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mercoledì 11 giugno 2025

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

CORPO - FORMA – NORMA 

Lorenzo Ghetti arriva al terzo volume di un ragionamento sviluppato a fumetti cominciato nel 2018 con “Dove non sei tu”, poi con “In alto abbastanza” (2021) e ora con “La forma che mi hai dato”. Tutti usciti per Coconino Press. Un ragionamento, si diceva, che sposta le questioni dell’oggi in un tempo futuro e in un contesto fantascientifico dove, attraverso storie agite da giovani protagonisti, Lorenzo Ghetti mette in scena le dinamiche e i temi della costruzione delle identità individuali e collettive. 
Una sorta di trilogia, dunque, che tiene al cento l’adolescenza, le relazioni, gli affetti, i desideri, i corpi, l’immagine di sé, le costruzioni sociali, la tecnologia, l’idea di futuro. 


L’Isola, in cui ci porta con quest’ultimo racconto, è divisa in due parti separate e in tutto e per tutto diverse: c’è un fuori e c’è un dentro. Tra loro c’è un confine che non deve essere attraversato. 
Fuori vivono gli Esploratori, il loro spazio è aperto, connotato da una specie di super esposizione alla luce, i colori sono caldi e accesi e vanno dal giallo all’arancio al rosso. Uno spazio brulicante di corpi celati, quasi del tutto coperti da stole, veli e stracci. Dentro vivono gli Esemplari, in una torre alta e algida: le loro vite sono regolate da una ferrea e gerarchica disciplina, comunicano tra loro in maniera funzionale. Il loro spazio è chiuso, colorato con colori freddi che vanno dal blu al verde. Gli Esemplari indossano tute aderenti che evidenziano la forma dei corpi, perfetti nella loro “normalità”. 


Al centro della storia, al centro esatto del libro, scopriamo il Motore, un nucleo centrale che dà forma all’intero sistema sociale come ai singoli abitanti dell’Isola: un nucleo piatto, tondo, bianco, perfettamente vuoto, uno spazio che si legge per sottrazione in una doppia pagina densa di cavi, elettrodi e varia tecnologia. Quando i primi coloni arrivarono sull’Isola erano un unico equipaggio e furono gli Esploratori ad allontanarsi per primi dal Motore. I loro corpi mutarono a contatto col nuovo ambiente. Da quel momento l’esigenza primaria, per gli uni come per gli altri, sarà quella di preservare la normalità originaria. Gli Esploratori lavoreranno al servizio degli Esemplari per nutrirli e difenderli da eventuali e fantomatici attacchi esterni all’Isola. Gli Esemplari vigileranno sulla propria normalità tenendosi alla larga dal contatto con l’esterno. Un rito ciclicamente ripetuto, la “cerimonia del corpo”, servirà a rinsaldare il legame con la forma originaria dei corpi esemplari, quelli giusti. Nessun dubbio, nessun interrogativo, nessuna eccezione sarà ammessa. Nessuna rivolta. Nessun affetto dovrà mettere in discussione lo status quo. Ciascuno al suo posto, ciascuno schiavo della perfetta normalità, posseduta o anelata. 
Il passato, l’origine, diventerà l’unico motore del futuro. 


Ma… 
È davvero possibile vivere perché nulla cambi? Cosa è normale e cosa non lo è? Chi è il nemico e di chi lo è? Cosa fa di uno schiavo, uno schiavo e di un padrone, un padrone? Esiste una purezza contrapposta alla contaminazione? Cos’è che tiene insieme una società? E cosa tiene insieme un’identità? Le storie di Lorenzo Ghetti sono sempre generative di domande alle quali fortunatamente l’autore non dà risposte univoche. Ci pensa la storia stessa ad esplorare eventi e conseguenze. In questa storia arriveranno due personaggi: Mari, una Esemplare che tempo prima aveva deciso di abbandonare l’Isola e Figura, la cui forma non assomiglia a quella di nessuno, o meglio, può somigliare a quella di tutti perché può diventare come chiunque voglia che lui/lei sia. 


Mari è colorata in scala di Grigi. Figura è dello lo stesso bianco del Motore. Sono loro i personaggi che ci portano nella parte più enigmatica e ricca della storia: Mari ha cercato il coraggio di andare a guardare oltre l’Isola al di là delle forme date e conosciute; Figura non ha una forma propria ed è la capacità di totale contaminazione, il vuoto che può trasformarsi in ogni pieno. La forza del coraggio e la forza della trasformazione saranno deflagranti ed apriranno alla possibilità di un nuovo futuro: una nuova “coppia originaria”, se così possiamo dire, attraverserà un mare giallo e si inoltrerà fuori dalla pagina, nel mondo sconosciuto. 
Insomma una storia ricca di una complessità che trova corrispondenze nei contenuti come nella forma grafica: la scelta dei colori che identificano i personaggi e i contesti, la ripartizione delle vignette che crea un ritmo ogni volta diverso anche nel senso di lettura. Particolarmente interessante è il ragionamento grafico sulle forme geometriche: il cerchio che già appare in copertina ritagliato nella sovracoperta è inscritto sia in un quadrato che in un poligono. Anche la successione dei capitoli è segnata da forme geometriche inscritte in un cerchio: per il primo capitolo vi è solo una retta, per il secondo le rette diventano due incidentali, al terzo si chiuderanno in un triangolo e via via fino a costruire, capitolo dopo capitolo, un poligono con un numero sempre maggiore di lati… che nell’ultimo capitolo disegneranno un cerchio. Pure al centro del petto di Figura c’è un cerchio, vuoto, che con l’andare della storia, con l’avvicendarsi degli eventi sarà segnato, ogni volta di più, da rette che ne disegneranno spicchi. 
Trasformazione, conflitto, complessità, alterità, futuro. 


