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venerdì 16 febbraio 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA GALLINA NON E' UN ANIMALE...

Peggy. Il viaggio in città di una gallina avventurosa, Anna Walker 
(trad. Elena Montemaggi) 
Caissa Italia Editore 2023 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Ogni giorno, pioggia o sole, Peggy fa colazione, gioca nell'aia e osserva i piccioni. 
Un giorno tempestoso una forte folata di vento squarcia le nuvole e si porta via foglie, ramoscelli e... Peggy. 
Peggy atterra con un tonfo sordo. 
È lontana da casa. 
Si alza, arruffa le piume e si incammina.!" 

Ed è così che una gallina nera comincia a zampettare per le strade trafficate di una città. 
La gente sembra non notarla. Ma lei invece nota tutto quello che vede: la sua immagine moltiplicata per il numero di televisori esposti in quella vetrina, gli animali - veri o finti che siano - assaggia anche gli spaghetti e il pop corn al cinema. E quando è stanca riesce anche a trovare un angolino tranquillo dove riposare, anche se non è esattamente come a casa. 
Ecco, è proprio di casa che sente la nostalgia, ma anche se chiede in giro come tornarci, nessuno la capisce e la sa essere d'aiuto. 
Deve fare tutto da sola, facendo appello al proverbiale buon senso di cui è dotata ogni gallina. 
Decide di seguire quelle poche tracce che le possono ricordare casa: dei girasoli, per esempio. O dei piccioni... 

Le storie con le galline dentro, di solito, sono interessanti a prescindere. Davvero è difficile che passino inosservate. Tanto le galline, nella nomea che le precede, sono considerate animali stupidi, tanto invece nelle storie che le riguardano di solito si riscattano con onore. Non bisogna credere alla canzone di Cochi e Renato: la gallina non è un animale intelligente, lo si capisce lo si capisce da come guarda la gente...


Peggy non fa eccezione. 
La sua storia nasce dall'osservazione diretta della gallina di casa Walker che, importunata dal cane Sunshine, non si dava mai per sconfitta: svolazzava un po' più in là e ricominciava a farsi i fatti suoi in tutta serenità. La Peggy letteraria fa altrettanto: non si scompone, tutt'al più si arruffa, ma poi riprende con passo sicuro il suo cammino. Anche in una grande città, per lei campagnola, un'assoluta novità. 
Ci sono almeno tre cose belle in questo albo: la prima è la qualità del disegno, la seconda è l'alternanza e il buon equilibrio tra la lingua scritta e quella disegnata, la terza è il finale. 
La qualità del disegno e una certa grazia diffusa si percepiscono fin dalla copertina di questo libro che arriva dall'Australia, dove è stato pubblicato una dozzina di anni fa. L'impronta australiana si percepisce anche se con l'altra grande autrice Freya Blackwood le differenze si percepiscono.
Anna Walker, dalla sua parte, ha sempre dimostrato una grande versatilità nell'uso delle diverse tecniche, anche se è appunto l'acquerello il medium in cui raggiunge i risultati più interessanti. 
E' un fatto innegabile che lei dimostri sempre di sapere molto bene scegliere, a seconda della direzione che la storia prende, la tecnica da usare: dal monotipo alla grafite, dal collage alla guache. 


E anche Peggy non fa eccezione: nella dominanza dell'acquerello - che le permette di raggiungere ottimi risultati per gamma di toni e per trasparenze - si prende lo sfizio di 'punteggiarlo' con più di un collage di fotografie. Piacevole scoprirle qui e lì. 
E a proposito di acquerello, forse è il caso di notare come Anna Walker usi solo lo stretto necessario il pennino a china per ripassare i contorni delle figure, ma invece sfrutti al meglio il naturale tono lievemente più scuro che si crea sui contorni laddove la pennellata ha inizio o termina (Oxenbury e Wiesner rule!).


