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lunedì 7 aprile 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

ESPRESSIVO COME UN SASSO

Tre sassi, Olivier Tallec (trad. Tommaso Gurrieri) 
Edizioni Clichy 2025


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Lassù in cima vivono tre sassi. 
Sono sempre stati lì, in cima alla montagna. 
Ogni mattina il vento gli fa venire i brividi, ammirano le cime delle montagne, contano le pecore nella valle e guardano spuntare le piante aromatiche. 
Lì possono vivere una bella vita da sassi. 
E tutti giorni aspettano il passaggio delle grandi taccole." 

Le grandi taccole sono brave a prevedere il tempo che cambia. Quando le vedi, puoi star certo che dopo poco inizierà a piovere. E anche quel giorno va così: passa la taccola e arriva il temporale. 
Questa volta è un temporale molto violento che con un fulmine squarcia la grande roccia dove i tre sassi vivono da sempre. E li fa precipitare. 
La loro corsa si ferma in un nido, quello della taccola. 
Il panorama non è molto diverso, a parte che lì protetti, i tre sassi non hanno più i brividi del vento. 


Ma quando la taccola si accorge della loro presenza, li sbatte fuori e loro precipitano ancora più in basso. Tra il muschio e l'erba non si sta poi male, anche se non si sente più il vento, né si vedono crescere le erbe aromatiche. Ma si possono contare le pecore e guardare le cime delle montagne. Ma dal basso. 
Nel momento in cui i tre sassi possono dirsi ormai felicemente inseriti nel loro nuovo scenario, arriva una talpa, che di nuovo, con il suo scavare alla cieca, li fa precipitare ancora più in basso, in una radura e da lì la lepre fa il resto perché li piazza nelle acque di un torrente. Ed è lì che incontrano la lingua di un cane molto assetato che li spinge verso il precipizio e da lì... 

Una delle caratteristiche dei disegni di Olivier Tallec è l'espressività. 
Lo sguardo di Lupo e Lupetto, o quello di Scoiattolo, o ancora le sue pecore, il suo bambino che incrocia lo sguardo del cane. Ma hanno occhi anche i suoi alberi.
È un efficace modo di trasmettere senso senza dover tirare fuori neanche una parola. 
I neonati lo sanno bene perché anche per loro interpretare lo sguardo è misura necessaria di sopravvivenza. Come andare in bici, una volta che lo sai fare è per sempre: leggere le espressioni di un volto è cosa che si impara da subito ed è bene non dimenticarla, anzi è meglio tenerne sempre conto. Può servire. 
Ma qui i protagonisti assoluti della storia sono tre sassi, quanto di meno espressivo ci sia al mondo. Eppure. 
Tallec accetta la sfida e correda i tre di espressione. Due occhioni tondi su ciascuno. 


Occhi che spiccano nelle magnifiche tavole piene di sfumature di verdi e di blu, sia che siano rocce sfaccettate di alte montagne, o picchi isolati come Meteore, sia che siano foreste o prati, sia che siano acque correnti. Dal blu al verde, passando per il verde petrolio.
E come se non fosse sufficiente, a quegli stessi tre sassi gli dà anche carattere e, in qualche modo, solletica il lettore a immaginare il  tipo di ruolo che ognuno parrebbe avere e quindi sulle loro relazioni reciproche.


Le uniche cose che l'immagine ci dice è che sono di dimensione e colore diversi. 
In compenso sappiamo che in cima allo sperone di roccia dove vivono da sempre, sono felici. Perché da lì possono vedere (!), possono percepire il vento, visto che hanno dei brividi. La loro superficie è sensibile quanto la nostra pelle, vista l'espressione che assume il sasso maggiore nei confronti dell'insetto che gli cammina sopra, noncurante. 
Sanno anche contare e sanno leggere i segni della natura: taccola=temporale in arrivo. Tutto ciò che è stato detto finora è materia necessaria perché la storia dei tre sassi diventi quella che è, ossia si trasformi in un racconto in grado di far sorridere, ma di dire anche molto altro. 
Su cosa sia questo molto altro, forse si può tacere, mentre sulle modalità che usa per arrivare a una conclusione degna di questo nome, val la pena di spendere due parole. 


È noto a tutti, che le fiabe in cui la ripetizione di una situazione è di fatto la spina dorsale della stessa, dai Tre porcellini in su, sono quelle più adatte al pubblico dei più piccoli. Per loro è di grande soddisfazione apprendere una reiterazione di un gesto, di una situazione, e si sentono immediatamente ingaggiati a partecipare. Si tratta di un sistema infallibile per la comprensione, la memorizzazione e per la comicità intrinseca. 
Insomma, ripetere funziona sempre, basta cambiare piccoli dettagli. 
Tallec tutto questo lo sa molto bene e se ne serve per dire con assoluta leggerezza quel molto altro. 
I sassi, infatti, precipitano dallo sperone, poi dal nido, poi dal muschio, poi dalla radura, poi nel torrente... 
E ogni volta, il testo diventa un ritornello. 
Un ritornello che fa ridere, che suona e che dice, per l'appunto, anche molto altro.
Sarò muta come un sasso. 

Carla

venerdì 29 novembre 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

UN CORPICINO FORZUTO

Qualcuno mi aspetta dietro la neve, Timothée De Fombelle, Thomas Campi
(trad. Maria Bastanzetti) 
Terre di Mezzo 2024 


 NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dai 7 anni) 

"La maggior parte delle rondini non conosce nient'altro dell'umanità, delle sue tragedie e della sua bellezza, che queste minuscole sagome, laggiù in basso, che si credono grandi sulla terra ma non superano il più piccolo dei loro alberi. 
Perché non bisogna idealizzare gli uccelli. Al di là della passione del volo che dà vita alla loro anima e alla loro poesia, le rondini si occupano unicamente di sé stesse. Ci sono solo tre punti cardinali nel minuscolo triangolo della loro testa: il nido, i piccoli, la sopravvivenza. 
Gloria, lei non aveva niente di tutto ciò.