Una storia che scandaglia, su diversi piani, la costruzione dell’identità individuale e collettiva, il ciclo innovativo delle nuove generazioni e il conflitto che ne deriva, la potenza della ricerca interiore e della sperimentazione. Il tutto in uno scenario distopico, a cui Lorenzo Ghetti ci ha abituato già nei due titoli precedenti, caratterizzato da un segno grafico arrotondato che riesce a tratteggiare personaggi e ambienti familiari eppur futuristici. 
La ricchezza delle metafore, la molteplicità dei punti di vista, lo spessore dei profili individuali, la contrapposizione -niente affatto semplificata- tra individualità e normatività, la costruzione grafica del racconto che incastra vignette che zoomano e vignette che allargano lo sguardo con grande libertà nell’ingombro della pagina, l’originale utilizzo dei balloon, sono gli aspetti che, insieme agli altri che la sensibilità di chi leggerà potrà ritrovare, rendono questa graphic novel molto interessante e adatta alla lettura e alla riflessione di lettori e lettrici a partire dai 14 anni. 

 Patrizia 

 “La forma che mi hai dato”, Lorenzo Ghetti, Coconino Press - Fandango 2025 


lunedì 5 agosto 2024

IL RIPOSTIGLIO (libri belli e impolverati)

LA COSA DA UN ALTRO MONDO

29 giugno 2029, David Wiesner
Orecchio acerbo 2024 


Nel 1992 negli Stati Uniti esce June 29 1999


La fulgida carriera di David Wiesner è appena agli inizi, ma è già pazzesca: tutti si sono accorti dell'enorme talento di questo autore. Infatti, con il suo primo libro in solitario, Free Fall, vince la Honor della Caldecott. Con il suo secondo libro, Tuesday, vince la sua prima Caldecott. Wiesner capisce di essere sulla strada giusta quindi decide di proseguire. Pubblica Hurricane nello stesso anno, ma si tratta di un libro che è un po' un'anomalia per i suoi standard, avendo una buona porzione di testo. 
Come era già successo per esempio in Tuesday, Wiesner ripesca nell'immaginario della sua infanzia per dare forma alle idee da adulto, in cerca di nuove storie da raccontare. 

© David Wiesner


© David Wiesner

In questo caso convergono tre passioni che hanno radici che risalgono a quei tempi: la passione per i vegetali che fin da piccolo ha dimostrato di avere, la fascinazione nei confronti della pittura surrealista, e terza la produzione di B movie di fantascienza di cui ha fato indigestione per tutta la sua infanzia. 
Nel suo portfolio, già da tempi immemori c'era un peperone (passione nr. 1) di dimensioni giganti (passione nr. 2) che fluttuava nell'aria e che piccoli uomini tenevano fermo con delle corde.
Evidentemente qualcosa di alieno sul pianeta (passione nr. 3).... 

© David Wiesner 

June 29 1999 nasce da quel peperone gigante che inspiegabilmente fluttua nell'aria. E il resto è arrivato con estrema naturalezza: da una parte questo evento, ne ha generati altri simili: un broccolo in giardino, i cavoletti di Bruxelles che volano su una tavola calda in mezzo al nulla, rape giganti atterrate in una gola di montagna. 
Poi è arrivata la storia in sé e l'atmosfera generale che con la fantascienza ha davvero molto a che spartire e poi è arrivato un testo che in inglese splende cento volte di più che in qualsiasi altra traduzione: e qui arriva l'altra cifra di Wiesner, il grande sense of humor, che molti osservatori, almeno qui da noi, sembrano non voler notare, abbacinati dalla bellezza e dal pregio delle sue tavole e dalla qualità delle sue storie. 


Il libro grossomodo ripete il formato di Hurricane [il formato mutuato da quello del cinema Superpanavision - 2,2 : 1 - che gli permette grandi tavole che occupano grossomodo due terzi di una doppia tavola n. d. r.]: piccoli blocchi di testo giustificati che si alternano a grandi tavole ad acquarello. 
La storia è presto detta: una ragazzina piuttosto sveglia sta preparando il suo esperimento per l'ora di scienze. S tratta di spedire nello spazio semi di verdure e piante, per valutare gli effetti fuori dall'atmosfera sulla loro crescita. Dopo sei settimane circa accade un fatto incredibile: dal cielo piovono enormi vegetali, il 29 giugno 1999. 


C'è una relazione tra i due eventi? L'ambiguità rimane fino a una figura dalla fine quando si capisce che i due fatti non sono concatenati perché i vegetali che piombano sulla terra non sono gli stessi che lei ha spedito nello spazio... 
Mi fermo qui nel racconto. 


