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lunedì 25 novembre 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LAVORARE CON DESTREZZA 

Quando la sera la luna ci parla, Nicola Cinquetti, Alessandro Sanna 
Lapis Edizioni 2024 


POESIA ILLUSTRATA 

"A me sembra molto strano 
e lo voglio dire piano 
ma per essere sincero 
devo dire che davvero 
sei capace di cantare 
anche se non sai volare 
e rimani fisso al suolo 
disse all’uomo l’usignolo" 

Partirei da qui per questa raccolta di poesie di Nicola Cinquetti. 
Perché la cosa che viene in mente leggendo questa poesia è: ma guarda, quel signore allampanato, accanto alla sua bici, con lo sguardo rivolto all'usignolo che di cantare se ne intende, potrebbe ben essere il Cinquetti... 
Certo, volare non sa, ma a cantare ci riesce, eccome. 
E non credo sfugga a nessuno che in ogni poesia ci sia un canto (come forse anche in ogni canzone c'è un po' di poesia). 
La difficoltà di mettere parole intorno ai libri con i versi dentro ogni volta rinforza il pensiero che la poesia andrebbe letta e punto. 
Tutto quello che essa provoca sarebbe meglio non disturbarlo, circoscriverlo in un discorso. Ma tant'è. 
Varie cose saltano subito agli occhi: l'armonia tra testo e immagine, la qualità alta di entrambi i linguaggi, il gusto per il gioco, il jonglage, che da una parte fa Cinquetti e dall'altra fa Sanna. 
Con le parole innanzi tutto, ma anche con la fantasmagoria delle immagini. E non sto alludendo solo alle tavole di Sanna... 


Partiamo da ciò che è scritto. 
Cinquetti gioca - giocola - con le parole con il loro suono principalmente. 
Per questo a ogni nuova poesia non sai cosa aspettarti. Dal gioco sul verso di un gallo fino alla protesta di una pianta nei confronti di un piede, o meglio della sua pianta... "

"Piantala peste 
disse la pianta 
alla pianta del piede 
che non la piantava 
di pestarle i pistilli" 

Subito dopo il registro cambia e si continua con molto più senso della realtà a ragionare di suono e silenzio: il continuo rumore, un vero disturbo per l'orecchio in cerca di quiete, dei tanti elettrodomestici che tacciono tutti all'istante quando manca la corrente. 


E se qui Cinquetti è serio, sta a Sanna giocolare: inventare con destrezza una figura per illustrare l'impossibile, il silenzio, con un omino che attraversa in bicicletta una città avvolta nel buio. Solo un fanale e forse il ronzio della pedalata. 
E ancora si può leggere di un giro giro tondo che si trasforma in un giro giro tordo con lo scopo di diventare una condivisibile protesta nei confronti degli spari di un fucile, dal suono simile a un petardo, a causa forse di un ritardo, mancano il bersaglio, o forse era un abbaglio? Ma la cosa bella da sapere è che nessuno finisce giù per terra! Perfetto. 
Accanto al gioco delle parole e dei suoni che si trasformano nelle sue mani, Cinquetti è lì che si trastulla con l'altra grande fonte della poesia: la metafora. E quindi diventa qualcosa di ancora diverso: non più divertente, ma stupefacente ed emozionante. Ci si meraviglia e poi ci si emoziona, a sentire di parole che sono lì a tappare le orecchie di chi non vuol vedere una stagione finire, e non vuole neanche sentire il suono del tuono nell'autunno che arriva. 


Ci si emoziona a guardare quel ragazzino al suo ultimo tiro in porta della stagione: sono già andati via tutti, solo il cane a parare... e un uccello a guardare. 
Ed ecco che finiamo con ciò che è disegnato: i versi si sono fatti immagine per le orecchie e intorno l'altra l'immagine, quella visiva, si è fatta figura per lo sguardo. 
Spesso e volentieri inaspettata e potente, come l'acqua che la attraversa. Inaspettata e potente come sono le metafore, appunto. 
Sanna, nel momento in cui è lì davanti al bianco e deve decidere come far muovere i suoi pennelli, dove dirigere il colore, immagina i soggetti e immagina le forme, fa capriole e salti mortali col senso delle parole e per poi atterrare sulla pagina, sicuro e, come spesso credo vada cercando, meravigliato di sé stesso. 
E quindi bravo sempre, ma grandioso qui: 


 Che noia, se non fosse così.

Carla

lunedì 21 ottobre 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

FACEVA UN FREDDO CANE

L'amico inatteso
, Ivan Canu, Gianni De Conno 
Lapis 2024
 

ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Dentro la tana, tremando nel suo pelo grigio, Lupo socchiuse gli occhi. 
Voleva dormire, ma nella grotta entrò la creatura che Cervo, Pernice, Lepre, Lince, Falco, Puma e anche Lupo temevano di più. 
Cacciatore portava in mano i suoi artigli di osso e pietra ed era coperto di pellicce. Alcune erano di lupo." 

