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mercoledì 9 maggio 2018

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

SCHEFFLER LIBERO! SCHEFFLER LIBERO!

Papà scoiattolo cade dall'albero, Axel Scheffler (trad. Marco Scaldini)
Emme Edizioni 2018


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 6 anni)

"La tempesta arriva all'improvviso. Prima che papà scoiattolo possa aggrapparsi a qualcosa, una potente raffica di vento lo afferra... e lo trascina via. Il resto della famiglia assiste impotente alla scena. Per tutta la notte rimbombano i tuoni."


Il nido degli scoiattoli è tra i rami dell'albero di fronte alla casa di Antonio e Luisa. Loro sono molto contenti dell'arrivo della tempesta, perché non c'è niente di meglio da fare che rimanere rincantucciati sotto le coperte al caldo mentre fuori si scatena il temporale. A notte fonda, dopo aver goduto della pioggia battente sui vetri e e dei lampi che rischiarano la loro camera, i due si addormentano. Ma dall'altra parte del vetro che cosa succede? Papà scoiattolo, precipitato dal nido, è atterrato su un cestino pieno di rifiuti che si trova nel parco. E' semi svenuto quando i due bambini la mattina dopo lo trovano. Accertatisi che è ancora vivo, lo portano a casa per curarlo. Le premure dei bambini tuttavia non sono esattamente quello di cui ha bisogno lo scoiattolo: girare in carrozzina, o indossare i vestiti della bambola non è il massimo delle sue aspirazioni. 


Così mette su un muso seccato e poi disperato che i bambini non possono non notare. Nonostante il loro desiderio di accudirlo vita natural durante, i fratelli seguono il consiglio del padre e lo restituiscono alla sua vita di prima. Senza rimpianti...per lo scoiattolo.



Axel Sheffler, in solitario. Da gioirne. Non che i suoi bellissimi libri con Julia Donaldson siano criticabili, tutt'altro. Sono dei capolavori, spesso.
Ciò nonostante l'aria che si respira in questo libro del 1999 è differente, più rarefatta, più ossigenata. Manca quel quid lievemente inquinante che spesso gli adulti, forse inconsapevolmente, sentono il bisogno impellente di aggiungere perché stanno scrivendo per bambini e che ha il difetto di appesantire poco poco l'atmosfera, rendendola innaturale e lievemente glicemica.


Non c'è il meccanismo 'a orologeria' del Gruffalo, non c'è la gentilezza del Gigante più elegante della città, non c'è il gioco a ripetizione con Rita di Dov'è la mia mamma? e non c'è soprattutto il canonico lieto fine e le rime, che li affratellano tutti.
Sebbene di questo libro tutto suo lo stesso Scheffler abbia dichiarato di non esserne poi troppo convinto, in particolare riguardo al testo che non sente come materia sua, tuttavia in Papà scoiattolo cade dall'albero si muove con una disinvoltura diversa che ha il dono - incommensurabile - di dire le cose come stanno, senza troppi pudori e deroghe nei confronti della vera verità.
Questo è uno Scheffler che ha deciso di non fare l'occhietto ai suoi giovani lettori, ma di raccontargli la storia con una sana distanza emotiva che sfiora il cinismo. Questo è lo Scheffler, davvero strepitoso, che si ritrova nei Tolle Hefte e nelle successive edizioni di Jacoby. 