E, per di più, lascio alle parole di Wiesner il racconto della genesi di questo magnifico libro: 
"Quando portavo il mio portfolio agli editori, le immagini di fiabe/racconti popolari erano ben accolte dagli editori. Le altre cose, invece, non venivano capite. Mi sono reso conto che se volevo illustrare libri con immagini del genere, avrei dovuto scriverli io stesso. L'ho fatto. 
Nel 1991, dopo aver finito Tuesday, stavo guardando la mia immagine con il peperone fluttuante nel cielo per la centesima volta e mi chiedevo per la centesima volta: perché il peperone galleggia sulla terra? Questa volta, però, ho avuto un pensiero [che poi è il pensiero che lo ha sempre guidato verso l'illustrazione e non verso la pittura pura: il desiderio di costruire su una immagine una intera storia n.d.r.]: forse prima è successo qualcosa. Ma cosa? Forse un seme? E poi sono tornato al classico progetto di scienze della scuola elementare in cui dovevi coltivare fagioli dai semi in una Dixie Cup. Voilà – una storia! Le verdure giganti erano il risultato di un esperimento scientifico estremamente ambizioso condotto da una precoce studentessa di terza elementare. 


L'altro elemento dell'immagine del peperone gigante è il cambiamento di scala. Adoro il modo in cui realizzando qualcosa di più grande o più piccolo del normale, cambi completamente il suo rapporto con l'ambiente. Per una persona rimpicciolita, il suo soggiorno diventa il Grand Canyon. Sono stato drammaticamente colpito da questa idea da bambino guardando i film sugli insetti giganti atomicamente mutati degli anni '50 in TV. Quindi, perché non sostituire gli insetti con le verdure? Che è quello che ho fatto in 29 giugno 1999."
Il resto è sotto gli occhi di tutti. 
Poi, come è già accaduto in passato, il libro di Wiesner arriva in Italia dopo un bel po'. 
Ma necessariamente ha bisogno di un restyling, che nelle sapienti mani di Fausta Orecchio, in accordo con un David Wiesner a dir poco entusiasta e grato [a tal punto che vorrebbe che anche l'edizione americana assomigliasse a quella italiana n.d.r], diventa una nuova copertina e un titolo aggiornato: 29 giugno 2029
Poi arriva la traduzione che, per quanto possibile, ha cercato di mantenere quel sottile gusto umoristico e una qualche musicalità con nomi di località americane piuttosto aliene per i lettori italiani. 
Per cui "i cetrioli calano su Kalamazoo", "ancora carciofi ad Anchorage" oppure "gli avocado difendono l'economia del Vermont" o per finire "la Grande Mela viene prontamente ribattezzata la Grande Rapa. Rossa". 
Cose così. 
Contrariamente a libri come Flotsam (Flutti, 2022) e Mr. Wulffles! (Mr. Ubik! 2015), che hanno avuto una fase eleborativa molto lunga e complessa, questo libro ha avuto una genesi rapida come quella di Tuesday (Martedì, 2016). 
Ciò non di meno Wiesner ha seguito la meticolosa preparazione di sempre. 
Quindi anche qui modellini per studiare le luci. 

© David Wiesner

Lui stesso pubblica gli studi fatti sul broccolo che col botto ora blocca il giardino della ragazzina dell'esperimento di scienze, Holly Evans. 


E non a caso, le due tavole con il broccolo, dal punto di vista della loro efficacia e capacità evocativa, sembrano essere magicamente il perno dell'intero racconto! 
E per finire, affiderei ancora a David Wiesner la morale della storia: 

"Un'idea si presenta senza una buona ragione? 
Non respingerla. 
Giocaci, esplorala. 
Non sai mai dove ti porterà!" 


E se qualcuno dubita ed è ancora lì che ci pensa, si fidi. 

