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venerdì 8 maggio 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

L'ETA' D'ORO

Leopold. il mangiabriciole invisibile
, James Flora 
Bohem Press 2026 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Leopold aspetta sempre che arrivi qualcuno 
che mangi i biscotti e faccia le briciole. 
Un giorno aspettò e aspettò. 
Un poliziotto camminava per strada. 
Un uomo arrivava a cavallo. 
Un treno fischiava passando. 
Ma nessuno di loro fece briciole. 
Poi arrivò Minerva..." 

E tutto cambia nella giornata di Leopold il mangiabriciole invisibile. 
E anche in quella di Minerva, una bimbetta senza denti davanti. 
Leopold, come unica traccia della sua presenza, lascia delle evidenti impronte che sono l'unico segnale della sua effettiva esistenza. Minerva invece a terra scarica un bel po' di briciole dei suoi biscotti alla vaniglia. Nasce così un meraviglioso sodalizio: Leopold la segue ovunque, le sparge briciole lungo il cammino e poi decide di salirgli in groppa per andarsene in giro. Ma la trasparenza di Leopold non aiuta e quindi tutti quelli che li incrociano pensano di avere le traveggole e scappano atterriti. 


Anche il giorno dopo a scuola, dove Minerva lo porta, le cose non migliorano. 
La fame di Leopold si fa sentire così decide di mangiare tutte le merende che incontra, pensando - ingenuo - che siano dei regalini per lui da parte dei bambini. 
Comincia così la loro avventura sempre più rocambolesca e travolgente che li vede attraversare la città: una bambina sdentata, ma piena di inventiva e una creatura invisibile (o quasi), ma dalla pancia mai piena. 

Questo libro ha 65 anni tondi tondi ma ha l'energia di un ragazzino. 
Per di più è uno dei rari casi di importazione di James Flora in Italia. 
Il suo primo libro arrivato da noi è stato Il giorno in cui la mucca starnutì (prima edizione americana nel 1957, poi importato nel 2011 da orecchio acerbo). 
Il secondo esempio è Che paura, nonno! (pubblicato per la prima volta nel 1978 negli Usa e pubblicato quindi qui da Cliquot nel 2020). 
E poi basta! 
Jim Flora, gigantesco artista, dalla musica alla pittura passando per la grafica e il design pubblicitario senza mai fermarsi, meriterebbe ben altra attenzione. Anche perché le sue storie, per come sono costruite e disegnate, hanno una tale energia interna, una tale comicità innata, una tale qualità estetica, che difficilmente passerebbero inosservate alle orecchie e agli occhi dei bambini... 


Sono, almeno due su tre dei libri tradotti, delle vere e proprie fabbriche di caos e della risata schietta. Quella stessa risata intrattenibile di fronte a un qualsiasi filmino di Stanlio e Ollio, per esempio. 
Nel Il giorno in cui la mucca starnutì Flora costruisce tutto su un inarrestabile crescendo che parte da un evento infinitesimale, ossia lo starnuto di una mucca, per poi arrivare a un pirotecnico gran finale, prima di riatterrare con il botto nella stessa stalla di partenza. 
In Leopold in meccanismo non è molto diverso: si parte da un piccolo fatto che, sebbene abbia del meraviglioso in sé, resta comunque circoscritto a delle briciole per terra. 
Ma da lì al decollo verso una irrefrenabile fame di questa creatura bastano davvero un paio di pagine. Parte così la comica: Leopold mangia merende, svaligia pasticcerie, saccheggia un alimentari, depreda una banca, salvo poi risputare tutti i bigliettoni tra i piedi degli onesti (!) cittadini, svuota un negozio di caramelle e, colmo dei colmi, si acchiappa anche il pranzo del commissario in caserma. 
Tutto questo avviene in Leopold come pure ne Il giorno in cui la mucca starnutì davanti agli occhi vigili di un infante. 