Per la precisione nei nr. 19 e 6, rispettivamente un testo dei primi del Novecento sugli scoiattoli come animali domestici, tradotto da Harry Rowohlt e il Verbiesterte Welt, corredato da 97 figure.
Proviamo a vedere in concreto in cosa è percepibile lo scarto. In primo luogo l'asciutta descrizione in sequenza dei fatti. Unica deroga all'ironia è il contesto sull'albero degli scoiattoli che ricorda parecchio uno scenario di vita quotidiana tra esseri umani piuttosto che tra piccoli roditori. A seguire, il dialogo tra i due ragazzini al parco che, per autenticità, potrebbe essere stato registrato di nascosto tra un fratello e una sorella in carne e ossa: "qualcuno ha gettato uno scoiattolo nella spazzatura!" "È morto?" Con cautela i due ragazzi stuzzicano lo scoiattolo con un bastoncino e l'animaletto si agita. "È vivo!" esulta Luisa. Depongono la bestiola su un cartoncino per hot-dog non troppo sporco e lo portano a casa." 
Il resto è immaginabile. In una rapida successione di bozzetti su due pagine consecutive, la sequenza di attività cui sottopongono lo scoiattolo è perfettamente nella norma per i due giovani allevatori: letto in scatola da scarpe, televisione al pomeriggio, merenda con Nutella, passata di phon, giro su tartaruga. Niente da fare, nello scarno testo, lo scoiattolo continua a fare lo scoiattolo e un po' si scoccia e un po' li detesta e nello stesso tempo i bambini, dal canto loro, continuano a fare i bambini e si interrogano.
A illuminarli in merito arriva un padre, in una doppia pagina disadorna, che si limita a dir loro le cose come stanno: lo scoiattolo va rimesso dov'era. Ancora una volta subentra l'inventiva un po' 'laterale' dei bambini e lo scoiattolo raggiunge il resto della sua famiglia in un modo insolito.
Colpo di coda finale: papà scoiattolo, come mai e poi mai Julia Donaldson avrebbe potuto scrivere in uno dei suoi libri con Scheffler, arrivato a destinazione manco li degna di uno sguardo per dir loro grazie.
Bum. Finisce così. Come sarebbe finito nella vita vera (non mi risulta che gli scoiattoli siano soliti girarsi per ringraziare).
Che bellezza! Nulla viene concesso in deroga per il fatto che si sta parlando a dei bambini sensibiloni e dalla lacrima facile, in cerca di armonie cosmiche.


In Italia, questo Scheffler qui è introvabile. Giudicato evidentemente troppo sincero, lo si lascia indietro rispetto allo Scheffler accoppiato con la Donaldson. Eppure se si va a vedere di che cosa è capace il suo immaginario laddove lo si lasci lavorare in totale autonomia, ed Armin Abmeier lo ha fatto sempre con i suoi autori, si troveranno piccoli gioielli preziosi. Ammettiamo pure che lui dia il meglio di sé come illustratore su testi di altri, perché però accanirsi a non pubblicare, ad eccezone di Tellegen, i libri in cui si libera dal 'vincolo' Donaldson?
Per mantenere la forma e la forza del proprio estro, più che ogni tanto ci si deve sgranchire il cervello, facendo una corsetta all'aria fresca, in tutta libertà.
Editori, concedetegliela più spesso: se la merita lui e se la meriterebbero anche i suoi lettori.

Carla


Norerella al margine. A proposito di meritarsi qualcosa, alcune sciatterie da imputare al grande editore che non pensa che i piccoli lettori necessitino della dovuta cura nell'impaginazione...sono piccoli, d'altronde, non lo noteranno di certo.

venerdì 20 ottobre 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


QUANDO TORNANO LE BALENE
 
La balena della tempesta in inverno, Benji Davies 
(trad. Anselmo Roveda)
Giralangolo EDT, 2017


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Ma Nico non aveva dimenticato la sua amica.
Ogni tanto credeva di intravedere, in lontananza tra le onde,
la coda della balena.
Ma era sempre qualcos'altro."

La situazione non è cambiata molto. A parte che sta sopraggiungendo l'inverno: neve e ghiaccio fanno la loro comparsa, Nico continua a vivere con il suo papà che fa il pescatore. Continua ad avere sei gatti. Continua a soffrire di solitudine a cui ora si aggiunge la malinconia per la partenza della sua amica balena, che, riconquistata la libertà grazie a Nico e a suo padre, si è inabissata quella notte. E mai più tornata.
A Nico la sua compagnia avrebbe fatto molto piacere. Quel piccolino non smette di sperare che lei ricompaia all'orizzonte, soprattutto adesso che suo padre lo ha lasciato nuovamente con la sola compagnia dei suoi sei gatti per fare un'ultima battuta di pesca prima che i ghiacci sigillino le acque del mare.


