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venerdì 7 giugno 2024

ECCEZION FATTA!

LEZIONE AMERICANA


Facciamo due conti a spanne: un centinaio di pagine che di media sono costituite da blocchi da 25 righe (escluse le note), l'una per l'altra. Quindi il totale delle righe, sempre a spanne, dovrebbe essere intorno alle 2500 righe. Di queste 2500 righe, ancora una volta a occhio e croce, ne dovrei aver sottolineate a matita circa 250. Sapendo che tutto il racconto del campeggio e di Riley con il suo melone è intonso senza neanche un segnetto a matita, perché conosco la storia, quasi come se fossi stata in quel campo estivo, per aver ascoltato e riascoltato la Ted talk (why a good book is a secret door...) mille mila volte. Ugualmente intonse - perché a me già note - sono le parti circa la sua mamma, la sua libreria piena di libri di seconda mano, e tutto il discorso sulla fortuna di essere stato figlio di una madre single che comprava per lui nel 1985 libri usati risalenti agli anni d'oro della letteratura per bambini, quelli di Wise Brown e co. per intenderci. 
Da tutto questo se ne deduce che tutta la parte teorica che con grande sapienza e leggerezza Barnett cuce intorno a fatti molto reali, quali per esempio la sua infanzia, ossia la radice del suo essere oggi lo scrittore che è, io l'ho trovata di estremo valore e, immodestamente, molto corrispondente a quelli che sono i miei pensieri sui libri scritti per i bambini. 
Chi ha avuto la ventura di ascoltarmi mentre discetto sulla questione, non stenterà a credermi, visto che di Barnett mi considero una discepola, oserei dire un'apostola (se non è troppa la presunzione) e infatti non c'è occasione in cui io non lo citi o citi i suoi libri. 
Le 10 verità (+1) che a mio parere sono da condividere e quindi diffondere sono le seguenti: 
1) i bambini sono persone. 
1 bis) I bambini in qualità di persone sono senzienti e ragionanti al pari di un adulto. 
2) i bambini sono altro dagli adulti e funzionano diversamente. Di solito, migliori perché più nuovi... I bambini sono perspicaci, flessibili e hanno la mente aperta. Devono esserlo per forza: l'infanzia è una lunga serie di esperimenti. I bambini si impegnano con coraggio per capire ciò che è nuovo. "I bambini sfrecciano oltrepassando con facilità il confine che separa la realtà dalla finzione ... Un ostacolo che potrebbe disarcionare un bibliotecario, è niente per un bambino" (E.B. White). I bambini sono incompleti e orgogliosi di esserlo.
3) i bambini, pur dipendendo in larghissima parte dagli adulti, hanno delle loro aree di autonomia. 
Una di queste è l'immaginazione. 
4) come adulti occorre riflettere sul potere esercitato nelle vite dei ragazzini, compresa quella 'letteraria' e quella sulla loro immaginazione. 
5) come adulti occorre ragionare sul fatto che la letteratura per l'infanzia è di fatto gestita dai grandi e che solo in fondo alla filiera ci sono i bambini... 
6) e ne consegue che le riflessioni sui libri - sia quando si scrivono, sia quando si propongono ai bambini - devono tenere in giusto conto quanto detto fin qui. Devono essere profonde, attente, rispettose e oneste se si vuole arrivare alla qualità. 
7) la letteratura per l'infanzia dovrebbe contenere belle storie, essere variegata e autentica, audace, eccentrica, polifonica, non convenzionale. Deve essere curata e interessante e dovrebbe tenersi lontana dall'essere utile a qualcosa, tenersi lontana dal 'didascalismo', ossia dall'insegnare, dallo spiegare, dal risolvere e trovare risposte. Deve fornire una strada verso il senso delle cose, chiamando dentro il lettore perché trovi la sua lettura, piuttosto che imporre una morale unica e preconfezionata. 
8) La letteratura per l'infanzia, come anche quella per i grandi, è spesso brutta. E può esserlo in modi anche molto diversi. 
9) sulla scia del punto 1 bis, adulti e bambini, in quanto esseri umani, condividono la stessa sfera emotiva. Per questo il bravo scrittore per l'infanzia, che questa cosa la sa, nel raccontare i bambini racconta anche una parte di sé e dell'umanità. Racconta il difficile compito di capire cosa significhi essere una persona in questo mondo. Leggete Sydney Smith, per esempio. O  Jon Klassen. O  Ulf Stark o a Kitty Crowther e via andare.
10) se ne deduce che i buoni libri per bambini nascono nella zona di intersezione tra la sfera di interesse di un bambino e quella di un adulto. In quella parte in cui si sovrappongono, lì c'è la buona letteratura per l'infanzia (che spesso e volentieri è buona letteratura punto). Lì grandi e piccoli sono sempre alla pari, ma mai uguali.


