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lunedì 17 aprile 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

UNA LETTERA RESPINTA


In ‘Da qui si vede il mondo intero’, il nuovo romanzo di Enne Koens, pubblicato da Camelozampa, tutto comincia così, con una lettera respinta al mittente, da cui la pioggia ha cancellato mittente e destinatario; a trovarla è Dee, una vispa bambina olandese che vive in un complesso di case popolari. Il testo della lettera non chiarisce il mistero: c’è una persona che ama e un’altra che, evidentemente, non vuole saperne.
Dee ha dieci anni e vive con la madre Esther, che lavora come bibliotecaria; i suoi amici più cari sono Kevin, anche lui vive con una madre single, e Vito, compagno di scuola e membro di una famiglia italiana numerosa e chiassosa.
Dee si rivolge a Vito, che la ama perdutamente, per affrontare insieme le indagini sulla lettera dalla busta azzurrina; e speso sguscia fuori casa per andare con lui in cerca di indizi. I tre bambini vivono tutti nello stesso condominio, che è, come è facile immaginare, uno spaccato del mondo intero: ci sono immigrati di vecchia data e recenti, profughi, e olandesi in difficoltà, come la mamma di Dee, che è arrivata lì giovanissima, incinta e sola al mondo.
Della sua vera storia Dee non sa nulla e questo le fa pensare di essere stata adottata o rapita; si aspetta, quindi, da un momento all’altro la rivelazione della sua vera origine e magari i suoi veri genitori la stanno cercando, sono ricchissimi e la porteranno via da lì.
La realtà è molto diversa, decisamente più prosaica, ma non meno drammatica; grazie a una fotografia, Esther si convince a spiegare alla figlia perché, incinta, è stata costretta a scappare di casa: la sua era una famiglia bigotta e la condotta della ragazza risultava inaccettabile, tanto da ripudiarla.
Dee a questo punto sa, anche grazie alle testimonianze di alcune vicine di casa, di essere davvero figlia di sua madre. I sogni svaniscono, ma cade anche la barriera che si era creata fra di loro.
Ma le lettere? Erano proprio indirizzate ad Esther, ed erano scritte da sua madre, in cerca di una riconciliazione, che però la madre di Dee non voleva.
Come prosegue la storia non si può svelare. Posso però sottolineare gli indiscutibili punti di forza di questo romanzo. Innanzitutto, la leggerezza: tutti i personaggi di questa storia si portano il peso di drammi, sconfitte, difficoltà, la loro è la vita di una dignitosa povertà e nello stesso tempo di una grande vitalità; l’autrice racconta questo spaccato di vita vera, piena di contraddizioni, con uno stile leggero, mai pedante, potremmo dire quasi indulgente nei confronti dell’umanità che anima le case popolari. Poi la caratterizzazione dei personaggi, dalla protagonista, Dee, intraprendente e risoluta come Lena di ‘Cuori di Waffel’, fino alle comparse di questa intensa rappresentazione: Bilal il postino, il maestro Mo, la vecchia Elly e via descrivendo.
Una grande foto di gruppo che accoglie l’intenso rapporto madre-figlia, dove i segreti hanno scavato un solco e fatto nascere sospetti.
Infine lo stile diretto, con la narrazione in prima persona, che coinvolge il lettore e la lettrice nelle vicende della protagonista.
Anche in questo libro, stampato con caratteri ad alta leggibilità, sono presenti le illustrazioni di Maartje Kuiper, che firma anche la copertina.
Il romanzo è stato selezionato per Il Jenny Smelik IBBY book prijs ed è vincitore del Bronzen Griffel; immaginiamo che anche in Italia, come il precedente romanzo, ‘Sono Vincent e non ho paura’ ‘Da qui si vede il mondo intero’ riceverà la dovuta attenzione della critica.
Ma saranno soprattutto i giovani lettori e lettrici ad apprezzarlo per la sua freschezza e per la delicata ironia che lo pervade.
Lettura consigliata a partire dai dieci anni.