Quel giorno nevica tanto, nevica troppo. Questo va giù il sole Nico, alla finestra in attesa del padre, non lo vede tornare e si preoccupa. Lo va a cercare, ma tutto quel bianco intorno lo disorienta e il bambino si perde. In lontananza, una sagoma grigia riaccende nel bambino la speranza di trovare il suo papà. Quella sagoma è effettivamente il peschereccio del padre, ma a bordo non c'è nessuno. Dov'è il papà di Nico?

Le balene grigie migrano in grandi gruppi al sud ogni anno per poi tornare nelle acque fredde del nord a ogni primavera. Questo occorre saperlo per gustarsi appieno questa seconda parte del racconto che vede nuovamente Nico alle prese con la sua solitudine. Lo avevamo lasciato bambino nel suo illudersi di tenere una balena in casa all'insaputa del suo papà e lo ritroviamo che combatte contro la paura che al padre sia capitato qualcosa di brutto. Sembra cresciuto, e ora il senso di responsabilità gli pesa sulle spalle.


Continua a essere un bambino che ispira nei lettori un forte senso di tenerezza per la situazione in cui si trova. E dall'altra parte anche il padre continua imperterrito a cercare di fare il mestiere del pescatore per portare a casa quanto serve. I gatti continuano a fare i gatti: testimoni silenziosi. La grande novità sta nel ritorno inaspettato della balena, quella cucciola che si spiaggiò dopo la tempesta, ora si riaffaccia, accompagnata dall'intero branco. E salva la situazione. Quasi come a voler saldare un debito di riconoscenza.
I secondi libri sono sempre sotto attenta osservazione, in particolare da coloro che hanno molto amato i primi. Chi li legge è inevitabilmente in cerca di conferme o smentite.
Infatti non tutto, in questa seconda puntata, mi pare riconfermato.
Si ritrova la cura per il contesto, il villaggio sul mare, i sei gatti disseminati per la casa, la casa stessa e il pugno di personaggi che la popolano.
Si ritrova la capacità di dare spessore a un diffuso senso di solitudine di questo bambino.
Si ritrova un disegno felice con prospettive movimentate: il mare da sott'acqua, per esempio.


Si ritrova la luminosità di un inverno pieno di neve e il buio della banchisa di una notte di perlustrazione.
Si ritrova una certa coerenza con l'autentico comportamento di quegli animali tra estate e inverno. Fatto di cui molto compiacersi.
E cosa invece non trovo più?
Mi pare manchino le cose non dette, ovvero quei silenzi della narrazione che possono essere integrati dall'illustrazione in una relazione di 'muto scambio' tra parole e immagini. In questa seconda avventura invernale del piccolo Nico le parole dicono molto, a volte troppo e in tal modo diventano rassicuranti didascalie di ciò che lo sguardo può cogliere. 


Dov'è il quid che fa del linguaggio dell'albo un qualcosa di unico?
Se ripenso a quella pagina di La balena della tempesta in cui Nico, messa la balena su un carretto giocattolo, cerca a fatica di trascinarla verso di sé e il testo che accompagna questa scena si limita a dire "'Devo fare presto!' pensò", o ancora la pagina in cui la balena emerge di un soffio dalla vasca da bagno a cui è appoggiato di schiena Nico nell'atto di chiacchierare con lei con biscotti e tazzona di cioccolata a fianco e il testo recita: "Nico fece di tutto per far sentire la balena a casa. Le raccontò della vita sull'isola. La balena era un'ottima ascoltatrice."
Ecco, di pagine così ho avvertito la nostalgia.

