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martedì 2 gennaio 2018

ECCEZION FATTA!

I NOSTRI FUOCHI D'ARTIFICIO 
CHE SPARIAMO NELL'ETERE 
PER FARE LUCE
PER FARE RUMORE 
PER FARE MERAVIGLIA 
E PER FARE FESTA
 
Il meglio di... un anno di libri, un anno di ragionamenti,   un anno di recensioni su Lettura candita Per ogni libro, il nostro perché
(BUM!) 


Settembre 2017




perché 

"è lo spunto sistematico di un'esplorazione ludica e cognitiva sul piano del bello, quel concetto così sfuggente eppure così empiricamente evidente per uno sguardo 'educato'. Giocare con i bambini ad inventarsi altre proprie associazioni è una delle strade possibili per cercare la bellezza, l'armonia anche dove non c'è, almeno apparentemente. Ed è un gioco, o un esercizio, che può essere portato avanti a qualunque età."

 
 
 
perché 
 
"Da un lato spetta all'ambiguità di certe immagini, di certi segni, accendere l'interesse dello spettatore, dall'altra questo tipo di arte, l'unica che secondo Glaser merita questo nome, è quella che cancella preconcetti e stereotipi e nel contempo ha il dono di risvegliare le menti da quel torpore, Glaser lo definisce immunità all'esperienza, che ci aiuta a non soccombere di fronte agli stimoli della realtà.
Quindi di fronte a un'opera d'arte nella sua ambiguità - quadro, poesia, pezzo di teatro che sia - noi ci svegliamo (spegniamo il pilota automatico) e ci rendiamo conto di essere al mondo: la nostra mente si è mossa.
Ebbene tutto questo mi sembra si possa leggere in trasparenza anche in SE le mele avessero i denti."


 Ottobre 2017
 


perché 

"Ha tutta la freschezza, la sensibilità e l'intelligenza che l'autore inietta nelle sue storie, come quelle, già note al pubblico italiano, di Polleke, scritte in realtà alla fine degli anni Novanta.
Leggere questo testo, stampato meritoriamente con un font per la lettura facilitata, è davvero respirare a pieni polmoni in una storia che non ha, per fortuna, scopi educativi, ma racconta con immediatezza la vita quotidiana di una bambina, all'inizio delle elementari, e dei suoi amici, la piccola Roos e Jan-Willem."
 
 
 
perché 

"Ci sono libri necessari: c'è una grande libertà di pensiero nel raccontare storie; c'è il garbo e la gentilezza che permea ogni gesto e, più in generale, il tono narrativo, c'è il gusto per il racconto dell'assurdo che si palesa come un guizzo in un contesto a dir poco quotidiano. E, a proposito di tono, c'è di nuovo quel preciso registro narrativo, ottenuto in una trascrizione felice ed equilibrata di un parlato che diventa testo. C'è la città ancora una volta protagonista non dichiarata, come sempre magnificamente raccontata da Hubesch, c'è tanto verde sotto forma di rigogliose piante."
 

 Novembre 2017
 
 
perché 
 
"Questo è un vero libro sistematico sugli abitanti più numerosi della Terra, che rappresentano l'ottanta per cento delle specie viventi, e parliamo ovviamente delle specie conosciute. olti gli aneddoti, ma soprattutto tanta informazione, con alcune schede finali che consentono ai giovani scienziati e scienziate di riconoscere gli insetti che popolano i nostri terrazzi e giardini. Mi ha colpito la capacità di sintesi e la chiarezza dei testi, pur nella precisione della esposizione. Molti appassionati/e di questo argomento trovano finalmente un testo all'altezza delle loro aspettative."
 
 
 
perché 
 
"Su ogni cosa, lo stile (tutelato da una buona e rispettosa traduzione): la felicità della sua scrittura che ha la capacità di prendere signorilmente per il collo il lettore e strapparlo letteralmente dalla poltrona per farlo atterrare in media res: nell'ambulatorio di via Château-des-Rentiers, nella casa di Violaine, in un centro di pianificazione familiare...Di portarlo dalle lacrime e al riso e viceversa, come se nulla fosse.
Dialoghi serrati e frequenti che si alternano a momenti di riflessione interiore dei personaggi scacciano ogni possibilità di assopimento del lettore che, in un pomeriggio, può bersi senza fiatare le 200 pagine che lo compongono.
Immediatamente dopo lo stile, arriva la sua capacità costruttiva del plot. Mai un'incongruenza, ogni singolo tassello della storia torna puntualmente a incastrarsi al posto giusto per comporre una complessità di struttura da grande romanzo classico."
 