Antefatto: quando un mattino il freddo si fa sentire Lupo si accorge di essere scontento perché è solo. E con la solitudine il freddo è ancora più freddo. Così si incammina e a tutti gli animali che incontra chiede amicizia. Lo fa con Cervo, con Pernice, con Lepre, persino con Lince e Puma e Falco. Nessuno lo asseconda. Tutti, chi per un motivo chi per un altro, gli fanno capire che di lui non si fidano, gli fanno capire che tra loro sono rivali. Allora Lupo capisce che forse deve cercare chi sia più simile a lui. 
E con questo pensiero entra nella sua tana fredda. E cerca di addormentarsi. 
Fine dell'antefatto. 


Cacciatore, la creatura che tutti devono temere, entra nella caverna. Probabilmente anche lui in cerca di riparo dal freddo e dalla neve che adesso cade abbondante. 
Quel che succede dopo è il fuoco che l'uomo accende per cuocere la carne, le radici e le bacche che ha con sé. L'odore che si diffonde è buono. 
Entrambi hanno fame. Si studiano. Il lupo sta a distanza e l'uomo gli tira un pezzo di carne... 
E il resto è il principio di una storia che non è ancora finita. 

La domesticazione del lupo è roba di 15.000 anni fa e, a leggere gli studi sulla questione, non deve essere andata poi troppo diversamente da come la racconta Ivan Canu. 
Comunque, così come la racconta lui è bella. 
Ed è bella perché è piena di sottintesi, di cose non dette o solo evocate, e quindi ha un bel po' di silenzio intorno. 


Proprio quel silenzio di cui Gianni De Conno ha amato avvolgere i suoi scenari sempre un po' velati, nebbiosi. Mai nitidi, così come Leonardo ha teorizzato nel Quattrocento. Una voluta rappresentazione della obiettiva mancanza di nitidezza che si prova nel guardare un paesaggio, ma anche un volto, da una certa distanza. La percezione visiva dell'atmosfera, con la sua umidità sospesa: quella 'nebbiolina' appunto. 
In Gianni De Conno 'lo sfumato leonardesco' sembra alludere anche a un qualcos'altro: a un tempo sospeso, un tempo quasi fermo, che si fa attraversare da pochi fatti e personaggi che lui mette lì ad abitarlo. Più che creature, paiono simboli. 
Ivan Canu e Gianni De Conno, che sono due giganti, hanno condiviso molte cose assieme e sono stati tra loro grandissimi e fedeli amici. Ma di libri fatti assieme, a parte questo, io non ne conosco altri. E trovo magnifico il caso, ma forse non lo è affatto un caso, che proprio su questa storia ci abbiano lavorato assieme, nel 2013 per l'editore francese Casterman che quell'anno lo ha pubblicato con il titolo, Froid de loup (il nostro freddo cane, direi). 
Ora il libro torna in qualche modo a casa, attraverso Lapis che lo pubblica, facendo un'operazione che con il titolo ha una curiosa risonanza: "l'amico inatteso", almeno a me è subito venuto in mente, è proprio De Conno alle figure. 


Fortunatamente, nonostante lui sia sfortunatamente morto nel 2017, i suoi libri circolano ancora, ma vederne di nuovi non capita dal 2018. 
Quindi ora vedere il suo muso di lupo, già quasi di cane, nella nebbiolina, vederlo attraversare mari diversi, foglie, erba, neve, dà esattamente quel brivido di chi incontra un amico che non si aspettava di vedere... 
A parte questa magnifica sorpresa, anche solo sfogliandolo, verrebbe da dire che le qualità di questo libro sono proprio, e ancora una volta, nelle sfumature. 
La stessa delicatezza che c'è nel testo, in questi brevi dialoghi tra il lupo e gli animali che incontra, in cui ogni volta si rinnova il canone del lupo feroce e infido, altrettanta la si ritrova in questo mondo nuovo e quasi vuoto che De Conno crea. 
Lo sfumato di De Conno, e certa ambiguità nel disegnare un lupo per niente vicino al lupo vero, ma invece cucirlo sull'icona che ognuno di noi ha del lupo letterario, corrisponde alla medesima mancanza di nettezza che mette Canu nel descrivere l'esigenza del lupo di avere un compagno con cui affrontare l'inverno - fino alla fine non è detto e non è chiaro se davvero quel lupo lì stia impersonando il suo omologo delle fiabe, o se invece sia davvero in cerca di un amico... 
Beh, De Conno per parte sua salta a piè pari oltre il problema e ancora una volta va diritto all'icona di ciò che vuol rappresentare. Riuscendo in qualche modo già ad anticipare i connotati del cane. 
Altrettanto evanescente sembra essere l'incontro nella caverna tra uomo e lupo. Alcune frasi alludono alla loro affinità che non parrebbe solo di intenti, ma arriva quasi a essere fisica, quegli occhi gialli e quelle zampe e quella pelliccia che indossano entrambi... 


