presentarsi. 


La quarta: è difficile trovare fantasmi al settimo piano di un condominio affollato di una grande metropoli. Amano piuttosto i luoghi isolati e un po' lugubri (ammesso che anche il condominio non lo sia, lugubre). Di sicuro i luoghi che per loro hanno un preciso significato e legame con la vita passata. Dato che molti dei migliori autori di storie di fantasmi sono anglosassoni (esiste una significativa tradizione che arriva dall'Estremo Oriente, ma...) i castelli o le dimore avite nella brughiera sono i loro contesti preferiti. Ma non disdegnano anche i cimiteri (a km zero). 


La quinta: stando alle costanti 1, 2, 3 e 4 le storie di fantasmi sono spesso nate per far paura. Ma non sempre. Diciamo meglio, esiste fior di letteratura in cui il fantasma inquieta e perturba, visto il suo arrivo da un passato irrisolto, ma esistono anche esempi nati per far ridere, da Wilde a Jerome K Jerome. 
Tuttavia il perturbante resta la via maestra. 


Ecco. Anche in questa storia 'canonica' le prime quattro costanti ci sono tutte. 
Il suo bello però sta nell'aver rispettato anche la quinta, che in un libro per bambini che stanno imparando a leggere lo stampato minuscolo - quindi tra i sei e gli otto anni - non è poi così scontato. 
La cosa che colpisce qui è il buon lavoro che Malika Ferdjoukh  ha fatto sulle cinque costanti di appartenenza a un genere: contesto, lessico, l'iconografia, Shakespeare che è fonte di ispirazione dall'Amleto a Romeo e Giulietta. E molto altro, volendo spigolare. E poi quel bel nero anche in copertina di Édith. 
E il finale. Quel finale senza aggiustamenti inutili o peggio pacificatori.


Ormai moltissimi anni fa quando lessi per la prima volta Le streghe di Dahl fui colpita dalla storia, ma soprattutto dal finale. E da quella lealtà enorme dimostrata da Dahl nei confronti dei propri lettori nel dichiarare che le cose alle volte prendono una strada imprevista da cui non si può fare ritorno. 
Questo è solo per dire che Malika Ferdjoukh, un po' come Dahl, quando scrive storie, le scrive bene.

Carla

venerdì 15 marzo 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

NON DIMENTICARE POMMAUX 

La rana e lo specchio e altre storie, Yvan Pommaux (trad. Mario Sala Gallini) 
Babalibri 2023 


POESIA ILLUSTRATA PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Tutti i giorni per andare a scuola 
il timido leprotto con il cuore in gola 
va per il sentiero attraverso la boscaglia 
e ha tanta paura 
che ancora un po’ si squaglia. 
In mezzo alla foresta 
la solita ciurmaglia: 
una donnola, una puzzola e un furetto 
lo attendono al varco 
per fargli dispetto, 
per sfilargli la merenda 
dallo zainetto." 


Ma un giorno qualcosa cambia: sul suo cammino si presenta un lupo, anzi un lupacchiotto, che da poco si è trasferito nel quartiere. Robusto e gagliardo, ma gentile, si offre di accompagnarlo per tutta la strada fino a scuola. Il leprotto, rassicurato, pensa che sarebbe proprio bello averlo come amico ed è quel che accade. Camminano vicini e parlano di quei tre furfanti e il lupacchiotto lo convince a metter via la sua tremarella. 
I tre gaglioffi, vedendo arrivare la loro vittima da cotanto lupo accompagnata, fuggono a gambe levate. Al corvo, che dall'alto osserva, non resta che commentare e trovare la morale della favola: i tre bulli, gran vigliacchi, probabilmente nella loro vita vessati da altre ingiustizie ed angherie, conoscono solo quel modo da meschini per vedersi ripagati. Senza pensare neanche un po' che il loro fare altro non è che "esercizio di pura crudeltà". 
Accanto alla favola del leprotto spaventato, il corvo o chi per lui commenta le storie di Silvana la rana che si sente brutta, finché non incontra il rospo Marcello, quella dell'oca razzista che difende il suo prato, quella dell'assortita coppia di amici bulldog e bassotto. E ancora quella del topo geloso e del suricato appassionato nel proprio lavoro, della volpe che mente ma poi si pente, della talpa egoista e solipsista, di Gaia in cerca di un marito topo piùccheperfetto, di Raimondo un elefante volante che non si cura di cosa la gente pensi di lui. 