 
 
perché 

"Morosinotto ha ancora una volta centrato l'obbiettivo, con un romanzo d'avventura di grande respiro, che restituisce verità ad un importante episodio storico. Dopo la caduta del Muro di Berlino, si è fatta strada l'opinione che i totalitarismi del Novecento fossero tutti mescolati in un unico calderone di necessario biasimo storico. La realtà è che senza l'eroismo del popolo russo e senza la capacità del suo governo, comunque lo si giudichi, di opporsi agli eserciti nazi-fascisti durante la Seconda Guerra Mondiale, di cui l'autore non nasconde gli orrori, la storia dell'Europa e del Mondo sarebbe stata ben diversa e noi non saremmo qui a disquisire di libertà.
Lettura necessaria, dunque, per chiunque, dai dodici ai 99 anni, ami l'avventura e la Storia."
 
 
 Dicembre 2017

 
 
perché 
 
"All'interno della storia cornice che ne contiene altre tre, ancora una volta la Crowther costruisce una calda, accogliente e rassicurante relazione piccolo-grande. Nonostante gli orsi protagonisti, lontana anni luce da ogni mielosa cadenza, sulla scia di Minarik e Milne.
Una Mamma Orsa affettuosa e nello stesso tempo ferma nel tenere la barra del timone di una barca che sta per intraprendere il viaggio notturno del suo piccolino. Condiscendente nel raccontare tre storie al posto di una e partecipativa nel saper creare aspettativa verso nuovi progetti per il domani: raccogliere more o scrivere sassi, Mamma Orso è solida nel suo ruolo. Disegnata nel suo grigiore peloso ha sempre un lieve sorriso e gli occhi attenti e pieni di cura, rivolti a Orsetto, unico vezzo concessole: un gonnellone a righe che le copre le zampe, evidente omaggio alla mamma di un altro Orsetto, quello di Minarik e Sendak, appunto."
 
 
 
perché 

"Attraversata dalla consueta lieve vena di follia che caratterizza i racconti di Ulf Stark, ancora una volta costruita intorno a un vecchio e a un bambino, come a voler dimostrare che le due categorie umane hanno parecchio da dirsi, anche Sai fischiare Johanna? lascia dietro di sé una scia di aria fresca e tersa, come spesso accade con la narrativa scandinava per l'infanzia.
Scevra da ogni sentimentalismo, racconta con serenità la storia di due ragazzini e di un nonno trovato.
A passo sicuro, con i disegni 'perfetti' di Olof Landström, il racconto va verso la prevedibile fine del vecchietto, non prima però di aver consolidato le singole relazioni umane, attraverso alcuni passaggi imprescindibili: dalla parte dei piccoli, la cura e dalla parte del vecchio, l'insegnamento."
 

mercoledì 2 novembre 2016

FAMMI UNA DOMANDA!


IL VIAGGIO DELLE ANIME


Cosa succede quando l'anima, o il principio vitale, si separa dal corpo e inizia un suo viaggio in luoghi sconosciuti ai vivi, se non con qualche eccezione? E' una domanda che tutte o quasi le culture si sono poste, immaginando luoghi misteriosi e nascosti, un mondo altro in cui le anime dei defunti devono trovare il loro spazio. E che ne è di noi, dopo la morte, che forma, o che forme, prende il nostro essere vitale e che rapporto avrà con i vivi? E dove si colloca il mondo dei morti: in cielo, sotto terra, in mezzo a noi? Domande affascinanti e profonde, che circolano in tutte le culture a noi conosciute.


Di questa immaginazione e dei mondi da essa creati si occupa l'ambizioso progetto di Guillaume Duprat, che, grazie a L'ippocampo, ci consegna L'altro mondo. Storia illustrata dell'aldilà.
E' un libro impegnativo, che si pone l'obbiettivo di descrivere questi universi paralleli, queste geografie dell'anima che le diverse culture hanno creato. Il testo è diviso in due parti, la prima si occupa delle civiltà antiche e delle grandi religioni, la seconda delle culture autoctone.