Minerva qui non lo molla, anche se il controllo le è un po' sfuggito di mano. Ed è a lei - a lei sola - che va il merito di trovare una soluzione per arginare il magnifico disastro. 
Ed è qui, sul finale che non svelerei, che succedono due cose che testimoniano la bellezza e in qualche modo anche la magnifica scorrettezza di quegli anni d'oro della letteratura illustrata. Ormai perduti, a meno che non editori sensibili e colti vadano meritoriamente a ripescare libri del genere. 
La prima cosa che succede è nel sapiente lavoro sul colore che, alla faccia delle solite pagine alternate con il B/N per risparmiare, sta lì a testimoniare l'arte di Flora. 
La seconda sta in quel finale che - ne sono certa - i bambini si godranno ridendo allegramente, mentre gli adulti, ameno i più politicamente corretti, preferirebbero diverso. E' un po' come se ci fosse tra i libri di quegli anni (penso al libro di Tresselt & Glaser, L'elefante più piccolo del mondo), tra quegli anni d'oro per l'albo illustrato, una sottile quanto tangibile linea di confine con i libri illustrati di questi anni (non tutti, ma parecchi), una linea di confine tra la libertà assoluta di invenzione di allora e una libertà sempre un po' condizionata di oggi... 


Si esulti dunque per l'arrivo di Leopold! 

Carla

venerdì 5 settembre 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

ANDARE O STARE

Quì & là
, Thea Lu 
Bohem press 2025 


 ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Dan non si è mai mosso dalla sua città. 
Vive come una grande quercia, radicata nella sua terra. Dice sempre: 'Entra, sono qui'. 
Aki vive come un gabbiano nomade, sempre in volo, mai quieto. 
Dice sempre: 'Parto, vado là'". 

Dan ha un piccolo caffè in una cittadina sul mare, Aki vive sulla sua barca da pesca e il suo letto è accanto alla sala macchine. Uno guarda il mondo dalla finestra, l'altro vede il mare dall'oblò. E quando tutti e due guardano al di là del vetro si sentono lontani dal mondo... 
Entrambi, però, amano fare la vita che hanno scelto: Dan sente forte di appartenere a quel luogo, mentre Aki ama non sentirsi legato, ma andare libero verso l'ignoto. 


Nel caffè di Dan entrano spesso persone di passaggio che arrivano anche da molto lontano, dai quattro angoli del mondo. Lasciano ogni volta un piccolo ricordo di sé, oltre a condividere con lui le storie diverse di ciascuno. Una piccola alce da una bambina del Nord o una foglia particolare da una donna che arrivava dal Sud... 
 Aki, invece, quando attracca su rive sempre diverse incontra gente sempre diversa e anche lui con loro condivide tempo e spazi: ha dormito a casa di un altro pescatore, ha ascoltato la musica con chi stava festeggiando sulla spiaggia intorno a un falò. 
Ma una volta nel caffè di Dan è entrato, insieme a tanta altra gente festosa, anche un marinaio... 
Era Aki! 

Sono attratta sempre e molto dagli opposti. 
Mi piace metterli vicino e vederli che fanno scintille e creano disequilibri, differenze e punti di osservazione tra loro inversi. 
Questo è un libro costruito su questa idea: uno dei due personaggi è fermo, mentre l'altro è in perenne movimento, uno senza spinte verso l'ignoto, un altro incapace di fermarsi. Uno è terra, marrone, e l'altro è mare, blu.
 

Eppure. 
Così diversi, sono entrambi capaci di provare sensazioni che li accomunano, sebbene così lontani riescono a incontrarsi, anche in senso metaforico, in una zona comune. 
Uno guarda fuori dalla sua casa, ossia dal suo caffè, l'altro che vive di fatto nel fuori ed è sempre un po' in cerca di un dentro che lo tenga al caldo. 
Entrambi, lungo le loro strade molto diverse, riescono a incontrare altre persone e con loro scambiano momenti ed esperienze che diventano ricordi, oggetti e fotografie, che si fissano sulle pareti del caffè di Dan e nell'album di Aki: cornici come piccole finestre per Dan e istantanee ritagliate come fossero casette per il marinaio. 