Carla

venerdì 22 maggio 2015

OLTRE IL CONFINE (libri dall'estero)


IN UN MARE DI LACRIME

Barriga da baleia, António Jorge Gonçalves
Pato Logico 2014


ILLUSTRATI

"SARI decidiu ir para a praia SOZINHA.
Abriu a porta e FUGIU.
AZUR construía um barco na areia. Ia partir para a terra-onde-NUNCA
NINGUÉM-se-aborrece.
AZUR, LEVA-ME CONTIGO!"


Tutto chiaro? Sari si è svegliata quella mattina d'estate, ha provato a chiamare mamma e papà ma nessuno le ha risposto, così infila la porta a va al mare da sola. Sulla spiaggia c'è Azur, il suo amico, che sta costruendo una barca che lo porterà nella terra dove nessuno-si annoia-mai. Che avreste fatto voi al posto di Sari? Lei gli ha chiesto di portarla con sé.
La barca parte e attraversa il mare coraggiosamente ma un temporale la capovolge gettando in acqua i due bambini.
Sfortunatamente Sari viene inghiottita da una balena. 


Un buio pesto dove parassiti della pancia la scambiano per cibo e vogliono mangiarsela e dove un vecchio barbutissimo sbircia attraverso l'occhio della balena il via vai dei pesci nel mare. Mentre tutto questo accade dentro, all'esterno Azur è riuscito a tornare a riva, ma la sua barca è in mille pezzi ed è impossibile tornare a salvare Sari. Tuttavia un'idea gli balena (ah ah!) in testa: scavare una buca sulla spiaggia così profonda da racchiudere l'intero mare. Detto fatto! Il mare si prosciuga, ma come effetto collaterale c'è la morte di tutti pesci fuor d'acqua (ah ah!), compresa la balena che pesce non è ma muore lo stesso.


Sari è salva, ma il sacrificio di tutti quei pesci la rattrista così tanto che comincia a piangere, a piangere, a piangere così tanto che in un batter d'occhio le lacrime risarciscono il mare. Chi era lì morto, all'asciutto, ricomincia a vivere e a nuotare. Compresa la balena, sulla schiena della quale, Azur e Sari partono nuovamente per l'isola dove nessuno-si annoia-mai.
Ma di chi sono quelle gambe che come colonne d'ercole, non possono essere valicate?


Meglio seguire il consiglio e andarsi a rannicchiare fra le lenzuola e sperare di sognare una balena...

È tappa fissa lo stand di Pato Logico durante la fiera del libro di Bologna. Per due ragioni: salutare un paio di vecchi amici e andare a vedere i loro bei libri. Ogni anno ce n'è almeno uno che mi colpisce il cuore: quest'anno addirittura due (anzi tre, ma uno non è tornato a Roma con me). Spesso hanno il mare dentro, perché l'oceano che i portoghesi lo hanno sempre negli occhi e nel naso. 


Fatto di pochi e intensi colori, il libro per bambini di questo grande artista che è Gonçalves, mi ha colpito. È un libro dal tratto grafico, dove oggetti e personaggi si riassumono nei loro profili. Sarà perché è una storia che comincia di notte e di notte finisce, ma a me pare che il grande protagonista sia il nero, potente e onnipresente, che dà la forma ad un mucchio di cose, come per esempio, il buio della balena, o i pochi profili umani o, ancora nelle silhouette di Sari ed Azur, dei quali esalta la forza espressiva degli occhi. E sono proprio gli occhi, accanto al nero, gli altri grandi protagonisti di questa storia: gli occhi della miriade di pesci che in file ordinate attraversano da sinistra a destra e viceversa le tavole 'marine', gli occhi che abitano il buio pesto della pancia della balena, gli occhi a crocetta dei pesci lasciati all'asciutto.


La padronanza delle forme, espresse in sintesi, del colore e dei limiti della pagina è tale che il lettore può dimenticarsene per lasciarsi guidare attraverso gli stati emotivi che essi generano, così con assoluta naturalezza.
La trama -che pare scritta da un bambino- oscilla con altrettanta semplicità tra il reale e l'assurdo, in un continuo crescendo che molto ha a che fare con il sogno.
Non potrebbe essere diversamente.