Va detto subito che questa ultima fatica dell'autore francese non è pensata per essere letta dai ragazzi: rispetto alle opere precedenti, Il Libro delle Terre immaginate e Zoottica, ha un approccio e un linguaggio che, anche se non specialistici, sicuramente metterebbero a dura prova un pubblico di giovani lettori e lettrici.


La assoluta particolarità di questa opera consiste nel ruolo centrale dell'immagine, così come era stato nei testi precedenti. Duprat esplora graficamente gli spazi che i diversi popoli hanno immaginato per l'aldilà; per ogni popolo preso in considerazione, e sono circa quaranta, vengono descritte sinteticamente le credenze che riguardano l'essenza dell'uomo e il suo destino dopo la morte, il luogo d'approdo dell'anima così come il percorso che deve compiere per raggiungerlo. Di tutto questo viene dato uno schizzo sintetico e poi un'immagine a tutta pagina che rende al lettore l'idea d'insieme, con la nitidezza e la precisione di cui l'autore è capace.


Così vediamo come gli antichi Greci potessero immaginare l'Ade, la sua collocazione fisica al di sotto del mondo dei vivi, lo Stige e il baratro del Tartaro. In questo caso le fonti le conosciamo bene e le conoscono anche i ragazzi e le ragazze che studiano le gesta di Ulisse. Altre volte la ricostruzione fa riferimento a fonti più complesse, come il Fedone di Platone per la filosofia greca, o del tutto ignote alla gran parte dei lettori.
Grande fascino hanno le pagine dedicate allo sciamanesimo o agli itinerari del sogno dell'universo aborigeno.


Abbiamo a che fare, quindi, con un testo divulgativo che sceglie la via dell'immagine per rappresentare in modo intuitivo universi filosofici e religiosi complessi. La qualità, la precisione, l'accuratezza delle immagini rendono questo libro affascinante, di rara bellezza. Pensato sicuramente per adulti, può essere utilizzato con ragazze e ragazzi attraverso la mediazione e la spiegazione di genitori o insegnanti. Non vedo ostacoli, anzi direi che consiglierei grandemente l'uso di questo libro e delle sue immagini per raccontare la discesa di Ulisse nell'Ade o l'universo dantesco, mentre altre parti possono essere il tramite per incontrare modi diversi di pensare il mondo e il destino dell'uomo.
E' in ogni caso un volume di grande interesse, ricco di spunti per chi ama l'antropologia o la storia delle religione e, naturalmente, per chi apprezza la qualità delle illustrazioni.


Eleonora

“L'altro mondo. Storia illustrata dell'aldilà”, G.Duprat, L'Ippocampo edizioni 2016


venerdì 23 settembre 2016

FAMMI UNA DOMANDA!


ATLANTI E ANCORA ATLANTI


In realtà parliamo di Atlanti di animali, soggetto sempre molto amato da bambine e bambini. Coerentemente con la recente produzione editoriale, da Electa Kids esce un nuovo libro illustrato, di grande formato, dal titolo calzante Grande Atlante degli animali, con i testi di Emily Hawkins e Rachel Williams e le illustrazioni di Lucy Letherland. Il titolo originale, Atlas of Animal Adventures, della britannica Aurum Press del gruppo Quarto, rende meglio del titolo italiano le caratteristiche di questo volume: raccontare gli animali, continente per continente, paese per paese, attraverso le loro azioni, predazioni, migrazioni, corteggiamenti, costruzioni. Curiosamente, dalla copertina italiana spariscono i nomi delle autrici dei testi, come se l'unica cosa importante fossero le illustrazioni di Lucy Letherland, che con Rachel Williams aveva già firmato il precedente Atlas of Adventures, pubblicato in Italia due anni fa col titolo Grande Atlante delle Avventure.


Emily Hawkins è un'importante autrice inglese di testi di divulgazione e la sua firma, in questo nuovo volume, attesta la qualità delle informazioni che, come nella più recente tendenza nei testi non fiction, sono inserite direttamente all'interno delle immagini. La struttura del libro è scandita dall'esplorazione dei vari continenti, con una grande tavola sinottica in cui si preannunciano i temi che saranno affrontati nelle pagine seguenti: viene scelto un animale per ciascun paese trattato e anche qui abbiamo grandi tavole, che occupano ogni volta due pagine affiancate, all'interno delle quali viene rappresentato un aspetto della vita animale. 