E infatti in quella vigilia di Natale lei non era al caldo con le altre sulla linea dell'Equatore. No, lei stava volando in direzione opposta e contraria. Verso Nord: Francia. Come le altre, che lo fanno ogni autunno e ogni primavera ma in senso inverso, a guidarla c'era l'istinto e non altro. 
Sotto di lei c'è anche qualcun altro che sta viaggiando in direzione Nord, Inghilterra. Un furgoncino della ditta Pepino & Schultz, gelati italiani. 


Un messaggio laconico sul telefono di chi ne è alla guida lo informa che la consegna è stata annullata. 
In cielo c'è Gloria, la rondine. E sotto di lei c'è Freddy D'Angelo, il fattorino che sta trasportando, in quella nevosa vigilia di Natale, gelati di qualità. 
Freddy, francese nonostante quel cognome, lavora da più di trent'anni per Pepino & Schultz, famosa ditta, ora in disarmo. Ha appena saputo che la sua consegna è rinviata a dopo Natale. Ormai è notte, fa freddo e casa non è lontana: l'unica cosa da fare e arrivarci, mettere in garage il furgoncino, e cenare. 
Da solo, come sempre. 
Gloria, la rondine, invece è lì che vola. Stremata, infreddolita, ma caparbia. 
Lei si è guadagnata questo nome - di solito le rondini non hanno nome - perché anni prima, abbagliata dalla lucentezza di un vetro, ci si era schiantata contro e un ragazzino l'aveva trovata e salvata. In fin di vita, lui l'aveva raccolta e curata, mettendola in una scatola del latte Gloria, che per tutto il tempo fu il suo nido sicuro. 
Questa è la storia di questa rondine che vola contro corrente, di questo trasportatore solitario e anche di qualcun altro. E del loro magnifico incontro. 

Capita, di solito nel tempo che precede il natale, che un libro di piccolo formato, contenente un unico racconto di un grande autore, mi commuova fino alle lacrime. 
Ben inteso la commozione non è solo da imputare al tema dei racconti che contengono, quanto anche alla loro perfetta bellezza. 
Nel 2022 fu la volta di Morris di Bart Moeyaert.
Nel 2024 è Timothée De Fombelle a colpire nel profondo. 
Grande costruttore di trame, nei suoi libri lunghi, da Vango a Alma del vento, passando per Tobia, qui decide di costruire un minuscolo meccanismo narrativo, assolutamente perfetto. Non un granello in più, o fuori posto. Tutto torna con matematica esattezza. 
Non un giochino, ma un corpicino forzuto e sodo come un romanzo. 
E come succede? 
E' un po' un paradosso: quella bella lingua universale, alla quale De Fombelle ci ha abituato, qui è centellinata. E' il silenzio, a parlare. Sono così tante le cose non dette che però baluginano tra le parole, che il lettore che nei libri va cercando qualcosa che non sa, qualcosa che non sta in evidenza sul piatto della pagina, qui ha di che saziarsi. 
A parte i due fili narrativi, quello che racconta della rondine e quello che racconta del corriere, a parte 'la quadratura del cerchio finale' su cui si può solo tacere, sono molti altri quelli che illuminano con lo scopo di dare quella profondità di visione, che un buon libro deve avere con sé. Per essere ancora più chiari forse ha senso entrare nel merito, almeno in due casi, quello di Freddy D'Angelo e quello di Gloria. Anche i loro nomi hanno un senso...
 

Chi sia quell'omino, quale la sua storia, lo si apprende in due modi, entrambi efficaci. Da un lato, le magnifiche tavole di Thomas Campi: quel camioncino Citroën tenuto bene nonostante l'età che attraversa le Alpi e sbuca dalle gallerie; la gran nevicata nella cittadina sulla A26; la casa in penombra; il garage tutto ordinato, illuminato con la torcia; un primissimo piano - l'unico. 
E dall'altra una sequenza di piccoli dettagli che De Fombelle semina qui e là: una musicassetta di Frank Sinatra, sempre la stessa per molte stagioni; la guerriglia intorno al Tunnel; il neon della cucina di casa che sfarfalla; gli incontri, venti minuti al massimo, con Emilia, la donna del deposito di gelati a Genova, abbracciata al suo quaderno; e poi il cameriere francese in un caffè londinese, le canne da pesca, gli ami del dodici; la cassetta degli attrezzi sul sedile... 


Chi sia quella rondine, lo si apprende negli stessi due modi, entrambi efficaci: Thomas Campi con le sue panoramiche dall'alto: un mare di sabbia, un mare in tempesta, uno scuro e uno chiaro, ma entrambi abitati. Sono i luoghi che la rondine sorvola. 
Dall'altro, ancora dettagli, accenni. Campi di battaglia, edifici bruciati e cortei nuziali; una manica della camicia, la sinistra, cucita; la porta di un garage che si chiude... 


Et voilà. 

Carla

venerdì 27 ottobre 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

ESSERE QUALCUN ALTRO

Testa di ferro, Jean-Claude van Rijckeghem (trad. Olga Amagliani) 
Camelozampa 2023 



NARRATIVA PER GRANDI (dai 13 anni) 

"Un quarto d'ora dopo, strizzo l'ultima camicia e la butto a Pier. Ho le mani bianche per l'acqua gelida. 'Andiamo a quell'incontro di pugilato' dico. 
Pier mi guarda impietrito dallo stupore. Poi ripiega la camicia di nostro padre senza più badarmi, come fa sempre quando ho un piano meraviglioso che lui non approva, il sapientone... Posa la camicia di papà sul mucchio e afferra una delle maniglia del cesto. 
'Dai, solleva'. mi ordina. 
Io prendo l'altra maniglia e insieme solleviamo il cesto che, con i panni bagnati, è diventato ancora più pesante." 