Eleonora

“Da qui si vede il mondo intero’, E. Koens, trad. O. Amagliani, Camelozampa 2023




lunedì 26 febbraio 2018

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


I want you, I need you, I love you...

La figlia del guardiano, Jerry Spinelli (trad. Manuela Salvi)
Mondadori, 2017


NARRATIVA PER GRANDI (dagli 11 anni)

"Perché in quella voce - 'Mettili nel lavello' - riconobbi qualcosa che aspettavo di sentire da dodici anni. Non veniva da mio padre ma da una donna che in casa mia aveva già occupato lo spazio di mia madre. Certo, anche le altre domestiche lo avevano fatto. Ma quella...quella stava facendo qualcosa di nuovo. Usava parole da mamma. Con me."

L'infanzia di Cammie sta per finire, manca poco al suo tredicesimo compleanno. Con quella frase detta con un tono secco, che non lascia repliche: Mettili nel lavello, riferito ai piatti sporchi della colazione, a Cammie pare di avere davanti la possibilità di diventare qualcosa che oramai pensava di non poter essere più: una figlia di una madre.
Cammie è orfana di madre e vive con il padre all'interno delle mura di un penitenziario, Two Mills, in Pennsylvania, di cui lui è direttore.
Le sue amicizie si contano sulle dita di una mano. Tra le detenute, Boo Boo con cui fa lunghe chiacchierate nella Voliera, la vecchia Stanza della Quiete che suo padre ha trasformato in un grande ambiente a vetri dove liberi svolazzano uccelli e farfalle. Al di fuori del carcere, tra le compagne di scuola, praticamente c'è solo Reggie, paziente amica del cuore.
Accanto a Cammie, che tra le mura del carcere tutti chiamano Tornado perché fa sempre tutto di corsa, c'è Eloda. Una detenuta 'fidata' che ha il compito di rigovernare il loro appartamento e di prendersi cura di Cammie, quando suo padre è altrove.
Eloda è taciturna, molto riservata, efficiente nei lavori, una buona cuoca ed è brava a fare le trecce con i capelli di Cammie. Ma mantiene una impalpabile ma strenua distanza nei confronti di questa ragazzina, una sorta di alone di silenzio misterioso la circonda. Cammie ora ha deciso di sfidarlo, Cammie si è prefissa un obiettivo arduo: trasformare Eloda in una madre, sua madre.
Eloda non cede, quella distanza sembra incolmabile. Lei non potrà mai essere sua madre...
E così Cammie combatte, soffre, mente, imbroglia, accumula rabbia che sfoga qui e là, si mette persino nei guai. Tutto sembra inutile.
Fino al giorno in cui riesce, tutta da sola, ad affrontare il suo peggior nemico: quell'angolo di strada in cui tredici anni prima sua madre ha perso la vita ma prima di farlo ha spinto il suo passeggino in salvo.
D'altronde, 'nessuna madre è seppellita davvero finché suo figlio non riesce a tirarsi fuori dalla tomba.'
Ed Eloda è ancora lì e mantiene il suo silenzio e i suoi segreti...e Cammie cresce.
Questa è la meravigliosa storia di queste due.