Vediamo ad esempio l'attraversamento del fiume Mara in Kenya da parte di immense mandrie di gnu e di altri erbivori in cerca di pascoli, o le iguane delle Galapagos che riposano al sole. All'interno della medesima tavola sono rappresentati anche altri animali, raccontati da brevi didascalie. In circa ottanta pagine sono descritti ambienti diversissimi e aspetti noti e meno noti della vita animale, ovviamente con una selezione molto stretta: si tratta di una trentina di capitoli in cui viene condensato il maggior numero possibile di informazioni. Le illustrazioni della giovane e brava Lucy Letherland garantiscono un efficace colpo d'occhio iniziale, un teatro virtuale in cui vediamo avvenire molte azioni, alcune realistiche, altre improntate all'ironia. 


Il divertimento di lettrici e lettori, a partire dai cinque anni, sta proprio nello spulciare l'immagine alla ricerca di notizie e di immagini scherzose, con gli animali umanizzati che fanno la siesta o pescano all'amo.
Quello che riconduce tutto ad una visione unitaria del mondo animale, è proprio la precisione e la semplicità del testo, cui potrebbe seguire, per i curiosi insaziabili, un eventuale approfondimento.


Ancora un repertorio di animali e piante, questa volta più circoscritto, con L'inventario illustrato della montagna, dedicato, come dice il titolo, ad un ecosistema specifico, limitato al continente europeo. Come per i precedenti inventari, pubblicati sempre da L'Ippocampo junior, le autrici sono Virginie Aladjidi e la brava illustratrice Emmanuelle Tchoukriel. La carrellata di schede alterna soggetti animali e vegetali dedicando pagine interessanti ai mammiferi selvatici, fra cui non possono mancare orsi e lupi, caprioli e stambecchi, poi agli alberi, agli insetti, ai muschi e licheni; sono presenti anche le schede di alcuni mammiferi domestici, legati all'allevamento. Mi sembra interessante dedicare attenzione non solo alle creature più note, ma anche a componenti minori, come le piante del sottobosco o i muschi di cui si nutrono in inverno gli erbivori. 


In questo modo si costruisce un'immagine più articolata dell'ecosistema descritto, osservato da punti di vista differenti. Le illustrazioni della brava Tchoukriel appartengono a pieno diritto alla tradizione del disegno naturalistico, fatto di accuratezza e attenzione ai dettagli, pur senza togliere nulla al senso di stupore con cui guardiamo al mondo naturale. La serietà e la precisione del testo rendono il libro apprezzabile anche a lettrici e lettori un po' più grandi, fino ai sette, otto anni.


Non posso che continuare a sottolineare come a fronte di produzioni così interessanti e ben confezionate, come quelle di cui vi ho parlato, continuano ad esserci inspiegabili lacune nell'editoria dedicata alla divulgazione. Va sottolineato, però, che la qualità di queste produzioni, come di quelle di cui ho recentemente parlato, è indiscutibile e arricchisce sensibilmente il catalogo dei libri non fiction a disposizione di bambine e bambini.

Eleonora

“Grande Atlante degli animali”, E. Hawkins, R.Williams, L. Letherland, Electa kids 2016
“Inventario illustrato della montagna”, V. Aladjidi e E. Tchoukriel, L'Ippocampo junior 2016



lunedì 20 giugno 2016

FAMMI UNA DOMANDA!


L'ARTE IN SERIE


Madamina, il catalogo è questo! Si può facilmente parafrasare Mozart e il suo Don Giovanni, mentre si sfoglia Il mio piccolo libro d'arte di Aude Le Pichon, pubblicato recentemente da L'Ippocampo. Si tratta, a tutti gli effetti, di un piccolo libro di storia dell'arte, in cui le riproduzioni dei grandi capolavori seguono l'ordine cronologico, affiancate dalle notizie essenziali e qualche osservazione, e da una domanda, a fondo pagina, che alimenta la curiosità sul contenuto dell'immagine.


Si susseguono, quindi, riproduzioni di opere famosissime e di altre un po' meno note, ma teniamo presente che le bambine e i bambini solitamente non hanno grande dimestichezza con il repertorio artistico; ben venga, dunque, questa proposta che richiama in parte lo schema già utilizzato da Korkos in Entrate nel quadro!, ma in un formato più piccolo: cercare una via per rendere viva l'opera d'arte, puntando sulla curiosità, sulla ricerca del dettaglio, sulla partecipazione attiva alla soluzione di un piccolo enigma; sappiamo bene quanti significati, quanti simboli, riferimenti, allusioni siano contenuti in tanti capolavori, ma è anche stimolante provare a scoprirne altri, con l'aiuto dello sguardo infantile.