La loro diversità è sotto gli occhi di tutti, ma non smettono mai di guardarsi e di dialogare, in qualche modo. 
Questo libro, che è anche stato costruito in due modi diversi, costringe il proprio lettore a cambiare sempre punto di vista, ad aspettarsi sempre qualcosa d'altro. Che puntualmente arriva. Questo alternarsi continuo è l'idea che apprezzo di queste minime storie e mi piace anche il finale che si spalanca, letteralmente, in una grande tavolata piena di gente tutta differente. 
Si diceva del suo formato: dal punto di vista della sua costruzione, ne esistono appunto due diverse versioni, una pubblicata in Cina - Thea è lo pseudonimo di un nome molto cinese: Xinyuan - che ha lo stesso formato verticale ma una fascicolazione delle pagine più complessa e più scenografica di quella occidentale, più tradizionale, nonostante la pagina doppia finale. 



Nelle edizioni in cinese complesso e cinese semplificato si tratta di un formato apribile che tiene separate le storie di Dan e di Aki, rispettivamente sulla sinistra e sulla destra della costa centrale, le immagini sono sulla bandella che si apre a sipario, mentre il testo resta separato nella pagina accanto.
 

Il libro, che è stato premiato come Best Illustrated Book dal New York Times e dalla Public Library di New York per 2024 è stato anche tra i vincitori al Bologna Illustrators Exhibition, sta lì a dimostrare che la giovane Thea Lu ha stoffa e belle idee e una matita coraggiosa che gioca con le prospettive e gli scorci, con la luce e l'ombra. 
Brava. 

Carla

lunedì 31 dicembre 2018

ECCEZION FATTA!

I NOSTRI FUOCHI D'ARTIFICIO 
CHE SPARIAMO NELL'ETERE 
PER FARE LUCE
PER FARE RUMORE 
PER FARE MERAVIGLIA 
E PER FARE FESTA
 
Il meglio di... un anno di libri, un anno di ragionamenti,   
un anno di recensioni su Lettura candita 
Per ogni libro, il nostro perché
(BUM!) 


Gennaio 2018




perché

"questo piccolo illustrato ha molte doti concentrate in poche immagini: l'ironia, sicuramente, che sfuma nel grottesco quando descrive l'irrealistica immaginazione del bambino ancora poco padrone dei suoi mezzi fisici, un po' pasticcione, ma fieramente intenzionato a non chiedere aiuto. La cosa più apprezzabile in questo albo veloce e imprevedibile, è proprio l'aver visto il mondo ad altezza bambino: per un piccolo spogliarsi è una questione seria, sbrogliarsela da soli una questione fondamentale per affermare la propria presenza autonoma del mondo."

 Febbraio 2018



perché 

"E’ una trama complessa, piena di personaggi descritti a tutto tondo, di particolari, di descrizioni d’ambiente, di riferimenti storici. E’ davvero la dimostrazione di una grande padronanza del meccanismo del racconto, con una cura estrema del dettaglio, dalla descrizione dei vestiti al linguaggio attribuito a ciascun personaggio. E anche solo per questo, per questa accuratezza, consiglierei la lettura del romanzo; ma naturalmente non c’è solo questo, nel racconto corale di una famiglia e di un paese, la Norvegia, di cui, in fondo, non sappiamo molto. E’ un romanzo di grande respiro, di quelli che si fanno apprezzare pagina per pagina, sicuramente pensato per non essere un romanzo ‘per ragazzi’, ma rivolto anche al lettore e lettrice adulti."

 

 Marzo 2018



perché 

"Sono fatte salve tutte le caratteristiche formali di un librino per mani piccolissime. Ma a questo si aggiunge una altissima qualità estetica e di progetto che invece nei già rari libri per la primissima infanzia latita spesso e volentieri (basandosi sull'adagio che tanto un bambino piccolo il libro lo assaggia più che 'leggerlo').
La forza e il successo dei disegni di Eva Eriksson sta proprio in questo, nella sua capacità di creare personaggi attraverso il loro agire sulla pagina, le loro emozioni passano attraverso il gesto e lo sguardo e ciò li rende reali e come tali riconoscibili. Da quarant'anni in qua."
 

Aprile 2018



perché 

"Steig è uno dei più significativi rappresentanti di quell'epoca strepitosa - vera e propria età d'oro - del libro illustrato per l'infanzia. Finalmente qualcuno se ne è accorto e lentamente tutti i suoi libri , alcuni dei quali erano già stati pubblicati da Mondadori o da Einaudi in collane economiche che non gli rendevano merito, stanno comparendo in veste tipografica ben più curata e degna." 