De Conno però se ne impossessa e, sebbene distingua il lupo scuro dal cacciatore chiaro, gioca da solo la sua partita: il gesto di chi comanda è evidente...
Ma, laddove Canu al principio di questo incontro nella caverna scrive "si fissarono con gli stessi occhi gialli", De Conno si inventa invece uno sguardo in tralice che è portatore di significati ancora ulteriori e anche più veritieri. Non ultimo quello che "guardarsi dritto negli occhi" nel mondo animale è forse il gesto di maggiore sfida possibile... 


Ci sta che il mattino dopo quando De Conno li raffigura davvero occhi negli occhi, l'attimo successivo il lupo abbia abbassato i suoi... per farsi cane. 

Carla

venerdì 31 maggio 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

L'OCCHIO LADRO 

Teresa, Gek Tessaro, Massimiliano Tappari 
Lapis 2024 


 ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"MIA CARA MAMMA DICE TERESA 
OGGI IO VADO 
A FARE LA SPESA 

PARTO TRA POCO 
QUESTA MATTINA 
VADO COL GATTO 
E LA GALLINA...

Ed è così che bambina, gatto e gallina si mettono in cammino. 
Il gatto suggerisce la diligenza per fare prima e, soggiunge gallina, per fare meno fatica. Ma a questo punto è il cavallo a protestare: e tutta sua la fatica di tirare la carretta. Meglio dunque un elefante, ma forse è lento anche se da lassù il panorama è uno schianto. Meglio la moto, suggerisce Teresa, o la macchina, oppure ancora il treno. Ma con la barca c'è più poesia, ma c'è da remare e il gatto, che per indole è il più furbo e pigro di tutti, suggerisce il veliero... 
Da un mezzo a un altro quei tre vanno avanti, fino ad arrivare a progettare una spesa in Cina per risparmiare. 
Peccato che a casa tra chi li aspetta serpeggi il dubbio che l'intenzione di quella squadretta di volenterosi si riveli un gran buco nell'acqua... e nello stomaco. 

Mi sono fatta persuasa che a progettare un libro con Massimiliano Tappari resti comunque un angolino di incognita e sorpresa. L'autore del testo può discuterne con lui fino allo sfinimento, ma poi i suoi scatti fotografici alla fine generano sempre una reazione sorpresa. 


E anche in Teresa stento a credere che sia andata diversamente: Tessaro, quando ha visto le illustrazioni composte dai suoi personaggi di cartone/colla/tempera e le ambientazioni che Tappari ha pensato per loro, ha avuto la sua dose di meraviglia.
Si narra che Tappari sia stato visto in una stazione ferroviaria italiana con un veliero sottobraccio perché era andato chissaddove a rintracciare proprio quel marmo, e non un altro qualsiasi, per appoggiarci il veliero e fotografarlo, perché proprio quel marmo con le sue 'marezzature' alludeva così bene all'acqua mossa e ondosa. 
Quel marmo che allude e poi illude l'occhio... 


A quanto mi consta, a Tessaro spetta il cimento di aver costruito in cartone colla e tempera i tre personaggi (anzi cinque) e i loro diversi e bellissimi mezzi di locomozione. 
Sempre sua è l'idea di coglierli in momenti precisi della narrazione, proprio come se fossero disegni, pur non essendolo affatto. Sempre a lui credo vada attribuito il testo che è in quartine dalla rima buffa ABCB, un po' baciata ma anche un po' no. 
A lui, presumo, si deve il percorso narrativo che diventa anche un gioco in crescendo, laddove appunto dalla carrozza si arriva al razzo nelle canoniche 32 pagine. 
A lui credo spetti anche il finale, un po' a sorpresa, in cui questo voler a tutti i costi andare a fare la spesa - una bambina, un gatto e una gallina assai intraprendenti - si risolve in un nulla di fatto. 
Bene. Una bella quantità di belle cose. 
Eppure a me viene da pensare che la qualità del solo apparentemente 'piccolo' contributo di Massimiliano Tappari sia fondamentale. Intanto perché nella scintilla iniziale di quella bambina, e non di un'altra qualsiasi, Teresa, c'è un bel po' di lui, almeno un 50%. Ma questa è un'altra storia. 
E poi perché l'idea visiva di questa assurda passeggiata si qualifica e prende spessore in una serie di dettagli. E come diceva un vecchio libro di Germano Zullo e Albertine, "i dettagli sono tesori". 
Primo dettaglio: la porta di casa che è tale per la sua buca per le lettere. 