Carla

lunedì 25 marzo 2024

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

LA NOTTE DEI BIPLANI


Esce per I tipi de Il Castoro l’ultimo romanzo di Davide Morosinotto, ‘La notte dei biplani’. In realtà si tratta della radicale riscrittura di un romanzo scritto nel 2011. Di quel romanzo resta l’impianto fantascientifico, che immagina una Storia alternativa: ambientate durante la Prima Guerra Mondiale, entrambe le storie immaginano un precoce sviluppo dell’informatica, lì impiegato nella costruzione di macchine da guerra.
Ma veniamo al romanzo appena uscito, orientato a lettori e lettrici che abbiano almeno dodici anni.
Racconta le vicende di tre amici, di origini diversissime, tutti assistenti dello scienziato e inventore sir Richard Maddox: c’è Arthur, il giovane virgulto della famiglia Maddox, Mary, cameriera presso quella famiglia, e John, minatore, abilissimo meccanico. Sir Richard scompare improvvisamente, non prima, però, di far pervenire a John uno strano Congegno, il cui uso gli è del tutto sconosciuto. Siamo in Cornovaglia, la guerra è ormai iniziata e tanti giovani e giovanissimi vogliono arruolarsi.
Arthur, e Mary, che si traveste da ragazzo, vogliono volare sui biplani, pilotati grazie a un congegno elettronico che connette il cervello dei piloti alla macchina. E i ragazzi, anche se giovanissimi, sono molto più ricercati per l’arruolamento, grazie alla loro duttilità. I congegni elettronici si chiamano BOT, bio-ordinatori-tattici, e provocano danni irreparabili, dopo un certo tempo, al cervello dei piloti, che si stordiscono con un mix di alcol e droga per non sentire il dolore.
Mary viene arruolata come pilota, Arthur invece dovrà guidare dei Carri-BOT, sorta di mezzi cingolati corazzati. Morosinotto, in sintesi, immagina, nel cupo scenario della Grande Guerra, che l’informatica fosse già sviluppata, con i suoi computatori e tutti gli annessi e connessi; e costruisce un armamentario fantascientifico che unisce la reale storia della costruzione di carri armati e altre macchine da guerra all’immaginario dei Trasformer, proprio dei fumetti. Direi particolarmente appropriata la presenza di fumetti che rappresentano al meglio le straordinarie invenzioni narrative, le macchine incredibili, le battaglie aeree.
La trama si incentra nel tentativo di John di salvare tutti i suoi amici, Arthur, Mary e sir Richard, ma per provarci deve necessariamente affrontare una serie di drammatiche avventure al di qua e al di là della Manica: infatti, intorno al Congegno, in suo possesso, si muovono gli interessi degli eserciti in guerra. Nello stesso tempo, la sua famiglia è colpita da diverse tragedie, legate al lavoro in miniera.
Dunque un romanzo dal ritmo serratissimo, con dettagliate scene di battaglie aeree, che sicuramente sarà apprezzato da quei lettori e lettrici che prediligono l’azione, scritto con cura maniacale nella ricostruzioni di storie e d’ambienti; particolarmente efficace l’accurata descrizione della vita dei minatori e delle loro famiglie, dei soldati al fronte, della guerra di trincea: la realtà storica intrecciata all’immaginario fantascientifico.
Forse all’inizio un po’ spiazzante, sarà una bella, emozionante lettura per ragazzi e ragazze che amino scrutare gli orizzonti del possibile.

Eleonora

“La notte dei biplani”, D. Morosinotto, Il Castoro 2024





 

mercoledì 29 novembre 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


OSCURE MINACCE


‘L’estate in cui Ethan salvò San Francisco’, di Gianluca Grechi, è pubblicata nella recente collana di narrativa per giovani adulti, Border, di Edizioni Corsare.
Non si tratta di un semplice romanzo d’avventura: si tratta di una storia che affonda le radici nella fantascienza e in alcuni temi ricorrenti, come l’invasione della Terra da parte degli alieni, che però non è detto provengano da un altro pianeta.
Il punto di partenza è dato dall’arresto del padre del giovane protagonista, Ethan; da quel momento si sono susseguiti eventi inquietanti e straordinari, dal ritrovamento di un cristallo verde dai poteri straordinari, a quello di un messaggio cifrato di origine militare. Per non parlare poi delle osservazioni astronomiche che il padre di Ethan, Peter, improvvisamente ha cominciato a fare, puntando un potente telescopio in un preciso quadrante di cielo.
Il nostro protagonista, che vive un momento non proprio brillante a scuola, è confortato e supportato dal suo amico del cuore Michael e da Abby, una ragazza intraprendente e molto più razionale di lui.
Ad aiutare i ragazzi, che cercano di venire a capo dell’enigma, c’è anche Tom, un veterano di guerra accompagnato dal suo inseparabile cane, diventato, come altri suoi commilitoni, un clochard.
Dopo diversi tentativi, i ragazzi riescono a decifrare il messaggio cifrato, che parla di un imminente attacco alla Terra da parte di alieni provenienti da un lontano pianeta, Kapteyn-B.
Ma la minaccia alla città di San Francisco viene veramente dallo spazio profondo, o si nasconde sotto terra, minando alle fondamenta gli edifici della metropoli americana?
Ai lettori e alle lettrici il compito di dipanare la matassa e scoprire chi è il vero colpevole dietro gli strani avvenimenti che si susseguono in quella città.
Naturalmente, protagonisti dell’azione sono i tre ragazzi, che, nel frattempo, devono gestire anche la loro vita di tutti i giorni, fatta di scuola, gare di scherma, scontri con gli inevitabili bulli.
Della trama in quanto tale non è possibile aggiungere altro, per non svelare i diversi colpi di scena che punteggiano la narrazione. Penso sia interessante notare quanto Grechi compie, pescando nel tradizionale repertorio della fantascienza, mescolando topoi diversi, dal macrocosmo al microcosmo.
Non è la prima volta, e non sarà l’ultima, che ai ragazzi spetti salvare il mondo, combattendo non solo contro il Nemico, ma anche contro l’ottusità degli adulti che non colgono quello che i ragazzi sanno vedere. Questo è spesso l’aspetto che appassiona maggiormente lettori e lettrici, che non faticano a considerarsi degli incompresi.
La lettura è scorrevole e sostenuta da un ritmo che non si arrende nemmeno nei passaggi più complicati. Sicuramente uno dei colpi di scena che caratterizzano il romanzo stupirà non poco lettrici e lettori che possono appassionarsi a questa storia a partire dai dodici anni.