Rispetto al rapporto tra i due modi di narrare, Walker dimostra di saper calibrare molto bene quando sia il momento delle parole e quando invece a 'parlare' sia il disegno. In questo caso, sembra prenderci gusto e moltiplicare le occasioni di ripetere lo stesso soggetto, Peggy, in una sequenza che ha un ritmo bello serrato. Una piccola frase come Peggy osserva, zompetta, saltella, volteggia e assaggia le offre la possibilità di moltiplicare le singole scene per ben quattordici volte all'interno della doppia pagina. 
Il disegno, spesso nel più assoluto silenzio, le dà anche modo di essere ironica. 
Di nuovo una piccola frase come Peggy vede cose che non ha mai visto prima è un buon assist per il disegno nell'angolo destro della doppia tavola con uno scenario di città. 
Sa sfruttare  i giri di pagina per i suoi piccoli coup de théâtre, compreso il finale, ed è brava a creare una sorta di circolarità nel racconto, che tra inizio e fine parrebbe davvero essere speculare, tranne per due piccoli dettagli, che sembrano essere il nocciolo di senso di tutta la storia.


In cauda venenum: a mio gusto, un paio di virgole in più e un sottotitolo in meno. 

Carla

mercoledì 4 ottobre 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

DI COLETTE E LE ALTRE, OVVERO LE GALLINE LETTERARIE 

Quando le galline avranno i denti, André Bouchard (trad. Fabio Regattin) 
#Logosedizioni 2023 


NARRATIVA ILLUSTRATA per PICCOLI (dai 6 anni) 

"Una volta in piedi, Colette prepara la colazione: quattro chicchi di mais e un verme che manda giù in tutta fretta, senza scordare la sua dose di ghiaia per dare consistenza al guscio delle uova. Dopo si precipita in bagno per darsi una rapida sistemata con un po' d'acqua fredda e lavarsi i denti. E poi, via, schizza fuori di casa, per... 
TONINO 'Ma le galline non hanno i denti! Che storia è mai questa?' 
PAPÀ 'Appunto, è solo una storia. Tonino. Si potranno mettere in bocca i denti a una gallina anche solo per divertimento, no?' 
TONINO 'Invece no. Una gallina con i denti non esiste, e non è nemmeno divertente...'" 

La mattina della gallina così ricomincia. Senza lavarsi i denti ha anche guadagnato qualche minuto in più. Corre all'autobus che la porta in fabbrica dove deve produrre uova: dodici ore estenuanti con un ritmo di un uovo al minuto. Torna e a casa e stramazza sul divano, con un libro in mano (no niente libro, le galline non sanno leggere, obietta Tonino, il bambino che a letto prima di dormire ascolta il racconto che il padre sta inventando per lui.) No, davanti alla tv. 
La la mattina dopo, stesso tran tran e una brutta sorpresa: nessun uovo prodotto. Il licenziamento arriva immediato e con esso l'obbligo di presentarsi alla ditta Nuggets... Non vale l'ipotesi di farla volare, perché Tonino lo sa che le galline non volano, ma correre veloce invece le è concesso. 
Questa è la storia di quella povera gallina "letteraria" che decide di opporsi al suo mesto destino, rivendicando la propria autonomia nelle scelte. Con buona pace di chi invece di fare il saputello, dovrebbe solo pensare ad addormentarsi. 

Si prosegue a ragionare di galline con i denti, che evidentemente hanno un loro appeal in ambito letterario. 
Sulle galline diventate dentute dopo Chernobyl nessuno ha osato obiettare nulla: Tonino forse dormiva e suo padre non ha potuto leggergli il libro di Ervas e neppure quello di Bénédicte Guettier.
Qui purtroppo la gallina in questione si scontra con un bambino dall'immaginazione che va e viene. Gallina sull'autobus, tutto nella norma; gallina che legge, non sta su. 

© André Bouchard

Bouchard sfodera una delle sue storie di media lunghezza, che è costruita sulla metanarrazione, ossia una storia in cui c'è la storia e anche chi racconta la storia diventa storia a sua volta. 
Tra le costanti che hanno attraversato tutti i suoi libri c'è il suo senso dell'ironia che qui si esplica in entrambe le storie: quella di Colette e quella di Tonino e suo padre. Entrambe dovrebbero essere, su precisa richiesta di Tonino, storie vere. Così come recita l'incipit che riguarda entrambe e che compare in un luogo anomalo: la quarta di copertina. 
Altra costante è la capriola finale, che in questo caso è addirittura doppia.