Chi non dovesse essere d'accordo con queste 10 + 1 verità, farebbe meglio, beninteso questo è solo un consiglio, a tenersi alla larga dall'infanzia: non è roba per lui e non se la merita! 
Gran finale su La porta segreta che diventa una letterina a Mac Barnett. 
Per farlo, devo tornare su due parole chiave di questo libro, che lo caratterizzano. 
La leggerezza e la sapienza. Insieme. 

Caro Mac Barnett, 
credo che la rarità e il pregio di questo libro stia in due cose che di rado viaggiano insieme: la sapienza e la leggerezza, quella calviniana, nel raccontarla. 
Nella mia vita non ho incontrato moltissime persone che fossero semplici e leggère e nello stesso momento anche molto complesse, ovvero che sapessero regalare in giro, mettere a disposizione di chiunque, la profondità e la bellezza dei propri ragionamenti. Senza peso, si badi.
Persone che abbiano saputo farlo, come se fosse la cosa più naturale possibile. 
Persone che abbiano avuto l'ardire di rivolgersi a tutti e non solo a un ristretto gruppo di iniziati. 
Persone che abbiano saputo raccontare la complessità del mondo, mostrandola nelle cose di tutti i giorni. Io, se me lo permetti, ti metterei tra costoro. 
Non so se spinta dalla farfalla di Carson Ellis, ma ho avuto davvero la sensazione, mentre leggevo/ sottolineavo/imparavo/ragionavo/assentivo/sorridevo, di svolazzare di fiore in fiore, godendomi l'aria fresca che spiffera dalla Porta segreta che, a tutta evidenza, tu lasci sempre un po' aperta perché qualcuno sbirci al di là e poi entri... 

Fabian Negrin,
da Jack London, L'ombra e il bagliore, Orecchio acerbo 2010

Quindi, riassumerei così: grazie. 
Con leggerezza.

Carla 

La porta segreta, Mac Barnett (trad. Sara Ragusa) Terre di Mezzo 2024

venerdì 25 novembre 2022

ECCEZION FATTA!

"ORA PARLA LA TIGRE!" 

Judith Kerr, Joanna Carey (trad. Gabriella Tonoli) 
Lupoguido 2022 


SAGGI ILLUSTRATI 

"Farleigh aveva colto il talento della giovane dai capelli neri, minuta e attraente, ed era convinto - quanto lei - che al termine del conflitto dovesse diventare studentessa a tempo pieno. Per farlo avrebbe avuto bisogno di una borsa di studio ma, non essendo nata in Inghilterra, non poteva farne richiesta. Tuttavia, grazie alla sua bravura, alla varietà del suo portfolio (tutto quel disegnare senza mai fermarsi) e a qualche acrobazia burocratica da parte di Farleigh e di altri, le fu accordata una borsa di studio che le permetteva di frequentare la scuola tre volte alla settimana. Farleigh le suggerì il corso di illustrazione, tuttavia Kerr era determinata a proseguire nelle belle arti così, pur iscrittasi al corso di illustrazione, passava le sue giornate nell'aula di disegno o di pittura. A nessuno sembrava importare." 

