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mercoledì 16 luglio 2025

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

FUORI DA QUI. RIFLESSIONI SULL’APOCALISSE. 
E SULL’AMORE. E SUL SESSO. 


Con questa copertina che non passa inosservata per quanto non sia bella, ma ammiccante, Terre di Mezzo decide di pubblicare un romanzo della collana L’ardeur, dell’editore francese Thierry Magnier (che per primo ha scelto la copertina che vediamo). 
Destinata a lettori e lettrici adolescenti, L’ardeur, propone storie che parlano di sessualità (ma non solo) senza troppi giri di parole. 
A questo proposito, del raccontare la sessualità, è interessante scoprire che solo due anni fa - nel luglio del 2023 - uno di questi titoli (“Bien trop petit" di Manu Causse) è stato “censurato” dal Ministère de l'Intérieur che ne ha vietato la vendita in Francia, ai minori di 18 anni. 
Che già solo per questa ragione ci auspichiamo che arrivino tutti in libreria. Ma non solo per questa ragione. 
Da libraia misuro quasi quotidianamente la richiesta di storie che raccontino il sesso e l’amore, già a partire dai 12/13 anni e fino ai 17. Quando arriva in libreria, nel 90% dei casi, questa richiesta è già orientata dalle classifiche più commerciali: Che cosa vorresti leggere? – dico io alla ragazzina che mi sta difronte - Mmmm, un romance – mi risponde lei. E il gioco è chiuso perché subito mi sparerà la richiesta di uno di quei titoli della suddetta classifica. Dunque sarò curiosissima di leggere gli altri due titoli tradotti dalla stessa collana francese: Toccami, di Susie Morgenstern e Il gusto del bacio, di Camille Emmanuelle, entrambi pubblicati da Faros edizioni in questo 2025, collana Teen Spirit. 
In Proprio prima che, la voce narrante è quasi sempre femminile: una ragazza liceale che racconta di sé e del suo migliore amico. Di sé, di loro e di tutto quello che gli succede intorno, delle loro famiglie problematiche e assillanti, della scuola, della solitudine, della situazione sociale e politica, di ansie e antidepressivi. La storia è quella di un’amicizia che diventa amore e scoperta del corpo. Parallelo scorre il racconto super critico della completa esplosione di ogni legame sociale, della violenza dei conflitti, delle cause e degli effetti. Loro due, per sopravvivere all’incomprensione che li attornia, si incontrano ogni giorno, solo loro due, in una casa, più spesso in una sola stanza. Sono migliori amici, passano il tempo insieme con indolenza e complicità. Mentre tutto il mondo, fuori dalla finestra, va via via esplodendo. Fuori dalla loro finestra ci sono allarmi, rivolte, blackout, esplosioni, polizia che picchia i manifestanti, in un crescendo apocalittico. I riferimenti all’oggi sono espliciti: quello che accade là fuori è molto, ma molto vicino al nostro contemporaneo. Il racconto ci trasporta costantemente da dentro a fuori. La scena è quasi sempre dentro le mura, ma il racconto ci porta costantemente fuori da quella stanza con continui flashback, immaginazioni, desideri, per poi riportarci subito dopo tra quelle mura con dentro due corpi adolescenti che scoprono l’erotismo. Chi legge costruisce questa traiettoria tra il dentro e il fuori anche grazie alle altre voci che intervengono nel testo: le pagine di un diario personale, articoli di giornale, trascrizioni di sedute terapeutiche, che interrompono il continuo flusso di coscienza (quello di lei, che nella storia non ha un nome proprio… lui neppure), scomponendo così il fluire del racconto ma ricomponendone la complessità. Quella di una società che va in pezzi, in presa diretta, aggressiva verso sé stessa. 

Attenzione questo è un messaggio del governo. 
Il territorio francese è attualmente scosso da intensi fenomeni metereologici e sismici. 
Si prega di non lasciare la propria abitazione. 
Se vi trovate all’aperto, cercate riparo in un luogo chiuso. 
Sigillate i condotti d’areazione e spegnete i sistemi di riscaldamento. 
Se possibile, munitevi del seguente kit di emergenza: torcia, radio portatile, acqua potatile, cibo, medicinali, coperte. 
Seguite le istruzioni delle autorità locali. 
Contattate i soccorsi solo in caso di emergenza. 

 Il cerchio si chiude intorno a loro mentre i loro corpi esplodono di vita. Gradualmente. Senza mezzi termini. 
 La storia risulta interessante per le questioni che affronta, per il modo schietto e chiaro con cui racconta il sesso, per lo sguardo politico (per quanto impotente) sul presente. 
Mantengo qualche riserva che non so ancora argomentare: mi sarà necessario confrontarmi con chi lo leggerà. 
Intanto, prima della pubblicazione, Proprio prima che è passato al vaglio di giovani lettori e lettrici volontari/e del Festival Mare di Libri, che lo hanno letto e valutato insieme a Margherita Petrini (che poi lo ha tradotto in Italia), e pare lo abbiano promosso. 