© André Bouchard

Come già altre volte è capitato, Bouchard concepisce i suoi libri nell'uso che se ne può fare, ossia non si limita a considerare la storia che essi contengono, ma ne progetta sempre una ricaduta pratica, 'vivente', ossia ha sempre molto chiaro il lettore nell'atto di leggere le sue storie. E nel farlo, ne dà contezza nella scrittura stessa o nel disegno. Qui addirittura il lettore è in qualche modo coprotagonista al fianco della gallina Colette. 
Altrove ha invece messo temporaneamente a tacere la voce narrante per rivolgersi direttamente a chi ascolta. Circostanza questa che non può lasciare indifferente nessuno. 
Altra cosa che succede qui, come è già successa altrove, per la precisione in La famiglia Porelli: Bouchard racconta le classi disagiate. Lì c'erano dei poveracci senza lavoro, che vivevano di espedienti e si erano attrezzati in una specie di baraccopoli mesta, qui invece una gallina vessata, sfruttata e senza garanzie sindacali che ne tutelino i diritti fondamentali di lavoratrice. 

© André Bouchard

E come se non bastasse, anche la sua privacy è piuttosto a rischio... 
Però però però. Qui succede anche qualcosa che non ha corrispondenza alcuna con il testo. 
Si tratta di una storia che attraversa la vicenda di Colette, e lo fa solo a livello visivo. 
Il tacerne da parte dell'autore lascia campo libero a molteplici letture che hanno tuttavia un denominatore comune che con le questioni di genere ha parecchio a che fare. 

© André Bouchard

A voi, libera interpretazione. 

Carla 

Noterella al margine. Parrebbe che si siano magicamente verificate le condizioni per costruirsi un proprio "cofanetto Bouchard", dal quale resta escluso per motivi di ingombro Al luuuuuuupo!

lunedì 4 luglio 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

SORRIDETE, SIAMO INGLESI!

Piume in libertà, John Yeoman, Quentin Blake (trad. Luigi Berio) 
Camelozampa 2022 


 NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dai 7 anni) 

"Quel giovedì incominciò come ogni altro giorno. Quando alle sette del mattino le lampade si accesero automaticamente (non c'erano finestre nel capannone), le galline tirarono fuori le teste da sotto le ali e aprirono gli occhi sbattendo le palpebre per la tanta luce. 'Hai dormito bene?' chiese Flossi. 'Sì, grazie' disse Bessi. 'Ho fatto un segno incantevole'. 'Che cosa carina' disse Flossi. 'Cosa hai sognato?' 'Ho sognato che ero in una gabbia, in un lungo capannone. E poi... poi mi sono svegliata!'" 

Le due sorelle Flossi e Bessi vivono effettivamente in un capannone. 
Un capannone, con altre ventimila galline. Nella loro gabbia sono in quattro. Tra loro si fanno poche chiacchiere, anche perché se la tua vita l'hai trascorsa per intero in un allevamento intensivo non hai molto da raccontare alle altre... Questo non toglie il fatto che tra loro, le due sorelle non perdano occasione di scambiare due parole, sempre gentili e sempre velate di ottimismo sulle loro giornate, tutte uguali. 
Ma è proprio quel giovedì che segna un grande cambiamento nella loro vita di galline in gabbia. L'entrata, attraverso una fessura nella porta di legno del capannone, di una taccola. 
Ficcanaso, come è di solito l'indole delle taccole, anche questa non resiste alla curiosità di esplorare e magari rubacchiare qualcosa da quel luogo per lei del tutto nuovo. 
Dopo un rapido giro, visto che nulla attira la sua attenzione, decide di riprendere l'uscita, ma passando davanti alla gabbia di Flossi e Bessi, le due si accorgono della sua presenza e ne notano immediatamente la magrezza, commentando tra loro: 'Ma guarda quel povero pollo...' 'Pollo?! io sono una taccola: TACCO...'
Le galline, in particolare quelle che non sanno niente o quasi della vita, si sa non brillano per velocità di pensiero, e di quel buffo nome, taccola, capiscono solo le prime due sillabe: 'Buongiorno, allora Tacco!' 