Maggio 2018 



perché 

"L’anno in cui imparai a raccontare storie è un romanzo denso, che affronta in modo efficace tematiche impegnative: la prima, la più evidente, è relativa al pregiudizio, all’esclusione sociale, alla funzione quasi fisiologica di ‘cattivi’ che gli emarginati assolvono, loro malgrado, all’interno di una comunità. E’ facile trovare colpevoli in chi non ha gli strumenti per difendersi; è facile farlo quando si ha a che fare con comportamenti inconsueti, col rifiuto delle regole sociali più banali. Ma è anche presente la tematica del bullismo, qui interpretato da una ragazzina dalla vita difficile, incapace di controllare le conseguenze delle sue azioni."

 Giugno 2018


 perché 

"Questo albo illustrato ha diversi punti di forza: la capacità di sintesi dell’autore, Elisha Cooper, che per questo albo ha ricevuto la Caldecott Honor, nel raccontare con attenzione e cura la vita quotidiana dei gatti protagonisti, la vita che scorre, sempre uguale e sempre diversa, il momento in cui ci si conosce, ci si abitua l’uno all’altro e poi, inevitabilmente ci si lascia.
L’assenza di retorica è un tratto distintivo: sulla fine, sull’addio è facile far scorrere le lacrime. Qui la dipartita del gatto più vecchio viene raccontata con sobrietà, per quello che è, un momento doloroso e inevitabile del vivere insieme. E con la stessa sobrietà si racconta il nuovo inizio, la continuità della vita nello scorrere del tempo."
 
[continua]

lunedì 19 marzo 2018

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


PICCOLO E' BELLO
Il carretto di Max, Barbro Lindgren, Eva Eriksson
Bohem Press 2018


ILLUSTRATI PER PICCOLISSIMI (dai 2 anni)

"L'orsetto di Max va nel carretto.
Il cane di Max va nel carretto.
La palla di Max va nel carretto.
La macchinina di Max va nel carretto.
Il biscotto di Max va nel carretto."

Nel carretto di Max, un bimbetto che si regge appena in piedi, ci sono molte cose. Quasi tutte inanimate tranne una, dotata di vita propria. Il carretto non è molto spazioso e per di più Max lo sta spingendo verso il giardino. Un movimento brusco fa cadere il primo oggetto: l'orsetto. Il cane lo raccoglie. Quindi a cadere è la macchinina e il cane paziente la recupera. A uno a uno, nel loro tragitto verso il giardino, tutti gli oggetti cadono, compreso il biscotto. Il cane ogni volta recupera ciò che finisce fuori dalle sponde del carretto e sembra che Max quasi lo pretenda. Con il biscotto le cose vanno diversamente...

Quadrato, cartonato, angoli stondati, un bella cornice bianca intorno al disegno centrale ad acquerello. Un ritmo cadenzato nelle immagini, un disegno a pagina e un brevissimo testo sottostante che si ripete in una sequenza elencativa.
Sono fatte salve tutte le caratteristiche formali di un librino per mani piccolissime. Ma a questo si aggiunge una altissima qualità estetica e di progetto che invece nei già rari libri per la primissima infanzia latita spesso e volentieri (basandosi sull'adagio che tanto un bambino piccolo il libro lo assaggia più che 'leggerlo').


Da dove arriva questa altissima qualità? Dal Nord, ma soprattutto dal passato.
Era il 1981 quando Barbro Lindgren (classe 1937 premio ALMA 2014) ed Eva Eriksson (classe 1949 candidata ALMA 2018) costituivano un felice sodalizio tutto svedese per dare vita alla serie di storie del piccolo Max (in ambito anglosassone anche detto Sam). La grande intesa tra le due, palpabile immediatamente, si è consolidata anche in altri importanti libri, il più significativo dei quali è The wild baby (1980).
Due sono gli ambiti in cui si percepisce il valore de loro libri.
Da una parte la qualità del progetto e dall'altra la qualità formale.
I due ambiti, come è ovvio che sia, si compenetrano.
Nei loro libri è molto alto il livello di intesa e di equilibrio tra immagine e testo, laddove la prima ha carattere narrativo e permette di seguire la trama della storia con estrema facilità. Il testo, da parte sua, costruito sulla ripetizione, accentua il gusto della lettura condivisa, garantendo la comprensione attraverso il ripetersi di pochi costrutti verbali.
Sia dal punto di vista testuale sia visivo, le storie di Max attingono a un contesto riconoscibile, sono sempre brevi porzioni di vissuto in situazioni di vita quotidiana: al Carretto di Max si aggiunge Il bagnetto di Max.