Denso. Un libro del migliore Spinelli di qualche anno fa. Quello che ha raccontato una delle più belle figure di ragazza che la letteratura abbia mai prodotto: Stargirl, quella che suonava l'ukulele per cantarti buon compleanno tra i tavoli della mensa, quella che aveva gli occhi grandi come quelli di un cerbiatto abbagliato dai fari nella notte. Quella che potevi cercare di fissarla come una farfalla con gli spilli, ma lei sarebbe volata via. Quella.
Ecco, quello Spinelli lì. La storia che costruisce ha un'impalcatura perfetta. Si tratta di un lungo ricordo degli anni dell'infanzia da parte di Cammie, alla fine degli anni Cinquanta, quando essere bambini era un'altra cosa, una libertà e un'autonomia oggi quasi impensabili, che termina, lei ormai cresciuta, con uno straordinario svelamento che nessuno, neanche lei, si sarebbe mai aspettato.
Così il lettore ripercorre a ritroso l'intera vicenda per 'rimettere le cose finalmente a loro giusto posto'.
Accanto a un plot perfetto, Spinelli sfodera sulla pagina un'altra serie di qualità che gli vanno riconosciute e che rendono La figlia del guardiano un libro raro. Prima di tutto l'idea strepitosa del contesto. Tutto si svolge all'interno di una fortezza medievale con torri e cammini di ronda che, al suo interno, diventa casa, voliera, e nello stesso tempo continua a essere carcere e a contenere assassini della peggior specie. Un ulteriore e meraviglioso cortocircuito per chi legge. Un 'gancio' che utilizza per ragionare sul dentro e sul fuori, su cosa sia la normalità e cosa sia l'esotico, il proibito, il vietato. Sulla libertà e sulla costrizione. In particolare sulle contraddizioni dell'America, ma a ben vedere dell'intera umanità.
E a tal proposito non si può non sottolineare la sua, di Spinelli, capacità di introspezione, la sua sensibilità umana con cui crea i personaggi, li differenzia, li rende complessi, unici, ne costruisce le reciproche relazioni, ne racconta il loro spessore umano, ne esplora le molte contraddizioni, gli concede la libertà di custodire i propri segreti, ne testimonia il difficile percorso verso l'autonomia. Senza mai giudicare, senza mai farsi avanti, prendendoli per mano. Un'umanità densa, fatta di luce e ombra. Inevitabilmente i personaggi (o forse dovremmo dire meglio, le persone?) entrano nel cuore di chi legge.
Nella voliera con Boo Boo non c'è solo Cammie, ci siamo tutti.
E ancora, la qualità della scrittura che trova in Manuela Salvi la perfetta voce italiana. Asciutta, diretta. Non potrebbe essere migliore di così.
E ancora Spinelli ci offre un ulteriore ritratto di adolescente alle prese con un problema di non facile soluzione. Ed è ancora un ritratto femminile di una ragazzina che, a guardarsi indietro, ammette: non ero felice in quegli anni. Crescere, lo avranno già scritto milioni di volte, non è una roba da ridere.

Carla

lunedì 5 maggio 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IL RAGAZZO CHESSÀ RIANIMARE IL MONDO

La vera storia del mostro Billy Dean, David Almond
Salani 2014


NARRATIVA PER GRANDI (dai 13 anni)

"Tempera la matita e parti dallinizio e aspetta la parola.
Che parola cè allinizio?
Non ti fermare. Scrivila.
Buio.
Buio con umbambino dentro."