Carla

giovedì 21 maggio 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

DOVE SONO TUTTI?
La balena della tempesta, Benij Davies (trad. Anselmo Roveda)




ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Camminando lungo la riva vide qualcosa in lontananza. Mentre si avvicinava, Nico non poteva credere ai propri occhi. Sulla sabbia c'era una piccola balena, portata fin lì dal mare.
Nico si interrogò sul da farsi. Sapeva che per una balena stare fuori dall'acqua non era una cosa buona...."


Nico non ha dubbi: la carica sul suo carrettino di legno e la trascina verso casa. Arrivati, cerca in ogni modo di crearle un ambiente confortevole: la musica giusta, l'acqua della vasca da bagno e due chiacchiere in compagnia, giusto per raccontarle la vita sull'isola. La balena si rivela un'ottima ascoltatrice.


Nico, come sempre, è solo in casa con i suoi 6 gatti. Suo padre, come tutte le mattine, è partito con la sua imbarcazione per una dura giornata di lavoro in mare: lui fa il pescatore.
Ma quando arriva la sera di quella giornata di tempesta il padre rincasa. Questa volta Nico però ha un 'grande', anzi enorme, segreto da tenergli nascosto. Suo padre si arrabbierà quando vedrà la balena nella vasca da bagno? Meglio non provare. Per il tempo della cena Nico riesce a mantenere in incognito la balena, ma anche lui sa che la cosa non può durare a lungo.
Scopertala, il padre di Nico ha chiare due cose in testa: la prima è la troppa solitudine di Nico e la seconda è il salvataggio della balena rituffandola in quello stesso mare che, durante la tempesta, l'aveva sputata sulla spiaggia. 


Il tempo continua ad essere cattivo ma nella barchetta del padre i tre si avviano a largo. Non c'è alternativa, per salvare il cetaceo l bambino e la balena devono dirsi addio...ma, forse, non per sempre.

Due anni fa, a soli trentatré anni, il britannico Benij Davies pubblica il suo primo libro in solitario che oggi vanta traduzioni in 18 diverse lingue. E quest'anno sono almeno cinque i suoi albi in uscita. Bel colpo!
Un equilibrio compositivo, un testo essenziale e un segno che è nello stesso tempo descrittivo, ma anche poetico, contribuiscono a rendere questo albo illustrato molto interessante.
Per le buone scelte cromatiche: un mare scuro e agitato da creste di onde bianche sotto un cielo plumbeo e una cerata gialla da marinaio che illumina la pagina; per la capacità di descrizione del contesto: il villaggio di pescatori un po' sghembo e gli interni della casa piena di dettagli e minuzie; per l'aggraziata resa del protagonista: un bambinetto con la sua maglia a righe e un insolito cappuccio scuro che gli cinge la faccia paffuta. Pochi tratti per definirne l'espressione: gli occhi sono puntini, la bocca il più delle volte non compare neppure, il naso è una virgola al centro del viso. Eppure di questo bambino riusciamo a leggere la solitudine forzosa, la tenerezza verso l'animale da salvare, la preoccupazione e la tristezza al momento fatidico del distacco. 
Lo stesso può dirsi per l'omone barbuto che ogni mattina parte per mare e ogni sera torna con il suo secchio di pesce dal suo bambinetto. Spalle larghe di chi fatica, ma anche braccia accoglienti per un figlio.
Un equilibrato fondersi tra potenza e tenerezza, tra grandi e minuscoli attraversa l'intera storia. Il bambino e i suoi sei gatti che punteggiano le illustrazioni sono scriccioli di fronte al papà pescatore, alla spiaggia e al mare infiniti.
Tutta la storia è giocata su piccoli gesti, su sguardi che non sempre si incrociano, su atmosfere di grande suggestione, raccontate attraverso piccoli segni che il lettore può interpretare da sé. Molto di questa storia non è raccontato con le parole ma, efficacemente, attraverso la narrazione per immagini che penetra in chi legge senza fare rumore.