Secondo dettaglio: la veduta ottocentesca davanti alla carrozza (da queste parti ne era transitata una simile Playmobil che tanto me la ricorda...) 
Terzo dettaglio: usare il legno di un pannello OSB per simulare una foresta in cui l'elefante sgambetta. Quarto dettaglio: un frammento di rotaia di tram dismessa che allude ai binari di un locomotore ferroviario. 
Ma soprattutto quel bel marmo, diventato grandi lastroni di pavimento, che costituisce un pattern importante nel catalogo visivo di Tappari, 'rubato' e poi messo da parte in memoria, tanto da andarlo a ritrovare per metterci sopra il veliero di Tessaro perché possa navigare in acque perigliose. 
Ecco. Credo che la chiave sia proprio lì, in quel vedere oltre, e poi in quel 'navigare'. 


In quella conquista avventurosa e sempre un po' imprevista di una visione della realtà e nello stesso tempo di uno spazio che il libro disegnato fatica sempre un po' a raggiungere in concreto. 
In quest'ottica (!) anche la scelta di Tessaro trova il suo fuoco: voler abitare dei luoghi, uscendo dalla bidimensionalità di un disegno. Affidare le immagini sulla pagina al volume delle figure di cui i nostri occhi percepiscono, seppure ancora "solo" fotografate, la tanto agognata terza dimensione. 
Poi arriva l'occhio ladro di Tappari e tutto diventa ancora altro.
Bell'idea. 

Carla

mercoledì 6 dicembre 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA PIU' GIUSTA

Cerca cerchi, Chiara Carminati, Massimiliano Tappari 
Lapis 2023 


POESIA ILLUSTRATA 

"Cerca il cerchio che racconta 
quanto è lungo il tuo passato 
tutto il tempo che si conta 
dal momento in cui sei nato" 

Una foto in sezione di una legnaia, una torta di compleanno con tante fragole, qualche mirtillo e un bel po' di cuori e al centro 'Auguri Teresa' , una cicogna su un posatoio per un futuro nido, chissà, un grande orologio a muro. Senza lancette. 
Queste le quattro immagini che si spartiscono con cadenza regolare le pagine di destra, mentre quelle di sinistra ospitano un breve suggerimento in rima che con regolarità comincia sempre con Cerca il cerchio e con altrettanta costanza crea un indovinello che deve portare chi legge verso l'immagine, tra le quattro, più giusta delle altre.
 

Cercare un cerchio che ti sfida a giocare con lui in ogni posto (magari all'aria aperta). Cercare un cerchio che è mezzo vero e mezzo finto e che sta un po' per aria e un po' nell'acqua. Cercare il cerchio che di notte, mentre dormi è lì che ti segue con affetto. Almeno due giorni al mese... 
Il gioco è molto chiaro e dichiarato, ma tutt'altro che scontato è il risultato. Una cosa sola è certa, che può essere moltiplicato. 

Le cose intelligenti di questo libro sono numerose. E tutte sembrano convergere su una richiesta precisa di osservazione e riflessione attenta. Un lettore distratto, una lettrice che va di fretta, un lettore dallo sguardo spento, una lettrice superficiale - ammesso che esistano - non sono fatti per questo libro. 
Lui si presenta, fin dalla copertina, benevolmente ingannevole. Fin dal grande bottone rosso, lievemente in rilievo rispetto al quadrato bianco che lo accoglie e incornicia, ci si illude di vedere una cosa che invece è un po' diversa. La sfida è quella di non andare subito con le dita a verificare che i due buchi per il filo siano realmente cavi. 


Entriamo nel libro. E il suggerimento che si legge, a mo' di introduzione (l'unica parte non in rima di tutto il libro) ci avvisa di due cose. 
La prima: la macchina fotografica appiattisce ciò che nella realtà può avere la forma sferica o semisferica e può far diventare grande ciò che è minuscolo e viceversa. 
Vien da pensare: l'obiettivo di una macchina fotografica ha un che di 'socialista' in sé: riduce le diseguaglianze. E ancora: l'obiettivo di una macchina fotografica sa essere riassuntivo nella sua capacità di cogliere l'istante, di congelare l'oggetto in una forma che ne è anche sintesi. E infine: l'occhio e la testa del fotografo che scatta (e qui anche di chi scrive) sono quelli di un inventore, per il suo creare ad arte. 
La seconda cosa dell'introduzione, invece, mette in guardia: la ricerca del cerchio giusto non è così immediata. Bisogna osservare, ma soprattutto pensare. Ma ci ritorniamo. 
Le sedici piccole foto, solo qui a sinistra del testo, insieme ai risguardi, sono scatti - quasi tutti zenitali - degli innumerevoli cerchi che 'circondano' le nostre vite: dai cavi attorcigliati, agli orecchini, dai rosoni per gli scarichi dei pavimenti, alle aureole dei santi, dai cerchi delle botti, ai canestri da basket, dai quadranti (!!) di una bilancia ai segni di ruggine lasciati da un barattolo.... Sono lievemente meno significative di quelle che sono diventate protagoniste nelle pagine, ma stanno lì a dimostrare che siamo circondati da un universo di forme circolari: le cose vanno guardate e colte. E, se se ne siamo capaci, anche immaginate per qualcosa d'altro. Ma questa è un'altra storia. 