Questo è 'linizio', ma anche la fine della storia di Billy Dean. La storia che lui stesso scrive per raccontare agli altri la sua infanzia, fatta di buio, tanto buio.
Nato in un giorno di tragedia, tra i colpi assordanti di diverse esplosioni, Billy Dean è un bambino che porta su di sé il peso di una grave colpa. Non sua.
Veronica questo bambino lo ha avuto da un uomo che un figlio proprio non può permetterselo, perché è un prete. Lei, ingenua, giovane e piena d'amore, non rinuncia alla sua maternità ma è costretta dalle circostanze a segregare questo bambino e ad allevarlo in segreto, in una soffitta sempre chiusa a chiave. Solo un'altra persona, oltre a Veronica e a Padre Wilfred sanno dell'esistenza di questa creatura, la signora Malone che lo ha aiutato a venire al mondo.
Undici anni passati in una soffitta a guardare solo il cielo e le stelle, ad aspettare le rare visite di suo padre, ad essere accudito da quella madre-ragazza che lo riempie di mille attenzioni ma che ne sacrifica a tal punto l'infanzia, Billy Dean, cresce. Come quelle piantine che nascono nelle fessure di una pietra, lui tenacemente va avanti. Si crea un suo mondo fatto intorno alle poche cose che ha e gioca ad essere Dio per dare la vita ai suoi animali di legno. La vita, quella vera, però è dietro a una porta e Billy Dean può coglierne solo minimi accenni. Tuttavia è in grado di dare forma e senso al suo tempo imparando a scrivere in una lingua che suona come quella che parlano gli altri, ma che a leggerla è ben diversa. Tutto in lui è un po' diverso. E lo sarà anche quando finalmente sua madre, con l'aiuto del signor McCaufrey, il macellaio, deciderà di aprire la porta di quella soffitta.
Come una sua seconda venuta al mondo, Billy Dean comincia così la nuova vita, a Blinkbonny, in quel mondo che fino ad allora aveva solo potuto immaginare.
Per paradosso, i lunghi silenzi, la solitudine e la sua infanzia rinchiusa hanno fatto di Billy una persona di grande sensibilità, con un innata capacità di comunicare. Assetato di mondo, dialoga con le creature che lo circondano e con la natura in generale, entro cui si immerge spesso e volentieri. Ma, a parte le poche persone che lo amano, il mondo in cui vive è fatto di violenza, crudeltà, morte, inganno. È la risultante di grandi tragedie che lo hanno colpito e lentamente, ai suoi occhi si delinea un passato che può solo turbarlo. La sua dote di comunicare con i defunti lo mette in relazione con quanto è accaduto il terribile giorno in cui lui è nato.
Tutto converge: il passato che ritorna è l'ultima grande prova a cui Billy deve sottoporsi.

David Almond si confronta con un grande tema: il Peccato.
Una vicenda umana che nasce dall'aver violato la legge di Dio, è lo spunto per ragionare su di esso e sul senso ultimo del Cattolicesimo. Ma se è principalmente questo, non è solo questo. Lo dico, onestamente, per non spaventare il futuro lettore.
Mediato attraverso una narrazione avvincente, misteriosa, struggente, in alcuni tratti lirica, Almond costruisce il romanzo secondo un'impalcatura tutta umana che però è capace di toccare e di chiamare in causa molti dei cardini su cui fonda la religione cattolica.
La figura dell'Angelo bambino come messaggero tra due mondi separati, le molte statue di santi in frantumi che con pazienza Billy e sua madre ricompongono con intenti agiografici sono elementi che rinforzano il contesto.Ma Almond si spinge ben oltre: i dogmi della Creazione, del Peccato originale, dell'Incarnazione di Dio nel figlio Gesù, della Resurrezione ci sono tutti e costituiscono effettivamente il reticolato intorno a cui la storia terrena di Billy Dean si organizza. Ma proprio nella loro definizione di dogmi essi portano con sé, inevitabilmente, grandi domande, che sembrano essere la molla intima ed ultima che ha spinto Almond a scriverne. Credo.
La vera storia del mostro Billy Dean, però, è anche un grandissimo romanzo, al di là di ogni lettura esegetico-religiosa che se ne voglia fare. È, prima di essere divina, una storia tutta umana, laddove si racconta di un bambino che è in grado di crearsi un proprio mondo (a sua immagine e somiglianza), laddove un prete pecca e una ragazza ama, laddove in un ragazzo vengono riposte le speranze di rinascita di un mondo che non funziona, laddove una donna ricomincia a vivere grazie a una manovra di respirazione artificiale.
Il senso ultimo è ancora una volta in quel mostro che occhieggia in copertina: un'altra creatura speciale (che le racchiude tutte un po'), un po' come Mina che da un albero ragiona della 'bellissima bellezza del mondo', come Skellig che ha le ali, come Paul che è arrivato a toccare la luna, come Stephen che crea con l'argilla, come Kit che dialoga con i morti e come David che ha contato più di cento stelle...

Carla

Noterella al margine. Qui e qui note sull'importante intervista rilasciata da Almond alla fiera del libro di Bologna, lo scorso marzo.

martedì 26 giugno 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


OLIVIA E IL GRANDE SEGRETO, Tor Freeman
La Margherita edizioni, 2012

ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)



"Tina confida a Olivia un segreto! 'Non devi dirlo a nessuno!' si raccomanda Tina. 'Lo prometto!' risponde Olivia. Così, ora, Olivia ha un segreto."