Patrizia 

 “Proprio prima che”, Joanne Richoux, trad. di Margherita Petrini, Terre di Mezzo 2025 

mercoledì 11 giugno 2025

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

CORPO - FORMA – NORMA 

Lorenzo Ghetti arriva al terzo volume di un ragionamento sviluppato a fumetti cominciato nel 2018 con “Dove non sei tu”, poi con “In alto abbastanza” (2021) e ora con “La forma che mi hai dato”. Tutti usciti per Coconino Press. Un ragionamento, si diceva, che sposta le questioni dell’oggi in un tempo futuro e in un contesto fantascientifico dove, attraverso storie agite da giovani protagonisti, Lorenzo Ghetti mette in scena le dinamiche e i temi della costruzione delle identità individuali e collettive. 
Una sorta di trilogia, dunque, che tiene al cento l’adolescenza, le relazioni, gli affetti, i desideri, i corpi, l’immagine di sé, le costruzioni sociali, la tecnologia, l’idea di futuro. 


L’Isola, in cui ci porta con quest’ultimo racconto, è divisa in due parti separate e in tutto e per tutto diverse: c’è un fuori e c’è un dentro. Tra loro c’è un confine che non deve essere attraversato. 
Fuori vivono gli Esploratori, il loro spazio è aperto, connotato da una specie di super esposizione alla luce, i colori sono caldi e accesi e vanno dal giallo all’arancio al rosso. Uno spazio brulicante di corpi celati, quasi del tutto coperti da stole, veli e stracci. Dentro vivono gli Esemplari, in una torre alta e algida: le loro vite sono regolate da una ferrea e gerarchica disciplina, comunicano tra loro in maniera funzionale. Il loro spazio è chiuso, colorato con colori freddi che vanno dal blu al verde. Gli Esemplari indossano tute aderenti che evidenziano la forma dei corpi, perfetti nella loro “normalità”. 


Al centro della storia, al centro esatto del libro, scopriamo il Motore, un nucleo centrale che dà forma all’intero sistema sociale come ai singoli abitanti dell’Isola: un nucleo piatto, tondo, bianco, perfettamente vuoto, uno spazio che si legge per sottrazione in una doppia pagina densa di cavi, elettrodi e varia tecnologia. Quando i primi coloni arrivarono sull’Isola erano un unico equipaggio e furono gli Esploratori ad allontanarsi per primi dal Motore. I loro corpi mutarono a contatto col nuovo ambiente. Da quel momento l’esigenza primaria, per gli uni come per gli altri, sarà quella di preservare la normalità originaria. Gli Esploratori lavoreranno al servizio degli Esemplari per nutrirli e difenderli da eventuali e fantomatici attacchi esterni all’Isola. Gli Esemplari vigileranno sulla propria normalità tenendosi alla larga dal contatto con l’esterno. Un rito ciclicamente ripetuto, la “cerimonia del corpo”, servirà a rinsaldare il legame con la forma originaria dei corpi esemplari, quelli giusti. Nessun dubbio, nessun interrogativo, nessuna eccezione sarà ammessa. Nessuna rivolta. Nessun affetto dovrà mettere in discussione lo status quo. Ciascuno al suo posto, ciascuno schiavo della perfetta normalità, posseduta o anelata. 
Il passato, l’origine, diventerà l’unico motore del futuro. 


Ma… 
È davvero possibile vivere perché nulla cambi? Cosa è normale e cosa non lo è? Chi è il nemico e di chi lo è? Cosa fa di uno schiavo, uno schiavo e di un padrone, un padrone? Esiste una purezza contrapposta alla contaminazione? Cos’è che tiene insieme una società? E cosa tiene insieme un’identità? Le storie di Lorenzo Ghetti sono sempre generative di domande alle quali fortunatamente l’autore non dà risposte univoche. Ci pensa la storia stessa ad esplorare eventi e conseguenze. In questa storia arriveranno due personaggi: Mari, una Esemplare che tempo prima aveva deciso di abbandonare l’Isola e Figura, la cui forma non assomiglia a quella di nessuno, o meglio, può somigliare a quella di tutti perché può diventare come chiunque voglia che lui/lei sia. 