Nata a Berlino, fugge con la famiglia dalla Germania nel 1933 perché ebrea. 
Prima tappa, la Svizzera, quindi la Francia e in ultimo l'Inghilterra: Kerr ha vissuto la sua infanzia in mezzo alla guerra (cogliendone all'epoca più il lato avventuroso che quello tragico). 
Quando le scuole riaprono si iscrive a un corso serale, poi domenicale, visti i raid notturni, di disegno dal vero alla St. Martin's School of Art. 
Per lei, che aveva la matita in mano da sempre, il disegno dal vero ha sempre rappresentato una tappa imprescindibile (in che altro modo si comincia a capire la strutturare il movimento del corpo umano?) se si vuole davvero imparare. Quindi, quando la guerra è quasi alla fine, si iscrive alle lezioni serali della Central School of Arts and Crafts, dove incontra John Farleigh. 
Grazie alle borse di studio, ai lavori part-time, alle prime piccole commesse artistiche in un laboratorio tessile, la Kerr va avanti per la sua strada. Sempre con quella tenacia e quello spirito positivo, che le sono appartenuti fino al suo ultimo giorno: occhi penetranti e un sorriso sornione, in un viso pieno di rughe si ripetono in tutte le sue foto di ultranovantenne.
 

Continua a dipingere, vince premi, comincia a insegnare, dipinge le pareti delle stanze e dei caffè e si permette qualche viaggio. 
Nel 1952, la svolta: l'incontro con Tom Kneale, attore, autore della BBC e suo grande amore per una vita intera. Con lui mette su famiglia, due figli, e si avvicina con successo al mondo della scrittura. 
Solo quando i due bambini cominciano ad andare a scuola a tempo pieno, lei riprende in mano la sua carriera di scrittrice e per la prima volta la pensa connessa con il suo talento nel disegno. Decisa a concepire un libro per bambini - quelli che erano in circolazione, non le piacevano affatto - si rammarica molto di non aver voluto frequentare il corso di illustrazione, lei che invece aveva sempre dimostrato una capacità 'naturale' a raccontare attraverso le immagini. 


Ci mise un tempo lunghissimo per arrivare a capire come strutturare un libro con le figure. 
Tuttavia, essendo caparbia, avendo una gran mano e avendo avuto la fortuna di incontrare John Burningham (!!!), ci riesce, facendo le illustrazioni per il suo Humbert nel 1965. 
Il suo primo - e magnifico - libro in solitario arriva tre anni dopo, nel 1968: The Tiger who came to Tea, Una tigre all'ora del tè
Lei ha 45 anni. E' stato ed è ancora oggi un successo planetario. 
La storia di questo libro e quindi della sua tardiva ma longevissima e splendente carriera come scrittrice e illustratrice di indimenticabili libri per l'infanzia, la si legge nel volume a lei dedicato, nella collana britannica (!) The Illustrators, curata da Quentin Blake e Claudia Zeff che con grande merito e gratitudine eterna (di sicuro la mia, ma suppongo anche di altre migliaia di lettori appassionati) Lupoguido  sta pubblicando in Italia. 
Le cose interessanti che mi sembra di poter cogliere in controluce in questa biografia della Kerr sono, qui ne elenco solo alcune:
1) per essere bravi illustratori, bisogna saper disegnare. 


