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venerdì 1 agosto 2025

IL RIPOSTIGLIO (libri belli e impolverati)

Da oggi succede questo. Si riapre la rubrica IL RIPOSTIGLIO. 
Come esattamente un anno fa, prendendo il nome da un titolo da un meraviglioso racconto di Saki. 
E nasce dal desiderio di di togliere dall'oblio di un ripostiglio quei libri di orecchio acerbo (clic) che - per l' imbarazzo che nasce da un conflitto di interessi patente - non hanno meritato a tempo debito neanche una riga su questo blog. 
Visto che l'imbarazzo è comunque inevitabile, la rubrica avrà una cadenza vacanziera. 
Date queste premesse, la rubrica si sarebbe potuta anche chiamare: In punta di piedi, Tutto cambia, Vacanze o ancora Oltre il giardino
Ma non è successo. 

Gli esploratori della sera, Anne Brouillard (trad. Paolo Cesari) 
orecchio acerbo 2024 


ALBI ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"La giornata sta finendo. È un po’ dolce e un po’ triste. 
Si sente il mormorio del mondo che si fonde nella notte: il rumore lontano di una strada, la musica di un carretto dei gelati, voci ovattate che si chiamano... 
Martino sa sempre dov’è Dudù. Con Mimì è diverso. 
Lei è lì. Poi non è più lì." 

Martino, il suo peluche Dudù e la gatta Mimì hanno giocato insieme per tutto il pomeriggio nel bosco che confina con il giardino di casa. Hanno inventato una capanna, hanno inventato una battuta di pesca, si sono arrampicati sull'albero per vedere il mondo dall'alto. 


Ma adesso è l'imbrunire. La luce del sole cala e Martino con il fedelissimo Dudù decidono di tornare verso casa. Solo Mimì si dirige altrove e sparisce... 
I gatti son così. Tra i tre è lei quella che ha il coraggio, la voglia e forse anche il bisogno di esplorare la notte. 
Martino e Dudù rientrano e vengono accolti e avvolti dalle luci della casa, da una cena con mamma e papà. E quando si fa l'ora di andare a dormire il piccolo Martino continua a sbirciare dalla finestra per cercare di vedere se la gatta Mimì stia tornando. 
Di lei nessuna traccia. Martino cede al sonno. 
Ma con il favore della notte, la notte fonda, la gatta silenziosa rientra, e con un lieve miagolio si annuncia e sale sul letto dove Martino dorme e Dudù veglia... 

A ogni estate c'è un libro di Anne Brouillard di cui parlare. 
E questo può solo essere un bene. 
L'anno passato, nel Ripostiglio del 23 agosto c'era Nino. 
Una storia che con questa ha molti punti di contatto. 
Lì come qui si ritrova la passione di Anne Brouillard per le storie dove mondi differenti si toccano e si penetrano a vicenda. Il mistero del bosco, il selvatico odore di una foresta confina con il mondo conosciuto che ci siamo costruiti: la nostra casa, i nostri affetti. 
Lì come qui ci sono personaggi che fanno la spola tra le ombre di un bosco e la tranquillità di una casa.
Lì come qui si esplora una zona di confine anche temporale. Il giorno finisce e comincia la notte. 


Lì come qui ciò che un adulto potrebbe credere inanimato, ossia un peluche, si rivela agli occhi dei bambini, come qualcosa di molto vero e molto vivo! 
Questi sono temi così cari ad Anne Brouillard che proprio non può fare a meno di farli entrare nelle sue storie. 
Il bambino Martino e il suo peluche, che porta un nome che non a caso allude al nome che hanno i pupazzi in Francia (in francese, doudou), sono esploratori a mezzo servizio. 
La vera esploratrice è naturalmente Mimì. 
Lei ha ancora più fresco di Martino il desiderio di sentirsi parte di una natura che la contenga. 
I bambini, e Peter Pan ce lo ha insegnato, quando nascono hanno molto chiaro il ricordo di essere parte di qualcosa di molto più grande di loro. 
Loro sanno, ovvero possono ancora ricordare, di appartenere alla natura, come un filo d'erba o come una puzzola. Il loro crescere, lentamente, li porta a dimenticare, ogni giorno che passa, questa loro selvatichezza. 
A tale proposito, illuminante come sempre il pensiero di Giorgia Grilli su questo stato dell'anima dell'infanzia. Da leggere. 
Questa condizione dell'infanzia, Anne Brouillard la conosce e la racconta da sempre. 
Qui però ne segna anche il percorso verso l'oblio. 
Martino e il suo peluche sentono di appartenere anche al mondo 'civilizzato' e usano il bosco come un parco giochi. 


Però non lo si può negare: c'è un'ora precisa in cui ciascuno di noi sente una sorta di malinconia, di struggimento, un richiamo forte che ci fa scegliere, sera dopo sera, tramonto dopo tramonto, la sicurezza di un rifugio caldo e illuminato. 
Noi, purtroppo, non siamo gatti (o almeno non lo siamo più...) 


Mimì invece è gatto e il mondo a cui appartiene di istinto è l'altro, ma un letto morbido, un bambino che ti coccola e una ciotola piena al tuo ritorno possono ben valere qualche compromesso... 

Carla

lunedì 13 novembre 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

“WHAT DOES SHE DREAM OF?" 