Mari è colorata in scala di Grigi. Figura è dello lo stesso bianco del Motore. Sono loro i personaggi che ci portano nella parte più enigmatica e ricca della storia: Mari ha cercato il coraggio di andare a guardare oltre l’Isola al di là delle forme date e conosciute; Figura non ha una forma propria ed è la capacità di totale contaminazione, il vuoto che può trasformarsi in ogni pieno. La forza del coraggio e la forza della trasformazione saranno deflagranti ed apriranno alla possibilità di un nuovo futuro: una nuova “coppia originaria”, se così possiamo dire, attraverserà un mare giallo e si inoltrerà fuori dalla pagina, nel mondo sconosciuto. 
Insomma una storia ricca di una complessità che trova corrispondenze nei contenuti come nella forma grafica: la scelta dei colori che identificano i personaggi e i contesti, la ripartizione delle vignette che crea un ritmo ogni volta diverso anche nel senso di lettura. Particolarmente interessante è il ragionamento grafico sulle forme geometriche: il cerchio che già appare in copertina ritagliato nella sovracoperta è inscritto sia in un quadrato che in un poligono. Anche la successione dei capitoli è segnata da forme geometriche inscritte in un cerchio: per il primo capitolo vi è solo una retta, per il secondo le rette diventano due incidentali, al terzo si chiuderanno in un triangolo e via via fino a costruire, capitolo dopo capitolo, un poligono con un numero sempre maggiore di lati… che nell’ultimo capitolo disegneranno un cerchio. Pure al centro del petto di Figura c’è un cerchio, vuoto, che con l’andare della storia, con l’avvicendarsi degli eventi sarà segnato, ogni volta di più, da rette che ne disegneranno spicchi. 
Trasformazione, conflitto, complessità, alterità, futuro. 


Una storia che scandaglia, su diversi piani, la costruzione dell’identità individuale e collettiva, il ciclo innovativo delle nuove generazioni e il conflitto che ne deriva, la potenza della ricerca interiore e della sperimentazione. Il tutto in uno scenario distopico, a cui Lorenzo Ghetti ci ha abituato già nei due titoli precedenti, caratterizzato da un segno grafico arrotondato che riesce a tratteggiare personaggi e ambienti familiari eppur futuristici. 
La ricchezza delle metafore, la molteplicità dei punti di vista, lo spessore dei profili individuali, la contrapposizione -niente affatto semplificata- tra individualità e normatività, la costruzione grafica del racconto che incastra vignette che zoomano e vignette che allargano lo sguardo con grande libertà nell’ingombro della pagina, l’originale utilizzo dei balloon, sono gli aspetti che, insieme agli altri che la sensibilità di chi leggerà potrà ritrovare, rendono questa graphic novel molto interessante e adatta alla lettura e alla riflessione di lettori e lettrici a partire dai 14 anni. 

 Patrizia 

 “La forma che mi hai dato”, Lorenzo Ghetti, Coconino Press - Fandango 2025 


mercoledì 6 marzo 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL CONTRATTO SOCIALE 
 

Alfred e la gogna, Jesper Wung-Sung (trad. Eva Valvo) 
Uovonero 2024 

NARRATIVA PER GRANDI (dagli 11 anni) 

"Alla sera, sgombrate le bancarelle e tornati tutti alla proprie dimore, in piazza rimanevano soltanto lui, Alfred, e un gran numero di ratti e topi. Le bestiole pelose schizzavano a destra e a manca in cerca di cibo e, con tutti i frutto e ortaggi marci che venivano lanciati ad Alfred, trovavano sempre un bel mucchietto di avanzi ai suoi piedi. 
Di tanto in tanto un ratto o un topo gli mordeva il ditone, ma non ci riprovava più, perché lui gli mollava un calcio che lo faceva volare fin sopra i tetti." 

Alfred, da che tutti si ricordino, è sempre stato in quella piazza con mani e collo imprigionati in una gogna. La ragione precisa perché lui si trovi lì, alla berlina, zimbello di tutti, sembra risalire alla prima volta che dileggiò senza pietà il re in occasione dell'incoronazione. Ma anche questa circostanza si perde nella notte dei tempi. Apparentemente Alfred si accende di rabbia così, come uno zolfanello, e poi prende a male parole i sovrani, uno dopo l'altro, incoronazione dopo incoronazione. E la cosa strana è che il tempo non sembra essere passato per lui. Le generazioni di sovrani si sono succedute, tutti a turno hanno inflitto ad Alfred altri anni di gogna per le sue male parole, ma lui sembra non patirne e men che meno invecchiarci in quei ceppi. 
Le sue giornate sono un po' tutte uguali: male parole per chi gli passa accanto, lancio di ortaggi marci da parte della popolazione che se ne fa gioco, pur temendolo un po', quattro chiacchiere con il ratto di turno - se ne sono susseguiti 515 stando ai conti dello stesso Alfred che li ha battezzati uno per uno. Qualche acrobazia con il cibo che atterra ai suoi piedi e una sostanziale "atarassia" nei confronti delle intemperie. Mani e piedi luridi, pelle cotta dal sole e dal freddo, capelli lunghi e lerci, ma sotto due grandi occhi verdi e un viso da ragazzo. 
Questa routine che fa di Alfred un "monumento alla rabbia feroce e indomabile" a un certo punto si inceppa per l'arrivo di una ragazza, Rebekka, e del nuovo giovane re. 
Il loro sguardo su Alfred è del tutto nuovo. E questa è la storia di come un re possa anche essere un buon sovrano, di come una contadina possa essere anche una buona compagna, e un matto possa essere anche un brav'uomo... 