2) se si ha la fortuna di incontrare un grande maestro, bisogna dare ascolto ai suoi consigli. 
3) il successo dei suoi libri sta in uno sguardo molto attento, sensibile e soprattutto rispettoso nei confronti dell'infanzia, ma più in generale dell'umanità tutta. 
La chiave è lì. 
In questo, Burningham a parte, sembra innegabile una affinità con un'altra colonna della letteratura illustrata britannica e poi mondiale: Helen Oxenbury. Con lei condivide, se non il percorso creativo e obiettivamente solo alcuni aspetti del cursus honorum, di certo lo sguardo nei confronti di ciò che le circonda e un talento raro nel saperlo disegnare. 
Sono entrambe donne emancipate. 
Sono entrambe donne che vivono in un'epoca di grande cambiamento e fioritura. 
Sono entrambe molto determinate a dare il proprio contributo - senza proclami, ma attraverso belle storie - un contributo alla riflessione sui mutamenti della società in cui hanno vissuto e vivono. 
Sono entrambe grandi osservatrici ed estimatrici del mondo animale (bambini compresi). 
Sono entrambe arrivate al momento giusto nella giusta casa editrice per loro, una da Walker, l'altra da Harper. 
Entrambe hanno avuto la fortuna di condividere pezzi della loro esistenza, con ruoli molto diversi si intende, con John Burningham. 
Entrambe hanno saputo costruire la propria carriera e difendere il proprio lavoro e il proprio ruolo. 


Entrambe hanno sorriso alla vita, per quanto dura possa essere stata, e sono state due tigri nel voler essere con onestà intellettuale dalla parte dei bambini, sempre. 

Carla

lunedì 8 agosto 2022

ECCEZION FATTA!

 

BLOG IN PAUSA

Shaun Tan da Piccole storie di periferia

di nuovo operativo 
dal 
22 agosto 

venerdì 26 novembre 2021

ECCEZION FATTA!

FOTO DI GRUPPO CON AUTORE

Miroslav Šašek, Martin Salisbury (trad. Gabriella Tonoli) 
Lupoguido 2021 


SAGGI ILLUSTRATI 

"Lo sguardo di un artista emigrato può essere particolarmente illuminante e spesso ci aiuta a vedere quel che appare familiare come se fosse la prima volta. Le trame e i ritmi della vita quotidiana a cui diveniamo indifferenti vengono divorati con entusiasmo dall'appetito visivo dello straniero. Esempi calzanti di questo fenomeno sono la New York di Saul Steinberg, la Londra di Felix Topolski e la Parigi di Ronald Searle.

Queste sono le prime righe dell'introduzione che Martin Salisbury dedica a questo grande artista ceco che fece del mondo la sua patria. 
Emigrato una prima volta a Parigi nel 1947, quindi lasciata la Cecoslovacchia in modo definitivo nel 1948, M. Šašek - così firmava le sue opere - girò il mondo in lungo e in largo per realizzare la sua fortunatissima collana di libri per bambini, intitolata This is.... una sorta di guida turistica illustrata che di volta in volta era dedicata a una città o a un preciso paese: This is Paris, This is London... e via andare. 


Da Parigi, Londra a New York, Roma, Venezia, Edimburgo, fino ad arrivare a Hong Kong passando per Israele, per la Grecia o il Texas, fino ad approdare alle Nazioni Unite. L'ultima, che risale al 1970, è dedicata all'Australia, anche se ancora nel 1974 ne concepiva una sull'antica Britannia. 
Titolo questo, che chiude la collana.


Ancora un paio di libri strepitosi e poi nel 1980 Miroslav Šašek muore. 
La qualità assoluta delle sue illustrazioni - il suo modo di usare il colore, il bianco/nero, la fotografia, il collage - è sotto gli occhi di tutti nelle più di 100 pagine che questo saggio gli dedica; la sua straordinaria carriera come artista, grafico e illustratore la racconta con rigore e chiarezza Martin Salisbury, illustratore lui stesso, ma anche studioso e accademico di caratura mondiale che insegna alla Cambridge School of Art. 
Chi si occupa di letteratura illustrata avrà avuto modo di conoscere e apprezzare il suo punto di vista raccontato in saggi imprescindibili come per esempio Childrens Picturebooks: The Art of Visual Storytelling, oppure Illustrating Children's Books: Creating Pictures for Publication o ancora nel suo ultimo 100 Great Children's Picture Books, sorta di catalogo di libri illustrati preferiti presi dalla sua collezione personale. 
Almeno due sono i motivi di gioia nell'avere per le mani questo libro. 
Da una parte c'è l'oggettiva bellezza dell'oggetto, che Lupoguido porta in Italia traducendo l'edizione originale inglese di Thames and Hudson, con una veste grafica preziosa e degna di plauso, dall'altra il piacere di vedere riconosciuto un approccio di studio che personalmente sostengo da anni, andando in giro a tenere seminari interminabili che stanno tutti sotto un unico titolo: Foto di gruppo con autore
Mi sto riferendo all'ottica di conoscere e approfondire lo studio della letteratura illustrata attraverso l'indagine sui singoli autori, ossia indagarne la poetica attraverso un'attenta analisi della loro storia personale, delle loro scelte nel campo della formazione, delle loro esperienze lavorative, degli incontri fatti nel corso della loro vita, che hanno segnato profondamente le loro scelte in campo artistico, quanto la loro carriera. 