Ed è di nuovo per questa ragione che anche l'ultima pagina del libro va letta come un preciso invito a continuare a guardarsi intorno: Cerca i cerchi del tuo mondo - acqua aria terra fuoco: un sassetto lanciato in uno stagno fa anelli, un soffione maturo è sfera, la base del lanciatore in un campo da baseball è tonda, un fornello acceso è un piccolo cerchio di fuoco. 
Dunque, si diceva, osservazione e riflessione. 
La differenza che rende il gioco ancora più interessante sta nell'allusione, nell'ambiguità, nel piccolo tranello che il testo costruisce sapientemente intorno alle figure (o sono le figure a farsi adatte e messe lì in connessione al testo?). 
Una sola risposta è quella giusta, ma i nessi sono molti di più. 
Per questo non bisogna essere distratti, o precipitosi, o superficiali. Ma l'esatto contrario: attenti, riflessivi e accurati. 
E poi la risposta, quella più giusta delle altre, arriva. Ma il divertimento non si esaurisce in questo. 
Può e deve essere rilanciato, nell'osservazione delle altre tre immagini che non sono lì solo a far cerchi, ma appunto, alludono, ammiccano, accennano, sottintendono altri significati e ragioni per il loro essere lì. 
A voi il divertimento di leggerle e poi capirle in questo senso. 

Carla

venerdì 21 aprile 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


A COLPI DI CHALLENGE


Torniamo a chiederci cosa significhi per un/una adolescente vivere il proprio disagio al tempo dei ‘social’, di Tik tok e simili. Lo fa, con la consueta attenzione, Daniele Nicastro, con l’ultimo libro ‘Fino all’ultima #challenge’, pubblicato da Lapis.
Premetto che molto di quanto descritto in questo romanzo può sembrare, a un lettore adulto, molto distante e improbabile. E invece non è così: il disagio giovanile, la solitudine, le crisi individuali, i momenti di difficoltà possono anche trovare espressione in modalità che a noi paiono folli: come lanciarsi in una serie di sfide, sempre più difficili, sempre più pericolose, tutte rigorosamente riprese con il cellulare e pubblicate in rete, per raggiungere sempre più ‘like’. Per inciso, le challenge citate nel testo, come la #skullbreakerchallenge o la #birdboxchallenge, sono realmente avvenute.
Il protagonista di questa storia, Michelangelo detto Michi, fa esattamente questo: sostenuto dall’amico Saba cerca di superare il lutto per la morte del nonno affrontando una serie di prove, buffe, grottesche, rischiose, in un crescendo che ha il sapore dell’autodistruzione.
Il nonno è stato il vero padre di Michi e a testimonianza del loro intenso rapporto ci sono una serie di fotografie, scattate con una vecchia Polaroid. E il rapporto con il nonno, che gli ha insegnato ad amare le piante e a prendersene cura, è il vero contraltare all’inconsistenza pericolosa del mondo virtuale dei ‘social’.
L’universo affettivo di Michi vede una madre assente, per necessità, un professore molto partecipe della sua vita, una ragazza, Erica, animata da volenteroso spirito ambientalista.
Non è quindi solo ad affrontare un dolore profondo che il ragazzo cerca disperatamente di fuggire. Ma la presenza affettiva degli altri non riesce a colmare quel vuoto che si sente crescere dentro e a cui dà una risposta disperata: il brivido della prova, l’adrenalina che segna ogni vittoria raggiunta, con un crescendo esponenziale di popolarità.
Pensare che il mondo degli/delle adolescenti sia tutto così sarebbe sicuramente esagerato, ma quello delle sfide mediate da quello strumento del demonio rappresentato dai ‘social’ è un tema vivissimo. Spesso non comprendiamo l’universo simbolico dei ragazzi, né il sistema di valori che regola le loro comunità, ci stupiamo quando ci parlano della crescita dei fenomeni di autolesionismo o dei disturbi dell’alimentazione, influenzati proprio dalle sfide ‘social’.
Anche qui, in questa storia, c’è in fondo la misura di una distanza dal linguaggio giovanile, che fatichiamo a decodificare.
Nicastro, invece, si muove in questo mondo con grande familiarità, parla ‘quella’ lingua, conosce i riti e i miti di questa generazione. In ‘Fino all’ultima #challenge’ racconta con efficacia come un ragazzino possa quasi inavvertitamente scivolare in una spirale insensata di sfide sempre più pericolose, in cui la posta in gioco finisce per essere la vita stessa. Viene da chiedersi come si possa arrivare a questo senza che nessuno se ne accorga, come mai il disagio non sia realmente percepito fino a quando non acquisisce i toni del dramma.
Che ci sia un problema di ascolto, nei confronti dei più giovani, lo constato lavorando nelle scuole medie della periferia romana; qui, nella finzione letteraria, vediamo forse una versione più radicale di un sentimento di solitudine che pervade la vita di tantissimi ragazzi e ragazze.
Consiglio la lettura a ragazze e ragazzi a partire dai dodici anni e la consiglio anche a genitori e insegnanti che vogliano aprire gli occhi sui turbamenti del mondo giovanile.