Comincia così il loro pezzetto di vita insieme, cercando una colazione e trovando anche molto altro.

Pubblicato nel 1993 in Gran Bretagna, approda tra il 1999 e il Duemila nel catalogo Mondadori con il titolo Cervelli di gallina
Ora, a circa vent'anni dalla loro prima uscita, tornano Bessie e Flossie, ossia Bessi e Flossi nella pimpante traduzione di Luigi Berio. 
Che Yeoman e Blake rappresentino un binomio felice, tra scrittore e illustratore, non credo vada dimostrato. E' sotto gli occhi di tutti, basta tenere a mente la lunga sequenza di libri fatti a quattro mani, constatare il loro successo di pubblico, e verificare ogni volta di più la loro affinità nel raccontare le cose con lo stesso tono. 
Un tono pieno di humor. E, in questo caso, più precisamente di humor inglese: nel loro essere impassibili e spiazzanti, commentando la realtà. Nel lasciare il proprio lettore per qualche secondo silenzioso e interdetto, prima di farlo ridere. 
In questa prospettiva, la descrizione dei due sogni di Bessi sono un esempio da manuale. E a proposito di inglese, è proprio il loro proverbiale aplomb che qui salta fuori dalla pagina e ci acchiappa per non lasciarsi, fino all'ultimo rigo. 
Qui c'è tutta la grazia (grazie a Berio!) di due signore inglesi (nascoste sotto le piume di gallina) e l'ironia bonaria di Yeoman nel raccontarle. La medesima ironia che puntella gli sguardi che Quentin Blake disegna sulle 'facce' di galline che tentano i loro primi voli e della taccola 'paziente' che le asseconda, pur riconoscendone l'ingenuità al limite della dabbenaggine. 


Ed è per tale ragione che questo libro il suo plusvalore lo ricava dalla traduzione che, nelle mani di Berio, letteralmente si 'illumina'. A parte il suo personale talento, lui ha due fortune che lo hanno aiutato in questa scrittura: da una parte conosce e ama Blake e il lavoro di Blake (e si può presumere anche del Blake in tandem con Yeoman) ma soprattutto con entrambi condivide il gusto per il divertimento nel fare il proprio lavoro. Nel caso di Berio, oscilla dall'illustrazione all'animazione, fino alla traduzione. 


Divertirsi nell'inventare storie, divertirsi nell'illustrarle, divertirsi nel tradurle. 
Tutti e tre accordano le loro voci su una tonalità che è fatta di sapienza e leggerezza. La sapienza sta nella robustezza di saper inventare soprattutto e innanzi tutto una bella storia, nella consapevolezza che senza di essa il libro ne patirà, nella sicurezza di saperla illustrare attraverso quel tratto 'sporco', inconfondibile, che solo in apparenza potrebbe sembrare incerto sul da farsi. 
Ma accanto a questa sapienza, fatta di pensiero ed esperienza, sull'altro piatto della bilancia c'è altrettanta leggerezza. Quella leggerezza necessaria se si vuol vivere più felici di altri: una leggerezza che non ha come obiettivo quello di insegnare qualcosa a qualcuno, ma piuttosto di far divertire e anche un po' pensare. Questa leggerezza è una condizione, una vera e propria postura dell'anima, che ha molto a che fare con il non prendersi troppo sul serio. 


 Sorridete, siamo inglesi. 

 Carla

Noterella al margine. Sono personalmente grata a Blake perché quella moto e quel casco sono il ritratto della mia moto e del mio casco...

venerdì 19 marzo 2021

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

CAPIBARA SEMPRE
 
Intrusi, Alfredo Soderguit (trad. Sara Ragusa)
Terre di Mezzo 2021


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 
 
"Quello era un luogo confortevole e sicuro.
La vita era tranquilla, ognuno aveva un compito.
C'era da mangiare per tutti e non succedeva mai niente di strano.
Finché un giorno arrivarono i capibara."