Eleonora

“L’estate che Ethan salvò San Francisco”, G. Grechi, copertina di A. Mosca, Edizioni Corsare 2023


martedì 11 aprile 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


IL GRANDE MANCA


Un nuovo romanzo di Baccalario, pubblicato da Il Castoro, non passa inosservato: ‘Il Grande Manca’ si fa notare intanto per la curiosa copertina, con un buco di lato che attraversa tutte le pagine e che svela, in parte, di cosa si leggerà: c’è un dado a venti facce, un dado da master, un drago vicino a un vulcano e l’immensità del cielo stellato.
Ecco la trama: Vittorio è un quattordicenne annichilito dall’incidente che ha causato il coma vegetativo nel fratello più grande, Federico. L’incidente non è affatto chiarito, non si sa chi o cosa abbia provocato l’emorragia cerebrale al ragazzo, all’interno della sua casa dalla porta blu.
I genitori, il fratello, gli amici sono appesi al filo di speranza che a un certo punto Federico si risvegli. Vittorio però non si accontenta di questo, cerca un modo scaramantico di aiutarlo ad uscire dal coma e, insieme ai suoi amici, tutti coinvolti nel gioco di ruolo di cui Federico era l’insostituibile master, decide di completare le serie di libri che il ragazzo collezionava. Libri rari, collezioni di fantascienza, gialli, fumetti, tutte prime edizioni a cui manca qualche volume. Nella lista ci sono anche i Libri Impossibili, frutto del lavoro di un editore pazzo, collana che sembra proprio richiamare ‘La Biblioteca di Babele’, diretta da Borges.
I ragazzi, oltre a Vittorio ci sono Enzino, Shining, il Cavo e Yole, per poter acquistare i libri, mettono in vendita le loro meravigliose scatole di Lego, anche queste da collezione.
Grande rinuncia per una grande impresa.
Vittorio, nel frattempo, cerca di ricostruire gli avvenimenti, di capire cosa è realmente accaduto; ma questa è solo la superficie del suo percorso, per riconnettersi al fratello deve riattraversare le sue paure, i momenti critici della sua vita. Vale lo stesso per i suoi genitori, entrambi scienziati che vanno alla ricerca di ciò che non è visibile, forse solo ipotizzabile, la materia oscura, e lo fanno nelle viscere della Terra, sotto le gallerie del Frejus, nel cuore delle Alpi piemontesi.
Non posso dire di più della trama, se non che questo durissimo passaggio di vita farà ritrovare i personaggi, alla fine, ancora insieme, anche se molto cambiati.
Ma c’è molto da dire su questa storia, che ha diversi livelli di lettura: può essere letta come una emozionante ricostruzione d’ambiente degli anni in cui imperversavano la fantascienza e il fantasy, cui si ispiravano i giochi di ruolo. I titoli dei capitoli, che procedono con una numerazione decrescente, sono una grande bibliografia dell’immaginario, in cui, non casualmente mi sono ritrovata, anche se avrei aggiunto altri titoli. Con questi libri, con questo straordinario immaginario sono cresciute generazioni di ragazzi e ragazze, immaginario che i più giovani di oggi in gran parte ignorano.
Da questo punto di vista, mi sembra che questo romanzo si ricolleghi a Hoopdriver, in cui veniva ricostruita la colonna sonora degli anni ‘70 e a seguire; qui, invece, l’esplosione di generi letterari e dei giochi di ruolo, che, nonostante tutto, resistono ancora oggi.
E poi c’è il tema dell’assenza, del vuoto da colmare, del senso da dare ad una vita privata di una sua componente fondamentale.
Gestire la perdita, l’assenza, è crescere, vedere la vita non solo attraverso l’ottica letteraria del coraggio e delle grandi battaglie, ma anche sentendo sulla propria pelle il peso degli errori, della sconfitta. Accettare le proprie, e altrui, debolezze, e magari superarle davvero, non solo con l’immaginazione.
Letture e mondi immaginari ad esse collegati, quanto possono essere importanti nella crescita di un ragazzo, o di una ragazza, e quanto condividerle crei una comunità che si riconosce in un immaginario; e quanto è importante portarsi questo bagaglio nella vita e potervi ritornare, magari cambiati, quando se ne sente la necessità. Succede anche a me, che nel ritorno a letture giovanili proprio di questo tipo ho coinvolto coetanei e giovanissimi.
Questo romanzo è tutto questo e probabilmente molto di più. Lo consiglio caldamente a ragazze e ragazzi in cerca di una via, ma lo consiglio a tutti quei lettori di mondi fantastici, di universi paralleli, di viaggi siderali che non si siano stancati di viaggiare nell’altrove.
Lettura consigliata a partire dai quattordici anni.