Gand, primi dell'Ottocento. Fratello e sorella che vogliono andare in direzioni diverse: Stans diciottenne, a un incontro di pugilato clandestino;  Pier, di qualche anno più giovane, vuole tornare a casa. 
Loro due sono come il sole e la luna. Lei volitiva, lui ligio. Lei intraprendente, lui prudente. Lei indomita, lui sottomesso. 
Qui trasportano insieme della biancheria: una buona immagine per raccontare la storia intrecciata e indissolubile di due fratelli, tenuti insieme da un fardello, che qui sono panni, ma nella storia è invece una famiglia. Che nessuno dei due può mollare. 
A casa ad aspettarli per l'appunto il resto dei parenti: un padre frustrato nelle sue velleità da inventore, caduto in disgrazia a causa di una sua invenzione fallita. La madre che ha finito la sua scorta di amore verso il marito e verso i due figli maggiori, e quel poco che ancora possiede lo offre al piccolino di casa, l'ultimo nato, Mondje di appena cinque anni. A questi si aggiungono sullo sfondo: la quarta sorella, Rozeken, la vecchia nonna Blom, sdentata e decrepita e un ronzino bianco altrettanto vecchio e malconcio, Achille. 
Sullo sfondo le campagne napoleoniche tra Francia, Austria e Prussia. 
Constance, detta Stans, è quella che suo padre definisce con felice sintesi: la prima frittella, quella che viene sempre peggio delle altre. Tuttavia, nonostante le sue intemperanze, essendo la figlia maggiore, ed essendo femmina spetta a lei immolarsi per risollevare le sorti di una famiglia che sta colando a picco. Suo malgrado, diventa la giovane moglie dell'usuraio, in cerca di prole, che tiene in scacco suo padre sempre a corto di denaro, per mandare avanti la famiglia, per far studiare alla scuola latina il figlio maschio, per le sue invenzioni. 
La vita e il destino che le si prospetta non è quello che lei sogna per sé, così fuggendo una notte, con gli abiti del marito, si arruola al posto del figlio del fornaio. 
E così ha inizio la sua straordinaria avventura da 'maschio' che la porterà a essere un fante della quattordicesima armata napoleonica, coraggioso, valoroso, apprezzato dai suoi compagni e dal suo superiore (anche quando si scopre la sua vera identità) e talvolta anche fortunato, visto che il suo soprannome 'testa di ferro' se lo guadagna in un duello, da cui esce ferita ma determinata a non mollare. Mai, o quasi. 

Scritto a due voci, in una alternanza pressoché regolare tra il racconto di Pier e quello di Stans, si tratta di un romanzone contemporaneo che per mole, per contesto ha evidenti quanto voluti rimandi alla migliore letteratura ottocentesca. Da Dickens a Brönte. 
Il romanzo ottocentesco è un modello, ma Testa di ferro va anche in esplorazione in luoghi diversi che con l'oggi hanno molto a che fare  - non che Dickens e Brönte non siano importanti per il pensiero contemporaneo, s'intende. 
La causa scatenante intorno a cui ruota l'intera storia, narrata in poco meno che 450 pagine, è la scelta della protagonista, Stans, di essere qualcun altro: un maschio, un soldato. 
La questione si fa piuttosto interessante per diversi motivi. In primo luogo risulta evidente che nella società di allora, ma forse anche in quella di adesso, essere maschio significa - almeno sulla carta - poter godere di maggiori opportunità ed eventualmente di goderne prima di una femmina. 
In secondo luogo, parrebbe che essere maschio, possa salvarti da un destino che altri scelgono per te. 
Però però però, le cose non sono così semplici. 
Infatti a ben vedere, se da un lato Stans in tal modo si è assicurata la consapevolezza di aver autodeterminato il proprio destino, dall'altra c'è qualcun altro che invece è in balia di altri e al suo destino sognato deve rinunciare. E, ironia della sorte, sono i due maschi di casa a trovarsi in questo frangente: da una parte il padre fallito e dall'altra Pier che alla sua tanto amata scuola latina non ci metterà più piede. 
Dal che se ne deduce che in questa storia è soprattutto il coraggio a fare la differenza. Bel nocciolo di senso intorno a cui rosicchiare... 
Intorno a detto nocciolo della questione, c'è tanta polpa, costituita, diciamo così, dagli aspetti accessori dell'essere maschio, pur essendo una ragazza (ma anche viceversa). Questo, presumo, rappresenterà per i lettori e le lettrici un altro elemento di riflessione, che in questo preciso momento ha un suo forte appeal. In questo senso, Testa di ferro, pur sembrando un romanzo di formazione e anche un po' di avventura e un tantino anche storico, diventa anche un buon libro per cavalcare l'onda. 
E in chiusura due o tre ragionamenti sulla scrittura. Una prima cosa che salta all'occhio è ciò a cui si alludeva al principio: l'alternanza del punto di vista, quello di Pier e quello di Stans rispetto ai medesimi eventi, magari raccontati con un lieve scarto temporale l'uno dall'altro. 
A parte il fatto, tecnicamente parlando, che in questo modo il racconto si movimenta di più, rendendo più lieve la lettura del tomone. 
A parte questo, si diceva, è parecchio interessante anche solo a livello teorico, prendere atto del fatto che il punto di vista, la prospettiva di sguardo, determini lo spessore dei protagonisti e delle singole comparse che abitano la storia. Questo continuo movimento di due 'camere' che riprendono da prospettive differenti di fatto lo stesso oggetto rende tutto molto profondo e soprattutto 'cinematografico'. Circostanza questa che fa sì che sia ancora più scorrevole una scrittura già bella esercitata al turning page
Tutt'altro che ingenuo, Jean-Claude van Rijckeghem costruisce una solida struttura narrativa, un solido contesto storico, in cui personaggi più che credibili agiscono, e per accontentare gli amanti del genere, trova anche il modo di scrivere sul finale una dozzina di pagine, che tutti i più attenti lettori non hanno potuto far a meno di notarne la dissonanza: il registro cambia per diventare quello di reportage senza filtri di un sanguinoso teatro di guerra. 
Carne da cannone. 