Tina è innamorata (ma non vi dico di chi: è un segreto!) E quando uno è innamorato è in quello stato di beatitudine che si vorrebbe condividere con qualcun altro e quindi ecco che si genera il segreto. Se da un lato Tina, nel dirlo, si alleggerisce, altrettanto si appesantisce Olivia che ora il segreto lo deve custodire. Saper mantenere un segreto non è roba da tutti. Richiede grande forza di volontà, fedeltà alla parola data, e molta autodisciplina.
Olivia ci prova a non tradire la fiducia di Tina, e per un paio di volte ci riesce anche, ma alla fine cede e a Gino spiffera ogni cosa. Ma di Gino ci si può fidare: è una tartaruga seria che porta anche gli occhiali. Ma a che servono i migliori amici se non ad ascoltarci e così Gino, in piscina, spiffera tutto a sua volta al suo miglior amico che per farsi bello con Lola e Bea racconta ogni cosa...ormai il guaio è fatto. Lola è amica di Tina ed è proprio a lei che va a raccontarlo. Così il cerchio si chiude, non prima che la povera Tina vada a sgridare Olivia che si è dimostrata un vero 'colabrodo' e fino all'ultimo non si smentisce, raccontando a tutti noi lettori di chi Tina è innamorata.

Libro che scorre veloce e spensierato in una carrellata di personaggi animali, conigli, cani, gatti, giraffe e coccodrilli che -molto umanizzati- si muovono in un mondo del tutto riconoscibile agli occhi di un bambino. Il fatto di scegliere come protagonisti delle storie porcellini piuttosto che tartarughe, spiega la stessa autrice in un'intervista, le permette di essere più divertente e più esagerata agli occhi dei lettori.
Piccoli particolari attirano l'attenzione del lettore e alcune scenette 'ai margini' della storia principale fanno amare il disegno 'scarryano' della brava, e mai pubblicata finora in Italia, Tor Freeman.
Molto classico questo Olivia e il grande segreto sia nell'impostazione del disegno, sia nel tipo di svolgimento narrativo così reiterativo pare particolarmente gradevole al piccolo lettore per immediatezza e semplicità. Due caratteristiche che si aggiungono ad un quid ulteriore che rende i libri della Freeman indimenticabili anche agli occhi degli adulti lettori. In questo senso la Feeeman coglie un passaggio fondamentale per la riuscita di un libro: il fatto che un albo illustrato è mediato, nella maggior parte dei casi, dalla lettura di un adulto. E se il libro non cattura l'interesse anche di un grande, e se il libro non si offre ai suoi occhi come oggetto di piacere, all'ennesima lettura che viene chiamato a fare, il libro deve saperlo divertire ancora e ancora. Ai libri della Freeman questo succede. Ed è per questa ragione che sarebbe bello se la Margherita edizioni continuasse anche in futuro a pubblicarne altri titoli e penso alla storia del gallo Nelson (Nelson, Walker, 2009) o a quella del povero Ambrose in cerca di una medaglia d'oro alle olimpiadi degli insetti (Ambrose goes for gold, MacMillan, 2008).

Carla

martedì 12 giugno 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LAVORARE SU DI NOI

TROPPA FORTUNA, Hélène Vignal
Camelozampa (Camelopardus), 2011



NARRATIVA PER GRANDI (dai 13 anni)

"La sera i miei genitori vanno alle riunioni di Maurice Lepoivre. A volte, non posso fare a meno di domandargli: 'Ma durante le riunioni cosa fate esattamente?' Mia madre rimane un bel po' senza dire niente. Poi tira un grosso sospiro, come quando uno si sta concentrando, e alla fine dice con voce da fantasma 'Lavoriamo su di noi'. Io questa cosa mica la capisco. Cosa vuol dire 'lavorare su di noi'? Non faccio domande. Aspetto senza dire niente. Perché a un certo punto capirò."