Sta poi all'adulto che accompagna le bambine e i bambini, dai sette anni in poi, in questo percorso, arricchirlo di esperienze diverse, dalla visita ad un museo alle prove tecniche di copia, ovvero la sperimentazione diretta di qualche tecnica utilizzata da questo o quell'artista, o la semplice copia creativa.


Concepito in modo simile, era uscito anni fa anche Piccolo Museo, pubblicato da Babalibri nel 2000; differente la scelta delle immagini, selezionate da Alain Le Saux e Gregoire Solotareff: in questo caso, infatti viene proposto una sorta di abbecedario per immagini in cui sono riprodotti dettagli e particolari di diverse opere d'arte. La sequenza di parole in ordine alfabetico viene illustrata con i particolari tratti da numerosi capolavori. E' un bel gioco intellettuale per chi lo fa e potrebbe diventare il prototipo di un'attività didattica praticamente infinita, in cui parole e immagini possono intrecciarsi in varie maniere. Ma è stato spesso inteso come una piccola pinacoteca fondata sul dettaglio, un modo originale per rappresentare la vastità della produzione artistica.


Si tratta in entrambi i casi di testi validissimi, più interattivo il primo, forse più vicino alle esigenze didattiche; ma anche il Piccolo Museo non risente minimamente del passaggio del tempo. Il repertorio delle immagini è di prim'ordine, almeno dove è documentato; questo è un particolare non secondario proprio per l'importanza che riveste la fedeltà, mai assoluta, nella riproduzione dell'opera d'arte, soprattutto se si pensa, con tristezza, alla scarsa qualità presente nei testi scolastici.


Entrambi i libri sono francesi, l'Ecole de loisirs per il Piccolo Museo, Editions du Seuil per Il mio piccolo libro d'arte ed è curioso notare l'assenza di repertori ben concepiti come questi nella produzione editoriale italiana, in un settore, quello della divulgazione artistica, in cui c'è una grande varietà di proposte made in Italy, con editori che proficuamente si dedicano all'argomento, da Artebambini a Topipittori, ma anche Jaca Book, Gallucci, Arka e altri, che hanno fatto proposte interessanti.

Eleonora

“Il mio libro d'arte”, A. Le Pichon, L'ippocampo 2016
“Piccolo Museo”, A. Le Saux, G. Solotareff, Babalibri 2000


giovedì 17 marzo 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IL GRANDE SOGNO

Il primo ippopotamo sulla luna, David Walliams, Tony Ross
(trad. Simone Barillari)
L'Ippocampo junior 2016


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Così gli amici di Sheila si misero al lavoro per costruirle un razzo. Tina l'elefantessa tornò con il più grosso tronco che riuscì a trovare. Joyce il gorilla portò la più lunga liana della foresta. E a Derek lo struzzo fu affidato il compito di raccogliere una puzzolentissima montagnola di sterco di rinoceronte. Dopo molti giorni e molte notti il razzo spaziale costruito dagli animali fu finalmente pronto."


Tutto questo accadde perché l'ippopotamo Sheila voleva a tutti costi realizzare il suo sogno che era quello di essere il primo ippopotamo sulla luna. Dall'altra parte del globo, però, c'è qualcun altro che ha il medesimo desiderio e un bel po' di quattrini in più da investire nel progetto. Così quando Sheila decollerà con il suo razzo fatto di materie prime 'naturali', da un altro angolo del mondo, e precisamente dal nuovissimo centro Ippospaziale, è appena partito il razzo di Herkues-Rockfeller-Einstein III.
Lo sterco di rinoceronte è un ottimo propellente e spinge il razzo in orbita ma poi un meteorite pone fine alla sua corsa, scaraventando Sheila, fortunatamente per lei, proprio sulla testa Herkues-Rockfeller-Einstein III, appena allunato. Anche se tecnicamente a Sheila non spetterebbe il primato del primo ippopotamo sulla luna, a lei è comunque toccata tutta la gloria dell'impresa. Come mai? Un piccolissimo dettaglio...