Carla

mercoledì 14 dicembre 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

GIOIELLO BRILLANTE

La ragazza Bambù, Edward van de Velden, Mattias De Leeuv 
(trad. Laura Pignatti) 
Sinnos 2022 


NARRATIVA ILLUSTRATA (dai 9 anni) 

"Quel giorno il tagliatore di bambù aveva ricevuto un grosso ordine, quindi impugnò il coltello e curvò la vecchia schiena quasi fino a terra. 'Jie' disse la terra. No, anzi, fu il bambù a parlare 'Cosa?' pensò il tagliatore di bambù. Sembrava che il bambù avesse detto qualcosa! Ma non era possibile. Il tagliatore pensò: 'Oggi sento cose che non ci sono'. 'Jie' sentì di nuovo. Il tagliatore di bambù cadde in ginocchio, guardò il punto sulla terra da dove sbucava un nuovo germoglio, e ora ebbe l'impressione di vedere cose che non c'erano. Perché vide una bambina, che disse di nuovo: 'Jie'. Era lata circa undici centimetri, aveva una splendida veste azzurra e scarpette blu scuro ai piedini minuscoli." 

Quella piccolissima creatura diventa la bambina che il tagliatore di bambù e la sua sposa, sarta, non avevano mai avuto e molto desiderato. A ogni centimetro in più di sua crescita, loro si sentivano ringiovanire. Sono bellissimi i momenti che passano insieme, perché la bambina con loro è molto affettuosa e piena di premure. 
Piovuta dal nulla, i due vecchi non smettono di chiederle da dove sia arrivata, ma la piccola Jie, tra una risata, una carezza e un gioco, non risponde mai. 
Cresce e diventa una bellissima ragazza, con un nome ancora più bello, Nayotake no Kaguya-hime, la principessa splendente del flessuoso bambù, nome che le hanno dato tutti coloro che di lei si innamorano. E sono tanti. 
Come è naturale che sia, i suoi genitori adottivi, seppure vecchi e consapevoli del fatto che di lì a poco  l'avrebbero persa, pensano che sia arrivato anche per lei il momento di sposarsi. 


Jie, in cuor suo non cerca affatto marito, e soprattutto è ben sicura di non poterlo fare. Così a tutti i pretendenti - dall'imperatore in giù - chiede sempre prove d'amore impossibili, fino al giorno in cui, davanti a un ragazzo semplice, senza nome e senza dote, il suo cuore salta e vola alto. 
Ma la sua segreta sicurezza di non potersi sposare neanche con lui, la porta a progettare anche per il ragazzo una prova impossibile. Mentre tutto questo accade, c'è qualcuno, una bambina che dalla luna con il suo cannocchiale tutto osserva e, biscotto dopo biscotto, controlla e si bea della complicata situazione di Jie, sulla terra. 
Questa è la fiaba di una bambina minuta che un giorno apparve tra le canne di bambù nella piccola isola di Oi. Un dono, un prestito, chissà, per due vecchi genitori che sapranno amarla almeno quanto lei ama loro. Lei, che cova in sé un grande segreto, ne scopre un altro ancora più grande: l'amore. 

Un piccolo gioiello narrativo, illustrato felicemente nel rispetto di iconografia e stile nipponici, che ha le sue antiche radici in una fiaba della tradizione giapponese. 
Ma accanto a questo aspetto di magia e meraviglia, che appare in tutto il suo splendore ma pur sempre entro il canone della fiaba classica, ossia l'arrivo di una minuscola creatura in una famiglia senza figli, i personaggi consueti del contesto della tradizione giapponese -un tagliatore di bambù e una sarta di abiti lussuosi- la cui origine semplice, ma specchiata si contrappone a quella dei pretendenti, gaglioffi e pieni di ricchezze. 


A questo si aggiunge lo schema consueto delle prove non superate dai personaggi negativi, circostanza che li rende ancor più negativi, l'arrivo del giovane pretendente, diverso per origine e censo, l'aiuto dell'animale magico, in questo caso le rondini. 
E ancora, la trepidazione dei vecchi genitori, le loro affettuose abitudini, la loro saggezza, e - in una prospettiva più che altro formale - il ripetersi di determinati comportamenti, quasi un rituale, qual è per esempio la risatina della madre che torna ogni volta che la figlia formula le singole prove d'amore, salvo poi trasformarsi in un sospiro quando si tratta del giovane senza nome. 
Ecco, ad aggiungersi a tutto questo, però,  ci sono due elementi che meritano un'attenzione ulteriore: da un lato l'idea della storia cornice, ossia tutto quello che succede al di fuori della piccola isola di Oi, e che invece accade sulla luna. 


E dall'altro il perfetto meccanismo che regola la sintonia tra 'la cornice' e il 'quadro' ed è capace di creare, nel corso della narrazione, piacevolissimi cambi di prospettiva, che hanno la prerogativa di generare curiosità, ma soprattutto vanno a comporre un raffinato incastro, proprio sul finale. 
Tutto torna, come in ogni fiaba che si rispetti. 
In sostanza, non ci si aspetterebbe che una fiaba possa trasformarsi in un racconto pieno di tensione emotiva, eppure questo accade. La lettura, superati tutti i passaggi canonici, prende a correre e a tenere il lettore incollato alla pagina, fino al momento in cui tutto il rompicapo si compone davanti al suo sguardo, beato e ammirato per tanta perfezione. 
Intorno a tutto questo ruota lei, la storia cornice che ha il pregio di svelarsi per quella che è solo in chiusura. Fino a quel momento poteva essere letta in modi differenti: come il punto di vista di un lettore, oppure dell'autore stesso. 
Qualunque cosa essa abbia voluto rappresentare, brilla.