Eleonora


“Fino all’ultima #challenge”, D. Nicastro, ill. di Francesca D’Ottavi, Lapis 2023




sabato 31 dicembre 2022

ECCEZION FATTA!

 I NOSTRI FUOCHI D'ARTIFICIO 
CHE SPARIAMO NELL'ETERE 
PER FARE LUCE
PER FARE RUMORE 
PER FARE MERAVIGLIA 
 
Il meglio di... un anno di libri, un anno di ragionamenti,   
un anno di recensioni su Lettura candita 
Per ogni libro, il nostro perché
(BUM!) 


Luglio 2022


perché
qui lo sguardo è in presa diretta, racconta ciò che lo stesso autore ha vissuto, negli anni venti del secolo scorso, a Bangu. una storia di povertà e di desiderio di riscatto: Zezé ci racconta il suo mondo, le case malandate, il treno che porta in città, il Natale senza regali, e nello stesso tempo il pensiero travolgente, che cambia natura alle cose, che permette di sognare di diventare un giorno poeti.


perché
tutto ruota intorno alla questione di un incontro, ossia c'è qualcuno che è solo e sta sostanzialmente fermo al suo posto e di lì - casualmente - transita qualcun altro che è però diretto altrove. Ma anche qui Stark non si accontenta, perché dal seme dell'incontro fa nascere anche un'altra pianta: quella del desiderio che si ha degli altri (un bisogno che sfiora il confine verso la maternità/paternità). A peggiorare la solitudine della Creatura e ad aumentare ancora una volta i divari tra le due, ritorna la questione tempo. Lei è tanto sola ed è in cerca di un affetto per sempre, mentre la Piccolina ha un'esistenza effimera. Se incontro ci sarà durerà lo spazio di un giorno. 
Altro struggimento per chi legge.

Agosto 2022


perché
Baccalario racconta questa storia che pesca a piene mani nella storia reale di una città, Trieste, e deL  manicomio, rivoluzionato da quel grande psichiatra che è stato Franco Basaglia; la arricchisce a ogni capitolo con un ritratto, fra il vero e l’immaginario, dei degenti giocatori, delle loro parabole di vita, con uno stile che mescola, in giusta dose, commedia e dramma, con quel necessario pizzico d’indignazione, dettata dalle ingiustizie e dai pregiudizi che circondavano queste persone.




perché
La serietà impera in tutti i suoi libri eppure, non mi risulta che ne esistano esempi in cui i lettori, grandi o piccoli che siano, non scoppino in risate fragorose e non saltino almeno una volta sulla sedia per lo stupore. Possibilmente alla fine delle storie che racconta. 
E come Buster Keaton aveva capito molto bene, vedendo che la gente al cinema si sbellicava molto di più alle sue facce inespressive, piuttosto che a quelle sofferenti o arrabbiate, tanto più Meschenmoser dà vita a personaggi che si prendono così tanto sul serio che i lettori non possono fare a meno di ridere di loro! 

Settembre 2022



perché
Scoprire gli animali nascosti nel cielo, fra le stelle e magari chiedersi quali storie possano raccontare; chiedersi anche cosa possano essere quei puntini luminosi che brillano nell’oscurità della notte (sempre che si riesca a vederli!), ecco aperta la strada a un’infinità di domande, che è poi il fine vero di ogni buon libro di divulgazione.


perché
Il racconto di Ahmed, quello di Aziz e in ultimo quello di Sony. Tre voci per un'unica storia. 
Una storia che è contemporaneamente il racconto verosimile di un percorso di crescita, difficile, attraversato dalla guerra, da separazioni, rimorsi, e tentativi di riscatto. 
Ma è anche lo spunto per porre in essere una tragedia - attraversata da un dilemma, come accade in quella classica o in quella shakespeariana. 
E ancora: è una parabola dal tono universale per ragionare sul male che incarna la guerra, senza remissione, senza redenzione. 
Ed è anche una galleria di una umanità diversissima nelle sue sfumature. Al suo interno si riconoscono la debolezza di un padre e la forza di una madre, l'indissolubilità di un legame tra fratelli, la spregiudicatezza di chi decide del destino di altri, l'incertezza e l'ingenuità di chi non sa, di chi della guerra - per sorte - ne ha solo sentito parlare... 
Un libro che dimostra una grande originalità nella struttura e nel suo punto di osservazione che, solo sul finale, arriva a coincidere con gran parte dell'esperienza creativa di chi lo ha scritto: Tremblay non è solo un romanziere, ma anche un drammaturgo di calibro. 