Il primo approdo in Italia di Pommaux è nel 2002 con i suoi gatti: Una notte, un gatto... e L'investigatore John Gattoni. Chi ha la fortuna di esserci in quel momento e di intercettarne la qualità altissima non se la dimentica più. L'anno successivo arrivano i due piccoli esploratori di Mostrilia e l'inarrivabile Quando non c'era la televisione, che vince anche dei premi. 
Lì si apprende che Pommaux, classe 1946 nutre una passione pura per il passato, vicino e lontano. Lì, in quel libro come sempre a metà tra l'albo e il fumetto, racconta un'epoca che, a guardarla oggi, pare mitica. 
I suoi libri circolano, ma forse non abbastanza, perché al di qua delle Alpi, Babalibri pubblica di nuovo due libri suoi solo dopo un bel po' di anni: Ulisse dalle mille astuzie e Siamo noi la storia
Ben fatto perché l'importante è non perderlo di vista. E John Gattoni dà il suo contributo alla causa.
La rana lo specchio e altre storie esce nel 2023 ma in Francia nel 2019 con un titolo meno bello, ma più dichiarativo: Fables d'aujourd'hui. Effettivamente di questo si tratta. 


Niente più fumetto (o quasi) per i dialoghi. Ma strofe in rima, alternate alle illustrazione. 
Dieci favole, ogni volta un animale differente come protagonista, ogni volta alle prese con un vizio o un pregio che perdura nella contemporaneità: dal bullismo all'ossessione di un geloso, dalla smania di possesso al sarcasmo, dalla serenità interiore alla passione per quello che si fa per gli altri. 
Tutto rigorosamente in rima, morale compresa. Una morale che è sempre molto ben ponderata, mai superficiale, mai scontata. Decisamente più attuale di quelle di La Fontaine. 
E forse anche questo sguardo rispecchia l'attitudine di Pommaux ad essere preciso e rigoroso. 
Tanto le brevi storie, due pagine ciascuna, tradotte con molta sapienza e altrettanta vivacità da Mario Sala Gallini, quanto le belle illustrazioni sono dei piccoli gioielli di precisione, appunto. 
Ed è proprio questa esattezza e la grazia nel raccontarla la sigla distintiva di tutta l'opera di Pommaux. La cura appassionata per ogni sguardo, per ogni particolare, ogni dettaglio fa sì che il lettore rimanga, così senza parere, semplicemente ammaliato e convinto.
 

Solo per citare qualche esempio: nel racconto L'anatra, l'oca e la gallina Pommaux arriva a disegnare la cuffietta della gallina con la forma di una cresta, i migratori/migranti che tanto mettono in subbuglio i pensieri xenofobi dell'oca sono magnifici corvi neri che indossano sul capo ciascuno la propria kefiah azzurra, come tuareg del deserto, che poi sciolgono nel momento di andare a dormire. Per non parlare degli abiti con i motivi geometrici tradizionali. 


E ancora la felpa del leprotto fifone o del suricato.
 

Attento e divertito nel comporre i contesti di ciascuna storia: dal deserto dei suricati all'arredo di design della casa dell'esigente topolina Gaia. 
Minuzioso fino allo stremo, dall'etichetta della bustina che si nota sulla teiera del corvo, fino ai motivi decorativi del maglione del bulldog 'idrante'. 


Tutto questo lo rende unico, e quindi indimenticabile. 