Da anni ormai mi sono convinta che sia uno dei modi più sicuri per arrivare a capire nel profondo il valore che la letteratura illustrata di qualità porta con sé e che dalle sue pagine irradia. 
Credo che in questo modo di affrontare lo studio ci sia, ancora una volta, una storia personale dietro: la mia. 
Se non fossi stata una storica dell'arte per vent'anni della mia esistenza, forse adesso non sarei lì a pontificare che senza Ruth Krauss e Ursula Nordstrom, forse Sendak avrebbe continuato a guadagnarsi da vivere, facendo il vetrinista per un altro po' di anni. 
Forse Eric Carle se non avesse incontrato Lionni a New York avrebbe fatto il pubblicitario di prodotti farmaceutici ancora del tempo. 
Se l'infanzia di Kitty Crowther fosse stata diversa, la sua sensibilità verso le piccole cose sarebbe stata un'altra.
Se Ungerer non avesse patito così intimamente l'annessione dell'Alsazia da parte dei tedeschi, se Steig non fosse sbarcato in USA negli anni giusti, portandosi dietro il suo bagaglio di cultura europea trasmessogli dal suo professore di liceo, molte cose sarebbero andate diversamente: le loro vite, la loro sensibilità nel leggere e raccontare il mondo, insomma i loro disegni sarebbero stati altri. 
Ecco. 


Questo tipo di interesse e di approccio allo studio della materia - lo stesso che è alla base questa collana curata da Quentin Blake e da Claudia Zeff per l'editore inglese - ora approda anche in Italia. 
I saggi monografici su autori e illustratori sono piuttosto diffusi in ambito anglosassone e francese (e penso ai dossier, che ha curato il Centre National de la littérature pour la jeunesse, nella sua rivista o ai libri monografici di Leonard Marcus), ma in Italia sono pochi i titoli dedicati all'opera di singoli autori. 
Molto più spesso il taglio è di tipo tematico o comunque legato a una visione più onnicomprensiva delle questioni. Non è che questo tolga valore alla qualità, ma si tratta di una prospettiva che per forza di cose 'schiaccia', ossia sovrasta il lettore che non sia più che esperto. 


Focalizzare invece l'interesse su una unica figura di riferimento, pur offrendo le coordinate per orientarsi nella temperie culturale nella quale si trova immerso, porta a due vantaggi. 
Da una parte permette al lettore di poter seguire con più facilità il percorso artistico dei singoli illustratori, libro dopo libro, e dall'altra insegna a 'leggere' attraverso il racconto biografico la poetica di un autore, ma anche il contesto culturale di un'epoca, di un paese. 


Non è un caso che io abbia scelto tra Raymond Briggs (l'altro titolo uscito per Lupoguido in concomitanza) e Miroslav Šašek, quest'ultimo per fare un paio di riflessioni più teoriche su come studiare e conoscere la letteratura per l'infanzia. Due le ragioni che sono alla base di questa scelta: da un lato la preferenza di gusto verso la sua arte, il taglio modernista, a mio parere è ancora attualissimo, rispetto alle sfumate matite morbide e tondeggianti di Briggs che oggi mi paiono invece molto datate. 
Dall'altro, la filosofia, lo spunto creativo, che sta dietro i suoi libri This is... : quella sua profonda e sensibile attenzione esplorativa volta a catturare l'essenza di un luogo. 
Šašek prima di intraprendere i suoi viaggi, studiava e leggeva. 