Sono varie le cose che stupiscono in questa storia che arriva dalla Danimarca. E che quindi la rendono interessante. 
La prima è la circostanza di partenza. Un contesto decisamente insolito, un'epoca passata non definita con precisione, che potrebbe oscillare tra il Medioevo, in cui la gogna era in grande voga (prima citazione nel Salterio di Utrecht nel IX secolo), fino all'Ottocento, quando venne in larga parte abolita. E uno spazio, per converso, limitatissimo. Tutto il racconto ruota intorno a un metro quadro di spazio, che è l'area di azione o non azione di Alfred. E degli altri che ronzano là attorno. 
La seconda cosa originale è Alfred stesso. Molto esplicito il suo pervicace risentimento verso il mondo tutto e in particolare i governanti, risentimento che, a ben vedere, spesso e volentieri, ha la capacità di sfuggirgli di bocca. Quasi fosse suo malgrado. E qui impariamo a prendere atto che la personalità di Alfred, apparentemente il matto del villaggio (le sue mani lo sono ancora più di lui), ossia uno sciocco che non sa tenere mai la lingua a freno, in realtà è piuttosto complessa, piena di ombre e lati oscuri, di fragilità e delicatezze inaspettate. Alfred è magnifico e grottesco. Dolcissimo e implacabile. Fragile e resistente.
Decisamente interessante. 
La terza cosa degna di attenzione è ancora Alfred, nel suo essere abitante del tempo e, per assurdo, dello spazio. Attraversa le stagioni da non si sa quanto, senza che queste abbiano effetto su di lui e anche con lo spazio ha un rapporto davvero originale. Un po' come se entrambi non fossero importanti, non lasciassero segni durevoli. 
O almeno non lo sono fino a un punto esatto della narrazione, ovvero quando il suo essere 'immobile' non gli basta più perché qualcuno gli sta 'muovendo' i pensieri verso il passato e soprattutto verso il futuro e lo sta anche portando qui e là, nella bottega del cappellaio oppure sul fiume, oppure, oppure... con l'unico mezzo a lui concesso: l'immaginazione. 
Ma l'atto di pensare al futuro non è forse uno dei segni più evidenti dell'essere diventati grandi? Finisce anche per Alfred l'età del qui e ora.
La quarta cosa interessante è la sua rabbia e il suo rapporto con essa. Qui si entra in una dimensione speculativa, se si vuole andare al di là dal divertimento del suo modo di esprimersi quando è arrabbiato, ossia quasi sempre. Quali siano le debolezze e le incrinature che essa crea nei pensieri delle persone. Quali le conseguenze, quale la difficoltà di organizzarne l'energia verso altri obiettivi. 
La quinta cosa interessante richiede di nuovo uno scatto ulteriore da parte del lettore. Ed è il racconto di come avvenga l'incontro tra persone. E di cosa possa - o debba succedere - dopo. E di che senso ed esito esso abbia. Amore? Rispetto? Comprensione? Di sicuro, cambiamento. Cosette così.
Questa è forse la parte più filosofica che emerge in tutta la sua grandezza e importanza. La cosa che più di tutte ci accompagna nella lettura, senza mai essere esplicita. Seguiamo i monologhi che poi si fanno dialoghi tra il giovane re - ex Piccolo Principe? - e Alfred, oppure tra Rebekka e Alfred, i piccoli 'teatrini' e scenari che lei imbastisce per lui, e tutto scorre tra i fili della trama e poco più. 
Solo a libro chiuso, ci ritroviamo nelle mani un ricamo magnifico che ci interroga su cosa voglia dire nel profondo essere creature sociali. 
Gran libro. 

Carla

venerdì 10 novembre 2023

FAMMI UNA DOMANDA!

MA SI PUÒ FARE?


Un bel libro illustrato, pubblicato da Camelozampa e firmato dalla giornalista e scrittrice francese Florence Thinard con la traduzione di Sara Saorin, illustrato da Eleonora Antonioni, dal titolo evocativo ‘Immagina un mondo’, propone i diciassette obbiettivi dell’agenda 2030, ovvero quel protocollo d’intesa fra le nazioni aderenti all’Onu relativo ad alcuni obbiettivi fondamentali del Pianeta: dalla lotta alla fame e alla povertà alla lotta al cambiamento climatico.
Nella stessa pagina del Centro Regionale di Informazione delle Nazioni Unite, a fianco delle enunciazioni relative all’agenda 2030 compare una notizia, che non ha suscitato particolare scandalo: i principali Paesi produttori di materie prime come il petrolio e il carbone hanno annunciato un deciso incremento della loro produzione proprio entro il 2030. Dunque?
Da una parte si enunciano principi e si lanciano progetti lungimiranti e virtuosi, dall’altra, in assoluta controtendenza, ciascun Paese guarda ai propri interessi immediati e pazienza se a pagarne il prezzo saranno le popolazioni più esposte agli effetti del cambiamento climatico e le generazioni future.
Ci sarebbe da essere davvero scoraggiati, ma la rassegnazione è un lusso che, globalmente, non ci possiamo permettere.