Che cosa sogna il sole? Philip C. Stead, Erin E. Stead (trad. Cristina Brambilla) 
Babalibri 2023 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Un mulo, una mucca, un pony stanno sulla soglia del fienile, aspettando il sorgere del sole. C’è silenzio in ogni cosa... nel legno umido del fienile, negli attrezzi appesi alle pareti, e in alto, nel cielo scuro.
Quando soffia la brezza, il segnavento fa un suono gnick-gnick-gnick, e c’è silenzio anche lì. 
'Il sole è in ritardo' dice Mulo. 'Anche la contadina' aggiunge Mucca. 
'Dovremmo parlare con Barbagianni' suggerisce Pony. 'Barbagianni saprà cosa fare.'" 

Non è una mattina come le altre. Il sole non è sorto. Sembrerebbe in ritardo. 
Gli animali della fattoria, si sa, sono abitudinari e quindi questo ritardo li ha messi in apprensione. 
Il Barbagianni va interpellato, perché, lui, le cose le vede dall'alto... 
E infatti Barbagianni, che è di poche parole, li illumina (!) con la sua risposta: devono mettersi in cammino e andare lontano. Ai confini del mondo ed è lì che dorme il sole. Necessario portarsi un gallo. Gli animali della fattoria, si sa, sono prudenti. 
La situazione però richiede un loro sforzo, una vera prova di coraggio. E così partono e, come succede sempre nei viaggi lunghi in buona compagnia, vien fatto di chiacchierare. E di farsi domande. 
Arrivati alla fine del mondo e alla fine delle domande, il gallo canta, il sole sorge e la contadina si sveglia e c'è la colazione per tutti. 

Ancora e fortunatamente un altro libro a voce bassa. Un libro a marchio Stead's
Come è sempre successo nelle loro storie sono i mezzi toni e le mezze tinte a raccontare. Tutto sfuma verso una indeterminatezza, una sorta di nebbiolina diffusa, visiva e narrativa. 


Non si ha mai la certezza di essere nella realtà, mentre spesso si ha quella di essere in un sogno o in una visione. Tutt'al più una visione sognata della realtà. 
In questa meravigliosa ambiguità e incertezza dei contorni si gioca anche l'identificazione di sole e contadina... Come a dire che per quei tre animali, in fondo, il sole e la contadina sono la stessa cosa. Come dar loro torto?
E ancora. Intorno al sogno ruota quel ripetersi di una medesima domanda, dal titolo italiano in poi. 
Qual è la materia dei sogni? Forse, a voler guardare in trasparenza, i sogni per loro tre son desideri...  
Più in evidenza, narrativamente e visivamente parlando, poi l'attenzione si sposta sul 'contenitore' dei sogni: la notte, il buio. 
Infatti, lo spunto di partenza, in particolare se si è mucca da latte, mulo gigante e cavallo in miniatura, ha del prodigioso: il passaggio dalla notte al giorno. Un passaggio che porta con sé una sorta di meraviglia inspiegabile ma che magicamente si ripropone con regolarità, rassicurando gli animi semplici. E quando l'orologio interno percepisce un inciampo, le orecchie si drizzano. Tutti i sensi si allertano. 
Ecco, i sensi. Qui, molto più che nei precedenti libri, tutto ruota intorno alla percezione. Suoni, odori e colori sono percettibili protagonisti del racconto. 
In questa prospettiva lavora Erin E. Stead mettendo un po' da parte il suo consueto uso del colore tenue, per andare incontro a quello che nella realtà si percepisce come il passaggio dal buio alla luce, dalla notte al giorno. 


Fino ad esplodere nelle piume del gallo cui fa ecco il sonoro canto per il risveglio del sole. Quindi si parte e si va avanti per quasi tutte le tavole con grandi pennellate di acquarello, blu cobalto forse, per il cielo di fondo e per l'aria che tutto circonda. 
Solo alla fine scompare per lasciare posto a un tono di azzurro verde dei minuti prima che il sole si affacci e che poi diventa il rosa luminoso dell'alba, in cui la pennellata sparisce per lasciare il posto alle macchie di colore piene di acqua che le stempera. 


Fanno eccezione le pagine bianche che sono dedicate alle parole del Barbagianni, in cui l'azzurro è presente ma in tutt'altra forma. Sembra essere lì per non far perdere il legame con quel colore a livello visivo ed emotivo. 
E a proposito di bianco, sempre la Stead è capace di punteggiarlo qui e là, come veri e propri colpi di biacca, come si usava in antico, sulle superfici dei panneggi colorati. Qui, uno per tutti i nasi e criniera dei tre animali sotto la lampada accesa all'entrata del loro fienile. 


Tutto questo lavoro sui sensi lo si ritrova nel testo quando Philip C. Stead scrive del legno umido degli attrezzi appesi, del cielo scuro. Del rumore che fa il segnavento quando soffia un po' di vento. O il fruscio del granturco (Michael Rosen rules). Tutto questo è pieno di silenzio, così finisce la frase. 
E qui si accende una riflessione ulteriore: perché parlare di suoni e di silenzio che è l'assenza di suono? Io credo, ancora una volta, che il gioco stia proprio in questa loro esistenza reciproca. Un po' come dire che anche il silenzio lo si percepisce come un suono. E su questo, al pari di molte altre assenze che si percepiscono come presenze, ci sarebbe molto altro da dire. 
Un paio di ultime ragionamenti sui personaggi: le loro parole e la loro rappresentazione e il loro essere insieme. Il mulo, la mucca e il pony sono di fatto una squadra, fin dal principio. 