Poi, iniziato il viaggio, girava per giorni con gli occhi ben aperti e guardava le città in ogni direzione, imparava a conoscerle, ne coglieva ogni dettaglio, le osservava, le ascoltava. 
Per trovarne, appunto l'essenza. 
Esattamente la stessa cosa, mutatis mutandis, mi pare si debba fare anche con gli artisti: studiarli e leggerne. Girare per giorni con gli occhi ben aperti e guardarli in ogni direzione, imparare a conoscerli, coglierne ogni dettaglio, osservarli, ascoltarli. 
Per trovarne, appunto, l'essenza. 

Carla

giovedì 31 dicembre 2020

ECCEZION FATTA!

 I NOSTRI FUOCHI D'ARTIFICIO 
CHE SPARIAMO NELL'ETERE 
PER FARE LUCE
PER FARE RUMORE 
PER FARE MERAVIGLIA 
 
Il meglio di... un anno di libri, un anno di ragionamenti,   
un anno di recensioni su Lettura candita 
Per ogni libro, il nostro perché
(BUM!) 


Luglio 2020
 


perché
 
di questo libro colpiscono due cose: l’adesione alla realtà della narrazione, che ci fa entrare nella vita quotidiana, nelle case, ci fa camminare in quelle strade, entrare nei negozi, come il negozio di caramelle di Ms CeeCee. Un realismo partecipe, che ci porta a condividere timori, dubbi, speranze di ragazzi che potrebbero essere quelli che abitualmente frequentiamo.
L’altro aspetto rilevante è, secondo me, la qualità di scrittura, lo stile che riesce ad adeguare linguaggio e ritmo alle storie che racconta.
 
Il dottor De Soto, William Steig (trad. Mara Pace)
 
 
perché
 
I suoi libri sono mappe per orientarsi. E per questa ragione, potrebbe essere utile mettere a fuoco due o tre punti che lo rendono, si potrebbe dire, normativo. [...]
Il politicamente corretto non c'è, non c'è neanche la piaggeria nei confronti del lettore, non ci sono strizzatine d'occhio. 
Niente di tutto questo, lui va dritto al punto, in cerca della verità: un nocciolo della questione, come sempre poetico e filosofico, di certo originale e soprattutto autentico.
Ed è per questo che, se si è lettori, intorno a tutto questo 'cosa' dovrebbe essere interessante poter dialogare e confrontarsi.  
Di certo, ragionarci.
E, se si è autori, si dovrebbe prendere tutto questo come canone per provare a scrivere belle storie.
 
Agosto 2020 
 
 

perché
 
forse proporre questa memoria al femminile può apparire artificioso, ma credo sia un atto necessario, e dovuto nei confronti di chi ci ha preceduto, per rendere le giovani generazioni più consapevoli.
Lettura educativa per ragazzi e ragazze dai dieci anni in poi.
 

perché

Ungerer vola sempre alto e la sua voce parla a tutti. Sta parlando a grandi e piccoli.
In questo senso, Vasco rappresenta il prototipo di una umanità che il vecchio Tomi, fino al suo ultimo respiro, ha desiderato esistesse: una umanità che sappia fare resistenza, che si opponga con coraggio, avendo cura di chi ha bisogno. Fragili, piccoli, poveri, ultimi...
Il canto del cigno è quindi anche il canto di un uomo giusto, rivolto ai bambini e alle bambine, agli uomini e alle donne
Un canto che, oggi più di ieri, si dovrebbe avere il coraggio di cantare.
 