 


Accanto a bimbetti, balene, gatti e pescatori, l'altro grande protagonista silenzioso è proprio uno stato dell'animo, la solitudine.
Una solitudine ineludibile, laddove un solo genitore lavoratore e il suo bambino devono fare i conti con le lunghe assenze e le lunghe attese. Ma altrettanto presenti sono altre suggestioni, che con la solitudine hanno molto a che fare, ovvero la capacità di sapersi separare dai propri affetti, ma anche di saperli mantenere vivi nel ricordo e di saper sperare che, nella vita, prima o poi, ci si incontra di nuovo.



Carla

Noterella al margine. Dello stesso Benij Davies sono le tavole di un secondo bell'albo che racconta un altro guaio dell'infanzia: la gelosia tra amici. Sulla collina, con i testi di Linda Sarah.
Sempre con EDT Giralangolo.

martedì 18 febbraio 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


DI FIDO MI FIDO

Perché il cane ha il naso bagnato? Kenneth Steven, Øyvind Torseter
Electa Kids 2014


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Ma una mattina PRESTO, DOPO VENTI GIORNI E VENTI NOTTI di navigazione in mare aperto, successe una cosa veramente terribile. Nell'arca si aprì un buco!
Il buco tra le assi non era più grande di una noce. Non molto per una barca grande come un campo di calcio..."

Ma tant'è: la situazione è critica. Occorre trovare rapidamente una soluzione altrimenti tutti gli sforzi fatti da Noè per fare l'arca e per convogliarci tutti gli animali, dai più piccoli ai più mastodontici, risulterebbero vani.
Mentre il patriarca, sul luogo della falla, studia il da farsi, il cane, animale storicamente fedele, non lo ha abbandonato. E presenzia. Sarà stata l'urgenza, sarà stata la circostanza, Noè pensa che del cane ci si può fidare e così lo solleva da terra e lo infila nel buco a tappar la falla, con il naso.


Il 'tappo' di fortuna funziona tanto è vero che ai piani alti, scongiurato il pericolo, già si festeggia.
Per venti lunghi giorni e per venti lunghe notti il cane restò lì, fedele alla consegna, come solo i cani sanno fare. Abnegazione, senso del dovere, responsabilità fecero il resto.
Quando l'arca finalmente sotto un bel arcobaleno si incagliò, tutti gli animali scesero a terra e Noè in testa. Ma fortunatamente quel giorno non aveva bevuto neanche un goccetto e quindi si ricordò perfettamente di aver dimenticato 'qualcosa' sull'arca e, più in particolare, il tappo-cane.
E quello, poveretto, era ancora lì nella stiva a tappare un buco, inutilmente.
Ed è per questo che da quel giorno i cani hanno sempre il naso freddo e bagnato.


L'oggetto 'naso di cane' è già di per sé un gioiello della natura. E ora, sapendo come è andata, la sua preziosità aumenta ulteriormente. Tondo, scuro o rosa, con quei due buchi simmetrici, capace di muoversi autonomamente rispetto al retrostante muso, il naso del cane è protagonista assoluto dell'intero libro. Sebbene di pagina in pagina il disegno vada complicandosi lui resta un punto (!) fermo, una sicurezza.
A parte l'idea di partenza che trovo geniale, anche se non proprio politicamente corretta, Perché il cane ha il naso bagnato? mi pare un'ottima prova di Øyvind Torseter. Già vista nel libro Il buco (Orecchio acerbo, 2013) la sua vena assurda, qui l'illustratore norvegese si scatena in una serie di amene quanto movimentate letture alternative della storia tradizionale. Noè e signora sono quindi ritratti come una giovane coppia di ragazzi, gli animali si nutrono di lecca lecca o di junk food, giocano a carte o sentono la musica dagli elle pi, il tutto in una baraonda generale dovuta al precario equilibrio che si ha quando si va per mare.