Per consolidare ancora di più comprensione, consuetudine e godimento da parte dei più piccoli, cambiano le storie ma i protagonisti sono i medesimi. La forza e il successo dei disegni di Eva Eriksson sta proprio in questo, nella sua capacità di creare personaggi attraverso il loro agire sulla pagina, le loro emozioni passano attraverso il gesto e lo sguardo e ciò li rende reali e come tali riconoscibili. Da quarant'anni in qua.
Per come sono concepite, le storie di Max non si concedono che di rado  'silenzi narrativi o visivi' che tanto stimolano i lettori più grandi ma che altrettanto destabilizzano i più piccoli. Per questo motivo, laddove la relazione tra testo e immagine vede la seconda come 'espansione' del primo, siamo di fronte a un andamento quasi simmetrico, consonante, in sintesi complementare.


Ciò nonostante, in quelle poche immagini che non sono perfettamente consonanti, esse diventano evocative ed entrano ad evidenza in connessione con il lettore adulto che potrà giustamente godersi la 'sua' parte di libro.
Questo non è un dettaglio ininfluente ed è uno dei meriti che va riconosciuto a Lindgren e Eriksson, ovvero quello di saper dialogare con entrambi i lettori dei loro libri: i bambini e gli adulti che li condividono.
In tale prospettiva, anche la domanda finale del libro trova una sua risposta solo nell'immagine, che un adulto, prima di un bambino, coglie. A meno che quello stesso bambino non abbia un cane per casa, e non abbia provato almeno una volta nella vita cosa voglia dire vedersi 'soffiare via' la pizza dalle mani...



Carla

mercoledì 14 febbraio 2018

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

HOUBA!

Il nuovo nido dei Piccoli Marsù, Benjamin Chaud
Bohem press 2017


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"I Marsupilami hanno costruito il loro nido al di sopra degli alberi, al riparo da ogni pericolo. È un nido fatto come di deve, né troppo grande, né troppo piccolo, e soprattutto molto accogliente. Un giorno una terribile tempesta si abbatte sulla foresta. Il nido va in pezzi e la famiglia Marsupilami si disperde nell'aria."


'Houbalalà' è l'esclamazione di Papà Marsù nel momento in cui afferra i suoi tre cuccioli. Con Mamma Marsù si stringono forte aspettando che il vento si plachi. Ora, senza casa, è un bel problema. Anche perché nessuno dei luoghi che nelle loro intenzioni sarebbero ottimo nuovo nido è libero: un albero è occupato dal leopardo, un altro è presidiato dagli uccelli. Anche le pietre sono di proprietà di qualcun altro, l'armadillo che prontamente li caccia. Persino tra i cactus c'è qualcuno: il porcospino. E anche l'ultima foglia appartiene alla rana. E come se non bastasse, ora anche il fiume sembra volersi mettere di traverso. I tre cuccioli, finiti in acqua, leggeri come sono, sono trascinati via dalla corrente e con loro, attaccati per la coda, sembrano intenzionati a trascinare con sé tutti gli altri animali. Dalla rana al leopardo, sono un unico groviglio che naviga inesorabilmente verso le cascate...


Potrebbe avere questo tragico finale la nuovissima serie che Benjamin Chaud ha creato per rendere omaggio a un grande fumettista e sceneggiatore degli anni Cinquanta, il belga André Franquin, padre di Gaston Lagaffe e dei notissimi Marsupilami?
No, ovviamente no.
Apparsi per la prima volta nel 1952 su Spirou queste buffe creature -sorta di marsupiale leopardato e dalla coda lunghissima, multiuso e dal nasone a palla nero e lucido e dalle orecchie da cane, che dice pervicacemente solo Houba- nel corso del tempo sono diventate anche protagoniste di diversi film d'animazione, l'ultimo dei quali ancora nel 2013.
In questa ultima rilettura fatta da Benjamin Chaud la famiglia 'abita' un nuovo formato, diverso dal fumetto. Sono entrati nell'albo illustrato e lo stanno facendo con la classe che a Benjamin Chaud va riconosciuta.
A parte questo, il suo segno si dimostra perfetto erede del tratto originale di Franquin, con lieve gusto pop.