Qualcosa che ricorda, anche visivamente, i musicanti di Brema (con il gallo sulla schiena ancora di più). Almeno nel loro essere disorientati e prudenti in un mondo molto più grande di loro. 
E a proposito di grandezze, le loro misure in scala, ben lontane da quelle reali, non fanno altro ribadire senza dire il rapporto che li tiene insieme e il carattere di ciascuno. 
Non credo di doverlo spiegare qui, perché si capisce a occhio nudo. 
E ancora a proposito di personaggi, va detto che Philip Stead in un lavoro di cesello lessicale si concede, proprio in virtù di quella ambiguità di cui entrambi hanno voluto ammantare l'intera storia, un ulteriore, quasi impercettibile, ma significativo passetto più in là, che in italiano forse era troppo difficile seguire: il genere di appartenenza del sole. Che non a caso coincide con quello della contadina. Quando si parla di lei o del sole spariscono il neutro e il consueto maschile, mentre si illumina un magnifico femminile: What does she dream of? 

Carla

venerdì 28 aprile 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

DODICI COSE BELLE, ANZI TREDICI

Ora di nanna, Kjersti Annesdatter Skomsvold, Mari Kanstad Johnsen (
trad. Lucia Barni) 
Beisler 2023 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"'È ora della nanna, Bo.' Bo si regge in equilibrio su un piede solo. 
'Ma sto già dormendo.' 'Cosa vuoi dire?' chiede la mamma. 
'Sono un pappagallo, io' dice Bo. 
'Il pappagallo dorme in questa posizione, con una zampa alzata', spiega. 
'È vero, la nasconde sotto le piume così così non prende freddo agli artigli', conferma la mamma."

Ma non si era detto che era ora della nanna? La conversazione tra i due ha preso una direzione inaspettata, e tutt'altro che soporifera. Si parla di animali, di loro abitudini, poi si propongono addirittura spuntini prima di fare il bagno, di lavarsi i denti e di infilarsi il pigiama. 
Tutto questo avviene tra un andirivieni di animali veri, un cane e un gatto, animali di pezza, di cui il preferito sembrerebbe un serpentone di lana a strisce, e animali evocati che assumono via via le sembianze di un bimbetto e di una mamma con gli occhiali: dagli orsi alle lontre, passando per due pipistrelli. 
Però evidentemente la chioccia conosce i suoi polli e quindi sa che tutto questo vivace via vai di bestie alla resa dei conti stancherà Bo e soprattutto lo farà passare dalla veglia al sonno con un bel sorriso in faccia. 
Che poi è la cosa migliore che possa capitare a chiunque.

Almeno una decina di cose belle che capitano in questo libro e in mezzo due ragionamenti su. 
La prima sta nel ritratto della vita vera e nel suo disordine. Senza parere c'è una madre che ha appena preso il contenuto da una lavatrice e lo sta stendendo, e ha appena ritirato quelli asciutti, mentre Bo sul divano si confronta con il cane e il gatto si attacca con le unghie ai pantaloni appena stesi. 


Il testo in proposito è assolutamente muto. 
Sempre in assoluto silenzio quella mamma va avanti con la routine della sera, ovvero raccoglie, con mani e piedi, il delirio di pupazzi che sono in giro, e già che è lì mette a posto anche il giornale (!). 
Si potrebbe scrivere molto sulla piacevole sensazione che si prova a mettere a posto prima di andare a letto, ma porterebbe lontano e comunque è rivolta agli adulti lettori. 
Nel frattempo, essendo multitasking come tutte le donne, parla con il ragazzino e avvia la routine dell'andare a dormire. 
E qui partono la seconda e la terza cosa bella, ossia il gioco che nasce tra i due, ossia di come quel ragazzino lanci ami a sua madre - il pappagallo, il leone dietro il water e cose così - e lei abbia sempre voglia di abboccare e addirittura di rilanciare, come farebbe un vero professionista della pesca. 


Ogni esca di Bo diventa complicità, ovvero intesa, e nello stesso tempo diventa modalità condivisa. Anche su questo si potrebbe scrivere molto sui criteri educativi, piuttosto diffusi e consolidati nel Nord Europa, che molto lentamente stanno diventando patrimonio comune. 
E qui entra in gioco la quarta cosa, ossia le promiscuità con cui in quella casa si vive con gli animali. 
A partire dai mirtilli al gatto, e la sgocciolatura del bagno al cane, da entrambi sul piumino, al muso sul tavolo. 
Anche qui si potrebbe dire molto su quanto diversa sia per un bambino l'infanzia passata con un animale e un'infanzia senza, ma anche questo porterebbe lontano. 
Che il mondo animale sia la spina dorsale anche del testo è evidente, tuttavia le continue occasioni che si dà Mari Kanstad Johnsen creano un tessuto così robusto e interessante che è proprio difficile ignorarlo: dalle foto di famiglia sulle scale, all'acquario sul tavolo, alla vista dall'alto della camera di Bo con i suoi poster (che peraltro potete comprare dal suo sito) e la sua collezione di pupazzi. 