In quel piccolo pollaio non lontano dalla palude vivono -per ora- una decina di galline, un gallo e tre pulcini. Al di là del recinto, un cagnaccio fa la guardia. Quando, dal canneto, si affacciano un gruppo di capibara di diverse misure ed età, tra il pollame si scatena lo scompiglio. Sono tanti, pelosi, bagnati e troppo grandi. Per loro non c'è posto, ma i capibara non hanno nessuna possibilità di fare dietro front, perché in laguna si sono accampati i cacciatori che, in barca, perlustrano i dintorni con i loro binocoli.
 
 
L'unico modo che i capibara hanno per restare è quello di sottostare alle quattro regole insindacabili imposte dai polli.
Contravvenendo alla regola numero due, un cucciolo di capibara 'sbarca' sulla terraferma e fa conoscenza con un pulcino, il più curioso e intraprendente dei tre. Coraggioso a tal punto da avere l'ardire di andarsi a fare un giro in acqua sulla schiena del suo nuovo amichetto capibara. Ripreso aspramente dal gallo, viene fatto rientrare, ma il pulcino dall'indole audace si mette di nuovo nei guai e sta per finire tra i denti del cane quando l'intero gruppo di capibara si schiera...
Da questo momento in poi, nulla sarà più come prima...ma proprio nulla!


Un annetto fa usciva per Ekaré con il titolo Los Carpinchos o Els Capibares, i capibara, in Spagna e Venezuela e dopo poco veniva premiato come miglior libro in lingua spagnola dalle Biblioteche pubbliche di NY, selezionato tra i White Ravens 2020, vinceva il Premio Quatrogatos nel 2021, veniva selezionato nella rubrica Babelia del quotidiano El País, e recensito magnificamente dal Kirkus Review, ancora prima della sua uscita ufficiale negli Stati Uniti per la sua edizione in lingua inglese che avverrà il 13 aprile.
Vorrà pur dire qualcosa. Va da sé che nelle diverse lingue i capibara stanno conquistando ziti zitti anche l'Europa, oltre che il pollaio di partenza.
La bellezza del libro è sotto gli occhi di tutti. 
 
 
La prima cosa che colpisce è la qualità del disegno. Una linea chiara, pochissimi colori, il marrone dei capibara e del cane, il rosso del tetto dei bargigli e dei cappelli dei cacciatori. Il resto è la matita, sapientissima, di Alfredo Soderguit, uruguaiano, che ha al suo attivo più di 50 libri illustrati e un film d'animazione, Anina, pluripremiato anche quello.
Immediatamente dopo arriva un testo che è essenziale, si potrebbe definire addirittura lapidario. 
 

Terza qualità sta nell'uso sapiente dello spazio della pagina, o meglio della doppia pagina. Le immagini chiuse con la cornice, secondo uno schema più che canonico, sono sempre molto equilibrate e sempre bilanciate con cura tra destra e sinistra, senza invasioni di campo: galline da una parte, capibara dall'altra; bianco contro marrone. La cucitura della legatura a fare da silenzioso spartiacque tra i due mondi.
E quando invece, per ragioni di contenuto, le cose si mischiano ecco che anche l'uso dello spazio registra un cambio di passo. Quando c'è da accelerare arrivano le sequenze e quando c'è da frenare arrivano le tavole a piena pagina in cui il bianco e il marrone si toccano e ibridano molto di più.
 

A questo punto, nel mettere in relazione l'immagine e la parola, Soderguit è capace di far sollevare il libro in un continuo gioco, anche questo sapientissimo, tra i due codici. Vola alto lasciando dietro di sé una scia di raffinata ironia che non si rivolge più solo ai bambini, ma chiama dentro anche il lettore più malizioso. Ironia che è in grado di costruire storie interne alla storia più grande: una di queste è quella che riguarda solo le galline, quelle che non eseguono i compiti loro assegnati...
L'altro grande suo colpo di genio sta nell'aver scelto personaggi e contesti che possono immediatamente diventare emblema di qualcos'altro. Mettiamo in elenco, senza voler spiegare tutto, il colore dei capibara e quello delle galline, oppure la simbologia che c'è dietro un pollaio o dietro una stagione venatoria. O ancora, nella scena finale, del tutto silenziosa quanto allusiva al fatto che nessuno può dirsi esente da un destino 'migratorio' verso la libertà e il proprio riscatto.
Ed è così che il libro si guadagna anche un messaggio preciso e condivisibile.
Il titolo italiano, unico tra tutti, proprio a questa questione sente il bisogno impellente di alludere.
Certo, lasciarla inespressa fino all'ultima pagina, concentrandosi piuttosto sul nome esotico di questo buffo e socievole animale, assecondando così la scelta dello stesso Soderguit, e assecondando il suo evidente e diffuso gusto per il non detto, non sarebbe stata una cattiva idea.