Carla

venerdì 3 settembre 2021

OLTRE IL CONFINE (libri esteri)

DI DOMAN NON C'È CERTEZZA (parte 2)
 
The Rock from the Sky, Jon Klassen
Candlewick Press, 2021

L'intero libro è attraversato da un diffuso e costante riferimento non dichiarato alla transitorietà dell'esistenza e a un certo fatalismo rispetto all'altalenante percorso di un'esistenza (quello che fa da sfondo al viaggio del bambino di Fortunatamente, un altro libro di genio a firma di Remi Charlip). 
 

Forse è un azzardo pensare che Klassen abbia voluto raccontare una catastrofe planetaria, dentro cui a stento stiamo imparando a muovere piccoli passi, usando la metafora del sassone che piomba dal nulla, inaspettato. Forse. Forse, consapevole del fatto che i sassoni possono arrivare quando meno te lo aspetti, potrebbe essere altrettanto un azzardo  pensare che Klassen abbia la consapevolezza che l'atto di guardare avanti possa generare terrore oltre che speranza. Forse.
Forse sembrerà, invece, meno azzardato leggere fra le righe il pensiero di Klassen riguardo al fatto che la vita è meglio prenderla, come suol dirsi, con filosofia, perché - oggi più di ieri - di doman non c'è certezza.
Con la sua consueta assenza di giudizio, Klassen però ci mette davanti due modi molto differenti di affrontare la vita: da un lato una tartaruga rancorosa e aggrovigliata in molte difficoltà (molte delle quali autoprodotte) e dall'altro una talpa/armadillo che di quel poco che ha sa goderne e che è capace di sognare e di vivere in armonia con ciò e con chi ha intorno. E particolarmente interessante si rivela la loro relazione reciproca: l'attrarsi reciprocamente a cui si alterna la gelosia dell'una e la bonomia dell'altro.
 

Formalmente vicino al 'lessico' del Klassen migliore - vicino alla trilogia dei cappelli, e in qualche modo anche alla trilogia scritta da Mac Barnett (Triangle, Square, Circle) - si rinnova qui la sua capacità di sintesi nel testo e nell'immagine: in prima persona, quasi solo dialogo, due colori per distinguere le voci, il maiuscolo e il minuscolo per segnare un timbro giusto nei dialoghi.
A questo si aggiunga la sua scelta programmatica di disegnare tutto solo attraverso il ricorso alle forme pure, essenziali, al limite del simbolico. Così come l'orso in cerca del cappello aveva la forma di un dolmen, e il pesce era così stilizzato come lo avrebbe potuto disegnare un treenne che, per necessità di forme 'economiche' è assoluto maestro.
Qui la tartaruga e il serpente sono ai minimi termini, la talpa/armadillo porta in sé il nucleo di un ibrido, la roccia è un ovale irregolare, il fiore è il simbolo di un fiore, i tronchi degli alberi sono parallelepipedi e l'alieno a sei gambe con il suo grande occhio non deve ispirare troppa tenerezza, vista la fine che gli viene riservata.
Ma dietro tanta semplicità di forme c'è un ragionamento interessante: sono quelle che di più lasciano spazio all'inventiva dell'osservatore. Corrispondono in qualche modo al silenzio 'narrativo' che circonda gli scenari sempre molto scarni e i testi ridotti all'osso. Tutto questo gran vuoto in cui tutto si muove ha la funzione di creare una sorta di rumore di fondo che rende la storia interessante.
Lui stesso parla di immagini 'noiose'  -boring pictures - che hanno la funzione, in contrappunto perfetto con il testo, di generare aspettativa, curiosità. E' sempre il testo che dà il senso alle forme 'noiose'. 
Bravo, accidenti. Bravo.
Se gli scenari sono ridotti ai minimi termini - eccezion fatta per quelli che nel racconto The Future sono più movimentati - non lo sono gli sfondi che attraversano una intera giornata. Sempre con la medesima delicatezza, Klassen passa da un'alba, nel primo racconto, che vede il cielo oscurarsi sempre di più in relazione alla caduta del sassone che oscura un po' il sole, a una giornata di imminente pioggia con un cielo pesante nel racconto The Fall (ideale per schiacciare un pisolino).
 

Un sole che sta per calare, tenue e rosato per lo sfondo del sogno su un futuro migliore. Un capolavoro, come già nel libro Toh! Un cappello! è il suo tramonto, cui fa seguito una notte stellata che dà senso al sonno di talpa/armadillo e serpente e alla relativa gelosia della tartaruga.
In tutte le pagine ricorre la sua insolita, ma per lui consueta, palette di colori.
Mezze tinte, colori per lo più caldi, ma tenui attraversati dall'acqua del pennarello, tutti rielaborati con la tavoletta grafica: unica deroga l'arancio/rosso (niente blu freddo in quel rosso caldo) dell'alieno nel momento della sua massima pericolosità.
Ritorna potente il gioco di sguardi che, sappiamo, è frutto di una rielaborazione lunga e attenta attraverso il computer. Ma questa è storia già conosciuta.
 