Eleonora

“Il Grande Manca”, P. Baccalario, Il Castoro 2023


lunedì 30 maggio 2022

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

AVANTI E INDIETRO NEL TEMPO



Davvero originale l’idea di pubblicare due versioni della stessa storia in due libri distinti: si tratta di ‘Temporali’, di Davide Morosinotto, pubblicato da Camelozampa nelle versioni ‘Fabula’ e ‘Intreccio’. In altri termini, nella versione ‘Fabula’, gli eventi sono raccontati nell’ordine cronologico in cui avvengono, nella versione ‘Intreccio’ la narrazione salta avanti e indietro nell’ordine temporale, mescolando diversi fili narrativi che solo alla fine si dipanano. I capitoli in entrambi i casi sono gli stessi, cambia invece l’ordine con cui sono proposti.
Al di là della modalità di narrazione, lineare o intessuta di flashback e flashfoward, la trama ha il suo punto zero in un attentato presso un liceo di Bologna, con molte vittime; a volerlo evitare c’è una squadra di Agenti Temporali, che da Praga sorvegliano gli eventi più drammatici. Per evitarlo, una di questi agenti, Michela Falco, viene spedita indietro nel tempo a Bologna, al massimo ventiquattro ore prima dell’evento. L’intervento della giovane militare deve essere infinitesimale, quel classico battito d’ala di farfalla in grado di scatenare uragani: infatti deve interferire il meno possibile con i ‘Passati’, cioè le persone attive in quella circostanza. Solo che la prima missione non ha successo e neanche la seconda e neanche la terza. In questo snodo si inserisce uno dei colpi di scena più riusciti.
Ma qual è la causa scatenante di questa tragedia? A collocare la bomba è un ragazzo, Enrico, devastato dai problemi personali e familiari, un padre in fuga, una madre assente e la ragazza che ha un flirt con il padre. Così cresce nella sua mente il desiderio di distruzione, una vendetta contro il mondo che deve deflagrare insieme ai candelotti di esplosivo che ha sottratto da un deposito del padre. A fianco a lui c’è Ron, un ragazzo normale che casualmente incontra Michela e coglie le sue singolari sparizioni. A complicare, ma solo apparentemente, questa vicenda c’è anche il tentativo di vendetta di un malvivente, il Grande, che cerca di individuare il traditore che ha determinato il suo arresto.
Come si vede, c’è moltissima carne al fuoco sia sul piano narrativo che su quello dei riferimenti a grandi tematiche. Mi sembra centrale il riferimento alle stragi nelle scuole, che ancora non ci hanno toccato; nello stesso tempo è vivissimo nel cuore e nella memoria di Bologna la strage della Stazione. C’è poi il tema del disagio giovanile; infine il grande omaggio a uno dei temi più classici della fantascienza, quello dei viaggi nel tempo, a partire dallo storico romanzo di Wells. A questo riguardo mi sembra interessante aver ridotto l’arco temporale in cui è possibile agire sul passato a sole ventiquattro ore, quasi a volerlo rendere credibile: tutti gli attori in gioco vivono nello stesso presente e a modificare il corso degli eventi sono piccoli dettagli solo all’apparenza ininfluenti. Ancor più interessante il tema di chi decide cosa vada modificato nel passato per rendere il futuro migliore: lo scontro di visioni sulle diverse opzioni potrebbe presentare paradossi non meno inquietanti di quelli relativi ai cambiamenti operati nel passato, basti pensare alle ‘buone intenzioni’ di chi reprime il crimine in ‘Rapporto di minoranza’, di Dick. Ma la buona fantascienza vive di inquietudini e di dubbi, di paradossi e di contraddizioni.
Morosinotto è un efficace costruttore di storie e qui lo è al limite del virtuosismo, con le consuete ricostruzioni d’ambiente, dettagliatissime e precise; mi convince meno il riferimento a una fascia di lettrici e lettori adolescenti, in questo momento orientati in altre direzioni. Sicuramente il linguaggio e alcune situazioni richiedono lettrici e lettori maturi, a partire dai quattordici anni.
Bella lettura estiva, intrigante come poche con quella giusta dose di colpi di scena che i nostri lettori giovani amano tanto.

Eleonora


“Temporali. Fabula”, D. Morosinotto, Camelozampa 2022
“Temporali. Intreccio”, D. Morosinotto, Camelozampa 2022








 