Chi racconta è una bambinetta di nove anni. Non capisce troppo bene che cosa le stia succedendo intorno: si limita a leggere gli avvenimenti in sequenza e ad accettarli, così come si accettano le regole di un gioco. Ci sono e basta.
Il vecchio Maurice Lepoivre che i genitori della bambina considerano il loro maestro spirituale è a capo di una comunità di individui, grandi e piccoli, che in lui vedono un imprescindibile punto di riferimento.
Le regole stabilite in questo gruppo sono rigide: non parlare, non lasciare spazio alle emozioni, saper mantenere il segreto, e soprattutto sentirsi migliori degli altri, che sono le persone comuni. Per ottenere ciò tutti sono chiamati a rispettare e a ripetere come un mantra lo slogan: lavorare su di noi. Tutti i membri della comunità sono chiamati a farlo, sia gli adulti sia i bambini che si riuniscono sempre nella grande casa. È questo che li fa sentire diversi e privilegiati. Loro sì che hanno avuto fortuna. Troppa fortuna.

Così arriva a pensare la protagonista di questo breve e intensissimo racconto. Lei, alla fine della storia, pensa di sé di avere troppa fortuna. Ma avere troppa fortuna porta in sé una stonatura, qualcosa di anomalo, disarmonico. Anomalia che attraversa l'intera narrazione e che lascia un senso di inquietudine e di mistero in chi legge. È davvero una strana storia questa scritta dalla Vignal, con una forte componente autobiografica che ne caratterizza la grande intensità emotiva di alcuni passaggi. Far parte di un'élite, al principio fa sentire la bambina una privilegiata, ma il prezzo che le è richiesto in cambio, ovvero le assenze sempre più prolungate dei genitori, l'isolamento rispetto agli altri, la conseguente solitudine, l'allontanamento da ogni emozione, il senso del dovere che non deve mai recedere, tutto questo trasforma il suo sentirsi superiore in qualcos'altro. Si ritrova chiusa in una gabbia, che le impedisce di godere di una vita normale e spensierata (per quanto possibile), come dovrebbe essere quella di ogni bambino della sua età.
Catturata dagli occhi magnetici e interrogativi della bambina che guarda la gabbietta che tiene sul palmo della mano (quella stessa gabbia che, con felice sintesi di Giovanni Nori, nella quarta si è ingrandita a tal punto da imprigionare quella stessa bambina), ho preso questo libro e l'ho letto di un fiato. Già nella lettura mi saliva lo stesso senso di inquietudine che ha la protagonista e che mi ha accompagnato fino alla fine. Unica boccata d'ossigeno, d'aria fresca è il racconto della vacanza in Bretagna (sembra che la Vignal l'abbia messo lì quasi per dare ancora maggior risalto alla cupezza del resto della storia). Impossibile non rileggere questo libro una seconda volta, per ragionare nuovamente sui temi 'difficili' che mette sul tavolo la Vignal. Nella seconda lettura si apprezza tutto ancora di più. E poi, sopra ogni contenuto, c'è quel magnifico stile e quel linguaggio (in questo grandissima è stata anche la traduttrice) che sa essere ficcante e nello stesso tempo lieve, come sono spesso i ragazzini.

Carla

Noterella al margine. Come altri libri di questa interessante casa editrice (la collana Sconfini - Camelozampa è dedicata alla narrativa che arriva da altri paesi: molto interessante!), questo è un libro difficile che non darei a un lettore che non sia accorto, ma è un libro che genera domande anche di carattere più universale su temi come: noi, gli altri, essere guidati, essere autonomi, essere singoli, essere gruppo, essere comuni, essere privilegiati, essere svegli, essere addormentati...Se ne potrebbe parlare per ore con ragazzi in transito verso il mondo degli adulti!


giovedì 7 giugno 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL PENSIERO E IL SOGNO SONO VEICOLI CELESTI (Olav Hauge)