 
Settembre 2020
 
 

perché
 
la struttura del libro è basata, come si vede, sull’immagine, in cui si inseriscono i riquadri, contornati di nero, che affrontano sinteticamente l’argomento; alle alette, che completano l’immagine, e alle righe a pie’ di pagina il compito di approfondire ulteriormente gli argomenti. Questa struttura consente una lettura a diversi livelli, che può partire dallo sfogliare le pagine per il puro piacere di guardare immagini dai colori sgargianti, oppure per approfondire aspetti della fisiologia e dell’etologia di animali noti e meno noti. 
 

 
perché
 
'Miss Genius' ha colpito ancora. La Norsdstrom che della Wise Brown dice testualmente 'my favourite author' o la chiama spesso nei suoi fitti carteggi 'miss genius' ha di lei una stima sconfinata, ma nello stesso tempo ha anche la capacità di rimanere lucida nel proprio ruolo di editor e sa vedere oltre i libri, sa cioè leggerne il futuro editoriale.
L'intesa tra un autore e il proprio editor - a patto che tra loro corra fiducia, stima, comprensione e ascolto reciproco - spesso contribuisce in buona percentuale a segnare la qualità e il successo di un libro.
Il talento e la sensibilità della Nordstrom sono leggendari (sotto i suoi occhi sono passati i più grandi e forse sono diventati proprio così grandi anche grazie al suo sguardo) e la pagina finale di questo libro lo attesta.
Ma dietro a questo armonioso testo, ispirato a un ballata amorosa dei trovatori provenzali, studiata su Chaucer che racconta una storia d'amore costruita come una battuta di caccia che prevede trasformazioni magiche, c'è anche un altro interlocutore importante per lei, Lucy Mitchell, la sua insegnante, nonché fondatrice della Bank Street School, ispirata alla pedagogia deweyana.
La Wise Brown la sfida in qualche modo e le dice che ha intenzione di trasformare un testo della tradizione trobadorica in un albo per bambini piccoli, piccoli: di due o tre anni, l'età in cui per l'appunto cercano di sperimentare il mondo al di là della protezione materna, sempre sicuri però di averla intorno - in caso di bisogno
 
 
Ottobre 2020
 
 

 perché
 
questo romanzo della Rosoff ha non pochi punti di forza: la descrizione dell’ambiguità dei sentimenti, della confusione adolescenziale è rappresentata con estrema semplicità e naturalezza: il conflitto fra pulsioni irrefrenabili e consapevolezza di sé e dell’altro emerge chiarissimo nella protagonista, attratta da Kit, ma nello stesso tempo consapevole di essere una pedina nel gioco perverso del ragazzo. La seduzione è un gioco di sguardi, di inviti e di ritrosie, qui però privi di innocenza. La stessa ambivalenza sessuale, che nell’adolescenza rientra nella confusa ricerca dell’identità, è tratteggiata con sensibilità e intelligenza: la protagonista potrebbe benissimo essere un ragazzo: non ci sono descrizioni fisiche, né passaggi in cui questo sia chiaro, così come il finale svela come Kit sappia giocare con la seduzione a prescindere dall’oggetto del desiderio. 
 
 
 
perché

il piacere più grande sta nel ritrovarsi tra 'vecchi amici'. Riconoscere i personaggi, certe routine, come quella dei pancakes o dei bigliettini alla madre, che si modificano solo di poco per piccole varianti legate al diverso contesto. Piacevole è anche vedere come, accanto al gruppetto di base delle due amiche e dei loro animali, la piccola banda di quartiere si arricchisce di nuove entrate, anche se non propriamente simpatiche (ma ci vuole pur qualcuno che si immoli e faccia il 'lavoro sporco'). 
Altrettanto piacevole è constatare che l'ironia sottile dei primi due episodi è rimasta intatta.  
 