Quindi ben venga un libro che con precisione e chiarezza enuncia questi diciassette obbiettivi, che tutti e tutte dovremmo cercare di realizzare; per ogni obbiettivo viene fornito un esempio concreto del suo significato, l’approfondimento che consente di comprenderne l’importanza e dei riquadri con alcuni dati statistici.
Un esempio: l’obbiettivo riguardante l’istruzione è centrale perché andare a scuola può voler dire imparare un mestiere, ma anche saper leggere le istruzioni delle medicine, poter assistere fratelli e sorelle più piccoli, informarsi attraverso i giornali, affermare i propri diritti e via discorrendo. Le scuole servono anche ad altro: nel mondo ci sono 370 milioni di bambini che si nutrono regolarmente solo a scuola; e ben 617 milioni di bambini e adolescenti non sanno leggere né scrivere.
Un altro esempio: l’obbiettivo di una distribuzione più equa delle ricchezze in alcuni paesi può essere di vitale importanza per sconfiggere la povertà; ma è un problema globale: in Brasile o in Gran Bretagna il 10% più povero della popolazione paga più tasse del 10% più ricco. E già questo dice come lo stesso sistema fiscale sia pensato per alimentare la disuguaglianza fra i diversi strati sociali. Poi c’è la discriminazione fra i sessi: mediamente gli uomini possiedono il doppio della ricchezza delle donne. Se vogliamo ancora ampliare il discorso, c’è da guardare allo strapotere delle multinazionali: l’uno per cento delle aziende agricole detiene il 70% delle terre coltivabili.
Da questi esempi, secondo me, si evince che questi obbiettivi, di equità e redistribuzione delle ricchezze, così come quelli riguardanti la lotta al cambiamento climatico e all’inquinamento, mettono in discussione equilibri di potere fra gruppi sociali e fra Stati.
Se è vero che immaginare un mondo diverso, come postula l’autrice di questo libro, è già un primo passo nella prospettiva del cambiamento, bisogna anche dire che questo cambiamento auspicato comporterà un conflitto anche aspro contro chi detiene privilegi e rendite, chi specula sulla povertà e sulle guerre.


La consapevolezza dei problemi è importante, la capacità di immaginari scenari differenti può alimentare la capacità progettuale delle giovani generazioni, quelle cui stiamo regalando un futuro tutt’altro che radioso; spero ardentemente che queste giovani generazioni sappiano liberarsi di questa eredità e costruirsi un futuro su basi nuove.
Questo libro illustrato, così accurato ed efficace, merita di essere letto e discusso insieme, fra adulti e ragazzi e ragazze che abbiano a cuore il futuro di questo Pianeta.

Eleonora

“Immagina un mondo”, F. Thinard, ill. E. Antonioni, trad. S. Saorin, Camelozampa 2023



mercoledì 19 aprile 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

A TEATRO

Il giorno in cui la talpa (quasi) vinse la lotteria, 
Kurt Bracharz, Tatjana Hauptmann (trad. Valentina Freschi) 
LupoGuido 2023 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dai 6 anni) 

"Stava per offrire al maiale una tazza di tè, quando il campanello suonò di nuovo. 
Era la chiocciola con la posta. 
La talpa riceveva raramente qualcosa e, quando capitava, di solito erano volantini di qualche grande magazzino con offerte speciali sui lombrichi in scatola o su vanghe a prezzo stracciato. 
'C’è qualcuno che si chiama Tappa, qui?' 'Senti un po’' ribatté la talpa, 'dovrebbe essere divertente?' 'Questa lettera è indirizzata a Tappa' rispose la chiocciola, 'e io posso consegnarla solo a qualcuno che si chiama proprio così'. 
'Ma io mi chiamo Talpa, sarà un errore.' 'Lo so che ti chiami Talpa, ma non so se è un errore. Quindi non te la posso dare.' 

Breve antefatto. La talpa ha appena ricevuto la visita del maiale che si è affacciato alla sua porta per farle visita. Lei non lo ha riconosciuto scambiandolo per un rappresentante di prese elettriche, per via del suo muso. È un fatto: la talpa non è un falco in fatto di vista. 


La lettera che porta la chiocciola postina apparentemente non è per lei ma per qualcuno con un nome molto simile, però Talpa insiste per averla, tanto da inventare una piccola e innocente bugia. 
Chiocciola si fida e consegna. Ma leggerne il contenuto non è facile per Talpa che si fa aiutare da Maiale. È un fatto: il maiale non è un falco in fatto di lettura. 
La postina invece sa leggere e queste sono le testuali parole che sono scritte sul foglio: Gentile Tappa, hai vinto 100.000 alla lotteria. 
Questa è la storia di una piccola comunità boschiva, di una vincita inattesa, di qualche imbroglio con bugia, di un po' di generosità, di nessun errore di stampa, di una cocente delusione e di una esemplare punizione. 