IL SEGRETO DI GARMANN, Stian Hole
Donzelli, 2012

ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni)
 
'"Vieni Garmann, devo farti vedere un segreto', gli sussurra. Sgattaiolano insieme attraverso il parco e lungo la rete di recinzione che durante l'inverno Hanne ha convinto Garmann a leccare con un imbroglio. Poco dopo raggiungono i grandi abeti.
Johanne si guarda indietro e controlla che nessuno li veda. po prendono il sentiero che attraversa il bosco. 'Dove stiamo andando?' sussurra Garmann. 'Aspetta e vedrai' risponde Johanne.

Hanne e Johanne. Come dimenticare le due gemelle che in L'estate di Garmann (Donzelli, 2011) sono spauracchio per quel povero bambinetto biondo, perché a loro i denti da latte sono caduti e a lui no, perché loro sanno essere agili e lui è goffo? Garmann non le dimentica; le osserva di nascosto dietro l'albero della scuola mentre saltano a corda. Nonostante nessuno riesca a distinguerle, lui sa che sono diversissime. Hanne è dispettosa, permalosa e anche un po' ricattatrice, Johanne è curiosa e sa un sacco di belle cose e soprattutto ha con Garmann un segreto segretissimo, che ha a che fare con lo spazio. In un angolo del bosco ha scovato un rottame abbandonato che i due bambini immaginano possa essere un'astronave. Una navicella sovietica. Magari proprio quella di Gagarin (figurato al principio del libro).
Intorno a questa immaginaria navicella i due ragazzini ruotano e condividono sogni, tenerezze e brividi sulla pelle, ma soprattutto condividono i segreti della loro intimità. Sebbene il segreto che dà il titolo al libro sembri essere una navicella spaziale e la sua ricostruzione, in verità il segreto più grosso è la loro piccola e dolce storia di amore, fatta di dita che si sfiorano, di mani nelle mani e di un metodo infallibile per fermare il tempo... (solo leggendo il libro lo scoprirete).


Stian Hole è stato a Roma in occasione della Tribù dei lettori e ha fatto un paio di incontri con fortunati ragazzi di due scuole di Roma e provincia. E' stato molto interessante ascoltarlo mentre parlava del suo lavoro, di come per lui nascano le idee e di come queste prendano corpo. Ha raccontato ai bambini di come sia divertente e stimolante immaginare in una forma altri oggetti. Per farli ragionare su cosa volesse dire ciò, ha mostrato loro un sellino e un manubrio di bici, disposti nello spazio in una modalità precisa. A guardarli essi potevano sembrare se stessi ma anche molte altre cose, per esempio un toro, secondo la lettura che ne fece Picasso. Questo è il suo modo di lavorare: rielaborare, rielaborare e ancora rielaborare ciò che è davanti ai nostri occhi e restituirlo al lettore, trasformato.
Ha inoltre raccontato di come nell'edizione statunitense del libro siano 'saltate' certe immagini, giudicate poco consone (indovinate quali sono state censurate da quei quaccheri di americani?).
Sono molti i punti che mi fanno apprezzare questa seconda (in realtà terza) prova di Hole, che ha appena vinto il premio Andersen in Italia.
In primo luogo, l'illustrazione così innovativa, insolita, raffinata in ogni particolare, risultato finale di un lungo processo elaborativo, e così piena di citazioni.
In seconda battuta la leggerezza con cui Stian Hole racconta l'universo dei segreti, del saperli mantenere. Un mondo fatto solo di ragazzini.


Ma anche di come sia bravo nel raccontare un primo amore, attraverso delicatezze e pudori continui. L'assenza di ogni malizia, Hanne esclusa.
Bellissimo è anche il grande contenitore dell'intera storia: il bosco, in tutte le sue declinazioni, come luogo segreto per eccellenza, che viene scoperto proprio come una tenda che delicatamente si scosti per lasciar guardare cosa si nasconda al di là.


Carla