venerdì 17 dicembre 2021

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

UN WESTERN DISTOPICO


Jonathan Stroud è un autore inglese famoso soprattutto per due serie di romanzi fantasy di discreto successo: la tetralogia di Bartimeus e la serie di Lockwood & Co. Quest’anno ha pubblicato con Mondadori, che ha utilizzato per la traduzione il talento di Licia Troisi, un nuovo romanzo, con un’ambientazione nettamente diversa: ‘La leggenda di Scarlett & Browne. Vivi secondo le regole o da fuorilegge muori’.
In realtà il romanzo mescola molti generi, dal western al fantasy, alle visioni distopiche della fantascienza, senza negarsi i super poteri da ‘ragazzi speciali’.
L’azione si svolge in una Gran Bretagna sconvolta da eventi drammatici che ne hanno cambiato e contaminato ambienti e creature viventi. La grande opulenta civiltà di un tempo non esiste più: al suo posto territori contaminati, creature mutanti, tutte ferocissime e gigantesche, fra cui anche esseri umani cannibali; le città sono poche, asserragliate entro mura inespugnabili, in cui si amministra una giustizia approssimativa e crudele. Solo che qui, invece di descrivere l’epopea di una conquista, tralasciandone il feroce sterminio di cui è stata portatrice, l’autore ci porta in un mondo post apocalittico, cupo, desolato, in cui spicca subito il prorompente personaggio di Scarlett, audace fuorilegge, rapinatrice di banche e valida pistolera. Sul suo accidentato percorso incontra Albert Browne, un ragazzo dall’apparenza inoffensiva, che lei salva dall’attacco di un orso gigantesco. Lei ha appena compiuto una rapina in banca, è in fuga; anche lui lo è, da una specie di prigione in cui vengono ‘curati’ i ragazzi portatori di di qualche super potere. Albert non solo è telepatico, ma, in alcune circostanze, sviluppa una potenza distruttrice formidabile. Un po’ come gli Avengers, solo che qui la direttrice non ha nulla di rassicurante.
Comincia così la loro fuga insieme verso le Isole Libere, dove Albert crede di poter essere accettato nonostante le sue doti particolari. Naturalmente sarà una fuga piena di colpi di scena, di incontri con creature straordinarie, mentre la perfida direttrice Calloway li insegue con i suoi scagnozzi fino alla fine del mondo.
Come si vede si usano a piene mani i canoni del romanzo d’avventura, del romanzo distopico, dell’universo fantastico del fantasy, con alcune venature horror, mantenendo sempre un ritmo incalzante che utilizza forse anche troppo l’alternarsi di colpi di scena in cui i fronti si capovolgono e le parti si invertono. C’è dunque soprattutto moltissimo mestiere nella stesura di questo romanzo, ma c’è anche qualcosa di più: Stroud sicuramente ha una grande capacità nel creare mondi, nel dargli spessore, una credibilità, anche se esagera un po’ nel creare orsi giganti, lupi giganti, lontre giganti, tutti incomparabilmente pericolosi. Crea anche dei personaggi a tutto tondo, con una loro coerenza interna, che rispetta, per altro, i canoni del genere: stiamo parlando di banditi, che sono però i ‘buoni’ della situazione, e il lettore e la lettrice non si aspettano in questo caso un grande approfondimento psicologico.
Si tratta dunque di un buon romanzo di genere, che piacerà soprattutto a lettrici e lettori amanti dell’avventura, che non si facciano turbare dal cupo futuro che viene immaginato.
Lettura consigliata a partire dai dodici anni.

Eleonora

"La leggenda di Scarlett e Browne. Vivi secondo le regole o da fuorilegge muori",
J. Stroud, Mondadori 2021


venerdì 26 febbraio 2021

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

 ANOMALYA


Il viaggio nel tempo è un tema affascinante che non ha solo ispirato una parte delle letteratura fantascientifica e fantastica, del cinema e della nostra immaginazione, ma ha anche aperto la strada alla riflessione sui paradossi che questa idea comporta: il viaggio nel tempo può modificare il futuro? E se sì, non può anche negare se stesso? C’è stata una serie di film dal grandissimo successo basata proprio sulle aporie generate dell’andare avanti e indietro sulla linea del tempo.
Su questo tema si cimenta anche Guido Sgardoli, che firma, per i tipi della Giunti, il romanzo ‘Anomalya’, ambientato nel 2070.
L’antefatto vede i due protagonisti, Jacques, detto Jaki, e Claire, sull’isola bretone di Bréhat, il primo come irrequieto ragazzo del luogo, la seconda come turista estiva. Entrambi sono giovanissimi e noi li incontriamo mentre sull’isola, nel 2020, sta per avvenire una tragedia: scompare un ragazzino, Sebastien, bullizzato dalla banda di Jaki. Più tardi viene ritrovato morto in una grotta, per una prova di coraggio finita tragicamente.
Ritroviamo gli stessi personaggi cinquant’anni dopo: Claire, seguendo le orme del padre, è diventata un’importante scienziata; Jaki, dopo una vita alquanto sregolata, è un conducente di taxi. E’ proprio questa l’occasione del loro incontro e dopo qualche chiacchiera sui tempi passati, a Claire viene in mente di portare l’amico, o presunto tale, nel luogo dove sta svolgendo un grandioso e segretissimo esperimento sotto la Torre Eiffel. Complice una interminabile tempesta, si è creato nel sottosuolo, custodito dai cyborg, un passaggio spazio-temporale. Jacques vi si getta impulsivamente, con l’idea, non del tutto razionale, che forse può dare un corso diverso agli eventi passati. E si ritrova proprio in quel tragico anno, il 2020, all’inizio con la consapevolezza di sé sessantenne, quindi ben diverso dal ragazzino violento e arrogante che era; ma pian piano il ricordo del futuro si affievolisce e Jaki ritorna se stesso; la stessa cosa avviene anche a Claire, che segue l’amico per riportarlo indietro. Anche lei si ritrova in quell’anno e anche lei perde pian piano la consapevolezza del suo gesto.
Dunque ora sono entrambi nel 2020, sono loro, ma nello stesso tempo sono diversi, le loro vite si incontrano e costruiscono una nuova trama narrativa, dagli esiti differenti.
Dunque, si può cambiare il futuro? La risposta, che potrebbe sembrare semplice, in realtà non lo è, perché ad agire il cambiamento non è un atto di volontà consapevole dei protagonisti, quanto una somma di impercettibili variazioni nel succedersi degli eventi, nei sentimenti dei personaggi, nelle scelte di vita che tutto riguardano, ma non la sorte di Sebastien. Pochi scarti che, messi in sequenza, costruiscono un’altra storia con un esito del tutto differente.
Si sentono gli echi del film ‘Sliding doors’, di porte che si aprono e chiudono, portando con sé delle opzioni di vita; o come nel capolavoro di Paul Auster, ‘4 3 2 1’, in cui si osservano le vite possibili di Archie Ferguson.
Un romanzo intrigante, a più livelli di lettura, accompagnato dalla consueta descrizione d’ambiente documentatissima, precisa, ma nello stesso tempo affascinante.
Personalmente mi sarebbe piaciuto uno sguardo più attento sul futuro, cui si accenna per lo sviluppo tecnologico e per i guasti ambientali. Ma va bene anche così, con le domande, piuttosto impegnative, che l’autore lascia in sospeso perché siano colte da ragazzi e ragazze che amino, oltre l’avventura, anche la filosofia.
Lettura consigliata a partire dai dodici anni.
 