Carla

venerdì 2 febbraio 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

GENITORI CHE FANNO ANCHE ALTRO

All'inseguimento del gelato! Katja Gehrmann, Constanze Spengler 
(trad. Anna Patrucco Becchi) 
Babalibri 2023 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Il furgoncino dei gelati è parcheggiato esattamente fra il venditore di palloncini e il noleggio degli sci d’acqua. 
Forse ho i soldi sufficienti anche per un palloncino. Lo potremmo portare alla nonna che è dovuta rimanere a casa per prendersi cura dei nostri animali domestici. 
Ma non appena capisco che il palloncino costa troppo, il furgoncino riparte. 
'Ehi, aspetta!' urlo, e gli corro dietro. Il furgoncino percorre la strada costiera." 

Il furgoncino dei gelati passa accanto agli asinelli, quelli che si possono cavalcare ordinatamente tutti in cerchio. Ora sono in pausa pranzo, ma se sollecitato a dovere un asinello può essere la carta vincente per raggiungere il furgoncino che, nel frattempo, è ripartito per il suo giro. Al campo di calcio asino e ragazzino arrivano troppo tardi perché il furgoncino è di nuovo in moto per chissà dove. La postina con il suo carretto a pedali lo sa, il furgoncino si ferma sempre al mercato...Così carica asino stanco e bambino e parte. Ma al mercato già non c'è più, quindi a questo punto la postina prosegue il suo giro, mentre a prendersi in carico asino e bambino è la fruttivendola del mercato che quel bambino lo conosce bene. Con lui e l'asino prendono l'autobus, poi un taxi per tornare alla spiaggia, dove pare che il furgoncino sia tornato... Alla spiaggia arrivano, ma sarà quella giusta? 


Un libro per chi ama i gelati e farebbe qualsiasi cosa per averne uno, un libro per chi ama leggere e farebbe qualsiasi cosa per non doversi interrompere, un libro per chi non soffre di ansia: infatti qui si aggiunge alla serie di genitori del Nord che fanno anche altro, oltre a spianare la strada ai loro bambini, un altro meritevole papà distratto e grande lettore.
 
Costruito sul principio del crescendo musicale, All'inseguimento del gelato! è un buffo libro che colpisce per diversi motivi. Alcuni belli evidenti, altri più sottili. 
Il divertimento si genera dalla situazione che va complicandosi e dalla circostanza di arrivare sempre con ritardo sull'obbiettivo. Ma anche dalla progressiva crescita di personaggi che via via seguono il bambino nella sua pervicace ricerca di arrivare a un cono gelato per sé e per il suo genitore lettore. Un po' come è successo con i Musicanti di Brema... 


Asinello, fruttivendola, paracadutisti. Ma l'aspetto più evidente sta proprio nei mezzi di locomozione che li scorrazzano ai quattro angoli dell'isola: dai classici piedi, si passa agli zoccoli, quindi agli pneumatici di un autobus e poi quelli di un taxi, poi ancora gli sci d'acqua, quindi i pattini di un idrovolante fino alle pale di un elicottero e alle corde di un paracadute... 
Tra gli aspetti meno evidenti ci sono alcune sottigliezze nella narrazione che la rendono più autentica di altre. Constanze Spengler si prende tutto il tempo e lo spazio necessari per rendere la situazione piacevolmente condivisibile. 


In questo senso il dialogo di Nico con la fruttivendola e il marito è un piccolo siparietto su saggi comportamenti che metterà il cuore in pace di ogni adulto che legge questa storia. E questo succede anche nei brevi dialoghi successivi, dove la barra del buon senso segna la rotta Di Nico & co. pur nelle tappe sempre più assurde che segnano la loro avventura. Per intenderci, il noleggiatore di sci d'acqua li mette ai piedi di fruttivendola e bambino, mentre l'asino lo carica sul motoscafo. Ma anche con il pilota di elicottero le cose non vanno diversamente. 
Accanto a tanta ragionevolezza, però si insinuano un paio di interessanti bugie: una più divertente dell'altra che, come spesso accade con le bugie, si rivelano risolutive. A parte quella innocente detta da Nico per far salire un asino sul bus, ne segue un'altra ben più articolata, architettata dalla fruttivendola (!) per far montare l'asino sull'idrovolante. Il finale, con la vecchia signora in grembiule che si era illusa di dover solo restituire al legittimo padre il suo intraprendente ragazzino, mai immaginando di doversi lanciare dal portello di un elicottero, attaccata a un paracadutista professionista, vede tutto appianarsi, come è giusto che sia. A parte la sua nausea che le vieta di gustarsi il meritato cono, la situazione si sgonfia in un niente. Così come era decollata. 