E qui entrano in ballo la quinta e la sesta cosa, ossia i tagli prospettici e il continuo muoversi da una dimensione reale a una immaginata, ma anche un continuo muoversi di corpi e cose che rendono il disegno e la storia ancora più agitati di quello che già sono. Animali che escono dallo specchio e scorrazzano in corridoio, lampade vere e gufi finti, primi piani, panoramiche a volo di uccello, e a volo di rondine, profondità di campo, animali o mamme che sono troppo grandi per poter entrare nel foglio, l'arrampicata sulle scale da parte di Bo, ripreso dal basso, o il suo bagno visto dall'alto sono una gioia. 
La gamba ritratta per assecondare la forma aerodinamica di una rondine. Le schiene che si curvano, le mamme che si accucciano, i gatti che si accoccolano sono tutte piccole bellezze che informano di quanto questo sia disegno solo apparentemente ingenuo. 
E qui entrano la settima e l'ottava cosa, ossia il segno e il colore. Nella tradizione scandinava che sta dando davvero grande prova di sé entrambe le cose dimostrano la loro modernità assoluta, lontane mille miglia dal canone classico, in nome di una ricerca di comunicazione molto "espressionista" del disegno. Davvero Mari Kanstad Johnsen non si è data limitazioni in questo senso ed è un piacere constatarlo: pagine scure scure, ombre illuminate, soggiorni coloratissimi. 


Confusione di segni che a prima vista paiono scarabocchi. Ma mai lo sono. 
Le ultime due cose belle sono dettagli, ma come tali in grado di dire parecchio e di spostare il pensiero. 
Gli occhiali: far indossare alla madre gli occhiali è proprio una bella idea, non importa se consapevole fin dal principio, perché permette di capire all'istante in grande gioco di immedesimazione che è in atto. Brava. 
I risguardi: quelli iniziali funzionano, si potrebbe pensare, da ginnastica di riscaldamento per tutte le sinuosità interne che poi segneranno i contorni di personaggi e oggetti. Quelli finali sono quella cosa a cui si alludeva in principio, ossia quello di saper e voler parlare anche ai grandi. Alla giusta distanza, raccontare in silenzio, di quel mettere tutto a posto e di prendersi due minuti di pace tutti per sé, leggendo il giornale. Oppure di stramazzare sul tavolo da disegno, a tavola finita. Oppure... oppure. Bestie, ovunque. 
Per arrivare alla dozzina quindi direi che è cosa bella aver costruito un libro in grado di parlare molti linguaggi diversi, tenendo bene in conto che questi strani oggetti fatti di parole e disegni sono anche e forse soprattutto territori da condividere. 


E ultima, ma forse la principale, è l'aver dimostrato a tutti che si possono ancora fare libri così tanto belli su una questione così tanto battuta. 

 Carla

Noterella al margine. 
Nel frattempo di cosa bella se ne è aggiunta anche una tredicesima. Ma non spetta a me dirla.

venerdì 8 luglio 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

UN TEPORINO NEL LIBRO

Piccolina tutta mia, Ulf Stark, Linda Bondenstam (trad. Laura Cangemi) 
Iperborea 2022 



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

 "Per addormentarsi si conta le dita dei piedi e delle mani. 
Quando finisce di contare si mette il pollice in bocca. 
È così bello da succhiare. 'Dormite' mormora alla testa e al corpo. 
Ogni tanto, mentre dorme, sogna la luna e di avere qualcuno con cui parlare, un Piccolino da accudire, da cullare e per cui cantare."  

La creatura vive al buio di una grotta, tutta sola. Lei è grigia grigia grigia, come la grotta. Sa che la luce del sole le farebbe così male da farla morire, così passa il suo tempo a dormire, ovvero a cercare di dormire, di giorno e, quando il sole è a un attimo dal tramonto, esce e guarda fuori. Ma quello che vede è solo ombra, o poco più. Tutto questo non la mette di buon umore e spesso si sveglia la notte tra i singhiozzi e si consola facendosi da sola le carezze sulle guance. Quando la rabbia invece ha il sopravvento, mastica pietre. Quella notte che ha provato ad abbracciare il riflesso della luna nell'acqua del lago, lui si è sbriciolato e la malinconia della Creatura si è trasformata in pianto. Sotto la luce tenue delle stelle, passa le sue notti a fare bolle di saliva o a cantare la sua canzone di sempre, grrrrr. Ma una mattina succede qualcosa: una scintilla di sole sta fluttuando nell'aria della grotta e poi si appoggia. La scintilla non è affatto contenta: lei vive un solo giorno e le pare un brutto scherzo del destino, doverlo passare tutto in un luogo così buio e invivibile. Come invivibile? Ma se la Creatura ci vive da sempre?
Qui comincia la storia della loro giornata, luminosa, a suo modo. 

Enorme è la difficoltà di commentare, senza cadere nelle cose già dette, questa piccola e scintillante storia. 
Tutto il bene possibile su cosa e come scrive Stark (e su come lo traduce Laura Cangemi) è già stato detto per ben otto volte, su otto diversi libri che meritoriamente Iperborea ha pubblicato nel corso degli anni. Qui, per tipologia di libro, ci si avvicina ad Animali che nessuno ha visto tranne noi e non solo perché le illustrazioni sono di nuovo di Linda Bondestam, ma perché sono abbondanti rispetto al testo e soprattutto perché è una storia che, come quella, attinge a un immaginario importante. Immaginario che si espande come una bolla - sulla doppia pagina - con una dozzina di bestioline fantastiche ('teporino selvatico' in testa) nel momento in cui Scintilla racconta ciò che la Creatura non può aver mai visto. 