Di nuovo Walliams e Ross alle prese con una storia se possibile ancora più assurda di quella dell'elefante in adozione al povero bambino Sam che si vede demolire la casa sotto gli occhi da un elefante arrogante e maleducato (L'ippocampo 2014).
Il punto di partenza è un desiderio, quasi un sogno, di poter arrivare sulla luna. Il non sense si ha quando si scopre che i due sognatori in questione sono entrambi ippopotami. Cresce di pathos quando vediamo la grande disparità di mezzi tra i due. Tuttavia, necessariamente, il piatto della bilancia della simpatia pende con forza verso Sheila e a Herkues-Rockfeller-Einstein III non resta che sublimare il suo insuccesso in ambito sociale attraverso una efficienza e una disponibilità di mezzi davvero inarrivabile per il gruppo di amici delle giungla.
Eppure, se da un lato la grande organizzazione messa su da Herkues-Rockfeller-Einstein III pare vincente, dall'altro la totale incompetenza che sfiora la dabbenaggine di Sheila & co. si rivela ben più efficace. 
Una squadra di amici lavora meglio di una squadra di yes men prezzolati.
Il resto, come sempre nella vita, lo fa il caso, la 'buona' sorte e un pizzico di destrezza nei modi.


Visti i due contendenti, è evidente la metafora che, anche se non si dichiara a parole, è evidente e salta agli occhi del lettore: nella vita tanto più si è capaci di credere in un sogno, tanto più ci si avvicina al traguardo. Tanto più si fa squadra, tanto più la vittoria si avvicina.
Sheila non ha strumenti: è seduta e sogna di notte sotto la palma, mentre Herkues-Rockfeller-Einstein III sfoggia già la sua tuta da astronauta in piedi in una postura da Ventennio.
Sheila è piena di amici volenterosi che al suo fianco rendono possibile il suo sogno. Herkues-Rockfeller-Einstein III con il denaro pensa di avere già in tasca il successo.
Da che parte stare, Tony Ross e David Walliams, lo stanno dimostrando in tutti modi. 


Addirittura il destino decide di pendere da una parte, facendo transitare un meteorite al momento opportuno su una traiettoria perfetta. Il resto lo fa la bontà di sentimenti di Sheila alla quale poco importerebbe ottenere un pari merito con Herkues-Rockfeller-Einstein III. Ma a chi per tutto il libro ha impartito ordini ai suoi sottoposti è impossibile declinare il verbo condividere. Quindi non se ne parla neanche di spartire la gloria, il primato.
Esilarante nei disegni, costruiti con la solita confusione creativa di Ross che dissemina lungo la storia principale, mille altre piccole gag. Ma divertente anche la lettura ad alta voce del testo, in questo continuo gioco sul suffisso ippo che in modo ossessivo si attacca dovunque.


Carla

giovedì 25 febbraio 2016

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


OLIMPIADI FLUORESCENTI



Un gradito ritorno, quello di Anne-Margot Ramstein, che abbiamo già ammirato per Prima Dopo: ora ci propone un tributo all'evento sportivo dell'anno, le Olimpiadi.
Anche in Olimpica la struttura del libro è la stessa: le immagini proposte a coppie che di volta in volta indicano una relazione fra azioni diverse. E questa volta, a differenza dal precedente, le parole ci sono, esclusivamente in forma di verbi.
Le relazioni fra i due momenti possono variare: nel ping pong a 'servire' non può che seguire 'rispondere' e quindi viene sottolineata una relazione causale. Ma in montagna si può scalare, ma anche camminare. Dunque il lettore o la lettrice devono sforzarsi ad interpretare di volta in volta il senso delle immagini.


Olimpica ha uno stile ancor più nettamente grafico, con tavole essenziali o affollatissime, dedicate a sport e attività sportive diverse. La scelta della gamma cromatica, con colori marcati, tendenti al fluo, ricorda decisamente un impianto da grafica pubblicitaria. L'effetto è sicuramente forte, ancora una volta l'autrice costringe il lettore a lavorare in proprio sull'immagine, ad interpretarla e appropriarsene. Se volete vedere qualche pagina aperta, ecco la pagina del blog dell'autrice dedicata a questo libro.


Le inquadrature variano, portando il soggetto vicinissimo o lontano, a fianco o sopra gli sportivi all'opera, un continuo cambiamento del punto di vista che impedisce qualsiasi fissità. Sembra di aver capito tutto, colto ogni dettaglio, ma ogni volta che si sfoglia, un particolare, prima sfuggito, s'impone all'evidenza. Un libro per appassionati di sport, ma anche di arte, che amino i rompicapo e le belle immagini, a partire dagli otto anni.