Il repertorio di cui si serve per organizzare lo spazio del testo e della figura, quindi dare un ritmo interno alla storia è quello conosciuto nei suoi altri libri: vediamo un testo corrente sopra con le tavole doppie (Questo non è il mio cappello) oppure testo sulla pagina bianca di destra e immagine a sinistra (contraddicendo volutamente un incedere incalzante che vorrebbe la figura nella pagina di destra), solo di rado la tavola singola si allarga di un po' lasciando al testo di destra un po' meno spazio della facciata intera, tavole doppie senza testo che sono dei veri e propri 'ganci' di suspense per il lettore e segnano momenti culminanti come i finali, per esempio. A ogni cambio di capitolo (capitoli anche in Toh! Un cappello!) che occupa ovviamente il piatto di destra si affianca un'immagine 'introduttiva'.
Sotto il profilo dei contenuti, è di nuovo uno dei Klassen migliori: acuto, ironico, comico, profondo, pieno di silenzi per rispetto dei propri lettori.
E soprattutto volontariamente lontano dall'assurdo di Sam e Dave, ma molto più vicino a veri e propri noccioli di senso, questioni che toccano l'etica e la filosofia, come lo era stato in Voglio il mio cappello! e Questo non è il mio cappello, ma soprattutto in Toh! Un cappello!
Lì come qui, ci mette di fronte l'umanità e i suoi diversi modi di stare al mondo, insieme o da soli.
 

Come sempre, è a noi che lascia la scelta, a chi sentirsi più affine. [Fine]


Carla


lunedì 30 agosto 2021

OLTRE IL CONFINE (libri esteri)

"DI DOMAN NON C'È CERTEZZA" (parte 1)
 
The Rock from the Sky, Jon Klassen
Candlewick Press, 2021


ILLUSTRATI
 
"1. The Rock
I like standing in this spot. It is my favorite spot to stand.
I don't ever want to stand anywhere else.
...
Hello.
Hello. What are you doing?
I'm standing in my favourite spot. Come. Stand in it with me.
OK.
What do you think of my spot?
Actually I have a bad feeling about it.
A bad feeling?
Yes."
 
Esterno. Landa piatta e deserta o quasi. Una tartaruga con il cappello è in piedi davanti a un fiorellino: quello è il suo posto preferito dove stare. Arriva un altro animale, una talpa o un armadillo?, che decide di passare del tempo con lei in quel medesimo punto. Ma mentre la tartaruga lo trova molto gradevole, al contrario la talpa/armadillo si sente a disagio... 
 

Come se ci fosse qualcosa di incombente e imminente sopra di loro. Ed effettivamente c'è. La talpa/armadillo si sposta più in là, vicino a uno stelo di tre foglie per sentirsi meglio. La tartaruga gli chiede se lì si sente più a suo agio, ma per la distanza la talpa/armadillo non sente bene ciò che la tartaruga le ha chiesto, quindi torna vicino a lei, al fiorellino, rispondendo che lì accanto a lei si sente ancora peggio di prima e le consiglia di seguirla all'altro punto, quello con le tre foglie. La tartaruga rimane al suo posto, mentre la talpa/armadillo tornata al suo, vede arrivare un serpente. Lo invita a stare un po' lì. A quel punto la tartaruga apostrofa entrambi a gran voce, sostenendo che il suo posto è più bello del loro, ma - come già prima - la distanza si mangia le sue parole, così lei si avvicina per farsi capire. E nell'esatto istante in cui arriva al punto preferito della talpa/armadillo e del serpente e pronuncia la frase che non erano riusciti a sentire - il mio è più bello del vostro - sul fiorellino, ovvero nel punto preferito della tartaruga, atterra dallo spazio la grande roccia, conficcandosi nel terreno.


Così finisce il racconto 1 di questo libro di quasi 100 pagine che ne contiene altri 4: The Fall, la caduta; The Future, il futuro; The Sunset, il tramonto; No More Room, Non c'è più spazio.
Gli interpreti parlanti non cambiano, mentre lo scenario muta, seppure solo in sogno, con il passare del tempo.
Conosciamo così una tartaruga depressa, lievemente bugiarda, fifona, un bel po' sorda, caparbia, invidiosa e anche un po' gelosa. Conosciamo una talpa (o armadillo) sensitiva, accogliente, lievemente romantica e visionaria e molto centrata. E un serpente silenzioso, come solo i serpenti sanno essere. Il fatto che il serpente sia muto, così lo spiega Klassen, dipende dal fatto che lui ha molta paura dei serpenti e quindi preferisce non dar loro il diritto di parola.
 

Nei successivi racconti, come sempre accade nei libri di Jon Klassen, ci sono intere visioni del mondo che li attraversano. Ci sono le fragilità e le insicurezze di alcuni, di quella tartaruga che ruzzola giù dal sassone e se ne vergogna, di quella tartaruga che si terrorizza anche solo sognando, cui si contrappongono le stabilità e le sicurezze di altri, di quella talpa/armadillo che ama godersi la fine dei tramonti, con tutto quello che possono significare... di quella talpa/armadillo che sa schiacciare serenamente un pisolino in compagnia... 
 


E -immancabili- ci sono i cappelli e le bugie. In tal senso si potrebbe pensare che quella tartaruga con il cappello sia una vecchia conoscenza, per averla vista mentire a un amico per arrivare all'unico cappello in palio.
La presenza dei cappelli, è lo stesso Klassen a raccontarlo, è un suo modo per dire che quegli animali stanno indossando i loro abiti di scena: stanno recitando la loro parte (se così è, il riferimento al Beckett di Aspettando Godot, assume ancora più senso). Non a caso, l'unico a non avere il cappello è l'alieno, perché è l'unica presenza che non deve far sorridere o indurre tenerezza. Lui che irrompe nella storia-messa in scena-sogno per scombussolare, per fare paura. Quindi meno caratterizzazioni ha, meglio è  per l'economia della storia.
 