Il gusto per uno spazio e un tempo largo la Spengler lo condivide ad evidenza con Katja Gehrmann Si sono incontrate più volte sulle pagine dei libri, condividendo ritmo e andature. Se nel testo abbiamo notato questo gusto per arrotondare bene un racconto, altrettanto si nota nelle grandi tavole che sono un vero incitamento all'osservazione: tutto è raccontato nei disegni con la stessa cura, la stessa esigenza di darsi tempo. 


Francamente non so se sia un caso, ma faccio fatica a non mettere in relazione questo libro con quelli di altri due autori di analoga radice tedesca. Penso ai disegni di Rotraut Susanne Berner e poi a quelli di Scheffler, che seppure inglese d'adozione, l'aria di Amburgo l'ha respirata anche lui, come Katja Gehrmann. 

Carla

lunedì 13 novembre 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

“WHAT DOES SHE DREAM OF?" 

Che cosa sogna il sole? Philip C. Stead, Erin E. Stead (trad. Cristina Brambilla) 
Babalibri 2023 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Un mulo, una mucca, un pony stanno sulla soglia del fienile, aspettando il sorgere del sole. C’è silenzio in ogni cosa... nel legno umido del fienile, negli attrezzi appesi alle pareti, e in alto, nel cielo scuro.
Quando soffia la brezza, il segnavento fa un suono gnick-gnick-gnick, e c’è silenzio anche lì. 
'Il sole è in ritardo' dice Mulo. 'Anche la contadina' aggiunge Mucca. 
'Dovremmo parlare con Barbagianni' suggerisce Pony. 'Barbagianni saprà cosa fare.'" 

Non è una mattina come le altre. Il sole non è sorto. Sembrerebbe in ritardo. 
Gli animali della fattoria, si sa, sono abitudinari e quindi questo ritardo li ha messi in apprensione. 
Il Barbagianni va interpellato, perché, lui, le cose le vede dall'alto... 
E infatti Barbagianni, che è di poche parole, li illumina (!) con la sua risposta: devono mettersi in cammino e andare lontano. Ai confini del mondo ed è lì che dorme il sole. Necessario portarsi un gallo. Gli animali della fattoria, si sa, sono prudenti. 
La situazione però richiede un loro sforzo, una vera prova di coraggio. E così partono e, come succede sempre nei viaggi lunghi in buona compagnia, vien fatto di chiacchierare. E di farsi domande. 
Arrivati alla fine del mondo e alla fine delle domande, il gallo canta, il sole sorge e la contadina si sveglia e c'è la colazione per tutti. 

Ancora e fortunatamente un altro libro a voce bassa. Un libro a marchio Stead's
Come è sempre successo nelle loro storie sono i mezzi toni e le mezze tinte a raccontare. Tutto sfuma verso una indeterminatezza, una sorta di nebbiolina diffusa, visiva e narrativa. 