Carla


Noterella al margine. Tra i tanti non detti a parole, ma disegnati con cura ci sono molte delle abitudini dei capibara, i più grandi roditori al mondo diffusi nelle zone paludose del sud America: il vivere in piccoli gruppi di esemplari di età differenti, il loro habitat naturale tra i canneti degli stagni, la loro passione per la vita acquatica e, la più caratteristica, l'abitudine di portare in groppa, anche nuotando, spesso e volentieri altri animali, come uccelli e.... forse anche galline.

mercoledì 3 febbraio 2021

FAMMI UNA DOMANDA!

GALLINE A PROFUSIONE


La gallina, è noto, è un animale comune, piuttosto banale, almeno nella vulgata, presente sulle nostre tavole da tempo immemorabile.
Eppure, temo, molti bambini le galline non le hanno viste davvero e magari dubitano che siano le prolifiche produttrici di uova.
Ed ecco spuntare un bel libro dedicato interamente a loro: ‘Il gallinario’, scritto da Barbara Sandri e Francesco Giubbilini, con le perfette illustrazioni di Camilla Pintonato.
La struttura del libro ricorda quella di testi d’altri tempi: si parte dalla descrizione dell’aspetto, delle dimensioni, delle molteplici razze, per poi approfondire analiticamente le caratteristiche morfologiche e anatomiche. Ci si addentra, quindi, nella struttura scheletrica, nelle caratteristiche di penne e piume, nei diversi tipi di cresta.
Dopo aver visto le galline in ogni loro aspetto non c’è che da parlare di uova, dai colori e dalle dimensioni assai diverse per approdare ai molteplici usi culinari.
Non mancano annotazioni etologiche, atte a riabilitare le simpatiche pennute dall’attribuzione di scarsa intelligenza, ma ci si sofferma anche sulle caratteristiche che deve avere un pollaio.
 

E’ davvero un libro approfondito, in cui trovano spazio anche i diversi tipi di richiami, utilizzati nei contesti più disparati. Ne emerge un ritratto inconsueto, molto dettagliato e concreto, scritto avendo bene in mente le galline ‘vere’.
Come dicevo, questo impianto rimanda ad una modalità, talvolta presente nell’editoria divulgativa, che isola un tema, in questo caso un animale, e lo analizza in tutti i suoi aspetti. Ma spesso vengono scelti temi particolari, ad esempio il 2020 è stato l’anno delle uova, oppure animali che hanno una grande valenza simbolica per i giovani lettori, molto spesso i predatori.
Qui vince la familiarità, la vicinanza, il contatto con un animale dato per scontato e che invece scontato non è.
Nelle quasi ottanta pagine, ricchissime di immagini di grande impatto e altrettanta accuratezza, si imparano moltissime cose su un discendente un po’ indiretto dei dinosauri.
Forse l’unico appunto che si può fare è che in questa descrizione di pollai a misura di gallina non entra la realtà violentissima degli allevamenti intensivi, la reale fonte delle milioni di uova standardizzate che consumiamo; realtà che sicuramente ignora la bellezza di alcuni esemplari, l’intelligenza o la ricchezza del linguaggio che usa la chioccia coi pulcini.
 