Il lettore più scaltrito potrà notare nelle grandi tavole di Torseter tante microstorie che si intrecciano con la narrazione principale: si vedrà Noè che tra poco diventerà padre, il coccodrillo che cerca di portare fuori rotta le sue potenziali prede e gli orsi polari impegnati in un tressette.
E infine lui, il cane portatore di naso, che dal principio alla fine di questa storia mantiene la sua espressione perplessa: quei due grandi occhi tondi ti catturano fin dalla copertina ed immediatamente non si può fare a meno di fare il tifo per lui!



Carla

giovedì 31 maggio 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


SUI TETTI DI ROMA
 
ANGELO, David Macaulay
Donzelli, 2012

ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)


"'E questo cos'è?'. Si avvicinò per vedere meglio. Era piccola e respirava appena. ?Cosa ci fai qui?' Provò a toccarla con il manico della scopa. ?Non puoi stare lì. Ci devo lavorare io'. Lei non si mosse e lui lavorò girandole intorno."

La piccola femmina di colombo è capitata nelle mani del più acerrimo dei suoi detrattori: un restauratore di monumenti. La maggioranza dei restauratori odia i piccioni. Il perché è presto detto: loro passano la più parte del tempo a grattar via dai marmi e dai travertini il guano di questo uccelli e credo che non sia proprio cosa piacevolissima. Questo ve lo posso garantire perché io sono amica di un restauratore che da anni sta rimuginando una ricetta di pappone per colombi che li annienti, ne cancelli la specie dalla faccia della terra. Ma finora non ci è ancora riuscito.


Angelo, il protagonista umano di questa piccola storia, non ama i piccioni neanche lui. Però questa femmina ferita, da lui stesso battezzata Silvia, non può fare a meno di portarsela a casa e curarla, perché prima di essere un bravo restauratore, lui è una brava persona.
Una volta guarita, i due diventano inseparabili. Angelo è sempre più affaticato e la picciona lo incita tubando e passeggiando con lui sui ponteggi. Alla fine dei lavori, a due anni di distanza, la picciona si è guadagnata un nascondiglio segreto nelle chiesa che Angelo ha appena restaurato.
Il suo bisogno di metterla al sicuro forse è dettato dal fatto che lui intuisce che la sua vita è alla fine. E così è.
Dopo un bel po' di anni, ad un nuovo restauro, la chiesa viene ripulita e viene scoperto il nido di un piccione, fatto tutto in muratura. Ed è ancora là.

Anche a me i piccioni non piacciono tanto. Quando vengono -abusivi- a becchettare le briciole che sul davanzale lascio per i passerotti, do loro degli urlacci e dei gran colpi sul vetro per allontanarli.
Eppure questa storia, così piena di piccioni, mi è piaciuta. Mi piace il tono autentico, mai retorico. Mi piace che si parli di qualcuno e di qualcosa di cui si legge raramente: un vecchio signore appassionato del suo lavoro e con sufficiente spazio nel cuore per salvare un animale in pericolo.
Mi piacciono i disegni di Macaulay. Mi piace la Roma che ci illustra con i toni del rosa e colori sfumati di molte facciate, il cotto dei tetti e le cupole che mi pare di poter riconoscere come quella di sant'Andrea della Valle e di san Carlo ai Catinari.
Quelle cupole che noi romani non vediamo neanche più, camminandoci sempre in mezzo, ma che in questo bell'albo riaccendono su di loro la meritata attenzione.



Carla

Questo post lo vorrei dedicare a quell'intrepido uccellino che oggi mi ha fatto a lungo trepidare per la sua triste sorte e mi ha fatto fare tardi al lavoro perché 'intrappolato' tra la mia tavola da stiro, la caldaia e un rottame di mobiletto di plastica da esterno, non trovava sufficiente spazio per organizzarsi una rampa adeguata di decollo.


venerdì 6 aprile 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


DI COLOMBA IN COLOMBA: C'E' POSTO PER TUTTI!