Ecco, da qui forse si può partire. 
Si tratta di costruire una storia su un incontro, tra una Scintilla di sole (come è fatta una scintilla?) e una Creatura (come è fatta una Creatura?) della cui forma si dice ben poco, a parte che grigia grigia grigia, che ha una testa, con naso occhi e bocca, dei piedi e delle mani, con delle dita da ciucciare. 
E un cuore che batte. 
Se di entrambe è detto ben poco della loro apparenza, molto invece si sa del loro 'aspetto' interiore, quel Dentro a cui si allude, a un certo punto.
Ad evidenza, una ha premura e l'altra ha bisogno di affetto: due condizioni che potrebbero non essere conciliabili tra loro. A sottolineare questa potenziale distanza Stark aggiunge due altri antipodi: il buio e la luce, ossia due mondi che sono necessariamente separati dalle leggi della fisica. 
Eppure. Tanto più si percepisce la loro distanza di indoli, di obiettivi, di habitat, tanto più si partecipa all'intensità del loro pezzettino di vita trascorso assieme. 
E ci si intenerisce.


Altra cosa che si avverte è che tutto ruota intorno alla questione di un incontro, ossia c'è qualcuno che è solo e sta sostanzialmente fermo al suo posto e di lì - casualmente - transita qualcun altro che è però diretto altrove. Ma anche qui Stark non si accontenta, perché dal seme dell'incontro fa nascere anche un'altra pianta: quella del desiderio che si ha degli altri (un bisogno che sfiora il confine verso la maternità/paternità). A peggiorare la solitudine della Creatura e ad aumentare ancora una volta i divari tra le due, ritorna la questione tempo. Lei è tanto sola ed è in cerca di un affetto per sempre, mentre la Piccolina ha un'esistenza effimera. Se incontro ci sarà durerà lo spazio di un giorno. 
Altro struggimento per chi legge. 
Bene, queste sono in sostanza le questioni sollevate. Anche se ce ne sarebbero molte altre che si muovono da queste principali che, già da sole, non sono poca roba. 
Forse vale la pena di andare a vedere nel dettaglio come Stark, e la Cangemi per l'italiano, rendono 'a parole' questo percorso introspettivo, così emotivamente forte. 
La solitudine, per esempio. E qui ha senso semplicemente elencare cosa Stark metta sul foglio per dare spessore e non cadere mai nella didascalia: contarsi le dita per trovare il sonno; parlare a se stessa; la catasta di sassi, come Sisifo, per raggiungere la luna e forse un Piccolino. 
La tenerezza, per farne un altro, di esempio: il pollice in bocca; gli sciacqui dopo la rabbia; dindalon, dindalon; la gelosia nei confronti di LEI; le R che diventano tonde; un GRR lontano; coprirsi gli occhi con le mani e nelle mani il sasso tiepido come un uovo. 
La meraviglia del Fuori (della meraviglia del Dentro abbiamo detto finora); i mari ondosi; i deserti vuoti; lo Strisciacalzino e gli altri; le R che diventano gocce di rugiada...
 

A ciò si aggiunge una sequenza di colpi di genio: le bolle di saliva; il verso zanzaroso della Scintilla; la lacrima che rischia di spegnere tutto. 
E tra quelli della Bondestam, uno su tutti: il precipizio e la montagna che si fanno orizzontali!


E ancora, un encomio particolare a Laura Cangemi per il 'bestiario' che ha creato e per essere stata capace di 'frantumare il riflesso della luna in mille sprazzi'. 
Ora a tutti quelli che hanno avuto la pazienza di arrivare fin qui, non resta che leggerselo questo libro tutt'altro che piccolino. 

Carla

mercoledì 15 dicembre 2021

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

INTENDERSI E POI SCEGLIERSI

Ma dove vanno a dormire di notte le farfalle?
Sara Marconi, Kris Di Giacomo 
Caissa Italia Editore 2021 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Forse dormono in motel per farfalle 
 piccole stanzette di passaggio 
forse invece tutte insieme 
in grandi grotte colorate 
oppure non dormono mai 
e volano veloci dove c'è il sole  
a fare altre nuvole nuvolette di colori. 
Forse di notte diventano scure 
tenebrose 
e non si possono vedere. 
Forse sono loro che non vedono la notte 
non ci credono." 

La domanda di partenza è molto pertinente: le farfalle, quelle tutte colorate, oppure le cavolaie, quelle bianche, di notte non si vedono. 
Volano solo le farfalle notturne che però sono tutta un'altra cosa. 
Quindi le ipotesi di risposta si moltiplicano e vanno in molte direzioni. 
Si ipotizza addirittura che esse muoiano ogni sera per risorgere il mattino dopo, oppure che semplicemente si nascondano e che per stanarle vadano chiamate una per una, con il loro nome di battesimo. 
Oppure, ma è solo una congettura, che vadano anche loro a dormire, ma si raggomitolino ben bene così da non essere viste da occhi curiosi. 