Non si ha mai la certezza di essere nella realtà, mentre spesso si ha quella di essere in un sogno o in una visione. Tutt'al più una visione sognata della realtà. 
In questa meravigliosa ambiguità e incertezza dei contorni si gioca anche l'identificazione di sole e contadina... Come a dire che per quei tre animali, in fondo, il sole e la contadina sono la stessa cosa. Come dar loro torto?
E ancora. Intorno al sogno ruota quel ripetersi di una medesima domanda, dal titolo italiano in poi. 
Qual è la materia dei sogni? Forse, a voler guardare in trasparenza, i sogni per loro tre son desideri...  
Più in evidenza, narrativamente e visivamente parlando, poi l'attenzione si sposta sul 'contenitore' dei sogni: la notte, il buio. 
Infatti, lo spunto di partenza, in particolare se si è mucca da latte, mulo gigante e cavallo in miniatura, ha del prodigioso: il passaggio dalla notte al giorno. Un passaggio che porta con sé una sorta di meraviglia inspiegabile ma che magicamente si ripropone con regolarità, rassicurando gli animi semplici. E quando l'orologio interno percepisce un inciampo, le orecchie si drizzano. Tutti i sensi si allertano. 
Ecco, i sensi. Qui, molto più che nei precedenti libri, tutto ruota intorno alla percezione. Suoni, odori e colori sono percettibili protagonisti del racconto. 
In questa prospettiva lavora Erin E. Stead mettendo un po' da parte il suo consueto uso del colore tenue, per andare incontro a quello che nella realtà si percepisce come il passaggio dal buio alla luce, dalla notte al giorno. 


Fino ad esplodere nelle piume del gallo cui fa ecco il sonoro canto per il risveglio del sole. Quindi si parte e si va avanti per quasi tutte le tavole con grandi pennellate di acquarello, blu cobalto forse, per il cielo di fondo e per l'aria che tutto circonda. 
Solo alla fine scompare per lasciare posto a un tono di azzurro verde dei minuti prima che il sole si affacci e che poi diventa il rosa luminoso dell'alba, in cui la pennellata sparisce per lasciare il posto alle macchie di colore piene di acqua che le stempera. 


Fanno eccezione le pagine bianche che sono dedicate alle parole del Barbagianni, in cui l'azzurro è presente ma in tutt'altra forma. Sembra essere lì per non far perdere il legame con quel colore a livello visivo ed emotivo. 
E a proposito di bianco, sempre la Stead è capace di punteggiarlo qui e là, come veri e propri colpi di biacca, come si usava in antico, sulle superfici dei panneggi colorati. Qui, uno per tutti i nasi e criniera dei tre animali sotto la lampada accesa all'entrata del loro fienile. 


Tutto questo lavoro sui sensi lo si ritrova nel testo quando Philip C. Stead scrive del legno umido degli attrezzi appesi, del cielo scuro. Del rumore che fa il segnavento quando soffia un po' di vento. O il fruscio del granturco (Michael Rosen rules). Tutto questo è pieno di silenzio, così finisce la frase. 
E qui si accende una riflessione ulteriore: perché parlare di suoni e di silenzio che è l'assenza di suono? Io credo, ancora una volta, che il gioco stia proprio in questa loro esistenza reciproca. Un po' come dire che anche il silenzio lo si percepisce come un suono. E su questo, al pari di molte altre assenze che si percepiscono come presenze, ci sarebbe molto altro da dire. 
Un paio di ultime ragionamenti sui personaggi: le loro parole e la loro rappresentazione e il loro essere insieme. Il mulo, la mucca e il pony sono di fatto una squadra, fin dal principio. 


Qualcosa che ricorda, anche visivamente, i musicanti di Brema (con il gallo sulla schiena ancora di più). Almeno nel loro essere disorientati e prudenti in un mondo molto più grande di loro. 
E a proposito di grandezze, le loro misure in scala, ben lontane da quelle reali, non fanno altro ribadire senza dire il rapporto che li tiene insieme e il carattere di ciascuno. 
Non credo di doverlo spiegare qui, perché si capisce a occhio nudo. 
E ancora a proposito di personaggi, va detto che Philip Stead in un lavoro di cesello lessicale si concede, proprio in virtù di quella ambiguità di cui entrambi hanno voluto ammantare l'intera storia, un ulteriore, quasi impercettibile, ma significativo passetto più in là, che in italiano forse era troppo difficile seguire: il genere di appartenenza del sole. Che non a caso coincide con quello della contadina. Quando si parla di lei o del sole spariscono il neutro e il consueto maschile, mentre si illumina un magnifico femminile: What does she dream of? 

Carla