Da non credere, si è già alla vigilia di pasqua. E la pasqua chiama da un lato grandi dosi di cioccolato racchiudenti oggettini di paccottiglia e dall'altro grandi porzioni di colomba ed eccoci quindi a discuterne, di colombe

PERCHE' FU SCELTA LA COLOMBA, Isaac Bashevis Singer, Eric Carle
Mondadori, 2012

ILLUSTRATO PER MEDI (dai 6 anni)


"l leone ruggì: 'Io sono il più forte tra tutti gli animali, quindi non c'è dubbio che devo essere salvato.' L'elefante barrì: 'Io sono il più grosso. Ho la proboscide più lunga, le orecchie più grandi e i piedi più pesanti'. [...] 'Io appartengo alla stessa famiglia della tigre' miagolò il gatto facendo le fusa. 'E io sono il cugino dell'elefante' squittì il topo."

Così inizia una ridda di voci diverse, ciascuna tesa a ribadire la propria supremazia rispetto agli altri e ad affermare il proprio diritto ad avere un posto sull'arca. Si è propalata la notizia che saranno chiamati solo i migliori...
Noè l'ha appena terminata, sotto consiglio divino, per accogliere sé, famiglia e animali: i restanti abitanti della Terra saranno sommersi e peggio per loro e buona pasqua ai salvati.
Ora il problema è tutto qui: chi avrà il permesso di salire? Come ho già detto, tra gli animali si è sparsa la voce che solo i migliori avranno accesso all'interno della grande pancia dell'arca. 


Leone, elefante, volpe, asino, puzzola, orso scimmia, gatto e così via, 31  animali hanno un loro punto di forza che li rende unici e li rende migliori rispetto agli altri. Chi di loro vanta abilità quasi uniche oppure si bea di parentele altolocate, tutti comunque dicono e sostengono di essere i migliori, in altre parole, quelli da salvare. Ma Noè che è uomo saggio, sa il fatto suo. Mentre tutti gli animali gli si fanno intorno e cercano di convincerlo con un petulante 'scegli me, scegli me' lui nota la silenziosa colomba...
Come ci hanno raccontato che andarono le cose, lo sappiamo, ma del perché fu scelta la colomba come animale da mandare in avanscoperta, lo apprendiamo solo ora.

I libri di Carle mi incantano (non tutti tutti, ma la stragrande maggioranza). Pur essendo in qualche modo sempre uguali a se stessi, sanno essere ogni volta sorprendenti per due principali ragioni: la potenza dei colori e delle forme, la sempre rinnovata sapienza nel raccontare il mondo animale.
Carle è sempre stato un enorme illustratore ma anche un eccellente divulgatore. Nei suoi libri di animali (e sono la quasi totalità) ogni volta è in grado di 'passare' al bambino lettore con estrema naturalezza una serie di importanti informazioni scientifiche sull'animale illustrato che, quindi, attraverso la narrazione o il gioco, diventano patrimonio scientifico, suo nuovo sapere.
Anche in questo libro che si ispira al biblico Diluvio universale, mi pare che il punto di forza non stia tanto nell'auspicata pace e armonia che dovrebbe regnare sulla terra (fatto di certo desiderabile massimamente), ma nella straordinaria carrellata di animali che Singer e Carle ci presentano e nella loro dettagliata descrizione.
Spero sapranno perdonarmi i più ortodossi, ma io questo libro lo utilizzerò in questa prospettiva e non in altra. D'altronde, c'è posto per tutti!!
A tal proposito vorrei segnalarvi due begli altri titoli che con l'arca e con i problemi di convivenza al suo interno hanno molto a che fare:

Hulrich Hub, L'arca parte alle otto, Rizzoli 2010 
Massimo Caccia, C'è posto per tutti, Topipittori 2011 
(cui ho rubato il titolo per darne uno a questo post prefestivo)

Prendetelo come se fosse la mia sorpresa  dentro il vostro uovo...  
(e questa non sarà paccottiglia!)
Carla