Eleonora

“Olimpica”, A.M. Ramstein, L'ippocampo junior 2016

venerdì 1 gennaio 2016

ECCEZION FATTA!

I NOSTRI FUOCHI D'ARTIFICIO 
CHE SPARIAMO NELL'ETERE 
PER FARE LUCE
PER FARE RUMORE 
PER FARE MERAVIGLIA 
E PER FARE FESTA


Il meglio di...
un anno di libri, un anno di ragionamenti,
un anno di recensioni su Lettura candita
Per ogni libro, il nostro perché

(BUM!)


Gennaio 2015


perché....
"Basterebbero sei pagine (da 168 a 173) per dire che questo è davvero un gran libro, ma fortunatamente ce ne sono almeno altre duecento che meritano un applauso.
Un libro così profondamente divertente e così scanzonatamente profondo non mi era capitato mai di leggerlo."


 perché....
"La figura dell'eroe, figura tragica che porta in sé il segno della gloriosa sconfitta, che si trasforma in emblema, in simbolo eterno dell'anelito alla libertà, forte abbastanza da essere vivo ancora nel Novecento.
Potenti le immagini di Paolo d'Altan, che riprende l'iconografia classica che vuole i traci dotati di chiome ramate e di occhi blu: ci racconta le battaglie, la fierezza di genti mai completamente domate, il potere arrogante dei romani, la solitudine dell'eroe."

Febbraio 2015


perché....
"E' una storia coinvolgente, forse con un'inclinazione troppo sottolineata verso il lieto fine, ma in fondo è giusto così, è un messaggio forte e chiaro di fiducia nella possibilità di salvarsi, di rinascere, di ricominciare grazie alla rete di relazioni, non formali, non naturali, che possono accogliere ciascuno di noi. I lettori e le lettrici, dai dodici anni in poi, con tutta probabilità apprezzeranno."


perché....
"E' chiaro, autentico e rigoroso, sonoro, ripetitivo, ma anche allusivo quanto basta, e soprattutto crudelmente divertente: questo è un libro in puro stile Minibombo. Ed è prevedibile che i bambini sapranno apprezzarlo -come molti loro titoli, primo fra tutti l'illustre Orso,buco! (2013)- perché contiene ingredienti di cui loro sono ghiotti."

Marzo 2015


perché...
"E' un esercizio di pazienza, è un esercizio di fantasia, perché all'osservatore tenace è anche richiesto di scoprire ed inventare, perché no, i nessi, le storie, le relazioni, per poi ricominciare da capo.
Davvero una gioia per gli occhi e per la mente di acuti osservatori di tutte le età, dotati di grande pazienza e di grande senso estetico."


perché....
"Questo è un raffinato linguaggio che conosciamo per albi illustrati pensati per bambini più grandi che qui, invece, è proposto a lettori che -gli esperti ci dicono- preferiscano la mimesi totale tra rappresentazione della realtà e realtà medesima. Ma gli azzardi, se consapevoli e ben gestiti, spesso ci fanno fare strada."

Aprile 2015


perché....
"Tutto può cambiare ci restituisce un ritratto inquietante, e molto calzante, del nostro presente. Ma fornisce anche un quadro storico impietoso degli ultimi anni del regime sovietico. Bello, poi, il ritratto della nonna di Zenja, che con grande saggezza sa distinguere il bello e il brutto del passato e del presente.
La scrittura è scorrevole, l'impianto del racconto è coinvolgente e la storia è, finalmente, originale, fuori dai consueti canoni."


perché....
"E' una storia di fratelli: c'è l'emulazione, la protezione, la complicità, l'indifferenza, la perfidia, la lotta, la prevaricazione, l'inesperienza e l'esperienza. Ma soprattutto c'è un indissolubile legame che li tiene insieme, nonostante tutto. È una storia d'estate, ovvero di quella meravigliosa porzione dell'anno in cui ai ragazzini è dato modo di assaporare il proprio tempo e la propria libertà. Ci sono i colori, il gusto, la luce, l'atmosfera di quella stagione.
Ma è anche e soprattutto una storia di infanzia: un inno all'immaginario sconfinato che è nella testa dei piccoli e a cui quel grande e unico occhio in copertina si rivolge. È l'occhio di Shaun Tan."

[continua]