 Novembre 2020
 
 

 perché
 
su questo romanzo c’è davvero moltissimo da dire, innanzitutto per la ricchezza di personaggi che propone, tutti degni di attenzione, per le caratterizzazioni, che si rifanno a un genere letterario, potremmo dire di cappa e spada, molto popolare in Cina. Sono ritratti pensati per colpire l’immaginazione, descritti nei dettagli, dai tatuaggi ai denti d’oro, una carrellata fantastica, che può gareggiare con la ciurma di Sandokan e Tremal-naik. Ma alcuni di questi sono invece raccontati con accortezza psicologica, a partire proprio dalla piccola protagonista: una ragazzina coraggiosa, impudente, determinata, indipendente, ma nello stesso tempo capace di passioni, di amore, di rabbia. Amante del potere, capace però anche di ritrarsi dal mondo. Un bel personaggio femminile, per niente banale, che dovrebbe dar da pensare alle giovani lettrici e ai giovani lettori
 
 

 perché
 
In sostanza, Ruth Krauss, che non del tutto incidentalmente era compagna di Crockett Johnson, è in grado di confrontarsi con i bambini in totale assenza di gerarchie: lei si fida di loro e loro si fidano di lei. 
Alla pari.
Lei non inventa bambini, dà loro un posto nella letteratura.
I suoi bambini e il linguaggio che mette loro in bocca e, più in generale, il linguaggio di tutti i suoi testi non è inventato, semmai filtrato da una sua innata capacità poetica. W.D. Snodgrass nel 1958, nel voler definire il tatto del poeta, usa come esempi i libri di Ruth Krauss e mette in luce la sua capacità di dare forma al senso, usando parole 'cruciali' o frasi che fino a quel momento non avevano avuto dignità di stampa. Con questo sancisce, ovviamente, la grande qualità estetica dei suoi testi. [...]
Sergio Ruzzier ha potuto costruire sulla leggerezza e profondità delle poche parole della Krauss un suo abecedario animale che spesso e volentieri prende spunto dalle parole, ma va a raccontare anche molto altro. Altre piccole storie che prendono forma.
A ben vedere, questo capita in ogni pagina. In alcune però l'assicella per 'saltare' si alza di parecchio.
 
Dicembre 2020
 
 

 perché
 
Le lettrici e i lettori più giovani troveranno in questo fumetto non solo le avventure di un ragazzino digiuno del mondo e costretto ad attraversarlo; troveranno anche una dissacrante immagine del potere, incarnato dal re e dalla sua corte, fatta di burocrati, di servi adulatori e di traditori. I singoli ritratti sono magistrali, mostrando, di volta in volta, vigliaccheria, ottusità, doppiezza come tratti fondamentali dei comportamenti degli uomini di corte. Di contro, i personaggi positivi, dalla Principessa Bianca all’Ucciditore, sono figure, almeno apparentemente, senza ombre; d’altra parte, lo schema narrativo del fantasy prevede, in linea di massima, una netta demarcazione fra il bene e il male.
Detto tutto questo, mi sembra di poter suggerire caldamente questa lettura a ragazze e ragazzi che vogliano avvicinarsi al fumetto d’autore, con una lettura divertente e appassionante.
 
 
 
perché 
 
Costruiti sul passo breve, anzi brevissimo (dovevano occupare il paginone centrale della rivista), spesso si tratta di vere e proprie pièces di teatro, dialoghi pieni di ironia e contemporaneamente di ingenuità tra i due fratelli o tra questi e il resto degli abitanti della fattoria. [...]
In un microcosmo tutto (o quasi) animale trova spazio l'intera umanità con le fragilità, le paure, convinzioni e convenzioni che le sono proprie. È un continuo stimolo a ragionare sul nostro bisogno di essere sociali e individui allo stesso tempo, sul nostro piccolo quotidiano e sulla nostra grande spiritualità. Ognuno di noi si confronterà con la percezione del buio nel racconto che ne fa il cane, con la propria fragilità a sentirsi solo nel bofonchiare di oca, con la propria finitezza di fronte alla perfezione, leggendo il discorso sulla luna piena che pronuncia fratello. Ciascuno è chiamato a ragionare sulla propria percezione di quanto sia effimera la felicità, quando leggerà del rammarico di tutti per non aver toccato legno per farla durare...
 
[Fine]