Come spesso accade nelle piccole comunità boschive, da quella di Tellegen in poi, a osservarle si imparano molte cose. 
La prima: i postini raramente sbagliano. La seconda: mai fidarsi dei tassi. La terza: non è la quantità a fare la felicità. La quarta: solo le volpi non mentono mai. La quinta: i pettegoli 'a fin di bene' è meglio tenerli a distanza. La sesta: alla lotteria si può vincere.


Dunque, le piccole comunità boschive. Credo che la bellezza possa nascondersi lì, in quella piccola e semplice società animale che d'incanto diventa, tra zampe e pellicce, riflesso brillante di una società ben più grande e complessa. Complice anche il sapiente pennino di Hauptmann che con Brachartz condivide più di un intento, su tutti l'ironia puntiforme e lieve che si concede qui e lì, ma anche il piacere di uscirsene dalle cornici e da certe convenzioni.


Il meccanismo è rodato e funziona: piccoli animali del bosco che hanno le loro tane arredate come casette, che hanno abitudini europee nel prendere un tè assieme, che hanno un servizio postale lento ma efficiente, che procedono con contratti e verbali in fatto di transazioni commerciali, che credono di curare la loro salute con un sistema di welfare celere e affidabile, che sconfiggono la congenita miopia con occhiali, che scrivono e firmano atti importanti con penne stilografiche di pregio, che si divertono e sperano nel futuro con le lotterie, che mangiano gomme americane e che usano principalmente il trasporto su gomma. 
Ecco fatto: ci siamo dentro con tutte le scarpe, dentro scenari del genere. Ci facciamo condurre all'interno con fiducia e assistiamo, seduti su una poltroncina in platea, ad una pièce che sul palcoscenico racconta chi siamo. Nessuno spavento nel vedere i limiti, le fragilità che ci tormentano nella vita vera: siamo a teatro, siamo in un teatro boschivo. Insomma, siamo noi, ma, se vi pare, anche anche no. 
Ah, che bellezza, storie così. 

Si sorride, poi si ride di gusto, magari ci si commuove per un attimo. 
Seduti su quella poltroncina tutto dentro si rimescola un po' e quando, calato il sipario e chiuso il libro, finito l'entusiasmo sincero degli applausi, si ritorna verso casa verso la vita, quella vera, la testa si mette a ronzare e i pensieri si susseguono: la curiosità della talpa, la bonomia del maiale, la fiducia della chiocciola, la scaltrezza del tasso, la malignità della puzzola, il valore e il disvalore delle bugie, i sogni nel cassetto di ognuno, il valore effimero della fortuna, la capacità di fare squadra, la lealtà che richiede un patto, il gusto per una chiacchiera al sole tra amici. 
Tutto questo è lì a disposizione, nessun giudizio, nessuna spiegazione, nessuna soluzione: solo una progressione di fatti accaduti tra animali in un bosco. 
In una sorta di preziosa collana di perle ideale, colleziono e infilo nomi di scrittori che concepiscono le loro storie così, da Tellegen a Hub per mettere due punti a distanza. 
Siamo fuori dall'albo, siamo in una pezzatura, ossia in una misura narrativa, più antica: il racconto. 
Oggi, una nuova perlina lucente. 

 Carla

venerdì 18 marzo 2022

FAMMI UNA DOMANDA!

NUMERI E PERSONE


Non sempre le parole ci vengono in aiuto come quando, per esempio, dobbiamo ragionare di differenze e disparità sociali. Il termine ‘differenza’ di per sé non indica una scala di valori, sottolineando quanto due persone o due gruppi di persone non condividono determinati aspetti della vita. Ma talvolta la differenza, quale ci viene oggettivamente indicata dai numeri, è la spia di una profonda disparità sociale.

A raccontare una vasta gamma di differenze ha pensato l’autore tedesco Christoph Drösser, coadiuvato in modo impeccabile dall’illustratrice Nora Coenenberg; da questa collaborazione è nato un libro illuminante che racconta a tutti, grandi e piccoli, come va, malamente, il mondo. Il titolo è ‘100 bambini’, ed è pubblicato in Italia da Ape junior, un editore della galassia Mauri Spagnol.
L’idea è questa: posto che sia 100 il numero dei bambini, cioè individui con un’età inferiore ai 15 anni, in tutto il mondo, in realtà quasi due miliardi, vediamo come si esprimono numericamente le differenze da paese a paese.