Mentre invece, dal punto di vista del colore, la distanza si nota, non a caso lì era un fumetto e qui è un albo. Chaud non si lascia sfuggire l'occasione di giocarsi tutto lo spazio della grande doppia pagina e pure di godersi un repertorio di colori, sconosciuto negli originali. Alterna al fondo bianco, cieli tempestosi o intricati scorci di foresta che sono pura gioia per gli occhi. Abbandona invece il brulicare urbano visto nella Canzone degli orsi per scenari decisamente più lussureggianti.
Quello di Chaud, anche se focalizzato principalmente sui piccoli della famiglia Marsù, lo abbiamo già detto, è un omaggio nei confronti di André Franquin, visto che questo primo titolo in particolare si riconnette quanto meno formalmente al suo progenitore Le nid des Marsupilamis, apparso nel 1960.
Ma Chaud nella costruzione della sua storia si concede qualcosa in più.
Qualcosa che al gauchiste Franquin sarebbe di certo piaciuto.
Senza mai cadere nella didascalia, Chaud sfiora una questione tragicamente attuale e con il suo consueto tono di leggerezza mette sotto gli occhi del lettore il problema di chi è costretto a fuggire in cerca di un 'nuovo nido'. E, come avviene nella realtà, anche i Marsupilami sono respinti dai tanti No pronunciati da tutti quegli animali che comodamente abitano già la foresta. 



Il finale che volge al meglio ha una sua piccola rivincita 'interna': senza i Marsupilami tutti gli altri animali sarebbero con l'acqua alla gola. Letteralmente.
Chi vuole capire, capisca. In caso contrario, a chi non ha l'intenzione di leggere significati ulteriori al di là della storia in sé, rimane nelle mani comunque un albo molto ben fatto.

Carla

Noterella al margine. Questo primo titolo è affiancato da un secondo, La scuola dei Piccoli Marsù.

lunedì 12 settembre 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


UN TUFFO VERSO LA LIBERTÀ

Il volo della famiglia Knitter, Guia Risari, Anna Castagnoli


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Il canarino aveva becchettato la gabbietta e mamma Knitter gli aveva aperto. 'Poverino. Anche lui soffre il caldo'. Invece no.
Il canarino cominciò quel pomeriggio a dare la prima lezione di volo."

In quel giorno molto afoso, tutta la famiglia Knitter - mamma, babbo, i due fratelli, il cane e il gatto - sta patendo il caldo e sogna di potersene volare altrove.
Ed è in questo momento che il canarino di casa interviene come istruttore di volo.
A parte un po' di goffate iniziali, i sei Knitter decollano e volano con gusto. Ognuno secondo la propria indole e il proprio fisico: come un'aquila possente il padre, agile come una tortora la madre; spericolati i due fratelli, come passeri e rondini. Cane e gatto pare nuotino nell'aria.


Volare, senza costi e senza confini, è un buon modo per andare in vacanza. All'alba di un giorno, sulla scia del canarino e con poco bagaglio al seguito, decollano tutti insieme. Dall'alto vedono bei posti e fumose città, arrivano nel punto dove finisce la terra e comincia il mare. E da lì, coraggiosi, si spingono ancora avanti fino ad arrivare a un'isola con alberi centenari e sassi grigi. Silenzio e pace. E' lì che si fermano, perché tanto assomiglia a un paradiso. Là la vita è una meraviglia e sarebbe un vero peccato dover tornare alla vita di tutti i giorni, a terra. E allora, perché smettere? Perché 'Forse, una volta che impari a volare, non puoi più restare a terra.'