Ottobre 2022


perché
Sono dunque due i fili narrativi che si intrecciano, in un racconto incalzante e avvincente: uno riguarda la crescita di Dima, la maturazione di un senso di alterità e di distanza da quegli adulti che all’inizio ammirava e aveva preso a modello, un sentimento all’inizio confuso e poi, via via, più chiaro di amore per la natura e soprattutto di rispetto per essa.



perché
come sempre dietro l'ironia che lo attraversa, si intravedono anche moltissime altre cose che hanno a che fare con l'umanità intera. Sotto le piume di quell'anatra zoppa e di quella gallina cieca ci siamo tutti noi, per un verso o per l'altro. 
A titolo di esempio, si guardi quell'anatra codarda che preferisce il proprio cortile buio e polveroso, la sua comfort zone, a qualsiasi altro luogo di cui ha contezza solo per sentito dire. Non se ne parla di partire senza una meta. 
Quanti di noi di fronte all'idea di intraprendere un viaggio, mai e poi mai lo farebbero da soli, mai e poi mai andrebbero alla ventura, senza aver già tutto pianificato... 


Novembre 2022



perché
Bomber’ è un romanzo complesso, che affianca alla dimensione avventurosa, che contraddistingue le scelte stilistiche di Dowswell, un intreccio che connette diversi aspetti di un brevissimo lasso di tempo, dall’agosto al dicembre del ‘43: le battaglie nei cieli, la vita nelle città sotto attacco, la guerra combattuta dai civili, dagli eserciti regolari e irregolari.




perché
è segnale di un profondo ragionamento di un genio creativo, nel romanzo si coglie all'istante una sua grande capacità di dare corpo - e soprattutto anima - a tutti quelli che transitano sulla pagina. E di farlo, ed è qui lo scatto di qualità, senza spendere neanche una parola su quello che esula dal mero accadimento. 
Mi spiego. Noi capiamo chi sia Theo solo attraverso quello che Theo fa o dice. Lo stesso accade per il signor Bunchley, per la piccola Victoria, per il signor Jones e il signor Norton e per tutti gli altri: da un punto di osservazione distante quanto basta li vediamo agire, li sentiamo parlare o tacere, dialogare o arrabbiarsi, lavorare, dormire, uscire, tornare, pranzare... e lentamente ma inesorabilmente sappiamo chi sono fino in fondo. 
Non una parola spesa da Raschka per spiegarci le cose. Lui, semplicemente, le fa succedere. Nessuna 'voce fuori campo' che spieghi. 
L'intelligenza del lettore è fatta salva.

Dicembre 2022



perché
Una storia di sentimenti, di emozioni represse, di solitudine raccontata con leggerezza, ironia, poesia. Lilo esprime uno sguardo ingenuo, che coglie però l’essenziale dei rapporti umani, scova la paura, suscita entusiasmo e allegria.




perché
la capacità di saper disegnare così bene i bambini e di saperlo fare attraverso una linea liquida con le trasparenze dell'acquerello. 
E tutto, meraviglia, in digitale. La loro individualità colpisce sopra ogni cosa. Primi piani o visioni di insieme sempre attenti, colti con grande attenzione e sensibilità e restituiti con grande talento e soprattutto onestà. Ed è proprio questa ultima caratteristica che li rende capaci di andare al di là del segno in sé e di muovere le corde dell'emotività. 

[FINE]


 

lunedì 5 dicembre 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (Libri per incantare)

UN LAVORO BEN FATTO

Il bambino con i fiori nei capelli, Jarvis (trad. Alessandra Valtieri) 
Lapis 2022 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni) 

"Io e David ci divertiamo tantissimo insieme. Saltiamo nelle pozzanghere, inventiamo le canzoni e scappiamo via quando le api ci inseguono. 
Una volta, una famiglia di uccelli gli ha fatto il nido in testa. E ci è rimasta un mese intero. 
Era buffissimo!" 

David ha i fiori nei capelli ed è per questo che le api lo amano e gli uccelli fanno il loro nido sulla sua testa. 


Lui e la sua testa piena di fiori sono molto apprezzati da tutti, anche dalla signora Jones, la maestra, anche se in sua presenza non fa che starnutire. Spetta al suo miglior amico avere cura dei fiori sulla testa di David: per esempio annaffiarli quando serve. 
Tutto pare andare a meraviglia finché un giorno, durante una delle innaffiature, un petalo si stacca e lentamente cade. Da quel momento David non sembra più lo stesso. Addirittura viene a scuola con un gran berretto calato sulle orecchie, lui che i berretti non li aveva mai indossati. La ragione è che i suoi fiori stanno sfiorendo e sulla sua testa ora non ci sono che dei rametti secchi. 
Gli altri bambini lo guardano stupiti e hanno paura di farsi male a giocare con lui, con tutto quel legno duro e appuntito. Il suo miglior amico, invece no. Altrimenti che miglior amico sarebbe. 
E proprio in nome di questa grande amicizia che ha una magnifica idea per rendere di nuovo David un bambino fiorito e amato da tutti. 
E chissà che un giorno, fra tutti quei coloratissimi fiori di carta ritagliata che tutti i bambini attaccano sui rametti di David, non arrivi di nuovo la primavera e faccia spuntare i suoi boccioli. Chissà? 

