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venerdì 9 marzo 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


L'OMBRELLO GIALLO, Joel Franz Rosell, Giulia Frances

ILLUSTRATI PER MEDI (dai 6 anni)

"A quei tempi tutti gli ombrelli erano neri, marroni o, tutt'al più, blu di Prussia o verde scuro. Così quando nella bottega saltò fuori quell'ombrello giallo, tutti quanti rimasero di stucco. Un ombrello di un colore simile non era previsto né nei piani, né nei cataloghi, né negli ordini."

Tra mille ombrelli neri, o tutt'al più marroni, blu o verdi, quell'ombrello giallo spiccava un bel po'. Quell'operaio, stanco del suo solito tran tran stecche-impugnatura-fodera stecche-impugnatura-fodera, decise di dare un colpetto alla levetta del colore: giallo pulcino. E così uscì fuori, dopo una lunga serie di ombrelli neri, un unico ombrello giallo, giallo come un girasole giallo. E poi tutto ricominciò come prima: ombrelli neri, ombrelli neri, ombrelli neri.
Il responsabile del controllo qualità sbraitò un bel po', ma alla fine fu costretto ad infilare l'ombrello anomalo in un fodero regolamentare, nero anche quello.


L'ombrello giallo era nato da un colpo di fantasia dell'operaio che pensava che giallo, il colore del sole, sarebbe stato molto bene in mezzo al grigio, sotto la pioggia. E questo bel pensiero segnò la vocazione di quell'ombrello che per tutta la sua vita non smise mai di crederci. Ma giallo in un mondo di grigi, non fa fortuna e così finì in una vetrina stantia di un grande magazzino, tra oggetti in disarmo. 


Ma arrivò il giorno in cui un ometto basso, con il nasone e capelli stopposi, lo volle acquistare a tutti i costi. Sebbene non fece mai il parapioggia sotto un cielo grigio, tuttavia trovò un suo posto nel mondo ed il suo sogno di rischiarare tra tanti colori tetri continuò a scaldargli il cuore, a tal punto che, seppure non sotto la pioggia, riuscì a rischiarare comunque gli animi di tutti quelli che lo videro ondeggiare tra le mani di un pagliaccio sotto un grande tendone da circo...
Così va la vita. Non sempre il sogno si realizza appieno. Sta a noi cercare di dare un senso alle cose che ci capitano. Sta a noi non perdere la fiducia nel sogno e sta a noi saperlo comunicare agli altri. Sta a noi fare della nostra diversità una forza. Ed è esattamente quello che capitò all'ombrello. Avvolto dalla grande protagonista della storia che è l'alienazione, dopo la solitudine e l'attesa chiuso in una vetrina, l'ombrello protagonista non riuscì mai ad essere fino in fondo quello per cui si sentiva portato, non sentì mai il ticchettio della pioggia sulle sue stecche tirate e sulla sua tela tesa, ma riusci ugualmente a sembrare un sole giallo per la gente che, andando al circo, voleva dimenticare per un paio d'ore il gran grigiore della città estranea.

Realizzato all'interno del corso Ars in fabula che ogni anno 'sforna' un buon numero di talenti (penso per esempio all'esordiente Claudia Palmarucci che ha illustrato già La rosa e di recente I musicanti di Brema, Orecchio acerbo 2012), questo libro costruito su un racconto del famoso scrittore cubano, è fatto di colori ed atmosfere. Un grigio che conosce molte sfumature, che crea una patina su ogni altro colore sottostante, un grigio imperante che ha il compito di creare, per l'appunto, un'atmosfera opaca, che pervade ogni angolo di quella città ed è in grado di infiltrarsi anche sotto il tendone del piccolo circo. A ben guardare, lo stesso giallo dell'ombrello giallo, che dovrebbe essere il protagonista indiscusso, sembra intimidito da tutto quel gran grigio, come a voler ribadire anche attraverso il disegno ciò che le parole ci hanno raccontato.

Carla

Noterella a margine: brava, davvero brava,  Giulia Frances a inventare e poi giocare con quella luce ghiaccia.

lunedì 22 agosto 2011

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IL LORO CANTO LIBERO

LA ZAMPA DELL'OMBRELLO, Alice Umana, Agostino Iacurci
Orecchio Acerbo, 2011

ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni)

"L'ombrello appartiene alla famiglia del pipistrello. Ce lo conferma una certa assonanza di suoni ancor prima che alcune precise caratteristiche fisiche comuni. Le ali palmate, per esempio, con pelle lucida e impermeabile, il muso stretto e appuntito, la tendenza a dormire rovesciato e avvolto nelle predette ali."

Mi piace pensare che la dolcissima Nalanera (che per sempre è addormentata sotto un pero) cui è dedicato questo libro, sia stato un cane o un gatto o, meglio ancora, un pipistrello, con il quale Alice Umana ha condiviso un tratto di esistenza. E di cui ha riconosciuto e rispettato identità e natura indipendente.
Se fosse così, l'inno alla libertà e nel contempo la critica al gusto, tutto umano, dell'addomesticamento che questo libro lascia intendere al lettore, troverebbe anche una motivazione personale che parte dall'esperienza dell'autrice.
Ma questa è solo una ipotesi sognante.
Torniamo ai fatti e al libro di questi due giovanissimi autori alla loro prima pubblicazione. Secondo Alice Umana, gli ombrelli appartengono alla famiglia dei pipistrelli: la forma e il nome lo confermano. Animali liberi, non certo da compagnia, gli ombrelli vivevano benissimo sugli altipiani del Vuenàl senza l'uomo e passavano le loro giornate cantando con voce melodiosa. Purtroppo però il vento Sifir portò le loro voci troppo lontano: alle orecchie degli uomini, gli abitanti di Ib, che di questo canto si innamorarono. Alla loro richiesta di cantare tutti i giorni, tutto l'anno, gli ombrelli si opposero. Ad essi piaceva farlo solo quando ne sentivano il desiderio. Tale rifiuto generò negli uomini dominatori una gran rabbia e una gran guerra: tutti gli ombrelli, poco avvezzi allo scontro, furono fatti prigionieri, immobilizzati da quel laccetto con bottoncino di metallo che ne impedisce l'apertura. Una volta 'deportati' in città, gli ombrelli però smisero di cantare. Persero la loro melodiosa voce, forse per nostalgia di libertà o per rabbia di schiavitù. Fatto sta che ora gli ombrelli non cantano più e gli uomini ancora oggi, immemori, ne sono gli inconsapevoli carcerieri.

Il senso identitario degli ombrelli, la loro strenua resistenza, la loro capacità di non piegarsi (se non nel manico...) e dall'altro lato la tracotanza miope e bellicosa degli uomini sono i grandi temi che si nascondono dietro questa storiellina ironica ed elegante.
Elegante ed ironico nel testo - divertenti sono i nomi di luoghi e animali - come anche nelle illustrazioni che nella loro originalità composta portano in sé tracce rivisitate di altri grandi illustratori (a me pare di vederci Maggioni o Quarello...)
Non posso non notare che, a proposito dell'atteggiamento che in questo libro dimostrano gli abitanti di Ib, così avvezzi all'addomesticamento, alla prevaricazione, alla mancanza di rispetto delle altre identità, esiste un'affinità con un altro libro che di questo racconta, anche se con una complessità narrativa e di impianto diversa: penso a Gli ultimi giganti di Francois Place edito da Ippocampo Junior nel 2009.
Leggeteli e gustate le illustrazioni di entrambi, ne vale davvero la pena.
Carla