Basta partire dal primo confronto: se i bambini nel mondo sono 100, 4 vivono in Nord America, 6 in Europa, 8 in Sud America, 25 vivono in Africa, 56 in Asia e 1 in Australia. Dei 56 bambini asiatici, 19 sono indiani e 13 cinesi. Già qui potrebbe partire un ragionamento di geopolitica, immaginando il futuro del mondo. Ma l’autore prosegue nella sua attenta fotografia, analizzando diversi dettagli, che riguardano moltissimi aspetti della vita quotidiana.
Di questi 100 bambini, 12 vivono negli slum, quindi possedendo una baracca condivisa con la famiglia; e 5 per strada, ovvero da soli, senza un riparo e senza nessuno che si occupi di loro. 13 vivono in un paese in guerra, 1 è in fuga e cerca salvezza lontano dal proprio paese. Se 85 bambini hanno accesso all’acqua potabile, questo non significa che tutti abbiamo l’acqua corrente in casa e dispongano di un bagno. Se si considerano solo i bambini che vivono in campagna, solo 45 di loro hanno un gabinetto.


Se queste vi sembrano differenze eclatanti, pensate che 16 di questi nostri bambini non hanno scarpe e ben 9 bambine hanno un figlio prima di compiere diciotto anni.
Ma non è tutto così drammatico: ci consoliamo sapendo che ben 80 bambini su 100 hanno la televisione e altrettanti conoscono il personaggio di Topolino.
Tutti i bambini del mondo amano giocare e amano la musica, ma ben 75 di loro non sanno nuotare.
Il libro continua così, descrivendo le diversità nella vita dei nostri 100 bambini, da diversi punti di vista. Si tratta di un’idea semplice, eppure, e forse proprio per quello, efficacissima, rendendo concretissima un’idea vaga di povertà e ricchezza. Per arrivare a questa sintesi, espressa con cristallina razionalità, Drösser ha fatto un lavoro minuzioso di analisi dei dati all’interno di ricerche statistiche di vario genere e natura. Ne ha estratto i dati significativi rispetto all’ottica scelta, la descrizione della vita materiale dei bambini e delle bambine in ogni angolo del mondo. E ci ha presentato questa impietosa fotografia, senza l’appesantimento di spiegazioni storiche e morali. Il mondo è questo, i problemi si annidano ai quattro angoli del pianeta, ciascuno con una propria specificità, ma con un tratto comune: la povertà materiale, la povertà educativa non risparmiano i bambini, anzi sembrano accanirsi su uno dei segmenti più fragili della popolazione.
Le tavole di Coenenberg sono chiare ed efficaci, improntate alla semplicità dell’infografica, uno strumento ulteriore per farsi un’idea chiara su come va il mondo.
Consiglio caldamente, questo libro, che ha ricevuto nel 2021 il Deutscher Jugendliterature Preis, nella sezione no-fiction, non solo a bambine e bambini dai dieci anni in poi, ma anche a insegnanti e genitori che abbiano voglia di spiegare ai più piccoli le cose del mondo.
Magari per mettere mano a cambiarlo, prima o poi.

Eleonora

“100 bambini”, C. Drösser, e N. Coenenberg, Ape junior 2022




lunedì 21 dicembre 2020

ECCEZION FATTA!

IL TEMPO CHE VERRA’


Non è facile immaginare, o ipotizzare, come sarà diverso il mondo post pandemia; ancora non ci rendiamo conto di quali strascichi, di quale cicatrici lasceranno questi mesi anomali, che ci hanno costretto a cambiamenti radicali nelle nostre abitudini di vita.
Una cosa è certa: la scuola ne uscirà malconcia, priva di strumenti non solo di prevenzione sanitaria, come talvolta accade, ma di strumenti per comprendere l’effetto della didattica a distanza e delle nuove regole di convivenza imposte laddove è rimasta la presenza.
Per dare solo un piccolo assaggio di quello che ho sentito dalle tante insegnanti che ho sentito in questi mesi, basta pensare che spesso la biblioteca scolastica è rimasta chiusa, sono finite le collaborazioni e i progetti ‘collaterali’, come teatro, letture, corsi, incontri con autori. Meritoriamente e coraggiosamente alcune di queste attività sono continuate online, ma solo una parte di esse e comunque escludendo quelli che non sono abbastanza attrezzati sul piano tecnologico.
Ecco il punto è questo: siamo un Paese in cui le differenze e le distanze si acuiscono, in cui si approfondisce il divario fra competenze scolastiche da Nord a Sud, in cui aumenta il numero di bambini che vivono in povertà assoluta e relativa.
 