 
Vorrei interpretare questo singolare silenzio come un omaggio alla bellezza e alla dignità di questi animali e come un invito a tornare a metodi più antichi, sicuramente meno produttivi, ma più ‘umani’, di allevamento.
I due autori hanno aperto un blog, Tutto sulle galline, in cui si trovano notizie, approfondimenti, ricette e quanto possa afferire al mondo delle galline.
L’editore, Quinto Quarto, approda felicemente, con questo libro, nel mondo dell’editoria per ragazzi, anche se ‘Gallinario’ può attrarre e incuriosire anche un pubblico più maturo.
Lettura istruttiva e divertente, da proporre a partire dai sei anni.
 
Eleonora


“Gallinario”, B. Sandri e F. Giubbilini, ill. di C. Pintonato, Quinto Quarto 2020





mercoledì 27 febbraio 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IO, NO! IO, NO! IO, NO!
 
LA GALLINELLA ROSSA, Pilar Martínez, Marco Somà
Kalandraka 2013



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Chi mi aiuta a piantare questi chicchi di grano? - domandò ai suoi amici.
Io no! rispose il cane fannullone.
Nemmeno io! disse il gatto dormiglione.
Neanche io! aggiunse l'anatra festaiola.
D'accordo! Allora lo farò da sola."

A bordo di un triciclo molto ben equipaggiato, con rastrelli, vanghe, zappe e innafiatoi multipli, la gallinella va per campi seguita dai suoi pulcini. Al vedere quei chicchi di grano le viene l'idea di farli fruttare e trasformarli in qualcosa d'altro, decisamente più saporito. Ed è qui che le scatta nella testa l'idea di farsi aiutare dai suoi vicini di fattoria. Risposta unanime: io, no! io, no! io, no!
La gallina tecnologica ed equipaggiata tira fuori il suo aratro rotativo e va a seminare. Nato il grano e divenuto forte e robusto, esso va mietuto e poi trebbiato e quindi la gallina tira fuori dalla rimessa il suo mietitrebbia. Anche questa volta può contare solo sulla collaborazione dei suoi pulcini. Gli altri, alla sua richiesta d'aiuto rispondono sempre allo stesso modo: io, no! io, no! io, no!
Raccolti i chicchi in un grande sacco, la cosa che resta da fare è andare al mulino a macinarli. Di ritorno, con i suoi grandi sacchi di farina chiede ai tre se vogliono aiutarla a fare il pane. Indovinate la risposta?


Così anche questa volta la gallina deve far tutto da sola: impastare con acqua e lievito e poi infornare...
Come sempre succede (a casa mia ogni due o tre giorni, per esempio) quando le pagnotte sono cotte, si diffonde per la casa un profumo irresistibile di pane appena fatto. E solo allora i tre si avvicinano alla cucina della gallina.
Pregustando già la sua sottile vendetta, la gallina non può fare a meno di chieder loro se vogliano aiutarla a mangiare il pane.
La risposta, ancora una volta unanime, è: io, sì! io, sì! io, sì!
Ed è a questo punto che scatta la rivincita della gallina. "Cari miei, mi spiace ma il buon pane lo divido solo con i miei pulcini!". E così fece.

La fiaba arriva da lontano, forse dalla Russia (è per quello che la gallina è rossa?) o dall'Inghilterra, ed è stata già altre volte oggetto di albi illustrati. Io ricordo in particolare quello edito da Babalibri (Byron Barton, La gallinella rossa, Babalibri 2003), che ho consumato a furia di leggerlo e rileggerlo a tutti i bambini che mi son passati davanti.
Della fiaba mi piace il finale secco e lontano da ogni buonismo. Mi piace perché si parla con cognizione di causa del procedimento che parte dal grano per arrivare alla pagnotta e, sotto sotto, si dice a un bambino come si fa il pane. Mi piace perché ha un ritmo ciclico che tanto risulta piacevole soprattutto a bambini piccolissimi.
In particolare questa edizione curata da Kalandraka mi pare molto divertente sotto il profilo dell'illustrazione. Solo giocate sui toni del marrone, le immagini di Marco Somà sono ricche di minuscoli particolari e dettagli, di una cura quasi maniacale per la resa dei piumaggi, della suppellettile, degli arredi, delle texture, per non parlare dei macchinari agricoli che riempiono intere doppie pagine.
Classe 1983, trent'anni giusti giusti, Marco Somà è un illustratore davvero interessante.
Mi pare di leggere nei suoi lavori una passione per le rane, che sono uno dei suoi Leit Motiv. Più in generale, mi sembra attratto dagli animali che veste secondo un gusto sempre tra il dandy e il retrò. Come retrò sono anche le ambientazioni: tavolini bassi su cui poggiano teiere e bricchetti a fiori, circondati da sedie Thonet, lampade da scrivania fine Ottocento, quadretti alle pareti con cornici di gusto un po' liberty, poltrone dai tessuti un po' consunti...la villa in campagna dei nonni paterni in Piemonte dove andavo a passare l'estate aveva quei colori e quegli oggetti: tele un po' ruvide e grosse e lenzuola di lino.