Anche per la famiglia Knitter è arrivata la fatidica occasione. Quella che ti cambia la prospettiva di vita, quella che 'dopo' nulla è più come 'prima'.
Imparare a volare, avere il coraggio di staccarsi da terra per vedere il mondo dall'alto, saper scegliere dove andare, saper vivere in armonia con la natura, e ancora, saper trovare il coraggio di andare in avanti e non tornare indietro; questo è quello di cui sono stati capaci. Insieme e in un momento magico per la vita di ognuno: la vacanza.
Un canarino, uccello che sa ben distinguere la gabbia dal volo, è il loro maestro di libertà.
Una bella metafora per raccontare due o tre cose non da poco.
La prima: nascosto dietro le lezioni di volo, c'è lo sprone a trovare in sé coraggio, immaginazione e buona volontà. Le tre qualità che permettono di andare al di là di ogni confine o limite consueto, che permettono di 'leggere' il mondo dall'alto con la 'giusta distanza' e che obbligano all'impegno e allo sforzo per realizzare il sogno.
La seconda: nascosta dietro le nuvole di città e la natura vergine dell'isola c'è la constatazione di quanto siamo capaci di essere 'ingombranti' su questo pianeta che, in partenza, non era niente male.
La terza: nascosta dietro la proposta lanciata da mamma Knitter, di andare avanti nel viaggio, c'è una filosofia di vita che solo di rado viene fatta propria perché richiede ancora una volta una buona dose di coraggio e di sicurezza interiore (spesso le due cose viaggiano in coppia) che non tutti hanno.
Tutto questo ha molto a che fare con la libertà. La briglia sciolta che si assapora in vacanza, soprattutto quando si è piccoli.
Ma parte questo, non possiamo non notare che spetta a mamma Knitter il merito di aver liberato tutti dalle briglie.
Sono spesso le figure femminili, anche nella letteratura per l'infanzia, quelle che dimostrano tale coraggio e tale immaginazione. Da Wendy e Mary Poppins in poi.
La signora Meier (W. Erlbruch, La signora Meier e il merlo, E/O 2003) è una delle prime che si lancia nel vuoto dietro il suo istruttore di volo molto speciale.
La Regina Gisella (N. Heidelbach, Königin Gisela, Beltz und Gelberg 2006) non teme il viaggio verso l'ignoto a bordo della sua piccola zattera. Ma forse è nel magnifico La tempesta (F. Seyvos, C. Ponti, La tempesta, Babalibri 2002), che i termini di contatto con i Knitter si fanno ancora più stringenti. 


Anche qui è una mamma a dare il suggerimento di andare avanti verso il mare ignoto dopo la grande tempesta e ancora qui è in azione un piccolo nucleo di affetti che trova la sua forza e la sua coesione in un condiviso modo di intendere la vita.
Come spesso accade, le grandi storie sanno essere ariose. Eteree come Il volo della famiglia Knitter, dove le parole di Guia Risari, seppure dense, scivolano senza fatica e dove il disegno di Anna Castagnoli, in perfetta sintonia - con tutto quel celeste del cielo e quel grigio di fumo e quel poco di giallo che accende - si fa rarefatto, evanescente. 


Scopro che le è costato tanto pensiero scegliere una tecnica piuttosto che un'altra (monotipia e pouchoir) e il risultato ottenuto le rende merito. Il percorso indiretto che la monotipia implica rende le tavole sempre sfumate, quasi incerte (o in qualche misura imprevedibili per chi le fa), mai dettagliate, fatto che denota una maturità di segno non scontata. 


Le poche linee sottili che definiscono i Knitter e un po' anche l'isola-paradiso, sulle acquose macchie di colore di fondo, sembrano bozzetti (non riesco a non pensare a Spiaggia magica di Crockett Johnson, Orecchio acerbo, 2013 un suo libro mai portato a termine, dove il sottile tratto a matita prende potenza in piccolissimi dettagli espressivi) ma hanno una rara capacità di incidere sullo sguardo. Laddove il disegno, invece, si fa minuzioso e dettagliato, nella città per esempio, l'efficacia si perde.
Sono sempre più persuasa che la qualità di questo libro trovi la sua giusta eco nelle poche e studiate parole che lo raccontano e nei rari segni o macchie di colore che lo illustrano.
Mi auguro possa essere per molti bambini e bambine un tuffo verso la conquista della libertà.



Carla

Noterella al margine. Nessuno stupore che questo libro arrivi da A buen paso. Al contrario esso conferma che questa piccola casa editrice spagnola tutta femminile fa della libertà di pensiero una sua bandiera che sventola alta.