Il dettaglio del tutto marginale che colpisce nel vedere insieme Sara Marconi e Kris Di Giacomo, nella loro fase capelli corti, è la loro somiglianza fisica che potrebbe farle sembrare persino sorelle... 
Il secondo dettaglio che si apprende è che le due si sono conosciute e si sono intese e scelte a Cagliari, durante un'edizione del Festival Tuttestorie. 
Questo particolare, che potrebbe sembrare marginale e invece non lo è, ci fa ragionare sulla genesi dei libri illustrati. 
In questo caso, le cose che potrebbero essere successe sono svariate. 
Con la premessa che entrambe erano nella testa dell'altra nella fase di creazione della loro porzione di lavoro, si potrebbe presumere che insieme abbiano concordato una questione, in questo caso una domanda, e che poi Sara Marconi si sia messa a tavolino e abbia concepito un testo (che ha spesso il tono della prosa poetica) che fosse adatto ai pennelli di Kris Di Giacomo. 
Oppure che il testo sia il risultato di un andirivieni di parole che valicavano le Alpi, dal Piemonte alla Francia e viceversa, e nel qual caso forse solo i più sensibili potranno riconoscere dove si nasconde un'idea originale di Kris Di Giacomo, in un testo a firma di Sara Marconi. 
Oppure, più semplicemente, Sara Marconi ha concepito l'idea in assoluta autonomia, ma avendo sempre ben chiaro che le sue parole avrebbero avuto il sostegno delle illustrazioni di Kris Di Giacomo e di nessun altro, ha saputo calibrarle perché nelle sue tavole le sue parole risuonassero e a loro volta fossero eco dei disegni. 
E poi le ha condivise.
E per certo si sa che Kris Di Giacomo illustrando Sara aveva quella precisa Sara in testa e non un'altra.
Sembrano sciocchezze o peggio elucubrazioni senza costrutto e invece alla resa dei fatti questo essersi scelte a vicenda porta con sé una sorta di valore aggiunto nel prodotto finale. Innegabilmente. 
Va da sé che non sia la somiglianza esteriore che le tiene bene insieme, quanto piuttosto la loro comunione di sguardi.


Una delle cose apprezzabili di Sara Marconi è la sua scioltezza nello scrivere, circostanza che rende i testi, in particolare quelli per gli albi illustrati per la brevità necessaria, molto sonori, musicali se letti ad alta voce. 
Qui in particolare, gioca sull'uso dell'andare a capo, volutamente ignorando la punteggiatura (seconda conferma che la avvicina alla poesia), ragione per la quale nel leggere il testo sarebbe meglio che quelle pause fossero rispettate. 
Unica debolezza è forse la pagina finale, dove tutto corre un po' troppo in fretta verso una conclusione lievemente zuccherina. Se la domanda della copertina avesse continuato fino alla fine ad aggirarsi nella penombra dell'incertezza in cerca di una risposta forse inesistente, sarebbe stato ancora più intrigante. 


E a proposito dell'arte di non dire troppo, un altro merito apprezzabile di Sara Marconi è la sua capacità di stare in silenzio laddove chi illustra il testo possa infilarsi e comodamente stare. 
Sono davvero pochissimi i dettagli nel testo che richiamano a una immagine precisa: dove le farfalle si raggomitolano o dietro cosa si nascondono... 
E non è un caso che Kris Di Giacomo si guardi bene dal cadere nel tranello della didascalia, preferendo in quella pagina non disegnare le farfalle (forse ci sono ma sono davvero ben raggomitolate o nascoste), e al loro posto si vedono i porcospini guardinghi per quell'ombra di lupo che girovaga sul foglio. L'atmosfera notturna e scura e nello stesso tempo lievemente assurda, autorizza Kris Di Giacomo ad accomodarsi e sentirsi perfettamente a suo agio, in quel suo gusto di creare ironia attraverso le sole immagini: si pensi ai motel di passaggio, o alla morte ripetuta delle farfalle, notte dopo notte. 


Si tratta di saper creare una sorta di sottotesto, che per esempio nella sua lunga collaborazione con Escoffier si è percepito in tutta la sua potenza. 
La notte, l'oscurità che si interrompe solo in due tavole, una diurna e una con un sole al tramonto, è dal punto di vista cromatico una comfort zone per la tavolozza di Kris Di Giacomo che si distingue per i mezzi toni, i colori sempre un po' in sordina, i bruni e grigi. 
Qui, complice appunto l'oscurità, la profondità del nero e del grigio sono dominanti così come lo sono tutte le figure che spesso sono vere e proprie ombre. 
Bellissima, come di solito, la botanica che a ogni giro di pagina prende forme differenti e silenziosa segna una sorta di velario, a segnare il primo piano. 

 Carla

lunedì 20 gennaio 2020

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

L’INCANTO DELLA SERA


E’ quasi ora di dormire; la coniglietta, o coniglietto, in braccio alla sua mamma percorre la strada verso casa, già pronta ad affrontare il sonno. Mentre camminano, guarda con occhio vispo verso le finestre, vede il cuoco e il libraio chiudere bottega, alle finestre intravede chi parla, forse, con qualcuno lontano, chi si riposa leggendo un libro e chi fa festa. Sopraggiunge il papà che presiede al rito del sonno, mentre là fuori qualcuno ha preso l’ultimo treno per andare a casa.


Quello che racconta questo intenso albo di Akiko Miyakoshi, pubblicato da Salani, è un momento della giornata comune a tanti bambini e bambine: quello che precede il sonno, quel territorio di confine fra sonno e veglia in cui tutto si sfuma, ma non per questo è meno interessante. Le vite degli altri, le gioie, la nostalgia, i ricordi della giornata passata affiorano, scorrono davanti agli occhi assonnati della coniglietta, che fra poco entrerà nel mondo fantastico dei sogni. Tutti, proprio tutti la sera tornano a casa, quel nido caldo e accogliente che ci aspetta alla fine della giornata, quel luogo di cui tutti abbiamo bisogno.
Ogni pagina è come un’istantanea, un frammento di vita, colto nell’intimità delle case, dove ci si incontra, si prepara la cena, si riposa o si fa festa.