Ma a parte questo ci sono dei legami forti con il suo ultimo libro: Toh! Un cappello! dove già era comparso un tramonto che non si era limitato a fare da sfondo, ma era diventato espressione di una sequenza di stati d'animo.
Con quel libro, The Rock from the Sky e in particolare con il racconto The Sunset, condivide un'atmosfera, ma anche una profondità di senso che nei primi due libri, seppur geniali, non si era ancora vista. Lì come qui tutto si muove intorno alle sfumature emotive che hanno un preciso riscontro anche a livello iconografico. Ma su questo sarà meglio tornarci in seguito.
E forse con esso condivide anche l'interpolazione tra sogno e realtà che, per esempio, è la spina dorsale del racconto The Future.
Questione ironia. Il libro, se ne dirà dopo, fa molto pensare, ma fa anche molto ridere, come è stato in tutti i libri siglati Klassen.
Sebbene non si possa facilmente valutare se The Sunset sia il racconto che fa più ridere i lettori più piccoli, di certo è quello che - per la sottigliezza dell'ironia - mette un sorriso sulla faccia degli adulti, Klassen in testa. 
 

 
Lasciatemi dire che il finale che si tronca con un sospiro inevitabile è un piccolo capolavoro.
Potrei affermare con una certa sicurezza che le risate dei bambini arrivino invece là dove è la comicità a irrompere: a ogni caduta - The Rock e No more Room dove è una pietra a precipitare e The Fall, dove è una tartaruga a ruzzolare. Naturalmente anche il via vai dell'alieno sarà per loro irresistibile.
Attenzione però, come sempre accade nei libri di Klassen, dopo le risate, arriva il pensiero. E qui accade, se possibile, ancora più che in precedenza. [continua]




mercoledì 10 marzo 2021

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

CON TUTTO SE STESSO
 
Mike, Andrew Norriss (trad. Sante Bandirali)
Uovonero 2020
 
 
NARRATIVA PER GRANDI (dai 12 anni)
 
Era stato mentre regolava la macchina lanciapalle per fare alcuni tiri in diagonale che Floyd si era accorto di essere osservato. Lungo un'estremità della palestra c'era una balconata in vetro e quando Floyd aveva alzato lo sguardo in quella direzione aveva visto Mike che lo fissava. Non ne era stato particolarmente infastidito, ma aveva trovato strano che qualcuno fosse lì la mattina così presto e si era chiesto come avesse fatto a entrare nell'edificio.
 
Così Floyd racconta al dottor Pinner, uno psicologo che lo sta aiutando, il suo primo incontro con la sua 'visione'. Va tre volte a settimana nel suo studio perché la presenza di Mike, un giovane dall'impermeabile nero che ha il vizio di comparirgli davanti in modo improvviso e inaspettato, ha cominciato a turbare la sua esistenza di grande promessa del tennis britannico.
Floyd ha quindici anni e da quando ne aveva tre passa quasi tutto il suo tempo con una racchetta e una pallina da tennis in mano. Suo padre, il suo allenatore, e sua madre, la più convinta delle sue sostenitrici, vedono la stoffa di questo ragazzino e stanno facendo di tutto perché Floyd diventi un fuoriclasse.
Ogni tappa della sua crescita sportiva è segnata e il suo calendario verso il successo è scandito con grande precisione. Roehampton, poi Wimbledon e poi gli Stati Uniti.
Fino al momento in cui un granello fa inceppare il meccanismo perfetto: la comparsa di Mike, qualcosa di familiare in lui, ma a tutti gli effetti uno sconosciuto...
La sua presenza, sempre più ingombrante e assidua, lo turba. Quando poi, durante un torneo, Mike entra addirittura in campo accanto a lui, Floyd esplode e soprattutto capisce che a vedere e sentire Mike sono solo i suoi occhi e le sue orecchie. I suoi genitori decidono che non si tratta più di una sua fantasticheria innocua, ma che è necessario e urgente intervenire. Se non altro per mettere in sicurezza il suo prossimo traguardo agonistico.
E così arriva il dottor Pinner: attraverso le chiacchierate con lui, Floyd piano piano scopre la ragione profonda di questa 'presenza' scomoda. Riesce a mettere meglio a fuoco se stesso e coloro che gli sono accanto e a capire che forse la comparsa di Mike non è un 'disturbo', ma un'opportunità.