Jarvis ha al suo attivo già un buon numero di libri di cui è unico autore (in Italia pubblicato solo Alan, coccodrillo tuttodenti, da Lapis) e un certo numero di libri in cui è illustratore (Poli opposti, scritto da Jeanne Willis e pubblicato da Edizioni Clichy e Qui comando io! ancora con Jeanne Willis, edito da De Agostini). 
Il filo rosso che li tiene insieme è la buona capacità compositiva, una sapiente sensibilità per il colore e un buon sense of humor. 
Ma ne Il bambino con i fiori nei capelli è tutto diverso, o per meglio dire, a queste tre qualità se ne aggiungono ulteriori, finora covate sotto il berretto, e quindi inaspettate. 
Facendo della facile ironia, si potrebbe dire che Jarvis in questo libro è letteralmente sbocciato! 


A parte il nocciolo - o meglio i noccioli - delle questioni che si vedono in trasparenza attraverso la trama semplice semplice, ossia che affetti abbia sulle persone il cambiamento, che cosa significhi sentirsi diversi, quanto impercettibile sia la linea di discrimine tra essere accettati o rifiutati, su quanto le differenze generino diffidenza, in cosa consista l'empatia, il potere della creatività, l'utilità di fare scorta di strumenti emotivi per gli eventuali momenti peggiori.


Ecco, a parte tutto questo, che non è poco, ma di cui immagino molti altri abbiano già detto, è utile notare una manciata di altri valori. 
L'idea di partenza, per esempio. Semplice e tuttavia geniale. Un bambino con i fiori al posto dei capelli è l'immagine intorno alla quale è stato concepito tutto il resto-
Una immagine percepibile all'istante, semplice, di forte impatto visivo, e nello stesso tempo del tutto impossibile. Eppure. 
Il fatto di dare per scontato che David è così fin dalla prima riga funziona a meraviglia e il lettore, grande o piccolo che sia, gli va dietro senza farsi domande. E' così e basta. 
Come è ovvio, funziona molto bene anche la sua deriva autunnale, con i rametti che diventano l'esatto opposto, anche dal punto di vista della visione e della percezione, di una prorompente e soffice fioritura. Il secondo grande pregio: la capacità di saper disegnare così bene i bambini e di saperlo fare attraverso una linea liquida con le trasparenze dell'acquerello. 
E tutto, meraviglia, in digitale. 


La loro individualità colpisce sopra ogni cosa. Primi piani o visioni di insieme sempre attenti, colti con grande attenzione e sensibilità e restituiti con grande talento e soprattutto onestà. Ed è proprio questa ultima caratteristica che li rende capaci di andare al di là del segno in sé e di muovere le corde dell'emotività. 
Sorge spontaneo il confronto con altri grandi illustratori, come per esempio Sydney Smith, capace di creare atmosfere precise solo con pochi tratti e con il colore giusto e, nel suo caso particolare, anche con la luce. 


L'essere riuscito a creare il coinvolgimento emotivo del lettore attraverso l'inserimento di piccoli dettagli, quali possono essere le maniche troppo lunghe o la texture dei maglioni dei due protagonisti, il grembiule sporco della maestra, la mantellina a pois durante l'innaffiatura, una scarpa slacciata, la varietà di gesti che spingono in avanti che si registrano in una fila di bambini a cui si contrappone la posizione ferma di David al limite sinistro della pagina, la bimba sulla sedia a rotelle che Jarvis non dimentica mai di inserire nel gruppo, questo è un talento che è necessario riconoscergli.
Ed ecco che qui si deve tornare a mettere l'accento sulla sua capacità di muovere i corpi nello spazio. Ogni azione - correre, saltare, camminare o stare in fila - è studiata e calibrata alla perfezione: nelle tavole corali, dove molti bambini appaiono intorno a un grande banco di scuola oppure mentre fanno la fila prima di entrare in classe, ci si può divertire nel riconoscere gesti che abbiamo registrato centinaia di volte davanti a dei bambini veri e non solo disegnati. 
Nella posizione eretta a spalle basse di David con i rametti in testa e il cappello in mano, nell'abbraccio finale, nel dipingere di un mancino, nelle braccia conserte e nel sorrisetto soddisfatto davanti a un lavoro ben fatto...


Ecco, appunto, un lavoro ben fatto! 

Carla