Eleonora


“Anomalya”, G. Sgardoli, Giunti 2020



lunedì 27 luglio 2020

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


ROBOT ALLE PRIME ARMI


Freschissimo di stampa e già entrato nel cuore dei giovani lettori, ‘Norby. Il robot scombinato’ è la nuova traduzione, firmata da Davide Morosinotto, di un romanzo scritto nel 1983 da Isaac Asimov e dalla moglie, Janet Opal Asimov.
Nell’essere un testo chiaramente orientato ai lettori più giovani, ‘Norby’ presenta tutti gli ingredienti dei grandi romanzi che Asimov ha dedicato al tema dell’intelligenza artificiale: dalle tre leggi della robotica ai dilemmi etici e cognitivi connessi al ‘diverso da noi’, all’immagine di un mondo in cui le macchine hanno un ruolo sempre più importante.
Norby è in realtà uno scarto, che il protagonista Jeff, un quattordicenne che sta affrontando in modo non brillante gli studi dell’Accademia, trova da un rigattiere. Ha l’aspetto di un barattolo d’acciaio, da cui emergono, alla bisogna, gli arti e una buffa testa con quattro occhi, due davanti e due dietro; dovrebbe essere il robot professore di Jeff, ma in realtà ha potenzialità molto maggiori, solo che non sempre sa come usarle. Nei primi passi nella sua nuova vita, risulta un po’ maldestro e molto suscettibile, tanto da costringere Jeff a elaborati esercizi di diplomazia. Le sue doti nascoste, d’altra parte, diventeranno decisive nel corso dell’aspra battaglia che contrappone buoni e cattivi.
Nella nostra storia c’è, infatti, un impero che si estende per il sistema solare, legato ancora alla madre patria, la Terra; c’è, ovviamente, un cattivo cospiratore che vuole sovvertire l’ordine democratico, proclamandosi imperatore. In modo altrettanto ovvio, ci sono i buoni, capitanati dal fratello più grande di Jeff, Fargo. Lo svolgimento dello scontro è piuttosto prevedibile, così come lo è il ruolo centrale del buffo robot, che riesce a muoversi nell’iperspazio, mentre gli umani ancora non lo sanno fare, limitandosi al teletrasporto. Forse le sue doti sono dovute ai pezzi che il suo creatore, uno spaziale, aveva assemblato, prendendoli da un’astronave aliena trovata su un lontano asteroide. Il dato di fatto è che ne è uscita fuori una creatura molto ‘umana’, sicuramente meccanica, ma non priva di sentimenti e di senso dell’umorismo.
Molto di questo personaggio è pensato per catalizzare le simpatie del giovane lettore e giovane lettrice, che possono avvicinarsi al libro già dai nove anni. Ma fra le righe, ecco emergere qua e là i dilemmi della robotica: se la mente artificiale esprime una sua soggettività e se questa dimensione la accomuna a tutti i viventi, di questo e di altri pianeti. Nel qual caso noi, inteso come noi umani, saremmo solo una delle manifestazioni di un’unica realtà vivente.
Ma non c’è solo questo, che pure è già moltissimo, se pensiamo anche solo alle produzioni letterarie e cinematografiche che su questo argomento si sono esercitate e che ho più volte citato. C’è anche l’interrogarsi sulla natura dell’universo, su cosa siano spazio e tempo, che è anche spingersi ai confini della conoscenza, tensione intimamente connessa alla fantascienza. Il bello di questa e di molte altre storie che potrebbero essere proposte ai ragazzi sta proprio nell’esplorazione del possibile e dell’improbabile, immaginando limiti, paradossi, contraddizioni del futuro che ci attende, ma anche del nostro presente.
Lettura divertente, anche emozionante, per lettrici e lettori, dai nove anni in poi, che non temano di esplorare le galassie.

Eleonora

“Norby. Il robot scombinato”, J. e I. Asimov, Mondadori 2020