Carla

giovedì 22 settembre 2011

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

RI-VO-LU-ZIO-NE!

In un blog che mette insieme libri e cibo non poteva mancare:


LATTE DI GALLINA, Fabrizio Silei
Emme Edizioni, 2011

NARRATIVA PER MEDI (dai 6 anni)

"- No! Le galline sono ovipare e non fanno latte-.
- Quelle di Sfiz sì! Hanno grandi mammelle e fanno il latte. Mio nonno che vuole campare cento anni, lo compra e se lo beve tutto! - aveva sostenuto Betty la saputella. Di fronte all'evidenza, il povero maestro aveva dovuto correggersi sbuffando come un toro infuriato: Tutte le galline sono ovipare e non allattano, tranne quelle di Sfiz che, accidenti a lui, non so che diavolo di galline abbia! -"(p.10-11)

Non si può negare che il fatto sia piuttosto strano: in una fattoria dell'Oregon, un tipo di nome Sfiz alleva galline e poi le munge. Il prezioso latte che ne ricava lo vende a peso d'oro, perché, a detta sua, guarisce ogni male e non fa invecchiare.
Le galline che in origine, erano normali galline, racconta sempre Sfiz, una notte furono rapite dagli alieni, ma quando il disco volante le 'risputò ' a terra non erano più le stesse e cominciarono a produrre latte.
Latte miracoloso, a detta di Sfiz e di tutti quelli che, con la bottiglia in mano, fanno la fila per ottenerne un po'.
Il costo sempre più alto (dettato anche da spese aggiuntive come i reggipetti con pizzi francesi che le galline ora pretendono) innervosisce i compaesani che, capitanati dalla vecchia Gertrud, vogliono studiare il fenomeno da vicino e arrivare a produrre LATTE DI GALLINA LIBERO. Assoldano una fine mungitrice dalle dita delicate, rapiscono le galline e, al momento di slacciar loro i reggipetti, si accorgono che essi non contengono turgide mammelline, ma palle da tennis, da baseball, di natale, palle fatte di stracci, mele finte, mele cotogne....ah, ah! e allora da dove arriva il latte miracoloso?
Non sarò certo io a dirvelo.

Fabrizio Silei ci ha abituato al suo continuo trasformismo letterario. Riesce a passare da romanzi o storie per ragazzi di forte impegno (penso a L'autobus di Rosa, Orecchio Acerbo 2011, Bernardo e l'angelo nero, Salani 2010; Alice e i Nibelunghi, Salani 2008) a libri per più piccoli, abitati dalle bestiole che lui realizza con il cartone (penso all'Invenzione dell'ornitorinco, Artebambini 2011; CartArte, Artebambini 2010). In questo libro, pensato come prima lettura per bambini di 6 o 7 anni, Silei racconta una storiellina assurda e comica che ha il pregio di far ridere e anche di stupire un po' nel colpo di scena finale, ma anche di far ragionare sulle 'furbizie' del commercio.
E' uno libro piccolo, in brossura, con illustrazioni un po' sacrificate e sottotono per gli standard della Cantone, all'interno di una collana storica della Emme (prime letture) che ormai non attira più la nostra attenzione. Tutti fattori questi, che concorrono a rendere Latte di gallina un libro quasi invisibile. Non se lo merita: leggetelo e chissà che anche a voi non venga in mente di metter su un commercio di uova di vacca...