Lo sguardo della piccola protagonista è uno sguardo curioso, che vede in questi sprazzi di vite altrui l’annuncio del suo arrivo a casa, dove un papà affettuoso l’accompagnerà verso il mondo dei sogni.
‘La strada verso casa’ è un albo delicatissimo e intenso nel raccontare qualcosa di impalpabile come un’atmosfera, uno stato d’animo, realizzato con tecnica raffinata e infinita poesia.
L’illustrazione è realizzata a pastelli su carta a grammatura pesante, basata sulla gamma dei grigi e delle terre, con qualche sprazzo di colore laddove si intravedono le luci dietro le finestre; qualche vestito, lo spazzolino da denti rosso, la maglietta rosa della nostra coniglietta: questa la gamma cromatica che rende l’albo di grande rigore e misura, perfettamente equilibrato nel rendere quello che a parole non si può descrivere. E’ un’atmosfera notturna, in cui l’oscurità viene rischiarata dai lampioni, dalle luci provenienti dalle finestre che si affacciano sulla strada, e all’interno delle quali scorgiamo gli abbracci, le attività, le telefonate, i saluti, magari in un’ardita prospettiva aerea che inquadra dall’alto le scale di un condominio.


L’autrice giapponese ha ricevuto, per questo albo, la menzione speciale Bologna Ragazzi Award, in occasione della Bologna Children Book Fair nel 2016. Ma ha ricevuto numerosi altri premi internazionali. Un breve booktrailer relativo a un altro albo, di cui anni fa avevamo già parlato.
Ma al di là dell’indiscutibile e interessante capacità tecnica, credo che qui l’autrice giapponese abbia trovato un raro equilibrio, una capacità di fondere bellezza ed emozione, con una sequenza di istanti vivissimi nella percezione di una piccina fra le braccia della mamma.


Grande bellezza, e grande poesia.

Eleonora

“La strada verso casa”, A. Miyakoshi, Salani 2019


mercoledì 11 settembre 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


NELL'EMISFERO DEI SENSI

La gita notturna, Marie Dorléans (trad. Camilla Diez)
Gallucci 2019


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)

"Questa notte mamma ha aperto la porta della nostra camera e ha sussurrato: 'Bambini, svegliatevi, abbiamo un appuntamento...Ci vestiamo senza fiatare.
Non abbiamo dormito molto; solo un'ora, forse due."


I due fratelli ora sono pronti ad andare all'appuntamento. Usciti di casa in fila indiana, mamma davanti, e papà a chiudere, attraversano il giardino, poi il villaggio che è del tutto silenzioso. Solo la luce dei lampioni e qualche randagio che l'attraversa. Le luci aumentano quando la famiglia passa davanti al grande albergo, che è una festa di finestre una diversa dall'altra, tutte ancora illuminate. Usciti dall'abitato, la famiglia attraversa la campagna e si sentono solo i rumori del prato. Il buio è sempre più buio ma gli occhi si abituano. In lontananza passa un treno. Poi c'è il bosco da attraversare, un lago intorno a cui riposare, guardando la luna che è sorta e infine, sdraiati, un cielo pieno zeppo di stelle da guardare. Il tempo passa e l'ora dell'appuntamento non si può spostare...bisogna rimettersi in cammino per arrivare in cima: è nell'ultima pagina che avviene l'incontro.



 Ed è mozzafiato. Ne valeva la pena.

Sebbene sia un libro apparentemente tutto costruito sulla visione, considerato anche il finale e i mille dettagli nell'ombra, La gita notturna ha anche un fortissimo impatto su quelli che sono gli altri sensi che si attivano durante questa insolita passeggiata. La mamma sussurra, i bambini non fiatano, i grilli cantano, i passi sono felpati, si sente l'odore del caprifoglio e dell'erba secca e il calore della giornata estiva, il treno stride, i vagoni si scuotono. E nel bosco si sente odore di pioggia e di corteccia, le felci oscillano al passaggio e i rami scricchiolano sotto le scarpe e le rane gracidano e l'erba crepita.




Un lavoro di cesello nel testo, fatto di riflessione, è la Dorléans a dirlo, su ogni parola, su ogni punto, su ogni virgola. Questo lento e attento lavorio nel togliere, limare, sistemare è quello che spesso fa la differenza tra un albo illustrato e un bell'albo illustrato.
Pubblicato esattamente un anno fa in Francia e già premiato e selezionato in premi importanti, La gita notturna è un libro insolito. Costruito su un filo narrativo molto sottile, riesce ad avere una grande resistenza e impatto, nel racconto di questa inaspettata passeggiata notturna che l'intera famiglia fa.
È immediatamente evidente che sia un'idea, forse addirittura una sorpresa, dei due genitori; i bambini, infatti, li seguono con curiosità, ma è la fiducia in loro che li fa arrivare al traguardo. Senza spendere neanche una parola in merito, se non quelle che descrivono il contesto, Marie Dorléans è davvero molto brava e precisa, misurata nel creare proprio questo tipo di atmosfera, ovvero quella che avvolge questa piccola famiglia. Traspare, giustamente mai dichiarata, la fiducia dei piccoli nei confronti dei grandi (ma anche quella opposta, quando sono i piccoli a guidare sull'ultimo tratto in salita), la loro curiosità sempre tenuta a bada, il desiderio di condivisione di una esperienza emozionante, la tensione di ciascuno verso il gran finale, la consapevolezza dei grandi di essere guida nel percorso a piedi, ma anche in quello dell'anima nei confronti dei loro piccoli.