 
Questo ce lo ricorda il rapporto annuale che Save The Children propone ogni anno e che quest’anno, dedicato al 2019, appare, nello stesso tempo, drammatico e inattuale, perché riguardante il mondo pre-covid: quanto pagheranno le bambine e i bambini quest’anno severo, povero di stimoli e di opportunità, in cui chi ha gli strumenti per farlo se la cava e chi non li ha arretra; non siamo in grado di dirlo, così come appare improbabile un decisivo investimento pubblico sulla scuola.
Viviamo in un Paese che non ama i propri figli, che non crede e non trasmette un’idea di futuro. Ecco, credo che si debba ripartire da qui: che si debba investire sul futuro, educativo, ambientale, sociale; che si debbano mettere risorse e tante non solo nella scuola, per gli edifici carenti, per la formazione degli insegnanti, ma anche per dare strumenti efficaci per il recupero capilllare di chi la scuola l’ha abbandonata strada facendo. Risorse e sinergie con quella parte di società civile che con i bambini lavora e costruisce esperienze formative importanti.
La lettura in questo non può non avere un ruolo decisivo, non solo come strumento di comprensione di testi, ma come esperienza formativa fondamentale, atta a costruire soggetti critici consapevoli, nei limiti del possibile, di ciò che sta loro intorno.
Mi piacerebbe che con i più giovani si parlasse di più del loro futuro, di come lo pensano, di cosa temono; mi piacerebbe vedere il futuro al centro dei nostri discorsi, per aiutare queste generazioni di ragazze e ragazzi frastornati a farsi protagonisti di una società vecchia non solo anagraficamente.

Eleonora





venerdì 21 settembre 2018

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)



FAMIGLIA, FAMIGLIE


Curiosamente, mentre il mondo politico rispolvera un armamentario ideologico medievale, l’editoria per ragazzi e ragazze si mostra ben più sensibile agli irrefrenabili cambiamenti sociali.
Ed ecco due libri, presi solo ad esempio di una produzione abbastanza varia, che affrontano il tema della famiglia e dei suoi cambiamenti.
Il primo, ‘ In famiglia!...e altri parenti’, di Alexandra Maxeiner e Anke Kuhl, è pubblicato dall’editore Settenove, che traduce un testo tedesco di otto anni fa. L’incipit è una dichiarazione d’intenti: ‘ogni famiglia è speciale’, ovvero non cerchiamo ‘il’ modello di famiglia poiché le famiglie sono tante e diverse. Si comincia dall’etologia e dalla storia, raccontando il vantaggio di vivere insieme. E poi si tratteggiano i cambiamenti, in realtà rapidissimi, intervenuti nel giro di un secolo, a partire dalla classica famiglia patriarcale, in cui vivevano insieme più generazioni. Oggi le famiglie e le relazioni parentali sono molto cambiate e prevedono una grande varietà di casi: bambini che vivono con un solo genitore o con due genitori dello stesso sesso; figli e figlie di genitori separati, che magari a loro volta si risposano e fanno altri figli, e che vivono in due case.


Genitori biologici e genitori adottivi, relazioni affettive forti come quelle biologiche e così declinando, cercando di mostrare ai bambini la grande varietà di situazioni.
Certo, a un certo punto, gira un po’ la testa a seguire il vorticoso intrecciarsi di relazioni che possono coesistere, per esempio, in una famiglia allargata, come mostra bene l’immagine di copertina. Però la struttura del libro, incentrata su immagini chiare e didascalie molto sintetiche, aiuta a orientarsi anche il lettore o la lettrice più distratta. Il tutto accompagnato da un’adeguata dose di ironia che aiuta a sorridere, pensando al labirinto affettivo in cui si muovono alcuni bambini.



L’altro libro che propongo, ‘L’abbiccì della famiglia’ è delle edizioni Usborne ed è molto simile nella struttura: parte da una prima doppia pagina che mostra una grande varietà di gruppi familiari, per poi addentrarsi nel dettaglio delle diversità. Con un impianto più direttamente didattico, c’è una grande attenzione a definire le parole che si utilizzano per descrivere le famiglie e le relazioni parentali. Se dunque cambiano le famiglie e la loro composizione, sono variabili anche le abitazioni, gli stili di vita, le lingue che si parlano.
Anche qui abbiamo famiglie allargate, fratelli e fratellastri, genitori naturali e affidatari e così continuando.


In sintesi, il tema di questa grande varietà è ben presente nell’editoria per ragazzi, trattato con ironia, come nel caso del primo libro, o con un maggior intento didattico, come nel secondo libro. Con una maggiore attenzione alle relazioni affettive o inserendo, come nel caso del libro Usborne, anche la tematica dell’interculturalità. Genitori e insegnanti hanno strumenti eccellenti a disposizione per aiutare bambini e bambine, soprattutto dai sei ai dieci anni, a comprendere un mondo molto diverso da quello vissuto dai genitori stessi o dai nonni. Come sempre il problema non è nella testa dei bambini, che hanno una duttilità e un capacità di adattamento sorprendenti, ma sta nella testa degli adulti, alcuni dei quali prediligono dividere, classificare, ridurre a norma quello che non può essere in nessun modo semplificato.
Purtroppo, periodicamente, emergono posizioni politiche e culturali, in personaggi che ricoprono ruoli di responsabilità, indegne di un paese civile e moderno.
Non me ne farò mai una ragione.

Eleonora

“In famiglia! Tutto sul figlio della nuova compagna del fratello della ex-moglie del padre...e altri parenti”, A. Maxeiner e A. Kuhl, Settenove 2018
“L’Abbiccì della famiglia”, Edizioni Usborne 2018