Per un curioso gioco del destino, il libro Mike, come il suo protagonista misterioso, mi è comparso davanti e poi è sparito. Come Mike, anche il libro -senza preavviso- ha deciso di manifestarsi nuovamente.
E meno male che lo ha fatto.
Un romanzo che se non riesci a leggerlo d'un fiato, te ne dispiaci.
E non vedi l'ora che arrivi un'ulteriore sessione di lettura per andare avanti.
Le ragioni di questo valore risiedono, come di norma, nel 'come' e nel 'cosa' che lo compongono.
Il come. Il primo elemento visibile è la facilità e leggerezza di scrittura (e di lettura), magari anche aiutata da una buona traduzione e da un buon font.
Poi seguono la scorrevolezza, la costruzione di un'aspettativa nel lettore, la chiarezza nel raccontare la complessità, la varietà di scenari, i molti registri narrativi utilizzati, la credibilità dei contesti e di molti dei personaggi in azione. A chiudere, un finale rassicurante che di tanto in tanto, in tempi di incertezza estrema, dà anche lui il suo contributo alla piacevolezza.
Riguardo al 'cosa' c'è molto da notare perché la storia mette sul piatto una questione piuttosto complessa e nodale per ragazzi e ragazze in crescita. Sgusciando tra le tre parti che lo compongono, in uno slalom per non raccontare troppo, sarà sufficiente dire che sulle scelte di una persona gli altri, e in particolare i membri della famiglia, contano assai. Dietro questo potere degli adulti però si nasconde una forte probabilità di fare errori, seppure nell'inconsapevolezza o nella buona fede. Questo accade molto più di frequente di quanto si possa pensare.
Il merito di Mike sta nel fatto che mette nero su bianco il pericolo che spesso rappresentano le altrui aspettative, il rischio che si può correre nel diventare oggetto delle proiezioni dei propri genitori i quali, per superare le proprie sconfitte o delusioni, scommettono sulle vittorie dei figli, come riscatto personale. Con pari chiarezza mette sull'altro piatto della bilancia la possibilità concreta di dire no a tutta questa pressione, anche a rischio di ferire gli affetti.
Si - può - fare: è nel diritto di un figlio o una figlia opporsi.
Anche se non è per niente facile farlo. Anche in questo senso, Norriss non si nasconde e racconta con molta lucidità la confusione, l'insicurezza, la paura di sbagliare, di far male a qualcuno che si genera in chiunque viva la crescita verso l'età adulta, ovvero verso la ricerca del proprio posto nel mondo, ovvero l'esercizio della scelta, come un percorso consapevole, ma tutto da inventare e costruire.
Il fatto che qualcuno ti indichi, gratuitamente, la strada da prendere, potrebbe rappresentare un bell'aiuto. Una buona soluzione al problema. E questo è in sostanza il ruolo di Mike.
In una sorta di controcanto con il gran libro di Agassi, Open, anche Mike offre, magari a un pubblico di poco più piccolo e con qualche ingenuità in più, la sua storia vera.
E, per il puro gusto del paradosso, il vero che Norriss annuncia fin dalla prima pagina, è proprio lui, Mike: quanto di più immaginario ci sia. Eppure. 
 
Carla

venerdì 1 novembre 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


CUOR DI LEONE

La tana nell'albero, Cary Fagan 
(trad. Francesco Piperno e Flavio Sorrentino)
Biancoenero 2019


NARRATIVA PER MEDI (dai 9 anni)

"Sadie si alzò in piedi, fece un passo in avanti e diede un'occhiata nel buco.
All'inizio non riuscì a vedere nulla.
dopo un po' un paio di occhioni gialli apparvero nell'oscurità. la stavano fissando.
Sadie non si mosse.
Le sue gambe volevano scappare lontano, ma le sue scarpe sembravano incollate a terra."

Nella grande buca lasciata da un acero sradicato, si è nascosto il leone del circo che, dopo l'incidente con il treno, è riuscito a fuggire dalla sua gabbia. Ora è nascosto dentro il bellissimo High Park. Sadie, con un sesto senso piuttosto sviluppato, lo ha scovato e lo ha attirato fuori dal suo nascondiglio con il profumo dei ritagli di carne che ha scambiato con il macellaio in cambio di una crostata rotta.
Sadie di crostate rotte ne ha almeno una al giorno, perché suo padre fa il pasticciere. Vive con lui (la mamma è assente perché in cerca di fama) e con la vecchia signora Clemons, loro affittuaria e bibliotecaria in pensione, ora collezionista di ritagli di giornale e dispensatrice di buoni consigli non richiesti.
Amici pochi, qualche nemico, e un ragazzino ricco che la tampina. Di norma dopo la scuola Sadie consegna crostate (anche al ragazzino ricco). Ora però il suo tran tran subisce necessariamente una battuta d'arresto, dovuta a questo meraviglioso incontro.
Questa è la storia di come una ragazzina, anzi due, nel 1925 a Toronto proteggono e accudiscono un leone timido con il fine di salvarlo da un destino che parrebbe segnato.

Nel 1925 i ragazzini avevano un po' più di agio nell'essere ragazzini rispetto ai loro omologhi di adesso, ovvero avevano un margine di autonomia, un raggio anche geografico di indipendenza dentro cui muoversi a loro piacimento senza che nessuno degli adulti avesse da ridire. Bei tempi!
In questo modo Sadie gira tranquilla per i quartieri di Toronto per consegnare le torte del padre, può farsi belle passeggiate nell'amato High Park e quindi facilmente incontrare anche un leone, seppur fifone. Allo stesso modo anche il suo amico Theo Junior viene spesso e volentieri abbandonato alle cure della servitù dai genitori in perenne vacanza.
Queste favorevoli circostanze rendono la storia costruita da Fagan particolarmente apprezzabile per la quasi totale assenza di adulti.
Questo non vuol dire che gli adulti, pochi, che abitano questa storia, siano evitabili. Tutt'altro: sono bravissime persone, magari con qualche tic qua e là, ma condivisibili. Del loro mondo apprendiamo le difficoltà, la capacità di sapersi arrangiare, ma soprattutto la loro salutare distanza che mantengono nei confronti dell'infanzia. I due protagonisti principali, infatti, si muovono e decidono del loro tempo con una considerevole libertà. È quasi totalmente loro anche lo spazio di azione, cosa che favorisce - nel particolare - una oculata gestione del leone. I grandi, a ben vedere, entrano in gioco solo nel finale quando sono chiamati dentro dalle circostanze e dai due ragazzini che, per prendere decisioni importanti, hanno bisogno di condividerle con qualcuno che ne sa un po' più di loro.
Tenere lontano i grandi significa in definitiva potersi godere appieno il lato magico e avventuroso dell'intera storia.
Come spesso accade nei brevi racconti di Fagan, invenzione e realtà si intrecciano ad arte per ottenere leggerezza della narrazione e nello stesso tempo profondità di riflessione.
I libri di Fagan che ho letto (The Big Swim e La strana collezione di Mr. Karp, entrambi pubblicati da Biancoenero) hanno in comune una caratteristica: ti corrono leggeri tra le mani e sotto gli occhi quasi per intero. Poi, alle ultime pagine, tutto converge e si condensa in un nocciolo di senso che fa dire, chiudendo il libro, ah! che bella storia.

Carla