Ma cosa succede ai sensi di chi ha il libro nelle mani? Mentre il racconto si snoda e le orecchie e il naso si beano nella sequenza di sensazioni, lo sguardo viene letteralmente sequestrato dal blu profondo (racconta la Dorléans di aver dipinto a inchiostro dozzine su dozzine di pagine blu in cerca delle giuste sfumature e nuances e di averle poi composte a monitor, sul disegno a a matita). 



Una festa per gli occhi è il susseguirsi di punti di luce diversi che illuminano porzioni di storia ogni volta differenti (l'albergo è un'apoteosi della linea retta e del suo incrocio), per poi arrivare al cielo stellato che annuncia il gran finale che, nonostante un certo smaliziato senso di distanza maturato durante la lunga militanza fra i libri illustrati, ha colpito dritto il mio personale emisfero dei sensi e delle emozioni. E a parte questo, mi ha fatto pensare e sperare che bambini e bambine, ma anche ragazzi e ragazze, oppure mamme, papà, nonni e zie dovrebbero almeno una volta nella vita provare un'esperienza del genere. 


Rigorosamente insieme.

Carla

mercoledì 10 aprile 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


ATTRAVERSO LA NOTTE
 
Eravamo in dieci, Nine Antico (trad. Margherita Botto)
L'Ippocampo 2019


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 6 anni)

"Eravamo in 10
E NON ci spaventava PROPRIO NIENTE...
Camminavamo in fila,
Come piselli in un baccello, E il nostro motto era:
'Più nulla ci separa!'
Tranne forse il sentiero.
Se si fa stretto.
Però Martino ha preferito fare un pisolino."

E' notte e nel grande edificio, il collegio, molte finestre sono aperte. Non dipende dal caldo dell'estate, ma dal desiderio di fuga di questi dieci ragazzini.


Insieme: chi vestito da squalo, chi con mantello e bastone, chi indossa la zucca di Halloween, ognuno si muove con disinvoltura nel buio. Dopo che Martino desiste il gruppo è sceso a 9 componenti. Per nulla impauriti da terremoti e da lugubri cimiteri vanno avanti fino a che anche Manolo decide di stare da solo. Anche se solo in 8 nessuno faceva loro paura: né i rumori né i lunghi silenzi. Ora però è Arrigo che abbandona per tornare verso il frigo...
Uno dopo l'altro, con motivi diversi, i ragazzi e le ragazze mollano il gruppo fino a che sono solo in due a essere rimasti in marcia. E quando anche Manù decide di non muoversi più, è solo una a riconquistare il buio collegio e in particolare il bagno al piano terra...

Semplice come una tiritera, questo primo libro per i più piccoli concepito da Nine Antico, giovane talento del fumetto underground francese, ha almeno tre piacevolezze.


La prima è connessa al testo, ovvero alle assonanze che frequenti lo fanno suonare, se letto ad alta voce. Se nella pagina di sinistra il testo è da solo a galleggiare sul bianco e, sebbene abbia la forma della poesia con gli accapo del caso, con le maiuscole del caso, non è propriamente in rima. A destra, invece, la pagina dedicata al disegno ospita, con soluzioni di spartizione dello spazio sempre differenti una frase che è l'unica vera rima di tutto il testo. L'autrice, e con lei la traduttrice, inventa un bel repertorio di nomi propri sulla base della ricercata rima: Arrigo/frigo Donata/stufata Miranda/comanda. Accanto a questo piccolo gioco se ne dipana un secondo che si fonda sul principio dell'inversamente proporzionale: tanto diminuiscono i membri del gruppo tanto aumenta la paura del restare soli.
Tanto si accresce il timore, tanto aumenta il bisogno del bagno.
In questo senso si percepisce facilmente che il testo è un bel pretesto. Il fatto che suoni, non è casuale, visto che Nine antico per la musica, il rock in particolare, ha sempre dimostrato passione. O forse è solo un caso?
La seconda piacevolezza è data dal tipo di disegno e dal colore. Gli scorci del luogo sul mare in cui il collegio sorge, c'è da credere che si tratti della sede del UWC di Duino a nord di Trieste, si caratterizzano per una intensità del blu notturno dell'acqua e del cielo illuminato solo dalla torcia di Sofia. A questo si oppone la luminosità delle rocce e dei muri in rovina. 


E sullo sfondo pini marittimi e fiori di agave. Terza piacevolezza sta nello spirito di fondo che anima l'allegra brigata. Disposti in bell'ordine al principio del libro, questi dieci ragazzini sembrano essere quanto di più eterogeneo ci sia (la convivenza armonica di ragazzi provenienti dai quattro angoli del mondo è anche l'obiettivo che si propongono i tanti UWC sparsi nei luoghi più belli del pianeta). Diversi in molte cose, sono tenuti insieme dallo spirito di avventura, dal desiderio di trasgredire la regola, dalla voglia di attraversare insieme la notte. 
 

Nonostante il fatto che il coraggio si affievolisca con lo scorrere della notte, la bellezza di questo gruppo di ragazzini non perde di intensità. 
E anzi è proprio in questo dilagante desiderio di riprendere la strada del collegio e riconquistare il comodo letto (e il bagno) che l'infanzia dichiara al meglio se stessa. E la sua bellezza.

Carla